PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signori Ministri, credo che innanzitutto dobbiamo inchinarci di fronte alle vittime. Siamo sinceramente vicini alle famiglie che stanno vivendo nel dolore quella che avrebbe dovuto essere una piacevole vacanza, magari sognata da chissà quanto tempo.
Sono perfettamente d'accordo con le parole dette nei giorni scorsi anche dal Ministro dell'interno, che ci ha richiamato a guardare con attenzione all'eroismo delle piccole cose, del cittadino solidale, dei tanti volontari, del personale stesso della nave, almeno quello che ha avvertito la responsabilità della situazione. Una situazione che ci ha portato e ci porta a vedere come, a fronte delle grandi responsabilità che molti si sono spontaneamente assunti, c'è stata probabilmente quello che potremmo definire una sorta di basso tasso di onore, da parte, per fortuna, di pochi. Certo, devo dire che la telefonata tra Schettino e De Falco, che abbiamo ascoltato con angoscia in televisione, è agghiacciante. Come è sconcertante il tempo intercorso tra le ore 22,06 e 0,34, come è stato ricordato da voi Ministri, cioè tra le prime segnalazioni alla capitaneria di porto e i primi contatti con il comandante Schettino.
Voglio dire subito che non sta certamente a noi qui dentro svolgere le indagini. Non intendiamo neanche indulgere su dettagli che vanno in ogni caso verificati al massimo e che comunque non appartengono alla nostra sfera di azione. Siamo fiduciosi che la magistratura svolgerà con accurata accortezza il suo compito, non soltanto per individuare i colpevoli, ma perché, attraverso le accurate indagini, si possano evidenziare quelle criticità, probabilmente non solo organizzative, ma forse anche normative, che potranno emergere e consentire a noi, nel caso, in quanto legislatori, di intervenire con la prontezza dovuta.
Penso al tema della sicurezza in generale, certamente, ma anche, per esempio, alle tipologie dei contratti di lavoro nell'ingaggio del personale, alla formazione del personale stesso, alle professionalità dei lavoratori, che sono elementi anch'essi di sicurezza degli utenti, che qualche volta sono anche disattenti, come siamo disattenti tutti quanti noi quando, in aereo, ci fanno vedere quali dovrebbero essere le norme di sicurezza. Immagino che la stessa disattenzione possa esserci anche in questo tipo di crociere, nel momento in cui l'utente dovrebbe essere coinvolto attivamente proprio sulle norme di sicurezza.
Dico subito che apprezziamo molto il coordinamento che c'è stato tra i Ministeri e la prontezza con cui anche voi Ministri siete venuti a riferire in Parlamento, con dettagli, che, certo, abbiamo letto anche sui giornali, ma con tutte le riserve che ciascuno di noi ha per ciò che legge sulla stampa e per ciò che ascolta o vede in televisione.
Intendiamo dare serenità e sostegno alle azioni del Governo. Apprezziamo quanto ci hanno detto il ministro Clini e il ministro Passera. Il ministro Clini in questi giorni ha dimostrato di avere le idee decisamente chiare su come affrontare i gravi pericoli che possono derivare dal carico di idrocarburi e di oli, un carico tale da assimilare la Concordia ad una nave porta petrolio, almeno così è stato detto. Positiva anche l'interlocuzione, fattiva e rapida, con le compagnie per il piano di interventi di recupero, nonché la priorità stabilita per gli interventi, da lei ribadita ancora questa sera, ministro Clini, prevedendo, come è giusto che sia, in primo luogo, la ricerca degli eventuali altri superstiti. L'aver avviato le procedure per lo stato di emergenza, il far ricorso all'articolo 5 della legge n. 51 del 2011 per la regolamentazione del traffico navale nelle aree ambientali sensibili, l'incentivazione di accordi di collaborazione volontari con i gestori delle navi da crociera per un'autoregolamentazione del traffico, il ruolo delicato che viene affidato alla Protezione civile ci tranquillizzano sulla serietà, sull'immediatezza e sulla scrupolosità con cui si sta affrontando la tragedia, per evitare che leggerezze o consuetudini - definiamole così - fin qui tollerate possano determinare nel futuro altre analoghe sciagure.
Infine, mi sia consentito, Presidente, esprimere brevemente un mio sentimento, forse non da parlamentare, più che altro da utente della televisione di Stato. Credo che la televisione di Stato stia producendo ancora una volta un danno enorme con questa mania continua di voler fare i processi in televisione. Sono dei tuttologi: ognuno sa tutto di tutto, ognuno conosce i particolari, che non sono conosciuti, tante volte, neanche dai tecnici. Piuttosto che offrire in modo sintetico un'immagine giusta e corretta della tragicità e della drammaticità dell'evento, si assiste ad una divulgazione di particolari assolutamente incontrollabili, che stanno procurando un danno notevole di immagine all'Italia in quanto tale, in particolare alla cantieristica italiana, che è sempre stata il fiore all'occhiello delle nostre attività produttive. Si tratta di un'immagine decisamente negativa anche in termini di turismo, tra l'altro anche a fronte del meno 30 per cento di presenze turistiche che già si registra in Italia. In questo senso auspico che la Commissione di vigilanza sulla RAI voglia fare anch'essa la sua parte per ridare a noi cittadini italiani almeno la serenità di giudizio nell'angoscia di ciò che abbiamo provato di fronte alla tragicità di tale evento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Toni. Ne ha facoltà.
DE TONI (IdV). Signor Presidente, onorevoli Ministri, prendo atto di quanto è stato affermato poc'anzi relativamente alla dinamica degli eventi e alle azioni che si stanno compiendo in queste ore per tentare di salvare vite umane ed evitare un disastro ecologico, sebbene, seppur contenuto, è chiaro che un danno ai fondali dell'isola del Giglio già c'è.
Da una parte vi è dunque il dramma, la tragedia umana che ha colpito le vittime e i loro familiari, ai quali va il profondo cordoglio del nostro Gruppo insieme alla piena vicinanza alle famiglie; dall'altra, vi è il problema del recupero della nave e il rischio della fuoriuscita del greggio, con il conseguente aggravamento della situazione di inquinamento del Tirreno, delle coste della Toscana e non soltanto di quella Regione.
Vi è anche un altro problema: le condizioni di sicurezza della navigazione. Dobbiamo chiederci quali condizioni di sicurezza siano in grado di impedire che l'errore umano causi effetti così devastanti.
Non è mia intenzione, signor Presidente, dare vita a un processo contro una o più persone ma soltanto richiamare quanto accaduto per procedere in questa mia riflessione. Secondo i manuali del diritto della navigazione, il comandante non può ordinare l'abbandono della nave in pericolo se non dopo avere esperito senza risultato i mezzi suggeriti dall'arte nautica per salvarla, sentito il parere degli ufficiali di coperta o, in mancanza, di due almeno dei più provetti componenti dell'equipaggio. Questo organo straordinario non è che la sopravvivenza di un antico istituto di diritto marittimo, detto consiglio di bordo. Ebbene, quali mezzi sono stati esperiti? Cosa facevano, per esempio, gli altri componenti del cosiddetto consiglio di bordo? Spero che queste risposte arrivino presto.
Così come mi auguro che questa sciagura possa porre fine ad una consuetudine che finora è stata erroneamente tollerata ma che non è più sostenibile, come ha già detto anche il ministro Clini. In un anno pare ci siano stati 52 "inchini" in quel tratto di mare. Sulla base di puntuali denunce fatte dai circoli ambientalisti dell'Elba, di Giannutri e delle altre isole non è certo una novità l'usanza delle navi da crociera di navigare a poche centinaia di metri dalle coste, o addirittura di ancorare all'interno del mare del parco nazionale dell'Arcipelago toscano. Mi chiedo come tutto questo sia potuto accadere sinora all'insaputa della capitaneria di porto. Come mai nessuna sanzione è stata comminata? C'è da ripensare, signori del Governo, il turismo delle grandi navi: pensiamo a Venezia. Insomma, sarà anche controllato quel traffico di mare, ma si passa a 100 metri dal Palazzo Ducale e da piazza San Marco.
Dunque, signor Presidente, il punto fondamentale non è quello di escludere che vi possa essere stata una distrazione, una grave colpa o una ingiustificata assenza nel comando: a noi interessa piuttosto sapere che fare affinché, in presenza di un simile errore, la vita di centinaia di persone non corra pericoli mortali.
Il nostro Paese dispone da poco più di 11 anni di un sistema di controllo del traffico marittimo: il Vessel Traffìc Service (VTS). La legge 7 marzo 2001, n. 51, ha avviato, infatti, la realizzazione del sistema di controllo del traffico marittimo, un sistema interattivo che controlla le rotte delle navi attraverso le strutture centrali e periferiche delle capitanerie di porto. Alcune domande, allora, si pongono in modo ovvio. Perché il sistema di controllo non è ancora operativo in quell'area? Il contratto per sistemare i radar e rendere operativo il VTS attorno all'isola del Giglio è stato stipulato nel 2005 con la Selex sistemi integrati, la società di Finmeccanica, e avrebbe dovuto essere concluso nel 2009. Ma questo non è accaduto. Il contratto è ancora pendente. Si apprende in questi giorni che fino ad ora con il sistema VTS è stato coperto il 45 per cento del territorio italiano e per questo sono stati spesi fino ad oggi circa 320 milioni di euro. Ci chiediamo, a questo punto, quali sono le aree di mare nazionale controllate con questo sistema.
Quanto accaduto ci pone alcuni interrogativi, oltre che sulla sicurezza della navigazione anche sulla tutela dell'ambiente.
In conclusione, signor Presidente, riconfermo, a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori, la solidarietà nei confronti delle persone che sono state duramente colpite da questo dramma ed esprimo riconoscenza per quanti, ancora in queste ore, si stanno prodigando nei soccorsi.
Se in questa catastrofe è emersa purtroppo con forza l'insipienza dell'uomo, è pur vero che c'è anche l'operato esemplare della capitaneria di porto, di tutte le forze dell'ordine, della Protezione civile, e ci sono soprattutto i gigliesi che in modo esemplare hanno accolto i naufraghi.
Occorre tornare al rispetto delle regole, al corretto rapporto tra l'uomo e la natura, tra l'uomo e l'ambiente, tra l'uomo e il suo habitat. Spesso l'uomo, colto da un delirio di onnipotenza - come in questo caso - oltrepassa ogni limite. E allora fermiamoci un attimo a riflettere: ne va del futuro dell'uomo e del Pianeta.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Germontani. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, innanzitutto voglio esprimere a nome del mio Gruppo Per il Terzo Polo:(ApI-FLI) la vicinanza alle famiglie dei dispersi e delle vittime a seguito della tragedia del 13 gennaio e, nello stesso tempo, un sentito ringraziamento alla Capitaneria di porto, alla Guardia di finanza, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, agli abitanti stessi dell'isola del Giglio che hanno contribuito a far sì che questa tragedia non avesse risvolti ancora più gravi e pesanti dal punto di vista della perdita di vite umane.
Provo ad essere estremamente sintetica. È evidente che la causa scatenante è riconducibile alla pratica dei cosiddetti inchini, vale a dire l'abitudine delle navi da crociera di avvicinarsi troppo alla costa per portare un simbolico saluto; inchini che sono stati per la verità sempre tollerati. Oggi apprendiamo che la società di navigazione intende costituirsi parte offesa nell'inchiesta, dimenticando però che l'autorizzazione, o quantomeno la tolleranza a questa pratica, al capitano Schettino era stata più volte data, e anzi pubblicizzata sul sito Internet della compagnia. È stato detto che 52 sono gli inchini già avvenuti. Pensiamo a cosa può avvenire quando a un bestione come la Costa Concordia è consentito di passeggiare in mezzo al mare a 150-200 metri dalla costa. Quindi, è evidente che il capitano Schettino, come confermano le indagini, ha fatto errori su errori, ma nessuno prima gli ha vietato di avvicinarsi troppo all'isola del Giglio, e quando si è incagliato è stato troppo tardi.
Ho appreso dal ministro Clini con piacere, pur nel momento particolarmente tragico che ci accomuna, che il sindaco di Venezia e il Presidente dell'Autorità portuale di Venezia stanno assumendo delle iniziative forti per quanto riguarda il passaggio delle navi, anche perché recentemente l'associazione Ambiente Venezia ha reso noto uno studio sui danni provocati dalle grandi navi a Venezia. Dal dossier emergono i problemi dell'inquinamento ambientale da zolfo, da onde elettromagnetiche, dei danni ai fondali, con la perdita di sedimenti in mare e l'erosione, nonché dei danni alle rive. Da questo dossier emerge che una nave inquina come 14.000 macchine e la quantità è dieci volte superiore a quella del traffico in tangenziale. La polemica ha avuto molti risvolti, anche a livello internazionale. Qualche mese fa il quotidiano «The New York Times» ha dedicato a questa vicenda un approfondimento, mettendo in risalto la preoccupazione legata anche alle vibrazioni determinate dal passaggio delle navi a Venezia; vibrazioni che, secondo alcuni, rischierebbero di compromettere le fondamenta degli storici palazzi veneziani.
Colgo quindi l'occasione della presenza dei Ministri per richiamare l'attenzione anche su questo fatto, provando ad avanzare qualche proposta. Sappiamo che la navigazione è libera nella maggior parte del Mediterraneo. Non esistono rotte prefissate obbligatorie: la discrezionalità è tutta del capitano. Sarebbe quindi opportuno attuare la legge 14 marzo 2001, n. 51, introducendo una limitazione alle rotte di queste navi, impedendo il transito in aree sensibili a rischio.
Occorre poi lavorare per un nuovo patto su sicurezza in mare, nautica e ambiente, perché vengano adottate regole più incisive in materia di distanza di sicurezza dalla costa e di monitoraggio del traffico navale. Esistono già dei sistemi satellitari che monitorano alcuni tratti di mare, come le Bocche di Bonifacio e lo Stretto di Messina, che potrebbero essere estesi ai tratti di mare prospicienti le isole minori e le aree marine protette.
Il tragico evento dell'isola del Giglio ci porta alla necessità delle regole per la guida di tutti i mezzi di trasporto, che devono essere rilette e riscritte. Chiediamo allora al ministro Passera di inquadrare il problema della sicurezza dei trasporti nella sua complessità e di prospettare al Parlamento le più opportune soluzioni. Al ministro Clini chiediamo di sviluppare iniziative che possano coniugare gli aspetti di preservazione, di tutela dell'ambiente marino - è infatti Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - con le esigenze di natura commerciale che caratterizzano il traffico marino.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signori Ministri, vorrei anzitutto rinnovare il mio cordoglio per le vittime. Dico rinnovare perché il cordoglio è già stato espresso, immediatamente dopo la tragedia, dal presidente Schifani che, in quella sede, ha interpretato il pensiero di tutti noi senatori. Vorrei altresì esprimere una commossa solidarietà ai parenti delle tante persone disperse, che in questi momenti vivono una tragedia incalcolabile.
Il mio pensiero va anche alle tante manifestazioni di coraggio. Riscontriamolo e sottolineiamolo sempre: abbiamo avuto, nel nostro Paese, uomini coraggiosi - vigili del fuoco, carabinieri e uomini delle capitanerie di porto, della polizia e della finanza (l'elenco sarebbe lungo) - e manifestazioni di coraggio, solidarietà e umanità. Questo allevia il senso di dolore che si prova di fronte alla codardia di talune persone che hanno fatto apparire, ancora una volta, il nostro Paese per quello che non è.
Ho avuto il piacere di viaggiare più volte con Costa Crociere, e devo dire che in quelle occasioni ho riscontrato grande professionalità. Rivolgendomi alla collega Poli Bortone voglio precisare che le prove di sicurezza vengono effettuate appena si è a bordo. Dunque, come dicevo, ho riscontrato grande professionalità, soprattutto nei comandanti e negli ufficiali di bordo. Per questo, la mia meraviglia è forse ancora maggiore rispetto a chi non ha avuto questo piacere. E la meraviglia mi porta a ritenere che non si tratta solo delle codardia di un comandante, che forse ha la responsabilità di questa tragedia: probabilmente ci sono responsabilità di altri, a bordo e non.
Il mio ringraziamento, e quello del Gruppo che rappresento, va poi a voi, signori Ministri, perché la mia esperienza passata mi ha insegnato quanto sia difficile coordinare eventi di questa portata. Lo avete fatto con grande professionalità, con immediatezza e in collaborazione. Questo è importante, importantissimo. Va sottolineato l'intervento del Ministro dell'ambiente, l'invio delle unità. L'unica cosa che non mi convince - ma lo dico da incompetente - è il fatto che non si riesca ad ancorare questa nave che, se sprofondasse, creerebbe quella tragedia che è troppo banale sottolineare ancora una volta, dopo che lo ha detto così autorevolmente il Ministro dell'ambiente. Mi congratulo poi con il ministro Passera per gli interventi effettuati e per il coordinamento.
Detto ciò, la magistratura farà certamente chiarezza su questa tragedia, ne sono sicuro. La raccomandazione che mi permetto di rivolgere ai Ministri è di insistere, soprattutto in questa fase, perché nulla sia tralasciato per il salvataggio di eventuali persone rimaste all'interno della nave, e soprattutto (o forse ancor di più) perché si vada fino in fondo nell'inchiesta che giustamente è stata disposta a livello amministrativo.
Il codice della navigazione già c'è, già proibisce gli avvicinamenti - avvicinamenti alla costa folli come quello che ha causato l'incidente, spegnendo tutti i macchinari, spegnendo tutto - ma ben vengano linee guida in tal senso.
Da ultimo, in qualità di componente della Commissione vigilanza RAI, prendendo spunto da quanto suggerito dalla collega Poli Bortone, affronterò la questione in seno alla Commissione, perché è effettivamente scandaloso continuare a fare processi in televisione, non soltanto in RAI, ma in tutti i canali televisivi. In questo senso mi sento di dare garanzie.
Grazie ancora, signori Ministri, per le informazioni fornite e per il vostro lavoro.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signor Presidente, gentili Ministri, onorevoli colleghi senatori, ho ascoltato con molta attenzione quanto esposto dal Governo sulla tragedia che si è consumata qualche giorno fa all'isola del Giglio e anch'io vorrei, innanzitutto, esprimere la vicinanza di tutto il Gruppo della Lega Nord alle famiglie delle vittime e dei dispersi e un ringraziamento a tutti quelli che in questi giorni stanno lavorando senza sosta.
Sappiamo che sono in corso anche in queste ore operazioni di soccorso a bordo della nave; il Governo ci ha appena illustrato che sono in atto interventi per contenere il rischio di inquinamento, interventi che peraltro - ne abbiamo avuto conferma - saranno lunghi e complessi.
Questa tragedia sembrerebbe causata soprattutto da una consuetudine pericolosa, e mai probabilmente debitamente sanzionata, che apre degli interrogativi che necessitano una risposta. È inquietante il fatto che si parli di consuetudine: abbiamo scoperto che questa pratica, sicuramente azzardata, dell'inchino è ricorrente e conosciuta da molti; tuttavia, se si tratta di una manovra vietata e pericolosa, se esistono norme precise sul controllo degli spazi marittimi di interesse nazionale, se esistono delle sanzioni rilevanti per i comandanti che non osservano gli schemi di separazione delle rotte, perché fino ad ora è stato tacitamente consentito di effettuare operazioni di questo tipo? Probabilmente, perché fino ad oggi non era mai successo niente. Mi chiedo se tutto questo sarebbe potuto avvenire se fossero state rispettate le norme esistenti per la salvaguardia del nostro territorio.
Il turismo nel nostro Paese è un comparto di una tale importanza che non possiamo assolutamente rischiare di danneggiarlo in alcun modo; oggi abbiamo visto - è stato più volte detto anche dai colleghi - immagini inquietanti delle navi da crociera nel bacino di San Marco e abbiamo avuto modo di renderci conto tutti del rischio che tante volte probabilmente abbiamo corso.
Ora è sicuramente il momento di agire. È necessario intervenire con ogni azione necessaria per contenere innanzitutto i danni che potrebbero verificarsi nell'immediato futuro e poi per offrire un sostegno alle famiglie che stanno vivendo un momento di gravissima difficoltà a seguito di quanto è accaduto. Tuttavia, finita l'emergenza, non bisogna dimenticare tutto; è necessario intervenire con misure mirate. Non parlo tanto di norme sulla sicurezza della navigazione, perché penso che ne esistano a sufficienza e probabilmente basterebbe soltanto rispettarle; non parlo neanche di sicurezza delle imbarcazioni, perché nel caso specifico le navi Costa sono - credo - dei gioielli della nostra cantieristica prodotti da Fincantieri.
Parlo soprattutto di un'organizzazione interna delle navi da crociera che evidentemente in questa occasione non è stata in grado di fronteggiare la criticità della situazione. Innanzitutto è incomprensibile come non sia stato possibile individuare da subito un elenco di tutti gli ospiti e di tutto il personale viaggiante: questi elenchi dovrebbero essere stati inviati per via telematica alla sede centrale di Genova della Costa crociere e prodotti al momento dell'imbarco. È assolutamente incomprensibile per tutti questo balletto di cifre sul numero degli imbarcati e sulla loro identificazione.
Mi riferisco anche a una forte carenza del personale di riferimento in merito alle operazioni di soccorso. Dato per scontato l'incomprensibile ritardo nelle operazioni di abbandono della nave (e al riguardo sommessamente dico che non vorrei che tale ritardo fosse dovuto a precisi input da parte della sede centrale di Genova), è parso evidente anche dalle dichiarazioni rese dagli stessi ospiti che il personale generico (camerieri, cuochi e animatori) abbia aiutato nelle operazioni di soccorso in maniera assolutamente autonoma, senza alcun coordinamento, con tutti i rischi che ciò comporta quando si muovono migliaia di persone. Ritengo che ciò non sia assolutamente accettabile. Sappiamo, almeno dal riscontro che abbiamo dagli organi di stampa, che le responsabilità del comandante sono gravi e non giustificabili, ma ritengo sia inaccettabile soprattutto la mancanza di un coordinamento.
Inoltre, vorrei sottolineare un punto che personalmente ritengo importante e che potrebbe essere facilmente migliorabile. Sappiamo che la stragrande maggioranza del personale è prevalentemente di origine asiatica; mi chiedo quanto tale personale conoscesse la lingua degli ospiti e quanto fosse in grado di dare comunicazioni, di facilitare le operazioni di abbandono della nave e di dare una sorta di sicurezza agli ospiti presi dal panico. L'equipaggio, qualsiasi sia il ruolo che ha a bordo di una nave di questo genere, dovrebbe essere in grado, in casi di emergenza, di coordinare e di aiutare i passeggeri in difficoltà. Da tale assunto credo derivi che automaticamente l'assunzione del personale dovrebbe prevedere come requisito indispensabile una fluente conoscenza, non dico di tutte le lingue possibili, ma almeno tale da consentire di interloquire con i passeggeri ospiti della nave.
Avviandomi a concludere, mi auguro che si intervenga con celerità e che ci si concentri su azioni rapide, innanzitutto per bloccare il relitto della nave, preso atto delle difficoltà di cui abbiamo appreso oggi dal Ministro, e quindi per non lasciarla affondare, al fine di eliminare o comunque contenere al massimo i rischi di inquinamento.
Noi, come Gruppo della Lega Nord, speriamo sinceramente che i contraccolpi che potrebbero derivare dalla tragedia per l'economia turistica e quella cantieristica vengano contenuti al massimo, e che le difficoltà riscontrate oggettivamente in tale situazione siano di monito affinché episodi del genere non si debbano più verificare. (Applausi del senatore Divina).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ranucci. Ne ha facoltà.
RANUCCI (PD). Signor Presidente, signori Ministri, colleghi, innanzitutto esprimo anch'io ancora una volta da parte del nostro Gruppo il cordoglio per le vittime, nella vicinanza ai familiari. Allo stesso tempo, credo sia doveroso riconoscere ciò che è stato fatto dalla Guardia costiera e da tutte le forze dell'ordine. Il passaggio di un transatlantico nell'immaginario collettivo è sempre stato un momento di festa: ricordiamo il film "Amarcord" di Federico Fellini, quando passava la grande Rex e tutti gli abitanti di Rimini andavano a vedere il passaggio di questa grande nave. Una, due volte l'anno. Oggi, solo la Concordia ha attraversato per ben 52 volte l'anno tratti di mare molto pericolosi, che hanno necessità di grande tutela.
Ringrazio i Ministri non solo per la loro presenza, ma anche per l'efficienza e l'efficacia su tale argomento. Il ministro Clini ci ha già riferito che forse a Venezia potremo trovare delle soluzioni per evitare che possano succedere dei disastri. Quali atti il Governo intende prendere per regolamentare non solo questi passaggi - ricordo anche le bocche di Bonifacio - ma anche quelli tra le isole minori e la costa? Si tratta di punti di grandissima sensibilità. Io non voglio chiamarlo "inchino", lo voglio chiamare "accostamento" (parliamo un attimo anche di mare e di marineria). Tali accostamenti possono essere molto, molto delicati e pericolosi. E qui mi ricollego a un altro grande problema che abbiamo nel nostro mare e in tutto il Mediterraneo: le grandi petroliere. Abbiamo 14 porti petroliferi, 12 raffinerie e 343 milioni di tonnellate di petrolio che girano sul nostro mare.
Non possiamo certamente bloccare tutto questo, perché rappresenta la vita per la nostra economia, ma mi chiedo - e torno a quanto accennato dal senatore De Toni - che fine abbia fatto il Vessel traffic management information system. Per i profani, si tratta di quel sistema che controlla la navigazione, come accade per il controllo aereo, volendo semplificare. Vorrei ricordare qualche altro dato. Era un progetto da 320 milioni che avrebbe dovuto funzionare nel 2009. Il contratto prevedeva due fasi. La prima, siglata nel 1999, per circa 120 milioni di euro, riguardava zone delicate come lo stretto di Messina, le Bocche di Bonifacio, poi le coste siciliane, pugliesi ed anche il porto di Genova: qui il sistema è già attivo. Il 7 dicembre 2005 è stata siglata la seconda fase, per circa 200 milioni, relativa a tutto il resto dei nostri mari. L'accordo prevedeva che il progetto esecutivo fosse pronto entro sei mesi e che i siti fossero completati entro l'inizio del 2009. Per le zone del disastro della Concordia erano previsti gli impianti sul monte Capanne dell'Argentario. I soldi erano stati stanziati, ma di questo sistema ne funziona solo una piccola parte. A proposito di risorse, so che in precedenza sono state ridimensionate le risorse per il recupero degli inquinanti e per la salvaguardia del mare. Mi chiedo se ci sono le risorse per bandire nuovamente la gara che scadrà nel 2013 per il recupero degli inquinanti liquidi nel mare. Il Governo intende reintegrare le risorse ridimensionate in precedenza?
A proposito di risorse, ministro Passera, volevo qui sottolineare che le capitanerie di porto hanno sofferto, e in questo momento soffrono, di un problema di mancanza di risorse. E noi dobbiamo ringraziarle per quanto fanno.
Forse è un problema che non riguarda soltanto il mare, ma l'intero Paese, ma un migliore coordinamento delle forze che sviluppano il loro lavoro sul mare andrebbe fatto. Noi abbiamo la Guardia costiera, la Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia. Forse cercare di capire «chi fa cosa» potrebbe rappresentare un recupero delle risorse per le capitanerie di porto e per meglio dare loro la possibilità d'intervenire.
In conclusione, volevo chiedere al ministro Clini se in genere, ricordando che queste navi utilizzano carburanti molto pesanti e molto inquinanti, pieni di solfato, non per questi ma per altri mezzi di trasporto, molto più leggeri, sia pensabile di imporre dei carburanti a basso inquinamento, in quanto molto spesso noi vediamo cosa lasciano questi natanti all'interno dei nostri porti e intorno alle nostre isole.
Ministro Passera, l'economia del mare è fondamentale per il nostro Paese. Le lancio una piccola provocazione. Siccome l'economia del mare prevede il turismo, prevede le infrastrutture, prevede i trasporti e la relativa cultura, forse una parte del suo Ministero, per ciò che attiene alle attività produttive, potrebbe essere dedicata, in un coordinamento generale necessario per il nostro Paese, all'economia del mare. É un'economia che dà moltissimo da vivere, ma che è in sofferenza in tanti campi. Non dimentichiamo i nostri pescatori, le persone che vivono realmente sul mare. Forse un coordinamento potrebbe essere un momento di sviluppo per il nostro Paese.
Chissà se, da un tragedia, possiamo trovare la forza di risollevare il nostro Paese per farlo diventare uno dei grandi leader dei mari del mondo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Matteoli. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (PdL). Signor Presidente, anche se abbiamo già avuto l'occasione di farlo, voglio ricordare i morti di questo tragico incidente e augurare ai feriti una pronta guarigione.
Che il tragico incidente, avvenuto lo scorso venerdì, sia stato originato da un gravissimo errore umano è un dato di fatto, certo, sul quale varie indagini amministrative e giudiziarie dovranno fare piena luce, acclarando i dettagli e chiarendo coni d'ombra che tuttora permangono sull'evento.
Abbiamo ascoltato una ampia relazione sull'accaduto, relazione che riporta i dati che gli operatori hanno predisposto, e di questo voglio ringraziare i Ministri. Ma la chiarezza è indispensabile per ridare certezza e fugare dubbi e incertezze nell'opinione pubblica, oltre che per evitare ripercussioni negative al settore della crocieristica italiana, che va invece tutelata, anche per salvaguardare posti di lavoro. Bisogna operare per tutelare l'immagine dell'Italia nel mondo - e mi fa piacere averlo sentito ribadire anche da altri colleghi - in un settore in cui abbiamo tradizioni ramificate nei secoli. Lo sciagurato, gravissimo incidente del Giglio non deve compromettere le affermazioni che, anche sotto il profilo tecnologico, le imprese italiane si sono guadagnate nel mondo.
Così come dobbiamo ricordare che da una parte abbiamo dovuto registrare il clamoroso errore umano, ma di contro si è registrato anche l'ottimo lavoro della Guardia costiera, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile e l'abnegazione di tanti cittadini del Giglio, ma anche dell'Argentario e di Orbetello, per il soccorso dato ai naufraghi.
Vigili, signor Ministro dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, sulle capitanerie di porto, che sono eccezionali. Io ho avuto, nella mia lunga vita politica, la possibilità di svolgere la funzione sia di Ministro dell'ambiente che delle infrastrutture e dei trasporti, e ho verificato che le capitanerie di porto, che lavorano con il Ministero dell'ambiente e che dipendono dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sono uno dei Corpi eccellenti di cui dispone l'Italia. Qualcuno sta cercando di lavorare per riaccorparle alla Marina, e quindi danneggiare un Corpo che è mutuato anche da tanti Stati stranieri.
L'incidente non è avvenuto per mancanza di norme (anche oggi ho sentito qualche collega sostenere questa tesi): qui si tratta di rispettare e di sanzionare con fermezza comportamenti non in linea e non conformi a tali statuizioni. Le norme ci sono. Certo, tutto è perfettibile, per carità, ma non si può dire che mancano le norme. Semmai c'è un caos legislativo, nel nostro Paese, perché tutte le volte che c'è un incidente si chiedono norme nuove, che vanno a sovrapporsi a quelle esistenti, creando per l'appunto un caos legislativo in cui i furbi riescono a farla franca. Non condividiamo quindi che, ogni volta che in Italia accade un evento drammatico, si invochino nuove norme e nuove leggi, fermo restando - lo ribadisco - che tutto ovviamente è perfettibile.
In ordine all'incidente, a parte la responsabilità del comandante, a noi sorge qualche dubbio che tutto sia accaduto per esclusiva colpa di una sola persona. Ad ogni modo, questo è un tema di cui si occupa la magistratura, ragion per cui, essendo di sua competenza, è giusto non entrarci.
Il Governo tuttavia ha un obbligo: attenzionare il problema dell'inquinamento. Do atto volentieri al ministro Clini di essersi recato subito sul posto e di aver predisposto le misure necessarie per raggiungere l'obiettivo di svuotare in tempi brevi i serbatoi. Voglio però anche fare un appello al Governo: l'isola del Giglio, l'Argentario, vivono esclusivamente di turismo: la presenza dell'enorme imbarcazione in prossimità del porto avrà notevoli ripercussioni sullo svolgimento dell'attività turistica, soprattutto nell'isola, che comincia, seppure inizialmente nei fine settimana, dal periodo pasquale. Chiedo quindi che nell'ordinanza che il Governo si accinge ad emanare vengano previste misure compensative in favore del Comune di Isola del Giglio, che in questa tragica circostanza ha dimostrato grande spirito di solidarietà mettendo in opera un'efficace azione di immediato soccorso nei confronti dei naufraghi.
A mio parere il soccorso è stato efficiente; è stato dato in ritardo, ma non per colpa dei soccorritori. Appena si è dato l'allarme, infatti, i soccorritori si sono mossi immediatamente e hanno salvato moltissime vite umane.
Voglio anche dire: smettiamola di dare la colpa all'inchino. È ridicolo continuare a sostenere che è colpa dell'inchino. L'inchino si può fare nei confronti di un'isola, come d'altra parte si fa in tutto il mondo. Il problema è che nessuno ha detto che per fare l'inchino si deve andare a 150 metri dall'isola. Un bestione quale è una nave di quel tipo può fare tutti gli inchini che vuole anche se passa a un miglio dalla costa. È veramente curioso che in Italia si cerchino responsabilità che non hanno senso.
Signor Presidente, vorrei concludere richiamando un argomento che non ha nulla a che vedere con l'incidente. Mi ha incuriosito molto quello che ho letto oggi sui giornali, che nei titoli parlano di uno scontro nella magistratura grossetana. Ebbene, vorrei che lo scontro ci fosse in tutte le magistrature d'Italia: uno scontro tra pubblico ministero e il giudicante. Purtroppo, in Italia, in tante parti, c'è il pubblico ministero che fa la parte anche del giudicante. In quel tribunale lo scontro c'è, e vivaddio che ci sia. Auspichiamo che questi scontri avvengano in tutti i tribunali d'Italia.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ringrazio per la disponibilità e per la completezza delle informazioni rese.