RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 22 dicembre 2011.
Sul processo verbale
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signor Presidente, chiediamo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,39).
Discussione delle mozioni nn. 168 (testo 2), 486, 487, 490, 502, 515 e 517 sulla macroregione Adriatico-Ionica (ore 9,39)
Approvazione delle mozioni nn. 168 (testo 3), 486, 487, 490 (testo 2), 502, 515 (testo 2) e 517 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00168 (testo 2), presentata dal senatore Astore e da altri senatori, 1-00486, presentata dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori, 1-00487, presentata dal senatore Costa e da altri senatori, 1-00490, presentata dalla senatrice Sbarbati e da altri senatori, 1-00502, presentata dal senatore Legnini e da altri senatori, 1-00515, presentata dalla senatrice Blazina e da altri senatori, e 1-00517, presentata dal senatore Caforio e da altri senatori, sulla Macroregione adriatico-ionica.
Ha facoltà di parlare il senatore Astore per illustrare la mozione n. 168 (testo 2).
ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, colleghi, permettetemi in premessa di fare una lamentela sull'ordine del giorno. Questa mia mozione fu da me presentata insieme ad altri colleghi nel luglio 2009, anche se è stata rivisitata come testo pochi giorni fa. Vedersi nell'ordine del giorno prima di un altro collega o constatare che tale mozione viene messa in discussione solo perché qualche grande raggruppamento politico l'ha sollecitata non mi sembra dignitoso per la nostra funzione di parlamentari, permettetemi di dirlo, come ho evidenziato anche alla Conferenza dei Capigruppo. In merito, credo che qualche regola vada assolutamente rivista, perché i parlamentari non possono essere considerati di serie A o di serie B, a qualunque Gruppo appartengano.
Il 24 giugno 2011, nel documento finale del Consiglio europeo, i Capi di Stato e di Governo hanno rafforzato l'invito alla Commissione europea a lavorare sulla Macroregione adriatico-ionica, fino ad arrivare all'elaborazione di una strategia macroregionale. Questo risultato è il primo riconoscimento di tutta una serie di azioni che i diversi livelli istituzionali dell'area (Governi, Regioni, città, camere di commercio, università e altri) hanno posto in essere, condividendo approfondimenti su tematiche comuni e soprattutto attività concrete nei progetti di cooperazione.
I Ministeri degli affari esteri dei Paesi interessati, tramite il segretariato della IAI, seguono tecnicamente l'evoluzione di tutto il percorso. (Brusìo).
PRESIDENTE. Scusi, senatore Astore, non si può andare avanti così, per rispetto ai senatori che parlano. Poiché non siamo in fase di votazione, chi non è interessato può uscire, lasciando parlare quelli che sono interessati a questo argomento.
ASTORE (Misto-ParDem). Anche i Parlamenti nazionali sono stati coinvolti, soprattutto nell'anno di Presidenza italiana. L'11 ottobre 2011 il Comitato delle Regioni a Bruxelles, con relatore il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha approvato un primo documento sulla strategia. Adesso inizia il percorso di definizione di un vero e proprio piano di azione che individui e sviluppi 5-6 priorità da affrontare e finanziare nell'area di riferimento.
Anche il Parlamento europeo, signor Presidente, parteciperà a questa attività di elaborazione, assumendo tutte le iniziative utili per determinare le priorità di intervento, fino ad arrivare al riconoscimento finale della Commissione europea che, probabilmente, nel 2014, anno di Presidenza greca e poi italiana dell'Unione europea, elaborerà il documento finale.
Il cammino è ancora lungo e complicato, ma il tempo non è tantissimo. Il nostro Paese deve essere impegnato, come lo è stato finora, anche grazie all'attività intensa del Ministero degli affari esteri e, in special modo, e bisogna darne assolutamente atto, del sottosegretario Mantica, che si è speso in questi anni fortemente per realizzare questa idea, insieme a diversi Presidenti di Regione tra cui in modo particolare, il presidente Spacca.
Credo che questa nostra iniziativa segua quelle iniziative delle macroregioni del Nord, del Baltico e del Danubio che, per ovvi motivi geopolitici, non ci vedono purtroppo coinvolti. Queste iniziative sono piuttosto avanti nella gestione di risorse finanziarie e di altro. Ritengo che, sull'esempio di questa macroregione baltica e danubiana, dobbiamo attivarci a tutti i livelli istituzionali per poter anche noi arrivare a questo obiettivo.
La presente mozione, di cui sono primo firmatario, e ringrazio i colleghi che due anni fa l'hanno sottoscritta con me e poi aggiornata, ha per oggetto l'istituzione di un'Assemblea parlamentare adriatico-ionica che coinvolga anche il nostro Parlamento. Questo organismo è stato avviato, come tutti sanno e come detto in precedenza, nel 2000, per iniziativa dei Ministri degli esteri di sei Paesi: Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia. Dall'elenco dei Paesi, notate bene che ci sono anche Nazioni che non fanno parte, o che al momento aspirano solo a far parte dell'Unione europea: pertanto questa macroregione svolgerebbe anche questo grande ruolo di coinvolgere altri Paesi europei.
Agli originari sei membri dell'Iniziativa adriatico-ionica si sono aggiunti successivamente, come tutti sanno, la Serbia e il Montenegro. Nel giugno 2008 è stato inaugurato ad Ancona un segretariato permanente, tuttora in attività, alla cui guida è stato designato per un periodo di tre anni un funzionario diplomatico italiano.
L'organo decisionale dell'Iniziativa adriatico-ionica è il Consiglio dei ministri degli esteri, chiamato Consiglio adriatico-ionico, i cui lavori sono preparati da periodiche riunioni di alti funzionari, cui viene demandato il coordinamento dei diversi settori di cooperazione. Gli ambiti della cooperazione regionale si articolano in quattro tavoli di lavoro: (piccole e medie imprese, trasporti e cooperazione marittima, turismo, cultura e cooperazione interuniversitaria, ambiente e lotta agli incendi), ferma restando la possibilità per le Presidenze di turno di estendere la cooperazione in altre aree, previa approvazione del Consiglio stesso.
Oltre all'Iniziativa adriatico-ionica vi sono tuttora altre iniziative. Ecco perché, se gli Stati che affacciano sull'Adriatico e sullo Ionio, dall'una e dall'altra sponda, riusciranno a forzare i tempi e ad approvare nel 2014 insieme agli altri la Macroregione adriatica, andranno anche a riassumere altri tipi di iniziative che finora come volontariato, dal basso, si sono create: per esempio, il Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio, l'euroregione Adriatica, che è tuttora in funzione, un'associazione di enti locali e regionali con sede in Croazia, di cui fanno parte la Regione Molise, la regione dell'Istria, la Slovenia, parte della Croazia, in cui sono state realizzate tante iniziative e il cui Presidente è l'attuale presidente della Regione Molise. Anche l'euroregione dell'Alto Adriatico è nata per iniziative provenienti dal basso, come pure il Regional cooperation council e l'eurodistretto del Basso Adriatico, costituitosi qualche anno fa a Termoli, ispirato ai modelli di cooperazione.
Ebbene, questa Macroregione, senza limitare iniziative provenienti dal basso, andrebbe a coordinare iniziative lodevoli, quali quelle che ho appena citato, sviluppatesi negli anni. Dunque, tutte le iniziative sopracitate sono in linea con l'obiettivo primario di realizzare una politica europea di prossimità e di preadesione.
Vorrei inoltre fare una considerazione, signor Presidente. In un momento in cui alcuni partiti rappresentati in quest'Aula si confrontano per stabilire se sia più opportuno che l'Europa sia costituita da Stati o da Regioni, credo che la Macroregione adriatico-ionica, come pure le altre, possano favorire le iniziative delle Regioni nell'ambito di un discorso più generale e più europeo.
Credo sia importante ricordare che puntavamo molto alla regione del Mediterraneo. Negli anni passati anche il presidente Prodi si è speso fortemente per favorire una politica comune nel Mediterraneo, e l'Italia, con i Governi di centrodestra e di centrosinistra che si sono susseguiti negli ultimi vent'anni, ha avuto la funzione di aggregare tutti i Paesi del Mediterraneo.
Permettetemi però di fare un'ulteriore osservazione. Oggi, considerate le enormi difficoltà in cui versano il Nord-Africa e qualche Nazione europea, credo che l'istituzione della Macroregione adriatico-ionica potrebbe favorire fortemente anche il recupero del progetto forte relativo all'intera area del Mediterraneo.
È una iniziativa che certamente oggi non garantirà fondi aggiuntivi - è bene dirlo in modo chiaro - ma raggiungerà l'obiettivo di fondo di coordinare le risorse disponibili evitando di frammentare i programmi europei per tutelare gli interessi di singole Regioni o territori e di darci una strategia molto più ampia nell'ambito di tutto l'asse adriatico.
Per concludere, riassumendo, ricordo che la Macroregione adriatico-ionica ha anche da affrontare, cosa di cui abbiamo già discusso in quest'Aula, i problemi riferiti al mar Adriatico, legati all'inquinamento, alla pesca ed altro ancora. Ebbene, guardando tutti al 2014, credo che l'Italia potrà assumere il compito di persuadere gli altri Paesi a chiedere l'assegnazione di fondi aggiuntivi per affrontare queste tematiche.
Credo che il nostro Parlamento, insieme a tutti i Parlamenti di quest'area, possa, in un'ottica unitaria, accompagnare questa iniziativa, che si auspica venga approvata. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Toni e Sbarbati).
Signor Presidente, le chiedo di poter allegare al Resoconto un'integrazione al mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Ha facoltà di parlare la senatrice Poli Bortone per illustrare la mozione n. 486.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, abbiamo presentato una mozione molto sintetica cercando di evidenziare esclusivamente la valenza politica della mozione stessa in rapporto alle indicazioni forti che ci vengono dall'Unione europea e, soprattutto, dalla politica di coesione che l'Unione europea porta avanti ormai già da moltissimi anni.
In particolare, siamo stati sollecitati ad intervenire su questo tema non perché lo avessimo fatto con ritardo, perché è un tema del quale si parla in realtà da oltre 10 anni, da quando cioè si tenne ad Ancona la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza (nell'anno 2000) e da quando quindi, sempre ad Ancona, è stato insediato il segretariato dell'Iniziativa adriatico-ionica.
In tal modo, peraltro, a quella città, e alla Regione Marche fu conferito un ruolo di particolare valenza nella proposta attiva di intervento in termini di politiche di coesione, dando quindi attuazione alle indicazioni, alle linee guida e alla strategia volute dal Trattato di Lisbona.
Quest'intervento, pertanto, ha una valenza di coesione politica, di carattere squisitamente politico, culturale, e anche di carattere economico. Mi permetto di sottolineare «anche» di carattere economico, perché è evidente che le politiche di coesione portate avanti dall'Unione europea mirano essenzialmente a creare delle aree omogenee: omogenee per cultura, per tradizioni, per storia, per commercio, una serie di affinità che peraltro siamo riusciti ad individuare e a portare avanti negli anni grazie ad alcuni programmi comunitari. Vale forse la pena di ricordare fra tutti i diversi accordi interregionali Italia-Grecia e Italia-Albania, che indubbiamente hanno contribuito in maniera notevole a individuare e a enucleare le affinità di carattere essenzialmente culturale fra regioni europee (non parlo di Stati) creando una coesione e una condivisione maggiori rispetto agli obiettivi comuni di politica europea.
È già stato ricordato dal collega Astore che il Comitato delle Regioni ha assunto - a seguito di una consapevolezza raggiunta dopo 11 anni di riflessioni dalla Conferenza di Ancona - una posizione più forte, esprimendo a Bruxelles, nell'ottobre del 2011, un parere articolato e molto interessante. Tale parere, naturalmente, sarà portato dal Comitato delle Regioni, secondo le procedure comunitarie, davanti al Consiglio europeo in forma di richiesta al fine di intervenire in maniera forte e pressante sulla Commissione europea, istituzione titolata ad organizzare i lavori e a dare base giuridica agli interventi medesimi, affinché la stessa possa giungere ad elaborare una strategia unica per la macroregione. Si tratta quindi di una sollecitazione forte e stabilita per tempo nei confronti della Commissione europea. È evidente infatti che tutte le strategie europee debbono essere affrontate, come normalmente avviene, con qualche anno di anticipo per fare in modo che successivamente i finanziamenti a monte delle stesse possano produrre esiti realmente efficaci.
Con questo desidero sottolineare che, a mio avviso, al di là degli Stati che ormai fanno già parte dell'Iniziativa adriatico-ionica, ovvero i tre Stati membri, Grecia, Italia e Slovenia e i due Stati candidati, Croazia e Montenegro (quest'ultimo particolarmente attivo in questi ultimi anni, soprattutto nell'ambito delle politiche infrastrutturali), vi sono ormai da un po' tre Stati in preadesione: Albania, Serbia e Bosnia-Erzegovina. Tra questi, l'Albania ha fatto notevolissimi passi avanti in termini di democrazia interna e credo che questa sia la valenza politica più forte nell'ambito di tutte le politiche di coesione dell'Unione europea a 27 Stati, ma soprattutto nell'ambito di una politica europea che desidera allargarsi a tutti gli Stati che fanno parte dell'area del Mediterraneo ed anche dell'Europa del Sud-Est, verso i quali esiste una particolare attenzione, sia per la consapevolezza di voler diventare Stati pienamente democratici, sia per l'aspetto più squisitamente economico e commerciale.
Credo che a questo punto sia importantissimo non soltanto che il nostro Parlamento assuma delle decisioni che siano incalzanti, pressanti e cogenti - vorrei dire - nei riguardi del nostro Governo, perché il Governo a sua volta si possa poi attivare in tutte le sedi europee per portare avanti una politica del genere e quindi fare in modo che prima del 2014 la Commissione, con atto formale e ufficiale, riconosca in quanto tale la Macroregione adriatico-ionica. Penso sia molto importante che si crei anche una sorta di animazione territoriale (la potremmo definire così), un'opera di sensibilizzazione, un'incentivazione sempre più forte ai partenariati (ai partenariati locali, ai partenariati interistituzionali), in modo che i territori in quanto tali prendano realmente coscienza del fatto che oggi non si deve più discutere all'interno degli Stati in termini di egoismo regionalistico, ma secondo affinità differenti che possono essere individuate non soltanto con altre Regioni del nostro Stato, ma con regioni in questo caso di Stati frontalieri rispetto alla nostra Italia.
In questa attiva animazione sono già presenti le università, che sono istituzioni importantissime (abbiamo parlato di politica culturale, anche, di politica del turismo, di politica delle infrastrutture), le camere di commercio e tutte quante le istituzioni territoriali, starei per aggiungere una forma di incentivazione ai privati a partecipare, insieme con le istituzioni, a questo processo di consapevolizzazione (scusate il neologismo), considerata l'importanza che può avere una macroregione.
Voglio anche ricordare che nel 2014 terminerà, per l'obiettivo convergenza, quel flusso notevole di danaro indirizzato alle regioni dell'ex obiettivo 1, oggi regioni di convergenza. Quindi tutto il tema delle infrastrutture, che è stato particolarmente sottolineato dalla collega Sbarbati, è un tema sul quale l'Unione europea da tantissimo tempo cerca di dare delle indicazioni precise, dai trasporti urbani alle grossissime infrastrutture, i Corridoi paneuropei compresi. Mi piace ricordare che l'Italia a suo tempo, dovendo scegliere un Corridoio, scelse il Corridoio 5, e non certamente il Corridoio 8, che avrebbe potuto in qualche modo agevolare le Regioni del nostro Mezzogiorno. Siamo italiani e va benissimo che vada avanti il Corridoio 5, ma senza trascurare il Corridoio 8, anche perché in questo senso vi sono tantissime iniziative anche di carattere privato. Dunque mi pare giusto che vada avanti.
Dicevo che è un'iniziativa che potremmo definire di carattere nazionale: non riguarda le regioni dell'obiettivo convergenza che vorrebbero approfittare della programmazione 2014-2020, ma è un programma che investe l'intera Nazione, perché parte dal Friuli e arriva alla Sicilia, e cerca di creare delle situazioni di equità nell'interesse dell'intero versante adriatico, dal momento che quest'ultimo è già in qualche modo coperto da un interesse soprattutto in tema di interventi infrastrutturali.
Per tutto ciò chiediamo che venga approvata la mozione da noi presentata, che chiede semplicemente il riconoscimento della Macroregione da parte delle istituzioni europee e l'impegno in questo senso del Governo italiano. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e dei senatori Scarpa Bonazza Buora e Sbarbati).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Gallo per illustrare la mozione n. 487.
GALLO (PdL). Signor Presidente, non ripeterò osservazioni già svolte da altri colleghi, e mi limiterò a mettere in evidenza gli obiettivi della mozione di cui sono sottoscrittore insieme ad altri colleghi.
Il primo obiettivo è quello di impegnare il Governo ad accelerare le procedure per completare, nel 2012-2013 tutti gli adempimenti utili al riconoscimento della Macroregione adriatico-ionica da parte dell'Unione europea. Parto dalla fine della mozione, perché questo tema diventerà l'essenza del mio intervento. L'obiettivo del riconoscimento della Macroregione è quello di raggiungere la coesione territoriale prevista dal Trattato di Lisbona e di rafforzare la cooperazione, diventando un fattore fondamentale di integrazione transnazionale per lo sviluppo, la stabilità economica e la tutela ambientale. Sono tutti temi importantissimi che riguardano lo sviluppo di tutte le regioni che si affacciano sull'Adriatico, e la considerazione ambientale non va sottaciuta, essendo il mare Adriatico più un lago che un mare, viste le dimensioni.
In questa sede mi sembra opportuno mettere in evidenza, in termini infrastrutturali, che stamattina in 8a Commissione si è discusso su un pacchetto di proposte di regolamento, con particolare riferimento all'istituzione di un meccanismo per collegare l'Europa e agli interventi di carattere infrastrutturale nei settori del trasporto, dell'energia e delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Mi chiedo quindi come, da un lato, si possa parlare di macroregione e di obiettivi di sviluppo, di crescita, di tutela ambientale e di coesione e, dall'altro, eliminare dalla programmazione europea - perché di questo si tratta - il Corridoio 8.
Credo che questa sia la sede opportuna per parlare di macroregione per quelli che sono gli obiettivi della stessa, e quindi del miglioramento dei collegamenti, che invece vengono ridotti. In questi giorni vi è stata una serie di proteste perché Trenitalia taglia i treni, peggiorando i collegamenti invece di migliorarli, e quello che era il futuro della dorsale adriatica con il Corridoio 8 viene a mancare nelle prospettive europee.
Mi sembra che non si concili una macroregione destinata a sostenere la cooperazione transnazionale attraverso collegamenti adeguati con una programmazione europea che cambia direzione e, anziché prevedere una dorsale tirrenica con il Corridoio 1 ed una dorsale adriatica con il Corridoio 8, sopprime quest'ultimo. Ciò comporta una disattenzione complessiva su questa importante fascia territoriale, in cui la tenuta ambientale viene messa in discussione dalle trivellazioni (sulle quali sono state presentate varie interrogazioni, per la verità senza risposta alcuna) che vengono effettuate nell'Adriatico all'altezza della Puglia: si era partiti a ridosso delle isole Tremiti e si è scesi sino a Brindisi e ad Otranto. Mi sembra che anche questo tema non si concili con l'esigenza di tutelare l'aspetto ambientale anche per la vocazione turistica dei nostri territori.
Pertanto, accanto al contenuto della mozione, volta ad impegnare il Governo ad accelerare le procedure per il riconoscimento della Macroregione adriatico - ionica, sui cui obiettivi e finalità vi è convergenza, mettiamo in evidenza che tali obiettivi richiedono la conseguente azione di infrastrutturazione, con il ripristino del Corridoio 8. Chiedo che quest'Assemblea si faccia carico di segnalare l'esigenza che il Corridoio 8 arrivi sino a Lecce, dal momento che non c'è motivo di non arrivare fino alla parte ultima della Penisola lungo l'Adriatico, ripristinando le prospettive e le aspettative di tutti i territori che si affacciano su tale mare. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Sbarbati per illustrare la mozione n. 490.
*SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, senza ripetere quanto egregiamente i colleghi che mi hanno preceduto hanno già detto, vorrei partire da alcune considerazioni impegnando il Governo ad un ascolto sensibile. Credo infatti che il problema di fondo che oggi scuote anche l'Unione europea sia quello che è un po' di tutti gli Stati: integrare e armonizzare le politiche tra Nord e Sud dei Paesi, tra Nord e Sud del continente europeo.
Questo è lo schema che durante il Vertice di Lisbona ha dominato il dibattito politico ed è lo schema per cui si è dato vita alla politica di coesione che, dal Vertice di Lisbona, ha avuto degli sviluppi che hanno portato a determinazioni molto precise e che oggi vedono, a fianco di ciò che è stato realizzato, anche l'iniziativa che comprende la Macroregione adriatico-ionica.
Questa realtà, che dovrebbe andare in sinergia con quanto già è stato fatto per quanto riguarda gli assi del Nord, del Baltico e del Danubio, ha riflessi molto importanti per settori fondamentali nello sviluppo di queste realtà, che riguardano le piccole e medie imprese, i trasporti e la cooperazione marittima, il turismo, la cultura e la cooperazione universitaria.
Si tratta quindi di un'operazione di integrazione profonda di popoli e di realtà territoriali sotto il profilo antropologico, ambientale e culturale, ed anche sotto il profilo economico.
Personalmente, durante il periodo in cui sono stata al Parlamento europeo mi sono occupata del Forum delle camere di commercio che ho fatto attivare e accreditare presso quella istituzione. Da lì è partita tutta una serie di iniziative che hanno visto come Regione capofila le Marche e come Comune capofila quello di Ancona. Non volendo ripetere ciò che è stato detto egregiamente, dico semplicemente che da allora tanti passi sono stati compiuti, soprattutto grazie all'iniziativa delle comunità locali, delle Regioni, dei Comuni, di queste realtà del mare Adriatico che, essendo un mare di cerniera, è fondamentale per i rapporti, perché crea un ponte tra la realtà adriatica italiana e quella dell'altra sponda. Un ponte che deve essere costruito anche, e non solo, attraverso la viabilità marittima, o dei corridoi, ma attraverso un'integrazione profonda a livello di cultura, di economia e di sviluppo.
Oggi la competizione internazionale si fa non più per singole e isolate realtà, ma addirittura per continenti. Quindi l'Europa, con questa strategia che riguarda la coesione, ha recepito il significato fondamentale di unità territoriale profonda, che deve andare ben al di là di ciò che è stato fatto fino ad oggi e deve portare a una struttura politica del continente stesso, attraverso un'opera profonda di integrazione in un processo lento, ma stabile, che vede soprattutto iniziative forti a livello di infrastrutture. Per infrastrutture intendo non soltanto i collegamenti viari (acqua, terra, rotaie, e così via), ma soprattutto le grandi reti transeuropee e le reti paneuropee. Di questo sforzo che l'Europa ha fatto per tanti anni (ormai sono più di dieci) cominciamo a vedere in Italia alcune iniziative.
Oggi, dopo l'approvazione della nuova strategia che riguarda i progetti prioritari nel quadro delle reti transeuropee per il periodo 2014-2020, con un piano di circa 50 miliardi di euro, per quanto concerne l'Italia, nel Corridoio Baltico-Adriatico sono stati inseriti i collegamenti ferroviari e le piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, nonché i porti di Trieste, Venezia e Ravenna. Al Nord è stata confermata la priorità già assegnata alla Torino-Lione, al tunnel del Brennero e al collegamento ferroviario Genova-Milano-Svizzera.
Nel Mezzogiorno è stato tagliato fuori il Ponte sullo Stretto (che si ritiene debba essere affrontato come problema, anche a livello economico, soltanto dall'Italia) ed è stato invece confermato il potenziamento della ferrovia Napoli-Reggio Calabria, a cui è stata affiancata la priorità assegnata ai lavori da realizzare sulla tratta Napoli-Bari.
È del tutto evidente che fermarsi a Ravenna significa cancellare il primo disegno del famoso Corridoio 8, il Corridoio adriatico, che vedeva invece collegamenti riguardanti tutto il percorso dell'asse adriatico fino a Brindisi ed oltre.
Noi riteniamo che aver tagliato questo Corridoio, aver dato la priorità ad altri lavori, fermandosi a Ravenna per i collegamenti riguardanti la macroregione sia stato un errore che penalizza ancora una volta le Regioni del Meridione, le quali hanno assolutamente bisogno di sentirsi collegate al resto del Paese e al Nord dell'Europa, con cui hanno rapporti commerciali, economici e culturali ormai da tempo assodati ed acclarati.
In questo contesto, la realizzazione della Macroregione adriatico-ionica avrebbe un grande significato. Il prolungamento di quel Corridoio significherebbe, infatti, dare a questa macroregione anche la possibilità plastica di agganciarsi alla restante realtà europea, nonché ai Paesi che fanno già parte dell'Unione europea e a quelli che stanno per entrarci lavorando assieme ed estendendo tutte le politiche di coesione a una popolazione di circa 60 milioni di persone.
Ricordo che la Macroregione adriatico-ionica comprende tre Stati membri dell'Unione europea, che sono l'Italia, la Grecia e la Slovenia; due Paesi candidati, che sono la Croazia e il Montenegro; tre Paesi candidati potenziali, quali l'Albania, la Bosnia-Erzegovina e la Serbia, per una estensione di circa 450.000 chilometri quadrati ed un bacino che comprende 60 milioni di persone.
Ora, non può sfuggire a nessuno quale importanza possa avere il bacino adriatico-ionico, che è un mare semichiuso che si collega con il Mediterraneo e del quale anche storici importanti del passato come Fernand Braudel si sono occupati per sottolinearne la consistenza culturale e soprattutto la valenza politica ed economica. Tutto questo, infatti, darebbe all'Europa un grande impulso per la sua unità e per la coesione territoriale, ma soprattutto la rilancerebbe vero il Mediterraneo. Si tratta di una questione di fondamentale importanza; più volte abbiamo sottolineato nel Parlamento europeo quanto le politiche del Mediterraneo siano determinanti, come quelle assunte nei confronti dell'Est, le quali hanno comportato anche guerre ed importanti iniziative per ristabilire la pace.
Verso il Mediterraneo l'Europa è stata sempre lenta e pigra. C'è bisogno, al contrario, che l'Europa si riappropri anche di una sua vocazione verso il Sud, verso il Mediterraneo che oggi ha assunto una grande importanza, essendo diventato un bacino all'interno del quale urge una politica dell'Unione europea fatta di iniziative forti e di coesione.
È chiaro che la creazione della Macroregione adratico-ionica è un fattore decisivo per l'integrazione transnazionale e per lo sviluppo, che favorirà anche l'ingresso nell'Unione europea dell'area dei Balcani. È però altresì importante che, oltre all'area dei Balcani, sia considerata proprio l'area mediterranea, e questo progetto non può essere concretizzato e portato a termine se a livello infrastrutturale ci si ferma al porto di Ravenna e si escludono Rimini, Ancona, Bari, Brindisi, e quindi tutto il Corridoio adriatico, per il quale sono necessari questi collegamenti infrastrutturali, ma anche culturali. Mi riferisco alla banda larga, alle grandi reti di comunicazione culturale e tecnologica e quindi a tutto un percorso che bisogna intraprendere per sostenere l'integrazione attraverso importanti iniziative in tutti i settori.
Mi avvio alla conclusione, Presidente, chiedendo che il Governo effettivamente assuma un impegno. In passato, avendo fatto parte per nove anni del Parlamento europeo, ho visto sottolineare da tutti i Governi che si sono succeduti l'importanza del corridoio adriatico e poi non inserirlo nelle 14 priorità che dovevano essere votate in quella sede. Ho visto successivamente riprendere l'iniziativa, poi lasciarla e riprenderla ancora. Speriamo che questa volta non venga abbandonata. L'iniziativa adriatica-ionica è importante: il Governo deve adoperarsi affinché essa venga portata a termine, in quanto è importante non solo per l'Italia e per i Paesi dell'Adriatico, ma anche per realizzare la politica di coesione. Inoltre, detta iniziativa deve essere collegata al problema delle reti affinché nei finanziamenti, che dovranno essere ridiscussi, possano essere compresi anche quelli relativi al prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico oggetto della mozione firmata da me e da altri colleghi di tutti i Gruppi politici ai porti del Centro Sud del nostro Paese. (Applausi dei senatori Astore e Procacci).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Legnini per illustrare la mozione n. 502.
*LEGNINI (PD). Signor Presidente, il nostro Gruppo ha particolarmente insistito per calendarizzare sia la nostra mozione, sia le altre che sono state già illustrate, presentate da altri colleghi e da altri Gruppi, per colmare un vuoto di discussione, di confronto e anche di decisione del Parlamento italiano su uno degli obiettivi più ambiziosi che l'Italia sta coltivando in questa fase in sede europea.
È utile e certamente necessario che il Parlamento e il Governo si pronuncino in modo chiaro alla vigilia della possibile, definitiva approvazione di questa iniziativa europea.
Le macroregioni non sono un nuovo livello istituzionale, un nuovo organismo, un nuovo ente, ma rappresentano la declinazione delle politiche dell'Unione europea per macroaree, al fine di favorire il coordinamento degli interventi delle politiche per la coesione con i programmi settoriali. Non è un caso che l'Europa abbia accompagnato il pronunciamento e, anzi, la sollecitazione sulla strutturazione di macroregioni in sede europea con tre no: no a nuovi regolamenti, no a nuovi organi e no a nuovi fondi. Non si prevede, quindi, di creare sovrastrutture aggiuntive rispetto a ciò che già esiste.
Le strategie macroregionali possono diventare uno strumento molto importante per dare concretezza all'obiettivo di coesione territoriale promosso dal Trattato di Lisbona e per rafforzare i processi di adesione all'Unione Europea dei Paesi candidati o potenzialmente candidati. L'Unione Europea ha adottato numerosi atti di indirizzo in tal senso, che fino ad oggi hanno portato ad approvare due macroregioni in sede europea, quella del Baltico e quella del Danubio. Dunque, quella Adriatico-Ionica potrà essere la terza macroregione in sede europea e vi è la possibilità concreta che ciò avvenga in breve tempo.
Questa macroregione ha una valenza indiscutibile, più delle altre macroregioni già definite o potenzialmente definibili. Otto Paesi hanno già aderito: tre già membri dell'Unione Europea (l'Italia, la Grecia e la Slovenia), due candidati (la Croazia e il Montenegro), e tre potenziali candidati (l'Albania, la Bosnia Erzegovina e la Serbia).
Dunque la strategia Adriatico-Ionica non è in contraddizione con una politica mediterranea, tanto più urgente in questa fase, per la necessità di definire i rapporti tra l'Unione europea, la Turchia e il Medio Oriente, da un lato, e i Paesi del Nord-Africa, dall'altro, anche a seguito degli eventi molto importanti di questi anni. È, invece, il primo passo o, come è stato definito in sede europea, un ponte verso una più ampia strategia del Mediterraneo.
La strategia Adriatico-Ionica ha un livello di definizione avanzato e concreto. Parte dal 2000, dopo la cessazione dei conflitti che tutti ricordiamo nei Balcani. Da allora si sono succedute numerose iniziative di avvicinamento: si sono mosse le città, le Regioni, le camere di commercio, le università, associazioni culturali, organizzazioni d'impresa, che hanno costituito forum e coordinamenti. Vi è stato un movimento e ci troviamo in una fase di condivisione dal basso molto avanzata.
Nel 2010 ad Ancona il Consiglio Adriatico-Ionico ha adottato una dichiarazione formale per la definitiva approvazione della strategia, che poi è stata ribadita a Bruxelles nel 2011. Il Consiglio europeo, nel giugno 2011, in occasione dell'approvazione della strategia per il Danubio, ha invitato gli Stati membri a proseguire in questa azione di strutturazione e di promozione delle strategie macroregionali, con particolare riferimento a quella Adriatico-Ionica. Infine, l'11 e il 12 ottobre - da qui trae le mosse la nostra iniziativa di chiedere la calendarizzazione della mozione - il Comitato delle Regioni, che rappresenta tutte le Regioni d'Europa, ha approvato all'unanimità questa strategia; l'ha fatto dopo la relazione del presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, che ieri il nostro Gruppo, insieme a colleghi di altri Gruppi che hanno accettato il nostro invito, ha incontrato per rendere questa discussione ancor più consapevole e per essere aggiornati sui passi futuri che dovranno essere fatti in vista di questa approvazione. Peraltro, ricordo che dal 2008 ad Ancona è operativo un Segretariato permanente, diretto dall'ambasciatore Fabio Pigliapoco, a servizio di tutti i Paesi aderenti.
Dunque mancano, ad oggi, solo gli atti di approvazione definitiva in sede europea e soprattutto il varo di un piano d'azione concreto della Macroregione. È su questo percorso che i Governi, compreso il nostro, e i Parlamenti nazionali devono rafforzare il proprio ruolo, la propria partecipazione e la propria opera di accompagnamento. Il passato Governo, attraverso il sottosegretario Mantica, aveva seguito molto attentamente questo percorso; noi chiediamo che l'attuale Governo faccia altrettanto e anzi di più in vista della conclusione della procedura e lo faccia con il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. Sarebbe singolare, infatti, che una strategia transnazionale come quella di cui stiamo discutendo fosse portata avanti e conclusa all'insaputa dei Parlamenti nazionali. Tale partecipazione è importante per la definizione della strategia ma anche perché nella programmazione nazionale, economica ed infrastrutturale, nella definizione delle politiche ambientali, energetiche e turistiche - oltre che, ovviamente, nella politica estera -, noi non potremmo prescindere da questa realtà, se e quando sarà definita e conclusa.
Se leggiamo oggi tutti gli atti di programmazione economica nazionale non vi è alcun riferimento a questa strategia che riguarda mezza Italia, tutta la parte orientale del nostro Paese. A questo riguardo è eclatante la vicenda, richiamata anche da altri colleghi, del completamento del corridoio Baltico-Adriatico nel contesto dell'integrazione della rete transeuropea di trasporto che riguarda in particolare l'alta velocità. Esiste una proposta di regolamento europeo che prevede il prolungamento del corridoio fino a Ravenna e che taglia fuori tutte le Regioni del medio e basso Adriatico - le Marche, l'Abruzzo, il Molise, la Puglia e la Calabria - dall'Alta velocità. Se in sede europea venisse approvato un regolamento con questo contenuto, tali Regioni, nei prossimi decenni, sarebbero tagliate fuori dall'Alta velocità, subendo una condizione di isolamento e di handicap gravissimo.
Inoltre, è molto rilevante la necessità di coordinare le politiche energetiche. Mi riferisco alla vicenda, che i colleghi ricorderanno, dell'estrazione del gas nell'alto Adriatico, con il rischio del fenomeno della subsidenza che viene trattato in un modo dal nostro Paese e in un altro di Paesi che si trovano dall'altro lato dell'Adriatico. La Slovenia e i Paesi limitrofi, infatti, si stanno muovendo in questa direzione.
Ricordo anche il tema generale delle estrazioni petrolifere sul mare e delle piattaforme offshore che stanno proliferando mettendo a rischio, secondo me, l'ambiente e il mare lungo l'Adriatico e che naturalmente andrebbero programmate in un'ottica macroregionale. Non mi soffermo, inoltre, sulle politiche infrastrutturali, sulla portualità, la proliferazione, sempre sull'Adriatico, di piccoli porti che non dialogano tra di loro e, più in generale, sulle politiche di sviluppo di quell'area con un utilizzo più efficace e rapido dei fondi europei che il nostro Paese, notoriamente, fa fatica a spendere. A questo proposito l'attuale Governo si sta muovendo molto tempestivamente e, a mio modo di vedere, efficacemente.
Insomma - e concludo - si tratta di una importante strategia che interessa tutta la parte orientale del nostro Paese; una straordinaria opportunità per stare a testa alta in Europa, per esercitare una leadership sugli altri Paesi dell'Adriatico-ionico. Dobbiamo fare in fretta per cogliere questa opportunità, in vista della nuova programmazione dei fondi comunitari che partirà nel 2014, ma che sarà definita durante il corso del 2012 e 2013.
Ecco perché abbiamo ritenuto utile che oggi questo ramo del Parlamento si esprimesse e che il Governo manifestasse, come mi auguro faccio oggi, l'intenzione di rafforzare il suo impegno in sede europea per portare a compimento questa importante strategia. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto tecnico industriale «von Neumann» di Roma. Rivolgiamo a loro il saluto, il benvenuto al Senato per la loro visita e gli auguri per la loro attività di studio. (Applausi).
Ripresa della discussione delle mozioni nn. 168 (testo 2), 486, 487,
490, 502, 515 e 517 (ore 10,28)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Blazina per illustrare la mozione n. 515.
BLAZINA (PD). Signor Presidente, il tema oggi posto all'attenzione dell'Aula riveste notevole importanza ed è in linea con la politica estera e soprattutto con la politica europea del nostro Paese. L'Iniziativa adriatico-ionica promuove, infatti, tramite attività di cooperazione regionale incentrate sull'area adriatico-ionica, la stabilità ed il percorso europeo dei Paesi della predetta regione non ancora membri dell'Unione europea. E di questo hanno giù parlato i colleghi che mi hanno preceduta; cercherò pertanto di fare un intervento sintetico. Essa continua a rappresentare un riferimento fondamentale per la creazione della macroregione adriatico-ionica, e ciò sia per quanto riguarda le competenti autorità europee, sia per i Paesi promotori della Strategia, il cui percorso di attuazione è stato avviato con la mozione formale nelle conclusioni del Consiglio europeo del 24 giugno 2011.
L'attività della IAI si è inoltre consolidata nella sua dimensione intergovernativa; si tratta ora di fare un passo ulteriore, prevedendo appunto la creazione anche della dimensione parlamentare. Visto il ruolo che l'Iniziativa adriatico-ionica anche nel prossimo futuro svolgerà al fine di arrivare quanto prima alla preparazione operativa della Strategia macroregionale per l'Adriatico e lo Ionio, si è voluto inserire la mozione di cui sono prima fìrmataria - in considerazione anche della mi appartenenza alla delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro-europea e membro della sua Commissione politica - all'interno di questa odierna discussione.
La mozione infatti ricalca nelle premesse i contenuti delle altre mozioni presentate, in particolare dal collega Legnini; si differenzia da esse solamente per quanto riguarda il dispositivo finale, visto che tratta di un aspetto specifico.
Condivido molto degli interventi che si sono susseguiti finora e le motivazioni che hanno portato a questo dibattito. È necessario infatti dare al Governo nuovo impulso affinché ad ogni livello europeo venga posta con forza la richiesta di inserire la Strategia Macroregionale adriatico-ionica nella politica di coesione dell'Unione europea successiva al 2013, ed in particolare per quanto riguarda la collaborazione transnazionale e transfrontaliera, in modo tale che i programmi operativi regionali del periodo successivo di programmazione, quella del 2014-2020, possano contribuire all'effettiva attuazione di tali strategie, utilizzando i fondi dedicati, utili a finanziare la crescita di questa regione, con investimenti per il potenziamento delle infrastrutture e per lo sviluppo sostenibile.
Vorrei richiamare brevemente le ragioni che hanno portato alla formulazione della proposta di creare la dimensione parlamentare dell'Iniziativa adriatico-ionica (IAI). Essa è nata all'interno della delegazione parlamentare dell'InCE (Iniziativa centro-europea) nel quadro della riflessione sui rapporti della stessa con le altre iniziative di cooperazione regionale, visto che la missione della stessa rimane la cooperazione regionale in vista dell'integrazione europea.
L'InCE, infatti, per la sua membership può agire da ponte tra la regione baltica, quella danubiana, del Mar Nero e adriatica e può svolgere un ruolo importante nell'attuazione delle strategie macroregionali. Va sottolineato, inoltre, in questa sede che dell'Iniziativa adriatico-ionica fanno parte ben sette Paesi che sono nel contempo anche membri dell'InCE, e cioè Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia.
Arrivare perciò alla costituzione presso i Parlamenti membri della IAI di delegazioni parlamentari ad hoc potrebbe rafforzare l'azione di sensibilizzazione ad ampio raggio rispetto agli obiettivi dell'Iniziativa adriatico-ionica. Ricordo ancora all'Aula che tale proposito è stato inserito, su richiesta della delegazione italiana, nella dichiarazione finale dell'ultima Assemblea generale dell'InCE, svoltasi lo scorso novembre a Belgrado, approvata all'unanimità dalle delegazioni presenti.
Vista la sovrapposizione di tanti Paesi all'interno delle due Iniziative, si è pensato di poter fare coincidere le due dimensioni, evitando così la nascita di nuovi organismi con ulteriori costi. Questo, però, è ovviamente solo un suggerimento da parte dell'InCE. La decisione spetta, infatti, alla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI. Voglio anche ricordare che un'analoga mozione è stata presentata alla Camera nell'ottobre scorso, con primo firmatario l'onorevole Antonione in qualità di Presidente della delegazione italiana dell'InCE, e comunque firmata da tutti i componenti di tale delegazione.
La mozione in esame, che auspico venga accolta, rappresenta un tassello aggiuntivo rispetto agli sforzi per raggiungere l'obiettivo finale - comune peraltro anche alle altre mozioni presentate in quest'Aula - e cioè l'approvazione in tempi utili da parte del Parlamento europeo della Macroregione adriatico-ionica. Essa viene portata avanti nella convinzione che l'InCE possa costituire un importante elemento di congiunzione tra la regione dell'Europa centro-orientale e la regione adriatico-ionica. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Caforio per illustrare la mozione n. 517.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, signor Sottosegretario, le mozioni oggi in discussione, presentate dai vari Gruppi parlamentari, riguardano l'Iniziativa adriatico-ionica, ovvero la realizzazione e il riconoscimento, a livello europeo, di una macroregione nel bacino adriatico-ionico.
Il concetto di macroregione è stato introdotto nell'ottobre 2009, quando il Consiglio europeo e la Commissione europea hanno approvato, grazie ad una proficua ed attiva azione diplomatica da parte dei Governi nazionali e di un intergruppo di europarlamentari appartenenti agli Stati interessati, una strategia di sviluppo dell'area baltica.
La macroregione può essere definita come una strategia volta al perseguimento e quindi alla realizzazione di più obiettivi. Grazie alla realizzazione di queste aree, infatti, si contribuisce alla europeizzazione del nostro continente. Coinvolgendo infatti tutti gli attori di tutti i livelli (da quello sovranazionale, passando per quello nazionale, fino ad arrivare a quello locale), si costituisce un'Europa più unita e in grado di travalicare i confini nazionali, che non solo dividono, ma che spesso rallentano lo sviluppo in determinate aree.
Le macroregioni rappresentano, dunque, una concreta via da percorrere nella realizzazione di un'Europa più unita, in grado di affrontare al meglio le nuove sfide derivanti anche dalla congiuntura economica negativa.
Tale strategia consente, inoltre, di rendere più efficace la politica pubblica a tutti i livelli e in tutti i territori, coinvolgendo, appunto, e coordinando al meglio istituzioni e risorse già esistenti.
Le macroregioni, così come definite dalla stessa Commissione europea, sono delle aree cosiddette funzionali; vengono infatti definite in funzione delle sfide e delle opportunità comuni transnazionali. Spesso gli obiettivi da raggiungere richiedono azioni collettive che travalicano i confini nazionali. Un esempio concreto è dato dalle tematiche ambientali: se più attori nazionali adottano la stessa politica ambientale virtuosa, l'impatto sull'ambiente sarà sicuramente migliore rispetto a quanto potrebbe invece avvenire se tale atteggiamento eco-friendly fosse rispettato da un unico Stato. Dalla cooperazione derivante dalla realizzazione di queste macroregioni si potrebbero dunque trarre enormi benefici.
Per il nostro Paese, colleghi, la realizzazione di questa Macroregione adriatico-ionica rappresenterebbe l'opportunità di cooperare con i nostri vicini in diversi settori, quali quello del turismo, delle piccole e medie imprese, dello sviluppo rurale, della cultura, come in tanti altri. In questo senso sono stati già firmati sotto la Presidenza italiana dei protocolli di cooperazione nei settori già citati.
Non solo. La costituzione della nostra macroregione, a differenza di quelle già esistenti, adempie ad un ruolo ancora più importante: a questo progetto hanno inteso prendere parte l'area balcanica occidentale che sta avanzando, a velocità diverse, verso Bruxelles. Come sostenuto anche in occasione di un incontro bilaterale con il nostro Paese dalla Presidenza ungherese, la costituzione e la realizzazione della macroregione adriatico-ionica costituiscono, infatti, a livello territoriale un nuovo strumento dell'Unione europea da lanciare, nonché una nuova forma di sostegno e motivazione, capace effettivamente di aiutare il processo di integrazione.
Questo ambizioso ma realizzabile progetto, colleghi, ha bisogno ora di una spinta e di essere concretamente appoggiato dai Governi dei territori interessati, nonché dai parlamentari europei. Non possiamo permetterci di far slittare ulteriormente l'approvazione della Macroregione adriatico-ionica. Dobbiamo assicurarci che questo progetto si trasformi in realtà prima che venga definita la nuova programmazione dei fondi comunitari per il 2014-2020. Rischiamo altrimenti di vanificare quanto è stato fatto nell'arco di quest'ultimo decennio; non vorremmo che questo Governo si assumesse questa grave, nonché dannosa, responsabilità.
La IAI, infatti, è stata avviata con l'approvazione e la firma della Dichiarazione di Ancona nel lontano maggio del 2000. Dopo sei anni hanno inteso aderire a questo progetto anche la Serbia e il Montenegro, arrivando, così, a coinvolgere ben otto Paesi del bacino adriatico-ionico. Sin dai suoi primissimi anni di vita, la IAI ha inteso tessere rapporti con altre iniziative e organizzazioni regionali quali, ad esempio, l'InCE, il Consiglio di cooperazione regionale, la Cooperazione economica del Mar Nero e il Processo di cooperazione del Danubio.
Dal 2008 è operativo un Segretariato permanente e nel 2010, in occasione della XII riunione del Consiglio adriatico-ionico, i Ministri degli esteri dei Paesi IAI hanno adottato una dichiarazione in cui hanno rinnovato il loro desiderio di arricchire e promuovere nelle sedi opportune tale programma. Tutto questo a conferma che nell'arco di dieci anni questo entusiasmo non è scemato ma, anzi, si è consolidato.
Sempre nello stesso anno, i membri del Comitato delle regioni hanno infine adottato il cosiddetto documento di risoluzione, nel quale si chiede al Consiglio europeo di sollecitare la messa a punto di una strategia europea per la Macroregione adriatico-ionica da parte della Commissione europea.
In conclusione, colleghi, proprio al fine di accelerare tale meccanismo, vorremmo impegnare il Governo a coordinare l'azione dei paesi aderenti alla IAI in sede europea; a valorizzare il bacino adriatico-ionico e le diverse forme di cooperazione territoriale che in esso operano, coinvolgendo tutti gli attori istituzionali di tutti i livelli; a sostenere - ed è importante sottolineare senza costi aggiuntivi a carico dei Governi - la dimensione parlamentare della IAI, attualmente composta dai Presidenti dei Parlamenti dei Paesi interessati.
Chiediamo inoltre che il nostro Governo si faccia promotore di iniziative che consentano di completare il Corridoio Baltico-Adriatico e di sviluppare, quindi, i porti di Ancona, Bari e Brindisi, rendendoli ancora più strategici per il nostro Paese. Così facendo si rafforzerebbe inoltre il progetto europeo che vede il nostro Paese proiettato nel Mediterraneo. Non solo: la creazione di questa macroregione consentirebbe ad una Europa indebolita sul fronte meridionale-orientale di conquistare un nuovo vigore e appianare quelle disparità geopolitiche che ledono il progetto europeo.
Colleghi, vorremmo infine che l'Esecutivo preveda un serio e diretto coinvolgimento in questo progetto degli enti territoriali senza, però, omettere di esercitare un preciso e puntuale controllo sugli stanziamenti e sulla gestione degli stessi da parte di questi ultimi attori. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Filippi Marco. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ritengo sia stata una scelta felice ed opportuna calendalizzare per la giornata odierna l'esame e il voto sulle mozioni inerenti la costituzione di una Macroregione adriatico-ionica e sono convinto che il nostro dibattito e le successive risoluzioni che verranno adottate potranno costituire, oltre che un utile elemento di sostegno alla strategia sottesa e alle iniziative che dovranno essere intraprese, anche una riflessione politica importante per il nostro Paese proprio per la particolare fase che stiamo attraversando.
Lo dico, per il valore che può avere, da membro di questo Senato impegnato in una Commissione, a mio avviso, particolarmente attinente e strategica al tema in questione (il tema delle infrastrutture, come è stato richiamato, è infatti centrale alla realizzazione di molti dei propositi contenuti nei testi al nostro esame), ma lo dico anche da parlamentare eletto e proveniente da una Regione non direttamente coinvolta, la Toscana, e proprio per ciò in grado disinteressatamente di apprezzarne l'importanza e il valore.
Ritengo insomma che il dibattito di oggi possa costituire una straordinaria occasione di iniziativa politica che il Senato ha avuto il merito di intraprendere. Un'occasione politica straordinaria proprio perché in grado di suscitare e avere potenzialmente effetti e riflessi a molteplici livelli istituzionali. Innanzitutto, un'occasione preziosa per come nei fatti il nostro Paese possa esercitare concretamente un ruolo attivo in Europa nell'ambito dell'Unione europea, ma anche, all'opposto, per riflettere sull'utilità per l'Unione europea che un Paese importante come l'Italia possa costituire uno straordinario fattore di integrazione e quindi di rafforzamento delle politiche comunitarie, allargandone i benefici ad aree importanti e strategiche come quella balcanica in questo caso, piuttosto che quella mediorientale o quella nordafricana.
Il tema è come un territorio che, pur non costituendo un'area territoriale omogenea, può nelle relazioni dei traffici e degli scambi commerciali perseguire livelli di sviluppo più armonici di quelli che ha conosciuto dal dopoguerra ad oggi. Un territorio che può conoscere nel mare che lo bagna, non più elemento di divisione e di separatezza, ma potenziale e potente fattore di inclusione per le comunità che vi si affacciano.
Lo strumento della macroregione, come ricordato dal collega Legnini, costituisce in questo senso un modello, come lo è stato per le precedenti esperienze, quella baltica e quella danubiana, che possiede la proprietà di accelerare i processi di integrazione economica, di favorire il coordinamento istituzionale e di efficientare le procedure decisionali. Un progetto, quello delle macroregioni, che nel divenire obiettivo comune e nell'interesse generale delle comunità interessate, consente di superare progressivamente ostacoli e resistenze dovuti a particolarismi e che non consente interessi di parte.
Un ambito quindi che identifica nelle peculiarità di aree geografiche omogenee il fattore indispensabile in cui intraprendere e sostenere le sfide della competizione internazionale tra sistemi territoriali. Un paradigma quindi buono anche alle nostre attuali circostanze economiche e politiche.
Un tema buono non per fare accademia geopolitica, ma per costruire reti infrastrutturali, materiali e immateriali, per cementare alleanze geoeconomiche. Ritengo questo processo di aggregazione economica dal basso, insieme a quello istituzionale dall'alto che guarda alla costruzione degli Stati Uniti d'Europa, l'altro fattore essenziale per una possibile uscita dall'attuale crisi mondiale economica e politica, che vede smarrire nei fattori di coesione dei territori la propria ragione distintiva per esercitare una leadership mondiale. Non si può pensare di governare un continente così complesso come l'Europa, e in esso salvaguardare l'Unione europea come essenziale motore di sviluppo, soltanto con la moneta unica e con i parametri di convergenza economica.
L'Unione europea è chiamata a recuperare il tempo perduto sul versante dei fattori di integrazione: da quello di una politica economica e fiscale comune a quello di una politica di difesa ed estera comune, senza però smarrire la missione di espansione del proprio progetto di pace e di un più diffuso benessere per tutti, progetto che incarna dalla sua costituzione.
La Macroregione adriatico-ionica con i suoi Stati (alcuni già presenti nell'Unione europea, altri di prossimo ingresso ed altri ancora interessati all'attivazione della procedura di osservazione e valutazione) vede il nostro Paese chiamato ad esercitare naturalmente un ruolo di leadership in un quadrante dell'Unione europea (quello Sud-Est) particolarmente ricco di implicazioni e di potenzialità strategiche per il rilancio del processo di allargamento e di integrazione europea.
Ma il dibattito odierno si arricchisce di una missione ulteriore: consentire alla stessa Unione europea di rivedere le sue stesse scelte recenti per adesso solo in formazione (cioè nella fase ascendente), ma che nei fatti andrebbero a compromettere proprio la prospettiva di integrazione che, con la creazione della Macroregione adriatico-ionica, si vorrebbe perseguire. Il riferimento è ovviamente alle reti TEN-T e all'individuazione in esse della core network o rete centrale e prioritaria e dei corridoi infrastrutturali come traccianti direzionali dello sviluppo delle aree omogenee.
La Macroregione adriatico-ionica costituisce un richiamo ad uno sviluppo più armonico anche all'interno della stessa Unione europea che conosce tassi differenziali di sviluppo (oggi diremmo spread) inaccettabili tra le regioni periferiche e marittime e quelle centrali e continentali.
In conclusione, due sono le segnalazioni che intendo porre all'attenzione del dibattito, la prima inerente il livello europeo in cui il nostro Paese, come per altre questioni, deve esercitare un'azione più influente sulle scelte che si determinano per le prospettive di sviluppo, a partire dalle politiche di programmazione. Vale indubbiamente per la programmazione dei fondi comunitari, ma vale anche per la programmazione delle reti infrastrutturali. Nelle nuove configurazioni ipotizzate, oltre al fatto apprezzabile di una maggiore dotazione finanziaria e ad una più incisiva selezione delle priorità, permangono luci ed ombre. Se il Corridoio baltico-adriatico costituisce infatti una straordinaria opportunità di collegamento interno all'Unione europea, il venire meno del vecchio Corridoio 8, che si spinge fino a Varna, rappresenta invece un arretramento nelle politiche di integrazione che dobbiamo assolutamente recuperare.
La seconda segnalazione inerisce invece il livello nazionale e attiene alla possibilità di esercitare appieno e nei fatti la leadership che il nostro Paese nella costituenda macroregione è chiamato ad interpretare, individuando livelli di governo operativi e garantendo un effettivo coordinamento delle regioni coinvolte a partire, come è evidente, dalle nostre, che non possono pensare di parcellizzare rappresentanza e ricadute economiche.
In ultimo, un invito a non dimenticare l'enorme potenzialità che tutta la nostra rete infrastrutturale nazionale può rappresentare per lo sviluppo di questa Macroregione. Una rete attualmente non interamente efficiente e moderna - come ben sappiamo - ma che può giocare nei suoi elementi di eccellenza, come con alcuni scali portuali e aeroportuali e la dorsale ferroviaria costituita dalla TAV, il fattore decisivo per il decollo dei traffici e degli scambi commerciali.
Ecco, credo che la forza del progetto di una Macroregione adriatico-ionica risieda proprio nel fatto che forse c'è poco da inventare, ma molto invece da riscoprire e molto da rimettere in contatto e in relazione. È un principio che in questo senso vale tanto per i Paesi al di fuori dell'Unione europea, quanto per i Paesi all'interno di essa e che non può costituire fattore di impedimento o ragioni di contrasto tra le Regioni del nostro stesso Paese. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Magistrelli. Ne ha facoltà.
MAGISTRELLI (PD). Signor Presidente, membri del Governo, per prima cosa desidero ringraziare i firmatari delle mozioni che ci hanno permesso di portare in discussione al Senato il tema della cooperazione territoriale nel bacino del Mediterraneo, attraverso la Macroregione adriatico-ionica. Un argomento di grande attualità in Europa, che ci impone un'azione collettiva nella quale l'Unione europea, gli Stati membri, le loro Regioni e i loro Comuni si dividono i compiti e le funzioni. (Brusìo). Mi pare che ci sia qualche problema nel gruppo Lega Nord. (Richiami del Presidente).
La Macroregione costituisce una modalità innovativa di cooperazione territoriale tra Regioni e Nazioni diverse, con l'obiettivo comune con l'obiettivo comune di uno sviluppo equilibrato e sostenibile.
Non è quindi una regione geografica dai confini predefiniti (è scritto nella relazione del presidente Gian Mario Spacca), ma un'area funzionale tra enti nazionali, regionali e locali che si associano per affrontare insieme un certo numero di problematiche comuni che interessa i territori di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia. (Brusìo).
PRESIDENTE. Senatore Bricolo, senatrice Boldi, il vostro parlare impedisce di ascoltare l'oratore.
MAGISTRELLI (PD). È da stamattina che la senatrice Boldi, sempre molto riservata...
Il compito della Macroregione adriatico-ionica - è stato già detto stamattina in questa Aula - è essenzialmente quello di collegare i territori che la compongono per promuovere lo sviluppo sostenibile e, al tempo stesso, di proteggere l'ambiente marino, costiero e dell'entroterra.
I settori operativi della Macroregione adriatico-ionica saranno definiti tra i partner anche se, sin da ora, si possono indicare alcuni ambiti prioritari come la preservazione dell'ambiente, il miglioramento dell'accessibilità e delle comunicazioni (autostrade del mare, pesca, sicurezza della navigazione e dei porti), lo sviluppo economico con un chiaro riferimento alle scelte operate dalla Commissione europea nell'ambito delle politiche settoriali. Può diventare insomma uno strumento efficace per la gestione integrata delle politiche settoriali a forte radicamento territoriale come, per esempio, trasporto, sviluppo economico, sanità, ambiente, cultura, politiche agricole e rurali.
Insieme alle due Macroregioni europee del Baltico e del Danubio, l'adriatico-ionica costituisce l'asse ideale fra Nord e Sud dell'Europa, perché comprenderà anche l'area del Mediterraneo centrorientale e sarà in grado di decongestionare l'accesso sudorientale all'Europa.
Quanto ai tempi, i protagonisti o i pionieri sono stati il Ministero degli affari esteri (è stato citato anche il senatore Mantica), la Regione Marche (e più volte stamattina è stato citato il suo presidente) e, naturalmente, l'Iniziativa adriatico-ionica. Dal 2000 sono state attivate una serie di iniziative dirette alla sensibilizzazione delle istituzioni europee e finalizzate al riconoscimento della Macroregione.
II 3 marzo 2011, a Bruxelles, la Commissione cooperazione territoriale (COTER) del Comitato delle Regioni ha affidato alla Regione Marche la redazione del parere sulla cooperazione territoriale nel bacino del Mediterraneo attraverso la Macroregione adriatico-ionica. Il 12 ottobre 2011 il Comitato delle Regioni ha approvato all'unanimità il parere. Il Consiglio europeo del 23 e del 24 giugno 2011, nelle sue conclusioni - leggo testualmente - «ha invitato gli Stati membri a continuare il lavoro, in collaborazione con la Commissione, per future possibili macroregioni con particolare riferimento alla regione adriatico-ionica». La procedura per l'approvazione definitiva della Macroregione adriatico-ionica dovrà chiudersi entro il 2013 in modo da poter già usufruire degli interventi finanziari previsti dalla nuova programmazione europea 2014-2020.
Insomma, l'integrazione e il coordinamento tra gli enti che sono impegnati nella risoluzione di problemi condivisi non potrà che far molto bene ai nostri territori, ai diversi programmi finanziari e alle nostre politiche. Naturalmente, la collaborazione e il coordinamento, e le diverse forme di finanziamento, dovranno essere gli elementi indispensabili per rendere efficace il progetto.
Un ulteriore valore da non sottovalutare della Macroregione è la nuova attenzione dell'Unione europea verso i Balcani occidentali. In questo senso, la macroregione può anche agevolare l'ingresso nell'Unione europea di Stati interessati dalle procedure di preadesione e costituisce inoltre l'opportunità di realizzare e promuovere nei territori parte della più vasta area del Mediterraneo, il rafforzamento di processi democratici e un'accelerazione del percorso di integrazione europea.
Insomma, stiamo costruendo una buona occasione di sviluppo culturale ed economico, e dentro questa iniziativa sarebbe utile che l'Italia, attraverso l'azione del Governo, prendesse a cuore il problema del prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico, che fino a oggi è previsto solo fino a Ravenna e non fino alla Puglia, come invece sarebbe utile.
In conclusione, mi auguro, ci auguriamo che questo Governo voglia proseguire nell'impegno che da anni le istituzioni italiane ed europee hanno messo nel costruire il percorso che ha portato la Macroregione a trovare uno spazio comune di relazione, di relazioni, elaborando, con l'Europa, una strategia per tutta l'area. Chiediamo che lo Stato italiano sia parte determinante in questo processo di cooperazione territoriale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Chiurazzi. Ne ha facoltà.
CHIURAZZI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, la mozione sulla Macroregione adriatico-ionica, presentata da 31 colleghi senatori, primo firmatario il senatore Legnini, intende impegnare il Governo affinché l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), presentata ad Ancona nel 2010, divenga una strategia condivisa per la creazione di una macroregione a sviluppo integrato in alcuni settori prioritari quali quello delle piccole e medie imprese, del turismo, dello sviluppo rurale e della cultura, oltre che delle infrastrutture marittime, dell'ambiente e delle politiche energetiche.
L'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), come lei sa, signor Presidente, nasce a seguito della firma della Dichiarazione di Ancona del 20 maggio 2000, a conclusione della Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio, alla quale parteciparono i Ministri degli esteri dei sei Stati fondatori, alla presenza dell'allora presidente della Commissione europea Romano Prodi. Nel 2006, oltre all'Albania, alla Bosnia-Erzegovina, alla Croazia, alla Grecia, all'Italia e alla Slovenia, hanno aderito all'Iniziativa anche la Serbia e il Montenegro.
È una strategia che ha convinto, nell'ottobre 2009, il Consiglio europeo e la Commissione europea, tanto da far approvare (a seguito di una proficua azione diplomatica portata avanti dai Governi nazionali e da un intergruppo di europarlamentari appartenenti agli otto Stati membri che si affacciano sul mar Baltico) una strategia per lo sviluppo dell'area baltica, facendo così nascere il concetto della macroregione ed esportandolo in altre aree, come ad esempio quella baltica e quella danubiana.
Oggi, sul piano politico-strategico, le attività dell'area adriatico-ionica, che agisce per mandato ministeriale, dovrebbero essere uniformate all'azione politica dell'euroregione adriatica, che a sua volta dovrebbe includere a questo punto anche le Regioni Basilicata, Calabria e Sicilia, nel preciso intento di creare la Macroregione adriatico-ionica così come definita dalla stessa Commissione europea, ovvero «un'area che include territori di diversi Paesi o Regioni associati da una o più sfide e caratteristiche comuni, geografiche, culturali, economiche o altro».
Dunque, a dieci anni dall'iniziativa, i capi della diplomazia degli otto Paesi membri (Italia, Grecia, Slovenia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Serbia e Montenegro) hanno ritenuto che la strategia di cooperazione e di comunicazione integrata, interregionale e trasnazionale dei territori possa consegnare una serie di linee guida lungo le quali proseguire il lavoro a partire dallo sviluppo del dialogo dell'area costituenda con l'Unione europea, passando per il rafforzamento dei rapporti con le altre organizzazioni regionali dell'Europa centrale e sudorientale, fino a determinare, oltretutto, qualificandoli, i legami più stretti con l'Unione europea per il Mediterraneo, anche nell'ottica e nell'opportunità di considerare la strategia macroregionale adriatico-ionica come parte anticipatrice di una più vasta strategia macroregionale mediterranea.
Per queste ragioni, la strategia di cooperazione trasnazionale ed interregionale dell'area adriatico-ionica è innanzitutto una strategia politica di reale integrazione tra i diversi territori oltre che degli stessi territori con l'Europa, strategia che, però, richiede un forte sostegno politico ed istituzionale a Bruxelles. Ma è anche una strategia fondata su precisi obiettivi di cooperazione europea che meritano la necessaria prosecuzione in ambito europeo nell'oramai prossimo ciclo di programmazione 2014-2020. (Applausi dal Gruppo PD).
Signor Presidente, chiedo di poter consegnare agli atti la restante parte del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, l'appassionante dibattito affronta se non altro tre questioni: la Strategia adriatico-ionica, la Macroregione adriatico-ionica ed infine, ma non per questo meno importante, l'Iniziativa adriatico-ionica. Vi è una necessità di sviluppare all'interno dell'Unione europea - e purtroppo parliamo di un'Unione europea che continua a mantenere una partnership nei confronti dei propri vicini piuttosto che ingaggiarli in una futura membership e che, con la sola eccezione della Croazia, per quanto riguarda i Balcani occidentali, terrà fuori per molti anni ancora purtroppo Paesi che avrebbero invece bisogno di essere integrati all'interno del nostro spazio comune, e politico, e legale, ed economico - una strategia auspicabile di rafforzamento della politica regionale che dovrebbe però svolgersi all'interno di una Unione europea vera e propria unione di Stati e quindi di interessi basati sugli interessi individuali dei cittadini che vivono all'interno di questo spazio.
Si ritiene invece opportuno creare una Macroregione che molto probabilmente nei suoi obiettivi, e anche nelle sue caratteristiche positive enucleate nelle varie mozioni e al centro degli interventi di tutti i senatori che mi hanno preceduto, è ampiamente condivisibile. Non è però necessariamente provato cosa possa portare in più la creazione di una Macroregione piuttosto che far vivere l'Unione europea per quello che dovrebbe essere, e cioè una federazione di Stati che si aiutano l'un l'altro nel mutuo interesse reciproco. Perché dobbiamo andare a creare un'ulteriore Macroregione quando avremmo tutti gli strumenti a nostra disposizione per far funzionare quello che già c'è?
Il dibattito viene svolto di fronte a rappresentanti del Governo, ma forse l'unico che dovrebbe essere interessato da tutti gli aspetti emersi è il Ministro dello sviluppo economico. Infatti, non è stato fatto gran cenno a questo rapporto con gli altri Paesi che fanno parte della zona (chiamiamola così, e poi arriviamo alla fase finale del mio intervento), perché si parla di rafforzare le infrastrutture italiane cercando di collegarle nel migliore dei modi possibili con quelle dei Paesi rivieraschi con cui si vogliano avere rapporti internazionali.
Tanto è importante questa strategia iniziata 12 anni fa che l'anno scorso si è creato anche un segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica in quel di Ancona, finanziandolo non con i soldi dedicati in virtù della strategia a quello, ma con quelli sottratti alle missioni internazionali: 600.000 euro nel 2011 sono stati sottratti alle missioni internazionali. A niente sono valse le richieste di spiegazione. Sono state fortunatamente date delle risposte in forma scritta dall'allora sottosegretario senatore Mantica alle mie interrogazioni parlamentari, ma lì si è conclusa la questione. Tra l'altro, veniva richiesto di pubblicare sul sito Internet dell'Iniziativa adriatico- ionica il modo con cui venivano spesi questi fondi. È stato annunciato in una nota scritta dell'ottobre dell'anno scorso che sarebbe stato fatto, ma ad oggi sul sito sopra citato non c'è niente di tutto questo. Ci sono una serie di photo-opportunity (così si chiamano) dove l'ambasciatore Pigliapoco piglia molti flash, ma non si capisce cosa ci stia a fare questo segretariato, che ci costa 600.000 euro l'anno, a cui vanno aggiunti i 10.000 euro del Comune di Ancona, della Regione, dell'università e della camera di commercio locale.
Allora, ammesso e non concesso che occorra creare un'ulteriore macroregione per aiutare l'integrazione nell'Unione europea dei Paesi che si affacciano sull'Adriatico e sullo Ionio, credo occorra stare attenti (anche da parte del Governo, che è pronto ad assumersi degli impegni piuttosto gravosi, come mi sembra di capire dalle richieste e dai dispositivi delle varie mozioni) e fare finalmente chiarezza su come si intende contribuire finanziando - non dico la parte parlamentare, perché anche qui si dice che dovrà essere non a carico del Governo, ma probabilmente dei singoli Parlamenti - questo coordinamento di iniziative. Infatti, in questi tempi di crisi economica sarebbe poco simpatico trovarceli in un provvedimento milleproroghe o in un altro provvedimento per il prolungamento delle missioni all'estero altri 300.000 euro da dedicare a questa Iniziativa adriatico-ionica di cui ancora non abbiamo avuto appieno l'apprezzamento generale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Procacci. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, signora Sottosegretario, membri del Governo, questa vicenda sembra seguire tempi biblici. Nasce nel 2000. Le altre macroregioni, come quella danubiano-baltica, sono già operative da anni. Questa macroregione pensata più di 10 anni fa solo oggi comincia a muovere concretamente i suoi passi. Mi sforzerò di non ripetere le tante cose condivisibili che hanno detto i colleghi e fermerò di più la mia attenzione su alcuni aspetti concreti che penso possano essere oggetto di attenzione nell'azione che il Governo dovrà e potrà svolgere a sostegno di questo progetto.
Vi è una particolare caratteristica di questa Macroregione. Vi sono quattro Paesi candidati, e uno - la Croazia - è prossimo all'integrazione. Questo ci dà grandi possibilità nello sfruttare i fondi che l'Europa mette a disposizione per il sostegno e l'accompagnamento dei Paesi candidati perché giungano alla definitiva integrazione. Sappiamo però che non ci sono fondi specifici per le macroregioni. Proprio per questo, bisognerà essere capaci di sfruttare al massimo i fondi ordinari destinati soprattutto all'accompagnamento dei Paesi candidati.
Alcuni sostengono che i fondi strutturali non possano essere parte di questo; credo però che, se vogliamo fare sistema, nulla vieti che le Regioni possano, anche quelle ad obiettivo convergenza, possano farlo complessivamente. Naturalmente è una strategia importante, che ha anche una valenza storica. Noi abbiamo sempre pensato all'Adriatico come a un mare di separazione, non come a un mare che congiungesse. Soprattutto noi meridionali abbiamo sempre pensato all'Europa in senso longitudinale. Basti pensare che la distanza tra Bari e Milano, se ruotata verso l'Est, ci porta al mar Nero. Ma dall'altra parte dell'Adriatico c'erano gli altri, i diversi, e in questa sede non mi fate parlare di quelle diversità che intuiamo. Allora occorre, se vogliamo veramente farlo decollare, che il Governo si impegni a promuovere una struttura agile e decisionale, che superi la logica individualista delle Regioni; una struttura operativa composta magari dagli stessi funzionari regionali. È necessario, infatti, se vogliamo pensare in grande, che si vada oltre i confini territoriali, che spesso sono la vera ragione che impedisce di spendere efficacemente i fondi strutturali che l'Europa ci propone.
Bisogna stare però attenti, ed è questa l'attenzione che desidero sottoporre al Governo. Occorre sin d'ora fare in modo che nella programmazione 2014-2020 dei fondi - il percorso finale dell'istituzione termina nel 2014, ma in quella data la programmazione dei sei anni successivi è già fatta - ci siano delle premialità per le macroregioni, in modo tale che vi si possa attingere agevolmente in futuro.
Svolgo un'ultima considerazione, su un tema di cui tutti hanno parlato. L'asse delle infrastrutture tra il Baltico e l'Adriatico si ferma a Ravenna. Parliamoci chiaro: è inutile continuare a parlare del Corridoio 8 e dell'alta velocità. L'Europa guarda all'Italia come a un sottile molo nel Mediterraneo. Non ci finanzierà mai una seconda alta velocità a 100 chilometri di distanza dal Corridoio 1. Prendiamone atto. Al contrario, dobbiamo chiedere gli assi di interscambio, ossia fare in modo che dall'Adriatico si possa andare velocemente sul Corridoio 1, che è già operativo. L'Europa non ci darà mai, ripeto, un Corridoio 8 con l'alta velocità. La Pescara-Roma e la Bari-Napoli non possono essere nemmeno di alta velocità, per la presenza dell'Appennino e per l'alto costo. Allora, è inutile avanzare richieste impossibili all'Europa, perché altrimenti non ci darà nemmeno quanto è possibile. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).
È importante invece prestare attenzione nei confronti dei porti del Sud dell'Italia. Ricordo che anche la Calabria ne fa parte, essendo una Regione adriatico-ionica. Pensate ai porti di Gioia Tauro, di Taranto e Bari, che fanno parte della strategia economica dell'Unione europea nel Mediterraneo. Si erano programmate le autostrade del mare e la Regione adriatico-ionica. Sono pensieri, questi, da approfondire, ma per ora sono input che mi permetto di sottoporre all'attenzione del Governo. Il Piano intermodale dei trasporti dell'Italia meridionale deve unirsi alla progettualità della macroregione nell'interesse complessivo dell'Unione europea.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,15)
(Segue PROCACCI). Secondo me, e in base a tali orientamenti, su questi binari deve muoversi l'azione sia degli attori di base - le Regioni, gli enti locali, le associazioni culturali, le università - che del Governo. Se avremo tutti quanti idee precise e concrete su come far funzionare la Macroregione che rientra nella grande strategia di coesione dell'Europa, dopo quasi 11 anni di parole potremo finalmente passare ai fatti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tomaselli. Ne ha facoltà.
TOMASELLI (PD). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, l'approvazione, ripetutamente richiamata, da parte del Comitato delle Regioni a Bruxelles, lo scorso ottobre, del parere di iniziativa sulla Macroregione adriatico-ionica è l'occasione straordinaria per una nuova centralità di quei territori e mari nel futuro europeo. Tale parere ha rappresentato il primo significativo atto formale da parte dell'Unione europea verso la definitiva adozione di questo innovativo strumento comunitario.
Sono passati ben dieci anni dall'avvio dei primi passi, e tanto lavoro è stato svolto da istituzioni locali di vari Paesi, nonché dai Governi. Ora, finalmente, la strategia di riconoscimento della Macroregione adriatico-ionica si avvia ad essere definita, dopo che l'Europa ha già riconosciuto le Macroregioni del Baltico e del Danubio.
Si tratta di un nuovo modello di cooperazione territoriale, sia a livello interregionale, sia a livello transnazionale, che non farà nascere un nuovo livello istituzionale sovraordinato a quelli esistenti, ma una rete tra istituzioni locali, regionali e tra Paesi che si prefigge di elaborare e gestire «azioni comuni», volte a valorizzare progetti e potenzialità di questa nuova grande area, detta appunto macroregione.
Un'area vasta di ben 60 milioni di cittadini e di circa 500.000 chilometri quadrati, se si escludono i mari, con l'unico spazio di mare interno che è interamente europeo, poiché bagna tre Paesi membri, due Paesi candidati e tre Paesi potenziali candidati all'ingresso nell'Unione europea: una opportunità storica straordinaria e unica per contribuire davvero alla piena integrazione dell'area balcanica da tempo auspicata, creando le condizioni politiche, istituzionali ed economiche per produrre uno sviluppo sostenibile, in grado di favorire lo scambio di idee, persone, merci e servizi e di rendere definitivamente stabile un'area che per molti decenni è stata fortemente critica.
Il progetto di Macroregione adriatico-ionica punta sulla definizione di una «ecoregione marittima e marina», inserendo tra le priorità di azione proprio l'ambiente, quindi il mare, assieme alle infrastrutture della logistica e dei corridoi trasportistici, per passare poi all'energia, alla ricerca e alla collaborazione inter-universitaria, alle risorse culturali e turistiche e alla competitività dei territori. In questo senso va l'auspicio della discussione che oggi abbiamo concorso a promuovere con altri nell'Aula del Senato.
È necessario, quindi, accelerare il nostro cammino per entrare a pieno titolo nella programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, dal momento che proprio in questi mesi si stanno discutendo i criteri di utilizzo e di assegnazione dei finanziamenti per le regioni interessate alle politiche di coesione territoriale, scelta cardine della strategia europea da qui al 2020. Chi è partecipe di strumenti interregionali sarà premiato per il valore aggiunto "europeo" di cui è portatore.
Se si guarda dall'alto, con una sorta di visione aerea, questa macroregione, si ha chiara l'idea di come per l'Italia si tratti di una scelta di rilievo geopolitico straordinario e dal valore strategico. È evidente che nella Macroregione adriatico-ionica l'Italia si candida a essere leader. Per questo sarà rafforzato il peso e il ruolo politico di cerniera del nostro Paese verso il Sud-Est dell'Europa e verso l'intero Mediterraneo. Questa scelta produce un'idea di sviluppo che finalmente non rappresenta più, secondo lo schema tradizionale, l'Italia divisa tra Nord e Sud, ma lo supera in positivo, immaginando il nostro Paese come cerniera, appunto, di una visione più ampia, che guarda all'Europa con un'ottica spostata verso il Centro e verso Est, dando all'area adriatico-ionica un ruolo nazionale ed europeo.
Tutto questo pone in una nuova luce la centralità nazionale e comunitaria del corridoio adriatico. Non a caso in questi dieci anni si sono mobilitate le Regioni - ben 10 - del nostro Paese, le città, le camere di commercio, le università. Un grande movimento istituzionale, quindi, partito dal basso che il Governo e il Parlamento del nostro Paese debbono fare proprio, in uno sforzo finale da portare nell'Unione europea. Nei confronti dell'Unione europea bisogna produrre uno sforzo ormai decisivo per raggiungere, come auspichiamo nella nostra mozione e come chiediamo al Governo, il definitivo riconoscimento entro i prossimi mesi, prima del 2014, della Macroregione adriatico-ionica. Chiediamo di essere pronti ad intercettare le risorse del prossimo periodo di programmazione comunitaria 2014-2020, nell'ottica dell'integrazione delle varie modalità e dei vari strumenti esistenti di sostegno finanziario alla cooperazione transnazionale, nonché di sostegno alle varie voci di interazione tra istituzioni, imprese, università, e così via.
Conosciamo i vincoli posti dall'Unione europea a questo progetto: i tre sì e i tre no, di cui pure in questa sede si è già parlato e che sono richiamati nella delibera del Comitato delle Regioni dell'11 ottobre scorso. Tre no: no a nuove regolamentazioni, no a nuovi organi, no a nuove risorse. Tre sì: l'attuazione e il controllo di regolamentazioni già esistenti per la Macroregione, la creazione di una piattaforma e di una rete, l'utilizzo concordato ed integrato delle risorse finanziarie disponibili.
Ma vi è una contraddizione, sulla quale richiamo l'attenzione non solo dell'Aula ma del Governo, con il punto 39 della delibera del Comitato delle Regioni dove si auspica e si invita il Parlamento europeo - impegnato a definire importanti documenti riguardanti l'attuazione della politica marittima integrata, la gestione delle acque territoriali, la politica dei trasporti - a tener conto in tutto ciò della dimensione macroregionale della Adriatico-Ionica. Ebbene, appena qualche giorno dopo la delibera del Comitato delle Regioni europee, il 19 ottobre, la Commissione ha emanato una proposta di regolamento relativa alla nuova visione delle grandi reti direttrici del trasporto transnazionale da qui al 2014.
In questa nuova programmazione vengono definiti dieci nuovi Corridoi, alcuni dei quali interessano il nostro Paese. La cattiva notizia è che in sostituzione dei vecchi Corridoi, abbiamo il Corridoio Baltico-Adriatico, che parte da Helsinki e si ferma a Ravenna. È l'unico che interessa, potenzialmente, la Macroregione di cui parliamo, ma taglia fuori, del tutto inopinatamente, ben quattro Regioni: Marche, Abruzzo, Molise e Puglia e, indirettamente, anche Basilicata e Calabria.
L'esclusione dai principali nodi infrastrutturali futuri dell'Unione europea rischia di compromettere il progetto di Macroregione adriatico-ionica di cui parliamo oggi. Porti importanti e strategici come Ancona, Bari, Brindisi, Taranto, protagonisti della intermodalità mediterranea e del traffico passeggeri nel Mediterraneo, vengono esclusi da questa nuova programmazione. Un'area, peraltro, l'intera dorsale adriatica, interessata già oggi da gravi gap nel trasporto ferroviario, a cominciare dalla totale assenza di alta velocità e da deficienze strutturali ormai antiche.
Non può non esservi, pertanto, signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, che piena e totale coerenza tra la definizione della Macroregione adriatico-ionica e la programmazione delle principali direttrici di investimenti infrastrutturali comunitari, sanciti nel libro bianco del marzo 2011, che guardano all'Europa del 2050 quando è previsto il completamento di queste infrastrutture, impegni volti al raggiungimento dello spazio unico europeo dei trasporti.
Peraltro, il Corridoio adriatico nel suo insieme, fino a Brindisi, costituisce un asse diretto per avvicinare il centro dell'Europa, dal Baltico al Mediterraneo, con le nuove economie dell'Est e dell'Oriente. La peculiarità del Corridoio adriatico consiste nel basso impatto ambientale e nella limitata necessità di nuove infrastrutture, e conseguentemente di risorse: si tratta, infatti, di mettere in rete infrastrutture già esistenti, a cominciare dai porti, ad esempio utilizzando a regime le autostrade del mare per il trasporto merci sull'asse Nord-Sud, mentre oggi ben l'80 per cento del traffico merci tra Baltico e Mediterraneo viaggia su gomma. Un interesse, quindi, non solo italiano ma continentale!
Non è necessario costruire nuove infrastrutture, quindi, ma creare una rete intermodale di raccordo tra i maggiori porti dell'Adriatico per realizzare quella piattaforma logistica mediterranea ed adriatica che è la naturale porta di ingresso dei traffici provenienti dal canale di Suez, dal Medio Oriente o, in futuro, dal Maghreb.
Negli anni passati, come è stato già ricordato più volte, è stata persa un'opportunità storica per questa parte del nostro Paese e dell'Europa: il Corridoio 8 non realizzato. Bisogna evitare il bis.
Quindi, rivedere tale proposta di regolamento relativamente alle grandi reti di trasporto transnazionale a livello comunitario è un impegno prioritario a cui chiamiamo il Governo e il Parlamento e sul quale torneremo nei prossimi giorni con un ulteriore atto di indirizzo nei confronti del Governo perché si tratta di una condizione necessaria per qualificare ed integrare davvero il progetto di Macroregione adriatico-ionica della quale oggi il Senato della Repubblica si è impegnato ad occuparsi. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bettamio. Ne ha facoltà.
BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, anch'io ho la preoccupazione del collega Procacci quando dice che, essendo stato detto tutto, non resta che fare qualche considerazione aggiuntiva per cercare di approfondire alcuni temi. E anch'io, come lui, penso che sui problemi connessi, che sono stati pure qui citati come l'Alta velocità, il Corridoio 8 e così via, sarebbe opportuno riflettere di più, prima di portarli alla ribalta in questa discussione.
Anch'io dico che nei confronti delle altre Macroregioni, già costituite nel Baltico e nel Danubio, i tempi che abbiamo per questa iniziativa che costituisce anch'essa una Macroregione si stanno allungando. Forse saranno giustificati da una serie di considerazioni che adesso cercherò di svolgere, ma certamente non sono così rapidi come sono stati quelli che hanno caratterizzato le altre Macroregioni.
Allora, vorrei fare qui due considerazioni politiche prima di tutto. La prima è che noi ci affacciamo ad uno scenario nuovo nella regione dei Balcani occidentali. In questo scenario nuovo, dei Paesi aspirano all'integrazione, l'ingresso nell'Unione e alcuni hanno già iniziato le operazioni, le formalità tecnico-giuridiche per aderirvi. Con questo strumento di cui parliamo, la IAI, abbiamo l'opportunità di affiancare alla dimensione interna di valorizzazione delle risorse, alla quale operano i Parlamenti nazionali, il Parlamento europeo e le strutture dell'Unione, quella di apertura inclusiva, tesa ad includere in questa dimensione e strategia di valorizzazione delle risorse anche Paesi terzi e soprattutto i Paesi dei Balcani occidentali che aspirano all'ingresso nell'Unione europea. Questa è la prima considerazione.
La seconda. Il bacino adriatico-ionico non è oggetto soltanto della iniziativa IAI, perché vi sono altre esperienze e cooperazioni transfrontaliere che già interessano questa area: cito il programma IPA Adriatico, di cooperazione transfrontaliera adriatica, l'Euroregione adriatica, il Forum dei Comuni e delle camere di commercio, l'Uniadrion con le università e così via.
Questa iniziativa, quindi, si concentra in un'area, già sollecitata da questa necessità, reale, economica prima ancora che politica e giuridica, di valorizzazione di opportunità che fino adesso non sono state sfruttate a fondo. Questa forse è la ragione per cui la procedura della IAI, purtroppo lunga, è già iniziata: è sostenuta politicamente, accettata realisticamente dalla Commissione europea, appoggiata dal Comitato delle Regioni. Registriamo consensi crescenti e progressivamente si consolida la necessità e si sottolinea anche l'utilità economica di procedere su questa area.
Tutti questi appoggi che tale territorio, e soprattutto la IAI, hanno avuto, hanno prodotto un primo riconoscimento formale al Consiglio europeo dello scorso giugno, come è stato già ricordato. Si tratta di un risultato importante, che costituisce la base per il conferimento del mandato ufficiale, questa volta, del Consiglio d'Europa alla Commissione per elaborare operativamente la strategia in questo settore.
È particolarmente importante sottolineare, nella strategia macroregionale che coinvolge tre livelli - l'Unione europea, gli Stati e le Regioni - l'ultimo aspetto, cioè il coinvolgimento degli attori regionali, perché si tratta di individuare le materie oggetto di questa strategia. Le materie principali sono già state identificate, e rientrano fondamentalmente nei settori di competenza regionale, prima ancora che nazionale o europea.
In particolare, i tre pilastri «mare», «trasporti» ed «energia», che sono stati abbondantemente evocati nel nostro dibattito, costituiscono settori che fanno certamente della Macroregione adriatico-ionica, anche indirettamente, uno strumento di sviluppo del territorio interessato dalla IAI, e qui faccio l'allungo a coloro i quali hanno sostenuto la necessità di non limitare questa iniziativa soltanto al Centro-Nord del territorio, ma di estenderla anche più a Sud.
Detto questo, io credo che, al di là del consenso già espresso nell'ambito dei consessi regionali e comunitari Stato-Regioni, sia necessario il sostegno da parte dei Parlamenti nazionali ed europeo per completare e dare avvio all'attuazione pratica di questa iniziativa.
Voglio concludere, signor Presidente, ricordando che la novità dell'iniziativa che stiamo esaminando va ad inserirsi nell'ambito di un quadro geopolitico profondamente mutato per la domanda di alcuni Paesi, la cui partecipazione all'Unione europea è già stata formalizzata, e per l'aver incluso anche Paesi già diventati membri, come ad esempio la Slovenia. L'Iniziativa adriatico-ionica non ha quindi soltanto un valore economico (e qui ancora una volta ha ragione il collega Procacci), ma assume anche un valore politico, ponendosi quale elemento di stabilità, oltre che come espressione di un percorso europeo dei Paesi di questa Regione che non sono ancora membri dell'Unione. Siamo cioè di fronte ad un divenire, ad una dinamica politica di alcuni Paesi di cui la IAI potrebbe accelerare l'inclusione nell'Unione europea.
Per riprendere quanto è stato sottolineato prima sui costi e sulle risorse necessarie, direi che, a parte il sostegno tecnico e finanziario della fondazione permanente della IAI, esiste anche un finanziamento da parte del Ministero e delle strutture territoriali che hanno concorso a costituire giuridicamente questa iniziativa.
Infine, mi sia consentito rivolgere un plauso, oltre che al Ministero degli affari esteri, anche alla Regione Marche, alla camera di commercio e all'università delle Marche che hanno assunto l'iniziativa quali membri fondatori dello statuto. L'auspicio è che vi possa essere un impegno del Governo per la definitiva istituzione della Macroregione adriatico-ionica e che la stessa possa trovare una rapida ratifica da parte del Parlamento europeo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, dottoressa Dassù, alla quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.
DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, ringrazio molto lei e soprattutto tutti i senatori che sono intervenuti, sia nell'illustrazione che poi nella discussione dell'elevato numero di mozioni molto importanti al nostro esame, che rappresentano un grande stimolo all'attività di politica estera del Governo.
È stato detto più o meno tutto, per cui non ripeterò gli elementi di base della questione che stiamo discutendo. Vorrei ora svolgere molto rapidamente due considerazioni.
La prima considerazione che mi sembra importante riguarda la creazione di una Macroregione adriatico-ionica, che è una priorità politica di questo Governo, così come lo era del Governo precedente. Io ho la non facile eredità del senatore Mantica da rispettare, mi sento impegnata a farlo e lavorerò come lui ha fatto in accordo con i Parlamenti nazionali delle Regioni coinvolte, con le Regioni coinvolte e con i Paesi che voi avete menzionato interessati insieme all'Italia a questa iniziativa. Quindi, vorrei tranquillizzarvi: questo punto rimane una priorità politica del Governo.
La seconda considerazione riguarda il fatto che tale priorità politica non è un compito facile, per le ragioni che molti di voi hanno richiamato. Vorrei un attimo leggervi le parole esatte delle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2011, dove si dice che, mentre il Consiglio europeo ha approvato la strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio e ha chiesto a tutti i soggetti interessati di attuarla senza indugio, «gli Stati membri sono invitati a proseguire i lavori, in cooperazione con la Commissione, sulle eventuali future strategie macroregionali, in particolare per la regione adriatica e ionica». Con ciò voglio dire che si tratta indubbiamente di un successo (che, fra l'altro, come Ministero degli affari esteri abbiamo rivendicato e che continuiamo a ritenere tale), ma questa esatta formulazione vi dà anche l'idea che non sarà un compito facile. È un lavoro ancora da costruire, e io credo che in tal senso sarà molto importante l'accordo fra i Parlamenti, i Governi e le Regioni. Qual è il nostro orizzonte temporale? Riuscire a varare la strategia nel 2014, quando ci saranno, come sapete, le Presidenze di Grecia e Italia; sarà un anno cronologicamente coerente con il nuovo quadro finanziario e con le politiche di coesione.
Volevo fare solo queste due considerazioni come introduzione e aggiungere brevemente tre punti, che sono toccati un po' da tutte le mozioni, che, ripeto, ho trovato tutte particolarmente utili e interessanti.
Il primo punto, che avete già sollevato, ma che vorrei ricordare: non ci sono da parte europea fondi dedicati aggiuntivi per la creazione di questa come delle altre macroregioni: si tratta di spendere in modo più coerente nel contesto della Macroregione adriatico-ionica.
Secondo punto: tutte le mozioni, o molte di loro, sottolineano l'importanza del coordinamento fra i Parlamenti nazionali. È un aspetto verso il quale il Governo italiano è particolarmente favorevole (e io lo sono senz'altro).
Infine, c'è il grande tema delle infrastrutture, che molte mozioni toccano e che considero assolutamente decisivo. Vorrei ricordare che, secondo il regolamento della Commissione europea dell'ottobre 2011, che voi avete citato, sono stati considerati necessari dieci corridoi infrastrutturali; di questi, quattro sono di interesse per l'Italia. Sarebbe insomma inesatto, secondo me, affermare che l'Italia, nel suo insieme, è uscita fortemente penalizzata dalla battaglia sui corridoi infrastrutturali. Ve li ricordo brevemente: il Corridoio baltico-adriatico, che collegherà Helsinki a Ravenna (e qui c'è il punto che molti di voi giustamente sottolineano, e cioè che si tratta di un Corridoio che va completato); il Corridoio 5 Helsinki-La Valletta (che comprenderà il tunnel di base del Brennero, con i collegamenti ferroviari Fortezza-Verona, Napoli-Bari, Napoli-Reggio Calabria, Messina-Palermo e Palermo-La Valletta); il Corridoio 3 mediterraneo e il Corridoio 9 Genova-Rotterdam. Quindi, c'è una base di partenza che non penalizza in toto il nostro Paese, ma sono d'accordo con voi che va completato il Corridoio baltico-adriatico.
Signor Presidente, vorrei ora passare ad esprimere i pareri mozione per mozione.
Per quanto riguarda anzitutto la mozione n. 168 (testo 2), a prima firma del senatore Astore, il parere del Governo è favorevole, con una lieve riformulazione, semplicemente con lo spirito di renderla più coerente alla legislazione europea vigente. Là dove inizia il dispositivo che impegna il Governo, nel primo capoverso la riformulazione del Governo viene letta così: «a sostenere nel Consiglio adriatico-ionico e presso i Governi dei Paesi membri dell'Iniziativa adriatico-ionica l'istituzione di un'assembla parlamentare degli Stati costieri dell'Adriatico e dello Ionio (Assemblea adriatico-ionica), qualora decisioni in tal senso, compresa l'elaborazione di un protocollo d'intesa in merito, siano state adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI». Siamo certamente favorevoli a questo potenziamento dell'attività parlamentare, come ho detto prima. Il motivo della riformulazione è semplicemente quello di riconoscere l'ownership, il potere decisionale primario della Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI. Nello stesso spirito, il Governo propone di cancellare le lettere a), b), c), d) ed e), riprendendo il testo della mozione là dove si legge «a presentare al Parlamento». Il parere del Governo è pertanto favorevole, seppur con questa lieve riformulazione.
Il parere del Governo è favorevole sulla mozione n. 486, che ha come prima firmataria la senatrice Poli Bortone, e sulla mozione n. 487, che ha come primo firmatario il senatore Costa.
Per quanto riguarda la mozione n. 490, che ha come prima firmataria la senatrice Sbarbati, il parere del Governo è favorevole, ma proponiamo alcune lievi riformulazioni, sempre nello spirito di essere perfettamente coerenti con la legislazione europea vigente. In questo senso, il Governo propone che nel primo capoverso del dispositivo, là dove si legge «da parte dell'Unione europea» si fermi la frase e si cancelli «perché essa possa accedere ai finanziamenti previsti nella programmazione dei fondi comunitari 2014-2020». Ho detto prima che una delle precondizioni della Commissione rispetto alla creazione di nuove macroregioni è che non comportino spese aggiuntive; è la famosa regola dei tre no, che è stata prima richiamata. Nel secondo capoverso propongo che si legga: «ad assumere iniziative presso le competenti sedi decisionali dell'Unione europea per promuovere, sulla base di uno studio istruttorio, la praticabilità del prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico lungo la costa adriatica, comprendendo i porti di Ancona, Bari e Brindisi». Come vedete, il nostro impegno in questo senso è molto chiaro.
Per quanto riguarda la mozione n. 502, che ha come primo firmatario il senatore Legnini, il parere del Governo è favorevole.
Quanto alla mozione n. 515, di cui è prima firmataria la senatrice Blazina, il Governo esprime parere favorevole ma, anche in questo caso, propone una lieve riformulazione nel capoverso finale del dispositivo, che risulterebbe essere il seguente: «a sostenere, nel Consiglio adriatico-ionico, l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione parlamentare». Si propone quindi di cancellare le successive frasi aggiungendo alla fine la seguente: «qualora decisioni in tal senso dovessero essere adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI».
Infine, il Governo esprime parere favorevole alla mozione n. 517, di cui è primo firmatario il senatore Caforio, proponendo due minime riformulazioni a seguito delle quali il primo capoverso del dispositivo risulterebbe essere il seguente: «a coordinare, insieme alle altre Nazioni aderenti all'Iniziativa, una concreta strategia, in sede europea, volta a garantire la realizzazione della macro-regione in vista della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020». Si propone di utilizzare le parole «in vista» perché, in realtà, il relativo negoziato è già in corso. Se lasciassimo le parole «prima della definizione», come da voi proposto, non sarebbe corretto rispetto all'esercizio negoziale già in atto. Il terzo capoverso proponiamo che sia letto così: «a sostenere, nel Consiglio adriatico-ionico» (uno degli organismi che avete giustamente richiamato nella discussione), «l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione, nella convinzione che la stessa rappresenti una fondamentale azione di sensibilizzazione ad ampio raggio nei Paesi interessati», aggiungendo: «qualora decisioni in tal senso dovessero essere adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI».
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, signori Sottosegretari, il Gruppo dell'Italia dei Valori dà un'enorme importanza ai contenuti di queste mozioni e quindi affida al Governo la necessità di considerare, attraverso questi contenuti, il percorso difficile che ci attende. Al riguardo, signora Sottosegretario, siamo d'accordo con lei: c'è un percorso difficile che parte anche da questa discussione parlamentare, ma che evidentemente non si conclude con essa.
Ci rendiamo conto delle difficoltà che spesso si incontrano nella costruzione, giorno dopo giorno e momento dopo momento, della condivisione nelle politiche comunitarie europee. Vi stiamo assistendo in queste ore in cui il presidente Monti è chiamato a ridiscutere una politica di fiscalità unitaria più equilibrata rispetto alle rassicurazioni che erano state fatte dal precedente Governo. Ricordo infatti che in occasione del Six pack il ministro Tremonti aveva assicurato che i cosiddetti fattori rilevanti (il risparmio privato, da un lato, e la salubrità delle banche, dall'altro) avrebbero aiutato e agevolato il nostro Paese.
Noi voteremo a favore, oltre che della nostra mozione, anche di tutte le altre mozioni, perché sono tutte condivisibili e tutte, come ha rilevato la signora Sottosegretario nell'espressione del parere del Governo, accomunate da un filo conduttore: ricercare una strategia concreta (perché non stiamo parlando soltanto di pianificazione, ma anche di piani di azione), una strategia integrata ai vari livelli e, soprattutto, partecipata.
Però, signora Sottosegretario, con un pizzico di realismo - dal momento che abbiamo apprezzato la correzione del Governo sulla nostra mozione là dove propone il coordinamento «in vista» della definizione della riprogrammazione dei fondi comunitari - mi consenta di fare due considerazioni e una constatazione finale.
La prima considerazione - lo diceva poc'anzi la signora Sottosegretario - concerne il fatto che a giugno del 2011 la Commissione ha presentato il pacchetto di proposte, ovvero cinque proposte legislative di modifica dei regolamenti per la ridefinizione della programmazione comunitaria 2014-2020. I colleghi che hanno avuto modo di esaminare queste proposte di regolamento si rendono conto che esse condizioneranno in maniera determinante e decisiva la discussione di questa mattina. Infatti, se vogliamo evitare che questa sia una discussione puramente accademica dovremo tener conto in concreto di tali proposte. E, a fronte di 1.000 miliardi, ovvero delle risorse che l'Europa mette a disposizione, avremo 376 miliardi di euro destinati alla politica di coesione territoriale, economica e sociale dell'Europa.
Io ho colto alcuni elementi particolarmente significativi in queste proposte di regolamento che il Consiglio europeo si appresta quanto prima ad approvare. Innanzitutto c'è una ripartizione diversa delle Regioni, divise in Regioni con scarso sviluppo (quelle al di sotto del 75 per cento del PIL della media europea), Regioni in transizione, Regioni periferiche a bassa densità di popolazione e poi fondi di solidarietà e fondi di globalizzazione.
Gli elementi innovativi che introducono questa prima definizione della rimodulazione della programmazione 2014-2020 sono innanzitutto il fatto che d'ora in avanti si agirà con obiettivi programmatico-tematici (infrastrutture, trasporti, energia, ricerca, innovazione). Abbiamo chiuso - e facciamocene una ragione - con la fase in cui i fondi comunitari venivano distribuiti a pioggia, in mille rivoli dei cui risultati e benefici non si aveva alcuna conoscenza.
Il secondo elemento innovativo è l'introduzione di un fattore premiale. In questi regolamenti si parla infatti di una risorsa aggiuntiva del 5 per cento, all'interno dei fondi complessivi, per le Regioni che si dimostreranno virtuose. Questo ci dà il senso concreto del fatto che non possiamo permetterci di fare errori in futuro.
C'è poi l'elemento sanzionatorio, rispetto al quale pure dobbiamo fare attenzione, perché le Regioni che non sapranno spendere troveranno nella restituzione all'Europa dei fondi un effetto sanzionatorio del quale si avrà piena responsabilità.
Questi elementi sono importanti. Ci rendiamo conto, infatti, che parlare di Macroregione adriatico-ionica non è soltanto - come giustamente ha sottolineato la signora Sottosegretario - un fatto di grande importanza politica, perché se dal 2009 l'Europa ha iniziato a muoversi nel senso di una strategia macroregionale (lo ha dimostrato nel 2009 con il Baltico e due anni dopo lo ha confermato con la regione del Danubio), è evidente che esisteva la necessità, per creare un riequilibrio territoriale nella coesione dell'Europa, di mettere in campo, anche da parte nostra, una strategia macroregionale, e quella adriatico-ionica risponde perfettamente allo scopo. Non è neppure soltanto una semplice motivazione geopolitica (com'è stato messo in risalto da alcuni colleghi che mi hanno preceduto), perché in questo modo l'Europa, attraverso questo mare chiuso dell'area adriatico-ionica, riesce ad aprirsi verso il Sud-Est e soprattutto verso una politica mediterranea della quale non potremo fare a meno in futuro, ma è - come le dicevo, signora Sottosegretario - la necessità di essere, da questo momento in poi (in vista e nell'elaborazione di queste proposte di ridefinizione dei programmi strutturali 2014-2020), piaccia o non piaccia, competitivi.
C'è una seconda considerazione che la signora Sottosegretario forse ricorderà: uno dei primi provvedimenti che il Governo Monti ha messo in campo è stato nella giornata del 15 dicembre, quando il ministro Barca e il presidente Monti hanno annunciato la riprogrammazione di fondi comunitari che dovevano essere spesi da Regioni del Centro-Sud, che non erano stati spesi per l'importo di circa 8 miliardi di euro, e di cui questo Governo ne ha potuto riprogrammare soltanto per un importo di 3 miliardi e 100 milioni. Questo significa che il nostro Paese, soprattutto le nostre Regioni del Mezzogiorno si sono confrontate e dovranno confrontarsi sempre di più con il problema che i fondi strutturali non vengono spesi nel pieno regime delle reali disponibilità.
Signora Sottosegretario, legga la bella relazione che il ministro Barca ci ha consegnato in sede di Commissioni riunite: si renderà conto che molte Regioni del Sud impegnano e spendono risorse strutturali europee per importi che sono al di sotto del 30 per cento. Allora ci rendiamo conto di come sia importante dare a questa Macroregione adriatico-ionica una sostanza reale e non solo culturale o ideologica o accademica.
Mi consenta di concludere con una constatazione, perché sono state messe in risalto le criticità che sono legate a questa Macroregione, i tre no: no risorse aggiuntive (così ci mettiamo l'anima in pace che non si farà una furbizia italiana di pensare che arrivino risorse nuove), no regolamentazioni aggiuntive e no livelli di governo (hanno ragione gli amici radicali nel mettere in risalto alcune spese un po' eccessive che sono state fatte per il Segretariato permanente).
Detto questo, c'è anche un'altra grande criticità, sulla quale noi chiediamo al Governo che possa confrontarsi, ossia che si tratta di otto Paesi che, al di là di alcune connotazioni storiche comuni, hanno diversità e problemi estremamente variegati e articolati. Una delle criticità che è stata messa in risalto dal Comitato permanente delle Regioni è stata quella relativa all'inquinamento atmosferico, al fatto che vi sono territori che hanno problemi di reti fognarie, di smaltimento dei rifiuti, di urbanizzazione selvaggia delle fasce costiere. Quindi noi dovremo affrontare, attraverso un coordinamento delle risorse comunitarie, non solo i problemi dei grandi trasporti e dei grandi collegamenti Nord-Sud, ma anche un'armonizzazione di queste criticità forti del bacino adriatico-ionico.
Per concludere, signora Sottosegretario, ciascuno dovrà fare la sua parte. Il Parlamento dovrà fare la sua parte facendo in modo che non sia soltanto una comune scelta dei Presidenti dei Parlamenti, ma che i Parlamenti siano coinvolti direttamente in questo grande processo e in questo percorso. Dovrà fare la sua parte la Commissione europea e attenzione perché al riguardo arriveranno i primi problemi, signora Sottosegretario. Infatti, la Commissione è stata incaricata di procedere ad un monitoraggio delle risorse che sono ancora in corso per queste aree geografiche (e in proposito i colleghi hanno ricordato che vi sono programmi ancora in itinere). Monitoraggio delle risorse, riprogrammazione, rimodulazione e reinvestimento: sarà il primo banco di prova per vedere e per capire sin dove la volontà non è solo teorica ma anche concreta e reale.
Vi sarà poi quel grande aspetto della partecipazione dei livelli locali e regionali, che sarà un'altra grande straordinaria sfida, signora Sottosegretario, perché ci sarà la necessità di far comprendere alle popolazioni, alle comunità delle Regioni, che non è più il tempo di pensare al piccolo egoismo regionale ma che dovremo tutti fare lo sforzo di pensare in grande.
In ultimo, signora Sottosegretario, come Gruppo dell'Italia dei Valori, proprio perché comprendiamo la grande importanza e la valenza di questo progetto, chiediamo l'assunizone di un impegno che non abbiamo scritto e che vi trasmettiamo a voce: un impegno da parte del Governo a riferire periodicamente qui, in Parlamento, i passaggi e i percorsi che si stanno organizzando e seguendo per questo grande progetto, che merita attenzione perché non riguarda soltanto l'Adriatico e lo Ionio, ma l'intero Paese e tutta l'Europa. (Applausi dal Gruppo IdV).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Colleghi, è presente in Aula una delegazione del Liceo classico «Giambattista Vico» di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno.
Alla delegazione va il saluto dell'Assemblea del Senato. (Applausi).
Ripresa della discussione delle mozioni nn. 168 (testo 2), 486, 487,
490, 502, 515 e 517 (ore 12,04)
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, prima di iniziare la mia dichiarazione di voto per conto del Gruppo, desidero ringraziare la signora Sottosegretario, anzitutto per l'adesione del Governo alla mozione di cui sono prima firmataria. Vorrei anche, se me lo consente, con garbo accettare la riformulazione proposta del primo capoverso del dispositivo. Si tratta infatti di troncare la frase espungendone in tal modo una parte che ha peraltro un significato ultroneo, dal momento che se si rientra nell'ottica dell'approvazione vi saranno le conseguenze necessarie per poterla attivare.
Per quanto riguarda la proposta di riformulazione del secondo capoverso, signora Sottosegretario, credo che il prolungamento dell'asse Nord-Sud che si identificava con il Corridoio 8, ovvero Corridoio adriatico, abbia avuto gli studi istruttori necessari; quindi, mi sembrerebbe un pochino una presa in giro sostenere di rifare uno studio istruttorio per arrivare a definire il prolungamento da Ravenna a Brindisi. Proporrei cortesemente questa riformulazione: «ad adoperarsi per ottenere presso le competenti sedi decisionali», poi l'eventuale riferimento allo studio istruttorio, quindi: «il prolungamento» fino alla parola «Brindisi». Le chiederei anzitutto se lei accetta la mia piccola proposta, che non vuole stravolgere la sua, ma intende rafforzare quanto detto in questa mozione, che è l'unica che affronta il prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico fino alla realtà più meridionale, quella di Brindisi.
Vorrei sapere se la Sottosegretario accetta, prima di dare il via alla mia dichiarazione di voto.
DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Senatrice Sbarbati, accetterei di togliere le parole: «sulla base di uno studio istruttorio». Mi andrebbe bene: «per promuovere la praticabilità».
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Nel ringraziarla ulteriormente, signora Sottosegretario, voglio dire che quest'area è chiaramente delimitata da un punto di vista geografico ed è sufficientemente conforme dal punto di vista storico-culturale.
Le caratteristiche di questa area Adriatico-Ionica non possono non prestarsi alle politiche di sviluppo regionale promosse dall'Unione europea. Infatti, ormai le macroregioni in Europa sono una realtà. Esistono già una Macroregione Baltica e una Danubiana, ed è necessario, per parte nostra, approvare quella Adriatico-Ionica per creare interconnessioni sinergie anche infrastrutturali (che non vuol dire soltanto viarie, come ho già spiegato in sede di illustrazione) che dovranno costituire l'asse ideale tra il Nord e il Sud dell'Europa, spingendosi sino all'area mediterranea secondo le linee della Strategia di Lisbona.
Chiaramente intendiamo che attraverso questa strategia adriatico-ionica si promuova la stabilità politica ed economica di questa realtà regionale, oltre alla cooperazione intergovernativa in questo bacino, strumento per lo sviluppo bilanciato e sostenibile di tutta la Regione; intendiamo inoltre che si creino le condizioni politiche istituzionali affinché vadano a buon fine progetti di avvicinamento e i negoziati di adesione e preadesione di quei Paesi che sono già molto vicini all'Europa e che si integrino il più possibile i popoli attraverso il rafforzamento reciproco delle strategie di sviluppo politico e il consolidamento delle democrazie, dello Stato di diritto e della cooperazione regionale.
Il bacino adriatico-ionico presenta tutti i requisiti per configurarsi come macroregione che valorizzi ed attinga alle diverse esperienze di cooperazione transfrontaliera che già interessano l'area: l'Iniziativa adriatico-ionica, il Programma Ipa di cooperazione trasfrontaliera "Adriatico", Euroregione adriatica, per citare quelle più significative dove c'è' il contributo italiano.
Quanto ai contenuti, il modello Baltico e le altre esperienze in essere suggeriscono quali possibili aree tematiche quelle dell'ambiente, i trasporti, la gestione delle coste, la pesca, le piccole e medie imprese, il turismo, gli scambi culturali e il rafforzamento della cooperazione istituzionale.
Queste tematiche che la Presidenza italiana della IAI ha posto alla base del suo programma al fine di rafforzare la cooperazione regionale nel bacino adriatico-ionico sono fondamentali per quanto ci riguarda, non ultima la collaborazione sui mari. Importante è infatti una strategia comune che si articoli, ad esempio, su quattro pilastri: l'aumento dello sfruttamento del potenziale economico del mare; la salvaguardia dell'ambiente marino, perché i due mari sono in situazioni difficili in termini di sostenibilità e delle specie marine; la pesca, perché il mare non può più sopportare la sovrappesca, ma si devono sviluppare reti di produttori per un network che fissi i prezzi sul mercato; la sicurezza sul piano marittimo, con una cooperazione integrata tra guardie costiere per un sistema di sorveglianza e di pace.
Questa macroregione potrebbe così essere l'interlocutore regionale nei confronti di raggruppamenti analoghi operanti intorno al Mar Baltico e al Mar Nero e stringere rapporti più stretti con i Paesi del Partenariato Orientale, sviluppando sinergie con la strategia europea per il Danubio.
Per realizzare un vero salto di qualità, signora Sottosegretario, abbiamo bisogno di una strategia europea per l'Adriatico e lo Ionio che coinvolga in modo profondo il Governo italiano, ma anche di una strategia che comprenda tutti gli altri Paesi della Regione; ciò, in sintonia con l'approccio dell'Ue alle macroregioni: una filosofia con cui l'Italia è perfettamente d'accordo, come è stato evidenziato dal suo stesso intervento. Per questo sosteniamo i contenuti della nostra mozione. Con l'istituzione della IAI si è voluta rafforzare la cooperazione regionale tra le due sponde adriatiche e promuovere soluzioni concordate per problemi comuni, relativi sopratutto alla sicurezza e stabilità della Regione, ma anche alla protezione ambientale di questo bacino.
Dopo oltre dieci anni, il quadro geopolitico in cui opera l'Iniziativa adriatico- ionica è profondamente mutato. Tuttavia, le ragioni che ne hanno determinato l'istituzione sono ancora vive e hanno accresciuto la loro validità nel corso degli anni. Ecco perché oggi è il momento di decidere. La Presidenza Italiana ha sottolineato l'importanza di un approccio particolare alla cooperazione regionale in questo bacino e ha sostenuto la formulazione di specifici protocolli di intesa tra i Paesi IAI che costituiscano il quadro di riferimento, per sviluppare progetti di interesse comune, coerentemente alle priorità dell'Unione europea nella Regione e ai suoi programmi, al fine anche di sostenere e accelerare la prospettiva dell'integrazione europea per i Paesi IAI non membri dell'Unione.
La regione Adriatico-Ionica rappresenta quindi tutti i requisiti per operare come una macroregione per la quale sviluppare un approccio strategico, sulla base appunto di tematiche di interesse comune.
Del resto, la IAI ha facilitato il passaggio - come è stato sostenuto - da un'era di conflitto e di confronto ad una di dialogo e di collaborazione, e ha individuato gli interessi comuni dei Paesi della Regione, dando concretezza e contenuti alla prospettiva europea. La regione Adriatico-Ionica ha tutte le premesse per agire come una macroregione per la quale un approccio strategico basato su problemi comuni e opportunità deve essere sviluppato.
Essa può essere uno strumento determinante, tra l'altro, anche per rafforzare la cooperazione regionale nonché - e non è stato mai detto da nessuno, ma io desidero sottolinearlo - nella lotta alla criminalità organizzata.
Tale strategia potrebbe, altresì, dare un impulso ulteriore nel processo di cooperazione nel Mediterraneo, agevolando progressivamente la creazione di una strategia macroregionale più ampia, con il coinvolgimento di altri Paesi del Mediterraneo, soprattutto alla luce degli sconvolgimenti che stanno interessando l'area del Nord-Africa, considerata la prossimità della stessa al nostro Paese e vista soprattutto la mancanza da parte dell'Europa di una politica che coinvolga la sponda Sud del Mediterrano in modo più coinvolgente e intensivo, una sponda che aspira sempre più alla libertà e alla democrazia come veicoli di sviluppo socioeconomico, con riflessi positivi anche per le economie del Sud Europa.
L'accoglienza dei Paesi balcanici e della Turchia - aggiungo - nella famiglia europea è una sfida da cogliere e vincere, se l'Unione vuole veramente svolgere un ruolo di più alto profilo nel mondo; se si mira ad esercitare una maggiore influenza nel Caucaso, in Asia centrale, in Medio Oriente e nel Mediterraneo; se si vuole recuperare quella competitività economica per garantire sicurezza energetica anche al nostro Paese.
Per queste ragioni, per quanto sopra esposto e soprattutto per la richiesta che abbiamo fatto, che il Governo ha accettato, di ottenere altresì, oltre alla Macroregione adriatico‑ionica, anche il prolungamento del Corridoio Baltico-Adriatico fino alla sponda Sul del tallone della nostra Italia, daremo un voto convintamente favorevole alla nostra mozione, ma sosterremo anche le ragioni che sono state esposte nelle mozioni presentate dagli altri colleghi. (Applausi del senatore Gustavino).
ZAVOLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAVOLI (PD). Signor Presidente, desidero aggiungere la mia firma alla mozione n. 490 (testo 2) della senatrice Sbarbati e di altri senatori.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
*PEGORER (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEGORER (PD). Signor Presidente, è doveroso sottolineare come la discussione di oggi si collochi a pieno titolo in uno scenario politico europeo nel quale la Commissione ha tratteggiato alcuni elementi chiave della sua visione del futuro, sulla quale ha avviato in questi ultimi due anni un vasto processo consultativo che ha dato luogo alla formulazione di numerosi documenti su strategie politiche possibili.
In tale quadro va evidenziata la presenza di un soggetto particolarmente significativo nella definizione dei nuovi programmi della politica di coesione europea nel periodo 2014-2020. Si tratta - come è noto - della macroregione, di quella realtà che include il territorio di molteplici diversi Paesi e Regioni associate con una o più caratteristiche o sfide comuni.
In tal senso ricordo quanto detto dal già commissario polacco Pawel Samecki: «la macroregione è il luogo di integrazione e facilitazione di tutte le politiche comunitarie che concorrono allo sviluppo sostenibile e alla crescita ottimale dell'economia e delle società nel territorio di più Pesi con caratteristiche comuni».
Dal 2014, quindi, ci si attende che da parte della Commissione quote consistenti di finanziamento della politica di coesione saranno allocate a sostegno delle strategie macroregionali e sappiamo che passi definitivi sono stati fatti per la Macroregione baltica e per il riconoscimento di quella danubiana.
Il 2012 deve essere, pertanto, utilizzato al meglio per accordare forte consolidamento alla Strategia adriatico-ionica, per dare in buona sostanza piena titolarità europea a quanto realizzato negli ultimi 11 anni da diverse realtà regionali e locali del nostro Paese che si affacciano sul mare Adriatico. Istituzioni che hanno saputo costruire e realizzare importanti sinergie e reti di collaborazione con gli altri Paesi e comunità del bacino su tantissime materie di interesse comune.
Da qui muove la consapevolezza e la convinzione che la realizzazione della Macroregione adriatico-ionica può significare davvero uno strumento importante per rafforzare la coesione e la dimensione politica europea e per affermare nel prossimo futuro una strategia ancora più vasta, interessante l'insieme del bacino mediterraneo; un'Europa, quindi, che valica le Alpi, che guarda con decisione a Sud, marciando con determinazione verso una ancora più larga integrazione, eliminando frontiere, unendo mercati, avvicinando i cittadini.
In realtà, però, la Macroregione adriatico-ionica rappresenta anche una straordinaria occasione per tutto il nostro Paese, chiamato in questo periodo a un eccezionale sforzo per rilanciare il proprio tessuto economico, produttivo e infrastrutturale, con particolare riferimento alle politiche di ammodernamento dei trasporti ferroviari e marittimi. Da qui anche lo stretto collegamento tra la Strategia adriatico-ionica alla nostra attenzione e l'auspicato allungamento del Corridoio adriatico-baltico. È importante, perciò, che il Governo operi per dare un forte impulso all'azione necessaria al pieno riconoscimento della Macroregione.
È stato ricordato nel dibattito come ora si tratti di dare concretezza all'elaborazione del piano di azione che dovrà essere avviato dalle istituzioni regionali e locali, in stretto partenariato con i livelli nazionali. A tale proposito, risulta fondamentale il ruolo del Segretariato dell'Iniziativa adriatico-ionica e auspichiamo che da parte del Governo vengano impartite precise indicazioni operative in tal senso.
Le parole pronunciate nel suo intervento, signora Sottosegretario, hanno sicuramente chiarito la particolare attenzione e cura che il Governo dedicherà a questo tema. Un impegno che in ogni caso, a mio avviso, chiama ad azioni comuni il Ministero degli affari esteri, il Ministero per lo sviluppo economico e il Ministero per la coesione territoriale. Il Parlamento, come ha dimostrato con l'odierna discussione, intende svolgere a pieno titolo la sua parte per il raggiungimento dell'obiettivo in tempi rapidi, in vista anche della stessa programmazione finanziaria europea 2014-2020.
Per tutti questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico alle mozioni all'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
BETTAMIO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, intervengo brevemente poiché credo che sia stato detto proprio tutto a proposito di questo tema che ci ha impegnato nella discussione per tutta la mattina. Anche il Gruppo PdL voterà a favore delle mozioni, secondo l'ottica che è condivisa dal Governo.
Noi sottolineiamo e ripetiamo l'importanza del nuovo scenario nel quale si vengono a collocare i Balcani occidentali, a causa della loro domanda d'ingresso nell'Unione europea. Ribadiamo la necessità che gli attori regionali siano coinvolti in modo sostanziale per identificare i settori di intervento economico, perché, come è già stato detto, la macroregione che si va identificando e realizzando costituisce una grande novità e un importante elemento di positività per l'economia del nostro Paese.
Confermiamo la necessità del sostegno dei Parlamenti nazionali e del Governo per accelerare le procedure che in due anni dovranno portare il Parlamento europeo a pronunciare formalmente un'adesione positiva al progetto, per poi passare alla ratifica da parte degli organi dell'Unione europea.
Pertanto, signor Presidente, come già annunciato, voteremo a favore delle mozioni presentate.
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione e per le parti non precluse né assorbite da precedenti votazioni.
Passiamo alla votazione della mozione n. 168 (testo 2).
Senatore Astore, accetta le modifiche proposte dal rappresentante del Governo?
ASTORE (Misto-ParDem). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 168 (testo 3), presentata dal senatore Astore e da altri senatori.
È approvata.
Passiamo alla votazione della mozione n. 486.
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Russo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 486, presentata dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 168 (testo 2), 486, 487, 490, 502, 515 e 517
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 487.
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Russo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 487, presentata dal senatore Costa e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 168 (testo 2), 486, 487, 490, 502, 515 e 517
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 490 (testo 2).
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Sbarbati, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 490 (testo 2), presentata dalla senatrice Sbarbati e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione delle mozioni
nn. 168 (testo 2), 486, 487, 490, 502, 515 e 517
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 502, presentata dal senatore Legnini e da altri senatori.
È approvata.
Passiamo alla votazione della mozione n. 515.
Chiedo alla senatrice Blazina se intende accogliere le modifiche avanzate.
BLAZINA (PD). Sì, Signor Presidente.
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 515 (testo 2), presentata dalla senatrice Blazina e da altri senatori.
È approvata.
Passiamo alla votazione della mozione n. 517.
Chiedo al senatore Caforio se intende accogliere le modifiche avanzate.
CAFORIO (IdV). Sì, signor Presidente, le accogliamo, e chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Caforio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 517 (testo 2), presentata dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Per lo svolgimento di interrogazioni
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, intervengo per sollecitare l'interrogazione 3-01268, rivolta ai Ministri dell'interno e della giustizia, pubblicata il 14 aprile 2010 nel corso della seduta n. 359, e peraltro già sollecitata il 6 ottobre 2010, nella seduta n. 434.
Questa interrogazione traeva spunto da una serie di intercettazioni effettuate nell'ambito di un'inchiesta contro la criminalità organizzata calabrese. Le indagini erano della Procura di Reggio Calabria. Si trattava di un'inchiesta concernente il procedimento davanti alla Corte d'assise di Palmi ai presunti responsabili di una serie di crimini avvenuti nella zona di Gioia Tauro a seguito della rottura tra i due clan storici della zona, i Piromalli e i Molè. Nelle intercettazioni, l'imprenditore Aldo Miccichè affermava di aver compiuto o comunque di essere a conoscenza di gravissimi brogli elettorali in Nord America e America Latina in occasione delle elezioni politiche del 2008, brogli finalizzati a condizionare i risultati elettorali della circoscrizione Estero in quelle aree geografiche. Questi presunti brogli per le elezioni politiche del 2008 sarebbero stati posti in essere con la collaborazione della 'ndrangheta e di alcuni complici infiltrati nei consolati italiani competenti nella gestione delle procedure elettorali.
Quindi, veniva presentata e sollecitata questa interrogazione ai Ministri dell'interno e della giustizia per sapere se erano al corrente innanzitutto del contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate, se avessero preso dei provvedimenti, e di che genere, per accertare la veridicità o la verità dei gravissimi fatti emersi e se, a loro conoscenza, fossero in corso specifiche indagini della magistratura, della polizia giudiziaria o anche di carattere amministrativo volte ad accertare la regolarità delle elezioni del 2008 per la circoscrizione Estero, in particolare dell'America del Nord, in relazione ai responsabili di eventuali brogli, e quindi i risultati di queste eventuali indagini.
Sollecito per la seconda volta la risposta a questa interrogazione.
PRESIDENTE. Senatore Casson, la Presidenza si attiverà in tal senso.
D'UBALDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'UBALDO (PD). Signor Presidente, intervengo per informare l'Assemblea che questa mattina, insieme ad altri colleghi, ho presentato un'interrogazione al Ministro della salute per segnalare lo stato di grave disagio in cui versa uno degli ospedali più importanti del nostro Paese, il Policlinico «Agostino Gemelli» di Roma, che, impigliato - userei questo verbo che bene si attaglia alla vicenda politica e finanziaria della Regione Lazio - nella rete del debito della sanità della Regione, vanta una serie di crediti nei confronti della stessa e corre il rischio di vedere seriamente compromesse le sue attività e le sue funzioni nel quadro di una programmazione, da qui ai prossimi due anni, che la stessa amministrazione del Policlinico, consapevole delle difficoltà in cui versa il sistema sanitario nazionale e regionale, si accinge a calibrare alla luce delle diminuite risorse. C'è da dire, però, che se non si sana il pregresso, se la Regione cioè non interviene sbloccando questa situazione, è evidente che il quadro che ho testé rappresentato si deteriora e rischia di degenerare.
Poiché ogni realtà che concorre alla qualità del servizio sanitario - non solo nella Regione Lazio, ma in tutta Italia - merita la più grande attenzione, e dal momento che, in particolare, il Policlinico «Agostino Gemelli» assolve ad un ruolo di garanzia per la salute del cittadino, non solo a Roma e nel Lazio, ma anche nell'ambito della più ampia realtà nazionale, ho presentato questa interrogazione chiedendo al Ministro della salute di riferire con solerzia, anche alla luce dell'annunciata decisione del Governo, che si accingerebbe a cambiare il sub-commissario alla sanità nel quadro delle politiche di rientro dal debito della Regione Lazio. Essendo evidente che il Ministro è molto attento alla realtà di Roma e del Lazio, mi auguro che possa rispondere con particolare solerzia.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta a due interrogazioni parlamentari riguardanti le banche.
La prima, la 3-02574, ha ad oggetto l'aumento di capitale di banca Unicredit, che ha penalizzato i piccoli azionisti e i piccoli investitori. Ricordiamo bene gli slogan durante la prima privatizzazione dell'ex Credito Italiano: «Oltre i Bot i Credit». In questo modo, centinaia di migliaia di risparmiatori azionisti, già taglieggiati dalla banca di Alessandro Profumo (la cui liquidazione è stata di 42 milioni di euro) hanno dovuto assistere, con il nullaosta della CONSOB, ad un aumento di capitale le cui clausole sono vessatorie-capestro, che fa perdere loro il 40-50 per cento oltre a ciò che Unicredit ha già perduto. Ricordo che, ai tempi della fusione con Capitalia, Unicredit capitalizzava 100 miliardi di euro e il titolo valeva 8 euro; stando invece ai valori di Borsa di due giorni fa, la capitalizzazione era di circa 8 miliardi di euro, con un valore del titolo di 0,2-0,3 euro.
La seconda questione, signor Presidente, riguarda il cosiddetto credit crunch, ossia le banche, le mandanti (non voglio usare parole forti) di quegli imprenditori con il senso dell'onore che non riescono a pagare gli stipendi agli operai e ricorrono a gesti estremi (50 in Veneto, centinaia in tutta Italia). Signor Presidente, questo è un Governo dei banchieri, ha dimestichezza con le cose di cui parlo. Però, la Banca centrale europea di Mario Draghi (che è stato pizzicato dai fotografi di «Oggi» mentre guidava senza cinture e con il telefonino: grande esempio di cultura della legalità da parte di questi bankster) ha dato alle banche 209,9 miliardi di euro al tasso dell'1 per cento, con la causale che bisogna impiegare questi soldi per far ripartire l'economia: non per strozzare le imprese, non per revocare il fido con un preavviso di 24 ore, non per gettare nella disperazione migliaia di imprese, soprattutto medio-piccole, e i loro lavoratori già tartassati anche dall'ultima manovra del Governo. Quindi, signor Presidente, la ringrazio molto, ma non è possibile che questi signori banchieri, che hanno prestiti al tasso agevolato dell'1 per cento (basta andare a vedere le soglie di usura previste dalla legge n. 108 del 1996), rivendano questo denaro a tassi del 23, 24 o 25 per cento (neppure lo prestano) e poi chiedano a una famiglia, o a un giovane che devono farsi una casa con il mutuo anche il pizzo della obbligatoria assicurazione di 30.000 euro, altrimenti non gli danno neanche questo finanziamento. (Applausi dei senatori De Lillo e Fantetti).
LATRONICO (PdL). Hai dato la fiducia al Governo.
LANNUTTI (IdV). Io non ho votato la manovra: abbiamo dato la fiducia al Governo perché, di fronte a un precipizio, avevamo il dovere di vedere se si apriva il paracadute e, con la dittatura degli spread, quel paracadute non si è aperto. Quindi, si intervenga anche sulla Banca d'Italia, collusa con i banchieri, per fare in modo che quei soldi (le leggo, signor Presidente, e le chiedo scusa se abuso della sua pazienza, a quanto ammonta il prestito alle banche: 210 miliardi di euro) vadano alle imprese e contribuiscano a far ripartire l'economia; altrimenti, significa che le banche non fanno il proprio dovere.
Mi consenta un'ultima considerazione, Presidente: negli Stati Uniti d'America spesso qualche banchiere va in galera; da noi sono al Governo, e devono adoperarsi per far sì che le imprese riescano a ripartire.
Sulla conoscibilità dei provvedimenti adottati dal Consiglio di Presidenza
in tema di indennità e di vitalizi dei senatori
LUSI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUSI (PD). Signor Presidente, ieri, alla fine della seduta, come previsto dal Regolamento del Senato, ho posto due questioni alle quali non ho avuto risposta. Mi si dirà che forse pretendo troppo perché è troppo presto, ma le questioni sono datate.
La prima questione, Presidente, è la seguente. Lei sa che nella prima parte del mese di dicembre il Consiglio di Presidenza del Senato ha riformato il sistema dei vitalizi dei senatori. Signor Presidente, i senatori, o almeno il sottoscritto, non hanno alcuna conoscenza di ciò che il Consiglio di Presidenza ha deliberato. Non abbiamo un pezzo di carta scritto che ci dica in che cosa è stato riformato il sistema e quanto incide la trasformazione (che io condivido, che il mio Gruppo ha condiviso, come anche altri Gruppi) dal retributivo al contributivo sull'indennità. Non abbiamo possibilità di dire nulla agli italiani e ai giornali che ci inondano giorno dopo giorno di insulti e contumelie. Francamente, ritengo che, fra le tante offerte di comunicazione che ricevono i senatori, sarebbe formalmente idoneo avere prima possibile la documentazione approvata dal Consiglio di Presidenza.
In secondo luogo, ieri è entrato in vigore il sistema di segnalazione delle presenze nelle Commissioni. Altra misura prevista nella legge n. 148 del 2011, su cui noi siamo totalmente d'accordo: l'abbiamo votata all'unanimità, mi sembra senza che ci fossero distinguo in materia. Tuttavia, signor Presidente, anche su questo noi non siamo a conoscenza del provvedimento e della procedura correlata adottata. Noi non sappiamo su cosa incidono le firme, qual è la franchigia, cosa succede della numerosa congerie di senatori che appartengono a più Commissioni, qual è la priorità, qual è l'incidenza del voto e come si calcolano queste cose. Premesso che il sottoscritto è in Commissione bilancio, fermo in servizio permanente effettivo, è possibile che noi non si conosca queste procedure? È possibile che, adottate dal Consiglio di Presidenza, sacrosantamente, noi non possiamo averne conoscenza? È qualcosa che non quadra, Presidente.
Inoltre, non si ha conoscenza - questo è il terzo argomento su cui vorrei soffermarmi - di come il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo incida nella nuova indennità. Allora questa cosa, al di là delle pubblicazioni fatte su siti pubblici circa la comparazione fra l'indennità dei parlamentari italiani e quella degli europei, avrebbe da sola risposto a quello schema e a quel parametro. Se, per caso, avessimo informazioni scritte di quanto decidono i nostri organi, saremmo francamente aiutati.
Sono inoltre sconvolto dal silenzio che c'è su queste materie: più c'è silenzio e più noi avalliamo gli attacchi continui alla classe politica che rappresenta il Paese. (Applausi dal Gruppo PD). Bene o male che facciano i singoli, il silenzio aiuta queste polemiche e questi attacchi diretti e, francamente, questo è inspiegabile. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. So che oggi il Presidente del Senato affronterà questo argomento in Conferenza dei Capigruppo.
Sul ritiro dello spot dei Monopoli di Stato sul gioco on line
LAURO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURO (PdL). Signor Presidente, insieme al senatore Li Gotti e alla senatrice Baio, ho chiesto al Governo, al Presidente del Consiglio e Ministro dell'economia, l'immediata rimozione dalla Rete e l'annullamento della campagna pubblicitaria dello spot «La prima volta». Nella seduta di ieri sono state illustrate da me le motivazioni. Pare che lo spot sia stato rimosso dal sito dei Monopoli di Stato. Tuttavia, la preghiamo, signor Presidente, di intervenire presso il Governo affinché venga data ufficiale comunicazione sulla rimozione dello spot e sull'annullamento della campagna pubblicitaria.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Mi associo alla richiesta del senatore Lauro, Presidente.
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, voglio associarmi, come ho fatto già ieri, alle richieste del senatore Lauro.
Non basta dire oggi che lo spot è sparito: vogliamo sapere quanto è costato allo Stato e ai Monopoli. Uno spot che è una vergogna. Bisogna allora che i Ministeri competenti indaghino e scoprano chi lo ha voluto, qual è la società che lo ha realizzato e quanto è costato. La semplice cancellazione dello spot è solo una pezza a colori messa ad una situazione ingovernabile da parte dei competenti Ministeri.
PRESIDENTE. Senatore Gramazio, se lo ritiene, sull'argomento può presentare un formale atto ispettivo.
Per la risposta scritta ad un'interrogazione
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, mi unisco anzitutto alle richieste del senatore Lusi e, a proposito di ritardi, vorrei sollecitare la risposta ad un'interrogazione a risposta scritta non datata inizio legislatura, come avviene anche per altre, poiché è del giugno dell'anno scorso. Mi riferisco all'interrogazione 4-05426, relativa all'articolo 40 della legge n. 149 del 2001, che prevedeva l'istituzione presso il Ministero della giustizia, entro e non oltre 180 giorni dalla data della sua entrata in vigore, di una banca dati relativa ai minori dichiarati adottabili, nonché ai coniugi aspiranti all'adozione nazionale e internazionale con l'indicazione di ogni informazione atta a garantire il migliore esito dei procedimenti.
Nel 2004, quindi a tre anni dall'adozione di questa legge, sono state emanate le norme per l'attuazione di un'organizzazione della banca dati relativa all'articolo 40 della citata legge. Sul sito internet esiste un'informazione in cui si dice che l'applicativo è stato sviluppato e si è conclusa la fase di test funzionali, presso la sede del Tribunale dei minorenni di Torino e Bari, e che sarebbe stata di prossima attivazione la fase del collaudo per procedere finalmente alla diffusione sull'intero territorio nazionale di questa nuova banca dati. Siamo nel 2012 e potrebbe essere utile capire se tutto ciò è avvenuto.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 12,47).