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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 655 del 12/01/2012


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

655a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 12 GENNAIO 2012

(Antimeridiana)

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Presidenza della vice presidente BONINO

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente BONINO

La seduta inizia alle ore 9,34.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Discussione sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dalla Corte di cassazione - V sezione penale, in relazione ad un procedimento penale riguardante il senatore Roberto Castelli

PRESIDENTE. La Corte di cassazione ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla deliberazione con la quale l'Assemblea ha dichiarato il carattere ministeriale dei reati contestati al senatore Roberto Castelli e la sussistenza, in ordine ai medesimi, della finalità di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989 (Doc. XVI, n. 2). Tale ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale. Nella seduta del 21 dicembre 2011, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha espresso, a maggioranza, parere favorevole alla costituzione in giudizio del Senato dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel citato conflitto.

LI GOTTI (IdV). La vicenda oggetto del procedimento penale a carico del senatore Castelli si riferisce ad un dibattito televisivo di alcuni anni fa, nel corso del quale l'onorevole Diliberto riferiva che l'allora ministro Castelli aveva partecipato, con altri parlamentari del suo partito, ad una manifestazione davanti a Montecitorio cantando "chi non salta italiano è!". Il senatore Castelli reagiva accusando l'onorevole Diliberto di collusione con i terroristi; ne seguiva una querela ed un'azione penale. L'Assemblea del Senato ha dichiarato il carattere ministeriale del fatto attribuito all'ex ministro Castelli e su questo la Corte di cassazione ha sollevato un conflitto di attribuzione. Poiché si è trattato evidentemente di un fatto goliardico, è stato fuori luogo attribuire ad esso un carattere ministeriale e non appare ora opportuno che il Senato si costituisca in giudizio per difendere tale attribuzione, spendendo peraltro risorse pubbliche per le spese legali in un momento di crisi economica e di difficoltà per i cittadini. L'Italia dei Valori voterà contro il parere della Giunta. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

MAZZATORTA (LNP). È assolutamente necessario che il Senato si costituisca in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale, accogliendo le conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, al fine di ribadire con fermezza che il Parlamento, ai sensi della legge costituzionale n. 1 del 1989, è l'unico organo deputato a giudicare il carattere ministeriale di un reato e che tale valutazione è insindacabile. Non si tratta di entrare nel merito dei fatti contestati, che risalgono ormai a diversi anni fa, ma di affermare la dignità e il ruolo del Parlamento nei suoi rapporti con la magistratura, dal momento che spetta solo all'organo politico valutare se dietro un determinato comportamento vi siano motivazioni riconducibili al perseguimento di un interesse pubblico collegato alla funzione di governo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

CASSON (PD). Dopo il conflitto di attribuzione sollevato dalla Corte di cassazione, il Senato si trova ancora una volta ad occuparsi della vicenda riguardante il senatore Castelli risalente al 2004: la pervicace pretesa di impunità sostenuta fin da allora dall'interessato viene riproposta invocando i principi dell'articolo 96 della Costituzione sulla necessità dell'autorizzazione del Parlamento per sottoporre a giurisdizione ordinaria il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri anche se cessati dalla carica. Appare singolare voler considerare le dichiarazioni diffamatorie rese in un programma televisivo come rientranti nelle funzioni ministeriali, mancando a quella condotta i requisiti stessi della ministerialità, ovvero che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero nel perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo. Per tale ragione sarebbe opportuno evitare al Senato di esporsi per una vicenda che meriterebbe di essere risolta in sede privata e che richiederà un esborso di denaro pubblico quanto mai inopportuno visto il periodo di crisi attuale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

COMPAGNA (PdL). Il Senato ha il diritto ed il dovere di costituirsi in giudizio per la vicenda in oggetto, rispetto alla quale appare ipocrita il richiamo alla sobrietà richiesta dai tempi. Il fatto che la Corte costituzionale abbia negato al senatore Castelli di potersi avvalere della tutela dell'articolo 68 della Costituzione, essendo le sue dichiarazioni rese in una trasmissione televisiva e non in un'Aula parlamentare, è sintomatico dell'attacco che sistematicamente viene perpetrato ai danni delle istituzioni rappresentative e contro la libertà di espressione dei loro componenti. In passato, del resto, il Parlamento ha negato l'autorizzazione a procedere in occasione di scontri dai toni ben più accesi e gravi di quello oggi in discussione. Appare più che mai opportuno che il Parlamento riprenda in considerazione la revisione delle garanzie previste dalla Costituzione in tema di immunità parlamentare. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dei senatori Fosson e Tedesco).

CASTELLI (LNP). L'annosa vicenda risalente al 2004 ha ormai assunto la dimensione più generale di una questione di principio, rispetto alla quale si è dedicata un'attenzione sproporzionata, se si considera che gli accesi scambi di opinione in televisione fra personaggi politici sono all'ordine del giorno. Non è in discussione l'affermazione di una sorta di impunità, ma la necessità di far valere la sentenza di assoluzione già emessa in primo grado dal Tribunale di Roma: lo sperpero di denaro pubblico è posto in essere da chi per una vicenda così banale vuole investire la Corte costituzionale. È evidente la prova di forza che per l'ennesima volta la magistratura ha voluto dare nei confronti della politica, ignorando il principio costituzionale che sancisce l'insindacabilità delle determinazioni assunte dal Parlamento in materia. Al di là del poco rilevante caso di specie, è auspicabile che anche i rappresentanti della sinistra si interroghino sull'opportunità di uno scatto di orgoglio da parte del Parlamento, soprattutto in un momento come quello attuale in cui si registra una grave destituzione di credibilità della politica e delle istituzioni parlamentari, avvalorata dal basso livello del dibattito. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Fosson).

PRESIDENTE. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, rinvia la votazione finale alla seduta di martedì 17 gennaio.

Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto comprensivo «Antonio Rosmini» di Roma, presenti nelle tribune. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

LANNUTTI (IdV). Richiama l'attenzione sullo scandalo legato alla svendita senza gara ad evidenza pubblica di alcuni immobili appartenenti alla SIAE, che si inserisce in un più vasto panorama di oscure operazioni immobiliari e finanziarie. È auspicabile che il Governo imponga un'inversione di marcia rispetto a questo malcostume. Sollecita lo svolgimento dell'interpellanza 2-00402. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice De Feo).

PEDICA (IdV). Nella giornata odierna il sindaco Alemanno presenterà in Campidoglio la relazione sulla candidatura italiana ad ospitare le Olimpiadi del 2020. La sola presentazione della domanda di candidatura richiede un anticipo da parte del Governo di circa sei miliardi di euro, risorse che nell'attuale momento di crisi potrebbero essere investite diversamente, in particolare in servizi essenziali per la città. L'incontro odierno si presenta pertanto come un mero spot elettorale di un'Amministrazione colpevolmente inadempiente rispetto alle promesse elettorali (per esempio, in materia di sicurezza) e rispetto ai servizi da offrire alla città. (Vivaci commenti del senatore Gramazio, che insulta ripetutamente il senatore Pedica. Richiami della Presidente).

PRESIDENTE. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 10,31.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).

Si dia lettura del processo verbale.

BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Discussione sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dalla Corte di cassazione - V sezione penale, in relazione ad un procedimento penale riguardante il senatore Roberto Castelli (ore 9,38)

PRESIDENTE. Con ordinanza depositata il 13 maggio 2011, la suprema Corte di cassazione - V sezione penale ha sollevato conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta del 22 luglio 2009, ha dichiarato il carattere ministeriale dei reati contestati al senatore Castelli e la sussistenza, in ordine ai medesimi, della finalità di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989 (Doc. XVI, n. 2).

Il ricorso è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 313 del 21 novembre 2011, depositata in cancelleria il successivo 23 novembre e notificata al Senato il 2 dicembre 2011.

Nella seduta del 21 dicembre 2011, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha espresso, a maggioranza, parere favorevole alla costituzione in giudizio del Senato dinanzi alla Corte costituzionale per resistere nel citato conflitto.

Sulle conclusioni della Giunta può prendere la parola un oratore per Gruppo per non più di dieci minuti.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, per inquadrare la decisione che siamo chiamati ad assumere, ossia costituirci in giudizio innanzi alla Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Corte di cassazione, è opportuno spiegare, sia pur brevemente, e rammentare, nel senso che se ne è già parlato in quest'Aula, l'antefatto che ha dato luogo a questo giudizio, in modo che si possa poi valutare la decisione che siamo chiamati ad assumere, assegnando alla stessa la solennità della difesa della prerogativa parlamentare in materia di attribuzione di individuazione di reati ministeriali.

Quale era il fatto? Nel corso di una trasmissione televisiva, l'onorevole Diliberto rammentava un fatto storico nel contraddittorio con il senatore Castelli, ministro della giustizia, ossia il fatto che il senatore Castelli, quale esponente del partito politico della Lega Nord, avesse manifestato innanzi a Montecitorio saltellando con altri parlamentari leghisti e canticchiando la nota canzoncina: «Chi non salta italiano è». Dinanzi alla contestazione di un fatto storico, ma veramente accaduto, anche immortalato da alcune immagini, il senatore Castelli reagiva accusando l'onorevole Diliberto di collusione con terroristi. Da qui l'inizio dell'azione penale con querela e così via.

L'Assemblea ritenne la ministerialità del fatto attribuito al senatore Castelli, ossia la ministerialità del fatto che l'onorevole Diliberto aveva attribuito al senatore Castelli, cioè il fatto che questi saltasse assieme ad altri suoi colleghi canticchiando «Chi non salta italiano è», e quindi assumendosi che rientrasse nelle prerogative ministeriali anche il fatto di saltellare, canticchiando il noto ritornello.

Ovviamente, essendo una nostra antica abitudine quella di difendere le cause perse, abbiamo ritenuto che, sì, è veramente ministeriale la prerogativa di saltellare dicendo «Chi non salta italiano è». Ovviamente ci è stato detto dalla magistratura, dalla Corte di cassazione, che era molto impropria l'attribuzione di ministerialità attribuita a questo fatto. E da qui il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale.

Io dico: abbiamo già fatto un passaggio in cui abbiamo scomodato delle prerogative tutelate dalla Costituzione assumendo la ministerialità di questo fatto estremamente goliardico e, a dir poco, banale. Ora ci si chiede, dinanzi all'osservazione della magistratura con cui si sostiene la non ministerialità del comportamento goliardico del saltellare, di costituirsi in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale per difendere la prerogativa del Parlamento, cioè ci si chiede di andare a spendere 20.000 euro per nominare un avvocato che dovrà difendere la solennità della Camera alta del Parlamento dinanzi al fatto banalissimo e goliardico che il senatore Castelli, in piena libertà, ha deciso di porre in essere e che gli era stato ricordato nel corso della citata trasmissione televisiva.

Ma assumere ancora oggi che il Senato debba difendere l'atto del saltellare e quindi assegnare allo stesso il rango di funzione ministeriale è francamente un eccesso in questo periodo di crisi del Paese, e quindi vi richiamo alla sobrietà! Si possono andare a spendere 20.000 euro per un giudizio dinanzi alla Corte costituzionale per sostenere questa francamente risibile impostazione? Abbiamo agito in un certo modo ma, proprio per la difesa della Camera alta, del Senato, fermiamoci, e non aggraviamo ulteriormente la nostra posizione. Il senatore Castelli poi si difenderà dinanzi alla Corte costituzionale, rivendicherà la ministerialità del saltellare dicendo: «Chi non salta italiano è», ma lasciamo che lo faccia lui. Perché investire di questo onere il Senato, la Camera alta?

Noi quindi - e parlo a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori - siamo contrari a questo ulteriore onere economico, peraltro non spiegabile ai cittadini, perché poi di questo si parlerà sui giornali. In un periodo di crisi - quindi non di vacche grasse - noi dovremmo dire ai cittadini che il Senato spenderà 20.000 euro per difendere una tesi assurda, ossia che è ministeriale saltellare dicendo: «Chi non salta italiano è». Non è possibile! Fermiamoci, per la dignità di quest'Aula e per rispetto dei cittadini che in questo momento soffrono la crisi economica. Non sperperiamo il denaro pubblico!

Alla luce di queste considerazioni, il nostro voto sarà contrario alla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, non entrerò nel merito dei fatti di questa vicenda, che sono ormai conosciuti, e non certo nei termini della ricostruzione goliardica che è stata fatta ora dal collega Li Gotti. Sono fatti che risalgono al lontano 2004 e a noi ben noti, dal momento che è la sesta volta che ce ne occupiamo, per cui, come dicevo, non credo che occorra entrare nel merito della questione.

Perché dobbiamo costituirci in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale? Per il semplice motivo che qui è in gioco un delicato snodo dei rapporti tra la politica e la magistratura. In particolare, si tratta di rispondere a una domanda molto precisa, cioè si tratta di capire chi ha l'ultima parola in ordine alla ministerialità di un reato contestato ad un Ministro e chi ha l'ultima parola sull'applicazione di quel movente di natura politica consistente nel perseguimento di un interesse pubblico collegato alla funzione di Governo, che è previsto dalla legge costituzionale n. 1 del 1989.

A tale quesito - che si pone in questo caso e che si è già posto nei casi Matteoli e Mastella - la Corte costituzionale dovrà dare una risposta. È opportuno, dunque, che il Senato della Repubblica si presenti davanti alla Corte costituzionale e sostenga su questo punto quella che è una tesi ragionevole e di buonsenso, e cioè che l'unico organo deputato a valutare la ministerialià di un reato e ad applicare il movente di natura politica del preminente interesse relativo alla funzione di Governo è ovviamente il Parlamento: non può essere un giudice, ma il Parlamento, che lo fa con una deliberazione assunta non di nascosto, nell'ultima delle Commissioni, ma qui, nella sacralità dell'Aula, davanti a tutti noi e davanti a tutti i cittadini.

Così avevamo pensato di aver già risolto e chiuso la vicenda nel luglio 2009, perché la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in quella data aveva chiaramente detto che il fatto contestato era stato commesso da un Ministro della giustizia nel periodo in cui svolgeva le sue funzioni in quel ruolo e nel perseguimento di un interesse pubblico collegato alla funzione di Governo. Del resto quelle frasi, certamente vivaci, come accade sempre nell'ambito delle trasmissioni televisive, soprattutto quando si scontrano personalità forti, erano state pronunciate in una trasmissione televisiva tra un Ministro ed un ex Ministro. Pertanto avevamo ormai messo la parola fine alla vicenda negando l'autorizzazione a procedere, in base all'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989.

Aggiungo anche che questa legge costituzionale, quindi di rango superiore, all'articolo 9, comma 3, stabilisce che l'Assemblea può «negare l'autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo». La legge costituzionale parla quindi di valutazione insindacabile. Cosa significa questa espressione? Il legislatore costituzionale ha utilizzato l'espressione "valutazione insindacabile" perché ha voluto dire che la valutazione sulla ministerialità del reato e sull'applicazione della cosiddetta ragion di Stato, codificata in quelle due cause di giustificazione extra ordinem che vi ho appena letto, appartiene al Parlamento e a nessun altro, e non può esserci alcuna forma di impugnazione di questa deliberazione davanti ad altri organi, men che meno davanti alla Corte costituzionale. L'insindacabilità della valutazione è questa: altrimenti, sinceramente dovete spiegarmi che senso abbia tale inciso e perché si è reputato necessario aggiungere l'espressione "valutazione insindacabile".

Concludo sottolineando che è ovvio che spetti a noi decidere su questa materia e la nostra valutazione - ripeto - deve tener conto di tutti gli aspetti di questa vicenda del lontano 2004; un fatto che dal punto di vista giudiziario è ormai morto e sepolto, dal momento che parliamo di una diffamazione, quindi di una vicenda già ampiamente coperta dalle prescrizioni estintive. Il tema oggi si pone non certo per l'aspetto del merito processuale, che non ci interessa più essendo ormai cancellato dal tempo, ma, ancora una volta, per difendere in quest'Aula la dignità della funzione del Parlamento, che non può essere messa in discussione da un'ordinanza della Corte di cassazione.

Nell'ordinanza si dice che la Cassazione ha il potere di negare l'autorizzazione a procedere, che pure è qualificato come insindacabile dall'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989. In sostanza, la Cassazione sembra dire che, pur essendo insindacabile in base a una legge costituzionale, quasi quasi essa non si cura di tale insindacabilità e solleva comunque il conflitto di attribuzione perché non è d'accordo con quanto stabilito dal Senato della Repubblica.

Ci stiamo dirigendo verso un piano inclinato pericoloso, e questo è uno dei casi nei quali o iniziamo a reagire e a far capire anche alla Corte costituzionale che esistono regole di rango costituzionale che vanno rispettate oppure la democrazia non solo sarà sospesa ma definitivamente cancellata. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signora Presidente, credo siano opportune alcune precisazioni in questa materia, soprattutto su tale vicenda che di per sé, per l'esame di questi giorni, è estremamente semplice in quanto riguarda - come ricordava il senatore Li Gotti - la possibilità di costituirsi in giudizio per il Senato della Repubblica.

Voglio però ricordare, seppur molto sinteticamente, gli antecedenti di questa vicenda che, a mio modo di vedere, si presenta come una pervicace pretesa di impunità da parte del senatore Castelli a partire dal 2004, cioè dall'epoca di quel dibattito televisivo. Di questo si tratta, non di altro. Lo ha ben ricordato il senatore Li Gotti, quindi sul fatto non mi dilungo, anche se poi la diatriba tra il senatore e allora ministro Castelli e l'onorevole Diliberto fu un po' più articolata. Peraltro, fin dal 2004 c'è questo tentativo del senatore Castelli, prima sotto altra veste, di avere questa impunità, e poi ora ci si ripropone tale questione ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione.

Voglio ricordare come in prima battuta il senatore Castelli avesse preteso l'impunità ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, cioè per dichiarazioni rese in quanto parlamentare. Saltata completamente questa possibilità in diritto e per intervento degli organi giurisdizionali, tra cui la Corte costituzionale, che nel 2007 ha cassato assolutamente questa interpretazione e questa pretesa assurda di impunità, è stata riproposta la questione al Senato della Repubblica sotto il punto di vista dell'articolo 96, ossia pretendendo che quelle dichiarazioni rese alla televisione fossero considerate come attività ministeriale secondo la qualificazione specifica e particolareggiata che ne fa l'articolo 96 della Costituzione.

In questo ambito, questa mattina ci troviamo a discutere ancora di tale vicenda - come dicevo - semplicemente perché c'è stato un conflitto di attribuzione sollevato dalla Corte di cassazione, che è finito all'esame della Corte costituzionale, la quale molto correttamente ha trasmesso gli atti al Senato per dare la possibilità a quest'ultimo di costituirsi. Ora ci troviamo in questo ambito piuttosto banale a discutere ancora di quella vicenda.

Peraltro, credo che l'intervento di poco fa del senatore Mazzatorta meriti alcune considerazioni e precisazioni. Innanzitutto, voglio ricordare come questa vicenda non abbia assolutamente nulla a che fare, né in fatto, né in diritto, con la vicenda già esaminata dalla Corte costituzionale relativa all'allora ministro Matteoli, dal momento che le situazioni non sono assolutamente identiche. Non è identica la fattispecie penale, perché in quel caso si parlava di abuso innominato d'ufficio ai sensi dell'articolo 323 del codice penale e nel nostro caso si tratta invece di semplici dichiarazioni televisive. Quindi, sul punto si può concludere che il fatto non è identico né da un punto di vista naturalistico, né dal punto di vista del diritto.

Allora due parole credo vadano dette anche sulla pretesa di inserire il tutto nell'alveo dell'articolo 96 della Costituzione, ossia se quelle dichiarazioni rientrino nella ministerialità del fatto, nella ministerialità del reato. Il senatore Castelli faceva tale riferimento in quanto solo due sono i motivi per cui il Senato può negare un'autorizzazione a procedere quale quella che viene richiesta. Il senatore Mazzatorta ha fatto già cenno alla legge costituzionale n. 1 del 1989, là dove si prevede che l'autorizzazione può essere negata dal Senato solo ove ritenga che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero nel perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. In questa trasmissione televisiva mi sembra proprio che non ci sia né un presupposto, né l'altro. È una circostanza sollevata e rilevata anche alla Corte di cassazione, la quale, a norma della nostra Carta costituzionale, ha sollevato conflitto di attribuzione.

Anche un altro aspetto va ricordato a seguito dell'intervento del senatore Mazzatorta, ossia che esiste nel nostro ordinamento una Corte costituzionale espressamente chiamata ad intervenire lì dove sorgano dei conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato. Quindi non è assolutamente un qualcosa di stravagante, un qualcosa di extra ordinem: è qualcosa di previsto fin dall'inizio dal nostro ordinamento costituzionale, proprio per cercare di eliminare conflitti anche delicati, conflitti anche molto profondi.

Peraltro, nel caso in specie ritengo che non siamo proprio in questa situazione perché i presupposti che vengono richiesti da tutta la giurisprudenza (compresa la Corte costituzionale) per poter invocare la ministerialità del reato sono, appunto, la particolare qualificazione soggettiva dell'autore del reato nel momento in cui questo è commesso e il rapporto di connessione tra la condotta integratrice dell'illecito e le funzioni esercitate dal Ministro.

Ora, questo nesso di mera occasionalità con l'esercizio delle funzioni non può essere equiparato ad un rapporto di oggettiva connessione. Altrettanto arbitrario sarebbe arricchire quel rapporto di ulteriori elementi qualificanti, come l'abuso dei poteri o delle funzioni o la violazione dei doveri d'ufficio, non richiesti dalla legge, né suggeriti da una corretta interpretazione. Quindi, soltanto il rapporto oggettivo e strumentale con l'esercizio delle funzioni è il criterio utilizzabile per la delimitazione della categoria dei reati ministeriali. È evidente che la trasmissione televisiva è tutta un'altra situazione.

A fronte di questa situazione assurda, noi riteniamo che il Senato non debba essere esposto di nuovo ad una brutta figura prima davanti alla Corte costituzionale e poi davanti al Paese.

La Corte costituzionale è già intervenuta nel 2007 su questa vicenda, ha già dato delle indicazioni estremamente chiare. Se il senatore Castelli ritiene di dover continuare su questa vicenda lo faccia, però non coinvolga il Senato in questa che sicuramente sarebbe un'altra brutta figura e, soprattutto, comporterebbe un esborso da parte del Senato che, nel periodo in cui ci troviamo, non è assolutamente giustificabile.

Proprio per questi motivi, con queste premesse di diritto e di fatto estremamente chiare, noi riteniamo che il Senato non debba costituirsi in giudizio a spese della collettività, a spese dei cittadini. È una vicenda che si poteva risolvere in altra sede, in maniera transattiva tra le due parti in causa. Venga seguita questa strada e non si pretenda l'impunità da una parte, o comunque il decorso del tempo che favorirebbe semplicemente la prescrizione e quindi l'estinzione della vicenda processuale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

COMPAGNA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, in termini esattamente antitetici a quelli richiamati ora da chi mi ha preceduto, credo che invece il Senato, a prescindere dalle valutazioni personali e politiche del collega Castelli, del suo Gruppo parlamentare e da altre opinioni, abbia, sotto il profilo dei principi costituzionali, il diritto-dovere di costituirsi in giudizio.

Mi sembra improprio, ipocrita e sotto certi aspetti - consentitemelo - un po' vile fare riferimento alla numismatica dei 20.000 euro e alla sobrietà dei tempi, considerato che lo stesso collega Casson, per esempio, fra i colleghi che non la pensano come me, ha palleggiato abbastanza fra due principi costituzionali: quello contenuto nell'articolo 68 (parlando della Corte costituzionale) e quello contenuto nell'articolo 96. Quindi, fermo restando l'assoluto rispetto per il collega, le sue conclusioni non mi sono sembrate degne dello svolgimento.

È stata la Cassazione a parlare di insindacabilità della decisione dell'Aula parlamentare, e dopo, o benché abbia pronunciato questo principio, chi comincia il ping-pong? Proprio la Cassazione.

Alcuni colleghi senatori pretenderebbero che, per argomenti numismatici, non rispondessimo alla pallina di ping-pong che ci arriva dalla Corte di cassazione, e nascondessimo la racchetta o ne lasciassimo arbitra la vita privata e individuale, prescindendo da quell'argomento al quale - lo ricordava con una onestà intellettuale che lo onora il senatore Casson, anche se con intenti diversi - proprio il collega Castelli aveva fatto ricorso: egli aveva chiesto che, in quanto senatore, potesse "fruire" del dettato dell'articolo 68 della Costituzione. La Corte costituzionale ha espresso parere contrario perché la vicenda non si era svolta nell'Aula del Senato, ma in televisione.

Questo è il segno dell'attacco alla libertà politica che vivono le istituzioni! L'istituzione parlamentare è il cuore della libertà di un Paese. Lo affermo a prescindere dal merito dei "saltellamenti". L'amico senatore Li Gotti sa che i miei sentimenti risorgimentali sono antitetici a quelli che facevano saltellare in quell'occasione gli amici leghisti. Ricordo scontri politici forse ancora più duri di quello sguaiato e sgradevole tra Diliberto e Castelli. Penso addirittura ai comizi di chiusura della campagna elettorale di De Gasperi e di Togliatti (siamo nel 1948): l'attacco al Risorgimento è stato talmente vile, non per la minaccia dei "calci nel culo", ma per l'uso dell'espressione "cancelliere" rivolta al presidente del Consiglio De Gasperi. Allora cosa bisognava fare? Forse si doveva andare in tribunale? Grazie a Dio, all'epoca le istituzioni erano abbastanza salde. L'articolo 68 della Costituzione è stato più volte invocato nel caso dell'onorevole Moranino ed è stato attuato - lo ricordo - nel 1948, nel 1953, nel 1958 e nel 1963; nel 1965, poi, il presidente della Repubblica Saragat concesse la grazia. È onore di quella maggioranza anticomunista avere aperto la legislatura rifiutando l'autorizzazione a procedere sulle vicende dell'onorevole Moranino che riguardavano mani imputate non del fango delle tangenti, ma del sangue di vite umane. Questo è accaduto perché i principi sono più in alto della numismatica.

Dunque, per tali ragioni, non credo che il Senato farebbe bene a riconoscersi in quelle esigenze di sobrietà numismatica e a consegnare alle vite private racchetta e pallina di ping-pong inforcate con tanta malagrazia dalla Corte di cassazione, ma, sullo sfondo, anche dalla Corte costituzionale. Infatti, per la verità, da quando nel 1993 si è aperta questa ferita nel tessuto delle lacune delle nostre garanzie di libertà, tutto è confuso, tutto è melmoso. La ricostruzione fatta dal senatore Mazzatorta e anche l'antefatto citato dal collega Li Gotti provano che noi manchiamo di una norma di garanzia fondamentale.

Consentitemi un'ultima osservazione (e mi scuso con la Presidenza se uso un timbro autobiografico): proprio nella presente legislatura, insieme alla collega Chiaramonte, ho proposto una riforma dell'articolo 68 della Costituzione che non era altro che il testo presentato dal senatore Maccanico approvato dal Senato nel 1993 con una maggioranza non ristretta al "quadripartito degli inquisiti". Questo era il nom de plume, così come quello del ministro Castelli era "ingegnere": ovviamente non si trattava di un insulto, ma il termine è sempre stato usato come un epiteto, fin dal primo che lo ha utilizzato, cioè - se non erro - un magistrato di pessima tradizione, il dottor Borrelli, allora capo della procura di Milano.

Ecco perché ritengo che sia un atto dovuto che il Parlamento riprenda in considerazione il tessuto della vita parlamentare: non si può lasciare, proprio in tempi di politica fatta e strafatta fin troppo in televisione, fuori da coperture di diritto questo essenziale terreno di garanzia della libertà. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dei senatori Fosson e Tedesco).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signora Presidente, sulla vicenda ormai annosa illustrata, tra l'altro non precisamente (ma non è questo che mi interessa in questo momento), dai senatori Li Gotti e Casson non sono mai intervenuto, se non una volta per alcune precisazioni, perché mi sembrava veramente poco elegante intervenire su vicende che mi riguardavano direttamente.

Perché oggi mi sento di intervenire ed intervengo? Per alcuni motivi e perché ormai la vicenda non mi riguarda più, mentre assurge a una dimensione che può riguardare altre questioni enormemente più nobili di questa, così bagatellare, che il senatore Li Gotti in maniera molto parziale ha voluto ricordare e che francamente mi imbarazza talmente è priva di contenuto, visto che di scambi di questo genere in televisione ne avvengono a decine ogni settimana.

Perché questa vicenda ha una storia così annosa? Per vari motivi che forse è bene ricordare, visto che, guarda caso, alcuni passaggi, credo non indifferenti, sono stati dimenticati. Ad esempio, ce n'è uno fondamentale: si dice che è il senatore Castelli che pretende l'immunità. Senatore Casson, il tribunale di Roma in primo grado mi ha assolto! Questo lei se l'è "dimenticato", ma sappiamo quanto fosse imparziale anche quando esercitava la sua attività di PM d'assalto di sinistra. Quindi, questo di fatto non ci sorprende.

ADAMO (PD). Andiamo avanti!

CASTELLI (LNP). Sono stato assolto! E allora, chi spende i soldi della collettività? Il senatore Castelli, oppure il procuratore generale di Roma, che su una vicenda così sciocca vuole investire il Senato, la Corte costituzionale e quant'altro? Chiediamocelo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Fosson). Guarda caso, questo piccolo particolare è dimenticato.

In secondo luogo, la vicenda non mi riguarda più per un motivo molto semplice: oggi si tratta di stabilire se io debba avere un avvocato che mi difende presso la Corte o no, cosa totalmente ininfluente perché, qualsiasi avvocato decidiamo di prendere o no, la sentenza della Corte è già scritta. È già scritta, colleghi, perché questa Corte in ogni caso, sempre e comunque, dà torto al parlamentare. Quindi, qualsiasi cosa facciamo, la sentenza è già sentita.

Infine, la vicenda non mi riguarda più perché con ogni probabilità, come correttamente ha ricordato il senatore Mazzatorta, tale procedimento, al pari dei 300.000 processi penali che ogni anno si prescrivono, con grande probabilità si prescriverà.

Non stiamo parlando più della vicenda del senatore Castelli: questo deve essere chiaro. Per questo ritengo di intervenire, perché si tratta di una vicenda che va molto al di là dei fatti accaduti: siamo di fronte ad una legge costituzionale che all'articolo 9, comma 3, dice una cosa fondamentale, ossia che il Parlamento si esprime con «giudizio insindacabile». E cosa fa la magistratura? Se ne frega, colleghi. La magistratura dice: è vero che la legge dice questo, ma noi siamo la magistratura e quindi decidiamo noi, non ci interessa delle leggi, non ci interessa ciò che dice il Parlamento.

Ho ascoltato molto attentamente, e nella discussione sono emerse chiaramente due linee precise: né il senatore Li Gotti, né il senatore Casson hanno citato una sola volta le determinazioni del Parlamento e del Senato. Qui non si tratta di capire se è andata bene o male la questione, se era ministeriale o meno, si potrebbe discutere tantissimo. Ci si dimentica, senatore Casson - volutamente, evidentemente - che il Senato sulla questione si è espresso con valutazione insindacabile, come dice la legge. Legge che, ovviamente, viene messa in non cale dalla magistratura. È una cosa veramente incredibile! Basta leggere la motivazione: la Corte di cassazione si richiama alla giurisprudenza. C'è una sentenza che fa giurisprudenza. Ma fatta da chi? Dalla Corte di cassazione stessa.

È di questo che dobbiamo parlare oggi. Chi ha la primazia nel Paese? Quanto vale la nostra Costituzione? Che fine hanno fatto i principi di Montesquieu? Questi sono i temi su cui credo i senatori debbano meditare. Vale qualcosa la determinazione del Senato o non vale nulla? Questo è il tema fondamentale su cui dobbiamo interrogarci. Certo, per i procuratori d'assalto non c'è il minimo dubbio, sia che essi agiscano in Senato o, fuori, in tribunale, visto che agiscono per fini politici. Quindi, non ho dubbi su cosa risponderà il senatore Casson, però spero che magari qualche collega della sinistra vorrà interrogarsi su questo tema. Magari il senatore Li Gotti, che è avvocato e non procuratore d'assalto, dovrebbe pensarci. Dovrebbe riflettere, senatore Li Gotti, su questo tema. Lasciamo perdere la vicenda, che - ripeto - ormai è conclusa, qualsiasi sia il modo in cui voteremo, ma il Senato vale ancora qualcosa o no? Il Senato vale ancora qualcosa o no? (Applausi del senatore Amato).

Colleghi, ve lo devo dire: noi ormai siamo diventati la casta, una manica di incapaci, inadeguati a risolvere i problemi dell'Italia; guadagniamo troppo e non siamo più capaci di legiferare. Io sono entrato nel 1992 in Parlamento; all'epoca discutevamo di emendamenti, di leggi. Era da tre anni che non seguivo più le vicende di quest'Aula alla quale, per la verità, sono enormemente affezionato, dopo tanti anni di militanza. Stavo al Ministero, come sapete, e venivo raramente. Sono tornato e - ve lo devo dire con amarezza - di questi giorni di lavoro ho avuto veramente una pessima impressione. Siamo qui a discutere di mozioni e proprio ieri la senatrice Boldi l'ha detto: speriamo che queste cose valgano a qualcosa. Ma noi sappiamo che non valgono a niente.

Ci siamo ridotti veramente a un livello estremamente basso. Vogliamo ulteriormente ridurlo, essendo succubi di quello che la Costituzione chiama un ordine - e non credo che i nostri padri costituenti l'abbiano definito a caso ordine e non potere - che è assurto al più elevato livello di potere che in questo momento c'è nel Paese? Vogliamo chinare la testa ancora un'altra volta? Fatelo. Noi non lo faremo, ma non per difendere questa stupidaggine del senatore Castelli, che - ripeto - finirà nel nulla. Sapete qual è stata la grande motivazione dell'onorevole Diliberto in questa vicenda? È agli atti, perché c'è la registrazione televisiva. L'ha detto: il mio partito ha bisogno di soldi e perciò ti querelo. E mi ha chiesto 5 milioni di euro per una frase detta in televisione. Di questo stiamo, anzi stavamo parlando.

Allora, colleghi, lo dico veramente con il cuore aperto: vogliamo avere uno scatto di orgoglio, ribadire la centralità del Parlamento, ribadire la validità dei principi di Montesquieu, o dobbiamo chinare la testa ancora una volta? (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Fosson). Questo è il tema, di fronte alla magistratura che non segue le leggi. Non l'ha fatta il Governo Berlusconi quella legge costituzionale: c'è da tanto tempo.

Ebbene, di questo dobbiamo discutere e su questo dobbiamo esprimerci la prossima settimana quando saremo chiamati a votare. Ripeto, non servirà a nulla, perché la Corte costituzionale ci darà torto, su questo non ci deve essere il minimo dubbio. Semplicemente si tratta solo di stabilire se il Senato vuole ancora ribadire la propria dignità, la dignità del proprio voto. Perché c'è stato un voto del Senato, senatore Casson. Se lo ricorda?

CASSON (PD). Della maggioranza.

CASTELLI (LNP). Oh! Questo è magnifico! Chiedo che venga messo a verbale. Questo è veramente fondamentale! (Commenti dai Gruppi LNP e PdL). Ormai abbiamo stabilito un nuovo principio costituzionale: non valgono più le votazioni al Senato se sono prese a maggioranza. Devono essere prese all'unanimità. Perfetto! La ringrazio per questa sua osservazione. Dimostra quali sono i suoi principi in tema di democrazia. (Commenti del senatore Gamba).

In conclusione, onorevoli colleghi, vi ringrazio per l'attenzione. Credo che questo sia il tema sul quale dobbiamo meditare. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Fosson).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come deciso dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, la votazione finale sulla costituzione in giudizio del Senato della Repubblica dinanzi alla Corte costituzionale avrà luogo nel corso della seduta di martedì 17 gennaio.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, porgo il saluto agli insegnanti e agli allievi dell'Istituto comprensivo statale «Antonio Rosmini» di Roma. (Applausi).

Per lo svolgimento di un'interpellanza

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea l'ennesimo scandalo, compiutosi a cavallo tra Natale e Capodanno, che riguarda la svendita del patrimonio immobiliare da parte della SIAE, che ricordo essere un ente pubblico, episodio legato anch'esso al caso Balducci, Anemone e della "cricca", scandalo che ha favorito i soliti amici degli amici.

Lo scandalo riguarda la gestione della SIAE, l'ente pubblico che si occupa dei diritti d'autore, la quale è affidata a Gaetano Blandini, ex direttore del settore cinema del Ministero dei beni culturali, molto legato anche lui, come Carlo Malinconico, al provveditore Angelo Balducci e ai suoi amici, in particolare a Diego Anemone. Sono le intercettazioni dell'inchiesta del febbraio 2009, che portano in carcere molti componenti della «cricca dei Grandi Eventi», a raccontare detti rapporti con Blandini.

Ora, a cavallo tra Natale e Capodanno, sono stati venduti, senza gara di evidenza pubblica, alcuni immobili di proprietà della SIAE, con una perdita di 203 milioni di euro. L'operazione è stata affidata alla Sorgente Group, un gestore di fondi immobiliari con sede a Roma, in via del Tritone, ma soprattutto a Lussemburgo e in Svizzera. Gli stabili erano stati stimati in 463 milioni di euro, ma sono stati ottenuti come ricavi 260 milioni di euro, procurando un danno anche ai dipendenti della SIAE.

Signora Presidente, colleghi, sembra che una sorta di cupola piloti gli appalti, manipoli le sentenze e i ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, brighi contro i diritti e la legalità in cambio di vantaggi e altre utilità, comprovate da processi penali a carico della "cricca" del famoso G8, che ha visto persino alcuni magistrati doversi dimettere, o della cosiddetta P4, a proposito della quale un noto giornalista faccendiere ha ammesso le sue gravi responsabilità patteggiando la pena di oltre un anno e otto mesi di carcere.

Le cronache giudiziarie sono piene di scandali legati a questa vicenda, di Ministri che acquistano case a loro insaputa con vista sul Colosseo e di tecnocrati che scroccano vacanze in lussuosi alberghi a loro insaputa.

Signora Presidente, mi auguro che il Governo voglia fare una vera e propria inversione di tendenza. Quando si chiedono sacrifici agli italiani, quando si vara una manovra "lacrime e sangue", quando si mandano in pensione dopo sei-sette anni persone che avevano già acquisito il diritto e si vede il ministro Fornero versare lacrime di coccodrillo, bisogna essere rigorosi ed esigenti.

Ho presentato l'interpellanza 2-00402, come hanno fatto anche altri colleghi - cito il senatore Pardi che ha presentato un'interrogazione - perché su fatti del genere non bisogna più scherzare, essendo in gioco non la casta, ma le stesse sorti della democrazia. Occorrono trasparenza, legalità e sobrietà.

Signora Presidente, spero che solleciti la risposta all'interpellanza che ho presentato. (Applausi dal Gruppo IdVe della senatrice De Feo).

Sulla candidatura di Roma come sede delle Olimpiadi 2020

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signora Presidente, vorrei sollecitare una riflessione su quel che avverrà oggi alle ore 16 in Campidoglio, quando il sindaco Alemanno - credo saranno presenti anche esponenti del Governo - presenterà un dossier e documenti di compatibilità economica sulle Olimpiadi del 2020.

Fin qui, tutto bene. Un Paese come l'Italia vuole le Olimpiadi. Ma manca un piccolo tassello, e su questo non riusciamo a farci capire dal sindaco. Viviamo un momento di crisi epocale e "sprecare" - lo dico tra virgolette - soldi credo non giovi a nessuno. Ebbene, questa presentazione, che sa tanto di spot pre-campagna elettorale, come è stato fatto sulla sicurezza - per la quale il sindaco ci ha raccontato bugie, non mantenendo le promesse - dovrebbe misurarsi, come ho detto prima, con la crisi.

Qual è il problema che voglio sollevare, sul quale presenterò un'interrogazione parlamentare e un esposto alla procura della Repubblica? Il Governo, signora Presidente, deve anticipare 6 miliardi di euro per presentare questa domanda entro il 2013, soldi che non so da dove prenderà. Ma c'è di più: oltre a questi 6 miliardi, privati e Comitato olimpico ne dovranno sborsare altri 5. La questione è che il sindaco ha accantonato il problema reale della nostra città, quella che rappresento come senatore, cioè le infrastrutture, le metropolitane e tutto ciò che serve, dicendo che questo capitolo lo gestirà tramite i fondi di Roma Capitale, con altri finanziamenti che lo Stato sta dando. Ma Roma Capitale non ha più soldi! Allora...

GRAMAZIO (PdL). Devi smetterla!

PEDICA (IdV). ...le promesse da marinaio continuano. Gli spot elettorali da parte del sindaco Alemanno continuano.

GRAMAZIO (PdL). È un deficiente! Sei un deficiente! Vai a fare il consigliere comunale!

PRESIDENTE. Senatore Gramazio, se ritiene, può intervenire dopo. La prego.

GRAMAZIO (PdL). Cretino!

PEDICA (IdV). Questo spot elettorale che ci sarà alle ore 16...

GRAMAZIO (PdL). Ignobile.

PEDICA (IdV). ...comporterà una riflessione da parte del Governo Monti, che dovrà dire al Paese perché nel 2013 spenderà questi 6 miliardi. Questi soldi non ci sono, e se ci fossero andrebbero dati ai pensionati, alle persone che perdono il lavoro...

GRAMAZIO (PdL). Qualche lira a Di Pietro nella scatola delle scarpe!

PEDICA (IdV). ...e alla soluzione della crisi economica. Perciò io dico... (Commenti del senatore Gramazio)

PRESIDENTE. Senatore Gramazio, come le ho detto prima...

PEDICA (IdV). Ma anche il senatore Gramazio fa spot elettorale. È abituato a farlo.

GRAMAZIO (PdL). Nella scatola delle scarpe se li deve mettere questi soldi!

PEDICA (IdV). Sono questi personaggi che stanno rovinando l'Italia.

Mi rivolgerò alla procura della Repubblica e chiedo al Governo, magari a seguito di una mia interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio, di parlare al Paese di queste cose.

GRAMAZIO (PdL). Il Paese ha bisogno di una Capitale seria, non certo che questa sia amministrata da te e dai tuoi amici!

PRESIDENTE. Senatore, Gramazio, per cortesia.

PEDICA (IdV). Questo è il Paese delle cricche!

GRAMAZIO (PdL). Stai zitto!

PRESIDENTE. Senatore Gramazio, se vuole, può chiedere di intervenire.

GRAMAZIO (PdL). Abbiamo la spia. (Commenti del senatore Pedica).

PRESIDENTE. Senatore Gramazio!

GRAMAZIO (PdL). Ancora parla! (Commenti del senatore Pedica).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

GRAMAZIO (PdL). Ma statti zitto!

PEDICA (IdV). Sei abituato alle cricche. Lo dico ufficialmente.

GRAMAZIO (PdL). Sei una spia.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 15, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 10,31).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Aderenti, Chiti, Ciampi, Colombo, Digilio e Pera.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Dini, per attività della 3a Commissione permanente; Allegrini e Caforio, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Disegni di legge, nuova assegnazione

2ª Commissione permanente Giustizia

in sede deliberante

Sen. Centaro Roberto

Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento (307-B)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo)

S.307 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.1056); C.2364 approvato con modificazioni da 2° Giustizia (assorbe C.728, C.1944, C.2564);

Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente (Giustizia)

(assegnato in data 11/01/2012).

Governo, trasmissione di atti

Negli scorsi mesi di ottobre, novembre e dicembre 2011 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione dei Ministeri degli affari esteri, della difesa, dell'interno e dello sviluppo economico, per l'esercizio finanziario 2011, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 15, 22 dicembre 2011 e 9 gennaio 2012, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca di incarichi di livello dirigenziale generale:

al dottor Carmine di Nuzzo e alla dottoressa Serenella Luca' nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

ai dottori Stefano Scalera e Stefano Tomasini, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

al dottor Francesco Ricciardi nell'ambito del Ministero dell'interno;

ai dottori Marcello Arredi, Francesco Iadevaia, Roberto Linetti e Gerardo Pelosi, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Interpellanze, apposizione di nuove firme

La senatrice De Feo aggiunge la propria firma all'interpellanza 2-00402 del senatore Lannutti.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 15 dicembre 2011 all'11 gennaio 2012)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 148

AMATI ed altri: sulla disciplina relativa agli impianti di allevamento delle galline ovaiole (4-05602) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

BERTUZZI ed altri: sull'Osservatorio per l'imprenditorialità giovanile in agricoltura (OIGA) (4-05885) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

BIANCHI: sull'esclusione dello scalo di Crotone da agevolazioni tariffarie che Alitalia riconosce ai pazienti dell'Istituto europeo di oncologia (4-05634) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

CUTRUFO, TOFANI: su disservizi nell'ambito del trasporto ferroviario nel Lazio (4-05519) (risp. PASSERA, ministro delle infrastrutture e trasporti)

FLERES: sul Piano di sviluppo rurale in Sicilia (4-05012) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

GRAMAZIO: sull'assalto contro l'Ambasciata britannica a Teheran (4-06352) (risp. DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

MASSIDDA: sulla modalità di effettuazione del 15° censimento generale dell'Istat (4-06170) (risp. PATRONI GRIFFI, ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione)

PIGNEDOLI: sul Piano strategico nazionale di sviluppo rurale (4-05377) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

PIGNEDOLI, BERTUZZI: sulla crisi del mercato della frutta estiva (4-05616) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

PIGNEDOLI ed altri: sull'aumento dell'imposizione fiscale per l'importazione dei vini italiani in Russia (4-05592) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

PINOTTI: sull'iter per il completamento di opere per la viabilità in provincia di Genova (4-05777) (risp. BARCA, ministro per la coesione territoriale)

PITTONI: sulla modalità di effettuazione del 15° censimento generale dell'Istat (4-06149) (risp. PATRONI GRIFFI, ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione)

PORETTI, PERDUCA: sulla promozione della questione di legittimità costituzionale di una legge della Regione Liguria relativa al nuovo calendario venatorio (4-05327) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

ZANOLETTI: sulla salvaguardia della biodiversità (4-05359) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

sull'erogazione del contributo al comparto pataticolo (4-05620) (risp. CATANIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)

Interrogazioni

GHEDINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

si ritiene opportuno richiamare, seppur riferiti a fatti ormai lontani nel tempo, i contenuti dell'atto di sindacato ispettivo 3-00494 dell'interrogante, cui non è mai stata data risposta, nonostante il sollecito del luglio 2009;

in relazione ai fatti, riferiti anche dagli organi di informazione, avvenuti all'istituto penitenziario minorile di Bologna di via del Pratello, in corso di accertamento e noti al Ministero, che ha disposto la rimozione del dirigente del centro giustizia minorile dell'Emilia-Romagna, dottor Centomani, del Comandante degli agenti di Polizia penitenziaria, dottor Morgillo, e del Direttore dottor Roccaro, a seguito delle ispezioni condotte tra il 6 e l'8 dicembre 2011;

riguardo anche all'avvenuta sospensione del medico dell'azienda sanitaria,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza degli esiti dell'ispezione del luglio 2008 all'istituto di detenzione minorile di Bologna, in relazione alle vicende riportate anche dagli organi di informazione, secondo i quali la gestione del carcere minorile risultava "globalmente corretta e rispettosa delle regole", mentre per ciò che riguardava il centro di giustizia si sollevavano "importanti rilievi tanto sotto il profilo economico gestionale, quanto quello organizzativo in senso stretto";

se sia a conoscenza dei motivi che hanno portato nel 2009 alla rimozione dell'allora Comandante degli agenti penitenziari, Giuseppe Scocca, per la quale è ancora in atto un ricorso;

se siano noti i contenuti della lettera che risulta inviata, nel dicembre 2010, dall'allora direttore del carcere minorile dottoressa Ziccone al Capo di Dipartimento Brattoli;

se siano altresì noti i contenuti di una seconda lettera, inviata nel marzo 2011 e indirizzata al Capo di Dipartimento Brattoli e al Magistrato di sorveglianza, in cui, a notizia dell'interrogante, si segnalavano atti di violenza su un minore da parte del personale della Polizia penitenziaria;

se sia a conoscenza della circostanza per cui, sempre nel marzo 2011, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori scrisse al Comandante del carcere minorile Morgillo e all'allora direttore Ziccone, circa varie anomalie caratterizzanti la gestione dell'Istituto, fra cui ritardi nella comunicazione e diffusione delle informazioni da parte delle Polizia penitenziaria;

se non ritenga necessario ed urgente chiarire le ragioni dei trasferimenti e delle assenze di numerosi agenti avvenute in seguito alla segnalazione del Procuratore;

quali siano gli esiti del lavoro della Commissione di indagine avviata dal Capo di Dipartimento della giustizia minorile e svoltasi tra il 2009 ed i primi mesi del 2010;

quali misure intenda assumere affinché sia garantito il ripristino di un clima rispettoso delle regole e delle finalità cui è preposto l'istituto;

se e come intenda procedere, attraverso le strutture preposte del proprio Dicastero, al fine di assicurare adeguata tutela dei diritti costituzionalmente garantiti e, in particolare, per stabilire eventuali responsabilità in capo agli organi preposti alle varie funzioni di vertice dell'istituto di via Pratello.

(3-02583)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

D'ALIA, FINOCCHIARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che il giorno 4 gennaio 2012 autorevoli fonti giornalistiche ("Il Sole-24 ore") rendevano noto che "Con molta probabilità giovedì [12 gennaio] si terrà una nuova riunione del Cipe che potrebbe sbloccare una serie di opere immediatamente cantierabili e che (...) È possibile che all'ordine del giorno venga inserita anche la valutazione finale sul progetto del ponte sullo Stretto";

considerato che:

un attento esame dei documenti di progetto evidenzia gravi lacune e manifeste inosservanze rispetto alle prescrizioni e raccomandazioni con cui il Cipe aveva a suo tempo approvato la progettazione preliminare;

in particolare, il progetto cosiddetto definitivo: manca di elementi affidati alla progettazione di enti terzi (progettazione dello scalo ferroviario sul lato della Sicilia, raccordo con la rete ferroviaria sul lato della Calabria, raddoppio della carreggiata per il collegamento tra la rete autostradale siciliana); evidenzia carenze di indagine sismica, apertamente dichiarate dalla stessa "Relazione geologica generale" nella quale si legge che: per descrivere le strutture tettoniche presenti nello Stretto ci si è basati sui dati del progetto preliminare, in quanto non sono disponibili elementi nuovi, concludendo che in sede di progetto esecutivo sarebbe auspicabile che si aggiornassero i profili sismici del progetto preliminare ed acquisire dati aggiornati delle aree marine (Doc. PB0004_F0, pag. 63); mostra, sempre in relazione al profilo sismico, lacune a livello di ricerche sul campo e/o interpretazione dei dati e risulta non cartografata una faglia che, se attiva, va ad incidere direttamente sulle fondamenta dei piloni o nelle sue immediate prossimità (osservazioni delle associazioni ambientaliste al progetto definitivo, 27 novembre 2011, pag. 168); non ha prodotto nuova valutazione di impatto ambientale in relazione alle importanti variazioni del manufatto principale, del quale sono stati modificati posizionamento, altezza, peso; non risponde in maniera soddisfacente alla raccomandazione n. 1 del Cipe ed ai rilievi della Corte dei conti in materia di aggiornamento dei flussi di traffico;

il modello trasportistico utilizzato nella apposita "relazione" (Doc. G0322_F0), infatti, appare di dubbia affidabilità ed è molto probabile che mantenga elevati livelli di sovrastima dei passaggi, dato che: considera per un periodo di tempo molto lungo (oltre 30 anni) una sola variabile (la crescita del prodotto interno lordo) come determinante del volume di traffico, trascurando del tutto altre variabili strutturali (ad esempio, la dinamica demografica della popolazione, la dinamica del "parco automezzi") la cui tendenza stazionaria riduce l'impatto del Pil sulla domanda di trasporto;

non tiene conto nell'analisi di previsione del costante calo di passeggeri in attraversamento sullo stretto di Messina negli ultimi 15 anni, pur debitamente descritto nell'apposito paragrafo;

sussistono notevoli incertezze in relazione sia alla natura statistica che al valore dei parametri utilizzati per convertire la crescita del Pil in variazione dei passaggi sul ponte (parametri che lo studio applica al loro livello massimo);

dopo aver proceduto a stime di breve e di lungo periodo del Pil per la Sicilia e l'Italia, lo studio sostanzialmente raddoppia i tassi di crescita di Sicilia e Calabria per un periodo di 12 anni (6 precedenti e 6 seguenti l'avvio dell'esercizio del ponte), senza esporre le ragioni e gli sviluppi analitici di tali effetti e menzionando solo un oscuro effetto "trascinamento";

in relazione all'evoluzione attesa della domanda di passaggi da e per la Sicilia, il progetto definitivo prevede già dall'anno 2011 una brusca impennata, lontana sia dal trend storico che dalla realtà attuale;

lo stesso studio ipotizza che l'esistenza del ponte modificherà le preferenze modali dei passeggeri da e per la Sicilia, riducendo in maniera significativa la percentuale di domanda rivolta al mezzo aereo ed incrementando fortemente la domanda di uso dei mezzi gommati, basando tali previsioni su indagini prevalentemente telefoniche, poco adatte a rilevare preferenze relative a scenari ipotetici complessi, quale quello determinato dall'eventuale esistenza del ponte;

le previsioni non tengono conto del rischio di chiusura dell'opera per alcuni giorni l'anno a causa dei venti;

ad esito di tali opinabili valutazioni, vengono offerte previsioni di utilizzo del ponte in linea con gli scenari intermedi del progetto preliminare le quali, non finalizzate ad analisi dei costi e benefici, non offrono alcun elemento di valutazione per la sostenibilità economica e finanziaria dell'opera;

inoltre, nell'analisi dei costi e benefici del progetto preliminare, gli scenari fondati sugli stessi livelli di attraversamento generavano valori attuali negativi quando si simulava un incremento del costo dell'opera del 15 per cento. Poiché tale costo è passato da 4,4 ad 8,5 miliardi di euro, crescendo del 93 per cento (ovvero del 39 per cento, se si considera l'importo messo a base della gara al lordo degli oneri di interessi), non risulta credibile che l'opera sia economicamente e finanziariamente sostenibile;

considerato ancora che:

risulta non conclusa la procedura di VIA del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in relazione allo stesso progetto;

nel settembre 2009 è intervenuto tra Stretto di Messina SpA e contraente generale un accordo che ha modificato ex post in maniera sostanziale alcuni requisiti e condizioni posti a base della gara e dichiarati a suo tempo non negoziabili dallo stesso amministratore delegato della concessionaria (risposta del dottor Pietro Ciucci alla sen. Anna Donati del 21 dicembre 2005, prot. n. 1899);

a quanto risulta agli interroganti, in particolare, nella citata missiva il dottor Ciucci aveva affermato che la disciplina dei rapporti tra la concessionaria ed il contraente generale dell'opera non era stata né avrebbe dovuto costituire oggetto di una puntuale negoziazione tra le parti perché l'articolato del contratto era stato inviato ai tre raggruppamenti ammessi a concorrere per l'affidamento con gli altri documenti di gara. In risposta a ciò, i concorrenti hanno dovuto fornire, a pena di esclusione, la formale attestazione di aver verificato e di accettare senza condizioni o riserva alcuna tutte le norme, disposizioni, clausole e condizioni di cui allo schema di contratto e suoi allegati, avendo di ciò tenuto conto nel formulare la propria offerta. Ancora nello stesso documento il dottor Ciucci chiariva che il contratto sarebbe consistito nello schema anzidetto con il solo inserimento dei contenuti economici dell'offerta accolta;

inoltre, in merito alle penali, richiamando lo schema di contratto, veniva chiarito che dopo l'approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe, qualora Stretto di Messina SpA non avesse approvato il progetto esecutivo o non avesse avviato i cantieri, il contratto sarebbe potuto essere unilateralmente risolto riconoscendo al contraente generale le prestazioni regolarmente effettuate, il rimborso delle spese sostenute se documentate e ritenute congrue, nonché una ulteriore somma pari al 10 per cento dell'importo predetto (art. 44 del contratto);

in contrasto con tali affermazioni l'accordo intervenuto nel settembre 2009, all'art. 3 ed all'art. 5, ha ridotto dal 15 per cento (percentuale contenuta nell'offerta accolta) al 10 per cento l'importo di prefinanziamento a carico del contraente generale, prevedendo la possibilità di una ulteriore riduzione fino al limite minimo del 5 per cento (il limite minimo previsto nel bando era fissato alla percentuale doppia del 10 per cento) (art. 3);

lo stesso accordo del settembre 2009 ha previsto che, a seguito dell'approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe, la mancata approvazione del progetto esecutivo da parte di Stretto di Messina SpA o il mancato avvio dei cantieri obblighino a riconoscere ad Eurolink il pagamento delle prestazioni rese e delle spese sino a quel momento sostenute come previste all'art. 44.4 del contratto senza alcuna maggiorazione ed incluse quelle precedenti alla stipula del presente atto, nonché di quelle da sostenere per la smobilitazione delle attività, oltre a un indennizzo per la perdita del contratto nella misura del 5 per cento dell'importo risultante dal progetto definitivo diminuito di un quinto (art. 5);

non può non rilevarsi che tale accordo stravolge le clausole del contratto, favorendo il contraente generale e danneggiando la parte pubblica, determinando fin dall'approvazione del progetto definitivo un ipotetico diritto a penali di importo elevatissimo, in aperta contraddizione a quanto ufficialmente dichiarato dall'amministratore delegato della concessionaria;

per quanto sopra premesso e considerato, dando atto che il Presidente del Consiglio dei ministri ha correttamente sostenuto la necessità di "procedere ad una verifica puntuale delle opere" ("Il Sole-24 ore", 27 dicembre 2011) da valutare, dati i fondati dubbi sulle reali caratteristiche di definitività del progetto del ponte sullo Stretto di Messina, date le carenze documentali, le inadeguatezze analitiche, la reiterata inaffidabilità delle stime di traffico, la conseguente probabile insostenibilità finanziaria dell'opera, il non completamento della procedura di VIA, l'assenza della valutazione di incidenza richiesta dall'Unione europea, la non corretta considerazione dei vincoli paesaggistici e di quelli idrogeologici, l'esclusione del progetto dal core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee di trasporto (TEN-T) dell'Unione europea, nonché la intervenuta modificazione a posteriori di condizioni e clausole che costituivano parte integrante del bando di gara per l'individuazione del contraente cenerale,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno: 1) adoperarsi affinché il Cipe rigetti il progetto ove confermata l'incompletezza della documentazione tecnica, senza che il contraente generale possa avanzare richieste per il riconoscimento di maggiori compensi; 2) valutare in maniera approfondita la legittimità dell'accordo sottoscritto nel settembre 2009 tra la società concessionaria ed il contraente generale; 3) considerare in maniera meditata l'adeguatezza degli attuali organi di amministrazione della Stretto di Messina SpA, titolare di una concessione dello Stato, a tutelare l'interesse pubblico, promuovendone in caso contrario la rimozione; 4) valutare altresì l'utilità (ove venisse rescisso il contratto con il contraente generale) della esistenza stessa della società, promuovendone eventualmente lo scioglimento.

(3-02582)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MENARDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'interrogante è venuto a conoscenza di fatti (contenuti in una specifica documentazione che resta acquisita agli atti del Senato) che confermerebbero i rilievi a suo tempo manifestati nei precedenti atti di sindacato ispettivo 3-01259 e 3-01297 e che potrebbero costituire anche i frutti di queste denunciate contiguità ed intrecci;

quando la fondazione Cassa di risparmio di Cuneo assegnò i lavori di ristrutturazione dell'immobile di sua proprietà a Cuneo in via Roma 13, per circa 1,2 milioni di euro all'impresa Ferrero, il signor Giuseppe Ferrero risultava in società con il Presidente del collegio sindacale Gianluigi Gola in almeno 3 o 4 aziende (come Polografico, Edilquattromila, P.A.B., riserva di Pesca, eccetera). Ciò costituisce la violazione del codice etico e, a giudizio dell'interrogante, anche del codice civile;

al titolare dell'impresa assegnataria dei lavori fu richiesto un intervento di almeno 100.000 euro in favore di un'azienda (Linea Computer) in gravissime difficoltà economiche della quale il Presidente della fondazione, Falco Ezio, all'epoca del fatto era socio (e forse lo è ancora). Ciò dopo alcuni incontri avvenuti fra il Presidente del Collegio sindacale, dottor Gianluigi Gola, del Presidente della fondazione dottor Ezio Falco e del Consigliere della stessa fondazione dottor Pierfranco Risoli con l'imprenditore e assegnatario dei lavori signor Giuseppe Ferrero. Risulta, quindi, che a conclusione di tali incontri, Ferrero effettuò, con le modalità indicate da Gola, il versamento in favore dell'azienda di Falco;

risulta altresì all'interrogante che di questa elargizione siano a conoscenza, secondo le modalità che potranno essere meglio accertate, il direttore dei lavori di cui si tratta, che è anche assessore comunale, ingegner Guido Lerda, e lo stesso sindaco di Cuneo professor Alberto Valmaggia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa;

se e in quali modi intenda intervenire con urgenza, nell'ambito delle spettanti competenze, al fine di accertare fatti e responsabilità in ordine a quanto esposto.

(4-06570)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che la gestione, a giudizio dell'interrogante scandalosa, della Rai, azienda del servizio pubblico pagato con il canone dei cittadini, con un costo aumentato di 112 euro, non finisce mai di stupire: Carlo Tecce per "il Fatto Quotidiano", pubblica un articolo che deve destare allarme e preoccupazione per i dirigenti della Rai, i quali, oltre ad aver saccheggiato l'azienda pubblica e praticato una informazione di porte, in violazione dell'oggettività ed obiettività dell'informazione, usano il servizio pubblico per assecondare le proprie clientele: «Ogni giorno accade e si ripete. Pervasa da spirito tecnico, il direttore generale Lei calcola e ricalcola, somma e sottrae i milioni di euro che girano in Rai, e scopre di avere buchi a destra, voragini a sinistra. Se ne duole, e annuncia risparmi, sacrifici, austerità. Poi dimentica, e largheggia in spese con un'accortezza stilistica: o proprio, semplicemente, tecnica. Fra il santo Natale e il 31 dicembre, viale Mazzini è terra di nessuno: comanda in silenzio chi resta e resiste, il momento migliore per assunzioni e promozioni. La vacanza di Lorenza Lei è durata poco, i suoi regali hanno lunga vita. Già scartati, già consegnati. Messi in fila, ordinati e studiati, crescono di peso (e di costi). Regalo numero uno. Un bel contratto giornalistico con la qualifica di caposervizio per Milena Minutoli, portavoce di fiducia, chiamata ai piani alti di viale Mazzini come assistente ai programmi e regista per la Vita in diretta. Nel servizio pubblico, dove le regole diventano spesso eccezioni, decine di giornalisti svolgono la professione con mansioni farlocche sperando, un domani chissà quando, di essere regolarizzati. Adesso può succedere? No, impossibile con il blocco in entrata e l'incentivo per la pensione. Anzi, meglio: possibile soltanto per il direttore generale. Regalo numero due. Premessa: viale Mazzini ha in organico 13 autisti, di cui 7 praticamente a spasso perché l'azienda ha abolito il privilegio per i direttori, accompagnati dal portone di casa al palazzo di lavoro. Tutti a scaldare motori spenti e usurati, tranne Giovanni Minoli e Bruno Vespa, intoccabili per ragioni diverse: il signor Rai Storia rivendica una postilla (che manca) nell'accordo di consulenza, l'anfitrione di Porta a Porta viaggia con un carabiniere a bordo. Il dg ha risolto in fretta con la sua berlina Rai: non ci rinuncia, ma preferisce un autista privato, fresco di assunzione. Rifacciamo i conti: 7 autisti impegnati a singhiozzo più il nuovo chauffeur personale di Lorenza Lei. Personale sino a un certo punto, tanto paga l'azienda. Un pasticcio si gonfia subito. I direttori appiedati, senza l'assicurazione completa, non possono parcheggiare nei sotterranei di viale Mazzini, e dunque chiedono di guidare un'automobile aziendale che costa molto di più. Anche perché il trasporto Rai casa-ufficio funziona benissimo per i conduttori come Franco Di Mare, Elisa Isoardi, Mara Venier. Regalo numero tre. Il nome di Stefano Ferri dice nulla, però le sue avventure in Sipra, la concessionaria pubblicitaria Rai, meritano un racconto. Ferri è il marito (separato) di Lorenza Lei, l'uomo che raggiunge in ritardo la donna di potere nel servizio pubblico. Lui diventa agente monomandatario per Sipra, mentre lei è prima assistente di tre direttori generali, poi vicedirettore generale, un crescendo rossiniano. Mentre l'ex dipendente di "Valentino Moda" controlla investimenti e bilanci, un anno fa, Ferri viene nominato funzionario (tempo indeterminato) e coordinatore nuova direzione sviluppo. Un mese fa, viale Mazzini comincia a spifferare i successi di marito e moglie ormai separati e Ferri, a sorpresa, rinuncia al contratto: il 31 dicembre 2011 è praticamente disoccupato, il 1 gennaio 2012 riceve da Sipra l'incarico di agente monomandatario per le Marche e l'Umbria. Regalo numero quattro. Il consigliere Guglielmo Rositani, ex An ora Pdl, l'uomo che organizzò la fiera del peperoncino di Rieti, continua a votare in Cda le proposte di Lorenza Lei. Strano. Sempre in sintonia, mai uno strappo. Per puro caso, il direttore generale riprende una lettera di promozione firmata (marzo 2011) Mauro Masi e mai inviata a destinazione: una ragazza assunta a ottobre 2010 merita un livello superiore, funzionaria. Questa ragazza è la segretaria di Rositani, Raffaella Pichini, e si ritrova pure un'anzianità di 8 mesi perché il salto è retroattivo. Facile pronosticare decine di contenziosi con le segretarie ferme di grado e di stipendi da anni. I regali di Lorenza Lei continuano la produzione anche fuori stagione. Il primo l'ha disegnato per se stessa con un aumento: stipendio di 530 mila euro più 150 mila per l'indennità di carica. Il mandato sta per finire, il 28 marzo al massimo a giugno, ma Lorenza Lei conserverà per sempre i 530 mila euro annui»,

considerato che a giudizio dell'interrogante è disdiscevole che:

il direttore generale della Rai abbia regalato un contratto giornalistico con la qualifica di caposervizio per la portavoce di fiducia, un autista privato, fresco di assunzione, l'incarico di agente monomandatario della Sipra per l'ex marito, una promozione per la segretaria del consigliere Guglielmo Rositani, che vota sempre in consiglio secondo i desiderata di Lorenza Lei;

una ragazza, la segretaria del consigliere Rositani, assunta a ottobre 2010, sia stata promossa a funzionaria;

Lorenza Lei continui ad assumere iniziative censurabili, avendo previsto per se stessa un aumento di stipendio di 530.000 euro più 150.000 per l'indennità di carica, e, se anche il suo mandato dovesse finire il 28 marzo o al massimo a giugno, la Lei conserverà per sempre i 530.000 euro annui;

considerato altresì che a giudizio dell'interrogante:

in una fase di gravissima crisi economica, e di fortissimi sacrifici per il Paese, per le famiglie e gli utenti che pagano il canone, non può essere consentito questo ennesimo scandalo;

sarebbe opportuno che la Procura Generale della Corte dei conti aprisse un procedimento d'ufficio per danno erariale verso gli artefici di tale vera e prioria dissipazione di pubblico denaro,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda attivare, nell'ambito delle competenze spettanti al Ministro in indirizzo in base al Contratto di servizio con la Rai, per restituire trasparenza e credibilità ad un servizio pubblico, a giudizio dell'interrogante lottizzato e saccheggiato da dirigenti come Lorenza Lei.

(4-06571)

PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa, dell'interno, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e per i beni e le attività culturali - Premesso che:

l'Aero Club d'Italia è un ente pubblico non economico finanziato con contributi del CONI e dei Ministeri vigilanti e con l'imposizione di tariffe a carico di titolari di attestati e proprietari di apparecchi per il volo da diporto sportivo, quote a carico di affiliati e altri utenti dell'Ente; ?

da organi di stampa, ad esempio il numero di novembre di "Volo Sportivo" (se ne veda il sito Internet), si è appreso che sarebbe giunto alla quinta edizione un ricevimento denominato «Galà del volo» per circa 400 euro a persona comprensivo di: catering per utilizzo di tavoli, sedie, ombrelloni, e ogni altro oggetto utile per l'evento, nonché addobbi, straordinari per il personale, spedizione inviti, hostess, gadget, regali; ?

nell'edizione 2011 del suddetto galà, per intrattenere gli ospiti, sarebbe anche stato ingaggiato il comico Max Giusti;

a partire dal 2010, con delibera consiliare del 28 novembre 2009, sono state aumentate le quote di federazione agli Aero Club e le spese da sostenere dalle associazioni per essere federate, in particolare è stato annullato il beneficio della quota agevolata per i primi 3 anni di federazione anche agli Aero Club che erano stati appena federati e che avevano richiesto la federazione contando su detta agevolazione che, invece, si è ridotta ad un solo anno;

è stata inserita la quota di ammissione di 2.600 euro, sono state aumentate le quote per scaglioni di soci, per ogni specialità, e le quote delle Federazioni sportive aeronautiche; ?

nello statuto predisposto dal commissario straordinario e proposto all'approvazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri vigilanti - Difesa, Interno, Economia e finanze, Infrastrutture e trasporti, Beni e attività culturali - e del Coni, all'articolo 28, commi 2 e 3, sono stati triplicati i posti di qualifica dirigenziale; l'attuale statuto, all'articolo 33, comma 2, ne prevede uno in tutto e quello proposto al comma 3 dell'articolo 28 ne prevede due più il direttore generale, inserendo la possibilità di nomina di un dirigente ex articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 al di fuori dei limiti percentuali imposti dallo stesso articolo di legge, come anche ribadito dalle modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 150 del 2009 che ha fissato criteri di calcolo; ?

lo statuto ha anche annullato di fatto le federazioni sportive e la rappresentatività di tutte le migliaia di associazioni che in esse si riconoscono laddove nell'articolo 6 della nuova versione non è più previsto che facciano parte dell'Aero Club d'Italia le federazioni sportive aeronautiche, presenti nell'attuale versione; è altresì assente la sezione delle suddette federazioni e mancano i princìpi informatori dello statuto delle federazioni, presenti invece in coda all'attuale versione dello statuto; ?

all'inizio di settembre 2011 si sono tenute le celebrazioni del centenario dell'ente presso il Circo Massimo in Roma, presumibilmente costate centinaia di migliaia di euro come riportato in articoli di stampa specializzata, ad esempio editoriale di Rodolfo Biancorosso pubblicato su "Volo Sportivo", comprensive anche di gazebo, palco da concerto alto circa 15 metri, utilizzo di suolo pubblico, esibizioni varie di aerei, spettacolo di vari comici come Maurizio Battista, Lillo e Greg e The Blues Willies Band, Andrea Perroni, Lallo Circosta, Oscar Biglia, Augusto Fornari, e con la presentazione di Riccardo Rossi, come si evince da locandina pubblicata per l'evento e affissa pubblicamente;

nell'ottobre del 2009 vengono svolte le elezioni per il rinnovo quadriennale del Consiglio federale di AeCI, ma il Consiglio federale eletto non è mai entrato in funzione; la ragione risiederebbe nell'incompatibilità dei presidenti di federazione a ricoprire l'incarico di Consigliere Federale: per questo motivo il consiglio federale decaduto ha continuato a deliberare per un anno su questioni di straordinaria amministrazione, anche se ciò non è ammesso dal decreto-legge 16 maggio 1994, n. 293, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 1994, n. 444 (articoli 1, 2, 3 e 6) che prevede al massimo 45 giorni di proroga e solo per atti di ordinaria amministrazione; ciò è stato anche oggetto di pubblica denuncia con una petizione on line ,

si chiede di sapere:

a quanto ammonti il costo sopportato dall'ente Aero Club d'Italia per l'organizzazione della quinta edizione del ricevimento denominato «Galà del volo» e per le celebrazioni del centenario dell'ente presso il Circo Massimo in Roma;

se durante l'evento denominato «Galà del volo» sia stato regalato un orologio da 3.700 euro all'attore di fiction Luca Ward per avere presenziato alla cena; quali gadget e/o regali siano stati distribuiti durante l'evento e per quale importo;

se risulti che in tale occasione sono stati spesi 36.000 euro di compenso più 1.312 per i diritti spettanti alla SIAE per l'esibizione dell'attore comico Max Giusti;

se il Ministro dell'economia e delle finanze abbia autorizzato le suddette spese di gioielleria, catering e spettacolo; in caso contrario se non ravvisi una violazione del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, o, in alternativa, rischi per l'erario;

quale parere intendano dare la Presidenza del Consiglio dei ministri, i Ministeri coinvolti e il Coni sulla proposta di nuovo statuto; in particolare se non si ravvisino rischi di violazione di legge sul previsto incremento del numero dei dirigenti e la possibilità di nomina degli stessi senza concorso;

se risulti vero che, concluse le celebrazioni del centenario, non sono risultati in regola i documenti presentati al Dipartimento pubblici spettacoli del Comune di Roma, tanto che l'autorizzazione a suo tempo emessa e subordinata ad alcuni adempimenti, tra cui collaudi statici del palco e altre strutture, conformità degli impianti elettrici e servizio antincendio, sarebbe stata revocata configurandosi il reato di cui all'art. 681 del codice penale sull'apertura abusiva di pubblici spettacoli, enti e la possibilità di nomina degli stessi senza concorso.

(4-06572)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

2a Commissione permanente (Giustizia):

3-02583, della senatrice Ghedini, su alcune vicende relative all'istituto penitenziario minorile di via Pratello a Bologna.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 652a seduta pubblica del 10 gennaio 2012, a pagina 111, sotto il titolo "Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti", alla seconda riga del secondo capoverso, sostituire la parola: "8a" con la seguente: "10a".

Nello stesso Resoconto, a pagina 102, al quinto rigo del terzo capoverso, riferito all'assegnazione del disegno di legge n. 3057, sostituire le parole: "previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio)" con le altre: "previo parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali".