POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, abbiamo presentato una mozione molto sintetica cercando di evidenziare esclusivamente la valenza politica della mozione stessa in rapporto alle indicazioni forti che ci vengono dall'Unione europea e, soprattutto, dalla politica di coesione che l'Unione europea porta avanti ormai già da moltissimi anni.
In particolare, siamo stati sollecitati ad intervenire su questo tema non perché lo avessimo fatto con ritardo, perché è un tema del quale si parla in realtà da oltre 10 anni, da quando cioè si tenne ad Ancona la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza (nell'anno 2000) e da quando quindi, sempre ad Ancona, è stato insediato il segretariato dell'Iniziativa adriatico-ionica.
In tal modo, peraltro, a quella città, e alla Regione Marche fu conferito un ruolo di particolare valenza nella proposta attiva di intervento in termini di politiche di coesione, dando quindi attuazione alle indicazioni, alle linee guida e alla strategia volute dal Trattato di Lisbona.
Quest'intervento, pertanto, ha una valenza di coesione politica, di carattere squisitamente politico, culturale, e anche di carattere economico. Mi permetto di sottolineare «anche» di carattere economico, perché è evidente che le politiche di coesione portate avanti dall'Unione europea mirano essenzialmente a creare delle aree omogenee: omogenee per cultura, per tradizioni, per storia, per commercio, una serie di affinità che peraltro siamo riusciti ad individuare e a portare avanti negli anni grazie ad alcuni programmi comunitari. Vale forse la pena di ricordare fra tutti i diversi accordi interregionali Italia-Grecia e Italia-Albania, che indubbiamente hanno contribuito in maniera notevole a individuare e a enucleare le affinità di carattere essenzialmente culturale fra regioni europee (non parlo di Stati) creando una coesione e una condivisione maggiori rispetto agli obiettivi comuni di politica europea.
È già stato ricordato dal collega Astore che il Comitato delle Regioni ha assunto - a seguito di una consapevolezza raggiunta dopo 11 anni di riflessioni dalla Conferenza di Ancona - una posizione più forte, esprimendo a Bruxelles, nell'ottobre del 2011, un parere articolato e molto interessante. Tale parere, naturalmente, sarà portato dal Comitato delle Regioni, secondo le procedure comunitarie, davanti al Consiglio europeo in forma di richiesta al fine di intervenire in maniera forte e pressante sulla Commissione europea, istituzione titolata ad organizzare i lavori e a dare base giuridica agli interventi medesimi, affinché la stessa possa giungere ad elaborare una strategia unica per la macroregione. Si tratta quindi di una sollecitazione forte e stabilita per tempo nei confronti della Commissione europea. È evidente infatti che tutte le strategie europee debbono essere affrontate, come normalmente avviene, con qualche anno di anticipo per fare in modo che successivamente i finanziamenti a monte delle stesse possano produrre esiti realmente efficaci.
Con questo desidero sottolineare che, a mio avviso, al di là degli Stati che ormai fanno già parte dell'Iniziativa adriatico-ionica, ovvero i tre Stati membri, Grecia, Italia e Slovenia e i due Stati candidati, Croazia e Montenegro (quest'ultimo particolarmente attivo in questi ultimi anni, soprattutto nell'ambito delle politiche infrastrutturali), vi sono ormai da un po' tre Stati in preadesione: Albania, Serbia e Bosnia-Erzegovina. Tra questi, l'Albania ha fatto notevolissimi passi avanti in termini di democrazia interna e credo che questa sia la valenza politica più forte nell'ambito di tutte le politiche di coesione dell'Unione europea a 27 Stati, ma soprattutto nell'ambito di una politica europea che desidera allargarsi a tutti gli Stati che fanno parte dell'area del Mediterraneo ed anche dell'Europa del Sud-Est, verso i quali esiste una particolare attenzione, sia per la consapevolezza di voler diventare Stati pienamente democratici, sia per l'aspetto più squisitamente economico e commerciale.
Credo che a questo punto sia importantissimo non soltanto che il nostro Parlamento assuma delle decisioni che siano incalzanti, pressanti e cogenti - vorrei dire - nei riguardi del nostro Governo, perché il Governo a sua volta si possa poi attivare in tutte le sedi europee per portare avanti una politica del genere e quindi fare in modo che prima del 2014 la Commissione, con atto formale e ufficiale, riconosca in quanto tale la Macroregione adriatico-ionica. Penso sia molto importante che si crei anche una sorta di animazione territoriale (la potremmo definire così), un'opera di sensibilizzazione, un'incentivazione sempre più forte ai partenariati (ai partenariati locali, ai partenariati interistituzionali), in modo che i territori in quanto tali prendano realmente coscienza del fatto che oggi non si deve più discutere all'interno degli Stati in termini di egoismo regionalistico, ma secondo affinità differenti che possono essere individuate non soltanto con altre Regioni del nostro Stato, ma con regioni in questo caso di Stati frontalieri rispetto alla nostra Italia.
In questa attiva animazione sono già presenti le università, che sono istituzioni importantissime (abbiamo parlato di politica culturale, anche, di politica del turismo, di politica delle infrastrutture), le camere di commercio e tutte quante le istituzioni territoriali, starei per aggiungere una forma di incentivazione ai privati a partecipare, insieme con le istituzioni, a questo processo di consapevolizzazione (scusate il neologismo), considerata l'importanza che può avere una macroregione.
Voglio anche ricordare che nel 2014 terminerà, per l'obiettivo convergenza, quel flusso notevole di danaro indirizzato alle regioni dell'ex obiettivo 1, oggi regioni di convergenza. Quindi tutto il tema delle infrastrutture, che è stato particolarmente sottolineato dalla collega Sbarbati, è un tema sul quale l'Unione europea da tantissimo tempo cerca di dare delle indicazioni precise, dai trasporti urbani alle grossissime infrastrutture, i Corridoi paneuropei compresi. Mi piace ricordare che l'Italia a suo tempo, dovendo scegliere un Corridoio, scelse il Corridoio 5, e non certamente il Corridoio 8, che avrebbe potuto in qualche modo agevolare le Regioni del nostro Mezzogiorno. Siamo italiani e va benissimo che vada avanti il Corridoio 5, ma senza trascurare il Corridoio 8, anche perché in questo senso vi sono tantissime iniziative anche di carattere privato. Dunque mi pare giusto che vada avanti.
Dicevo che è un'iniziativa che potremmo definire di carattere nazionale: non riguarda le regioni dell'obiettivo convergenza che vorrebbero approfittare della programmazione 2014-2020, ma è un programma che investe l'intera Nazione, perché parte dal Friuli e arriva alla Sicilia, e cerca di creare delle situazioni di equità nell'interesse dell'intero versante adriatico, dal momento che quest'ultimo è già in qualche modo coperto da un interesse soprattutto in tema di interventi infrastrutturali.
Per tutto ciò chiediamo che venga approvata la mozione da noi presentata, che chiede semplicemente il riconoscimento della Macroregione da parte delle istituzioni europee e l'impegno in questo senso del Governo italiano. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e dei senatori Scarpa Bonazza Buora e Sbarbati).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Gallo per illustrare la mozione n. 487.