MONTI, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento desidero esprimere un vivissimo, sentito ringraziamento a lei, signor Presidente del Senato, che mi ha particolarmente assistito, aiutato e guidato nella mia fase delicata di introduzione alla vita, stavo per dire politica, ma naturalmente intendo alla vita tecnica che sono stato chiamato a condurre in Parlamento. Con lei desidero ringraziare le sue strutture, a cominciare dal Segretario generale, che mi hanno supportato in tutti i modi in questa fase.
Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo è consapevole di aver ricevuto, dal Capo dello Stato e dalla fiducia del Parlamento, un mandato limitato nel tempo per far fronte a una situazione estremamente grave. Il Governo ritiene, pertanto, di dovere intervenire con urgenza e determinazione. Al tempo stesso, siamo convinti che, al fine di affrontare un'emergenza finanziaria che ha portata europea e internazionale e che mette a rischio il benessere conquistato in sessant'anni, attraverso gli sforzi e i sacrifici compiuti da quattro generazioni di italiani, sia necessario operare impegnando tutte le energie per disegnare e attuare una strategia organica di riforma strutturale su tutti i punti che frenano il nostro futuro.
Gli interventi, anche dolorosi, deliberati ieri dal Consiglio dei ministri e trasmessi alla valutazione del Parlamento, contengono in sé i semi di un'azione che mira a disegnare l'Italia dei nostri figli, un'Italia seria, europea, saldamente ancorata ai valori del lavoro e del risparmio, ma finalmente capace di esprimere una crescita duratura.
Questo è uno di quei momenti storici nei quali il dovere di tutti è di essere fedeli all'Italia e di pensare, in ogni istante e in ogni comportamento, alla salvezza di questa grande Nazione, che attraversa un momento molto critico. Sappiamo bene quanto siano acuti i sacrifici che il Governo chiede, oggi, a tutti i gruppi sociali e a tutte le componenti del Paese. Dobbiamo sapere tutti che non fare questi sacrifici significherebbe farne di ben più gravi tra poche settimane, forse tra pochi giorni, e mettere a rischio la ricchezza e il benessere accumulati. Inoltre, la stabilizzazione della nostra economia e del nostro sistema finanziario e produttivo rappresenta un contributo decisivo al superamento di una crisi europea che ha più volte, in questi mesi, sfiorato la natura di crisi sistemica.
È bene, dunque, avere presente anche questo: al di fuori dell'euro e della casa comune costruita nell'Unione europea ci sono il baratro della povertà e della stagnazione, il crollo dei redditi e del potere d'acquisto, il prosciugamento delle fonti del credito, l'isolamento e, soprattutto, l'assenza di futuro per il Paese e per le giovani generazioni. Non esiste alternativa.
I sacrifici di oggi ci danno la speranza di poter costruire, nei prossimi mesi, le basi per una fase di crescita. Ci consentono di sbloccare le strozzature di un Paese ricco che, però, cresce troppo poco (è stagnante, è statico) e non riesce a produrre un reddito proporzionato alle proprie risorse morali ed economiche.
Gli interventi che proponiamo alla Nazione mirano a riportare l'Italia nella dignità di uno dei Paesi fondatori della Comunità europea, un Paese che ha costruito con le sue mani, con i suoi lavoratori, con i suoi imprenditori, con le sue famiglie, la ricchezza e la capacità produttiva che lo collocano tra le potenze industriali del mondo. È lì che intendiamo rimanere con orgoglio e con credibilità.
Lo sforzo che si richiede al Paese è urgentissimo. Soltanto creando nuovamente un robusto avanzo primario nel bilancio pubblico - avanzo primario adeguato al peso del nostro debito pubblico, che noi italiani, e non altri, abbiamo fabbricato - e rispettando scrupolosamente gli impegni assunti a livello europeo, è possibile ritornare all'investimento e alla creazione di posti di lavoro. Ma sappiamo bene che questo sforzo non sarà sufficiente se ciascuno di noi, se ciascun cittadino, non cercherà di cooperare alla salvezza dell'Italia anche nei suoi comportamenti individuali.
Noi guardiano con fiducia ai nostri titoli di Stato: rappresentano una ricchezza reale imponente. Hanno oggi rendimenti eccessivamente alti, che noi speriamo scendano presto sul mercato. Senza attribuire alcun valore particolare a quell'indicatore che chiamiamo spread, e che ormai tutti conoscono, il mercato, oggi, attraverso questo indicatore, che è pur sempre importante, ci ha confortato come prima valutazione della nostra risoluta azione di ieri. Noi siamo sicuri, ma non tutti sono sicuri nel mondo di quello che sto per dire: l'Italia non fallirà. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e IdV). Vi parla uno che ha speso parte della sua vita a cercare di assicurare l'assenza di protezionismi e di preferenze tra Paesi. Ma in questo momento, in quest'Aula, mi sento tranquillamente di dirvi: pensiamo anche, in queste settimane che precedono le festività natalizie, che quando si acquista un bene, un manufatto prodotto in Italia, non solo si sceglie la qualità delle conoscenze e delle esperienze che in esso sono racchiuse, ma si contribuisce anche a tenere in vita aziende e a sostenere posti di lavoro sul nostro territorio in un momento delicato. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
Il pacchetto di interventi prevede sacrifici, ma anche azioni a sostegno delle imprese, sia in termini di riduzione del costo del lavoro, sia in termini di fiscalità premiale per le imprese che raccolgono capitale. Contiene inoltre misure di liberalizzazione nell'interesse dei consumatori e per favorire la concorrenza. E vogliamo creare anche le basi per ulteriori azioni (e già alcune sono qui presenti) a sostegno della famiglia.
C'è poi la lotta all'evasione: è una priorità del Governo, volta ad eliminare alla radice la possibilità stessa dell'evasione fiscale. È implicita la scelta di escludere la possibilità di fare ricorso a condoni che riducano la base imponibile futura, in cambio di un gettito una tantum, spesso, del resto, inferiore al dovuto. Al contrario, si è avviata la definizione di meccanismi sistematici che allarghino la base imponibile in settori chiave, per esempio quello delle imprese individuali, artigiane e delle piccolissime imprese, per le quali verrà creata una fiscalità non punitiva, un regime opzionale.
La filosofia complessiva degli interventi è ispirata a tre principi che mi avete già sentito enunciare in quest'Aula: il rigore, l'equità e lo sviluppo. Naturalmente c'è un forte legame tra queste direttrici: non c'è crescita, né benessere senza una finanza pubblica sana e sostenibile, senza equità, senza un comune sentire e una partecipazione allo sforzo necessario per uscire da questa grave crisi. E il rigore, che spesso ci piace più proclamare che praticare, e che impone sacrifici al Paese e a ciascuno di noi, rappresenta il presupposto essenziale per l'equità e al tempo stesso il volano per lo sviluppo.
Le vicende di questi ultimi mesi testimoniano più che mai che il destino del nostro Paese e quello dell'Europa sono strettamente intrecciati. La crisi della zona euro accresce la vulnerabilità dell'Italia e indebolisce l'ancoraggio a una solida cornice europea che in passato ha svolto un ruolo fondamentale di stabilizzazione nei confronti di turbolenze dell'economia internazionale. L'espandersi sui mercati della crisi del debito sovrano, fino ad interessare il nostro Paese, terza economia dell'area euro, ha generato la convinzione che il futuro dell'euro dipenda anche dalle scelte che l'Italia sta facendo. Se l'Italia non fosse capace di invertire la spirale negativa di crescita del debito, restituendo così fiducia ai mercati internazionali, si determinerebbero conseguenze drammatiche, che potrebbero spingersi fino a mettere a rischio la stessa sopravvivenza della moneta comune e a colpire al cuore il processo di integrazione europea avviato sessant'anni fa proprio con i Trattati di Roma.
La crisi dell'unione monetaria avrebbe a sua volta conseguenze gravemente destabilizzanti per l'intera economia mondiale. In questo momento, come mai prima di oggi, gli sguardi dell'Europa e del mondo sono concentrati sull'Italia: sono in questo momento concentrati su quest'Aula. Il percorso di risanamento del debito pubblico discende certo da vincoli europei, che noi stessi abbiamo con convinzione contribuito a definire nell'interesse dei cittadini italiani e in particolare delle generazioni future. La riduzione del nostro debito pubblico è un'esigenza vitale, e ogni deviazione rischierebbe di far sprofondare il nostro Paese in un abisso. L'esempio della Grecia è vicino, e ci dà una visione precisa di quello che può succedere. La tabella sull'evoluzione degli spread è eloquente: solo un intervallo di tre mesi differenzia l'andamento verificatosi in Grecia dalla situazione italiana.
Le raccomandazioni che la Commissione europea, il Consiglio europeo, la Banca centrale europea o il Fondo monetario internazionale hanno rivolto all'Italia in questi mesi mostrano chiaramente che la crisi del debito sovrano non è solo una crisi di finanza pubblica: è una crisi di crescita mancata, dovuta a riforme mancate. Vediamo anche l'aspetto positivo delle cose. Siamo in una situazione nella quale, forse per la prima volta, fare riforme per la crescita - cosa buona e gradita ai cittadini, a differenza del rigore astratto - è qualcosa che ci viene chiesto anche sul piano internazionale, perché senza crescita persino il consolidamento dei conti pubblici, di vitale importanza per il resto dell'Europa al fine di evitare contagi, non sarebbe percepito come sostenibile. Quindi, se facciamo certe riforme, non facili economicamente, socialmente e politicamente, noi contemporaneamente mettiamo più al sicuro i progressi realizzati negli ultimi anni sul fronte della finanza pubblica e creiamo concrete prospettive di crescita. Non spendo altre parole per sottolineare il nesso che esiste tra il nostro risanamento, la nostra crescita e gli impegni presi con l'Europa, perché so che i senatori sono profondamente consapevoli di questo.
Il pacchetto di misure che ieri abbiamo adottato in Consiglio dei ministri mi è capitato di definirlo (non era previsto che così lo definissimo, ma mi è venuto spontaneo nella conferenza stampa) decreto salva-Italia. Noi tante volte abbiamo visto in Italia decreti «salva-qualcosa» (salva-calcio o altro), di solito a tutela di legittimi e qualche volta persino nobili, forse, interessi particolari. Questa volta ciò che siamo chiamati a valutare e, io spero, ad approvare risolutamente è un decreto salva-Italia: niente di meno di così. Se volessimo essere enfatici, attraverso il salva-Italia passa pro quota (non soltanto attraverso il salva-Italia) anche il salva-Europa, in questa fase. Ebbene, questo pacchetto di misure interviene sia sul lato delle entrate che su quello della riduzione delle spese. In entrambi i casi abbiamo agito in modo da preservare e anzi agevolare la capacità produttiva del Paese.
Quando potrete fare un'analisi di dove l'aumento della fiscalità, che c'è, colpisce, vedrete che cerca proprio di evitare di colpire i fattori di produzione, lavoro e impresa, e si dirige piuttosto verso elementi del patrimonio, perché questo ha effetti meno negativi sul processo di produzione. L'Italia è un Paese ad alta ricchezza privata, ad alto debito pubblico e a ritmo di produzione non adeguato all'altezza di questa ricchezza privata. Quindi la cosa da evitare più di tutte è proprio scoraggiare fiscalmente lo stimolo a produrre, attraverso il reddito, attraverso l'occupazione, nuova ricchezza.
Di qui, con gli strumenti utilizzabili nell'immediato, il Governo ha provveduto ad estendere l'efficacia dei provvedimenti di natura fiscale anche a diversi componenti del patrimonio per assicurare una maggiore equità del pacchetto. La ricchezza finanziaria viene fatta partecipare allo sforzo comune attraverso l'estensione dell'imposta di bollo, che era stata deliberata dal precedente Governo sui conti correnti, anche a titoli e altri strumenti e prodotti finanziari. Avendo particolarmente a cuore gli obiettivi di equità sociale, abbiamo deliberato un intervento una tantum per i capitali fatti rientrare in Italia con il cosiddetto scudo fiscale.
Siamo consapevoli che l'equità dell'insieme dell'azione non sarebbe completa senza avviare sul lato delle spese un sistematico lavoro di selezione ed eliminazione di programmi e di enti della pubblica amministrazione ritenuti non più utili. Questa azione, già presente nel decreto adottato ieri, si svilupperà a partire dal Governo fino a coinvolgere tutti gli enti territoriali. A questo riguardo, il Governo esprime la netta convinzione che si debba procedere al superamento delle Province. Si impegnerà perciò attivamente nel Parlamento per favorire iniziative legislative in questa direzione.
Chiedere agli italiani di accogliere le misure del pacchetto fiscale di salvataggio impone una premessa importante: l'adozione di un regime di trasparenza diffuso che coinvolga anzitutto i rappresentanti della classe politica e le pubbliche amministrazioni. La trasparenza è il primo e più importante strumento di equità al fine di accrescere la consapevolezza di uno sforzo comune verso il bene pubblico, e la trasparenza deve applicarsi in primo luogo ai membri del Governo. Abbiamo annunciato ieri l'imposizione a noi stessi di una trasparenza, per quanto riguarda le dichiarazioni patrimoniali da rendere in base alle leggi vigenti, molto più estesa di ciò che è richiesto obbligatoriamente.
Equità significa anche dare voce alla domanda sociale di una drastica riduzione dei costi della politica. Nel decreto adottato ieri, per esempio, l'organizzazione delle Province viene profondamente modificata finché esse esistono, a Costituzione vigente: i consigli provinciali avranno solo dieci componenti, vengono eliminate le giunte provinciali e viene attuata una drastica riduzione del numero dei consiglieri. Gli organi previsti vengono riportati al ruolo di governo intermedio con funzioni di servizio e coordinamento nei settori che saranno disciplinati con leggi statali e regionali. Ministri e Sottosegretari non parlamentari che siano dipendenti pubblici non conservano l'intera retribuzione in godimento, ma il solo trattamento fondamentale, fatti salvi i diritti previdenziali.
Il segnale deve essere forte e senza incertezze nella finanza pubblica in generale: se non si assicura la tenuta della finanza pubblica, subito, sarà poi tardi per pensare ad interventi più articolati per liberare le forze dinamiche dell'economia italiana.
Nel chiedere forti sacrifici a tutte le componenti della società, ci si è fatti carico di mettere a disposizione dell'economia e del suo rilancio un significativo pacchetto di azioni anticicliche. All'interno di ciò, il Governo ha tenuto conto delle numerose e giuste esigenze rappresentante nel corso degli incontri con parti sociali, forze politiche ed enti territoriali: tra queste, per esempio, la necessità di sostenere il settore del trasporto pubblico locale, come sapete oggi in grave difficoltà.
Abbiamo avviato un'azione sistematica e di lungo periodo a favore della competitività del sistema produttivo e del lavoro. Nel decreto-legge sono previsti provvedimenti concreti che mirano a raggiungere risultati in materia di sostegno della competitività delle imprese, solidità, capitalizzazione, internazionalizzazione delle imprese, creazione di posti di lavoro. Gli interventi di urgenza saranno, tuttavia, presto ricompresi nel quadro di un intervento sistematico a favore della competitività, che darà vita a una serie continua di pacchetti di iniziative che riguarderanno le infrastrutture, con l'accelerazione dei cantieri già pronti per partire, la conoscenza e il capitale umano, l'efficienza del settore energetico, i costi della burocrazia nei confronti del sistema economico, la produttività, e il Mezzogiorno.
Dobbiamo accelerare l'utilizzo dei fondi strutturali europei, rispettando gli impegni presi con la Commissione europea, e pertanto dobbiamo assicurare che il Patto di stabilità interno permetta il cofinanziamento per le opere immediatamente cantierabili.
Gli interventi a favore dell'impresa e del lavoro partono dalla completa deducibilità della componente lavoro dall'IRAP (imposta regionale sulle attività produttive). Viene affermata la deducibilità integrale dalle imposte dirette dell'IRAP, calcolata sulle spese non dedotte relative al personale assimilato, in deroga al principio generale di indeducibilità dell'IRAP dalle imposte statali. In questo modo - un po' tortuoso a pronunciarsi - si elimina una forte penalizzazione sulle imprese che assumono lavoratori; in termini di equità, l'intervento include una specifica clausola di favore per l'impiego di giovani e donne.
Dalla delega fiscale viene anticipata l'introduzione del meccanismo cosiddetto ACE, che attua una riduzione delle imposte sugli utili commisurata al rendimento del nuovo capitale immesso nell'impresa, per rendere più conveniente il reinvestimento nell'impresa stessa, anziché la destinazione di capitali a strumenti finanziari meno legati al volano produttivo del Paese.
Viene rifinanziato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Questa misura, agendo sui coefficienti di moltiplicazione, consente di fornire credito per oltre 20 miliardi di euro a piccole e medie imprese, che non avrebbero accesso al sistema bancario. Questo, indirettamente, sarà anche un sostegno alle banche, rendendo meno costoso il credito a questa tipologia di imprese, oggi particolarmente colpite dalla crisi finanziaria.
Vengono stabilizzate e rese durature tutte le detrazioni per gli interventi di ristrutturazione immobiliare e di efficientamento energetico. Queste agevolazioni vengono doverosamente - credo - estese alle aree colpite da calamità naturali, in precedenza escluse.
C'è anche un pacchetto di interventi di carattere ordinamentale, che hanno però anche un effetto di emergenza, perché sbloccano cantieri e infrastrutture che trovano ostacoli di natura amministrativa. A questo scopo, è stata fissata per domani una riunione del CIPE, con l'obiettivo di mobilitare almeno 5,2 miliardi di euro, in particolare in favore di alcune grandi opere ferroviarie, come l'AV/AC Treviglio-Brescia e il terzo valico dei Giovi, del MOSE e degli interventi di manutenzione straordinaria, diffusi su tutto il territorio nazionale, di ANAS e di Rete ferroviaria italiana. Sono previsti anche diversi interventi nel Mezzogiorno, tra i quali quelli che interessano la strada statale 106 Ionica, la metropolitana di Napoli, la strada statale Palermo-Agrigento e il porto di Taranto.
Ci sono poi provvedimenti per favorire l'emersione di vaste aree di economia sommersa, di evasione, di diffusa elusione. A questo scopo il decreto prevede un'azione di promozione dell'uso di moneta elettronica e della fatturazione telematica e stabilisce che l'uso del contante come mezzo di pagamento viene consentito esclusivamente per le transazioni inferiori a 1.000 euro.
Non voglio dilungarmi troppo sui vari provvedimenti specifici. Vorrei sottolineare che nel decreto-legge c'è un notevole pacchetto di interventi in favore della concorrenza e delle liberalizzazioni, un aspetto che giova molto ai consumatori e che è stato da lungo tempo richiesto con insistenza anche dall'Unione europea. Questo passa anche attraverso il rafforzamento dei poteri dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che, per esempio, potrà impugnare in giudizio i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni che siano restrittivi della concorrenza.
Vengo, avviandomi alla conclusione, a sottolineare che dei diversi interventi a riduzione della spesa, quello più importante e strutturale ha come suo momento centrale la sistemazione della previdenza. A questo riguardo, devo dire che negli incontri con le parti sociali, che sono stati forzatamente a ritmo serrato, come è nella natura dell'emergenza che abbiamo dovuto affrontare, non c'è stato né il tempo né il modo di affrontare i temi del mercato del lavoro e il tema, associato, dell'ammodernamento dei sistemi di welfare. Quella è la materia che necessita in misura maggiore del negoziato vero e proprio con le parti sociali, per cui questo sarà il prossimo cantiere che, a distanza di qualche giorno, partirà; mentre altre materie noi le riteniamo tutte interessanti per tutte le parti sociali, ma incardinate veramente, se mi permettete, nelle competenze del Parlamento. Quindi, siamo passati certamente attraverso fasi di comunicazioni alle parti sociali, ma pensiamo che, soprattutto in situazioni di emergenza, non ci dovessimo appesantire troppo attraverso un sistematico dialogo su tutto, perché l'interlocutore nostro siete naturalmente voi, membri del Parlamento.
Per quanto riguarda la previdenza, il provvedimento rappresenta una riforma strutturale di lungo periodo - come la riforma della concorrenza e le liberalizzazioni - che affronta con determinazione il tema dell'equità tra diversi trattamenti, con l'estensione a tutti del calcolo contributivo per la determinazione del trattamento pensionistico fin dal 1° gennaio 2012, e il tema dell'equità intergenerazionale, per ridurre il grave, gravissimo squilibrio che oggi esiste a danno dei giovani.
Sia pure molto sinteticamente, vi cito le quattro direttrici lungo cui questo intervento previdenziale si muove. La prima è l'estensione del calcolo contributivo per la determinazione del trattamento pensionistico - come ho già detto - per tutti i lavoratori a partire dal 1° gennaio prossimo. La seconda direttrice insiste sul tema dell'equità intergenerazionale. La terza riguarda l'introduzione di maggiore flessibilità nell'età di pensionamento e la quarta è quella della semplificazione.
La riforma si concentra soprattutto sull'eliminazione di particolari regimi procedurali (tra questi, quello delle cosiddette finestre mobili). Il pilastro della riforma è l'affermazione del sistema contributivo come criterio di calcolo delle pensioni per tutti: il meccanismo viene applicato pro rata ai lavoratori che sono ancora soggetti al sistema di calcolo retributivo. Vi è inoltre un'accelerazione del processo di convergenza del trattamento pensionistico tra uomini e donne: è previsto l'innalzamento dell'età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti del settore privato e di quello autonomo e la progressiva equiparazione ai lavoratori uomini. La progressione prevede l'innalzamento di un anno ogni 24 mesi, con conseguente completamento nel 2018. Vengono conservate le pensioni di anzianità con 42 anni e un mese di contributi per i lavoratori e con 41 anni e un mese per le lavoratrici.
Abbiamo anche dovuto - questo lo voglio sottolineare - nell'intento di determinare minori spese correnti per il prossimo biennio, decidere il blocco dell'adeguamento all'inflazione dei trattamenti previdenziali superiori al doppio del trattamento minimo. Tuttavia, grazie anche al gettito che verrà dalla misura, modesta ma significativa nell'ammontare, sullo scudo fiscale, ci è possibile dare almeno copertura piena dell'inflazione per le pensioni che stanno tra quella minima e il doppio del minimo, che, in assenza di quel gettito, sarebbero state costrette ad avere solo metà della copertura dell'inflazione.
Non mi soffermo su altri aspetti come l'imposta municipale propria, l'IMU, elaborata da un approfondito lavoro di questo Parlamento, la quale, a decorrere dal 2012, sostituirà l'ICI. Voglio invece concludere il mio intervento con tre punti sui quali chiedervi comprensione.
Per quanto riguarda il primo punto, ho letto da più parti, nei giorni scorsi, che questo Governo non è stato abbastanza rapido nell'elaborare e adottare un pacchetto di misure. Può darsi. L'abbiamo però fatto in 17 giorni dal momento in cui abbiamo ricevuto la fiducia delle Camere. Ho fatto compiere un'indagine su quanto tempo è occorso in passato a Governi già lanciati e in corsa per elaborare una manovra finanziaria. La risposta è: intorno alle cinque settimane. Noi eravamo un Governo che partiva da fermo, sia pure con l'appoggio di una vastissima maggioranza del Parlamento. Quindi, vi assicuro che non abbiamo perso tempo.
Il secondo punto per il quale, più che chiedere comprensione, desidero ringraziarvi, è il rapporto che nella inconsueta configurazione politica esistente in Italia in questo momento abbiamo potuto stabilire con voi, con le vostre forze politiche. Io e i miei colleghi abbiamo molto apprezzato il modo discreto, incisivo - talvolta molto incisivo - con il quale i rappresentanti delle forze politiche con cui abbiamo avuto interlocuzioni ci hanno manifestato le vostre rispettive esigenze, preoccupazioni, prospettive e i vostri suggerimenti. Non abbiamo tenuto conto al 100 per cento di nessuno di questi suggerimenti, non avremmo potuto. Abbiamo ragionato con la nostra testa e ci assumiamo per intero la responsabilità di ciò che abbiamo ieri deliberato, e che voi valuterete.
Ho trovato in ogni caso molto significativo il contributo di conoscenze e di valutazione dei problemi che dalle forze politiche ci è stato offerto. Sono sicuro che ciascuna forza politica sappia valutare che, a fronte di una non piena soddisfazione per ciascuna di esse, ci sarà probabilmente, tuttavia, una praticabilità dell'insieme dei provvedimenti - che comportano insoddisfazioni per ciascuno - più alta di quella che vi sarebbe stata se avessimo estrapolato, di fronte alle necessità del momento, un bipolarismo vivace come quello che abbiamo potuto osservare, noi cittadini dal di fuori, e voi, in queste Aule, negli ultimi tempi. Credo, quindi, che saprete apprezzare il sacrificio rispetto all'esigenza di ciascun gruppo politico e, al tempo stesso, il fatto che, in questo modo, forse possiamo procedere rapidamente nell'interesse del Paese.
La terza e ultima considerazione, signor Presidente, signori senatori, con la quale intendo concludere il mio intervento è che quando il provvedimento adottato ieri sarà convertito in legge l'Italia acquisterà credibilità. Devo dire che già oggi, nelle percezioni che ci sono state espresse dai mercati e dagli organismi internazionali, l'Italia sta rapidamente guadagnando una credibilità che, per circostanze obiettive - questo non dipende da singole, diverse personalità, ma, ripeto, da circostanze obiettive - negli ultimi tempi non aveva avuto.
Ebbene, vi voglio assicurare che, forti di una rinnovata credibilità di un'Italia che sa adottare misure pesanti, dando prova di rapidità e di maturità, questo Governo agirà nelle sedi europee, perché non dobbiamo prendere l'Europa come un dato, a volte considerato sovrastante, se non ostile. Noi possiamo, in modo dialettico e anche forte - tutte le volte che sarà necessario - avere un maggior peso nella determinazione di quelle politiche europee, o dell'Europa a 27 o dell'eurozona, dalla cui qualità, dalla cui bontà o dalle cui lacune dipende molto del nostro destino. La contropartita dell'impegno che vi chiedo per quanto riguarda l'adozione di questi provvedimenti, non graditi a nessuno, è un impegno, nostro e mio, perché la voce dell'Italia nel quadro europeo abbia tutto il peso che merita. (Applausi dai Gruppi PdL, PD,UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, CN-Io Sud-FS, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Pardi, Caforio, Colombo e Astore).