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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 664 del 25/01/2012


SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, l'Unione di Centro voterà a favore di questo provvedimento, seppure con perplessità e riserve, che auguro possano essere presto sciolte.

Voteremo a favore anzitutto perché finalmente un Governo prende atto dell'estrema gravità della situazione carceraria. Ci voleva dunque un Governo di tecnici per mettere mano a tale situazione: lo dico con amarezza, non certo per poco rispetto (la stima per tutti voi è massima, in particolare, signora Ministro, per il suo impegno e per la sua competenza), ma perché nessun Governo cosiddetto politico ha mai, non dico risolto, ma affrontato seriamente il problema, se non utilizzando strumenti facili quanto inutili o inseguendo - lo diceva il collega Centaro prima - gli eventi e l'emergenza.

Voteremo a favore perché la gravità della situazione è stata ben rappresentata da tutti, pur nella consapevolezza che il problema verrà così risolto solo in minima parte. È unanime oggi la consapevolezza della gravità del fenomeno. Basterà ricordare che anche nel 2012 vi è stata una serie di suicidi. Nulla di nuovo, se consideriamo che nel corso dell'anno appena trascorso si contano 186 morti nelle carceri, di cui i suicidi sono 66: uno ogni cinque giorni. Questi rappresentano degli eventi cosiddetti critici, ma dietro ognuno di essi c'è una storia, un'identità. L'Italia detiene il record del tasso di sovraffollamento penitenziario in Europa. Ma queste sono cose note. Nelle carceri italiane i detenuti si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere e, spesso, lo fanno negli istituti dove le condizioni di vita sono peggiori.

L'affollamento significa condizioni di vita degradata, per mancanza di spazi di movimento, di intimità, di igiene, di salute, eccetera. Certo, il problema si può risolvere con nuovi edifici carcerari, come sottolineato da alcuni colleghi della Lega, ma oltre a ricordare quanti anni questi ultimi sono stati al Governo senza provvedere, mi chiedo più concretamente quanti anni ci vorrebbero per realizzare compiutamente nuove carceri: l'emergenza è oggi. E poi non deve poi il carcere e solo il carcere essere chiamato a rispondere di problematiche che esulano dalla sua specifica funzione preventiva ed educativa-rieducativa, e che investono piaghe sociali come l'uso degli stupefacenti e la carenza di un'organica e funzionale politica sull'immigrazione.

Inutile ricordare, quindi, come nell'attuale condizione in cui versano le carceri italiane sia violato sistematicamente l'articolo 3 della Convenzione dei diritti dell'uomo. Ricordo che la Corte di Strasburgo dichiara che un detenuto deve avere a disposizione almeno 3,5 metri quadrati di spazio e deve poter trascorrere fuori dalla cella almeno sei ore al giorno.

Rieducare il condannato significa riattivare il rispetto dei valori fondamentali della vita sociale; rieducazione non può essere intesa se non come sinonimo di «recupero sociale», di «reinserimento sociale», di «risocializzazione».

Mai come in questo momento appare necessaria una riflessione sulle cause che determinano questo sovraffollamento. Le carceri sono strapiene anche perché vi si trovano troppi imputati e troppi condannati con condanne minime che potrebbero scontare in misura alternativa.

Bene quindi intervenire sul fenomeno delle cosiddette porte girevoli, signora Ministro, che permetterà di evitare l'ingresso traumatico in carcere a migliaia di persone, come pure la disposizione che stabilisce che non solo l'udienza di convalida dell'arresto e del fermo, ma anche l'interrogatorio delle persone che si trovino in stato di detenzione debba avvenire nel luogo dove la persona è custodita. Tuttavia non possiamo non manifestare qualche perplessità, come ho detto all'inizio, sulla pratica realizzazione.

Sarebbe stato forse più opportuno mettere mano a un disegno di legge, sia pure in via prioritaria, che consentisse una meno affrettata organizzazione delle strutture e del personale, oltre che del trasferimento delle risorse economiche dal Ministero della giustizia a quello dell'interno.

Avevamo chiesto con un emendamento che i risparmi venissero impiegati per migliorare le camere di sicurezza e per le nuove assunzioni di personale. Spero che l'ordine del giorno in cui è stato convertito tale emendamento su richiesta del Governo possa trovare attenzione quanto prima.

Poco prima dì Natale, infatti, dalla sera alla mattina, su Polizia e Carabinieri sono caduti i nuovi aggravi derivanti dall'incremento dell'uso delle celle di sicurezza e dall'aumento della detenzione domiciliare, senza che gli stessi siano stati messi nelle migliori condizioni per farvi fronte, data l'esiguità di risorse di uomini e mezzi, più volte denunciata, anche dal sottoscritto. Non inganni, a tal proposito, la condivisione delle nuove misure manifestate dai vertici delle forze dell'ordine: essi si sono espressi favorevolmente sulla sostanza del provvedimento, non certo sulle modalità e i tempi scelti dal Governo per la sua applicazione.

Sia ben chiaro: le celle di sicurezza non sono nelle condizioni per adempiere alla finalità cui sono chiamate, dato il loro degrado, l'impossibilità di contenere più di un soggetto, pena anche la promiscuità tra sessi, la mancanza di servizi igienici, eccetera. In poche parole, chi sostiene che esse siano idonee o non le conosce o non parla in perfetta buona fede.

La permanenza nelle camere di sicurezza richiede una vigilanza continua distogliendo le forze dell'ordine da compiti istituzionali, con particolare riferimento all'attività di controllo del territorio, laddove oggi la richiesta di maggiore sicurezza è una priorità assoluta.

L'intensificarsi della vigilanza delle camere di sicurezza e l'incremento del numero dei detenuti presso il domicilio richiederebbero poi un innesto di nuovo personale, giovane, in relazione alla natura di questi compiti che richiedono operatività ed efficienza fisica, caratteristiche che contrastano con l'età media, con riferimento, in particolare, alle qualifiche più basse.

Per quanto concerne il provvedimento che innalza la soglia di pena detentiva per l'accesso ai domiciliari da 12 a 18 mesi, quale misura straordinaria, noi eravamo favorevoli e ancor di più lo siamo oggi. Attenzione, tuttavia, che anche questa misura non comporti un aggravio eccessivo per le forze dell'ordine che, senza le risorse sufficienti per monitorare i detenuti domiciliari, rischiano di dover pagare penalmente il possibile aumento delle evasioni. Sarebbe una ingiustizia non accettabile.

Le forze dell'ordine - ne sono assolutamente sicuro - sapranno ancora una volta far fronte all'emergenza con sacrificio e dedizione. C'è tuttavia un altro tasto dolente: la richiesta di sicurezza dei cittadini. Il distogliere personale di polizia dai compiti istituzionali rende più difficile in particolare il controllo del territorio, in un momento in cui la crisi economica comporterà - nessuno si illuda del contrario - un aumento quanto meno della criminalità di strada.

Prendiamo atto con favore di alcune modifiche condivise introdotte in Commissione con l'approvazione, tra gli altri, di un emendamento della senatrice Della Monica e da me sottoscritto, che prevede che le udienze per la celebrazione del giudizio direttissimo, nei casi di cui all'articolo 558 del codice di procedura penale, si svolgano tutti i giorni, compresi i festivi, come sollecitato dal prefetto Cirillo, vice capo della Polizia.

L'auspicio, tuttavia, è che si adottino al più presto quelle misure organiche che in via strutturale vadano a modificare il sistema giudiziario: penso alla depenalizzazione dei reati minori, cosiddetti bagatellari, all'incentivazione delle pene alternative alla detenzione e ad altro.

Mi preme poi sottolineare, in conclusione, un'altra piaga del sistema carcerario: la situazione sanitaria delle carceri. In carcere si muore. La legge sul riordino della medicina penitenziaria attribuisce a detenuti e internati ben precisi diritti, però i detenuti morti per problemi di salute sono aumentati di anno in anno.

Permane poi l'orrore degli OPG, l'inferno dei dimenticati, come ha denunciato la Commissione d'inchiesta del Senato e come con grande forza ha sottolineato il collega Saccomanno. Esprimo quindi apprezzamento per l'approvazione in Commissione dell'emendamento; ho però seri dubbi che le Regioni metteranno in pratica, nell'arco di un anno, quanto previsto dall'emendamento medesimo.

Sia pure con riserve, nell'attesa di nuovi e più ponderati disegni di legge in materia, l'Unione di Centro esprime parere favorevole. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Baldassarri. Congratulazioni).