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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 641 del 05/12/2011


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, lei negli ultimi minuti del suo intervento ha rivendicato, con i toni pacati che le sono propri, anche la tempestività di questo provvedimento così importante, così incisivo sulla vita del Paese. Ma è ovvio che non poteva essere diversamente. Lasci perdere i troppi commentatori che semplificano e banalizzano le funzioni delle istituzioni. In questa fase della nostra Repubblica occorre procedere con serietà e sobrietà, attenti all'opinione pubblica ma anche cauti rispetto ai tanti giudizi brutali che vengono espressi troppe volte sul funzionamento delle nostre istituzioni.

Questa tempestività le è stata consentita, onorevole Presidente del Consiglio, perché il Parlamento le ha dato ampia fiducia e perché la sua particolare legittimazione le consente di procedere con tanta tempestività. Le cinque settimane che rappresentavano la media del Governo precedente erano il frutto anche di una dialettica politica faticosa che appartiene alle stagioni dell'ordinaria politica. Questo, invece, è un Governo che deve gestire la grave emergenza che ci induce tutti ad una condivisione straordinaria, che deve consentirci interventi assolutamente rilevanti come quelli che oggi lei ha preannunciato.

A proposito di questi interventi, lei ha confermato adesso i criteri pilastro attorno ai quali ha costruito il decreto-legge da lei battezzato «salva-Italia»: il rigore, l'equità, la crescita, lo sviluppo. Signor Presidente del Consiglio, il rigore c'è tutto; l'equità si comprende che l'avete ricercata, che avete compiuto uno sforzo perché ci fosse, ma non è sufficiente; lo sviluppo deve venire, per la gran parte.

A proposito di equità vorrei dirle con molta pacatezza che potevate fare un po' di più attorno al tema, per esempio, delle grandi fortune, dei grandi patrimoni. L'ho ascoltata ieri quando evocava la difficoltà di trasferire dalla suggestione comprensibilissima di cosa è una grande fortuna, un grande patrimonio, alla sua configurazione giuridica e, quindi, all'intervento incisivo in tema di tassazione. Ma l'annuncio che lei ha fatto, di voler condurre uno studio attento per costruire un intervento che somigli a quello francese sulle grandi fortune, credo sia un impegno che, anche se oggi non è stato ricordato in Parlamento, io le chiedo politicamente di realizzare.

Analogamente, avendo sfatato il tabù della tassazione dei patrimoni rientrati con lo scudo fiscale, perché limitarsi ad una misura così circoscritta? Perché non andare più in profondità? La possibilità di recuperare risorse da qualche nostro connazionale che aveva proceduto in modo non legittimo è stata utilizzata in misura insufficiente. Forse sarebbe stato opportuno andare più in profondità, senza eccessi, ma la tassazione dell'1,5 per cento mi pare troppo poco. Inoltre, io mi fido della volontà di procedere con determinazione riguardo al tema dell'evasione fiscale. Certamente sarà condotto un lavoro attento, che si avvarrà di strumenti di analisi e di indagine su questo che è un fenomeno distruttivo per la nostra convivenza civile.

Lei poi, signor Presidente del Consiglio, ha pronunciato tante volte la parola «equità». L'equità sociale crea coesione sociale; l'equità territoriale crea coesione territoriale. Quando ho annunciato il voto favorevole del Movimento per le Autonomie al suo Governo, le ho detto che la scelta intorno alla coesione territoriale era per noi assolutamente risolutiva.

Ebbene, il decreto-legge da lei illustrato, signor Presidente del Consiglio, contiene alcuni accenni. C'è un piccolo intervento che fa sperare in uno sviluppo del Mezzogiorno, come vi è qualche intervento a favore delle imprese, come quello sulla deducibilità dell'IRAP, o quello sulla mancata tassazione degli utili che rimangono nell'azienda. Ma occorre fare di più, per esempio utilizzando un principio a cui sono molto affezionato e che negli anni Settanta era molto richiamato: quello della giustizia sociale e della eguaglianza sostanziale. L'eguaglianza non può essere formale: l'eguaglianza deve essere sostanziale. A condizioni differenziate occorre procedere con misure differenziate.

Questo provvedimento, signor Presidente, giunge in una crisi che ha impoverito il Paese e ancora di più il Mezzogiorno; l'area che ha sofferto di più questa condizione, che non ha un apparato produttivo privato forte, spesso sostenuta da trasferimenti pubblici, anche di tipo assistenziale. Questo però è un pezzo di Paese che va tenuto insieme nel nome della coesione sociale. Questo pezzo di Paese, signor Presidente, oggi conosce crisi industriali gravissime. Lei ha avuto rapporti importanti con la FIAT, totalmente trasparenti: si ricorda quando si diceva che quello che era bene per la FIAT era bene per il Paese? Ma oggi non è più così, secondo me. Una FIAT che abbandona Termini Imerese, Avellino e l'Irisbus, una FIAT che delocalizza strutturalmente dal Mezzogiorno forse non fa più gli interessi di questo Paese. Il grande problema è che cominciano a non farlo più neanche le Ferrovie dello Stato, il cui programma prevede licenziamenti per quasi 2000 addetti, tutti in Sicilia e in Calabria. Ma sa perché? Le Ferrovie non investono più al di sotto di Napoli, perché il mercato dice che l'area siculo-calabra non è redditizia per le Ferrovie dello Stato, secondo criteri aziendali. Ma una volta c'era una logica sociale! I siciliani sono costretti ad utilizzare l'aereo perché non hanno alternative. E la compagnia nazionale utilizza tariffe durissime, sperequate rispetto alle altre, perché è un mercato obbligato e necessitato.

Chiedo a lei, Presidente, e al suo Governo di guardare a questi aspetti di differenza. Le chiedo, per esempio, di utilizzare il credito d'imposta per i nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Il CIPE domani varerà alcune misure di accelerazione su alcuni investimenti. Vi è uno sforzo unitario. Ma gli investimenti nel Sud sono economicamente più fragili di quelli del Nord, perché alcune opere strategiche non sono state pensate, o restano dubbi sulla loro realizzazione.

Presidente, il Ponte sullo Stretto non è un tabù: è un volano possibile per fare di quell'area la piattaforma logistica integrata. Lei è stato commissario per la concorrenza e sa che il mercato è la regola. Quell'opera è stata aggiudicata per la gran parte attraverso la finanza di progetto: lasciamo che il mercato decida se è un'opera attuale che può essere utile al Sud e al suo sviluppo. Il Ponte non è un tabù, non è un pregiudizio: non occorrono veti, occorre comprendere se serve davvero al Mezzogiorno e al suo sviluppo. (Applausi del senatore Galioto).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (PD). Signor Presidente, il tempo di una frase. Anzi, ringrazio della cortesia e la prego di credere che il tema che affronterò non è per parlare d'altro rispetto alla crisi politica, economica e istituzionale che lei si trova davanti. Solo che, oltre a tutte queste materie, noi radicali siamo convinti che la mala giustizia, penale e civile, in questo Paese - con le conseguenze economiche, oltre che di disumane sofferenze per l'intero mondo carcerario - sia parte integrante di questa crisi.

Lei sa: noi diciamo amnistia per la Repubblica come avvio di una profonda riforma strutturale. Siamo certi che il suo Governo non potrà non occuparsene e ci auguriamo che lo faccia con quella prepotente urgenza che già ebbe ad auspicare il presidente Napolitano. Grazie dell'attenzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Serra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, credo che bisogna partire da una considerazione, dalla consapevolezza della fase che stiamo attraversando, della crisi epocale che stiamo vivendo, dalla necessità che il nostro Paese in questo contesto sia in grado di dare una prova di coesione, ed una risposta all'altezza delle sfide che abbiamo di fronte, anche perché questo è l'unico modo che consente e che può consentire al Governo ed al Paese di affrontare quella che - diciamoci la verità - è la vera prova ed è la prova del 9, intesa come il 9 dicembre, cioè la prova europea, in sede di Consiglio europeo.

Ed allora, signor Presidente del Consiglio, la prima considerazione è in linea con la parte finale del suo intervento: lei ha il diritto-dovere, dopo aver chiesto al Paese di fare grandi sacrifici, di chiedere all'Europa reciprocità rispetto alla capacità di affrontare, con la stessa responsabilità e con la stessa capacità di visione, la sfida che abbiamo di fronte, la questione epocale che dobbiamo fronteggiare.

Ciò detto, signor Presidente del Consiglio, con questa consapevolezza e con la consapevolezza derivante dal fatto che lei ha avuto giustamente modo di consultare i tre grandi partiti che costituiscono l'ossatura della maggioranza parlamentare, credo che, a maggior ragione, chi da questa consultazione giustamente resta fuori abbia il dovere, soprattutto in Parlamento, di esprimere con grande chiarezza alcune posizioni. In sintesi, signor Presidente del Consiglio, a me pare che la manovra che lei e il suo Governo avete messo in campo, sia al tempo stesso troppo e troppo poco.

È troppo per alcuni profili, e in particolare per due questioni che mi permetto di evidenziare e di sintetizzare. In primo luogo, la manovra riguarda le pensioni e determina un intervento strutturale, che peraltro è in linea con l'impostazione che fino ad un certo punto è stata seguita anche dal precedente Governo, e aggiunge un elemento di rilievo sul terreno delle pensioni di anzianità. Al di là del merito, si tratta di una grande riforma strutturale. Signor Presidente, è giusto toccare le pensioni, ma non è giusto toccare i pensionati. La questione dell'indicizzazione va rivista e bisogna trovare il modo per evitare che ci sia questo peso, che aggiunge ad una manovra rilevante, forte e significativa un elemento di iniquità, che bisogna togliere, per restituire un migliore impatto sociale alla manovra stessa.

In secondo luogo, signor Presidente del Consiglio, sono più tranquillo dopo aver sentito il suo intervento, perché secondo me è sbagliato estrapolare l'intervento sulle pensioni dal più complessivo intervento di riforma e di rimodulazione del welfare, anche perché è giusto, per un criterio di equità, tenere nel circuito del welfare le risorse che si determinano dall'intervento sulle pensioni. Dobbiamo infatti affrontare il tema delle grandi riforme delle tutele degli ammortizzatori sociali. Mi chiedo dunque come farle e con quali risorse, a meno che non si voglia tornare alla pretesa avuta da qualche Governo precedente: penso al Governo D'Alema, che approvò una legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali, pensando di fare quella riforma a costo zero. È evidente che non si può fare quella riforma a costo zero, ma c'è bisogno di individuare delle risorse e di capire qual è la prospettiva del modello di tutele che nel corso di questi anni è stato organizzato.

A torto o a ragione, il precedente Governo, del quale ho fatto parte per lunghi anni, ha determinato un meccanismo tale per cui, con l'utilizzo della cassa integrazione in deroga, è stata estesa la tutela alla piccola impresa e ai lavoratori, a prescindere dal settore e dalla dimensione aziendale, e si è determinato un passaggio che deve diventare sistemico rispetto alla riforma degli ammortizzatori sociali. Si tratta di un meccanismo che, comunque, ha evitato migliaia e migliaia di licenziamenti, che ha tenuto nel circuito produttivo migliaia di lavoratori e che oggi deve determinare uno sbocco, almeno in termini di capacità di dare attenzione ai bacini che sono stati realizzati. Altrimenti si costruiscono modelli assistenzialistici, mentre abbiamo bisogno di mobilitare i bacini che si sono realizzati, per renderli produttivi e per impedire che ci sia una loro stratificazione che li renda immobili, assistiti e improduttivi.

Quindi, sono tranquillizzato, non dalla manovra, perché secondo me non è giusto estrapolare la questione previdenziale da quella del welfare, ma dal fatto che il presidente Monti ha detto che si aprirà un cantiere successivo, che cercherà di recuperare l'organicità di questa dimensione e di questi interventi.

Signor Presidente, se da questo punto di vista la manovra è troppo, essa è troppo poco sotto altri aspetti e altri punti di vista. Ad esempio, il Presidente del Consiglio ha fatto riferimento alla riunione di domani del CIPE, in cui bisogna sbloccare 5 miliardi di euro. Signor Presidente, vorrei che il CIPE di domani si relazionasse a quello del 3 agosto, nel corso del quale è stato annunciato un grande piano per interventi infrastrutturali, che andava ben oltre i 5 miliardi di euro. Delle due, l'una: o il CIPE del 3 agosto non è ancora concretizzabile e realizzabile, anche rispetto agli interventi previsti dal Piano per il Sud, o l'intervento di domani è ancora troppo poco rispetto all'esigenza di riattivare i grandi investimenti infrastrutturali per cercare di colmare, in questo modo, un elemento di differenza territoriale e di attivare dei meccanismi di crescita. Inoltre, è troppo poco rispetto all'aggressione del debito, è troppo poco rispetto alla crescita; si può fare e si può dare molto di più, e bisogna cercare di compiere questo sforzo.

Mi consenta un'ultima considerazione, signor Presidente. Il presidente Monti ha detto che non dirà mai che siamo costretti a farlo perché ce lo chiede l'Europa. Mi permetto di dirle una cosa, signor Presidente del Consiglio: eviti di continuare a dire che il suo è un Governo tecnico; il suo Governo è politico. Anche perché in Europa lei gli euroburocrati li conosce meglio di noi (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e LNP) e sa bene che il problema dell'Europa è superare l'euroburocrazia per realizzare l'Europa politica. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente del Senato, onorevole Presidente del Consiglio, colleghi senatori, componenti del Governo, il Gruppo dell'Italia dei Valori è consapevole del lavoro che in una contingenza economico‑finanziaria terribile ella e il suo Esecutivo hanno compiuto, come lei ricordava, in pochi giorni; ma per le personalità che lo compongono, questo non può costituire né un problema né un alibi.

La crisi internazionale epocale, aggravata da una inerzia preoccupante e dannosa di chi la ha preceduta, hanno dettato tempi e numeri di questa manovra: una manovra necessaria, urgente, complicata e impopolare, proprio come ci aveva preannunciato nel corso delle sue dichiarazioni programmatiche. Ricordiamo tutti le tre parole magiche - rigore, equità, crescita - che ci avevano subito destato qualche interrogativo su come lei e il suo Governo le avrebbero coniugate - o declinate, se preferisce - nell'immediato. Non vi è dubbio che nella manovra presentata troviamo interventi di rigore, tanti prelievi (ricordo le pensioni), ma rileviamo impercettibili e assolutamente insufficienti segni di equità, mentre intravediamo soltanto in lontananza vaghi elementi di sviluppo. Le diciamo che come Italia dei Valori ci saremmo aspettati di più.

Nessuno mette in discussione la drammaticità della situazione, né la necessità di sacrifici. L'Italia dei Valori le ha votato la fiducia perché ella ha detto in quest'Aula che i sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi; maggiore sarà l'equità, più accettabili saranno quei provvedimenti. Quella parola, "equità", che leggiamo e sentiamo non sempre a proposito, andava - e secondo noi ci sono ancora margini per pronunciarla senza ipocrisie - tradotta in misure che chiedessero di più a chi più ha e che prevedessero interventi che ristabilissero le distanze tra una maggioranza che ha già dato tanto e che non può essere chiamata a dare ancora, e una minoranza che finora ha dato poco o nulla, e che troviamo imboscata nella categoria dei furbi, degli evasori, dei privilegiati, dei corrotti: in una parola, di coloro che finora sono stati intoccabili. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini). In questo senso, penso che la stretta sulle pensioni, e mi riferisco anzitutto al blocco della rivalutazione, se rimarrà così, debba meritare più rimorso che emozione.

Aggiungo che non capisco e non condivido la decisione di limitarsi ad un prelievo di appena l'1,5 per cento sui capitali scudati provenienti da esportazione illegale di valuta piuttosto che da attività illecite. Le ricordo, e ricordo agli italiani, che il reddito dei pensionati è tassato al 23 per cento, mentre questi capitali verrebbero tassati al 6,5 per cento. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Mariapia Garavaglia).

Non capisco e non condivido - intendo a nome del mio Gruppo, e non a titolo personale - la decisione di prevedere la tracciabilità solo per operazioni a partire da 1.000 euro, mentre è evidente che la soglia deve essere molto più bassa: in tutte le manovre della scorsa estate, e anche nelle successive, noi abbiamo proposto di portarla a 300 euro. Mi sarei aspettato di più anche nella lotta alla corruzione, che può valere almeno 60 miliardi l'anno: si tratta di un dato che non viene da inguaribili e pericolosi barricaderos, bensì dalla Corte dei conti.

Avremmo voluto una vera asta per l'assegnazione delle frequenze televisive (non il regalo previsto dal cosiddetto beauty contest, tripudio del conflitto d'interessi), oltre a un taglio vero agli armamenti e alle spese militari. Anche sui costi della politica, Presidente, ci aspettavamo di più; gli italiani si aspettano di più. Certo, ha messo mano alle Province con una norma che dà il senso della buona volontà, ma che mi appare particolarmente farraginosa e che, nonostante ciò, noi consideriamo una piccola apertura di credito.

Come era prevedibile, i mercati hanno risposto positivamente ad interventi ritenuti davvero impressionanti. Adesso non basta però, Presidente, salvare la credibilità internazionale del nostro Paese; non basta tornare con autorevolezza - glielo riconosciamo - nelle Cancellerie europee ed internazionali. Bisogna cambiare questa manovra, e noi le chiederemo di farlo alla luce del sole, con le prerogative che al Parlamento vengono riservate. Noi abbiamo cortesemente declinato i suoi inviti perché riteniamo che questo sia il momento, in Parlamento, di esprimere le nostre valutazioni e le nostre proposte, e di farlo per incidere, e non per fare ostruzionismo.

Presidente, noi riteniamo che non sia il caso di chiedere la fiducia, anche se leggiamo nelle agenzie di qualche minuto fa che molti leader chiedono che il dibattito venga sottratto al Parlamento. «Ha da passà 'a nuttata» diceva un suo collega illustre, il senatore a vita Eduardo de Filippo, ma lo diceva sapendo che dobbiamo trovare una Nazione unita, un popolo orgoglioso e le istituzioni rinvigorite. Allora, se il Parlamento deve continuare a rimanere centrale, la invito a cambiare la manovra che, se fatta così, ci costringerebbe a prendere le distanze da un Governo che abbiamo sostenuto e che riteniamo debba continuare un lavoro positivo nell'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rutelli. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, noi abbiamo espresso fiducia al Governo e oggi la rinnoviamo rafforzata, all'indomani delle decisioni dure e impopolari che lei ha preso.

Lo facciamo per tre motivi. Il primo è che siamo consapevoli, signor Presidente, della gravità estrema e reale della situazione. Davanti a noi c'è una tempesta, e di fronte ad una tempesta c'è bisogno di unità e di decisioni.

Il secondo motivo è politico. Noi riteniamo, come parlamentari del Terzo Polo, di voler contribuire ad una maggioranza politico-parlamentare che sostenga il vostro cammino.

Il terzo motivo è forse troppo ambizioso. Noi vorremmo, raccogliendo le sue parole, presidente Monti, che il vostro Governo, che ha poco più di un anno di vita davanti a sé, sia tuttavia capace di disegnare il nostro futuro. Non vi si può chiedere di disegnare il futuro rinnovato dell'Italia in meno di venti giorni. Quello che vi si poteva e doveva chiedere oggi era di adottare le misure in grado di riportarci in Europa, nel momento della discussione decisiva, con strumenti credibili e a testa alta.

Non sopravvalutiamo, colleghi, i risultati di oggi nei mercati. Mai abbiamo detto che ci aspettavamo dei risultati istantanei dal cambio di Governo. Tuttavia, ne sottolineiamo il valore positivo. C'è una reazione positiva.

Ognuno tra i cittadini che ci stanno ascoltando in questo momento sa che, se il differenziale tra i buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi cresce a dismisura, sono i risparmi di tutti gli italiani che vanno a farsi benedire. Dunque, se quell'indicatore, senza farci illusioni, inizia a scendere, lo consideriamo un indicatore positivo. Non sopravvalutiamo questo e non sottovalutiamo, presidente Monti, che è sul debito e sul suo fardello che si gioca l'avvenire d'Italia. E lei ha detto che la strada virtuosa è ripristinare l'avanzo primario che ci deve portare gradualmente in quella posizione. Voi avete ripreso quella strada: ma, certo, è una strada che ha bisogno di risultati.

Allora, il nostro contributo qui, colleghi del Senato e membri del Governo, non può che andare nel senso di aiutare e sostenere il Governo, liberamente e responsabilmente, sui capisaldi che interessano il popolo italiano: la crescita, innanzitutto. Solo la crescita dell'economia, infatti, può salvare il lavoro e creare lavoro.

Per quanto riguarda la crescita, mi rivolgo al ministro Passera per dirgli che noi ci aspettiamo da lui misure energiche e in discontinuità. Anche per l'economia verde, la green economy, l'economia ambientale, attendiamo una prospettiva seria per il futuro dei nostri giovani. Pensiamo all'assetto idrogeologico, ai disastri ambientali; pensiamo all'energia, alle imprese e alle loro aspettative.

Ci aspettiamo molto sulla lotta all'evasione, con misure più incisive attraverso una buona e costante amministrazione. Non gesti simbolici e teatrali, ma un'azione costante e precisa per stanare chi non paga, mentre si indignano coloro che hanno da pagare ogni mese tasse più severe, che ora dovranno pagare tasse più pesanti sulla casa e rischiano di non avere l'indicizzazione delle pensioni (provvedimento che io mi auguro resti temporaneo e non certo stabilizzato), quando poi vedono che tanti, troppi, hanno la libertà di non pagare.

Noi ci batteremo, signori del Governo, per tagli mirati: cioè, come il nostro Gruppo, nella persona del presidente Baldassarri, ha detto in tutti questi anni, per ridurre la spesa, per tagliare spese a fondo perduto e orientarle a sostegno delle imprese e della creazione di lavoro, senza demagogia, con rigore, anche riducendo il finanziamento ai partiti politici.

Voglio dare atto al Presidente del Senato, insieme al Presidente della Camera dei deputati, di avere preso un provvedimento difficile, che incide pesantemente, ma che è giusto e doveroso, sui vitalizi dei parlamentari. Occorre, infatti, un primo esempio di saggezza e di responsabilità di fronte alla durezza della crisi. Ma tagliare i costi della politica significa accorpare le ASL (quanto risparmio si realizza da quello!), e significa però fare anche le riforme.

Sul trasporto pubblico locale, non basta pagare a piè di lista. Dal 1997, presidente Monti, le Regioni avrebbero dovuto rivedere i servizi minimi, i fabbisogni e i costi standard. Esse debbono cominciare a dare dei servizi migliori, e non soltanto a chiedere finanziamenti a piè di lista per il trasporto pubblico locale.

Lo stesso vale per le rendite. Attenzione: noi siamo piuttosto in un processo riformatore perché ci si occupi dei valori catastatali piuttosto che delle rendite. Altrimenti, si creano diseguaglianze enormi nel nostro Paese.

In conclusione, signor Presidente, noi siamo in un mondo che corre e che cambia velocemente. Se usciamo da quest'Aula, ci rendiamo conto che la crisi è negli Stati Uniti; ci rendiamo conto che anche la velocità della Cina inizia a ridursi. Guardiamo cosa accade nella primavera araba: grandi aspettative di democrazia, e oggi anche delle inquietudini.

Credo che, di fronte a questo, la risposta non sia quella che viene da capipopolo improvvisati. Il potere deve mostrare responsabilità, umiltà, competenza in questi tempi difficili. I capipopolo improvvisati ci portano a sbattere.

Signor Presidente, guai a chi oggi, come soluzione, pensa a dividere l'Italia. L'unica soluzione è di salvare insieme l'Europa e l'Italia e di far sì che lei sia portavoce di un nuovo Trattato per l'Unione economica. E su questo, stasera, alla vigilia del Vertice europeo, le diamo un mandato politico arricchito affinché vada a quel vertice con il rispetto che la circonda, la fiducia che le dà il Parlamento, l'orgoglio di rappresentare un grande Paese e un'alta idea europea. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, voglio innanzi tutto ringraziarla per il difficile e complesso lavoro che è stato costretto a fare in pochissimi giorni. Le comunicazioni che lei ha voluto rendere qui, in Parlamento, sono un evento positivo che prima di lei, per la verità, si è verificato molto di rado.

La sua presenza qui costituisce un atto responsabile di leale collaborazione con il Parlamento. Avremo occasione, nel corso dell'esame parlamentare della manovra economica, di parlare dei singoli aspetti del provvedimento, ma per farlo seriamente, senza farci prendere dalle smanie del calcolo politico, dobbiamo capire fino in fondo la drammaticità della situazione che stiamo vivendo.

Siamo nel pieno della più grave crisi economica che l'Europa vive dal dopoguerra ad oggi. Nei prossimi giorni gli Stati membri dell'Unione saranno chiamati a scelte difficili che possono cambiare in peggio o in meglio la vita di tutti noi. Il nostro Paese rischia di non farcela. Le nostre banche fanno fatica a sostenere le imprese e le famiglie italiane. La disoccupazione giovanile ha assunto una dimensione strutturale tale da cambiare in profondità la società italiana.

Di questa situazione ci ha dato uno spaccato più che sconfortante il CENSIS nel suo ultimo rapporto. Se non partiamo da qui, se non acquisiamo piena consapevolezza di come siamo messi, continueremo a parlare un linguaggio inadeguato e dannoso per il Paese. Potremmo metterla così, mutuando la massima aristotelica: primum vivere, deinde philosophari.

Signor Presidente, lei si trova a dover fare in poco tempo le cose di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi, per sopravvivere e poi per ricominciare a vivere bene. L'Italia deve rapidamente tornare ad avere le carte in regola per ricominciare ad essere leader in Europa, e l'Europa non è un'astrazione ma ciò su cui i nostri Padri fondatori hanno investito per fare dell'Italia una delle più importanti potenze industriali del mondo. Non è tempo quindi di dotte disquisizioni di politica economica. Chi oggi si attarda a fare distinguo o, peggio ancora, ad infuocare le piazze, avrebbe dovuto pensarci prima, cioè quando governava il Paese in questa o nella precedente legislatura.

Se noi dell'UDC e del Terzo Polo fossimo stati ascoltati non saremmo arrivati a questo punto. E oggi, come non ci tiriamo indietro noi, così, a maggior ragione, non possono e non devono tirarsi indietro gli altri. Se in passato si fosse scelta la strada della responsabilità nazionale, invocata da almeno cinque anni a questa parte dall'onorevole Casini, oggi non staremmo qui a chiedere con grande sofferenza e con la pena nel cuore così tanti sacrifici agli italiani.

Rischiamo di essere ad un passo dal default e non sono più ammessi tornaconti politici o tatticismi. Occorre agire subito, come lei sta facendo.

Questa manovra è l'unica possibile. Essa introduce riforme strutturali destinate a garantire stabilmente il pareggio di bilancio, a ridurre il debito pubblico e a costruire un sistema più giusto per i giovani e per le donne. Questa manovra blocca i tagli alle agevolazioni fiscali in favore delle famiglie introdotti in precedenza, apre la strada concretamente a quelle riforme del mercato e del fisco, indispensabili per fare ripartire la nostra economia. Essa chiede alla politica di fare gli stessi sacrifici che si chiedono a tutti i cittadini italiani. È giusto infatti che le nostre pensioni siano come quelle che chiediamo per gli altri, perché ogni volta che chiediamo agli italiani un sacrificio dobbiamo dimostrare di averlo fatto prima noi, e questo vale anche per l'abolizione delle Province. E chi oggi, signor Presidente, all'assemblea dell'UPI, ha fischiato lei e il presidente Napolitano conferma che siamo sulla strada giusta.

Vada avanti, Presidente, senza fermarsi. Noi la sosteniamo in questo suo percorso, anche se è difficile, tanto per lei quanto per noi. L'abbiamo fatta salire su un treno in corsa, destinato a deragliare, e lei lo sta manovrando in fretta per evitare il disastro, parlando con onestà e lealtà agli italiani. Stia tranquillo, signor Presidente, gli italiani la apprezzano e la sostengono, perché sanno distinguere chi li prende in giro da chi li vuole aiutare. Noi abbiamo deciso di salire con lei su questo treno perché la stimiamo e perché è l'unica cosa sensata da fare per il bene dell'Italia. Vogliamo che tutti facciano la stessa cosa, perché chi si tira indietro o cerca di tenersi le mani libere sbaglia e mette a rischio il futuro del Paese.

Questa manovra può farci uscire dalla crisi, può farci recuperare il terreno perduto in Europa. È un dovere preciso di tutte le forze politiche sostenerlo in Parlamento consentendone una rapida approvazione; è un dovere collaborare con lei in questo anno e mezzo di legislatura per migliorare la condizione del Paese, perché abbiamo tante cose importanti da fare insieme.

Per questo, cari colleghi del Popolo della Libertà e del Partito Democratico, se teniamo veramente al Parlamento, istituiamo un tavolo comune dei nostri Gruppi parlamentari per assecondare, sostenere e migliorare il lavoro del Governo. Facciamolo senza ritrosie e pregiudizi - diciamo così - uscendo fuori dal tunnel. Siamo chiamati a fare qualcosa di più, di meglio e di diverso dal passato. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, PD e Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, oggi, dopo giorni di tambureggiante apologia mediatica, abbiamo finalmente sotto gli occhi la salvifica manovra dei professori. Sono scesi dall'iperuranio dei superesperti per salvare il nostro Paese!

Oggi la possiamo vedere, almeno a grandi linee, e possiamo finalmente misurarne la messianica opera. È una manovra - signor Presidente, sono parole sue - che salverà l'Italia. Salverà l'Italia? Noi abbiamo un debito di quasi 2.000 miliardi, un fabbisogno di cassa che anche quest'anno andrà verso i 70 miliardi e pensiamo veramente, signor Presidente e colleghi, che 30 miliardi salveranno il nostro Paese? (Commenti dal Gruppo PD).

Noi, quindici giorni fa, vi abbiamo negato la fiducia e avevamo dichiarato che non ci fidavamo di questo Governo. Temevamo che anche lei avrebbe fatto pagare chi ha sempre pagato: i padani. (Commenti dal Gruppo PD). Non ci siamo sbagliati. Secondo il nostro giudizio questa manovra è inadeguata, feroce e iniqua. Inadeguata perché anche voi vi ostinate a non voler affrontare i veri problemi che stanno mandando a picco il Paese. Il primo? Gli sprechi colossali che si sono perpetrati in vaste aree del Paese fino ad oggi, e che prima dell'avvento dell'euro, colleghi, eravamo riusciti a sostenere con un colossale trasferimento di risorse da parte della Padania che andavano a Roma e non tornavano più indietro: residuo fiscale - si chiama - di oltre 100 miliardi all'anno.

FILIPPI MARCO (PD). Che cosa è la Padania?

CASTELLI (LNP). Oggi la Padania non riesce più a sopportare questo salasso per un motivo evidente, che non riusciamo a far emergere nel dibattito che c'è in questi giorni: la drammatica mancanza di lavoro che è legata alla supervalutazione dell'euro da un lato e alla globalizzazione dall'altro, e che ha posto le nostre aziende nella condizione di dover subire una concorrenza insostenibile da parte dei Paesi emergenti.

Uno dei mantra di questi tempi - lo abbiamo sentito risuonare spessissimo anche stasera in quest'Aula - è la crescita: bisogna crescere. Chi non è d'accordo? Certo che bisogna crescere, ma come bisogna crescere? Noi abbiamo conosciuto una sola via in questa Repubblica: il lavoro delle nostre fabbriche (Applausi dal Gruppo LNP) che oggi manca, colleghi. Le nostre aziende non ce la fanno più. Siamo alla vigilia di Natale e sicuramente siete andati in qualche centro commerciale o in giro per negozi: avete visto dove sono fatti i prodotti? La stragrande maggioranza di questi prodotti non è più fatta in Italia, ma all'estero, e le nostre fabbriche chiudono. Da mesi e mesi sto chiedendo in tutte le sedi... (Commenti dal Gruppo PD).

FERRANTE (PD). Eri al Governo fino a ieri!

PRESIDENTE. Colleghi, così non va.

CASTELLI (LNP). Da mesi sto ponendo un quesito semplice: come possono i nostri imprenditori sostenere costi di 25 euro all'ora - questo è il costo medio nelle nostre fabbriche - e reggere la concorrenza di chi costruisce gli stessi prodotti con un costo di due euro all'ora? Non ho mai ricevuto risposta. (Commenti dal Gruppo PD).

A questi due problemi strutturali si è aggiunta negli ultimi tempi una drammatica stretta del credito da parte delle banche, che stanno strozzando ulteriormente artigiani e piccoli imprenditori. Che risposte ci sono nel vostro testo a questi problemi? Zero. Niente. Soltanto la Lega in questi anni ha cercato di dare una risposta. (Commenti dal Gruppo PD). E lo ha fatto indicando lucidamente i pericoli dell'euro e della globalizzazione, individuando altresì come delle barriere ragionevoli per l'ingresso di prodotti su cui non riuscivamo a reggere la concorrenza sarebbero stata l'unica via. Non siamo stati ascoltati ma, anzi, siamo stati dileggiati. (Commenti dal Gruppo PD).

GARRAFFA (PD). Castelli di sabbia! (Commenti della senatrice Mauro).

CASTELLI (LNP). Anche stasera siete ciechi, non volete vedere il problema. Le nostre aziende chiudono. Signor Presidente, lei pensa davvero che il Paese possa rinascere tenendo aperti i negozi dei barbieri anche la domenica? (Applausi dal Gruppo LNP.Commenti dal Gruppo PD). È questo che vogliamo fare? Lo pensate davvero?

La Lega ha cercato di dare una risposta anche all'aggressione degli sprechi attraverso la riforma del federalismo fiscale. (Applausi dal Gruppo LNP.Commenti dal Gruppo PD). È questa la grande riforma che abbiamo cercato di portare avanti in questa legislatura, introducendo i costi standard e la responsabilizzazione degli enti locali.

Lei può portare a termine questa riforma: vigileremo affinché ciò accada. Tuttavia, signor Presidente, questa manovra è anche iniqua. In questi giorni è apparso un manifesto del PD che - pensate - io condivido, ed è una cosa molto rara, che diceva: «Paghi chi non ha mai pagato». Perfetto, giustissimo. E allora, cosa avete fatto, voi? Siete andati a colpire chi era più facilmente colpibile, cioè coloro i quali già pagano le tasse, i cittadini che le hanno sempre pagate. Aumenterete l'IVA; di sicuro questo aumento non riguarda chi da sempre ha evaso questa misura, e sappiamo dove si annida l'evasione dell'IVA.

Allora, chi pagherà? Pagherà chi ha sempre pagato: i padani. (Commenti dal Gruppo PD). Avete stangato sulla casa; avete colpito il bene più prezioso degli italiani. Chi pagherà? Quelli che possiedono le case abusive e che, quindi, ufficialmente non esistono, o chi possiede case regolarmente accatastate? È quindi evidente a chi sarà applicata la tassa. (Applausi dal Gruppo LNP).

Vorrei infine soffermarmi sulle pensioni. Signor Presidente, mi lasci dire una cosa: voi, anche qui, andate a far lavorare di più nelle fabbriche e nelle fonderie chi ha sempre pagato i contributi per far andare in pensione chi i contributi non li ha mai pagati.

Ministro Fornero, abbiamo visto tutti che lei ha pianto; nessuno ha però visto quelli che lavorano in fonderia e nelle catene di montaggio, che stanno piangendo perché non li lasciate andare in pensione dopo che hanno pagato i contributi per quarant'anni! (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, apprezziamo molto che lei abbia deciso di essere oggi in Parlamento. (Commenti della senatrice Maraventano).

PRESIDENTE. Senatrice Maraventano, un po' di calma. Possiamo riprendere? (Commenti della senatrice Maraventano).

FINOCCHIARO (PD). Grazie, Presidente.

Tutta la mia stupita ammirazione va all'intervento del senatore Castelli, il quale non è riuscito ad atterrare, lui, sulla solida realtà del fatto che è all'opposizione da soli 15 giorni. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Serra e Rutelli).

Signor Presidente del Consiglio, apprezziamo molto che lei abbia deciso di essere in Parlamento oggi prima della presentazione del decreto-legge contenente la manovra finanziaria ad illustrarne le ragioni complessive e le misure. Non è mai accaduto prima, perché non è nella fisiologia delle relazioni tra un Governo politico e il Parlamento. Questa novità segna l'eccezionalità della fase istituzionale che stiamo vivendo, ma anche l'emergenza economica, finanziaria e politica che l'Italia affronta.

È una novità che segnala una relazione inedita che si è instaurata tra forze politiche, Gruppi parlamentari diversi e il suo Governo, nel senso - anche questo nuovo - che, al di là dei Gruppi che hanno deciso di collocarsi all'opposizione, quelli che hanno votato la fiducia non possono certo affermare che l'Esecutivo che lei presiede sia il loro Governo, in quella accezione che la Costituzione e la prassi istituzionale e politica ci hanno finora mostrato nella storia repubblicana.

Lo dico, non perché questo in alcun modo incida sul mandato fiduciario che 17 giorni fa, come lei ricordava, abbiamo conferito al suo Governo e che oggi confermiamo, ma perché questo impone, proprio a rafforzare quel mandato, che il rapporto tra noi, in questo caso tra il mio Gruppo ed il suo Governo, sia segnato dalla trasparenza, dalla chiarezza e dalla lealtà.

Questi tre doveri sono orientati insieme a dare forza e autorevolezza alle decisioni che verranno adottate, ma sono essenziali affinché, ad accompagnare la ripresa dell'Italia, da lei illustrata bene, che è economica e finanziaria, ma anche di dignità e peso sullo scenario europeo e su quello internazionale, sia la forza di milioni di cittadine e di cittadini. Lei ha detto più volte che il Paese potrà farcela se ciascun cittadino e ciascuna cittadina compiranno la loro opera. Siamo pienamente d'accordo.

Voglio aggiungere che sarà la politica, saranno i gruppi dirigenti, i militanti, gli eletti di ciascun partito tra quelli che appoggiano il suo Governo ad aiutare a compiere quest'opera, assumendosene la responsabilità. Saranno loro ad incontrare su tutto il territorio nazionale gli italiani, a spiegare, ad ascoltare, a motivare e a raccogliere bisogni e disagi. Al suo Governo, dunque, e agli italiani noi dobbiamo trasparenza, chiarezza e lealtà, con le quali discuteremo la manovra che, con il suo Governo, concerteremo e approveremo definitivamente.

Noi condividiamo l'analisi contenuta nel suo discorso. Lei ha detto che siamo sull'orlo del baratro. È drammaticamente così. È proprio drammaticamente così. Condividiamo l'appello al rigore equamente condiviso. Condividiamo la necessità di dare speranza, soprattutto alle giovani generazioni, ma con trasparenza, chiarezza e lealtà, Presidente. Vogliamo dirle subito che non avremmo fatto la stessa manovra, e ciò mentre non abbiamo dubbi sulla sua urgenza e necessità. Riconosciamo, come lei ha fatto, l'effetto decisamente positivo che ha avuto sui mercati finanziari. Lo avevamo previsto e ne abbiamo avuto oggi una conferma solare. Così come avevamo previsto la crisi e i suoi effetti, quando il precedente Governo ci spiegava che invece la nave andava ed era tutto sotto controllo. Ma avremo voluto, e ancora vogliamo, una manovra più equa.

Vediamo il segno tangibile del riconoscimento, nel testo, delle nostre proposte, sull'alleggerimento di quanto previsto dall'adeguamento delle pensioni all'inflazione, sulle pensioni di vecchiaia e su quelle di anzianità, sulla imposizione a carico di chi si è giovato dello scudo fiscale e su una parziale, nuova attenzione ai patrimoni. Ma vorremmo più coraggio, offrendole ancora la proposta di affrontare la questione relativa all'asta delle frequenze, a più incisive misure contro l'evasione fiscale, alla dismissione dei beni pubblici, a una più incisiva azione fiscale sui grandi patrimoni. Questo per alleggerire, con l'indice di rivalutazione, le pensioni fino al doppio del minimo e per rendere più graduale la riforma pensionistica, soprattutto per i lavoratori precoci e quelli a basso reddito, nonché per incrementare l'esenzione ICI sulla prima casa per i redditi più bassi.

Abbiamo visto quanta attenzione - adopererei la parola cura - lei ha posto alle proposte delle diverse forze politiche prima della stesura della manovra. Noi chiediamo a lei e al suo Governo uguale attenzione nel corso dell'esame della stessa nelle Commissioni parlamentari.

Noi manteniamo intatta la nostra responsabilità, e credo che sia anche plasticamente visibile: i senatori e le senatrici del mio Gruppo oggi sono presenti massicciamente in questi banchi. Le dicemmo 17 giorni fa di cogliere l'occasione di fare del Parlamento il suo più potente alleato per l'opera di restauro della forza e del ruolo dell'Italia in Europa, per preparare il futuro delle giovani generazioni italiane, e questo è il fine comune.

Oggi desidero aggiungere che il mio partito - lo aggiungo per mia parte, naturalmente - per il suo radicamento, la sua credibilità e la sua forza nel Paese, è uno strumento essenziale per motivare, convincere e muovere milioni di cittadine e di cittadini verso quel fine comune. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi, Peterlini e Rutelli).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente del Senato, signor presidente Monti, signori del Governo, onorevoli senatori, quella che abbiamo di fronte è una crisi italiana, europea o dei mercati internazionali? Chi ha sbagliato? Quando e come? Ha sbagliato certamente chi, nel passato, ha fatto esplodere il debito pubblico con meccanismi consociativi, ed è incredibile che chi fece crescere quel debito si aggiri ancora nei Palazzi per logore manovre politiche.

Consapevoli dei rischi che corrono l'Europa, l'euro e l'Italia, abbiamo votato la fiducia al suo Governo, ma ancora una volta rivendichiamo con orgoglio i meriti del Governo Berlusconi che tante riforme ha varato, che ha ridotto il deficit (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS), ha fatto crescere l'avanzo primario e ha avviato il cammino verso il pareggio di bilancio. Del resto, anche nelle sue illustrazioni più volte si è ricollegato a una continuità nelle infrastrutture e in tanti altri aspetti che abbiamo sentito evidenziare anche oggi.

Dall'Italia all'Europa, oggi abbiamo visto un nuovo incontro tra Merkel e Sarkozy, i quali hanno annunciato un nuovo Trattato europeo, che vorremmo che l'Italia affrontasse da protagonista, e non subendo le decisioni altrui, anche perché questi due protagonisti della scena non mi pare le abbiano indovinate tutte. Il 24 novembre scorso un fuori onda - adesso vanno di moda i fuori onda - ha sorpreso Sarkozy affermare che la Merkel crea un gran "casino" in Europa - chiedo scusa per la parola - e che ci sta facendo correre verso la catastrofe.

Ma, passando dai fuori onda alle dichiarazioni in onda, tra le voci critiche della Germania c'è stata quella di Jacques Delors, già presidente della Commissione europea, il quale, dopo aver riconosciuto che l'euro è nato su basi sbagliate, imputa la crisi attuale ad un misto di ostinazione tedesca in materia di controllo monetario e all'assenza di un progetto chiaro da parte di altri Stati. Del resto, il debito pubblico tedesco - poche lezioni e pochi sorrisi! - sarebbe ben più alto dell'80 per cento se fosse calcolato con i parametri di Maastricht: sarebbe quasi pari al 100 per cento del prodotto interno lordo di quel Paese.

Allora, credo che dobbiamo agire con chiarezza e determinazione. La Germania difende i suoi interessi. Cerca di stabilire una sua egemonia - è un fatto storico - sull'area a essa limitrofa, ma in questo modo a volte rischia di mettere a repentaglio l'euro e l'Europa. Anche l'America, che peraltro in passato ci ha scaricato - e lo sta ancora facendo - i difetti del suo sistema finanziario, dove l'economia di carta si è mangiata quella reale, chiede alla Germania di evitare il fallimento dell'euro. Perfino la Cina, che non pratica la democrazia nei suoi confini, avendo investito una parte dei propri soldi in Europa, ci dice di fare le riforme, altrimenti non sa quale fine faranno i suoi soldi.

Noi siamo preoccupati, presidente Monti - lei a questa idea molte fatiche ha dedicato - perché ci sembra che la costruzione europea mostri in questi mesi, e negli ultimi anni, tutta la sua fragilità. È questa la vera questione che stiamo discutendo, oltre la manovra e i contenuti, che pure in parte sosterremo e in parte vorremmo modificare.

Noi non vogliamo facilitare la deflagrazione della costruzione europea, ma inviteremo a maggiore cautela quelli che se ne sono intestati il merito, quelli che vi hanno dedicato tante fatiche e che oggi rischiano di assistere assieme a noi al fallimento. Un fallimento della costruzione europea che noi non vogliamo, e che vogliamo impedire con tutte le nostre forze.

Noi vorremmo un po' di umiltà da parte di tutti, perché quello dell'Europa - quello dell'euro in particolare - ci sembra un bel castello, costruito però su fondamenta di sabbia. L'edificio è bello, ma le fondamenta non sono solide. Dobbiamo fare delle iniezioni di cemento in questa sabbia per rendere le fondamenta un po' più robuste. Basteranno? Saranno sufficienti? È questa preoccupazione che ci ha spinto ad adottare un atteggiamento responsabile. Mi riferisco ad un Governo che in quest'Aula ha sempre avuto la maggioranza e che nemmeno alla Camera è stato sfiduciato, che rivendica con la sua maggioranza le riforme attuate e realizzate.

Poi un giorno dovremo aprire un bel dibattito sull'Europa, sul suo passato, sul suo presente e sul suo futuro, perché la discussione sull'Europa si incrocia con i principi della sovranità popolare, con il ruolo dei Governi, dei Parlamenti nazionali e dei popoli europei. Dobbiamo affrontare - la preghiamo di farlo con il mandato che il Parlamento le dà - il tema del ruolo della Banca centrale europea. L'euro senza una Banca che lo garantisce non va lontano (Applausi dal Gruppo PdL), e questo ci preoccupa molto, e preoccupa l'Europa.

Anche nel merito dei provvedimenti che lei ha assunto, c'è una cosa soprattutto che ci preoccupa. Mentre apprezziamo che sull'IRPEF alcune valutazioni che abbiamo espresso siano state accolte per non gravare i soliti pagatori di ulteriori oneri, sulla casa vorremmo che ci fossero delle modifiche in Parlamento, perché nella casa sono concentrati i risparmi di tanti italiani onesti, che sono la vera forza del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL). Sono significative le misure sulle pensioni, anche se si criticavano gli scaloni del passato, e nel provvedimento varato ieri ci sono un paio di scaloni molto erti. Era però un tema che andava affrontato e che riteniamo utile per il futuro del Paese. Avremmo voluto maggiore coraggio sul mercato del lavoro, ma ci sarà un tempo per affrontare questi temi, per creare lavoro e non per licenziare.

Vigileremo, presidente Monti, sul rispetto delle professioni, affinché questa grande riserva di competenze non venga danneggiata da politiche demagogiche. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Thaler Ausserhofer). Vogliamo tutelare le professioni italiane, tutte, con la concorrenza, ma anche con la competenza.

Sosterremo per le infrastrutture il programma che lei ha illustrato che, come ci potrebbe qui ricordare il ministro Matteoli, è un programma che era stato predisposto dal nostro Governo. Il suo è un Governo tecnico di impegno nazionale - così lo ha definito - e non di larghe intese. A questo Governo diamo appunto il mandato di difendere l'interesse italiano in un'Europa dove tutti guardano prima alla propria Nazione e poi al Continente (Francia e Germania lo stanno dimostrando). E siamo convinti che per salvare l'Italia l'Europa debba salvare prima di tutto se stessa dai propri drammatici errori. (Applausi dal Gruppo PdL).

Ha scritto Angelo Panebianco, un autorevole editorialista e docente: «La strada è stretta, ma non può essere percorsa se non si parte dalla constatazione che gli europei non vogliono assistere, in questa fase storica, al totale svuotamento delle istituzioni democratiche nazionali». Noi riteniamo che la politica non solo abbia il diritto di esprimersi, ma abbia il dovere di farlo. Mettiamo a disposizione di questa azione di emergenza il consenso che rappresentiamo, ma lo facciamo soprattutto perché amiamo l'Italia e la vogliamo protagonista in un'Europa madre di questo fallimento, e che noi vogliamo ritrovare ricostruita, rifondata, anche con l'appoggio di uno Stato fondatore dell'Europa. Noi siamo orgogliosi del nostro ruolo in Europa. Faremo la nostra parte in Parlamento, chiederemo le correzioni necessarie a questa manovra, ma la invitiamo ad andare a testa alta in quei consessi europei dove troppi hanno sbagliato e pochi possono impartire lezioni alla nostra Nazione italiana. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Viespoli. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità.