SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
661a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 19 GENNAIO 2012
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente NANIA
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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 662 e 663 del 24 e 25 gennaio 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente NANIA
La seduta inizia alle ore 16,35.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Informativa del Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sul naufragio della nave Costa Concordia e conseguente discussione
CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Non essendosi ancora concluse le operazioni per il recupero di eventuali dispersi a seguito del naufragio della nave Costa Concordia, non è stato possibile avviare le operazioni per la messa in sicurezza della nave e per il recupero della considerevole quantità di carburante in essa stoccato. Questo rappresenta uno degli aspetti più critici: l'incidente, in caso di dispersione del carburante, rischia di avere conseguenze ambientali disastrose a livello sia marino che costiero. Con l'obiettivo di contenere gli effetti di una possibile perdita, sono state inviate sul posto le unità a disposizione del Ministero, dotate di panne di contenimento e assorbenti. È stato chiesto alla compagnia di predisporre un piano per il recupero del carburante, che è già stato discusso presso la prefettura di Grosseto ed è in fase di approvazione finale; tale piano prevede che si proceda all'aspirazione del carburante da ciascuno dei 21 serbatoi in cui esso è stoccato e dovrebbe durare, in condizioni climatiche immutate, circa due settimane. Nel malaugurato caso in cui la nave dovesse scivolare lungo la scarpata e affondare completamente, rischio che si sta cercando di evitare con tutte le iniziative possibili, si dovrà predisporre un nuovo piano di intervento, sempre che la nave non si spezzi e non disperda il carburante in mare. È stato predisposto il decreto per la dichiarazione dello stato di emergenza, che sarà approvato domani in Consiglio dei Ministri, ed è già stato deliberato lo stato di emergenza locale da parte della competente Capitaneria di porto. Si sta predisponendo inoltre un provvedimento interministeriale per definire le linee guida cui devono attenersi le Capitanerie di porto per prevenire i danni in caso di navigazione in aree sensibili, quali l'arcipelago toscano o la laguna di Venezia. Il Governo sta infine valutando l'opportunità di predisporre una norma, e di suggerirne l'adozione a livello internazionale, contenente misure precauzionali volte ad impedire disastri ambientali in caso di naufragio di grandi navi passeggeri o portacontainer, in considerazione dell'elevata quantità di combustibile in esse stoccato.
PASSERA, ministro dello sviluppo economico e ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Riferisce all'Assemblea la ricostruzione degli eventi che hanno scandito il naufragio della nave Costa Concordia, frutto di gravi errori umani e del mancato rispetto di numerose norme di condotta. Esprime particolare apprezzamento per l'efficace organizzazione dei soccorsi, avvenuta in un contesto operativo difficoltoso, e per la pronta accoglienza fornita ai naufraghi. Ricorda inoltre le inchieste ministeriali e giudiziarie già avviate per chiarire le responsabilità dell'accaduto e aggiorna l'Assemblea sulla prosecuzione delle attività finalizzate al rinvenimento di superstiti, alla messa in sicurezza della nave e a scongiurare i danni ambientali che potrebbero derivare dall'eventuale fuoriuscita di carburante dal relitto. È in corso di perfezionamento, inoltre, la deliberazione del Consiglio dei ministri per la dichiarazione dello stato di emergenza, mentre è già stato dichiarato lo stato di emergenza regionale, con la nomina del prefetto di Grosseto quale autorità coordinatrice degli interventi. È auspicabile che il tragico accadimento costituisca uno sprone per rivedere le regole di condotta in mare al fine di prevenire il ripetersi di analoghi episodi. Ricordando infine che insieme ad alcune condotte esecrabili, sono emersi anche comportamenti esemplari, manifesta l'intenzione di attribuire un encomio solenne all'ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno, che si è particolarmente distinto nella gestione delle fasi emergenziali.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Dopo aver espresso vicinanza alle famiglie colpite dalla tragedia del naufragio della nave da crociera Costa Concordia, segnala i tanti atti di eroismo e di solidarietà compiuti dal personale dell'equipaggio, da comuni cittadini, da volontari e da tutti i soccorritori, a fronte dei comportamenti disonorevoli di pochi, peraltro fatti oggetto di sommari e morbosi processi mediatici che nessuna utilità hanno ai fini dello stabilimento della verità dei fatti, che servono solo a disinformare l'opinione pubblica e a danneggiare l'immagine dell'Italia e della sua eccellente cantieristica. Effetti particolarmente negativi si potrebbero avere sul comparto turistico, che già sconta una riduzione del 30 per cento delle presenze. Il vaglio dei particolari ed il conseguente accertamento delle responsabilità spettano alla magistratura; è compito del Parlamento valutare ed eventualmente colmare le possibili lacune normative in materia di regole di navigazione, di ingaggio e formazione del personale, di sicurezza per gli utenti. Non si può inoltre non apprezzare la scrupolosità e la tempestività con cui i Ministri competenti stanno affrontando la tragedia, la chiarezza delle idee esposte circa gli interventi da porre in atto per circoscrivere il pericolo di sversamento di carburante dal relitto a rischio di inabissamento e per il suo recupero, l'opera di ricerca dei superstiti, la celerità con cui sono state avviate le procedure per lo stato di emergenza e con cui è stata coinvolta la Protezione civile.
DE TONI (IdV). Al dramma umano che si è consumato a poche centinaia di metri dalla costa dell'isola del Giglio, che suscita sentimenti di profondo cordoglio per le vittime, si aggiunge il pericolo di un disastro ecologico per il rischio di fuoriuscita del greggio dal relitto della Costa Concordia. La dinamica dell'incidente e le relative responsabilità devono essere chiarite fino in fondo, stabilendo con certezza quali procedure siano state effettivamente avviate dal comandante e dai suoi collaboratori, nonché il motivo per il quale la stessa Capitaneria di porto non abbia già da tempo posto fine alla consuetudine intollerabile in uso fra le navi da crociera di questo tipo di avvicinarsi a poche centinaia di metri dalla costa. A tali accertamenti dovrà seguire la definizione di regole più stringenti che evitino il ripetersi di simili tragici episodi, mettendo a punto dispositivi che possano evitare che il sempre possibile errore umano abbia esiti così drammatici. È inoltre urgente chiarire quali aree della costa italiana siano effettivamente coperte dal sistema di controllo del traffico marittimo VTS, previsto da una legge del 2001 e, per esempio, non operante nell'area del naufragio della Costa Concordia.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Alla vicinanza alle famiglie dei dispersi e delle vittime si aggiunge il ringraziamento dovuto alla Capitaneria di porto, a tutte le forze dell'ordine e agli abitanti dell'isola del Giglio che hanno prestato soccorso alle vittime del naufragio. La causa scatenante dell'incidente sembra essere stata individuata in una forma di saluto che prevede un avvicinamento della nave alla costa vietato dalle regole di navigazione, che però la stessa compagnia di bandiera non ha mai vietato al capitano. Rassicura, quindi, sapere che il sindaco e il Presidente dell'Autorità portuale di Venezia abbiano avviato iniziative forti per quanto riguarda il passaggio delle navi in laguna. I gravi danni arrecati all'ambiente ed al patrimonio architettonico ed artistico della città lagunare dal continuo passaggio ravvicinato di grosse navi sono già da tempo noti e confermati da diversi studi. Più in generale, sarebbe opportuno attuare le norme della legge n. 51 del 2011 perché si prevedano limitazioni al transito in aree sensibili e regole più incisive in materia di distanza di sicurezza dalla costa e di monitoraggio del traffico navale.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Le manifestazioni di coraggio e di solidarietà da parte del personale delle forze dell'ordine e dei cittadini alleviano in parte lo sconcerto per la tragedia consumatasi di fronte all'isola del Giglio e la vergogna per la codardia dimostrata dal capitano della nave. L'evento peraltro meraviglia chiunque abbia avuto modo di sperimentare l'alta professionalità del personale della Costa Crociere, particolarmente scrupoloso proprio nelle procedure per la sicurezza. Ringrazia i Ministri competenti, che hanno svolto un eccellente e tempestivo coordinamento a fronte di eventi di questa grave portata. Alla magistratura va ora il compito di accertare con chiarezza tutte le responsabilità, che sicuramente non possono essere trattate nei sommari processi mediatici messi in scena dal servizio pubblico radiotelevisivo, che saranno quanto prima oggetto di dibattito nella competente Commissione di vigilanza.
MURA (LNP). La consuetudine del cosiddetto inchino, che ha causato la tragedia dell'isola del Giglio, suscita perplessità e interrogativi, considerato che si tratta di una pratica vietata e sanzionata perché ritenuta pericolosa. Ci si chiede per quale motivo sino ad ora sia stata consentita. Gli interventi approntati nell'emergenza, lodevoli e necessari per limitare i danni ambientali ed evitare contraccolpi sull'economia turistica dell'arcipelago toscano, devono essere seguiti da azioni volte ad impedire il reiterarsi di simili tragedie. Stante la necessità di rispettare le norme vigenti, di per sé sufficienti per scongiurare ogni rischio, occorre intervenire per migliorare e perfezionare l'organizzazione interna delle navi, oltre che la preparazione dell'equipaggio, spesso composto da stranieri di diverse nazionalità, addetto a fronteggiare le situazioni di emergenza. (Applausi del senatore Divina).
RANUCCI (PD). Condannata la pratica seguita da tutte le navi di grande stazza, comprese le petroliere, di attraversare e accostare zone di mare protette e di grande pregio ambientale, chiede di sapere per quale motivo il sistema di controllo della navigazione dalla costa per monitorare rotte pericolose in mare, finanziato per il 2009 con 320 milioni di euro, sia operativo solo per alcune limitate aree. Il problema dei controlli investe anche l'esigenza di un migliore coordinamento delle forze dell'ordine operanti in mare (Guardia costiera, Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia) che forse dovrebbe essere attribuito alle Capitanerie di porto, le quali peraltro soffrono endemicamente di problemi di risorse economiche. In merito ai rischi di disastro ambientale, apprezzando il tempestivo intervento approntato per fronteggiare l'emergenza dell'isola del Giglio, chiede se ci sono le risorse per bandire nuovamente la gara che scadrà nel 2013 per il recupero degli inquinanti liquidi nel mare e se non sarebbe opportuno prevedere l'obbligo per le imbarcazioni più leggere di utilizzare carburanti a basso inquinamento, a salvaguardia dell'intera economia basata sulle risorse del mare.
MATTEOLI (PdL). È necessario che il Governo fughi qualunque incertezza possa diffondersi nell'opinione pubblica per evitare che la tragedia della nave Costa Concordia abbia ripercussioni negative sull'intero comparto del turismo crocieristico, settore di grande prestigio per il Paese, e sull'economia dell'isola del Giglio che, in prossimità dell'inizio della stagione turistica, dovrebbe essere sostenuta da risorse finanziarie straordinarie. L'errore umano che ha determinato l'incidente non deve lasciare spazio ad una condanna tout court della pratica del cosiddetto "inchino", di per sé innocua se esercitata rispettando le norme. Piuttosto è necessario dare organicità alla legislazione vigente troppo spesso causa di confusione e comportamenti in mare non ortodossi. Esprime infine apprezzamento per il prezioso e lodevole lavoro svolto dai soccorritori, eccellentemente coordinati dalla Capitaneria di porto, organo prezioso e prestigioso che dipende dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e che non può essere riaccorpato alla Marina, come si sta tentando di fare.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
SANNA (PD). L'Unione europea ha aperto un'indagine sull'acquisizione del controllo di Tirrenia da parte della cordata Compagnia italiana di navigazione, poiché vi sono delle perplessità circa il rispetto delle norme sulla concorrenza. Sul tema sono stati presentati numerosi atti di sindacato ispettivo ai quali il precedente Governo non ha mai dato risposta. È auspicabile che l'attuale Esecutivo dedichi maggiore attenzione a questa vicenda, al fine di assicurare che la giusta liberalizzazione del trasporto marittimo avvenga nel rispetto della normativa europea sulla concorrenza.
D'ALI' (PdL). Poiché il Governo non ha ritenuto oggi di riferire sullo sciopero degli autotrasportatori in Sicilia, che sta creando serie difficoltà sull'isola, chiede che il Ministro dell'interno riferisca la settimana prossima in Aula su questa vicenda e sulle eventuali azioni intraprese.
PRESIDENTE. Il Governo è stato già sollecitato su questo punto.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 24 gennaio.
La seduta termina alle ore 18,01.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,35).
Si dia lettura del processo verbale.
OLIVA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Informativa del Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sul naufragio della nave Costa Concordia e conseguente discussione (ore 16,38)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti sul naufragio della nave Costa Concordia».
Ha facoltà di parlare il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, professor Clini.
CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, credo che le notizie sulla successione degli eventi siano note, e non ritengo utile e opportuno ripercorrerle; comunque, nel caso, sono assolutamente a disposizione.
Quello che vorrei mettere in evidenza e comunicare al Senato è lo stato della situazione ad oggi, cioè a ora, tenendo conto che non sono ancora concluse le operazioni per il recupero di eventuali dispersi e che, essendo questa la priorità dell'intervento, non è stato possibile avviare le operazioni finalizzate alla messa in sicurezza della nave e soprattutto al recupero delle oltre 2.300 tonnellate di carburante e olio lubrificante che sono stivate in 21 serbatoi all'interno della nave.
La presenza di questa importante quantità di combustibile è uno degli aspetti più critici della gestione dell'incidente all'isola del Giglio. Nell'eventualità che si abbia la dispersione in mare di tutta la quantità del combustibile stivato, o anche solo di una parte, potremmo avere effetti pericolosi per l'ambiente, sia per quanto riguarda le coste, sia per quanto riguarda la conservazione della vita acquatica. Le caratteristiche del carburante sono, infatti, tali da determinare due contemporanei effetti: da un lato, il combustibile si deposita nel fondo e perciò diventa competitivo con il fondo naturale; dall'altro, può costituire (anzi, è quasi certo che questo avvenga nel caso si abbiano delle perdite) un film, una pellicola superficiale che interponendosi tra il mare e la luce solare farebbe, di fatto, mancare al sistema marino il nutrimento fisico, l'effetto fisico della luce solare che - come sapete - è elemento essenziale per la fotosintesi e, perciò, per tutta la catena di eventi che sostiene la vita nell'ambiente marino.
Il nostro obiettivo è stato quello di contenere gli effetti di una possibile perdita all'inizio dell'evento e perciò il Ministero dell'ambiente ha inviato sul posto le unità a disposizione del Ministero (oltre che il reparto ambientale marittimo che è presso il Ministero dell'ambiente), che hanno operato in collaborazione con le capitanerie di porto, dotate di panne di contenimento, di panne assorbenti in grado di contenere eventuali perdite. Ma soprattutto ci siamo impegnati immediatamente a richiedere alla compagnia di predisporre un piano di lavoro per recuperare il carburante nei serbatoi.
Il piano di lavoro è stato predisposto ed è stato oggetto di una prima discussione tecnica presso la Provincia di Grosseto, che è dotata di un'ottima struttura in grado di gestire situazioni di crisi. Abbiamo avuto una interlocuzione su questa proposta: abbiamo chiesto di migliorarla in alcune parti, soprattutto per fare in modo che le operazioni di recupero del carburante avvengano in condizioni di sicurezza per il mare. Oggi, in queste ore, il piano di interventi è in fase di approvazione finale.
Il piano sostanzialmente prevede che si proceda, serbatoio per serbatoio, attraverso l'esplorazione dello stesso, il preriscaldamento del combustibile, denso e che ha una consistenza tale da non poter essere assorbito immediatamente (perciò deve essere preriscaldato) e poi l'aspirazione del carburante, che verrà stoccato in navi cisterna, o comunque in navi che sono adatte per stoccare carburante. Questa operazione è programmata alle condizioni date, cioè nella situazione nella quale si trova attualmente la nave, che è in un equilibrio precario, come sapete, esposta al rischio di un possibile scivolamento in profondità, in una fossa profonda tra i 60 e i 90 metri.
Il rischio dello scivolamento è molto alto e molto condizionato dalla modificazione delle condizioni climatiche.
Noi abbiamo chiesto alla capitaneria di porto e alla compagnia di predisporre tutte le iniziative possibili per poter ancorare la nave, anche se tecnicamente questa è un'operazione abbastanza complessa perché, come capirete, la nave non è in linea di galleggiamento, ma è appoggiata su un fianco e l'inerzia eventuale dello scivolamento potrebbe rendere molto complicato ogni ancoraggio.
Stiamo lavorando, insieme alla capitaneria di porto, per monitorare la preparazione del piano; la piattaforma per eseguire queste operazioni è già all'isola del Giglio. Se le condizioni climatiche non cambieranno, pensiamo che le operazioni dovrebbero durare non meno di due settimane. I possibili termini temporali sono però abbastanza ampi, perché molto dipende da quali saranno le condizioni operative effettive.
Nel caso sciagurato in cui la nave dovesse precipitare, o comunque muoversi, e perciò scendere, diventerebbe molto difficile fare previsioni. Quello che possiamo augurarci è che la nave non si spezzi e che perciò non si aprano i serbatoi. Nel caso in cui scivolasse rimanendo più o meno nella stessa situazione attuale, ossia senza rotture, bisognerebbe predisporre un altro piano di recupero del carburante, perché bisognerebbe andare in profondità e le operazioni richiederebbero delle attrezzature e degli accorgimenti diversi.
Nello stesso tempo, abbiamo predisposto il decreto, che sarà approvato domani, per la dichiarazione dello stato di emergenza, con il Dipartimento della protezione civile e i Ministeri delle infrastrutture e dell'ambiente. In attesa di tale provvedimento, è stata già adottata dalla capitaneria di porto, in base alla legge, la delibera per la dichiarazione dello stato di emergenza locale, che è già attiva e che sta già mettendo in moto le procedure di emergenza per prevenire gli eventuali danni nella costa che potessero derivare dalla dispersione del carburante. La procedura di emergenza locale è quindi già avviata.
Inoltre, in attuazione dell'articolo 5, comma 2, della legge n. 51 del 2001, un provvedimento finalizzato alla protezione del mare, e che prevede che i Ministri dei trasporti e dell'ambiente possano adottare misure per intervenire sulle rotte navali al fine di prevenire danni ambientali in zone particolarmente vulnerabili e sensibili, stiamo predisponendo congiuntamente un provvedimento interministeriale che dovrebbe definire le linee guida alle quali devono attenersi le capitanerie di porto per la prevenzione dei danni nel caso di navigazione in zone ambientalmente sensibili. In particolare, stiamo valutando le misure da adottare nell'arcipelago toscano e nella laguna di Venezia, che rappresentano i primi due punti critici di tale situazione.
Peraltro, la Regione Toscana ha richiesto formalmente, oltre alla dichiarazione dello stato di emergenza, anche l'adozione di misure locali per il controllo del traffico marittimo nell'arcipelago toscano, nel canale di Piombino; dall'altro lato, il sindaco di Venezia e il presidente dell'Autorità portuale di Venezia stanno già lavorando congiuntamente per modificare la rotta interna alla laguna di Venezia per queste navi da crociera, come quella che ha avuto l'incidente all'isola del Giglio.
Voglio infine far presente che, ancorché non previsto dalla normativa internazionale, che applica la sicurezza del doppio scafo alle navi che trasportano prodotti petroliferi, in considerazione della rilevante quantità di combustibile e di oli stivati nei serbatoi delle navi da crociera come quella che ha avuto l'incidente all'isola del Giglio, stiamo valutando la possibilità di predisporre una norma applicabile in Italia, ma suggerita anche dall'IMO (Organizzazione internazionale marittima), per adottare misure precauzionali in tutte quelle navi il cui tonnellaggio richieda uno stoccaggio di combustibile a bordo oltre un certo limite. Ciò, tenendo conto che, nella serie storica, gli incidenti più gravi avvenuti negli ultimi 10 anni, l'ultimo dei quali, prima dell'isola del Giglio, è avvenuto in Nuova Zelanda, non fanno riferimento a petroliere, ma a navi passeggeri e a navi portacontainer, e gli effetti pericolosi per l'ambiente sono appunto determinati dalla dispersione in mare del combustibile stoccato a bordo di queste navi. Pertanto, la sollecitazione in questo senso, da parte del Governo italiano, avrebbe un riscontro positivo, per quanto abbiamo potuto accertare, anche da parte di altri Paesi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, dottor Passera.
PASSERA, ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, siamo qui a relazionare su un evento tragico, chiaramente frutto di errori umani gravi e di non rispetto di molte norme interne su una grande nave, appartenente al gruppo statunitense Carnival. L'inchiesta che abbiamo immediatamente attivato permetterà di capire meglio come gli eventi si sono susseguiti ma, naturalmente, ho qui una prima relazione da illustrarvi.
Ci sono stati sicuramente comportamenti esecrabili, ma anche comportamenti eroici, come tutti sappiamo, che vanno sottolineati. Insieme al Ministero dell'ambiente e a tutte le strutture dello Stato, la macchina si è messa in moto nel modo giusto e con efficacia giusta. Forse questa è l'unica area di soddisfazione: vedere come tutte le strutture abbiano dato buona prova di loro e soprattutto, anche in questo caso, si siano dimostrate capaci di lavorare all'unisono e in maniera coordinata.
Come diceva il ministro Clini, da questo evento dobbiamo sicuramente trarre degli stimoli, e sul fronte normativo e sul fronte di dotazioni strumentali e dei comportamenti, per cercare di evitare in futuro incidenti, che devono diventare ancor più improbabili di quanto pensavamo potessero essere situazioni del genere.
Signor Presidente, passo ora a leggere la relazione da noi ieri presentata alla Camera, unitamente all'aggiornamento relativo alle ultime 24 ore.
Nella tarda serata del 13 gennaio 2012, alle ore 22,06, la capitaneria di porto di Livorno ha ricevuto da parte dei carabinieri di Prato una segnalazione che a bordo della nave Costa Concordia vi erano problemi. Qualche minuto dopo, il comando della stessa nave, contattato dalla sala operativa della direzione marittima di Livorno, segnalava alla predetta capitaneria un blackout a bordo senza richiedere alcuna assistenza. Solo alle ore 22,26 lo stesso comando della nave riferiva di avere una falla sul lato sinistro dello scafo e chiedeva l'assistenza di un rimorchiatore.
Per quanto sopra, la sala operativa della direzione marittima di Livorno assumeva il coordinamento delle operazioni di soccorso e disponeva l'immediato invio in zona di motovedette della Guardia costiera dell'ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano, oltre al dirottamento di varie unità mercantili.
Ricevuta tempestivamente l'informativa dell'accaduto, fin dai primi momenti ci siamo tenuti in diretto contatto con gli uffici operativi, sia telefonicamente sia con report continuamente aggiornati, al fine di conoscere l'esatta portata dell'evento e garantire tutti gli interventi necessari. Nel prosieguo delle operazioni i competenti reparti della a di porto hanno quindi disposto l'invio di ulteriori unità di soccorso della Guardia costiera, una da Portoferraio, due da Civitavecchia, una da Fiumicino e due da Olbia insieme a un rimorchiatore da Piombino e due da Civitavecchia.
Dalla base aerea di Sarzana venivano fatti decollare in configurazione di ricerca e soccorso tre elicotteri della Guardia costiera nonché mezzi aerei dei Vigili del fuoco, Aeronautica militare, Guardia di finanza, Marina militare e Corpo forestale.
Alle ore 22,48 si chiedeva al comando di bordo se fosse stato dato dal comandante della nave l'ordine di abbandono nave, ma veniva riferito che se ne stava valutando l'opportunità.
La sala operativa della direzione marittima di Livorno, in relazione alla gravità della situazione rappresentata, insisteva con il bordo affinché questo facesse conoscere la propria determinazione in merito, e, alle ore 22,58, il bordo comunicava di aver dato l'ordine di abbandono nave. Pertanto, veniva informata la sala operativa della prefettura di Grosseto per l'attivazione delle procedure di accoglienza dei naufraghi, che iniziavano a raggiungere il porto dell'isola del Giglio con le scialuppe di bordo verso le ore 0,10.
Alle ore 0,34, dopo vari e vani tentativi, si riusciva a comunicare con il comandante della nave, che riferiva di trovarsi a bordo di una scialuppa sul lato dritto con altri ufficiali, mentre risultavano ancora presenti a bordo centinaia di persone. La sala operativa pertanto ricontattava il comandante della nave ordinandogli perentoriamente che, congiuntamente al suo chief officer, dovevano risalire immediatamente a bordo per coordinare lo sbarco dei passeggeri rimasti ancora sulla nave.
GRAMAZIO (PdL). Ministro, lei sta semplicemente leggendo quanto è scritto sui giornali, di cui tutti siamo già a conoscenza. Perché non si è recato sul posto, come ha fatto il ministro Clini? (Commenti dal Gruppo PD e del senatore Serra).
PRESIDENTE. Senatore Gramazio, la prego di consentire al Ministro di continuare a svolgere la sua relazione.
Signor Ministro, la prego, non lo ascolti; vada pure avanti. (Commenti dal Gruppo PD).
GRAMAZIO (PdL). Quanti difensori che ha, Ministro!
PRESIDENTE. Senatore Gramazio, se insiste, mi vedrò costretto ad allontanarla dall'Aula. Vada pure avanti, signor Ministro.
PASSERA, ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti. Nonostante i precedenti inviti, il comandante Schettino, ricontattato alle ore 1,46, riferiva di non essere a bordo della nave. Nuovamente si reiterava allo stesso comandante l'ordine di risalire per fare immediatamente il resoconto della situazione di bordo.
Alle ore 4,20 le unità presenti sul posto comunicavano che la nave Concordia risultava incagliata, stabile sul fianco dritto e con le eliche emerse. In assenza del comandante, continuava comunque lo sbarco dei passeggeri ancora presenti a bordo. Alle ore 6,20 lo sbarco delle persone individuate dai soccorritori era terminato.
Per il sinistro sono state impiegate dalla capitaneria di porto di Livorno - autorità coordinatrice delle operazioni di soccorso - otto motovedette della Guardia costiera, due motovedette della Guardia di finanza, di cui una già presente in area per servizi di istituto, due motovedette dei Carabinieri, una motovedetta della Polizia di Stato, una motovedetta dei Vigili del fuoco, tre rimorchiatori e tre supply vessel, destinati anche a fronteggiare l'eventuale inquinamento. Inoltre, per motivi precauzionali, venivano dirottate sul posto due navi passeggeri ed una nave cisterna.
Nelle operazioni di evacuazione nonché di ricerca di eventuali naufraghi sono stati altresì impiegati tre elicotteri della Guardia costiera, della Marina militare, un elicottero dell'Aeronautica militare e un elicottero della Guardia di finanza.
Terminato il recupero dei naufraghi subito individuati, la nave è stata sottoposta ad un'ispezione accurata della parte emersa ad opera di un nucleo dei Vigili del fuoco, da un ufficiale addetto alla sicurezza della nave e da un aero-soccorritore della Guardia costiera.
Successivamente è arrivato sul posto del naufragio personale appartenente a tre nuclei sommozzatori della Guardia costiera, chiamati per iniziare le verifiche necessarie a pianificare i successivi interventi nei locali allagati. Il nucleo della Guardia costiera ha recuperato il Vessel Data Recorder, comunemente noto come scatola nera, e lo ha messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Nel frattempo, sotto il profilo amministrativo, il capo del compartimento e comandante del porto di Livorno ha subito provveduto a diffidare l'armatore a mettere in sicurezza la nave per evitare fuoriuscite di sostanze inquinanti, anche attraverso il travaso del prodotto verso altre unità, con l'utilizzo di un cordone di panne galleggianti. Già dalla mattina del 14 gennaio, infatti, erano presenti nella zona, pronte ad operare, tre unità navali antinquinamento, di cui due di grande capacità, equipaggiate con oltre 1.000 metri di panne, sia costiere che d'altura. Le citate unità sono in grado non solo di provvedere alla totale circuizione della nave, ma possono anche aspirare eventuale prodotto sversato in mare.
Nel contempo, la società armatrice della nave Concordia, che è, come dicevo, la statunitense Carnival, ha approntato nel porto di Livorno due navi cisterna, usate normalmente per il rifornimento delle navi (bettoline), per il travaso del prodotto che potrà eventualmente essere recuperato.
Ai sensi del codice della navigazione, l'ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano ha attivato l'inchiesta sommaria per accertare le eventuali responsabilità da parte del bordo nella produzione del sinistro. A questa seguirà quella formale della direzione marittima di Livorno. Inoltre, ai sensi del decreto legislativo n. 165 del 2011, che recepisce una direttiva dell'Unione europea in materia di sinistri, è stata attivata l'inchiesta tecnica ministeriale da me disposta che, in ossequio alla normativa in materia di sicurezza della navigazione, dovrà individuare le cause e le circostanze che rilevano sul piano tecnico in merito al verificarsi del sinistro. Riscontri che dovranno anche essere comunicati ai competenti organismi europei per l'adeguamento degli standard di sicurezza delle navi.
Le operazioni di salvataggio e le inchieste in corso hanno destato l'interesse della Commissione europea (Direzione generale dei trasporti), che ha contattato il Comando generale delle capitanerie di porto per avere il quadro di situazione ed i relativi aggiornamenti. Tale interesse deriva anche dalla circostanza che il sinistro occorso alla Costa Concordia si presenta come uno degli eventi che ha coinvolto il maggior numero di passeggeri nella storia della navigazione marittima.
Anche l'Organizzazione marittima internazionale (IMO), nell'esprimere, attraverso la voce del segretario generale, il proprio apprezzamento per l'organizzazione dei soccorsi, in un contesto operativo oltremodo difficile, tenuto conto dell'orario notturno e dell'elevatissimo numero di passeggeri, ha chiesto al nostro rappresentante di essere costantemente informata su tutti i futuri sviluppi della vicenda, con particolare riferimento all'inchiesta tecnico-nautica, che costituisce un prezioso ausilio per le azioni future dell'Organizzazione, la quale, com'è noto, sovrintende alla sicurezza internazionale del naviglio mercantile mondiale.
Al riguardo, ritengo di dover rappresentare il mio intendimento di conferire un encomio solenne al capitano di fregata Gregorio De Falco del Corpo delle capitanerie di porto, che nel corso delle operazioni si è particolarmente distinto per l'impegno profuso.
Nel corso del prosieguo delle operazioni di ricerca, successive alla notte del sinistro, che vedono impegnati i nuclei subacquei della Guardia costiera, dei Vigili del fuoco e della Marina militare, sono stati rinvenuti tre superstiti, di cui due di nazionalità coreana ed un membro dell'equipaggio di nazionalità italiana.
Per altro profilo, l'autorità giudiziaria ha attivato l'azione penale, avvalendosi anche della Guardia costiera per i rilevanti risvolti tecnici connaturati alle fasi investigative. Nell'ambito dell'attività di polizia giudiziaria è stato eseguito il sequestro della nave e del sistema di registrazione dei dati di bordo (la scatola nera di cui si è parlato poc'anzi). Sotto la direzione della medesima autorità giudiziaria continuano gli atti investigativi delegati, nonché l'interrogatorio del comandante della nave, attualmente sottoposto agli arresti domiciliari.
Inoltre, sono costantemente monitorate eventuali fuoriuscite di inquinanti dallo scafo - situazione meglio descritta dal ministro Clini - in attesa che possano iniziare le operazioni di svuotamento delle casse combustibili e prodotti oleosi che ammontano a circa 2.300 tonnellate. Peraltro, il personale di una motovedetta della Guardia costiera, dotata di sonar per i rilievi e lo studio dei fondali, ha eseguito un'ispezione dello scafo della motonave Costa Concordia verificando anche lo stato di equilibrio della stessa.
La nave è sbandata di circa 90 gradi sul fianco destro e poggia su una specie di gradino, oltre il quale, alla distanza di circa 20 metri, come ha detto prima il ministro Clini, inizia una scarpata profonda più di 50 metri. La posizione della motonave è costantemente monitorata anche con l'ausilio dei tecnici del Comune e dei Vigili del fuoco, che hanno messo a disposizione apposite apparecchiature per rilevare eventuali spostamenti della stessa.
Alle ore 12,06 del giorno 16, le ispezioni da parte dei sub all'interno della parte sommersa dello scafo sono state improvvisamente sospese e il personale di soccorso è stato evacuato in emergenza, in quanto era stato registrato uno spostamento della nave dovuto all'aumento del moto ondoso. L'attività dei sommozzatori è ripresa alle ore 14,50 per cercare di individuare nuovi dispersi e per recuperare il corpo individuato nella mattinata.
Intorno alle ore 17, l'elicottero ha comunicato di notare una leggera iridescenza intorno alla zona poppiera dello scafo, attribuibile presumibilmente alla fuoriuscita di carburante dal serbatoio di una scialuppa di salvataggio, dal lato dritto, schiacciata dal peso della nave.
La nave, comunque, è stata confinata con 150 metri di panne assorbenti poste da proravia del fumaiolo verso poppa della nave, mentre 300 metri di panne pneumatiche d'altura sono state posizionate a partire da poppa verso la prora della nave, all'esterno delle panne assorbenti, così da creare un doppio confinamento.
Nel mattino del giorno 17 sono proseguite le operazioni di ricerca con l'utilizzo di microcariche esplosive al fine di consentire ai sommozzatori di aprire dei varchi nella nave e raggiungere più agevolmente aree non ancora ispezionate perché inaccessibili.
Tali notizie sono state assunte attraverso controlli incrociati tra la Prefettura di Grosseto, la compagnia di navigazione, la Protezione civile e la Guardia costiera. Nonostante gli stessi dati appaiano attendibili, non si possono escludere eventuali ulteriori variazioni o margini di errore. Ho seguito costantemente l'andamento delle operazioni e sono stato in contatto continuo con le strutture operative competenti. Ci siamo divisi i compiti al centro e sul territorio.
Debbo anche registrare positivamente come i Ministeri coinvolti hanno agito sinergicamente nello svolgimento delle attività. Le strutture stanno continuando ad operare affinché le attività necessarie per il prosieguo delle operazioni si svolgano con efficacia e tempestività. Già ieri - e qui parliamo quindi dell'altro ieri, essendo questa la relazione di ieri esposta presso l'Aula di Montecitorio - si è tenuta infatti una riunione tecnica in cui sono state esaminate le procedure relative alle modalità di trasferimento degli idrocarburi della nave.
Fortunatamente, le condizioni meteomarine in questi giorni sono state stazionarie con mare poco mosso. Nella giornata odierna - parliamo quindi di ieri - è previsto un probabile peggioramento.
In ogni caso il Ministro dell'ambiente ha diffidato la società Costa a presentare un piano indicante le modalità con cui intende procedere al recupero dei carburanti presenti nei serbatoi della nave ed un piano per rimuovere la nave stessa.
È in corso di perfezionamento la deliberazione del Consiglio dei ministri - ne ha parlato anche il ministro Clini prima - circa la dichiarazione dello stato di emergenza in relazione al naufragio in parola.
Nel sottolineare e ribadire l'attenzione e l'impegno assicurato dall'amministrazione affinché le regole di condotta in mare siano improntate alla massima osservanza delle norme di sicurezza, per rafforzare ulteriormente la prevenzione di possibili incidenti e monitorare i comportamenti in mare, si sta valutando la possibilità di raccomandare rotte specifiche per il passaggio attraverso gli ambiti ristretti dell'arcipelago toscano. In ogni caso, ci adopereremo per adottare ogni misura di competenza che consenta di garantire, sempre più, la sicurezza nella navigazione al fine di evitare, in futuro, eventi di tale tragica portata.
L'aggiornamento (alle ore 18 del 18 gennaio) fornitomi dal Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto della Guardia costiera, è il seguente: «L'attività odierna» - parliamo quindi di ieri - «delle squadre di soccorso è stata fortemente limitata da un leggero spostamento, rilevato attraverso le strumentazioni posizionate a terra, nelle prime ore del giorno.
Alle ore 9,50, infatti, le operazioni di ricerca ad opera delle squadre di sommozzatori soccorritori della Guardia Costiera, Vigili del fuoco e Marina Militare sono state precauzionalmente sospese, in quanto si è ritenuto che non ci fossero le necessarie condizioni per consentire ispezioni in sicurezza all'interno dello scafo.
Sono però continuate le attività all'esterno dell'unità naufragata per il riposizionamento delle panne antinquinamento del tipo assorbente e galleggiante per il contenimento di eventuali sversamenti.
Sono proseguite, intanto, le attività di Polizia Giudiziaria, mediante un sopralluogo dei sommozzatori dei Carabinieri presso la scogliera probabile luogo di impatto dello scafo e sono stati effettuati anche i rilievi delle acque mediante prelievo di campioni da parte dell'ARPA al fine di analizzare la presenza di eventuali inquinanti.
È stato nel contempo dichiarato lo Stato di emergenza regionale che ha visto la nomina del Prefetto di Grosseto quale Autorità coordinatrice degli interventi.
Al momento si sta predisponendo per la ripresa delle attività da parte dei sommozzatori considerato lo stato favorevole delle condizioni meteo marine.
È giunto, peraltro, nel porto dell'Isola del Giglio un ulteriore mezzo navale (moto-pontone) che dovrà fare da appoggio e trasporto delle attrezzature necessarie nel momento in cui saranno avviate le operazioni di recupero carburante dalle casse della nave.
Tanto si riferisce per contezza di situazione e si fa riserva di comunicare ogni altra notizia relativa all'evento ed al prosieguo delle operazioni».
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signori Ministri, credo che innanzitutto dobbiamo inchinarci di fronte alle vittime. Siamo sinceramente vicini alle famiglie che stanno vivendo nel dolore quella che avrebbe dovuto essere una piacevole vacanza, magari sognata da chissà quanto tempo.
Sono perfettamente d'accordo con le parole dette nei giorni scorsi anche dal Ministro dell'interno, che ci ha richiamato a guardare con attenzione all'eroismo delle piccole cose, del cittadino solidale, dei tanti volontari, del personale stesso della nave, almeno quello che ha avvertito la responsabilità della situazione. Una situazione che ci ha portato e ci porta a vedere come, a fronte delle grandi responsabilità che molti si sono spontaneamente assunti, c'è stata probabilmente quello che potremmo definire una sorta di basso tasso di onore, da parte, per fortuna, di pochi. Certo, devo dire che la telefonata tra Schettino e De Falco, che abbiamo ascoltato con angoscia in televisione, è agghiacciante. Come è sconcertante il tempo intercorso tra le ore 22,06 e 0,34, come è stato ricordato da voi Ministri, cioè tra le prime segnalazioni alla capitaneria di porto e i primi contatti con il comandante Schettino.
Voglio dire subito che non sta certamente a noi qui dentro svolgere le indagini. Non intendiamo neanche indulgere su dettagli che vanno in ogni caso verificati al massimo e che comunque non appartengono alla nostra sfera di azione. Siamo fiduciosi che la magistratura svolgerà con accurata accortezza il suo compito, non soltanto per individuare i colpevoli, ma perché, attraverso le accurate indagini, si possano evidenziare quelle criticità, probabilmente non solo organizzative, ma forse anche normative, che potranno emergere e consentire a noi, nel caso, in quanto legislatori, di intervenire con la prontezza dovuta.
Penso al tema della sicurezza in generale, certamente, ma anche, per esempio, alle tipologie dei contratti di lavoro nell'ingaggio del personale, alla formazione del personale stesso, alle professionalità dei lavoratori, che sono elementi anch'essi di sicurezza degli utenti, che qualche volta sono anche disattenti, come siamo disattenti tutti quanti noi quando, in aereo, ci fanno vedere quali dovrebbero essere le norme di sicurezza. Immagino che la stessa disattenzione possa esserci anche in questo tipo di crociere, nel momento in cui l'utente dovrebbe essere coinvolto attivamente proprio sulle norme di sicurezza.
Dico subito che apprezziamo molto il coordinamento che c'è stato tra i Ministeri e la prontezza con cui anche voi Ministri siete venuti a riferire in Parlamento, con dettagli, che, certo, abbiamo letto anche sui giornali, ma con tutte le riserve che ciascuno di noi ha per ciò che legge sulla stampa e per ciò che ascolta o vede in televisione.
Intendiamo dare serenità e sostegno alle azioni del Governo. Apprezziamo quanto ci hanno detto il ministro Clini e il ministro Passera. Il ministro Clini in questi giorni ha dimostrato di avere le idee decisamente chiare su come affrontare i gravi pericoli che possono derivare dal carico di idrocarburi e di oli, un carico tale da assimilare la Concordia ad una nave porta petrolio, almeno così è stato detto. Positiva anche l'interlocuzione, fattiva e rapida, con le compagnie per il piano di interventi di recupero, nonché la priorità stabilita per gli interventi, da lei ribadita ancora questa sera, ministro Clini, prevedendo, come è giusto che sia, in primo luogo, la ricerca degli eventuali altri superstiti. L'aver avviato le procedure per lo stato di emergenza, il far ricorso all'articolo 5 della legge n. 51 del 2011 per la regolamentazione del traffico navale nelle aree ambientali sensibili, l'incentivazione di accordi di collaborazione volontari con i gestori delle navi da crociera per un'autoregolamentazione del traffico, il ruolo delicato che viene affidato alla Protezione civile ci tranquillizzano sulla serietà, sull'immediatezza e sulla scrupolosità con cui si sta affrontando la tragedia, per evitare che leggerezze o consuetudini - definiamole così - fin qui tollerate possano determinare nel futuro altre analoghe sciagure.
Infine, mi sia consentito, Presidente, esprimere brevemente un mio sentimento, forse non da parlamentare, più che altro da utente della televisione di Stato. Credo che la televisione di Stato stia producendo ancora una volta un danno enorme con questa mania continua di voler fare i processi in televisione. Sono dei tuttologi: ognuno sa tutto di tutto, ognuno conosce i particolari, che non sono conosciuti, tante volte, neanche dai tecnici. Piuttosto che offrire in modo sintetico un'immagine giusta e corretta della tragicità e della drammaticità dell'evento, si assiste ad una divulgazione di particolari assolutamente incontrollabili, che stanno procurando un danno notevole di immagine all'Italia in quanto tale, in particolare alla cantieristica italiana, che è sempre stata il fiore all'occhiello delle nostre attività produttive. Si tratta di un'immagine decisamente negativa anche in termini di turismo, tra l'altro anche a fronte del meno 30 per cento di presenze turistiche che già si registra in Italia. In questo senso auspico che la Commissione di vigilanza sulla RAI voglia fare anch'essa la sua parte per ridare a noi cittadini italiani almeno la serenità di giudizio nell'angoscia di ciò che abbiamo provato di fronte alla tragicità di tale evento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Toni. Ne ha facoltà.
DE TONI (IdV). Signor Presidente, onorevoli Ministri, prendo atto di quanto è stato affermato poc'anzi relativamente alla dinamica degli eventi e alle azioni che si stanno compiendo in queste ore per tentare di salvare vite umane ed evitare un disastro ecologico, sebbene, seppur contenuto, è chiaro che un danno ai fondali dell'isola del Giglio già c'è.
Da una parte vi è dunque il dramma, la tragedia umana che ha colpito le vittime e i loro familiari, ai quali va il profondo cordoglio del nostro Gruppo insieme alla piena vicinanza alle famiglie; dall'altra, vi è il problema del recupero della nave e il rischio della fuoriuscita del greggio, con il conseguente aggravamento della situazione di inquinamento del Tirreno, delle coste della Toscana e non soltanto di quella Regione.
Vi è anche un altro problema: le condizioni di sicurezza della navigazione. Dobbiamo chiederci quali condizioni di sicurezza siano in grado di impedire che l'errore umano causi effetti così devastanti.
Non è mia intenzione, signor Presidente, dare vita a un processo contro una o più persone ma soltanto richiamare quanto accaduto per procedere in questa mia riflessione. Secondo i manuali del diritto della navigazione, il comandante non può ordinare l'abbandono della nave in pericolo se non dopo avere esperito senza risultato i mezzi suggeriti dall'arte nautica per salvarla, sentito il parere degli ufficiali di coperta o, in mancanza, di due almeno dei più provetti componenti dell'equipaggio. Questo organo straordinario non è che la sopravvivenza di un antico istituto di diritto marittimo, detto consiglio di bordo. Ebbene, quali mezzi sono stati esperiti? Cosa facevano, per esempio, gli altri componenti del cosiddetto consiglio di bordo? Spero che queste risposte arrivino presto.
Così come mi auguro che questa sciagura possa porre fine ad una consuetudine che finora è stata erroneamente tollerata ma che non è più sostenibile, come ha già detto anche il ministro Clini. In un anno pare ci siano stati 52 "inchini" in quel tratto di mare. Sulla base di puntuali denunce fatte dai circoli ambientalisti dell'Elba, di Giannutri e delle altre isole non è certo una novità l'usanza delle navi da crociera di navigare a poche centinaia di metri dalle coste, o addirittura di ancorare all'interno del mare del parco nazionale dell'Arcipelago toscano. Mi chiedo come tutto questo sia potuto accadere sinora all'insaputa della capitaneria di porto. Come mai nessuna sanzione è stata comminata? C'è da ripensare, signori del Governo, il turismo delle grandi navi: pensiamo a Venezia. Insomma, sarà anche controllato quel traffico di mare, ma si passa a 100 metri dal Palazzo Ducale e da piazza San Marco.
Dunque, signor Presidente, il punto fondamentale non è quello di escludere che vi possa essere stata una distrazione, una grave colpa o una ingiustificata assenza nel comando: a noi interessa piuttosto sapere che fare affinché, in presenza di un simile errore, la vita di centinaia di persone non corra pericoli mortali.
Il nostro Paese dispone da poco più di 11 anni di un sistema di controllo del traffico marittimo: il Vessel Traffìc Service (VTS). La legge 7 marzo 2001, n. 51, ha avviato, infatti, la realizzazione del sistema di controllo del traffico marittimo, un sistema interattivo che controlla le rotte delle navi attraverso le strutture centrali e periferiche delle capitanerie di porto. Alcune domande, allora, si pongono in modo ovvio. Perché il sistema di controllo non è ancora operativo in quell'area? Il contratto per sistemare i radar e rendere operativo il VTS attorno all'isola del Giglio è stato stipulato nel 2005 con la Selex sistemi integrati, la società di Finmeccanica, e avrebbe dovuto essere concluso nel 2009. Ma questo non è accaduto. Il contratto è ancora pendente. Si apprende in questi giorni che fino ad ora con il sistema VTS è stato coperto il 45 per cento del territorio italiano e per questo sono stati spesi fino ad oggi circa 320 milioni di euro. Ci chiediamo, a questo punto, quali sono le aree di mare nazionale controllate con questo sistema.
Quanto accaduto ci pone alcuni interrogativi, oltre che sulla sicurezza della navigazione anche sulla tutela dell'ambiente.
In conclusione, signor Presidente, riconfermo, a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori, la solidarietà nei confronti delle persone che sono state duramente colpite da questo dramma ed esprimo riconoscenza per quanti, ancora in queste ore, si stanno prodigando nei soccorsi.
Se in questa catastrofe è emersa purtroppo con forza l'insipienza dell'uomo, è pur vero che c'è anche l'operato esemplare della capitaneria di porto, di tutte le forze dell'ordine, della Protezione civile, e ci sono soprattutto i gigliesi che in modo esemplare hanno accolto i naufraghi.
Occorre tornare al rispetto delle regole, al corretto rapporto tra l'uomo e la natura, tra l'uomo e l'ambiente, tra l'uomo e il suo habitat. Spesso l'uomo, colto da un delirio di onnipotenza - come in questo caso - oltrepassa ogni limite. E allora fermiamoci un attimo a riflettere: ne va del futuro dell'uomo e del Pianeta.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Germontani. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, innanzitutto voglio esprimere a nome del mio Gruppo Per il Terzo Polo:(ApI-FLI) la vicinanza alle famiglie dei dispersi e delle vittime a seguito della tragedia del 13 gennaio e, nello stesso tempo, un sentito ringraziamento alla Capitaneria di porto, alla Guardia di finanza, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, agli abitanti stessi dell'isola del Giglio che hanno contribuito a far sì che questa tragedia non avesse risvolti ancora più gravi e pesanti dal punto di vista della perdita di vite umane.
Provo ad essere estremamente sintetica. È evidente che la causa scatenante è riconducibile alla pratica dei cosiddetti inchini, vale a dire l'abitudine delle navi da crociera di avvicinarsi troppo alla costa per portare un simbolico saluto; inchini che sono stati per la verità sempre tollerati. Oggi apprendiamo che la società di navigazione intende costituirsi parte offesa nell'inchiesta, dimenticando però che l'autorizzazione, o quantomeno la tolleranza a questa pratica, al capitano Schettino era stata più volte data, e anzi pubblicizzata sul sito Internet della compagnia. È stato detto che 52 sono gli inchini già avvenuti. Pensiamo a cosa può avvenire quando a un bestione come la Costa Concordia è consentito di passeggiare in mezzo al mare a 150-200 metri dalla costa. Quindi, è evidente che il capitano Schettino, come confermano le indagini, ha fatto errori su errori, ma nessuno prima gli ha vietato di avvicinarsi troppo all'isola del Giglio, e quando si è incagliato è stato troppo tardi.
Ho appreso dal ministro Clini con piacere, pur nel momento particolarmente tragico che ci accomuna, che il sindaco di Venezia e il Presidente dell'Autorità portuale di Venezia stanno assumendo delle iniziative forti per quanto riguarda il passaggio delle navi, anche perché recentemente l'associazione Ambiente Venezia ha reso noto uno studio sui danni provocati dalle grandi navi a Venezia. Dal dossier emergono i problemi dell'inquinamento ambientale da zolfo, da onde elettromagnetiche, dei danni ai fondali, con la perdita di sedimenti in mare e l'erosione, nonché dei danni alle rive. Da questo dossier emerge che una nave inquina come 14.000 macchine e la quantità è dieci volte superiore a quella del traffico in tangenziale. La polemica ha avuto molti risvolti, anche a livello internazionale. Qualche mese fa il quotidiano «The New York Times» ha dedicato a questa vicenda un approfondimento, mettendo in risalto la preoccupazione legata anche alle vibrazioni determinate dal passaggio delle navi a Venezia; vibrazioni che, secondo alcuni, rischierebbero di compromettere le fondamenta degli storici palazzi veneziani.
Colgo quindi l'occasione della presenza dei Ministri per richiamare l'attenzione anche su questo fatto, provando ad avanzare qualche proposta. Sappiamo che la navigazione è libera nella maggior parte del Mediterraneo. Non esistono rotte prefissate obbligatorie: la discrezionalità è tutta del capitano. Sarebbe quindi opportuno attuare la legge 14 marzo 2001, n. 51, introducendo una limitazione alle rotte di queste navi, impedendo il transito in aree sensibili a rischio.
Occorre poi lavorare per un nuovo patto su sicurezza in mare, nautica e ambiente, perché vengano adottate regole più incisive in materia di distanza di sicurezza dalla costa e di monitoraggio del traffico navale. Esistono già dei sistemi satellitari che monitorano alcuni tratti di mare, come le Bocche di Bonifacio e lo Stretto di Messina, che potrebbero essere estesi ai tratti di mare prospicienti le isole minori e le aree marine protette.
Il tragico evento dell'isola del Giglio ci porta alla necessità delle regole per la guida di tutti i mezzi di trasporto, che devono essere rilette e riscritte. Chiediamo allora al ministro Passera di inquadrare il problema della sicurezza dei trasporti nella sua complessità e di prospettare al Parlamento le più opportune soluzioni. Al ministro Clini chiediamo di sviluppare iniziative che possano coniugare gli aspetti di preservazione, di tutela dell'ambiente marino - è infatti Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - con le esigenze di natura commerciale che caratterizzano il traffico marino.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signori Ministri, vorrei anzitutto rinnovare il mio cordoglio per le vittime. Dico rinnovare perché il cordoglio è già stato espresso, immediatamente dopo la tragedia, dal presidente Schifani che, in quella sede, ha interpretato il pensiero di tutti noi senatori. Vorrei altresì esprimere una commossa solidarietà ai parenti delle tante persone disperse, che in questi momenti vivono una tragedia incalcolabile.
Il mio pensiero va anche alle tante manifestazioni di coraggio. Riscontriamolo e sottolineiamolo sempre: abbiamo avuto, nel nostro Paese, uomini coraggiosi - vigili del fuoco, carabinieri e uomini delle capitanerie di porto, della polizia e della finanza (l'elenco sarebbe lungo) - e manifestazioni di coraggio, solidarietà e umanità. Questo allevia il senso di dolore che si prova di fronte alla codardia di talune persone che hanno fatto apparire, ancora una volta, il nostro Paese per quello che non è.
Ho avuto il piacere di viaggiare più volte con Costa Crociere, e devo dire che in quelle occasioni ho riscontrato grande professionalità. Rivolgendomi alla collega Poli Bortone voglio precisare che le prove di sicurezza vengono effettuate appena si è a bordo. Dunque, come dicevo, ho riscontrato grande professionalità, soprattutto nei comandanti e negli ufficiali di bordo. Per questo, la mia meraviglia è forse ancora maggiore rispetto a chi non ha avuto questo piacere. E la meraviglia mi porta a ritenere che non si tratta solo delle codardia di un comandante, che forse ha la responsabilità di questa tragedia: probabilmente ci sono responsabilità di altri, a bordo e non.
Il mio ringraziamento, e quello del Gruppo che rappresento, va poi a voi, signori Ministri, perché la mia esperienza passata mi ha insegnato quanto sia difficile coordinare eventi di questa portata. Lo avete fatto con grande professionalità, con immediatezza e in collaborazione. Questo è importante, importantissimo. Va sottolineato l'intervento del Ministro dell'ambiente, l'invio delle unità. L'unica cosa che non mi convince - ma lo dico da incompetente - è il fatto che non si riesca ad ancorare questa nave che, se sprofondasse, creerebbe quella tragedia che è troppo banale sottolineare ancora una volta, dopo che lo ha detto così autorevolmente il Ministro dell'ambiente. Mi congratulo poi con il ministro Passera per gli interventi effettuati e per il coordinamento.
Detto ciò, la magistratura farà certamente chiarezza su questa tragedia, ne sono sicuro. La raccomandazione che mi permetto di rivolgere ai Ministri è di insistere, soprattutto in questa fase, perché nulla sia tralasciato per il salvataggio di eventuali persone rimaste all'interno della nave, e soprattutto (o forse ancor di più) perché si vada fino in fondo nell'inchiesta che giustamente è stata disposta a livello amministrativo.
Il codice della navigazione già c'è, già proibisce gli avvicinamenti - avvicinamenti alla costa folli come quello che ha causato l'incidente, spegnendo tutti i macchinari, spegnendo tutto - ma ben vengano linee guida in tal senso.
Da ultimo, in qualità di componente della Commissione vigilanza RAI, prendendo spunto da quanto suggerito dalla collega Poli Bortone, affronterò la questione in seno alla Commissione, perché è effettivamente scandaloso continuare a fare processi in televisione, non soltanto in RAI, ma in tutti i canali televisivi. In questo senso mi sento di dare garanzie.
Grazie ancora, signori Ministri, per le informazioni fornite e per il vostro lavoro.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signor Presidente, gentili Ministri, onorevoli colleghi senatori, ho ascoltato con molta attenzione quanto esposto dal Governo sulla tragedia che si è consumata qualche giorno fa all'isola del Giglio e anch'io vorrei, innanzitutto, esprimere la vicinanza di tutto il Gruppo della Lega Nord alle famiglie delle vittime e dei dispersi e un ringraziamento a tutti quelli che in questi giorni stanno lavorando senza sosta.
Sappiamo che sono in corso anche in queste ore operazioni di soccorso a bordo della nave; il Governo ci ha appena illustrato che sono in atto interventi per contenere il rischio di inquinamento, interventi che peraltro - ne abbiamo avuto conferma - saranno lunghi e complessi.
Questa tragedia sembrerebbe causata soprattutto da una consuetudine pericolosa, e mai probabilmente debitamente sanzionata, che apre degli interrogativi che necessitano una risposta. È inquietante il fatto che si parli di consuetudine: abbiamo scoperto che questa pratica, sicuramente azzardata, dell'inchino è ricorrente e conosciuta da molti; tuttavia, se si tratta di una manovra vietata e pericolosa, se esistono norme precise sul controllo degli spazi marittimi di interesse nazionale, se esistono delle sanzioni rilevanti per i comandanti che non osservano gli schemi di separazione delle rotte, perché fino ad ora è stato tacitamente consentito di effettuare operazioni di questo tipo? Probabilmente, perché fino ad oggi non era mai successo niente. Mi chiedo se tutto questo sarebbe potuto avvenire se fossero state rispettate le norme esistenti per la salvaguardia del nostro territorio.
Il turismo nel nostro Paese è un comparto di una tale importanza che non possiamo assolutamente rischiare di danneggiarlo in alcun modo; oggi abbiamo visto - è stato più volte detto anche dai colleghi - immagini inquietanti delle navi da crociera nel bacino di San Marco e abbiamo avuto modo di renderci conto tutti del rischio che tante volte probabilmente abbiamo corso.
Ora è sicuramente il momento di agire. È necessario intervenire con ogni azione necessaria per contenere innanzitutto i danni che potrebbero verificarsi nell'immediato futuro e poi per offrire un sostegno alle famiglie che stanno vivendo un momento di gravissima difficoltà a seguito di quanto è accaduto. Tuttavia, finita l'emergenza, non bisogna dimenticare tutto; è necessario intervenire con misure mirate. Non parlo tanto di norme sulla sicurezza della navigazione, perché penso che ne esistano a sufficienza e probabilmente basterebbe soltanto rispettarle; non parlo neanche di sicurezza delle imbarcazioni, perché nel caso specifico le navi Costa sono - credo - dei gioielli della nostra cantieristica prodotti da Fincantieri.
Parlo soprattutto di un'organizzazione interna delle navi da crociera che evidentemente in questa occasione non è stata in grado di fronteggiare la criticità della situazione. Innanzitutto è incomprensibile come non sia stato possibile individuare da subito un elenco di tutti gli ospiti e di tutto il personale viaggiante: questi elenchi dovrebbero essere stati inviati per via telematica alla sede centrale di Genova della Costa crociere e prodotti al momento dell'imbarco. È assolutamente incomprensibile per tutti questo balletto di cifre sul numero degli imbarcati e sulla loro identificazione.
Mi riferisco anche a una forte carenza del personale di riferimento in merito alle operazioni di soccorso. Dato per scontato l'incomprensibile ritardo nelle operazioni di abbandono della nave (e al riguardo sommessamente dico che non vorrei che tale ritardo fosse dovuto a precisi input da parte della sede centrale di Genova), è parso evidente anche dalle dichiarazioni rese dagli stessi ospiti che il personale generico (camerieri, cuochi e animatori) abbia aiutato nelle operazioni di soccorso in maniera assolutamente autonoma, senza alcun coordinamento, con tutti i rischi che ciò comporta quando si muovono migliaia di persone. Ritengo che ciò non sia assolutamente accettabile. Sappiamo, almeno dal riscontro che abbiamo dagli organi di stampa, che le responsabilità del comandante sono gravi e non giustificabili, ma ritengo sia inaccettabile soprattutto la mancanza di un coordinamento.
Inoltre, vorrei sottolineare un punto che personalmente ritengo importante e che potrebbe essere facilmente migliorabile. Sappiamo che la stragrande maggioranza del personale è prevalentemente di origine asiatica; mi chiedo quanto tale personale conoscesse la lingua degli ospiti e quanto fosse in grado di dare comunicazioni, di facilitare le operazioni di abbandono della nave e di dare una sorta di sicurezza agli ospiti presi dal panico. L'equipaggio, qualsiasi sia il ruolo che ha a bordo di una nave di questo genere, dovrebbe essere in grado, in casi di emergenza, di coordinare e di aiutare i passeggeri in difficoltà. Da tale assunto credo derivi che automaticamente l'assunzione del personale dovrebbe prevedere come requisito indispensabile una fluente conoscenza, non dico di tutte le lingue possibili, ma almeno tale da consentire di interloquire con i passeggeri ospiti della nave.
Avviandomi a concludere, mi auguro che si intervenga con celerità e che ci si concentri su azioni rapide, innanzitutto per bloccare il relitto della nave, preso atto delle difficoltà di cui abbiamo appreso oggi dal Ministro, e quindi per non lasciarla affondare, al fine di eliminare o comunque contenere al massimo i rischi di inquinamento.
Noi, come Gruppo della Lega Nord, speriamo sinceramente che i contraccolpi che potrebbero derivare dalla tragedia per l'economia turistica e quella cantieristica vengano contenuti al massimo, e che le difficoltà riscontrate oggettivamente in tale situazione siano di monito affinché episodi del genere non si debbano più verificare. (Applausi del senatore Divina).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ranucci. Ne ha facoltà.
RANUCCI (PD). Signor Presidente, signori Ministri, colleghi, innanzitutto esprimo anch'io ancora una volta da parte del nostro Gruppo il cordoglio per le vittime, nella vicinanza ai familiari. Allo stesso tempo, credo sia doveroso riconoscere ciò che è stato fatto dalla Guardia costiera e da tutte le forze dell'ordine. Il passaggio di un transatlantico nell'immaginario collettivo è sempre stato un momento di festa: ricordiamo il film "Amarcord" di Federico Fellini, quando passava la grande Rex e tutti gli abitanti di Rimini andavano a vedere il passaggio di questa grande nave. Una, due volte l'anno. Oggi, solo la Concordia ha attraversato per ben 52 volte l'anno tratti di mare molto pericolosi, che hanno necessità di grande tutela.
Ringrazio i Ministri non solo per la loro presenza, ma anche per l'efficienza e l'efficacia su tale argomento. Il ministro Clini ci ha già riferito che forse a Venezia potremo trovare delle soluzioni per evitare che possano succedere dei disastri. Quali atti il Governo intende prendere per regolamentare non solo questi passaggi - ricordo anche le bocche di Bonifacio - ma anche quelli tra le isole minori e la costa? Si tratta di punti di grandissima sensibilità. Io non voglio chiamarlo "inchino", lo voglio chiamare "accostamento" (parliamo un attimo anche di mare e di marineria). Tali accostamenti possono essere molto, molto delicati e pericolosi. E qui mi ricollego a un altro grande problema che abbiamo nel nostro mare e in tutto il Mediterraneo: le grandi petroliere. Abbiamo 14 porti petroliferi, 12 raffinerie e 343 milioni di tonnellate di petrolio che girano sul nostro mare.
Non possiamo certamente bloccare tutto questo, perché rappresenta la vita per la nostra economia, ma mi chiedo - e torno a quanto accennato dal senatore De Toni - che fine abbia fatto il Vessel traffic management information system. Per i profani, si tratta di quel sistema che controlla la navigazione, come accade per il controllo aereo, volendo semplificare. Vorrei ricordare qualche altro dato. Era un progetto da 320 milioni che avrebbe dovuto funzionare nel 2009. Il contratto prevedeva due fasi. La prima, siglata nel 1999, per circa 120 milioni di euro, riguardava zone delicate come lo stretto di Messina, le Bocche di Bonifacio, poi le coste siciliane, pugliesi ed anche il porto di Genova: qui il sistema è già attivo. Il 7 dicembre 2005 è stata siglata la seconda fase, per circa 200 milioni, relativa a tutto il resto dei nostri mari. L'accordo prevedeva che il progetto esecutivo fosse pronto entro sei mesi e che i siti fossero completati entro l'inizio del 2009. Per le zone del disastro della Concordia erano previsti gli impianti sul monte Capanne dell'Argentario. I soldi erano stati stanziati, ma di questo sistema ne funziona solo una piccola parte. A proposito di risorse, so che in precedenza sono state ridimensionate le risorse per il recupero degli inquinanti e per la salvaguardia del mare. Mi chiedo se ci sono le risorse per bandire nuovamente la gara che scadrà nel 2013 per il recupero degli inquinanti liquidi nel mare. Il Governo intende reintegrare le risorse ridimensionate in precedenza?
A proposito di risorse, ministro Passera, volevo qui sottolineare che le capitanerie di porto hanno sofferto, e in questo momento soffrono, di un problema di mancanza di risorse. E noi dobbiamo ringraziarle per quanto fanno.
Forse è un problema che non riguarda soltanto il mare, ma l'intero Paese, ma un migliore coordinamento delle forze che sviluppano il loro lavoro sul mare andrebbe fatto. Noi abbiamo la Guardia costiera, la Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia. Forse cercare di capire «chi fa cosa» potrebbe rappresentare un recupero delle risorse per le capitanerie di porto e per meglio dare loro la possibilità d'intervenire.
In conclusione, volevo chiedere al ministro Clini se in genere, ricordando che queste navi utilizzano carburanti molto pesanti e molto inquinanti, pieni di solfato, non per questi ma per altri mezzi di trasporto, molto più leggeri, sia pensabile di imporre dei carburanti a basso inquinamento, in quanto molto spesso noi vediamo cosa lasciano questi natanti all'interno dei nostri porti e intorno alle nostre isole.
Ministro Passera, l'economia del mare è fondamentale per il nostro Paese. Le lancio una piccola provocazione. Siccome l'economia del mare prevede il turismo, prevede le infrastrutture, prevede i trasporti e la relativa cultura, forse una parte del suo Ministero, per ciò che attiene alle attività produttive, potrebbe essere dedicata, in un coordinamento generale necessario per il nostro Paese, all'economia del mare. É un'economia che dà moltissimo da vivere, ma che è in sofferenza in tanti campi. Non dimentichiamo i nostri pescatori, le persone che vivono realmente sul mare. Forse un coordinamento potrebbe essere un momento di sviluppo per il nostro Paese.
Chissà se, da un tragedia, possiamo trovare la forza di risollevare il nostro Paese per farlo diventare uno dei grandi leader dei mari del mondo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Matteoli. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (PdL). Signor Presidente, anche se abbiamo già avuto l'occasione di farlo, voglio ricordare i morti di questo tragico incidente e augurare ai feriti una pronta guarigione.
Che il tragico incidente, avvenuto lo scorso venerdì, sia stato originato da un gravissimo errore umano è un dato di fatto, certo, sul quale varie indagini amministrative e giudiziarie dovranno fare piena luce, acclarando i dettagli e chiarendo coni d'ombra che tuttora permangono sull'evento.
Abbiamo ascoltato una ampia relazione sull'accaduto, relazione che riporta i dati che gli operatori hanno predisposto, e di questo voglio ringraziare i Ministri. Ma la chiarezza è indispensabile per ridare certezza e fugare dubbi e incertezze nell'opinione pubblica, oltre che per evitare ripercussioni negative al settore della crocieristica italiana, che va invece tutelata, anche per salvaguardare posti di lavoro. Bisogna operare per tutelare l'immagine dell'Italia nel mondo - e mi fa piacere averlo sentito ribadire anche da altri colleghi - in un settore in cui abbiamo tradizioni ramificate nei secoli. Lo sciagurato, gravissimo incidente del Giglio non deve compromettere le affermazioni che, anche sotto il profilo tecnologico, le imprese italiane si sono guadagnate nel mondo.
Così come dobbiamo ricordare che da una parte abbiamo dovuto registrare il clamoroso errore umano, ma di contro si è registrato anche l'ottimo lavoro della Guardia costiera, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile e l'abnegazione di tanti cittadini del Giglio, ma anche dell'Argentario e di Orbetello, per il soccorso dato ai naufraghi.
Vigili, signor Ministro dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, sulle capitanerie di porto, che sono eccezionali. Io ho avuto, nella mia lunga vita politica, la possibilità di svolgere la funzione sia di Ministro dell'ambiente che delle infrastrutture e dei trasporti, e ho verificato che le capitanerie di porto, che lavorano con il Ministero dell'ambiente e che dipendono dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sono uno dei Corpi eccellenti di cui dispone l'Italia. Qualcuno sta cercando di lavorare per riaccorparle alla Marina, e quindi danneggiare un Corpo che è mutuato anche da tanti Stati stranieri.
L'incidente non è avvenuto per mancanza di norme (anche oggi ho sentito qualche collega sostenere questa tesi): qui si tratta di rispettare e di sanzionare con fermezza comportamenti non in linea e non conformi a tali statuizioni. Le norme ci sono. Certo, tutto è perfettibile, per carità, ma non si può dire che mancano le norme. Semmai c'è un caos legislativo, nel nostro Paese, perché tutte le volte che c'è un incidente si chiedono norme nuove, che vanno a sovrapporsi a quelle esistenti, creando per l'appunto un caos legislativo in cui i furbi riescono a farla franca. Non condividiamo quindi che, ogni volta che in Italia accade un evento drammatico, si invochino nuove norme e nuove leggi, fermo restando - lo ribadisco - che tutto ovviamente è perfettibile.
In ordine all'incidente, a parte la responsabilità del comandante, a noi sorge qualche dubbio che tutto sia accaduto per esclusiva colpa di una sola persona. Ad ogni modo, questo è un tema di cui si occupa la magistratura, ragion per cui, essendo di sua competenza, è giusto non entrarci.
Il Governo tuttavia ha un obbligo: attenzionare il problema dell'inquinamento. Do atto volentieri al ministro Clini di essersi recato subito sul posto e di aver predisposto le misure necessarie per raggiungere l'obiettivo di svuotare in tempi brevi i serbatoi. Voglio però anche fare un appello al Governo: l'isola del Giglio, l'Argentario, vivono esclusivamente di turismo: la presenza dell'enorme imbarcazione in prossimità del porto avrà notevoli ripercussioni sullo svolgimento dell'attività turistica, soprattutto nell'isola, che comincia, seppure inizialmente nei fine settimana, dal periodo pasquale. Chiedo quindi che nell'ordinanza che il Governo si accinge ad emanare vengano previste misure compensative in favore del Comune di Isola del Giglio, che in questa tragica circostanza ha dimostrato grande spirito di solidarietà mettendo in opera un'efficace azione di immediato soccorso nei confronti dei naufraghi.
A mio parere il soccorso è stato efficiente; è stato dato in ritardo, ma non per colpa dei soccorritori. Appena si è dato l'allarme, infatti, i soccorritori si sono mossi immediatamente e hanno salvato moltissime vite umane.
Voglio anche dire: smettiamola di dare la colpa all'inchino. È ridicolo continuare a sostenere che è colpa dell'inchino. L'inchino si può fare nei confronti di un'isola, come d'altra parte si fa in tutto il mondo. Il problema è che nessuno ha detto che per fare l'inchino si deve andare a 150 metri dall'isola. Un bestione quale è una nave di quel tipo può fare tutti gli inchini che vuole anche se passa a un miglio dalla costa. È veramente curioso che in Italia si cerchino responsabilità che non hanno senso.
Signor Presidente, vorrei concludere richiamando un argomento che non ha nulla a che vedere con l'incidente. Mi ha incuriosito molto quello che ho letto oggi sui giornali, che nei titoli parlano di uno scontro nella magistratura grossetana. Ebbene, vorrei che lo scontro ci fosse in tutte le magistrature d'Italia: uno scontro tra pubblico ministero e il giudicante. Purtroppo, in Italia, in tante parti, c'è il pubblico ministero che fa la parte anche del giudicante. In quel tribunale lo scontro c'è, e vivaddio che ci sia. Auspichiamo che questi scontri avvengano in tutti i tribunali d'Italia.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ringrazio per la disponibilità e per la completezza delle informazioni rese.
Sulle procedure di gara per la privatizzazione della Tirrenia
*SANNA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNA (PD). Signor Presidente, vorrei attirare l'attenzione del Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, perché oltre a quello della Costa Concordia si intravede all'orizzonte un altro naufragio, metaforico, quello della gara per la privatizzazione della Tirrenia.
Nella giornata di ieri, infatti, la Commissione europea ha dichiarato formalmente l'apertura di un'indagine approfondita sull'acquisizione del controllo congiunto di Tirrenia, di proprietà dello Stato italiano, da parte di Compagnia italiana di navigazione. Le motivazioni sono molto serie, perché - dice la Commissione - vi sono preoccupazioni sulla conformità delle operazioni alle norme in materia di concorrenza. Le parti in causa detengono congiuntamente quote di mercato molto elevate ove non una vera e propria posizione di monopolio su numerose rotte marittime italiane, in particolare verso la Sardegna. Il comunicato ufficiale dell'Unione europea conclude che questa acquisizione potrebbe restringere notevolmente la concorrenza sul mercato con danni per milioni di viaggiatori e numerosi trasportatori.
La Commissione afferma poi che spetta ad essa garantire che gli utenti possano continuare a disporre di un'offerta competitiva di servizi di traghetto verso la Sardegna e la Sicilia. Questa è un'affermazione che mi permetterei di contestare: spetta prima di tutto al Governo italiano ed al Parlamento italiano. Per questo motivo chiedo che tutti gli atti di sindacato ispettivo che sono all'attenzione di questo Governo, ereditati dal precedente, e ai quali il precedente Governo mai ha voluto rispondere, rifiutandosi persino di partecipare all'indagine conoscitiva della 8a Commissione del Senato, vengano assunti come compito preciso ed imprescindibile per assicurare da qui alla prossima estate - ahimè credo già consumata sul banco di una certa protervia procedurale del precedente Governo - che la privatizzazione giusta e la liberalizzazione giusta dei trasporti marittimi passeggeri avvenga rispettando le regole europee ed assicurando il giusto servizio al trasporto di merci e persone nel Mediterraneo italiano, e quindi alla Sardegna e alla Sicilia.
La pregherei, signor Presidente, di rappresentare al Governo - e ringrazio il ministro Passera che ci ascolta - la necessità che sia consentito al Parlamento di recuperare l'interlocuzione con l'Esecutivo su questo tema.
PRESIDENTE. Senatore Sanna, gli Uffici solleciteranno il Ministro.
Per un'informativa urgente del Governo sul blocco del trasporto privato in Sicilia
D'ALI' (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALI' (PdL). Signor Presidente, come preannunciato questa mattina dal Sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, oggi il Governo non ha riferito per quanto riguarda la crisi dovuta allo sciopero degli autotrasportatori in Sicilia.
Ribadisco l'assoluta esigenza che il Ministro dell'interno si muova a questo riguardo, perché la società siciliana è assolutamente in ginocchio: vi sono famiglie che neanche possono portare i bambini a scuola perché manca il carburante in gran parte della Sicilia per lo sciopero, tra l'altro, di una sola componente dei sindacati dell'autotrasporto, che impedisce anche con atti di prevaricazione l'attività a chi invece a questo sciopero non vuole aderire.
Chiedo quindi che il Ministro dell'interno martedì - dato che il nostro calendario prevede seduta per martedì - venga a riferire su quanto accade e a quel punto sarà accaduto in Sicilia e su come i prefetti siciliani siano intervenuti. Risulta infatti agli atti che, a fronte di una lettera di lunedì dei sindacati confederali che annunciavano il timore del blocco dell'intera Sicilia e di prevaricazioni nei loro confronti da parte degli autonomi che avevano deciso di scioperare, la riunione è stata tenuta solamente questa mattina, e nel frattempo, come ho detto, l'economia siciliana è in ginocchio, e lo è in particolare l'agricoltura siciliana, perché da giorni neanche un chilo di prodotto viene più avviato ai mercati del Nord, quindi di vendita, e vi è soprattutto uno stato di disagio nel trasporto privato, nella libertà dei cittadini.
Mi chiedo se il Ministro dell'interno a questo punto non abbia già deciso delle iniziative: lo sapremo, io spero, martedì, e sono certo che, conoscendo l'autorevolezza del Ministro, qualcosa da qua ad allora sarà accaduto.
PRESIDENTE. La Presidenza ha già sollecitato il Ministro sulle problematiche da lei sollecitate.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 24 gennaio 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 24 gennaio, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,01).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Belisario, Chiti, Ciampi, Colombo e Pera.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: De Feo e Livi Bacci, per attività del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione; Bianchi, Coronella, De Angelis e Piscitelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo Coesione Nazionale ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
3a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Adriana Poli Bortone;
7a Commissione permanente: cessa di appartenervi la senatrice Adriana Poli Bortone ed entra a farne parte il senatore Riccardo Villari.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Lauro Raffaele, Gramazio Domenico
Norme antimafia, anti-illecito, antievasione e per la tutela della trasparenza, anche societaria, nel gioco d'azzardo (3104)
(presentato in data 19/1/2012);
senatore Barbolini Giuliano
Disposizioni concernenti la costituzione degli Osservatori provinciali per gli appalti pubblici (3105)
(presentato in data 19/1/2012);
senatrice Germontani Maria Ida
Disposizioni per favorire i lavori autonomi e le imprese femminili (3106)
(presentato in data 19/1/2012).
Disegni di legge, assegnazione
In sede deliberante
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Casson Felice ed altri
Norme in materia di misure per il contrasto ai fenomeni di criminalità informatica (2271-B)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
S.2271 approvato da 2° Giustizia
C.4166 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 19/01/2012).
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Pardi Francesco ed altri
Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, recanti nuove disposizioni per l'esercizio di voto in luogo diverso da quello di residenza (3054)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)
(assegnato in data 19/01/2012);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Stradiotto Marco, Sen. Sanna Francesco
Abolizione dell'istituto del vitalizio parlamentare e nuove disposizioni concernenti il trattamento previdenziale dei membri del Parlamento (3061)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)
(assegnato in data 19/01/2012);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Regione Sicilia
Modifiche all'articolo 3 dello Statuto della Regione siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell'Assemblea regionale siciliana. Disposizioni transitorie (3073)
previo parere della Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 19/01/2012);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Berselli Filippo ed altri
Modifiche dei circondari dei tribunali di Pesaro e Rimini (2124-B)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
S.2124 approvato dal Senato della Repubblica
C.4130 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 19/01/2012);
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Musso Enrico
Modifica dell'articolo 2 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, in materia di assicurazioni marittime contro il rischio di sequestro estorsivo (3058)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 19/01/2012);
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
sen. Caselli Esteban Juan
Riduzioni di spesa del personale diplomatico (3078)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 19/01/2012);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Filippi Alberto
Disposizioni per il rilancio dell'economia italiana mediante la sottoscrizione di titoli di Stato (3060)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 19/01/2012);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Marcucci Andrea
Modifiche all'articolo 182 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di disposizioni transitorie per l'acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali (2139)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 19/01/2012);
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Fleres Salvo
Disposizioni in materia di utilizzo dei beni culturali (3012)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 19/01/2012);
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
sen. Tomaselli Salvatore ed altri
Disposizioni per la salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità del mare Adriatico (3050)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 19/01/2012);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
sen. Fleres Salvo
Istituzione del Corpo volontario di polizia ambientale e di protezione degli animali (3022)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 19/01/2012).
Indagini conoscitive, annunzio
La 8a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulla sicurezza della navigazione marittima, con particolare riferimento al tragico incidente che si è verificato al largo dell'isola del Giglio nella notte del 13 gennaio 2012.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettere in data 13 gennaio 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - le seguenti proposte di nomina:
dell'avvocato Stefano Francesco Sabino Pecorella a Presidente dell'Ente parco nazionale del Gargano (n. 134);
del dottor Fausto Giovanelli a Presidente dell'Ente parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano (n. 135);
del signor Cesare Veronico a Presidente dell'Ente parco nazionale dell'Alta Murgia (n. 136).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, le proposte di nomina sono deferite alla 13a Commissione permanente, che esprimerà il parere su ciascuna di esse entro l'8 febbraio 2012.
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 19 gennaio 2012, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020 (COM (2011) 809 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 7ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 23 febbraio 2012.
Le Commissioni 3ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 7ª Commissione entro il 16 febbraio 2012.
Interrogazioni
MASCITELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
l'art. 16, comma 5, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, recante "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile", dispone: «Per l'efficacia dei controlli antimafia nei contratti pubblici e nei successivi subappalti e subcontratti aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture e nelle erogazioni e concessioni di provvidenze pubbliche, è prevista la tracciabilità dei relativi flussi finanziari. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri dell'interno, della giustizia, delle infrastrutture e trasporti, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalità attuative del presente comma ed è prevista la costituzione, presso il prefetto territorialmente competente, di elenchi di fornitori e prestatori di servizi, non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, cui possono rivolgersi gli esecutori dei lavori oggetto del presente decreto. Il Governo presenta una relazione semestrale alle Camere concernente l'applicazione delle disposizioni del presente comma»;
il Ministro dell'interno, nelle Linee guida antimafia di cui al comunicato 8 luglio 2009 (pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell'8 luglio 2009, n. 156), ha richiamato "la necessità di specifiche forme di controllo anche con riguardo ai flussi finanziari relativi agli interventi disciplinati dal presente documento";
l'art. 2 del decreto-legge n. 39 del 2009 consente al commissario delegato (ovvero al Capo del Dipartimento di Protezione civile) di affidare appalti con procedura negoziata e senza bandi di gara. Inoltre è possibile, in deroga al codice dei contratti di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006, il subappalto nella misura del 50 per cento;
a giudizio dell'interrogante, tale deregolamentazione degli appalti crea il rischio fondato di infiltrazione di imprese malavitose;
alla data del 19 gennaio 2012, non risulta ancora emanato il decreto di cui al comma 5 dell'art. 16 nonostante siano trascorsi oltre due anni dal termine fissato per l'adozione (28 maggio 2009);
l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, con la determinazione n. 8 del 18 novembre 2010 fornisce indicazioni applicative in merito alla tracciabilità dei flussi finanziari negli appalti pubblici di cui alla legge n. 136 del 2010;
si ricorda che la citata legge n. 136 del 2010, recante il "Piano straordinario contro le mafie", come modificata dal decreto-legge n. 187 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 217 del 2010, ha introdotto l'obbligo per gli operatori economici coinvolti in appalti pubblici ed i soggetti destinatari di finanziamenti pubblici di utilizzare conti correnti bancari o postali dedicati, ad esclusione dei pagamenti in favore di enti previdenziali, assicurativi e istituzionali, nonché di quelli in favore di gestori e fornitori di pubblici servizi, ovvero di quelli riguardanti tributi;
l'arresto per concussione, avvenuto nella giornata del 18 gennaio 2012, del numero uno in Abruzzo del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, Giancarlo Santariga, potrebbe avere pesanti ripercussioni, sia a livello giudiziario, sia a livello di attività sulla ricostruzione post terremoto;
secondo ambienti investigativi, l'arresto per concussione ai danni di un imprenditore nell'ambito dell'appalto per la realizzazione della sede della Guardia di finanza a Pescara, potrebbe essere solo uno degli elementi che ha messo nei guai l'alto dirigente del Provveditorato alle opere pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna, finito ai domiciliari; il Provveditorato ha gestito e gestirà decine e decine di milioni per la ricostruzione pubblica nel territorio terremotato,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti che le strutture commissariali e il commissario delegato hanno provveduto al controllo degli adempimenti previsti dalla citata legge n. 136 del 2010;
se e come il Governo intenda elaborare la relazione semestrale, concernente l'applicazione delle disposizioni inerenti alla tracciabilità dei flussi finanziari;
quale sia la ragione per cui non sia stato adottato il decreto per il controllo della tracciabilità dei flussi finanziari;
se siano stati affidati appalti ovvero subappalti a imprese "a rischio" mafioso e per quali importi.
(3-02604)
LATORRE, ARMATO, BARBOLINI, BERTUZZI, BIONDELLI, CECCANTI, CHIAROMONTE, CHITI, CHIURAZZI, DEL VECCHIO, FIORONI, GARAVAGLIA Mariapia, GARRAFFA, LEGNINI, LUSI, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, MAZZUCONI, MONGIELLO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, per la coesione territoriale e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, prevede all'articolo 2 il credito di imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno;
la misura trae origine dal patto Europlus stipulato a livello europeo per la promozione della produttività nelle Regioni in ritardo di sviluppo, tra cui l'Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, la Puglia, il Molise, la Sardegna e la Sicilia;
il credito d'imposta potrà essere concesso alle imprese a seguito dell'assunzione di lavoratori a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, ad incremento della media dei lavoratori a tempo indeterminato occupati nei dodici mesi antecedenti l'assunzione. Inoltre, è previsto che tale beneficio non concorra alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell'Irap;
il credito d'imposta verrà concesso per dodici mesi seguenti all'assunzione di lavoratori definiti ai sensi della normativa europea «svantaggiati» ovvero: a) lavoratori privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. In attesa di eventuali chiarimenti si debbono intendere tutti i disoccupati e inoccupati che negli ultimi sei mesi non sono stati assunti con un regolare contratto di lavoro dipendente. Dovrebbero quindi essere agevolabili i lavoratori che hanno svolto prestazioni occasionali anche nei sei mesi antecedenti l'assunzione; b) lavoratori privi di un diploma di scuola media superiore o professionale; c) lavoratori che hanno superato i 50 anni di età; d) lavoratori adulti che vivano soli con una o più persone a carico; e) lavoratori occupati in professioni o settori con elevato tasso di disparità uomo-donna; f) lavoratori membri di una minoranza nazionale. Se l'impresa procede all'assunzione di lavoratori «molto svantaggiati», cioè lavoratori privi di lavoro da almeno 2 anni, lo stesso avrà una durata di ventiquattro mesi;
il credito d'imposta decade se i posti di lavoro creati non sono conservati per un periodo minimo di tre anni ovvero di due anni nel caso di piccole e medie imprese (PMI) ovvero nel caso in cui vengano accertate violazioni non formali in materia fiscale e previdenziale relativamente al lavoro dipendente che comportano una sanzione pari o superiore a cinquemila euro o in caso di violazione alla normativa sulla salute e sicurezza dei lavoratori o nel caso in cui siano emanati provvedimenti definitivi per condotta antisindacale;
la misura del credito d'imposta è prevista pari al 50 per cento dei costi salariali così come definiti dal numero 15 dell'articolo 2 del regolamento (CE) n. 800/2008, della Commissione, del 6 agosto 2008 e, non essendo previste espresse ipotesi di incompatibilità, lo stesso potrà essere utilizzato contestualmente ad altre agevolazioni esistenti in materia di lavoro;
per l'effettivo utilizzo del credito occorre tuttavia l'adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, che, oltre a stabilire i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna delle Regioni, dovrà stabilire le disposizioni di attuazione, così come stabilito dal comma 8 dell'articolo 2 dello stesso decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70;
il 6 ottobre 2011, la Commissione europea ha comunicato al Governo italiano l'approvazione del credito d'imposta previsto dal «decreto sviluppo» per l'assunzione a tempo indeterminato nelle aree del Sud Italia,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo abbia assunto o intenda assumere per consentire l'effettivo utilizzo del credito d'imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno, reso sempre più necessario per sostenere la ripresa delle imprese e lo sviluppo dell'occupazione nel Meridione d'Italia;
se intenda rendere noti i tempi di adozione del previsto decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, che, dovrebbe stabilire i limiti di finanziamento garantiti da ciascuna delle Regioni e le disposizioni di attuazione, così come stabilito dal comma 8 dell'articolo 2 del citato decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, anche al fine di garantire il rispetto delle condizioni che consentono l'utilizzo dei suddetti fondi strutturali comunitari per il cofinanziamento del presente credito d'imposta.
(3-02605)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
un'agenzia Ansa del 18 gennaio 2011 riporta la denuncia del settimanale "Il Salvagente" relativa all'applicazione dell'Iva nelle bollette di gas e telefono, destinate a milioni di famiglie italiane;
in particolare gli utenti si sono visti applicare un aumento retroattivo sui consumi precedenti al 17 settembre 2011, data da cui è in vigore l'aumento dell'Iva, deciso dalla manovra di agosto del precedente Governo, passata dal 20 al 21 per cento;
ciò sarebbe giustificato dalla legge sull'Iva (decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972) quando stabilisce che si applica l'aliquota vigente al momento dell'emissione della fattura, quindi il 21 per cento, a prescindere dal periodo di prestazione del servizio. Con il paradosso che anche una bolletta emessa il 17 settembre 2011, a fronte di consumi interamente effettuati nel periodo in cui l'aliquota era al 20 per cento, impone su tutto l'importo una tassazione comunque del 21 per cento;
il suddetto criterio cambia però, curiosamente, per le bollette a conguaglio. In questo caso, una circolare dell'Agenzia delle entrate del 12 ottobre 2011, la 45/E, autorizza le aziende che dovranno emettere fatture (esclusi in questo caso gli operatori telefonici) a utilizzare un criterio diverso e a procedere in modo selettivo. Ovvero si stabilisce che l'aliquota Iva delle note di accredito deve essere quella originariamente applicata. Questo vuol dire che se sulle bollette di acconto, a prescindere dal periodo di riferimento, tutti i consumi devono essere fatturati al 21 per cento, su quelle a conguaglio si potrà discriminare il periodo di consumo. Applicando quindi il 20 per cento per i mesi precedenti al 17 settembre 2011 e successivamente il 21 per cento. Si potrebbe anche verificare un ulteriore elemento a danno dei contribuenti: se sui consumi precedenti al 17 settembre 2011 hanno scontato l'aliquota maggiorata, in caso di conguaglio a favore verranno sì rimborsati ma con l'Iva al 20 per cento;
pertanto sui conguagli ci sono veri e propri paradossi, che frutteranno diversi milioni di euro allo Stato, ai quali anche l'Agenzia delle entrate sembra non avere grossi argomenti con i quali replicare;
l'Agenzia delle entrate, interpellata da "Il Salvagente" sul perché non solo si adotta un criterio diverso, ovvero si discrimina tra pre e post 17 settembre 2011, ma, nel caso di un conguaglio in favore dell'utente, le somme restituite saranno soggette ad Iva del 20 per cento, risponde che chi ha applicato l'Iva del 21 per cento sulle fatture di acconto ha interpretato correttamente la norma. Per i conguagli - la risposta è lapidaria ma non scioglie i dubbi - ci si attiene alla circolare 45/E;
le aziende, a loro volta interpellate da "Il Salvagente", sulla questione rispondono che intendono applicare la legge; esse sono solo dei sostituti di imposta che riscuotono in nome e per conto dell'Erario e girano le entrate al fisco;
tuttavia non tutti gli operatori hanno interpretato allo stesso modo l'inasprimento fiscale sulle fatture di acconto. Se la stragrande maggioranza ha applicato il 21 per cento sui consumi precedenti al 17 settembre 2011, c'è anche chi ha fatto scontare ai propri utenti il 20 per cento fino al 16 settembre 2011 e solo successivamente l'aliquota maggiorata;
sulle bollette di acconto da Gdf-Suez, colosso francese del gas che opera in Italia, spiegano che l'associazione di categoria (Anigas, ndr) ha cercato di avere maggiori informazioni da parte dell'Agenzia delle entrate. Tuttavia l'imposizione dell'aliquota al 21 per cento è imposta dalla normativa fiscale che specifica che il momento impositivo è contestuale all'emissione della fattura;
analoghe le risposte da parte di Telecom e Wind-Infostrada. In sostanza: in base alla legge Iva (decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972) il momento rilevante per applicare l'Iva è il pagamento del corrispettivo, ovvero l'emissione della fattura;
la nuova aliquota - spiegano da Eni Gas&Power - viene applicata su tutte le fatture emesse a decorrere dal 17 settembre e ciò indipendentemente dal periodo cui fanno riferimento i consumi fatturati, esattamente come prevede la norma;
considerato che:
in materia di Iva, le aziende sono sostituti di imposta, pertanto riscuotono gli importi dai clienti per poi riversarli direttamente all'erario;
lo stesso problema e a giudizio dell'interrogante la stessa ingiustizia si potrebbero riproporre a settembre 2012 quando, se non migliorano i conti pubblici, lo Stato potrebbe decidere di innalzare di nuovo l'Iva dal 21 al 23 per cento,
si chiede di sapere:
quale sia, a giudizio del Ministro in indirizzo e alla luce dei fatti esposti in premessa, la ratio della disciplina sull'Iva del 1972 sottesa alla previsione che per l'acconto si applica l'aliquota vigente al momento dell'emissione della fattura a prescindere dal periodo di riferimento, mentre per i conguagli a favore del cliente l'Agenzia delle entrate autorizza un criterio diverso e penalizzante per l'utenza con il calcolo dell'aliquota vigente al periodo di riferimento, quindi al 20 per cento;
se non intenda precisare, qualora il conguaglio risulti negativo per il cliente, quale aliquota potrà essere applicata dall'azienda all'utente;
quali iniziative il Governo intenda adottare per sanare questo cortocircuito che autorizza l'applicazione di diversi criteri per gli acconti e i conguagli al fine di tutelare gli utenti che si trovano in una posizione di svantaggio, vedendosi restituire (conguaglio a favore) meno di quanto viene richiesto loro (acconto) dalle aziende di settore con il calcolo del pagamento dei consumi;
se non ritenga che, visto il riconoscimento di aliquote differenti in base al periodo di consumo di riferimento, sui conguagli, l'Agenzia delle entrate dovrebbe provvedere a rimborsare gli utenti con una nota di credito del 21 per cento per non penalizzare doppiamente i consumi precedenti al 17 settembre 2011.
(4-06642)
THALER AUSSERHOFER - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che l'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, anticipa l'istituzione dell'imposta municipale (IMU) propria, in via sperimentale, a decorrere dall'anno 2012;
considerato che la base imponibile dell'IMU propria è costituita dal valore dell'immobile, ottenuto applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, rivalutate del 5 per cento, alcuni moltiplicatori,
si chiede di sapere se la rivalutazione delle rendite previste dal citato articolo 13 operi solo ai fini dell'IMU o interessa anche le altre imposte dirette e indirette.
(4-06643)
PEDICA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 2 gennaio 2012 il sito web di "giornalettismo.com" pubblicava un articolo intitolato «La Bosch paga. Ma il fisco ne voleva 1400. Sembra una maximulta, ma in realtà è più un maxisconto. La Bosch tira fuori trecento milioni di euro per smettere di litigare con il fisco italiano. Ma il contenzioso con l'Agenzia delle entrate era molto più grave di quello che alla fine è stato pattuito», relativo alla somma pagata dalla Bosch all'Italia a seguito del mancato pagamento di «una quantità di tasse che, sommate a sanzioni e interessi, avrebbe totalizzato appunto 1 miliardo e mezzo di euro»;
300 milioni di euro, come si legge nell'articolo citato, «sono in assoluto una montagna di soldi», ma possono però essere considerati «relativamente pochi» «sin quasi al limite della "svendita" di fine stagione o del "saldo" natalizio, per chi come l'Agenzia delle entrate all'inizio aveva presentato un ben più "salato" conto di 1 miliardo e 400 milioni di euro alla maggior produttrice mondiale di componenti per autovetture ed elettrodomestici»;
infatti è emerso che l'Agenzia delle entrate aveva iniziato un corposo controllo sulla Bosch partendo da un ufficio torinese della società, adibito a testare i prototipi dei prodotti poi commercializzati in tutto il mondo, e che «Agenzia delle entrate, Bosch e Procura di Milano erano da molti mesi i vertici di un triangolo che, fra il tributario e il penale, via via assumeva dimensioni economiche degne di un robusto segmento di "manovra" finanziaria»;
considerato che:
a seguito della contestazione della lettura dell'Agenzia delle entrate da parte della Bosch, che, ex adverso, inquadrava l'ufficio di Torino come una società di consulenza e quindi riteneva che non si trattasse di frode fiscale, la vicenda si è conclusa con il pagamento da parte del colosso dell'irrisoria somma di 300 milioni di euro a fronte dei 1.400 milioni di euro richiesti originariamente dall'Agenzia delle entrate;
in questo momento di gravissima crisi economica e soprattutto alla luce dei recenti e pesanti sacrifici richiesti ai cittadini italiani, fatti come questi suscitano disappunto nella collettività, come è emerso anche dalle dichiarazioni del presidente della Federcontribuenti che, oltre ad aver richiesto un'ulteriore verifica da parte degli organi inquirenti, ha dichiarato che le condizioni per uno "sconto" tanto grande per la multinazionale tedesca sono inesistenti, del tutto inventate. Mentre le multinazionali ottengono grandi sconti, gli italiani subiscono verifiche fiscali e condanne tributarie indegne,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se gli stessi corrispondano al vero;
se e quali misure, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di verificare la regolarità dell'intera vicenda, soprattutto tenendo conto del grave danno derivato all'erario italiano;
se e quali provvedimenti si intendano adottare, anche attraverso eventuali modifiche normative della materia, al fine di evitare che fatti come quelli esposti in premessa possano ripetersi.
(4-06644)
PEDICA - Al Ministro della salute - Premesso che:
in data 12 gennaio 2012 il sito web "tusciweb.eu" pubblicava un articolo intitolato "La Regione incontra Afesopsit", relativo all'incontro tra Regione Lazio, Prefettura, Aziende sanitarie locali, Comune di Viterbo, e l'associazione Afesopsit, programmato per giovedì 19 gennaio alle 12 in prefettura;
l'Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia (Afesopsit) nasce nel 1993 con l'intento principale di garantire alle persone con disturbo mentale il riconoscimento e l'esercizio dei diritti umani e civili, al fine di poter accedere ad un livello soddisfacente della qualità di vita propria e dei loro familiari;
l'Associazione, che da diciotto anni rappresenta una realtà importante e molto apprezzata di volontariato e di solidarietà, in efficace interazione con i servizi pubblici territoriali, ha chiesto alla Regione Lazio di adottare provvedimenti urgenti per garantire un'adeguata presenza e consistenza dei servizi pubblici fondamentali di assistenza alle persone con disturbo mentale;
Afesopsit dall'inizio del 2012 è in sit-in (giorno e notte) in piazza del Comune a Viterbo, per difendere il diritto alla salute e all'assistenza e ottenere dalla Regione Lazio i provvedimenti richiesti;
la popolazione, molti sindacati, numerose associazioni, personalità di rilevanza nazionale, come il segretario nazionale di Psichiatria democratica e il presidente nazionale dell'Unasam (Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale), nonché tutte le istituzioni locali hanno espresso solidarietà all'Afesopsit;
considerato che:
in data 10 gennaio 2012 l'Associazione ha incontrato il direttore generale della Asl e successivamente il prefetto di Viterbo, per rappresentare la situazione e formulare le principali richieste;
come sottolineato dall'articolo citato, in molti Comuni del viterbese, i sindaci, le giunte e i consigli comunali stanno approvando mozioni e ordini del giorno di solidarietà all'Afesopsit e di adesione alle richieste contenute nel documento che l'associazione ha inviato alla Regione Lazio;
il sindaco e il presidente della Provincia di Viterbo hanno espresso pieno sostegno all'iniziativa dell'Associazione e richiesto a loro volta che la Regione Lazio assuma gli impegni necessari per realizzare quanto richiesto;
in data 11 gennaio 2012 il prefetto di Viterbo ha portato al presidio in piazza del Comune copia della lettera di convocazione dell'incontro tra Regione Lazio, Prefettura, Asl, Comune di Viterbo, e l'associazione Afesopsit, programmato per il 19 gennaio 2012;
il direttivo dell'Afesopsit ha comunque ritenuto opportuno, al fine di mantenere alta l'attenzione di tutta la popolazione, proseguire con il presidio in piazza in attesa di valutare gli esiti di questo incontro,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se e quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di vigilare sulla vicenda, a tutela delle persone con disturbo mentale, dei loro diritti e dei loro familiari.
(4-06645)
PINZGER - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali, il turismo e lo sport - Premesso che:
le misure sulla tracciabilità sono volte a ridurre l'utilizzo del denaro contante come strumento per combattere l'evasione fiscale;
con la normativa antiriciclaggio contenuta nel decreto legislativo n. 231 del 2007 è divenuto operativo il divieto di effettuare pagamenti in contanti o con titoli al portatore quando l'importo fosse pari o superiore a 5.000 euro (in precedenza il limite era di 12.500 euro);
il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha riportato il limite delle somme liberamente trasferibili a 12.500 euro;
al fine di adeguare le disposizioni nazionali a quelle comunitarie in materia di antiriciclaggio, il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ha nuovamente adeguato le limitazioni all'uso del contante e dei titoli al portatore dall'importo di 12.500 euro a quello di 5.000 euro;
il decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, ha ulteriormente ribassato a 2.500 euro la soglia al di sotto della quale è possibile, senza alcuna limitazione, trasferire delle somme in contanti, emettere degli assegni trasferibili e detenere libretti al portatore;
in ultimo, il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici£, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 248 del 6 dicembre 2011, prevede all'articolo 12 la riduzione del limite per la tracciabilità dei pagamenti a 1.000 euro;
considerato che:
l'obiettivo di usare le limitazioni all'uso del contante ai fini del contrasto dell'evasione fiscale è giusto e condivisibile;
ciononostante si dovrebbe tenere presente le peculiarità di alcuni settori economici;
in particolare nel settore turistico molti clienti stranieri (ad esempio svizzeri, tedeschi e austriaci) hanno la consuetudine di pagare i loro soggiorni in contanti;
inoltre, molti di questi ospiti sono anziani e non dispongono di strumenti di pagamento elettronici;
l'ultima riduzione del limite per la tracciabilità dei pagamenti a 1.000 euro è stata sicuramente imposta dalla necessità di reperire risorse economiche importanti alle casse dello Stato per far fronte alla grave situazione di crisi nazionale e alla situazione economica congiunturale di questi ultimi tempi;
ciononostante senza la necessaria differenziazione tale limite rischia di configurarsi, per le attività turistiche, come uno svantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi europei dove questo limite non è previsto,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano giuste le considerazioni su esposte e se, pertanto, non intendano intervenire per prevedere una deroga a favore delle imprese turistiche affinché si dia modo agli ospiti stranieri di pagare il loro soggiorno in contanti.
(4-06646)
POLI BORTONE - Ai Ministri della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 3 ottobre 2008 Ferrovie aree Sud Est (FSE) bandiva gara per l'affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori relativi ad interventi di trazione elettrica, segnalamento e armamento lungo la rete gestita da FSE per un valore complessivo di 136.162.402,97 euro;
in una dettagliata denuncia-querela anonima indirizzata ad alcuni parlamentari (fra cui l'interrogante), alla Procura della Repubblica di Lecce e di Bari, nonché al Prefetto di Lecce sono evidenziate circostanze in violazione delle norme sugli appalti che, se vere, risulterebbero gravi;
gli illeciti, secondo la nota, sarebbero stati commessi sia dalla Commissione di gara che dai vertici di FSE e dai soggetti esterni che li avrebbero condizionati in cambio di grandi vantaggi;
attraverso i risultati di gara (aggiudicata all'associazione temporanea di imprese - ATI eredi Giuseppe Mercuri) sono stati proposti i casi giurisdizionali innanzi al TAR e al Consiglio di Stato, sia dall'ATI Site che dall'ATI G.E, poiché è emerso il difetto dei requisiti di aggiudicazione in capo all'ATI eredi Mercuri, requisiti richiesti non solo ai fini dell'aggiudicazione, ma anche quale condizione per la stipula dei relativi contratti (l'ATI Mercuri risultava inadempiente in materia di regolarità contributiva in relazione alla De Lieto Costruzioni, ausiliaria della mandante SIRTI, e nei confronti della Cassa Edile di Varese, e nei confronti dell'INPS di Napoli e nei confronti dell'INAIL di Napoli) che avrebbero dovuto indurre la Commissione all'esclusione dell'ATI Eredi Mercuri. Ciò nonostante il contenzioso è stato definito con sentenza del Consiglio di Stato (ordinanza plenaria n. 4 del 7 aprile 2011) che ha deciso i ricorsi in rito (dichiarandoli inammissibili) senza esaminare nel merito le censure proposte avverso la posizione dell'ATI Eredi Mercuri;
la questione specifica della citata gara di FSE è stata sottoposta alla Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che, con parere del 14 giugno, aveva osservato, in sintesi, che le mandanti avrebbero dovuto dichiarare (come in effetti hanno dichiarato) i lavori e le relative percentuali che intendevano assumere e, in relazione ad essi, avrebbero dovuto possedere la relativa giustificazione per intero;
per ammissione della stessa ATI Eredi Mercuri, risulta che, al momento della presentazione delle domande di partecipazione, la mandante SIRTI, al netto di requisiti dell'ausiliaria De Lieto, fosse sprovvista dei requisiti richiesti dalla lex specialis;
il difetto dei requisiti si è protratto fino all'aggiudicazione dell'appalto;
altro motivo di esclusione dell'ATI Eredi Mercuri è la considerazione che la lex specialis ha individuato con puntualità l'oggetto principale dell'appalto, non modificabile ed in particolare la realizzazione di nuovi impianti ACEI in 15 stazioni ferroviarie, fra cui (art. 13 del capitolato) la stazione di San Pancrazio Salentino;
circostanza davvero eclatante, in sede di sopralluogo (28 ottobre 2008) propedeutico alla formulazione dell'offerta la ditta SITE verificava che la ditta Eredi Giuseppe Mercuri già stava realizzando (quindi prima dell'aggiudicazione dell'appalto) l'impianto ACEI nella stazione di San Pancrazio; né FSE ha fatto pervenire ai concorrenti elementi di chiarimento sulla grave situazione segnalata, né, tantomeno, ha provveduto a modificare la stazione oggetto di intervento;
la cosa più grave è che, mentre l'ATI SITE e l'ATI GE hanno formulato l'offerta comprendendo la realizzazione dell'Impianto ACEI nella stazione di San Pancrazio Salentino, l'ATI Eredi Mercuri aveva invece formulato l'offerta sostituendo la realizzazione dell'impianto ACEI di S. Pancrazio Salentino con quello di altra stazione, Campi Salentina, non prevista nell'oggetto della gara ed addirittura l'offerta della Mercuri veniva valutata favorevolmente giustificando la presentazione dell'impianto ACEI di Campi Salentina con una precisazione successiva all'emissione del bando. A richiesta della SITE e della GE il 6 novembre 2009 l'Amministrazione, smentendo la Commissione, precisava, con riferimento alle richieste di ricevere la copia del documento relativo alla sostituzione dell'impianto di San Pancrazio con quello di Campi Salentina, di confermare l'inesistenza di tale documento;
dall'esposto, fin qui riportato, è evidente che nei riguardi della Mercuri vi sarebbe stato un flusso di informazioni privilegiate non avendo le Pubbliche amministrazioni proceduto a modificare l'oggetto dell'appalto, sicché la ditta Eredi G. Mercuri, avendo offerto prestazione diversa dall'oggetto di gara, sarebbe dovuta essere addirittura esclusa dalla gara;
l'aggiudicazione è stata ostinatamente portata avanti dalle FSE nonostante il parere dell'Autorità di vigilanza (nel caso di ATI, tuttavia, il mantenimento dei predetti requisiti di partecipazione deve essere riferito all'impresa del raggruppamento che ha dichiarato di voler ricorrere all'apporto dell'ausiliaria);
da quanto riferito nell'anonimo esposto-denuncia sembrerebbe che vi sia stato da parte di FSE un atteggiamento di favor nei riguardi dell'ATI vincitrice;
vi sarebbe un legame molto forte fra progettisti, direttori dei lavori di FSE, ex funzionari dirigenti di FSE oggi consulenti o direttori di esercizio in società locali di trasporti;
le gare di appalto di FSE pare vengano affidate mediante l'offerta più vantaggiosa con ampia discrezionalità da parte della commissione di gara e non con il massimo ribasso, a vantaggio dell'ente appaltante così come avviene per gare pubbliche di ANAS, Ferrovie dello Stato, Regioni;
l'intera vicenda, così come puntualmente descritta dall'anonimo esposto-denuncia (che comunque l'interrogante ha intenzione di trasmettere nella stesura integrale ai Ministri in indirizzo) presenta aspetti sconcertanti, soprattutto se si tiene conto che FSE in data 5 dicembre 2011 ha indetto gara a procedura ristretta per l'ammodernamento della rete ferroviaria del Sud Est, linea Zollino - Gagliano, tratta Maglie - Gargliano per 14.091.953 euro ed in data 28 dicembre gara a procedura ristretta per ammodernamento della rete ferroviaria del Sud Est, linea Novoli - Gagliano, tratta Casarano-Gagliano e che, quindi, si rischierebbero situazioni di opacità analoghe a quelle sommariamente descritte,
si chiede di sapere:
se al Ministro della giustizia risulti che le Procure di Lecce e Bari (destinatarie al pari del Prefetto di Lecce e di quattro parlamentari pugliesi della denuncia) abbiano intrapreso azioni per appurare la veridicità o meno di quanto asserito nell'anonimo esposto, con riferimento alle presunte situazioni di favore così dettagliatamente indicate, e se, comunque, intenda intervenire per appurare le veridicità o meno dell'esposto;
se il Ministro delle infrastrutture e trasporti intenda intervenire immediatamente per ripristinare, laddove ne ricorressero gli estremi, una situazione di legalità negli appalti di FSE, anche procedendo all'annullamento in autotutela dell'appalto già assegnato di 136.162.402,97 euro.
(4-06647)
DI GIOVAN PAOLO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
come si apprende dal Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio, avvocato Angiolo Marroni, presso il Centro d'identificazione ed espulsione di Roma a Ponte Galeria è in vigore una nuova restrizione in materia di colloqui tra gli ospiti del centro e i familiari degli stessi;
questa limitazione, da parte della Prefettura di Roma, e dunque del Ministero dell'interno, prevede che potranno essere accordate tre visite al semestre, più una al momento della dismissione dal centro, tra i cittadini trattenuti e i familiari;
tale ulteriore aggravio della permanenza all'interno del centro da parte degli stranieri in attesa di espulsione comporta una forte limitazione al diritto di mantenere i rapporti personali e familiari per gli ospiti;
in seguito al recepimento della cosiddetta direttiva rimpatri 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, recepita attraverso il decreto-legge n. 89 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 129, il tempo di trattenimento all'interno dei centri è stato esteso fino a 18 mesi e tale permanenza comporta una profonda afflizione per gli stranieri trattenuti, i quali non svolgono alcuna attività ricreativa ma sono unicamente in attesa del riconoscimento da parte delle autorità consolari e del vettore aereo che li rimpatri. La quasi totale assenza di visite personali comporta l'inerzia totale dello straniero, il quale rimane privo di riferimenti esterni;
la direttiva europea disciplina modalità e tempi di rimpatrio, ma lo fa incoraggiando la partenza volontaria dello straniero e adottando l'allontanamento coatto e la possibilità di trattenimento nei centri di permanenza come extrema ratio;
la restrizione in materia di visite familiari, prevista per i cittadini irregolari presenti nel centro, non è giustificabile per ragioni di pericolo, in quanto sono soggetti trattenuti amministrativamente e non per ipotesi delittuose penalmente punibili. Ma anzi contribuisce a creare tensioni e tumulti all'interno dei centri, rendendo più difficoltoso il lavoro del personale e del corpo di polizia, soprattutto dinnanzi al diniego della visita da parte del familiare;
l'art. 18 dell'ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975 e il relativo regolamento di esecuzione (art. 37, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000) prevedono sei colloqui al mese per detenuti ed internati, 4 colloqui al mese per detenuti per reati previsti dall'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, e uno al mese per i detenuti ex art. 41-bis. Pertanto, il regime in materia di colloqui risulta essere molto più flessibile negli istituti penitenziari, anche per reati gravi, rispetto a quanto avviene nei Centri d'identificazione ed espulsione, dove, giova ricordarlo ancora una volta, sono trattenuti cittadini irregolari e non condannati o responsabili di reati,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda al più presto adottare provvedimenti urgenti per la tutela dei diritti umani e fondamentali degli ospiti dei centri d'identificazione ed espulsione, prima che la situazione si comprometta ulteriormente.
(4-06648)
OLIVA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha previsto un aumento delle accise sulla vendita dei carburanti;
considerato che tale provvedimento sta avendo gravi ripercussioni sul costo della vita, incidendo in particolare su alcune categorie produttive, quali ad esempio gli autotrasportatori, i produttori agricoli e i pescatori;
la Regione Siciliana, pur essendo sede di impianti per la produzione e, soprattutto, per la raffinazione del petrolio, non riceve alcun beneficio in termini di riduzione dei costi dei carburanti, al contrario sopporta da decenni i disastrosi effetti prodotti sull'ambiente;
lo statuto della Regione Siciliana all'articolo 37 prevede, al comma 1, che "Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell'accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi" e, al comma 2, che "L'imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima";
negli ultimi giorni è esplosa una protesta, organizzata dagli autotrasportatori, dal movimento dei "Forconi" e dai pescatori, che sta paralizzando la Regione, aggravando la situazione economica e determinando l'aumento di alcuni generi alimentari,
si chiede di sapere quali provvedimenti urgenti il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'economia e delle finanze abbiano intenzione di adottare al fine di fornire adeguate risposte alle giuste rivendicazioni dei manifestanti.
(4-06649)
OLIVA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
le manifestazioni che stanno interessando in questi giorni la Sicilia, dovute principalmente alle difficoltà finanziarie derivanti dalla crisi economica e all'aumento delle accise sui carburanti, hanno visto coinvolte in particolare alcune categorie produttive quali autotrasportatori, produttori agricoli e pescatori;
tali proteste stanno paralizzando l'isola e arrecando un danno all'economia e, anche a causa dell'aumento del costo di alcuni generi alimentari, disagi ai cittadini;
va scongiurato il pericolo che tali manifestazioni, basate su legittime rivendicazioni da parte di alcune categorie produttive, oltrepassino il perimetro della legalità e possano essere inquinate da azioni intimidatorie e da eventuali presenze di esponenti della criminalità organizzata;
occorre vigilare affinché tali rischi, anche a tutela delle categorie e dei movimenti interessati, siano scongiurati,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, in occasione di queste manifestazioni, rafforzare le azioni di controllo delle Forze dell'ordine a tutela dei cittadini e dei manifestanti onesti.
(4-06650)
CARUSO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
un contribuente, tre o quattro giorni prima di Natale, si è visto recapitare dalla società Equitalia Nord SpA una cartella di pagamento composta da quattordici fogli di buon peso, oltre a busta in cartoncino di consistenza tale (ciò che peraltro andrebbe spiegato) da impedire ad occhi curiosi (portalettere, custodi, eccetera) di spiarne il contenuto: in nome di quella regola costituzionale e di civiltà che passa sotto la denominazione di privacy, innumerevoli volte declamata - soprattutto nel pubblico - e mai sostanzialmente osservata;
il ruolo, emesso dall'Agenzia delle entrate di Milano, riguarda un tributo così descritto: "eccetera versam. riten. lav. dip. assim. e ass. fisc. da dich. 770 semp imposta";
l'importo a ruolo ammonta a 16 euro cui sono tuttavia da aggiungere sanzioni (4,80 euro) e un paio di voci per interessi (peraltro identiche fra loro). Totale da pagare circa 24 euro, destinati ad aumentare sino ad un totale di circa 29 euro in ragione del compenso dovuto ad Equitalia;
la cartella di pagamento informa che una comunicazione ante iscrizione a ruolo era stata predisposta addirittura oltre un anno prima, nel giugno 2010, e afferma con grande sicurezza che la stessa sarebbe stata consegnata il 1° luglio successivo. Nelle righe successive la cartella si fa tuttavia più prudente e il contribuente, qualora non abbia ricevuto la comunicazione di irregolarità, può recarsi presso l'ufficio che ha effettuato l'iscrizione a ruolo. L'ufficio, esperiti gli opportuni controlli, disporrà l'eventuale riduzione ad un terzo delle somme iscritte a ruolo a titolo di sanzioni (quindi, nel caso, da 4,80 euro a 1,60 euro) purché il contribuente paghi;
il contribuente, non avendo per l'appunto ricevuto l'asserita comunicazione dell'Agenzia delle entrate, ha tuttavia scelto di non recarsi presso l'ufficio che ha effettuato l'iscrizione a ruolo per una serie di ragioni tra cui ben cinque: a) ritenendo di essere una persona responsabile, disposta a subire un piccolo torto, piuttosto che a concorrere alla perpetrazione di un danno nei confronti del proprio Paese ancora più grave di quello già causato dall'Agenzia delle entrate con l'iscrizione a ruolo in discussione; b) essendo una persona che lavora e produce, e detesta il lavoro finto o inconcludente a volte praticato da altri; c) essendo una persona con il senso dell'umorismo e che sa stare allo scherzo (per il caso in cui tale fosse l'intento di chi ha redatto la cartella); d) essendo una persona orgogliosa, e non essendo quindi disponibile a pubblicamente ammettere di non aver minimamente capito la descrizione del tributo asseritamente evaso; e) non essendo un lavoratore dipendente (del relativo credito la cartella fa riferimento citando il rigo 5x32 colonna 2), e - in tempi di furti d'identità - non volendo nemmeno sapere cosa possa essere capitato, eccetera;
il contribuente ha dunque immediatamente pagato il giorno successivo alla notifica, riservandosi di poi chiedere al commercialista, materiale estensore di tutte le dichiarazioni fiscali, la ragione dell'errore (o della presunta evasione). Ha poi deciso di non farne nulla, nemmeno di ciò, tutto sommato non importandogliene nulla;
perché l'iter burocratico della cartella di pagamento potesse formarsi e concludersi, hanno operato, a parte ausiliari e personale d'ordine a mansioni generiche, almeno due funzionari di più elevato rango (uno dei due addirittura nella qualità di responsabile della cartellazione, forse la traduzione di cartellation);
un altro contribuente, tra Natale e Capodanno, si è visto recapitare dall'Agenzia delle entrate una comunicazione composta (questa volta) da sette fogli di buon peso, compreso il precompilato modello di pagamento, oltre a una busta in cartoncino di consistenza tale (ciò che, anche in questo caso, andrebbe spiegato) da impedire ad occhi curiosi (portalettere, custodi, eccetera) di spiarne il contenuto;
la comunicazione riguarda variazioni della dichiarazione Irpef così descritta: "Eccedenza di versamento a saldo - add. reg.", in relazione ad un importo versato di circa 100 euro a fronte di un importo dovuto pari a zero;
la doglianza fiscale alla luce di quanto sopra riportato appare invero misteriosa, dopo che criptica, e tuttavia come sarebbe stato difficile ignorare e non attenersi all'invito di versare (con idoneo mod. F24) l'importo (comprensivo di interessi nella misura di dieci centesimi) di ben nove euro;
il contribuente ha dunque immediatamente pagato il giorno successivo alla notifica, privandosi di tale importo, ma non dell'idea di avere a che fare con un sistema afflitto da seri disturbi;
un terzo contribuente, che è purtroppo deceduto, ha forse commesso in precedenza un errore nel redigere una qualche propria dichiarazione fiscale, ovvero nell'adempiere ad un relativo obbligo;
la circostanza non è sfuggita alla società Equitalia Nord SpA, che - sempre tra Natale e Capodanno - ha inviato una cartella di pagamento (in questo caso solo tredici fogli di buon peso, oltre al cartoncino-contenitore), non al contribuente defunto, ovviamente, ma, per esso, agli eredi,
si chiede di sapere:
se risulti al Ministro in indirizzo che l'Agenzia delle entrate abbia mai esperito analisi di costo, per individuare il punto di pareggio (il break even point, per il caso il termine risulti più friendly, cioè più chiaro), tra i costi occorrenti all'espletamento dell'iter delle posizioni di cui sopra (in questo caso non proprio travel) e l'incasso fiscale che ne deriva;
se, nell'ambito della supposta detta analisi, risulti che l'Agenzia delle entrate ha anche considerato il costo economico delle risorse generali sottratte alla produzione a fronte delle occorrenti operazioni di pagamento imposte ai contribuenti in relazione alle medesime;
se risulti che l'Agenzia delle entrate ha preso in considerazione, in casi come quelli esposti, ovvero consimili a consistenza economica maggiore ma pur sempre sub-significativa, di rinunciare alla pretesa di esazione, ovvero di provvedere, veramente ed effettivamente, alla comunicazione dell'errore ovvero dell'evasione, riservandone poi la regolarizzazione alla successiva dichiarazione dei redditi e conseguenti pagamenti da parte del contribuente;
se in sede di controllo e revisione della spesa (di spending review, per il caso il termine risulti più friendly) non si ritenga di adottare le misure più idonee per sopprimere tutti gli adempimenti, compresi quelli accertativi, di cui si valuti la non economicità sia in relazione ai costi materiali sostenuti, sia con riferimento alle risorse umane impiegate, sia a fronte degli oneri generati nei confronti dei contribuenti;
se non si ritenga opportuno, con una sobria circolare, notificare alla società Equitalia e all'Agenzia delle entrate che la lingua italiana tuttora prevede, nel caso riguardante il terzo contribuente, che le comunicazioni vadano indirizzate "per lui, agli eredi" (mutuando le corrispondenti espressioni in lingua inglese "and for him to", "for her" nel caso di una donna; "for it", nel caso di un qualsiasi oggetto).
(4-06651)
GAMBA, SAIA, TOTARO, BUTTI - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il testo unico delle disposizioni in materia di spese di giustizia (decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115) istituisce e regola, tra l'altro, il patrocinio a spese dello Stato;
tale istituto è posto a favore dei cittadini non abbienti, per la difesa nel processo penale, civile amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione, a condizione che il reddito di cui dispongono sia inferiore ad un limite determinato (art. 76);
con cadenza biennale tale limite, per legge, deve essere adeguato con apposito decreto da emanarsi di concerto dal Ministro della giustizia e dal Ministro dell'economia e delle finanze, tenendo conto delle variazioni intervenute degli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertati dall'Istituto nazionale di statistica (art. 77);
l'ultimo decreto di adeguamento di detto limite risale al 20 gennaio 2009;
da allora ad oggi sono trascorsi tre anni, con ritardo di un anno nell'adeguamento del limite di reddito;
tale ritardo, insieme all'attuale congiuntura economica particolarmente critica, vanifica la finalità di tempestivo e contingente intervento sociale cui mira la legge, imponendo ai Ministeri adeguamenti cadenzati,
si chiede di sapere per quali motivi si sia accumulato il lamentato ritardo nell'adozione del decreto di adeguamento dei limiti di reddito per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato e quando i Ministri in indirizzo intendano adempiere al disposto di legge con l'emanazione del decreto medesimo.
(4-06652)