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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 653 del 11/01/2012


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

COMPAGNA, ASTORE, CHIAROMONTE, DE ANGELIS, FASANO, LAURO, PETERLINI, PONTONE, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per gli affari europei - Premesso che:

da poco giunta nel porto di Napoli, sarebbe in procinto di ripartire per l'Olanda la cosiddetta nave dei rifiuti;

in forza di intese intercorse fra l'azienda partecipata del Comune di Napoli (ASIA) e la società per l'ambiente della Provincia di Napoli (SAPNA) con la società olandese AWR che gestisce l'inceneritore di Rotterdam e con la società tedesca Wessel shipping company, che si occuperà del trasporto dei rifiuti napoletani in Olanda, tale nave, battente bandiera caraibica e denominata Nordstern, dovrebbe nei prossimi giorni caricare fra 2 e 3.000 tonnellate di rifiuti secchi lavorati a Caivano (Napoli);

la Regione Campania avrebbe denunciato che questa è un'operazione inutile e costosa, rilevando come, dal momento che nei tre impianti della provincia di Napoli (Caivano, Tufino, Giugliano) sono stoccate oltre 80.000 tonnellate di rifiuti umidi, sicché "l'operazione mediatica della nave per l'Olanda" distoglierebbe l'attenzione dalla vera priorità in questo momento rappresentata dall'umido,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti da quale "tavolo tecnico" istituzionale sia stata decisa l'operazione;

se essa sia conforme alle direttive comunitarie in materia;

se e come siano state valutate dall'Esecutivo nazionale le obiezioni avanzate dalla Regione e non accolte da Comune e Provincia;

in quale ambito e con quali finalità e ad un tempo priorità di politica nazionale per l'ambiente si collochi, a giudizio del Governo, l'iniziativa della nave in partenza da Napoli per Rotterdam.

(4-06553)

BAIO, TOMASSINI, BASSOLI, BIANCONI, BIONDELLI, BOSONE, CASTIGLIONE, CHIAROMONTE, GRANAIOLA, GUSTAVINO, RIZZI - Al Ministro della salute - Premesso che:

secondo i dati riportati nell'annuario Istat del 2010, in Italia è diabetico il 4,8 per cento della popolazione (5 per cento delle donne e 4,6 per cento degli uomini), pari a circa 2.900.000 persone.

il diabete mellito di tipo 2 è la forma più comunemente diffusa, anche a causa della diffusione dell'obesità e dell'invecchiamento della popolazione, e rappresenta circa il 90 per cento dei casi di questa malattia;

studi accreditati stimano che entro il 2030, nei Paesi industrializzati, il diabete di tipo 2 possa diventare la quarta causa di morte: tra le persone affette da diabete, infatti, le patologie cardiovascolari sono da due a quattro volte più frequenti rispetto ai soggetti non diabetici di pari sesso ed età;

alla base del diabete di tipo 2 vi sono, principalmente, una ridotta ed alterata produzione di insulina e la resistenza agli effetti biologici della stessa: è stato dimostrato che un controllo glicemico ottimale riduce le complicanze croniche di tale patologia;

fino a poco tempo fa, la terapia farmacologica del diabete tipo 2 era basata in via quasi esclusiva sulla metformina, sui secretagoghi (sulfoniluree e glinidi), sui glitazoni (oggi solo pioglitazone) e sull'insulina;

di recente, si è diffusa una nuova classe di farmaci, le cosiddette incretine, che comprendono gli agonisti del recettore del gastrointestinal like peptide (GLP-1), ARGLP-1, exenatide e liraglutide, e le glipitne (inibitori della dipeptil-peptidasi 4 -DPP4);

come sostenuto dalla comunità scientifica, queste molecole esercitano un effetto favorevole sul peso corporeo (riduzione con gli ARGLP-1; effetto neutro con le gliptine), un rischio praticamente assente di ipoglicemia, un effetto positivo sul profilo di rischio cardiovascolare (per gli ARGLP-1), ed un'incidenza di effetti collaterali decisamente poco frequente (per le gliptine) o a temporanei disturbi gastrointestinali (per i soli ARGLP-1);

le favorevoli ripercussioni sulla qualità della vita del paziente, sul compenso metabolico e sulla sua progressione nel tempo, hanno indotto le società scientifiche endocrino-diabetologiche internazionali ad inserire tali farmaci negli algoritmi terapeutici;

la maggior parte delle raccomandazioni e delle linee guida diffuse a livello internazionale introducono questi prodotti come terapia di seconda o di terza linea, prima dell'avvio della terapia insulinica, mentre l'associazione americana degli endocrinologi clinici raccomanda il loro uso in monoterapia ed in prima linea in pazienti selezionati in cui sia importante limitare l'aumento del peso e il rischio di ipoglicemie;

con avviso del 27 dicembre 2011, l'Aifa ha pubblicato l'elenco aggiornato dei medicinali aventi il requisito dell'innovatività terapeutica, indicando questi prodotti come innovativi potenziali, in aperta contraddizione con la precedente comunicazione del 18 febbraio 2011, in cui si rende nota la perdita dello status di innovazione, rendendo questi farmaci soggetti ai ribassi come tutti i farmaci in commercio non ritenuti innovativi;

nonostante le comprovate e consolidate evidenze scientifiche, il Comitato prezzi e rimborsi dell'Aifa, in una nota del 10 ottobre 2011, ha reso noto la spesa per i farmaci incretinici, paventando un unico tetto di spesa per i DDP-4 e i GPLI-1 pari a 57 milioni di euro, a fronte dei 69 milioni di euro di consumo registrati negli ultimi 12 mesi (dato del mese di ottobre 2011), assoggettando indistintamente a tale limitazione due classi di farmaci con diverso codice anatomico, terapeutico e chimico (ATC) e con diverse caratteristiche;

alla luce di tale misura, l'Associazione dei medici diabetologi (AMD) e la Società italiana di diabetologia (SID), con nota del 12 dicembre 2011, hanno inviato al Direttore generale dell'Aifa un position statement sulla terapia incretinica, evidenziando i benefici connessi a tale approccio terapeutico e manifestando altresì la disponibilità a collaborare per l'elaborazione di linee guida condivise sull'uso di questi farmaci, nonché per costituire un osservatorio sull'appropriatezza prescrittiva;

considerato che:

i farmaci incretinici sono da alcuni anni inseriti nel prontuario farmaceutico e, sebbene la comunità scientifica abbia dimostrato la validità terapeutica degli stessi, tale ventilata misura, che agirebbe sulla riduzione del tetto di spesa da parte dell'Aifa, rischia di non garantire per tutti i pazienti che già ne traggono beneficio il mantenimento della terapia, e di ostacolarne o negarne l'utilizzo per altri potenziali pazienti che a giudizio del diabetologo dovrebbero farne uso;

il perseguimento di obiettivi di contenimento della spesa sanitaria non può andare a discapito dell'innovazione farmaceutica e non può ledere il diritto fondamentale alla salute riconosciuto dall'articolo 32 della Costituzione;

le società scientifiche di diabetologia nel documento, peraltro, hanno dimostrato che l'utilizzo dei farmaci incretinici può dar luogo, nel tempo, a significativi risparmi di spesa per il Servizio sanitario nazionale;

al riguardo, è stato evidenziato che il 50 per cento dei costi connessi al diabete è legato alla gestione delle complicanze (solo il 10 per cento è legato alla spesa farmaceutica): gli agonisti del ricettore GLP-1 e le gliptine possono ridurre in maniera decisiva i costi associati alle ipoglicemie da sulfaniluree o da insulina, che rappresentano una frequente causa di ricovero per effetti collaterali da farmaci nelle persone con età superiore a 65 anni;

una recente valutazione di health technology, richiesta dal Sistema sanitario nazionale britannico in previsione dell'aggiornamento delle linee guida per la gestione del diabete di tipo 2 del National institute for health and clinical excellence, ha dimostrato che la terapia con gli ARGLP-1 e quella con gliptine offrono un buon rapporto costo-efficacia, soprattutto se raffrontate con le alternative terapeutiche più comunemente utilizzate nella terapia di seconda o terza linea del diabete di tipo 2 (rispettivamente: analoghi basali dell'insulina e pioglitazone) ed ha dimostrato, altresì, come l'aumento di un punto percentuale del peso comporti un aumento dei costi sanitari del 2-4 per cento,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti segnalati;

quali urgenti misure intenda adottare per garantire a tutti i pazienti diabetici di tipo 2 che ne hanno bisogno per una corretta gestione della terapia, la piena disponibilità dei farmaci incretinici e l'accesso ai farmaci innovativi, anche alla luce della nota dell'AMD e della SID trasmessa all'Aifa in data 12 dicembre 2011, nonché alla luce delle raccomandazioni e delle linee guida diffuse a livello internazionale;

quale sia l'attuale status dei farmaci incretinici.

(4-06554)

DE FEO, CALABRO', DE GREGORIO, PONTONE, PARAVIA, CASTRO, POLI BORTONE, CASTIGLIONE, FLERES, FANTETTI, BIANCONI, SPADONI URBANI, COMPAGNA, LAURO, FLUTTERO, PICHETTO FRATIN, BALBONI, PICCIONI, GARAVAGLIA Mariapia, GRAMAZIO, ANDRIA, QUAGLIARIELLO, SIBILIA, CARDIELLO, NESPOLI, FASANO, ESPOSITO, BOLDI, CIARRAPICO, CALIGIURI, SBARBATI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dello sviluppo economico e per il turismo e lo sport e per gli affari regionali - Premesso che:

il sito archeologico di Pompei e gli altri siti vesuviani nel giorno di Natale 2011 e nel giorno di Capodanno 2012 sono rimasti chiusi ai visitatori a causa del mancato accordo tra la Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei e le organizzazioni sindacali relativo alle modalità di apertura (orario e numero di addetti di personale) e al contenzioso su una serie di prestazioni arretrate non corrisposte dalla Soprintendenza;

le Organizzazioni sindacali in un proprio comunicato del 16 dicembre diffuso su Internetaffermano: «A rafforzare la decisione di chiusura, tra l'altro già prevista dall'ordinamento ministeriale, è stato anche il mancato pagamento del lavoro prestato lo scorso anno per garantire le aperture straordinarie delle aree archeologiche in occasione delle festività di Natale 2010 e Capodanno 2011, il mancato pagamento del progetto realizzato in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia» e la CISL sottolinea anche il mancato pagamento del lavoro prestato per conto del Comune di Pompei al fine di garantire la realizzazione delle visite serali "Le Lune di Pompei". La stessa CISL si era resa già disponibile a riaprire il tavolo di trattativa per assicurare le aperture straordinarie di Natale 2011 e Capodanno 2012 qualora anche l'amministrazione si fosse resa disponibile a riformulare la proposta di accordo seguendo gli stessi criteri dell'anno scorso, ampliando gli orari di aperture al pubblico e garantendo l'apertura di tutte le domus, prevedendo due turni per ogni giornata straordinaria di lavoro e lo stesso numero di personale coinvolto nei progetti negli anni precedenti;

già nel corso dell'incontro preliminare svolto a metà dicembre tra organizzazioni sindacali e rappresentanti della Soprintendenza, la CISL in una nota a verbale aveva segnalato le problematiche sia organizzative che retributive, invitando la Soprintendenza a riformulare i termini dell'accordo e a fornire garanzie circa il pagamento delle spettanze arretrate (stimate in circa 63.500 euro);

bisogna evidenziare che il sito archeologico di Pompei era rimasto aperto per le festività di Natale e Capodanno ininterrottamente dal 2005 riscuotendo un notevole gradimento per tale opportunità concessa ai turisti;

quest'anno il Ministero ha promosso l'apertura a titolo gratuito dei Musei e dei siti archeologici in tutta Italia ricevendo un'enorme adesione dalle strutture e un grande successo di pubblico, con un incremento delle visite di circa il 20 per cento;

mediamente ogni anno, nelle giornate delle festività natalizie, soprattutto se accompagnate da un'adeguata informazione e promozione nonché con la realizzazione di piccoli eventi culturali (come l'esibizione di giovani concertisti organizzata per il Natale 2010) nei siti archeologici vesuviani entrano circa 5.000 turisti determinando pertanto un incasso pari a circa 50.000 euro;

è stato accertato anche con una recente indagine statistica e demoscopica sul campo (svolta proprio nel periodo natalizio del 2009-2010 dall'Università di Salerno su incarico del Commissario) che circa l'80 per cento dei visitatori di Pompei, in questo periodo, non sono italiani e di questi oltre il 60 per cento non sono europei;

pertanto, da quest'indagine si è avuta la conferma, statisticamente e scientificamente certificata, che la maggior parte dei flussi turistici che interessano Pompei e gli altri siti archeologici vesuviani (mediamente circa 2.300.000 visitatori all'anno) provengono dal di fuori del nostro Paese con una tendenza alla forte crescita di flussi extraeuropei, e in particolare dall'oriente;

è del tutto evidente che tale tipologia di turismo ha bisogno di certezze e di affidabilità riguardo ai programmi (alberghi, ristoranti, trasporti, mete turistiche e culturali) da poter far svolgere ai propri clienti i cui tempi sono spesso e necessariamente rigidamente preordinati;

è altrettanto evidente che tale organizzazione, da parte dei tour operator, richiede la necessità di poter prenotare con un consistente anticipo lo svolgimento delle tappe del proprio viaggio ed avere certezze riguardo il rispetto del programma;

nella recente borsa del turismo che si è svolta a Londra, la Regione Campania ha visto crescere la richiesta di prenotazioni verso i propri siti di oltre il 12 per cento rispetto ai valori del 2011;

il quotidiano "Il Mattino" pochi giorni fa ha ospitato l'intervento di un visitatore del museo archeologico di Napoli che ha denunciato la situazione di assoluto abbandono in cui versa la struttura: più della metà delle sale chiuse al pubblico e nelle altre Sale scarsissima attività di vigilanza dovuta all'atteggiamento di totale disinteresse da parte del personale addetto;

è di questi giorni la notizia, riportata da diversi quotidiani, che la Soprintendenza intenderebbe reinterrare lo scavo del villaggio preistorico di Longola-Poggiomarino (Napoli) in quanto non avrebbe le risorse necessarie per garantire una sua corretta conservazione e manutenzione;

tale decisione ha provocato la giusta reazione delle istituzioni e degli enti territoriali (Sindaci, studiosi, comitati di cittadini) che hanno chiesto l'intervento diretto del Ministro contro l'atteggiamento della Soprintendente archeologica di Napoli e Pompei;

per circa 3 mesi i visitatori degli scavi di Pompei non hanno ricevuto, al momento del pagamento del biglietto di ingresso, nemmeno la piantina dell'area archeologica perché la Soprintendente non ha programmato per tempo, sebbene sollecitata più volte dai competenti uffici, nemmeno la ristampa di un adeguato numero di copie;

dal mese di settembre 2011 è stato chiuso il punto di Primo Soccorso interno all'area archeologica e gestito dalla Croce rossa, aperto ed allestito durante la gestione commissariale, privando così i visitatori di ogni forma di tutela ed assistenza in caso di necessità (giova ricordare che sono stati migliaia, e sempre puntuali e dettati da grande professionalità, gli interventi della Croce rossa per piccoli traumi, cadute ed escoriazioni, crisi cardiache e respiratorie realizzati nel corso dell'ultimo anno);

l'attuale Soprintendente speciale ha ricevuto l'incarico da oltre un anno;

il Soprintendente speciale di Napoli e Pompei, pur essendo inquadrato come dirigente di seconda fascia, in realtà percepisce una retribuzione pari a quella di un dirigente generale dello Stato;

nel corso di quest'anno, definito da molti osservatori come l'anno "orribile" per Pompei, si sono registrati crolli, mancanza di adeguati interventi di manutenzione e nessuna attività di promozione e valorizzazione del sito, tanto che il quotidiano "Corriere del Mezzogiorno" ha parlato di "gestione degli scavi ormai fuori controllo";

infatti non sono stati investiti i fondi per le attività di restauro e conservazione accumulando ingenti giacenze attive (secondo la stessa CISL e anche secondo il Ministero pari a circa 40 milioni di euro) e sono state chiuse o abbandonate le attività di promozione valorizzazione già intraprese di comune accordo tra Soprintendenza e Commissario (stagione teatrale con il San Carlo, le visite didattiche al cantiere dei Casti amanti e alla domus di Giulio Polibio, la mancata apertura del visitor centre presso l'ex Antiquarium e dello spazio dedicato ai bambini presso casina Pacifico, che vedevano coinvolte tra l'altro proprio la fondazione IDIS - Città della scienza della Regione Campania, solo per citare le principali;

tutti i principali e più autorevoli economisti del nostro Paese sostengono che il modello di sviluppo sostenibile per il Mezzogiorno d'Italia dovrebbe essere la realizzazione di politiche e di offerte condivise imperniate proprio sul turismo, i beni culturali, le qualità del paesaggio e quelle enogastronomiche;

come è noto, oltre alle risorse comunitarie destinate al progetto Pompei (105 milioni di euro) arriveranno nei prossimi 10 anni altri circa 200 milioni di euro, derivanti da un accordo con una cordata di imprese francesi, l'Unesco, la Regione Campania, l'Unione industriale di Napoli e il Ministero, destinate allo sviluppo dei servizi nell'area,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga gravissimo che, vista la situazione economica del Paese (che questo Governo in particolare è chiamato ad affrontare) e il potenziale turistico rappresentato da Pompei, la Soprintendente non sia stata in grado di garantire il raggiungimento di un accordo sindacale finalizzato all'apertura degli scavi per Natale e Capodanno, determinando in questo modo un ulteriore gravissimo danno in termini di credibilità e affidabilità soprattutto nei confronti del sistema turistico nazionale e internazionale;

come valuti il fatto che il Soprintendente di Napoli e Pompei, di fronte ad ogni problema, continui ad invocare la carenza di risorse, vecchia bugia utilizzata anche da qualche suo predecessore e puntualmente smascherata dai bilanci e dagli accertamenti ministeriali, viste le giacenze attive di oltre 40 milioni di euro presenti nelle sue casse, oltre ai circa 20 milioni di euro derivanti dagli introiti della biglietteria per il 2011;

se sia a conoscenza dei motivi per i quali, nel corso di un intero anno dal suo insediamento, la Soprintendente non abbia trovato il tempo e il modo per affrontare le questioni riguardanti le spettanze pregresse (63.000 euro che sarebbero stati compensati facilmente dall'apertura a pagamento dei siti e non abbia neanche trovato, d'intesa con le organizzazioni sindacali, le adeguate soluzioni;

se il Ministro per i beni e le attività culturali e l'amministrazione, in particolare la Direzione generale per le antichità e la Direzione generale per la valorizzazione, fossero a conoscenza di tale situazione e quali azioni abbiano intrapreso per evitare la chiusura degli scavi;

poiché una parte della retribuzione dei dirigenti generali dello Stato è determinata dal raggiungimento degli obiettivi fissati dall'amministrazione, quali siano gli obiettivi fissati dal Ministero per la Soprintendente di Napoli e Pompei e se essi siano stati raggiunti;

quale sia stata l'attività reale svolta dal Soprintendente nel corso del 2011, visti i risultati disastrosi sia in termini di tutela che di promozione e valorizzazione;

se appaia adeguato all'incarico affidatole e per il quale viene regolarmente retribuita (cioè quello di dirigente generale dello Stato) gli atteggiamenti e le conseguenti dichiarazioni della Soprintendente che di fronte ad ogni problema o lamenta la carenza di risorse ovvero attribuisce ad altri le responsabilità (condizioni atmosferiche, predecessori, sindacati), senza di fatto mai esercitare quella funzione di direttore generale (cioè di quella figura apicale dell'amministrazione che di fronte ai problemi compie le analisi del caso ed attua le decisioni volte a risolverli) per la quale però ricevere un'adeguata retribuzione;

come intenda affrontare e risolvere le questioni legate alla gestione del museo archeologico di Napoli e al sito preistorico di Longola-Poggiomarino;

se e come intenda davvero garantire che le aree archeologiche di Pompei e degli altri siti vesuviani entrino a far parte di un sistema virtuoso di offerta integrata di turismo, qualità del territorio ed eccellenze enogastronomiche, d'intesa con le istituzioni locali a cominciare dalla Regione e le organizzazioni delle forze produttive, in grado di realizzare un modello di sviluppo economicamente sostenibile;

come intenda realizzare un'autentica cabina di regia (invocata anche dal Presidente del Consiglio superiore dei beni culturali) che abbia il ruolo di garantire l'efficace utilizzazione sia dei Fondi dell'Unione europea che quelli derivanti dall'accordo con le imprese francesi;

se infine non ritenga ormai improcrastinabile procedere (come ormai da tempo chiedono la maggioranza anche delle organizzazioni sindacali) alla costituzione di una Soprintendenza speciale autonoma per Pompei e i siti vesuviani, guidata da personalità e da un sistema di governance in grado di affrontare efficacemente le enormi sfide che quei siti attendono e le ipotesi di sviluppo del territorio.

(4-06555)

MAGISTRELLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4811 del 23 novembre 2011 ha accolto il ricorso della Provincia di Ancona e per l'effetto disposto la revocazione della sentenza del medesimo Consiglio di Stato n. 3066/2008, confermando la pronuncia del TAR delle Marche n. 1015/2003;

con tale sentenza il TAR decise di annullare gli atti del Sottosegretario di Stato pro tempore per i beni e le attività culturali e del Soprintendente che sancivano il deposito a tempo indeterminato presso il museo di Pergola (Pesaro e Urbino) dei bronzi d'età romana rinvenuti in località Cartoceto;

il Consiglio di Stato ha stabilito che: "in sede di rivalutazione della questione (e fermo restando che ogni determinazione sul punto dovrà avere prioritariamente riguardo all'esigenza di preservare l'integrità del bene), nell'emanare altri provvedimenti o in sede di ulteriori accordi, le Amministrazioni coinvolte dovranno lealmente collaborare, al fine di individuare una soluzione allocativa (entro il termine di quattro mesi dal deposito della presente sentenza), in coerenza con quanto previsto nell'accordo del 27 luglio 2001";

emerge con chiarezza in primo luogo che il criterio principe per stabilire la collocazione del gruppo bronzeo è rappresentato dall'esigenza di salvaguardare l'integrità del bene;

a tal proposito nella sentenza del TAR n. 1015/2003 citata, confermata per effetto della revocazione, si afferma che: "Sotto l'aspetto della salvaguardia del bene e dal punto di vista tecnico-conservativo, sia la sede museale di Pergola, sia il Museo Archeologico delle Marche in Ancona sono stati riconosciuti idonei ad ospitare il gruppo in via permanente ('le due strutture sono ugualmente idonee', secondo la relazione del CTU; in senso pressoché analogo si esprimono i pareri di parte)";

il medesimo collegio, tuttavia, in un successivo passaggio della sentenza n. 1015/2003 afferma che: "le due strutture sono provviste di diversi sistemi di salvaguardia e modalità espositive (sulle cui distinte caratteristiche si era espresso, esternando le proprie preferenze, l'allora direttore del Centro del Restauro di Firenze, odierno soprintendente per i beni archeologici delle Marche, firmatario di uno dei due atti impugnati). La sede museale di Ancona è munita di una teca climatizzata, posta in una sala destinata ad ospitare i bronzi, e ciò li protegge anche dalle particelle inquinanti portate dai visitatori (come evidenziato nella perizia d'ufficio); il museo è inoltre attrezzato con un laboratorio per il restauro, utile per eventuali interventi. La sede museale di Pergola è dotata di una sala con la protezione di un cuscino d'aria, con monitoraggio continuo dell'aria; le statue poggiano su un plinto antisismico";

infine, quanto all'aspetto della maggior fruibilità del bene da parte della collettività ed alle esigenze di studio del reperto, la citata sentenza del TAR afferma che: " il perito d'ufficio ha rilevato che: 1) a fronte della causalità della scoperta del reperto, non appartenente e non collegato al luogo del ritrovamento ed alla sua storia (conclusione contestata dal Comune di Pergola con diverse argomentazioni) l'opportunità di collocare il gruppo nel Museo di Ancona, al quale sono destinate le opere legate al contesto dell'evoluzione storico-archeologica dell'intera regione; 2) come 'un museo a carattere comprensoriale e diacronico come quello di Ancona risponda meglio ai requisiti di fruibilità da parte della collettività ed alle esigenze di studio";

alla luce della sentenza del Consiglio di Stato 23 novembre 2011 e della citata pronuncia del TAR del 2003, appare evidente che la sede del museo archeologico nazionale di Ancona presenta caratteristiche oggettive tali da offrire garanzie maggiori in ordine alla salvaguardia del bene, alla valorizzazione e alla fruibilità del bene archeologico,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sulla vicenda;

quali iniziative intenda adottare al fine di garantire la migliore collocazione museale dei bronzi dorati d'età romana rinvenuti a Pergola, in località Cartoceto, e se l'amministrazione intenda conformarsi al decisum dell'autorità giurisdizionale.

(4-06556)

AMATI - Al Ministro della salute - Premesso che:

nel febbraio 2011 presso l'istituto tecnico agrario statale "Garibaldi" di Cesena si è svolta la macellazione in deroga di un suino, oggetto di un video realizzato dallo stesso Istituto e diffuso in questi giorni;

dalle immagini risulterebbe che l'animale sia stato sottoposto allo stordimento obbligatorio e che sia stato apposto il timbro sanitario che identifica le carni come MUF, macellazione per uso familiare;

dalle medesime immagini non si evince se l'animale sia giunto sul luogo di macellazione con un mezzo autorizzato e se, nel rispetto della normativa vigente in materia, siano stati compilati il modello 4 e il registro di cui all'articolo 17 del regio decreto n. 3298 del 1928;

l'articolo 13 del regio decreto citato, recante "Approvazione del regolamento per la vigilanza sanitaria delle carni", prevede la possibilità di macellazione a domicilio per il privato che per effettuare tale tipo di macellazione, che prevede lo stordimento obbligatorio per i maiali, deve presentare specifica domanda;

la macellazione, per essere effettuata in deroga al decreto legislativo 1° settembre 1998, n. 333, recante "Attuazione della direttiva 93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o l'abbattimento", deve essere effettuata a domicilio e consumata in ambito familiare;

considerato che:

come risulterebbe anche dal video le carni del suino sarebbero state consumate dai docenti e dagli studenti dell'istituto nonché da alcuni componenti di un complesso musicale presenti in tale occasione;

l'istituto tecnico e la sua azienda agraria non sono né una residenza né un domicilio privato;

la determinazione del dirigente del Settore servizi sociali del Comune di Cesena, PGN 69437/115 del 4 novembre 2010, prevedeva dal 15 novembre 2010 al 28 febbraio 2011 il periodo di macellazione dei suini ad uso privato;

non potendo trattarsi di "consumo familiare", né macellazione "a domicilio", si è trattato di una macellazione di animali, di produzione e preparazione carni, attività in luogo diverso da stabilimento o locali a tali fini riconosciuti, integrando violazioni ai sensi del decreto legislativo n. 193 del 2007;

risulterebbe inoltre che:

all'animale sarebbero stati legati muso e zampe e che durante la macellazione del suino sarebbe stato presente anche il veterinario ASL: questi nel suo ruolo di pubblico ufficiale non avrebbe impedito il verificarsi dell'evento;

è stata preannunciata una nuova edizione della macellazione per il prossimo mese di gennaio con consumo a pagamento delle carni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali siano le sue valutazioni in merito;

se non ritenga opportuno avviare ogni tipo di accertamento al fine di verificare se la macellazione del suino sia avvenuta nel pieno rispetto della normativa vigente in materia e, in caso contrario, quali provvedimenti nell'ambito delle proprie competenze intenda adottare nei confronti di coloro che se ne siano resi responsabili;

quali iniziative intenda intraprendere per impedire che presso il citato istituto tecnico agrario si verifichino ulteriori violazioni della normativa vigente in materia di tutela degli animali e della salute umana;

se e presso quali altri istituti tecnici agrari si compiono macellazioni di animali, secondo quali modalità e per quali specie;

se non ritenga di dover promuovere iniziative informative a beneficio degli istituti tecnici agrari con riferimento ai contenuti delle normative in vigore in materia.

(4-06557)

GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro della salute - Premesso che:

la grave congiuntura economica e la necessità di rientro della spesa sanitaria da parte di molte Regioni rischia di compromettere la rinnovazione di alcune convenzioni tra tali enti e alcuni centri sanitari che negli ultimi anni hanno garantito ai cittadini assistenza sanitaria di qualità a condizioni economiche vantaggiose;

tra questi il centro stomatologico italiano di Roma che, operando in convenzione con IPA (International police association) è riuscito a garantire nei 29 anni della sua esistenza numerose prestazioni sanitarie di qualità;

considerato che l'articolo 6 della convezione IPA stipulata tra il Centro suddetto e la Regione prevede che qualora sussistano i presupposti normativi e la convenienza economica, si riserva la facoltà di procedere alla rinnovazione della presente convenzione agli stessi prezzi e condizioni,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare affinché le Regioni nella necessità di rientrare del debito sulla spesa sanitaria non interrompano la continuità nella prestazioni sanitarie di qualità che da anni alcuni centri sanitari continuano a garantire ai cittadini a condizioni economiche vantaggiose, consentendo, in tal modo l'acceso ad alcuni importanti prestazioni sanitarie anche ai ceti meno abbienti.

(4-06558)

PARDI, BELISARIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la Società italiana degli autori ed editori (SIAE) è, ai sensi della legge 9 gennaio 2008, n. 2, ente pubblico economico a base associativa. L'art. 1, comma 3, prevede che l'attività di vigilanza sulla SIAE sia esercitata dal Ministro per i beni e le attività culturali congiuntamente con il Presidente del Consiglio dei ministri e che tale attività sia svolta di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze per le materie di sua specifica competenza;

il Fondo pensioni per il personale di ruolo della SIAE, costituito nel 1951 con finalità di previdenza integrativa e riconosciuto ente con personalità giuridica autonoma nel 1955, è provvisto di un proprio statuto che delinea le competenze di un consiglio di amministrazione, composto da tre membri nominati dalla SIAE e tre membri eletti dai pensionati iscritti al Fondo, e del collegio dei revisori di cui fanno parte cinque membri di cui due nominati dalla SIAE, due dai pensionati iscritti al Fondo ed un Presidente nominato direttamente dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

nel 1978 il Fondo pensioni per il personale di ruolo della SIAE è stato chiuso a nuove iscrizioni e la SIAE aveva assunto l'obbligazione in solido del pagamento di pensioni e indennità. Fino al 2008 la SIAE erogava gli importi versati a copertura del fondo pensioni a titolo definitivo, imputandoli nel conto economico del proprio bilancio consuntivo;

nel 2009, a seguito della valutazione del patrimonio immobiliare della società, un protocollo d'intesa stilato tra SIAE e Fondo pensioni ridefiniva le modalità di erogazione delle somme versate dalla SIAE al Fondo pensioni per il pagamento delle prestazioni pensionistiche che, a partire dal 1° gennaio 2009, vengono erogate a titolo di anticipazione e non più a titolo definitivo;

risulta agli interroganti che diverse organizzazioni sindacali del personale SIAE abbiano chiesto un incontro urgente al direttore del Fondo pensioni, dottor Gaetano Blandini, in merito al rincorrersi di voci circa l'avvenuta dismissione di tutto o parte del patrimonio immobiliare del Fondo pensioni e della SIAE stessa negli ultimi giorni del 2011, sulla base di una valutazione che risulterebbe decisamente sottostimata, anche considerato il valore eccezionale di alcuni immobili storici di proprietà della Società;

l'ente immobiliare acquirente che, a quanto risulta agli interroganti, non avrebbe partecipato ad alcuna gara, sembra essere una società denominata Sorgente Group, la quale dovrebbe inoltre sobbarcarsi l'onere del pagamento di parte delle posizioni previdenziali relative al Fondo pensioni per il personale di ruolo della SIAE attraverso un accordo da stipulare entro il 31 gennaio 2012 con la società Allianz Ras. In una lettera datata 27 dicembre 2011 gli iscritti al Fondo pensioni hanno espresso ai Ministri vigilanti ed alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione la necessità di maggiore chiarezza per una procedura di cessione tale da poter incidere sul pagamento delle prestazioni presenti e future;

rilevato infine che:

in data 29 novembre 2011 con altro atto di sindacato ispettivo (4-06311) venivano già poste all'attenzione del Governo diverse questioni circa la trasparenza nella gestione economica della SIAE in qualità di ente pubblico, ed in particolare riguardo ai compensi percepiti a vario titolo dal direttore generale, alla costituzione di un Fondo rischi di circa 18 milioni di euro pari alla perdita iscritta nel bilancio per l'esercizio 2010 approvato il 14 luglio 2011, ed in relazione all'uso sproporzionato di consulenze esterne che impongono alla SIAE un costo annuo totale di circa 4 milioni di euro. Per altro tali consulenze risultano ben oltre le limitazioni imposte dal decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010, recante "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", che, all'art. 6, comma 7, prevede una spesa annua per incarichi di consulenza non superiore al 20 per cento di quella sostenuta nell'anno 2009;

a quanto risulta non sono stati messi a disposizione delle organizzazioni sindacali né il bilancio consuntivo approvato nel luglio 2011 né il bilancio preventivo relativo all'anno 2012,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se non ritenga opportuno che la società informi le organizzazioni sindacali circa le proprie intenzioni di dismissioni del patrimonio immobiliare della SIAE e del Fondo pensioni indicando inoltre le necessarie informazioni relative alla stima del patrimonio stesso ed alle procedure di dismissioni eventualmente già effettuate;

se non ritenga prioritaria la messa in atto di immediate azioni di controllo, volte a garantire la necessaria trasparenza nella gestione economica della SIAE.

(4-06559)

BALBONI - Al Ministro della salute - Premesso che:

da alcuni anni il professor Paolo Zamboni, direttore del centro malattie vascolari dell'Università di Ferrara, ed il suo gruppo di ricerca hanno avviato studi nel campo della eziopatogenesi e trattamento della sclerosi multipla (SM) concentrandosi in particolare sull'associazione con l'insufficienza venosa cerebro-spinale (CCSVI);

a quanto risulta all'interrogante con PG. 2010. 0189437 del 23 luglio 2010, l'Assessorato alle politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna sosteneva che: "Questa Regione ha già da tempo attivato un'azione di fattivo sostegno all'attività di ricerca del professor Paolo Zamboni, in particolare per rendere rapidamente possibili le ulteriori ricerche cliniche necessarie a valutare l'efficacia clinica del trattamento da quest'ultimo proposto. Sin dal marzo 2010 è stato insediato presso l'Agenzia sanitaria e sociale regionale un gruppo tecnico-scientifico con il mandato di elaborare il protocollo di una sperimentazione clinica finalizzata a quel tipo di valutazione. Le attività di questo gruppo, concluse in data 20 luglio 2010, sono state pubblicate e costantemente rendicontate con nota del 7 luglio 2010 e con ulteriore comunicato stampa dell'Assessorato Politiche per la salute del 1 luglio 2010";

nel comunicato stampa del 1° luglio 2010 l'Assessorato dichiarava che la sperimentazione, sottoposta ai comitati enti locali, entrava nella sua fase operativa";

in data 4 dicembre 2011 è stata trasmessa l'inchiesta denuncia di "Report" sulla vicenda del professor Zamboni in cui, con una serie di testimonianze, si evidenzia come la sperimentazione sia tuttora ferma a dispetto delle stesse dichiarazioni dell'Assessorato;

nel corso della trasmissione si registra la testimonianza riportata dal radiologo interventista e chirurgo vascolare delle cliniche private Sansavini di Reggio Emilia, dove sono già stati effettuati circa 800 interventi seguendo la terapia del professor Zamboni;

quindi, privati pagano di fatto interventi ancora in fase di sperimentazione;

sempre nel corso della trasmissione è stata riportata anche la testimonianza del direttore dell'Agenzia sanitaria Emilia-Romagna, Roberto Grilli, che afferma di non esserne a conoscenza;

in Italia si stimano circa 60.000 ammalati di SM, di cui 4.000 in Emilia-Romagna, e che ogni intervento in clinica privata costa circa 5.000 euro;

la sperimentazione pubblica della terapia del professor Zamboni prevede l'intervento su 700 pazienti, da svolgersi in 16 centri sparsi su tutta la penisola, per un costo complessivo di circa 2.500.000 euro;

quindi, di fatto, gli interventi in cliniche private superano già oggi numericamente quelli che si sarebbero dovuti fare nel corso di tutta la sperimentazione pubblica, con incassi evidentemente ben superiori al costo pubblico da sostenere;

intanto, all'estero, come in Canada, si è già deciso di finanziare una sperimentazione analoga;

l'Associazione dei malati di SM (che ha 150 sedi e un bilancio di 32 milioni di euro) avrebbe dichiarato una disponibilità al finanziamento della sperimentazione del professor Zamboni, finanziamento che non si sarebbe ancora concretizzato in attesa del parere del Comitato scientifico della Fondazione malati SM;

il Servizio sanitario regionale ha già reso disponibile un finanziamento di 160.000 euro, mentre diverse altre Regioni italiane ne hanno stanziati 500.000 ciascuna, e che quindi i fondi necessari alla sperimentazione sarebbero già disponibili con un semplice coordinamento tra le varie Regioni,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per sostenere ed accelerare la sperimentazione della terapia Zamboni;

se sia a conoscenza della collocazione del professor Zamboni e del suo gruppo di ricerca presso l'Università di Ferrara, all'interno del nuovo Ospedale di Cona (Ferrara), che, dopo le ventennali vicissitudini a tutti note, dovrebbe essere inaugurato entro il corrente anno;

se, vista la grande attenzione di livello internazionale che attira l'innovativa terapia contro la sclerosi multipla del professor Zamboni, una volta ottenuta l'evidenza scientifica per poter essere considerata nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza (LEA), non si consideri l'opportunità di promuovere l'istituzione di un centro di eccellenza nazionale particolarmente qualificante proprio per il nuovo polo ospedaliero di Ferrara.

(4-06560)

BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

grande è la preoccupazione in Umbria, e in particolare nel territorio appenninico, per l'aggravamento di un'ulteriore crisi aziendale, riguardante la "Brunelli costruzioni" di Nocera umbra (Perugia), che si aggiunge ad un quadro già reso drammatico dalla smobilitazione del gruppo "Antonio Merloni", solo in minima parte compensata da parziali riassorbimenti di manodopera da altra impresa subentrante;

i lavoratori della Brunelli costruzioni hanno, per comprensibile esasperazione, posto in essere eclatanti manifestazioni di sensibilizzazione e protesta, peraltro riscuotendo la solidarietà del Comune nocerino, tenuto presente che non percepiscono da otto mesi lo stipendio, trovandosi così perfino peggio di chi, nello stesso territorio, è in cassa integrazione; il tutto mentre non giungono segnali concreti dal sistema bancario verso un'impresa che soffre sul piano della liquidità mentre non sembrerebbero strutturalmente mancare capitale e lavoro,

si chiede di sapere se, preso atto che questa nuova vertenza aziendale della "Brunelli costruzioni", che coinvolge oltre 80 famiglie di lavoratori, ricade nell'area appenninica dell'Umbria, con baricentro Nocera umbra, già funestata dalla crisi delle Industrie Antonio Merloni e interessata dall'accordo di programma" più volte evocato, il Ministro in indirizzo non ritenga di promuovere una sede di immediata consultazione operativa presso il Ministero con la Regione Umbria, la Provincia, il Comune e naturalmente le parti sociali, perché sia affrontata con soluzioni concrete la specifica crisi della Brunelli costruzioni e perché ciò avvenga nel contesto della non più rinviabile attivazione dell'accordo di programma concepito per l'area interessata.

(4-06561)