PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Filippi Marco. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ritengo sia stata una scelta felice ed opportuna calendalizzare per la giornata odierna l'esame e il voto sulle mozioni inerenti la costituzione di una Macroregione adriatico-ionica e sono convinto che il nostro dibattito e le successive risoluzioni che verranno adottate potranno costituire, oltre che un utile elemento di sostegno alla strategia sottesa e alle iniziative che dovranno essere intraprese, anche una riflessione politica importante per il nostro Paese proprio per la particolare fase che stiamo attraversando.
Lo dico, per il valore che può avere, da membro di questo Senato impegnato in una Commissione, a mio avviso, particolarmente attinente e strategica al tema in questione (il tema delle infrastrutture, come è stato richiamato, è infatti centrale alla realizzazione di molti dei propositi contenuti nei testi al nostro esame), ma lo dico anche da parlamentare eletto e proveniente da una Regione non direttamente coinvolta, la Toscana, e proprio per ciò in grado disinteressatamente di apprezzarne l'importanza e il valore.
Ritengo insomma che il dibattito di oggi possa costituire una straordinaria occasione di iniziativa politica che il Senato ha avuto il merito di intraprendere. Un'occasione politica straordinaria proprio perché in grado di suscitare e avere potenzialmente effetti e riflessi a molteplici livelli istituzionali. Innanzitutto, un'occasione preziosa per come nei fatti il nostro Paese possa esercitare concretamente un ruolo attivo in Europa nell'ambito dell'Unione europea, ma anche, all'opposto, per riflettere sull'utilità per l'Unione europea che un Paese importante come l'Italia possa costituire uno straordinario fattore di integrazione e quindi di rafforzamento delle politiche comunitarie, allargandone i benefici ad aree importanti e strategiche come quella balcanica in questo caso, piuttosto che quella mediorientale o quella nordafricana.
Il tema è come un territorio che, pur non costituendo un'area territoriale omogenea, può nelle relazioni dei traffici e degli scambi commerciali perseguire livelli di sviluppo più armonici di quelli che ha conosciuto dal dopoguerra ad oggi. Un territorio che può conoscere nel mare che lo bagna, non più elemento di divisione e di separatezza, ma potenziale e potente fattore di inclusione per le comunità che vi si affacciano.
Lo strumento della macroregione, come ricordato dal collega Legnini, costituisce in questo senso un modello, come lo è stato per le precedenti esperienze, quella baltica e quella danubiana, che possiede la proprietà di accelerare i processi di integrazione economica, di favorire il coordinamento istituzionale e di efficientare le procedure decisionali. Un progetto, quello delle macroregioni, che nel divenire obiettivo comune e nell'interesse generale delle comunità interessate, consente di superare progressivamente ostacoli e resistenze dovuti a particolarismi e che non consente interessi di parte.
Un ambito quindi che identifica nelle peculiarità di aree geografiche omogenee il fattore indispensabile in cui intraprendere e sostenere le sfide della competizione internazionale tra sistemi territoriali. Un paradigma quindi buono anche alle nostre attuali circostanze economiche e politiche.
Un tema buono non per fare accademia geopolitica, ma per costruire reti infrastrutturali, materiali e immateriali, per cementare alleanze geoeconomiche. Ritengo questo processo di aggregazione economica dal basso, insieme a quello istituzionale dall'alto che guarda alla costruzione degli Stati Uniti d'Europa, l'altro fattore essenziale per una possibile uscita dall'attuale crisi mondiale economica e politica, che vede smarrire nei fattori di coesione dei territori la propria ragione distintiva per esercitare una leadership mondiale. Non si può pensare di governare un continente così complesso come l'Europa, e in esso salvaguardare l'Unione europea come essenziale motore di sviluppo, soltanto con la moneta unica e con i parametri di convergenza economica.
L'Unione europea è chiamata a recuperare il tempo perduto sul versante dei fattori di integrazione: da quello di una politica economica e fiscale comune a quello di una politica di difesa ed estera comune, senza però smarrire la missione di espansione del proprio progetto di pace e di un più diffuso benessere per tutti, progetto che incarna dalla sua costituzione.
La Macroregione adriatico-ionica con i suoi Stati (alcuni già presenti nell'Unione europea, altri di prossimo ingresso ed altri ancora interessati all'attivazione della procedura di osservazione e valutazione) vede il nostro Paese chiamato ad esercitare naturalmente un ruolo di leadership in un quadrante dell'Unione europea (quello Sud-Est) particolarmente ricco di implicazioni e di potenzialità strategiche per il rilancio del processo di allargamento e di integrazione europea.
Ma il dibattito odierno si arricchisce di una missione ulteriore: consentire alla stessa Unione europea di rivedere le sue stesse scelte recenti per adesso solo in formazione (cioè nella fase ascendente), ma che nei fatti andrebbero a compromettere proprio la prospettiva di integrazione che, con la creazione della Macroregione adriatico-ionica, si vorrebbe perseguire. Il riferimento è ovviamente alle reti TEN-T e all'individuazione in esse della core network o rete centrale e prioritaria e dei corridoi infrastrutturali come traccianti direzionali dello sviluppo delle aree omogenee.
La Macroregione adriatico-ionica costituisce un richiamo ad uno sviluppo più armonico anche all'interno della stessa Unione europea che conosce tassi differenziali di sviluppo (oggi diremmo spread) inaccettabili tra le regioni periferiche e marittime e quelle centrali e continentali.
In conclusione, due sono le segnalazioni che intendo porre all'attenzione del dibattito, la prima inerente il livello europeo in cui il nostro Paese, come per altre questioni, deve esercitare un'azione più influente sulle scelte che si determinano per le prospettive di sviluppo, a partire dalle politiche di programmazione. Vale indubbiamente per la programmazione dei fondi comunitari, ma vale anche per la programmazione delle reti infrastrutturali. Nelle nuove configurazioni ipotizzate, oltre al fatto apprezzabile di una maggiore dotazione finanziaria e ad una più incisiva selezione delle priorità, permangono luci ed ombre. Se il Corridoio baltico-adriatico costituisce infatti una straordinaria opportunità di collegamento interno all'Unione europea, il venire meno del vecchio Corridoio 8, che si spinge fino a Varna, rappresenta invece un arretramento nelle politiche di integrazione che dobbiamo assolutamente recuperare.
La seconda segnalazione inerisce invece il livello nazionale e attiene alla possibilità di esercitare appieno e nei fatti la leadership che il nostro Paese nella costituenda macroregione è chiamato ad interpretare, individuando livelli di governo operativi e garantendo un effettivo coordinamento delle regioni coinvolte a partire, come è evidente, dalle nostre, che non possono pensare di parcellizzare rappresentanza e ricadute economiche.
In ultimo, un invito a non dimenticare l'enorme potenzialità che tutta la nostra rete infrastrutturale nazionale può rappresentare per lo sviluppo di questa Macroregione. Una rete attualmente non interamente efficiente e moderna - come ben sappiamo - ma che può giocare nei suoi elementi di eccellenza, come con alcuni scali portuali e aeroportuali e la dorsale ferroviaria costituita dalla TAV, il fattore decisivo per il decollo dei traffici e degli scambi commerciali.
Ecco, credo che la forza del progetto di una Macroregione adriatico-ionica risieda proprio nel fatto che forse c'è poco da inventare, ma molto invece da riscoprire e molto da rimettere in contatto e in relazione. È un principio che in questo senso vale tanto per i Paesi al di fuori dell'Unione europea, quanto per i Paesi all'interno di essa e che non può costituire fattore di impedimento o ragioni di contrasto tra le Regioni del nostro stesso Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Magistrelli. Ne ha facoltà.
MAGISTRELLI (PD). Signor Presidente, membri del Governo, per prima cosa desidero ringraziare i firmatari delle mozioni che ci hanno permesso di portare in discussione al Senato il tema della cooperazione territoriale nel bacino del Mediterraneo, attraverso la Macroregione adriatico-ionica. Un argomento di grande attualità in Europa, che ci impone un'azione collettiva nella quale l'Unione europea, gli Stati membri, le loro Regioni e i loro Comuni si dividono i compiti e le funzioni. (Brusìo). Mi pare che ci sia qualche problema nel gruppo Lega Nord. (Richiami del Presidente).
La Macroregione costituisce una modalità innovativa di cooperazione territoriale tra Regioni e Nazioni diverse, con l'obiettivo comune con l'obiettivo comune di uno sviluppo equilibrato e sostenibile.
Non è quindi una regione geografica dai confini predefiniti (è scritto nella relazione del presidente Gian Mario Spacca), ma un'area funzionale tra enti nazionali, regionali e locali che si associano per affrontare insieme un certo numero di problematiche comuni che interessa i territori di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia. (Brusìo).
PRESIDENTE. Senatore Bricolo, senatrice Boldi, il vostro parlare impedisce di ascoltare l'oratore.
MAGISTRELLI (PD). È da stamattina che la senatrice Boldi, sempre molto riservata...
Il compito della Macroregione adriatico-ionica - è stato già detto stamattina in questa Aula - è essenzialmente quello di collegare i territori che la compongono per promuovere lo sviluppo sostenibile e, al tempo stesso, di proteggere l'ambiente marino, costiero e dell'entroterra.
I settori operativi della Macroregione adriatico-ionica saranno definiti tra i partner anche se, sin da ora, si possono indicare alcuni ambiti prioritari come la preservazione dell'ambiente, il miglioramento dell'accessibilità e delle comunicazioni (autostrade del mare, pesca, sicurezza della navigazione e dei porti), lo sviluppo economico con un chiaro riferimento alle scelte operate dalla Commissione europea nell'ambito delle politiche settoriali. Può diventare insomma uno strumento efficace per la gestione integrata delle politiche settoriali a forte radicamento territoriale come, per esempio, trasporto, sviluppo economico, sanità, ambiente, cultura, politiche agricole e rurali.
Insieme alle due Macroregioni europee del Baltico e del Danubio, l'adriatico-ionica costituisce l'asse ideale fra Nord e Sud dell'Europa, perché comprenderà anche l'area del Mediterraneo centrorientale e sarà in grado di decongestionare l'accesso sudorientale all'Europa.
Quanto ai tempi, i protagonisti o i pionieri sono stati il Ministero degli affari esteri (è stato citato anche il senatore Mantica), la Regione Marche (e più volte stamattina è stato citato il suo presidente) e, naturalmente, l'Iniziativa adriatico-ionica. Dal 2000 sono state attivate una serie di iniziative dirette alla sensibilizzazione delle istituzioni europee e finalizzate al riconoscimento della Macroregione.
II 3 marzo 2011, a Bruxelles, la Commissione cooperazione territoriale (COTER) del Comitato delle Regioni ha affidato alla Regione Marche la redazione del parere sulla cooperazione territoriale nel bacino del Mediterraneo attraverso la Macroregione adriatico-ionica. Il 12 ottobre 2011 il Comitato delle Regioni ha approvato all'unanimità il parere. Il Consiglio europeo del 23 e del 24 giugno 2011, nelle sue conclusioni - leggo testualmente - «ha invitato gli Stati membri a continuare il lavoro, in collaborazione con la Commissione, per future possibili macroregioni con particolare riferimento alla regione adriatico-ionica». La procedura per l'approvazione definitiva della Macroregione adriatico-ionica dovrà chiudersi entro il 2013 in modo da poter già usufruire degli interventi finanziari previsti dalla nuova programmazione europea 2014-2020.
Insomma, l'integrazione e il coordinamento tra gli enti che sono impegnati nella risoluzione di problemi condivisi non potrà che far molto bene ai nostri territori, ai diversi programmi finanziari e alle nostre politiche. Naturalmente, la collaborazione e il coordinamento, e le diverse forme di finanziamento, dovranno essere gli elementi indispensabili per rendere efficace il progetto.
Un ulteriore valore da non sottovalutare della Macroregione è la nuova attenzione dell'Unione europea verso i Balcani occidentali. In questo senso, la macroregione può anche agevolare l'ingresso nell'Unione europea di Stati interessati dalle procedure di preadesione e costituisce inoltre l'opportunità di realizzare e promuovere nei territori parte della più vasta area del Mediterraneo, il rafforzamento di processi democratici e un'accelerazione del percorso di integrazione europea.
Insomma, stiamo costruendo una buona occasione di sviluppo culturale ed economico, e dentro questa iniziativa sarebbe utile che l'Italia, attraverso l'azione del Governo, prendesse a cuore il problema del prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico, che fino a oggi è previsto solo fino a Ravenna e non fino alla Puglia, come invece sarebbe utile.
In conclusione, mi auguro, ci auguriamo che questo Governo voglia proseguire nell'impegno che da anni le istituzioni italiane ed europee hanno messo nel costruire il percorso che ha portato la Macroregione a trovare uno spazio comune di relazione, di relazioni, elaborando, con l'Europa, una strategia per tutta l'area. Chiediamo che lo Stato italiano sia parte determinante in questo processo di cooperazione territoriale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Chiurazzi. Ne ha facoltà.
CHIURAZZI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, la mozione sulla Macroregione adriatico-ionica, presentata da 31 colleghi senatori, primo firmatario il senatore Legnini, intende impegnare il Governo affinché l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), presentata ad Ancona nel 2010, divenga una strategia condivisa per la creazione di una macroregione a sviluppo integrato in alcuni settori prioritari quali quello delle piccole e medie imprese, del turismo, dello sviluppo rurale e della cultura, oltre che delle infrastrutture marittime, dell'ambiente e delle politiche energetiche.
L'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), come lei sa, signor Presidente, nasce a seguito della firma della Dichiarazione di Ancona del 20 maggio 2000, a conclusione della Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio, alla quale parteciparono i Ministri degli esteri dei sei Stati fondatori, alla presenza dell'allora presidente della Commissione europea Romano Prodi. Nel 2006, oltre all'Albania, alla Bosnia-Erzegovina, alla Croazia, alla Grecia, all'Italia e alla Slovenia, hanno aderito all'Iniziativa anche la Serbia e il Montenegro.
È una strategia che ha convinto, nell'ottobre 2009, il Consiglio europeo e la Commissione europea, tanto da far approvare (a seguito di una proficua azione diplomatica portata avanti dai Governi nazionali e da un intergruppo di europarlamentari appartenenti agli otto Stati membri che si affacciano sul mar Baltico) una strategia per lo sviluppo dell'area baltica, facendo così nascere il concetto della macroregione ed esportandolo in altre aree, come ad esempio quella baltica e quella danubiana.
Oggi, sul piano politico-strategico, le attività dell'area adriatico-ionica, che agisce per mandato ministeriale, dovrebbero essere uniformate all'azione politica dell'euroregione adriatica, che a sua volta dovrebbe includere a questo punto anche le Regioni Basilicata, Calabria e Sicilia, nel preciso intento di creare la Macroregione adriatico-ionica così come definita dalla stessa Commissione europea, ovvero «un'area che include territori di diversi Paesi o Regioni associati da una o più sfide e caratteristiche comuni, geografiche, culturali, economiche o altro».
Dunque, a dieci anni dall'iniziativa, i capi della diplomazia degli otto Paesi membri (Italia, Grecia, Slovenia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Serbia e Montenegro) hanno ritenuto che la strategia di cooperazione e di comunicazione integrata, interregionale e trasnazionale dei territori possa consegnare una serie di linee guida lungo le quali proseguire il lavoro a partire dallo sviluppo del dialogo dell'area costituenda con l'Unione europea, passando per il rafforzamento dei rapporti con le altre organizzazioni regionali dell'Europa centrale e sudorientale, fino a determinare, oltretutto, qualificandoli, i legami più stretti con l'Unione europea per il Mediterraneo, anche nell'ottica e nell'opportunità di considerare la strategia macroregionale adriatico-ionica come parte anticipatrice di una più vasta strategia macroregionale mediterranea.
Per queste ragioni, la strategia di cooperazione trasnazionale ed interregionale dell'area adriatico-ionica è innanzitutto una strategia politica di reale integrazione tra i diversi territori oltre che degli stessi territori con l'Europa, strategia che, però, richiede un forte sostegno politico ed istituzionale a Bruxelles. Ma è anche una strategia fondata su precisi obiettivi di cooperazione europea che meritano la necessaria prosecuzione in ambito europeo nell'oramai prossimo ciclo di programmazione 2014-2020. (Applausi dal Gruppo PD).
Signor Presidente, chiedo di poter consegnare agli atti la restante parte del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, l'appassionante dibattito affronta se non altro tre questioni: la Strategia adriatico-ionica, la Macroregione adriatico-ionica ed infine, ma non per questo meno importante, l'Iniziativa adriatico-ionica. Vi è una necessità di sviluppare all'interno dell'Unione europea - e purtroppo parliamo di un'Unione europea che continua a mantenere una partnership nei confronti dei propri vicini piuttosto che ingaggiarli in una futura membership e che, con la sola eccezione della Croazia, per quanto riguarda i Balcani occidentali, terrà fuori per molti anni ancora purtroppo Paesi che avrebbero invece bisogno di essere integrati all'interno del nostro spazio comune, e politico, e legale, ed economico - una strategia auspicabile di rafforzamento della politica regionale che dovrebbe però svolgersi all'interno di una Unione europea vera e propria unione di Stati e quindi di interessi basati sugli interessi individuali dei cittadini che vivono all'interno di questo spazio.
Si ritiene invece opportuno creare una Macroregione che molto probabilmente nei suoi obiettivi, e anche nelle sue caratteristiche positive enucleate nelle varie mozioni e al centro degli interventi di tutti i senatori che mi hanno preceduto, è ampiamente condivisibile. Non è però necessariamente provato cosa possa portare in più la creazione di una Macroregione piuttosto che far vivere l'Unione europea per quello che dovrebbe essere, e cioè una federazione di Stati che si aiutano l'un l'altro nel mutuo interesse reciproco. Perché dobbiamo andare a creare un'ulteriore Macroregione quando avremmo tutti gli strumenti a nostra disposizione per far funzionare quello che già c'è?
Il dibattito viene svolto di fronte a rappresentanti del Governo, ma forse l'unico che dovrebbe essere interessato da tutti gli aspetti emersi è il Ministro dello sviluppo economico. Infatti, non è stato fatto gran cenno a questo rapporto con gli altri Paesi che fanno parte della zona (chiamiamola così, e poi arriviamo alla fase finale del mio intervento), perché si parla di rafforzare le infrastrutture italiane cercando di collegarle nel migliore dei modi possibili con quelle dei Paesi rivieraschi con cui si vogliano avere rapporti internazionali.
Tanto è importante questa strategia iniziata 12 anni fa che l'anno scorso si è creato anche un segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica in quel di Ancona, finanziandolo non con i soldi dedicati in virtù della strategia a quello, ma con quelli sottratti alle missioni internazionali: 600.000 euro nel 2011 sono stati sottratti alle missioni internazionali. A niente sono valse le richieste di spiegazione. Sono state fortunatamente date delle risposte in forma scritta dall'allora sottosegretario senatore Mantica alle mie interrogazioni parlamentari, ma lì si è conclusa la questione. Tra l'altro, veniva richiesto di pubblicare sul sito Internet dell'Iniziativa adriatico- ionica il modo con cui venivano spesi questi fondi. È stato annunciato in una nota scritta dell'ottobre dell'anno scorso che sarebbe stato fatto, ma ad oggi sul sito sopra citato non c'è niente di tutto questo. Ci sono una serie di photo-opportunity (così si chiamano) dove l'ambasciatore Pigliapoco piglia molti flash, ma non si capisce cosa ci stia a fare questo segretariato, che ci costa 600.000 euro l'anno, a cui vanno aggiunti i 10.000 euro del Comune di Ancona, della Regione, dell'università e della camera di commercio locale.
Allora, ammesso e non concesso che occorra creare un'ulteriore macroregione per aiutare l'integrazione nell'Unione europea dei Paesi che si affacciano sull'Adriatico e sullo Ionio, credo occorra stare attenti (anche da parte del Governo, che è pronto ad assumersi degli impegni piuttosto gravosi, come mi sembra di capire dalle richieste e dai dispositivi delle varie mozioni) e fare finalmente chiarezza su come si intende contribuire finanziando - non dico la parte parlamentare, perché anche qui si dice che dovrà essere non a carico del Governo, ma probabilmente dei singoli Parlamenti - questo coordinamento di iniziative. Infatti, in questi tempi di crisi economica sarebbe poco simpatico trovarceli in un provvedimento milleproroghe o in un altro provvedimento per il prolungamento delle missioni all'estero altri 300.000 euro da dedicare a questa Iniziativa adriatico-ionica di cui ancora non abbiamo avuto appieno l'apprezzamento generale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Procacci. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, signora Sottosegretario, membri del Governo, questa vicenda sembra seguire tempi biblici. Nasce nel 2000. Le altre macroregioni, come quella danubiano-baltica, sono già operative da anni. Questa macroregione pensata più di 10 anni fa solo oggi comincia a muovere concretamente i suoi passi. Mi sforzerò di non ripetere le tante cose condivisibili che hanno detto i colleghi e fermerò di più la mia attenzione su alcuni aspetti concreti che penso possano essere oggetto di attenzione nell'azione che il Governo dovrà e potrà svolgere a sostegno di questo progetto.
Vi è una particolare caratteristica di questa Macroregione. Vi sono quattro Paesi candidati, e uno - la Croazia - è prossimo all'integrazione. Questo ci dà grandi possibilità nello sfruttare i fondi che l'Europa mette a disposizione per il sostegno e l'accompagnamento dei Paesi candidati perché giungano alla definitiva integrazione. Sappiamo però che non ci sono fondi specifici per le macroregioni. Proprio per questo, bisognerà essere capaci di sfruttare al massimo i fondi ordinari destinati soprattutto all'accompagnamento dei Paesi candidati.
Alcuni sostengono che i fondi strutturali non possano essere parte di questo; credo però che, se vogliamo fare sistema, nulla vieti che le Regioni possano, anche quelle ad obiettivo convergenza, possano farlo complessivamente. Naturalmente è una strategia importante, che ha anche una valenza storica. Noi abbiamo sempre pensato all'Adriatico come a un mare di separazione, non come a un mare che congiungesse. Soprattutto noi meridionali abbiamo sempre pensato all'Europa in senso longitudinale. Basti pensare che la distanza tra Bari e Milano, se ruotata verso l'Est, ci porta al mar Nero. Ma dall'altra parte dell'Adriatico c'erano gli altri, i diversi, e in questa sede non mi fate parlare di quelle diversità che intuiamo. Allora occorre, se vogliamo veramente farlo decollare, che il Governo si impegni a promuovere una struttura agile e decisionale, che superi la logica individualista delle Regioni; una struttura operativa composta magari dagli stessi funzionari regionali. È necessario, infatti, se vogliamo pensare in grande, che si vada oltre i confini territoriali, che spesso sono la vera ragione che impedisce di spendere efficacemente i fondi strutturali che l'Europa ci propone.
Bisogna stare però attenti, ed è questa l'attenzione che desidero sottoporre al Governo. Occorre sin d'ora fare in modo che nella programmazione 2014-2020 dei fondi - il percorso finale dell'istituzione termina nel 2014, ma in quella data la programmazione dei sei anni successivi è già fatta - ci siano delle premialità per le macroregioni, in modo tale che vi si possa attingere agevolmente in futuro.
Svolgo un'ultima considerazione, su un tema di cui tutti hanno parlato. L'asse delle infrastrutture tra il Baltico e l'Adriatico si ferma a Ravenna. Parliamoci chiaro: è inutile continuare a parlare del Corridoio 8 e dell'alta velocità. L'Europa guarda all'Italia come a un sottile molo nel Mediterraneo. Non ci finanzierà mai una seconda alta velocità a 100 chilometri di distanza dal Corridoio 1. Prendiamone atto. Al contrario, dobbiamo chiedere gli assi di interscambio, ossia fare in modo che dall'Adriatico si possa andare velocemente sul Corridoio 1, che è già operativo. L'Europa non ci darà mai, ripeto, un Corridoio 8 con l'alta velocità. La Pescara-Roma e la Bari-Napoli non possono essere nemmeno di alta velocità, per la presenza dell'Appennino e per l'alto costo. Allora, è inutile avanzare richieste impossibili all'Europa, perché altrimenti non ci darà nemmeno quanto è possibile. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).
È importante invece prestare attenzione nei confronti dei porti del Sud dell'Italia. Ricordo che anche la Calabria ne fa parte, essendo una Regione adriatico-ionica. Pensate ai porti di Gioia Tauro, di Taranto e Bari, che fanno parte della strategia economica dell'Unione europea nel Mediterraneo. Si erano programmate le autostrade del mare e la Regione adriatico-ionica. Sono pensieri, questi, da approfondire, ma per ora sono input che mi permetto di sottoporre all'attenzione del Governo. Il Piano intermodale dei trasporti dell'Italia meridionale deve unirsi alla progettualità della macroregione nell'interesse complessivo dell'Unione europea.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,15)
(Segue PROCACCI). Secondo me, e in base a tali orientamenti, su questi binari deve muoversi l'azione sia degli attori di base - le Regioni, gli enti locali, le associazioni culturali, le università - che del Governo. Se avremo tutti quanti idee precise e concrete su come far funzionare la Macroregione che rientra nella grande strategia di coesione dell'Europa, dopo quasi 11 anni di parole potremo finalmente passare ai fatti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tomaselli. Ne ha facoltà.
TOMASELLI (PD). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, l'approvazione, ripetutamente richiamata, da parte del Comitato delle Regioni a Bruxelles, lo scorso ottobre, del parere di iniziativa sulla Macroregione adriatico-ionica è l'occasione straordinaria per una nuova centralità di quei territori e mari nel futuro europeo. Tale parere ha rappresentato il primo significativo atto formale da parte dell'Unione europea verso la definitiva adozione di questo innovativo strumento comunitario.
Sono passati ben dieci anni dall'avvio dei primi passi, e tanto lavoro è stato svolto da istituzioni locali di vari Paesi, nonché dai Governi. Ora, finalmente, la strategia di riconoscimento della Macroregione adriatico-ionica si avvia ad essere definita, dopo che l'Europa ha già riconosciuto le Macroregioni del Baltico e del Danubio.
Si tratta di un nuovo modello di cooperazione territoriale, sia a livello interregionale, sia a livello transnazionale, che non farà nascere un nuovo livello istituzionale sovraordinato a quelli esistenti, ma una rete tra istituzioni locali, regionali e tra Paesi che si prefigge di elaborare e gestire «azioni comuni», volte a valorizzare progetti e potenzialità di questa nuova grande area, detta appunto macroregione.
Un'area vasta di ben 60 milioni di cittadini e di circa 500.000 chilometri quadrati, se si escludono i mari, con l'unico spazio di mare interno che è interamente europeo, poiché bagna tre Paesi membri, due Paesi candidati e tre Paesi potenziali candidati all'ingresso nell'Unione europea: una opportunità storica straordinaria e unica per contribuire davvero alla piena integrazione dell'area balcanica da tempo auspicata, creando le condizioni politiche, istituzionali ed economiche per produrre uno sviluppo sostenibile, in grado di favorire lo scambio di idee, persone, merci e servizi e di rendere definitivamente stabile un'area che per molti decenni è stata fortemente critica.
Il progetto di Macroregione adriatico-ionica punta sulla definizione di una «ecoregione marittima e marina», inserendo tra le priorità di azione proprio l'ambiente, quindi il mare, assieme alle infrastrutture della logistica e dei corridoi trasportistici, per passare poi all'energia, alla ricerca e alla collaborazione inter-universitaria, alle risorse culturali e turistiche e alla competitività dei territori. In questo senso va l'auspicio della discussione che oggi abbiamo concorso a promuovere con altri nell'Aula del Senato.
È necessario, quindi, accelerare il nostro cammino per entrare a pieno titolo nella programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, dal momento che proprio in questi mesi si stanno discutendo i criteri di utilizzo e di assegnazione dei finanziamenti per le regioni interessate alle politiche di coesione territoriale, scelta cardine della strategia europea da qui al 2020. Chi è partecipe di strumenti interregionali sarà premiato per il valore aggiunto "europeo" di cui è portatore.
Se si guarda dall'alto, con una sorta di visione aerea, questa macroregione, si ha chiara l'idea di come per l'Italia si tratti di una scelta di rilievo geopolitico straordinario e dal valore strategico. È evidente che nella Macroregione adriatico-ionica l'Italia si candida a essere leader. Per questo sarà rafforzato il peso e il ruolo politico di cerniera del nostro Paese verso il Sud-Est dell'Europa e verso l'intero Mediterraneo. Questa scelta produce un'idea di sviluppo che finalmente non rappresenta più, secondo lo schema tradizionale, l'Italia divisa tra Nord e Sud, ma lo supera in positivo, immaginando il nostro Paese come cerniera, appunto, di una visione più ampia, che guarda all'Europa con un'ottica spostata verso il Centro e verso Est, dando all'area adriatico-ionica un ruolo nazionale ed europeo.
Tutto questo pone in una nuova luce la centralità nazionale e comunitaria del corridoio adriatico. Non a caso in questi dieci anni si sono mobilitate le Regioni - ben 10 - del nostro Paese, le città, le camere di commercio, le università. Un grande movimento istituzionale, quindi, partito dal basso che il Governo e il Parlamento del nostro Paese debbono fare proprio, in uno sforzo finale da portare nell'Unione europea. Nei confronti dell'Unione europea bisogna produrre uno sforzo ormai decisivo per raggiungere, come auspichiamo nella nostra mozione e come chiediamo al Governo, il definitivo riconoscimento entro i prossimi mesi, prima del 2014, della Macroregione adriatico-ionica. Chiediamo di essere pronti ad intercettare le risorse del prossimo periodo di programmazione comunitaria 2014-2020, nell'ottica dell'integrazione delle varie modalità e dei vari strumenti esistenti di sostegno finanziario alla cooperazione transnazionale, nonché di sostegno alle varie voci di interazione tra istituzioni, imprese, università, e così via.
Conosciamo i vincoli posti dall'Unione europea a questo progetto: i tre sì e i tre no, di cui pure in questa sede si è già parlato e che sono richiamati nella delibera del Comitato delle Regioni dell'11 ottobre scorso. Tre no: no a nuove regolamentazioni, no a nuovi organi, no a nuove risorse. Tre sì: l'attuazione e il controllo di regolamentazioni già esistenti per la Macroregione, la creazione di una piattaforma e di una rete, l'utilizzo concordato ed integrato delle risorse finanziarie disponibili.
Ma vi è una contraddizione, sulla quale richiamo l'attenzione non solo dell'Aula ma del Governo, con il punto 39 della delibera del Comitato delle Regioni dove si auspica e si invita il Parlamento europeo - impegnato a definire importanti documenti riguardanti l'attuazione della politica marittima integrata, la gestione delle acque territoriali, la politica dei trasporti - a tener conto in tutto ciò della dimensione macroregionale della Adriatico-Ionica. Ebbene, appena qualche giorno dopo la delibera del Comitato delle Regioni europee, il 19 ottobre, la Commissione ha emanato una proposta di regolamento relativa alla nuova visione delle grandi reti direttrici del trasporto transnazionale da qui al 2014.
In questa nuova programmazione vengono definiti dieci nuovi Corridoi, alcuni dei quali interessano il nostro Paese. La cattiva notizia è che in sostituzione dei vecchi Corridoi, abbiamo il Corridoio Baltico-Adriatico, che parte da Helsinki e si ferma a Ravenna. È l'unico che interessa, potenzialmente, la Macroregione di cui parliamo, ma taglia fuori, del tutto inopinatamente, ben quattro Regioni: Marche, Abruzzo, Molise e Puglia e, indirettamente, anche Basilicata e Calabria.
L'esclusione dai principali nodi infrastrutturali futuri dell'Unione europea rischia di compromettere il progetto di Macroregione adriatico-ionica di cui parliamo oggi. Porti importanti e strategici come Ancona, Bari, Brindisi, Taranto, protagonisti della intermodalità mediterranea e del traffico passeggeri nel Mediterraneo, vengono esclusi da questa nuova programmazione. Un'area, peraltro, l'intera dorsale adriatica, interessata già oggi da gravi gap nel trasporto ferroviario, a cominciare dalla totale assenza di alta velocità e da deficienze strutturali ormai antiche.
Non può non esservi, pertanto, signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, che piena e totale coerenza tra la definizione della Macroregione adriatico-ionica e la programmazione delle principali direttrici di investimenti infrastrutturali comunitari, sanciti nel libro bianco del marzo 2011, che guardano all'Europa del 2050 quando è previsto il completamento di queste infrastrutture, impegni volti al raggiungimento dello spazio unico europeo dei trasporti.
Peraltro, il Corridoio adriatico nel suo insieme, fino a Brindisi, costituisce un asse diretto per avvicinare il centro dell'Europa, dal Baltico al Mediterraneo, con le nuove economie dell'Est e dell'Oriente. La peculiarità del Corridoio adriatico consiste nel basso impatto ambientale e nella limitata necessità di nuove infrastrutture, e conseguentemente di risorse: si tratta, infatti, di mettere in rete infrastrutture già esistenti, a cominciare dai porti, ad esempio utilizzando a regime le autostrade del mare per il trasporto merci sull'asse Nord-Sud, mentre oggi ben l'80 per cento del traffico merci tra Baltico e Mediterraneo viaggia su gomma. Un interesse, quindi, non solo italiano ma continentale!
Non è necessario costruire nuove infrastrutture, quindi, ma creare una rete intermodale di raccordo tra i maggiori porti dell'Adriatico per realizzare quella piattaforma logistica mediterranea ed adriatica che è la naturale porta di ingresso dei traffici provenienti dal canale di Suez, dal Medio Oriente o, in futuro, dal Maghreb.
Negli anni passati, come è stato già ricordato più volte, è stata persa un'opportunità storica per questa parte del nostro Paese e dell'Europa: il Corridoio 8 non realizzato. Bisogna evitare il bis.
Quindi, rivedere tale proposta di regolamento relativamente alle grandi reti di trasporto transnazionale a livello comunitario è un impegno prioritario a cui chiamiamo il Governo e il Parlamento e sul quale torneremo nei prossimi giorni con un ulteriore atto di indirizzo nei confronti del Governo perché si tratta di una condizione necessaria per qualificare ed integrare davvero il progetto di Macroregione adriatico-ionica della quale oggi il Senato della Repubblica si è impegnato ad occuparsi. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bettamio. Ne ha facoltà.
BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, anch'io ho la preoccupazione del collega Procacci quando dice che, essendo stato detto tutto, non resta che fare qualche considerazione aggiuntiva per cercare di approfondire alcuni temi. E anch'io, come lui, penso che sui problemi connessi, che sono stati pure qui citati come l'Alta velocità, il Corridoio 8 e così via, sarebbe opportuno riflettere di più, prima di portarli alla ribalta in questa discussione.
Anch'io dico che nei confronti delle altre Macroregioni, già costituite nel Baltico e nel Danubio, i tempi che abbiamo per questa iniziativa che costituisce anch'essa una Macroregione si stanno allungando. Forse saranno giustificati da una serie di considerazioni che adesso cercherò di svolgere, ma certamente non sono così rapidi come sono stati quelli che hanno caratterizzato le altre Macroregioni.
Allora, vorrei fare qui due considerazioni politiche prima di tutto. La prima è che noi ci affacciamo ad uno scenario nuovo nella regione dei Balcani occidentali. In questo scenario nuovo, dei Paesi aspirano all'integrazione, l'ingresso nell'Unione e alcuni hanno già iniziato le operazioni, le formalità tecnico-giuridiche per aderirvi. Con questo strumento di cui parliamo, la IAI, abbiamo l'opportunità di affiancare alla dimensione interna di valorizzazione delle risorse, alla quale operano i Parlamenti nazionali, il Parlamento europeo e le strutture dell'Unione, quella di apertura inclusiva, tesa ad includere in questa dimensione e strategia di valorizzazione delle risorse anche Paesi terzi e soprattutto i Paesi dei Balcani occidentali che aspirano all'ingresso nell'Unione europea. Questa è la prima considerazione.
La seconda. Il bacino adriatico-ionico non è oggetto soltanto della iniziativa IAI, perché vi sono altre esperienze e cooperazioni transfrontaliere che già interessano questa area: cito il programma IPA Adriatico, di cooperazione transfrontaliera adriatica, l'Euroregione adriatica, il Forum dei Comuni e delle camere di commercio, l'Uniadrion con le università e così via.
Questa iniziativa, quindi, si concentra in un'area, già sollecitata da questa necessità, reale, economica prima ancora che politica e giuridica, di valorizzazione di opportunità che fino adesso non sono state sfruttate a fondo. Questa forse è la ragione per cui la procedura della IAI, purtroppo lunga, è già iniziata: è sostenuta politicamente, accettata realisticamente dalla Commissione europea, appoggiata dal Comitato delle Regioni. Registriamo consensi crescenti e progressivamente si consolida la necessità e si sottolinea anche l'utilità economica di procedere su questa area.
Tutti questi appoggi che tale territorio, e soprattutto la IAI, hanno avuto, hanno prodotto un primo riconoscimento formale al Consiglio europeo dello scorso giugno, come è stato già ricordato. Si tratta di un risultato importante, che costituisce la base per il conferimento del mandato ufficiale, questa volta, del Consiglio d'Europa alla Commissione per elaborare operativamente la strategia in questo settore.
È particolarmente importante sottolineare, nella strategia macroregionale che coinvolge tre livelli - l'Unione europea, gli Stati e le Regioni - l'ultimo aspetto, cioè il coinvolgimento degli attori regionali, perché si tratta di individuare le materie oggetto di questa strategia. Le materie principali sono già state identificate, e rientrano fondamentalmente nei settori di competenza regionale, prima ancora che nazionale o europea.
In particolare, i tre pilastri «mare», «trasporti» ed «energia», che sono stati abbondantemente evocati nel nostro dibattito, costituiscono settori che fanno certamente della Macroregione adriatico-ionica, anche indirettamente, uno strumento di sviluppo del territorio interessato dalla IAI, e qui faccio l'allungo a coloro i quali hanno sostenuto la necessità di non limitare questa iniziativa soltanto al Centro-Nord del territorio, ma di estenderla anche più a Sud.
Detto questo, io credo che, al di là del consenso già espresso nell'ambito dei consessi regionali e comunitari Stato-Regioni, sia necessario il sostegno da parte dei Parlamenti nazionali ed europeo per completare e dare avvio all'attuazione pratica di questa iniziativa.
Voglio concludere, signor Presidente, ricordando che la novità dell'iniziativa che stiamo esaminando va ad inserirsi nell'ambito di un quadro geopolitico profondamente mutato per la domanda di alcuni Paesi, la cui partecipazione all'Unione europea è già stata formalizzata, e per l'aver incluso anche Paesi già diventati membri, come ad esempio la Slovenia. L'Iniziativa adriatico-ionica non ha quindi soltanto un valore economico (e qui ancora una volta ha ragione il collega Procacci), ma assume anche un valore politico, ponendosi quale elemento di stabilità, oltre che come espressione di un percorso europeo dei Paesi di questa Regione che non sono ancora membri dell'Unione. Siamo cioè di fronte ad un divenire, ad una dinamica politica di alcuni Paesi di cui la IAI potrebbe accelerare l'inclusione nell'Unione europea.
Per riprendere quanto è stato sottolineato prima sui costi e sulle risorse necessarie, direi che, a parte il sostegno tecnico e finanziario della fondazione permanente della IAI, esiste anche un finanziamento da parte del Ministero e delle strutture territoriali che hanno concorso a costituire giuridicamente questa iniziativa.
Infine, mi sia consentito rivolgere un plauso, oltre che al Ministero degli affari esteri, anche alla Regione Marche, alla camera di commercio e all'università delle Marche che hanno assunto l'iniziativa quali membri fondatori dello statuto. L'auspicio è che vi possa essere un impegno del Governo per la definitiva istituzione della Macroregione adriatico-ionica e che la stessa possa trovare una rapida ratifica da parte del Parlamento europeo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, dottoressa Dassù, alla quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.
DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, ringrazio molto lei e soprattutto tutti i senatori che sono intervenuti, sia nell'illustrazione che poi nella discussione dell'elevato numero di mozioni molto importanti al nostro esame, che rappresentano un grande stimolo all'attività di politica estera del Governo.
È stato detto più o meno tutto, per cui non ripeterò gli elementi di base della questione che stiamo discutendo. Vorrei ora svolgere molto rapidamente due considerazioni.
La prima considerazione che mi sembra importante riguarda la creazione di una Macroregione adriatico-ionica, che è una priorità politica di questo Governo, così come lo era del Governo precedente. Io ho la non facile eredità del senatore Mantica da rispettare, mi sento impegnata a farlo e lavorerò come lui ha fatto in accordo con i Parlamenti nazionali delle Regioni coinvolte, con le Regioni coinvolte e con i Paesi che voi avete menzionato interessati insieme all'Italia a questa iniziativa. Quindi, vorrei tranquillizzarvi: questo punto rimane una priorità politica del Governo.
La seconda considerazione riguarda il fatto che tale priorità politica non è un compito facile, per le ragioni che molti di voi hanno richiamato. Vorrei un attimo leggervi le parole esatte delle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2011, dove si dice che, mentre il Consiglio europeo ha approvato la strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio e ha chiesto a tutti i soggetti interessati di attuarla senza indugio, «gli Stati membri sono invitati a proseguire i lavori, in cooperazione con la Commissione, sulle eventuali future strategie macroregionali, in particolare per la regione adriatica e ionica». Con ciò voglio dire che si tratta indubbiamente di un successo (che, fra l'altro, come Ministero degli affari esteri abbiamo rivendicato e che continuiamo a ritenere tale), ma questa esatta formulazione vi dà anche l'idea che non sarà un compito facile. È un lavoro ancora da costruire, e io credo che in tal senso sarà molto importante l'accordo fra i Parlamenti, i Governi e le Regioni. Qual è il nostro orizzonte temporale? Riuscire a varare la strategia nel 2014, quando ci saranno, come sapete, le Presidenze di Grecia e Italia; sarà un anno cronologicamente coerente con il nuovo quadro finanziario e con le politiche di coesione.
Volevo fare solo queste due considerazioni come introduzione e aggiungere brevemente tre punti, che sono toccati un po' da tutte le mozioni, che, ripeto, ho trovato tutte particolarmente utili e interessanti.
Il primo punto, che avete già sollevato, ma che vorrei ricordare: non ci sono da parte europea fondi dedicati aggiuntivi per la creazione di questa come delle altre macroregioni: si tratta di spendere in modo più coerente nel contesto della Macroregione adriatico-ionica.
Secondo punto: tutte le mozioni, o molte di loro, sottolineano l'importanza del coordinamento fra i Parlamenti nazionali. È un aspetto verso il quale il Governo italiano è particolarmente favorevole (e io lo sono senz'altro).
Infine, c'è il grande tema delle infrastrutture, che molte mozioni toccano e che considero assolutamente decisivo. Vorrei ricordare che, secondo il regolamento della Commissione europea dell'ottobre 2011, che voi avete citato, sono stati considerati necessari dieci corridoi infrastrutturali; di questi, quattro sono di interesse per l'Italia. Sarebbe insomma inesatto, secondo me, affermare che l'Italia, nel suo insieme, è uscita fortemente penalizzata dalla battaglia sui corridoi infrastrutturali. Ve li ricordo brevemente: il Corridoio baltico-adriatico, che collegherà Helsinki a Ravenna (e qui c'è il punto che molti di voi giustamente sottolineano, e cioè che si tratta di un Corridoio che va completato); il Corridoio 5 Helsinki-La Valletta (che comprenderà il tunnel di base del Brennero, con i collegamenti ferroviari Fortezza-Verona, Napoli-Bari, Napoli-Reggio Calabria, Messina-Palermo e Palermo-La Valletta); il Corridoio 3 mediterraneo e il Corridoio 9 Genova-Rotterdam. Quindi, c'è una base di partenza che non penalizza in toto il nostro Paese, ma sono d'accordo con voi che va completato il Corridoio baltico-adriatico.
Signor Presidente, vorrei ora passare ad esprimere i pareri mozione per mozione.
Per quanto riguarda anzitutto la mozione n. 168 (testo 2), a prima firma del senatore Astore, il parere del Governo è favorevole, con una lieve riformulazione, semplicemente con lo spirito di renderla più coerente alla legislazione europea vigente. Là dove inizia il dispositivo che impegna il Governo, nel primo capoverso la riformulazione del Governo viene letta così: «a sostenere nel Consiglio adriatico-ionico e presso i Governi dei Paesi membri dell'Iniziativa adriatico-ionica l'istituzione di un'assembla parlamentare degli Stati costieri dell'Adriatico e dello Ionio (Assemblea adriatico-ionica), qualora decisioni in tal senso, compresa l'elaborazione di un protocollo d'intesa in merito, siano state adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI». Siamo certamente favorevoli a questo potenziamento dell'attività parlamentare, come ho detto prima. Il motivo della riformulazione è semplicemente quello di riconoscere l'ownership, il potere decisionale primario della Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI. Nello stesso spirito, il Governo propone di cancellare le lettere a), b), c), d) ed e), riprendendo il testo della mozione là dove si legge «a presentare al Parlamento». Il parere del Governo è pertanto favorevole, seppur con questa lieve riformulazione.
Il parere del Governo è favorevole sulla mozione n. 486, che ha come prima firmataria la senatrice Poli Bortone, e sulla mozione n. 487, che ha come primo firmatario il senatore Costa.
Per quanto riguarda la mozione n. 490, che ha come prima firmataria la senatrice Sbarbati, il parere del Governo è favorevole, ma proponiamo alcune lievi riformulazioni, sempre nello spirito di essere perfettamente coerenti con la legislazione europea vigente. In questo senso, il Governo propone che nel primo capoverso del dispositivo, là dove si legge «da parte dell'Unione europea» si fermi la frase e si cancelli «perché essa possa accedere ai finanziamenti previsti nella programmazione dei fondi comunitari 2014-2020». Ho detto prima che una delle precondizioni della Commissione rispetto alla creazione di nuove macroregioni è che non comportino spese aggiuntive; è la famosa regola dei tre no, che è stata prima richiamata. Nel secondo capoverso propongo che si legga: «ad assumere iniziative presso le competenti sedi decisionali dell'Unione europea per promuovere, sulla base di uno studio istruttorio, la praticabilità del prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico lungo la costa adriatica, comprendendo i porti di Ancona, Bari e Brindisi». Come vedete, il nostro impegno in questo senso è molto chiaro.
Per quanto riguarda la mozione n. 502, che ha come primo firmatario il senatore Legnini, il parere del Governo è favorevole.
Quanto alla mozione n. 515, di cui è prima firmataria la senatrice Blazina, il Governo esprime parere favorevole ma, anche in questo caso, propone una lieve riformulazione nel capoverso finale del dispositivo, che risulterebbe essere il seguente: «a sostenere, nel Consiglio adriatico-ionico, l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione parlamentare». Si propone quindi di cancellare le successive frasi aggiungendo alla fine la seguente: «qualora decisioni in tal senso dovessero essere adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI».
Infine, il Governo esprime parere favorevole alla mozione n. 517, di cui è primo firmatario il senatore Caforio, proponendo due minime riformulazioni a seguito delle quali il primo capoverso del dispositivo risulterebbe essere il seguente: «a coordinare, insieme alle altre Nazioni aderenti all'Iniziativa, una concreta strategia, in sede europea, volta a garantire la realizzazione della macro-regione in vista della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020». Si propone di utilizzare le parole «in vista» perché, in realtà, il relativo negoziato è già in corso. Se lasciassimo le parole «prima della definizione», come da voi proposto, non sarebbe corretto rispetto all'esercizio negoziale già in atto. Il terzo capoverso proponiamo che sia letto così: «a sostenere, nel Consiglio adriatico-ionico» (uno degli organismi che avete giustamente richiamato nella discussione), «l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione, nella convinzione che la stessa rappresenti una fondamentale azione di sensibilizzazione ad ampio raggio nei Paesi interessati», aggiungendo: «qualora decisioni in tal senso dovessero essere adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI».