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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 664 del 25/01/2012


Passiamo alla votazione finale.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, alla luce della relazione della signora Ministro, dichiaro il consenso dei senatori del Gruppo Misto sul provvedimento in esame.

La relazione al disegno di legge di conversione del decreto-legge conferma la gravità del problema e la forte incidenza sul sovraffollamento delle carceri del numero dei detenuti condotti nelle case circondariali per tempi brevissimi. (Brusìo).

Tale numero è stato pari, nel 2010, a 21.093, ci ha detto il Ministro, prendendo in considerazione le persone detenute in carcere per tre giorni al massimo di detenzione.

Siamo peraltro consapevoli delle difficoltà di attuazione del provvedimento per la inadeguatezza dei luoghi in cui possono essere trattenute senza essere associate al carcere le persone arrestate dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri.

Per questo motivo abbiamo giudicato positivamente la possibilità di mantenere nell'articolo 386, comma 5, del codice di procedura penale la previsione degli arresti domiciliari per i reati per cui l'arresto è facoltativo.

Detto questo, nel merito del decreto vorrei aggiungere altre due brevi considerazioni su due punti che sono stati sollevati nella discussione. Si è parlato della necessità di incrementare il lavoro nelle carceri come forma che faciliti la rieducazione. Siamo favorevoli, ma riteniamo che il Ministro debba dare precise indicazioni perché non si verifichino, come già avvenuto in passato, casi di sfruttamento che avvantaggino alcune imprese rispetto ad altre concorrenti.

Infine, passo all'ultimo punto. Si è parlato molto della necessità che i detenuti extracomunitari scontino la pena nei loro Paesi d'origine e di come sia opportuno, a tal fine, trovare intese con i Paesi di provenienza da parte del Governo. Credo che questo sia oggettivamente un elemento positivo, ma ritengo che, prima ancora, vadano probabilmente riviste quelle disposizioni contenute nella legge Bossi-Fini che rendono più difficile questa possibilità rispetto al trattenimento in carcere nel nostro Paese.

Queste sono le considerazioni, signor Presidente, signora Ministro, che sostanziano il voto favorevole dei senatori del Gruppo Misto. Ci auguriamo che le attese non vadano deluse. (Applausi del senatore Pistorio. Congratulazioni).

CENTARO (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTARO (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, il Gruppo di Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud voterà a favore della conversione in legge del decreto-legge, perché intende premiare le sue buone intenzioni, signora Ministro, che ha messo al primo punto dell'agenda di governo il problema delle carceri. Si tratta - quindi - di un atto di deferenza nei suoi confronti, per la scelta che ha compiuto.

Tale scelta non è però stata assistita dal metodo. L'ho detto più volte: la decretazione d'urgenza, per la sua rapidità, impedisce quel rapporto, quell'approfondimento e quella possibilità di concertazione preventiva, ma - soprattutto - successiva, con le forze politiche, tali da consentire di varare un prodotto legislativo che corrisponda soprattutto alle intenzioni che sono alla base di questo decreto‑legge.

Il dibattito che si è svolto in Aula, con interventi tecnici che sono stati limitati e ridotti nel tempo, proprio in ragione dei tempi dell'Aula, ha impedito di sviscerare approfonditamente il problema, e ciò che ha detto poco fa il collega Li Gotti corrisponde in effetti alla realtà. Per molti versi, il sistema che lei aveva ipotizzato è stato anche per tanti versi depotenziato, perché qui ora, dalla camera di sicurezza ed eventualmente al carcere, passiamo prima dai domiciliari, poi, forse, dalla camera di sicurezza, e forse dal carcere. Temo però che quella che costituiva un'eccezione alla regola (cioè la circostanza che il detenuto dovesse essere portato alla casa circondariale), diventerà la regola, perché la Ragioneria generale dello Stato ha dato il via libera alla copertura dicendo che non vi sono camere di sicurezza e che, quindi, questo nuovo metodo non verrà utilizzato. Si torna - pertanto - a quella che è la situazione precedente.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,55)

(Segue CENTARO). Vi è stata una discrasia tra l'indicazione proveniente dal Governo e l'indicazione che è stata poi riferita in Commissione dal rappresentante delle forze dell'ordine. Probabilmente, pensare prima ad un'attività di ristrutturazione (creare cioè i presupposti perché poi questa iniziativa, che ha una logica assolutamente condivisibile per evitare quel sistema volgarmente denominato delle porte girevoli, potesse avere effetto) avrebbe potuto raggiungere quel risultato che ora - temo - difficilmente si raggiungerà. Se il problema è che bisogna portare, con rito direttissimo, immediatamente davanti al magistrato, allora, certamente, sarà difficile risolvere il problema dei turni.

Temo che, se non si fa ricorso al Ministero dell'economia e delle finanze con un congruo investimento, sarà ancora più difficile risolvere il problema dei funzionari amministrativi, che è il vero nocciolo della vicenda. Infatti, senza gli straordinari e senza la possibilità di utilizzare i funzionari amministrativi, di udienze non se ne potranno fare, e la logica ci porta ad un successo se il fermato o l'arrestato viene portato davanti al giudice entro le tre o le sei ore. Si gioca su più tavoli, ma è il Ministro dell'economia che deve fortemente intervenire: sull'edilizia carceraria, con aumenti di organico della Polizia penitenziaria, con gli straordinari non solo alle forze di polizia ma soprattutto ai funzionari amministrativi. Tutto questo ci porta alla considerazione della necessità di aprire immediatamente un dialogo su più tavoli - e lei, signora Ministro, sicuramente avrà la possibilità di farlo - senza il quale non si potrà assolutamente portare a soluzione il problema.

Signora Ministro, è suo compito far comprendere al Presidente del Consiglio un principio importante: investire e spendere nel settore giustizia non significa investire a fondo perduto; non significa buttare denaro, ma investire nell'economia, nella sicurezza di un Paese; significa far sì che il settore giustizia possa essere anch'esso uno dei fattori trainanti dell'economia, giacché se il settore giustizia funziona, funziona l'economia, funziona la sicurezza dei cittadini, vi è cioè la possibilità di espansione dell'attività economica e di far sì che la risposta all'istanza di giustizia del cittadino avvenga rapidamente, così come la risposta all'istanza di sicurezza. Questo è un mutamento di punto di vista che pochi Governi hanno compiuto. Il Governo Berlusconi lo aveva compiuto inserendo nel DPEF la miniriforma del processo civile, ma se non si entra in questa ottica noi continueremo a rincorrere le emergenze e a pensare che l'investimento nelle infrastrutture vale più dell'investimento nel settore della sicurezza e della giustizia. Continueremo cioè a trascurare uno dei momenti principali, ciò che ciascun cittadino chiede a qualsiasi forza politica intenda votare.

Mi auguro che lei, signora Ministro, si faccia forte di queste buone intenzioni, che noi intendiamo premiare, ragion per cui, pur con tutte le perplessità che sono derivate dal dibattito e che derivano da norme che forse non verranno applicate, e che creeranno problemi non da poco alle forze dell'ordine e agli stessi magistrati con le strutture a disposizione, voteremo a favore del provvedimento all'esame. Siamo certi che lei riuscirà a portare questo messaggio al presidente Monti.

Siamo certi che finalmente questo Governo comincia a guardare di più alle questioni italiane e meno a quelle europee. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e del senatore Alicata).