il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 6 ottobre 2011, recante "Contributo per il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31 dicembre 2011, prevede, all'art. 1, nuove misure del contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno a carico dello straniero di età superiore ad anni diciotto, con le seguenti modalità: «a) Euro 80,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi e inferiore o pari a un anno; b) Euro 100,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore a un anno e inferiore o pari a due anni; c) Euro 200,00 per il rilascio del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo e per i richiedenti il permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 27, comma 1, lett. a), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni e integrazioni»;
i contributi citati non andranno a sostituire i costi già previsti per il rilascio rinnovo (27,50 euro di bollettino per la tessera elettronica; 30 euro di spedizione; 14,62 per la marca da bollo), ma saranno aggiuntivi;
gli introiti ricavati dalle nuove tasse serviranno, sempre secondo le previsioni del decreto citato (articolo 4), in parte a finanziare il cosiddetto Fondo rimpatri, in parte per coprire spese di ordine pubblico e sicurezza del Viminale, e per finanziare gli sportelli unici e l'integrazione;
il decreto è entrato in vigore, ai sensi dell'articolo 5, "il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione", cioè il 30 gennaio 2012;
va segnalato che da subito, da parte di numerosi esperti, economisti e costituzionalisti, esponenti di associazioni, si sono levate critiche sui contenuti del decreto e in particolare sulla destinazione dei contributi così ricavati; vale la pena riportare le note pubblicate sul sito "Lavoce.info" a cura di Sergio Briguglio il 10 gennaio 2012: «La destinazione delle somme ricavate dallo Stato dalla riscossione del contributo era indicata dall'articolo 14-bis, comma 2, del decreto legislativo 286/1998, anch'esso inserito dalla legge 94/2009. Era stabilito che metà del gettito fosse destinata ad alimentare un fondo per il rimpatrio degli stranieri da espellere per soggiorno illegale, l'altra metà a sostenere le attività legate al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno. Il decreto, ora, specifica in modo articolato la destinazione di questa seconda metà: il 40 per cento di essa (20 per cento del totale) è riservato alla missione "Ordine pubblico e sicurezza" di competenza del dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero dell'Interno, il 30 per cento (15 per cento del totale) all'attuazione delle disposizioni sull'Accordo di integrazione, il restante 30 per cento (15 per cento del totale) alle attività dello Sportello unico per l'immigrazione. Tra le quote in cui viene così diviso il contributo, solo l'ultima ha certamente natura di tassa: un ammontare di denaro pagato dal contribuente come controprestazione di un servizio reso da un ente pubblico. Che si tratti, poi, di un tributo equo o iniquo dipende dalla qualità del servizio offerto. Fino a oggi, la qualità è stata molto scadente, stante il divario tra il tempo impiegato dall'amministrazione per dar risposta alle richieste di rilascio e rinnovo del permesso (mesi) e quello imposto dalla legge (20 giorni). Quanto alla quota che va ad alimentare il fondo per i rimpatri, si impone una diversa considerazione. Il rimpatrio degli stranieri in condizioni di soggiorno illegale è considerato, nell'ambito della normativa italiana e dell'Unione europea, un obiettivo di interesse comune. Non si tratta di un servizio di cui ciascun privato possa decidere se avvalersi o meno. Dovrebbe essere allora finanziato attraverso imposte. Finanziarlo, come si prevede di fare, con un prelievo a carico del solo immigrato regolarmente soggiornante, e non anche del cittadino italiano, sembra difficilmente compatibile col principio di eguaglianza e con l'obbligo generale di contribuzione alla spesa pubblica, sanciti rispettivamente dagli articoli 3 e 53 della Costituzione. Una critica analoga può essere mossa in relazione al 20 per cento destinato alla missione "Ordine e sicurezza pubblica", se il gettito servirà a finanziare operazioni relative, appunto, alla pubblica sicurezza. Se così fosse, una seconda censura dovrebbe essere mossa per il fatto che una destinazione del genere contraddice palesemente la disposizione di legge cui il decreto ministeriale dovrebbe dare attuazione. È possibile però che, avaro di chiarimenti, il decreto abbia inteso destinare la somma alle attività che, nell'ambito di quella missione, vengono svolte in relazione a rilascio e rinnovo dei permessi. In questo caso, tuttavia, dovrebbe preoccupare lo sperpero di denaro pubblico, non essendo facile comprendere come la questura possa spendere tra i 20 e i 40 euro per verificare nelle banche dati delle amministrazioni competenti se a carico dello straniero che chiede il permesso esistano condanne ostative o segnalazioni da parte di altri Stati Schengen. Quanto alla quota del 15 per cento destinata all'attuazione dell'Accordo di integrazione, se andasse a finanziare attività mirate all'integrazione degli stranieri (ad esempio, realizzazione di corsi di lingua italiana), si tratterebbe ancora di una tassa assolutamente legittima. L'Accordo di integrazione, però, difficilmente può essere descritto come un servizio prestato allo straniero. Si tratta, in realtà, della sottoposizione dello straniero a un esame, allo scadere del secondo anno di soggiorno: se lo straniero lo supera, ottiene vantaggi assai blandi (nella forma di non meglio specificate agevolazioni per la fruizione di attività culturali e formative); se non lo supera, subisce un danno (di entità variabile) sotto il profilo della permanenza legale in Italia. Scambiarlo per un sostegno all'integrazione è peggio che confondere gli esami di ammissione all'università con il corso di laurea»;
l'introduzione della tassa ha inoltre scatenato la protesta di associazioni e sindacati, ed ha avuto grande risalto sugli organi di informazione; il Ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri e il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione Andrea Riccardi hanno diffuso in data 5 gennaio 2012 un comunicato congiunto. I Ministri, si legge, «hanno deciso di avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia», regolato dal decreto del 6 ottobre 2011 firmato dal Ministro dell'economia e delle finanze pro tempore Giulio Tremonti e dal Ministro dell'interno pro tempore Roberto Maroni, che entrerà in vigore il 30 gennaio. «In particolare - continua la nota - in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c'è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare»;
nonostante l'autorevolezza di questa dichiarazione, al momento nessun provvedimento al riguardo è stato adottato, e quindi la tassa resta in vigore e nei giorni precedenti l'entrata in vigore del decreto è cominciata la corsa ai rinnovi dei permessi di soggiorno per evitare di incappare negli aumenti: infatti, anche se gli sconti annunciati dal Governo fossero arrivati in tempo, chiedere il rinnovo del permesso prima del 30 gennaio sarebbe stato comunque economicamente più vantaggioso che farlo successivamente; del resto, il testo unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 dice solo che il rinnovo va chiesto "almeno sessanta giorni prima della scadenza", ma non indica un termine prima del quale non si può presentare la domanda, e, come racconta Maurizio Bove, responsabile immigrazione della Cisl di Milano: "All'inizio di gennaio sono arrivati in massa ai nostri sportelli a chiedere informazioni, poi sono iniziate le prenotazioni per essere aiutati con le domande. Ne stiamo compilando anche per permessi che scadranno l'estate prossima e registriamo un boom di richieste per la carta di soggiorno";
purtroppo, nel corso del Consiglio dei ministri del 27 gennaio 2012 il Governo ha deciso di non decidere per quanto riguarda la super tassa di soggiorno per gli immigrati che è quindi regolarmente entrata in vigore il 30 gennaio. Contestualmente, la annunciata decisione del Consiglio dei ministri di procedere nelle prossime settimane con un provvedimento legislativo complessivo rischia di creare una situazione di grande indeterminatezza e di forte disparità; tenuto conto della chiara volontà espressa dal Governo le scorse settimane di voler sciogliere questo nodo, c'era da aspettarsi che, in attesa delle nuove determinazioni, il Consiglio dei ministri avesse avuto la saggezza di emanare un decreto di sospensiva rispetto all'entrata in vigore del 30 gennaio. Così non è stato, rinviando a data da determinarsi la soluzione di una situazione inutilmente vessatoria e anche giuridicamente discutibile,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano in primo luogo di adottare con estrema urgenza un provvedimento volto per lo meno a sospendere l'applicazione del decreto citato, in attesa delle nuove determinazioni annunciate, al fine di evitare una situazione di estrema confusione oltre che di disparità di trattamento fra coloro che hanno presentato domanda prima del 30 gennaio, coloro che a partire da oggi devono adeguarsi a una normativa che prevedibilmente subirà modifiche in tempi brevi, e coloro che la presenteranno quando queste norme saranno prevedibilmente modificate;
se non ritengano, nel contempo, di estendere l'attività di riflessione e valutazione alle altre grandi questioni relative al tema dell'immigrazione - eventualmente considerando suggerimenti e proposte da tempo presentati in Parlamento (come, ad esempio, riguardo alla regolarizzazione del lavoro di cittadini stranieri non comunitari richiedenti nulla osta al lavoro) - al fine di pervenire ad una più vasta revisione delle disposizioni entrate in vigore negli anni più recenti, che hanno suscitato le critiche più ampie non solo in Italia ma anche in ambito europeo ed internazionale (dai tempi di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione-CIE al recepimento in termini molto discutibili della direttiva sui rimpatri, dal reato di ingresso e soggiorno irregolare alle restrizioni sui ricongiungimenti familiari) e alla predisposizione di nuovi provvedimenti in tema di cittadinanza.
(2-00413)