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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 653 del 11/01/2012


MAGISTRELLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4811 del 23 novembre 2011 ha accolto il ricorso della Provincia di Ancona e per l'effetto disposto la revocazione della sentenza del medesimo Consiglio di Stato n. 3066/2008, confermando la pronuncia del TAR delle Marche n. 1015/2003;

con tale sentenza il TAR decise di annullare gli atti del Sottosegretario di Stato pro tempore per i beni e le attività culturali e del Soprintendente che sancivano il deposito a tempo indeterminato presso il museo di Pergola (Pesaro e Urbino) dei bronzi d'età romana rinvenuti in località Cartoceto;

il Consiglio di Stato ha stabilito che: "in sede di rivalutazione della questione (e fermo restando che ogni determinazione sul punto dovrà avere prioritariamente riguardo all'esigenza di preservare l'integrità del bene), nell'emanare altri provvedimenti o in sede di ulteriori accordi, le Amministrazioni coinvolte dovranno lealmente collaborare, al fine di individuare una soluzione allocativa (entro il termine di quattro mesi dal deposito della presente sentenza), in coerenza con quanto previsto nell'accordo del 27 luglio 2001";

emerge con chiarezza in primo luogo che il criterio principe per stabilire la collocazione del gruppo bronzeo è rappresentato dall'esigenza di salvaguardare l'integrità del bene;

a tal proposito nella sentenza del TAR n. 1015/2003 citata, confermata per effetto della revocazione, si afferma che: "Sotto l'aspetto della salvaguardia del bene e dal punto di vista tecnico-conservativo, sia la sede museale di Pergola, sia il Museo Archeologico delle Marche in Ancona sono stati riconosciuti idonei ad ospitare il gruppo in via permanente ('le due strutture sono ugualmente idonee', secondo la relazione del CTU; in senso pressoché analogo si esprimono i pareri di parte)";

il medesimo collegio, tuttavia, in un successivo passaggio della sentenza n. 1015/2003 afferma che: "le due strutture sono provviste di diversi sistemi di salvaguardia e modalità espositive (sulle cui distinte caratteristiche si era espresso, esternando le proprie preferenze, l'allora direttore del Centro del Restauro di Firenze, odierno soprintendente per i beni archeologici delle Marche, firmatario di uno dei due atti impugnati). La sede museale di Ancona è munita di una teca climatizzata, posta in una sala destinata ad ospitare i bronzi, e ciò li protegge anche dalle particelle inquinanti portate dai visitatori (come evidenziato nella perizia d'ufficio); il museo è inoltre attrezzato con un laboratorio per il restauro, utile per eventuali interventi. La sede museale di Pergola è dotata di una sala con la protezione di un cuscino d'aria, con monitoraggio continuo dell'aria; le statue poggiano su un plinto antisismico";

infine, quanto all'aspetto della maggior fruibilità del bene da parte della collettività ed alle esigenze di studio del reperto, la citata sentenza del TAR afferma che: " il perito d'ufficio ha rilevato che: 1) a fronte della causalità della scoperta del reperto, non appartenente e non collegato al luogo del ritrovamento ed alla sua storia (conclusione contestata dal Comune di Pergola con diverse argomentazioni) l'opportunità di collocare il gruppo nel Museo di Ancona, al quale sono destinate le opere legate al contesto dell'evoluzione storico-archeologica dell'intera regione; 2) come 'un museo a carattere comprensoriale e diacronico come quello di Ancona risponda meglio ai requisiti di fruibilità da parte della collettività ed alle esigenze di studio";

alla luce della sentenza del Consiglio di Stato 23 novembre 2011 e della citata pronuncia del TAR del 2003, appare evidente che la sede del museo archeologico nazionale di Ancona presenta caratteristiche oggettive tali da offrire garanzie maggiori in ordine alla salvaguardia del bene, alla valorizzazione e alla fruibilità del bene archeologico,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sulla vicenda;

quali iniziative intenda adottare al fine di garantire la migliore collocazione museale dei bronzi dorati d'età romana rinvenuti a Pergola, in località Cartoceto, e se l'amministrazione intenda conformarsi al decisum dell'autorità giurisdizionale.

(4-06556)