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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 653 del 11/01/2012


CAFORIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, signor Sottosegretario, le mozioni oggi in discussione, presentate dai vari Gruppi parlamentari, riguardano l'Iniziativa adriatico-ionica, ovvero la realizzazione e il riconoscimento, a livello europeo, di una macroregione nel bacino adriatico-ionico.

Il concetto di macroregione è stato introdotto nell'ottobre 2009, quando il Consiglio europeo e la Commissione europea hanno approvato, grazie ad una proficua ed attiva azione diplomatica da parte dei Governi nazionali e di un intergruppo di europarlamentari appartenenti agli Stati interessati, una strategia di sviluppo dell'area baltica.

La macroregione può essere definita come una strategia volta al perseguimento e quindi alla realizzazione di più obiettivi. Grazie alla realizzazione di queste aree, infatti, si contribuisce alla europeizzazione del nostro continente. Coinvolgendo infatti tutti gli attori di tutti i livelli (da quello sovranazionale, passando per quello nazionale, fino ad arrivare a quello locale), si costituisce un'Europa più unita e in grado di travalicare i confini nazionali, che non solo dividono, ma che spesso rallentano lo sviluppo in determinate aree.

Le macroregioni rappresentano, dunque, una concreta via da percorrere nella realizzazione di un'Europa più unita, in grado di affrontare al meglio le nuove sfide derivanti anche dalla congiuntura economica negativa.

Tale strategia consente, inoltre, di rendere più efficace la politica pubblica a tutti i livelli e in tutti i territori, coinvolgendo, appunto, e coordinando al meglio istituzioni e risorse già esistenti.

Le macroregioni, così come definite dalla stessa Commissione europea, sono delle aree cosiddette funzionali; vengono infatti definite in funzione delle sfide e delle opportunità comuni transnazionali. Spesso gli obiettivi da raggiungere richiedono azioni collettive che travalicano i confini nazionali. Un esempio concreto è dato dalle tematiche ambientali: se più attori nazionali adottano la stessa politica ambientale virtuosa, l'impatto sull'ambiente sarà sicuramente migliore rispetto a quanto potrebbe invece avvenire se tale atteggiamento eco-friendly fosse rispettato da un unico Stato. Dalla cooperazione derivante dalla realizzazione di queste macroregioni si potrebbero dunque trarre enormi benefici.

Per il nostro Paese, colleghi, la realizzazione di questa Macroregione adriatico-ionica rappresenterebbe l'opportunità di cooperare con i nostri vicini in diversi settori, quali quello del turismo, delle piccole e medie imprese, dello sviluppo rurale, della cultura, come in tanti altri. In questo senso sono stati già firmati sotto la Presidenza italiana dei protocolli di cooperazione nei settori già citati.

Non solo. La costituzione della nostra macroregione, a differenza di quelle già esistenti, adempie ad un ruolo ancora più importante: a questo progetto hanno inteso prendere parte l'area balcanica occidentale che sta avanzando, a velocità diverse, verso Bruxelles. Come sostenuto anche in occasione di un incontro bilaterale con il nostro Paese dalla Presidenza ungherese, la costituzione e la realizzazione della macroregione adriatico-ionica costituiscono, infatti, a livello territoriale un nuovo strumento dell'Unione europea da lanciare, nonché una nuova forma di sostegno e motivazione, capace effettivamente di aiutare il processo di integrazione.

Questo ambizioso ma realizzabile progetto, colleghi, ha bisogno ora di una spinta e di essere concretamente appoggiato dai Governi dei territori interessati, nonché dai parlamentari europei. Non possiamo permetterci di far slittare ulteriormente l'approvazione della Macroregione adriatico-ionica. Dobbiamo assicurarci che questo progetto si trasformi in realtà prima che venga definita la nuova programmazione dei fondi comunitari per il 2014-2020. Rischiamo altrimenti di vanificare quanto è stato fatto nell'arco di quest'ultimo decennio; non vorremmo che questo Governo si assumesse questa grave, nonché dannosa, responsabilità.

La IAI, infatti, è stata avviata con l'approvazione e la firma della Dichiarazione di Ancona nel lontano maggio del 2000. Dopo sei anni hanno inteso aderire a questo progetto anche la Serbia e il Montenegro, arrivando, così, a coinvolgere ben otto Paesi del bacino adriatico-ionico. Sin dai suoi primissimi anni di vita, la IAI ha inteso tessere rapporti con altre iniziative e organizzazioni regionali quali, ad esempio, l'InCE, il Consiglio di cooperazione regionale, la Cooperazione economica del Mar Nero e il Processo di cooperazione del Danubio.

Dal 2008 è operativo un Segretariato permanente e nel 2010, in occasione della XII riunione del Consiglio adriatico-ionico, i Ministri degli esteri dei Paesi IAI hanno adottato una dichiarazione in cui hanno rinnovato il loro desiderio di arricchire e promuovere nelle sedi opportune tale programma. Tutto questo a conferma che nell'arco di dieci anni questo entusiasmo non è scemato ma, anzi, si è consolidato.

Sempre nello stesso anno, i membri del Comitato delle regioni hanno infine adottato il cosiddetto documento di risoluzione, nel quale si chiede al Consiglio europeo di sollecitare la messa a punto di una strategia europea per la Macroregione adriatico-ionica da parte della Commissione europea.

In conclusione, colleghi, proprio al fine di accelerare tale meccanismo, vorremmo impegnare il Governo a coordinare l'azione dei paesi aderenti alla IAI in sede europea; a valorizzare il bacino adriatico-ionico e le diverse forme di cooperazione territoriale che in esso operano, coinvolgendo tutti gli attori istituzionali di tutti i livelli; a sostenere - ed è importante sottolineare senza costi aggiuntivi a carico dei Governi - la dimensione parlamentare della IAI, attualmente composta dai Presidenti dei Parlamenti dei Paesi interessati.

Chiediamo inoltre che il nostro Governo si faccia promotore di iniziative che consentano di completare il Corridoio Baltico-Adriatico e di sviluppare, quindi, i porti di Ancona, Bari e Brindisi, rendendoli ancora più strategici per il nostro Paese. Così facendo si rafforzerebbe inoltre il progetto europeo che vede il nostro Paese proiettato nel Mediterraneo. Non solo: la creazione di questa macroregione consentirebbe ad una Europa indebolita sul fronte meridionale-orientale di conquistare un nuovo vigore e appianare quelle disparità geopolitiche che ledono il progetto europeo.

Colleghi, vorremmo infine che l'Esecutivo preveda un serio e diretto coinvolgimento in questo progetto degli enti territoriali senza, però, omettere di esercitare un preciso e puntuale controllo sugli stanziamenti e sulla gestione degli stessi da parte di questi ultimi attori. (Applausi dal Gruppo IdV).