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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 641 del 05/12/2011


D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, voglio innanzi tutto ringraziarla per il difficile e complesso lavoro che è stato costretto a fare in pochissimi giorni. Le comunicazioni che lei ha voluto rendere qui, in Parlamento, sono un evento positivo che prima di lei, per la verità, si è verificato molto di rado.

La sua presenza qui costituisce un atto responsabile di leale collaborazione con il Parlamento. Avremo occasione, nel corso dell'esame parlamentare della manovra economica, di parlare dei singoli aspetti del provvedimento, ma per farlo seriamente, senza farci prendere dalle smanie del calcolo politico, dobbiamo capire fino in fondo la drammaticità della situazione che stiamo vivendo.

Siamo nel pieno della più grave crisi economica che l'Europa vive dal dopoguerra ad oggi. Nei prossimi giorni gli Stati membri dell'Unione saranno chiamati a scelte difficili che possono cambiare in peggio o in meglio la vita di tutti noi. Il nostro Paese rischia di non farcela. Le nostre banche fanno fatica a sostenere le imprese e le famiglie italiane. La disoccupazione giovanile ha assunto una dimensione strutturale tale da cambiare in profondità la società italiana.

Di questa situazione ci ha dato uno spaccato più che sconfortante il CENSIS nel suo ultimo rapporto. Se non partiamo da qui, se non acquisiamo piena consapevolezza di come siamo messi, continueremo a parlare un linguaggio inadeguato e dannoso per il Paese. Potremmo metterla così, mutuando la massima aristotelica: primum vivere, deinde philosophari.

Signor Presidente, lei si trova a dover fare in poco tempo le cose di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi, per sopravvivere e poi per ricominciare a vivere bene. L'Italia deve rapidamente tornare ad avere le carte in regola per ricominciare ad essere leader in Europa, e l'Europa non è un'astrazione ma ciò su cui i nostri Padri fondatori hanno investito per fare dell'Italia una delle più importanti potenze industriali del mondo. Non è tempo quindi di dotte disquisizioni di politica economica. Chi oggi si attarda a fare distinguo o, peggio ancora, ad infuocare le piazze, avrebbe dovuto pensarci prima, cioè quando governava il Paese in questa o nella precedente legislatura.

Se noi dell'UDC e del Terzo Polo fossimo stati ascoltati non saremmo arrivati a questo punto. E oggi, come non ci tiriamo indietro noi, così, a maggior ragione, non possono e non devono tirarsi indietro gli altri. Se in passato si fosse scelta la strada della responsabilità nazionale, invocata da almeno cinque anni a questa parte dall'onorevole Casini, oggi non staremmo qui a chiedere con grande sofferenza e con la pena nel cuore così tanti sacrifici agli italiani.

Rischiamo di essere ad un passo dal default e non sono più ammessi tornaconti politici o tatticismi. Occorre agire subito, come lei sta facendo.

Questa manovra è l'unica possibile. Essa introduce riforme strutturali destinate a garantire stabilmente il pareggio di bilancio, a ridurre il debito pubblico e a costruire un sistema più giusto per i giovani e per le donne. Questa manovra blocca i tagli alle agevolazioni fiscali in favore delle famiglie introdotti in precedenza, apre la strada concretamente a quelle riforme del mercato e del fisco, indispensabili per fare ripartire la nostra economia. Essa chiede alla politica di fare gli stessi sacrifici che si chiedono a tutti i cittadini italiani. È giusto infatti che le nostre pensioni siano come quelle che chiediamo per gli altri, perché ogni volta che chiediamo agli italiani un sacrificio dobbiamo dimostrare di averlo fatto prima noi, e questo vale anche per l'abolizione delle Province. E chi oggi, signor Presidente, all'assemblea dell'UPI, ha fischiato lei e il presidente Napolitano conferma che siamo sulla strada giusta.

Vada avanti, Presidente, senza fermarsi. Noi la sosteniamo in questo suo percorso, anche se è difficile, tanto per lei quanto per noi. L'abbiamo fatta salire su un treno in corsa, destinato a deragliare, e lei lo sta manovrando in fretta per evitare il disastro, parlando con onestà e lealtà agli italiani. Stia tranquillo, signor Presidente, gli italiani la apprezzano e la sostengono, perché sanno distinguere chi li prende in giro da chi li vuole aiutare. Noi abbiamo deciso di salire con lei su questo treno perché la stimiamo e perché è l'unica cosa sensata da fare per il bene dell'Italia. Vogliamo che tutti facciano la stessa cosa, perché chi si tira indietro o cerca di tenersi le mani libere sbaglia e mette a rischio il futuro del Paese.

Questa manovra può farci uscire dalla crisi, può farci recuperare il terreno perduto in Europa. È un dovere preciso di tutte le forze politiche sostenerlo in Parlamento consentendone una rapida approvazione; è un dovere collaborare con lei in questo anno e mezzo di legislatura per migliorare la condizione del Paese, perché abbiamo tante cose importanti da fare insieme.

Per questo, cari colleghi del Popolo della Libertà e del Partito Democratico, se teniamo veramente al Parlamento, istituiamo un tavolo comune dei nostri Gruppi parlamentari per assecondare, sostenere e migliorare il lavoro del Governo. Facciamolo senza ritrosie e pregiudizi - diciamo così - uscendo fuori dal tunnel. Siamo chiamati a fare qualcosa di più, di meglio e di diverso dal passato. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, PD e Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.