FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ritengo sia stata una scelta felice ed opportuna calendalizzare per la giornata odierna l'esame e il voto sulle mozioni inerenti la costituzione di una Macroregione adriatico-ionica e sono convinto che il nostro dibattito e le successive risoluzioni che verranno adottate potranno costituire, oltre che un utile elemento di sostegno alla strategia sottesa e alle iniziative che dovranno essere intraprese, anche una riflessione politica importante per il nostro Paese proprio per la particolare fase che stiamo attraversando.
Lo dico, per il valore che può avere, da membro di questo Senato impegnato in una Commissione, a mio avviso, particolarmente attinente e strategica al tema in questione (il tema delle infrastrutture, come è stato richiamato, è infatti centrale alla realizzazione di molti dei propositi contenuti nei testi al nostro esame), ma lo dico anche da parlamentare eletto e proveniente da una Regione non direttamente coinvolta, la Toscana, e proprio per ciò in grado disinteressatamente di apprezzarne l'importanza e il valore.
Ritengo insomma che il dibattito di oggi possa costituire una straordinaria occasione di iniziativa politica che il Senato ha avuto il merito di intraprendere. Un'occasione politica straordinaria proprio perché in grado di suscitare e avere potenzialmente effetti e riflessi a molteplici livelli istituzionali. Innanzitutto, un'occasione preziosa per come nei fatti il nostro Paese possa esercitare concretamente un ruolo attivo in Europa nell'ambito dell'Unione europea, ma anche, all'opposto, per riflettere sull'utilità per l'Unione europea che un Paese importante come l'Italia possa costituire uno straordinario fattore di integrazione e quindi di rafforzamento delle politiche comunitarie, allargandone i benefici ad aree importanti e strategiche come quella balcanica in questo caso, piuttosto che quella mediorientale o quella nordafricana.
Il tema è come un territorio che, pur non costituendo un'area territoriale omogenea, può nelle relazioni dei traffici e degli scambi commerciali perseguire livelli di sviluppo più armonici di quelli che ha conosciuto dal dopoguerra ad oggi. Un territorio che può conoscere nel mare che lo bagna, non più elemento di divisione e di separatezza, ma potenziale e potente fattore di inclusione per le comunità che vi si affacciano.
Lo strumento della macroregione, come ricordato dal collega Legnini, costituisce in questo senso un modello, come lo è stato per le precedenti esperienze, quella baltica e quella danubiana, che possiede la proprietà di accelerare i processi di integrazione economica, di favorire il coordinamento istituzionale e di efficientare le procedure decisionali. Un progetto, quello delle macroregioni, che nel divenire obiettivo comune e nell'interesse generale delle comunità interessate, consente di superare progressivamente ostacoli e resistenze dovuti a particolarismi e che non consente interessi di parte.
Un ambito quindi che identifica nelle peculiarità di aree geografiche omogenee il fattore indispensabile in cui intraprendere e sostenere le sfide della competizione internazionale tra sistemi territoriali. Un paradigma quindi buono anche alle nostre attuali circostanze economiche e politiche.
Un tema buono non per fare accademia geopolitica, ma per costruire reti infrastrutturali, materiali e immateriali, per cementare alleanze geoeconomiche. Ritengo questo processo di aggregazione economica dal basso, insieme a quello istituzionale dall'alto che guarda alla costruzione degli Stati Uniti d'Europa, l'altro fattore essenziale per una possibile uscita dall'attuale crisi mondiale economica e politica, che vede smarrire nei fattori di coesione dei territori la propria ragione distintiva per esercitare una leadership mondiale. Non si può pensare di governare un continente così complesso come l'Europa, e in esso salvaguardare l'Unione europea come essenziale motore di sviluppo, soltanto con la moneta unica e con i parametri di convergenza economica.
L'Unione europea è chiamata a recuperare il tempo perduto sul versante dei fattori di integrazione: da quello di una politica economica e fiscale comune a quello di una politica di difesa ed estera comune, senza però smarrire la missione di espansione del proprio progetto di pace e di un più diffuso benessere per tutti, progetto che incarna dalla sua costituzione.
La Macroregione adriatico-ionica con i suoi Stati (alcuni già presenti nell'Unione europea, altri di prossimo ingresso ed altri ancora interessati all'attivazione della procedura di osservazione e valutazione) vede il nostro Paese chiamato ad esercitare naturalmente un ruolo di leadership in un quadrante dell'Unione europea (quello Sud-Est) particolarmente ricco di implicazioni e di potenzialità strategiche per il rilancio del processo di allargamento e di integrazione europea.
Ma il dibattito odierno si arricchisce di una missione ulteriore: consentire alla stessa Unione europea di rivedere le sue stesse scelte recenti per adesso solo in formazione (cioè nella fase ascendente), ma che nei fatti andrebbero a compromettere proprio la prospettiva di integrazione che, con la creazione della Macroregione adriatico-ionica, si vorrebbe perseguire. Il riferimento è ovviamente alle reti TEN-T e all'individuazione in esse della core network o rete centrale e prioritaria e dei corridoi infrastrutturali come traccianti direzionali dello sviluppo delle aree omogenee.
La Macroregione adriatico-ionica costituisce un richiamo ad uno sviluppo più armonico anche all'interno della stessa Unione europea che conosce tassi differenziali di sviluppo (oggi diremmo spread) inaccettabili tra le regioni periferiche e marittime e quelle centrali e continentali.
In conclusione, due sono le segnalazioni che intendo porre all'attenzione del dibattito, la prima inerente il livello europeo in cui il nostro Paese, come per altre questioni, deve esercitare un'azione più influente sulle scelte che si determinano per le prospettive di sviluppo, a partire dalle politiche di programmazione. Vale indubbiamente per la programmazione dei fondi comunitari, ma vale anche per la programmazione delle reti infrastrutturali. Nelle nuove configurazioni ipotizzate, oltre al fatto apprezzabile di una maggiore dotazione finanziaria e ad una più incisiva selezione delle priorità, permangono luci ed ombre. Se il Corridoio baltico-adriatico costituisce infatti una straordinaria opportunità di collegamento interno all'Unione europea, il venire meno del vecchio Corridoio 8, che si spinge fino a Varna, rappresenta invece un arretramento nelle politiche di integrazione che dobbiamo assolutamente recuperare.
La seconda segnalazione inerisce invece il livello nazionale e attiene alla possibilità di esercitare appieno e nei fatti la leadership che il nostro Paese nella costituenda macroregione è chiamato ad interpretare, individuando livelli di governo operativi e garantendo un effettivo coordinamento delle regioni coinvolte a partire, come è evidente, dalle nostre, che non possono pensare di parcellizzare rappresentanza e ricadute economiche.
In ultimo, un invito a non dimenticare l'enorme potenzialità che tutta la nostra rete infrastrutturale nazionale può rappresentare per lo sviluppo di questa Macroregione. Una rete attualmente non interamente efficiente e moderna - come ben sappiamo - ma che può giocare nei suoi elementi di eccellenza, come con alcuni scali portuali e aeroportuali e la dorsale ferroviaria costituita dalla TAV, il fattore decisivo per il decollo dei traffici e degli scambi commerciali.
Ecco, credo che la forza del progetto di una Macroregione adriatico-ionica risieda proprio nel fatto che forse c'è poco da inventare, ma molto invece da riscoprire e molto da rimettere in contatto e in relazione. È un principio che in questo senso vale tanto per i Paesi al di fuori dell'Unione europea, quanto per i Paesi all'interno di essa e che non può costituire fattore di impedimento o ragioni di contrasto tra le Regioni del nostro stesso Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Magistrelli. Ne ha facoltà.