CAMBER - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nelle ultime settimane sono rimbalzate più volte sulla stampa notizie relative ad ipotetiche chiusure di sedi periferiche della Direzione investigativa antimafia (DIA);
tale scelta sarebbe diretta conseguenza dei tagli alla spesa pubblica che andrebbero a colpire anche settori particolarmente delicati come quello della lotta alla criminalità organizzata, per il quale sarebbero previste anche riduzioni delle risorse umane, degli stipendi e dei mezzi a disposizione;
la sede di cui si ipotizza la chiusura è, fra le altre, quella di Trieste;
la sede della DIA di Trieste ha sempre svolto con successo attività di contrasto alla criminalità organizzata, posto che il territorio di competenza rappresenta un crocevia per i traffici di cocaina dall'Austria e dalla Germania verso il resto dell'Italia nonché registra la presenza di ramificazioni di organizzazioni criminali quali la mafia siciliana, la camorra, la criminalità albanese e dei Paesi dell'ex Jugoslavia;
la DIA negli anni ha prodotto importanti risultati nella lotta alla criminalità organizzata;
infatti, solo per citare i risultati più recenti, va ricordato che tra il 2009 e il 1° semestre 2011 sono stati sequestrati o confiscati beni per circa 7 miliardi di euro;
la DIA rappresenta quindi non solo un punto di riferimento importante nelle attività di polizia del Paese ma, grazie al recupero delle ingenti somme sopra citate, permette di alimentare il "fondo unico giustizia" utilizzato dal Ministero dell'interno e dal Ministero della giustizia,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo possano confermare che corrispondono al vero le notizie di stampa relative alla chiusura di diverse sedi periferiche della DIA, fra cui quella di Trieste;
se non si ritenga, per la peculiare attività di indagine coronata da ampi successi svolta dalla DIA, di reperire nuove risorse così da scongiurare qualsiasi ipotesi di suo ridimensionamento.
(4-06363)
RANUCCI, D'ALIA - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la società Servirail Italia Srl gestisce in appalto da Trenitalia il servizio di accoglienza, accompagnamento ed assistenza della clientela sulle vetture dei treni notturni;
fino al 4 ottobre 2011 i treni a lunga percorrenza, circolanti in Sicilia, erano strutturati in 8 vetture letto, 31 cuccette comfort e 4 cuccette sei posti; a partire dal 5 ottobre si è avuta una decurtazione di 6 vetture letto;
l'unico impianto scorta letto e cuccette presente in Sicilia è a Messina, occupa circa 80 addetti ed utilizza gli ammortizzatori sociali per garantire l'occupazione;
i lavoratori Servirail dell'impianto di Messina hanno ricevuto preavviso di licenziamento come conseguenza alla decisione dell'azienda di non partecipare alla nuova gara indetta da Trenitalia a causa dell'eccessiva diminuzione dell'importo a base d'asta;
da notizie pubblicate dai maggiori organi di stampa e confermate dai comunicati delle organizzazioni sindacali, si apprende la denuncia per la drastica diminuzione sul territorio nazionale, e quindi anche in Sicilia, del servizio di assistenza notturno, originato dalla diminuzione di più del 50 per cento del valore economico e delle carrozze da scortare messo a base d'asta nella nuova gara;
nel nuovo bando di gara non è compreso alcun riferimento certo alla clausola sociale di salvaguardia dell'occupazione esistente;
considerato che:
il personale dell'azienda è in stato di agitazione in quanto la Servirail Italia avrebbe deciso, nell'ambito della riorganizzazione del lavoro, la procedura di mobilità per i dipendenti;
Trenitalia continua nella sua politica, a giudizio degli interroganti inaccettabile, di dismissioni delle attività su scala nazionale ed in particolare in Sicilia, riducendo i servizi all'utenza e creando ulteriore disoccupazione;
bisogna trovare adeguate soluzioni alla grave crisi che scuote l'Italia senza sacrificare le attività produttive e le risorse umane e professionali che concorrono alla crescita del nostro Paese,
si chiede di sapere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attuare al fine di garantire nella prossima gara indetta da Trenitalia la clausola sociale per il mantenimento e la salvaguardia dell'occupazione esistente;
se non ritengano opportuno convocare con urgenza un tavolo fra le parti coinvolte nella vicenda al fine di dare immediato avvio ad un confronto che possa portare ad una soluzione condivisa a tutela della stabilità occupazionale dei lavoratori della Servirail Italia della sede di Messina.
(4-06364)
ZANOLETTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in Italia i magistrati e gli avvocati hanno difficoltà a gestire i disaccordi e le contese di circa 170.000 persone che ogni hanno si separano;
l'istituto dell'affido condiviso, grazie anche ai supporti psicologici e di mediazione che tengono conto della centralità del bambino, in Europa funziona in modo soddisfacente;
in Italia invece la legge n. 54 del 2006, che regola l'affido condiviso e che si prefigge il raggiungimento di un'equilibrata "bigenitorialità", troppo spesso non riesce ad evitare una gestione litigiosa e a garantire che i padri non vengano posti in secondo piano nel rapporto con i figli;
una recente sentenza della Cassazione esclude l'affidamento condiviso in caso di conflittualità fra i genitori;
ritenuto che una mediazione familiare preliminare al processo sarebbe senz'altro utile per evitare ai figli di assistere a litigi e conflitti che producono loro danni psicologici e che impedirebbero l'affido condiviso,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga utile assumere iniziative che favoriscano l'affermazione della pratica della mediazione familiare preliminare al processo che agevolerebbe l'intesa sulla tutela del bambino e una condizione paritaria fra i genitori.
(4-06365)
CARLONI, MAZZUCONI, FIORONI, GARAVAGLIA Mariapia, CECCANTI, MAGISTRELLI, CHIAROMONTE, DEL VECCHIO, ARMATO, ANDRIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
l'ammissione al corso di laurea in Medicina e chirurgia consiste nel superamento di una prova costituita da ottanta quesiti; annualmente sono destinati un numero di posti agli studenti non comunitari, e sono ammessi al corso di laurea in Medicina gli studenti comunitari e non comunitari che abbiano ottenuto una soglia minima pari a 20 punti;
risulterebbe che circa 356 dei posti spettanti a studenti non comunitari siano rimasti non assegnati;
considerato che:
per l'anno accademico 2011/2012 i posti determinati a livello nazionale per le immatricolazioni al corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia destinati agli studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia sono stati 9.501, ripartiti tra i diversi atenei italiani;
dalle tabelle predisposte dal Ministero della salute, risulta, invece, che il fabbisogno formativo di medici chirurghi, suddiviso per Regioni e Province autonome, risulta pari a 10.566 unità;
dai dati di previsione del Piano sanitario nazionale 2011/2013 risulta che nel Paese vi è una forte concentrazione di personale medico appartenente ad una fascia di età pari o superiore ai 60 anni;
da ciò si desume che entro il 2015 circa 17.000 medici lasceranno il Servizio sanitario nazionale (SSN);
inoltre, a partire dal 2013, raffrontando il numero di studenti che mediamente in un anno accademico consegue la laurea in Medicina e chirurgia a quello delle unità che annualmente vengono immesse nel SSN, è facilmente ipotizzabile un saldo negativo fra pensionamenti e nuove assunzioni;
verosimilmente, tale scenario risulterà ancora più marcato nelle Regioni impegnate con i piani di rientro a causa del blocco delle assunzioni. In sintesi, nel SSN, tra il 2012 e il 2018, si prospetta una carenza circa di 18.000 unità di personale medico;
il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per gli anni accademici 2009/2010 e 2010/2011, ha ampliato del 10 per cento il numero di posti programmato per immatricolazioni al corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia; tale determinazione è stata assunta anche relativamente all'anno accademico 2011/2012, in considerazione dell'evidente insufficienza del numero di posti previsti da Ministero rispetto al reale fabbisogno formativo;
alla luce di tale situazione si renderebbe necessario prevedere un ampliamento del 15 per cento dell'attuale ripartizione;
anche per l'anno accademico 2011/2012, la programmazione nazionale dei corsi di laurea della facoltà di Medicina e chirurgia non ha tenuto conto dell'effettivo fabbisogno di personale medico nelle diverse strutture sanitarie presenti nel Paese;
inoltre, un ampliamento del numero delle immatricolazioni garantirebbe a pieno il diritto allo studio sancito dalla Costituzione,
si chiede di sapere:
se il Governo, alla luce dei fatti esposti, non ritenga necessario adottare immediate iniziative al fine di attenuare la carenza strutturale di personale medico ed evitare il ricorso a personale proveniente da altri Stati per coprire i posti in organico vacanti nelle aziende sanitarie ed ospedaliere presenti sul territorio nazionale, sia pubbliche che private prevedendo a tale fine un aumento del 15 per cento, anche per l'anno accademico 2011/2012, delle immatricolazioni al corso di laurea in Medicina e chirurgia;
inoltre, se non ritenga opportuno assegnare agli studenti italiani in graduatoria i posti riservati agli studenti non comunitari e non assegnati.
(4-06366)
BALBONI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
secondo quanto riportato dalla "Gazzetta di Reggio" dell'11 novembre 2011, il Presidente della Provincia di Reggio Emilia, nel corso di un convegno con il Procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo, avrebbe riferito che la Provincia avrebbe subito richieste di risarcimento danni, qualche minaccia più o meno velata, tentativi di condizionamento anche con campagne diffamatorie nei confronti delle persone e manipolazione della realtà in tema di appalti pubblici;
a quanto si legge, il Presidente della Provincia, inoltre, avrebbe aggiunto: «Quando dobbiamo scegliere le ditte, ci esponiamo. Ma tentano di condizionarci»;
il Presidente avrebbe, infine, affermato: «Io sono stata attaccata a Reggio Emilia perché avendo promosso una manifestazione insieme (...) al Presidente della Camera di Commercio contro un attentato che si era tenuto, mi sentii dire che io avevo negato che la mafia ci fosse, cosa che non ho mai fatto. Ho detto che Reggio è fondamentalmente una realtà sana, ma questo lo penso ancora, non intendo negare nulla, anche se magari al tempo non avevo la consapevolezza che ho oggi»,
l'interrogante chiede di sapere:
se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risultino le pressioni citate dal Presidente della Provincia di Reggio Emilia e i modi e i tempi in cui dette pressioni si sarebbero manifestate;
se risulti che il Consiglio provinciale sia stato messo al corrente delle pressioni;
se risulti che la Procura della Repubblica di Reggio Emilia sia stata informata di tali pressioni e, in caso affermativo, quali siano gli esiti che ne sono conseguiti;
se risulti quali e quanti tentativi di condizionamento siano stati posti in essere;
se risulti quali e quanti esiti detti condizionamenti abbiano determinato;
se in dette pressioni e/o condizionamenti risultino coinvolti assessori o altri dirigenti della Provincia.
(4-06367)
CARLONI, CECCANTI, MONACO, NEROZZI, VITA, PEGORER, ARMATO, PASSONI, CHIAROMONTE, DI GIOVAN PAOLO, PERDUCA, FIORONI, FERRANTE, ANTEZZA, AMATI, BIONDELLI, LIVI BACCI, PORETTI, MAZZUCONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
i recenti, gravi conflitti che hanno sconvolto i Paesi del nord Africa hanno determinato un forte afflusso migratorio sulle coste italiane;
si conta che attualmente siano oltre 25.000 i richiedenti asilo che hanno deciso o sono stati costretti a lasciare il Paese di provenienza, in molti casi per sfuggire alla morte sicura;
per assicurare la prima accoglienza, garantire l'equa distribuzione sul territorio italiano e provvedere all'assistenza dei profughi e dei migranti arrivati in Italia negli ultimi tre mesi dai Paesi del nord Africa, per fronteggiare in sintesi tale emergenza umanitaria, il Dipartimento della protezione civile ha attivato un piano di accoglienza;
centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati;
tuttavia ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento rischiano di essere vanificati dal mancato rilascio da parte dell'Italia di un titolo di soggiorno che consenta ai rifugiati di programmare il loro futuro, di scegliere se restare in Italia o ripartire, se tornare in Libia o al proprio Paese d'origine;
i rifugiati, pur provenendo dalla Libia, sono di nazionalità diverse: risultano nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d'Avorio, in Bangladesh o in Pakistan; per tale motivo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d'asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego della stragrande maggioranza delle istanze;
molti dei ricorsi presentati, peraltro molto onerosi, non saranno sufficienti a risolvere il problema che si è venuto a creare;
tale situazione condanna di fatto migliaia di uomini e donne, che già hanno subito ogni tipo di sopruso e violenza nel loro Paese, a vivere sine die nell'irregolarità e, di conseguenza, ad essere esposti allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Governo in ordine alla difficile situazione in cui versano i rifugiati presenti in Italia e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di risolvere in tempi brevi tale difficile problema;
se non ritenga opportuno e urgente il rilascio a favore di tali persone di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, anche attraverso l'istituzione di una sorta di protezione temporanea o altra forma di tutela prevista dall'ordinamento giuridico al fine di restituire loro dignità, con particolare riguardo ai tanti minorenni prossimi alla maggiore età.
(4-06368)
BUGNANO - Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:
il Comune di Tortona (Alessandria) ha deliberato in data 29 novembre 2010, di costituire una società (la Farmacom Srl) con i farmacisti locali per la gestione delle farmacie comunali. Fino al 2010 le farmacie comunali sono state affidate in gestione alla società multiservizi ATM SpA, a totale partecipazione pubblica;
il Comune di Tortona, al momento della scadenza del contratto di servizio, ha ritenuto che l'unica alternativa percorribile fosse quella della costituzione di una società con i farmacisti in servizio presso le strutture interessate. Obiettivo dell'amministrazione era quello di reimpiegare il personale della ATM SpA in servizio presso le farmacie che non poteva essere assorbito né presso il Comune, ove si fosse optato per una gestione in economia, né presso un'azienda speciale o consortile, ove invece fosse stata scelta questa modalità;
con l'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, è stata ribadita la limitazione già prevista dall'art. 3, commi 27 e seguenti, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), che dispone il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1 del decreto legislativo n. 165 del 2001 di "costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente partecipazioni anche di minoranza, in tali società". La misura è diretta a contenere il fenomeno della proliferazione delle società pubbliche, per garantire un maggior grado di trasparenza e responsabilità nella spesa pubblica ed il rispetto del patto di stabilità interno;
l'articolo 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 vieta ai soli Comuni con meno di 30.000 abitanti la possibilità di procedere alla costituzione di società, imponendo l'obbligo di liquidare anche quelle eventualmente già costituite, alla data di entrata in vigore della norma, con bilancio in perdita. Infatti, sono previste delle deroghe per quelle società che: a) abbiano, al 31 dicembre 2013, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi; b) non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio; c) non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il Comune sia stato gravato dell'obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime;
la revisione dell'assetto gestionale avviata dal Comune di Tortona riguarda non solo le farmacie comunali, ma tutti i diversi servizi pubblici e attività strumentali che nel precedente assetto sono state oggetto di affidamenti diretti ad un'unica società a totale partecipazione pubblica. Nel caso di specie, quindi, tutti i servizi affidati alla ATM SpA, nonché i servizi di accertamento e riscossione dei tributi locali, finora gestiti direttamente dal Comune, e quello non ancora attivato della valorizzazione del patrimonio immobiliare. Oltre all'immediata costituzione della società preposta alla gestione delle farmacie comunali, il Comune ha proceduto ad approvare un piano che prevede l'istituzione di altre due società miste, previa procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato;
in particolare, riguardo al servizio di gestione delle farmacie comunali, la delibera comunale dispone di costituire una società a responsabilità limitata, di cui il Comune detiene il 90 per cento del capitale sociale ed aperta alla partecipazione dei farmacisti dipendenti delle farmacie per quote individuali comprese tra l'1 per cento e il 10 per cento. Successivamente, con deliberazione della Giunta n. 188 del 7 dicembre 2010, è stato approvato l'atto costitutivo e lo statuto della società Farmacom Srl, ove si prevede che la quota di partecipazione del Comune di Tortona è il 90,004 per cento, pari a un capitale sociale di 90.004 euro, mentre la quota di ciascuno dei 7 farmacisti dichiaratisi disponibili è l'1,428 per cento, pari a un capitale sociale di 1.428 euro;
la Corte dei conti, Sezione regionale per il controllo della Lombardia, ha escluso, con parere n. 86 del 15 settembre 2010, che, facendo salva la previsione di cui all'art. 3, commi 27, 28, 29, della legge finanziaria per il 2008, il divieto di cui all'art. 14 del decreto-legge n. 78 del 2010 non avrebbe riguardato la partecipazione di Comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti in società che producono servizi di interesse generale;
nel medesimo parere precedentemente citato, la Corte dei conti ha altresì ribadito che, a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010, gli enti locali con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti non possono procedere, in linea di massima, alla costituzione di società di capitali, se non associandosi con altri enti per raggiungere una quota minima di popolazione pari a 30.000 abitanti, ad eccezione dei casi nei quali sia lo stesso legislatore, nazionale o regionale, a prevedere che specifiche attività siano svolte per il tramite della partecipazione a società di capitali;
la Corte dei conti, Sezione regionale per il controllo della Lombardia, con un nuovo parere, il n. 70 del 3 febbraio 2011, esaminando proprio la disciplina speciale in materia di farmacie comunali, che il Comune di Tortona ritiene essere prevalente sulla disciplina generale recata dal decreto-legge n. 78 del 2010 al fine di risolvere il conflitto, ha meglio precisato che gli enti locali con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti non possono avvalersi di un organismo societario per la gestione della farmacia comunale se non associandosi con altri enti che insieme superino i 30.000 abitanti, assumendo una partecipazione societaria paritaria o proporzionale al numero degli abitanti;
considerato che:
l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP), con deliberazione n. 83 dell'adunanza del 6 ottobre 2011 ritiene che: in applicazione del divieto di cui all'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 è da escludere la possibilità che la città di Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti, possa costituire una società per la gestione delle farmacie comunali; in applicazione del divieto di cui all'art 14 comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 è da escludere la possibilità che la città di Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti, possa costituire una società mista ai sensi dall'art. 52, comma 5, lett. b), n. 4, del decreto legislativo n. 446 del 1997 per la gestione del servizio di accertamento e riscossione dei tributi; in applicazione del divieto di cui all'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 è da escludere la possibilità che la città di Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti, possa costituire una società mista per la gestione dei servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, la gestione ordinaria e straordinaria dei cimiteri, la gestione dei parcheggi a pagamento e del parcheggio coperto;
pare evidente che debba escludersi innanzitutto la possibilità che il Comune di Tortona gestisca le farmacie comunali tramite la società Farmacom. In applicazione dell'art. 14 del decreto-legge n. 78 del 2010, pertanto, la società Farmacom Srl dovrebbe essere dismessa. Eppure, nonostante il parere dell'AVCP in merito alla costituzione della società Farmacom Srl, in un comunicato stampa del 24 ottobre 2011, il Comune di Tortona ha affermato che, a seguito delle osservazioni rese dall'AVCP, si procederà alla valutazione delle possibili opzioni alternative, scartando a priori l'accoglimento della dismissione/liquidazione, entro il 31 dicembre 2012, di Farmacom Srl;
risulta, inoltre, all'interrogante che dalla relazione semestrale 2011, Farmacom Srl sia in sensibile perdita d'esercizio oltre tutto senza che, ad oggi, sia ancora iniziata, da parte della società, la restituzione delle rate di un prestito bancario interamente girato al Comune di Tortona, a conferma di un'importante difficoltà economica della società,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali siano le valutazioni in merito, considerata ad avviso dell'interrogante l'opportunità che il Comune di Tortona dismetta la Farmacom Srl, nonché revochi la decisione di istituire altre due società miste, previa procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato, per la gestione del servizio di accertamento e riscossione dei tributi e per la gestione dei parcheggi a pagamento e del parcheggio coperto.
(4-06369)
COMPAGNA, PALMIZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
la Gran Bretagna aveva deciso di recidere ogni rapporto finanziario con l'Iran, perché, come documentato dal Ministro degli esteri William Hague, il rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) aveva fornito prove dettagliate e credibili delle dimensioni militari del programma nucleare iraniano;
successivamente, motivandola come forma di ritorsione, è stata approvata in Iran una legge che imporrebbe di ridurre entro due settimane le relazioni con la Gran Bretagna a livello di incaricati d'affari;
il 29 novembre 2011 l'ambasciata della Gran Bretagna in Iran veniva attaccata e devastata da una folla che, senza essere minimamente ostacolata dalle forze di sicurezza iraniane, sequestrava per alcune ore un certo numero di diplomatici inglesi;
il giorno dopo il Ministro degli affari esteri italiano, in sede di audizione sulle linee programmatiche del suo Dicastero presso le Commissioni congiunte delle due Camere, rilevava come la mancata protezione iraniana degli uffici britannici a Teheran dovesse considerarsi, oltre che odiosa, intollerabile e tale da ferire irrimediabilmente principi su cui si basano le relazioni tra Stati,
gli interroganti chiedono di sapere se a giudizio del Governo non sia imprescindibile che l'Europa abbia in Iran voce, rappresentanza, presenza politica identiche a quelle di Londra e se in tal senso non sia da valutare un gesto di esplicita rottura diplomatica con il Governo di Teheran.
(4-06370)
MARCUCCI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che l'apertura nel Lazio di nuove discariche trae origine dall'annunciata chiusura del sito di Malagrotta, posto nel territorio del Municipio di Roma XVI, anche a seguito della questione sollevata dalla Commissione europea nella contestazione dell'infrazione 2011/4021. Tale procedura però non viene risolta attivando nuove discariche in cui si continuerà a sversare rifiuti non trattati, così come emerge dalla lettura della stessa relazione tecnica circa l'insufficienza degli impianti di TMB (trattamento meccanico biologico) e dalle audizioni svolte dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nel Lazio;
rilevato che la decisione del Prefetto Pecoraro (commissario per l'emergenza rifiuti nel Lazio) relativamente alla scelta definitiva dei siti alternativi a Malagrotta è stata comunicata in conferenza stampa il 7 ottobre 2011, quando i tecnici, incaricati dallo stesso Prefetto di redigere la relazione tecnica acclusa al decreto di identificazione dei siti, erano stati nominati il 6 ottobre e la relazione da loro prodotta risulta datata 20 ottobre;
rilevato inoltre che a fine ottobre il Prefetto ha deciso l'esproprio dei terreni di Corcolle - San Vittorino (ai confini del Comune di Roma) per la realizzazione di una nuova discarica, che insiste nelle adiacenze di Villa Adriana, che dal 1999 è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco, in un contesto di Agro Romano Antico che ha conservato intatta la bellezza del paesaggio, ricco di resti archeologici e monumenti post antichi. Il sito individuato per conferire inizialmente circa 2.800.000 metri cubi di rifiuti si trova a circa 700 metri dal limite della fascia di rispetto di Villa Adriana, nel cuore del territorio dove si trovano i resti monumentali dei grandi acquedotti e ponti romani (Ponte Lupo 147 a.C.), nelle immediate vicinanze del borgo medioevale di San Vittorino e del Castello di Corcolle, ad un passo da una estesa necropoli di rilevante importanza portata alla luce dagli scavi condotti in loco tra il 1994 e il 2011 dai professori Fausto Zevi e Zaccaria Mari;
rilevato infine che il sito di Corcolle è quello, tra i sette esaminati nell'analisi preliminare prodotta dalla Regione Lazio, che presenta il maggior numero di fattori escludenti. Tali fattori escludenti sono determinati da caratteristiche geologiche, dalla presenza di corsi d'acqua, dalla presenza di nuclei abitati, da vincoli paesaggistici ed ambientali ed archeologici, dalla vicinanza con un acquedotto principale e da aziende agricole biologiche certificate. A tutti questi motivi va aggiunta una delibera della Giunta regionale del Lazio (n. 543 del 18 luglio 2008) che individuava proprio questo territorio in base alla legge regionale 22 dicembre 1999, n. 40, come area di programmazione integrata per la valorizzazione ambientale, culturale e turistica del territorio,
si chiede di sapere quali urgenti misure il Governo intenda adottare nell'ambito delle proprie competenze per impedire un possibile nuovo scempio culturale ed ambientale, che porterebbe certamente nuovo discredito internazionale all'immagine dell'Italia, tenendo presente che già l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco), tramite Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione nazionale italiana di tale Organizzazione, esprime forte preoccupazione per l'ipotesi della costruzione di una nuova discarica nella zona di Corcolle, alla periferia di Roma, per i rischi connessi con Villa Adriana ed altre pregiate aree archeologiche.
(4-06371)
POLI BORTONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il Ministro pro tempore delle infrastrutture e traporti in risposta all'interrogazione 4-05201 del 5 aprile 2011 ha testualmente comunicato che: «la prenotazione/vendita dei posti "notte" sui treni della relazione Roma-Lecce e viceversa (al pari di tutti gli altri treni notturni circolanti sul territorio nazionale) è stata resa accessibile anche per i viaggi in date successive al cambio orario del 12 giugno 2011»;
in effetti, l'interrogante intendeva riferirsi all'impossibilità di prenotare vagoni letto (e non cuccette) dal momento che su quella tratta sono state soppresse le vetture letto,
si chiede di sapere se a giudizio del Ministro in indirizzo l'abitare in una regione del Mezzogiorno d'Italia possa essere ritenuta condizione necessaria e sufficiente perché la società Ferrovie dello Stato (FS) elimini la possibilità di accedere all'uso del vagone letto, diversamente da quanto accade per le altre regioni italiane, o se ormai sia dato per acquisito dall'amministratore delegato di FS un "federalismo ferroviario" in virtù del quale i servizi migliori sono garantiti solo per il Nord Italia.
(4-06372)
VITA, CARLONI, CERUTI, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, FIORONI, PERDUCA, PINOTTI, NEROZZI, STRADIOTTO, ANTEZZA, PASSONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il programma operativo nazionale "Ricerca e competitività" 2007-2013, adottato con decisione della Commissione europea C (2007) 6882 del 21 dicembre 2007, finanzia progetti nei campi della ricerca scientifica, dello sviluppo tecnologico, della competitività e dell'innovazione industriale nel periodo di programmazione 2007-2013;
nel piano della comunicazione del programma sono stati definiti una serie di strumenti informativi per assicurare la massima diffusione del programma e in particolare delle possibilità di finanziamento da esso offerte, attraverso risorse comunitarie (Fondo europeo di sviluppo regionale - FESR) e risorse nazionali;
considerato che in data 11 novembre 2011, in piena crisi del Governo Berlusconi, il Ministro dell'istruzione, università e ricerca ha decretato l'approvazione della graduatoria finale nonché, a fronte degli innumerevoli tagli, un incremento di 250 milioni di euro per la dotazione di risorse finanziarie dell'avviso pubblico con decreto direttoriale 254/Ric. del 18 maggio 2011 nell'ambito dell'Asse I del programma operativo nazionale (PON) - Ricerca e competitività,
si chiede di conoscere quali siano stati i criteri di valutazione dei singoli progetti e in che modo il Ministro in indirizzo intenda operare nello stanziamento dei fondi.
(4-06373)
VITA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
con la fusione fra Cinecittà Holding e Istituto Luce, nel maggio 2009 è stata creata Cinecittà Luce SpA interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze;
l'art. 14 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, avrebbe sancito la fine di Cinecittà nella sua parte pubblica;
con un'opera di demolizione di quello che è stato un luogo di intervento pubblico fondamentale per il cinema italiano degli ultimi 40 anni, Cinecittà Luce da società a capitale interamente statale è stata trasformata in una Srl con un capitale sociale di 15.000 euro, le missioni sono state ridotte alla sola valorizzazione dell'archivio dell'Istituto Luce, cui sono stati affidati i compiti di distribuzione opere prime e seconde e promozione del cinema italiano all'estero;
le nomine della nuova società sarebbero avvenute senza consultare nessuna delle associazioni culturali e professionali del cinema e senza tener conto delle professionalità e delle competenze, come la nomina alla presidenza di Rodrigo Cipriani, già amministratore delegato di Mediashopping, nonché presidente della società Buonitalia, formalmente costruita per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari;
a Governo dimissionario si è costituita formalmente la nuova società e con decreto ministeriale, repertorio n. 1785, il Ministro per i beni e le attività culturali pro tempore Galan ha anche predisposto le nomine per la commissione per la cinematografia, con riferimento alle sottocommissioni e relative sezioni;
le nomine risalgono ad ottobre 2011 ed hanno concluso il loro iter formale il 2 novembre, mentre la crisi politica era già evidente da diverse settimane,
si chiede di sapere:
se e quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di restituire autorevolezza ad un settore così delicato, valutando anche l'opportunità di revocare le nomine, che a giudizio dell'interrogante feriscono il mondo della cultura italiana;
quale sia l'intendimento del Governo circa il futuro dell'attuale gruppo dirigente e la mission di Cinecittà Luce.
(4-06374)
AMATO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha emesso l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell'Università degli Studi di Siena avvenuta nell'anno accademico 2010/2011. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati - componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale - il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;
tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il decreto del 4 novembre 2010 dell'allora Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - che il 24 febbraio 2011 fu ascoltato nella citata indagine come persona offesa - di nomina del Rettore, a sua volta ascoltato dalla Procura di Siena in data 22 novembre 2010 in qualità di persona informata sui fatti;
fu l'allora Ministro, all'atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell'esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell'università precisando che il provvedimento non intendeva quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendevano i risultati delle indagini in corso;
in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell'indagine sul cosiddetto buco dell'Università notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d'indagini nei confronti degli indagati - ex rettori, direttori amministrativi, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili - a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d'ufficio e peculato;
il 21 novembre 2011, in occasione dell'inaugurazione del 771° anno accademico dell'Ateneo senese il Rettore dell'Università di Siena, facendo esclusivo riferimento a quest'ultima indagine, ha annunciato che gli organi di governo avrebbero valutato, nel momento in cui la procedura giudiziaria lo consentirà, l'eventualità che l'Ateneo si costituisse parte civile nel dibattimento;
considerato che:
l'Università degli studi di Siena attraversa una delicata situazione economica che, secondo i dati del bilancio di previsione 2012, indica ancora un disavanzo di parte corrente pari a 22.389.000 euro, gravato da elevatissimi costi dovuti all'abnorme numero di personale dipendente e alla funzionalità di sedi distaccate (locate ad Arezzo e a Grosseto) assai dispendiose. Spese che non potranno essere ulteriormente bilanciate, come eccezionalmente avvenuto nel 2010, da entrate straordinarie dovute alla vendita di parte del patrimonio immobiliare universitario;
l'adozione di un'inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell'Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell'attuale Rettore - sulla cui elezione grava l'indagine giudiziaria in premessa - nonché del direttore amministrativo - che risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell'Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell'esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di direttore amministrativo dell'Università di Bologna;
ricordato altresì che la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante "Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario", introduce nuove modalità per l'elezione del Rettore,
si chiede di sapere:
se, nel dovuto rispetto dell'autonomia dell'Università di Siena - dato il particolare contesto attinente l'elezione del Rettore dell'Università di Siena e ricordate le recenti regole circa l'elezione dei Rettori universitari - il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare iniziative volte alla revoca dell'atto di nomina dell'attuale Rettore e all'indizione di nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell'ateneo;
se non ritenga opportuno che il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all'ateneo senese, non debba adoperarsi al fine di costituirsi anch'esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico-finanziario, sia da quelle riguardanti l'elezione dell'attuale Rettore dell'Università di Siena;
se infine risulti al Governo che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell'inchiesta sui presunti brogli in capo all'elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all'interno degli organi dell'Università di Siena; e, nel caso affermativo, quale sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.
(4-06375)
GIARETTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel rapporto tra il fisco ed il cittadino risulta essenziale l'applicazione di principi di lealtà e di proporzionalità, in modo tale che il pagamento del debito fiscale possa avvenire con la dovuta semplicità;
nonostante i progressi fatti si ripetono episodi che portano alla esasperazione del cittadino per la evidente mancanza di buon senso;
si cita l'ultimo episodio capitato ad un contribuente, che, ricevendo un avviso, si è recato presso l'ufficio postale per ritirare la raccomandata e si è accorto, dopo una fila di 50 minuti (anche la riorganizzazione delle Poste comporta un peggioramento del servizio per l'utente), che il documento non era ancora giacente, nonostante l'avviso dichiarasse il contrario. Dopo una seconda fila di 50 minuti è riuscito ad entrare in possesso della raccomandata e ha potuto constatare che si trattava di una richiesta della amministrazione fiscale per l'omesso pagamento di 6,10 euro;
è evidente che, in casi come questi, per la limitatezza della cifra, è esclusa a priori ogni volontà evasiva ed il costo della riscossione è enormemente superiore alla cifra che può essere recuperata;
non si ha quindi alcun vantaggio per l'amministrazione pubblica, mentre si ha un rilevante costo aggiuntivo per il cittadino,
l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per evitare il ripetersi di episodi di questa natura.
(4-06376)
VITA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'ordinamento giuridico contempla diverse norme finalizzate alla tutela del lavoratore, della famiglia e del portatore di handicap;
la legge n. 104 del 1992 detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona handicappata;
al lavoratore è consentito poter richiedere ed ottenere, laddove ve ne sia la disponibilità di posto, il trasferimento presso una sede di lavoro vicina al luogo di residenza al fine di assistere il familiare portatore di handicap;
in particolare, la citata legge, all'articolo 33, commi 3 e 5, predispone: «A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. (...) Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede;
considerato che la Corte costituzionale, con riferimento alla normativa de qua ne ha evidenziato (sentenza n. 325 del 29 luglio 1996), "l'ampia sfera di applicazione, diretta ad assicurare, in termini quanto più possibile soddisfacenti, la tutela dei portatori di handicap" e come essa incida "sul settore sanitario e assistenziale, sulla formazione professionale, sulle condizioni di lavoro, sull'integrazione scolastica; e in generale, detta misure che hanno il fine di superare, o di contribuire a far superare, i molteplici ostacoli che il disabile incontra quotidianamente nelle attività sociali e lavorative, e nell'esercizio di diritti costituzionalmente protetti (sentenza n. 406 del 1992). Essa (...) in generale, detta misure che hanno il fine di superare, o di contribuire a far superare, i molteplici ostacoli che il disabile incontra quotidianamente nelle attività sociali e lavorative, e nell'esercizio di diritti costituzionalmente protetti (sentenza n. 406 del 1992). La legge n. 104 può dunque considerarsi una prima, significativa risposta al pressante invito, rivolto da questa Corte al legislatore, di garantire la condizione giuridica del portatore di handicap, la cui tutela passa attraverso l'interrelazione e l'integrazione dei valori espressi dal disegno costituzionale (in tal senso v. la sentenza n. 215 del 1987)";
con precedente sentenza (n. 406 del 1992) la stessa Corte costituzionale aveva già chiarito come la legge n. 104 del 1992 rispondesse "ad un'esigenza profondamente avvertita, è diretta ad assicurare in un quadro globale ed organico la tutela del portatore di handicap: essa incide necessariamente in settori diversi, spaziando dalla ricerca scientifica ad interventi di tipo sanitario ed assistenziale, di inserimento nel campo della formazione professionale e nell'ambiente del lavoro, di integrazione scolastica, di eliminazione di barriere architettoniche e in genere di ostacoli all'esercizio di varie attività e di molteplici diritti costituzionalmente protetti. (...) Il suo complessivo disegno è fondato sulla esigenza di perseguire un evidente interesse nazionale, stringente ed infrazionabile, quale è quello di garantire in tutto il territorio nazionale un livello uniforme di realizzazione di diritti costituzionali fondamentali dei soggetti portatori di handicap: al perseguimento di simile interesse partecipano, con lo Stato, gli enti locali minori e le regioni, nel quadro dei principi posti dalla legge e secondo le modalità ed i limiti necessari ad assicurare l'effettivo soddisfacimento dell'interesse medesimo»;
in tale ottica è intervenuta più volte anche la Corte di cassazione, che, a Sezioni Unite, ha riconosciuto come al lavoratore che assiste con continuità ed in via esclusiva un portatore di handicap, "è assicurata una posizione di vantaggio ex art. 33, [che] si presenta come un vero e proprio diritto soggettivo di scelta da parte del familiare-lavoratore che presta assistenza con continuità a persone che sono ad esse legate da uno stretto vincolo di parentela o di affinità. La ratio di una siffatta posizione soggettiva va individuata nella tutela della salute psico-fisica del portatore di handicap nonché in un riconoscimento del valore della convivenza familiare come luogo naturale di solidarietà tra i suoi componenti" (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 7945/2008);
la finalità della legge è quindi quella di garantire "il pieno rispetto della dignità umana" e di "promuove[re] la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società; prevenire "e rimuove[re] le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali; persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata; predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata" (art. 1 della legge n. 104 del 1992);
il contratto collettivo nazionale decentrato (CCND) siglato il 31 maggio 2002, concernente la mobilità del personale delle Accademie e dei Conservatori di musica e degli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA) prevede limiti all'applicabilità della norma statale di rango primario, posta a tutela di diritti costituzionalmente garantiti;
in base al contratto collettivo menzionato, chi ha coniuge o figlio in stato di handicap ha diritto di precedenza nel trasferimento; chi, viceversa, ha altro parente entro il terzo grado nel medesimo stato ha semplicemente diritto a vedersi attribuito, una maggiorazione nel punteggio utile qualora richieda il trasferimento e sempre, comunque, purché convivente con il soggetto in stato di handicap;
il pieno diritto a ricevere assistenza non può essere limitato solo a colui che è coniuge o figlio, escludendo da tale pienezza del diritto il genitore che anzi, proprio per questioni anagrafiche, si presume che ancor più abbia bisogno di assistenza;
le suddette norme contrattuali sono palesemente discriminatorie e si pongono in netto contrasto con diversi, fondamentali principi costituzionali; non riconoscere in egual modo a tutti i cittadini portatori di handicap il diritto a poter essere assistito da un familiare e a quest'ultimo il diritto a poterla offrire è, infatti, fortemente discriminatorio ed incostituzionale;
in particolare, l'articolo 11 del menzionato CCND, nel distinguere e privilegiare colui che presta assistenza al figlio o al coniuge rispetto a colui che presta assistenza ad altro parente entro il terzo grado, si pone in aperto contrasto con gli artt. 3 e 31 della Costituzione, per i quali la tutela della famiglia, che si esplica attraverso una politica volta a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, non può prescindere dal riconoscere a tutti i suoi membri "pari dignità sociale" e pari uguaglianza "davanti alla legge", principi questi, peraltro, che hanno ispirato la legge n. 104 del 1992;
il CCND, inoltre, viola anche l'articolo 32 della Costituzione per il quale la tutela della salute -intesa nella duplice accezione psico-fisica - come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, non può essere garantita ad alcuni solo nell'ambito della cerchia familiare, tanto più se a porre vincoli, limitazioni e distinzioni tra i vari membri della stessa è una norma di contratto collettivo che si pone in aperto contrasto con una di fonte di rango primario;
la citata norma contrattuale si pone in aperto contrasto anche con l'art. 3 e l'art. 4 della Costituzione lì ove l'ausilio riconosciuto al lavoratore attraverso la rimozione di ostacoli che limitano l'effettività del diritto al lavoro, intesa anche come possibilità di svolgere al meglio la propria attività, viene riconosciuta e garantita, a parità di situazioni, in modo pieno ed effettivo solo ad alcuni soggetti,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in ordine alle disposizioni contenute nel CCND;
quali iniziative intenda adottare per sanare tale situazione al fine di poter garantire a tutti i soggetti in stato di handicap il diritto all'assistenza da parte di un familiare e a tutti i lavoratori la possibilità di offrire assistenza ad un familiare, nel pieno rispetto della dignità umana e dei diritti costituzionalmente garantiti.
(4-06377)
LANNUTTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la riforma delle pensioni, invece di andare sulla strada dell'equità, sembra avere aspetti molto negativi sui pensionati che hanno maturato diritti acquisiti dopo 40 anni di lavoro;
in un articolo pubblicato su "La Repubblica", il 24 novembre 2011, riassunto dal titolo: "Crescita e pensioni, la Fornero si presenta 'Riforma già fatta, serve equità sui sacrifici'". Il neoministro del Welfare illustra le linee guida dell'azione del Governo: «"Sulla previdenza cambiamento c'è stato, ma bisogna accelerare". Bersani entusiasta: "Primo intervento convincente su tutto". La riforma delle pensioni "è già stata largamente fatta, ma necessita di tempi più accelerati" di quelli previsti. Lo ha spiegato il ministro del Lavoro Elsa Fornero intervenendo all'assemblea della Confederazione nazionale dell'artigianato citando gli elementi di forza su cui può contare l'Italia per uscire dalla crisi. Altri punti sono poi il risparmio delle famiglie e l'imprenditoria. In occasione della sua prima uscita pubblica, il ministro ha voluto anche elencare i principi fondamentali "che rappresenteranno l'azione di questo governo e del mio ministero". Capisaldi che si chiamano "rigore finanziario, equità degli interventi e crescita". Secondo la Fornero, quando si parla di rigore non si intende "nella dimensione quantitativa, ma una diversa cultura del rapporto tra individui e spesa pubblica, un elemento su cui lavorare molto anche con un'azione educativa. Il rigore, quindi, deve essere associato a uno stile d'azione improntato sempre alla sobrietà". Per il ministro, inoltre, "i sacrifici devono essere calibrati alla capacità di singoli e gruppi di supportarli, perché non possono più essere i deboli a sopportare la parte peggiore dei sacrifici" mentre per quanto riguarda la crescita, "ci saranno stimoli che dovranno tendere alla rimozione all'attenuazione di tutti quei lacci e lacciuoli che hanno mortificato crescita e opportunità di questo paese", ha concluso. La Fornero ha parlato poi degli incidenti sul lavoro. "La sicurezza deve rimanere e resterà centrale nell'azione del governo, è un mio impegno", ha detto. Ricordando l'elevato numero di vittime sul lavoro, in particolare le sette di ieri, il ministro ha ribadito che "numeri di questo tipo impongono uno sforzo collettivo di reazione e impongono di affrontare e risolvere nodi che sono incompatibili con la dignità umana". Un'uscita pubblica che ha pienamente convinto Pierluigi Bersani. "Il primo intervento della ministra è stato veramente notevole sia nel merito sia nei toni", ha commentato il segretario del Pd a margine dei lavori dell'assemblea della Cna»;
considerato che:
in un lancio di agenzia del 30 novembre 2001, la Cgil, il maggior sindacato dei lavoratori, considera "inaccettabili" le ipotesi circolate sugli interventi che il Governo sta mettendo a punto in materia di pensioni. «"Senza interventi sulla crescita e senza una vera svolta sull'equità - dice il segretario confederale Vera Lamonica - il Paese non esce dalla condizione difficile che si è determinata. Il ventilato blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell'equità perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d'acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi". "Se sono vere le anticipazioni - dice ancora Vera Lamonica - l'approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive". La Cgil conferma la sua netta opposizione a cancellare il tetto dei 40 anni, peraltro già oltre 41 con la finestra mobile, e a ulteriori anticipazioni dell'innalzamento dell'età per le donne del settore privato. Il sindacato chiede di affrontare i privilegi e le disparità che "non sono legati al lavoro dipendente e vanno affrontati sul serio" a partire dalla parificazione delle aliquote tra dipendenti e autonomi. Infine la Cgil chiede che in materia previdenziale ci sia un confronto e, auspica Lamonica, " il consenso, delle parti sociali". "Se le misure alla fine fossero davvero quelle che oggi sono sulle prime pagine - conclude - non saremmo neanche di fronte a ipotesi di riforma ma a puri e semplici interventi di cassa, senza alcun profilo di discontinuità rispetto a quanto avvenuto nel recente passato»;
un articolo de "Il Sole 24 ore" del 4 dicembre 2011 riferisce che: «Nel provvedimento approvato dal consiglio dei ministri è prevista la cancellazione del meccanismo delle "finestre mobili", operativo dal gennaio scorso (12 mesi dalla maturazione dei requisiti per ricevere l'assegno, se si è dipendenti; 18 se si è autonomi). Le donne andranno in pensione di vecchiaia nel 2018 a 66 anni (65 oltre i 12 mesi di finestra, che saranno assorbiti). "Lo Stato non ci dice quando dobbiamo sposarci", ha detto il ministro Fornero. "Introduciamo flessibilità nell'uscita, tenendo conto che l'Europa ci chiede di innalzare l'età del ritiro". La fascia di flessibilità per l'età pensionabile delle donne sarà tra i 63 e i 70 anni, con un sistema di incentivi e disincentivi. Quanto invece agli uomini, l'età di 66 anni per la pensione di vecchiaia è prevista da subito. Addio anche ai 40 anni di contribuzione per l'uscita. Scatta infatti la pensione di anzianità a qualsiasi età a 42 anni + 1 mese di contributi per gli uomini e 41 anni + un mese per le donne. Contributivo per tutti Arriva l'estensione del metodo di calcolo contributivo pro rata per tutti. Infine, il ministro Fornero ha parlato di un aumento delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi, anche se non ha fornito indicazioni su quanto varrà questo incremento. Ci sarà "un sacrificio" per l'indicizzazione dell'inflazione a partire dal 2012, però "salvando le pensioni minime" e - ha precisato il presidente Monti, affiancando il ministro Fornero commossa e sopraffatto per qualche istante dalla tensione - grazie al prelievo sui capitali scudati sarà in salvo anche la rivalutazione delle pensioni pari al doppio del minimo»,
si chiede di sapere:
se a giudizio del Ministro in indirizzo la riforma, con il blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni in essere, non sia esattamente il contrario dell'equità perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d'acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi;
se la cancellazione del tetto dei 40 anni, che già arriva ad oltre 41 con la finestra mobile, con ulteriori anticipazioni dell'innalzamento dell'età per le donne del settore privato, non costituisca una fortissima iniquità per i lavoratori che si aspettano vengano affrontati i privilegi e le disparità che non sono legati al lavoro dipendente e vanno affrontati a partire dalla parificazione delle aliquote tra dipendenti e autonomi;
se, nella riforma, non sarebbe opportuno prevedere l'unificazione della casse autonome di previdenza, dall'Enpam, all'Enasarco, dai geometri ai ragionieri e commercialisti, come quelle degli ingegneri, giornalisti, veterinari, e di altre categorie conferendo gli attivi ad un Fondo autonomo gestito dai Dicasteri dell'economia e del lavoro, con la soppressione di ben 22 costosi consigli di amministrazione, collegi sindacali ed organi sociali, con evidenti economie di scala;
se il Governo, a giudizio dell'interrogante pronto a cancellare i diritti acquisiti dei lavoratori, non debba mostrare analoga sensibilità nei riguardi degli evasori e dei riciclatori di denaro, graziati da uno scudo fiscale criminale, vero e proprio riciclaggio di Stato, imponendo una patrimoniale del 20 per cento sui 105 miliardi di capitali rientrati con l'aliquota del 5 per cento, e non debba dare prova di un senso di equità chiamando le banche e altri intermediari che hanno consentito il rientro di fungere da sostituti di imposta, reperendo ben 21 miliardi di euro.
(4-06378)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il 1° dicembre 2011 Pier Francesco Guarguaglini ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio di amministrazione di Finmeccanica dopo nove anni al vertice della prima azienda del settore della difesa italiana;
su un articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 2 dicembre 2011 si legge: «Chi credeva di avere ormai visto tutto nella vicenda della Finmeccanica, ieri sera si è dovuto ricredere. Il modo in cui il governo, azionista di controllo del gruppo industriale, ha congedato il presidente indagato Pier Francesco Guarguaglini si può ben definire surreale. Come dimostra il comunicato di commiato al presidente uscente emesso al termine del consiglio d'amministrazione. Val la pena di leggerlo integralmente: "I più sentiti ringraziamenti per l'altissima professionalità e il proficuo impegno che hanno consentito la crescita e l'affermazione del gruppo nei mercati mondiali". Il tutto in una busta con un assegno da 5,5 milioni di euro, pari a circa 220 anni di stipendio di un impiegato della Finmeccanica. Complimenti, ma allora perché l'hanno cacciato? Per chi si fosse perso qualche puntata, un breve riassunto. Il 73 enne Guarguaglini, indagato per false fatturazioni nell'inchiesta Enav-Finmeccanica, è il marito di Marina Grossi, amministratore delegato della Selex Sistemi Integrati, la controllata di Finmeccanica considerata dai magistrati inquirenti l'epicentro di un sistema di tangenti ramificato come una metastasi. La Grossi è indagata per corruzione, e resiste saldamente al suo posto. Il braccio destro di Guarguaglini, Lorenzo Borgogni, al suo fianco lungo tutta la carriera da industriale delle armi che ha visto il manager toscano passare dalla guida della Oto-Melara a quella della Fincantieri fino alla Finmeccanica, è indagato pure lui. Ha raccontato ai magistrati di aver intascato 5,6 milioni di euro da ditte fornitrici del gruppo, ma sostiene che non si trattava di tangenti ma di consulenze "di natura privatistica". Adesso sta raccontando agli inquirenti che la Finmeccanica, come l'ha vista lui da un punto di osservazione privilegiato lungo i nove anni della gestione Guarguaglini, soccombe da anni agli appetiti di politici di ogni colore. Insomma, la Finmeccanica, come la raccontano i protagonisti, sembra essersi trasformata da gioiello della tecnologia made in Italy a fogna della corruzione. Ciò che ha spinto il premier Mario Monti, domenica 20 novembre, a emettere una nota con cui si chiedevano in modo implicito ma chiaro le dimissioni di Guarguaglini, il presidente che ha sempre negato ogni coinvolgimento nel malaffare senza poter però smentire di essere quantomeno distratto. E così sono trascorsi dieci giorni di braccio di ferro. Guarguaglini, perso l'onore, ha pensato bene di salvare almeno la cassa. E si è rifiutato di dimettersi per non perdere la sontuosa liquidazione che gli spettava di diritto per la risoluzione anticipata del contratto. Il governo avrebbe potuto cacciarlo senza dargli una lira invocando la giusta causa, ma Monti ha scelto la linea sobria. Ha trattato, facendo scendere le pretese dell'esperto manager dai 12-15 milioni di partenza a più modesti 5,5 milioni lordi. Per la precisione 4 milioni sono l'indennità compensativa per la risoluzione anticipata del rapporto, e 1, 5 per un patto di non concorrenza della validità di un anno. Tecnicamente Guarguaglini non si è dimesso, ma ha aperto una trattativa del tipo "quanto mi date se mi dimetto?". Uno spettacolo edificante per i 74 mila dipendenti del gruppo che adesso temono per il proprio posto di lavoro. Monti ha scelto di dare per ora piena fiducia all'amministratore delegato Giuseppe Orsi, che Guarguaglini voleva fortissimamente trascinare con sé nella disgrazia. Ma Orsi da oggi è anche presidente e ha i pieni poteri. Non è ancora chiaro se si tratti di una soluzione transitoria o se il governo ha deciso di scommettere sull'uomo che, secondo la protesta di Antonio Di Pietro, "è il massimo della rappresentazione spartitoria dei partiti nelle aziende pubbliche". Orsi è salito al vertice sei mesi fa su indicazione della Lega Nord, che oggi è all'opposizione. Fin dall'inizio è entrato in rotta di collisione con Guarguaglini imponendo con i conti trimestrali di fine settembre l'esposizione di pesantissime perdite causate dalla gestione operativa del presidente. Il suo programma è noto: ridimensionare Finmeccanica avviando verso la cessione la Ansaldo-Breda (treni), la Ansaldo Sts (segnalamento ferroviario), alcuni pezzi dell'americana Drs e l'Ansaldo Energia. Cura dimagrante per concentrarsi nei due settori chiave: aeronautica e "sistemi di difesa", l'eufemismo per dire armi. Finmeccanica a pezzi e posti di lavoro in pericolo. Un ringraziamento a Guarguaglini ci stava proprio bene. Forse quel comunicato era un saggio della rinomata ironia sottile del professor Monti»;
anche l'incarico di Marina Grossi alla Selex è sempre più in bilico visto che anche lei è indagata per corruzione e false fatturazioni nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti corrotti all'Enav. Giuseppe Orsi avrebbe già chiesto le sue dimissioni,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che, in un momento come quello che sta vivendo il Paese di profonda crisi economica per cui si interviene sulle pensioni e si chiedono tagli e sacrifici a tutta la popolazione, sia alquanto scandaloso che l'ex presidente Guarguaglini venga premiato con una liquidazione di oltre 5 milioni di euro per aver portato quasi al disastro l'azienda che ha guidato ed essere coinvolto in inchieste giudiziarie che gettano ombre sempre più pesanti sulla legalità e sulla correttezza del suo operato;
quali siano i motivi per cui si ritiene di riconoscere un premio, come è già successo molte altre volte, senza riservarsi di valutare se l'intervento ha svolto il suo compito con competenza e diligenza, e se non si intenda vigilare perché nelle riservate sale aziendali i consiglieri d'amministrazione e i sindaci facciano il loro mestiere non assecondando giochi di potere;
quali opportune iniziative di competenza intenda assumere affinché i manager siano sottoposti ad azioni di responsabilità quando si adoperano per portare le aziende in alto nelle cronache giudiziarie e in basso nelle classifiche finanziarie coinvolgendole in scandali, come nel caso di quelli in Finmeccanica, che oltre a Pier Francesco Guarguaglini hanno avuto come protagonista anche la moglie Marina, amministratore delegato della controllata Selex sistemi integrati, invece di essere ricompensati con superliquidazioni.
(4-06379)