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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 662 del 24/01/2012


STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, non è un caso che su quattro interventi, tre siano di parlamentari catanesi e uno, almeno dall'accento, di un parlamentare meridionale.

Per noi catanesi è una giornata particolare: vorrei ricordare, anche non seguendo la procedura corretta, un parlamentare dignitoso e bravo che ci ha lasciato poche ore fa, l'onorevole Benito Paolone (Applausi), che ha combattuto per tanti anni in difesa degli italiani e dei siciliani. A lui rivolgiamo il nostro pensiero, e mi fa piacere che l'Aula oggi lo abbia ricordato. Signora Ministro, tra l'altro, lei conosceva Benito, un uomo che lottava con il cuore in mano.

Ci fa piacere che oggi sia lei presente, signora Ministro. Lei sa di quanta stima goda nella città di Catania, che ha benissimo amministrato per conto dello Stato, e quante amicizie abbia anche nell'ambito dei produttori, della società in genere e non soltanto della politica. Ci dispiace soltanto una cosa: che accanto a lei oggi non ci siano - ma ci saranno in seguito, ne siamo certi, perché è necessario per noi che sosteniamo fortemente questo Governo - i Ministri dell'agricoltura, dell'economia e dei trasporti, coloro i quali sono chiamati a dare alla Sicilia un'attenzione forte, più importante di quanto non sia stato fatto dai diversi Governi fino ad oggi.

Vorrei riprendere soltanto un passaggio degli interventi dei colleghi Pistorio e Fleres, che mi hanno preceduto: la Sicilia vive sul gommato. È quindi assurdo che oggi, mentre in Europa si espande, in maniera qualitativa e quantitativa, il traffico ferroviario, da noi, signora Ministro, ci sia ancora questa indifferenza all'investimento delle Ferrovie dello Stato. E non è un investimento che manca da parte di un privato; in quel caso sarebbe una sfera dell'autonomia del privato. Noi in Sicilia abbiamo fortemente denunciato, con il precedente Governo e anche con il Governo Prodi, l'atteggiamento di chi, il dottor Moretti, ha deciso, per esempio, di tagliare i treni che dal Sud vanno al Nord o a Roma.

Questo è un tipico esempio di un'indifferenza che si riflette poi sul bisogno dell'agricoltore, del commerciante, dell'imprenditore siciliano, campano o calabrese, che deve portare le sue merci al Nord, di utilizzare necessariamente il gommato. Così, viceversa, per le merci che arrivano, dobbiamo necessariamente scontare la strettoia dello Stretto di Messina all'interno della quale si nascondono diversi problemi. Personalmente non sono un fautore del ponte sullo Stretto (proprio dal punto di vista culturale, per un'isola che rimane tale), però non vi è dubbio, signora Ministro, che noi siciliani denunciamo ormai da decenni che non soltanto la continuità territoriale che, in altre regioni d'Europa e del mondo viene sempre garantita, in Sicilia non viene garantita, ma c'è addirittura una penalizzazione, perché per arrivare in Sicilia i costi sono enormi per ogni carico, per ogni quintale, per ogni tonnellata. In questo modo si favorisce la grande distribuzione che esaspera gli animi in Sicilia, perché attraverso di essa si facilita una sottovalutazione dei nostri prodotti DOC, dall'arancia rossa ad altri. Lei, signora Ministro, ha conosciuto i gusti meravigliosi dei prodotti della Sicilia e anche le difficoltà che questo settore incontra nella sua espansione, soprattutto per la grande distribuzione, che assieme a quello della benzina e della defiscalizzazione, che da noi non viene accettata, è uno dei gravi problemi alla base dei movimenti di protesta che in questi giorni stanno infiammando non soltanto la Sicilia, ma anche altre regioni.

A tale proposito, vorrei aggiungere che questo movimento di protesta che è nato in Sicilia ha avuto, giustamente, un occhio particolare di riguardo da parte sua per vedere se vi siano contiguità pericolose, che sarà compito dei suoi uffici verificare. Ma questo movimento si è espanso anche al Nord: abbiamo visto che non soltanto nel Centro Italia, ma anche al Nord ve ne sono tracce. Sarebbe assurdo pensare che la Sicilia è così brava da esportare fenomeni così pericolosi. Quello che si sta esportando è la rabbia, la disperazione e la voglia di far sentire la propria voce, anche se siamo d'accordo, come ha detto il presidente Lo Bello, che con attenzione esamina queste dinamiche nel suo ruolo di presidente della Confindustria siciliana, che è necessario che l'attenzione del suo ufficio sia sempre alta nei confronti di tali fenomeni.

Signora Ministro, siamo convinti, come diceva anche chi mi ha preceduto, che tale fenomeno sia destinato ad aumentare e che questo Governo, nell'incontro di domani tra il governatore Lombardo e il presidente Monti, troverà le strade per affrontarlo. Abbiamo proposto, e sono certo che anche il presidente Lombardo domani lo farà, di avanzare nell'immediato alcune richieste cui il Governo precedente non ha risposto, se non a parole. Mi riferisco ai fondi FAS. È necessario che venga anzitutto dirottato il trasferimento dei fondi FAS: sono 4,5 miliardi di euro, signora Ministro, che si annunciano ormai da anni e che non vengono mai erogati alla Sicilia, ed è un diritto dei siciliani averli.

Occorre poi un recupero dei tagli pari a 1,4 miliardi di euro dei trasferimenti annuali agli enti locali da parte dello Stato e - ripeto ancora una volta - un atteggiamento diverso della Centrale rischi finanziari (CRIF) e della SERIT, che in Sicilia stanno svolgendo un ruolo che a volte diventa penalizzante, ferma restando la nostra solidarietà agli uomini della SERIT e di Equitalia, spesso oggetto da parte di qualche esasperato di atteggiamenti esagerati o violenti.

La Sicilia ha queste necessità. Signora Ministro, si sarà accorta - perché anche se non è siciliana ha nel cuore la nostra città, Catania, e anche la nostra isola - che questa situazione sta bollendo ed è veramente di esasperazione. Siamo certi che la sua azione e quella del Governo, che noi con forza sosteniamo, sarà ferma nel condannare episodi negativi e altrettanto ferma nell'attribuire al Meridione e alla Sicilia, ma ormai anche ad alcune regioni del Nord che lamentano talune problematiche (mi riferisco agli allevatori, alle quote latte e ad altro), dei riconoscimenti che sono necessari. Non vogliamo elemosine al Sud, ma il riconoscimento dei diritti, per poter riaffermare a testa alta la nostra dignità nel lavoro e nella società. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.