PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, signori Sottosegretari, il Gruppo dell'Italia dei Valori dà un'enorme importanza ai contenuti di queste mozioni e quindi affida al Governo la necessità di considerare, attraverso questi contenuti, il percorso difficile che ci attende. Al riguardo, signora Sottosegretario, siamo d'accordo con lei: c'è un percorso difficile che parte anche da questa discussione parlamentare, ma che evidentemente non si conclude con essa.
Ci rendiamo conto delle difficoltà che spesso si incontrano nella costruzione, giorno dopo giorno e momento dopo momento, della condivisione nelle politiche comunitarie europee. Vi stiamo assistendo in queste ore in cui il presidente Monti è chiamato a ridiscutere una politica di fiscalità unitaria più equilibrata rispetto alle rassicurazioni che erano state fatte dal precedente Governo. Ricordo infatti che in occasione del Six pack il ministro Tremonti aveva assicurato che i cosiddetti fattori rilevanti (il risparmio privato, da un lato, e la salubrità delle banche, dall'altro) avrebbero aiutato e agevolato il nostro Paese.
Noi voteremo a favore, oltre che della nostra mozione, anche di tutte le altre mozioni, perché sono tutte condivisibili e tutte, come ha rilevato la signora Sottosegretario nell'espressione del parere del Governo, accomunate da un filo conduttore: ricercare una strategia concreta (perché non stiamo parlando soltanto di pianificazione, ma anche di piani di azione), una strategia integrata ai vari livelli e, soprattutto, partecipata.
Però, signora Sottosegretario, con un pizzico di realismo - dal momento che abbiamo apprezzato la correzione del Governo sulla nostra mozione là dove propone il coordinamento «in vista» della definizione della riprogrammazione dei fondi comunitari - mi consenta di fare due considerazioni e una constatazione finale.
La prima considerazione - lo diceva poc'anzi la signora Sottosegretario - concerne il fatto che a giugno del 2011 la Commissione ha presentato il pacchetto di proposte, ovvero cinque proposte legislative di modifica dei regolamenti per la ridefinizione della programmazione comunitaria 2014-2020. I colleghi che hanno avuto modo di esaminare queste proposte di regolamento si rendono conto che esse condizioneranno in maniera determinante e decisiva la discussione di questa mattina. Infatti, se vogliamo evitare che questa sia una discussione puramente accademica dovremo tener conto in concreto di tali proposte. E, a fronte di 1.000 miliardi, ovvero delle risorse che l'Europa mette a disposizione, avremo 376 miliardi di euro destinati alla politica di coesione territoriale, economica e sociale dell'Europa.
Io ho colto alcuni elementi particolarmente significativi in queste proposte di regolamento che il Consiglio europeo si appresta quanto prima ad approvare. Innanzitutto c'è una ripartizione diversa delle Regioni, divise in Regioni con scarso sviluppo (quelle al di sotto del 75 per cento del PIL della media europea), Regioni in transizione, Regioni periferiche a bassa densità di popolazione e poi fondi di solidarietà e fondi di globalizzazione.
Gli elementi innovativi che introducono questa prima definizione della rimodulazione della programmazione 2014-2020 sono innanzitutto il fatto che d'ora in avanti si agirà con obiettivi programmatico-tematici (infrastrutture, trasporti, energia, ricerca, innovazione). Abbiamo chiuso - e facciamocene una ragione - con la fase in cui i fondi comunitari venivano distribuiti a pioggia, in mille rivoli dei cui risultati e benefici non si aveva alcuna conoscenza.
Il secondo elemento innovativo è l'introduzione di un fattore premiale. In questi regolamenti si parla infatti di una risorsa aggiuntiva del 5 per cento, all'interno dei fondi complessivi, per le Regioni che si dimostreranno virtuose. Questo ci dà il senso concreto del fatto che non possiamo permetterci di fare errori in futuro.
C'è poi l'elemento sanzionatorio, rispetto al quale pure dobbiamo fare attenzione, perché le Regioni che non sapranno spendere troveranno nella restituzione all'Europa dei fondi un effetto sanzionatorio del quale si avrà piena responsabilità.
Questi elementi sono importanti. Ci rendiamo conto, infatti, che parlare di Macroregione adriatico-ionica non è soltanto - come giustamente ha sottolineato la signora Sottosegretario - un fatto di grande importanza politica, perché se dal 2009 l'Europa ha iniziato a muoversi nel senso di una strategia macroregionale (lo ha dimostrato nel 2009 con il Baltico e due anni dopo lo ha confermato con la regione del Danubio), è evidente che esisteva la necessità, per creare un riequilibrio territoriale nella coesione dell'Europa, di mettere in campo, anche da parte nostra, una strategia macroregionale, e quella adriatico-ionica risponde perfettamente allo scopo. Non è neppure soltanto una semplice motivazione geopolitica (com'è stato messo in risalto da alcuni colleghi che mi hanno preceduto), perché in questo modo l'Europa, attraverso questo mare chiuso dell'area adriatico-ionica, riesce ad aprirsi verso il Sud-Est e soprattutto verso una politica mediterranea della quale non potremo fare a meno in futuro, ma è - come le dicevo, signora Sottosegretario - la necessità di essere, da questo momento in poi (in vista e nell'elaborazione di queste proposte di ridefinizione dei programmi strutturali 2014-2020), piaccia o non piaccia, competitivi.
C'è una seconda considerazione che la signora Sottosegretario forse ricorderà: uno dei primi provvedimenti che il Governo Monti ha messo in campo è stato nella giornata del 15 dicembre, quando il ministro Barca e il presidente Monti hanno annunciato la riprogrammazione di fondi comunitari che dovevano essere spesi da Regioni del Centro-Sud, che non erano stati spesi per l'importo di circa 8 miliardi di euro, e di cui questo Governo ne ha potuto riprogrammare soltanto per un importo di 3 miliardi e 100 milioni. Questo significa che il nostro Paese, soprattutto le nostre Regioni del Mezzogiorno si sono confrontate e dovranno confrontarsi sempre di più con il problema che i fondi strutturali non vengono spesi nel pieno regime delle reali disponibilità.
Signora Sottosegretario, legga la bella relazione che il ministro Barca ci ha consegnato in sede di Commissioni riunite: si renderà conto che molte Regioni del Sud impegnano e spendono risorse strutturali europee per importi che sono al di sotto del 30 per cento. Allora ci rendiamo conto di come sia importante dare a questa Macroregione adriatico-ionica una sostanza reale e non solo culturale o ideologica o accademica.
Mi consenta di concludere con una constatazione, perché sono state messe in risalto le criticità che sono legate a questa Macroregione, i tre no: no risorse aggiuntive (così ci mettiamo l'anima in pace che non si farà una furbizia italiana di pensare che arrivino risorse nuove), no regolamentazioni aggiuntive e no livelli di governo (hanno ragione gli amici radicali nel mettere in risalto alcune spese un po' eccessive che sono state fatte per il Segretariato permanente).
Detto questo, c'è anche un'altra grande criticità, sulla quale noi chiediamo al Governo che possa confrontarsi, ossia che si tratta di otto Paesi che, al di là di alcune connotazioni storiche comuni, hanno diversità e problemi estremamente variegati e articolati. Una delle criticità che è stata messa in risalto dal Comitato permanente delle Regioni è stata quella relativa all'inquinamento atmosferico, al fatto che vi sono territori che hanno problemi di reti fognarie, di smaltimento dei rifiuti, di urbanizzazione selvaggia delle fasce costiere. Quindi noi dovremo affrontare, attraverso un coordinamento delle risorse comunitarie, non solo i problemi dei grandi trasporti e dei grandi collegamenti Nord-Sud, ma anche un'armonizzazione di queste criticità forti del bacino adriatico-ionico.
Per concludere, signora Sottosegretario, ciascuno dovrà fare la sua parte. Il Parlamento dovrà fare la sua parte facendo in modo che non sia soltanto una comune scelta dei Presidenti dei Parlamenti, ma che i Parlamenti siano coinvolti direttamente in questo grande processo e in questo percorso. Dovrà fare la sua parte la Commissione europea e attenzione perché al riguardo arriveranno i primi problemi, signora Sottosegretario. Infatti, la Commissione è stata incaricata di procedere ad un monitoraggio delle risorse che sono ancora in corso per queste aree geografiche (e in proposito i colleghi hanno ricordato che vi sono programmi ancora in itinere). Monitoraggio delle risorse, riprogrammazione, rimodulazione e reinvestimento: sarà il primo banco di prova per vedere e per capire sin dove la volontà non è solo teorica ma anche concreta e reale.
Vi sarà poi quel grande aspetto della partecipazione dei livelli locali e regionali, che sarà un'altra grande straordinaria sfida, signora Sottosegretario, perché ci sarà la necessità di far comprendere alle popolazioni, alle comunità delle Regioni, che non è più il tempo di pensare al piccolo egoismo regionale ma che dovremo tutti fare lo sforzo di pensare in grande.
In ultimo, signora Sottosegretario, come Gruppo dell'Italia dei Valori, proprio perché comprendiamo la grande importanza e la valenza di questo progetto, chiediamo l'assunizone di un impegno che non abbiamo scritto e che vi trasmettiamo a voce: un impegno da parte del Governo a riferire periodicamente qui, in Parlamento, i passaggi e i percorsi che si stanno organizzando e seguendo per questo grande progetto, che merita attenzione perché non riguarda soltanto l'Adriatico e lo Ionio, ma l'intero Paese e tutta l'Europa. (Applausi dal Gruppo IdV).