LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della giustizia - Premesso che:
i banchieri ed i governatori della banche centrali, accusati di aver prodotto la crisi sistemica per mera avidità di guadagno e causato la più grave recessione dopo la grande depressione del 1929 con licenziamenti a catena e la perdita, secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), di ben 40 milioni di posti di lavoro nell'economia globalizzata, non hanno mai praticato regole e legalità essendo stati contaminati dai guadagni facili e dal denaro dal nulla, come gli strumenti derivati OTC che ammontano a 700.000 miliardi di dollari, vero e proprio denaro artificiale fonte e veicolo di corruzione e fuga dalla realtà;
anche l'ex vice-vicepresidente per l'Europa di Goldman Sachs ed attuale presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi non sembra sfuggire alle pesanti accuse di illegalità anche nei comportamenti privati;
scrive infatti il settimanale "Oggi", nel sito "www.oggi.it": «Mario Draghi è inflessibile quando si tratta di avere a che fare con mercati, finanza e soldi. Ma si dimostra molto più "flessibile" per quanto riguarda il codice della strada. Il governatore della Banca centrale europea, infatti, è stato "pizzicato" dal settimanale Oggi, in edicola da mercoledì, intento in una guida (...) decisamente spericolata. Col telefonino e senza cintura - Ecco, dunque, le foto dello stimato banchiere mentre guida per Roma sulla sua utilitaria con incollato all'orecchio il telefonino. Senza contare che, a ben guardare le immagini, si nota che anche la cintura di sicurezza sembra essere un optional per Draghi. Comunque sia, è bene ricordare che solo per la prima delle due infrazioni, la multa arriva fino a 612 euro, con la decurtazione di ben 10 punti della patente»;
a quanto risulta all'interrogante, non è la prima volta che Mario Draghi viene accusato di comportamenti illegali ed addirittura fraudolenti nella sua veste di vice presidente per l'Europa di Goldman Sachs, la banca d'affari tra le principali responsabili della crisi sistemica, ingaggia, in cambio di compensi milionari, consulenti di ogni area politica e latitudine;
considerato che:
Mario Draghi in qualità di direttore generale del tesoro con delega alle privatizzazioni, dopo aver appaltato alla Goldman Sachs sul Panfilo Britannia buona parte delle vendite di Stato, divenne vice-presidente dell'Europa di Goldman Sachs, carica che ha ricoperto dal 2002 al 2005, prima di diventare Governatore della Banca d'Italia in seguito alle dimissioni di Antonio Fazio, travolto dalla scandalo delle scalate estive della "razza mattona" più noto come "I furbetti del quartierino". Durante il suo incarico, a quanto risulta all'interrogante, Goldman Sachs ed altre banche di affari misero in atto un ingegnoso meccanismo per frodare il fisco italiano. Scrive Adusbef in un comunicato del 1° giugno 2007: «Se un povero pensionato, costretto a fare il secondo lavoro "in nero" per sbarcare il lunario, viene scoperto, è subito messo alla gogna e denunciato; se un piccolo commerciante, non rilascia la ricevuta fiscale (che deve essere sempre rilasciata) per un modesto importo, viene pesantemente multato rischiando anche la chiusura dell'attività commerciale; se grandi banche d'affari frodano il fisco, quindi lo Stato ed i cittadini che contribuiscono a far funzionare i servizi pubblici mediante il pagamento delle tasse, per 600 milioni di euro (1.200 miliardi di vecchie lire), vengono addirittura premiate, perché contigue con il Governo ed il Ministero dell'Economia! È una delle grandi vergogne, una macchia indelebile del Governo, lo scandalo delle maggiori banche d'affari, che hanno frodato il fisco italiano, quindi la totalità dei cittadini, per un controvalore di 600 milioni di euro, come risulta dall'indagine della Procura della Repubblica di Pescara, nell'operazione denominata "Easy Credit", approfondita da un'inchiesta del settimanale L'Espresso sul quale è stato messo il silenziatore, perché nuoce gravemente al Signor Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, ex Goldman Sachs, ed all'austero ministro dell'Economia, entrambi finti moralizzatori. In un esposto inviato alla Procura della Repubblica di Milano, sede legale di Goldman Saclhs, Adusbef scriveva: "Approfittando delle differenti legislazioni fiscali in vigore nei paesi europei, Goldman Sachs International, quarta banca d'affari nel mondo, che ha avuto - come si ribadisce- il vicepresidente ed attuale Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, responsabile per l'Europa nel periodo incriminato (2002-2005), ha attuato una ingegnosa truffa ai danni dello Stato italiano per la somma di 202 milioni di euro. Mediante un ingegnoso ma fraudolento sistema, Goldman Sachs, poco prima del periodo del distacco delle cedole, effettuava il trasferimento in altri Paesi (prevalentemente in Inghilterra) delle azioni di società italiane quotate in borsa, detenute anche da investitori istituzionali (fondi pensione e altro) in modo da creare le premesse per eludere la doppia imposizione fiscale. Quindi partiva la richiesto di rimborso, ma subito dopo i titoli tornavano in Italia. L'operazione, denominata "Easy Credit" è stata denunciata dall'Agenzia delle Entrate, la cui sede legale è a Pescara, perché proprio in Abruzzo confluiscono le richieste di rimborso dei crediti di imposta. L'agenzia delle Entrate, insospettita da un'autentica valanga di domande di rimborso, oltre 40.000 (quarantamila) proveniente solo da Goldman Sachs, la cui sede legale per l'Italia è a Milano in Via Passaggio Centrale, 2, ha così segnalato all'autorità giudiziaria un marchingegno truffaldino, che sarebbe stato messo in atto anche da altri soggetti stranieri residenti in Francia, ma operanti in Italia»;
scrive "Italia Oggi" del 28 giugno 2007: «Il dividend washing e il dividend stripping. Gli ultimi sviluppi di cronaca che vedono alcune banche internazionali coinvolte in operazioni analoghe hanno riportato alla ribalta il meccanismo in voga negli anni 90: lo scopo del dividend washing era quello di monetizzare il credito d'imposta assegnato a soggetti italiani percettori di dividendi attraverso il temporaneo trasferimento dei titoli azionari alla vigilia dello stacco dei dividendi. Ciò accadeva, in particolare, se il soggetto originariamente titolare delle partecipazioni di cui fosse stata deliberata la distribuzione dei dividendi non poteva fruire del credito d'imposta perché per esempio, non residente o destinatario di regimi particolari quali quelli riservati ai fondi comune di investimento o sicav. Se poi costui era residente in un territorio che non tassava le plusvalenze da cessione di partecipazioni il gioco era fatto. Il non residente non fruitore del credito vende le partecipazioni con realizzo di plusvalenze a un soggetto italiano legittimato a ottenere il credito di imposta; questi incassa il dividendo, il credito d'imposta e rivende le partecipazioni a un valore più basso, visto che non hanno più in pancia gli utili; realizza quindi una minusvalenza deducibile da contrapporre al credito d'imposta e al dividendo per abbattere l'imponibile». Commentava l'Adusbef in un comunicato del 30 giugno 2007: «La circolare dell'Agenzia delle entrate, che tiene conto delle ultime sentenze di Cassazione,» riconduce «nella giusta sede i tentativi di Draghi e dei "Furbetti delle cedoline", che devono pagare le tasse come tutti i cittadini». A giudizio dell'interrogante è scandaloso ed inaccettabile che il Governo, ben a conoscenza della truffa non abbia chiarito una vicenda che coinvolge direttamente il Governatore della Banca d'Italia Draghi, come complice. Adusbef ha segnalato senza esito tale frode, in una lettera inviata al Ministro dell'economia e delle finanze in data 25 ottobre 2006. Non si è avuta più notizia dell'esito dell'inchiesta della Procura di Pescara, né si è poi saputo se le banche che avevano frodato il fisco abbiano o meno rimborsato il frutto della truffa, a differenza delle inchieste della Procura della Repubblica di Milano, dove il pubblico ministero Alfredo Robledo ha di recente sequestrato ben 245 milioni di euro alla banca Unicredit,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dell'esito della frode fiscale ai danni dello Stato delle banche di affari, nonché se al Governo risulti l'esito dell'inchiesta della Procura di Pescara, allora retta dal dottor Trifuoggi, denominata "Easy Credit" e se risulti che siano stati corrisposti eventuali ristori fiscali;
se risulti che il presidente della Bce è stato fotografato alla guida mentre parla con il cellulare e senza cintura e se, per tale infrazione, non si ritenga opportuno che all'ex Governatore della Banca d'Italia Draghi - che dovrebbe pubbliche scuse per evitare emulazioni soprattutto dei giovani, specie quelli indignati ai quali i banchieri hanno rubato il futuro e i quali tuttavia egli ha affermato di comprendere - siano applicate le norme del codice della strada, che, solo per la prima delle due infrazioni, prevede la multa fino a 612 euro, con la decurtazione di 10 punti della patente, mentre per la seconda dispone la decurtazione di 5 punti;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare due pesi e due misure nell'ambito di sanzioni comminate per infrazione al codice della strada, spesso applicate se si tratta di comuni cittadini, interpretate se si tratta di cittadini che si trovano in posizioni sociali di rilievo, nonché per restituire equità e legalità.
(2-00401)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
Sorgente Group Spa, si legge sul sito: http://www.sorgentegroup.com/, opera nel settore della finanza immobiliare con 4 società di gestione del risparmio (in Italia, Svizzera, Lussemburgo e USA) e con 40 società immobiliari e di servizi immobiliari e finanziari, situate in Italia, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo e USA. Al 31 dicembre 2010 il totale delle entrate immobiliari e finanziarie registrate dal Gruppo ammonta a oltre 128 milioni di dollari, il totale delle attività gestite e del patrimonio immobiliare amministrato è di 4,5 miliardi di dollari, l'equity complessiva dei fondi gestiti e promossi è pari a 4,3 miliardi di dollari, che, con la leva massima consentita, permetterà di raggiungere nel triennio 2011-2014 un totale di attività gestite pari a 10,2 miliardi di dollari. L'origine del Gruppo Sorgente risale al 1919, periodo in cui, attraverso società ancora esistenti all'interno del Gruppo, comincia a sviluppare la propria attività imprenditoriale nel settore immobiliare in Italia e negli Stati Uniti, distinguendosi sul mercato di New York con un'impresa specializzata in strutture in ferro multipiano e partecipando alla costruzione di importanti edifici, tra i quali, nel 1923, l'ampliamento del N.Y. Stock Exchange (progetto Trowbridge e Livingstone) e nel 1928 la struttura del Chrysler Building (Van Alen). L'attività in Italia continuò nel dopoguerra con appalti di grandi impianti tecnologici per conto di committenti pubblici e privati tra i quali il Sincrotrone di Frascati, l'Alfa Romeo di Arese, le Acciaierie di Terni. Negli anni '70 vengono sviluppate importanti iniziative immobiliari e di costruzione, in Italia e all'estero, per un valore complessivo ad oggi equivalente a circa 2 miliardi di euro;
la formula imprenditoriale - su cui poggia la genesi della SGR - è scritto sul sito della sezione operante in Italia, con sede a Roma, Via del Tritone 132, nasce dall'idea di portare le competenze e le esperienze, maturate nel settore immobiliare, nell'industria del risparmio gestito. Con la forza di una visione privilegiata sul mondo del real estate, gli indirizzi strategici si sono prioritariamente focalizzati sui fondi comuni di investimento immobiliare. I fondi immobiliari rappresentano un ottimo fattore di diversificazione in un portafoglio d'investimento;
da un articolo pubblicato su "Il Corriere della Sera" dal titolo "Dismissioni contestate, Palazzi Siae venduti in perdita. Nuovo caso legato a Balducci Stimati 463 milioni, il presidente Blandini si è 'accontentato' di 260", emerge l'ennesimo scandalo delle varie cricche che favoriscono amici e si spartiscono o svendono gli immobili. Si legge nell'articolo: «Dismissione del patrimonio immobiliare per un valore che potrebbe essere addirittura la metà di quello reale. C'è un'altra vicenda che rischia di mettere in imbarazzo le istituzioni. Perché riguarda la gestione della Siae, l'Ente pubblico che si occupa dei diritti d'autore, affidata a Gaetano Blandini, ex direttore del settore "Cinema" del ministero dei Beni culturali. Anche lui, come Carlo Malinconico, era molto legato al provveditore Angelo Balducci e ai suoi amici, in particolare Diego Anemone. Sono le intercettazioni dell'inchiesta che nel febbraio 2009 portò in carcere molti componenti della "cricca" dei Grandi Eventi a raccontare questi rapporti, con Blandini che segnala una persona da assumere e in cambio si adopera per le società di produzione gestite dalle mogli di Balducci e Anemone. Ma finanzia anche un film dove recita Lorenzo Balducci. Nove mesi dopo Blandini viene nominato direttore generale della Siae. E adesso le sue scelte amministrative rischiano di finire all'attenzione della magistratura. La "perdita" di 203 milioni di euro. Accade tutto il 28 dicembre scorso, periodo di festività natalizie. Quel giorno viene firmato un atto notarile che dispone la cessione dei palazzi del Fondo Pensioni della Siae a un misterioso "Fondo Aida". Si tratta di sei immobili che si trovano a Roma. Il prezzo viene fissato in 80 milioni di euro. Ed ecco la prima stranezza. Il valore di mercato è in realtà ben più alto e potrebbe crescere ulteriormente tenendo conto che il decreto del governo prevede la rivalutazione degli estimi catastali. In ogni caso nel bilancio 2010 il valore era già stato indicato in 103 milioni di euro e dunque la perdita secca già equivale a 23 milioni di euro. Non basta. Anche gli immobili della Siae vengono ceduti e confluiscono nel "Fondo Norma". Prezzo concordato: 180 milioni di euro, ma il valore dei palazzi è già stato stimato in 360 milioni di euro, esattamente il doppio. L' intera operazione finanziaria è affidata alla "Sorgente Group" e prevede che entro il prossimo 31 gennaio il 100 per cento di "Aida" venga acquisito dal "Norma". I conti sono presto fatti: a fronte di stabili stimati complessivamente 463 milioni di euro, gli introiti risultano pari a 260 milioni. Perché questa differenza? E soprattutto qual è il vantaggio di questa dismissione totale? Sono le domande rivolte dai sindacati che rappresentano i 1.200 dipendenti e i pensionati proprio a Blandini, ma al momento nessuna risposta è arrivata. Anzi, con una lettera firmata il 3 gennaio scorso, il direttore generale specifica che "le scelte amministrative, tutte improntate al più rigoroso rispetto della legalità e alla ricerca della massima efficienza gestionale, non sono oggetto di confronto o di informativa". Eppure già in passato la gestione Blandini aveva generato perplessità negli organi di vigilanza. Basti pensare che nel bilancio 2010 del Fondo Pensioni era stata messa in consuntivo una perdita pari a 18 milioni di euro, ma il collegio dei revisori non l' aveva certificata ritenendo di non "poter condividere" le motivazioni che avevano causato il "buco" nei conti. "Sorgente Group" e l'affitto stellare Sono diversi i misteri che ancora avvolgono questa vicenda. La prima riguarda l'affitto che la Siae dovrà versare per gli uffici della Direzione Generale dell' Eur. Si tratta di ben 600 mila euro annui e - facendo le debite proporzioni - i sindacati vogliono adesso sapere quanto si dovrà sborsare per tutti gli altri uffici sparsi in tutta Italia. La seconda, altrettanto seria, attiene al pagamento di stipendi e Tfr. Secondo l'accordo del 28 dicembre entro il prossimo 31 gennaio sarà stipulata una polizza assicurativa con la Società Allianz Ras di 86 milioni di euro per il pagamento delle pensioni. Ma il resto? Secondo lo statuto sono proprio gli immobili a garantire il pagamento dei salari e delle liquidazioni. Dunque, che cosa accadrà adesso? L' ulteriore enigma da chiarire riguarda il ruolo di "Sorgente Group" che secondo il sito Internet ufficiale "è una società di diritto italiano al vertice di un gruppo che opera nel settore della finanza immobiliare con quattro società di gestione del risparmio (in Italia, Svizzera, Lussemburgo e Stati Uniti) e con 25 società immobiliari". Perché si è scelto di affidarsi a questa azienda e poi far confluire gli immobili nei fondi "Aida" e "Norma"? E soprattutto, perché si è scelto di procedere a trattativa privata, nonostante già in passato ci fossero offerte di acquisto ben più alte per gli immobili? Silvano Conti, coordinatore nazionale della Cgil per i lavoratori del settore, non va per il sottile: "Attendiamo le risposte di Blandini, altrimenti siamo pronti a presentare un esposto alla magistratura. Noi siamo qui per garantire i lavoratori, i pensionati e dunque l' Azienda, ma abbiamo il timore forte che queste alienazioni abbiano uno scopo preciso: creare in maniera artificiosa condizioni di crisi che poi portano alla privatizzazione. Un percorso inaccettabile perché soltanto la certezza che rimanga Ente pubblico consentirà di garantire una distribuzione equa dei diritti tra grandi Major e piccoli autori, come è sempre stato fatto fino ad ora»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia al corrente delle decisioni di svendere gli immobili della Società italiana degli autori e degli editori (Siae), ente pubblico, e del relativo fondo pensioni, durante le feste natalizie, attraverso un'oscura operazione, a metà del prezzo di mercato, e senza sentire le parti sociali;
se risultino le ragioni per le quali il direttore generale della Siae, Gaetano Blandini, abbia svenduto in una frettolosa, quanto singolare, trattativa privata, i beni immobili della società, al prezzo di 260 milioni di euro, invece che al prezzo di mercato stimato in 463 milioni;
se a giudizio del Governo la trattativa gestita dalla finanziaria Sorgente Group, la cui sede in Italia è a Roma, e all'estero in Svizzera e Lussemburgo, non abbia configurato un abuso per danneggiare il patrimonio di un ente pubblico e fare un favore alle società che gestiscono i fondi come Aida e Norma, ora titolari di questi beni;
se il Governo, anche alla luce degli scandali della cricca del G8 ed ai collegamenti con il sottosegretario pro tempore Malinconico, non abbia il dovere di agire con la revoca della trattativa privata e chiedendo le immediate dimissioni dell'ex direttore del settore cinema, appunto Gaetano Baldini, già coinvolto nelle intercettazioni della 'cricca dei grandi eventi dalle quali emerge come il direttore generale della Siae avrebbe avuto contatti poco chiari e discutibili con i già noti alle cronache giudiziarie Angelo Balducci e Diego Anemone;
se tale operazione non abbia danneggiato i 1.200 dipendenti della società e i pensionati, i cui stipendi e trattamento di fine rapporto erano garantiti dal patrimonio immobiliare, nonché tutto il mondo della produzione culturale di cui la Siae è il fulcro, posto che la Siae è attualmente commissariata e l'incarico di commissario straordinario è affidato a Gian Luigi Rondi, noto critico cinematografico;
quali misure urgenti intenda attivare per restituire trasparenza e legalità ad aziende come la Siae travolta da scandali che minano irrimediabilmente la sua credibilità assieme ad altre aziende pubbliche travolte da gestioni disinvolte.
(2-00402)