D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Ministro, non le nascondiamo la soddisfazione di sentire dalla sua voce e di leggere nella sua Relazione, ripetuti nella replica, riferimenti concreti ai problemi dell'amministrazione della giustizia in Italia, anche con l'individuazione di un percorso e di soluzioni da adottare.
Il nostro Paese, infatti, ha bisogno come il pane di una giustizia rapida, efficiente e moderna. Siamo consapevoli del fatto che non è, oggi, il tempo di porre mano a riforme istituzionali e costituzionali in materia, sebbene sia evidente la necessità di rivedere molti aspetti dell'organizzazione giudiziaria e dell'architettura costituzionale in materia di giustizia. È certo, però, che occorre ribadire alcuni princìpi che noi riteniamo di attualità, a differenza di altri, che riguardano, ad esempio, il principio di obbligatorietà dell'azione penale a garanzia del principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge; ciò è ben diverso dall'individuazione di un sistema che selezioni le priorità nella trattazione degli affari penali.
Il pubblico ministero, che esercita l'azione penale, deve restare un magistrato indipendente; se emerge il problema di un bilanciamento del suo potere, la soluzione della separazione delle carriere non sembra proprio tra le migliori ipotesi da formulare. Anche il legame inscindibile tra potere e responsabilità del magistrato implica la soluzione del problema del controllo sul lavoro dei magistrati. Ciò può essere realizzato attraverso il rafforzamento di un sistema informatico di rilevazione statistica uniforme e generalizzato (anzi, da questo punto di vista, ne sollecitiamo l'introduzione), al fine di consentire una misurazione della quantità e della qualità del lavoro dei magistrati ed anche al fine di prevedere sistemi adeguati di premialità - economica e di carriera - per il conseguimento di risultati oggettivamente apprezzabili. Allo stesso modo, riteniamo sia da sostenere da un punto di vista normativo cogente la diffusione delle cosiddette buone pratiche, introdotte già da molti anni in alcuni uffici giudiziari del nostro Paese per iniziativa autonoma.
Consideriamo giusta anche una maggiore responsabilizzazione del magistrato, che è corollario indispensabile dei suoi poteri, ma ciò non deve avvenire a scapito delle garanzie di autonomia e di indipendenza che essi esercitano nelle loro attività e funzioni giurisdizionali. Proprio puntando sul rafforzamento del principio dell'autonomia e dell'indipendenza del magistrato, si può cercare di individuare, in collaborazione con il Consiglio superiore della magistratura, forme di responsabilità che comunque non vulnerino i principi di cui abbiamo parlato.
Signora Ministro, riteniamo anche che sia arrivato il tempo di immaginare l'introduzione di una figura unica di magistrato, e cioè la definizione di identità di percorsi di accesso, di diritti e di doveri, di garanzie e di indipendenza, di regole di carriera e regole disciplinari, che riguardi, sotto il principio dell'unità della giurisdizione, il percorso professionale dei magistrati ordinari... (Brusìo).
Chiedo scusa se sto disturbando i colleghi della Lega. (Richiami del Presidente).
Come dicevo, la realizzazione dell'unità della giurisdizione, dal nostro punto di vista, significa anche la definizione di un percorso professionale comune per magistrati ordinari e per quelli - oggi - speciali (amministrativi, contabili, militari). Ciò può non significare necessariamente l'unificazione materiale delle giurisdizioni, ma deve significare almeno l'unificazione del sistema di governo autonomo delle magistrature, dei percorsi di accesso e di progressione delle carriere. Una simile soluzione per un verso comporterebbe il rafforzamento delle garanzie di indipendenza di tutti i magistrati, e per altro verso consentirebbe di diluire il tasso di corporativismo correntizio all'interno della magistratura.
Si deve passare da un Consiglio superiore della magistratura a un «Consiglio superiore delle magistrature», eliminando nel contempo i vari organi di autogoverno delle diverse magistrature che, come ha fatto comprendere di recente l'esito dei lavori della commissione Giovannini, sono spesso un unicum in tutta l'Europa.
L'unificazione del governo autonomo consentirebbe peraltro di affrontare in un'ottica unitaria anche il tema della responsabilità disciplinare, nonché quello dei limiti agli incarichi extragiudiziari, che soffrono oggi di rilevanti differenze di regolamentazione e che incidono grandemente sull'efficienza del servizio, sottraendo preziose risorse alla giurisdizione. Occorre infatti una magistratura preparata, responsabile, efficiente, adeguatamente remunerata, ma anche impegnata a tempo pieno (con poche e disciplinate eccezioni) nella giurisdizione, e non coinvolta in reti relazionali dai risvolti talvolta anche perniciosi.
Se, come dicevamo, questo non può essere il tempo delle riforme strutturali, incompatibili con l'emergenza che sta a fondamento dell'esperienza di questo Governo, è altrettanto certo che alcuni interventi legislativi ed organizzativi possono essere immediatamente compiuti, come, ad esempio, la nuova disciplina degli incarichi extragiudiziari dei magistrati. E in questo campo troverà da parte nostra, signora Ministro, consenso ed appoggio.
I suoi primi atti ci confortano. Abbiamo apprezzato infatti che lei abbia agito, come detto, d'urgenza e con decreto-legge sia sul sovraffollamento carcerario che sulla disciplina della crisi da sovraindebitamento delle imprese. Si tratta di scelte difficili, complesse dal punto di vista tecnico, che il Parlamento si appresta ad affrontare, ma che sono importanti perché segnalano alcune priorità e la necessità di orientare in questa direzione l'azione del Governo e del Parlamento.
È noto - l'abbiamo letto nella sua relazione e nei suoi interventi - che ormai l'emergenza carceraria è insostenibile. Ciò è ancora più stupefacente se si pensa che il 13 gennaio 2010 il precedente Governo aveva dichiarato lo stato di emergenza in relazione alle carceri italiane, varando anche un cosiddetto piano carceri, di cui non si è avuta traccia; almeno fino allo scorso anno, infatti, nessun progetto operativo, nessuna scadenza, nessuna programmazione non solo non sono stati realizzati o iniziati, ma neanche pubblicizzati.
Se così rimanesse lo stato delle cose, nessuna modifica della normativa in tema di custodia degli arrestati o delle sanzioni alternative alla detenzione potrebbe migliorare radicalmente il quadro. Per usare la stessa metafora da lei utilizzata nel corso della sua audizione davanti alla Commissione giustizia del Senato il 29 novembre scorso, «non si può svuotare il mare con il cucchiaino».
Nel contempo bisognerà mettere mano a proposte di modifica normativa che tocchino l'istituto della recidiva, che amplino le misure alternative alla detenzione utilizzando lo strumento della messa alla prova, che escludano rilievo penale a comportamenti di scarsa offensività con un'ampia e non così impegnativa opera di depenalizzazione.
Nel contempo, apprezziamo che si sia data, da subito, attenzione allo stato della giustizia civile e ai suoi riflessi immediati sulla nostra economia, perché è noto che una giustizia civile ed amministrativa inefficiente costa moltissimo, in termini economici, al Paese per i mancati investimenti stranieri, e costa molto alle imprese italiane per il cumulo e il carico delle controversie.
Lei ha dichiarato, signora Ministro, anche in sede parlamentare, che sarà impossibile mettere mano alla riforma dei codici. Tale affermazione è oggettivamente realistica oltre che condivisibile. Tuttavia, non è impensabile la modifica rapida e decisa del processo di cognizione, con l'introduzione di un unico rito, estensibile per quanto si può a tutte le controversie; la massima concentrazione possibile delle udienze e sanzioni processuali (la decadenza dalle prove, la soccombenza) per la parte che non dovesse rispettare i tempi ristretti della procedura; l'estensione massima dell'istituto della prova testimoniale scritta; la modifica delle regole codicistiche sulla sentenza, che deve essere per norma generale breve, se non brevissima. Questo è un percorso che si potrebbe fare, vista la consistenza delle controversie e delle sopravvenienze giudiziarie (4,8 milioni nel settore civile e 3,5 milioni nel settore penale).
La riforma della professione forense. Noi apprezziamo la volontà di questo Governo di comprendere nel programma di liberalizzazioni anche le tariffe forensi, per permettere risparmi ai cittadini ed alle imprese, ma credo occorra intervenire con una riforma dell'ordinamento forense che, così come approvata dal Senato, deve essere oggettivamente modificata.
Il mio Gruppo ha presentato qui in Senato un disegno di legge che individua la necessità della diffusione dell'utilizzo della posta elettronica certificata e della domiciliazione obbligatoria dell'imputato presso il difensore di fiducia, perché questo consentirebbe di liberare risorse umane e di realizzare economie anche di larga scala. L'informatizzazione della giustizia è infatti una delle priorità in termini assoluti su cui credo questo Governo e il suo Ministero, come lei già ha annunziato, possa e debba puntare. In questi anni il comparto giustizia ha subito un crollo di investimenti, scendendo in pochi anni da oltre 115 milioni di euro per spese correnti (2003) a circa 58 milioni di euro per spese correnti e a 32 milioni di euro per parte capitale (2006), con un trend ulteriormente negativo.
Signora Ministro, noi riteniamo che vi siano tanti interventi che si dovrebbero fare, a cominciare da una regolamentazione migliore e da una maggiore trasparenza del Fondo unico sulla giustizia, perché il meccanismo dell'autofinanziamento della giustizia noi lo condividiamo, ma deve essere portato a conseguenze più efficienti rispetto a quelle che fino ad oggi non si sono verificate. Da questo punto di vista, ci piace segnalare la decisione assunta dal Governo, che lei rappresenta qui, di destinare fondi provenienti dall'8 per mille per finanziare le opere di manutenzione e ristrutturazione delle strutture carcerarie, come previsto dal recente decreto-legge n. 211 del 2011 (cosiddetto svuota-carceri), perché è un segnale positivo.
Dal nostro punto di vista, non solo approviamo la sua relazione, ma condividiamo l'impostazione che lei ha dato e il consenso politico che attorno ai temi della giustizia oggi si sta realizzando. Ci sono tante proposte che noi abbiamo fatto in materia di lotta alla corruzione, che sono state trasferite in emendamenti al testo che è all'esame del Parlamento e che, apprendiamo con grande piacere, è intenzione del Governo portare avanti.
Riteniamo necessario da questo punto di vista che si realizzi quell'ampia convergenza sul tema della giustizia e ci auguriamo che il voto parlamentare di oggi, che vede insieme le principali forze politiche di questo Paese nella proposta di risoluzione comune che abbiamo presentato, possa essere un buon segnale per portare avanti in quest'anno un programma di riforme condivise, che serva innanzitutto al Paese e a dare maggiori garanzie ai cittadini, che sono i soggetti che scompaiono dalla discussione politica sulla giustizia o che sono scomparsi negli ultimi anni, perché questo tema era diventato fin troppo un elemento di divisione. Oggi, grazie a questo Governo e alla volontà delle forze politiche, forse può diventare un terreno di condivisione e un terreno produttivo nell'interesse del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e PD).