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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 664 del 25/01/2012


LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

Colleghi, per cortesia, chi vuole lasciare l'Aula lo faccia e lasci che gli oratori possano intervenire in condizione di dignità.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, signora Ministro e onorevoli colleghi, ci sarebbero buone ragioni per votare favorevolmente sul disegno di legge all'esame, ma ce ne sono altrettante per votare contro.

È ovvio che le osservazioni del senatore Centaro sono particolarmente calzanti. Si è intervenuti con un decreto del Governo che aveva una sua filosofia ben chiara, anche se bisogna pur dire che già il sistema attuale, ovvero l'articolo 558 del codice di procedura penale, che disciplina l'arresto in flagranza, non prevedeva la traduzione in carcere dell'arrestato: la previsione c'era già. Il problema è che questa norma non veniva applicata, ma già il legislatore del 1989 aveva detto questo. Allora il Governo era intervenuto con una norma di specificazione, rafforzativa e quindi più cogente rispetto all'attuale testo, prevedendo con il decreto che comunque non si applicasse il comma 4 dell'articolo 386 del codice di procedura penale, ossia la traduzione nel carcere, ma si andasse nelle camere di sicurezza o, in caso di impossibilità, in carcere: questa era la filosofia del decreto.

La Commissione ha capovolto l'impostazione che il Governo aveva proposto e che è attualmente in vigore (perché oggi la norma in vigore è il decreto-legge adottato dal Governo ed è trascorso già un mese), prevedendo che non si vada nelle camere di sicurezza, ma in prima battuta a casa, poi nelle camere di sicurezza e, in terza ipotesi, in carcere.

Ora, lasciando stare le categorie escluse, come i ladri in appartamento o lo scippatore, mi rendo conto che è difficile pensare ad un ladro che viene sorpreso in flagranza, con il poliziotto che affannato lo insegue per i vicoli di Roma e che, dopo un lungo inseguimento, riesce a fermarlo, ma lo prende e lo porta a casa. Obiettivamente è un qualcosa che al cittadino diventa incomprensibile.

Per i cittadini che vogliono sicurezza, quest'impatto avrebbe potuto essere mitigato, se si fosse trovata l'occasione in questa sede di risolvere il problema del braccialetto elettronico, ossia una detenzione domiciliare rafforzata. È vero, il braccialetto elettronico è stato utilizzato in soli nove casi, ma positivamente: per 450 braccialetti elettronici abbiamo pagato a Telecom 11 milioni di euro l'anno per dieci anni, quindi abbiamo pagato 110 milioni di euro in totale. Là dov'è stato utilizzato, nell'ambito della procura di Benevento, il braccialetto ha funzionato: perché allora in altri casi non è stato utilizzato? Si dice che quelli di cui siamo dotati consentono di segnalare l'evasione dal domicilio, però non tracciano la fuga di chi evade. Ma meglio che venga segnalata l'evasione, anche perché ovviamente viene appesantita la pena, piuttosto che niente, visto che già avevamo in dotazione questi 450 braccialetti, che avrebbero potuto essere aumentati di numero (a parte il fatto che ci sono i nuovi sistemi che consentono la tracciabilità anche del percorso di colui che evade). Perché non fare una detenzione domiciliare rafforzata, in questo modo anche sgravando le forze dell'ordine che dovranno eseguire i controlli domiciliari degli arrestati, che ovviamente li impegneranno notevolmente, considerati i numeri? Abbiamo parlato di 21.000 persone che entrano per brevi periodi nelle carceri (è il cosiddetto fenomeno delle porte girevoli) e che dovranno essere controllate: una volta, due volte, tre volte al giorno, non sappiamo quante, perché non è che questo venga stabilito a priori; però sicuramente ci vorranno forze dell'ordine che dovranno andare a controllare gli arrestati al loro domicilio. Quindi, si poteva trovare l'occasione per un sistema domiciliare rafforzato dai braccialetti elettronici, che già abbiamo e per i quali abbiamo pagato.

Il fatto che non si sia affrontato questo aspetto, che pure lei, signor Ministro, aveva posto sin dall'inizio all'attenzione, al di là di questo decreto, e che non abbiamo trovato una soluzione in questa sede per me rimane uno dei misteri. Lo Stato italiano, il Ministero della giustizia e il Ministero dell'interno hanno fatto beneficenza per dieci anni, non ricavandone alcuna utilità, se non in nove casi, in questo modo non consentendo una sperimentazione, che dopo dieci anni, sarebbe stata più che ampia, di ciò che avviene in tantissimi altri Paesi. Noi non riusciamo ad adeguarci ai livelli degli altri Paesi, per cui per noi la domiciliare rafforzata non è possibile, però dobbiamo gravare le forze di polizia dei controlli domiciliari.

Non mi convince la soluzione della Commissione, perché ha dimenticato, senza spiegarne la ragione, la categoria dei fermati, visto che la norma sulla quale si interviene riguarda arrestati e fermati. Ora invece per i fermati c'è il carcere, mentre per gli arrestati c'è il domicilio, il che è una cosa non molto spiegabile. Questa è norma di sistema.

Poi c'è la norma straordinaria, quella a tempo, quella che dovrà durare sino al 31 dicembre 2013, ossia la possibilità, anzi l'obbligo, di concedere i domiciliari per il residuo di pena pari a diciotto mesi anche ai recidivi. Già in occasione del voto sulla legge n. 199 del 2010, quando si trattò di inserire i domiciliari per i recidivi per le pene sino a un anno, ci astenemmo. Ora, nel momento in cui la proposta passa da un anno a diciotto mesi, il nostro voto è contrario in maniera rafforzata. Il Parlamento nel 2005 decise di escludere dal beneficio dei domiciliari i recidivi, ora invece stiamo derogando su un tema così delicato attraverso una norma straordinaria e a tempo. Si dice che dobbiamo risolvere il problema dei detenuti e che in questo modo potranno uscire 3.000-4.000 persone. Ma escono proprio i recidivi, cioè la categoria più delicata dei detenuti.

Sono questi i motivi che ci faranno esprimere, pur apprezzando gli sforzi del Governo, un voto contrario. (Applausi dal Gruppo IdV).