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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 653 del 11/01/2012


PROCACCI (PD). Signor Presidente, signora Sottosegretario, membri del Governo, questa vicenda sembra seguire tempi biblici. Nasce nel 2000. Le altre macroregioni, come quella danubiano-baltica, sono già operative da anni. Questa macroregione pensata più di 10 anni fa solo oggi comincia a muovere concretamente i suoi passi. Mi sforzerò di non ripetere le tante cose condivisibili che hanno detto i colleghi e fermerò di più la mia attenzione su alcuni aspetti concreti che penso possano essere oggetto di attenzione nell'azione che il Governo dovrà e potrà svolgere a sostegno di questo progetto.

Vi è una particolare caratteristica di questa Macroregione. Vi sono quattro Paesi candidati, e uno - la Croazia - è prossimo all'integrazione. Questo ci dà grandi possibilità nello sfruttare i fondi che l'Europa mette a disposizione per il sostegno e l'accompagnamento dei Paesi candidati perché giungano alla definitiva integrazione. Sappiamo però che non ci sono fondi specifici per le macroregioni. Proprio per questo, bisognerà essere capaci di sfruttare al massimo i fondi ordinari destinati soprattutto all'accompagnamento dei Paesi candidati.

Alcuni sostengono che i fondi strutturali non possano essere parte di questo; credo però che, se vogliamo fare sistema, nulla vieti che le Regioni possano, anche quelle ad obiettivo convergenza, possano farlo complessivamente. Naturalmente è una strategia importante, che ha anche una valenza storica. Noi abbiamo sempre pensato all'Adriatico come a un mare di separazione, non come a un mare che congiungesse. Soprattutto noi meridionali abbiamo sempre pensato all'Europa in senso longitudinale. Basti pensare che la distanza tra Bari e Milano, se ruotata verso l'Est, ci porta al mar Nero. Ma dall'altra parte dell'Adriatico c'erano gli altri, i diversi, e in questa sede non mi fate parlare di quelle diversità che intuiamo. Allora occorre, se vogliamo veramente farlo decollare, che il Governo si impegni a promuovere una struttura agile e decisionale, che superi la logica individualista delle Regioni; una struttura operativa composta magari dagli stessi funzionari regionali. È necessario, infatti, se vogliamo pensare in grande, che si vada oltre i confini territoriali, che spesso sono la vera ragione che impedisce di spendere efficacemente i fondi strutturali che l'Europa ci propone.

Bisogna stare però attenti, ed è questa l'attenzione che desidero sottoporre al Governo. Occorre sin d'ora fare in modo che nella programmazione 2014-2020 dei fondi - il percorso finale dell'istituzione termina nel 2014, ma in quella data la programmazione dei sei anni successivi è già fatta - ci siano delle premialità per le macroregioni, in modo tale che vi si possa attingere agevolmente in futuro.

Svolgo un'ultima considerazione, su un tema di cui tutti hanno parlato. L'asse delle infrastrutture tra il Baltico e l'Adriatico si ferma a Ravenna. Parliamoci chiaro: è inutile continuare a parlare del Corridoio 8 e dell'alta velocità. L'Europa guarda all'Italia come a un sottile molo nel Mediterraneo. Non ci finanzierà mai una seconda alta velocità a 100 chilometri di distanza dal Corridoio 1. Prendiamone atto. Al contrario, dobbiamo chiedere gli assi di interscambio, ossia fare in modo che dall'Adriatico si possa andare velocemente sul Corridoio 1, che è già operativo. L'Europa non ci darà mai, ripeto, un Corridoio 8 con l'alta velocità. La Pescara-Roma e la Bari-Napoli non possono essere nemmeno di alta velocità, per la presenza dell'Appennino e per l'alto costo. Allora, è inutile avanzare richieste impossibili all'Europa, perché altrimenti non ci darà nemmeno quanto è possibile. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).

È importante invece prestare attenzione nei confronti dei porti del Sud dell'Italia. Ricordo che anche la Calabria ne fa parte, essendo una Regione adriatico-ionica. Pensate ai porti di Gioia Tauro, di Taranto e Bari, che fanno parte della strategia economica dell'Unione europea nel Mediterraneo. Si erano programmate le autostrade del mare e la Regione adriatico-ionica. Sono pensieri, questi, da approfondire, ma per ora sono input che mi permetto di sottoporre all'attenzione del Governo. Il Piano intermodale dei trasporti dell'Italia meridionale deve unirsi alla progettualità della macroregione nell'interesse complessivo dell'Unione europea.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,15)

(Segue PROCACCI). Secondo me, e in base a tali orientamenti, su questi binari deve muoversi l'azione sia degli attori di base - le Regioni, gli enti locali, le associazioni culturali, le università - che del Governo. Se avremo tutti quanti idee precise e concrete su come far funzionare la Macroregione che rientra nella grande strategia di coesione dell'Europa, dopo quasi 11 anni di parole potremo finalmente passare ai fatti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tomaselli. Ne ha facoltà.