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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 654 del 11/01/2012


BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ringrazio il Ministro per la sua presenza visto, che torna in quest'Aula un argomento che speriamo davvero porti la voce di tanti malati e delle loro famiglie al fine di restituire loro un po' di speranza in più, nel tentativo se non di risolvere completamente il problema di dare almeno un segnale positivo. «Non esistono malattie, ma malati, cioè un dato modo di ammalarsi proprio di ciascuno e corrispondente alla sua profonda individualità somatica, umorale e psicologica». Queste parole le ha usate don Carlo Gnocchi. Le ho volute riportare qui perché forse meglio di tante altre possono dar voce alle tante persone affette da malattie rare le quali, oltre alla fragilità e alla particolarità della malattia, sono costrette a scontare una solitudine infinita che, purtroppo, appare incomprensibile anche agli occhi dello Stato.

Di fronte a questa solitudine noi richiamiamo i principi costituzionali e ci accorgiamo che qualcosa non sta funzionando perché non è accettabile che queste persone siano lasciate sole, tanto meno in un Paese come il nostro che fa parte dell'Unione europea e che ha la fortuna di avere un sistema sanitario che giustamente vuole cercare di farsi carico del bisogno sanitario dei cittadini.

Peraltro, pur essendo rare tali malattie, sono tutt'altro che modesti i numeri delle persone da esse colpite all'interno del nostro territorio, come ricordavano poc'anzi le colleghe che mi hanno preceduto. Risulta infatti che all'interno dell'Unione europea si registrino tra le 5.000 e le 8.000 malattie rare, che colpiscono il 6-8 per cento della popolazione: le persone colpite sono quindi dai 27 ai 36 milioni. Dunque, un numero elevato. Solo in Italia sembra che le persone colpite da malattie rare siano circa 2 milioni. Peraltro, anche se fossero meno, noi ce ne dovremmo occupare, comunque non sono certo poche le persone affette da queste patologie.

Vorrei poi riportare un dato, ricordando il quale abbasso il tono della voce, perché ritengo sia estremamente allarmante. Dai dati risulta che circa il 70 per cento dei 2 milioni di persone affette da malattie rare sia in età pediatrica, cioè si tratta di bambini. Dunque, questo ci richiama ad un ulteriore dovere.

Noi oggi stiamo esaminando diverse mozioni. Credo però valga la pena ricordare alla Presidenza, al Ministro e a tutti noi che sull'argomento principale c'è un accordo trasversale. C'è chi ha trattato in maniera approfondita una parte, chi ha evidenziato meglio l'aspetto dei farmaci, altri che hanno posto maggiore attenzione ai farmaci orfani, o all'inserimento di tali malattie nei livelli essenziali di assistenza ma l'uno non esclude l'altro. In fondo, tutte le mozioni hanno un filo conduttore comune, ed è il seguente: ci troviamo di fronte a delle patologie su cui viene esercitata una discriminazione perché, mentre alcune di esse sono state fortunatamente inserite nei livelli essenziali di assistenza, per cui le persone interessate, pur essendo affette da patologie rare, oggi possono contare su un sistema sanitario che cerca di andare loro incontro, ve ne sono altre 109 il cui elenco giace al Ministero dal 2008. Quindi, non si può dire che non c'è stato il tempo o la volontà. Nel frattempo sono passati tanti Ministri e Sottosegretari, probabilmente anche tanti funzionari. Mi rivolgo a lei, onorevole Ministro, che ha ricevuto l'incarico da poco tempo e quindi sicuramente non ha responsabilità al riguardo: però sottolineo che non è ammissibile che 109 patologie siano escluse dai livelli essenziali di assistenza perché non ci sono le risorse. Perché è questo il motivo, lo capiamo tutti.

Ma oltre alle 109 patologie rare non inserite nei LEA per le quali, quindi, non è possibile avere la diagnosi e la cura, né l'accompagnamento terapeutico, ce ne sono altre di cui non esiste nemmeno un elenco ma che sono riconosciute rare secondo i criteri europei. A tutti gli effetti sono patologie rare: è la scienza che lo afferma. Il primo punto è questo. Riprendiamo in mano quell'elenco e aggiorniamolo. Se noi dovessimo riconoscere queste 109 patologie, immaginiamo come si potrebbero sentire le altre persone affette da altre patologie riconosciute come rare.

Signor Ministro, se lei ha voglia di dedicarvi del tempo (ma è sufficiente anche un'ora e mezza), io le posso consegnare le tantissime e-mail che ho ricevuto, dal momento che ho avuto la bontà (o forse la non bontà) di inviare alle diverse associazioni che si occupano di queste malattie il testo della mozione che avevamo presentato. Questo ha scatenato, giustamente, una reazione. Tutti hanno apprezzato che ci si stia occupando di questo problema, ma le organizzazioni che non rientrano nell'elenco delle 109 patologie si sono permesse di scrivere per dire che esistono anche loro e, quindi, non possono essere escluse dalla presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale.

Un altro aspetto evidenziato nella mozione che abbiamo presentato va a completare ed allargare le osservazioni fatte correttamente prima dalle colleghe Bianconi e Bianchi e che faranno poi gli altri colleghi che interverranno.

Noi siamo di fronte a delle patologie i cui farmaci, che non sono risolutivi della patologia, purtroppo, in alcuni caso servono, però, non solo ad accompagnare, ma anche a creare delle condizioni migliori di vita per la persona affetta dalla patologia. In alcuni casi, tali farmaci servono a bloccare la degenerazione della malattia e, in altri casi, accompagnano invece come una sorta di farmaco, non salvavita, ma appunto di accompagnamento della patologia. Questi farmaci sono chiamati farmaci orfani. Noi siamo a tutti gli effetti europei, e questo è un Governo che è più europeo e più attento alla dimensione europea. Ebbene, vi è un Paese in Europa, la Francia, che ha adottato l'autorizzazione temporanea. Ciò significa che, mentre il farmaco è sottoposto a tutte le procedure di verifica prima della commercializzazione sul territorio nazionale, una volta completata la sperimentazione che accerta l'assenza del rischio d'insorgenza di complicanze e dimostra la validità del farmaco, è possibile metterlo in commercio e, quindi, darlo ai pazienti affetti da quelle patologie per le quali è stato studiato e testato, in attesa dell'autorizzazione definitiva. La Francia ha adottato tale procedura, che è semplificata rispetto a quella che viene adottata abitualmente sia in Italia che in Francia, e ha dato dei buoni risultati, concedendo sempre quel briciolo di speranza in più a una parte di quei due milioni di persone affette da patologie rare.

Signor Ministro, l'inserimento all'interno dei livelli essenziali di assistenza, l'introduzione di una procedura autorizzatoria semplificata per i farmaci orfani, una maggiore e migliore attenzione dal punto di vista della ricerca sostenendo, per esempio, attraverso la defiscalizzazione, le aziende che investono in questo settore, potrebbero dare quella speranza aggiuntiva che questi milioni di persone oggi chiedono a noi.

Concludo dicendo che noi diamo voce a chi questa voce fa fatica ad averla e non è ascoltato ancora oggi dalle istituzioni. Una persona, che si chiama Elsa Aimone, mi ha scritto dicendo che l'unica soluzione utile ad eliminare la discriminazione attuale tra pazienti che soffrono di una patologia rara riconosciuta e quelli la cui patologia non è riconosciuta è quella di permettere anche a loro di avere e di poter godere del diritto alla salute. Speriamo che oggi questo serva per garantire anche a loro il diritto alla salute.

Signora Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo integrale del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e della senatrice Bianconi).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Ha facoltà di parlare il senatore Marino per illustrare la mozione n. 518.