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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 641 del 05/12/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

641a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

LUNEDÌ 5 DICEMBRE 2011

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Presidenza del presidente SCHIFANI

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 18,09.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 30 novembre.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sui provvedimenti urgenti di politica economica e conseguente discussione

MONTI, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze. Consapevole della limitatezza temporale del proprio mandato, il Governo intende agire con urgenza e determinazione per affrontare la gravità della crisi in cui versa il Paese, che mette a rischio quanto faticosamente costruito in 60 anni di storia repubblicana e richiede interventi dolorosi, aventi però in nuce forti potenzialità di crescita e sviluppo per le future generazioni. Ciò è però possibile solo all'interno dell'Europa e del sistema della moneta unica europea, al di fuori dei quali si prospetterebbe un futuro di povertà, stagnazione e crollo dei redditi. Conscia che al proprio destino è strettamente intrecciato quello dell'euro e che la crisi dell'Unione monetaria avrebbe effetti destabilizzanti sull'intera economia mondiale, l'Italia, con la sua vasta ricchezza intellettuale e imprenditoriale, compressa finora dalla scarsa produttività, deve recuperare la dignità ed il vigore propri di un Paese fondatore della Comunità europea. E' indispensabile quindi che ognuno cooperi all'azione che il Governo è stato chiamato a porre in essere. Il decreto varato ieri in Consiglio dei ministri, che è già stato definito "salva Italia", è improntato a dare attuazione a principi di rigore, equità e sviluppo ed a garantire il raggiungimento dell'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2013. L'esigenza della riduzione del debito pubblico ha richiesto nuovi interventi varati, sia sul fronte delle entrate che su quello della riduzione delle spese, all'insegna dell'equità. Il principio che permea l'intero decreto è quello di incidere non sui fattori produttivi ma sulla rendita ed il patrimonio (da ciò anche il prelievo aggiuntivo sui capitali rientrati con lo scudo fiscale), mentre l'azione di riduzione dei costi di funzionamento della pubblica amministrazione prende per il momento avvio con lo snellimento delle strutture amministrative provinciali. È d'obbligo che, a fronte di una richiesta ai cittadini di sostenere pesanti sacrifici, qualsiasi intervento volto a ridurre i cosiddetti costi della politica sia comunque improntato ai criteri della trasparenza e della ragionevolezza, applicati da subito dagli stessi membri del Governo che, se dipendenti pubblici, hanno rinunciato alla propria indennità di funzione. Forti risparmi di spesa saranno ottenuti da quella che nell'intero pacchetto si presenta come la principale riforma strutturale di lungo periodo, quella che investe il sistema pensionistico, ancora mancante della costola del pacchetto lavoro che sarà oggetto di confronto e di negoziazione con le parti sociali. La revisione operata rende più equo il trattamento pensionistico, al momento nettamente squilibrato a danno dei giovani: si procede ad una accelerazione dell'equiparazione dell'età di pensionamento tra uomini e donne e si estende a tutti sin dal 1° gennaio 2012 il sistema contributivo; risparmi saranno conseguiti anche dal blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni, facendo salvi i trattamenti previdenziali fino al doppio di quelli minimi. Perché l'azione abbia effetti concreti e duraturi, non si può prescindere da interventi volti a favorire crescita e sviluppo; a questo scopo è improntata una serie di misure non solo dirette a combattere strutturalmente l'evasione fiscale, quanto anche a creare una fiscalità premiale per le imprese, anche al fine di incentivare gli investimenti e l'emersione e la creazione di posti di lavoro. Occorre recuperare e sostenere la competitività delle piccole e medie imprese e dare nuovo impulso allo sviluppo infrastrutturale del Paese; ciò è possibile attraverso gli interventi ordinamentali contenuti nel decreto volti a sbloccare una serie di opere già cantierabili e ad avviarne di nuove. Una spinta al riavvio del motore economico è rappresentata anche dalle misure a favore della concorrenza e per le liberalizzazioni. Se sostenuto da tutte le forze politiche, con le quali è riuscito a condurre finora un confronto serio e costruttivo, il Governo saprà nuovamente guadagnare all'Italia la credibilità che per fattori oggettivi aveva perso e farle riconquistare autorevolezza nel consesso europeo ed internazionale. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, e dei senatori Pardi, Caforio, Colombo e Astore).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). In una situazione di grave e straordinaria emergenza come quella attuale, il Governo ha agito con serietà e tempestività, legittimato ad operare in tal senso dallo stesso Parlamento. Nell'ambito di quelli che avrebbero dovuto essere i pilastri di questa manovra, il rigore è sicuramente presente, mentre insufficienti appaiono le misure volte a garantire l'equità e a favorire la crescita economica. Sarebbe stato auspicabile un maggiore impegno nello studio di forme di tassazione dei grandi patrimoni e nell'elaborazione di misure per il contrasto all'evasione fiscale, mentre insufficiente appare la previsione di un prelievo aggiuntivo dell'1,5 per cento sui capitali che rientrati grazie allo scudo fiscale. Solo l'equità è in grado di garantire quella coesione sociale e territoriale necessaria per consentire al Paese di superare l'attuale difficile congiuntura, soprattutto per quanto riguarda le aree più deboli e svantaggiate. Il Mezzogiorno sta infatti attraversando una crisi industriale ed occupazionale ancor più grave rispetto al resto del Paese, con pesanti ripercussioni sulla sua economia. Il provvedimento varato dal Governo, pur contenendo alcune misure a favore delle imprese meridionali, avrebbe potuto e dovuto fare di più su questo fronte, prevedendo ad esempio l'impiego del credito di imposta e rilanciando gli investimenti per la realizzazione delle infrastrutture strategiche. Il ponte sullo Stretto di Messina, da questo punto di vista, potrebbe rappresentare un importante volano per l'economia meridionale. (Applausi del senatore Galioto).

BONINO (PD). Il cattivo funzionamento del sistema della giustizia civile e penale, con le sue pesanti ricadute sia a livello economico che umano, è una delle cause della crisi che il Paese sta attraversando. È auspicabile pertanto che il Governo ponga al centro della sua azione una riforma di tale settore, cominciando dall'adozione di un provvedimento di amnistia. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Serra).

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). È necessario che il Paese sia consapevole della crisi epocale che sta attraversando e sappia dare prova di coesione e capacità di fornire risposte all'altezza delle sfide. La manovra illustrata dal Presidente del Consiglio interviene in modo particolarmente incisivo sul sistema pensionistico, attraverso un intervento strutturale in linea con le impostazioni seguite dal precedente Governo; sarebbe tuttavia opportuno rivedere la norma relativa alla deindicizzazione delle pensioni, al fine di migliorare l'equità e l'impatto sociale della manovra. Appare inoltre sbagliata la scelta di non inserire la riforma delle pensioni all'interno di una riforma complessiva del welfare, a cominciare dal sistema degli ammortizzatori sociali, che il precedente Esecutivo ha giustamente esteso ai lavoratori delle piccole imprese. Sarebbe inoltre auspicabile il rilancio di un grande piano di interventi e di investimenti infrastrutturali e l'adozione di misure più incisive per sostenere la crescita e ridurre il debito pubblico. Il Presidente del Consiglio prenda infine coscienza del fatto che quello da lui guidato è un Governo politico ed abbia il coraggio di ribadire, soprattutto in sede europea, il primato della politica rispetto alla burocrazia. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e LNP).

BELISARIO (IdV). L'Italia dei Valori è consapevole del lavoro svolto dal Governo in una congiuntura economico-finanziaria molto difficile, dovuta anche all'inerzia del precedente Esecutivo; la manovra varata ieri contiene misure complicate ed impopolari, ma è stata dettata, per quanto riguarda i tempi e i numeri, dalle contingenze. Non vi è dubbio sul fatto che essa sia improntata al rigore, mentre del tutto insufficienti ed insoddisfacenti appaiono le misure a favore dell'equità e dello sviluppo. Ci si sarebbe aspettati che si chiedessero maggiori sacrifici ai ceti più abbienti e a coloro che finora non hanno pagato le conseguenze della crisi, risparmiando coloro che già hanno dato il loro contributo. Le misure contenute nella manovra vanno invece in senso contrario: se da un lato si blocca la rivalutazione delle pensioni, dall'altro si tassano troppo poco i capitali che rientrano grazie allo scudo fiscale, si prevede una soglia ancora troppo alta per la tracciabilità dei pagamenti, non si fa abbastanza sul fronte della lotta alla corruzione e della riduzione dei costi della politica, non si applicano adeguati tagli alle spese militari e non si prevede lo svolgimento di una vera asta per l'assegnazione delle frequenze televisive. È necessario pertanto modificare la manovra appena varata, sebbene la prima reazione dei mercati sia stata positiva, ed è necessario farlo alla luce del sole, rivalutando il ruolo e la centralità istituzionale del Parlamento e senza porre la questione di fiducia; in caso contrario, l'Italia dei Valori potrebbe prendere le distanze dall'Esecutivo. (Applausi dal Gruppo IdV).

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Il Gruppo Per il Terzo Polo: ApI-FLI rinnova la fiducia al Governo all'indomani di decisioni dure e impopolari, nella consapevolezza che l'estrema difficoltà della situazione economica internazionale va affrontata con spirito unitario e puntando alla coesione del Paese. Il Gruppo intende inoltre contribuire ad assicurare al Governo una maggioranza politica e parlamentare che lo sostenga nello sforzo di ridisegnare il futuro del Paese; un compito, quest'ultimo, che non può essere svolto in poche settimane. Nell'immediato si chiedevano, infatti, al Governo provvedimenti concreti e strutturali in grado di ridare credibilità all'Italia. È fondamentale ridurre il debito pubblico, per questo è positivo che l'Esecutivo abbia intrapreso un cammino per il rafforzamento dell'avanzo primario; allo stesso tempo, però, va sostenuta la crescita economica attraverso misure innovative che si pongano in discontinuità col passato, ad esempio agendo sul fronte della green economy. Occorrono interventi più incisivi contro l'evasione fiscale, da perseguire attraverso un'azione costante e continuativa; bisogna ridurre i finanziamenti a fondo perduto e orientare risorse al sostegno dell'espansione economica e del lavoro; occorre inoltre ridurre i costi della politica. Nel mondo attraversato dalla crisi economica bisogna salvare l'Italia e l'Europa; anzi il Presidente del Consiglio, con il prestigio e il sostegno parlamentare di cui gode, dovrebbe farsi portavoce di un nuovo trattato per l'unione economica del Continente. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo: ApI-FLI, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e PD).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). L'informativa resa dal Presidente del Consiglio è un atto di responsabile collaborazione con il Parlamento di cui va dato atto al Governo. Poiché l'Italia rischia di non riuscire a superare la crisi e di non poter più sostenere il peso del proprio debito, l'Esecutivo è chiamato ad adottare in poco tempo i provvedimenti di cui il Paese ha bisogno per uscire dall'emergenza e ricominciare ad essere leader in Europa. La manovra presentata dal Governo è dunque l'unica possibile: essa introduce riforme strutturali destinate a garantire stabilmente il pareggio di bilancio, a ridurre il debito pubblico e a costruire un sistema previdenziale e un mercato del lavoro più giusti per i giovani e per le donne; apre la strada a quelle riforme del mercato e del fisco, indispensabili per fare ripartire l'economia e chiede alla politica di fare gli stessi sacrifici imposti ai cittadini. Il Gruppo UDC-SVP-Autonomie sosterrà il Governo in questo sforzo con la convinzione che anche gli italiani lo faranno, consapevoli che esso sta agendo per il bene comune. Poiché la manovra potrà salvare l'Italia dalla crisi, tutte le forze politiche hanno il dovere di sostenerla in Parlamento consentendone una rapida approvazione e anteponendo il bene del Paese ai propri tornaconti elettoralistici. È dunque opportuno che i Gruppi della maggioranza istituiscano un tavolo comune per sostenere e migliorare il lavoro del Governo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo: ApI-FLI e PD. Congratulazioni).

CASTELLI (LNP). Ci sono dubbi sul fatto che la manovra economica, le cui disposizioni continuano a colpire principalmente i cittadini del Nord, riesca a salvare l'Italia. Essa è infatti inadeguata perché non affronta i veri problemi del Paese, ovvero gli sprechi colossali di risorse pubbliche perpetrati in vaste aree del Paese, che la Padania non può più continuare a sostenere con trasferimenti di risorse. La Lega Nord vigilerà affinché il Governo consegua la piena attuazione del federalismo fiscale che, introducendo i costi standard e responsabilizzando gli enti locali, è uno strumento efficace per aggredire gli sprechi. Il Nord soffre per un'acuta mancanza di lavoro determinata dalla globalizzazione e dalla supervalutazione dell'euro, che rende difficoltosa la competizione delle imprese sui mercati internazionali. La crescita economica deve esser trainata dal settore manifatturiero che oggi è in forte difficoltà; in questo senso ci si interroga sul ruolo che potranno avere le liberalizzazioni, quando invece più utili sarebbero ragionevoli barriere all'ingresso di prodotti sui quali le imprese italiane non riescono a reggere la concorrenza avendo costi di produzione molto maggiori dei competitori. Il Governo non ha dato risposte neanche su un altro grave problema che colpisce soprattutto gli artigiani e le piccole e medie imprese, ovvero la contrazione del credito da parte delle banche. La Lega Nord non sosterrà la manovra economica, che si configura come un provvedimento iniquo, poiché continua a reperire risorse nel modo più semplice, colpendo i cittadini onesti che già pagano le imposte e ritardando l'accesso al pensionamento anche per coloro i quali svolgono da 40 anni lavori usuranti come gli operai che lavorano alle catene di montaggio. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD).

FINOCCHIARO (PD). L'informativa del Presidente del Consiglio sui contenuti della manovra prima della presentazione del decreto-legge è un fatto inedito, che dà il segno dell'emergenza economica e della eccezionalità istituzionale del Governo in carica. Nel confermare il mandato fiduciario, il PD chiede che le relazioni con l'Esecutivo siano improntate a trasparenza e lealtà al fine di conferire maggiore autorevolezza alle decisioni. Pur condividendo l'analisi della situazione del Paese, che è sull'orlo del baratro, e pur non ignorando il positivo effetto sui mercati finanziari del decreto-legge adottato dal Consiglio dei ministri, che ha recepito parte delle proposte avanzate dal PD; il Gruppo vorrebbe una manovra più equa sul fronte della riforma delle pensioni, dell'adeguamento all'inflazione, dell'esenzione dell'imposta sulla casa per i redditi bassi, e una manovra più coraggiosa sul versante della lotta all'evasione fiscale, della tassazione dei grandi patrimoni, dell'asta sulle frequenze e delle dismissioni dei beni pubblici. Chiede che il Governo mantenga anche nel corso dell'esame del provvedimento nelle Commissioni adeguata attenzione alle proposte del Partito Democratico che, per il suo radicamento sociale e la sua forza politica, è strumento essenziale per garantire la comprensione e l'adesione di milioni cittadini allo sforzo che il Governo sta loro chiedendo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi, Peterlini e Rutelli).

GASPARRI (PdL). La crisi italiana si inquadra in una più ampia crisi europea e internazionale. I problemi italiani non derivano esclusivamente dal debito sovrano, peraltro esploso negli anni del consociativismo politico: basti pensare che anche il debito pubblico della Germania ha raggiunto il 100 per cento del PIL, che il sistema economico-finanziario statunitense manifesta ancora squilibri, dopo la crisi finanziaria che ha scatenato quella internazionale, e che le stesse autorità cinesi sono seriamente preoccupate del livello del debito dei Paesi occidentali. La costruzione europea poggia su fondamenta fragili: ha svuotato la sovranità popolare e ha istituito una moneta comune senza conferire poteri di intervento adeguati alla Banca centrale. Per essere salvata l'Europa deve essere rifondata: i Capi di Governo tedesco e francese hanno annunciato un nuovo trattato europeo, alla cui stesura l'Italia dovrà partecipare a pieno titolo con proposte di riforma della BCE e di democratizzazione dell'Unione. La manovra economica del Presidente del Consiglio si pone in continuità con la politica di rigore del precedente Governo. Il PdL apprezza il mancato innalzamento delle aliquote IRPEF, ma chiede modifiche sulla tassa sulla casa e sui due scaloni della riforma previdenziale. Auspicando più coraggio sul fronte del mercato del lavoro, il Gruppo sosterrà il programma per le infrastrutture e vigilerà sulla tutela delle professioni. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Viespoli. Congratulazioni).

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 6 dicembre.

La seduta termina alle ore 19,51.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 18,09).

Si dia lettura del processo verbale.

MONGIELLO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 30 novembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sui provvedimenti urgenti di politica economica e conseguente discussione (ore 18,12)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sui provvedimenti urgenti di politica economica».

È in corso la diretta televisiva con la RAI.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze, senatore Mario Monti.

MONTI, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento desidero esprimere un vivissimo, sentito ringraziamento a lei, signor Presidente del Senato, che mi ha particolarmente assistito, aiutato e guidato nella mia fase delicata di introduzione alla vita, stavo per dire politica, ma naturalmente intendo alla vita tecnica che sono stato chiamato a condurre in Parlamento. Con lei desidero ringraziare le sue strutture, a cominciare dal Segretario generale, che mi hanno supportato in tutti i modi in questa fase.

Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo è consapevole di aver ricevuto, dal Capo dello Stato e dalla fiducia del Parlamento, un mandato limitato nel tempo per far fronte a una situazione estremamente grave. Il Governo ritiene, pertanto, di dovere intervenire con urgenza e determinazione. Al tempo stesso, siamo convinti che, al fine di affrontare un'emergenza finanziaria che ha portata europea e internazionale e che mette a rischio il benessere conquistato in sessant'anni, attraverso gli sforzi e i sacrifici compiuti da quattro generazioni di italiani, sia necessario operare impegnando tutte le energie per disegnare e attuare una strategia organica di riforma strutturale su tutti i punti che frenano il nostro futuro.

Gli interventi, anche dolorosi, deliberati ieri dal Consiglio dei ministri e trasmessi alla valutazione del Parlamento, contengono in sé i semi di un'azione che mira a disegnare l'Italia dei nostri figli, un'Italia seria, europea, saldamente ancorata ai valori del lavoro e del risparmio, ma finalmente capace di esprimere una crescita duratura.

Questo è uno di quei momenti storici nei quali il dovere di tutti è di essere fedeli all'Italia e di pensare, in ogni istante e in ogni comportamento, alla salvezza di questa grande Nazione, che attraversa un momento molto critico. Sappiamo bene quanto siano acuti i sacrifici che il Governo chiede, oggi, a tutti i gruppi sociali e a tutte le componenti del Paese. Dobbiamo sapere tutti che non fare questi sacrifici significherebbe farne di ben più gravi tra poche settimane, forse tra pochi giorni, e mettere a rischio la ricchezza e il benessere accumulati. Inoltre, la stabilizzazione della nostra economia e del nostro sistema finanziario e produttivo rappresenta un contributo decisivo al superamento di una crisi europea che ha più volte, in questi mesi, sfiorato la natura di crisi sistemica.

È bene, dunque, avere presente anche questo: al di fuori dell'euro e della casa comune costruita nell'Unione europea ci sono il baratro della povertà e della stagnazione, il crollo dei redditi e del potere d'acquisto, il prosciugamento delle fonti del credito, l'isolamento e, soprattutto, l'assenza di futuro per il Paese e per le giovani generazioni. Non esiste alternativa.

I sacrifici di oggi ci danno la speranza di poter costruire, nei prossimi mesi, le basi per una fase di crescita. Ci consentono di sbloccare le strozzature di un Paese ricco che, però, cresce troppo poco (è stagnante, è statico) e non riesce a produrre un reddito proporzionato alle proprie risorse morali ed economiche.

Gli interventi che proponiamo alla Nazione mirano a riportare l'Italia nella dignità di uno dei Paesi fondatori della Comunità europea, un Paese che ha costruito con le sue mani, con i suoi lavoratori, con i suoi imprenditori, con le sue famiglie, la ricchezza e la capacità produttiva che lo collocano tra le potenze industriali del mondo. È lì che intendiamo rimanere con orgoglio e con credibilità.

Lo sforzo che si richiede al Paese è urgentissimo. Soltanto creando nuovamente un robusto avanzo primario nel bilancio pubblico - avanzo primario adeguato al peso del nostro debito pubblico, che noi italiani, e non altri, abbiamo fabbricato - e rispettando scrupolosamente gli impegni assunti a livello europeo, è possibile ritornare all'investimento e alla creazione di posti di lavoro. Ma sappiamo bene che questo sforzo non sarà sufficiente se ciascuno di noi, se ciascun cittadino, non cercherà di cooperare alla salvezza dell'Italia anche nei suoi comportamenti individuali.

Noi guardiano con fiducia ai nostri titoli di Stato: rappresentano una ricchezza reale imponente. Hanno oggi rendimenti eccessivamente alti, che noi speriamo scendano presto sul mercato. Senza attribuire alcun valore particolare a quell'indicatore che chiamiamo spread, e che ormai tutti conoscono, il mercato, oggi, attraverso questo indicatore, che è pur sempre importante, ci ha confortato come prima valutazione della nostra risoluta azione di ieri. Noi siamo sicuri, ma non tutti sono sicuri nel mondo di quello che sto per dire: l'Italia non fallirà. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e IdV). Vi parla uno che ha speso parte della sua vita a cercare di assicurare l'assenza di protezionismi e di preferenze tra Paesi. Ma in questo momento, in quest'Aula, mi sento tranquillamente di dirvi: pensiamo anche, in queste settimane che precedono le festività natalizie, che quando si acquista un bene, un manufatto prodotto in Italia, non solo si sceglie la qualità delle conoscenze e delle esperienze che in esso sono racchiuse, ma si contribuisce anche a tenere in vita aziende e a sostenere posti di lavoro sul nostro territorio in un momento delicato. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

Il pacchetto di interventi prevede sacrifici, ma anche azioni a sostegno delle imprese, sia in termini di riduzione del costo del lavoro, sia in termini di fiscalità premiale per le imprese che raccolgono capitale. Contiene inoltre misure di liberalizzazione nell'interesse dei consumatori e per favorire la concorrenza. E vogliamo creare anche le basi per ulteriori azioni (e già alcune sono qui presenti) a sostegno della famiglia.

C'è poi la lotta all'evasione: è una priorità del Governo, volta ad eliminare alla radice la possibilità stessa dell'evasione fiscale. È implicita la scelta di escludere la possibilità di fare ricorso a condoni che riducano la base imponibile futura, in cambio di un gettito una tantum, spesso, del resto, inferiore al dovuto. Al contrario, si è avviata la definizione di meccanismi sistematici che allarghino la base imponibile in settori chiave, per esempio quello delle imprese individuali, artigiane e delle piccolissime imprese, per le quali verrà creata una fiscalità non punitiva, un regime opzionale.

La filosofia complessiva degli interventi è ispirata a tre principi che mi avete già sentito enunciare in quest'Aula: il rigore, l'equità e lo sviluppo. Naturalmente c'è un forte legame tra queste direttrici: non c'è crescita, né benessere senza una finanza pubblica sana e sostenibile, senza equità, senza un comune sentire e una partecipazione allo sforzo necessario per uscire da questa grave crisi. E il rigore, che spesso ci piace più proclamare che praticare, e che impone sacrifici al Paese e a ciascuno di noi, rappresenta il presupposto essenziale per l'equità e al tempo stesso il volano per lo sviluppo.

Le vicende di questi ultimi mesi testimoniano più che mai che il destino del nostro Paese e quello dell'Europa sono strettamente intrecciati. La crisi della zona euro accresce la vulnerabilità dell'Italia e indebolisce l'ancoraggio a una solida cornice europea che in passato ha svolto un ruolo fondamentale di stabilizzazione nei confronti di turbolenze dell'economia internazionale. L'espandersi sui mercati della crisi del debito sovrano, fino ad interessare il nostro Paese, terza economia dell'area euro, ha generato la convinzione che il futuro dell'euro dipenda anche dalle scelte che l'Italia sta facendo. Se l'Italia non fosse capace di invertire la spirale negativa di crescita del debito, restituendo così fiducia ai mercati internazionali, si determinerebbero conseguenze drammatiche, che potrebbero spingersi fino a mettere a rischio la stessa sopravvivenza della moneta comune e a colpire al cuore il processo di integrazione europea avviato sessant'anni fa proprio con i Trattati di Roma.

La crisi dell'unione monetaria avrebbe a sua volta conseguenze gravemente destabilizzanti per l'intera economia mondiale. In questo momento, come mai prima di oggi, gli sguardi dell'Europa e del mondo sono concentrati sull'Italia: sono in questo momento concentrati su quest'Aula. Il percorso di risanamento del debito pubblico discende certo da vincoli europei, che noi stessi abbiamo con convinzione contribuito a definire nell'interesse dei cittadini italiani e in particolare delle generazioni future. La riduzione del nostro debito pubblico è un'esigenza vitale, e ogni deviazione rischierebbe di far sprofondare il nostro Paese in un abisso. L'esempio della Grecia è vicino, e ci dà una visione precisa di quello che può succedere. La tabella sull'evoluzione degli spread è eloquente: solo un intervallo di tre mesi differenzia l'andamento verificatosi in Grecia dalla situazione italiana.

Le raccomandazioni che la Commissione europea, il Consiglio europeo, la Banca centrale europea o il Fondo monetario internazionale hanno rivolto all'Italia in questi mesi mostrano chiaramente che la crisi del debito sovrano non è solo una crisi di finanza pubblica: è una crisi di crescita mancata, dovuta a riforme mancate. Vediamo anche l'aspetto positivo delle cose. Siamo in una situazione nella quale, forse per la prima volta, fare riforme per la crescita - cosa buona e gradita ai cittadini, a differenza del rigore astratto - è qualcosa che ci viene chiesto anche sul piano internazionale, perché senza crescita persino il consolidamento dei conti pubblici, di vitale importanza per il resto dell'Europa al fine di evitare contagi, non sarebbe percepito come sostenibile. Quindi, se facciamo certe riforme, non facili economicamente, socialmente e politicamente, noi contemporaneamente mettiamo più al sicuro i progressi realizzati negli ultimi anni sul fronte della finanza pubblica e creiamo concrete prospettive di crescita. Non spendo altre parole per sottolineare il nesso che esiste tra il nostro risanamento, la nostra crescita e gli impegni presi con l'Europa, perché so che i senatori sono profondamente consapevoli di questo.

Il pacchetto di misure che ieri abbiamo adottato in Consiglio dei ministri mi è capitato di definirlo (non era previsto che così lo definissimo, ma mi è venuto spontaneo nella conferenza stampa) decreto salva-Italia. Noi tante volte abbiamo visto in Italia decreti «salva-qualcosa» (salva-calcio o altro), di solito a tutela di legittimi e qualche volta persino nobili, forse, interessi particolari. Questa volta ciò che siamo chiamati a valutare e, io spero, ad approvare risolutamente è un decreto salva-Italia: niente di meno di così. Se volessimo essere enfatici, attraverso il salva-Italia passa pro quota (non soltanto attraverso il salva-Italia) anche il salva-Europa, in questa fase. Ebbene, questo pacchetto di misure interviene sia sul lato delle entrate che su quello della riduzione delle spese. In entrambi i casi abbiamo agito in modo da preservare e anzi agevolare la capacità produttiva del Paese.

Quando potrete fare un'analisi di dove l'aumento della fiscalità, che c'è, colpisce, vedrete che cerca proprio di evitare di colpire i fattori di produzione, lavoro e impresa, e si dirige piuttosto verso elementi del patrimonio, perché questo ha effetti meno negativi sul processo di produzione. L'Italia è un Paese ad alta ricchezza privata, ad alto debito pubblico e a ritmo di produzione non adeguato all'altezza di questa ricchezza privata. Quindi la cosa da evitare più di tutte è proprio scoraggiare fiscalmente lo stimolo a produrre, attraverso il reddito, attraverso l'occupazione, nuova ricchezza.

Di qui, con gli strumenti utilizzabili nell'immediato, il Governo ha provveduto ad estendere l'efficacia dei provvedimenti di natura fiscale anche a diversi componenti del patrimonio per assicurare una maggiore equità del pacchetto. La ricchezza finanziaria viene fatta partecipare allo sforzo comune attraverso l'estensione dell'imposta di bollo, che era stata deliberata dal precedente Governo sui conti correnti, anche a titoli e altri strumenti e prodotti finanziari. Avendo particolarmente a cuore gli obiettivi di equità sociale, abbiamo deliberato un intervento una tantum per i capitali fatti rientrare in Italia con il cosiddetto scudo fiscale.

Siamo consapevoli che l'equità dell'insieme dell'azione non sarebbe completa senza avviare sul lato delle spese un sistematico lavoro di selezione ed eliminazione di programmi e di enti della pubblica amministrazione ritenuti non più utili. Questa azione, già presente nel decreto adottato ieri, si svilupperà a partire dal Governo fino a coinvolgere tutti gli enti territoriali. A questo riguardo, il Governo esprime la netta convinzione che si debba procedere al superamento delle Province. Si impegnerà perciò attivamente nel Parlamento per favorire iniziative legislative in questa direzione.

Chiedere agli italiani di accogliere le misure del pacchetto fiscale di salvataggio impone una premessa importante: l'adozione di un regime di trasparenza diffuso che coinvolga anzitutto i rappresentanti della classe politica e le pubbliche amministrazioni. La trasparenza è il primo e più importante strumento di equità al fine di accrescere la consapevolezza di uno sforzo comune verso il bene pubblico, e la trasparenza deve applicarsi in primo luogo ai membri del Governo. Abbiamo annunciato ieri l'imposizione a noi stessi di una trasparenza, per quanto riguarda le dichiarazioni patrimoniali da rendere in base alle leggi vigenti, molto più estesa di ciò che è richiesto obbligatoriamente.

Equità significa anche dare voce alla domanda sociale di una drastica riduzione dei costi della politica. Nel decreto adottato ieri, per esempio, l'organizzazione delle Province viene profondamente modificata finché esse esistono, a Costituzione vigente: i consigli provinciali avranno solo dieci componenti, vengono eliminate le giunte provinciali e viene attuata una drastica riduzione del numero dei consiglieri. Gli organi previsti vengono riportati al ruolo di governo intermedio con funzioni di servizio e coordinamento nei settori che saranno disciplinati con leggi statali e regionali. Ministri e Sottosegretari non parlamentari che siano dipendenti pubblici non conservano l'intera retribuzione in godimento, ma il solo trattamento fondamentale, fatti salvi i diritti previdenziali.

Il segnale deve essere forte e senza incertezze nella finanza pubblica in generale: se non si assicura la tenuta della finanza pubblica, subito, sarà poi tardi per pensare ad interventi più articolati per liberare le forze dinamiche dell'economia italiana.

Nel chiedere forti sacrifici a tutte le componenti della società, ci si è fatti carico di mettere a disposizione dell'economia e del suo rilancio un significativo pacchetto di azioni anticicliche. All'interno di ciò, il Governo ha tenuto conto delle numerose e giuste esigenze rappresentante nel corso degli incontri con parti sociali, forze politiche ed enti territoriali: tra queste, per esempio, la necessità di sostenere il settore del trasporto pubblico locale, come sapete oggi in grave difficoltà.

Abbiamo avviato un'azione sistematica e di lungo periodo a favore della competitività del sistema produttivo e del lavoro. Nel decreto-legge sono previsti provvedimenti concreti che mirano a raggiungere risultati in materia di sostegno della competitività delle imprese, solidità, capitalizzazione, internazionalizzazione delle imprese, creazione di posti di lavoro. Gli interventi di urgenza saranno, tuttavia, presto ricompresi nel quadro di un intervento sistematico a favore della competitività, che darà vita a una serie continua di pacchetti di iniziative che riguarderanno le infrastrutture, con l'accelerazione dei cantieri già pronti per partire, la conoscenza e il capitale umano, l'efficienza del settore energetico, i costi della burocrazia nei confronti del sistema economico, la produttività, e il Mezzogiorno.

Dobbiamo accelerare l'utilizzo dei fondi strutturali europei, rispettando gli impegni presi con la Commissione europea, e pertanto dobbiamo assicurare che il Patto di stabilità interno permetta il cofinanziamento per le opere immediatamente cantierabili.

Gli interventi a favore dell'impresa e del lavoro partono dalla completa deducibilità della componente lavoro dall'IRAP (imposta regionale sulle attività produttive). Viene affermata la deducibilità integrale dalle imposte dirette dell'IRAP, calcolata sulle spese non dedotte relative al personale assimilato, in deroga al principio generale di indeducibilità dell'IRAP dalle imposte statali. In questo modo - un po' tortuoso a pronunciarsi - si elimina una forte penalizzazione sulle imprese che assumono lavoratori; in termini di equità, l'intervento include una specifica clausola di favore per l'impiego di giovani e donne.

Dalla delega fiscale viene anticipata l'introduzione del meccanismo cosiddetto ACE, che attua una riduzione delle imposte sugli utili commisurata al rendimento del nuovo capitale immesso nell'impresa, per rendere più conveniente il reinvestimento nell'impresa stessa, anziché la destinazione di capitali a strumenti finanziari meno legati al volano produttivo del Paese.

Viene rifinanziato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Questa misura, agendo sui coefficienti di moltiplicazione, consente di fornire credito per oltre 20 miliardi di euro a piccole e medie imprese, che non avrebbero accesso al sistema bancario. Questo, indirettamente, sarà anche un sostegno alle banche, rendendo meno costoso il credito a questa tipologia di imprese, oggi particolarmente colpite dalla crisi finanziaria.

Vengono stabilizzate e rese durature tutte le detrazioni per gli interventi di ristrutturazione immobiliare e di efficientamento energetico. Queste agevolazioni vengono doverosamente - credo - estese alle aree colpite da calamità naturali, in precedenza escluse.

C'è anche un pacchetto di interventi di carattere ordinamentale, che hanno però anche un effetto di emergenza, perché sbloccano cantieri e infrastrutture che trovano ostacoli di natura amministrativa. A questo scopo, è stata fissata per domani una riunione del CIPE, con l'obiettivo di mobilitare almeno 5,2 miliardi di euro, in particolare in favore di alcune grandi opere ferroviarie, come l'AV/AC Treviglio-Brescia e il terzo valico dei Giovi, del MOSE e degli interventi di manutenzione straordinaria, diffusi su tutto il territorio nazionale, di ANAS e di Rete ferroviaria italiana. Sono previsti anche diversi interventi nel Mezzogiorno, tra i quali quelli che interessano la strada statale 106 Ionica, la metropolitana di Napoli, la strada statale Palermo-Agrigento e il porto di Taranto.

Ci sono poi provvedimenti per favorire l'emersione di vaste aree di economia sommersa, di evasione, di diffusa elusione. A questo scopo il decreto prevede un'azione di promozione dell'uso di moneta elettronica e della fatturazione telematica e stabilisce che l'uso del contante come mezzo di pagamento viene consentito esclusivamente per le transazioni inferiori a 1.000 euro.

Non voglio dilungarmi troppo sui vari provvedimenti specifici. Vorrei sottolineare che nel decreto-legge c'è un notevole pacchetto di interventi in favore della concorrenza e delle liberalizzazioni, un aspetto che giova molto ai consumatori e che è stato da lungo tempo richiesto con insistenza anche dall'Unione europea. Questo passa anche attraverso il rafforzamento dei poteri dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che, per esempio, potrà impugnare in giudizio i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni che siano restrittivi della concorrenza.

Vengo, avviandomi alla conclusione, a sottolineare che dei diversi interventi a riduzione della spesa, quello più importante e strutturale ha come suo momento centrale la sistemazione della previdenza. A questo riguardo, devo dire che negli incontri con le parti sociali, che sono stati forzatamente a ritmo serrato, come è nella natura dell'emergenza che abbiamo dovuto affrontare, non c'è stato né il tempo né il modo di affrontare i temi del mercato del lavoro e il tema, associato, dell'ammodernamento dei sistemi di welfare. Quella è la materia che necessita in misura maggiore del negoziato vero e proprio con le parti sociali, per cui questo sarà il prossimo cantiere che, a distanza di qualche giorno, partirà; mentre altre materie noi le riteniamo tutte interessanti per tutte le parti sociali, ma incardinate veramente, se mi permettete, nelle competenze del Parlamento. Quindi, siamo passati certamente attraverso fasi di comunicazioni alle parti sociali, ma pensiamo che, soprattutto in situazioni di emergenza, non ci dovessimo appesantire troppo attraverso un sistematico dialogo su tutto, perché l'interlocutore nostro siete naturalmente voi, membri del Parlamento.

Per quanto riguarda la previdenza, il provvedimento rappresenta una riforma strutturale di lungo periodo - come la riforma della concorrenza e le liberalizzazioni - che affronta con determinazione il tema dell'equità tra diversi trattamenti, con l'estensione a tutti del calcolo contributivo per la determinazione del trattamento pensionistico fin dal 1° gennaio 2012, e il tema dell'equità intergenerazionale, per ridurre il grave, gravissimo squilibrio che oggi esiste a danno dei giovani.

Sia pure molto sinteticamente, vi cito le quattro direttrici lungo cui questo intervento previdenziale si muove. La prima è l'estensione del calcolo contributivo per la determinazione del trattamento pensionistico - come ho già detto - per tutti i lavoratori a partire dal 1° gennaio prossimo. La seconda direttrice insiste sul tema dell'equità intergenerazionale. La terza riguarda l'introduzione di maggiore flessibilità nell'età di pensionamento e la quarta è quella della semplificazione.

La riforma si concentra soprattutto sull'eliminazione di particolari regimi procedurali (tra questi, quello delle cosiddette finestre mobili). Il pilastro della riforma è l'affermazione del sistema contributivo come criterio di calcolo delle pensioni per tutti: il meccanismo viene applicato pro rata ai lavoratori che sono ancora soggetti al sistema di calcolo retributivo. Vi è inoltre un'accelerazione del processo di convergenza del trattamento pensionistico tra uomini e donne: è previsto l'innalzamento dell'età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti del settore privato e di quello autonomo e la progressiva equiparazione ai lavoratori uomini. La progressione prevede l'innalzamento di un anno ogni 24 mesi, con conseguente completamento nel 2018. Vengono conservate le pensioni di anzianità con 42 anni e un mese di contributi per i lavoratori e con 41 anni e un mese per le lavoratrici.

Abbiamo anche dovuto - questo lo voglio sottolineare - nell'intento di determinare minori spese correnti per il prossimo biennio, decidere il blocco dell'adeguamento all'inflazione dei trattamenti previdenziali superiori al doppio del trattamento minimo. Tuttavia, grazie anche al gettito che verrà dalla misura, modesta ma significativa nell'ammontare, sullo scudo fiscale, ci è possibile dare almeno copertura piena dell'inflazione per le pensioni che stanno tra quella minima e il doppio del minimo, che, in assenza di quel gettito, sarebbero state costrette ad avere solo metà della copertura dell'inflazione.

Non mi soffermo su altri aspetti come l'imposta municipale propria, l'IMU, elaborata da un approfondito lavoro di questo Parlamento, la quale, a decorrere dal 2012, sostituirà l'ICI. Voglio invece concludere il mio intervento con tre punti sui quali chiedervi comprensione.

Per quanto riguarda il primo punto, ho letto da più parti, nei giorni scorsi, che questo Governo non è stato abbastanza rapido nell'elaborare e adottare un pacchetto di misure. Può darsi. L'abbiamo però fatto in 17 giorni dal momento in cui abbiamo ricevuto la fiducia delle Camere. Ho fatto compiere un'indagine su quanto tempo è occorso in passato a Governi già lanciati e in corsa per elaborare una manovra finanziaria. La risposta è: intorno alle cinque settimane. Noi eravamo un Governo che partiva da fermo, sia pure con l'appoggio di una vastissima maggioranza del Parlamento. Quindi, vi assicuro che non abbiamo perso tempo.

Il secondo punto per il quale, più che chiedere comprensione, desidero ringraziarvi, è il rapporto che nella inconsueta configurazione politica esistente in Italia in questo momento abbiamo potuto stabilire con voi, con le vostre forze politiche. Io e i miei colleghi abbiamo molto apprezzato il modo discreto, incisivo - talvolta molto incisivo - con il quale i rappresentanti delle forze politiche con cui abbiamo avuto interlocuzioni ci hanno manifestato le vostre rispettive esigenze, preoccupazioni, prospettive e i vostri suggerimenti. Non abbiamo tenuto conto al 100 per cento di nessuno di questi suggerimenti, non avremmo potuto. Abbiamo ragionato con la nostra testa e ci assumiamo per intero la responsabilità di ciò che abbiamo ieri deliberato, e che voi valuterete.

Ho trovato in ogni caso molto significativo il contributo di conoscenze e di valutazione dei problemi che dalle forze politiche ci è stato offerto. Sono sicuro che ciascuna forza politica sappia valutare che, a fronte di una non piena soddisfazione per ciascuna di esse, ci sarà probabilmente, tuttavia, una praticabilità dell'insieme dei provvedimenti - che comportano insoddisfazioni per ciascuno - più alta di quella che vi sarebbe stata se avessimo estrapolato, di fronte alle necessità del momento, un bipolarismo vivace come quello che abbiamo potuto osservare, noi cittadini dal di fuori, e voi, in queste Aule, negli ultimi tempi. Credo, quindi, che saprete apprezzare il sacrificio rispetto all'esigenza di ciascun gruppo politico e, al tempo stesso, il fatto che, in questo modo, forse possiamo procedere rapidamente nell'interesse del Paese.

La terza e ultima considerazione, signor Presidente, signori senatori, con la quale intendo concludere il mio intervento è che quando il provvedimento adottato ieri sarà convertito in legge l'Italia acquisterà credibilità. Devo dire che già oggi, nelle percezioni che ci sono state espresse dai mercati e dagli organismi internazionali, l'Italia sta rapidamente guadagnando una credibilità che, per circostanze obiettive - questo non dipende da singole, diverse personalità, ma, ripeto, da circostanze obiettive - negli ultimi tempi non aveva avuto.

Ebbene, vi voglio assicurare che, forti di una rinnovata credibilità di un'Italia che sa adottare misure pesanti, dando prova di rapidità e di maturità, questo Governo agirà nelle sedi europee, perché non dobbiamo prendere l'Europa come un dato, a volte considerato sovrastante, se non ostile. Noi possiamo, in modo dialettico e anche forte - tutte le volte che sarà necessario - avere un maggior peso nella determinazione di quelle politiche europee, o dell'Europa a 27 o dell'eurozona, dalla cui qualità, dalla cui bontà o dalle cui lacune dipende molto del nostro destino. La contropartita dell'impegno che vi chiedo per quanto riguarda l'adozione di questi provvedimenti, non graditi a nessuno, è un impegno, nostro e mio, perché la voce dell'Italia nel quadro europeo abbia tutto il peso che merita. (Applausi dai Gruppi PdL, PD,UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, CN-Io Sud-FS, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Pardi, Caforio, Colombo e Astore).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, lei negli ultimi minuti del suo intervento ha rivendicato, con i toni pacati che le sono propri, anche la tempestività di questo provvedimento così importante, così incisivo sulla vita del Paese. Ma è ovvio che non poteva essere diversamente. Lasci perdere i troppi commentatori che semplificano e banalizzano le funzioni delle istituzioni. In questa fase della nostra Repubblica occorre procedere con serietà e sobrietà, attenti all'opinione pubblica ma anche cauti rispetto ai tanti giudizi brutali che vengono espressi troppe volte sul funzionamento delle nostre istituzioni.

Questa tempestività le è stata consentita, onorevole Presidente del Consiglio, perché il Parlamento le ha dato ampia fiducia e perché la sua particolare legittimazione le consente di procedere con tanta tempestività. Le cinque settimane che rappresentavano la media del Governo precedente erano il frutto anche di una dialettica politica faticosa che appartiene alle stagioni dell'ordinaria politica. Questo, invece, è un Governo che deve gestire la grave emergenza che ci induce tutti ad una condivisione straordinaria, che deve consentirci interventi assolutamente rilevanti come quelli che oggi lei ha preannunciato.

A proposito di questi interventi, lei ha confermato adesso i criteri pilastro attorno ai quali ha costruito il decreto-legge da lei battezzato «salva-Italia»: il rigore, l'equità, la crescita, lo sviluppo. Signor Presidente del Consiglio, il rigore c'è tutto; l'equità si comprende che l'avete ricercata, che avete compiuto uno sforzo perché ci fosse, ma non è sufficiente; lo sviluppo deve venire, per la gran parte.

A proposito di equità vorrei dirle con molta pacatezza che potevate fare un po' di più attorno al tema, per esempio, delle grandi fortune, dei grandi patrimoni. L'ho ascoltata ieri quando evocava la difficoltà di trasferire dalla suggestione comprensibilissima di cosa è una grande fortuna, un grande patrimonio, alla sua configurazione giuridica e, quindi, all'intervento incisivo in tema di tassazione. Ma l'annuncio che lei ha fatto, di voler condurre uno studio attento per costruire un intervento che somigli a quello francese sulle grandi fortune, credo sia un impegno che, anche se oggi non è stato ricordato in Parlamento, io le chiedo politicamente di realizzare.

Analogamente, avendo sfatato il tabù della tassazione dei patrimoni rientrati con lo scudo fiscale, perché limitarsi ad una misura così circoscritta? Perché non andare più in profondità? La possibilità di recuperare risorse da qualche nostro connazionale che aveva proceduto in modo non legittimo è stata utilizzata in misura insufficiente. Forse sarebbe stato opportuno andare più in profondità, senza eccessi, ma la tassazione dell'1,5 per cento mi pare troppo poco. Inoltre, io mi fido della volontà di procedere con determinazione riguardo al tema dell'evasione fiscale. Certamente sarà condotto un lavoro attento, che si avvarrà di strumenti di analisi e di indagine su questo che è un fenomeno distruttivo per la nostra convivenza civile.

Lei poi, signor Presidente del Consiglio, ha pronunciato tante volte la parola «equità». L'equità sociale crea coesione sociale; l'equità territoriale crea coesione territoriale. Quando ho annunciato il voto favorevole del Movimento per le Autonomie al suo Governo, le ho detto che la scelta intorno alla coesione territoriale era per noi assolutamente risolutiva.

Ebbene, il decreto-legge da lei illustrato, signor Presidente del Consiglio, contiene alcuni accenni. C'è un piccolo intervento che fa sperare in uno sviluppo del Mezzogiorno, come vi è qualche intervento a favore delle imprese, come quello sulla deducibilità dell'IRAP, o quello sulla mancata tassazione degli utili che rimangono nell'azienda. Ma occorre fare di più, per esempio utilizzando un principio a cui sono molto affezionato e che negli anni Settanta era molto richiamato: quello della giustizia sociale e della eguaglianza sostanziale. L'eguaglianza non può essere formale: l'eguaglianza deve essere sostanziale. A condizioni differenziate occorre procedere con misure differenziate.

Questo provvedimento, signor Presidente, giunge in una crisi che ha impoverito il Paese e ancora di più il Mezzogiorno; l'area che ha sofferto di più questa condizione, che non ha un apparato produttivo privato forte, spesso sostenuta da trasferimenti pubblici, anche di tipo assistenziale. Questo però è un pezzo di Paese che va tenuto insieme nel nome della coesione sociale. Questo pezzo di Paese, signor Presidente, oggi conosce crisi industriali gravissime. Lei ha avuto rapporti importanti con la FIAT, totalmente trasparenti: si ricorda quando si diceva che quello che era bene per la FIAT era bene per il Paese? Ma oggi non è più così, secondo me. Una FIAT che abbandona Termini Imerese, Avellino e l'Irisbus, una FIAT che delocalizza strutturalmente dal Mezzogiorno forse non fa più gli interessi di questo Paese. Il grande problema è che cominciano a non farlo più neanche le Ferrovie dello Stato, il cui programma prevede licenziamenti per quasi 2000 addetti, tutti in Sicilia e in Calabria. Ma sa perché? Le Ferrovie non investono più al di sotto di Napoli, perché il mercato dice che l'area siculo-calabra non è redditizia per le Ferrovie dello Stato, secondo criteri aziendali. Ma una volta c'era una logica sociale! I siciliani sono costretti ad utilizzare l'aereo perché non hanno alternative. E la compagnia nazionale utilizza tariffe durissime, sperequate rispetto alle altre, perché è un mercato obbligato e necessitato.

Chiedo a lei, Presidente, e al suo Governo di guardare a questi aspetti di differenza. Le chiedo, per esempio, di utilizzare il credito d'imposta per i nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Il CIPE domani varerà alcune misure di accelerazione su alcuni investimenti. Vi è uno sforzo unitario. Ma gli investimenti nel Sud sono economicamente più fragili di quelli del Nord, perché alcune opere strategiche non sono state pensate, o restano dubbi sulla loro realizzazione.

Presidente, il Ponte sullo Stretto non è un tabù: è un volano possibile per fare di quell'area la piattaforma logistica integrata. Lei è stato commissario per la concorrenza e sa che il mercato è la regola. Quell'opera è stata aggiudicata per la gran parte attraverso la finanza di progetto: lasciamo che il mercato decida se è un'opera attuale che può essere utile al Sud e al suo sviluppo. Il Ponte non è un tabù, non è un pregiudizio: non occorrono veti, occorre comprendere se serve davvero al Mezzogiorno e al suo sviluppo. (Applausi del senatore Galioto).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.

BONINO (PD). Signor Presidente, il tempo di una frase. Anzi, ringrazio della cortesia e la prego di credere che il tema che affronterò non è per parlare d'altro rispetto alla crisi politica, economica e istituzionale che lei si trova davanti. Solo che, oltre a tutte queste materie, noi radicali siamo convinti che la mala giustizia, penale e civile, in questo Paese - con le conseguenze economiche, oltre che di disumane sofferenze per l'intero mondo carcerario - sia parte integrante di questa crisi.

Lei sa: noi diciamo amnistia per la Repubblica come avvio di una profonda riforma strutturale. Siamo certi che il suo Governo non potrà non occuparsene e ci auguriamo che lo faccia con quella prepotente urgenza che già ebbe ad auspicare il presidente Napolitano. Grazie dell'attenzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Serra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, credo che bisogna partire da una considerazione, dalla consapevolezza della fase che stiamo attraversando, della crisi epocale che stiamo vivendo, dalla necessità che il nostro Paese in questo contesto sia in grado di dare una prova di coesione, ed una risposta all'altezza delle sfide che abbiamo di fronte, anche perché questo è l'unico modo che consente e che può consentire al Governo ed al Paese di affrontare quella che - diciamoci la verità - è la vera prova ed è la prova del 9, intesa come il 9 dicembre, cioè la prova europea, in sede di Consiglio europeo.

Ed allora, signor Presidente del Consiglio, la prima considerazione è in linea con la parte finale del suo intervento: lei ha il diritto-dovere, dopo aver chiesto al Paese di fare grandi sacrifici, di chiedere all'Europa reciprocità rispetto alla capacità di affrontare, con la stessa responsabilità e con la stessa capacità di visione, la sfida che abbiamo di fronte, la questione epocale che dobbiamo fronteggiare.

Ciò detto, signor Presidente del Consiglio, con questa consapevolezza e con la consapevolezza derivante dal fatto che lei ha avuto giustamente modo di consultare i tre grandi partiti che costituiscono l'ossatura della maggioranza parlamentare, credo che, a maggior ragione, chi da questa consultazione giustamente resta fuori abbia il dovere, soprattutto in Parlamento, di esprimere con grande chiarezza alcune posizioni. In sintesi, signor Presidente del Consiglio, a me pare che la manovra che lei e il suo Governo avete messo in campo, sia al tempo stesso troppo e troppo poco.

È troppo per alcuni profili, e in particolare per due questioni che mi permetto di evidenziare e di sintetizzare. In primo luogo, la manovra riguarda le pensioni e determina un intervento strutturale, che peraltro è in linea con l'impostazione che fino ad un certo punto è stata seguita anche dal precedente Governo, e aggiunge un elemento di rilievo sul terreno delle pensioni di anzianità. Al di là del merito, si tratta di una grande riforma strutturale. Signor Presidente, è giusto toccare le pensioni, ma non è giusto toccare i pensionati. La questione dell'indicizzazione va rivista e bisogna trovare il modo per evitare che ci sia questo peso, che aggiunge ad una manovra rilevante, forte e significativa un elemento di iniquità, che bisogna togliere, per restituire un migliore impatto sociale alla manovra stessa.

In secondo luogo, signor Presidente del Consiglio, sono più tranquillo dopo aver sentito il suo intervento, perché secondo me è sbagliato estrapolare l'intervento sulle pensioni dal più complessivo intervento di riforma e di rimodulazione del welfare, anche perché è giusto, per un criterio di equità, tenere nel circuito del welfare le risorse che si determinano dall'intervento sulle pensioni. Dobbiamo infatti affrontare il tema delle grandi riforme delle tutele degli ammortizzatori sociali. Mi chiedo dunque come farle e con quali risorse, a meno che non si voglia tornare alla pretesa avuta da qualche Governo precedente: penso al Governo D'Alema, che approvò una legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali, pensando di fare quella riforma a costo zero. È evidente che non si può fare quella riforma a costo zero, ma c'è bisogno di individuare delle risorse e di capire qual è la prospettiva del modello di tutele che nel corso di questi anni è stato organizzato.

A torto o a ragione, il precedente Governo, del quale ho fatto parte per lunghi anni, ha determinato un meccanismo tale per cui, con l'utilizzo della cassa integrazione in deroga, è stata estesa la tutela alla piccola impresa e ai lavoratori, a prescindere dal settore e dalla dimensione aziendale, e si è determinato un passaggio che deve diventare sistemico rispetto alla riforma degli ammortizzatori sociali. Si tratta di un meccanismo che, comunque, ha evitato migliaia e migliaia di licenziamenti, che ha tenuto nel circuito produttivo migliaia di lavoratori e che oggi deve determinare uno sbocco, almeno in termini di capacità di dare attenzione ai bacini che sono stati realizzati. Altrimenti si costruiscono modelli assistenzialistici, mentre abbiamo bisogno di mobilitare i bacini che si sono realizzati, per renderli produttivi e per impedire che ci sia una loro stratificazione che li renda immobili, assistiti e improduttivi.

Quindi, sono tranquillizzato, non dalla manovra, perché secondo me non è giusto estrapolare la questione previdenziale da quella del welfare, ma dal fatto che il presidente Monti ha detto che si aprirà un cantiere successivo, che cercherà di recuperare l'organicità di questa dimensione e di questi interventi.

Signor Presidente, se da questo punto di vista la manovra è troppo, essa è troppo poco sotto altri aspetti e altri punti di vista. Ad esempio, il Presidente del Consiglio ha fatto riferimento alla riunione di domani del CIPE, in cui bisogna sbloccare 5 miliardi di euro. Signor Presidente, vorrei che il CIPE di domani si relazionasse a quello del 3 agosto, nel corso del quale è stato annunciato un grande piano per interventi infrastrutturali, che andava ben oltre i 5 miliardi di euro. Delle due, l'una: o il CIPE del 3 agosto non è ancora concretizzabile e realizzabile, anche rispetto agli interventi previsti dal Piano per il Sud, o l'intervento di domani è ancora troppo poco rispetto all'esigenza di riattivare i grandi investimenti infrastrutturali per cercare di colmare, in questo modo, un elemento di differenza territoriale e di attivare dei meccanismi di crescita. Inoltre, è troppo poco rispetto all'aggressione del debito, è troppo poco rispetto alla crescita; si può fare e si può dare molto di più, e bisogna cercare di compiere questo sforzo.

Mi consenta un'ultima considerazione, signor Presidente. Il presidente Monti ha detto che non dirà mai che siamo costretti a farlo perché ce lo chiede l'Europa. Mi permetto di dirle una cosa, signor Presidente del Consiglio: eviti di continuare a dire che il suo è un Governo tecnico; il suo Governo è politico. Anche perché in Europa lei gli euroburocrati li conosce meglio di noi (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e LNP) e sa bene che il problema dell'Europa è superare l'euroburocrazia per realizzare l'Europa politica. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente del Senato, onorevole Presidente del Consiglio, colleghi senatori, componenti del Governo, il Gruppo dell'Italia dei Valori è consapevole del lavoro che in una contingenza economico‑finanziaria terribile ella e il suo Esecutivo hanno compiuto, come lei ricordava, in pochi giorni; ma per le personalità che lo compongono, questo non può costituire né un problema né un alibi.

La crisi internazionale epocale, aggravata da una inerzia preoccupante e dannosa di chi la ha preceduta, hanno dettato tempi e numeri di questa manovra: una manovra necessaria, urgente, complicata e impopolare, proprio come ci aveva preannunciato nel corso delle sue dichiarazioni programmatiche. Ricordiamo tutti le tre parole magiche - rigore, equità, crescita - che ci avevano subito destato qualche interrogativo su come lei e il suo Governo le avrebbero coniugate - o declinate, se preferisce - nell'immediato. Non vi è dubbio che nella manovra presentata troviamo interventi di rigore, tanti prelievi (ricordo le pensioni), ma rileviamo impercettibili e assolutamente insufficienti segni di equità, mentre intravediamo soltanto in lontananza vaghi elementi di sviluppo. Le diciamo che come Italia dei Valori ci saremmo aspettati di più.

Nessuno mette in discussione la drammaticità della situazione, né la necessità di sacrifici. L'Italia dei Valori le ha votato la fiducia perché ella ha detto in quest'Aula che i sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi; maggiore sarà l'equità, più accettabili saranno quei provvedimenti. Quella parola, "equità", che leggiamo e sentiamo non sempre a proposito, andava - e secondo noi ci sono ancora margini per pronunciarla senza ipocrisie - tradotta in misure che chiedessero di più a chi più ha e che prevedessero interventi che ristabilissero le distanze tra una maggioranza che ha già dato tanto e che non può essere chiamata a dare ancora, e una minoranza che finora ha dato poco o nulla, e che troviamo imboscata nella categoria dei furbi, degli evasori, dei privilegiati, dei corrotti: in una parola, di coloro che finora sono stati intoccabili. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini). In questo senso, penso che la stretta sulle pensioni, e mi riferisco anzitutto al blocco della rivalutazione, se rimarrà così, debba meritare più rimorso che emozione.

Aggiungo che non capisco e non condivido la decisione di limitarsi ad un prelievo di appena l'1,5 per cento sui capitali scudati provenienti da esportazione illegale di valuta piuttosto che da attività illecite. Le ricordo, e ricordo agli italiani, che il reddito dei pensionati è tassato al 23 per cento, mentre questi capitali verrebbero tassati al 6,5 per cento. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Mariapia Garavaglia).

Non capisco e non condivido - intendo a nome del mio Gruppo, e non a titolo personale - la decisione di prevedere la tracciabilità solo per operazioni a partire da 1.000 euro, mentre è evidente che la soglia deve essere molto più bassa: in tutte le manovre della scorsa estate, e anche nelle successive, noi abbiamo proposto di portarla a 300 euro. Mi sarei aspettato di più anche nella lotta alla corruzione, che può valere almeno 60 miliardi l'anno: si tratta di un dato che non viene da inguaribili e pericolosi barricaderos, bensì dalla Corte dei conti.

Avremmo voluto una vera asta per l'assegnazione delle frequenze televisive (non il regalo previsto dal cosiddetto beauty contest, tripudio del conflitto d'interessi), oltre a un taglio vero agli armamenti e alle spese militari. Anche sui costi della politica, Presidente, ci aspettavamo di più; gli italiani si aspettano di più. Certo, ha messo mano alle Province con una norma che dà il senso della buona volontà, ma che mi appare particolarmente farraginosa e che, nonostante ciò, noi consideriamo una piccola apertura di credito.

Come era prevedibile, i mercati hanno risposto positivamente ad interventi ritenuti davvero impressionanti. Adesso non basta però, Presidente, salvare la credibilità internazionale del nostro Paese; non basta tornare con autorevolezza - glielo riconosciamo - nelle Cancellerie europee ed internazionali. Bisogna cambiare questa manovra, e noi le chiederemo di farlo alla luce del sole, con le prerogative che al Parlamento vengono riservate. Noi abbiamo cortesemente declinato i suoi inviti perché riteniamo che questo sia il momento, in Parlamento, di esprimere le nostre valutazioni e le nostre proposte, e di farlo per incidere, e non per fare ostruzionismo.

Presidente, noi riteniamo che non sia il caso di chiedere la fiducia, anche se leggiamo nelle agenzie di qualche minuto fa che molti leader chiedono che il dibattito venga sottratto al Parlamento. «Ha da passà 'a nuttata» diceva un suo collega illustre, il senatore a vita Eduardo de Filippo, ma lo diceva sapendo che dobbiamo trovare una Nazione unita, un popolo orgoglioso e le istituzioni rinvigorite. Allora, se il Parlamento deve continuare a rimanere centrale, la invito a cambiare la manovra che, se fatta così, ci costringerebbe a prendere le distanze da un Governo che abbiamo sostenuto e che riteniamo debba continuare un lavoro positivo nell'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rutelli. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, noi abbiamo espresso fiducia al Governo e oggi la rinnoviamo rafforzata, all'indomani delle decisioni dure e impopolari che lei ha preso.

Lo facciamo per tre motivi. Il primo è che siamo consapevoli, signor Presidente, della gravità estrema e reale della situazione. Davanti a noi c'è una tempesta, e di fronte ad una tempesta c'è bisogno di unità e di decisioni.

Il secondo motivo è politico. Noi riteniamo, come parlamentari del Terzo Polo, di voler contribuire ad una maggioranza politico-parlamentare che sostenga il vostro cammino.

Il terzo motivo è forse troppo ambizioso. Noi vorremmo, raccogliendo le sue parole, presidente Monti, che il vostro Governo, che ha poco più di un anno di vita davanti a sé, sia tuttavia capace di disegnare il nostro futuro. Non vi si può chiedere di disegnare il futuro rinnovato dell'Italia in meno di venti giorni. Quello che vi si poteva e doveva chiedere oggi era di adottare le misure in grado di riportarci in Europa, nel momento della discussione decisiva, con strumenti credibili e a testa alta.

Non sopravvalutiamo, colleghi, i risultati di oggi nei mercati. Mai abbiamo detto che ci aspettavamo dei risultati istantanei dal cambio di Governo. Tuttavia, ne sottolineiamo il valore positivo. C'è una reazione positiva.

Ognuno tra i cittadini che ci stanno ascoltando in questo momento sa che, se il differenziale tra i buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi cresce a dismisura, sono i risparmi di tutti gli italiani che vanno a farsi benedire. Dunque, se quell'indicatore, senza farci illusioni, inizia a scendere, lo consideriamo un indicatore positivo. Non sopravvalutiamo questo e non sottovalutiamo, presidente Monti, che è sul debito e sul suo fardello che si gioca l'avvenire d'Italia. E lei ha detto che la strada virtuosa è ripristinare l'avanzo primario che ci deve portare gradualmente in quella posizione. Voi avete ripreso quella strada: ma, certo, è una strada che ha bisogno di risultati.

Allora, il nostro contributo qui, colleghi del Senato e membri del Governo, non può che andare nel senso di aiutare e sostenere il Governo, liberamente e responsabilmente, sui capisaldi che interessano il popolo italiano: la crescita, innanzitutto. Solo la crescita dell'economia, infatti, può salvare il lavoro e creare lavoro.

Per quanto riguarda la crescita, mi rivolgo al ministro Passera per dirgli che noi ci aspettiamo da lui misure energiche e in discontinuità. Anche per l'economia verde, la green economy, l'economia ambientale, attendiamo una prospettiva seria per il futuro dei nostri giovani. Pensiamo all'assetto idrogeologico, ai disastri ambientali; pensiamo all'energia, alle imprese e alle loro aspettative.

Ci aspettiamo molto sulla lotta all'evasione, con misure più incisive attraverso una buona e costante amministrazione. Non gesti simbolici e teatrali, ma un'azione costante e precisa per stanare chi non paga, mentre si indignano coloro che hanno da pagare ogni mese tasse più severe, che ora dovranno pagare tasse più pesanti sulla casa e rischiano di non avere l'indicizzazione delle pensioni (provvedimento che io mi auguro resti temporaneo e non certo stabilizzato), quando poi vedono che tanti, troppi, hanno la libertà di non pagare.

Noi ci batteremo, signori del Governo, per tagli mirati: cioè, come il nostro Gruppo, nella persona del presidente Baldassarri, ha detto in tutti questi anni, per ridurre la spesa, per tagliare spese a fondo perduto e orientarle a sostegno delle imprese e della creazione di lavoro, senza demagogia, con rigore, anche riducendo il finanziamento ai partiti politici.

Voglio dare atto al Presidente del Senato, insieme al Presidente della Camera dei deputati, di avere preso un provvedimento difficile, che incide pesantemente, ma che è giusto e doveroso, sui vitalizi dei parlamentari. Occorre, infatti, un primo esempio di saggezza e di responsabilità di fronte alla durezza della crisi. Ma tagliare i costi della politica significa accorpare le ASL (quanto risparmio si realizza da quello!), e significa però fare anche le riforme.

Sul trasporto pubblico locale, non basta pagare a piè di lista. Dal 1997, presidente Monti, le Regioni avrebbero dovuto rivedere i servizi minimi, i fabbisogni e i costi standard. Esse debbono cominciare a dare dei servizi migliori, e non soltanto a chiedere finanziamenti a piè di lista per il trasporto pubblico locale.

Lo stesso vale per le rendite. Attenzione: noi siamo piuttosto in un processo riformatore perché ci si occupi dei valori catastatali piuttosto che delle rendite. Altrimenti, si creano diseguaglianze enormi nel nostro Paese.

In conclusione, signor Presidente, noi siamo in un mondo che corre e che cambia velocemente. Se usciamo da quest'Aula, ci rendiamo conto che la crisi è negli Stati Uniti; ci rendiamo conto che anche la velocità della Cina inizia a ridursi. Guardiamo cosa accade nella primavera araba: grandi aspettative di democrazia, e oggi anche delle inquietudini.

Credo che, di fronte a questo, la risposta non sia quella che viene da capipopolo improvvisati. Il potere deve mostrare responsabilità, umiltà, competenza in questi tempi difficili. I capipopolo improvvisati ci portano a sbattere.

Signor Presidente, guai a chi oggi, come soluzione, pensa a dividere l'Italia. L'unica soluzione è di salvare insieme l'Europa e l'Italia e di far sì che lei sia portavoce di un nuovo Trattato per l'Unione economica. E su questo, stasera, alla vigilia del Vertice europeo, le diamo un mandato politico arricchito affinché vada a quel vertice con il rispetto che la circonda, la fiducia che le dà il Parlamento, l'orgoglio di rappresentare un grande Paese e un'alta idea europea. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, voglio innanzi tutto ringraziarla per il difficile e complesso lavoro che è stato costretto a fare in pochissimi giorni. Le comunicazioni che lei ha voluto rendere qui, in Parlamento, sono un evento positivo che prima di lei, per la verità, si è verificato molto di rado.

La sua presenza qui costituisce un atto responsabile di leale collaborazione con il Parlamento. Avremo occasione, nel corso dell'esame parlamentare della manovra economica, di parlare dei singoli aspetti del provvedimento, ma per farlo seriamente, senza farci prendere dalle smanie del calcolo politico, dobbiamo capire fino in fondo la drammaticità della situazione che stiamo vivendo.

Siamo nel pieno della più grave crisi economica che l'Europa vive dal dopoguerra ad oggi. Nei prossimi giorni gli Stati membri dell'Unione saranno chiamati a scelte difficili che possono cambiare in peggio o in meglio la vita di tutti noi. Il nostro Paese rischia di non farcela. Le nostre banche fanno fatica a sostenere le imprese e le famiglie italiane. La disoccupazione giovanile ha assunto una dimensione strutturale tale da cambiare in profondità la società italiana.

Di questa situazione ci ha dato uno spaccato più che sconfortante il CENSIS nel suo ultimo rapporto. Se non partiamo da qui, se non acquisiamo piena consapevolezza di come siamo messi, continueremo a parlare un linguaggio inadeguato e dannoso per il Paese. Potremmo metterla così, mutuando la massima aristotelica: primum vivere, deinde philosophari.

Signor Presidente, lei si trova a dover fare in poco tempo le cose di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi, per sopravvivere e poi per ricominciare a vivere bene. L'Italia deve rapidamente tornare ad avere le carte in regola per ricominciare ad essere leader in Europa, e l'Europa non è un'astrazione ma ciò su cui i nostri Padri fondatori hanno investito per fare dell'Italia una delle più importanti potenze industriali del mondo. Non è tempo quindi di dotte disquisizioni di politica economica. Chi oggi si attarda a fare distinguo o, peggio ancora, ad infuocare le piazze, avrebbe dovuto pensarci prima, cioè quando governava il Paese in questa o nella precedente legislatura.

Se noi dell'UDC e del Terzo Polo fossimo stati ascoltati non saremmo arrivati a questo punto. E oggi, come non ci tiriamo indietro noi, così, a maggior ragione, non possono e non devono tirarsi indietro gli altri. Se in passato si fosse scelta la strada della responsabilità nazionale, invocata da almeno cinque anni a questa parte dall'onorevole Casini, oggi non staremmo qui a chiedere con grande sofferenza e con la pena nel cuore così tanti sacrifici agli italiani.

Rischiamo di essere ad un passo dal default e non sono più ammessi tornaconti politici o tatticismi. Occorre agire subito, come lei sta facendo.

Questa manovra è l'unica possibile. Essa introduce riforme strutturali destinate a garantire stabilmente il pareggio di bilancio, a ridurre il debito pubblico e a costruire un sistema più giusto per i giovani e per le donne. Questa manovra blocca i tagli alle agevolazioni fiscali in favore delle famiglie introdotti in precedenza, apre la strada concretamente a quelle riforme del mercato e del fisco, indispensabili per fare ripartire la nostra economia. Essa chiede alla politica di fare gli stessi sacrifici che si chiedono a tutti i cittadini italiani. È giusto infatti che le nostre pensioni siano come quelle che chiediamo per gli altri, perché ogni volta che chiediamo agli italiani un sacrificio dobbiamo dimostrare di averlo fatto prima noi, e questo vale anche per l'abolizione delle Province. E chi oggi, signor Presidente, all'assemblea dell'UPI, ha fischiato lei e il presidente Napolitano conferma che siamo sulla strada giusta.

Vada avanti, Presidente, senza fermarsi. Noi la sosteniamo in questo suo percorso, anche se è difficile, tanto per lei quanto per noi. L'abbiamo fatta salire su un treno in corsa, destinato a deragliare, e lei lo sta manovrando in fretta per evitare il disastro, parlando con onestà e lealtà agli italiani. Stia tranquillo, signor Presidente, gli italiani la apprezzano e la sostengono, perché sanno distinguere chi li prende in giro da chi li vuole aiutare. Noi abbiamo deciso di salire con lei su questo treno perché la stimiamo e perché è l'unica cosa sensata da fare per il bene dell'Italia. Vogliamo che tutti facciano la stessa cosa, perché chi si tira indietro o cerca di tenersi le mani libere sbaglia e mette a rischio il futuro del Paese.

Questa manovra può farci uscire dalla crisi, può farci recuperare il terreno perduto in Europa. È un dovere preciso di tutte le forze politiche sostenerlo in Parlamento consentendone una rapida approvazione; è un dovere collaborare con lei in questo anno e mezzo di legislatura per migliorare la condizione del Paese, perché abbiamo tante cose importanti da fare insieme.

Per questo, cari colleghi del Popolo della Libertà e del Partito Democratico, se teniamo veramente al Parlamento, istituiamo un tavolo comune dei nostri Gruppi parlamentari per assecondare, sostenere e migliorare il lavoro del Governo. Facciamolo senza ritrosie e pregiudizi - diciamo così - uscendo fuori dal tunnel. Siamo chiamati a fare qualcosa di più, di meglio e di diverso dal passato. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, PD e Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, oggi, dopo giorni di tambureggiante apologia mediatica, abbiamo finalmente sotto gli occhi la salvifica manovra dei professori. Sono scesi dall'iperuranio dei superesperti per salvare il nostro Paese!

Oggi la possiamo vedere, almeno a grandi linee, e possiamo finalmente misurarne la messianica opera. È una manovra - signor Presidente, sono parole sue - che salverà l'Italia. Salverà l'Italia? Noi abbiamo un debito di quasi 2.000 miliardi, un fabbisogno di cassa che anche quest'anno andrà verso i 70 miliardi e pensiamo veramente, signor Presidente e colleghi, che 30 miliardi salveranno il nostro Paese? (Commenti dal Gruppo PD).

Noi, quindici giorni fa, vi abbiamo negato la fiducia e avevamo dichiarato che non ci fidavamo di questo Governo. Temevamo che anche lei avrebbe fatto pagare chi ha sempre pagato: i padani. (Commenti dal Gruppo PD). Non ci siamo sbagliati. Secondo il nostro giudizio questa manovra è inadeguata, feroce e iniqua. Inadeguata perché anche voi vi ostinate a non voler affrontare i veri problemi che stanno mandando a picco il Paese. Il primo? Gli sprechi colossali che si sono perpetrati in vaste aree del Paese fino ad oggi, e che prima dell'avvento dell'euro, colleghi, eravamo riusciti a sostenere con un colossale trasferimento di risorse da parte della Padania che andavano a Roma e non tornavano più indietro: residuo fiscale - si chiama - di oltre 100 miliardi all'anno.

FILIPPI MARCO (PD). Che cosa è la Padania?

CASTELLI (LNP). Oggi la Padania non riesce più a sopportare questo salasso per un motivo evidente, che non riusciamo a far emergere nel dibattito che c'è in questi giorni: la drammatica mancanza di lavoro che è legata alla supervalutazione dell'euro da un lato e alla globalizzazione dall'altro, e che ha posto le nostre aziende nella condizione di dover subire una concorrenza insostenibile da parte dei Paesi emergenti.

Uno dei mantra di questi tempi - lo abbiamo sentito risuonare spessissimo anche stasera in quest'Aula - è la crescita: bisogna crescere. Chi non è d'accordo? Certo che bisogna crescere, ma come bisogna crescere? Noi abbiamo conosciuto una sola via in questa Repubblica: il lavoro delle nostre fabbriche (Applausi dal Gruppo LNP) che oggi manca, colleghi. Le nostre aziende non ce la fanno più. Siamo alla vigilia di Natale e sicuramente siete andati in qualche centro commerciale o in giro per negozi: avete visto dove sono fatti i prodotti? La stragrande maggioranza di questi prodotti non è più fatta in Italia, ma all'estero, e le nostre fabbriche chiudono. Da mesi e mesi sto chiedendo in tutte le sedi... (Commenti dal Gruppo PD).

FERRANTE (PD). Eri al Governo fino a ieri!

PRESIDENTE. Colleghi, così non va.

CASTELLI (LNP). Da mesi sto ponendo un quesito semplice: come possono i nostri imprenditori sostenere costi di 25 euro all'ora - questo è il costo medio nelle nostre fabbriche - e reggere la concorrenza di chi costruisce gli stessi prodotti con un costo di due euro all'ora? Non ho mai ricevuto risposta. (Commenti dal Gruppo PD).

A questi due problemi strutturali si è aggiunta negli ultimi tempi una drammatica stretta del credito da parte delle banche, che stanno strozzando ulteriormente artigiani e piccoli imprenditori. Che risposte ci sono nel vostro testo a questi problemi? Zero. Niente. Soltanto la Lega in questi anni ha cercato di dare una risposta. (Commenti dal Gruppo PD). E lo ha fatto indicando lucidamente i pericoli dell'euro e della globalizzazione, individuando altresì come delle barriere ragionevoli per l'ingresso di prodotti su cui non riuscivamo a reggere la concorrenza sarebbero stata l'unica via. Non siamo stati ascoltati ma, anzi, siamo stati dileggiati. (Commenti dal Gruppo PD).

GARRAFFA (PD). Castelli di sabbia! (Commenti della senatrice Mauro).

CASTELLI (LNP). Anche stasera siete ciechi, non volete vedere il problema. Le nostre aziende chiudono. Signor Presidente, lei pensa davvero che il Paese possa rinascere tenendo aperti i negozi dei barbieri anche la domenica? (Applausi dal Gruppo LNP.Commenti dal Gruppo PD). È questo che vogliamo fare? Lo pensate davvero?

La Lega ha cercato di dare una risposta anche all'aggressione degli sprechi attraverso la riforma del federalismo fiscale. (Applausi dal Gruppo LNP.Commenti dal Gruppo PD). È questa la grande riforma che abbiamo cercato di portare avanti in questa legislatura, introducendo i costi standard e la responsabilizzazione degli enti locali.

Lei può portare a termine questa riforma: vigileremo affinché ciò accada. Tuttavia, signor Presidente, questa manovra è anche iniqua. In questi giorni è apparso un manifesto del PD che - pensate - io condivido, ed è una cosa molto rara, che diceva: «Paghi chi non ha mai pagato». Perfetto, giustissimo. E allora, cosa avete fatto, voi? Siete andati a colpire chi era più facilmente colpibile, cioè coloro i quali già pagano le tasse, i cittadini che le hanno sempre pagate. Aumenterete l'IVA; di sicuro questo aumento non riguarda chi da sempre ha evaso questa misura, e sappiamo dove si annida l'evasione dell'IVA.

Allora, chi pagherà? Pagherà chi ha sempre pagato: i padani. (Commenti dal Gruppo PD). Avete stangato sulla casa; avete colpito il bene più prezioso degli italiani. Chi pagherà? Quelli che possiedono le case abusive e che, quindi, ufficialmente non esistono, o chi possiede case regolarmente accatastate? È quindi evidente a chi sarà applicata la tassa. (Applausi dal Gruppo LNP).

Vorrei infine soffermarmi sulle pensioni. Signor Presidente, mi lasci dire una cosa: voi, anche qui, andate a far lavorare di più nelle fabbriche e nelle fonderie chi ha sempre pagato i contributi per far andare in pensione chi i contributi non li ha mai pagati.

Ministro Fornero, abbiamo visto tutti che lei ha pianto; nessuno ha però visto quelli che lavorano in fonderia e nelle catene di montaggio, che stanno piangendo perché non li lasciate andare in pensione dopo che hanno pagato i contributi per quarant'anni! (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, apprezziamo molto che lei abbia deciso di essere oggi in Parlamento. (Commenti della senatrice Maraventano).

PRESIDENTE. Senatrice Maraventano, un po' di calma. Possiamo riprendere? (Commenti della senatrice Maraventano).

FINOCCHIARO (PD). Grazie, Presidente.

Tutta la mia stupita ammirazione va all'intervento del senatore Castelli, il quale non è riuscito ad atterrare, lui, sulla solida realtà del fatto che è all'opposizione da soli 15 giorni. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Serra e Rutelli).

Signor Presidente del Consiglio, apprezziamo molto che lei abbia deciso di essere in Parlamento oggi prima della presentazione del decreto-legge contenente la manovra finanziaria ad illustrarne le ragioni complessive e le misure. Non è mai accaduto prima, perché non è nella fisiologia delle relazioni tra un Governo politico e il Parlamento. Questa novità segna l'eccezionalità della fase istituzionale che stiamo vivendo, ma anche l'emergenza economica, finanziaria e politica che l'Italia affronta.

È una novità che segnala una relazione inedita che si è instaurata tra forze politiche, Gruppi parlamentari diversi e il suo Governo, nel senso - anche questo nuovo - che, al di là dei Gruppi che hanno deciso di collocarsi all'opposizione, quelli che hanno votato la fiducia non possono certo affermare che l'Esecutivo che lei presiede sia il loro Governo, in quella accezione che la Costituzione e la prassi istituzionale e politica ci hanno finora mostrato nella storia repubblicana.

Lo dico, non perché questo in alcun modo incida sul mandato fiduciario che 17 giorni fa, come lei ricordava, abbiamo conferito al suo Governo e che oggi confermiamo, ma perché questo impone, proprio a rafforzare quel mandato, che il rapporto tra noi, in questo caso tra il mio Gruppo ed il suo Governo, sia segnato dalla trasparenza, dalla chiarezza e dalla lealtà.

Questi tre doveri sono orientati insieme a dare forza e autorevolezza alle decisioni che verranno adottate, ma sono essenziali affinché, ad accompagnare la ripresa dell'Italia, da lei illustrata bene, che è economica e finanziaria, ma anche di dignità e peso sullo scenario europeo e su quello internazionale, sia la forza di milioni di cittadine e di cittadini. Lei ha detto più volte che il Paese potrà farcela se ciascun cittadino e ciascuna cittadina compiranno la loro opera. Siamo pienamente d'accordo.

Voglio aggiungere che sarà la politica, saranno i gruppi dirigenti, i militanti, gli eletti di ciascun partito tra quelli che appoggiano il suo Governo ad aiutare a compiere quest'opera, assumendosene la responsabilità. Saranno loro ad incontrare su tutto il territorio nazionale gli italiani, a spiegare, ad ascoltare, a motivare e a raccogliere bisogni e disagi. Al suo Governo, dunque, e agli italiani noi dobbiamo trasparenza, chiarezza e lealtà, con le quali discuteremo la manovra che, con il suo Governo, concerteremo e approveremo definitivamente.

Noi condividiamo l'analisi contenuta nel suo discorso. Lei ha detto che siamo sull'orlo del baratro. È drammaticamente così. È proprio drammaticamente così. Condividiamo l'appello al rigore equamente condiviso. Condividiamo la necessità di dare speranza, soprattutto alle giovani generazioni, ma con trasparenza, chiarezza e lealtà, Presidente. Vogliamo dirle subito che non avremmo fatto la stessa manovra, e ciò mentre non abbiamo dubbi sulla sua urgenza e necessità. Riconosciamo, come lei ha fatto, l'effetto decisamente positivo che ha avuto sui mercati finanziari. Lo avevamo previsto e ne abbiamo avuto oggi una conferma solare. Così come avevamo previsto la crisi e i suoi effetti, quando il precedente Governo ci spiegava che invece la nave andava ed era tutto sotto controllo. Ma avremo voluto, e ancora vogliamo, una manovra più equa.

Vediamo il segno tangibile del riconoscimento, nel testo, delle nostre proposte, sull'alleggerimento di quanto previsto dall'adeguamento delle pensioni all'inflazione, sulle pensioni di vecchiaia e su quelle di anzianità, sulla imposizione a carico di chi si è giovato dello scudo fiscale e su una parziale, nuova attenzione ai patrimoni. Ma vorremmo più coraggio, offrendole ancora la proposta di affrontare la questione relativa all'asta delle frequenze, a più incisive misure contro l'evasione fiscale, alla dismissione dei beni pubblici, a una più incisiva azione fiscale sui grandi patrimoni. Questo per alleggerire, con l'indice di rivalutazione, le pensioni fino al doppio del minimo e per rendere più graduale la riforma pensionistica, soprattutto per i lavoratori precoci e quelli a basso reddito, nonché per incrementare l'esenzione ICI sulla prima casa per i redditi più bassi.

Abbiamo visto quanta attenzione - adopererei la parola cura - lei ha posto alle proposte delle diverse forze politiche prima della stesura della manovra. Noi chiediamo a lei e al suo Governo uguale attenzione nel corso dell'esame della stessa nelle Commissioni parlamentari.

Noi manteniamo intatta la nostra responsabilità, e credo che sia anche plasticamente visibile: i senatori e le senatrici del mio Gruppo oggi sono presenti massicciamente in questi banchi. Le dicemmo 17 giorni fa di cogliere l'occasione di fare del Parlamento il suo più potente alleato per l'opera di restauro della forza e del ruolo dell'Italia in Europa, per preparare il futuro delle giovani generazioni italiane, e questo è il fine comune.

Oggi desidero aggiungere che il mio partito - lo aggiungo per mia parte, naturalmente - per il suo radicamento, la sua credibilità e la sua forza nel Paese, è uno strumento essenziale per motivare, convincere e muovere milioni di cittadine e di cittadini verso quel fine comune. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi, Peterlini e Rutelli).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente del Senato, signor presidente Monti, signori del Governo, onorevoli senatori, quella che abbiamo di fronte è una crisi italiana, europea o dei mercati internazionali? Chi ha sbagliato? Quando e come? Ha sbagliato certamente chi, nel passato, ha fatto esplodere il debito pubblico con meccanismi consociativi, ed è incredibile che chi fece crescere quel debito si aggiri ancora nei Palazzi per logore manovre politiche.

Consapevoli dei rischi che corrono l'Europa, l'euro e l'Italia, abbiamo votato la fiducia al suo Governo, ma ancora una volta rivendichiamo con orgoglio i meriti del Governo Berlusconi che tante riforme ha varato, che ha ridotto il deficit (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS), ha fatto crescere l'avanzo primario e ha avviato il cammino verso il pareggio di bilancio. Del resto, anche nelle sue illustrazioni più volte si è ricollegato a una continuità nelle infrastrutture e in tanti altri aspetti che abbiamo sentito evidenziare anche oggi.

Dall'Italia all'Europa, oggi abbiamo visto un nuovo incontro tra Merkel e Sarkozy, i quali hanno annunciato un nuovo Trattato europeo, che vorremmo che l'Italia affrontasse da protagonista, e non subendo le decisioni altrui, anche perché questi due protagonisti della scena non mi pare le abbiano indovinate tutte. Il 24 novembre scorso un fuori onda - adesso vanno di moda i fuori onda - ha sorpreso Sarkozy affermare che la Merkel crea un gran "casino" in Europa - chiedo scusa per la parola - e che ci sta facendo correre verso la catastrofe.

Ma, passando dai fuori onda alle dichiarazioni in onda, tra le voci critiche della Germania c'è stata quella di Jacques Delors, già presidente della Commissione europea, il quale, dopo aver riconosciuto che l'euro è nato su basi sbagliate, imputa la crisi attuale ad un misto di ostinazione tedesca in materia di controllo monetario e all'assenza di un progetto chiaro da parte di altri Stati. Del resto, il debito pubblico tedesco - poche lezioni e pochi sorrisi! - sarebbe ben più alto dell'80 per cento se fosse calcolato con i parametri di Maastricht: sarebbe quasi pari al 100 per cento del prodotto interno lordo di quel Paese.

Allora, credo che dobbiamo agire con chiarezza e determinazione. La Germania difende i suoi interessi. Cerca di stabilire una sua egemonia - è un fatto storico - sull'area a essa limitrofa, ma in questo modo a volte rischia di mettere a repentaglio l'euro e l'Europa. Anche l'America, che peraltro in passato ci ha scaricato - e lo sta ancora facendo - i difetti del suo sistema finanziario, dove l'economia di carta si è mangiata quella reale, chiede alla Germania di evitare il fallimento dell'euro. Perfino la Cina, che non pratica la democrazia nei suoi confini, avendo investito una parte dei propri soldi in Europa, ci dice di fare le riforme, altrimenti non sa quale fine faranno i suoi soldi.

Noi siamo preoccupati, presidente Monti - lei a questa idea molte fatiche ha dedicato - perché ci sembra che la costruzione europea mostri in questi mesi, e negli ultimi anni, tutta la sua fragilità. È questa la vera questione che stiamo discutendo, oltre la manovra e i contenuti, che pure in parte sosterremo e in parte vorremmo modificare.

Noi non vogliamo facilitare la deflagrazione della costruzione europea, ma inviteremo a maggiore cautela quelli che se ne sono intestati il merito, quelli che vi hanno dedicato tante fatiche e che oggi rischiano di assistere assieme a noi al fallimento. Un fallimento della costruzione europea che noi non vogliamo, e che vogliamo impedire con tutte le nostre forze.

Noi vorremmo un po' di umiltà da parte di tutti, perché quello dell'Europa - quello dell'euro in particolare - ci sembra un bel castello, costruito però su fondamenta di sabbia. L'edificio è bello, ma le fondamenta non sono solide. Dobbiamo fare delle iniezioni di cemento in questa sabbia per rendere le fondamenta un po' più robuste. Basteranno? Saranno sufficienti? È questa preoccupazione che ci ha spinto ad adottare un atteggiamento responsabile. Mi riferisco ad un Governo che in quest'Aula ha sempre avuto la maggioranza e che nemmeno alla Camera è stato sfiduciato, che rivendica con la sua maggioranza le riforme attuate e realizzate.

Poi un giorno dovremo aprire un bel dibattito sull'Europa, sul suo passato, sul suo presente e sul suo futuro, perché la discussione sull'Europa si incrocia con i principi della sovranità popolare, con il ruolo dei Governi, dei Parlamenti nazionali e dei popoli europei. Dobbiamo affrontare - la preghiamo di farlo con il mandato che il Parlamento le dà - il tema del ruolo della Banca centrale europea. L'euro senza una Banca che lo garantisce non va lontano (Applausi dal Gruppo PdL), e questo ci preoccupa molto, e preoccupa l'Europa.

Anche nel merito dei provvedimenti che lei ha assunto, c'è una cosa soprattutto che ci preoccupa. Mentre apprezziamo che sull'IRPEF alcune valutazioni che abbiamo espresso siano state accolte per non gravare i soliti pagatori di ulteriori oneri, sulla casa vorremmo che ci fossero delle modifiche in Parlamento, perché nella casa sono concentrati i risparmi di tanti italiani onesti, che sono la vera forza del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL). Sono significative le misure sulle pensioni, anche se si criticavano gli scaloni del passato, e nel provvedimento varato ieri ci sono un paio di scaloni molto erti. Era però un tema che andava affrontato e che riteniamo utile per il futuro del Paese. Avremmo voluto maggiore coraggio sul mercato del lavoro, ma ci sarà un tempo per affrontare questi temi, per creare lavoro e non per licenziare.

Vigileremo, presidente Monti, sul rispetto delle professioni, affinché questa grande riserva di competenze non venga danneggiata da politiche demagogiche. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Thaler Ausserhofer). Vogliamo tutelare le professioni italiane, tutte, con la concorrenza, ma anche con la competenza.

Sosterremo per le infrastrutture il programma che lei ha illustrato che, come ci potrebbe qui ricordare il ministro Matteoli, è un programma che era stato predisposto dal nostro Governo. Il suo è un Governo tecnico di impegno nazionale - così lo ha definito - e non di larghe intese. A questo Governo diamo appunto il mandato di difendere l'interesse italiano in un'Europa dove tutti guardano prima alla propria Nazione e poi al Continente (Francia e Germania lo stanno dimostrando). E siamo convinti che per salvare l'Italia l'Europa debba salvare prima di tutto se stessa dai propri drammatici errori. (Applausi dal Gruppo PdL).

Ha scritto Angelo Panebianco, un autorevole editorialista e docente: «La strada è stretta, ma non può essere percorsa se non si parte dalla constatazione che gli europei non vogliono assistere, in questa fase storica, al totale svuotamento delle istituzioni democratiche nazionali». Noi riteniamo che la politica non solo abbia il diritto di esprimersi, ma abbia il dovere di farlo. Mettiamo a disposizione di questa azione di emergenza il consenso che rappresentiamo, ma lo facciamo soprattutto perché amiamo l'Italia e la vogliamo protagonista in un'Europa madre di questo fallimento, e che noi vogliamo ritrovare ricostruita, rifondata, anche con l'appoggio di uno Stato fondatore dell'Europa. Noi siamo orgogliosi del nostro ruolo in Europa. Faremo la nostra parte in Parlamento, chiederemo le correzioni necessarie a questa manovra, ma la invitiamo ad andare a testa alta in quei consessi europei dove troppi hanno sbagliato e pochi possono impartire lezioni alla nostra Nazione italiana. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Viespoli. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che ringrazio per la disponibilità.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 6 dicembre 2011

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 16,30, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,51).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Caliendo, Chiti, Ciampi, Colombo, Alberto Filippi, Franco Marini, Pera e Sbarbati.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bianchi, De Toni e Piscitelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Ramponi, per partecipare ad un incontro internazionale; Garavaglia Massimo, per partecipare ad una riunione interparlamentare; Dini, Lannutti e Malan, per attività dell'Assemblea parlamentare Nato; Monti Cesarino e Nessa, per partecipare ad una Conferenza internazionale; Santini e Saro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Allegrini, Battaglia, Caforio, Del Vecchio e Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa; Contini, per attività dell'Unione interparlamentare.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Per il Terzo Polo ha comunicato in data 1° dicembre 2011, le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

11a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Claudio Molinari ed entra a farne parte il senatore Nino Strano.

Il Presidente del Gruppo Il Popolo della Libertà ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Palma;

2a Commissione permanente: cessano di farne parte i senatori Gallone, Palma, sostituito in quanto membro del Governo dalla senatrice Allegrini e Quagliariello; entrano a farne parte i senatori Allegrini, Alberti Casellati e Caliendo; il senatore Giovanardi cessa di essere sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Benedetti Valentini;

3a Commissione permanente: cessano di farne parte i senatori Compagna e Tofani; entra a farne parte il senatore Mantica;

5a Commissione permanente: il senatore Augello cessa di essere sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Fantetti; cessano di farne parte i senatori Lenna, Mazzaracchio e Mantica, sostituito dal senatore Zanetta; entrano a farne parte i senatori Mantovani, Sacconi e Zanetta;

6a Commissione permanente: il senatore Gentile cessa di essere sostituito dal senatore Alicata; cessano di farne parte il senatore Sacconi, sostituito in quanto membro del Governo dalla senatrice Bonfrisco e il senatore Fasano; entra a farne parte il senatore Lenna;

8a Commissione permanente: cessano di farne parte i senatori Izzo, Nessa, Zanetta; entrano a farne parte i senatori Camber, Matteoli, Tofani;

9a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Allegrini; entrano a farne parte i senatori Compagna e Quagliariello;

10a Commissione permanente: cessa di farne parte la senatrice Spadoni Urbani; entra a farne parte il senatore Izzo;

11a Commissione permanente: cessano di farne parte i senatori Matteoli, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Fasano, Alberti Casellati, sostituita in quanto membro del Governo dalla senatrice Spadoni Urbani, Mantovani, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Zanoletti; entrano a farne parte i senatori Fasano, Mazzaracchio, Spadoni Urbani;

12a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Camber; entra a farne parte il senatore Viceconte;

13a Commissione permanente: cessano di farne parte i senatori Viceconte, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Compagna e Caliendo, sostituito in quanto membro del Governo dal senatore Nessa; entrano a farne parte i senatori Gallone e Nessa.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

DDL Costituzionale

On. Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; un disegno di legge costituzionale d'iniziativa del Governo e Bersani ed altri.

Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (3047)

(presentato in data 01/12/2011 )

C.4205-4525-4526-4594-4596-4607-4620-4646 approvato in testo unificato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati;

Onn. Mazzocchi Antonio, Carlucci Gabriella

Regolamentazione del mercato dei materiali gemmologici (3048)

(presentato in data 02/12/2011 ) ;

C.225 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.2274);

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Palma Nitto Francesco, Alberti Casellati Maria Elisabetta, Caliendo Giacomo

Disposizioni in materia di ricollocamento dei magistrati candidati, eletti o nominati ad una carica politica e riordino delle disposizioni in materia di eleggibilità dei magistrati alle sezioni amministrative (3037)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatori Palma Nitto Francesco, Alberti Casellati Maria Elisabetta, Caliendo Giacomo

Delega al Governo per la riforma del sistema sanzionatorio (3038)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatori Caliendo Giacomo, Palma Nitto Francesco, Alberti Casellati Maria Elisabetta

Riforma organica della magistratura onoraria e costituzione dell'ufficio circondariale del giudice di pace (3039)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatori Alberti Casellati Maria Elisabetta, Palma Nitto Francesco, Caliendo Giacomo

Delega al Governo per l'istituzione delle sezioni specializzate per le controversie in materia di persone e di famiglia (3040)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatrice Bianchi Dorina

Norme sul divieto di accumulo di incarichi contemporanei di amministratori in più consigli di amministrazione di Società per Azioni (3041)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatori Treu Tiziano, Ghedini Rita, Passoni Achille, Roilo Giorgio, Blazina Tamara, Nerozzi Paolo

Disposizioni per il riconoscimento ai lavoratori della libertà di scelta nell'accesso al trattamento pensionistico (3042)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatore Vallardi Gianpaolo

Misure per favorire lo sviluppo dell'imprenditorialità agricola giovanile (3043)

(presentato in data 30/11/2011 );

senatori Palma Nitto Francesco, Caliendo Giacomo, Alberti Casellati Maria Elisabetta

Disposizioni in materia di sospensione del processo nei confronti di imputati irreperibili (3044)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatori Palma Nitto Francesco, Caliendo Giacomo, Alberti Casellati Maria Elisabetta

Disposizioni per il contrasto della tensione detentiva (3045)

(presentato in data 01/12/2011 );

senatori Palma Nitto Francesco, Caliendo Giacomo, Alberti Casellati Maria Elisabetta

Disposizioni in materia di effettività della pena (3046)

(presentato in data 01/12/2011 ).

senatrice Bonfrisco Anna Cinzia

Modifiche alla disciplina del servizio della riscossione (3049)

(presentato in data 02/12/2011 ) ;

senatori Tomaselli Salvatore, Armato Teresa, Astore Giuseppe, Bubbico Filippo, Chiti Vannino, De Sena Luigi, Del Vecchio Mauro, Della Seta Roberto, Di Giovan Paolo Roberto, Lannutti Elio, Latorre Nicola, Legnini Giovanni, Maritati Alberto, Molinari Claudio, Mongiello Colomba, Peterlini Oskar, Procacci Giovanni, Soliani Albertina, Tedesco Alberto

Disposizioni per la salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità del mare Adriatico (3050)

(presentato in data 02/12/2011 ) ;

senatori Bertuzzi Maria Teresa, Pignedoli Leana, Andria Alfonso, Antezza Maria, Monaco Francesco, Mongiello Colomba, Pertoldi Flavio, Randazzo Nino

Norme in materia di regolarizzazione dei fabbricati rurali (3051)

(presentato in data 05/12/2011 ) ;

Regione Piemonte

Norme sul diritto dei cittadini di associarsi in partiti o movimenti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione (3052)

(presentato in data 01/12/2011 ) .

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

Commissioni 1° e 5° riunite

On. Cambursano ed altri; Marinello ed altri; Beltrandi ed altri; Merloni ed altri; Lanzillotta ed altri; Antonio Martino ed altri; un disegno di legge costituzionale d'iniziativa del Governo e Bersani ed altri.

Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale (3047)

(presentato in data 01/12/2011 )

C.4205-4525-4526-4594-4596-4607-4620-4646 approvato in testo unificato, in prima deliberazione, dalla Camera dei Deputati (assegnato in data 01/12/2011).

Disegni di legge, nuova assegnazione

Commissioni 1° e 5° riunite

in sede referente

Sen. Lannutti Elio ed altri

Modifica all'articolo 81 della Costituzione, in materia di debito pubblico (2834)

Già assegnato, in sede referente, alla 1ª Commissione permanente(Aff. cost.)

(assegnato in data 01/12/2011 );

Commissioni 1° e 5° riunite

in sede referente

Sen. Lauro Raffaele

Introduzione dell'articolo 81-bis della Costituzione in materia di patto di stabilità (2851)

Già assegnato, in sede referente, alla 1ª Commissione permanente(Aff. cost.)

(assegnato in data 01/12/2011 );

Commissioni 1° e 5° riunite

in sede referente

Sen. Saltamartini Filippo

Modifiche agli articoli 53 e 81 della Costituzione in materia di equilibrio di bilancio della Repubblica (2881)

previ pareri delle Commissioni 6° (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali

Già assegnato, in sede referente, alla 1ª Commissione permanente(Aff. cost.)

(assegnato in data 01/12/2011 ).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 14ª Commissione permanente Unione europea in data 30/11/2011 la senatrice Boldi Rossana ha presentato la relazione 2322-C sul disegno di legge:

"Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 " (2322-B)

derivante da stralcio art. 2-14,16-18,20-22,24-27,30,34,38-39,41 del DDL C.4059

C.4059-BIS approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 7 novembre 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 7, della legge 1° agosto 2002, n. 166, la relazione sullo stato di attuazione degli interventi al fine di realizzare infrastrutture ed impianti necessari allo sviluppo e all'ammodernamento delle strutture della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo delle capitanerie di porto, del Corpo forestale dello Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, aggiornata al 30 giugno 2011 (Doc. LXXVII, n. 2).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a e alla 8a Commissione permanente.

Governo, progetti di atti comunitari e dell'Unione europea

Il Ministro per gli affari europei, in data 20, 25 e 27 ottobre nonché 3, 8, 10, 15 e 17 novembre 2011, ha trasmesso - ai sensi degli articoli 3 e 19 della legge 4 febbraio 2005, n. 11 - progetti di atti comunitari e dell'Unione europea.

I predetti atti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.

Il testo degli atti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.

Commissione europea, trasmissione di atti e documenti

Nel periodo dal 20 ottobre al 21 novembre 2011 la Commissione europea ha inviato atti e documenti di interesse comunitario.

I predetti atti e documenti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.

Il testo degli atti e documenti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 1° dicembre 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro (COM (2011) 821 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 5ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 12 gennaio 2012.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 5ª Commissione entro il 5 gennaio 2012.

La Commissione europea, in data 5 dicembre 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, i seguenti atti:

proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole di partecipazione e di diffusione nell'ambito del programma quadro di ricerca e di innovazione "Orizzonte 2020" (2014-2020) (COM (2011) 810 definitivo).

proposta di decisione del Consiglio che stabilisce il programma specifico recante attuazione del programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020 (COM (2011) 811 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, gli atti sono deferiti alla 7ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 12 gennaio 2012.

Le Commissioni 3ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 7ª Commissione entro il 5 gennaio 2012.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Chiti, Mariapia Garavaglia, Stradiotto, Legnini, Pertoldi, Ferrante, Barbolini, Tomaselli, De Luca, De Sena e Magistrelli hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02473 c.u. della senatrice Mongiello.

I senatori Rusconi, Vita, Antezza, Carloni, Ceccanti, Chiurazzi, Donaggio, Ichino, Magistrelli, Musi, Passoni, Pegorer, Perduca, Pinotti, Poretti, Santini, Sbarbati e Thaler hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06311 del senatore Legnini.

Mozioni

CONTINI, RUTELLI, BAIO, BRUNO, DE ANGELIS, MILANA, MOLINARI, GERMONTANI, RUSSO, STRANO - Il Senato,

premesso che:

le imprese italiane affrontano da tempo una forte competizione sui mercati internazionali, sia da parte dei concorrenti storici, cioè i Paesi a industrializzazione matura, sia dai Paesi emergenti cosiddetti BRICS (da una sigla che sta per Brasile, Russia, India e Cina), che oggi insidiano le posizioni del nostro e degli altri paesi industrializzati anche nei segmenti delle produzioni a medio-alta tecnologia e ad alto valore aggiunto, e non più soltanto nelle produzioni a bassa tecnologia e a basso costo del lavoro con le quali si erano affermati prepotentemente sulla scena economica mondiale;

in questo momento storico, ancor più che in passato, la possibilità per le nostre imprese di esportare e di conquistare posizioni all'estero, oltre che alla competitività in assoluto del sistema produttivo, è legata alla capacità di affermare il proprio vantaggio competitivo sui mercati mondiali;

la crisi economica internazionale ha peggiorato le prospettive di crescita future in tutte le aree del mondo, il rallentamento del commercio mondiale ha fortemente indebolito la domanda di prodotti in generale e quindi anche di quelli made in Italy;

il contesto generale della competizione dentro cui si muovono le strategie di internazionalizzazione del sistema Italia è destinato a peggiorare ancora, perché in una fase di ristagno della domanda mondiale tutti i Paesi industrializzati difenderanno le proprie posizioni all'estero in modo ancor più accanito, e, anzi, con maggiore determinazione perseguiranno obiettivi di espansione delle proprie quote di mercato e delle proprie aree di influenza nel mondo, in quanto da queste strategie potrebbe dipendere anche la sopravvivenza di pezzi importanti dei propri apparati produttivi; e saranno i Paesi che resteranno inerti a farne le spese, perdendo quote e posizioni;

il nostro sistema industriale, più che in altri Paesi nostri concorrenti, è caratterizzato da un tessuto produttivo di piccole e medie imprese (secondo i dati Istat del censimento dell'industria, la quota delle imprese manifatturiere che hanno fino a 19 addetti supera il 90 per cento, e quella con meno di 9 addetti è pari a oltre l'80 per cento del totale) e ha sempre incontrato maggiori difficoltà nella proiezione sui mercati internazionali e nelle aree geografiche distanti dal territorio italiano, aree nelle quali invece, in questo momento storico, si va sempre più concentrando la parte preponderante della produzione mondiale; queste aree presto diventeranno importanti bacini da dove attingere in termini di relazioni, know how e innovazione tecnologica industriale, e nelle quali non si può non essere visibilmente presenti e stabilmente radicati;

il supporto di un efficace sistema pubblico all'internazionalizzazione dell'attività produttiva delle imprese è oggi più che mai necessario per evitare che le sfide difficili di sempre si tramutino in difficoltà insormontabili per le nostre imprese, e a tale fine va messo in campo un set di strumenti adeguati e incisivi, che adoperino con maggiore efficacia ed efficienza le risorse umane e finanziarie disponibili; strumenti in grado di dare una spinta alle imprese che vogliono insediarsi sui mercati e nelle migliori aree produttive del mondo, e strumenti che promuovano nel contempo il sistema Italia all'estero con azioni efficaci per l'attrazione degli investimenti esteri e della domanda turistica sul nostro territorio;

una politica efficace di supporto all'internazionalizzazione richiede anzitutto una strategia chiara, di largo respiro, e un disegno d'insieme coerente, un disegno che non può, come invece è avvenuto soprattutto negli ultimi anni, risultare passivamente dall'assemblaggio ex post di interventi spot concepiti da singoli soggetti, in un contesto normativo e istituzionale frammentato e disorganico; vanno quindi raccordate e razionalizzate in capo ad un unico soggetto di natura pubblica le competenze esistenti in materia di promozione dei prodotti, di internazionalizzazione e di attrazione investimenti, e va rafforzato il coordinamento di tali competenze con quelle in materia di assicurazione dei crediti esteri e di sostegno finanziario agli investimenti all'estero;

negli anni scorsi, altri Paesi europei comparabili con l'Italia per dimensione e struttura produttiva, quali per esempio la Francia e la Spagna, hanno già riformato e razionalizzato i propri apparati e i propri strumenti per le politiche di internazionalizzazione eliminando sovrapposizioni funzionali e diseconomie, migliorandone in prospettiva l'efficacia e l'efficienza, confermando la natura pubblica degli enti investiti delle competenze in materia di internazionalizzazione, ampliandone il ruolo, assegnando loro maggiori risorse umane e finanziarie, assicurando così alle proprie imprese un maggiore sostegno sui mercati internazionali e una più estesa presenza all'estero;

In Italia le strategie per internazionalizzazione, facevano capo storicamente al Ministero del commercio con l'estero, ma sono da tempo confluite presso il Ministero dello sviluppo economico dove permangono tuttora; a livello più operativo, affianco al soggetto pubblico principale costituito dall'Istituto nazionale per il commercio con l'estero (ICE), le azioni sono state portate avanti da una molteplicità di soggetti privati e pubblici, tra cui il sistema confindustriale, le camere di commercio, e per di più, da quando la politica industriale è divenuta materia a legislazione concorrente con quella regionale, a questi soggetti se ne sono affiancati altri, per lo più enti ed agenzie facenti capo alle singole Regioni italiane;

l'evoluzione del quadro normativo e istituzionale nel modo anzidetto ha determinato sicuramente una proliferazione degli strumenti normativi e di incentivazione nonché delle iniziative, soprattutto a carattere promozionale in Italia e all'estero, senza tuttavia portare alcun miglioramento complessivo nell'efficacia delle politiche e delle azioni di sostegno all'internazionalizzazione quanto piuttosto ad un utilizzo inefficiente di risorse umane e finanziarie;

la soppressione tout court dell'Istituto nazionale per il commercio con l'estero, così come dettata dal Governo nel decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, senza nemmeno la previsione di alcuna forma di gestione della fase transitoria, lungi dal costituire una risposta adeguata ad un quadro che necessita di riforme, presenta per di più una scarsa efficacia anche sotto il profilo dei risparmi di spesa pubblica;

per citare alcuni dati, per quanto riguarda la promozione dei prodotti all'estero, alle iniziative promozionali organizzate nel 2010 dall'ICE all'estero (si tratta di circa 720 iniziative in oltre 70 Paesi e riguardanti 80 settori produttivi), hanno partecipato quasi 18.000 imprese italiane e un numero quasi pari di imprese estere; sempre nel 2010 l'ICE ha offerto a oltre 2.000 aziende italiane di servizi di assistenza e consulenza personalizzati mirati soprattutto alla ricerca di partner imprenditoriali localizzati all'estero;

la soppressione dell'ICE così come sancita nel decreto-legge n. 98 del 2011 è calata come una mannaia sulla miriade di imprese che proprio nel mezzo di una fase cruciale nella quale è in gioco la sopravvivenza vera e propria di pezzi importanti della nostra industria manifatturiera esportatrice; in poche parole il decreto-legge n. 98 del 2011 ha lasciato tutto un mondo in mezzo ad un guado,

impegna il Governo:

ad intervenire sulla materia dell'internazionalizzazione con una riforma organica finalizzata a:

1) razionalizzare gli strumenti normativi, gli enti e le società pubbliche e a partecipazione pubblica che a vario titolo e su diversi campi di intervento hanno competenze in tema di internazionalizzazione delle imprese, attrazione degli investimenti esteri, promozione turistica e dei prodotti italiani all'estero, e a coordinarle con quelle in materia di servizi di assicurazione dei crediti e di servizi di assistenza e finanziari alle imprese che investono all'estero;

2) radunare conseguentemente tali competenze in capo ad un unico soggetto di natura pubblica, e accorpare quindi gli enti e le società pubbliche o a partecipazione pubblica esistenti ed aventi competenze in materia, e infine operare una spending review finalizzata alla razionalizzazione degli strumenti normativi di incentivazione esistenti;

3) assicurare altresì un efficace coordinamento di strategie e di interventi operativi tra il nuovo soggetto pubblico competente in materia di internazionalizzazione e gli altri soggetti non statali (Regioni e altri soggetti privati), e a tal fine creare un'apposita «cabina di regia», guidata da un segretario generale, in rappresentanza del Governo, di profilo professionale ed esperienze adeguati sulla materia, e rappresentativa dei soggetti pubblici e privati con specifiche competenze nel settore (Confederazione generale dell'industria, Unioncamere, Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome, Associazione bancaria italiana e Rete imprese), ivi incluso il nuovo soggetto pubblico.

(1-00507)

Interpellanze

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che in più occasioni esponenti del Governo hanno annunciato che, in virtù dei sacrifici richiesti dall'attuale congiuntura economica, verranno affrontati sprechi e privilegi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere iniziative atte a congelare la liquidazione al dottor Pier Francesco Guarguaglini, Presidente della controllata Finmeccanica, e se non ritenga altrettanto urgente passare a una drastica revisione degli stipendi e rimborsi per tutti coloro che operano in altre imprese a partecipazione pubblica.

(2-00395)

Interrogazioni

PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il gruppo Sigma-Tau, operante nell'ambito del settore farmaceutico, è costituito da sei società e impiega un totale di 2.500 lavoratori in tutta Italia. Nel 2011 il gruppo ha acquisito per 300 milioni di dollari la società americana Enzon specializzata in orfan drugs (farmaci orfani);

il gruppo ha comunicato alle rappresentanze sindacali, nel mese di giugno 2011, la volontà di quotarsi in borsa e di voler continuare l'attività industriale, anche a seguito della morte del fondatore Claudio Cavazza;

nel mese di ottobre 2011 sono iniziate a circolare voci in azienda riguardo ad una pesante riorganizzazione, che hanno trovato conferma ufficiale il 28 novembre, quando l'azienda ha presentato alle rappresentanze sindacali la lettera di richiesta di esame congiunto per ottenere il trattamento di cassa integrazione per 569 addetti sul sito di Pomezia (Roma), nonché la messa in liquidazione dei due centri di ricerca di Milano e Caserta per complessivi altri 110 addetti;

l'azienda ha inoltre comunicato la disdetta di tutti gli accordi aziendali a partire dal 1° gennaio 2012, sostenendo che sarebbe stato proprio il peso economico degli stessi a contribuire in modo determinante alla situazione di crisi in atto;

nonostante le richieste delle organizzazioni sindacali l'azienda si è rifiutata di presentare e discutere un piano industriale che giustifichi un intervento di tale entità;

la Sigma-Tau è una delle poche aziende del settore a mantenere tutta la filiera produttiva in Italia, in un comparto strategico come quello farmaceutico, che necessiterebbe di una politica industriale ad hoc. La chiusura dei due centri di ricerca di Milano e Caserta, unita al pesante ridimensionamento di quello di Pomezia, comporterebbe una perdita gravissima di posti di lavoro e di alte professionalità che nuocerebbe all'intero Paese,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo sui fatti;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno convocare, con la massima urgenza e come richiesto dai sindacati, un tavolo nazionale sulla vertenza in questione e sul settore della farmaceutica in generale, con l'obiettivo di evitare la chiusura dei centri di ricerca del gruppo Sigma-Tau di Milano e Caserta e il ridimensionamento dello stabilimento di Pomezia, nonché per discutere di una politica industriale del comparto farmaceutico.

(3-02525)

GRANAIOLA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'orario invernale di Trenitalia, in vigore dall'11 dicembre 2011, introdurrà alcune novità per gli utenti che viaggiano sulla linea tirrenica, da Roma a Genova;

due treni saranno soppressi, altri quattro saranno trasformati da Eurostar City a Eurostar Fast (i pendolini), con conseguente rincaro delle corse;

saranno in particolare soppressi l'Eurostar City 9774 per Genova e l'Eurostar City 9761 per Roma; sarebbero invece trasformati da City a Fast quattro treni, due in direzione Genova e due in direzione Roma;

i treni "trasformati", che vedranno anche cambiati gli orari, saranno due da Viareggio a Roma il 9765 delle 12.40 e il 9773 delle 20.40 e due da Roma il 9762 in arrivo a Viareggio alle 9.15 e il 9770 in arrivo alle 17.15;

il nuovo orario è destinato a creare un grande disagio a tutta la Versilia, a causa della soppressione dell'Eurostar City 9761 per Roma che ferma a Viareggio alle 8.40 e della soppressione della fermata dell'Eurostar Italia 9305 in arrivo a Roma alle 10.00;

non sembra che Trenitalia abbia particolarmente a cuore i clienti che usano regolarmente il treno sulle medie e lunghe percorrenze, al di fuori della linea Milano-Napoli, atteggiamento che, nel caso di Viareggio, è destinato a ripercuotersi sull'efficienza e velocità dei contatti con la capitale;

appare altresì evidente che Trenitalia è interessata ai clienti che viaggiano per turismo soltanto dal lato dei grandi introiti che grazie ad essi realizza, ma non dal lato del numero delle corse e dell'efficienza del servizio, atteggiamento che, anche in questo caso, è destinato ad avere ricadute fortemente negative sull'economia turistica della Versilia, già fortemente provata dalla strage del 29 giugno 2009;

il costo del biglietto dei pendolini Fast, più veloci rispetto ai City, subirà, inoltre, un incremento considerevole (si parla di 43 euro sulla tratta Livorno-Roma, con un aumento di 4,50 euro, mentre la tratta Livorno-Genova costerà 31 euro con un aumento di 6 euro);

infine ai Fast non potranno accedere gli abbonati che hanno sottoscritto la carta "Tuttotreno Toscana" e sarà necessaria una modifica dell'accordo a suo tempo sottoscritto fra Trenitalia e Regione;

alcune associazioni di pendolari hanno già segnalato il problema che si creerà con l'arrivo dei quattro nuovi pendolini "veloci": gli abbonati, che pagano 920 euro all'anno per l'abbonamento regionale e 250 euro all'anno in più per poter salire sugli Eurostar City, non potranno più usufruire di quest'ultimo servizio,

si chiede di sapere quali misure urgenti dal Ministro in indirizzo intenda assumere affinché Trenitalia assicuri in tale tratta fermate, servizi e tariffe tali da consentire ai turisti e ai lavoratori versiliesi adeguate possibilità di scelta per poter raggiungere la capitale, evitando aumenti delle tariffe in un momento di pesante riduzione del reddito dei cittadini e delle famiglie.

(3-02526)

PERDUCA, MARCENARO, TONINI, FLERES, PEDICA, DI GIACOMO, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, PORETTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

quattro presunti minori originari del Darfur e sei esponenti del movimento "Giustizia ed uguaglianza" sono stati accusati di aver partecipato all'attacco di un convoglio militare nel maggio 2010 nel Darfur meridionale;

un tribunale speciale per i crimini in Darfur ha emesso a loro carico una sentenza di pena capitale nonostante non fossero state acquisite prove certe che avessero partecipato all'attacco costato la vita a decine di militari sudanesi;

considerato che:

gli elementi in possesso dell'accusa erano parziali e gli avvocati difensori hanno denunciato che ai loro assistiti è stato negato il diritto a un giusto processo;

attraverso un appello-petizione l'associazione "Italians for Darfur" ha chiesto la sospensione definitiva delle condanne a morte dei quattro bambini e degli altri imputati riconosciuti quali ribelli del movimento "Giustizia ed uguaglianza";

la condanna per tre imputati, accertata la minore età, è stata sospesa dalla Corte suprema del Darfur ma è stata confermata per gli altri sette imputati;

la sentenza non è ancora esecutiva, ma potrebbe essere eseguita se confermata in appello e controfirmata dal Presidente del Sudan Omar Hassan al Bashir,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per chiedere alle autorità competenti del Sudan una revisione del processo e un atto ufficiale di sospensione delle sentenze di morte o di commutare la condanna a morte in altra pena;

se non reputi, altresì, di attivarsi presso le autorità locali e le organizzazioni internazionali per accertare le responsabilità del Jem e delle altre fazioni in lotta sul coinvolgimento di minori in guerra.

(3-02527)

SBARBATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

la complessità delle pratiche e la lunghezza del percorso che portano al perfezionamento di un'adozione internazionale richiedono una puntuale conoscenza della legislazione del Paese al quale si fa richiesta e una fitta rete di rapporti con le istituzioni locali;

le famiglie adottanti si scontrano con problemi di ordini diversi, difficoltà linguistiche, validazione legale e traduzione di documentazione e affrontano anche notevoli spese di viaggio e di soggiorno oltre a quelle relative all'intermediazione delle associazioni autorizzate,

si chiede di sapere:

se non si ritenga utile trasferire le competenze della Commissione per le adozioni internazionali dalla Presidenza del Consiglio dei ministri al Ministero degli affari esteri che, con la sua rete di ambasciate e consolati, potrebbe fornire alle famiglie adottanti un valido supporto durante tutto il lungo e complesso iter procedurale;

se non si ritenga che le famiglie italiane che ospitano minori, per motivi di studio o per soggiorni di risanamento, debbano essere tutelate da accordi bilaterali tra l'Italia e il Paese di provenienza dei minori;

se non si ritenga utile - nel caso della Bielorussia - procedere velocemente all'attuazione dell'accordo firmato dal Ministro degli affari esteri pro tempore Frattini nel giugno 2011;

se il Governo non ritenga necessario intervenire, per quanto di competenza, al fine di rivedere la legislazione in materia di diritto di cittadinanza per i maggiorenni adottati da famiglie italiane, facendo coincidere l'acquisizione della cittadinanza con la sentenza di adozione.

(3-02528)

SBARBATI - Ai Ministri della difesa e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

da una denuncia datata 1° settembre 2011 di cui l'interrogante ha avuto notizia, si evince che nella base navale della Marina militare e altri comandi della sede di Napoli si verificano anomalie relativamente alle procedure di entrata e di uscita dei dipendenti militari e civili;

l'utilizzo dei badge sembra non essere corretto tanto da inficiare il rilevamento dell'orario di timbratura dei dipendenti, consentire uscite e ingressi a piacimento del personale e perfino nascondere l'assenza dal lavoro che diviene presenza grazie a colleghi compiacenti;

nella denuncia si fa riferimento anche alla manomissione del computer adibito al rilevamento degli accessi che consentirebbe, poiché dichiarato rotto, di compilare manualmente uno statino con orari antecedenti a quelli di ingresso, al fine di accorciare la permanenza nei luoghi di lavoro;

norme disciplinari e regolamenti interni dispongono il licenziamento immediato degli inadempienti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del contenuto della denuncia;

quali iniziative intendano adottare per verificare la fondatezza della denuncia e mettere fine a questa pratica illegale;

se la base e i comandi cui fa riferimento la denuncia abbiano un sistema di rilevazione delle presenze senza un supervisore;

se non intendano sostituire o modificare un sistema tanto vulnerabile da consentire per anni (nella denuncia si chiedono controlli per gli anni 2010 e 2011) ai dipendenti di eludere i controlli.

(3-02529)

VITA, BUTTI, CARLONI, CERUTI, DE SENA, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, GARAVAGLIA Mariapia, NEROZZI, PARDI, PINOTTI, PEGORER, PERDUCA, RANDAZZO, STRADIOTTO, ZANDA, ANTEZZA, BLAZINA, LUSI, PASSONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

la legge di stabilità per il 2012 (legge n. 183 del 2011) ha previsto per il Fondo editoria per l'anno 2012 uno stanziamento di 138 milioni di euro (considerato il minor taglio da 76 a 56 milioni). Nel capitolo sono comprese spese incomprimibili pari a 95 milioni di euro (50,8 milioni rateo poste, 40 milioni per convenzione RAI e 4 milioni per Radio radicale);

relativamente all'anno in corso, per far fronte ai contributi diretti restano solo 44 milioni di euro a fronte di un fabbisogno di 170 milioni; ciò significa che lo stanziamento disponibile copre appena il 26 per cento dei contributi erogati l'anno precedente;

con la cassa 2012 si erogano i contributi relativi all'anno 2011;

i tagli apportati al Fondo editoria dalla legge di stabilità per il 2012 hanno valore retroattivo e intervengono quando la maggior parte delle spese sono già state effettuate in vigenza di stanziamenti ben superiori;

considerato che:

la drasticità dei tagli mette a rischio di chiusura circa 100 testate (cooperative, di idee, non profit e di partito) nazionali e locali, di cui molte di grande valore culturale, politico e religioso, arrecando in tal modo un grave pregiudizio all'intero sistema dell'informazione;

ciò determinerebbe, infatti, un drastico ridimensionamento dell'offerta informativa, stimabile in 500.000 copie al giorno di diversi orientamenti, la perdita del lavoro non solo per i circa 4.000 lavoratori, tra giornalisti e poligrafici, che prestano la loro attività direttamente nelle testate a rischio di chiusura, ma anche per i tanti lavoratori dell'indotto con il conseguente impoverimento qualitativo, culturale ed economico del settore;

sul punto è intervenuto anche il Presidente della Repubblica che, rispondendo alla lettera inviata dai direttori di più di 100 testate, dichiarava: "mi rendo conto dell'importanza degli argomenti che mi avete illustrato in polemica con l'annunciato taglio lineare al Fondo per l'editoria. Condivido la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare di mortificazione del pluralismo dell'informazione. E non mancherò di manifestare questo mio punto di vista al Governo" (si veda il periodico di politica, cultura e informazione "Zapping on line"),

si chiede di conoscere in che modo il Governo intenda intervenire per evitare la decimazione del settore editoriale ed un colpo durissimo al pluralismo dell'informazione.

(3-02530)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

SOLIANI - Ai Ministri degli affari esteri e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il 1° dicembre 2011 si sarebbe dovuta svolgere la prova di accertamento della conoscenza della lingua francese finalizzata alla mobilità del personale di ruolo docente e ausiliari tecnici amministrativi della scuola da destinare alla istituzioni scolastiche e universitarie all'estero, prevista dal decreto interministeriale n. 4377 del 7 ottobre 2011;

per lo svolgimento di detta prova i candidati convocati accedevano nei locali sotterranei dell'Hotel Ergife di Roma alle ore 8 e, dopo 2 ore di attesa, veniva loro consegnato un volume sigillato in cui individuare i 5 quesiti relativi a 4 brani e, per lo svolgimento di tale prova, venivano assegnati solo 45 minuti;

gli stessi candidati, ritenendo del tutto insufficiente il tempo messo a loro disposizione per lo svolgimento della prova, manifestavano la loro disapprovazione;

risulta che alcuni candidati abbiano abbandonato il luogo d'esame portando con sé anche il volume contenente i quesiti relativi ad altre prove ancora da svolgersi;

a seguito di tale contestazione la Commissione, dopo aver chiesto l'intervento della Forza pubblica, provvedeva ad annullare la prova stessa;

considerato che:

nel mese di dicembre sono previste ulteriori prove di accertamento della conoscenza delle lingue previste dal citato decreto;

i candidati ammessi alle prove sarebbero circa 40.000;

l'organizzazione delle suddette prove è stata affidata al Formez, ovvero allo stesso istituto a cui è stata affidata anche l'organizzazione di un altro importante concorso ancora in fase di svolgimento, quello per presidi, relativamente al quale si sono già avuti ricorsi, nonché numerose proteste e polemiche,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga di dover chiarire come si siano svolti i fatti che hanno portato all'annullamento della prova del 1° dicembre 2011 richiamata in premessa;

se non ritenga che vi siano gli elementi per mettere in dubbio la correttezza delle stesse prove previste dal decreto interministeriale n. 4377 del 7 ottobre 2011;

se abbia disposto accertamenti al fine di verificare ogni responsabilità per quanto accaduto e quali eventuali provvedimenti abbia adottato o intenda adottare nei confronti di coloro che se ne siano resi responsabili;

se il ripetersi di gravi disfunzioni registrate nello svolgimento di diverse prove d'esame organizzate e gestite dal Formez non imponga una seria riflessione sull'opportunità di assegnare in futuro a tale istituto la gestione e l'organizzazione di ulteriori concorsi pubblici.

(3-02531)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CAMBER - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nelle ultime settimane sono rimbalzate più volte sulla stampa notizie relative ad ipotetiche chiusure di sedi periferiche della Direzione investigativa antimafia (DIA);

tale scelta sarebbe diretta conseguenza dei tagli alla spesa pubblica che andrebbero a colpire anche settori particolarmente delicati come quello della lotta alla criminalità organizzata, per il quale sarebbero previste anche riduzioni delle risorse umane, degli stipendi e dei mezzi a disposizione;

la sede di cui si ipotizza la chiusura è, fra le altre, quella di Trieste;

la sede della DIA di Trieste ha sempre svolto con successo attività di contrasto alla criminalità organizzata, posto che il territorio di competenza rappresenta un crocevia per i traffici di cocaina dall'Austria e dalla Germania verso il resto dell'Italia nonché registra la presenza di ramificazioni di organizzazioni criminali quali la mafia siciliana, la camorra, la criminalità albanese e dei Paesi dell'ex Jugoslavia;

la DIA negli anni ha prodotto importanti risultati nella lotta alla criminalità organizzata;

infatti, solo per citare i risultati più recenti, va ricordato che tra il 2009 e il 1° semestre 2011 sono stati sequestrati o confiscati beni per circa 7 miliardi di euro;

la DIA rappresenta quindi non solo un punto di riferimento importante nelle attività di polizia del Paese ma, grazie al recupero delle ingenti somme sopra citate, permette di alimentare il "fondo unico giustizia" utilizzato dal Ministero dell'interno e dal Ministero della giustizia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo possano confermare che corrispondono al vero le notizie di stampa relative alla chiusura di diverse sedi periferiche della DIA, fra cui quella di Trieste;

se non si ritenga, per la peculiare attività di indagine coronata da ampi successi svolta dalla DIA, di reperire nuove risorse così da scongiurare qualsiasi ipotesi di suo ridimensionamento.

(4-06363)

RANUCCI, D'ALIA - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la società Servirail Italia Srl gestisce in appalto da Trenitalia il servizio di accoglienza, accompagnamento ed assistenza della clientela sulle vetture dei treni notturni;

fino al 4 ottobre 2011 i treni a lunga percorrenza, circolanti in Sicilia, erano strutturati in 8 vetture letto, 31 cuccette comfort e 4 cuccette sei posti; a partire dal 5 ottobre si è avuta una decurtazione di 6 vetture letto;

l'unico impianto scorta letto e cuccette presente in Sicilia è a Messina, occupa circa 80 addetti ed utilizza gli ammortizzatori sociali per garantire l'occupazione;

i lavoratori Servirail dell'impianto di Messina hanno ricevuto preavviso di licenziamento come conseguenza alla decisione dell'azienda di non partecipare alla nuova gara indetta da Trenitalia a causa dell'eccessiva diminuzione dell'importo a base d'asta;

da notizie pubblicate dai maggiori organi di stampa e confermate dai comunicati delle organizzazioni sindacali, si apprende la denuncia per la drastica diminuzione sul territorio nazionale, e quindi anche in Sicilia, del servizio di assistenza notturno, originato dalla diminuzione di più del 50 per cento del valore economico e delle carrozze da scortare messo a base d'asta nella nuova gara;

nel nuovo bando di gara non è compreso alcun riferimento certo alla clausola sociale di salvaguardia dell'occupazione esistente;

considerato che:

il personale dell'azienda è in stato di agitazione in quanto la Servirail Italia avrebbe deciso, nell'ambito della riorganizzazione del lavoro, la procedura di mobilità per i dipendenti;

Trenitalia continua nella sua politica, a giudizio degli interroganti inaccettabile, di dismissioni delle attività su scala nazionale ed in particolare in Sicilia, riducendo i servizi all'utenza e creando ulteriore disoccupazione;

bisogna trovare adeguate soluzioni alla grave crisi che scuote l'Italia senza sacrificare le attività produttive e le risorse umane e professionali che concorrono alla crescita del nostro Paese,

si chiede di sapere:

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano attuare al fine di garantire nella prossima gara indetta da Trenitalia la clausola sociale per il mantenimento e la salvaguardia dell'occupazione esistente;

se non ritengano opportuno convocare con urgenza un tavolo fra le parti coinvolte nella vicenda al fine di dare immediato avvio ad un confronto che possa portare ad una soluzione condivisa a tutela della stabilità occupazionale dei lavoratori della Servirail Italia della sede di Messina.

(4-06364)

ZANOLETTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in Italia i magistrati e gli avvocati hanno difficoltà a gestire i disaccordi e le contese di circa 170.000 persone che ogni hanno si separano;

l'istituto dell'affido condiviso, grazie anche ai supporti psicologici e di mediazione che tengono conto della centralità del bambino, in Europa funziona in modo soddisfacente;

in Italia invece la legge n. 54 del 2006, che regola l'affido condiviso e che si prefigge il raggiungimento di un'equilibrata "bigenitorialità", troppo spesso non riesce ad evitare una gestione litigiosa e a garantire che i padri non vengano posti in secondo piano nel rapporto con i figli;

una recente sentenza della Cassazione esclude l'affidamento condiviso in caso di conflittualità fra i genitori;

ritenuto che una mediazione familiare preliminare al processo sarebbe senz'altro utile per evitare ai figli di assistere a litigi e conflitti che producono loro danni psicologici e che impedirebbero l'affido condiviso,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga utile assumere iniziative che favoriscano l'affermazione della pratica della mediazione familiare preliminare al processo che agevolerebbe l'intesa sulla tutela del bambino e una condizione paritaria fra i genitori.

(4-06365)

CARLONI, MAZZUCONI, FIORONI, GARAVAGLIA Mariapia, CECCANTI, MAGISTRELLI, CHIAROMONTE, DEL VECCHIO, ARMATO, ANDRIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l'ammissione al corso di laurea in Medicina e chirurgia consiste nel superamento di una prova costituita da ottanta quesiti; annualmente sono destinati un numero di posti agli studenti non comunitari, e sono ammessi al corso di laurea in Medicina gli studenti comunitari e non comunitari che abbiano ottenuto una soglia minima pari a 20 punti;

risulterebbe che circa 356 dei posti spettanti a studenti non comunitari siano rimasti non assegnati;

considerato che:

per l'anno accademico 2011/2012 i posti determinati a livello nazionale per le immatricolazioni al corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia destinati agli studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia sono stati 9.501, ripartiti tra i diversi atenei italiani;

dalle tabelle predisposte dal Ministero della salute, risulta, invece, che il fabbisogno formativo di medici chirurghi, suddiviso per Regioni e Province autonome, risulta pari a 10.566 unità;

dai dati di previsione del Piano sanitario nazionale 2011/2013 risulta che nel Paese vi è una forte concentrazione di personale medico appartenente ad una fascia di età pari o superiore ai 60 anni;

da ciò si desume che entro il 2015 circa 17.000 medici lasceranno il Servizio sanitario nazionale (SSN);

inoltre, a partire dal 2013, raffrontando il numero di studenti che mediamente in un anno accademico consegue la laurea in Medicina e chirurgia a quello delle unità che annualmente vengono immesse nel SSN, è facilmente ipotizzabile un saldo negativo fra pensionamenti e nuove assunzioni;

verosimilmente, tale scenario risulterà ancora più marcato nelle Regioni impegnate con i piani di rientro a causa del blocco delle assunzioni. In sintesi, nel SSN, tra il 2012 e il 2018, si prospetta una carenza circa di 18.000 unità di personale medico;

il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per gli anni accademici 2009/2010 e 2010/2011, ha ampliato del 10 per cento il numero di posti programmato per immatricolazioni al corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia; tale determinazione è stata assunta anche relativamente all'anno accademico 2011/2012, in considerazione dell'evidente insufficienza del numero di posti previsti da Ministero rispetto al reale fabbisogno formativo;

alla luce di tale situazione si renderebbe necessario prevedere un ampliamento del 15 per cento dell'attuale ripartizione;

anche per l'anno accademico 2011/2012, la programmazione nazionale dei corsi di laurea della facoltà di Medicina e chirurgia non ha tenuto conto dell'effettivo fabbisogno di personale medico nelle diverse strutture sanitarie presenti nel Paese;

inoltre, un ampliamento del numero delle immatricolazioni garantirebbe a pieno il diritto allo studio sancito dalla Costituzione,

si chiede di sapere:

se il Governo, alla luce dei fatti esposti, non ritenga necessario adottare immediate iniziative al fine di attenuare la carenza strutturale di personale medico ed evitare il ricorso a personale proveniente da altri Stati per coprire i posti in organico vacanti nelle aziende sanitarie ed ospedaliere presenti sul territorio nazionale, sia pubbliche che private prevedendo a tale fine un aumento del 15 per cento, anche per l'anno accademico 2011/2012, delle immatricolazioni al corso di laurea in Medicina e chirurgia;

inoltre, se non ritenga opportuno assegnare agli studenti italiani in graduatoria i posti riservati agli studenti non comunitari e non assegnati.

(4-06366)

BALBONI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

secondo quanto riportato dalla "Gazzetta di Reggio" dell'11 novembre 2011, il Presidente della Provincia di Reggio Emilia, nel corso di un convegno con il Procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo, avrebbe riferito che la Provincia avrebbe subito richieste di risarcimento danni, qualche minaccia più o meno velata, tentativi di condizionamento anche con campagne diffamatorie nei confronti delle persone e manipolazione della realtà in tema di appalti pubblici;

a quanto si legge, il Presidente della Provincia, inoltre, avrebbe aggiunto: «Quando dobbiamo scegliere le ditte, ci esponiamo. Ma tentano di condizionarci»;

il Presidente avrebbe, infine, affermato: «Io sono stata attaccata a Reggio Emilia perché avendo promosso una manifestazione insieme (...) al Presidente della Camera di Commercio contro un attentato che si era tenuto, mi sentii dire che io avevo negato che la mafia ci fosse, cosa che non ho mai fatto. Ho detto che Reggio è fondamentalmente una realtà sana, ma questo lo penso ancora, non intendo negare nulla, anche se magari al tempo non avevo la consapevolezza che ho oggi»,

l'interrogante chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risultino le pressioni citate dal Presidente della Provincia di Reggio Emilia e i modi e i tempi in cui dette pressioni si sarebbero manifestate;

se risulti che il Consiglio provinciale sia stato messo al corrente delle pressioni;

se risulti che la Procura della Repubblica di Reggio Emilia sia stata informata di tali pressioni e, in caso affermativo, quali siano gli esiti che ne sono conseguiti;

se risulti quali e quanti tentativi di condizionamento siano stati posti in essere;

se risulti quali e quanti esiti detti condizionamenti abbiano determinato;

se in dette pressioni e/o condizionamenti risultino coinvolti assessori o altri dirigenti della Provincia.

(4-06367)

CARLONI, CECCANTI, MONACO, NEROZZI, VITA, PEGORER, ARMATO, PASSONI, CHIAROMONTE, DI GIOVAN PAOLO, PERDUCA, FIORONI, FERRANTE, ANTEZZA, AMATI, BIONDELLI, LIVI BACCI, PORETTI, MAZZUCONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

i recenti, gravi conflitti che hanno sconvolto i Paesi del nord Africa hanno determinato un forte afflusso migratorio sulle coste italiane;

si conta che attualmente siano oltre 25.000 i richiedenti asilo che hanno deciso o sono stati costretti a lasciare il Paese di provenienza, in molti casi per sfuggire alla morte sicura;

per assicurare la prima accoglienza, garantire l'equa distribuzione sul territorio italiano e provvedere all'assistenza dei profughi e dei migranti arrivati in Italia negli ultimi tre mesi dai Paesi del nord Africa, per fronteggiare in sintesi tale emergenza umanitaria, il Dipartimento della protezione civile ha attivato un piano di accoglienza;

centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati;

tuttavia ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento rischiano di essere vanificati dal mancato rilascio da parte dell'Italia di un titolo di soggiorno che consenta ai rifugiati di programmare il loro futuro, di scegliere se restare in Italia o ripartire, se tornare in Libia o al proprio Paese d'origine;

i rifugiati, pur provenendo dalla Libia, sono di nazionalità diverse: risultano nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d'Avorio, in Bangladesh o in Pakistan; per tale motivo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d'asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego della stragrande maggioranza delle istanze;

molti dei ricorsi presentati, peraltro molto onerosi, non saranno sufficienti a risolvere il problema che si è venuto a creare;

tale situazione condanna di fatto migliaia di uomini e donne, che già hanno subito ogni tipo di sopruso e violenza nel loro Paese, a vivere sine die nell'irregolarità e, di conseguenza, ad essere esposti allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo in ordine alla difficile situazione in cui versano i rifugiati presenti in Italia e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di risolvere in tempi brevi tale difficile problema;

se non ritenga opportuno e urgente il rilascio a favore di tali persone di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, anche attraverso l'istituzione di una sorta di protezione temporanea o altra forma di tutela prevista dall'ordinamento giuridico al fine di restituire loro dignità, con particolare riguardo ai tanti minorenni prossimi alla maggiore età.

(4-06368)

BUGNANO - Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:

il Comune di Tortona (Alessandria) ha deliberato in data 29 novembre 2010, di costituire una società (la Farmacom Srl) con i farmacisti locali per la gestione delle farmacie comunali. Fino al 2010 le farmacie comunali sono state affidate in gestione alla società multiservizi ATM SpA, a totale partecipazione pubblica;

il Comune di Tortona, al momento della scadenza del contratto di servizio, ha ritenuto che l'unica alternativa percorribile fosse quella della costituzione di una società con i farmacisti in servizio presso le strutture interessate. Obiettivo dell'amministrazione era quello di reimpiegare il personale della ATM SpA in servizio presso le farmacie che non poteva essere assorbito né presso il Comune, ove si fosse optato per una gestione in economia, né presso un'azienda speciale o consortile, ove invece fosse stata scelta questa modalità;

con l'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, è stata ribadita la limitazione già prevista dall'art. 3, commi 27 e seguenti, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), che dispone il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1 del decreto legislativo n. 165 del 2001 di "costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente partecipazioni anche di minoranza, in tali società". La misura è diretta a contenere il fenomeno della proliferazione delle società pubbliche, per garantire un maggior grado di trasparenza e responsabilità nella spesa pubblica ed il rispetto del patto di stabilità interno;

l'articolo 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 vieta ai soli Comuni con meno di 30.000 abitanti la possibilità di procedere alla costituzione di società, imponendo l'obbligo di liquidare anche quelle eventualmente già costituite, alla data di entrata in vigore della norma, con bilancio in perdita. Infatti, sono previste delle deroghe per quelle società che: a) abbiano, al 31 dicembre 2013, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi; b) non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio; c) non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il Comune sia stato gravato dell'obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime;

la revisione dell'assetto gestionale avviata dal Comune di Tortona riguarda non solo le farmacie comunali, ma tutti i diversi servizi pubblici e attività strumentali che nel precedente assetto sono state oggetto di affidamenti diretti ad un'unica società a totale partecipazione pubblica. Nel caso di specie, quindi, tutti i servizi affidati alla ATM SpA, nonché i servizi di accertamento e riscossione dei tributi locali, finora gestiti direttamente dal Comune, e quello non ancora attivato della valorizzazione del patrimonio immobiliare. Oltre all'immediata costituzione della società preposta alla gestione delle farmacie comunali, il Comune ha proceduto ad approvare un piano che prevede l'istituzione di altre due società miste, previa procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato;

in particolare, riguardo al servizio di gestione delle farmacie comunali, la delibera comunale dispone di costituire una società a responsabilità limitata, di cui il Comune detiene il 90 per cento del capitale sociale ed aperta alla partecipazione dei farmacisti dipendenti delle farmacie per quote individuali comprese tra l'1 per cento e il 10 per cento. Successivamente, con deliberazione della Giunta n. 188 del 7 dicembre 2010, è stato approvato l'atto costitutivo e lo statuto della società Farmacom Srl, ove si prevede che la quota di partecipazione del Comune di Tortona è il 90,004 per cento, pari a un capitale sociale di 90.004 euro, mentre la quota di ciascuno dei 7 farmacisti dichiaratisi disponibili è l'1,428 per cento, pari a un capitale sociale di 1.428 euro;

la Corte dei conti, Sezione regionale per il controllo della Lombardia, ha escluso, con parere n. 86 del 15 settembre 2010, che, facendo salva la previsione di cui all'art. 3, commi 27, 28, 29, della legge finanziaria per il 2008, il divieto di cui all'art. 14 del decreto-legge n. 78 del 2010 non avrebbe riguardato la partecipazione di Comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti in società che producono servizi di interesse generale;

nel medesimo parere precedentemente citato, la Corte dei conti ha altresì ribadito che, a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010, gli enti locali con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti non possono procedere, in linea di massima, alla costituzione di società di capitali, se non associandosi con altri enti per raggiungere una quota minima di popolazione pari a 30.000 abitanti, ad eccezione dei casi nei quali sia lo stesso legislatore, nazionale o regionale, a prevedere che specifiche attività siano svolte per il tramite della partecipazione a società di capitali;

la Corte dei conti, Sezione regionale per il controllo della Lombardia, con un nuovo parere, il n. 70 del 3 febbraio 2011, esaminando proprio la disciplina speciale in materia di farmacie comunali, che il Comune di Tortona ritiene essere prevalente sulla disciplina generale recata dal decreto-legge n. 78 del 2010 al fine di risolvere il conflitto, ha meglio precisato che gli enti locali con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti non possono avvalersi di un organismo societario per la gestione della farmacia comunale se non associandosi con altri enti che insieme superino i 30.000 abitanti, assumendo una partecipazione societaria paritaria o proporzionale al numero degli abitanti;

considerato che:

l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP), con deliberazione n. 83 dell'adunanza del 6 ottobre 2011 ritiene che: in applicazione del divieto di cui all'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 è da escludere la possibilità che la città di Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti, possa costituire una società per la gestione delle farmacie comunali; in applicazione del divieto di cui all'art 14 comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 è da escludere la possibilità che la città di Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti, possa costituire una società mista ai sensi dall'art. 52, comma 5, lett. b), n. 4, del decreto legislativo n. 446 del 1997 per la gestione del servizio di accertamento e riscossione dei tributi; in applicazione del divieto di cui all'art. 14, comma 32, del decreto-legge n. 78 del 2010 è da escludere la possibilità che la città di Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti, possa costituire una società mista per la gestione dei servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, la gestione ordinaria e straordinaria dei cimiteri, la gestione dei parcheggi a pagamento e del parcheggio coperto;

pare evidente che debba escludersi innanzitutto la possibilità che il Comune di Tortona gestisca le farmacie comunali tramite la società Farmacom. In applicazione dell'art. 14 del decreto-legge n. 78 del 2010, pertanto, la società Farmacom Srl dovrebbe essere dismessa. Eppure, nonostante il parere dell'AVCP in merito alla costituzione della società Farmacom Srl, in un comunicato stampa del 24 ottobre 2011, il Comune di Tortona ha affermato che, a seguito delle osservazioni rese dall'AVCP, si procederà alla valutazione delle possibili opzioni alternative, scartando a priori l'accoglimento della dismissione/liquidazione, entro il 31 dicembre 2012, di Farmacom Srl;

risulta, inoltre, all'interrogante che dalla relazione semestrale 2011, Farmacom Srl sia in sensibile perdita d'esercizio oltre tutto senza che, ad oggi, sia ancora iniziata, da parte della società, la restituzione delle rate di un prestito bancario interamente girato al Comune di Tortona, a conferma di un'importante difficoltà economica della società,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali siano le valutazioni in merito, considerata ad avviso dell'interrogante l'opportunità che il Comune di Tortona dismetta la Farmacom Srl, nonché revochi la decisione di istituire altre due società miste, previa procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato, per la gestione del servizio di accertamento e riscossione dei tributi e per la gestione dei parcheggi a pagamento e del parcheggio coperto.

(4-06369)

COMPAGNA, PALMIZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

la Gran Bretagna aveva deciso di recidere ogni rapporto finanziario con l'Iran, perché, come documentato dal Ministro degli esteri William Hague, il rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) aveva fornito prove dettagliate e credibili delle dimensioni militari del programma nucleare iraniano;

successivamente, motivandola come forma di ritorsione, è stata approvata in Iran una legge che imporrebbe di ridurre entro due settimane le relazioni con la Gran Bretagna a livello di incaricati d'affari;

il 29 novembre 2011 l'ambasciata della Gran Bretagna in Iran veniva attaccata e devastata da una folla che, senza essere minimamente ostacolata dalle forze di sicurezza iraniane, sequestrava per alcune ore un certo numero di diplomatici inglesi;

il giorno dopo il Ministro degli affari esteri italiano, in sede di audizione sulle linee programmatiche del suo Dicastero presso le Commissioni congiunte delle due Camere, rilevava come la mancata protezione iraniana degli uffici britannici a Teheran dovesse considerarsi, oltre che odiosa, intollerabile e tale da ferire irrimediabilmente principi su cui si basano le relazioni tra Stati,

gli interroganti chiedono di sapere se a giudizio del Governo non sia imprescindibile che l'Europa abbia in Iran voce, rappresentanza, presenza politica identiche a quelle di Londra e se in tal senso non sia da valutare un gesto di esplicita rottura diplomatica con il Governo di Teheran.

(4-06370)

MARCUCCI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che l'apertura nel Lazio di nuove discariche trae origine dall'annunciata chiusura del sito di Malagrotta, posto nel territorio del Municipio di Roma XVI, anche a seguito della questione sollevata dalla Commissione europea nella contestazione dell'infrazione 2011/4021. Tale procedura però non viene risolta attivando nuove discariche in cui si continuerà a sversare rifiuti non trattati, così come emerge dalla lettura della stessa relazione tecnica circa l'insufficienza degli impianti di TMB (trattamento meccanico biologico) e dalle audizioni svolte dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nel Lazio;

rilevato che la decisione del Prefetto Pecoraro (commissario per l'emergenza rifiuti nel Lazio) relativamente alla scelta definitiva dei siti alternativi a Malagrotta è stata comunicata in conferenza stampa il 7 ottobre 2011, quando i tecnici, incaricati dallo stesso Prefetto di redigere la relazione tecnica acclusa al decreto di identificazione dei siti, erano stati nominati il 6 ottobre e la relazione da loro prodotta risulta datata 20 ottobre;

rilevato inoltre che a fine ottobre il Prefetto ha deciso l'esproprio dei terreni di Corcolle - San Vittorino (ai confini del Comune di Roma) per la realizzazione di una nuova discarica, che insiste nelle adiacenze di Villa Adriana, che dal 1999 è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco, in un contesto di Agro Romano Antico che ha conservato intatta la bellezza del paesaggio, ricco di resti archeologici e monumenti post antichi. Il sito individuato per conferire inizialmente circa 2.800.000 metri cubi di rifiuti si trova a circa 700 metri dal limite della fascia di rispetto di Villa Adriana, nel cuore del territorio dove si trovano i resti monumentali dei grandi acquedotti e ponti romani (Ponte Lupo 147 a.C.), nelle immediate vicinanze del borgo medioevale di San Vittorino e del Castello di Corcolle, ad un passo da una estesa necropoli di rilevante importanza portata alla luce dagli scavi condotti in loco tra il 1994 e il 2011 dai professori Fausto Zevi e Zaccaria Mari;

rilevato infine che il sito di Corcolle è quello, tra i sette esaminati nell'analisi preliminare prodotta dalla Regione Lazio, che presenta il maggior numero di fattori escludenti. Tali fattori escludenti sono determinati da caratteristiche geologiche, dalla presenza di corsi d'acqua, dalla presenza di nuclei abitati, da vincoli paesaggistici ed ambientali ed archeologici, dalla vicinanza con un acquedotto principale e da aziende agricole biologiche certificate. A tutti questi motivi va aggiunta una delibera della Giunta regionale del Lazio (n. 543 del 18 luglio 2008) che individuava proprio questo territorio in base alla legge regionale 22 dicembre 1999, n. 40, come area di programmazione integrata per la valorizzazione ambientale, culturale e turistica del territorio,

si chiede di sapere quali urgenti misure il Governo intenda adottare nell'ambito delle proprie competenze per impedire un possibile nuovo scempio culturale ed ambientale, che porterebbe certamente nuovo discredito internazionale all'immagine dell'Italia, tenendo presente che già l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco), tramite Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione nazionale italiana di tale Organizzazione, esprime forte preoccupazione per l'ipotesi della costruzione di una nuova discarica nella zona di Corcolle, alla periferia di Roma, per i rischi connessi con Villa Adriana ed altre pregiate aree archeologiche.

(4-06371)

POLI BORTONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il Ministro pro tempore delle infrastrutture e traporti in risposta all'interrogazione 4-05201 del 5 aprile 2011 ha testualmente comunicato che: «la prenotazione/vendita dei posti "notte" sui treni della relazione Roma-Lecce e viceversa (al pari di tutti gli altri treni notturni circolanti sul territorio nazionale) è stata resa accessibile anche per i viaggi in date successive al cambio orario del 12 giugno 2011»;

in effetti, l'interrogante intendeva riferirsi all'impossibilità di prenotare vagoni letto (e non cuccette) dal momento che su quella tratta sono state soppresse le vetture letto,

si chiede di sapere se a giudizio del Ministro in indirizzo l'abitare in una regione del Mezzogiorno d'Italia possa essere ritenuta condizione necessaria e sufficiente perché la società Ferrovie dello Stato (FS) elimini la possibilità di accedere all'uso del vagone letto, diversamente da quanto accade per le altre regioni italiane, o se ormai sia dato per acquisito dall'amministratore delegato di FS un "federalismo ferroviario" in virtù del quale i servizi migliori sono garantiti solo per il Nord Italia.

(4-06372)

VITA, CARLONI, CERUTI, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, FIORONI, PERDUCA, PINOTTI, NEROZZI, STRADIOTTO, ANTEZZA, PASSONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il programma operativo nazionale "Ricerca e competitività" 2007-2013, adottato con decisione della Commissione europea C (2007) 6882 del 21 dicembre 2007, finanzia progetti nei campi della ricerca scientifica, dello sviluppo tecnologico, della competitività e dell'innovazione industriale nel periodo di programmazione 2007-2013;

nel piano della comunicazione del programma sono stati definiti una serie di strumenti informativi per assicurare la massima diffusione del programma e in particolare delle possibilità di finanziamento da esso offerte, attraverso risorse comunitarie (Fondo europeo di sviluppo regionale - FESR) e risorse nazionali;

considerato che in data 11 novembre 2011, in piena crisi del Governo Berlusconi, il Ministro dell'istruzione, università e ricerca ha decretato l'approvazione della graduatoria finale nonché, a fronte degli innumerevoli tagli, un incremento di 250 milioni di euro per la dotazione di risorse finanziarie dell'avviso pubblico con decreto direttoriale 254/Ric. del 18 maggio 2011 nell'ambito dell'Asse I del programma operativo nazionale (PON) - Ricerca e competitività,

si chiede di conoscere quali siano stati i criteri di valutazione dei singoli progetti e in che modo il Ministro in indirizzo intenda operare nello stanziamento dei fondi.

(4-06373)

VITA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

con la fusione fra Cinecittà Holding e Istituto Luce, nel maggio 2009 è stata creata Cinecittà Luce SpA interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze;

l'art. 14 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, avrebbe sancito la fine di Cinecittà nella sua parte pubblica;

con un'opera di demolizione di quello che è stato un luogo di intervento pubblico fondamentale per il cinema italiano degli ultimi 40 anni, Cinecittà Luce da società a capitale interamente statale è stata trasformata in una Srl con un capitale sociale di 15.000 euro, le missioni sono state ridotte alla sola valorizzazione dell'archivio dell'Istituto Luce, cui sono stati affidati i compiti di distribuzione opere prime e seconde e promozione del cinema italiano all'estero;

le nomine della nuova società sarebbero avvenute senza consultare nessuna delle associazioni culturali e professionali del cinema e senza tener conto delle professionalità e delle competenze, come la nomina alla presidenza di Rodrigo Cipriani, già amministratore delegato di Mediashopping, nonché presidente della società Buonitalia, formalmente costruita per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari;

a Governo dimissionario si è costituita formalmente la nuova società e con decreto ministeriale, repertorio n. 1785, il Ministro per i beni e le attività culturali pro tempore Galan ha anche predisposto le nomine per la commissione per la cinematografia, con riferimento alle sottocommissioni e relative sezioni;

le nomine risalgono ad ottobre 2011 ed hanno concluso il loro iter formale il 2 novembre, mentre la crisi politica era già evidente da diverse settimane,

si chiede di sapere:

se e quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di restituire autorevolezza ad un settore così delicato, valutando anche l'opportunità di revocare le nomine, che a giudizio dell'interrogante feriscono il mondo della cultura italiana;

quale sia l'intendimento del Governo circa il futuro dell'attuale gruppo dirigente e la mission di Cinecittà Luce.

(4-06374)

AMATO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha emesso l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell'Università degli Studi di Siena avvenuta nell'anno accademico 2010/2011. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati - componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale - il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;

tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il decreto del 4 novembre 2010 dell'allora Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - che il 24 febbraio 2011 fu ascoltato nella citata indagine come persona offesa - di nomina del Rettore, a sua volta ascoltato dalla Procura di Siena in data 22 novembre 2010 in qualità di persona informata sui fatti;

fu l'allora Ministro, all'atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell'esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell'università precisando che il provvedimento non intendeva quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendevano i risultati delle indagini in corso;

in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell'indagine sul cosiddetto buco dell'Università notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d'indagini nei confronti degli indagati - ex rettori, direttori amministrativi, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili - a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d'ufficio e peculato;

il 21 novembre 2011, in occasione dell'inaugurazione del 771° anno accademico dell'Ateneo senese il Rettore dell'Università di Siena, facendo esclusivo riferimento a quest'ultima indagine, ha annunciato che gli organi di governo avrebbero valutato, nel momento in cui la procedura giudiziaria lo consentirà, l'eventualità che l'Ateneo si costituisse parte civile nel dibattimento;

considerato che:

l'Università degli studi di Siena attraversa una delicata situazione economica che, secondo i dati del bilancio di previsione 2012, indica ancora un disavanzo di parte corrente pari a 22.389.000 euro, gravato da elevatissimi costi dovuti all'abnorme numero di personale dipendente e alla funzionalità di sedi distaccate (locate ad Arezzo e a Grosseto) assai dispendiose. Spese che non potranno essere ulteriormente bilanciate, come eccezionalmente avvenuto nel 2010, da entrate straordinarie dovute alla vendita di parte del patrimonio immobiliare universitario;

l'adozione di un'inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell'Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell'attuale Rettore - sulla cui elezione grava l'indagine giudiziaria in premessa - nonché del direttore amministrativo - che risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell'Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell'esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di direttore amministrativo dell'Università di Bologna;

ricordato altresì che la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante "Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario", introduce nuove modalità per l'elezione del Rettore,

si chiede di sapere:

se, nel dovuto rispetto dell'autonomia dell'Università di Siena - dato il particolare contesto attinente l'elezione del Rettore dell'Università di Siena e ricordate le recenti regole circa l'elezione dei Rettori universitari - il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare iniziative volte alla revoca dell'atto di nomina dell'attuale Rettore e all'indizione di nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell'ateneo;

se non ritenga opportuno che il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all'ateneo senese, non debba adoperarsi al fine di costituirsi anch'esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico-finanziario, sia da quelle riguardanti l'elezione dell'attuale Rettore dell'Università di Siena;

se infine risulti al Governo che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell'inchiesta sui presunti brogli in capo all'elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all'interno degli organi dell'Università di Siena; e, nel caso affermativo, quale sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.

(4-06375)

GIARETTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel rapporto tra il fisco ed il cittadino risulta essenziale l'applicazione di principi di lealtà e di proporzionalità, in modo tale che il pagamento del debito fiscale possa avvenire con la dovuta semplicità;

nonostante i progressi fatti si ripetono episodi che portano alla esasperazione del cittadino per la evidente mancanza di buon senso;

si cita l'ultimo episodio capitato ad un contribuente, che, ricevendo un avviso, si è recato presso l'ufficio postale per ritirare la raccomandata e si è accorto, dopo una fila di 50 minuti (anche la riorganizzazione delle Poste comporta un peggioramento del servizio per l'utente), che il documento non era ancora giacente, nonostante l'avviso dichiarasse il contrario. Dopo una seconda fila di 50 minuti è riuscito ad entrare in possesso della raccomandata e ha potuto constatare che si trattava di una richiesta della amministrazione fiscale per l'omesso pagamento di 6,10 euro;

è evidente che, in casi come questi, per la limitatezza della cifra, è esclusa a priori ogni volontà evasiva ed il costo della riscossione è enormemente superiore alla cifra che può essere recuperata;

non si ha quindi alcun vantaggio per l'amministrazione pubblica, mentre si ha un rilevante costo aggiuntivo per il cittadino,

l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo per evitare il ripetersi di episodi di questa natura.

(4-06376)

VITA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'ordinamento giuridico contempla diverse norme finalizzate alla tutela del lavoratore, della famiglia e del portatore di handicap;

la legge n. 104 del 1992 detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona handicappata;

al lavoratore è consentito poter richiedere ed ottenere, laddove ve ne sia la disponibilità di posto, il trasferimento presso una sede di lavoro vicina al luogo di residenza al fine di assistere il familiare portatore di handicap;

in particolare, la citata legge, all'articolo 33, commi 3 e 5, predispone: «A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. (...) Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede;

considerato che la Corte costituzionale, con riferimento alla normativa de qua ne ha evidenziato (sentenza n. 325 del 29 luglio 1996), "l'ampia sfera di applicazione, diretta ad assicurare, in termini quanto più possibile soddisfacenti, la tutela dei portatori di handicap" e come essa incida "sul settore sanitario e assistenziale, sulla formazione professionale, sulle condizioni di lavoro, sull'integrazione scolastica; e in generale, detta misure che hanno il fine di superare, o di contribuire a far superare, i molteplici ostacoli che il disabile incontra quotidianamente nelle attività sociali e lavorative, e nell'esercizio di diritti costituzionalmente protetti (sentenza n. 406 del 1992). Essa (...) in generale, detta misure che hanno il fine di superare, o di contribuire a far superare, i molteplici ostacoli che il disabile incontra quotidianamente nelle attività sociali e lavorative, e nell'esercizio di diritti costituzionalmente protetti (sentenza n. 406 del 1992). La legge n. 104 può dunque considerarsi una prima, significativa risposta al pressante invito, rivolto da questa Corte al legislatore, di garantire la condizione giuridica del portatore di handicap, la cui tutela passa attraverso l'interrelazione e l'integrazione dei valori espressi dal disegno costituzionale (in tal senso v. la sentenza n. 215 del 1987)";

con precedente sentenza (n. 406 del 1992) la stessa Corte costituzionale aveva già chiarito come la legge n. 104 del 1992 rispondesse "ad un'esigenza profondamente avvertita, è diretta ad assicurare in un quadro globale ed organico la tutela del portatore di handicap: essa incide necessariamente in settori diversi, spaziando dalla ricerca scientifica ad interventi di tipo sanitario ed assistenziale, di inserimento nel campo della formazione professionale e nell'ambiente del lavoro, di integrazione scolastica, di eliminazione di barriere architettoniche e in genere di ostacoli all'esercizio di varie attività e di molteplici diritti costituzionalmente protetti. (...) Il suo complessivo disegno è fondato sulla esigenza di perseguire un evidente interesse nazionale, stringente ed infrazionabile, quale è quello di garantire in tutto il territorio nazionale un livello uniforme di realizzazione di diritti costituzionali fondamentali dei soggetti portatori di handicap: al perseguimento di simile interesse partecipano, con lo Stato, gli enti locali minori e le regioni, nel quadro dei principi posti dalla legge e secondo le modalità ed i limiti necessari ad assicurare l'effettivo soddisfacimento dell'interesse medesimo»;

in tale ottica è intervenuta più volte anche la Corte di cassazione, che, a Sezioni Unite, ha riconosciuto come al lavoratore che assiste con continuità ed in via esclusiva un portatore di handicap, "è assicurata una posizione di vantaggio ex art. 33, [che] si presenta come un vero e proprio diritto soggettivo di scelta da parte del familiare-lavoratore che presta assistenza con continuità a persone che sono ad esse legate da uno stretto vincolo di parentela o di affinità. La ratio di una siffatta posizione soggettiva va individuata nella tutela della salute psico-fisica del portatore di handicap nonché in un riconoscimento del valore della convivenza familiare come luogo naturale di solidarietà tra i suoi componenti" (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 7945/2008);

la finalità della legge è quindi quella di garantire "il pieno rispetto della dignità umana" e di "promuove[re] la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società; prevenire "e rimuove[re] le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali; persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata; predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata" (art. 1 della legge n. 104 del 1992);

il contratto collettivo nazionale decentrato (CCND) siglato il 31 maggio 2002, concernente la mobilità del personale delle Accademie e dei Conservatori di musica e degli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA) prevede limiti all'applicabilità della norma statale di rango primario, posta a tutela di diritti costituzionalmente garantiti;

in base al contratto collettivo menzionato, chi ha coniuge o figlio in stato di handicap ha diritto di precedenza nel trasferimento; chi, viceversa, ha altro parente entro il terzo grado nel medesimo stato ha semplicemente diritto a vedersi attribuito, una maggiorazione nel punteggio utile qualora richieda il trasferimento e sempre, comunque, purché convivente con il soggetto in stato di handicap;

il pieno diritto a ricevere assistenza non può essere limitato solo a colui che è coniuge o figlio, escludendo da tale pienezza del diritto il genitore che anzi, proprio per questioni anagrafiche, si presume che ancor più abbia bisogno di assistenza;

le suddette norme contrattuali sono palesemente discriminatorie e si pongono in netto contrasto con diversi, fondamentali principi costituzionali; non riconoscere in egual modo a tutti i cittadini portatori di handicap il diritto a poter essere assistito da un familiare e a quest'ultimo il diritto a poterla offrire è, infatti, fortemente discriminatorio ed incostituzionale;

in particolare, l'articolo 11 del menzionato CCND, nel distinguere e privilegiare colui che presta assistenza al figlio o al coniuge rispetto a colui che presta assistenza ad altro parente entro il terzo grado, si pone in aperto contrasto con gli artt. 3 e 31 della Costituzione, per i quali la tutela della famiglia, che si esplica attraverso una politica volta a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, non può prescindere dal riconoscere a tutti i suoi membri "pari dignità sociale" e pari uguaglianza "davanti alla legge", principi questi, peraltro, che hanno ispirato la legge n. 104 del 1992;

il CCND, inoltre, viola anche l'articolo 32 della Costituzione per il quale la tutela della salute -intesa nella duplice accezione psico-fisica - come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, non può essere garantita ad alcuni solo nell'ambito della cerchia familiare, tanto più se a porre vincoli, limitazioni e distinzioni tra i vari membri della stessa è una norma di contratto collettivo che si pone in aperto contrasto con una di fonte di rango primario;

la citata norma contrattuale si pone in aperto contrasto anche con l'art. 3 e l'art. 4 della Costituzione lì ove l'ausilio riconosciuto al lavoratore attraverso la rimozione di ostacoli che limitano l'effettività del diritto al lavoro, intesa anche come possibilità di svolgere al meglio la propria attività, viene riconosciuta e garantita, a parità di situazioni, in modo pieno ed effettivo solo ad alcuni soggetti,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in ordine alle disposizioni contenute nel CCND;

quali iniziative intenda adottare per sanare tale situazione al fine di poter garantire a tutti i soggetti in stato di handicap il diritto all'assistenza da parte di un familiare e a tutti i lavoratori la possibilità di offrire assistenza ad un familiare, nel pieno rispetto della dignità umana e dei diritti costituzionalmente garantiti.

(4-06377)

LANNUTTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la riforma delle pensioni, invece di andare sulla strada dell'equità, sembra avere aspetti molto negativi sui pensionati che hanno maturato diritti acquisiti dopo 40 anni di lavoro;

in un articolo pubblicato su "La Repubblica", il 24 novembre 2011, riassunto dal titolo: "Crescita e pensioni, la Fornero si presenta 'Riforma già fatta, serve equità sui sacrifici'". Il neoministro del Welfare illustra le linee guida dell'azione del Governo: «"Sulla previdenza cambiamento c'è stato, ma bisogna accelerare". Bersani entusiasta: "Primo intervento convincente su tutto". La riforma delle pensioni "è già stata largamente fatta, ma necessita di tempi più accelerati" di quelli previsti. Lo ha spiegato il ministro del Lavoro Elsa Fornero intervenendo all'assemblea della Confederazione nazionale dell'artigianato citando gli elementi di forza su cui può contare l'Italia per uscire dalla crisi. Altri punti sono poi il risparmio delle famiglie e l'imprenditoria. In occasione della sua prima uscita pubblica, il ministro ha voluto anche elencare i principi fondamentali "che rappresenteranno l'azione di questo governo e del mio ministero". Capisaldi che si chiamano "rigore finanziario, equità degli interventi e crescita". Secondo la Fornero, quando si parla di rigore non si intende "nella dimensione quantitativa, ma una diversa cultura del rapporto tra individui e spesa pubblica, un elemento su cui lavorare molto anche con un'azione educativa. Il rigore, quindi, deve essere associato a uno stile d'azione improntato sempre alla sobrietà". Per il ministro, inoltre, "i sacrifici devono essere calibrati alla capacità di singoli e gruppi di supportarli, perché non possono più essere i deboli a sopportare la parte peggiore dei sacrifici" mentre per quanto riguarda la crescita, "ci saranno stimoli che dovranno tendere alla rimozione all'attenuazione di tutti quei lacci e lacciuoli che hanno mortificato crescita e opportunità di questo paese", ha concluso. La Fornero ha parlato poi degli incidenti sul lavoro. "La sicurezza deve rimanere e resterà centrale nell'azione del governo, è un mio impegno", ha detto. Ricordando l'elevato numero di vittime sul lavoro, in particolare le sette di ieri, il ministro ha ribadito che "numeri di questo tipo impongono uno sforzo collettivo di reazione e impongono di affrontare e risolvere nodi che sono incompatibili con la dignità umana". Un'uscita pubblica che ha pienamente convinto Pierluigi Bersani. "Il primo intervento della ministra è stato veramente notevole sia nel merito sia nei toni", ha commentato il segretario del Pd a margine dei lavori dell'assemblea della Cna»;

considerato che:

in un lancio di agenzia del 30 novembre 2001, la Cgil, il maggior sindacato dei lavoratori, considera "inaccettabili" le ipotesi circolate sugli interventi che il Governo sta mettendo a punto in materia di pensioni. «"Senza interventi sulla crescita e senza una vera svolta sull'equità - dice il segretario confederale Vera Lamonica - il Paese non esce dalla condizione difficile che si è determinata. Il ventilato blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell'equità perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d'acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi". "Se sono vere le anticipazioni - dice ancora Vera Lamonica - l'approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive". La Cgil conferma la sua netta opposizione a cancellare il tetto dei 40 anni, peraltro già oltre 41 con la finestra mobile, e a ulteriori anticipazioni dell'innalzamento dell'età per le donne del settore privato. Il sindacato chiede di affrontare i privilegi e le disparità che "non sono legati al lavoro dipendente e vanno affrontati sul serio" a partire dalla parificazione delle aliquote tra dipendenti e autonomi. Infine la Cgil chiede che in materia previdenziale ci sia un confronto e, auspica Lamonica, " il consenso, delle parti sociali". "Se le misure alla fine fossero davvero quelle che oggi sono sulle prime pagine - conclude - non saremmo neanche di fronte a ipotesi di riforma ma a puri e semplici interventi di cassa, senza alcun profilo di discontinuità rispetto a quanto avvenuto nel recente passato»;

un articolo de "Il Sole 24 ore" del 4 dicembre 2011 riferisce che: «Nel provvedimento approvato dal consiglio dei ministri è prevista la cancellazione del meccanismo delle "finestre mobili", operativo dal gennaio scorso (12 mesi dalla maturazione dei requisiti per ricevere l'assegno, se si è dipendenti; 18 se si è autonomi). Le donne andranno in pensione di vecchiaia nel 2018 a 66 anni (65 oltre i 12 mesi di finestra, che saranno assorbiti). "Lo Stato non ci dice quando dobbiamo sposarci", ha detto il ministro Fornero. "Introduciamo flessibilità nell'uscita, tenendo conto che l'Europa ci chiede di innalzare l'età del ritiro". La fascia di flessibilità per l'età pensionabile delle donne sarà tra i 63 e i 70 anni, con un sistema di incentivi e disincentivi. Quanto invece agli uomini, l'età di 66 anni per la pensione di vecchiaia è prevista da subito. Addio anche ai 40 anni di contribuzione per l'uscita. Scatta infatti la pensione di anzianità a qualsiasi età a 42 anni + 1 mese di contributi per gli uomini e 41 anni + un mese per le donne. Contributivo per tutti Arriva l'estensione del metodo di calcolo contributivo pro rata per tutti. Infine, il ministro Fornero ha parlato di un aumento delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi, anche se non ha fornito indicazioni su quanto varrà questo incremento. Ci sarà "un sacrificio" per l'indicizzazione dell'inflazione a partire dal 2012, però "salvando le pensioni minime" e - ha precisato il presidente Monti, affiancando il ministro Fornero commossa e sopraffatto per qualche istante dalla tensione - grazie al prelievo sui capitali scudati sarà in salvo anche la rivalutazione delle pensioni pari al doppio del minimo»,

si chiede di sapere:

se a giudizio del Ministro in indirizzo la riforma, con il blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni in essere, non sia esattamente il contrario dell'equità perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d'acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi;

se la cancellazione del tetto dei 40 anni, che già arriva ad oltre 41 con la finestra mobile, con ulteriori anticipazioni dell'innalzamento dell'età per le donne del settore privato, non costituisca una fortissima iniquità per i lavoratori che si aspettano vengano affrontati i privilegi e le disparità che non sono legati al lavoro dipendente e vanno affrontati a partire dalla parificazione delle aliquote tra dipendenti e autonomi;

se, nella riforma, non sarebbe opportuno prevedere l'unificazione della casse autonome di previdenza, dall'Enpam, all'Enasarco, dai geometri ai ragionieri e commercialisti, come quelle degli ingegneri, giornalisti, veterinari, e di altre categorie conferendo gli attivi ad un Fondo autonomo gestito dai Dicasteri dell'economia e del lavoro, con la soppressione di ben 22 costosi consigli di amministrazione, collegi sindacali ed organi sociali, con evidenti economie di scala;

se il Governo, a giudizio dell'interrogante pronto a cancellare i diritti acquisiti dei lavoratori, non debba mostrare analoga sensibilità nei riguardi degli evasori e dei riciclatori di denaro, graziati da uno scudo fiscale criminale, vero e proprio riciclaggio di Stato, imponendo una patrimoniale del 20 per cento sui 105 miliardi di capitali rientrati con l'aliquota del 5 per cento, e non debba dare prova di un senso di equità chiamando le banche e altri intermediari che hanno consentito il rientro di fungere da sostituti di imposta, reperendo ben 21 miliardi di euro.

(4-06378)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il 1° dicembre 2011 Pier Francesco Guarguaglini ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio di amministrazione di Finmeccanica dopo nove anni al vertice della prima azienda del settore della difesa italiana;

su un articolo de "Il Fatto Quotidiano" del 2 dicembre 2011 si legge: «Chi credeva di avere ormai visto tutto nella vicenda della Finmeccanica, ieri sera si è dovuto ricredere. Il modo in cui il governo, azionista di controllo del gruppo industriale, ha congedato il presidente indagato Pier Francesco Guarguaglini si può ben definire surreale. Come dimostra il comunicato di commiato al presidente uscente emesso al termine del consiglio d'amministrazione. Val la pena di leggerlo integralmente: "I più sentiti ringraziamenti per l'altissima professionalità e il proficuo impegno che hanno consentito la crescita e l'affermazione del gruppo nei mercati mondiali". Il tutto in una busta con un assegno da 5,5 milioni di euro, pari a circa 220 anni di stipendio di un impiegato della Finmeccanica. Complimenti, ma allora perché l'hanno cacciato? Per chi si fosse perso qualche puntata, un breve riassunto. Il 73 enne Guarguaglini, indagato per false fatturazioni nell'inchiesta Enav-Finmeccanica, è il marito di Marina Grossi, amministratore delegato della Selex Sistemi Integrati, la controllata di Finmeccanica considerata dai magistrati inquirenti l'epicentro di un sistema di tangenti ramificato come una metastasi. La Grossi è indagata per corruzione, e resiste saldamente al suo posto. Il braccio destro di Guarguaglini, Lorenzo Borgogni, al suo fianco lungo tutta la carriera da industriale delle armi che ha visto il manager toscano passare dalla guida della Oto-Melara a quella della Fincantieri fino alla Finmeccanica, è indagato pure lui. Ha raccontato ai magistrati di aver intascato 5,6 milioni di euro da ditte fornitrici del gruppo, ma sostiene che non si trattava di tangenti ma di consulenze "di natura privatistica". Adesso sta raccontando agli inquirenti che la Finmeccanica, come l'ha vista lui da un punto di osservazione privilegiato lungo i nove anni della gestione Guarguaglini, soccombe da anni agli appetiti di politici di ogni colore. Insomma, la Finmeccanica, come la raccontano i protagonisti, sembra essersi trasformata da gioiello della tecnologia made in Italy a fogna della corruzione. Ciò che ha spinto il premier Mario Monti, domenica 20 novembre, a emettere una nota con cui si chiedevano in modo implicito ma chiaro le dimissioni di Guarguaglini, il presidente che ha sempre negato ogni coinvolgimento nel malaffare senza poter però smentire di essere quantomeno distratto. E così sono trascorsi dieci giorni di braccio di ferro. Guarguaglini, perso l'onore, ha pensato bene di salvare almeno la cassa. E si è rifiutato di dimettersi per non perdere la sontuosa liquidazione che gli spettava di diritto per la risoluzione anticipata del contratto. Il governo avrebbe potuto cacciarlo senza dargli una lira invocando la giusta causa, ma Monti ha scelto la linea sobria. Ha trattato, facendo scendere le pretese dell'esperto manager dai 12-15 milioni di partenza a più modesti 5,5 milioni lordi. Per la precisione 4 milioni sono l'indennità compensativa per la risoluzione anticipata del rapporto, e 1, 5 per un patto di non concorrenza della validità di un anno. Tecnicamente Guarguaglini non si è dimesso, ma ha aperto una trattativa del tipo "quanto mi date se mi dimetto?". Uno spettacolo edificante per i 74 mila dipendenti del gruppo che adesso temono per il proprio posto di lavoro. Monti ha scelto di dare per ora piena fiducia all'amministratore delegato Giuseppe Orsi, che Guarguaglini voleva fortissimamente trascinare con sé nella disgrazia. Ma Orsi da oggi è anche presidente e ha i pieni poteri. Non è ancora chiaro se si tratti di una soluzione transitoria o se il governo ha deciso di scommettere sull'uomo che, secondo la protesta di Antonio Di Pietro, "è il massimo della rappresentazione spartitoria dei partiti nelle aziende pubbliche". Orsi è salito al vertice sei mesi fa su indicazione della Lega Nord, che oggi è all'opposizione. Fin dall'inizio è entrato in rotta di collisione con Guarguaglini imponendo con i conti trimestrali di fine settembre l'esposizione di pesantissime perdite causate dalla gestione operativa del presidente. Il suo programma è noto: ridimensionare Finmeccanica avviando verso la cessione la Ansaldo-Breda (treni), la Ansaldo Sts (segnalamento ferroviario), alcuni pezzi dell'americana Drs e l'Ansaldo Energia. Cura dimagrante per concentrarsi nei due settori chiave: aeronautica e "sistemi di difesa", l'eufemismo per dire armi. Finmeccanica a pezzi e posti di lavoro in pericolo. Un ringraziamento a Guarguaglini ci stava proprio bene. Forse quel comunicato era un saggio della rinomata ironia sottile del professor Monti»;

anche l'incarico di Marina Grossi alla Selex è sempre più in bilico visto che anche lei è indagata per corruzione e false fatturazioni nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti corrotti all'Enav. Giuseppe Orsi avrebbe già chiesto le sue dimissioni,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che, in un momento come quello che sta vivendo il Paese di profonda crisi economica per cui si interviene sulle pensioni e si chiedono tagli e sacrifici a tutta la popolazione, sia alquanto scandaloso che l'ex presidente Guarguaglini venga premiato con una liquidazione di oltre 5 milioni di euro per aver portato quasi al disastro l'azienda che ha guidato ed essere coinvolto in inchieste giudiziarie che gettano ombre sempre più pesanti sulla legalità e sulla correttezza del suo operato;

quali siano i motivi per cui si ritiene di riconoscere un premio, come è già successo molte altre volte, senza riservarsi di valutare se l'intervento ha svolto il suo compito con competenza e diligenza, e se non si intenda vigilare perché nelle riservate sale aziendali i consiglieri d'amministrazione e i sindaci facciano il loro mestiere non assecondando giochi di potere;

quali opportune iniziative di competenza intenda assumere affinché i manager siano sottoposti ad azioni di responsabilità quando si adoperano per portare le aziende in alto nelle cronache giudiziarie e in basso nelle classifiche finanziarie coinvolgendole in scandali, come nel caso di quelli in Finmeccanica, che oltre a Pier Francesco Guarguaglini hanno avuto come protagonista anche la moglie Marina, amministratore delegato della controllata Selex sistemi integrati, invece di essere ricompensati con superliquidazioni.

(4-06379)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-02526, della senatrice Granaiola, sulla riduzione dei servizi ferroviari sulla linea tirrenica Roma-Genova.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 638a seduta pubblica del 29 novembre 2011, a pagina 114, il titolo: " Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, nuovo deferimento a Commissioni permanenti" deve intendersi: "Commissione europea, nuovo deferimento a Commissioni permanenti di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 640a seduta pubblica del 30 novembre 2011, a pagina 113, sotto il titolo "Corte costituzionale, ordinanze di improcedibilità relative a conflitti di attribuzione" al secondo capoverso, ultima riga, sostituire le parole: "2 agosto" con le seguenti: "20 luglio".