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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 654 del 11/01/2012


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Bosone. Ne ha facoltà.

BOSONE (PD). Signora Presidente, signor Ministro, pronuncio poche parole, più che altro per sottolineare il significato di quanto stiamo facendo oggi. Nel merito le questioni sulle malattie rare sono stato già bene illustrate. Quando in questa Aula noi discutiamo mozioni siamo attraversati da sentimenti e da interessi obiettivamente diversi. Per uno come me che si occupa di sanità, parlare di malattie rare significa essere attraversato da due sentimenti: da un lato, lo sconforto di chi vede periodicamente passare davanti a sé un argomento, senza che si arrivi mai ad una soluzione legislativa precisa (lo sconforto mio come legislatore e lo sconforto probabilmente di tante famiglie italiane e di tanti pazienti che non hanno ancora trovato una risposta del tutto adeguata, seppur negli anni si sia lavorato attorno all'argomento). Dall'altro, però, vi è anche un senso di speranza perché oggi, signor Ministro, diamo un piccolo e ulteriore contributo al problema. Ci auguriamo che la discussione di queste mozioni non rimanga solo un riempitivo del lavoro parlamentare, un momento di discussione, sicuramente proficuo, per l'Assemblea, ma sia davvero in grado di dare un'indicazione al Governo per affrontare il problema. Ad esempio, dal punto di vista amministrativo, ci sono alcune tematiche, quelle che sono state enunciate dai colleghi, che possiamo affrontare con provvedimenti o circolari ministeriali; gli impegni che chiediamo al Governo, come favorire la rete nazionale, l'aspetto diagnostico, l'implementazione della lista delle malattie rare, la maggiore messa a disposizione dei farmaci in modo omogeneo a livello nazionale. Questo perché attorno al tema delle malattie rare si consumano delle piccole ingiustizie che per le famiglie coinvolte diventano talvolta grandi problemi, con grosse differenze all'interno delle stesse Regioni e anche da una ASL ad un'altra ASL, per come i farmaci off label vengono trattati e per i provvedimenti diversi intrapresi.

Si tratta di uno di quei temi su cui dovremmo attrezzarci, come su altri aspetti della cronicità, con metodi diversi rispetto alla remunerazione che non i classici DRG o il classico rimborso farmaceutico. Dovremmo probabilmente discutere di quei DRG territoriali o DRG di percorso che ci permettano di affrontare in modo più globale il tema della patologia di persone per le quali il problema non è soltanto quello di prendere una pillola ogni tanto, ma di seguire una patologia che si sviluppa spesso negli anni, a partire dalla nascita, in modo inaspettato.

Signor Ministro, colleghi, penso che questo provvedimento oggi non assuma solo il significato concreto di cercare di dare risposte alle famiglie che subiscono un'ingiustizia e una diseguaglianza, ma sia anche il tentativo di dare un segno di civiltà al nostro Paese e di dignità al lavoro parlamentare. Ci confrontiamo su un modello culturale, su come vogliamo affrontare il tema della convivenza. Sappiamo come il Servizio sanitario nazionale sia un momento di coesione sociale importante, così come è stato determinato, e vogliamo che questo momento di coesione sociale sia tale fino in fondo e lo sia per tutti, e che quindi l'accesso alle cure sia uguale per tutti. Su questo modello culturale vogliamo dare un segnale con questa mozione, in un momento di difficoltà del Paese, parlando di pazienti che, è vero, sono pochi per malattia, ma sono tanti se visti tutti insieme: più di 2 milioni.

Attraverso tali pazienti vogliamo parlare anche di coesione sociale, anche per dire che in questa fase di difficoltà il Parlamento è interessato a far sì che ci sia un momento di uguaglianza per tutti i cittadini, e la politica vuole dare loro certezza, sicurezza e un traguardo di speranza. Vorrei lasciare un segno nell'odierno lavoro parlamentare e vorrei che la discussione di queste mozioni diventi davvero un momento concreto di attuazione di programmi legislativi, ma anche di speranza per il Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Gustavino).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, si chiama Luigi Pio e ci spinge con grande forza ed energia a toccare con mano la drammaticità quotidiana. Luigi Pio è uno dei 2 milioni di pazienti affetti da una malattia rara. Ne parlo perché ne riferiscono diffusamente le prime pagine dei giornali della mia Regione, la Puglia, dove questo bimbo di tre anni vive e dove i suoi genitori, Francesco e Teresa, chiedono aiuto alle istituzioni perché non riescono ad avere i medicinali necessari. Siccome le disgrazie non arrivano mai da sole, purtroppo Francesco è disoccupato, e questa famiglia modesta vive in una casa inadeguata, dove c'è umidità. Si potrebbe dire che al danno si aggiunge la beffa. Cito questo caso perché in questi dibattiti in cui si citano norme, decreti, accordi, piani interregionali, c'è molto spesso il rischio di alimentare il nostro ragionamento di qualche eccesso di burocrazia.

Signor Ministro, la sua sensibilità, che ho sempre apprezzato anche nelle sue precedenti ed autorevoli funzioni, mi consente di saperla attento ai principi di solidarietà, universalità ed equità che ispirano il nostro Servizio sanitario nazionale. Faccio dunque appello a questa attenzione, che è saldamente appoggiata su una cultura valoriale, per farle presente che ci vuole uno scatto di reni.

Ora non starò qui a ripetere quanto in modo documentato ed argomentato han detto molto meglio di me i colleghi che mi hanno preceduto, e quindi sintetizzo soltanto in sei piccoli flash la mia proposta, nella consapevolezza che dobbiamo fare i conti con le risorse disponibili. Tuttavia, credo che questo Governo tecnico forse abbia un vantaggio in più: quello di misurare i provvedimenti non finalizzandoli ad un ritorno di consenso politico‑elettorale. Probabilmente saprete fare qualcosa di più e meglio; penso tuttavia che quest'Aula oggi, ad una voce, stia testimoniando non soltanto un alto senso di responsabilità ma, anche sulla spinta di un auspicato senso di pacificazione attorno a questi argomenti, stia ritrovando le motivazioni forti che ci consentono di svolgere di più e meglio la nostra funzione al servizio del Paese.

I sei punti sono i seguenti. Innanzitutto, il riconoscimento della innovatività dei farmaci orfani biotecnologici. Ecco, signor Ministro, un farmaco orfano è per definizione un farmaco innovativo. Questo concetto sembra però solo apparentemente acclarato; di fatto ci sono delle incongruenze. Un esempio è costituito dal recente accordo Stato‑Regioni nel quale i farmaci orfani o per il trattamento di malattie rare non sono stati ricompresi nell'elenco delle specialità medicinali innovative che possono essere incluse automaticamente nei prontuari terapeutici ospedalieri regionali, a seguito dell'approvazione del provvedimento dell'AIFA. È allora necessario che il valore di innovatività di tali farmaci sia riconosciuto in fase di autorizzazione sia in termini di esclusione di questi prodotti dai tagli generalizzati che vengono effettuati dai prezzi ai fini del ripiano, sia in termini di destinazione a questo tipo di farmaci di incentivi che sono specificatamente previsti per la sperimentazione e per la produzione, così come peraltro auspicato dalla Commissione europea.

Il secondo punto riguarda l'accesso omogeneo alla terapia. Non solo perché abbiamo da poco celebrato i centocinquant'anni dalla nascita del nostro Stato, ma la nostra cultura ritrova i motivi dell'identità nazionale tra quelli fondanti del nostro impegno: il tricolore ci piace, e dentro il tricolore noi ritroviamo i valori di quella coesione che è anche coesione solidale del Paese. Non è possibile che ci sia una declinazione dell'assistenza così profondamente divaricata, fino a diventare una discriminazione. È necessario eventualmente introdurre, signor Ministro, avocandole al Ministero nel rispetto delle competenze delle Regioni, alcune parti di atti burocratici che non ledano le autonomie regionali ma, vivaddio, spingano le Regioni a un passo in avanti verso il rispetto dei livelli essenziali di assistenza, che non vorrei diventassero livelli minimi di assistenza, perché «minimi» è un aggettivo che ci abbassa da quel livello di riconoscimento che ci viene attribuito in campo internazionale ad un livello di sanità che funziona a macchia di leopardo. Ecco, facciamo in modo che queste macchie vengano risolte ed eliminate.

Il terzo punto riguarda lo screening neotale. Noi oggi abbiamo uno screening neonatale per la fibrosi cistica, per la fenilchetonuria, per l'ipotiroidismo congenito e, in alcuni casi, per la galattosemia. A questo punto, signor Ministro, le chiederei di valutare qual è il costo di uno screening allargato: a me risulta che sia pari a quattro-cinque euro per bambino, perché parliamo di patologie che affliggono soprattutto pazienti in età neonatale o pediatrica. Probabilmente sarebbe addirittura un investimento allargare lo screening neonatale anche ad altre patologie cosiddette rare.

Un quarto punto riguarda gli incentivi alla ricerca.

Il recupero dell'investimento per la ricerca sui farmaci orfani da parte delle aziende è molto lento proprio a causa della scarsità dei pazienti. Credo che vadano individuate modalità premiali consentendo alle aziende delle detrazioni fiscali o un credito d'imposta, delle specifiche misure che sostengano le attività di ricerca, di sviluppo e di produzione in questo settore.

Altri due punti - e concludo, signor Ministro e onorevoli colleghi senatori - li recupero da un documento che lodevolmente è stato prodotto dall'associazione «Giuseppe Dossetti: i Valori» che da anni svolge una feconda attività di approfondimento su questo e su altri temi, rappresentando una fucina di idee, di proposte, sulla base di contributi scientifici di elevatissimo spessore scientifico. Si tratta di prevedere la possibilità di forme di partnership pubblico-privato per la domiciliazione delle cure a beneficio dei pazienti affetti da malattie rare; poi di prevedere che vengano inserite nei LEA - come è stato ricordato - le 109 patologie rare indicate nell'allegato 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2008; infine, la possibilità, per esempio (anche perché possa ottenere un contributo di pensiero e lo Stato possa, contemporaneamente, signor Ministro, far sentire la vicinanza alle associazioni dei malati, agli operatori della sanità che operano in questo settore), di istituire un tavolo, che non è il tavolo per fare passerella, ma un tavolo per far sentire l'attenzione che lo Stato destina a questi problemi coinvolgendo tutti quanti i soggetti che con vari ruoli e responsabilità hanno competenze.

Se questo tavolo si riunisse con cadenza trimestrale, riceverebbe contributi assolutamente utili a far evolvere l'attività legislativa di questo delicatissimo campo, consentendoci di dare una risposta non soltanto al bisogno di salute, signor Ministro, ma alla domanda di attenzione, di premura, di considerazione, che temo sia oggi il nervo scoperto che determina conflitti sociali, che determina un senso di abbandono, che determina uno stato di solitudine nelle persone che vivono, da malate o da non malate, in una condizione di emarginazione per mille motivi e che potrebbero avvertire nello Stato non il punto di riferimento al quale rapportarsi per risolvere i problemi, ma addirittura un ente che è loro ostile, che le perseguita, che manda loro le bollette tramite Equitalia con sistemi di riscossione ossessivi e vessatori.

Mi scusi l'analogia, però io credo che dobbiamo recuperare il clima di pace sociale che serve a ristabilire nel nostro Paese un dialogo costruttivo ispirato al senso di responsabilità, al buon senso e all'impegno di tutti. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Baio).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.