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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 637 del 17/11/2011


FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, siamo oggi protagonisti di un evento politico e istituzionale il cui solo precedente nella storia repubblicana è il Governo Dini del 1995. Governo del Presidente, interamente composto da personalità non politiche e non parlamentari.

MONTI Cesarino (LNP). C'è anche il Governo Badoglio.

FINOCCHIARO (PD). Anche il Governo Badoglio. Quello che ha assistito alla nascita della Repubblica e della democrazia italiana (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai), con un grande gesto di responsabilità dell'allora capo del Partito Comunista, Palmiro Togliatti. Questo, tanto per ricordarcelo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

Un evento che da oltre un anno auspicavamo, alla cui produzione abbiamo da tempo lavorato nelle sedi politiche e nelle sedi istituzionali. Ma se oggi siamo tutti impegnati per questo fine, il primo ringraziamento va al presidente Napolitano, alla sua saggezza paziente, alla sua determinazione lucida, alla sua lungimiranza. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Molinari).

Come ampiamente riportato, la composizione tecnica del Governo è stata una richiesta pressante del Partito Democratico e dei suoi Gruppi parlamentari. Lei ne ha, nel corso del nostro incontro, pienamente colto le ragioni.

Io voglio qui solo sinteticamente ribadire che la nostra richiesta era strettamente connessa all'impegno e alla convinzione con i quali sosterremo il suo Governo e lavoreremo per assicurare che questo sostegno si mantenga così ampio.

Non si poteva consentire, infatti, che pesassero le conseguenze di una vicenda politica - quella trascorsa con le dimissioni del presidente Berlusconi - segnata da forti tensioni tra le forze politiche, e non si poteva consentire che i riflessi di quelle tensioni, il loro perdurare o il loro ridestarsi, inquinassero lo sforzo autentico che tutti stiamo facendo assumendo una comune responsabilità nell'interesse dell'Italia.

Una necessità politica, dunque, ma io penso anche una chiave metodologica. E voglio soffermarmi solo un momento su questo punto.

Ora, è indubitabile che sia estranea all'esperienza politica italiana, e in particolar modo a quella, ormai quasi ventennale, del nostro bipolarismo (sia pure nelle approssimazioni diverse che abbiamo conosciuto) una chiave sperimentata per affrontare il tempo che ci attende, che è quello del suo lavoro, signor Presidente del Consiglio, per avviare a soluzione la crisi italiana e quello del nostro sostegno a quest'opera. Ed è altrettanto indubitabile che non sia facile, per partiti che sino a qualche giorno fa si sfidavano sul terreno politico e parlamentare, sostenere la medesima esperienza di Governo e collaborare per la migliore riuscita ed efficacia delle sue azioni e delle sue politiche. Ma noi tutti qui, ad eccezione dei colleghi della Lega, a questo ci siamo impegnati, per il bene dell'Italia. Così abbiamo detto e così si dovrà fare.

Come? Certamente approvando oggi la sua relazione programmatica e le sue conclusioni; decisione questa che abbiamo già assunto e che trova nella stessa composizione del Governo, nella qualità, autorevolezza, competenza e responsabilità civica di ciascuno dei Ministri nominati, un'ulteriore, forte, ragione di consenso. Per questo a lei, presidente Monti, e ai Ministri del suo Governo va il ringraziamento delle senatrici e dei senatori del mio Gruppo e quello mio personale. (Applausi dal Gruppo PD).

Ma il voto di oggi è, appunto, solo un inizio. E da qui in poi potrebbe sembrare terra ignota. Ma così non è per forze politiche intelligenti e responsabili.

Occorrerà, innanzitutto, guardare avanti - ripeto: guardare avanti - e cercare, ogni volta, con una ricerca testarda, di stringere sull'oggettività di ciascuna questione le ragioni della decisione, di esercitare - mi verrebbe da dire con le parole del mio lessico politico - il massimo di laicità riformista.

Io non solo tra coloro che esultano sentendo inneggiare alla fine delle ideologie, perché temo sempre che un funerale frettoloso rischi di seppellire insieme ideologie, talvolta funeste, ma anche ideali. E mi pare che, se un ideale in un tempo dato ha mosso il cuore e la testa di moltitudini di esseri umani, in esso non poteva che esserci un che di morale. Se riflettiamo bene, è proprio questa l'opera maieutica che fecero i nostri costituenti quando scelsero, nel vasto patrimonio di culture politiche differenti, il tessuto di valori, di impegni e di fini che è la nostra Costituzione.

Appunto. La Costituzione, che noi tutti riconosciamo, è il luogo entro i cui limiti dobbiamo inscrivere le nostre decisioni. E quindi - per esempio - non ci potrà essere riforma fiscale senza principio redistributivo e progressivo, né sviluppo del Paese fuori da un'idea di coesione nazionale. Permettetemi un inciso: presidente Bricolo, la prossima volta che vota un Governo stia attento, perché il ministro Fitto era ministro per gli affari regionali e la coesione territoriale, appunto. (Applausi dal Gruppo PDe del senatore Peterlini). Nè ci potrà essere ridisegno del meccanismo di accesso alle opportunità economiche che produca disuguaglianze, né ci potrà essere lavoro senza dignità.

Oggi, peraltro, quel quadro di riferimento costituzionale viene completato - e tante volte, devo dire, esaltato - dall'appartenenza all'Europa, dai contenuti dei Trattati e delle altre fonti comunitarie, dagli impegni che in quella sede abbiamo collaborato a costruire, che dobbiamo onorare.

«L'Europa siamo noi!», ha detto lei stamattina. È tanto più espressivo di «noi siamo europei», che è l'espressione che avevo usato solo qualche giorno fa in quest'Aula. Noi siamo l'Europa, e dall'Europa ci sono venuti forza e soccorso. Se ne soffriamo i limiti, dobbiamo rintracciare innanzitutto in noi stessi la responsabilità. E con il suo Governo - abbiamo inteso bene - riprenderemo la strada dell'integrazione e del nostro impegno, senza esitazioni e senza complessi. (Applausi dal Gruppo PD). Noi condividiamo pienamente questa scelta.

Dunque, non guardare indietro, partire dall'oggettività di ciascuna questione, muoversi nel recinto dei valori, dei fini costituzionali, onorare gli impegni europei.

Ma c'è anche altro. I commentatori politici hanno, in questi giorni, puntato l'obiettivo sui protagonisti del percorso che ci ha portato fin qui: lei, signor Presidente del Consiglio, con il suo Governo, e i partiti politici. Ora entra in campo il Parlamento.

Abbiamo molto apprezzato il suo riferimento, che non è affatto sembrato rituale. E il senatore Zanda ha svolto in quest'Aula, su questo punto, considerazioni compiute che io condivido assolutamente.

Questa è una Repubblica parlamentare, che ha subito negli ultimi anni un oltraggio che oggi tutti avvertiamo e che trova nella legge elettorale vigente le sue ragioni. Non solo perché ciascuno di noi è parlamentare per la volontà di chi ha compilato le liste elettorali e non per volontà diretta degli elettori, ma anche perché questo ha minato la centralità stessa dal Parlamento, la sua autorevolezza, il suo stesso ruolo. La politica ha sopravanzato la Costituzione; la prassi ha tramutato la forma.

Ma il senso del parlamentarismo, la consapevolezza profonda del dovere di rappresentanza, la forza del Parlamento resistono - e possiamo ritrovarli intatti - in ciascuno dei colleghi che siedono in quest'Aula. Perché è il momento, certo, ma anche perché è il nostro dovere.

Questo Parlamento le darà la fiducia, presidente Monti. Io credo che questo Parlamento debba chiederle un impegno; io glielo chiedo da parte del mio Gruppo. In questo passaggio, noi non abbiamo tra di noi, senatori di diverso schieramento, altro vincolo che quello della responsabilità nei confronti dell'Italia. Non abbiamo vincoli politici di uguale appartenenza, non abbiamo rappresentanti nel suo Governo tecnico. Noi le chiediamo di rispettare il Parlamento...

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatrice.

FINOCCHIARO (PD). Ho finito. Ma soprattutto di considerarlo il suo primo, potente, alleato. E restaurare la forza e l'autorevolezza delle Camere è il contributo consistente che daremo alla forza delle sue decisioni e alla forza dell'Italia.

Le considerazioni che ho fatto fanno anche giustizia di molte superficialità, che hanno voluto identificare il suo Governo come un algido Esecutivo di aristoi che ha fatto fuori la politica e sospeso la democrazia. Noi francamente pensiamo il contrario. E pensiamo anche che, dopo, niente sarà più come prima: né i partiti, né le relazioni politiche, né il Parlamento, né l'Italia. Una sfida entusiasmante, di quelle che solo un grande Paese e vere classi dirigenti sanno cogliere.

Questo per nostra parte, come PD, offriamo agli italiani. Per dirlo con le sue parole: questo è il nostro impegno nazionale.

A lei, presidente Monti, e al suo Governo il consenso, la lealtà e la collaborazione del mio Gruppo. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).