VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, credo che bisogna partire da una considerazione, dalla consapevolezza della fase che stiamo attraversando, della crisi epocale che stiamo vivendo, dalla necessità che il nostro Paese in questo contesto sia in grado di dare una prova di coesione, ed una risposta all'altezza delle sfide che abbiamo di fronte, anche perché questo è l'unico modo che consente e che può consentire al Governo ed al Paese di affrontare quella che - diciamoci la verità - è la vera prova ed è la prova del 9, intesa come il 9 dicembre, cioè la prova europea, in sede di Consiglio europeo.
Ed allora, signor Presidente del Consiglio, la prima considerazione è in linea con la parte finale del suo intervento: lei ha il diritto-dovere, dopo aver chiesto al Paese di fare grandi sacrifici, di chiedere all'Europa reciprocità rispetto alla capacità di affrontare, con la stessa responsabilità e con la stessa capacità di visione, la sfida che abbiamo di fronte, la questione epocale che dobbiamo fronteggiare.
Ciò detto, signor Presidente del Consiglio, con questa consapevolezza e con la consapevolezza derivante dal fatto che lei ha avuto giustamente modo di consultare i tre grandi partiti che costituiscono l'ossatura della maggioranza parlamentare, credo che, a maggior ragione, chi da questa consultazione giustamente resta fuori abbia il dovere, soprattutto in Parlamento, di esprimere con grande chiarezza alcune posizioni. In sintesi, signor Presidente del Consiglio, a me pare che la manovra che lei e il suo Governo avete messo in campo, sia al tempo stesso troppo e troppo poco.
È troppo per alcuni profili, e in particolare per due questioni che mi permetto di evidenziare e di sintetizzare. In primo luogo, la manovra riguarda le pensioni e determina un intervento strutturale, che peraltro è in linea con l'impostazione che fino ad un certo punto è stata seguita anche dal precedente Governo, e aggiunge un elemento di rilievo sul terreno delle pensioni di anzianità. Al di là del merito, si tratta di una grande riforma strutturale. Signor Presidente, è giusto toccare le pensioni, ma non è giusto toccare i pensionati. La questione dell'indicizzazione va rivista e bisogna trovare il modo per evitare che ci sia questo peso, che aggiunge ad una manovra rilevante, forte e significativa un elemento di iniquità, che bisogna togliere, per restituire un migliore impatto sociale alla manovra stessa.
In secondo luogo, signor Presidente del Consiglio, sono più tranquillo dopo aver sentito il suo intervento, perché secondo me è sbagliato estrapolare l'intervento sulle pensioni dal più complessivo intervento di riforma e di rimodulazione del welfare, anche perché è giusto, per un criterio di equità, tenere nel circuito del welfare le risorse che si determinano dall'intervento sulle pensioni. Dobbiamo infatti affrontare il tema delle grandi riforme delle tutele degli ammortizzatori sociali. Mi chiedo dunque come farle e con quali risorse, a meno che non si voglia tornare alla pretesa avuta da qualche Governo precedente: penso al Governo D'Alema, che approvò una legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali, pensando di fare quella riforma a costo zero. È evidente che non si può fare quella riforma a costo zero, ma c'è bisogno di individuare delle risorse e di capire qual è la prospettiva del modello di tutele che nel corso di questi anni è stato organizzato.
A torto o a ragione, il precedente Governo, del quale ho fatto parte per lunghi anni, ha determinato un meccanismo tale per cui, con l'utilizzo della cassa integrazione in deroga, è stata estesa la tutela alla piccola impresa e ai lavoratori, a prescindere dal settore e dalla dimensione aziendale, e si è determinato un passaggio che deve diventare sistemico rispetto alla riforma degli ammortizzatori sociali. Si tratta di un meccanismo che, comunque, ha evitato migliaia e migliaia di licenziamenti, che ha tenuto nel circuito produttivo migliaia di lavoratori e che oggi deve determinare uno sbocco, almeno in termini di capacità di dare attenzione ai bacini che sono stati realizzati. Altrimenti si costruiscono modelli assistenzialistici, mentre abbiamo bisogno di mobilitare i bacini che si sono realizzati, per renderli produttivi e per impedire che ci sia una loro stratificazione che li renda immobili, assistiti e improduttivi.
Quindi, sono tranquillizzato, non dalla manovra, perché secondo me non è giusto estrapolare la questione previdenziale da quella del welfare, ma dal fatto che il presidente Monti ha detto che si aprirà un cantiere successivo, che cercherà di recuperare l'organicità di questa dimensione e di questi interventi.
Signor Presidente, se da questo punto di vista la manovra è troppo, essa è troppo poco sotto altri aspetti e altri punti di vista. Ad esempio, il Presidente del Consiglio ha fatto riferimento alla riunione di domani del CIPE, in cui bisogna sbloccare 5 miliardi di euro. Signor Presidente, vorrei che il CIPE di domani si relazionasse a quello del 3 agosto, nel corso del quale è stato annunciato un grande piano per interventi infrastrutturali, che andava ben oltre i 5 miliardi di euro. Delle due, l'una: o il CIPE del 3 agosto non è ancora concretizzabile e realizzabile, anche rispetto agli interventi previsti dal Piano per il Sud, o l'intervento di domani è ancora troppo poco rispetto all'esigenza di riattivare i grandi investimenti infrastrutturali per cercare di colmare, in questo modo, un elemento di differenza territoriale e di attivare dei meccanismi di crescita. Inoltre, è troppo poco rispetto all'aggressione del debito, è troppo poco rispetto alla crescita; si può fare e si può dare molto di più, e bisogna cercare di compiere questo sforzo.
Mi consenta un'ultima considerazione, signor Presidente. Il presidente Monti ha detto che non dirà mai che siamo costretti a farlo perché ce lo chiede l'Europa. Mi permetto di dirle una cosa, signor Presidente del Consiglio: eviti di continuare a dire che il suo è un Governo tecnico; il suo Governo è politico. Anche perché in Europa lei gli euroburocrati li conosce meglio di noi (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e LNP) e sa bene che il problema dell'Europa è superare l'euroburocrazia per realizzare l'Europa politica. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.