BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, anch'io ho la preoccupazione del collega Procacci quando dice che, essendo stato detto tutto, non resta che fare qualche considerazione aggiuntiva per cercare di approfondire alcuni temi. E anch'io, come lui, penso che sui problemi connessi, che sono stati pure qui citati come l'Alta velocità, il Corridoio 8 e così via, sarebbe opportuno riflettere di più, prima di portarli alla ribalta in questa discussione.
Anch'io dico che nei confronti delle altre Macroregioni, già costituite nel Baltico e nel Danubio, i tempi che abbiamo per questa iniziativa che costituisce anch'essa una Macroregione si stanno allungando. Forse saranno giustificati da una serie di considerazioni che adesso cercherò di svolgere, ma certamente non sono così rapidi come sono stati quelli che hanno caratterizzato le altre Macroregioni.
Allora, vorrei fare qui due considerazioni politiche prima di tutto. La prima è che noi ci affacciamo ad uno scenario nuovo nella regione dei Balcani occidentali. In questo scenario nuovo, dei Paesi aspirano all'integrazione, l'ingresso nell'Unione e alcuni hanno già iniziato le operazioni, le formalità tecnico-giuridiche per aderirvi. Con questo strumento di cui parliamo, la IAI, abbiamo l'opportunità di affiancare alla dimensione interna di valorizzazione delle risorse, alla quale operano i Parlamenti nazionali, il Parlamento europeo e le strutture dell'Unione, quella di apertura inclusiva, tesa ad includere in questa dimensione e strategia di valorizzazione delle risorse anche Paesi terzi e soprattutto i Paesi dei Balcani occidentali che aspirano all'ingresso nell'Unione europea. Questa è la prima considerazione.
La seconda. Il bacino adriatico-ionico non è oggetto soltanto della iniziativa IAI, perché vi sono altre esperienze e cooperazioni transfrontaliere che già interessano questa area: cito il programma IPA Adriatico, di cooperazione transfrontaliera adriatica, l'Euroregione adriatica, il Forum dei Comuni e delle camere di commercio, l'Uniadrion con le università e così via.
Questa iniziativa, quindi, si concentra in un'area, già sollecitata da questa necessità, reale, economica prima ancora che politica e giuridica, di valorizzazione di opportunità che fino adesso non sono state sfruttate a fondo. Questa forse è la ragione per cui la procedura della IAI, purtroppo lunga, è già iniziata: è sostenuta politicamente, accettata realisticamente dalla Commissione europea, appoggiata dal Comitato delle Regioni. Registriamo consensi crescenti e progressivamente si consolida la necessità e si sottolinea anche l'utilità economica di procedere su questa area.
Tutti questi appoggi che tale territorio, e soprattutto la IAI, hanno avuto, hanno prodotto un primo riconoscimento formale al Consiglio europeo dello scorso giugno, come è stato già ricordato. Si tratta di un risultato importante, che costituisce la base per il conferimento del mandato ufficiale, questa volta, del Consiglio d'Europa alla Commissione per elaborare operativamente la strategia in questo settore.
È particolarmente importante sottolineare, nella strategia macroregionale che coinvolge tre livelli - l'Unione europea, gli Stati e le Regioni - l'ultimo aspetto, cioè il coinvolgimento degli attori regionali, perché si tratta di individuare le materie oggetto di questa strategia. Le materie principali sono già state identificate, e rientrano fondamentalmente nei settori di competenza regionale, prima ancora che nazionale o europea.
In particolare, i tre pilastri «mare», «trasporti» ed «energia», che sono stati abbondantemente evocati nel nostro dibattito, costituiscono settori che fanno certamente della Macroregione adriatico-ionica, anche indirettamente, uno strumento di sviluppo del territorio interessato dalla IAI, e qui faccio l'allungo a coloro i quali hanno sostenuto la necessità di non limitare questa iniziativa soltanto al Centro-Nord del territorio, ma di estenderla anche più a Sud.
Detto questo, io credo che, al di là del consenso già espresso nell'ambito dei consessi regionali e comunitari Stato-Regioni, sia necessario il sostegno da parte dei Parlamenti nazionali ed europeo per completare e dare avvio all'attuazione pratica di questa iniziativa.
Voglio concludere, signor Presidente, ricordando che la novità dell'iniziativa che stiamo esaminando va ad inserirsi nell'ambito di un quadro geopolitico profondamente mutato per la domanda di alcuni Paesi, la cui partecipazione all'Unione europea è già stata formalizzata, e per l'aver incluso anche Paesi già diventati membri, come ad esempio la Slovenia. L'Iniziativa adriatico-ionica non ha quindi soltanto un valore economico (e qui ancora una volta ha ragione il collega Procacci), ma assume anche un valore politico, ponendosi quale elemento di stabilità, oltre che come espressione di un percorso europeo dei Paesi di questa Regione che non sono ancora membri dell'Unione. Siamo cioè di fronte ad un divenire, ad una dinamica politica di alcuni Paesi di cui la IAI potrebbe accelerare l'inclusione nell'Unione europea.
Per riprendere quanto è stato sottolineato prima sui costi e sulle risorse necessarie, direi che, a parte il sostegno tecnico e finanziario della fondazione permanente della IAI, esiste anche un finanziamento da parte del Ministero e delle strutture territoriali che hanno concorso a costituire giuridicamente questa iniziativa.
Infine, mi sia consentito rivolgere un plauso, oltre che al Ministero degli affari esteri, anche alla Regione Marche, alla camera di commercio e all'università delle Marche che hanno assunto l'iniziativa quali membri fondatori dello statuto. L'auspicio è che vi possa essere un impegno del Governo per la definitiva istituzione della Macroregione adriatico-ionica e che la stessa possa trovare una rapida ratifica da parte del Parlamento europeo. (Applausi dal Gruppo PdL).