LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, illustrerò gli emendamenti 3.21 e 3.22 (testo 2) a mia prima firma.
Onorevoli colleghi, il nostro attuale ordinamento penitenziario, modificato nel 2005, stabilisce che non si possa concedere la detenzione domiciliare ai recidivi. Con la legge n. 199 del 2010 si è fatta una deroga e si è stabilito che sino al 31 dicembre 2013 si sarebbero potuti concedere i domiciliari anche ai recidivi se la pena da scontare fosse fino ad un anno. Ora si interviene dicendo che sino al 31 dicembre 2013 anche i recidivi, fermo restando l'ordinamento penitenziario, che non viene toccato, vanno ai domiciliari se la pena da scontare è sino a diciotto mesi, cioè sei mesi in più.
Noi riteniamo che l'ordinamento penitenziario abbia una sua attualità, e se prevede che ai recidivi - ossia a chi reitera la condotta delittuosa commettendo reati della stessa indole in un arco temporale ristretto - non si applichino certe misure, ci sarà un motivo. Pensiamo dunque che se questa norma è stata inserita dal legislatore per motivi di sicurezza e di tutela non si possa dire che per due anni o un anno e mezzo possiamo farne a meno. Non mi sembra che questa sia la logica da osservarsi, perché su questo tema, estremamente delicato, della sicurezza non si può dire che poi rimane in vigore dal 1° gennaio 2014...
PRESIDENTE. La pregherei di concludere.
LI GOTTI (IdV). Bene, questo è il nostro primo emendamento.
La norma, così com'è fatta, prevede che di ufficio si avvii la procedura per mandare ai domiciliari. Ma se un detenuto ai domiciliari non vuole andarci, quantomeno gli vogliamo porre a carico l'onere di fare una domandina? Se rientra nella categoria di chi può goderne, gli vogliamo dire che entro 15 giorni deve comunicare se vuole andare ai domiciliari oppure no? Così com'è, la norma si applica d'ufficio su iniziativa del pubblico ministero, nel senso che si fa un'istruttoria e si dice che il detenuto in questione va ai domiciliari anche se non ci vuole andare. Attraverso il nostro emendamento proponiamo di inserire la possibilità di chiedere al detenuto, che ha questo diritto, se vuole andare ai domiciliari oppure no, perché per alcuni i domiciliari sono peggio del peggio del carcere. (Commenti del senatore Castelli).
PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, la prego, non mi metta in difficoltà.
LI GOTTI (IdV). È inutile l'applicazione d'ufficio. Inseriamo nella procedura l'interpello del detenuto.