ad un anno dall'entrata in vigore del divieto, contenuto nel decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011 (cosiddetto milleproroghe), dell'uso delle buste non biodegradabili, un terzo dei negozianti italiani userebbe ancora i vecchi sacchetti di plastica inquinanti;
nel testo del provvedimento non compare la disposizione indicante i corretti parametri di biodegradabilità e compostabilità nell'ambiente dei sacchetti per la spesa;
sembra diffusa la pratica di aggiungere un additivo alla plastica tradizionale per poi spacciarla come biodegradabile;
ritenuto che la procedura avviata nel 2007 debba essere completata con l'indicazione dei corretti parametri di biodegradabilità e compostabilità nell'ambiente;
rilevato che:
le bioplastiche al momento presenti sul mercato sono composte principalmente da farina o amido di mais, grano o altri cereali che, in accordo con la norma europea EN 13432 e con i programmi di certificazione rilasciati da primari enti internazionali, sono veramente biodegradabili;
le medesime hanno il pregio di avere un tempo di decomposizione di qualche mese in compostaggio contro i 1.000 anni necessari alle materie plastiche sintetiche derivate dal petrolio;
inoltre non rendono sterile il terreno sul quale vengono depositate e rappresentano una filiera produttiva importante per l'industria italiana,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga necessario adoperarsi per promuovere disposizioni che garantiscano una piena biodegradabilità e compostabilità dei sacchetti usati per la spesa o simili, attraverso il processo biologico che porta alla produzione della miscela di sostanze umificate.
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