Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.
È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signora Ministro, mi rivolgo a lei non soltanto con il rispetto dovuto alla sua responsabilità istituzionale e con la stima personale che lei ben conosce, ma anche con la consapevolezza che lei ha una sensibilità particolare e conosce bene le condizioni sociali, l'humus in cui questa protesta siciliana si è sviluppata. E il fatto che si sia allargata al resto del Paese non fa venir meno la sua specificità. Infatti, quanto oggi sta accadendo nel Paese è una protesta di autotrasportatori con rivendicazioni più o meno accettabili di una categoria in difficoltà a cui il Governo deve dare risposte convincenti e chiare; in Sicilia la vicenda ha una sostanza diversa, e non solo perché l'autotrasporto siciliano sconta condizioni differenti legate alla marginalità territoriale, a una logistica impossibile, a un deficit infrastrutturale, a costi di produzione - si tratta di questo - più gravosi a partire dal carburante - ne parleremo - all'attraversamento dello Stretto diventato onerosissimo, che sembra essere destinato definitivamente alla formula del traghettamento, viste le scelte assunte dal Governo in questi giorni.
Dipende anche dal fatto che a quella protesta di autotrasportatori si sono unite altre categorie - lei l'ha detto bene - come gli agricoltori, i pescatori, comparti essenziali ma debolissimi in una economia di per sé già debole, dando alla protesta una dimensione sociale che la rende oggetto di un allarme a cui va data una risposta politica. Io apprezzo la sua analitica descrizione dei fatti e la sua responsabilità di garantire l'ordine pubblico e la sicurezza. Ma questa è una protesta a cui va data una risposta politica sul versante sociale.
Signora Ministro, si corre il gravissimo rischio di strumentalizzazioni politiche, che vanno scongiurate e stigmatizzate, di possibili infiltrazioni malavitose, che lei ha anche evocato, che vanno verificate concretamente e sanzionate duramente. Ma c'è di vero che esiste una grandissima sofferenza sociale in un territorio marginale del nostro Paese, il quale coglie la sua marginalità non solo geograficamente ma anche economicamente, socialmente e politicamente. Anche l'atteggiamento dei media è cambiato da quando la protesta ha risalito lo Stretto. Fin quando è rimasta confinata in Sicilia, si trattava di un problema rimosso, di fatti dei siciliani, come tante volte si pensa. Bisogna fare attenzione a non sottovalutare quanto accade in Sicilia: spesso anticipa problematiche che poi si allargano nel resto del Paese.
Il dramma della società meridionale e delle sue condizioni di sviluppo così deboli è un problema che in qualche modo interroga l'intera comunità nazionale e questo Governo, che ha fatto della scelta della coesione nazionale un manifesto politico a cui va data sostanza.
Allora, signora Ministro, gli agricoltori e i pescatori siciliani - per esempio - pagano per intero il prezzo dei vincoli rigidissimi della nostra appartenenza europea, senza aver alcuna tutela per i loro comparti che vengono investiti da una concorrenza senza controllo, che ha messo in ginocchio intere dimensioni territoriali siciliane che sono in grandissima sofferenza.
Ma le faccio un'altra considerazione. La nostra marginalità territoriale, la nostra perifericità è diventata un handicap economico straordinario. La protesta degli autotrasportatori italiani è così grave per quanto incide in Italia il trasporto su gomma. Nel nostro Paese il trasporto delle merci su ferrovia non esiste, è assolutamente residuale. In Sicilia ciò diventa conclamato in modo evidente perché non esistono più le ferrovie, signora Ministro: in Sicilia non abbiamo più le ferrovie, né per le merci né per le persone.
Una idea aveva attraversato gli schieramenti di costruire, con una prospettiva diversa, anche una logistica intermodale che prevedeva l'attraversamento dello Stretto attraverso il ponte, prevedendo due poli intermodali a Termini Imerese e Bicocca (Catania), facendo della Sicilia una piattaforma logistica. Oggi, questo Governo, con la scelta di rinunciare al ponte, di sospendere la sua costruzione fino alle calende greche, ci dice che la scelta di investire le risorse sulla intermodalità e sulla logistica non funziona più, ma non ci offre una prospettiva alternativa. Noi perdiamo la possibilità di un attraversamento del ponte, che avrebbe garantito una certa mobilità per merci e persone, e non abbiamo alcuna alternativa, se non l'incremento delle tariffe aeree, per un mercato obbligato, a cui siamo necessitati, perché in Sicilia non si può prendere il treno, né per le merci né per le persone. Abbiamo costi dei carburanti più gravosi, malgrado con le nostre raffinerie raffiniamo la metà degli oli combustibili: ne paghiamo il prezzo con l'inquinamento e alla pompa il prodotto costa di più, per i privati e anche per le imprese. È un'ingiustizia evidente.
Ho suggerito più volte che qui venga data una risposta in termini di sviluppo, differenziando gli strumenti, utilizzando la leva fiscale e intervenendo sugli oneri contributivi sul lavoro. Dobbiamo accettare l'idea che investire nel Mezzogiorno è strategico per il Paese, concedendo agevolazioni alle imprese che lo fanno, innescando un processo di sviluppo, ma intervenendo anche per abbattere i costi di produzione e di trasporto, per esempio utilizzando la leva fiscale sulle accise. Questo meccanismo può determinare una prospettiva di sviluppo e di speranza, altrimenti qui c'è il rischio di rinchiudersi in una rabbia sociale drammatica - con pericolo d'involuzione e di tenuta della nostra convivenza civile - foriera di processi che vanno anche al di là della casta: qui sono le istituzioni ad essere messe in discussione.
Signora Ministro, ho colto nelle sue parole la collaborazione istituzionale che si è sviluppata tra il Governo centrale e la Regione. Spero che domani vi siano anche dei risultati concreti. Qui ci vuole un grande lavoro comune, offrendo a questo territorio - alla Sicilia e al Mezzogiorno - una prospettiva di sviluppo infrastrutturale, compensando deficit insopportabili, utilizzando la leva fiscale, garantendo qualità diverse nei servizi pubblici e chiedendo alla pubblica amministrazione e all'impresa siciliana e meridionale maggior efficienza, maggiore trasparenza e grande modernizzazione. Questo va fatto tutti insieme, altrimenti saremo travolti da un processo sociale ed economico assolutamente incontrollabile. (Applausi dei senatori Alicata e Strano).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.
FLERES (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il signor Ministro ci ha descritto con dovizia di particolari tutte le azioni che il Governo ha posto in essere per far fronte al tema dell'ordine pubblico, collegato con la protesta che in questi giorni si è sviluppata in Sicilia.
Ma io non credo che questo Senato, il Parlamento in genere e le forze politiche avessero bisogno di tale genere d'informazione: non perché non sia stata utile - perché tutta l'informazione lo è - ma perché l'interesse del Parlamento guarda alla soluzione del problema, non alla descrizione degli effetti che la manifestazione ha prodotto sul piano dell'ordine pubblico.
Devo dire intanto che gli effetti sono stati gestiti molto bene e che, comunque, non hanno prodotto disagio particolare nei confronti dei cittadini: di questo voglio parlare, perché per la prima volta, signor Ministro e onorevoli colleghi, l'analisi che noi dobbiamo fare rispetto a questa vicenda è di natura sociologica. I siciliani hanno sofferto per il fatto di non trovare la benzina ai distributori e di trovare gli scaffali dei supermercati vuoti, ma non hanno protestato contro coloro i quali attivavano la manifestazione: si è determinato un collegamento virtuoso tra l'esigenza del Paese di uscire dalle secche della recessione in cui si trova in questo momento e l'opinione pubblica, che si è unita - in alcuni casi organizzativamente, in altri emotivamente - ad un'azione di protesta vergognosamente ignorata dai mezzi d'informazione per una settimana.
C'è voluta una settimana per far sì che i grandi mezzi di informazione del Paese si accorgessero che in Sicilia mancavano la benzina e i generi di prima necessità nei supermercati, anche se questo non ha determinato, per fortuna, nessun disagio ulteriore. Ebbene, è bastato un giorno di protesta al di là dello Stretto per far sì che tutti i mezzi di informazione si accorgessero che esistono in Italia - quindi non più solo in Sicilia - problematiche legate al prezzo del gasolio, al costo del credito, alle tariffe autostradali, marittime e ferroviarie, ad una insufficiente strutturazione e infrastrutturazione del territorio, problematiche tutte che stanno uccidendo le possibilità di ripresa di questo Paese.
Signora Ministro, al suo posto questa sera avremmo voluto trovare il Ministro dell'economia e il Ministro dello sviluppo economico, perché avremmo voluto sapere quali azioni si stanno compiendo per affrontare le suddette problematiche, che non sono legate alla Sicilia: semmai, la Sicilia le ha percepite prima perché le sue condizioni di disagio sono maggiori in questo momento rispetto ad altre regioni di Italia. O forse, come diceva poc'anzi il collega Pistorio, perché la Sicilia spesso è laboratorio politico, e dunque riesce ad intercettare e ad anticipare alcuni aspetti di disagio che non esistono soltanto in tale regione.
Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, il dato politico importante che dobbiamo prendere in considerazione è che si è saldato un anello tra coloro i quali esprimono un disagio estremamente forte, tanto da determinarli ad attivare iniziative di protesta come quelle che abbiamo visto, e il resto della società. Questo è un segnale politicamente fortissimo, che non possiamo non cogliere, perché oggi riguarda un territorio e domani ne riguarderà un altro. La risposta non è impedire che qualche esagitato tagli le gomme o non permetta l'apertura di un negozio: bisogna impedire che il Paese crolli e che si indebolisca ulteriormente l'economia. È necessario che le difficoltà vengano affrontate sul piano politico e non sul piano dell'emergenza e dell'ordine pubblico, anche se pure tali aspetti devono essere considerati quando si verificano i fenomeni di cui stiamo parlando.
Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, mi auguro che questo dibattito, sia pure affrettato, sia pure accelerato, sia pure limitato agli aspetti di competenza del Ministro dell'interno, che ringrazio, serva a stimolare invece quelle parti del Governo a cui non spetta relazionare su ciò che è accaduto, ma a cui spetta proporre quanto è necessario per impedire che altro accada, e cioè che il Paese precipiti in una situazione insostenibile che poi, purtroppo, rischia di giustificare anche eventi normalmente del tutto ingiustificabili. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, la protesta del cosiddetto Movimento dei forconi, iniziata in Sicilia, si è estesa in tutta Italia: dalla Calabria alla Campania, dalla Puglia al Lazio, dal Piemonte alla Lombardia, fino a Bolzano. Il blocco totale dei mezzi pesanti si è allargato a macchia d'olio fino a coinvolgere anche il blocco dei pescherecci e delle marinerie delle Marche e di Viareggio, e presto anche della Campania.
Gli autotrasportatori siciliani chiedono il recupero immediato delle accise del gasolio; pagamenti in tempi certi, entro 30 giorni, per tutta la filiera del trasporto; controlli e sanzioni agli irregolari; sconto immediato al casello sulle spese autostradali. Altro obiettivo è il contenimento dei costi assicurativi per calmierare gli aumenti indiscriminati e l'esenzione dal SISTRI, ossia l'obbligo di adeguamento al sistema di tracciamento dei rifiuti, per tutte le piccole e medie imprese dell'autotrasporto. E poi, ancora, la sospensione per due anni delle cartelle esattoriali, fino ad arrivare alla richiesta di trasformare l'intera isola in una zona franca.
Ha ragione il collega che mi ha preceduto quando dice che avremmo voluto qui presente anche il Ministro delle attività produttive.
Quello che vogliono è avere risposte precise per lo sviluppo socio-economico ed occupazionale dell'isola. Si lamentano la mancanza di accordi precisi ed interventi risolutivi per risolvere la crisi del settore agroalimentare che ormai ha messo a terra l'intero Meridione, non solo la Sicilia: mancano il blocco del Piano di sviluppo rurale (PSR), lo stop alle procedure esecutive per i tributi, una norma contro le sofistificazioni dei prodotti agricoli imposta dalla normativa comunitaria.
Lei, Ministro, aveva già avvertito che la protesta rischiava di degenerare. E così è accaduto. A farla da padrone in questa vicenda sono sentimenti di disperazione e disagio sociale, da un lato dei manifestanti, ma anche dei cittadini e dei consumatori, costretti a fare i conti con la mancanza di carburante e di derrate alimentari.
Con l'86 per cento dei trasporti commerciali che in Italia avviene solo su strada, lo sciopero degli autotrasportatori mette a rischio la spesa degli italiani, soprattutto per i prodotti più deperibili che non riescono a raggiungere gli scaffali dei mercati. Secondo la Coldiretti, al momento sarebbe a rischio l'86 per cento della spesa degli italiani. Pertanto, la mobilitazione degli autotrasportatori ha effetti molto gravi e pesanti sia per i consumatori italiani che per le aziende agricole del Paese.
Sempre la Coldiretti ha dichiarato che, se non si tornerà presto alla normalità, gli effetti del blocco dell'autotrasporto si faranno sentire con gravi danni per le aziende agricole, per il commercio e per i consumatori non solo per la mancanza di derrate alimentari, ma anche per il rischio di effetti speculativi sui prezzi. Le perdite ammonterebbero a «50 milioni di euro al giorno per prodotti alimentari deperibili».
Le associazioni dei consumatori denunciano che questo sciopero è una protesta illegale che sta recando pregiudizio grave ai diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini e ai consumatori. Chiedono di adottare un'ordinanza urgente non solo perché i blocchi autostradali vengano rimossi, ma perché la protesta sia del tutto rinviata, considerando che anche la semplice e sola astensione dal lavoro, essendo mancato il preavviso previsto dalla legge ed essendo ormai lo sciopero durato più dei tre giorni massimi consentiti, è illegale.
Ebbene, di fronte al quadro sommariamente delineato, l'Italia dei Valori comprende l'iniziativa del Movimento dei forconi. Sappiamo che servono efficaci interventi di sostegno contro la crisi economica che nell'isola ha raggiunto livelli insostenibili, considerando anche le carenze infrastrutturali che producono un aggravio dei costi e rendono le aziende e i prodotti della regione poco competitivi.
Agricoltori, autotrasportatori e tanti semplici cittadini non riescono più a sostenere i costi che escludono la Sicilia ed il nostro Sud dai mercati nazionali ed europei. Noi siamo dalla parte di agricoltori, trasportatori e lavoratori e vogliamo lavorare con tutte le forze politiche e con il Governo affinché siano individuati i nodi dei problemi e, soprattutto, trovate soluzioni.
Se, però, comprendiamo le ragioni di chi protesta, riteniamo anche che sfruttare il disagio causato alla cittadinanza per fare pressione sulle istituzioni sia un comportamento assolutamente inaccettabile e condanniamo fermamente ogni forma di protesta violenta, anche se dettata dall'esasperazione.
In questi giorni sono stati forti i disagi per i cittadini sia per la mobilità, resa difficile dalla mancanza di benzina e dalle interruzioni stradali e ferroviarie, sia per la possibilità di approvvigionamento di generi alimentari. Queste proteste hanno messo in ginocchio l'economia siciliana con un danno incalcolabile.
Stamattina negli stabilimenti FIAT di Melfi, Cassino, Pomigliano e Mirafiori non è stato effettuato il primo turno a causa del mancato rifornimento di componenti provocato dallo sciopero. Fermare un intero Paese con blocchi illegali alimenta lo stato di crisi, senza dubbio.
In questo quadro drammatico le istituzioni non possono restare alla finestra a guardare quello che sta accadendo: bisogna garantire che venga rispettato il diritto di chi sciopera, ma anche di tutti i cittadini. E va usata la massima intransigenza nei confronti di chi manifesta in maniera illegale e fa ricorso alla violenza.
C'è bisogno di dialogare con le parti interessate, di ascoltare le istanze degli autotrasportatori, capire se ci sono provvedimenti utili che possono essere adottati o altri che possono essere rivisti.
Forse è arrivato il momento di mettere mano alla riforma di un settore che, in questi anni, si è retto su un sistema di incentivi settoriali a pioggia poco efficace, basato su misure molto frammentarie, soggette a lunghe trattative tra le sole parti coinvolte e prive di riferimenti a parametri sull'adozione di migliori standard di sicurezza, di innovazione o ambientali.
La maggior parte delle aziende italiane operanti nel settore dell'autotrasporto è stata, infatti, alimentata negli anni da una serie di misure di sostegno che hanno raggiunto la cifra esorbitante di 3,5 miliardi di euro tra il 2000 e il 2009, a cui occorre aggiungere i 700 milioni erogati per gli anni 2010 e 2011. Eppure, nonostante l'erogazione di tali finanziamenti, continua ad esistere sul mercato un modello di azienda sostanzialmente debole, poco strutturata e destinata nel tempo a perdere il confronto competitivo a livello europeo, anche e soprattutto a causa dell'assenza di una strategia complessiva della politica nazionale in materia.
La necessità di procedere urgentemente ad una sostanziale revisione della regolamentazione dell'autotrasporto era il primo impegno che chiedevamo al Governo con la mozione presentata e discussa ad ottobre 2011. È possibile che occorra sempre aspettare che si creino forti tensioni sociali per intervenire?
Da ultimo, signora Ministro, noi vi chiediamo di avere attenzione adeguata nei confronti della realtà siciliana. Urgono interventi a tutela dell'agricoltura siciliana. Bisogna sostenere le attività produttive con rigore e incentivi veri, abbandonando l'assistenzialismo a cui finora si è fatto ricorso per affrontare i problemi del Sud Italia, facendo venire meno anche le sue stupende capacità produttive. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Strano. Ne ha facoltà.
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, non è un caso che su quattro interventi, tre siano di parlamentari catanesi e uno, almeno dall'accento, di un parlamentare meridionale.
Per noi catanesi è una giornata particolare: vorrei ricordare, anche non seguendo la procedura corretta, un parlamentare dignitoso e bravo che ci ha lasciato poche ore fa, l'onorevole Benito Paolone (Applausi), che ha combattuto per tanti anni in difesa degli italiani e dei siciliani. A lui rivolgiamo il nostro pensiero, e mi fa piacere che l'Aula oggi lo abbia ricordato. Signora Ministro, tra l'altro, lei conosceva Benito, un uomo che lottava con il cuore in mano.
Ci fa piacere che oggi sia lei presente, signora Ministro. Lei sa di quanta stima goda nella città di Catania, che ha benissimo amministrato per conto dello Stato, e quante amicizie abbia anche nell'ambito dei produttori, della società in genere e non soltanto della politica. Ci dispiace soltanto una cosa: che accanto a lei oggi non ci siano - ma ci saranno in seguito, ne siamo certi, perché è necessario per noi che sosteniamo fortemente questo Governo - i Ministri dell'agricoltura, dell'economia e dei trasporti, coloro i quali sono chiamati a dare alla Sicilia un'attenzione forte, più importante di quanto non sia stato fatto dai diversi Governi fino ad oggi.
Vorrei riprendere soltanto un passaggio degli interventi dei colleghi Pistorio e Fleres, che mi hanno preceduto: la Sicilia vive sul gommato. È quindi assurdo che oggi, mentre in Europa si espande, in maniera qualitativa e quantitativa, il traffico ferroviario, da noi, signora Ministro, ci sia ancora questa indifferenza all'investimento delle Ferrovie dello Stato. E non è un investimento che manca da parte di un privato; in quel caso sarebbe una sfera dell'autonomia del privato. Noi in Sicilia abbiamo fortemente denunciato, con il precedente Governo e anche con il Governo Prodi, l'atteggiamento di chi, il dottor Moretti, ha deciso, per esempio, di tagliare i treni che dal Sud vanno al Nord o a Roma.
Questo è un tipico esempio di un'indifferenza che si riflette poi sul bisogno dell'agricoltore, del commerciante, dell'imprenditore siciliano, campano o calabrese, che deve portare le sue merci al Nord, di utilizzare necessariamente il gommato. Così, viceversa, per le merci che arrivano, dobbiamo necessariamente scontare la strettoia dello Stretto di Messina all'interno della quale si nascondono diversi problemi. Personalmente non sono un fautore del ponte sullo Stretto (proprio dal punto di vista culturale, per un'isola che rimane tale), però non vi è dubbio, signora Ministro, che noi siciliani denunciamo ormai da decenni che non soltanto la continuità territoriale che, in altre regioni d'Europa e del mondo viene sempre garantita, in Sicilia non viene garantita, ma c'è addirittura una penalizzazione, perché per arrivare in Sicilia i costi sono enormi per ogni carico, per ogni quintale, per ogni tonnellata. In questo modo si favorisce la grande distribuzione che esaspera gli animi in Sicilia, perché attraverso di essa si facilita una sottovalutazione dei nostri prodotti DOC, dall'arancia rossa ad altri. Lei, signora Ministro, ha conosciuto i gusti meravigliosi dei prodotti della Sicilia e anche le difficoltà che questo settore incontra nella sua espansione, soprattutto per la grande distribuzione, che assieme a quello della benzina e della defiscalizzazione, che da noi non viene accettata, è uno dei gravi problemi alla base dei movimenti di protesta che in questi giorni stanno infiammando non soltanto la Sicilia, ma anche altre regioni.
A tale proposito, vorrei aggiungere che questo movimento di protesta che è nato in Sicilia ha avuto, giustamente, un occhio particolare di riguardo da parte sua per vedere se vi siano contiguità pericolose, che sarà compito dei suoi uffici verificare. Ma questo movimento si è espanso anche al Nord: abbiamo visto che non soltanto nel Centro Italia, ma anche al Nord ve ne sono tracce. Sarebbe assurdo pensare che la Sicilia è così brava da esportare fenomeni così pericolosi. Quello che si sta esportando è la rabbia, la disperazione e la voglia di far sentire la propria voce, anche se siamo d'accordo, come ha detto il presidente Lo Bello, che con attenzione esamina queste dinamiche nel suo ruolo di presidente della Confindustria siciliana, che è necessario che l'attenzione del suo ufficio sia sempre alta nei confronti di tali fenomeni.
Signora Ministro, siamo convinti, come diceva anche chi mi ha preceduto, che tale fenomeno sia destinato ad aumentare e che questo Governo, nell'incontro di domani tra il governatore Lombardo e il presidente Monti, troverà le strade per affrontarlo. Abbiamo proposto, e sono certo che anche il presidente Lombardo domani lo farà, di avanzare nell'immediato alcune richieste cui il Governo precedente non ha risposto, se non a parole. Mi riferisco ai fondi FAS. È necessario che venga anzitutto dirottato il trasferimento dei fondi FAS: sono 4,5 miliardi di euro, signora Ministro, che si annunciano ormai da anni e che non vengono mai erogati alla Sicilia, ed è un diritto dei siciliani averli.
Occorre poi un recupero dei tagli pari a 1,4 miliardi di euro dei trasferimenti annuali agli enti locali da parte dello Stato e - ripeto ancora una volta - un atteggiamento diverso della Centrale rischi finanziari (CRIF) e della SERIT, che in Sicilia stanno svolgendo un ruolo che a volte diventa penalizzante, ferma restando la nostra solidarietà agli uomini della SERIT e di Equitalia, spesso oggetto da parte di qualche esasperato di atteggiamenti esagerati o violenti.
La Sicilia ha queste necessità. Signora Ministro, si sarà accorta - perché anche se non è siciliana ha nel cuore la nostra città, Catania, e anche la nostra isola - che questa situazione sta bollendo ed è veramente di esasperazione. Siamo certi che la sua azione e quella del Governo, che noi con forza sosteniamo, sarà ferma nel condannare episodi negativi e altrettanto ferma nell'attribuire al Meridione e alla Sicilia, ma ormai anche ad alcune regioni del Nord che lamentano talune problematiche (mi riferisco agli allevatori, alle quote latte e ad altro), dei riconoscimenti che sono necessari. Non vogliamo elemosine al Sud, ma il riconoscimento dei diritti, per poter riaffermare a testa alta la nostra dignità nel lavoro e nella società. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signora Ministro, anzitutto voglio dare atto a lei e al Governo della tempestività degli interventi, l'ultimo dei quali concerne l'informativa da lei oggi resa.
Ricordo a me stesso, solo per ricostruire un po' i fatti, che la scorsa settimana, insieme al collega D'Alì ed al collega Lumia, a quarantott'ore dall'inizio della manifestazione di protesta siciliana, abbiamo chiesto in Aula e poi alla Conferenza dei Capigruppo che il Governo si occupasse della vicenda, e il Ministro Passera prima e poi il Presidente del Consiglio, hanno dato la loro disponibilità, tanto è vero che si è aperto un tavolo di trattativa su questo punto che vedrà anche l'incontro del Presidente del Consigli con il presidente della Regione siciliana Lombardo.
Nell'ambito di questa attività si colloca anche la sua informativa. Infatti, una volta che si apre un tavolo di trattativa, si usa cessare le proteste, soprattutto quando queste arrecano danni all'economia di un intero territorio per diverse centinaia di milioni di euro, perché di questo stiamo parlando. Quindi, è giusto che la vicenda venga apprezzata da ogni punto di vista e ricondotta alla sua oggettività, perché su questa materia così delicata nessuno è immune da responsabilità politiche. Chiunque pensi di cavalcare la protesta e il ribellismo lo fa sulla pelle dei siciliani (Applausi dei senatori Bianco, Garraffa e Astore), lo fa sulla pelle dell'economia di un territorio, e questo non è consentito a nessuno, soprattutto a chi, fino a qualche mese fa, ha avuto responsabilità dirette di governo a livello centrale e regionale. Altrimenti non usciamo da queste vicende e rischiamo di accreditare un'idea della nostra terra che non è quella della stragrande maggioranza dei siciliani.
Anche la denunzia che è stata fatta dal presidente di Confindustria pone la questione, che lei molto opportunamente ha sollevato anche in quest'Aula, della circostanza che il movimento, nella sua stragrande maggioranza, è fatto da persone perbene che manifestano un disagio. Infatti, parliamo di diverse categorie produttive della nostra regione, dei pescatori, degli agricoltori, dei piccoli e medi commercianti, che si trovano in una condizione di difficoltà che nasce dalla circostanza che, più che nel resto del Paese, in Sicilia le imprese e le attività economiche non riescono a stare sul mercato per tantissime ragioni. Ma un conto è dare ascolto ed incontrare, così com'è stato fatto e si sta facendo, chi manifesta in buona fede questo disagio e tutela interessi legittimi, altro conto è consentire che questa protesta venga utilizzata da chi - organizzazioni criminali - sulla condizione di disagio economico e di depressione della nostra Regione ha lucrato miliardi e miliardi di euro.
Quindi, è giusto che lei sia venuta in Aula oggi, e la ringraziamo anche per questa ragione, perché è bene che chi ha orecchie per intendere intenda, perché non si può abbassare la guardia, e noi siamo a fianco anche di Confindustria e di tutte le organizzazioni produttive che su questo terreno hanno fatto e fanno una battaglia di legalità che si lega allo sviluppo.
Detto questo, signora Ministro, è evidente che noi confidiamo, e parecchio, nel tavolo che si è aperto a livello nazionale. Le questioni non sono più legate solo ai problemi economici dell'isola, in quanto la protesta - come lei ha detto - si è trasferita su scala nazionale, perché il disagio nasce dalla crisi economica nella quale ci troviamo. Peraltro - mi dispiace doverlo ricordare - alcuni interventi che sono oggetto di richieste che sono state fatte anche dalle associazioni che rappresentano gli autotrasportatori sono state già accolte; si trovano nel provvedimento sulle liberalizzazioni, alcune sono inserite nell'ambito della legge di stabilità che è stata approvata dal precedente Governo. Quindi, c'è un percorso di attenzione e di dialogo che si deve consolidare, che deve riguardare anche altri aspetti delle politiche del Governo centrale, ma anche del governo regionale.
È chiaro che l'incontro di domani del presidente Monti con il presidente della Regione deve definire quali sono le responsabilità del Governo centrale su questa materia e gli interventi che occorre fare, che certamente, nel quadro dei problemi che abbiamo, verranno affrontati, ma deve anche definire il quadro delle responsabilità del Governo regionale, che partono dal presupposto che l'elevato livello della pressione fiscale nella Regione siciliana non è frutto solo delle politiche - diciamo così - fiscali del Governo centrale: è anche frutto di politiche - chiamiamole così, ed è un termine troppo nobile - fiscali della Regione siciliana, che hanno aggravato il costo delle imprese con il sistema delle addizionali, che sono cresciute (da ultimo l'addizionale IRPEF, che è stata aumentata in Sicilia non meno di 72 ore fa) di 140 milioni di euro.
Quindi, è chiaro che ciascuno deve fare la propria parte, partendo dal presupposto che la condizione economica e di bilancio in cui ci troviamo è difficile. Per poter realizzare gli interventi richiesti - o una parte di essi - è necessario fare manovre correttive del bilancio non solo da parte dello Stato, ma anche delle Regioni interessate, a cominciare dalla Regione Siciliana. Altrimenti non usciremo mai da questo circuito e presteremo il fianco a chi pensa che il ribellismo sia la scorciatoia per nascondere le immobilità politiche di questo o quel Governo.
Noi siamo a un punto in cui ciò non è consentito a nessuno e credo che i siciliani, più degli altri, sappiano discernere chi agita strumentalmente le questioni da chi con serietà intende affrontarle. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Rutelli).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stiffoni. Ne ha facoltà.
STIFFONI (LNP). Signora Presidente, colleghi, membri del Governo, mi sia permesso anzitutto rivolgere un pensiero e un sentimento di vicinanza, a nome del Gruppo della Lega Nord, alla famiglia dell'autotrasportatore deceduto ad Asti durante la protesta a causa della manovra di una collega tedesca, con una dinamica ancora al vaglio degli inquirenti.
Ciò che è accaduto e sta accadendo in Sicilia - ma che si sta verificando ormai in tutta Italia - è il segno chiaro ed innegabile che le azioni portate avanti da questo Governo per far uscire il Paese dalla crisi sono fallimentari.
Signora Presidente, quello che anche il «Corriere della sera», a firma del giornalista Di Vico, in ossequio al pensiero unico imperante, non ha colto, o - meglio - ha ritenuto di non cogliere, è che negli anni scorsi il Governo precedente ha incontrato a Roma, nelle loro assemblee, e in Sicilia, i dissidenti delle associazioni nazionali dell'autotrasporto, sapendo che se fosse partita una piccola scintilla, essa si sarebbe allargata, raccogliendo i tanti in difficoltà a causa dei tempi di pagamento della committenza oltre i 90 giorni e a causa di tariffe pagate dalla committenza al di sotto dei costi che garantiscono le aziende di trasporto e la sicurezza stradale.
Le proteste che hanno messo in ginocchio la Sicilia e che si sono progressivamente estese alle altre Regioni italiane hanno lanciato un segnale chiaro e forte, che non si può non ascoltare: il popolo non sostiene questo Governo! Questa è una certezza che noi della Lega Nord abbiamo sempre avuto e che ora cominciano ad avere anche altri esponenti della maggioranza, i quali, in difficoltà davanti ai propri elettori, dovranno spiegare loro le ragioni per cui hanno dato il loro appoggio a questo Governo. Come giustificare la decisione di avallare scelte che hanno introdotto solo nuovi oneri a carico dei contribuenti? Dov'è il piano di riforme per sostenere i lavoratori e la produzione?
I cittadini della Sicilia, come tutti i cittadini della Padania, hanno bisogno di interventi che favoriscano la crescita economica e che sostengano chi, con il proprio lavoro, fa andare avanti l'economia di questo Paese. Abbiamo bisogno di riforme vere e strutturali, che possano offrire delle risposte alle esigenze di rilancio e di sviluppo socio‑economico e occupazionale.
Comprendiamo il disagio di quei cittadini che hanno avuto delle difficoltà causate dalle proteste in corso, ma nel contempo non possiamo non essere solidali con quei lavoratori che sono esasperati di fronte all'ennesimo aumento del costo del carburante e agli aumenti dei pedaggi autostradali, che rendono la propria attività impossibile da svolgere.
Questa maggioranza, non votata, non rappresenta il popolo e deve andare a casa!
Le frasi che in questi giorni gli autotrasportatori e gli agricoltori gridano a gran voce (come, per esempio, "questo Governo sta uccidendo chi lavora e chi produce") non possono rimanere inascoltate. La protesta è molto più ampia e tra i partecipanti non vi sono solo i forconi siciliani; a questi si aggiungono agricoltori, autotrasportatori, commercianti, artigiani, pescatori e i lavoratori di tutta Italia che non ce la fanno più a pagare anche per gli altri!
Non si può assistere inermi alla politica degli sprechi, delle assunzioni clientelari, della dissipazione senza ritegno del patrimonio pubblico e dell'insostenibile aumento delle tasse a carico dei cittadini. Il popolo non vuole più pagare per assicurare benefici a pochi ed è pronto a scendere in strada, al Sud come al Nord, così come dimostrano le decine di migliaia di cittadini scesi in piazza domenica scorsa a Milano per protestare contro un Governo che pensa di risanare il Paese a colpi di tasse in più per i lavoratori e per gli artigiani del Nord, rubando le pensioni di anzianità legittimamente guadagnate dai nostri lavoratori.
La Lega Nord si unisce alla protesta di quanti vogliono mandare a casa questo Governo illegittimo, si unisce all'esasperazione di quanti vogliono cambiare questa politica locale e nazionale fatta di interessi e di disuguaglianze. La Lega Nord è dalla parte della gente.
Chissà che il Nord ed un certo Sud non si possano unire per dare una spallata a questo Governo! (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, la posizione del Partito Democratico è chiara e netta. In Sicilia le cause che hanno portato alla protesta sono serie e profonde, vengono da lontano e sono ormai drammatiche sul piano economico e sociale. Spetta alla politica e ai livelli di governo locale, regionale e nazionale farsene carico con serietà e rigore. Sul metodo della lotta vogliamo essere altrettanto netti: il metodo usato nella protesta che ha segnato e paralizzato la Sicilia provocando danni economici rilevanti in questi giorni è discutibile.
C'è del bene? Sì, senza dubbio. Il bene è rappresentato da forze sociali spontanee che vanno responsabilizzate e chiamate, insieme alle legittime organizzazioni di categoria, ai tavoli istituzionali per far emergere il profilo propositivo e costruttivo della stessa protesta. C'è del male? Certamente, e anche questo va detto senza ambiguità né reticenza. Il male nella protesta è rappresentato da forze ambigue e in alcuni territori dalle stesse organizzazioni mafiose (Applausi dal Gruppo PD)che hanno interessi e per anni hanno dominato ed esercitato una funzione devastante, nel campo soprattutto dell'autotrasporto. Tali presenze vanno stroncate senza tentennamenti o giustificazionismi.
Sulle cause bisogna comprendere che la crisi viene da lontano e i settori dei trasporti, dell'agricoltura, della pesca e dell'artigianato sono i primi a pagarne terribili conseguenze. (Il ministro Cancellieri conversa con il senatore Firrarello).
Signora Ministro, la prego di ascoltarmi.
ZANDA (PD). Signora Ministro, vuole ascoltare l'intervento del senatore Lumia?
LUMIA (PD). Ripeto che le cause vengono da lontano e le conseguenze si sono scaricate sugli alti costi, soprattutto del gasolio, che non rende più competitivi nei mercati globalizzati questi settori.
Dunque, le radici della crisi sono antiche e anche in questi giorni sono emerse in tutta evidenza.
Signora Ministro, ci sono tuttavia delusioni più recenti che in Sicilia sono ancora più cocenti. Mi riferisco a chi sino al recente passato dal pulpito del precedente Governo nazionale e dalle stesse Aule del Parlamento ha promesso mari e monti, come l'abbattimento del costo del gasolio, incentivi senza precedenti e copiose e diffuse infrastrutture. Niente di tutto ciò è avvenuto! (Applausi dal Gruppo PD). Penso anche a quanto accaduto lo scorso anno (signora Ministro, si faccia consegnare gli atti degli incontri succedutisi) a livello siciliano e nel rapporto con il Governo nazionale, quando sono stati chiesti interventi specifici nel campo dell'autotrasporto.
Mi riferisco agli alti costi per superare lo stretto di Messina, alla necessità di creare una particolare preferenza per gli autotrasportatori dei prodotti ortofrutticoli, alla possibilità di agevolare le cosiddette autostrade del mare; all'utilizzo dei fondi FAS per le infrastrutture: nessuno di questi impegni è stato mantenuto. Per questo adesso la protesta esplode e non c'è neppure più convenienza a tenerla sotto controllo. Bisogna dunque voltare pagina e riorganizzare il patto che tiene insieme il nostro Paese.
Signora Ministro, colleghi, soprattutto per quanto riguarda i costi energetici e le infrastrutture bisogna utilizzare un metodo diverso: pensate un po' se dovessimo ricorrere ad un metodo che ancori all'oggettività gli interventi su tutto il territorio nazionale!
Liberiamoci dall'intermediazione della politica: quella centralista, territoriale, burocratica e clientelare e, spesso, anche affaristico-mafiosa. Potremmo stabilire nell'ambito del rapporto Governo-Parlamento-Regioni-autonomie locali gli indici infrastrutturali che il nostro Paese intende raggiungere, parametrarli e dotare di risorse e sistemi di controllo i vari territori che intendono utilizzare queste risorse.
Ministro, è necessario quindi cambiare radicalmente passo se vogliamo evitare che la protesta imbocchi la sterile strada dell'antico ribellismo, accompagnato dalla strumentalizzazione politica e, in molti territori, dall'azione diretta delle stesse organizzazioni mafiose.
Per quanto riguarda poi il metodo della protesta, Ministro, come dicevo all'inizio, la nostra impostazione deve essere altrettanto chiara e in grado di distinguere il bene dal male. Il bene è rappresentato da quelle aziende agricole che non sono più in grado di competere con le altre aziende della stessa Europa, presenti in Spagna, in Francia, in Germania e in Olanda, perché i costi diretti e indiretti sono diventati insopportabili, per cui molti agricoltori in piena crisi si sono lasciati coinvolgere, in buona fede, di fronte ad uno spiraglio di rabbia e di protesta che si è aperto. Stesso ragionamento vale per il mondo della pesca, per le aziende artigiane e per le realtà dell'autotrasporto. Così pure molti giovani studenti si sono tuffati nella contestazione, sapendo che il destino, per la maggior parte di loro, a prescindere dal titolo di studio e dai meriti, è segnato dalla disoccupazione o, meglio, dall'inoccupazione.
La parte sana della protesta va quindi ascoltata; va fatta sedere ai tavoli locali e nazionali, responsabilizzandola e chiamandola a tirar fuori idee e proposte.
Stesso rapporto trasparente e leale bisogna avere con il governo regionale: a questo proposito, ricordo che ci sarà un incontro tra il Presidente della Regione ed il Presidente del Consiglio.
Ministro, aver tenuto bloccati per anni i fondi FAS di spettanza della Sicilia per un bieco ricatto politico ha causato solo danni all'economia e alla società siciliana, piuttosto che alla stessa politica; aver bloccato attraverso gli enti delle Ferrovie dello Stato e dell'ANAS le opere pubbliche e infrastrutturali già decise e finanziate è stato un gioco meschino, condotto esclusivamente sul terreno della politica.
Il Governo Monti deve agire diversamente: si sblocchino queste risorse e naturalmente si vigili affinché siano legate direttamente alle finalità infrastrutturali e produttive previste. Si controllino i cantieri per fare delle opere pubbliche senza alcuna presenza di imprese mafiose; anzi, si promuovano le imprese che denunciano la mafia e si abbia il coraggio di applicare quella parte dello Statuto siciliano che prevede il meccanismo di compensazione dei costi energetici e fiscali che le imprese che veramente operano nell'isola debbono sopportare.
Proprio in questi giorni bisogna stare attenti a quanto sta accadendo all'opera pubblica - "mitica" - del ponte sullo Stretto di Messina. Non ho nulla in contrario sul taglio a quell'investimento (1,6 miliardi di euro), ma va indicato immediatamente verso quali altre opere pubbliche, ritenute più importanti e prioritarie, vanno destinate in Sicilia quelle risorse.
Per quanto riguarda la presenza mafiosa nella protesta, c'è stata, guai a minimizzarla o giustificarla. Io stesso in quest'Aula del Senato per ben due volte ho sollecitato il Governo ad agire con fermezza. Ministro, in questo momento, che le buone ragioni della protesta si allargano, bisogna prestare attenzione ed isolare i tentativi di collegamento che possono svilupparsi con la 'ndrangheta della Calabria e la camorra dei casalesi a Caserta, in Campania. Il presidente Ivan Lo Bello ha fatto bene a denunciare questa presenza.
Più volte abbiamo detto che ci sono interessi nel campo specifico degli autotrasporti. Certo, anche lì ci sono aziende sane ed oneste, ma il clan degli Ercolano e il clan De Nardo sono da anni presenti in questo settore e ancora non sono stati stroncati, ancora agiscono impunemente e spesso dei loro accoliti sono presenti nei territori e in quei paesi dove, Ministro, c'è stato un vero controllo del territorio e delle vie. (Applausi dal Gruppo PD). Interi negozi sono stati chiusi, molti paesi hanno conosciuto il deserto ed è stata loro sottratta la possibilità di movimento.
Allora, Ministro, le segnalo due cose.
Forse bisognava bloccare, fermare ed identificare chi all'interno dei blocchi, accanto alle persone oneste, agiva per conto delle organizzazioni mafiose. Ministro, si faccia fornire dalle forze dell'ordine e dalle prefetture, che come lei ha detto hanno agito con sapienza e intelligenza, quella carta della presenza della mafia in quei comuni, a partire da Lentini, tra Catania e Siracusa, nel corleonese, nella provincia di Palermo, a Mazara del Vallo, nella Provincia di Trapani, dove si è agito anche grazie alle organizzazioni mafiose.
Ci attendiamo ancora una presa di distanza ferma, libera e leale da parte del movimento «Forza d'urto» che ha provato a capeggiare e primeggiare sulla protesta. Noi agiremo sulle cause, con il dialogo e le proposte, ma chiediamo anche al Governo di agire con la stessa fermezza per liberare questo movimento dalle presenze mafiose e fare in modo che il nostro Paese conosca una nuova stagione di crescita, di legalità e di sviluppo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pistorio. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.
D'ALI' (PdL). Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, come è stato già ricordato dai colleghi D'Alia e Lumia, già da mercoledì ci siamo attivati per chiedere che il Governo venisse a riferire su quanto stava accadendo in Sicilia, auspicando in particolare che ciò venisse fatto dal Ministro dello sviluppo economico, presente giovedì scorso in quest'Aula. Giovedì abbiamo ulteriormente ribadito, allarmati dalle notizie che arrivavano costantemente dalla Sicilia, che ciò potesse essere anche oggetto di un'informativa da parte del Ministro dell'interno, che qui oggi ringraziamo sentitamente per la sua presenza, sulla cui relazione debbo però fare alcune puntualizzazioni.
Voglio dirvi, onorevoli colleghi, che non è con questo dibattito che ci laveremo la coscienza per quanto riguarda le cause che hanno generato la protesta. I partiti responsabilmente e la politica - l'onorevole Lumia inizialmente ha sostenuto il primato della politica, poi, non so perché, ha scantonato, dicendo che la politica non deve essere utilizzata - dovranno discutere in maniera molto più approfondita e molto più seria sulle cause vere del malessere siciliano, che non sono solo quelle legate alla crescita del prezzo del gasolio. Le cause vere del malessere della Sicilia stanno nei suoi mali che nascono e sono per la più parte di matrice proprio siciliana, che vengono da noi stessi, di un'autonomia che non ha saputo trasformarsi in fattore di sviluppo, ma è diventato peso, di un'autonomia che diventa erogazione di stipendi maggiorati, di pensioni maggiorate, assunzioni di consulenti a prezzi abnormi, finanziamento di sagre paesane, scandalo della formazione, incapacità di utilizzo dei fondi europei. Non sono solamente i fondi FAS, senatore Lumia, che mancano alla Sicilia; sono i fondi europei che restituiamo all'Unione europea per incapacità di spesa.
Una situazione così tragica da dover mettere in discussione, da parte di chi discute di politica e di istituzioni, la validità stessa dell'esistenza dell'autonomia regionale. Questo è il dibattito che anche oggi siamo riusciti a suscitare in gran parte per un'insipienza accumulata nel tempo e negli anni, dalla quale nessuno di noi - ieri come oggi - è esente.
Quindi, mi auguro che il Parlamento voglia affrontare questo argomento in maniera più compiuta e più seria. Chiedo, pertanto, ai Capigruppo di proporre una giornata di dibattito sulle condizioni della Sicilia, dell'agricoltura, della pesca e dell'autotrasporto siciliani, perché non è possibile che si possa e si debba arrivare a forme di protesta indiscriminata e assolutamente fuori dalle regole - questo è il secondo argomento che intendo trattare - quali quelle che sono state messe in piedi questa settimana.
Già da lunedì, signora Ministro, le confederazioni sindacali della triplice avevano denunciato il pericolo che la protesta non fosse un normale sciopero, ma si trasformasse in un blocco completo dei trasporti in Sicilia, in fenomeni di picchettaggio, di violenza, di strumentalizzazione politica e mafiosa - la si chiami come si vuole - ma certamente di prevaricazione puntuale dei diritti dei cittadini siciliani. E ciò si è verificato, in termini di impossibilità per le famiglie di recarsi al supermercato a comprare il latte, di impossibilità di portare i bambini a scuola, di code infinite ai distributori di benzina, di pregiudizio per i trasporti pubblici, per gli aeroporti e i porti: i traghetti diretti alle isole minori non sono potuti partire per mancanza di carburante.
In altri termini, tutto questo si è verificato in termini di mancanza dei servizi essenziali che non potevano essere messi in discussione dallo sciopero - se tale era - di una componente sindacale, ma dovevano essere garantiti dalla struttura del Governo sul territorio. E il fatto che i prefetti siciliani - non tutti peraltro - si siano riuniti solamente giovedì con il presidente della Regione quando da lunedì era iniziato il blocco completo dei trasporti, credo stia a significare, signora Ministro, per l'esperienza assoluta e per la stima infinita che nutriamo nei suoi confronti, che lei certamente non è stata adeguatamente informata di ciò che stava accadendo sul territorio. Solo giovedì mattina questa riunione, senza nessun ulteriore sbocco.
Un messaggio di questo tipo, cioè che in ragione di una pax territoriale possa essere prevaricato il diritto dei singoli cittadini e delle imprese che con i loro mezzi volevano portare fuori i loro prodotti e avviarli ai mercati di destinazione e sono stati impediti dal blocco di una parte degli autotrasportatori in Sicilia, con l'acquiescenza delle forze dell'ordine che hanno preferito, in molti casi, la tranquillità di facciata piuttosto che intervenire a tutela del diritto dei cittadini alla mobilità e all'esercizio delle loro attività, è un segnale allarmante, soprattutto in Sicilia, dove da decenni si combatte per affermare la cultura della legalità in maniera seria. E tale impegno deve rimanere con l'affermazione dei diritti di libertà del cittadino: mi riferisco al diritto di potersi recare in ospedale, a scuola, al supermercato e al diritto dei produttori di portare fuori dalla Sicilia i propri prodotti.
Il danno subito dalle aziende anche agricole, soprattutto agricole siciliane, che non hanno potuto inviare i propri prodotti e le merci deperibili fuori dalla Sicilia, trovandosi costrette a portare al macero decine, centinaia di tonnellate di prodotti, è incommensurabile. Incommensurabile è il danno economico immediato, ma anche il lucro cessante per quanto riguarda l'immagine della Sicilia e la reconquista dei canali della distribuzione, che sono stati immediatamente occupati dai prodotti spagnoli, marocchini e francesi. Sappiamo infatti che la grande distribuzione è nella stragrande maggioranza dei casi partecipata dalle multinazionali straniere.
Ebbene, mi domando perché ciò che oggi viene definito, nell'arco di 12 ore, "intollerabile" a Napoli o a Genova, sia stato tollerato per una settimana intera in Sicilia, dove lei stessa oggi dice esservi ancora code ai distributori e disagi per i cittadini. Ancora oggi, pur essendo terminato - nominalmente, signora Ministro, si informi anche di questo - lo sciopero di venerdì sera (fino a domenica mattina ho ricevuto telefonate di imprese che con i camion volevano portare i loro prodotti fuori e ciò veniva loro impedito dai picchettaggi), è necessario compiere degli accertamenti sul territorio. Signora Ministro, lei è stata ottima e stimatissima gestrice dell'ordine pubblico in una porzione rilevante della Sicilia, e sa quanto sia importante garantire ai siciliani la libertà dei loro diritti per evitare che essi possano confondere la presenza dello Stato con una presenza calmierante di più situazioni, e non certo come affermazione puntuale dei diritti del cittadino.
È per questo motivo che chiedo ai miei colleghi serenità nella valutazione di questa vicenda, di cui è giusto indagare le cause. Esistono le cause della protesta, ma le sue modalità sono state assolutamente non condivisibili e hanno penalizzato la Sicilia molto più di quanto la volessero difendere. Ci può essere stato un errore di valutazione ed ingenuità, ma qualcuno ci ha speculato e ci specula ancora, forse anche in prossimità delle prossime elezioni amministrative e regionali.
Chiedo al Parlamento di affrontare la questione, di discutere con il Presidente del Consiglio e con i Ministri competenti le misure che si devono eventualmente adottare, e che spero verranno adottate, in favore dei comparti della produttività e dell'economia siciliana, che sono danneggiati sicuramente dalla loro marginalità, ma che sono stati massacrati da questa settimana di blocco, le cui conseguenze sull'economia e sulla cultura della legalità in Sicilia vedremo ancora per settimane e mesi, e che spero possano terminare.
Ma quando l'agricoltura e l'attività di impresa stimano in 500 milioni di euro il danno provocato dal blocco su un'economia già disastrata come quella siciliana, qual è il risultato della protesta? L'apertura di un tavolo che era già aperto e già in corso di trattativa? Su questo dobbiamo meditare: sulla nostra assoluta capacità di strumentalizzare la protesta. Noi non dobbiamo strumentalizzare la protesta, non si deve farlo, ma la si deve incanalare nei suoi giusti argini, perché solamente in questo modo potremo immaginare un futuro diverso per la Sicilia.
Per cortesia, colleghi, risparmiateci, nei dibattiti, nei programmi televisivi e dovunque andate, improponibili dissertazioni storiche. Lasciate riposare in pace i grandi protagonisti del Risorgimento siciliano, i veri intellettuali della Sicilia, da Ruggero Settimo a Mariano Stabile, dal Marchese di Torrearsa a Michele Amari, a Giuseppe La Farina. Lasciateli riposare in pace. Non assimilate la grande rivoluzione liberale del 1848 in Sicilia per la libertà siciliana a quanto è successo in questi giorni. Quelli sono eroi intellettuali che hanno vissuto il carcere, l'esilio ed hanno scritto di proprio pugno intere pagine di storia che potrebbe essere utile leggere o rileggere - per chi lo avesse già fatto, e non so quanti - per trarre le motivazioni vere della possibile ricostruzione della Sicilia.
Non lanciamo messaggi di tolleranza sulla cultura dell'illegalità. Sono d'accordo con il senatore Lumia quando dice che bisogna indagare su coloro che hanno strumentalizzato. Ma voglio anche dire che il messaggio non può essere lanciato tantomeno dalle istituzioni dello Stato. La tolleranza in Sicilia è un messaggio cento volte più negativo di quanto possa esserlo in altre porzioni del nostro Paese.
Spero, quindi, di rivederci presto in questo Parlamento per discutere ampiamente al riguardo - non laviamoci la coscienza con i pochi interventi e minuti che abbiamo dedicato al problema Sicilia - e per indagare, verificare e decidere soprattutto, e non solamente discettare, su quelli che devono essere i veri rimedi per i tanti mali di quella regione, che sono però - come ho detto inizialmente - mali non solo eterogeni ma anche endogeni, sui quali noi stessi dobbiamo essere i primi a riflettere. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, dottoressa Cancellieri, che ringrazio per la disponibilità.