nelle ultime settimane sono rimbalzate più volte sulla stampa notizie relative ad ipotetiche chiusure di sedi periferiche della Direzione investigativa antimafia (DIA);
tale scelta sarebbe diretta conseguenza dei tagli alla spesa pubblica che andrebbero a colpire anche settori particolarmente delicati come quello della lotta alla criminalità organizzata, per il quale sarebbero previste anche riduzioni delle risorse umane, degli stipendi e dei mezzi a disposizione;
la sede di cui si ipotizza la chiusura è, fra le altre, quella di Trieste;
la sede della DIA di Trieste ha sempre svolto con successo attività di contrasto alla criminalità organizzata, posto che il territorio di competenza rappresenta un crocevia per i traffici di cocaina dall'Austria e dalla Germania verso il resto dell'Italia nonché registra la presenza di ramificazioni di organizzazioni criminali quali la mafia siciliana, la camorra, la criminalità albanese e dei Paesi dell'ex Jugoslavia;
la DIA negli anni ha prodotto importanti risultati nella lotta alla criminalità organizzata;
infatti, solo per citare i risultati più recenti, va ricordato che tra il 2009 e il 1° semestre 2011 sono stati sequestrati o confiscati beni per circa 7 miliardi di euro;
la DIA rappresenta quindi non solo un punto di riferimento importante nelle attività di polizia del Paese ma, grazie al recupero delle ingenti somme sopra citate, permette di alimentare il "fondo unico giustizia" utilizzato dal Ministero dell'interno e dal Ministero della giustizia,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo possano confermare che corrispondono al vero le notizie di stampa relative alla chiusura di diverse sedi periferiche della DIA, fra cui quella di Trieste;
se non si ritenga, per la peculiare attività di indagine coronata da ampi successi svolta dalla DIA, di reperire nuove risorse così da scongiurare qualsiasi ipotesi di suo ridimensionamento.
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