VIZZINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, ho ascoltato e condivido l'analisi e i propositi espressi nell'esposizione che ha introdotto i nostri lavori. Per queste ragioni, la modesta componente socialista presente al Senato voterà la fiducia al suo Governo.
Ho apprezzato le parole che lei ha pronunziato quando ha parlato di equità coniugata con la crescita, intendendo per equità un modo di rivolgersi non più e non mai solo ai soliti noti, nei confronti dei quali sono stati perpetrati audaci colpi dal punto di vista fiscale, sapendo che si può fare una lotta all'evasione che consenta di risanare le profonde ingiustizie che sono state compiute, spingendo nuove povertà accanto alle vecchie del nostro Paese.
Gli evasori non hanno un nome, ma le mura lo hanno, non quelle delle prime case, ma delle terze, delle quarte e delle quinte, che hanno nomi diversi dai loro proprietari. I beni immobili registrati hanno un nome: probabilmente a ciò dobbiamo cominciare a guardare perché ci sia giustizia sociale in questo Paese, e quindi equità.
Lo Stato deve garantire la laicità, nel senso dell'equidistanza da tutti i suoi cittadini, di qualunque razza, religione, cultura e genere essi siano; laicità che spesso non c'è stata in questo Paese, che non riesce a fare una legge sull'omofobia, che pensa che il testamento biologico possa essere elevato a questione di dottrina di partito.
La ringrazio per aver parlato della crescita anche in quella parte del Paese che è penalizzata, e non tanto perché mancano le risorse, ma perché non è capace di spenderle, ed è il nostro Mezzogiorno. Nella mia Regione, su 11 miliardi disponibili dei piani POR, se ne è speso soltanto un miliardo, e i 10 restanti probabilmente andranno restituiti al mittente.
La ringrazio per aver anche citato la necessità di un contrasto duro e severo alla criminalità organizzata e alle mafie che opprimono larghe zone del nostro Paese, rappresentando ormai mafie degli affari che consentono di ripulire somme immettendole nell'economia legale con grande liquidità rispetto alla difficoltà che hanno le aziende.
Mi avvio rapidamente alla conclusione, sottolineando che, certamente, quando nasce un Governo tecnico, si può pensare che ci sia una crisi della politica. C'è invece una centralità del Parlamento in questo momento, perché le forze politiche dovranno discutere, impegnarsi in Parlamento e, probabilmente, riflettere su se stesse, diventare più europee, cancellare i partiti dei leader e fare i partiti delle regole, consentire un rapporto diverso tra elettore ed eletto per dare a questa nostra democrazia quel carattere europeo che deve avere anche la nostra economia. Dobbiamo diventare più europei dal punto di vista della gestione dell'economia, dobbiamo diventare più europei anche dal punto di vista dei valori e dell'assetto della politica e dei partiti in questo nostro Paese. Buon lavoro, signor Presidente. (Applausi dei senatori Perduca e Negri).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.