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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 653 del 11/01/2012


Discussione delle mozioni nn. 168 (testo 2), 486, 487, 490, 502, 515 e 517 sulla macroregione Adriatico-Ionica (ore 9,39)

Approvazione delle mozioni nn. 168 (testo 3), 486, 487, 490 (testo 2), 502, 515 (testo 2) e 517 (testo 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00168 (testo 2), presentata dal senatore Astore e da altri senatori, 1-00486, presentata dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori, 1-00487, presentata dal senatore Costa e da altri senatori, 1-00490, presentata dalla senatrice Sbarbati e da altri senatori, 1-00502, presentata dal senatore Legnini e da altri senatori, 1-00515, presentata dalla senatrice Blazina e da altri senatori, e 1-00517, presentata dal senatore Caforio e da altri senatori, sulla Macroregione adriatico-ionica.

Ha facoltà di parlare il senatore Astore per illustrare la mozione n. 168 (testo 2).

ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, colleghi, permettetemi in premessa di fare una lamentela sull'ordine del giorno. Questa mia mozione fu da me presentata insieme ad altri colleghi nel luglio 2009, anche se è stata rivisitata come testo pochi giorni fa. Vedersi nell'ordine del giorno prima di un altro collega o constatare che tale mozione viene messa in discussione solo perché qualche grande raggruppamento politico l'ha sollecitata non mi sembra dignitoso per la nostra funzione di parlamentari, permettetemi di dirlo, come ho evidenziato anche alla Conferenza dei Capigruppo. In merito, credo che qualche regola vada assolutamente rivista, perché i parlamentari non possono essere considerati di serie A o di serie B, a qualunque Gruppo appartengano.

Il 24 giugno 2011, nel documento finale del Consiglio europeo, i Capi di Stato e di Governo hanno rafforzato l'invito alla Commissione europea a lavorare sulla Macroregione adriatico-ionica, fino ad arrivare all'elaborazione di una strategia macroregionale. Questo risultato è il primo riconoscimento di tutta una serie di azioni che i diversi livelli istituzionali dell'area (Governi, Regioni, città, camere di commercio, università e altri) hanno posto in essere, condividendo approfondimenti su tematiche comuni e soprattutto attività concrete nei progetti di cooperazione.

I Ministeri degli affari esteri dei Paesi interessati, tramite il segretariato della IAI, seguono tecnicamente l'evoluzione di tutto il percorso. (Brusìo).

PRESIDENTE. Scusi, senatore Astore, non si può andare avanti così, per rispetto ai senatori che parlano. Poiché non siamo in fase di votazione, chi non è interessato può uscire, lasciando parlare quelli che sono interessati a questo argomento.

ASTORE (Misto-ParDem). Anche i Parlamenti nazionali sono stati coinvolti, soprattutto nell'anno di Presidenza italiana. L'11 ottobre 2011 il Comitato delle Regioni a Bruxelles, con relatore il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha approvato un primo documento sulla strategia. Adesso inizia il percorso di definizione di un vero e proprio piano di azione che individui e sviluppi 5-6 priorità da affrontare e finanziare nell'area di riferimento.

Anche il Parlamento europeo, signor Presidente, parteciperà a questa attività di elaborazione, assumendo tutte le iniziative utili per determinare le priorità di intervento, fino ad arrivare al riconoscimento finale della Commissione europea che, probabilmente, nel 2014, anno di Presidenza greca e poi italiana dell'Unione europea, elaborerà il documento finale.

Il cammino è ancora lungo e complicato, ma il tempo non è tantissimo. Il nostro Paese deve essere impegnato, come lo è stato finora, anche grazie all'attività intensa del Ministero degli affari esteri e, in special modo, e bisogna darne assolutamente atto, del sottosegretario Mantica, che si è speso in questi anni fortemente per realizzare questa idea, insieme a diversi Presidenti di Regione tra cui in modo particolare, il presidente Spacca.

Credo che questa nostra iniziativa segua quelle iniziative delle macroregioni del Nord, del Baltico e del Danubio che, per ovvi motivi geopolitici, non ci vedono purtroppo coinvolti. Queste iniziative sono piuttosto avanti nella gestione di risorse finanziarie e di altro. Ritengo che, sull'esempio di questa macroregione baltica e danubiana, dobbiamo attivarci a tutti i livelli istituzionali per poter anche noi arrivare a questo obiettivo.

La presente mozione, di cui sono primo firmatario, e ringrazio i colleghi che due anni fa l'hanno sottoscritta con me e poi aggiornata, ha per oggetto l'istituzione di un'Assemblea parlamentare adriatico-ionica che coinvolga anche il nostro Parlamento. Questo organismo è stato avviato, come tutti sanno e come detto in precedenza, nel 2000, per iniziativa dei Ministri degli esteri di sei Paesi: Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia. Dall'elenco dei Paesi, notate bene che ci sono anche Nazioni che non fanno parte, o che al momento aspirano solo a far parte dell'Unione europea: pertanto questa macroregione svolgerebbe anche questo grande ruolo di coinvolgere altri Paesi europei.

Agli originari sei membri dell'Iniziativa adriatico-ionica si sono aggiunti successivamente, come tutti sanno, la Serbia e il Montenegro. Nel giugno 2008 è stato inaugurato ad Ancona un segretariato permanente, tuttora in attività, alla cui guida è stato designato per un periodo di tre anni un funzionario diplomatico italiano.

L'organo decisionale dell'Iniziativa adriatico-ionica è il Consiglio dei ministri degli esteri, chiamato Consiglio adriatico-ionico, i cui lavori sono preparati da periodiche riunioni di alti funzionari, cui viene demandato il coordinamento dei diversi settori di cooperazione. Gli ambiti della cooperazione regionale si articolano in quattro tavoli di lavoro: (piccole e medie imprese, trasporti e cooperazione marittima, turismo, cultura e cooperazione interuniversitaria, ambiente e lotta agli incendi), ferma restando la possibilità per le Presidenze di turno di estendere la cooperazione in altre aree, previa approvazione del Consiglio stesso.

Oltre all'Iniziativa adriatico-ionica vi sono tuttora altre iniziative. Ecco perché, se gli Stati che affacciano sull'Adriatico e sullo Ionio, dall'una e dall'altra sponda, riusciranno a forzare i tempi e ad approvare nel 2014 insieme agli altri la Macroregione adriatica, andranno anche a riassumere altri tipi di iniziative che finora come volontariato, dal basso, si sono create: per esempio, il Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio, l'euroregione Adriatica, che è tuttora in funzione, un'associazione di enti locali e regionali con sede in Croazia, di cui fanno parte la Regione Molise, la regione dell'Istria, la Slovenia, parte della Croazia, in cui sono state realizzate tante iniziative e il cui Presidente è l'attuale presidente della Regione Molise. Anche l'euroregione dell'Alto Adriatico è nata per iniziative provenienti dal basso, come pure il Regional cooperation council e l'eurodistretto del Basso Adriatico, costituitosi qualche anno fa a Termoli, ispirato ai modelli di cooperazione.

Ebbene, questa Macroregione, senza limitare iniziative provenienti dal basso, andrebbe a coordinare iniziative lodevoli, quali quelle che ho appena citato, sviluppatesi negli anni. Dunque, tutte le iniziative sopracitate sono in linea con l'obiettivo primario di realizzare una politica europea di prossimità e di preadesione.

Vorrei inoltre fare una considerazione, signor Presidente. In un momento in cui alcuni partiti rappresentati in quest'Aula si confrontano per stabilire se sia più opportuno che l'Europa sia costituita da Stati o da Regioni, credo che la Macroregione adriatico-ionica, come pure le altre, possano favorire le iniziative delle Regioni nell'ambito di un discorso più generale e più europeo.

Credo sia importante ricordare che puntavamo molto alla regione del Mediterraneo. Negli anni passati anche il presidente Prodi si è speso fortemente per favorire una politica comune nel Mediterraneo, e l'Italia, con i Governi di centrodestra e di centrosinistra che si sono susseguiti negli ultimi vent'anni, ha avuto la funzione di aggregare tutti i Paesi del Mediterraneo.

Permettetemi però di fare un'ulteriore osservazione. Oggi, considerate le enormi difficoltà in cui versano il Nord-Africa e qualche Nazione europea, credo che l'istituzione della Macroregione adriatico-ionica potrebbe favorire fortemente anche il recupero del progetto forte relativo all'intera area del Mediterraneo.

È una iniziativa che certamente oggi non garantirà fondi aggiuntivi - è bene dirlo in modo chiaro - ma raggiungerà l'obiettivo di fondo di coordinare le risorse disponibili evitando di frammentare i programmi europei per tutelare gli interessi di singole Regioni o territori e di darci una strategia molto più ampia nell'ambito di tutto l'asse adriatico.

Per concludere, riassumendo, ricordo che la Macroregione adriatico-ionica ha anche da affrontare, cosa di cui abbiamo già discusso in quest'Aula, i problemi riferiti al mar Adriatico, legati all'inquinamento, alla pesca ed altro ancora. Ebbene, guardando tutti al 2014, credo che l'Italia potrà assumere il compito di persuadere gli altri Paesi a chiedere l'assegnazione di fondi aggiuntivi per affrontare queste tematiche.

Credo che il nostro Parlamento, insieme a tutti i Parlamenti di quest'area, possa, in un'ottica unitaria, accompagnare questa iniziativa, che si auspica venga approvata. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Toni e Sbarbati).

Signor Presidente, le chiedo di poter allegare al Resoconto un'integrazione al mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Ha facoltà di parlare la senatrice Poli Bortone per illustrare la mozione n. 486.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, abbiamo presentato una mozione molto sintetica cercando di evidenziare esclusivamente la valenza politica della mozione stessa in rapporto alle indicazioni forti che ci vengono dall'Unione europea e, soprattutto, dalla politica di coesione che l'Unione europea porta avanti ormai già da moltissimi anni.

In particolare, siamo stati sollecitati ad intervenire su questo tema non perché lo avessimo fatto con ritardo, perché è un tema del quale si parla in realtà da oltre 10 anni, da quando cioè si tenne ad Ancona la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza (nell'anno 2000) e da quando quindi, sempre ad Ancona, è stato insediato il segretariato dell'Iniziativa adriatico-ionica.

In tal modo, peraltro, a quella città, e alla Regione Marche fu conferito un ruolo di particolare valenza nella proposta attiva di intervento in termini di politiche di coesione, dando quindi attuazione alle indicazioni, alle linee guida e alla strategia volute dal Trattato di Lisbona.

Quest'intervento, pertanto, ha una valenza di coesione politica, di carattere squisitamente politico, culturale, e anche di carattere economico. Mi permetto di sottolineare «anche» di carattere economico, perché è evidente che le politiche di coesione portate avanti dall'Unione europea mirano essenzialmente a creare delle aree omogenee: omogenee per cultura, per tradizioni, per storia, per commercio, una serie di affinità che peraltro siamo riusciti ad individuare e a portare avanti negli anni grazie ad alcuni programmi comunitari. Vale forse la pena di ricordare fra tutti i diversi accordi interregionali Italia-Grecia e Italia-Albania, che indubbiamente hanno contribuito in maniera notevole a individuare e a enucleare le affinità di carattere essenzialmente culturale fra regioni europee (non parlo di Stati) creando una coesione e una condivisione maggiori rispetto agli obiettivi comuni di politica europea.

È già stato ricordato dal collega Astore che il Comitato delle Regioni ha assunto - a seguito di una consapevolezza raggiunta dopo 11 anni di riflessioni dalla Conferenza di Ancona - una posizione più forte, esprimendo a Bruxelles, nell'ottobre del 2011, un parere articolato e molto interessante. Tale parere, naturalmente, sarà portato dal Comitato delle Regioni, secondo le procedure comunitarie, davanti al Consiglio europeo in forma di richiesta al fine di intervenire in maniera forte e pressante sulla Commissione europea, istituzione titolata ad organizzare i lavori e a dare base giuridica agli interventi medesimi, affinché la stessa possa giungere ad elaborare una strategia unica per la macroregione. Si tratta quindi di una sollecitazione forte e stabilita per tempo nei confronti della Commissione europea. È evidente infatti che tutte le strategie europee debbono essere affrontate, come normalmente avviene, con qualche anno di anticipo per fare in modo che successivamente i finanziamenti a monte delle stesse possano produrre esiti realmente efficaci.

Con questo desidero sottolineare che, a mio avviso, al di là degli Stati che ormai fanno già parte dell'Iniziativa adriatico-ionica, ovvero i tre Stati membri, Grecia, Italia e Slovenia e i due Stati candidati, Croazia e Montenegro (quest'ultimo particolarmente attivo in questi ultimi anni, soprattutto nell'ambito delle politiche infrastrutturali), vi sono ormai da un po' tre Stati in preadesione: Albania, Serbia e Bosnia-Erzegovina. Tra questi, l'Albania ha fatto notevolissimi passi avanti in termini di democrazia interna e credo che questa sia la valenza politica più forte nell'ambito di tutte le politiche di coesione dell'Unione europea a 27 Stati, ma soprattutto nell'ambito di una politica europea che desidera allargarsi a tutti gli Stati che fanno parte dell'area del Mediterraneo ed anche dell'Europa del Sud-Est, verso i quali esiste una particolare attenzione, sia per la consapevolezza di voler diventare Stati pienamente democratici, sia per l'aspetto più squisitamente economico e commerciale.

Credo che a questo punto sia importantissimo non soltanto che il nostro Parlamento assuma delle decisioni che siano incalzanti, pressanti e cogenti - vorrei dire - nei riguardi del nostro Governo, perché il Governo a sua volta si possa poi attivare in tutte le sedi europee per portare avanti una politica del genere e quindi fare in modo che prima del 2014 la Commissione, con atto formale e ufficiale, riconosca in quanto tale la Macroregione adriatico-ionica. Penso sia molto importante che si crei anche una sorta di animazione territoriale (la potremmo definire così), un'opera di sensibilizzazione, un'incentivazione sempre più forte ai partenariati (ai partenariati locali, ai partenariati interistituzionali), in modo che i territori in quanto tali prendano realmente coscienza del fatto che oggi non si deve più discutere all'interno degli Stati in termini di egoismo regionalistico, ma secondo affinità differenti che possono essere individuate non soltanto con altre Regioni del nostro Stato, ma con regioni in questo caso di Stati frontalieri rispetto alla nostra Italia.

In questa attiva animazione sono già presenti le università, che sono istituzioni importantissime (abbiamo parlato di politica culturale, anche, di politica del turismo, di politica delle infrastrutture), le camere di commercio e tutte quante le istituzioni territoriali, starei per aggiungere una forma di incentivazione ai privati a partecipare, insieme con le istituzioni, a questo processo di consapevolizzazione (scusate il neologismo), considerata l'importanza che può avere una macroregione.

Voglio anche ricordare che nel 2014 terminerà, per l'obiettivo convergenza, quel flusso notevole di danaro indirizzato alle regioni dell'ex obiettivo 1, oggi regioni di convergenza. Quindi tutto il tema delle infrastrutture, che è stato particolarmente sottolineato dalla collega Sbarbati, è un tema sul quale l'Unione europea da tantissimo tempo cerca di dare delle indicazioni precise, dai trasporti urbani alle grossissime infrastrutture, i Corridoi paneuropei compresi. Mi piace ricordare che l'Italia a suo tempo, dovendo scegliere un Corridoio, scelse il Corridoio 5, e non certamente il Corridoio 8, che avrebbe potuto in qualche modo agevolare le Regioni del nostro Mezzogiorno. Siamo italiani e va benissimo che vada avanti il Corridoio 5, ma senza trascurare il Corridoio 8, anche perché in questo senso vi sono tantissime iniziative anche di carattere privato. Dunque mi pare giusto che vada avanti.

Dicevo che è un'iniziativa che potremmo definire di carattere nazionale: non riguarda le regioni dell'obiettivo convergenza che vorrebbero approfittare della programmazione 2014-2020, ma è un programma che investe l'intera Nazione, perché parte dal Friuli e arriva alla Sicilia, e cerca di creare delle situazioni di equità nell'interesse dell'intero versante adriatico, dal momento che quest'ultimo è già in qualche modo coperto da un interesse soprattutto in tema di interventi infrastrutturali.

Per tutto ciò chiediamo che venga approvata la mozione da noi presentata, che chiede semplicemente il riconoscimento della Macroregione da parte delle istituzioni europee e l'impegno in questo senso del Governo italiano. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e dei senatori Scarpa Bonazza Buora e Sbarbati).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Gallo per illustrare la mozione n. 487.

GALLO (PdL). Signor Presidente, non ripeterò osservazioni già svolte da altri colleghi, e mi limiterò a mettere in evidenza gli obiettivi della mozione di cui sono sottoscrittore insieme ad altri colleghi.

Il primo obiettivo è quello di impegnare il Governo ad accelerare le procedure per completare, nel 2012-2013 tutti gli adempimenti utili al riconoscimento della Macroregione adriatico-ionica da parte dell'Unione europea. Parto dalla fine della mozione, perché questo tema diventerà l'essenza del mio intervento. L'obiettivo del riconoscimento della Macroregione è quello di raggiungere la coesione territoriale prevista dal Trattato di Lisbona e di rafforzare la cooperazione, diventando un fattore fondamentale di integrazione transnazionale per lo sviluppo, la stabilità economica e la tutela ambientale. Sono tutti temi importantissimi che riguardano lo sviluppo di tutte le regioni che si affacciano sull'Adriatico, e la considerazione ambientale non va sottaciuta, essendo il mare Adriatico più un lago che un mare, viste le dimensioni.

In questa sede mi sembra opportuno mettere in evidenza, in termini infrastrutturali, che stamattina in 8a Commissione si è discusso su un pacchetto di proposte di regolamento, con particolare riferimento all'istituzione di un meccanismo per collegare l'Europa e agli interventi di carattere infrastrutturale nei settori del trasporto, dell'energia e delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Mi chiedo quindi come, da un lato, si possa parlare di macroregione e di obiettivi di sviluppo, di crescita, di tutela ambientale e di coesione e, dall'altro, eliminare dalla programmazione europea - perché di questo si tratta - il Corridoio 8.

Credo che questa sia la sede opportuna per parlare di macroregione per quelli che sono gli obiettivi della stessa, e quindi del miglioramento dei collegamenti, che invece vengono ridotti. In questi giorni vi è stata una serie di proteste perché Trenitalia taglia i treni, peggiorando i collegamenti invece di migliorarli, e quello che era il futuro della dorsale adriatica con il Corridoio 8 viene a mancare nelle prospettive europee.

Mi sembra che non si concili una macroregione destinata a sostenere la cooperazione transnazionale attraverso collegamenti adeguati con una programmazione europea che cambia direzione e, anziché prevedere una dorsale tirrenica con il Corridoio 1 ed una dorsale adriatica con il Corridoio 8, sopprime quest'ultimo. Ciò comporta una disattenzione complessiva su questa importante fascia territoriale, in cui la tenuta ambientale viene messa in discussione dalle trivellazioni (sulle quali sono state presentate varie interrogazioni, per la verità senza risposta alcuna) che vengono effettuate nell'Adriatico all'altezza della Puglia: si era partiti a ridosso delle isole Tremiti e si è scesi sino a Brindisi e ad Otranto. Mi sembra che anche questo tema non si concili con l'esigenza di tutelare l'aspetto ambientale anche per la vocazione turistica dei nostri territori.

Pertanto, accanto al contenuto della mozione, volta ad impegnare il Governo ad accelerare le procedure per il riconoscimento della Macroregione adriatico - ionica, sui cui obiettivi e finalità vi è convergenza, mettiamo in evidenza che tali obiettivi richiedono la conseguente azione di infrastrutturazione, con il ripristino del Corridoio 8. Chiedo che quest'Assemblea si faccia carico di segnalare l'esigenza che il Corridoio 8 arrivi sino a Lecce, dal momento che non c'è motivo di non arrivare fino alla parte ultima della Penisola lungo l'Adriatico, ripristinando le prospettive e le aspettative di tutti i territori che si affacciano su tale mare. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Sbarbati per illustrare la mozione n. 490.

*SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, senza ripetere quanto egregiamente i colleghi che mi hanno preceduto hanno già detto, vorrei partire da alcune considerazioni impegnando il Governo ad un ascolto sensibile. Credo infatti che il problema di fondo che oggi scuote anche l'Unione europea sia quello che è un po' di tutti gli Stati: integrare e armonizzare le politiche tra Nord e Sud dei Paesi, tra Nord e Sud del continente europeo.

Questo è lo schema che durante il Vertice di Lisbona ha dominato il dibattito politico ed è lo schema per cui si è dato vita alla politica di coesione che, dal Vertice di Lisbona, ha avuto degli sviluppi che hanno portato a determinazioni molto precise e che oggi vedono, a fianco di ciò che è stato realizzato, anche l'iniziativa che comprende la Macroregione adriatico-ionica.

Questa realtà, che dovrebbe andare in sinergia con quanto già è stato fatto per quanto riguarda gli assi del Nord, del Baltico e del Danubio, ha riflessi molto importanti per settori fondamentali nello sviluppo di queste realtà, che riguardano le piccole e medie imprese, i trasporti e la cooperazione marittima, il turismo, la cultura e la cooperazione universitaria.

Si tratta quindi di un'operazione di integrazione profonda di popoli e di realtà territoriali sotto il profilo antropologico, ambientale e culturale, ed anche sotto il profilo economico.

Personalmente, durante il periodo in cui sono stata al Parlamento europeo mi sono occupata del Forum delle camere di commercio che ho fatto attivare e accreditare presso quella istituzione. Da lì è partita tutta una serie di iniziative che hanno visto come Regione capofila le Marche e come Comune capofila quello di Ancona. Non volendo ripetere ciò che è stato detto egregiamente, dico semplicemente che da allora tanti passi sono stati compiuti, soprattutto grazie all'iniziativa delle comunità locali, delle Regioni, dei Comuni, di queste realtà del mare Adriatico che, essendo un mare di cerniera, è fondamentale per i rapporti, perché crea un ponte tra la realtà adriatica italiana e quella dell'altra sponda. Un ponte che deve essere costruito anche, e non solo, attraverso la viabilità marittima, o dei corridoi, ma attraverso un'integrazione profonda a livello di cultura, di economia e di sviluppo.

Oggi la competizione internazionale si fa non più per singole e isolate realtà, ma addirittura per continenti. Quindi l'Europa, con questa strategia che riguarda la coesione, ha recepito il significato fondamentale di unità territoriale profonda, che deve andare ben al di là di ciò che è stato fatto fino ad oggi e deve portare a una struttura politica del continente stesso, attraverso un'opera profonda di integrazione in un processo lento, ma stabile, che vede soprattutto iniziative forti a livello di infrastrutture. Per infrastrutture intendo non soltanto i collegamenti viari (acqua, terra, rotaie, e così via), ma soprattutto le grandi reti transeuropee e le reti paneuropee. Di questo sforzo che l'Europa ha fatto per tanti anni (ormai sono più di dieci) cominciamo a vedere in Italia alcune iniziative.

Oggi, dopo l'approvazione della nuova strategia che riguarda i progetti prioritari nel quadro delle reti transeuropee per il periodo 2014-2020, con un piano di circa 50 miliardi di euro, per quanto concerne l'Italia, nel Corridoio Baltico-Adriatico sono stati inseriti i collegamenti ferroviari e le piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, nonché i porti di Trieste, Venezia e Ravenna. Al Nord è stata confermata la priorità già assegnata alla Torino-Lione, al tunnel del Brennero e al collegamento ferroviario Genova-Milano-Svizzera.

Nel Mezzogiorno è stato tagliato fuori il Ponte sullo Stretto (che si ritiene debba essere affrontato come problema, anche a livello economico, soltanto dall'Italia) ed è stato invece confermato il potenziamento della ferrovia Napoli-Reggio Calabria, a cui è stata affiancata la priorità assegnata ai lavori da realizzare sulla tratta Napoli-Bari.

È del tutto evidente che fermarsi a Ravenna significa cancellare il primo disegno del famoso Corridoio 8, il Corridoio adriatico, che vedeva invece collegamenti riguardanti tutto il percorso dell'asse adriatico fino a Brindisi ed oltre.

Noi riteniamo che aver tagliato questo Corridoio, aver dato la priorità ad altri lavori, fermandosi a Ravenna per i collegamenti riguardanti la macroregione sia stato un errore che penalizza ancora una volta le Regioni del Meridione, le quali hanno assolutamente bisogno di sentirsi collegate al resto del Paese e al Nord dell'Europa, con cui hanno rapporti commerciali, economici e culturali ormai da tempo assodati ed acclarati.

In questo contesto, la realizzazione della Macroregione adriatico-ionica avrebbe un grande significato. Il prolungamento di quel Corridoio significherebbe, infatti, dare a questa macroregione anche la possibilità plastica di agganciarsi alla restante realtà europea, nonché ai Paesi che fanno già parte dell'Unione europea e a quelli che stanno per entrarci lavorando assieme ed estendendo tutte le politiche di coesione a una popolazione di circa 60 milioni di persone.

Ricordo che la Macroregione adriatico-ionica comprende tre Stati membri dell'Unione europea, che sono l'Italia, la Grecia e la Slovenia; due Paesi candidati, che sono la Croazia e il Montenegro; tre Paesi candidati potenziali, quali l'Albania, la Bosnia-Erzegovina e la Serbia, per una estensione di circa 450.000 chilometri quadrati ed un bacino che comprende 60 milioni di persone.

Ora, non può sfuggire a nessuno quale importanza possa avere il bacino adriatico-ionico, che è un mare semichiuso che si collega con il Mediterraneo e del quale anche storici importanti del passato come Fernand Braudel si sono occupati per sottolinearne la consistenza culturale e soprattutto la valenza politica ed economica. Tutto questo, infatti, darebbe all'Europa un grande impulso per la sua unità e per la coesione territoriale, ma soprattutto la rilancerebbe vero il Mediterraneo. Si tratta di una questione di fondamentale importanza; più volte abbiamo sottolineato nel Parlamento europeo quanto le politiche del Mediterraneo siano determinanti, come quelle assunte nei confronti dell'Est, le quali hanno comportato anche guerre ed importanti iniziative per ristabilire la pace.

Verso il Mediterraneo l'Europa è stata sempre lenta e pigra. C'è bisogno, al contrario, che l'Europa si riappropri anche di una sua vocazione verso il Sud, verso il Mediterraneo che oggi ha assunto una grande importanza, essendo diventato un bacino all'interno del quale urge una politica dell'Unione europea fatta di iniziative forti e di coesione.

È chiaro che la creazione della Macroregione adratico-ionica è un fattore decisivo per l'integrazione transnazionale e per lo sviluppo, che favorirà anche l'ingresso nell'Unione europea dell'area dei Balcani. È però altresì importante che, oltre all'area dei Balcani, sia considerata proprio l'area mediterranea, e questo progetto non può essere concretizzato e portato a termine se a livello infrastrutturale ci si ferma al porto di Ravenna e si escludono Rimini, Ancona, Bari, Brindisi, e quindi tutto il Corridoio adriatico, per il quale sono necessari questi collegamenti infrastrutturali, ma anche culturali. Mi riferisco alla banda larga, alle grandi reti di comunicazione culturale e tecnologica e quindi a tutto un percorso che bisogna intraprendere per sostenere l'integrazione attraverso importanti iniziative in tutti i settori.

Mi avvio alla conclusione, Presidente, chiedendo che il Governo effettivamente assuma un impegno. In passato, avendo fatto parte per nove anni del Parlamento europeo, ho visto sottolineare da tutti i Governi che si sono succeduti l'importanza del corridoio adriatico e poi non inserirlo nelle 14 priorità che dovevano essere votate in quella sede. Ho visto successivamente riprendere l'iniziativa, poi lasciarla e riprenderla ancora. Speriamo che questa volta non venga abbandonata. L'iniziativa adriatica-ionica è importante: il Governo deve adoperarsi affinché essa venga portata a termine, in quanto è importante non solo per l'Italia e per i Paesi dell'Adriatico, ma anche per realizzare la politica di coesione. Inoltre, detta iniziativa deve essere collegata al problema delle reti affinché nei finanziamenti, che dovranno essere ridiscussi, possano essere compresi anche quelli relativi al prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico oggetto della mozione firmata da me e da altri colleghi di tutti i Gruppi politici ai porti del Centro Sud del nostro Paese. (Applausi dei senatori Astore e Procacci).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Legnini per illustrare la mozione n. 502.

*LEGNINI (PD). Signor Presidente, il nostro Gruppo ha particolarmente insistito per calendarizzare sia la nostra mozione, sia le altre che sono state già illustrate, presentate da altri colleghi e da altri Gruppi, per colmare un vuoto di discussione, di confronto e anche di decisione del Parlamento italiano su uno degli obiettivi più ambiziosi che l'Italia sta coltivando in questa fase in sede europea.

È utile e certamente necessario che il Parlamento e il Governo si pronuncino in modo chiaro alla vigilia della possibile, definitiva approvazione di questa iniziativa europea.

Le macroregioni non sono un nuovo livello istituzionale, un nuovo organismo, un nuovo ente, ma rappresentano la declinazione delle politiche dell'Unione europea per macroaree, al fine di favorire il coordinamento degli interventi delle politiche per la coesione con i programmi settoriali. Non è un caso che l'Europa abbia accompagnato il pronunciamento e, anzi, la sollecitazione sulla strutturazione di macroregioni in sede europea con tre no: no a nuovi regolamenti, no a nuovi organi e no a nuovi fondi. Non si prevede, quindi, di creare sovrastrutture aggiuntive rispetto a ciò che già esiste.

Le strategie macroregionali possono diventare uno strumento molto importante per dare concretezza all'obiettivo di coesione territoriale promosso dal Trattato di Lisbona e per rafforzare i processi di adesione all'Unione Europea dei Paesi candidati o potenzialmente candidati. L'Unione Europea ha adottato numerosi atti di indirizzo in tal senso, che fino ad oggi hanno portato ad approvare due macroregioni in sede europea, quella del Baltico e quella del Danubio. Dunque, quella Adriatico-Ionica potrà essere la terza macroregione in sede europea e vi è la possibilità concreta che ciò avvenga in breve tempo.

Questa macroregione ha una valenza indiscutibile, più delle altre macroregioni già definite o potenzialmente definibili. Otto Paesi hanno già aderito: tre già membri dell'Unione Europea (l'Italia, la Grecia e la Slovenia), due candidati (la Croazia e il Montenegro), e tre potenziali candidati (l'Albania, la Bosnia Erzegovina e la Serbia).

Dunque la strategia Adriatico-Ionica non è in contraddizione con una politica mediterranea, tanto più urgente in questa fase, per la necessità di definire i rapporti tra l'Unione europea, la Turchia e il Medio Oriente, da un lato, e i Paesi del Nord-Africa, dall'altro, anche a seguito degli eventi molto importanti di questi anni. È, invece, il primo passo o, come è stato definito in sede europea, un ponte verso una più ampia strategia del Mediterraneo.

La strategia Adriatico-Ionica ha un livello di definizione avanzato e concreto. Parte dal 2000, dopo la cessazione dei conflitti che tutti ricordiamo nei Balcani. Da allora si sono succedute numerose iniziative di avvicinamento: si sono mosse le città, le Regioni, le camere di commercio, le università, associazioni culturali, organizzazioni d'impresa, che hanno costituito forum e coordinamenti. Vi è stato un movimento e ci troviamo in una fase di condivisione dal basso molto avanzata.

Nel 2010 ad Ancona il Consiglio Adriatico-Ionico ha adottato una dichiarazione formale per la definitiva approvazione della strategia, che poi è stata ribadita a Bruxelles nel 2011. Il Consiglio europeo, nel giugno 2011, in occasione dell'approvazione della strategia per il Danubio, ha invitato gli Stati membri a proseguire in questa azione di strutturazione e di promozione delle strategie macroregionali, con particolare riferimento a quella Adriatico-Ionica. Infine, l'11 e il 12 ottobre - da qui trae le mosse la nostra iniziativa di chiedere la calendarizzazione della mozione - il Comitato delle Regioni, che rappresenta tutte le Regioni d'Europa, ha approvato all'unanimità questa strategia; l'ha fatto dopo la relazione del presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, che ieri il nostro Gruppo, insieme a colleghi di altri Gruppi che hanno accettato il nostro invito, ha incontrato per rendere questa discussione ancor più consapevole e per essere aggiornati sui passi futuri che dovranno essere fatti in vista di questa approvazione. Peraltro, ricordo che dal 2008 ad Ancona è operativo un Segretariato permanente, diretto dall'ambasciatore Fabio Pigliapoco, a servizio di tutti i Paesi aderenti.

Dunque mancano, ad oggi, solo gli atti di approvazione definitiva in sede europea e soprattutto il varo di un piano d'azione concreto della Macroregione. È su questo percorso che i Governi, compreso il nostro, e i Parlamenti nazionali devono rafforzare il proprio ruolo, la propria partecipazione e la propria opera di accompagnamento. Il passato Governo, attraverso il sottosegretario Mantica, aveva seguito molto attentamente questo percorso; noi chiediamo che l'attuale Governo faccia altrettanto e anzi di più in vista della conclusione della procedura e lo faccia con il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. Sarebbe singolare, infatti, che una strategia transnazionale come quella di cui stiamo discutendo fosse portata avanti e conclusa all'insaputa dei Parlamenti nazionali. Tale partecipazione è importante per la definizione della strategia ma anche perché nella programmazione nazionale, economica ed infrastrutturale, nella definizione delle politiche ambientali, energetiche e turistiche - oltre che, ovviamente, nella politica estera -, noi non potremmo prescindere da questa realtà, se e quando sarà definita e conclusa.

Se leggiamo oggi tutti gli atti di programmazione economica nazionale non vi è alcun riferimento a questa strategia che riguarda mezza Italia, tutta la parte orientale del nostro Paese. A questo riguardo è eclatante la vicenda, richiamata anche da altri colleghi, del completamento del corridoio Baltico-Adriatico nel contesto dell'integrazione della rete transeuropea di trasporto che riguarda in particolare l'alta velocità. Esiste una proposta di regolamento europeo che prevede il prolungamento del corridoio fino a Ravenna e che taglia fuori tutte le Regioni del medio e basso Adriatico - le Marche, l'Abruzzo, il Molise, la Puglia e la Calabria - dall'Alta velocità. Se in sede europea venisse approvato un regolamento con questo contenuto, tali Regioni, nei prossimi decenni, sarebbero tagliate fuori dall'Alta velocità, subendo una condizione di isolamento e di handicap gravissimo.

Inoltre, è molto rilevante la necessità di coordinare le politiche energetiche. Mi riferisco alla vicenda, che i colleghi ricorderanno, dell'estrazione del gas nell'alto Adriatico, con il rischio del fenomeno della subsidenza che viene trattato in un modo dal nostro Paese e in un altro di Paesi che si trovano dall'altro lato dell'Adriatico. La Slovenia e i Paesi limitrofi, infatti, si stanno muovendo in questa direzione.

Ricordo anche il tema generale delle estrazioni petrolifere sul mare e delle piattaforme offshore che stanno proliferando mettendo a rischio, secondo me, l'ambiente e il mare lungo l'Adriatico e che naturalmente andrebbero programmate in un'ottica macroregionale. Non mi soffermo, inoltre, sulle politiche infrastrutturali, sulla portualità, la proliferazione, sempre sull'Adriatico, di piccoli porti che non dialogano tra di loro e, più in generale, sulle politiche di sviluppo di quell'area con un utilizzo più efficace e rapido dei fondi europei che il nostro Paese, notoriamente, fa fatica a spendere. A questo proposito l'attuale Governo si sta muovendo molto tempestivamente e, a mio modo di vedere, efficacemente.

Insomma - e concludo - si tratta di una importante strategia che interessa tutta la parte orientale del nostro Paese; una straordinaria opportunità per stare a testa alta in Europa, per esercitare una leadership sugli altri Paesi dell'Adriatico-ionico. Dobbiamo fare in fretta per cogliere questa opportunità, in vista della nuova programmazione dei fondi comunitari che partirà nel 2014, ma che sarà definita durante il corso del 2012 e 2013.

Ecco perché abbiamo ritenuto utile che oggi questo ramo del Parlamento si esprimesse e che il Governo manifestasse, come mi auguro faccio oggi, l'intenzione di rafforzare il suo impegno in sede europea per portare a compimento questa importante strategia. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).