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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 653 del 11/01/2012


Mozioni sulla Macroregione adriatico-ionica

(1-00168) (testo 2) (22 dicembre 2011)

V. testo 3

ASTORE, DONAGGIO, CASSON, MONGIELLO, CRISAFULLI, PROCACCI, SOLIANI, LEGNINI, POLI BORTONE, BERTUZZI, BUBBICO, CHIURAZZI, GALPERTI, GHEDINI, GIAI, GIARETTA, MERCATALI, NEGRI, PERTOLDI, TEDESCO. - Il Senato,

        premesso che:

            obiettivo primario della politica europea di prossimità e preadesione è la creazione di uno spazio comune di Paesi che condividono i valori fondamentali della UE, in una relazione sempre più stretta che vada oltre la cooperazione per contemplare uno stadio più avanzato d'integrazione politica ed economica in grado di assicurare stabilità, sviluppo economico e coesione sociale;

            il Libro verde «Verso la futura politica marittima dell'Unione: Oceani e mari nella visione europea», elaborato nel 2006 dalla Commissione europea, mira a promuovere una politica marittima comunitaria integrata, intersettoriale e multidisciplinare, che comprenda tutti gli aspetti inerenti ai mari e oceani (trasporti marittimi, industria, regioni costiere, produzione d'energia offshore, pesca, ambiente marino ed altri settori connessi). Per quanto riguarda in particolare i bacini del Mediterraneo, del Baltico e del mar Nero, nella nuova impostazione l'obiettivo dello sviluppo sostenibile presuppone il rafforzamento della cooperazione a livello regionale, nonché un coordinamento e un'integrazione efficaci delle politiche di settore tra tutti i soggetti interessati ed a tutti i livelli istituzionali, attraverso una pianificazione territoriale elaborata ed attuata per ciascuna regione, sulla base delle relative peculiarità;

            l'Adriatico, per le sue caratteristiche di mare semichiuso su cui si affacciano Paesi legati da una comune appartenenza alla storia ed alla cultura europea, rappresenta una delle aree che meglio si prestano all'attuazione concreta delle politiche di sviluppo regionale promosse dall'Unione europea;

            dei sei Paesi che si affacciano sul mare Adriatico, Italia, Grecia e Slovenia sono membri dell'Unione Europea, la Croazia e il Montenegro sono Paesi candidati all'ingresso nell'UE, mentre Albania, Serbia e Bosnia-Erzegovina hanno lo status di Paesi potenziali candidati per i quali è stato attivato un «Processo di stabilizzazione e associazione» (SAP), che ne definisce il quadro politico ed il percorso di adesione. Finalità di questo processo è quello della massima integrazione possibile dei Paesi della regione balcanica nel contesto politico ed economico generale dell'Europa attraverso il consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto, dello sviluppo economico e della cooperazione regionale;

            nell'ambito della cooperazione che coinvolge i Paesi dell'Adriatico l'Italia svolge un ruolo centrale. Soggetti privati, enti pubblici, Comuni, Province, Regioni e Governo nazionale sono promotori ed attori di una fitta rete di iniziative di cooperazione che hanno usufruito e beneficiano tuttora di cospicui finanziamenti facenti capo a fondi e programmi europei. Delle principali iniziative si riportano qui di seguito i tratti essenziali;

            il Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio è un'associazione istituita nel 1999 allo scopo di promuovere forme innovative di cooperazione decentrata e partenariati tra le amministrazioni comunali di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Slovenia e Montenegro; la sua sede è ad Ancona, presso la sede dell'Associazione nazionale Comuni italiani delle Marche. Oltre a 28 città italiane, sono presenti all'interno del network Corfù, Igoumenitsa, Parga, Patrasso e Preveza per la Grecia; Durazzo, Lezhe, Saranda, Scutari e Valona per l'Albania; Dubrovnik, Ploce, Rijeka, Sibenik, Split e Zadar per la Croazia; Isola e Koper per la Slovenia; Neum per la Bosnia-Erzegovina; Bar per il Montenegro. Il forum opera allo scopo di favorire la cooperazione amministrativa e l'integrazione economica, sociale, culturale e scientifica dello spazio adriatico-ionico, agevolandone gli scambi ed i flussi transfrontalieri, oltre a definire un'immagine condivisa e comune dell'area;

            l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI) è stata avviata con la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio tenutasi ad Ancona il 19-20 maggio 2000, cui hanno partecipato i Capi di Governo e i Ministri degli esteri di sei Paesi rivieraschi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia) e la Commissione europea. Al termine della Conferenza, i Ministri degli esteri degli Stati partecipanti hanno siglato la «Dichiarazione di Ancona», nella quale si auspica il rafforzamento della cooperazione regionale per promuovere la stabilità politica ed economica della regione e per creare una solida base per il processo di integrazione europea. Agli originali membri dell'Iniziativa adriatico-ionica si è aggiunta nel 2002 l'unione di Serbia-Montenegro. In seguito alla scissione della federazione, nel 2006, i due Paesi hanno entrambi mantenuto la membership nell'Iniziativa, attualmente costituita quindi da otto Paesi. Nel giugno 2008 è stato inaugurato ad Ancona un segretariato permanente dell'Iniziativa, alla cui guida è stato designato, per un periodo di tre anni, un funzionario diplomatico italiano. L'organo decisionale della IAI è il Consiglio dei Ministri degli esteri (Consiglio adriatico-ionico), i cui lavori sono preparati da periodiche riunioni dei «senior official» (alti funzionari) cui viene demandato il coordinamento dei diversi settori di cooperazione, in collaborazione con la Presidenza di turno annuale dell'Iniziativa. Dal 1º giugno 2008 e fino al 31 maggio 2009, la Presidenza di turno IAI è stata tenuta dalla Grecia. Dal 1º giugno 2009, in coincidenza con il decimo anniversario della costituzione ad Ancona della IAI, per la durata di un anno, la Presidenza è stata assunta dall'Italia. Gli ambiti della cooperazione regionale IAI si articolano in quattro tavoli di lavoro (piccole e medie imprese; trasporti e cooperazione marittima; turismo, cultura e coperazione inter-universitaria; ambiente e lotta agli incendi), ferma restando la possibilità per le Presidenze di turno di estendere la cooperazione in altre aree, previa approvazione del Consiglio stesso;

            l'Euroregione adriatica, fondata a Pola, il 30 giugno 2006, è un'associazione di enti locali e regionali che si affacciano sul mare Adriatico, la cui struttura rientra tra i «modelli e gli schemi di accordi, di statuti e di contratti in materia di cooperazione transfrontaliera di collettività o autorità territoriali» elaborati dal Consiglio d'Europa sulla base della Convenzione quadro di Madrid del 1980. Ha un ufficio di rappresentanza anche a Bruxelles. Conta attualmente 23 membri appartenenti a sei Stati adriatici (Italia, Croazia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Albania). Le tematiche prioritarie di attività sono il turismo, la cultura, la tutela dell'ambiente, la pesca, i trasporti e le infrastrutture, le attività economiche;

            l'Euroregione alto Adriatico (ER2A) riunisce le Regioni italiane del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, il Land austriaco della Carinzia e le Contee Croate dell'Istria e della Litoraneo-Montana. Il 21 giugno 2007 è stato firmato il protocollo formale con il quale si sono avviate le procedure per la costituzione di un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT). Questo modello di ente transregionale con personalità giuridica, previsto dalla normativa comunitaria, consente alle Regioni di organizzare e gestire programmi di cooperazione transfrontaliera in molteplici settori: salute e servizi alla persona, cultura, turismo, tutela delle minoranze linguistiche, innovazione e ricerca, gestione del territorio, formazione professionale, infrastrutture e servizi per i trasporti, energia, telecomunicazioni, protezione civile;

            il Regional cooperation council (RCC) è stato ufficialmente istituito il 27 febbraio 2008, come prosecuzione del Patto di Stabilità per l'Europa Sud-Orientale. Il RCC funge da focal point a sostegno del Southeast european cooperation process (SEECP) e del processo d'integrazione europea ed euroatlantica. Opera per creare un clima politico che favorisca lo sviluppo di progetti di portata regionale, a vantaggio di ogni singolo Paese. L'attività del RCC si focalizza su sei aree prioritarie: sviluppo economico e sociale, energia e infrastrutture, giustizia e affari interni, cooperazione per la sicurezza, sviluppo del capitale umano, e cooperazione parlamentare quale tema trasversale. L'organizzazione mantiene strette relazioni con i principali attori dell'area, quali Governi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie internazionali, organizzazioni regionali, società civile e settore privato. Il RCC è composto da 45 Paesi membri e da organizzazioni e istituzioni finanziarie internazionali. Il suo segretariato, coordinato da un Segretario generale, ha la sede principale a Sarajevo e un Ufficio di collegamento a Bruxelles. Sulla base dello statuto del RCC il board, composto attualmente da 29 membri, coordina l'operatività del RCC e ne supervisiona l'organizzazione. Comprende i membri del RCC finanziatori del budget del segretariato e la troika dell'Unione europea, formata dalla Presidenza della UE, dalla Commissione europea e dal Segretariato del Consiglio europeo;

            l'Eurodistretto del basso Adriatico, costituito a Termoli il 29 marzo 2008, si inspira anch'esso ai modelli di cooperazione territoriale del Consiglio d'Europa. Vi hanno aderito 11 Comuni molisani, cinque Comuni del Montenegro ed il Comune albanese di Scutari, con l'obiettivo di favorire e promuovere, per il tramite di un'associazione transfrontaliera di diritto privato, iniziative di cooperazione territoriale fra collettività e autorità locali, enti pubblici e soggetti privati, su materie che, in base al diritto interno dei rispettivi Paesi, rientrano nelle competenze delle municipalità coinvolte;

        considerato che:

            ad oggi non esistono forme strutturate di cooperazione transfrontaliera a livello parlamentare con competenze specifiche per l'area adriatico-ionica. Peraltro, proprio in ragione della molteplicità ed eterogeneità degli attori, sussiste la necessità che le singole iniziative si inquadrino in una strategia complessiva. Da questo punto di vista, i Parlamenti nazionali, in forza della loro rappresentatività al più alto livello istituzionale, possono svolgere un ruolo importante: concorrere, attraverso la mediazione di propri rappresentanti in un organismo parlamentare sopranazionale, alla definizione di politiche e obiettivi verso cui far convergere l'azione dei diversi soggetti in campo;

            delegazioni del Parlamento italiano sono presenti presso le Assemblee parlamentari di diverse organizzazioni internazionali che in Europa operano nel settore della cooperazione: Consiglio d'Europa (COE), Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Iniziativa Centro Europea (INCE). Tuttavia la numerosità dei Paesi membri e l'estensione del loro ambito territoriale non favoriscono lo sviluppo di un'azione mirata ed incisiva su un'area specifica, quale quella adriatico-ionica, chiaramente delimitata dal punto di vista geografico e sufficientemente omogenea dal punto di vista storico e culturale;

            stante la necessità di evitare duplicazioni, sovrapposizioni e dispersione di risorse, l'obiettivo di coinvolgere le Assemblee parlamentari dei Paesi costieri nello sviluppo della cooperazione nell'area adriatico-ionica potrebbe essere efficacemente raggiunto con l'istituzione di una rappresentanza parlamentare che operi nell'ambito dell'Iniziativa Adriatico-Ionica, in piena sintonia con il livello ministeriale di quest'ultima, senza minimamente limitarne l'autonomia o intralciarne l'azione. In tale ipotesi anche la rappresentanza parlamentare agirebbe in un ambito territoriale che include entrambe le aree, dell'Adriatico e dello Ionio, strettamente interconnesse e interdipendenti sotto molteplici aspetti,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di elaborare un protocollo d'intesa per l'istituzione di un'assemblea parlamentare degli Stati costieri dell'Adriatico e dello Ionio (Assemblea adriatico-ionica), da presentare ai Governi dei Paesi membri dell'Iniziativa adriatico-ionica, con l'obbiettivo di:

            a) stabilire che l'Assemblea: 1) sia formata da delegazioni parlamentari designate dagli Stati membri dell'Iniziativa adriatico-ionica che avranno sottoscritto e successivamente ratificato il protocollo d'intesa; 2) abbia il compito di rafforzare e sostenere il ruolo e le attività dell'Iniziativa adriatico-ionica attraverso la formulazione di atti di indirizzo su politiche, obiettivi e iniziative di cooperazione nell'ambito dell'area adriatico-ionica e la promozione - presso le Assemblee parlamentari dei Paesi membri - di interventi legislativi che si rendessero necessari per l'adeguamento normativo degli ordinamenti nazionali;

            b) prevedere che ciascuna delegazione nazionale sia formata da un numero limitato di parlamentari proporzionale alla popolazione del Paese membro. I delegati designati dalle rispettive assemblee scelgono al loro interno un capo delegazione;

            c) garantire una maggiore efficienza ed efficacia organizzativa ed operativa, assegnando la Presidenza dell'Assemblea adriatico-ionica, di durata annuale, con il metodo della rotazione, da far coincidere con l'ordine di rotazione della Presidenza del Consiglio adriatico-ionico. Il ruolo di Presidente è svolto dai capi delle rispettive delegazioni nazionali a cui spetta il compito di coordinare l'attività dell'Assemblea per la durata dell'incarico;

            d) permettere al segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica, con sede in Ancona, di fungere da focal point tra Consiglio e Assemblea;

            e) prevedere che un apposito regolamento emanato dall'Assemblea disciplini l'organizzazione interna e le procedure di funzionamento, nonché, d'intesa con il Consiglio, i rapporti dell'Assemblea con il Consiglio e con il Segretariato permanente;

            a presentare al Parlamento una relazione circa eventuali accordi raggiunti con gli altri Stati membri in merito alla proposta di sottoscrizione del protocollo d'intesa;

            ad assumere presso le Istituzioni comunitarie - coordinandosi con gli altri Governi dell'area adriatico-ionica - tutte le iniziative affinché si giunga al più presto all'approvazione definitiva da parte dell'Unione europea della macroregione adriatico-ionica;

            a promuovere il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nel processo di definizione ed attuazione della strategia adriatico-ionica;

            a coordinare la partecipazione degli enti territoriali e degli altri attori istituzionali, economici e sociali alla definizione della strategia adriatico-ionica.

(1-00168) (testo 3) (11 gennaio 2012)

Approvata

ASTORE, DONAGGIO, CASSON, MONGIELLO, CRISAFULLI, PROCACCI, SOLIANI, LEGNINI, POLI BORTONE, BERTUZZI, BUBBICO, CHIURAZZI, GALPERTI, GHEDINI, GIAI, GIARETTA, MERCATALI, NEGRI, PERTOLDI, TEDESCO. - Il Senato,

        premesso che:

            obiettivo primario della politica europea di prossimità e preadesione è la creazione di uno spazio comune di Paesi che condividono i valori fondamentali della UE, in una relazione sempre più stretta che vada oltre la cooperazione per contemplare uno stadio più avanzato d'integrazione politica ed economica in grado di assicurare stabilità, sviluppo economico e coesione sociale;

            il Libro verde «Verso la futura politica marittima dell'Unione: Oceani e mari nella visione europea», elaborato nel 2006 dalla Commissione europea, mira a promuovere una politica marittima comunitaria integrata, intersettoriale e multidisciplinare, che comprenda tutti gli aspetti inerenti ai mari e oceani (trasporti marittimi, industria, regioni costiere, produzione d'energia offshore, pesca, ambiente marino ed altri settori connessi). Per quanto riguarda in particolare i bacini del Mediterraneo, del Baltico e del mar Nero, nella nuova impostazione l'obiettivo dello sviluppo sostenibile presuppone il rafforzamento della cooperazione a livello regionale, nonché un coordinamento e un'integrazione efficaci delle politiche di settore tra tutti i soggetti interessati ed a tutti i livelli istituzionali, attraverso una pianificazione territoriale elaborata ed attuata per ciascuna regione, sulla base delle relative peculiarità;

            l'Adriatico, per le sue caratteristiche di mare semichiuso su cui si affacciano Paesi legati da una comune appartenenza alla storia ed alla cultura europea, rappresenta una delle aree che meglio si prestano all'attuazione concreta delle politiche di sviluppo regionale promosse dall'Unione europea;

            dei sei Paesi che si affacciano sul mare Adriatico, Italia, Grecia e Slovenia sono membri dell'Unione Europea, la Croazia e il Montenegro sono Paesi candidati all'ingresso nell'UE, mentre Albania, Serbia e Bosnia-Erzegovina hanno lo status di Paesi potenziali candidati per i quali è stato attivato un «Processo di stabilizzazione e associazione» (SAP), che ne definisce il quadro politico ed il percorso di adesione. Finalità di questo processo è quello della massima integrazione possibile dei Paesi della regione balcanica nel contesto politico ed economico generale dell'Europa attraverso il consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto, dello sviluppo economico e della cooperazione regionale;

            nell'ambito della cooperazione che coinvolge i Paesi dell'Adriatico l'Italia svolge un ruolo centrale. Soggetti privati, enti pubblici, Comuni, Province, Regioni e Governo nazionale sono promotori ed attori di una fitta rete di iniziative di cooperazione che hanno usufruito e beneficiano tuttora di cospicui finanziamenti facenti capo a fondi e programmi europei. Delle principali iniziative si riportano qui di seguito i tratti essenziali;

            il Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio è un'associazione istituita nel 1999 allo scopo di promuovere forme innovative di cooperazione decentrata e partenariati tra le amministrazioni comunali di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Slovenia e Montenegro; la sua sede è ad Ancona, presso la sede dell'Associazione nazionale Comuni italiani delle Marche. Oltre a 28 città italiane, sono presenti all'interno del network Corfù, Igoumenitsa, Parga, Patrasso e Preveza per la Grecia; Durazzo, Lezhe, Saranda, Scutari e Valona per l'Albania; Dubrovnik, Ploce, Rijeka, Sibenik, Split e Zadar per la Croazia; Isola e Koper per la Slovenia; Neum per la Bosnia-Erzegovina; Bar per il Montenegro. Il forum opera allo scopo di favorire la cooperazione amministrativa e l'integrazione economica, sociale, culturale e scientifica dello spazio adriatico-ionico, agevolandone gli scambi ed i flussi transfrontalieri, oltre a definire un'immagine condivisa e comune dell'area;

            l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI) è stata avviata con la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio tenutasi ad Ancona il 19-20 maggio 2000, cui hanno partecipato i Capi di Governo e i Ministri degli esteri di sei Paesi rivieraschi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia) e la Commissione europea. Al termine della Conferenza, i Ministri degli esteri degli Stati partecipanti hanno siglato la «Dichiarazione di Ancona», nella quale si auspica il rafforzamento della cooperazione regionale per promuovere la stabilità politica ed economica della regione e per creare una solida base per il processo di integrazione europea. Agli originali membri dell'Iniziativa adriatico-ionica si è aggiunta nel 2002 l'unione di Serbia-Montenegro. In seguito alla scissione della federazione, nel 2006, i due Paesi hanno entrambi mantenuto la membership nell'Iniziativa, attualmente costituita quindi da otto Paesi. Nel giugno 2008 è stato inaugurato ad Ancona un segretariato permanente dell'Iniziativa, alla cui guida è stato designato, per un periodo di tre anni, un funzionario diplomatico italiano. L'organo decisionale della IAI è il Consiglio dei Ministri degli esteri (Consiglio adriatico-ionico), i cui lavori sono preparati da periodiche riunioni dei «senior official» (alti funzionari) cui viene demandato il coordinamento dei diversi settori di cooperazione, in collaborazione con la Presidenza di turno annuale dell'Iniziativa. Dal 1º giugno 2008 e fino al 31 maggio 2009, la Presidenza di turno IAI è stata tenuta dalla Grecia. Dal 1º giugno 2009, in coincidenza con il decimo anniversario della costituzione ad Ancona della IAI, per la durata di un anno, la Presidenza è stata assunta dall'Italia. Gli ambiti della cooperazione regionale IAI si articolano in quattro tavoli di lavoro (piccole e medie imprese; trasporti e cooperazione marittima; turismo, cultura e coperazione inter-universitaria; ambiente e lotta agli incendi), ferma restando la possibilità per le Presidenze di turno di estendere la cooperazione in altre aree, previa approvazione del Consiglio stesso;

            l'Euroregione adriatica, fondata a Pola, il 30 giugno 2006, è un'associazione di enti locali e regionali che si affacciano sul mare Adriatico, la cui struttura rientra tra i «modelli e gli schemi di accordi, di statuti e di contratti in materia di cooperazione transfrontaliera di collettività o autorità territoriali» elaborati dal Consiglio d'Europa sulla base della Convenzione quadro di Madrid del 1980. Ha un ufficio di rappresentanza anche a Bruxelles. Conta attualmente 23 membri appartenenti a sei Stati adriatici (Italia, Croazia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Albania). Le tematiche prioritarie di attività sono il turismo, la cultura, la tutela dell'ambiente, la pesca, i trasporti e le infrastrutture, le attività economiche;

            l'Euroregione alto Adriatico (ER2A) riunisce le Regioni italiane del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, il Land austriaco della Carinzia e le Contee Croate dell'Istria e della Litoraneo-Montana. Il 21 giugno 2007 è stato firmato il protocollo formale con il quale si sono avviate le procedure per la costituzione di un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT). Questo modello di ente transregionale con personalità giuridica, previsto dalla normativa comunitaria, consente alle Regioni di organizzare e gestire programmi di cooperazione transfrontaliera in molteplici settori: salute e servizi alla persona, cultura, turismo, tutela delle minoranze linguistiche, innovazione e ricerca, gestione del territorio, formazione professionale, infrastrutture e servizi per i trasporti, energia, telecomunicazioni, protezione civile;

            il Regional cooperation council (RCC) è stato ufficialmente istituito il 27 febbraio 2008, come prosecuzione del Patto di Stabilità per l'Europa Sud-Orientale. Il RCC funge da focal point a sostegno del Southeast european cooperation process (SEECP) e del processo d'integrazione europea ed euroatlantica. Opera per creare un clima politico che favorisca lo sviluppo di progetti di portata regionale, a vantaggio di ogni singolo Paese. L'attività del RCC si focalizza su sei aree prioritarie: sviluppo economico e sociale, energia e infrastrutture, giustizia e affari interni, cooperazione per la sicurezza, sviluppo del capitale umano, e cooperazione parlamentare quale tema trasversale. L'organizzazione mantiene strette relazioni con i principali attori dell'area, quali Governi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie internazionali, organizzazioni regionali, società civile e settore privato. Il RCC è composto da 45 Paesi membri e da organizzazioni e istituzioni finanziarie internazionali. Il suo segretariato, coordinato da un Segretario generale, ha la sede principale a Sarajevo e un Ufficio di collegamento a Bruxelles. Sulla base dello statuto del RCC il board, composto attualmente da 29 membri, coordina l'operatività del RCC e ne supervisiona l'organizzazione. Comprende i membri del RCC finanziatori del budget del segretariato e la troika dell'Unione europea, formata dalla Presidenza della UE, dalla Commissione europea e dal Segretariato del Consiglio europeo;

            l'Eurodistretto del basso Adriatico, costituito a Termoli il 29 marzo 2008, si inspira anch'esso ai modelli di cooperazione territoriale del Consiglio d'Europa. Vi hanno aderito 11 Comuni molisani, cinque Comuni del Montenegro ed il Comune albanese di Scutari, con l'obiettivo di favorire e promuovere, per il tramite di un'associazione transfrontaliera di diritto privato, iniziative di cooperazione territoriale fra collettività e autorità locali, enti pubblici e soggetti privati, su materie che, in base al diritto interno dei rispettivi Paesi, rientrano nelle competenze delle municipalità coinvolte;

        considerato che:

            ad oggi non esistono forme strutturate di cooperazione transfrontaliera a livello parlamentare con competenze specifiche per l'area adriatico-ionica. Peraltro, proprio in ragione della molteplicità ed eterogeneità degli attori, sussiste la necessità che le singole iniziative si inquadrino in una strategia complessiva. Da questo punto di vista, i Parlamenti nazionali, in forza della loro rappresentatività al più alto livello istituzionale, possono svolgere un ruolo importante: concorrere, attraverso la mediazione di propri rappresentanti in un organismo parlamentare sopranazionale, alla definizione di politiche e obiettivi verso cui far convergere l'azione dei diversi soggetti in campo;

            delegazioni del Parlamento italiano sono presenti presso le Assemblee parlamentari di diverse organizzazioni internazionali che in Europa operano nel settore della cooperazione: Consiglio d'Europa (COE), Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Iniziativa Centro Europea (INCE). Tuttavia la numerosità dei Paesi membri e l'estensione del loro ambito territoriale non favoriscono lo sviluppo di un'azione mirata ed incisiva su un'area specifica, quale quella adriatico-ionica, chiaramente delimitata dal punto di vista geografico e sufficientemente omogenea dal punto di vista storico e culturale;

            stante la necessità di evitare duplicazioni, sovrapposizioni e dispersione di risorse, l'obiettivo di coinvolgere le Assemblee parlamentari dei Paesi costieri nello sviluppo della cooperazione nell'area adriatico-ionica potrebbe essere efficacemente raggiunto con l'istituzione di una rappresentanza parlamentare che operi nell'ambito dell'Iniziativa Adriatico-Ionica, in piena sintonia con il livello ministeriale di quest'ultima, senza minimamente limitarne l'autonomia o intralciarne l'azione. In tale ipotesi anche la rappresentanza parlamentare agirebbe in un ambito territoriale che include entrambe le aree, dell'Adriatico e dello Ionio, strettamente interconnesse e interdipendenti sotto molteplici aspetti,

        impegna il Governo:

            a sostenere nel Consiglio adriatico-ionico e presso i Governi dei Paesi membri dell'Iniziativa adriatico-ionica l'istituzione di un'assemblea parlamentare degli Stati costieri dell'Adriatico e dello Ionio (Assemblea adriatico-ionica), qualora decisioni in tal senso, compresa l'elaborazione di un protocollo d'intesa in merito, siano state adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI;

            a presentare al Parlamento una relazione circa eventuali accordi raggiunti con gli altri Stati membri in merito alla proposta di sottoscrizione del protocollo d'intesa;

            ad assumere presso le Istituzioni comunitarie - coordinandosi con gli altri Governi dell'area adriatico-ionica - tutte le iniziative affinché si giunga al più presto all'approvazione definitiva da parte dell'Unione europea della macroregione adriatico-ionica;

            a promuovere il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nel processo di definizione ed attuazione della strategia adriatico-ionica;

            a coordinare la partecipazione degli enti territoriali e degli altri attori istituzionali, economici e sociali alla definizione della strategia adriatico-ionica.

(1-00486) (25 ottobre 2011)

Approvata

POLI BORTONE, VIESPOLI, CARRARA, CASTIGLIONE, CENTARO, FERRARA, FLERES, MENARDI, PISCITELLI, SAIA, BALDASSARRI, FOSSON, LUSI, SARO, TOFANI, BEVILACQUA, SBARBATI, MONGIELLO. - Il Senato,

        premesso che:

            il Comitato delle Regioni, riunito in sessione plenaria a Bruxelles nei giorni 11 e 12 ottobre 2011, ha adottato un parere sulla Macroregione adriatico-ionica;

            nel testo condiviso si afferma l'esigenza di insistere nella strategia macroregionale, per raggiungere l'obiettivo della coesione territoriale previsto nel trattato di Lisbona;

            sull'esempio della Macroregione del Mar Baltico, già istituita e finanziata, e di quella del Danubio, in fase avanzata di istituzione, il Comitato ha chiesto di estendere la politica integrata al bacino adriatico-ionico, secondo il progetto in corso;

            i Paesi e gli Stati che si affacciano su quell'area circoscritta del Mediterraneo sono interessati da sfide simili. Il bacino è sempre più un mare interno del continente, bagna territori che costituiscono un sistema omogeneo, con tratti comuni storici, culturali ed economici e con una forte tendenza all'integrazione. La sua creazione potrà rafforzare la cooperazione e diventare un fattore fondamentale di integrazione transnazionale per lo sviluppo, oltre ad assecondare l'ingresso nell'Unione dei Paesi dell'area dei Balcani;

            la Macroregione adriatico-ionica comprende tre Stati membri, Grecia, Slovenia e Italia - con dieci regioni, dal Friuli alla Sicilia, due Stati candidati, Croazia e Montenegro e tre in preadesione, Albania, Serbia, Bosnia-Erzegovina;

            le strategia macroregionale potrà avere pieno titolo per inserirsi nelle politiche dell'Unione europea 2014-2020 e nei relativi programmi operativi regionali, accedendo ai finanziamenti che saranno previsti nel quadro di programmazione comunitaria 2014-2020,

            impegna il Governo ad accelerare le procedure per completare nel 2012-2013 tutti gli adempimenti utili al riconoscimento della Macroregione da parte dell'Unione europea.

(1-00487) (26 ottobre 2011)

Approvata

COSTA, MAZZARACCHIO, AZZOLLINI, NESSA, GALLO, PASTORE, MORRA, AMATO, MANTICA. - Il Senato,

        premesso che:

            nel corso degli ultimi dieci anni in ambito europeo sono state avviate iniziative di aggregazione in Macroregioni, quale strumento innovativo per le politiche di coesione e cooperazione territoriale tra Stati e Regioni al fine del conseguimento di obiettivi comuni di sviluppo che hanno già portato, ad esempio, all'approvazione definitiva delle strategie del Baltico e del Danubio;

            per il nostro Paese l'opportunità di partecipazione a questo nuovo processo di coesione è rappresentata dall'iniziativa adriatico-ionica, la cui strategia è stata avviata ormai da più di un decennio;

            il Consiglio europeo, nei mesi precedenti, in occasione dell'approvazione della strategia dell'Unione europea (UE) per la regione del Danubio, aveva invitato gli Stati membri a proseguire i lavori, in cooperazione con la Commissione, sulle eventuali future strategie macroregionali, facendo particolare riferimento alla regione adriatico-ionica;

            nei giorni scorsi a Bruxelles è stato varato il primo atto europeo di definizione dell'iniziativa, con l'approvazione, da parte del Comitato delle regioni, del parere sul riconoscimento della succitata Macroregione adriatico-ionica, che dovrà avvenire entro il 2014, in coincidenza con l'avvio della nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020;

            nel testo condiviso si afferma l'esigenza di insistere nella strategia macroregionale, per raggiungere l'obiettivo della coesione territoriale previsto nel trattato di Lisbona;

            sull'esempio della Macroregione del Mar Baltico, già istituita e finanziata, e di quella del Danubio, in fase avanzata di istituzione, il Comitato ha chiesto di estendere la politica integrata al bacino adriatico-ionico, secondo il progetto in essere, in quanto i Paesi e gli Stati che si affacciano su quell'area circoscritta del Mediterraneo sono interessati da sfide simili;

            infatti il bacino adriatico-ionico è sempre più un mare interno del continente che comprende territori costituenti un sistema omogeneo, con tratti comuni storici, culturali ed economici e con una forte tendenza all'integrazione;

            è evidente come la sua creazione potrà rafforzare la cooperazione e diventare un fattore fondamentale di integrazione transnazionale per lo sviluppo, di stabilità economica e di tutela ambientale del bacino stesso, oltre ad assecondare l'ingresso nell'Unione dei Paesi dell'area dei Balcani;

            la Macroregione adriatico-ionica comprende infatti tre Stati membri, Grecia, Slovenia e Italia - con dieci regioni, dal Friuli alla Sicilia - due Stati candidati, Croazia e Montenegro e tre in preadesione, Albania, Serbia, Bosnia-Erzegovina,

            impegna il Governo ad accelerare le procedure per completare nel 2012-2013 tutti gli adempimenti utili al riconoscimento della Macroregione da parte dell'UE, di concerto con tutte Nazioni aderenti, al fine di ottenere nel minor tempo possibile, e comunque entro la definizione della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, l'approvazione definitiva della Macroregione adriatico-ionica da parte del Parlamento europeo.

(1-00490) (27 ottobre 2011)

V. testo 2

SBARBATI, D'ALIA, FISTAROL, GUSTAVINO, GALIOTO, GIAI, MUSSO, SERRA, FOSSON, PETERLINI, PINZGER, LEGNINI, MAGISTRELLI, AMATI, PROCACCI, MONGIELLO, COSTA, CASOLI, MARINI, POLI BORTONE. - Il Senato,

        premesso che:

            la Commissione europea ha dato il via libera ai progetti prioritari nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 20 14-2020;

            il piano, da 50 miliardi di euro prevede per il settore dei trasporti anche i collegamenti ferroviari Napoli- Bari, Napoli-Reggio Calabria e Messina-Palermo, ma dall'alta velocità sono completamente escluse le Marche e le regioni costiere del Sud;

            il progetto, oltre al settore dei trasporti, prevede di potenziare le infrastrutture nell'energia e nelle reti di telecomunicazione a banda larga al fine di completare i collegamenti mancanti nelle infrastrutture europee a partire da quelle nei trasporti che verranno completate e potenziate con investimenti pari a 31,7 miliardi di euro, il 63,5 per cento del totale;

            saranno collegati i grandi corridoi per il trasporto merci e passeggeri in Europa come il corridoio nord-sud da Helsinky a La Valletta o il corridoio da ovest a est, con investimenti in un collegamento ferroviario da Sines, in Portogallo, attraverso Madrid in Spagna e attraverso Bordeaux in Francia;

            per quanto concerne l'Italia, nel corridoio Baltico-Adriatico sono stati inseriti i collegamenti ferroviari e le piattaforme multimodali dì Udine, Venezia e Ravenna, nonché dei porti di Trieste, Venezia e Ravenna;

            al nord è stata confermata la priorità assegnata alla Torino-Lione, al tunnel del Brennero e al collegamento ferroviario Genova-Milano-Svizzera;

            nel Mezzogiorno è stato confermato il potenziamento della ferrovia Napoli-Reggio Calabria a cui è stata affiancata la priorità assegnata ai lavori da realizzare sulla tratta Napoli-Bari;

            resta tagliato fuori dai progetti prioritari il ponte sullo stretto, di cui, secondo Bruxelles, si dovrà occupare l'Italia: il Comitato delle Regioni, riunitosi a Bruxelles in sessione plenaria nei giorni 11 e 12 ottobre 2011, ha adottato un parere di iniziativa sulla macroregione adriatico-ionica in cui ha chiesto di estendere la politica integrata al bacino adriatico-ionico, secondo i progetti in corso, sull'esempio della macroregione del mar Baltico già istituita e finanziata e di quella del Danubio;

            le due macrostrategie europee per il Baltico e il Danubio, insieme alla strategia adriatico-ionica e alle future strategie della UE possono creare interconnessioni e sinergie anche infrastrutturali che dovranno costituire un asse ideale tra nord e sud dell'Europa;

            in questo contesto la macroregione adriatico-ionica rafforzerebbe e decongestionerebbe l'accesso sud orientale dell'Europa al resto del mondo, potendo comprendere anche l'area del Mediterraneo centro-orientale attraverso l'allungamento del corridoio Baltico-Adriatico previsto dalla comunicazione della Commissione (COM (2011)500 del 29 giugno 2011) e la sua connessione con le reti intermodali;

            l'inserimento del corridoio Baltico-Adriatico dei collegamenti ferroviari e delle piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, e dei porti di Trieste, Venezia e Ravenna, già deciso, dovrebbe essere naturalmente prolungato a sud lungo la costa adriatica ricomprendendo anche le altre regioni costiere e in particolare i porti di Ancona, Bari e Brindisi come naturale completamento per rafforzare la politica europea di cooperazione territoriale;

        considerato che:

            i territori dell'Adriatico e dello Ionio corrispondono ad un bacino marittimo internazionale e ad una regione internazionale. Essi sono importanti ecoregioni marittime e marine d'Europa fra loro contigue, che sboccano nel Mediterraneo centrale, che, in quanto mare semichiuso, ha un basso tasso di rinnovamento delle acque;

            la macroregione adriatico-ionica comprende tre Stati membri dell'Unione europea: Italia (in particolare con le regioni adriatico-ioniche) Grecia e Slovenia; due Paesi candidati: Croazia e Montenegro; tre Paesi candidati potenziali (Albania, Bosnia-Erzegovina e Serbia), per un'estensione, escluse le superfici marine, di poco meno di 450.000 chilometri quadrati in cui vivono 60 milioni di persone;

            il bacino adriatico-ionico è un mare semichiuso che può considerarsi interno all'Unione e presenta analogie evidenti con l'area del Baltico, con la quale ha in comune problematiche e sfide simili in quanto entrambe sono «cerniere» tra Stati membri e Stati terzi, inoltre costituisce lo sbocco marittimo naturale dell'area danubiana;

            il collegamento dell'area baltica e dell'area danubiana con quella adriatico-ionica rappresenta il naturale completamento e rafforzamento della politica europea di coesione;

            il compito principale, infatti, della strategia adriatico-ionica è quello di collegare e proteggere i territori della macroregione al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile e nel contempo proteggere il fragile ambiente marittimo costiero e dell'entroterra per cui è urgente accelerare le procedure per il riconoscimento della macroregione adriatico-ionica per collegare le priorità della strategia al prossimo quadro finanziario pluriennale deciso dalla UE;

            premesso inoltre che l'Iniziativa adriatico-ionica avviata con la conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio, svoltasi ad Ancona il 19 e 20 maggio 2000, è stata ed è fortemente operativa per la valorizzazione del bacino adriatico ionico in settori strategici come l'ambiente, il turismo, la cultura, la cooperazione universitaria, i distretti industriali, i trasporti, le piccole e medie imprese, la formazione professionale e coinvolge le Camere di commercio, le Regioni, i Comuni;

        ritenuto che:

            la creazione della regione adriatico-ionica sarà fattore importante e decisivo d'integrazione transnazionale per lo sviluppo e favorirà l'ingresso nella UE di Paesi dell'area dei Balcani;

            occorre un più forte impegno del Governo italiano che affianchi quello delle Regioni e degli altri enti economici e sociali per accelerare l'iter per l'approvazione definitiva della macroregione adriatico-ionica da parte della UE,

        impegna il Governo:

            a concertare in sede europea con i Governi degli altri Stati aderenti alla macroregione adriatico-ionica tutte le iniziative utili al fine di pervenire nel più breve tempo possibile all'approvazione definitiva della macroregione, da parte dell'Unione europea, perché essa possa accedere ai finanziamenti previsti nella programmazione dei fondi comunitari 2014-2020;

            ad ottenere il prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico a sud, lungo la costa adriatica, comprendendo i porti di Ancona, Bari e Brindisi per evitare ulteriore emarginazione del Centro-Sud e dare completezza al progetto.

(1-00490) (testo 2) (11 gennaio 2012)

Approvata

SBARBATI, D'ALIA, FISTAROL, GUSTAVINO, GALIOTO, GIAI, MUSSO, SERRA, FOSSON, PETERLINI, PINZGER, LEGNINI, MAGISTRELLI, AMATI, PROCACCI, MONGIELLO, COSTA, CASOLI, MARINI, POLI BORTONE, ZAVOLI (*). - Il Senato,

        premesso che:

            la Commissione europea ha dato il via libera ai progetti prioritari nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 20 14-2020;

            il piano, da 50 miliardi di euro prevede per il settore dei trasporti anche i collegamenti ferroviari Napoli- Bari, Napoli-Reggio Calabria e Messina-Palermo, ma dall'alta velocità sono completamente escluse le Marche e le regioni costiere del Sud;

            il progetto, oltre al settore dei trasporti, prevede di potenziare le infrastrutture nell'energia e nelle reti di telecomunicazione a banda larga al fine di completare i collegamenti mancanti nelle infrastrutture europee a partire da quelle nei trasporti che verranno completate e potenziate con investimenti pari a 31,7 miliardi di euro, il 63,5 per cento del totale;

            saranno collegati i grandi corridoi per il trasporto merci e passeggeri in Europa come il corridoio nord-sud da Helsinky a La Valletta o il corridoio da ovest a est, con investimenti in un collegamento ferroviario da Sines, in Portogallo, attraverso Madrid in Spagna e attraverso Bordeaux in Francia;

            per quanto concerne l'Italia, nel corridoio Baltico-Adriatico sono stati inseriti i collegamenti ferroviari e le piattaforme multimodali dì Udine, Venezia e Ravenna, nonché dei porti di Trieste, Venezia e Ravenna;

            al nord è stata confermata la priorità assegnata alla Torino-Lione, al tunnel del Brennero e al collegamento ferroviario Genova-Milano-Svizzera;

            nel Mezzogiorno è stato confermato il potenziamento della ferrovia Napoli-Reggio Calabria a cui è stata affiancata la priorità assegnata ai lavori da realizzare sulla tratta Napoli-Bari;

            resta tagliato fuori dai progetti prioritari il ponte sullo stretto, di cui, secondo Bruxelles, si dovrà occupare l'Italia: il Comitato delle Regioni, riunitosi a Bruxelles in sessione plenaria nei giorni 11 e 12 ottobre 2011, ha adottato un parere di iniziativa sulla macroregione adriatico-ionica in cui ha chiesto di estendere la politica integrata al bacino adriatico-ionico, secondo i progetti in corso, sull'esempio della macroregione del mar Baltico già istituita e finanziata e di quella del Danubio;

            le due macrostrategie europee per il Baltico e il Danubio, insieme alla strategia adriatico-ionica e alle future strategie della UE possono creare interconnessioni e sinergie anche infrastrutturali che dovranno costituire un asse ideale tra nord e sud dell'Europa;

            in questo contesto la macroregione adriatico-ionica rafforzerebbe e decongestionerebbe l'accesso sud orientale dell'Europa al resto del mondo, potendo comprendere anche l'area del Mediterraneo centro-orientale attraverso l'allungamento del corridoio Baltico-Adriatico previsto dalla comunicazione della Commissione (COM (2011)500 del 29 giugno 2011) e la sua connessione con le reti intermodali;

            l'inserimento del corridoio Baltico-Adriatico dei collegamenti ferroviari e delle piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, e dei porti di Trieste, Venezia e Ravenna, già deciso, dovrebbe essere naturalmente prolungato a sud lungo la costa adriatica ricomprendendo anche le altre regioni costiere e in particolare i porti di Ancona, Bari e Brindisi come naturale completamento per rafforzare la politica europea di cooperazione territoriale;

        considerato che:

            i territori dell'Adriatico e dello Ionio corrispondono ad un bacino marittimo internazionale e ad una regione internazionale. Essi sono importanti ecoregioni marittime e marine d'Europa fra loro contigue, che sboccano nel Mediterraneo centrale, che, in quanto mare semichiuso, ha un basso tasso di rinnovamento delle acque;

            la macroregione adriatico-ionica comprende tre Stati membri dell'Unione europea: Italia (in particolare con le regioni adriatico-ioniche) Grecia e Slovenia; due Paesi candidati: Croazia e Montenegro; tre Paesi candidati potenziali (Albania, Bosnia-Erzegovina e Serbia), per un'estensione, escluse le superfici marine, di poco meno di 450.000 chilometri quadrati in cui vivono 60 milioni di persone;

            il bacino adriatico-ionico è un mare semichiuso che può considerarsi interno all'Unione e presenta analogie evidenti con l'area del Baltico, con la quale ha in comune problematiche e sfide simili in quanto entrambe sono «cerniere» tra Stati membri e Stati terzi, inoltre costituisce lo sbocco marittimo naturale dell'area danubiana;

            il collegamento dell'area baltica e dell'area danubiana con quella adriatico-ionica rappresenta il naturale completamento e rafforzamento della politica europea di coesione;

            il compito principale, infatti, della strategia adriatico-ionica è quello di collegare e proteggere i territori della macroregione al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile e nel contempo proteggere il fragile ambiente marittimo costiero e dell'entroterra per cui è urgente accelerare le procedure per il riconoscimento della macroregione adriatico-ionica per collegare le priorità della strategia al prossimo quadro finanziario pluriennale deciso dalla UE;

            premesso inoltre che l'Iniziativa adriatico-ionica avviata con la conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio, svoltasi ad Ancona il 19 e 20 maggio 2000, è stata ed è fortemente operativa per la valorizzazione del bacino adriatico ionico in settori strategici come l'ambiente, il turismo, la cultura, la cooperazione universitaria, i distretti industriali, i trasporti, le piccole e medie imprese, la formazione professionale e coinvolge le Camere di commercio, le Regioni, i Comuni;

        ritenuto che:

            la creazione della regione adriatico-ionica sarà fattore importante e decisivo d'integrazione transnazionale per lo sviluppo e favorirà l'ingresso nella UE di Paesi dell'area dei Balcani;

            occorre un più forte impegno del Governo italiano che affianchi quello delle Regioni e degli altri enti economici e sociali per accelerare l'iter per l'approvazione definitiva della macroregione adriatico-ionica da parte della UE,

        impegna il Governo:

            a concertare in sede europea con i Governi degli altri Stati aderenti alla macroregione adriatico-ionica tutte le iniziative utili al fine di pervenire nel più breve tempo possibile all'approvazione definitiva della macroregione, da parte dell'Unione europea;

            ad assumere iniziative presso le competenti sedi decisionali dell'Unione europea per promuovere la praticabilità del prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico, lungo la costa adriatica, comprendendo i porti di Ancona, Bari e Brindisi.

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

(1-00502) (29 novembre 2011)

Approvata

LEGNINI, ZANDA, MARINI, LATORRE, D'ALIA, CHITI, TONINI, LUSI, AMATI, ASTORE, BALDASSARRI, BIONDELLI, BLAZINA, CARLONI, CECCANTI, CHIURAZZI, DEL VECCHIO, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, INCOSTANTE, MAGISTRELLI, MARITATI, MAZZUCONI, MERCATALI, MICHELONI, PEGORER, SANNA, SBARBATI, TOMASELLI, VITA, MORRI. - Il Senato,

        premesso che:

            nel corso degli ultimi dieci anni in ambito europeo sono state avviate iniziative di aggregazione in macroregioni, quale strumento innovativo per le politiche di coesione e cooperazione territoriale tra Stati e Regioni per il conseguimento di obiettivi comuni di sviluppo;

            la strategia macroregionale è già stata avviata con successo in Europa con l'approvazione definitiva delle strategie del Baltico e del Danubio;

            per l'Italia, l'opportunità di prendere parte a questo nuovo processo di coesione europeo è rappresentata dall'iniziativa adriatico-ionica (IAI), la cui strategia è stata avviata da oltre un decennio;

            l'11 ottobre 2011, a Bruxelles, è stato varato il primo atto di definizione in sede europea dell'iniziativa con l'approvazione, da parte del Comitato delle regioni, del parere sul riconoscimento della Macroregione adriatico-ionica, che dovrà avvenire entro il 2014, in coincidenza con l'avvio della nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020;

            il parere invita anche il Parlamento europeo ad assumere un'iniziativa forte a favore di questa realtà e soprattutto la Commissione europea ad avviare il monitoraggio su quest'area per favorire lo sviluppo e l'integrazione dei progetti attualmente esistenti e quindi degli obiettivi che la stessa macrostrategia si propone;

            il Consiglio europeo, nelle conclusioni del 23-24-giugno 2011, in occasione dell'approvazione della strategia dell'Unione europea (UE) per la regione del Danubio, aveva invitato gli Stati membri a proseguire i lavori, in cooperazione con la Commissione, sulle eventuali future strategie macroregionali, in particolare per la regione adriatico-ionica;

            è ora necessario accelerare la procedura per il riconoscimento della Macroregione adriatico-ionica in modo da garantire coerenza tra le priorità della strategia medesima e dei relativi quadri strategici comuni e il prossimo quadro finanziario pluriennale;

        premesso, altresì, che:

            l'IAI è stata avviata con una Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio tenutasi ad Ancona il 19-20 maggio 2000, alla quale hanno partecipato i capi di Governo e i Ministri degli esteri di sei Paesi rivieraschi, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia;

            la Conferenza si è conclusa con la firma della «Dichiarazione di Ancona», alla presenza di rappresentanti della Commissione europea, da parte dei Ministri degli esteri dei Paesi interessati;

            nella citata dichiarazione è stata affermata l'importanza della cooperazione regionale come strumento di promozione della stabilità economica e politica di questi Paesi e della tutela ambientale del bacino adriatico-ionico;

            nel 2006 la Serbia e il Montenegro si sono aggiunti agli originari 6 Paesi aderenti all'IAI, attualmente costituita, quindi, da otto Paesi;

            la presidenza dell'organo decisionale dell'IAI (Consiglio adriatico-ionico) ruota annualmente. L'Italia è succeduta alla Grecia il 1º giugno 2009 e ha concluso il proprio anno di presidenza il 31 maggio 2010, quando l'incarico è stato assunto dal Montenegro;

            l'IAI ha avviato rapporti con molte altre organizzazioni e iniziative regionali che operano nel sud-est Europa, in particolare con l'Iniziativa centro-europea (InCE), con il Consiglio di cooperazione regionale (RCC) e il Processo di cooperazione per il sud-est Europa (SEECP), con la Cooperazione economica del mar Nero (BSEC) e con il processo di cooperazione del Danubio (DCP);

            nel giugno 2008, ad Ancona, è stato inaugurato ed è subito divenuto operativo un Segretariato permanente dell'IAI, tramite il quale è stata avviata una cooperazione con i fora adriatico-ionici che già operano nella regione e tra i quali avvengono periodicamente incontri di coordinamento: il forum delle camere di commercio e quello delle città dell'Adriatico e dello Ionio e UniAdrion;

            nell'ambito della presidenza italiana IAI (2009-2010) è stata evidenziata l'esigenza di valorizzare il bacino adriatico-ionico e di sviluppare una strategia integrata mediante la formulazione di specifici protocolli di intesa tra i Paesi IAI come base di riferimento per sviluppare progetti di interesse comune, coerentemente alle priorità dell'UE nella regione e ai suoi programmi, al fine anche di sostenere e accelerare la prospettiva dell'integrazione europea per i Paesi IAI non membri dell'UE;

            la presidenza italiana ha posto alla base del suo programma la valorizzazione e lo sviluppo di settori strategici per l'area adriatico-ionica, quali ambiente, turismo come strumento di sviluppo sostenibile, cultura e cooperazione universitaria, piccole e medie imprese (PMI) e distretti industriali e trasporti, da valorizzare anche attraverso un coinvolgimento di attori locali - regioni, municipalità, camere di commercio, eccetera - al fine di rafforzare la cooperazione regionale nel bacino adriatico-ionico e promuoverne lo sviluppo economico e sociale, operando nel quadro delle strategie UE attraverso la promozione di progetti finanziabili su fondi comunitari;

            negli ultimi 6 mesi della presidenza italiana, sono stati di fatto predisposti diversi protocolli nei settori del turismo e delle PMI;

            il 5 maggio 2010, a dieci anni dall'istituzione dell'IAI, si è tenuta ad Ancona la riunione del XII Consiglio adriatico-ionico. In tale occasione i Ministri degli esteri dei Paesi IAI hanno adottato una dichiarazione intesa a confermare la volontà dei Paesi membri di valorizzare la cooperazione nella regione attraverso il varo di una strategia specifica UE per la Macroregione adriatico-ionica, dando mandato a Italia, Grecia e Slovenia, Paesi IAI membri dell'UE, di promuovere tale iniziativa a Bruxelles, con il supporto ed il pieno consenso di tutti i Paesi IAI ed in collaborazione con la Commissione ed il Comitato delle regioni;

            il 27 ottobre 2010, all'incontro sulla strategia macroregionale tenutosi ad Ancona, è stato adottato il documento di risoluzione da parte dei membri del Comitato delle regioni nel quale si chiede al Consiglio europeo di invitare la Commissione europea a presentare una strategia europea per la Macroregione adriatico-ionica, sulla base della dichiarazione del Consiglio adriatico-ionico (adottata il 5 maggio 2010 ad Ancona dai Ministri degli esteri degli otto Paesi partecipanti all'IAI) e che la stessa Commissione, nel quadro della prossima programmazione dopo il 2013, consideri le macroregioni come strumenti efficaci per l'utilizzo delle risorse e definisca i criteri per l'approvazione delle strategie macroregionali;

        considerato che:

            alla luce dei recenti sviluppi che hanno visto l'emergere e l'approvazione delle macroregioni nelle aree del Danubio e del Baltico destinatarie di politiche europee specifiche per il loro sviluppo, la strategia adriatico-ionica, basata su tematiche di interesse comune dei Paesi membri, rappresenta una grande opportunità per la promozione di una politica di coesione transnazionale diretta allo sviluppo del bacino adriatico-ionico;

            il piano d'azione previsto in questa strategia potrà imprimere un nuovo impulso ai progetti in corso in questa area, promuovendo un ambiente più sostenibile, uno sviluppo economico e sociale più equilibrato, il rafforzamento delle istituzioni democratiche, la sicurezza dell'intero bacino, dando concretezza all'obiettivo di coesione territoriale sostenuta dal Trattato di Lisbona e agevolando le procedure di ingresso degli Stati esterni nella UE;

            la strategia può rappresentare anche un importante segnale politico verso i Balcani occidentali, in quanto una Macroregione adriatico-ionica può contribuire a stabilire relazioni più profonde tra l'UE e i Paesi di tale area geografica, accelerandone l'integrazione, anche al fine di attivare processi di sviluppo sostenibili e di consolidamento dell'economia in un'area particolarmente fragile;

            la valenza politica di tale strategia macroregionale appare ancora più rilevante se si considera che tre Paesi sono membri dell'UE (Italia, Grecia e Slovenia), uno (Croazia) è ormai prossimo all'integrazione, quattro (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Serbia) hanno avviato un percorso di avvicinamento all'UE;

            tale strategia potrebbe, altresì, costituire un impulso ulteriore nel processo di cooperazione nel Mediterraneo, agevolando progressivamente la creazione di una strategia macroregionale più ampia con il coinvolgimento di altri Paesi del Mediterraneo;

        ritenuto che:

            l'IAI presenta enormi potenzialità sia per l'omogeneità territoriale di collocazione geopolitica dei Paesi che si affacciano sull'Adriatico e sullo Ionio, con conseguente possibilità di forte interlocuzione con le altre macroregioni, sia per i molteplici rapporti e scambi storico-culturali tra i medesimi Paesi rivieraschi;

            è urgente che si manifesti un protagonismo diretto più convincente delle Istituzioni italiane nazionali, degli enti territoriali e degli altri attori istituzionali, economici e sociali sia per accelerare l'iter di approvazione definitiva della Macroregione in sede europea, sia per coordinare i programmi di sviluppo nazionali con quelli che dovranno formare oggetto della strategia adriatico-ionica,

        impegna il Governo:

            ad assumere ogni iniziativa in sede europea, di concerto con le altre Nazioni aderenti, al fine di ottenere, entro i tempi più brevi possibili e comunque prima della definizione della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, l'approvazione definitiva della Macroregione adriatico-ionica da parte del Parlamento europeo;

            a contemplare in tutti gli strumenti di programmazione economico-finanziari, infrastrutturali, energetici, ambientali, turistici, culturali, l'esistenza della Macroregione adriatico-ionica e le sue finalità ed a conformare, altresì, la politica estera nei confronti dei Paesi aderenti all'IAI agli obiettivi della strategia medesima;

            a promuovere la partecipazione dei Parlamenti nazionali al processo di definizione ed attuazione della strategia adriatico-ionica;

            a coordinare la partecipazione degli enti territoriali e degli altri attori istituzionali, economici e sociali alla definizione della strategia adriatico-ionica.

(1-00515) (22 dicembre 2011)

V. testo 2

BLAZINA, PETERLINI, TONINI, MARINARO, LEGNINI, BOLDI, FASANO, PEGORER. - Il Senato,

        premesso che:

            l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), avviata con la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio tenutasi ad Ancona nel maggio 2000 e che coinvolge otto Paesi rivieraschi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia), ha l'obiettivo di promuovere la cooperazione regionale quale strumento di promozione della stabilità economica e politica di questi Paesi e la protezione ambientale del bacino adriatico-ionico;

            l'IAI ha rapporti con molte altre organizzazioni e iniziative regionali che operano nel sud-est Europa, in particolare con l'Iniziativa centro-europea (InCE), con il Consiglio di cooperazione regionale (RCC) e il Processo di cooperazione per il sud-est Europa (SEECP), con la Cooperazione economica del mar Nero (BSEC) e con il Processo di cooperazione del Danubio (DCP);

            nel giugno 2008 è divenuto operativo ad Ancona un segretariato permanente dell'IAI, tramite il quale è stata avviata una cooperazione con i fora adriatico-ionici che già operano nella regione: il Forum delle camere di commercio e quello delle città dell'Adriatico e dello Ionio e UniAdrion;

            nell'ambito della Presidenza italiana IAI (2009-2010) è fortemente emerso, tra i Paesi membri, un interesse condiviso a valorizzare il bacino adriatico-ionico e le diverse forme di cooperazione territoriale che in esso operano attraverso una strategia integrata;

            l'Italia, insieme alla Grecia e alla Slovenia, ha avviato quindi la promozione di una strategia specifica dell'Unione europea (UE) per la macroregione adriatico-ionica, d'intesa con gli altri cinque Paesi rivieraschi ed in collaborazione con la Commissione ed il Comitato delle regioni;

            tale strategia è anche un segnale politico verso i Balcani occidentali, in quanto una macro-regione adriatico-ionica contribuirà a stabilire relazioni più profonde tra l'UE e i Balcani occidentali, preparandone e facilitandone l'integrazione;

            inoltre, tale strategia, il cui orizzonte per la finalizzazione è quello delle presidenze greca o italiana (2014), ha già ottenuto un primo riconoscimento formale dal Consiglio europeo del 24 giugno 2011, in attesa del conferimento di un vero e proprio mandato dal parte del Consiglio europeo alla Commissione nel 2012;

            l'attività dei Governi può trovare il supporto significativo e propositivo da parte dei Parlamenti nazionali nella loro capacità di mediare e di facilitare l'assunzione di decisioni;

            preso atto di quanto riportato al punto 10 della dichiarazione finale del 13º Consiglio dei ministri degli esteri IAI (Consiglio adriatico-ionico) che si è svolto a Bruxelles il 23 maggio 2011, dove si sottolinea l'importanza dei contatti tra rappresentanti dei Parlamenti degli Stati membri,

        impegna il Governo:

            ad assumere ogni iniziativa in sede europea, di concerto con le altre Nazioni aderenti, al fine di ottenere, entro i tempi più brevi possibili e comunque prima della definizione della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, l'approvazione definitiva della macroregione adriatico-ionica da parte del Parlamento europeo;

            a sostenere l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione parlamentare, raccomandando ai Parlamenti dei Paesi membri di promuovere la costituzione, al loro interno, di delegazioni parlamentari ad hoc che potrebbero coincidere con le delegazioni parlamentari nazionali attualmente operative presso l'Assemblea parlamentare dell'InCE, nella convinzione che tali delegazioni possano svolgere un'azione di sensibilizzazione ad ampio raggio rispetto agli obiettivi della IAI.

(1-00515) (testo 2) (11 gennaio 2012)

Approvata

BLAZINA, PETERLINI, TONINI, MARINARO, LEGNINI, BOLDI, FASANO, PEGORER. - Il Senato,

        premesso che:

            l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI), avviata con la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio tenutasi ad Ancona nel maggio 2000 e che coinvolge otto Paesi rivieraschi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia), ha l'obiettivo di promuovere la cooperazione regionale quale strumento di promozione della stabilità economica e politica di questi Paesi e la protezione ambientale del bacino adriatico-ionico;

            l'IAI ha rapporti con molte altre organizzazioni e iniziative regionali che operano nel sud-est Europa, in particolare con l'Iniziativa centro-europea (InCE), con il Consiglio di cooperazione regionale (RCC) e il Processo di cooperazione per il sud-est Europa (SEECP), con la Cooperazione economica del mar Nero (BSEC) e con il Processo di cooperazione del Danubio (DCP);

            nel giugno 2008 è divenuto operativo ad Ancona un segretariato permanente dell'IAI, tramite il quale è stata avviata una cooperazione con i fora adriatico-ionici che già operano nella regione: il Forum delle camere di commercio e quello delle città dell'Adriatico e dello Ionio e UniAdrion;

            nell'ambito della Presidenza italiana IAI (2009-2010) è fortemente emerso, tra i Paesi membri, un interesse condiviso a valorizzare il bacino adriatico-ionico e le diverse forme di cooperazione territoriale che in esso operano attraverso una strategia integrata;

            l'Italia, insieme alla Grecia e alla Slovenia, ha avviato quindi la promozione di una strategia specifica dell'Unione europea (UE) per la macroregione adriatico-ionica, d'intesa con gli altri cinque Paesi rivieraschi ed in collaborazione con la Commissione ed il Comitato delle regioni;

            tale strategia è anche un segnale politico verso i Balcani occidentali, in quanto una macro-regione adriatico-ionica contribuirà a stabilire relazioni più profonde tra l'UE e i Balcani occidentali, preparandone e facilitandone l'integrazione;

            inoltre, tale strategia, il cui orizzonte per la finalizzazione è quello delle presidenze greca o italiana (2014), ha già ottenuto un primo riconoscimento formale dal Consiglio europeo del 24 giugno 2011, in attesa del conferimento di un vero e proprio mandato dal parte del Consiglio europeo alla Commissione nel 2012;

            l'attività dei Governi può trovare il supporto significativo e propositivo da parte dei Parlamenti nazionali nella loro capacità di mediare e di facilitare l'assunzione di decisioni;

            preso atto di quanto riportato al punto 10 della dichiarazione finale del 13º Consiglio dei ministri degli esteri IAI (Consiglio adriatico-ionico) che si è svolto a Bruxelles il 23 maggio 2011, dove si sottolinea l'importanza dei contatti tra rappresentanti dei Parlamenti degli Stati membri,

        impegna il Governo:

            ad assumere ogni iniziativa in sede europea, di concerto con le altre Nazioni aderenti, al fine di ottenere, entro i tempi più brevi possibili e comunque prima della definizione della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, l'approvazione definitiva della macroregione adriatico-ionica da parte del Parlamento europeo;

            a sostenere, nel Consiglio adriatico-ionico, l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione parlamentare, qualora decisioni in tal senso dovessero essere adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI.

(1-00517) (10 gennaio 2012)

V. testo 2

CAFORIO, BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA. - Il Senato,

        premesso che:

            nell'ottobre 2009 il Consiglio europeo e la Commissione europea hanno approvato - a seguito di una proficua azione diplomatica portata avanti dai Governi nazionali e da un intergruppo di europarlamentari appartenenti agli otto Stati membri che si affacciano sul mar Baltico - una strategia per lo sviluppo dell'area baltica, facendo così nascere il concetto della macro-regione ed esportandolo in altre aree, come ad esempio quella danubiana;

            la macro-regione è quindi, così come definita dalla stessa Commissione europea, un'area che include territori di diversi Paesi o regioni associati da una o più sfide e caratteristiche comuni, geografiche, culturali, economiche o altro;

            tali macro-regioni sono definite funzionali perché ritenute fondamentali per le sfide e le opportunità transnazionali, che richiedono un approccio collettivo per la realizzazione di obiettivi comuni;

            la strategia offre concretamente nuove opportunità per lo sviluppo territoriale di vaste aree, rispondendo alla necessità di trovare modalità nuove per rendere più efficace la politica pubblica a livello transnazionale, coinvolgendo attori e risorse già in campo e coordinando gli Stati centrali con le autorità regionali e locali;

        premesso inoltre che:

            l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI) nasce a seguito della firma della Dichiarazione di Ancona il 20 maggio 2000, a conclusione della Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio, alla quale parteciparono i Ministri degli esteri dei sei Stati fondatori, alla presenza dell'allora Presidente della Commissione europea Romano Prodi;

            nel 2006 oltre all'Albania, alla Bosnia ed Erzegovina, alla Croazia, alla Grecia, all'Italia e alla Slovenia, hanno aderito all'Iniziativa anche la Serbia e il Montenegro;

            dal 2008 è stato istituito il Segretariato permanente;

            la cooperazione prevista è di tipo interregionale e transnazionale, al fine di favorire lo sviluppo e la stabilità degli otto Paesi aderenti all'Iniziativa, nonché di agevolare l'integrazione europea, consolidare la cooperazione economica e sviluppare una governance comune su tematiche quali ambiente, energia, trasporti, sviluppo rurale, turismo e cooperazione tra PMI;

        considerato che:

            analogamente alle macrostrategie europee per il Baltico e il Danubio, anche per l'area comprendente tre Stati membri dell'Unione europea (Italia, Grecia e Slovenia), due Paesi candidati (Croazia e Montenegro) e tre Paesi candidati potenziali (Albania, Bosnia-Erzegovina e Serbia) è stato attivato il processo di elaborazione di una strategia europea per la macro-regione adriatico-ionica;

            su tale aspetto si sono pronunciati sia il Consiglio europeo del 24 giugno 2011, che ha invitato gli Stati membri a cooperare con la Commissione europea, sia il Comitato delle regioni, nella sessione plenaria dell'11 e 12 ottobre 2011 a Bruxelles, adottando un parere di iniziativa che ne sottolinea l'importanza strategica al fine di promuovere le interconnessioni e le infrastrutture per collegare il Nord e il Sud dell'Europa;

            l'Iniziativa adriatico-ionica ha rapporti con molte altre organizzazioni e iniziative regionali che operano nel sud-est Europa, in particolare con l'Iniziativa centro-europea (InCE), con il Consiglio di cooperazione regionale (RCC) e il Processo di cooperazione per il sud-est Europa (SEECP), con la Cooperazione economica del mar Nero (BSEC) e con il processo di cooperazione del Danubio (DCP);

            l'Italia, insieme a Grecia e Slovenia, ha avviato quindi la promozione di una strategia specifica dell'Unione europea per la macro-regione adriatico-ionica, d'intesa con gli altri cinque Paesi rivieraschi ed in collaborazione con la Commissione ed il Comitato delle regioni;

        ritenuto che:

            il bacino adriatico-ionico rappresenti un mare interno al continente europeo - proiettato anche verso il sud e l'est del pianeta - su cui si affacciano territori appartenenti ad un'area potenzialmente omogenea, nella quale storicamente interessi economici e culturali hanno spesso coinciso tendendo fortemente all'integrazione;

            sia evidente come la creazione della macro-regione potrà rafforzare la cooperazione e diventare un fattore fondamentale di integrazione transnazionale per lo sviluppo, di stabilità economica e di tutela ambientale del bacino stesso, oltre ad assecondare l'ingresso nell'Unione dei Paesi dell'area dei Balcani;

            la strategia descritta rappresenta anche un segnale politico verso i Balcani occidentali, in quanto una macro-regione adriatico-ionica contribuirà indubitabilmente a stabilire relazioni più profonde tra l'Unione europea e i Balcani occidentali, preparandone l'integrazione,

        impegna il Governo:

            a coordinare, insieme alle altre Nazioni aderenti all'Iniziativa, una concreta strategia, in sede europea, volta a garantire la realizzazione della macro-regione prima della definizione della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020;

            a valorizzare il bacino adriatico-ionico e le diverse forme di cooperazione territoriale che in esso operano attraverso una strategia integrata ad ogni livello burocratico;

            a sostenere l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione, nella convinzione che la stessa rappresenti una fondamentale azione di sensibilizzazione ad ampio raggio nei Paesi interessati;

            ad assumere iniziative a livello europeo, d'intesa con gli Stati interessati all'area adriatico-ionica, sulla base di studi istruttori adeguati, per la praticabilità del completamento del corridoio Baltico-Adriatico verso sud, seguendo la costa adriatica, comprendendo i porti di Ancona, Bari e Brindisi, ritenuti di strategico interesse per il nostro Paese;

            a prevedere una specifica e coordinata partecipazione degli enti territoriali al funzionamento dell'istituenda macro-regione, garantendo una verifica puntuale dell'utilizzo di ogni stanziamento previsto al fine della realizzazione dell'ambizioso progetto descritto.

(1-00517) (testo 2) (11 gennaio 2012)

Approvata

CAFORIO, BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA. - Il Senato,

        premesso che:

            nell'ottobre 2009 il Consiglio europeo e la Commissione europea hanno approvato - a seguito di una proficua azione diplomatica portata avanti dai Governi nazionali e da un intergruppo di europarlamentari appartenenti agli otto Stati membri che si affacciano sul mar Baltico - una strategia per lo sviluppo dell'area baltica, facendo così nascere il concetto della macro-regione ed esportandolo in altre aree, come ad esempio quella danubiana;

            la macro-regione è quindi, così come definita dalla stessa Commissione europea, un'area che include territori di diversi Paesi o regioni associati da una o più sfide e caratteristiche comuni, geografiche, culturali, economiche o altro;

            tali macro-regioni sono definite funzionali perché ritenute fondamentali per le sfide e le opportunità transnazionali, che richiedono un approccio collettivo per la realizzazione di obiettivi comuni;

            la strategia offre concretamente nuove opportunità per lo sviluppo territoriale di vaste aree, rispondendo alla necessità di trovare modalità nuove per rendere più efficace la politica pubblica a livello transnazionale, coinvolgendo attori e risorse già in campo e coordinando gli Stati centrali con le autorità regionali e locali;

        premesso inoltre che:

            l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI) nasce a seguito della firma della Dichiarazione di Ancona il 20 maggio 2000, a conclusione della Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio, alla quale parteciparono i Ministri degli esteri dei sei Stati fondatori, alla presenza dell'allora Presidente della Commissione europea Romano Prodi;

            nel 2006 oltre all'Albania, alla Bosnia ed Erzegovina, alla Croazia, alla Grecia, all'Italia e alla Slovenia, hanno aderito all'Iniziativa anche la Serbia e il Montenegro;

            dal 2008 è stato istituito il Segretariato permanente;

            la cooperazione prevista è di tipo interregionale e transnazionale, al fine di favorire lo sviluppo e la stabilità degli otto Paesi aderenti all'Iniziativa, nonché di agevolare l'integrazione europea, consolidare la cooperazione economica e sviluppare una governance comune su tematiche quali ambiente, energia, trasporti, sviluppo rurale, turismo e cooperazione tra PMI;

        considerato che:

            analogamente alle macrostrategie europee per il Baltico e il Danubio, anche per l'area comprendente tre Stati membri dell'Unione europea (Italia, Grecia e Slovenia), due Paesi candidati (Croazia e Montenegro) e tre Paesi candidati potenziali (Albania, Bosnia-Erzegovina e Serbia) è stato attivato il processo di elaborazione di una strategia europea per la macro-regione adriatico-ionica;

            su tale aspetto si sono pronunciati sia il Consiglio europeo del 24 giugno 2011, che ha invitato gli Stati membri a cooperare con la Commissione europea, sia il Comitato delle regioni, nella sessione plenaria dell'11 e 12 ottobre 2011 a Bruxelles, adottando un parere di iniziativa che ne sottolinea l'importanza strategica al fine di promuovere le interconnessioni e le infrastrutture per collegare il Nord e il Sud dell'Europa;

            l'Iniziativa adriatico-ionica ha rapporti con molte altre organizzazioni e iniziative regionali che operano nel sud-est Europa, in particolare con l'Iniziativa centro-europea (InCE), con il Consiglio di cooperazione regionale (RCC) e il Processo di cooperazione per il sud-est Europa (SEECP), con la Cooperazione economica del mar Nero (BSEC) e con il processo di cooperazione del Danubio (DCP);

            l'Italia, insieme a Grecia e Slovenia, ha avviato quindi la promozione di una strategia specifica dell'Unione europea per la macro-regione adriatico-ionica, d'intesa con gli altri cinque Paesi rivieraschi ed in collaborazione con la Commissione ed il Comitato delle regioni;

        ritenuto che:

            il bacino adriatico-ionico rappresenti un mare interno al continente europeo - proiettato anche verso il sud e l'est del pianeta - su cui si affacciano territori appartenenti ad un'area potenzialmente omogenea, nella quale storicamente interessi economici e culturali hanno spesso coinciso tendendo fortemente all'integrazione;

            sia evidente come la creazione della macro-regione potrà rafforzare la cooperazione e diventare un fattore fondamentale di integrazione transnazionale per lo sviluppo, di stabilità economica e di tutela ambientale del bacino stesso, oltre ad assecondare l'ingresso nell'Unione dei Paesi dell'area dei Balcani;

            la strategia descritta rappresenta anche un segnale politico verso i Balcani occidentali, in quanto una macro-regione adriatico-ionica contribuirà indubitabilmente a stabilire relazioni più profonde tra l'Unione europea e i Balcani occidentali, preparandone l'integrazione,

        impegna il Governo:

            a coordinare, insieme alle altre Nazioni aderenti all'Iniziativa, una concreta strategia, in sede europea, volta a garantire la realizzazione della macro-regione in vista della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020;

            a valorizzare il bacino adriatico-ionico e le diverse forme di cooperazione territoriale che in esso operano attraverso una strategia integrata ad ogni livello burocratico;

            a sostenere nel Consiglio adriatico-ionico, l'opportunità di riconoscere ufficialmente, senza costi aggiuntivi a carico dei Governi, la dimensione parlamentare della IAI, attualmente rappresentata dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti, e di favorire l'ulteriore sviluppo della cooperazione, nella convinzione che la stessa rappresenti una fondamentale azione di sensibilizzazione ad ampio raggio nei Paesi interessati, qualora decisioni in tal senso dovessero essere adottate dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti della IAI;

            ad assumere iniziative a livello europeo, d'intesa con gli Stati interessati all'area adriatico-ionica, sulla base di studi istruttori adeguati, per la praticabilità del completamento del corridoio Baltico-Adriatico verso sud, seguendo la costa adriatica, comprendendo i porti di Ancona, Bari e Brindisi, ritenuti di strategico interesse per il nostro Paese;

            a prevedere una specifica e coordinata partecipazione degli enti territoriali al funzionamento dell'istituenda macro-regione, garantendo una verifica puntuale dell'utilizzo di ogni stanziamento previsto al fine della realizzazione dell'ambizioso progetto descritto .