Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (1036 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 662 del 24/01/2012


DI NARDO (IdV). Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, la protesta del cosiddetto Movimento dei forconi, iniziata in Sicilia, si è estesa in tutta Italia: dalla Calabria alla Campania, dalla Puglia al Lazio, dal Piemonte alla Lombardia, fino a Bolzano. Il blocco totale dei mezzi pesanti si è allargato a macchia d'olio fino a coinvolgere anche il blocco dei pescherecci e delle marinerie delle Marche e di Viareggio, e presto anche della Campania.

Gli autotrasportatori siciliani chiedono il recupero immediato delle accise del gasolio; pagamenti in tempi certi, entro 30 giorni, per tutta la filiera del trasporto; controlli e sanzioni agli irregolari; sconto immediato al casello sulle spese autostradali. Altro obiettivo è il contenimento dei costi assicurativi per calmierare gli aumenti indiscriminati e l'esenzione dal SISTRI, ossia l'obbligo di adeguamento al sistema di tracciamento dei rifiuti, per tutte le piccole e medie imprese dell'autotrasporto. E poi, ancora, la sospensione per due anni delle cartelle esattoriali, fino ad arrivare alla richiesta di trasformare l'intera isola in una zona franca.

Ha ragione il collega che mi ha preceduto quando dice che avremmo voluto qui presente anche il Ministro delle attività produttive.

Quello che vogliono è avere risposte precise per lo sviluppo socio-economico ed occupazionale dell'isola. Si lamentano la mancanza di accordi precisi ed interventi risolutivi per risolvere la crisi del settore agroalimentare che ormai ha messo a terra l'intero Meridione, non solo la Sicilia: mancano il blocco del Piano di sviluppo rurale (PSR), lo stop alle procedure esecutive per i tributi, una norma contro le sofistificazioni dei prodotti agricoli imposta dalla normativa comunitaria.

Lei, Ministro, aveva già avvertito che la protesta rischiava di degenerare. E così è accaduto. A farla da padrone in questa vicenda sono sentimenti di disperazione e disagio sociale, da un lato dei manifestanti, ma anche dei cittadini e dei consumatori, costretti a fare i conti con la mancanza di carburante e di derrate alimentari.

Con l'86 per cento dei trasporti commerciali che in Italia avviene solo su strada, lo sciopero degli autotrasportatori mette a rischio la spesa degli italiani, soprattutto per i prodotti più deperibili che non riescono a raggiungere gli scaffali dei mercati. Secondo la Coldiretti, al momento sarebbe a rischio l'86 per cento della spesa degli italiani. Pertanto, la mobilitazione degli autotrasportatori ha effetti molto gravi e pesanti sia per i consumatori italiani che per le aziende agricole del Paese.

Sempre la Coldiretti ha dichiarato che, se non si tornerà presto alla normalità, gli effetti del blocco dell'autotrasporto si faranno sentire con gravi danni per le aziende agricole, per il commercio e per i consumatori non solo per la mancanza di derrate alimentari, ma anche per il rischio di effetti speculativi sui prezzi. Le perdite ammonterebbero a «50 milioni di euro al giorno per prodotti alimentari deperibili».

Le associazioni dei consumatori denunciano che questo sciopero è una protesta illegale che sta recando pregiudizio grave ai diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini e ai consumatori. Chiedono di adottare un'ordinanza urgente non solo perché i blocchi autostradali vengano rimossi, ma perché la protesta sia del tutto rinviata, considerando che anche la semplice e sola astensione dal lavoro, essendo mancato il preavviso previsto dalla legge ed essendo ormai lo sciopero durato più dei tre giorni massimi consentiti, è illegale.

Ebbene, di fronte al quadro sommariamente delineato, l'Italia dei Valori comprende l'iniziativa del Movimento dei forconi. Sappiamo che servono efficaci interventi di sostegno contro la crisi economica che nell'isola ha raggiunto livelli insostenibili, considerando anche le carenze infrastrutturali che producono un aggravio dei costi e rendono le aziende e i prodotti della regione poco competitivi.

Agricoltori, autotrasportatori e tanti semplici cittadini non riescono più a sostenere i costi che escludono la Sicilia ed il nostro Sud dai mercati nazionali ed europei. Noi siamo dalla parte di agricoltori, trasportatori e lavoratori e vogliamo lavorare con tutte le forze politiche e con il Governo affinché siano individuati i nodi dei problemi e, soprattutto, trovate soluzioni.

Se, però, comprendiamo le ragioni di chi protesta, riteniamo anche che sfruttare il disagio causato alla cittadinanza per fare pressione sulle istituzioni sia un comportamento assolutamente inaccettabile e condanniamo fermamente ogni forma di protesta violenta, anche se dettata dall'esasperazione.

In questi giorni sono stati forti i disagi per i cittadini sia per la mobilità, resa difficile dalla mancanza di benzina e dalle interruzioni stradali e ferroviarie, sia per la possibilità di approvvigionamento di generi alimentari. Queste proteste hanno messo in ginocchio l'economia siciliana con un danno incalcolabile.

Stamattina negli stabilimenti FIAT di Melfi, Cassino, Pomigliano e Mirafiori non è stato effettuato il primo turno a causa del mancato rifornimento di componenti provocato dallo sciopero. Fermare un intero Paese con blocchi illegali alimenta lo stato di crisi, senza dubbio.

In questo quadro drammatico le istituzioni non possono restare alla finestra a guardare quello che sta accadendo: bisogna garantire che venga rispettato il diritto di chi sciopera, ma anche di tutti i cittadini. E va usata la massima intransigenza nei confronti di chi manifesta in maniera illegale e fa ricorso alla violenza.

C'è bisogno di dialogare con le parti interessate, di ascoltare le istanze degli autotrasportatori, capire se ci sono provvedimenti utili che possono essere adottati o altri che possono essere rivisti.

Forse è arrivato il momento di mettere mano alla riforma di un settore che, in questi anni, si è retto su un sistema di incentivi settoriali a pioggia poco efficace, basato su misure molto frammentarie, soggette a lunghe trattative tra le sole parti coinvolte e prive di riferimenti a parametri sull'adozione di migliori standard di sicurezza, di innovazione o ambientali.

La maggior parte delle aziende italiane operanti nel settore dell'autotrasporto è stata, infatti, alimentata negli anni da una serie di misure di sostegno che hanno raggiunto la cifra esorbitante di 3,5 miliardi di euro tra il 2000 e il 2009, a cui occorre aggiungere i 700 milioni erogati per gli anni 2010 e 2011. Eppure, nonostante l'erogazione di tali finanziamenti, continua ad esistere sul mercato un modello di azienda sostanzialmente debole, poco strutturata e destinata nel tempo a perdere il confronto competitivo a livello europeo, anche e soprattutto a causa dell'assenza di una strategia complessiva della politica nazionale in materia.

La necessità di procedere urgentemente ad una sostanziale revisione della regolamentazione dell'autotrasporto era il primo impegno che chiedevamo al Governo con la mozione presentata e discussa ad ottobre 2011. È possibile che occorra sempre aspettare che si creino forti tensioni sociali per intervenire?

Da ultimo, signora Ministro, noi vi chiediamo di avere attenzione adeguata nei confronti della realtà siciliana. Urgono interventi a tutela dell'agricoltura siciliana. Bisogna sostenere le attività produttive con rigore e incentivi veri, abbandonando l'assistenzialismo a cui finora si è fatto ricorso per affrontare i problemi del Sud Italia, facendo venire meno anche le sue stupende capacità produttive. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Strano. Ne ha facoltà.