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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 654 del 11/01/2012


BASSOLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BASSOLI (PD). Signora Presidente, ringrazio il ministro Balduzzi, per la disponibilità dimostrata nell'intervenire in Aula e fornire risposte puntuali alle questioni che qui sono state poste. La sua non è stata una risposta generica, perché è entrata nel merito dei punti che costituiscono l'ordine del giorno, che ha raccolto un po' le questioni principali sollevate dalle varie mozioni che, nel tempo, sono state presentate (alcune giacevano qui dal 2008).

Credo, quindi, che si tratti di un passo in avanti importante, che dimostra che la politica e le istituzioni, quando vogliono, sanno trovare, soprattutto sull'analisi dei problemi, ma anche sulle soluzioni, dei punti in comune.

Quello che preoccupa - e credo che il Ministro se ne sia fatto carico - è il fatto che queste malattie cosiddette rare sono sempre meno rare. Nella mia attività di senatrice che si occupa delle questioni sanitarie ricevo molto spesso segnalazioni su questo tema e ho l'impressione che in questi anni queste malattie siano in aumento, soprattutto fra i bambini, le bambine e i giovani. Ricevo segnalazioni veramente angosciate, molto spesso da parte di genitori e familiari che non trovano punti di riferimento per quanto riguarda sia la diagnosi che la cura.

È evidente che il nostro sistema sanitario così qualificato, così importante, così significativo anche per la valutazione che ha avuto sul piano internazionale, non può essere incapace di dare una risposta a questo problema. È cambiato fortemente il quadro epidemiologico. Sappiamo che sono aumentate le malattie croniche e sono diminuite le malattie acute. In questo quadro si colloca anche la malattia rara, che sempre di più diventa una questione verso la quale - credo - occorre modificare anche il modo di intervenire del nostro sistema sanitario, un sistema sanitario che non si limiti a curare la malattia, ma che curi il malato per quello che ha. Sappiamo che il futuro della cura è la personalizzazione della stessa. Ebbene, la personalizzazione della cura vuol dire che occorre un sistema molto più raffinato nella capacità di individuare le malattie, per quanto diversificate e poco diffuse esse siano. Ma accanto a questa capacità di individuare queste nuove malattie emergenti è necessaria anche la capacità di fare una diagnosi puntuale, di prescrivere una cura sufficiente ad affrontare questi problemi e a dare benessere, che è poi quello che ci chiede l'Organizzazione mondiale della sanità (non solo assenza di malattia). Per far questo, è necessario sviluppare una ricerca che sia all'altezza di questi bisogni.

Sappiamo che lei, signor Ministro, con tutto l'impegno che ha profuso nel rispondere a tutti i quesiti che qui le sono stati posti, non può naturalmente risolvere d'emblée tutte queste questioni. Noi confidiamo sul fatto che la sua risposta così competente e così puntuale sulle questioni indichi un progetto politico che non si sviluppi solo per quello che riguarda una risposta alla malattia in questione, ma riesca nel suo insieme a riqualificare, a rimodulare il nostro sistema sanitario secondo le nuove esigenze.

È evidente che anche nella valutazione che lei, signor Ministro, ha fatto quando ha detto che avrebbe sostenuto la nostra richiesta contenuta al primo punto dell'ordine del giorno volta a fare in modo che il Governo presenti la relazione tecnica affinché il disegno di legge all'esame della Commissione del Senato possa andare avanti, c'è l'idea che approvare un disegno di legge organico in grado di offrire una risposta organica al problema, non solo sulla base delle esigenze immediate, ma capace di svilupparsi nel tempo, vuol dire riassegnare al Parlamento un ruolo che il presidente del Consiglio Monti e il suo Governo hanno, in questa sede, auspicato. Il Parlamento cioè deve svolgere il suo ruolo anche nel campo sanitario per quanto riguarda le risposte puntuali a questioni come questa che, per molte famiglie e persone, sono d'emergenza.

L'altro aspetto riguarda sicuramente il ruolo delle Regioni. Lei, signor Ministro, ha detto, anche in base alla sua esperienza precedente, di guardare il bicchiere non solo mezzo vuoto ma anche mezzo pieno: è vero che c'è una disomogeneità, ma è anche vero che alcune Regioni sono all'avanguardia nella risposta.

Ebbene, se pensa - come ha detto - di poter affrontare, attraverso il prossimo patto per la salute, una serie di questioni riguardanti non solo le malattie rare ma anche l'omogeneità delle Regioni su questo tema, ci auguriamo che possa trovare effettivamente una risposta in questo senso da parte delle Regioni stesse. Mi riferisco cioè alla capacità di costruire una rete che consenta di trasferire le esperienze più positive da una Regione all'altra, in modo che anche quelle più arretrate da questo punto di vista possano far tesoro di queste esperienze positive.

Infine, termino il mio intervento parlando dei LEA. Anche a questo riguardo non possiamo che ringraziarla, signor Ministro, dell'impegno che lei in questa sede ha assunto. Sappiamo che esistono questioni di carattere finanziario, non ce lo nascondiamo però l'impegno che cogliamo è soprattutto politico: si tratta, cioè, di dare finalmente risposta alla necessità di aggiornamento in generale dei LEA nel nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda le fragilità maggiori e quindi le questioni che oggi, in una situazione di crisi del Paese, possono rompere quella coesione sociale a cui prima faceva riferimento il senatore Bosone.

Nel momento di difficoltà che viviamo abbiamo bisogno di un Paese fortemente coeso; e un Paese è fortemente coeso il quale è tale quando si riconosce nelle scelte di chi lo governa. È importante, seppure nei sacrifici che sono più grandi per chi è più debole, riconoscere che da parte del Governo, nei limiti del possibile, viene prestata grande attenzione proprio nei confronti delle persone più deboli. Solo in questo modo si può ricostruire quella coesione sociale e dare forza e speranza al Paese che è in difficoltà, il quale non vuole demordere, ma guardare al futuro passando anche attraverso la soluzione di questioni riguardanti la salute, che ‑ come lei ha detto anche di recente e non dimentichiamolo - rappresenta un bene costituzionale. E noi crediamo nella Costituzione come patto sociale fra i cittadini e fra questi e chi li governa. (Applausi dal Gruppo PDe dei senatori Baio e Pardi).