Integrazione all'intervento del senatore Astore in sede di illustrazione della mozione 1-00168 (testo 2)
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 24 Giugno 2011, nel documento finale del Consiglio europeo, i Capi di Stato di Governo hanno rafforzato l'invito alla Commissione europea a lavorare sulla Macroregione adriatico-ionica fino ad arrivare all'elaborazione di una strategia macroregionale. Questo risultato è il primo riconoscimento di tutta una serie di azioni che i diversi livelli istituzionali dell'area (Governi, Regioni, Città, Camere di commercio, Università) hanno posto in essere condividendo approfondimenti su tematiche comuni e, soprattutto, attività concrete nei progetti di cooperazione. I Ministeri degli esteri dei Paesi interessati (tramite il segretariato della IAI che, dal 2000, ha sede ad Ancona) seguono tecnicamente l'evoluzione di tutto il percorso.
Anche i Parlamenti Nazionali sono stati coinvolti soprattutto nell'anno di Presidenza Italiana della I.A.I. L'11 Ottobre 2011 il Comitato delle Regioni a Bruxelles (relatore il presidente delle Marche Spacca) ha approvato un primo documento sulla strategia. Adesso inizia il percorso di definizione di un vero e proprio piano di azione che individui e sviluppi 5/6 grandi priorità da affrontare e finanziare nell'area di riferimento. Anche il Parlamento europeo parteciperà a questa attività di elaborazione assumendo tutte le iniziative utili per determinare le priorità d'intervento, fino ad arrivare al riconoscimento finale della Commissione europea che probabilmente nel 2014, anno di presidenza greca ed italiana dell'Unione europea, elaborerà il documento finale. Il cammino è ancora lungo e complicato ma il tempo non è tantissimo. Il nostro Paese deve essere impegnato come lo è stato finora, anche grazie all'attività intensa del Ministero degli esteri e in special modo del sottosegretario Mantica. Il rischio è che, in questo delicato frangente della politica italiana, si abbassi la tensione e l'impegno rispetto a questo percorso che, comunque, andando avanti potrebbe farci perdere, anche con l'entrata della Croazia nella UE, il ruolo di centralità nella programmazione europea che solo l'area adriatico-ionica ci può dare. D'altronde, le due strategie macroregionali approvate, quella del Baltico e del Danubio, per ovvi motivi geopolitici, non ci vedono coinvolti. È chiaro che tutto ciò è innanzi tutto un salto di qualità nell'approccio che la politica italiana, ai diversi livelli, deve avere nella prospettiva di cogestione delle risorse finanziarie assegnate agli Stati dell'Unione europea.
Infatti, strategia macroregionale per Bruxelles significa: niente fondi aggiuntivi, niente norme regolamentari, nessuna nuova istituzione. Solo programmazione e migliore utilizzo dei finanziamenti già previsti. Alla strategia macroregionale adriatico-ionica sono interessati 8 Stati (Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Grecia, Croazia, Serbia, Italia e Slovenia) e per l'Italia 10 Regioni (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).
La presente mozione ha per oggetto l'istituzione di un'Assemblea parlamentare adriatico-ionica all'interno di un organismo già esistente e pienamente operativo, quale l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI).
Questo organismo è stato avviato con la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio tenutasi ad Ancona il 19-20 maggio 2000, cui hanno partecipato i Capi di Governo e i Ministri degli esteri di sei Paesi rivieraschi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia) e la Commissione europea. Al termine della Conferenza, i Ministri degli esteri degli Stati partecipanti hanno siglato la "Dichiarazione di Ancona" nella quale si auspica il rafforzamento della cooperazione regionale per promuovere la stabilità politica ed economica della regione e creare una solida base per il processo di integrazione europea. Agli originali sei membri dell'Iniziativa adriatico-ionica si sono aggiunti successivamente la Serbia ed il Montenegro. Nel giugno 2008 è stato inaugurato ad Ancona un segretariato permanente dell'Iniziativa, alla cui guida è stato designato, per un periodo di tre anni, un funzionario diplomatico italiano. L'organo decisionale della IAI è il Consiglio dei ministri degli esteri ("Consiglio adriatico-ionico") i cui lavori sono preparati da periodiche riunioni di alti funzionari cui viene demandato il coordinamento dei diversi settori di cooperazione, in collaborazione con la presidenza di turno annuale dell'Iniziativa. Gli ambiti della cooperazione regionale IAI si articolano in quattro tavoli di lavoro (piccole e medie imprese; trasporti e cooperazione marittima; turismo, cultura e cooperazione inter-universitaria; ambiente e lotta agli incendi), ferma restando la possibilità per le presidenze di turno di estendere la cooperazione in altre aree, previa approvazione del Consiglio stesso.
Oltre all'Iniziativa adriatico-ionica, diversi altri organismi si occupano di cooperazione nell'area dell'Adriatico e dello Ionio, dove l'Italia svolge un ruolo centrale. Soggetti privati, enti pubblici, Comuni, Province, Regioni e Governo nazionale sono promotori ed attori di una fitta rete di iniziative di cooperazione che hanno usufruito e beneficiano tuttora di cospicui finanziamenti facenti capo a fondi e programmi europei: il Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio, con sede ad Ancona (associazione istituita nel 1999 allo scopo di promuovere forme innovative di cooperazione decentrata e partenariati tra le amministrazioni comunali di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Slovenia e Montenegro; l'Euroregione adriatica, fondata a Pola il 30 giugno 2006, associazione di enti locali e regionali che si affacciano sul mare Adriatico. Ha un ufficio di rappresentanza anche a Bruxelles. Conta attualmente 23 membri appartenenti a sei Stati adriatici (Italia, Croazia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Albania). La presidenza di turno è attualmente ricoperta dal presidente della Regione Molise, Michele Iorio; l'Euroregione Alto Adriatico (ER2A), che riunisce le Regioni italiane del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, il Land austriaco della Carinzia e le contee croate dell'Istria e della Litoraneo-Montana; il Regional Cooperation Council (RCC), ufficialmente istituito il 27 febbraio 2008 come prosecuzione del Patto di stabilità per l'Europa sud-orientale; l'Eurodistretto del Basso Adriatico, costituito a Termoli il 29 marzo 2008, inspirato anch'esso ai modelli di cooperazione territoriale del Consiglio d'Europa. Vi hanno aderito 11 Comuni molisani, cinque Comuni del Montenegro ed il Comune albanese di Scutari.
Dunque, tutte le iniziative sopra citate si muovono in linea con l'obiettivo primario della politica europea di prossimità e preadesione: la creazione di uno spazio comune di Paesi che condividono i valori fondamentali della UE, in una relazione sempre più stretta che vada oltre la cooperazione, per contemplare uno stadio più avanzato d'integrazione politica ed economica in grado di assicurare stabilità, sviluppo economico e coesione sociale.
Più in particolare, il Libro verde "Verso la futura politica marittima dell'Unione; Oceani e mari nella visione europea", elaborato nel 2006 dalla Commissione europea, mira a promuovere una politica marittima comunitaria integrata, intersettoriale e multidisciplinare, che comprenda tutti gli aspetti inerenti ai mari e oceani (trasporti marittimi, industria, regioni costiere, produzione d'energia offshore, pesca, ambiente marino ed altri settori connessi). Per quanto riguarda in particolare i bacini del Mediterraneo, del Baltico e del mar Nero, nella nuova impostazione l'obiettivo dello sviluppo sostenibile presuppone il rafforzamento della cooperazione a livello regionale, nonché un coordinamento e un'integrazione efficaci delle politiche di settore tra tutti i soggetti interessati ed a tutti i livelli istituzionali, attraverso una pianificazione territoriale elaborata ed attuata per ciascuna regione, sulla base delle relative peculiarità.
L'Adriatico e lo Ionio, su cui si affacciano Paesi legati da una comune appartenenza alla storia ed alla cultura europea, rappresentano una delle aree che meglio si prestano all'attuazione concreta delle politiche di sviluppo regionale promosse dall'Unione europea.
Dal quadro sopra delineato appare tuttavia evidente che ad oggi non esistono forme strutturate di cooperazione transfrontaliera a livello parlamentare, con competenze specifiche per l'area adriatico-ionica.
Peraltro, proprio in ragione della molteplicità ed eterogeneità degli attori, sussiste la necessità che le singole iniziative si inquadrino in una strategia complessiva. Da questo punto di vista, i Parlamenti nazionali, in forza della loro rappresentatività al più alto livello istituzionale, possono svolgere un ruolo importante: concorrere, attraverso la mediazione di propri rappresentanti in un organismo parlamentare sopranazionale, alla definizione di politiche e obiettivi verso cui far convergere l'azione dei diversi soggetti in campo.
Stante la necessità di evitare duplicazioni, sovrapposizioni e spreco di risorse, l'obiettivo di coinvolgere le Assemblee parlamentari dei Paesi costieri nello sviluppo della cooperazione nell'area adriatico-ionica può essere efficacemente raggiunto con l'istituzione di una rappresentanza parlamentare che operi dunque all'interno dell'Iniziativa Adriatico-Ionica, in piena sintonia con il livello ministeriale e senza minimamente limitarne l'autonomia o intralciarne l'azione.
Di qui la proposta formulata nella mozione di impegnare il Governo a promuovere l'istituzione di un'Assemblea parlamentare degli Stati costieri dell'Adriatico e dello Ionio ("Assemblea adriatico-ionica"), nonché la richiesta al Governo stesso di elaborare a tal fine un protocollo d'intesa da presentare ai Governi dei Paesi membri dell'Iniziativa adriatico-ionica.
Detta Assemblea sarebbe composta da delegazioni parlamentari degli Stati membri dell'Iniziativa adriatico-ionica che avranno sottoscritto e successivamente ratificato il protocollo d'intesa.
Ciascuna delegazione nazionale sarebbe formata da un numero limitato di parlamentari designati dalle rispettive assemblee, i quali sceglierebbero al loro interno i rispettivi capi delegazione, i quali a turno ricoprirebbero per un anno la carica di presidente dell'Assemblea.
L'Assemblea adriatico-ionica avrebbe il compito di: rafforzare e sostenere il ruolo e le attività dell'Iniziativa adriatico-ionica attraverso la formulazione di atti di indirizzo su politiche, obiettivi e iniziative di cooperazione nell'ambito dell'area adriatico-ionica; promuovere presso gli organismi parlamentari dei singoli Paesi membri gli interventi legislativi che si rendessero necessari per l'adeguamento normativo degli ordinamenti nazionali. Al segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica, con sede in Ancona, sarebbe attribuito il ruolo di focal point tra Consiglio e Assemblea.
Dunque, l'Iniziativa adriatico-ionica, attraverso i suoi due livelli, ministeriale e parlamentare, opererebbe sinergicamente a supporto di una strategia macroregionale per l'Adriatico e lo Ionio. In questo quadro, il contenuto della mia mozione si integra felicemente con l'iniziativa dei colleghi Poli Bortone, Sbarbati e Legnini, le cui mozioni, da me sottoscritte insieme a numerosi altri senatori, hanno come obiettivo comune l'istituzione della Macroregione adriatico-ionica. A quest'ultima, analogamente a quanto è avvenuto per le Macroregioni del Baltico e del Danubio - e dunque con la struttura e le competenze anche di carattere finanziario che le verrebbero formalmente riconosciute dalla normativa comunitaria, spetterebbe il compito di realizzare, a livello di regioni ed enti locali, una strategia integrata di cooperazione tra i Paesi dell'area (Italia, Grecia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Serbia) coordinando la sua azione con la IAI, operante invece a livello governativo e parlamentare.