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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 641 del 05/12/2011


GASPARRI (PdL). Signor Presidente del Senato, signor presidente Monti, signori del Governo, onorevoli senatori, quella che abbiamo di fronte è una crisi italiana, europea o dei mercati internazionali? Chi ha sbagliato? Quando e come? Ha sbagliato certamente chi, nel passato, ha fatto esplodere il debito pubblico con meccanismi consociativi, ed è incredibile che chi fece crescere quel debito si aggiri ancora nei Palazzi per logore manovre politiche.

Consapevoli dei rischi che corrono l'Europa, l'euro e l'Italia, abbiamo votato la fiducia al suo Governo, ma ancora una volta rivendichiamo con orgoglio i meriti del Governo Berlusconi che tante riforme ha varato, che ha ridotto il deficit (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS), ha fatto crescere l'avanzo primario e ha avviato il cammino verso il pareggio di bilancio. Del resto, anche nelle sue illustrazioni più volte si è ricollegato a una continuità nelle infrastrutture e in tanti altri aspetti che abbiamo sentito evidenziare anche oggi.

Dall'Italia all'Europa, oggi abbiamo visto un nuovo incontro tra Merkel e Sarkozy, i quali hanno annunciato un nuovo Trattato europeo, che vorremmo che l'Italia affrontasse da protagonista, e non subendo le decisioni altrui, anche perché questi due protagonisti della scena non mi pare le abbiano indovinate tutte. Il 24 novembre scorso un fuori onda - adesso vanno di moda i fuori onda - ha sorpreso Sarkozy affermare che la Merkel crea un gran "casino" in Europa - chiedo scusa per la parola - e che ci sta facendo correre verso la catastrofe.

Ma, passando dai fuori onda alle dichiarazioni in onda, tra le voci critiche della Germania c'è stata quella di Jacques Delors, già presidente della Commissione europea, il quale, dopo aver riconosciuto che l'euro è nato su basi sbagliate, imputa la crisi attuale ad un misto di ostinazione tedesca in materia di controllo monetario e all'assenza di un progetto chiaro da parte di altri Stati. Del resto, il debito pubblico tedesco - poche lezioni e pochi sorrisi! - sarebbe ben più alto dell'80 per cento se fosse calcolato con i parametri di Maastricht: sarebbe quasi pari al 100 per cento del prodotto interno lordo di quel Paese.

Allora, credo che dobbiamo agire con chiarezza e determinazione. La Germania difende i suoi interessi. Cerca di stabilire una sua egemonia - è un fatto storico - sull'area a essa limitrofa, ma in questo modo a volte rischia di mettere a repentaglio l'euro e l'Europa. Anche l'America, che peraltro in passato ci ha scaricato - e lo sta ancora facendo - i difetti del suo sistema finanziario, dove l'economia di carta si è mangiata quella reale, chiede alla Germania di evitare il fallimento dell'euro. Perfino la Cina, che non pratica la democrazia nei suoi confini, avendo investito una parte dei propri soldi in Europa, ci dice di fare le riforme, altrimenti non sa quale fine faranno i suoi soldi.

Noi siamo preoccupati, presidente Monti - lei a questa idea molte fatiche ha dedicato - perché ci sembra che la costruzione europea mostri in questi mesi, e negli ultimi anni, tutta la sua fragilità. È questa la vera questione che stiamo discutendo, oltre la manovra e i contenuti, che pure in parte sosterremo e in parte vorremmo modificare.

Noi non vogliamo facilitare la deflagrazione della costruzione europea, ma inviteremo a maggiore cautela quelli che se ne sono intestati il merito, quelli che vi hanno dedicato tante fatiche e che oggi rischiano di assistere assieme a noi al fallimento. Un fallimento della costruzione europea che noi non vogliamo, e che vogliamo impedire con tutte le nostre forze.

Noi vorremmo un po' di umiltà da parte di tutti, perché quello dell'Europa - quello dell'euro in particolare - ci sembra un bel castello, costruito però su fondamenta di sabbia. L'edificio è bello, ma le fondamenta non sono solide. Dobbiamo fare delle iniezioni di cemento in questa sabbia per rendere le fondamenta un po' più robuste. Basteranno? Saranno sufficienti? È questa preoccupazione che ci ha spinto ad adottare un atteggiamento responsabile. Mi riferisco ad un Governo che in quest'Aula ha sempre avuto la maggioranza e che nemmeno alla Camera è stato sfiduciato, che rivendica con la sua maggioranza le riforme attuate e realizzate.

Poi un giorno dovremo aprire un bel dibattito sull'Europa, sul suo passato, sul suo presente e sul suo futuro, perché la discussione sull'Europa si incrocia con i principi della sovranità popolare, con il ruolo dei Governi, dei Parlamenti nazionali e dei popoli europei. Dobbiamo affrontare - la preghiamo di farlo con il mandato che il Parlamento le dà - il tema del ruolo della Banca centrale europea. L'euro senza una Banca che lo garantisce non va lontano (Applausi dal Gruppo PdL), e questo ci preoccupa molto, e preoccupa l'Europa.

Anche nel merito dei provvedimenti che lei ha assunto, c'è una cosa soprattutto che ci preoccupa. Mentre apprezziamo che sull'IRPEF alcune valutazioni che abbiamo espresso siano state accolte per non gravare i soliti pagatori di ulteriori oneri, sulla casa vorremmo che ci fossero delle modifiche in Parlamento, perché nella casa sono concentrati i risparmi di tanti italiani onesti, che sono la vera forza del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL). Sono significative le misure sulle pensioni, anche se si criticavano gli scaloni del passato, e nel provvedimento varato ieri ci sono un paio di scaloni molto erti. Era però un tema che andava affrontato e che riteniamo utile per il futuro del Paese. Avremmo voluto maggiore coraggio sul mercato del lavoro, ma ci sarà un tempo per affrontare questi temi, per creare lavoro e non per licenziare.

Vigileremo, presidente Monti, sul rispetto delle professioni, affinché questa grande riserva di competenze non venga danneggiata da politiche demagogiche. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Thaler Ausserhofer). Vogliamo tutelare le professioni italiane, tutte, con la concorrenza, ma anche con la competenza.

Sosterremo per le infrastrutture il programma che lei ha illustrato che, come ci potrebbe qui ricordare il ministro Matteoli, è un programma che era stato predisposto dal nostro Governo. Il suo è un Governo tecnico di impegno nazionale - così lo ha definito - e non di larghe intese. A questo Governo diamo appunto il mandato di difendere l'interesse italiano in un'Europa dove tutti guardano prima alla propria Nazione e poi al Continente (Francia e Germania lo stanno dimostrando). E siamo convinti che per salvare l'Italia l'Europa debba salvare prima di tutto se stessa dai propri drammatici errori. (Applausi dal Gruppo PdL).

Ha scritto Angelo Panebianco, un autorevole editorialista e docente: «La strada è stretta, ma non può essere percorsa se non si parte dalla constatazione che gli europei non vogliono assistere, in questa fase storica, al totale svuotamento delle istituzioni democratiche nazionali». Noi riteniamo che la politica non solo abbia il diritto di esprimersi, ma abbia il dovere di farlo. Mettiamo a disposizione di questa azione di emergenza il consenso che rappresentiamo, ma lo facciamo soprattutto perché amiamo l'Italia e la vogliamo protagonista in un'Europa madre di questo fallimento, e che noi vogliamo ritrovare ricostruita, rifondata, anche con l'appoggio di uno Stato fondatore dell'Europa. Noi siamo orgogliosi del nostro ruolo in Europa. Faremo la nostra parte in Parlamento, chiederemo le correzioni necessarie a questa manovra, ma la invitiamo ad andare a testa alta in quei consessi europei dove troppi hanno sbagliato e pochi possono impartire lezioni alla nostra Nazione italiana. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Viespoli. Congratulazioni).