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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 637 del 17/11/2011


Passiamo dunque alla votazione delle mozioni nn. 497, 498 e 499, di identico contenuto.

Pregherei tutti i colleghi che interverranno, visto che siamo in diretta televisiva e abbiamo dei tempi assegnati, di non sforare, per non costringermi a interromperli, cosa che non ho mai fatto e che cerco di evitare. L'invito è rivolto a tutti i colleghi.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, credo di riuscire nell'intento, anche perché il clima dell'Aula non dovrebbe determinare interruzioni di nessun tipo.

Signor Presidente del Consiglio, oggi l'ho ascoltata con attenzione, e devo dire che il Governo che ha presentato in Senato costituisce l'approdo finale, ma positivo, di un percorso difficile, oserei dire drammatico, per il nostro Paese, che ha conosciuto e sta conoscendo una congiuntura molto difficile dal punto di vista economico e finanziario. Essa deriva certamente dal contesto europeo, dalla fragilità della moneta unica, dall'aggressione dei mercati e dagli intenti speculativi che vi si annidano, ma trova la sua ragione d'essere in quelle debolezze strutturali della nostra economia che lei oggi ha descritto e che necessitano di interventi profondi di revisione. Questo in quanto il nostro stesso sistema di convivenza civile è messo a rischio da questa congiuntura, e quindi anche alcune delle fondamenta del nostro Stato sociale, che non possono più reggere ad una sfida così aggressiva.

Certo, signor del Presidente del Consiglio, abbiamo dovuto registrare con un certo imbarazzo alcune invasioni di campo e alcuni interventi fuori misura di qualche leader europeo, e anche taluni richiami, spesso stringenti, delle autorità internazionali, pienamente legittimi rispetto ai trattati e alle regole che dobbiamo rispettare, ma che hanno messo in imbarazzo il nostro Paese e la sua sovranità per come sono stati percepiti dai nostri concittadini. Lei oggi ha detto una cosa che ho ascoltato con attenzione e che mi ha convinto, e cioè che nella debolezza della costruzione europea, che lei conosce bene, c'è anche la tentazione, in questa fase difficile, da parte di qualche Stato di far prevalere interessi nazionali, e tra questi forse non vi è quello di un'Italia forte.

Ma queste tentazioni contengono in sé il rischio di mettere in gioco la stessa costruzione europea. Quindi, il suo richiamo ai padri fondatori, al ruolo fondamentale dell'Italia, alla necessità per il nostro Paese di riappropriarsi di questa sua funzione è nell'interesse nazionale, ma è anche nell'interesse della costruzione europea. C'è bisogno di un'Italia forte perché l'Europa sia giusta e pienamente coerente con le regole che l'hanno resa possibile. In questo senso, apprezzo molto - e per questo lo ringrazio - la scelta del presidente Berlusconi di farsi da parte e di consentire che questo Governo avesse vita. È un invito che gli rivolsi modestamente qualche mese fa, quando gli chiesi, per amore del Paese, di farsi da parte, perché non poteva essere lui l'uomo della riconciliazione nazionale. L'onorevole Berlusconi ha fatto questa scelta, e io apprezzo che il suo partito sia così impegnato nel sostegno al suo Governo. Credo che sia una pagina molto utile e che possa consentire anche in Parlamento una stagione di grande collaborazione nel segno delle riforme che il suo Esecutivo ci proporrà.

Ho apprezzato molto anche la scelta del Partito Democratico di lasciare da parte interessi comprensibili di parte e di sostenere questo Governo, perché la tentazione elettorale avrebbe potuto prevalere.

Ma non posso non rivendicare con orgoglio la giustezza dell'intuizione del Terzo Polo e del Movimento per le Autonomie, che ne è parte integrante, che sin dal primo momento ha scelto di sostenere questa iniziativa, in cui ha avuto parte rilevantissima il Capo dello Stato, con convinzione, senza incertezze, senza se e senza ma, ritenendola l'unica possibile per ridare al nostro Paese una prospettiva di sviluppo nel risanamento.

Signor Presidente, lei ha avuto molta cura in questi giorni di ascoltare tutte le forze politiche, anche le più piccole. Ciò ha anche alimentato l'ironia di qualche commentatore per questo tempo che ha impegnato, del quale io però la ringrazio perché ha avuto cura - come ha fatto oggi ponendosi in Parlamento con un approccio assolutamente rispettoso - delle responsabilità della politica. Ci sono tante piccole formazioni, tra cui alcune sono il frutto di estemporanee congiunture e di accordi tra uomini, mentre altre, come il Movimento per le Autonomie, per quanto non cospicue a livello di Parlamento nazionale, sono importanti perché rispondono ad interessi molto rilevanti.

Noi siamo un movimento molto radicato nel Mezzogiorno e in particolar modo in Sicilia e ci siamo fatti carico di governare quella Regione tentando un'operazione difficile. Un membro del Governo mi ha riconosciuto l'opera in un ambito importante quale la sanità nel segno dell'efficienza, della modernizzazione e del risanamento, in piena sintonia e forse - con qualche piccolo vizio di vanità - anticipando anche l'esigenza generale di riconsiderare gli schemi della politica italiana e di far prevalere i contenuti e le esigenze riformatrici rispetto alle logiche di schieramento. Questa ragione forte che ha ispirato quell'azione ci fa guardare con grande apprezzamento al suo Governo, alle linee ispiratrici che oggi lei ha rappresentato in questa Aula, a quelle parole di ordine, di equità e di coesione che sono davvero gli architravi di una stagione politica nuova: equità sociale, equità territoriale, coesione sociale, coesione territoriale.

Vede, signor Presidente, noi veniamo da una stagione politica in cui la divaricazione e gli interessi delle parti hanno segnato il momento più basso per il nostro Paese. Considero di grande rilievo - per esempio - il fatto che voglia assumere interamente la responsabilità di governare il rapporto con le autonomie locali - come oggi ci ha detto - gestendo direttamente anche la responsabilità degli affari regionali, perché occorre un grande rispetto per le autonomie locali in una logica di coerente interesse nazionale.

È davvero apprezzabile a nostro avviso la scelta che vi sia un Ministro della coesione territoriale, perché può essere la sede, con il Ministero dello sviluppo e delle infrastrutture, di una vera politica della crescita, la quale sappia trarre il meglio di se da ogni parte del Paese. Ogni parte ha infatti la sua vocazione, le sue aspettative e le sue speranze di crescita e di sviluppo. C'è una questione settentrionale, come c'è una questione meridionale. Noi rappresentiamo quelle istanze meridionali che vogliono contribuire al risanamento del Paese, che vogliono partecipare ad uno sforzo di modernizzazione, di efficienza, di trasparenza, di lotta agli sprechi e di lotta alla criminalità, perché questo è nell'interesse del Paese. Occorre che tutto il Paese partecipi a tale sforzo, perché, senza quella crescita che lei ha evocato, in misura significativa, ogni sforzo di risanamento, anche le scelte più dure e drastiche di finanza pubblica rischiano di essere vanificate.

In questi anni è accaduto questo, signor Presidente: è accaduto che lo squilibrio della rappresentanza nell'Esecutivo precedente ‑ ho espresso il mio apprezzamento al presidente Berlusconi e quindi non vi è livore, ma un giudizio di merito ‑ per il ruolo eccessivo di un partito quale la Lega Nord, anch'esso rispettabilissimo nella sua vocazione e nella ragione di egoismo territoriale, ha determinato scelte inique per il Paese. Ha determinato forse la fine di quell'Esecutivo e non solo impedendo la riforma delle pensioni, ma determinando anche lo sfilacciamento di quella maggioranza attorno a scelte ingiuste ed inique sulla allocazione delle risorse, che hanno determinato forti penalizzazioni per le aree più deboli di questo nostro Paese e il fatto che la parte meridionale di esso venisse esclusa dalla rappresentanza degli interessi al Governo, al di là delle presenze di Ministri più o meno meridionali.

Qualcuno mi ha detto che non c'è un Ministro siciliano in questo Governo. Non ha nessuna importanza. Non ho interesse a Ministri siciliani, ma a Ministri che sappiano fare la loro parte nell'interesse della coesione. Per alcuni di questi Ministri, che conosco, ho espresso apprezzamenti diretti e personali, e non lo faccio in modo plateale, perché non servirebbe, ma questo è un Governo nel quale ci riconosciamo con grande convinzione.

Signor Presidente, abbiamo la convinzione che lei sia partito con il piede giusto, che questo Governo è quello che serve al nostro Paese, che possa ridare prestigio alla nostra Nazione e garantire quella stagione di coesione, di piena corresponsabilità nello sforzo di risanamento, per garantire vere prospettive di sviluppo che sappiano cogliere tutte le vocazioni dei nostri territori.

Per tali ragioni mi conforta la giustezza della nostra originaria intuizione nel sostenerla sin dal primo momento, per cui le annuncio il voto pienamente convinto del Movimento per le Autonomie e dell'intero Gruppo Misto del Senato a favore del suo Governo. (Applausi dal Gruppi Misto-MPA-AS, PD, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e dai banchi del Governo).

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, colleghi, il Gruppo di Coesione Nazionale‑Io Sud‑Forza del Sud esprimerà un voto di fiducia al suo Governo, signor Presidente del Consiglio, per le ragioni e per le motivazioni che già sono state espresse, con alcune sottolineature di carattere programmatico, dai colleghi Menardi e Poli Bortone. Lo faremo nella convinzione che il suo Governo, come lei ha dimostrato con il suo intervento (e credo sia utile una riflessione che sgombri il campo da alcune valutazioni che, a mio avviso, hanno poca ragion d'essere), sia un Governo politico, non un Governo tecnico. I Governi tecnici non esistono. La funzione più alta della politica è la funzione di governo: governare è la più alta possibilità che la politica ha a sua disposizione per rendere il servizio alla comunità nazionale e per cercare di affrontare, di risolvere e di sciogliere i problemi.

Altra questione è, rispetto alla funzione politica, la legittimazione al Governo. La legittimazione, nel nostro sistema e nel nostro regime, è di carattere parlamentare, che si attesta attraverso la fiducia al Governo. Ma non si può disconoscere che la dinamica del sistema politico-istituzionale in senso bipolare, con l'indicazione del premier e la maggioranza scelta direttamente dal voto e dalla sovranità popolare, pone anche una questione di raccordo tra il sistema istituzionale, la Costituzione formale e la Costituzione sostanziale, per evitare che non si affronti e non si sciolga questo nodo, che è una delle questioni che emerge anche dalla formazione del suo Governo.

Signor Presidente del Consiglio, se un aspetto positivo è già emerso attraverso il dibattito di questi giorni e di queste ore, subito dopo le dimissioni del Governo Berlusconi, è un elemento ormai inconfutabile: non ci troviamo di fronte alla crisi di un Governo, ma di fronte ad una grande crisi sistemica, che è una crisi dell'Europa e che ha un'accentuazione di carattere nazionale per alcuni deficit che storicamente il nostro Paese ha e per alcune specificità che il nostro Paese ha, come l'alto debito e la bassa crescita. Siamo tuttavia nel quadro di una crisi di sistema che riguarda l'Europa e l'Occidente nella sua interezza, e che ha bisogno di un sforzo di coesione e di responsabilità che non sta nella cifra di un Governo, ma nella capacità di costruire un consenso ampio in termini politici per compiere le scelte di sistema e di carattere strutturale di cui il Paese ha bisogno.

L'altra questione è che per sciogliere questo nodo, cioè per determinare un altro elemento fondamentale ed essenziale della politica (che è sì partecipazione, che è sì confronto, che è sì dibattito, ma è anche, per certi versi e soprattutto, capacità di decisione), si è determinata, se mi è consentito dirlo, un'accentuazione di carattere semipresidenzialista che non a caso ha portato alla composizione di un Governo che giustamente si definisce il Governo del Presidente, perché il decisore ha determinato l'opportunità, in una certa fase della vita politica, di andare verso questa accentuazione. Non è un elemento disdicevole, ma anch'esso ci indica che abbiamo un compito straordinario da affrontare: la modernizzazione del sistema istituzionale, esso stesso come fattore di crescita.

Questo è il punto, signor Presidente del Consiglio: c'è un governo dell'economia, c'è un governo delle emergenze, c'è una risposta da dare a quei problemi di ordine strutturale ai quali lei ha fatto riferimento. A mio avviso, mi permetterò solo questa accentuazione critica: poteva farlo con più forza e con più chiarezza programmatica; ma questo è un altro ragionamento e un altro discorso. C'è questo e, insieme a tale sforzo, perché si determinino tutti i fattori di mutamento e di cambiamento che restituiscano all'Italia una stagione di protagonismo, accanto al governo dell'economia c'è la necessità di scandire da parte della politica e del Parlamento il tempo delle riforme, il tempo dei grandi mutamenti istituzionali. Non c'è infatti crescita che si determina se continuiamo ad avere un deficit di qualità e di capacità istituzionale e se, nell'epoca del tempo reale, ci troviamo ad avere processi decisionali che non raggiungono l'obiettivo che in una democrazia decidente si deve determinare e caratterizzare attraverso un sistema finalmente moderno, che sia all'altezza della grande sfida epocale che abbiamo di fronte.

Il problema non è, dunque, il rispetto formale del Parlamento, se non c'è il Parlamento, se non ci sono le forze politiche, se non c'è una capacità di sprigionare energia sul terreno del cambiamento istituzionale proprio della politica e del Parlamento, e lei infatti, presidente Monti, non ha fatto riferimento a questo elemento. Il problema, piuttosto, è che il Parlamento non solo accompagni le scelte strutturali di cui c'è bisogno, ma che contemporaneamente agisca come attore fondamentale all'interno della crisi per trovare indicazioni e soluzioni.

Signor Presidente del Consiglio, mi consenta di dirle brevemente il motivo per il quale ho fatto riferimento alla chiarezza programmatica: probabilmente, nel momento più alto, quello della richiesta di fiducia, quindi quello di maggiore impegno parlamentare, forse su alcuni nodi era possibile dire di più, sciogliendoli meglio, con una maggiore puntualità dal punto di vista programmatico, nell'interesse e per l'incisività stessa dell'azione del Governo.

Alcune grandi questioni attengono a quello che ora per sintesi chiamerò un nuovo patto nazionale, da costruire attraverso un elemento di coesione, che non è in contraddizione con il processo di modernizzazione dello Stato in senso federalista. Credo che sia un errore dire che la presenza del nuovo Ministro della coesione territoriale metta in discussione il lavoro di questi anni, in particolare quello che è stato messo in campo da una forza di marcato radicamento territoriale e di forte volontà modernizzatrice istituzionale qual è la Lega Nord. Significherebbe affermare, infatti, che il federalismo era un federalismo divisivo, incapace di raccogliere e di rilanciare la sfida della modernizzazione e della responsabilità istituzionale.

Coesione territoriale significa un quadro d'insieme che tenga la questione settentrionale e quella meridionale all'interno del grande tema della modernizzazione del sistema Paese, che può tornare protagonista nello scenario europeo. Il nostro, lo ricordo, è un Paese non solo a vocazione europeista, ma a vocazione euro-mediterranea, e credo che sia proprio il Mediterraneo - al quale non ha fatto riferimento nella sua relazione, signor Presidente del Consiglio - l'altra grande sfida culturale, politica, sociale e competitiva che abbiamo di fronte: all'interno di questa valutazione si configura dunque la funzione geopolitica del Mezzogiorno, che riacquista funzione europea, oltre che nazionale.

Ciò detto, signor Presidente del Consiglio, ritengo che sulla questione del patto nazionale e del patto intergenerazionale - cioè sulla necessità di riequilibrare nei confronti delle giovani generazioni quella sottrazione di futuro e di risorse che connota un Paese con un debito pubblico come il nostro e con una spesa assistenziale e previdenziale come quella italiana - non basti dire che dobbiamo costruire un nuovo sistema di tutele.

La politica non è l'elencazione dei problemi, ma è la soluzione, è il confronto sulle soluzioni e su un moderno sistema. Dal nostro punto di vista, deve dunque continuare il grande impegno costruito a partire dal Libro bianco sul mercato del lavoro di Marco Biagi e si deve completare il disegno riformista che ha attraversato le vicende dei Governi che hanno costruito sistemi di tutela, che oggi devono determinare un moderno sistema di welfare che non può fermarsi all'enunciazione, ma deve realizzare invece quello scambio inevitabile per reperire le risorse necessarie per un nuovo welfare.

Sicché, signor Presidente - e concludo - con questo spirito, con questo animo, con questa consapevolezza daremo il nostro contributo sul terreno parlamentare, su quello del confronto e su quello delle idee, perché siamo convinti che la politica possa e debba essere questo: grande ambizione per affrontare e risolvere i problemi della comunità nazionale. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL, del senatore Peterlini e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, Ministri, ci auguriamo di voltare finalmente pagina dopo tre anni e mezzo in cui il nostro Paese è sprofondato in una crisi economica, ma non solo: soprattutto politica, etica e sociale; crisi per troppo tempo negata e quindi mai affrontata in modo adeguato. Qualcuno ha cercato di considerarla figlia di ossessioni ideologiche, traendo spunto da ristoranti pieni ed aerei affollati. (Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Colleghi, niente atteggiamenti del genere. Per cortesia, basta polemiche. Prego, senatore Belisario.

BELISARIO (IdV). Non è più tempo di guardare indietro. Ma devo sottolineare - perché è il tempo che ce lo ricorda - che negli ultimi 10 anni, oltre otto sono stati governati dall'onorevole Berlusconi, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ella, presidente Monti, ha detto che questa crisi viene da lontano e che va affrontata in modo risoluto. L'Italia dei Valori ha chiesto un forte segnale di discontinuità per dare una risposta all'Europa e ai mercati, ma, se mi consente, soprattutto per dare fiducia ai nostri concittadini, sempre più preoccupati e sempre più lontani dalle istituzioni, individuate come zone franche in cui i privilegi e gli sprechi la fanno da padrone.

Certo, in presenza di un Parlamento marcatamente indebolito, se non proprio delegittimato dai numerosissimi cambi di casacca, l'Italia dei Valori avrebbe preferito venisse (Commenti del senatore Monti Cesarino) ridata la parola ai cittadini con una nuova legge elettorale che restituisse agli elettori il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento (Commenti dal Gruppo PdL). Ma l'emergenza finanziaria, vissuta drammaticamente dagli italiani, ci ha indotto, con senso di responsabilità ed attaccamento alla nostra Italia, a venire incontro alle preoccupazioni e alle sollecitazioni del Presidente della Repubblica, che rappresenta l'unità e la compattezza nazionale e a cui va il sentito, sincero apprezzamento del nostro Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo IdV).

A questo punto l'individuazione del professor Mario Monti ci è apparsa come un chiaro segnale di cambiamento, tale è la sua caratura professionale, la sua esperienza, i suoi trascorsi alla Commissione europea. Ma per l'Italia dei Valori ancora non bastava, signor Presidente. Era necessario che il Governo nascesse senza Ministri provenienti dalla politica, ma tutti scelti per il loro prestigio curricolare. Il dato di fatto è che abbiamo un Esecutivo snello, con esperienze di peso, in grado per la competenza che hanno di interloquire positivamente con il Parlamento. Il Governo che è qui in quest'Aula avrà il voto di fiducia dell'Italia dei Valori. (Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Colleghi, non siamo in uno stadio!

BELISARIO (IdV). Contribuiamo dunque a far nascere il suo Governo, prendendocene anche un po' di merito e di responsabilità. E lo aspettiamo alla prova dei fatti negli interventi concreti. Nessuna pregiudiziale, certamente, ma valuteremo la disponibilità ad accettare le nostre proposte, in linea con buona parte dei suoi obiettivi ambiziosi e oggettivamente difficili che lei questa mattina ha enunciato: rigore di bilancio, crescita ed equità.

Se mi permette, l'equità sociale - su cui tornerò anche dopo - dovrà informare tutti i provvedimenti che il Parlamento approverà, e su questo noi saremo vigili, senza farle sconto alcuno. Occorre giustizia sociale tra le varie componenti della nostra società, guardando a chi rimane indietro, al prossimo debole e svantaggiato; diversamente, avremmo aumento degli squilibri e delle tensioni, che non favorirebbero la crescita. La tutela di chi oggi non ha lavoro - come lei ha detto - dei giovani, delle donne e dei precari ci vedrà attenti, ma potrà essere declinata in tanti modi e noi ci adopereremo perché i diritti non vengano derubricati a concessioni, specie il sacrosanto diritto al lavoro, che non può essere compresso o negato.

Incontrandola nel colloquio formale avuto con lei, le abbiamo chiesto che bisognava partire dalle leggi del buon esempio (riduzione dei privilegi e dei costi della politica) e li abbiamo ritrovati nel suo discorso d'insediamento. La lotta all'evasione fiscale... (Brusìo. Commenti del senatore Monti Cesarino).

PRESIDENTE. Senatore Belisario, abbia pazienza, la prego di continuare. Lo so che non è sua la responsabilità. Mi sto sforzando di garantirle la possibilità di parlare, come è giusto che sia.

BELISARIO (IdV). La lotta all'evasione fiscale e all'illegalità ci vedrà senz'altro in prima linea, e da tempo abbiamo chiesto la tracciabilità delle transazioni, a partire da 300 euro, e l'immediata reintroduzione del reato del falso in bilancio. Combattere l'illegalità per noi vuol dire una seria, forte, senza tregua lotta alla corruzione che, come ricorda non l'Italia dei Valori ma la Corte dei conti, costa al nostro Stato oltre 50 miliardi di euro l'anno.

Negli ultimi tre anni e mezzo, milioni di italiani hanno vissuto un vero e proprio inferno. Ella, signor Presidente del Consiglio, ci propone di superarlo, e ci convince il grande rispetto che ha dimostrato verso il Parlamento, di cui ha ribadito la centralità. Lo ha chiamato cuore pulsante del Paese, a cui va riconosciuta e accresciuta dignità, credibilità e autorevolezza. Siamo di fronte a una grande opportunità per il Paese. La dobbiamo saper giocare. Noi voteremo la fiducia perché nasca il Governo tecnico da lei guidato, che sappia affrontare tutti i problemi senza interessi di parte, perché la crisi che attanaglia l'Italia è gravissima.

Come lei, noi sentiamo forte l'esigenza di impegnarci per colmare la distanza tra istituzioni e cittadini, ma per farlo dobbiamo lasciarci alle spalle la galleria di errori ed orrori cui abbiamo assistito. Cito le sue parole: basta con il familismo. Io aggiungo con il familismo clientelare, con il localismo che separa, con il settarismo dei partiti che pongono un'ipoteca sulle istituzioni.

Nella formazione del suo Dicastero non ha avuto nessuna pressione, richiesta o sollecitazione, signor Presidente del Consiglio, dall'Italia dei Valori; nessuna pressione avrà nella scelta dei Sottosegretari, e noi la invitiamo, pregandola, di continuare ad attingere a tecnici esterni ai partiti, dentro e fuori da questo Parlamento (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini), affinché sia un Governo a tutto tondo, libero dai condizionamenti, più forte e autorevole nelle proposte.

Due punti ci hanno lasciato un po' interdetti. La scorsa primavera si è svolto un referendum sul nucleare e vorremmo che il signor Ministro dell'ambiente sappia che innanzitutto va rispettata la volontà di oltre 27 milioni di cittadini (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Peterlini e Marino Ignazio) e che si muova con molta prudenza nel rispetto della volontà popolare: altrimenti non mi sembra che egli parta con il piede giusto. Attendiamo quindi con fiducia i provvedimenti per il Mezzogiorno.

Anche la pubblica amministrazione (il cui Dipartimento lei non ha fatto più vivere) deve avere la sua attenzione, perché essa ha bisogno di essere innovata e rilanciata per abbattere la tempistica e la burocrazia. Occorre un confronto con le Commissioni: i Ministri vengano a riferire; noi siamo pronti al confronto con grande disponibilità.

Questo Governo ha un forte consenso numerico, ma non ha una maggioranza politica: questa è una debolezza, ma è anche una forza. Noi riteniamo di poterlo sostenere senza far parte di alcuna ammucchiata, ma con la determinazione dei contenuti. Certo - lei lo sa e lo ripetiamo - siamo del parere che al più presto i cittadini debbano ritornare ad esercitare democraticamente il diritto di scegliere. (Commenti del senatore Monti Cesarino) In estate abbiamo raccolto un milione e 200.000 firme a favore del referendum sulla legge elettorale, per cui dovremo andare a votare con una nuova legge.

Per adesso le auguriamo buon lavoro. Non le faremo mancare, né il nostro impegno, né le nostre sollecitazioni. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo LNP).

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio (è motivo di gioia poterla chiamare in questo modo nell'Aula del Senato), a lei e ai membri del nuovo Governo, a nome dei senatori del Gruppo Per il Terzo Polo formato dai rappresentanti di Alleanza per l'Italia e Futuro Libertà, un augurio sincero e la nostra chiara, solida e determinata volontà di sostegno. Dichiaro subito che è un sostegno pieno, non condizionato e non a termine: crediamo che il Governo debba lavorare sino alla conclusione della legislatura.

Condividiamo le sue dichiarazioni programmatiche, in cui vediamo tre compiti fondamentali: affrontare la crisi economica; affermare la nostra credibilità europea e internazionale; condurre una stagione politica di vera e propria riconciliazione nazionale.

In primo luogo, porre mano alla drammatica condizione dell'economia significa evitare che le criticità nella finanza pubblica e in quella privata si traducano in una stretta tremenda per le attività produttive, il lavoro e tutta la società italiana. Dunque, si debbono associare, come lei ha detto, l'equilibrio dei conti pubblici e la cura della coesione sociale con la ripresa della crescita economica, sapendo bene che le reali previsioni, colleghi, indicano un 2012 sotto zero.

In secondo luogo, ritrovare una completa capacità di collaborazione internazionale, di fiducia e integrazione con le istituzioni e i Paesi dell'Unione europea significa presentare politiche e riferimenti stabili e autorevoli, perché tutta l'Europa soffre, ma, come lei ha detto, l'Italia è da tempo il punto più critico e pericoloso della sofferenza europea.

In terzo luogo, stabilire una tregua dopo una troppo lunga stagione fallimentare di un bipolarismo guerriero significa interrompere la conflittualità e condividere in Parlamento le decisioni da prendere nei prossimi 16 mesi.

Non è la prima volta, signor Presidente del Senato, che un Governo raccoglie larghe maggioranza nella storia della Repubblica: è accaduto subito dopo la guerra, con la leadership straordinaria di Alcide De Gasperi; è accaduto nella terribile stagione del terrorismo, quando il Parlamento condivise, non senza tormenti, la strada proposta da Moro e Berlinguer. Si tentò poi di affrontare le difficoltà della crisi politica ed economica della prima metà degli anni Novanta con maggioranze più larghe, all'avvio della cosiddetta Seconda Repubblica.

Cos'è dunque, presidente Monti, il suo Governo, che oggi lei ha definito d'impegno nazionale? Se si è certamente formato nei suoi inizi come Governo del Presidente, con il Capo dello Stato che ha dovuto e saputo assicurare, quand'è venuta meno la maggioranza, una rapida ed efficace soluzione, con i voti di oggi e di domani, il suo diventa un Governo pienamente politico: un Governo del Parlamento e nel Parlamento, dove trae la sua legittimazione e dovrà proporre e far approvare da una maggioranza politica di unità nazionale le riforme indispensabili al Paese.

Certo, noi dei Gruppi Per il Terzo Polo (ApI-FLI), UDC e MPA avremmo preferito che fosse stata raccolta la sua preferenza di avere nel Governo anche personalità rappresentative dei partiti che la sostengono, accanto a quelle autorevolissime che ha scelto e che vi siedono: pensiamo che così si sarebbe semplificata la strada che porta a tenere a bada il settarismo politico.

Non siamo ipocriti, sappiamo anche che la non indicazione di Vice Ministri e Sottosegretari da parte delle forze politiche è più che una scelta, una prova di debolezza da parte di chi si è trovato in difficoltà nel comporre diatribe interne: ma non è più il momento delle polemiche, bensì di cambiare passo, e di farlo nel Parlamento.

Fino a ieri, signor Presidente, quest'Aula ci ha visti divisi: ci siamo contrapposti, anche duramente. Da oggi, se non cambia il nostro giudizio su ciò che è stato, cioè su una ex maggioranza che non ha realizzato le riforme che aveva promesso, siamo tutti chiamati a collaborare per il bene del Paese.

Ci abbiamo creduto dall'inizio, con la nascita del Terzo Polo; siamo pronti a farlo con voi e tendiamo la mano ai colleghi del PdL, e anche a quelli della Lega, se vorranno recuperare un'attenzione all'interesse generale. Possiamo farlo, signor Presidente, non più con lo spirito della differenza, sapendo che si trovano nel nostro Gruppo sia senatori eletti come opposizione, sia colleghi che a viso aperto hanno modificato il loro rapporto con la maggioranza, motivandolo. Se è vero che qui ci sono senatori eletti con il centrosinistra e con la maggioranza precedente, oggi lavoriamo insieme e osserviamo coloro che sono stati i sostenitori dei due candidati sindaco della Capitale, che iniziarono la contrapposizione di questi 17 anni: chi vi parla e Gianfranco Fini. Avete ascoltato il senso dell'unità e la qualità delle proposte, anche nei brevi interventi dei colleghi Baio, Valditara, Germontani e del presidente Baldassarri.

Ribadisco, colleghi del PdL, che vi tendiamo la mano e diciamo, assieme ai colleghi del Partito Democratico, che questo è il Governo che rappresenta noi tutti. Cambiamo allora, e corriamo insieme il rischio dell'unità: non assecondiamo gli istinti della faziosità. Questo non solo non dovrà essere un Governo di parte, ma dovrà essere il Governo del coraggio delle riforme strutturali.

Signor Presidente del Consiglio, ci aspettiamo che lei indichi la strada sulla quale dovrà muoversi il Paese per avere un futuro sicuro, ma anche i cambiamenti, le missioni strategiche, l'identità ed i compiti dell'Italia nel mondo difficile del XXI secolo. Lei è un liberale, nel senso dell'economia sociale di mercato. La stimiamo perché ha indicato le grandi opportunità per la crescita e l'occupazione con il mercato interno europeo e perché, nello stesso tempo, ha saputo colpire - come ha giustamente rivendicato poco fa - le pretese di monopolisti e poteri non trasparenti.

Sappiamo che non avrà vita facile. Sappiamo che avrà bisogno di politica, perché, per quanto autorevoli, non basteranno gli editoriali dei giornali a smobilizzare le piazze o a cancellare gli scioperi, e vedrà, presidente Monti, presto si toglierà la giacca delle conferenze per indossare un abito da combattimento, pur senza perdere il suo aplomb e la sua eleganza.

Presidente Monti, noi ci fidiamo di lei e del nuovo Governo e dunque vi accordiamo il nostro voto di fiducia. Vi sosterremo lealmente. Confidiamo che possa iniziare oggi una stagione politica della serietà, della responsabilità, dell'unità per il bene comune, che milioni di italiani stanno attendendo con ansia e con speranza. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e Misto-MPA-AS. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, come le abbiamo già detto lunedì nel corso delle sue consultazioni, l'Unione di Centro e gli altri partiti del Terzo Polo le daranno la fiducia senza se e senza ma.

In pochi minuti e senza tanti giri di parole le ribadiamo la nostra stima e il nostro appoggio incondizionato. Le sue dichiarazioni programmatiche e la compagine di Governo che sottopone all'approvazione del Parlamento confermano, peraltro, che la nostra fiducia è ben riposta. La sosteniamo senza condizioni perché dobbiamo fare uscire l'Italia il più rapidamente possibile dalla crisi economica e sociale nella quale drammaticamente si trova. E ci auguriamo che tutti si comportino nello stesso modo, comprendendo fino in fondo che si apre oggi una nuova fase della vita politica italiana in cui non ci possono essere né vincitori né vinti ma solo persone di buona volontà che si uniscono per consentire all'Italia di rialzare la testa in Europa e nel mondo. Il Paese non è, infatti, nella condizione di sopportare una nuova stagione di ripicche o di rivincite e chi volesse avventurarsi su questo terreno sarà certamente destinato al fallimento oltre ad essere severamente punito dagli italiani.

E' noto a tutti che il nostro partito da anni denuncia i limiti di un sistema politico ingessato perché incentrato su un bipolarismo litigioso incapace di fornire risposte efficaci ai problemi della gente. Se avessimo voluto fare un cinico calcolo politico, oggi la nostra convenienza sarebbe stata quella di andare alle elezioni anticipate prendendo qualche voto in più. Ma a noi tutto ciò non interessa perché vogliamo guardare avanti lavorando alla solidarietà tra le forze politiche per fare quelle riforme strutturali non più rinviabili di cui l'Italia ha bisogno come il pane. Preferiamo guardare avanti e non indietro.

E, proprio per queste ragioni, rinunciamo volentieri a elencarle le nostre proposte (che, tra l'altro, sono agli atti del Parlamento) e preferiamo dirle con semplicità che condividiamo il suo discorso e la invitiamo ad adottare tutti quei provvedimenti che servono a contrastare la profonda crisi in cui si trova il Paese. Anzi, le vogliamo dire qualcosa in più. Il suo discorso ci é piaciuto molto perché serio e appassionato. E serietà e passione sono le cose che oggi servono di più all'Italia.

E tanto per restare in tema di serietà e passione, ci sia consentito di ringraziare con animo sincero il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che da autentico garante della Costituzione ha svolto un ruolo complesso assicurando all'Italia, in brevissimo tempo e nel momento più difficile per la sua tenuta economica oltre che per la sua credibilità internazionale, un Governo forte ed autorevole, dotato del più ampio consenso sociale, politico e parlamentare.

La gestione della crisi che ci siamo trovati davanti egli l'ha affrontata tutta dentro l'alveo della Costituzione, nel pieno rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento, a partire da quello che riguarda la sovranità popolare. Il lavoro del presidente Napolitano dimostra come non sia necessario cambiare la Costituzione, ma applicarla con saggezza e determinazione perché la Carta, cari colleghi, è stata pensata dai Padri costituenti con particolare lungimiranza, anche e soprattutto per i tempi più bui della nostra Repubblica.

Non serve necessariamente pensare ancora una volta a grandi modifiche costituzionali. Ne bastano poche, semmai, e cioè quelle indispensabili, ad esempio, a blindare la tenuta dei conti pubblici (come lei ha ricordato nel suo intervento), a ridurre il numero dei parlamentari (magari migliorando l'efficienza del Parlamento), a sopprimere le Province.

Siamo in una fase nuova - dicevo - e prima ce ne rendiamo conto e meglio è, perché la crisi economica e finanziaria, con la sua prepotente intrusione nella vita politica degli Stati, ha fatto crollare dogmi e certezze di ogni genere e tipo. E tutto ciò l'abbiamo sentito con maggiore intensità in Europa.

È emersa in questi anni la fragilità del sistema politico ed istituzionale europeo che non riesce a sostenere con la forza necessaria l'euro. Questa condizione di debolezza ha fatto prevalere gli egoismi nazionali inducendo i principali partner europei a considerare l'Europa come una croce da portare piuttosto che una risorsa civile e morale (oltre che economica) su cui investire. È prevalsa l'idea sbagliata che si può e si deve fare tutto da soli, espandendo gli egoismi e le manie di protagonismo nazionale o magari confidando nella tenuta delle proprie economie come unica fonte di sostentamento per l'Europa. Senza considerare che la fragilità politica ed istituzionale non è l'effetto della crisi ma la causa principale.

Noi dobbiamo rapidamente invertire questa tendenza. Dal nostro punto di vista, la crisi deve essere un'occasione per costruire, come lei ha ribadito, una nuova e più importante solidarietà europea. Solo investendo sull'Europa e sulle sue grandi potenzialità ne usciremo, e lei, signor Presidente, è la persona più adatta a svolgere questo lavoro.

Dobbiamo frenare il lento declino che il nostro Paese ha avuto in questi ultimi vent'anni, altrimenti non ci riprenderemo più perché ancora oggi e ancora per poco viviamo di rendita grazie al miracolo economico di mezzo secolo fa. E non ce lo possiamo più permettere perché da tempo viviamo al di sopra delle nostre possibilità senza riuscire però ad assicurare ai nostri figli quel livello di benessere che i nostri padri sono riusciti a garantire a noi. Basti pensare all'indicatore più importante, dal nostro punto di vista, che è la disoccupazione giovanile: drammatica, signor Presidente, tanto al Nord quanto al Sud del Paese. Essa è il frutto del nostro egoismo.

Com'è possibile, infatti, che un Paese che ha vissuto anni importanti di crescita economica e sociale, che si è arricchito ergendosi a grande potenza mondiale, oggi appaia demotivato e ripiegato su se stesso? Noi rifiutiamo l'idea di vivere in un Paese che non pensa al suo futuro; un Paese nel quale il sistema previdenziale è ingessato perché tutela (e male) solo gli anziani e non i giovani e che, come ha giustamente sottolineato lei nel suo intervento, rimane caratterizzato da ampie disparità di trattamento, tra fasce d'età e categorie, con alcune aree di ingiustificati privilegi; un Paese nel quale convivono due Italie, sempre più divise tra di loro. Sono due Italie (il Nord e il Sud) che hanno problemi in parte diversi e in parte eguali, che possono affrontare e risolvere solo insieme e non in conflitto permanente tra di loro.

Quindi le siamo grati, signor Presidente, per aver individuato la coesione territoriale come priorità della sua azione di governo, al punto da istituire un apposito Ministero. E le siamo altrettanto grati per aver istituito il Ministero per la cooperazione internazionale e la integrazione, con il compito di guardare ai bisogni della società italiana come oggi essa è e non come era trent'anni fa.

Non ci piace un Paese nel quale il sistema fiscale penalizza le famiglie, il lavoro e l'impresa, nel quale vi è un'eccessiva moltiplicazione dei centri di spesa che non consente il controllo efficiente dei conti pubblici e l'uso corretto e trasparente delle risorse dei contribuenti. Non ci piace un Paese nel quale la libertà di iniziativa economica è frustrata da un sistema che, anziché regolare il mercato e l'economia in senso liberale, lo rende schiavo di piccoli e grandi monopoli pubblici e privati. Non ci piace un Paese nel quale la giustizia non garantisce tempi certi e brevi facendo scappare chi vuole investire e nel quale è difficile costruire un nuovo sistema di relazioni industriali che inneschi un circuito virtuoso di maggiori opportunità unito a migliori tutele. Un Paese così non lo vogliamo perché è destinato a non crescere e, quindi, a generare altre diseguaglianze.

Per questo condividiamo le sue dichiarazioni, perché sono intrise della voglia di aiutare l'Italia a cambiare. Il suo tentativo onesto di individuare una strada percorribile noi tutti abbiamo il dovere di sostenerlo se abbiamo a cuore il futuro del Paese, anche perché abbiamo una grande opportunità davanti.

Cari colleghi, se ci liberiamo di antichi pregiudizi e di vecchi modi di fare politica, possiamo costruire un sistema politico migliore facendo insieme quelle riforme che da soli in questi anni non siamo riusciti a fare. È da qui che possiamo ripartire per costruire una vera e propria democrazia dell'alternanza che non si regga sulla delegittimazione e sull'insulto dell'avversario, ma sul confronto onesto e leale tra opinioni e programmi diversi. È questa un'opportunità da non perdere anche per rendere centrale il ruolo del Parlamento restituendolo integralmente alla fiducia dei cittadini.

E se questo, cari colleghi, dovesse determinare un ulteriore taglio dei costi della politica - credete a me - facciamolo! È un'azione necessaria per restituire agli italiani fiducia nella politica. Dobbiamo farlo senza tentennamenti. Ora dipende soltanto da noi e dalla voglia che abbiamo di servire con disciplina ed onore il nostro Paese. La gente ci osserva a ci giudica con grande attenzione e penso che non abbiamo alternative. Sarebbe miope se qualcuno ancora oggi confidasse in un'improbabile via di fuga dalle proprie responsabilità.

Cari colleghi, dobbiamo aiutare il presidente Monti nel suo lavoro e, contemporaneamente, dobbiamo confrontarci per migliorare nella società e nelle istituzioni la politica italiana. Per questo, senatore Monti, le rinnoviamo il nostro sostegno e voteremo convintamente la fiducia al suo Governo. Sinceri auguri di buon lavoro. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

BRICOLO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, presidente Monti, Ministri, onorevoli colleghi, «L'Europa politica non ci sarà mai. Non c'è un collante che la unisce, i Parlamenti nazionali conteranno sempre meno e la finanziaria sarà un fax che parte da Bruxelles». Queste non sono parole mie, ma di Umberto Bossi (Commenti ironici dal Gruppo PD), non di oggi o di ieri, ma dell'aprile 1998. (Applausi dal Gruppo LNP). «La rigidità della moneta costringerà molte imprese a chiudere e aumenterà la disoccupazione. L'Europa sarà dei tedeschi, dei francesi e di qualche finanziere». Tredici anni fa Umberto Bossi faceva queste previsioni, attaccato da tutti: da tutta la stampa, da tutte le televisioni, da tutti i partiti, sia di centrodestra sia di centrosinistra, che sostenevano esattamente la tesi opposta. Ci dicevano: con l'entrata nell'euro la nostra economia crescerà; saremo tutti più ricchi, aumenteranno i posti di lavoro; in Europa, come Paese fondatore, comanderemo anche noi. Tranne la Lega lo dicevano tutti, proprio tutti, anche lei, presidente Monti. Oggi possiamo dire che erano solo balle. Questo erano: solo balle! (Applausi dal Gruppo LNP).

La realtà di questi giorni dimostra che Umberto Bossi aveva ragione: l'Italia in Europa non conta nulla. La Merkel e Sarkozy decidono per tutti pensando solo ed esclusivamente agli interessi dei propri Paesi. La finanza, la Banca centrale e i funzionari europei ci dettano leggi «lacrime e sangue» e se non gli va bene un Governo lo cambiano, come hanno fatto in Grecia, come faranno la settimana prossima in Spagna e come hanno fatto nel nostro Paese.

Abbiamo visto la composizione del suo Governo, presidente Monti: nessun politico. Ma se guardiamo bene, le grandi lobby economiche e tutti i partiti italiani, in qualche modo, vi sono rappresentati: si chiamano «uomini di area», «amici degli amici». Nomi sicuramente autorevoli, in alcuni casi di indubbia professionalità, ma che ci pongono diversi interrogativi. Presidente Monti, i banchieri che lei ha nominato nel suo Governo faranno gli interessi delle loro banche o dei cittadini? (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Tomassini). Queste sono le domande che si pone la nostra gente.

Si è parlato tanto del conflitto di interessi del presidente Berlusconi. Si parlerà a lungo del conflitto di interessi di questo Esecutivo, del suo Governo, presidente Monti. Questa è la realtà.

Nel suo Governo non c'è un Ministro per il federalismo, non c'è il Ministro per la semplificazione normativa e burocratica, non c'è il Ministro per le riforme. Evidentemente, non sono una vostra priorità. Allo stesso tempo, lei ha creato nuovi Ministri che, francamente, nessuno ha mai chiesto: il Ministro per la coesione territoriale, che, per come è stato presentato, di fatto, è l'antifederalismo; e il Ministro per la cooperazione e l'integrazione, dove la cooperazione sono gli aiuti che dal nostro Paese vanno al Terzo Mondo e l'integrazione vuol dire interventi a favore degli immigrati sul nostro territorio. Ma noi della Lega ci chiediamo: in questo momento di grande difficoltà economica non sarebbe meglio, invece che aiutare gli extracomunitari, adoperarsi per gli anziani e per i pensionati che non arrivano alla fine del mese? (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Ciarrapico e De Eccher). È giusto dare priorità agli extracomunitari, o non sarebbe meglio cercare di aiutare i nostri giovani disoccupati e i precari che vivono drammaticamente l'incertezza del loro futuro? (Applausi dai Gruppi LNP e dei senatori Cardiello, Ciarrapico e De Eccher).

Il suo intervento programmatico, presidente Monti, lo abbiamo ascoltato molto attentamente. Un intervento scritto molto bene per rassicurare le lobby, per non urtare i partiti che dovranno appoggiarla e anche per non tradire le reali intenzioni del Governo sui sacrifici che chiederete ai cittadini. Su questo, tanto fumo e molta omertà. Tasserete le case di proprietà, i terreni, gli immobili? Farete un prelievo sui conti correnti come è già stato fatto in passato? Avete intenzione di presentare norme sui licenziamenti facili? Con la scusa delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni svenderete le nostre aziende municipalizzate ai francesi e ai tedeschi? Arriveranno i soliti affaristi a portarci via tutto quello che ancora c'è di buono sul nostro territorio? Queste sono domande per cui vogliamo delle risposte.

E ancora, avete intenzione di far pagare al Nord il risanamento dei conti pubblici? Su questo vogliamo risposte precise. Infatti, una cosa deve essere chiara a tutti: il Nord non è più disposto a pagare per colpe non sue. (Applausi dal Gruppo LNP). Non è colpa del Nord se oggi ci troviamo in questa situazione. Gli sprechi e i dissesti finanziari per miliardi di euro delle Regioni nel comparto sanità sono tutti al Sud. Le assunzioni di un numero abnorme di dipendenti pubblici che costano miliardi alle casse dello Stato sono tutte nel Centro-Sud. I Comuni che sforano i bilanci e non sono virtuosi, in gran parte sono al Sud. Questo divario è impressionante, e lei non ha proposto una sola idea per superarlo.

Per tutto questo, noi non voteremo la fiducia a questo Governo. (Commenti del senatore Garraffa). Staremo all'opposizione. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Senatore Garaffa, la prego.

BRICOLO (LNP). La nostra, cari colleghi, sarà un'opposizione, come abbiamo sempre fatto, seria, attenta, responsabile. Ma (lo voglio dire molto chiaramente) la nostra sarà anche un'opposizione decisa a difendere gli interessi della nostra terra, del Nord e della Padania. (Applausi dal Gruppo LNP). Noi siamo pronti e abbiamo ben chiaro cosa avverrà: da domani i banchieri detteranno l'agenda del Governo e, a quel punto, chi non si adegua verrà attaccato ad alzo zero. Questo però non ci spaventa. Siamo convinti che in un Paese democratico non ci possa essere un Governo senza opposizione, e saremo noi la voce di milioni di cittadini che non condividono le vostre scelte.

Non ci piegheremo: andremo nelle piazze, organizzeremo manifestazioni e incontri pubblici, staremo a contatto con la nostra gente per spiegare cosa sta succedendo in questo Parlamento. E sbaglia di grosso chi pensa che questa nostra posizione sia finalizzata solo alla ricerca del consenso elettorale (Coro ironico di «No» dal Gruppo PD), come sta passando in questi giorni sui giornali. Lo abbiamo ampiamente dimostrato in questa legislatura. Sarebbe stato sicuramente più comodo e più conveniente in termini di voto scaricare i nostri alleati nel momento degli scandali e delle veline, ma noi non lo abbiamo fatto (Commenti dal Gruppo PD. Richiami del Presidente) anzi con loro - è giusto ricordarlo - abbiamo avuto un'alleanza seria e costruttiva e voglio ringraziare i parlamentari del PdL comunque per questi tre anni di lavoro che abbiamo fatto insieme. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Ci siamo impegnati al massimo al Governo per rispetto di chi ci ha eletto e per attuare finalmente il federalismo fiscale. Abbiamo dimostrato, soprattutto con i nostri Ministri, di saper governare al meglio, e per questo voglio, a nome di tutti i senatori del mio Gruppo, ringraziare i ministri Bossi, Calderoli, Maroni e gli altri rappresentanti del Governo per quello che hanno fatto. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dei senatori Fosson e Peterlini).

È giusto ricordarlo: nessuno dei nostri uomini al Governo e dei nostri parlamentari è stato protagonista di scandali, inchieste, avvisi di garanzia, ma solo di tanto, tanto lavoro nell'interesse della nostra comunità.

Voglio anche ricordare la fedeltà dei nostri parlamentari al nostro movimento. Nessuno ha tradito. Sono stati invece più di 100 i deputati e i senatori che hanno cambiato schieramento in questa legislatura. Ora sono 34 i partiti rappresentati in Parlamento. Un vero scandalo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Il solito, vergognoso, trasformismo all'italiana, a cui i parlamentari della Lega non hanno partecipato.

E non venite a dirci, cari colleghi dell'ex opposizione, che voi sostenete questo Governo per senso di responsabilità, perché non ci crede nessuno. La sinistra non ha voluto il voto perché ha preferito far fare a lei, professor Monti, il lavoro sporco delle leggi impopolari...

PRESIDENTE. Senatore Bricolo, trenta secondi e deve concludere.

BRICOLO (LNP). ...nella speranza di poter vincere, fra un anno e mezzo, le elezioni.

Anche l'Italia dei Valori, signor Presidente del Consiglio, la sostiene solo per opportunismo: fino alla scorsa settimana erano nettamente contrari a entrare nel Governo (Commenti dei senatori Mascitelli e Carlino)...

PRESIDENTE. Colleghi, fate concludere il senatore Bricolo.

BRICOLO (LNP). ...e poi, dopo il ricatto del Partito Democratico, si sono venduti nella speranza di avere qualche posto di Governo nella prossima legislatura! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Proteste dei senatori Belisario, Mascitelli e Pedica). Questo hanno fatto. Sveglia, Belisario, è inutile che attacchi Berlusconi: oggi sei alleato di Berlusconi in questo Parlamento. Cambia l'intervento! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti del senatore Pedica).

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Bricolo. È scaduto il tempo.

BRICOLO (LNP). Concludo, signor Presidente. (Commenti dal Gruppo IdV). Mi stanno interrompendo. (Richiami del Presidente).

PRESIDENTE. Basta!

BRICOLO (LNP). Presidente Monti, cari Ministri, se si vuole davvero cambiare questo Paese lo si può fare solo andando a colpire al cuore le sue inefficienze e le sue contraddizioni, abbandonando per sempre il centralismo e l'assistenzialismo. Se proporrete leggi che vadano in questa direzione, noi siamo pronti a discuterle. Le auguriamo per questo buon lavoro; ma riuscire a cambiare questo Paese con l'ammucchiata che avete messo in piedi, francamente ci sembra impossibile. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Rizzotti e Tomassini. Molte congratulazioni).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, siamo oggi protagonisti di un evento politico e istituzionale il cui solo precedente nella storia repubblicana è il Governo Dini del 1995. Governo del Presidente, interamente composto da personalità non politiche e non parlamentari.

MONTI Cesarino (LNP). C'è anche il Governo Badoglio.

FINOCCHIARO (PD). Anche il Governo Badoglio. Quello che ha assistito alla nascita della Repubblica e della democrazia italiana (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai), con un grande gesto di responsabilità dell'allora capo del Partito Comunista, Palmiro Togliatti. Questo, tanto per ricordarcelo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

Un evento che da oltre un anno auspicavamo, alla cui produzione abbiamo da tempo lavorato nelle sedi politiche e nelle sedi istituzionali. Ma se oggi siamo tutti impegnati per questo fine, il primo ringraziamento va al presidente Napolitano, alla sua saggezza paziente, alla sua determinazione lucida, alla sua lungimiranza. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Molinari).

Come ampiamente riportato, la composizione tecnica del Governo è stata una richiesta pressante del Partito Democratico e dei suoi Gruppi parlamentari. Lei ne ha, nel corso del nostro incontro, pienamente colto le ragioni.

Io voglio qui solo sinteticamente ribadire che la nostra richiesta era strettamente connessa all'impegno e alla convinzione con i quali sosterremo il suo Governo e lavoreremo per assicurare che questo sostegno si mantenga così ampio.

Non si poteva consentire, infatti, che pesassero le conseguenze di una vicenda politica - quella trascorsa con le dimissioni del presidente Berlusconi - segnata da forti tensioni tra le forze politiche, e non si poteva consentire che i riflessi di quelle tensioni, il loro perdurare o il loro ridestarsi, inquinassero lo sforzo autentico che tutti stiamo facendo assumendo una comune responsabilità nell'interesse dell'Italia.

Una necessità politica, dunque, ma io penso anche una chiave metodologica. E voglio soffermarmi solo un momento su questo punto.

Ora, è indubitabile che sia estranea all'esperienza politica italiana, e in particolar modo a quella, ormai quasi ventennale, del nostro bipolarismo (sia pure nelle approssimazioni diverse che abbiamo conosciuto) una chiave sperimentata per affrontare il tempo che ci attende, che è quello del suo lavoro, signor Presidente del Consiglio, per avviare a soluzione la crisi italiana e quello del nostro sostegno a quest'opera. Ed è altrettanto indubitabile che non sia facile, per partiti che sino a qualche giorno fa si sfidavano sul terreno politico e parlamentare, sostenere la medesima esperienza di Governo e collaborare per la migliore riuscita ed efficacia delle sue azioni e delle sue politiche. Ma noi tutti qui, ad eccezione dei colleghi della Lega, a questo ci siamo impegnati, per il bene dell'Italia. Così abbiamo detto e così si dovrà fare.

Come? Certamente approvando oggi la sua relazione programmatica e le sue conclusioni; decisione questa che abbiamo già assunto e che trova nella stessa composizione del Governo, nella qualità, autorevolezza, competenza e responsabilità civica di ciascuno dei Ministri nominati, un'ulteriore, forte, ragione di consenso. Per questo a lei, presidente Monti, e ai Ministri del suo Governo va il ringraziamento delle senatrici e dei senatori del mio Gruppo e quello mio personale. (Applausi dal Gruppo PD).

Ma il voto di oggi è, appunto, solo un inizio. E da qui in poi potrebbe sembrare terra ignota. Ma così non è per forze politiche intelligenti e responsabili.

Occorrerà, innanzitutto, guardare avanti - ripeto: guardare avanti - e cercare, ogni volta, con una ricerca testarda, di stringere sull'oggettività di ciascuna questione le ragioni della decisione, di esercitare - mi verrebbe da dire con le parole del mio lessico politico - il massimo di laicità riformista.

Io non solo tra coloro che esultano sentendo inneggiare alla fine delle ideologie, perché temo sempre che un funerale frettoloso rischi di seppellire insieme ideologie, talvolta funeste, ma anche ideali. E mi pare che, se un ideale in un tempo dato ha mosso il cuore e la testa di moltitudini di esseri umani, in esso non poteva che esserci un che di morale. Se riflettiamo bene, è proprio questa l'opera maieutica che fecero i nostri costituenti quando scelsero, nel vasto patrimonio di culture politiche differenti, il tessuto di valori, di impegni e di fini che è la nostra Costituzione.

Appunto. La Costituzione, che noi tutti riconosciamo, è il luogo entro i cui limiti dobbiamo inscrivere le nostre decisioni. E quindi - per esempio - non ci potrà essere riforma fiscale senza principio redistributivo e progressivo, né sviluppo del Paese fuori da un'idea di coesione nazionale. Permettetemi un inciso: presidente Bricolo, la prossima volta che vota un Governo stia attento, perché il ministro Fitto era ministro per gli affari regionali e la coesione territoriale, appunto. (Applausi dal Gruppo PDe del senatore Peterlini). Nè ci potrà essere ridisegno del meccanismo di accesso alle opportunità economiche che produca disuguaglianze, né ci potrà essere lavoro senza dignità.

Oggi, peraltro, quel quadro di riferimento costituzionale viene completato - e tante volte, devo dire, esaltato - dall'appartenenza all'Europa, dai contenuti dei Trattati e delle altre fonti comunitarie, dagli impegni che in quella sede abbiamo collaborato a costruire, che dobbiamo onorare.

«L'Europa siamo noi!», ha detto lei stamattina. È tanto più espressivo di «noi siamo europei», che è l'espressione che avevo usato solo qualche giorno fa in quest'Aula. Noi siamo l'Europa, e dall'Europa ci sono venuti forza e soccorso. Se ne soffriamo i limiti, dobbiamo rintracciare innanzitutto in noi stessi la responsabilità. E con il suo Governo - abbiamo inteso bene - riprenderemo la strada dell'integrazione e del nostro impegno, senza esitazioni e senza complessi. (Applausi dal Gruppo PD). Noi condividiamo pienamente questa scelta.

Dunque, non guardare indietro, partire dall'oggettività di ciascuna questione, muoversi nel recinto dei valori, dei fini costituzionali, onorare gli impegni europei.

Ma c'è anche altro. I commentatori politici hanno, in questi giorni, puntato l'obiettivo sui protagonisti del percorso che ci ha portato fin qui: lei, signor Presidente del Consiglio, con il suo Governo, e i partiti politici. Ora entra in campo il Parlamento.

Abbiamo molto apprezzato il suo riferimento, che non è affatto sembrato rituale. E il senatore Zanda ha svolto in quest'Aula, su questo punto, considerazioni compiute che io condivido assolutamente.

Questa è una Repubblica parlamentare, che ha subito negli ultimi anni un oltraggio che oggi tutti avvertiamo e che trova nella legge elettorale vigente le sue ragioni. Non solo perché ciascuno di noi è parlamentare per la volontà di chi ha compilato le liste elettorali e non per volontà diretta degli elettori, ma anche perché questo ha minato la centralità stessa dal Parlamento, la sua autorevolezza, il suo stesso ruolo. La politica ha sopravanzato la Costituzione; la prassi ha tramutato la forma.

Ma il senso del parlamentarismo, la consapevolezza profonda del dovere di rappresentanza, la forza del Parlamento resistono - e possiamo ritrovarli intatti - in ciascuno dei colleghi che siedono in quest'Aula. Perché è il momento, certo, ma anche perché è il nostro dovere.

Questo Parlamento le darà la fiducia, presidente Monti. Io credo che questo Parlamento debba chiederle un impegno; io glielo chiedo da parte del mio Gruppo. In questo passaggio, noi non abbiamo tra di noi, senatori di diverso schieramento, altro vincolo che quello della responsabilità nei confronti dell'Italia. Non abbiamo vincoli politici di uguale appartenenza, non abbiamo rappresentanti nel suo Governo tecnico. Noi le chiediamo di rispettare il Parlamento...

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatrice.

FINOCCHIARO (PD). Ho finito. Ma soprattutto di considerarlo il suo primo, potente, alleato. E restaurare la forza e l'autorevolezza delle Camere è il contributo consistente che daremo alla forza delle sue decisioni e alla forza dell'Italia.

Le considerazioni che ho fatto fanno anche giustizia di molte superficialità, che hanno voluto identificare il suo Governo come un algido Esecutivo di aristoi che ha fatto fuori la politica e sospeso la democrazia. Noi francamente pensiamo il contrario. E pensiamo anche che, dopo, niente sarà più come prima: né i partiti, né le relazioni politiche, né il Parlamento, né l'Italia. Una sfida entusiasmante, di quelle che solo un grande Paese e vere classi dirigenti sanno cogliere.

Questo per nostra parte, come PD, offriamo agli italiani. Per dirlo con le sue parole: questo è il nostro impegno nazionale.

A lei, presidente Monti, e al suo Governo il consenso, la lealtà e la collaborazione del mio Gruppo. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, onorevoli senatori, voglio ringraziare in primo luogo il presidente del Consiglio uscente, l'onorevole Silvio Berlusconi (Applausi dai Gruppi PdL e LNP), per il senso di responsabilità e dello Stato dimostrato in questo frangente della vita della Repubblica. In quest'Aula del Senato, signor presidente Monti, il Governo Berlusconi ha sempre ottenuto una solida e ampia maggioranza, che non è stata mai sconfitta; e questo è motivo di particolare orgoglio per il Gruppo parlamentare del Popolo della Libertà, che ho l'onore di presiedere (Applausi dal Gruppo PdL).

Ringraziamo il Governo Berlusconi per l'azione svolta e per i risultati conseguiti su tanti fronti. E sarà necessaria, nel momento in cui ci accingiamo a sostenere con lealtà il Governo presieduto dal senatore Monti, un'operazione verità che, senza ignorare i problemi della nostra economia, metta in luce risultati importanti e positivi.

L'avanzo primario dell'Italia è il migliore dell'Unione europea e ha raggiunto il 4,4 per cento del PIL, mentre quello della Germania è pari all'1,5 per cento, e la Francia ha un disavanzo primario pari al 2,1 per cento del PIL. Il nostro rapporto deficit‑PIL è sceso al 4,6 per cento, mentre quello della Germania è salito al 4,3 per cento e quello della sorridente Francia è addirittura al 7 per cento. I dati della disoccupazione italiana sono più bassi rispetto a quelli della media europea.

C'è una crisi mondiale, che non è dunque soltanto italiana: pensiamo anche ai dolori del giovane Obama, alle prese con tante difficoltà per le finanze degli Stati Uniti.

Ci auguriamo che i dati dello spread, che ormai dettano i tempi della politica, calino vertiginosamente. Non starò qui a ripetere quanto è stato detto da molti esponenti politici, che prevedevano conseguenze miracolose all'atto delle dimissioni del presidente Berlusconi. Non è stato così, non poteva essere così. Ci auguriamo che le cose possano andar meglio, anche grazie allo sforzo corale al quale parteciperà il Popolo della Libertà.

Voglio ricordare che alla Camera dei deputati nei giorni scorsi il presidente Berlusconi ha ottenuto 308 voti - forse pochi per un'incisiva azione di governo, ma nessuno ne ha presi 309! - e che, ogni qualvolta il Governo da lui presieduto ha chiesto la fiducia in questa o nell'altra Aula del Parlamento, l'ha ottenuta. (Applausi dal Gruppo PdL).

Vediamo troppe volte il nostro Paese sul banco degli imputati e nel ruolo di giudici altri Stati che non hanno le carte in regola. Rispettiamo la Francia e la Germania, ma leggiamo analisi sugli errori della Merkel e di Sarkozy. Ieri Juncker, il presidente dell'Eurogruppo, personalità autorevolissima, ha detto che il livello del debito tedesco è preoccupante e che solo in Germania nessuno vuole rendersene conto. Le banche tedesche e francesi sono piene di titoli pubblici, ben più delle nostre banche, come ben sanno sui banchi del Governo.

La crisi finanziaria ed economica che viviamo viene da lontano e vorremmo ricordare come abbiamo fronteggiato nel 2008 la crisi proveniente dagli Stati Uniti.

Caro presidente Monti, quante speculazioni, quanta economia di carta, quanti errori del mondo della finanza! Oggi si critica la politica, che avrà pure le sue colpe, ma riteniamo che nel mondo delle banche e delle istituzioni finanziarie molti dovrebbero fare autocritica e confrontarsi con i partiti politici e con il Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL).

C'è ora una drammatica crisi dell'euro, e nessuno meglio di lei, presidente Monti, conosce quello che accade in Europa. Quale deve essere il ruolo della Banca centrale europea? Qual è il destino di una valuta che non ha alle spalle istituzioni sufficientemente solide, né una realtà bancaria che ne possa sorreggere in maniera adeguata la vita? Bisogna fare molto in Italia, ma, mi creda, molto di più in Europa. Capi di Stato e di Governo convengono sulla necessità di rivedere gli stessi Trattati dell'Unione europea.

Si fa presto a parlar male della classe politica italiana, ma noi riteniamo che chi ha retto le sorti dell'Europa forse avrebbe potuto evitare molti errori.

Presidente Monti, noi le daremo oggi il nostro consenso per il nostro senso di responsabilità nazionale, ma lo facciamo anche in riferimento agli obiettivi programmatici che il Governo Berlusconi ha illustrato il 26 ottobre all'Unione europea, con una lettera che resta per noi il programma di questo scorcio di legislatura. (Applausi dal Gruppo PdL).

Le manovre approvate quest'estate e la legge di stabilità votata nei giorni scorsi hanno realizzato già più della metà di quegli obiettivi. Si tratta di completare l'opera, e siamo qui per questo, anche forse tutelando la prima casa, che è un bene primario per milioni di italiani. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi).

Il nostro vincolo è dettato da quei programmi e da quei contenuti. E vogliamo ricordare che il Governo di centrodestra dal 2008, con l'orizzonte del 2014, ha realizzato manovre per un valore di 265 miliardi, con una forza che nessun altro Governo avrebbe avuto.

Occorrono coraggio e decisione in molti campi. Penso alla previdenza, dove molto si è fatto e molto si potrà fare, tenendo conto dei diritti delle giovani generazioni e nel rispetto della società italiana.

Penso al lavoro. L'articolo 8 della manovra che abbiamo approvato è stato importante. Abbiamo apprezzato le sue parole di oggi, presidente Monti: non vogliamo licenziamenti facili, vogliamo meno rigidità per far assumere più persone. Questo è il nostro orizzonte, queste sono le norme che abbiamo votato! (Applausi dai Gruppi PdL e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). E lo diciamo anche a certi imprenditori che affittano le pagine dei giornali in Italia, ma si affrettano a delocalizzare in Cina le loro produzioni! (Applausi dal Gruppo PdL).

Vogliamo condividere il piano di aggressione al nostro debito pubblico. Vogliamo attuare quelle misure per il Sud che anche nei giorni scorsi il Governo uscente ha voluto realizzare.

Lei, presidente Monti, è notissimo per tutelare la concorrenza - ambito nel quale molte misure sono state già varate - e noi in questo la sosterremo. Vogliamo ricordarle anche che dobbiamo rispettare il valore e la competenza delle professioni, una risorsa importante del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Thaler Ausserhofer).

Le ricordiamo che in materia di concorrenza un libero mercato deve vedere regole uguali per tutti: i mercati europei e quello italiano sono aggrediti da Paesi come la Cina dove non c'è alcuna regola e non c'è neanche la democrazia. Concorrenza sì, ma con regole uguali per un mercato davvero libero e paritario per tutti. (Applausi dal Gruppo PdL).

Riteniamo che in questa fase politica uno schieramento come il nostro, il Popolo della Libertà, non possa rinunciare alla difesa di valori fondamentali, anche di quei valori non negoziabili che soprattutto in quest'Aula abbiamo difeso con chiarezza. Il nostro partito ha i valori del Partito popolare europeo. Non è compito di questo Governo affrontare tali questioni, ma le affronterà il Parlamento, e troverà in noi coerenza assoluta, soprattutto sui temi della vita e della famiglia. (Applausi dal Gruppo PdL).

Vogliamo difendere il ruolo del Parlamento e della politica. Si dice che le forze che si accingono a sostenere il suo Governo dispongano di una sorta di interruttore per accendere o spegnere la luce che deve illuminare l'azione del suo Esecutivo. Non vogliamo avvalerci di questo potere in maniera vessatoria. Vogliamo però rivendicare il ruolo delle forze politiche che sono in quest'Aula, in rappresentanza di milioni e milioni di elettori dei più diversi orientamenti di pensiero. (Applausi dal Gruppo Pdl). È opportuna una fase di tregua e di «impegno nazionale» (condividiamo questa definizione che lei fin dalle consultazioni aveva offerto), ma non rinunciamo alla responsabilità, alla dignità, al ruolo della politica e della democrazia, che è basata sull'esercizio della sovranità popolare in nome della quale noi siamo qui e in nome della quale eserciteremo ogni giorno, ogni ora il nostro ruolo, consapevoli del mandato che gli italiani ci hanno affidato e del loro diritto di esprimersi, superata questa fase di emergenza. (Applausi dal Gruppo PdL).

Vogliamo difendere le ragioni del bipolarismo in vista dei futuri confronti elettorali. E non rinunceremo, signor Presidente del Consiglio, all'impegno per la riduzione dei costi della politica e delle caste, ma delle caste di tutti i Palazzi, anche di quelli delle accademie e delle banche, chiamate insieme a noi a dare l'esempio a tutto il Paese. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Ci sono gli errori della politica, ma anche quelli dell'economia e della finanza.

Agli amici della Lega diciamo che vogliamo proseguire insieme a voi, come abbiamo fatto fino ad ora, sul territorio l'impegno di governo in tante Regioni e in Parlamento l'impegno per la riforma della Costituzione.

Non esiste vento favorevole, signor Presidente del Consiglio, per il marinaio che non sa dove andare. Noi le auguriamo sinceramente di avere chiara la rotta da seguire. Noi sappiamo, come Popolo della Libertà, quale sia il nostro destino: servire la Nazione, ieri al Governo, oggi in Parlamento, domani forti di un rinnovato consenso. Il vento che deve gonfiare le nostre vele è il vento della democrazia.

Oggi non cambiamo percorso perché l'amor di Patria è sempre stato per noi un imperativo morale, prima ancora di giungere in questo libero e democratico Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL). Non ci sentiamo né commissariati né sconfitti. Abbiamo responsabilmente scelto di condividere l'azione del Governo che lei presenta oggi al Parlamento per uscire da un'emergenza economica e finanziaria non nata in Italia, non causata dall'Italia, sofferta dall'Italia per il nostro enorme debito pubblico.

Ed allora verificheremo giorno per giorno la coerenza del suo agire rispetto agli impegni concordati dall'Italia in Europa. La nostra è una scelta libera e responsabile, come sarà libero e responsabile il suo rispetto per il Parlamento sovrano della nostra Repubblica democratica.

Signor Presidente, le chiedo di allegare il testo integrale del mio intervento. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Marcucci e Thaler Ausserhofer. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Avverto che si è conclusa la diretta televisiva con la RAI.

Do ora la parola agli altri senatori che hanno chiesto di intervenire in dichiarazione di voto.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, i repubblicani voteranno con convinzione la fiducia al suo Governo. La voteremo, non solo perché abbiamo condiviso il suo richiamo alla necessità di rafforzare l'unità europea, evitando che il nostro Paese ne rappresenti l'anello debole, ma anche perché condividiamo le linee programmatiche che lei ha delineato: l'impegno a coniugare rigore, crescita ed equità in un momento di grande difficoltà per l'Italia e per l'Europa.

Non crediamo che l'attuale crisi sia solo frutto di responsabilità nostrane. Sappiamo che essa è il riflesso di una più ampia crisi mondiale, ma siamo coscienti del fatto che spetta a noi, e solo a noi, dare un contributo perché l'Italia esca indenne da questa difficile congiuntura. (Brusìo).

PRESIDENTE. Onorevoli senatori, è diritto sacrosanto del senatore Del Pennino poter parlare in un'Aula che lo ascolti, o che quanto meno abbia un contegno civile.

Prego, senatore Del Pennino.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato le sue scelte di personalità di alto profilo nella composizione del Governo, anche se avremmo preferito, come ho avuto modo di affermare in altra sede, che ci fosse stata una più diretta assunzione di responsabilità da parte delle maggiori forze politiche, che sono fuggite all'assunzione di questa responsabilità per non compromettersi in una politica di rigore e di severità che potrebbe comportare per loro una perdita di consensi elettorali.

Rimane comunque una larga area in cui il Parlamento deve mostrarsi all'altezza del suo compito, se vogliamo rafforzare, com'ella ha detto, il ruolo fondamentale del Legislativo nel nostro ordinamento. In particolare, va ricercato uno spirito costruttivo e unitario delle forze politiche per trovare una soluzione equilibrata al problema della riforma della legge elettorale, che correttamente lei non ha indicato fra i compiti di questo Esecutivo di emergenza che deve fronteggiare la situazione economico-finanziaria, ma che è dovere di chi è titolare della rappresentanza popolare affrontare.

E su questo punto i repubblicani non faranno mancare nelle prossime settimane il proprio contributo. Un contributo che sarà ispirato da quello spirito costruttivo e unitario cui ella ci ha richiamato e che è nella nostra storia e nella nostra tradizione, da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini.

In questa logica, signor Presidente del Consiglio, nell'esprimere il nostro voto di fiducia, le auguriamo buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Feo e Peterlini).

COLOMBO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COLOMBO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, ho ascoltato le tante legittime ed appassionate ragioni che militano a sostegno dell'impresa che oggi il Senato affida a lei e al Governo che lei ha composto. Ma ve ne sono due che considero assolutamente decisive.

Abbiamo urgente bisogno di risalire nella considerazione, dei Governi, delle pubbliche opinioni, dei mercati, ma anche di ribadire fiducia nelle virtù e nelle qualità civili e morali degli italiani.

Dopo un grazie al Presidente della Repubblica per quanto egli ha fatto, affidiamo perciò al prestigio del Presidente del Consiglio, alla sua riconosciuta competenza, a quella dei suoi collaboratori, quella coerente, e a lungo dibattuta, tessitura di scelte che, come lei ha più volte ribadito e come si può leggere nel suo programma di governo, siano in grado di coniugare rigore ed equità sociale, di garantire la coesione nazionale, di raggiungere l'obiettivo del pareggio di bilancio, che costituisce il cuore del nostro patto per l'Europa.

Ciò rende ancora più impegnativo per noi l'omaggio che lei ha reso alla centralità del Parlamento e alle virtù della politica, richiamata ai doveri di una missione non solo alta ma, nei tempi che viviamo, soprattutto straordinaria. Perché il Governo che lei presiede non nascerebbe senza il voto del Parlamento e non nasce, come impropriamente e piuttosto banalmente è stato detto, come commissariamento della politica, ma dal rifiuto di una politica intesa come contrapposizione permanente, come guerra guerreggiata ogni giorno e personalizzata a tal punto da sottrarre autorevolezza alle istituzioni e provocare in Parlamento quell'abuso della democrazia che Tocqueville avrebbe definito la dittatura della maggioranza.

Proprio sul recupero della credibilità dell'azione di Governo, centrata sulle linee convenute con le autorità europee e sulla qualità e trasparenza con cui le istituzioni e le forze politiche e sociali sapranno far fronte agli impegni, potrà riaffermarsi la piena legittimità dell'Italia a concorrere da protagonista alle grandi scelte di politica europea. Potremo così concorrere a consolidare il funzionamento delle istituzioni comunitarie, anche al fine di allontanare la pretesa rivendicata da ristretti direttori di guidare i processi dell'economia continentale e i destini dell'Eurozona.

La nostra dignità nazionale, la forza della nostra storia, le ragioni della nostra vocazione europeista, i valori che stanno dentro la civiltà del nostro Paese sono la garanzia che non verremo meno agli impegni e che sapremo accompagnare, signor Presidente, la sua azione verso il raggiungimento degli obiettivi di risanamento e di sviluppo che stanno a fondamento della ragione politica e morale del Governo che lei presiede. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PD, IdV e PdL. Molte congratulazioni).