MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri e colleghi, i liberali e il Partito Liberale che rappresento, così come il Gruppo dei Liberali per l'Italia alla Camera, hanno accompagnato in questi giorni con favore e sostegno il lavoro del professor Monti. Il Governo arriva nel mezzo di una crisi economica internazionale, aggravata però dalle debolezze della nostra architettura amministrativa, giurisdizionale, normativa e burocratica, da una crisi politica, con una parte incapace a realizzare il programma con cui ha vinto le elezioni e l'altra incapace a proporre alternative credibili e da una crisi della società, dilaniata oggi da nuove disuguaglianze tra chi ha un lavoro ipertutelato e chi non ce l'ha affatto, tra chi ha una pensione baby e chi non ha prospettive di pensione, tra chi va nelle migliori scuole e quel 25 per cento di giovani italiani che non studia e non lavora ed è la premessa di una generazione perduta.
Questo Governo non solo dovrà rispondere alle richieste esplicite dell'Unione europea e a quelle implicite dei mercati, ma dovrà realizzare le famose riforme strutturali per rimettere in sesto il campo di gioco dell'economia italiana, dove ci sono dei campioni che attendono da anni di poter tornare competitivi; dovrà soprattutto recuperare legittimazione alla politica e ridare fiducia, prima che ai mercati, agli italiani, e soprattutto ai giovani, sulle possibilità dell'economia e della politica di reggere con realismo il nostro presente e di presentare con coraggio un futuro di crescita sostenibile, innovativa e inclusiva.
Condivido il suo programma, senatore Monti. È un'agenda liberale; per la verità, lo era in gran parte quella della maggioranza uscente, che tuttavia non la attuò, se non in piccola parte. Perché non l'ha attuata? Siamo sicuri che le linee di resistenza erano solo interne alla maggioranza e non sono invece in tutta la politica e in tutta la società italiana? Se il nodo, per esempio, è il debito pubblico e questa montagna di interessi passivi che ogni anno volge in negativo un saldo che sarebbe altrimenti positivo, le ragioni strutturali dell'accumulazione del debito non sono state rimosse. Ci sono tuttora aziende pubbliche che non hanno motivo di esserlo e che restano tali solo per il motivo inconfessabile di continuare ad esercitare un sottopotere privato con i soldi dei cittadini, o ci sono mercati non concorrenziali dove tuttora categorie, enti territoriali, sindacati e imprese continuano nella difesa a oltranza di interessi corporativi che gabellano per diritti acquisiti.
La ricetta tecnica è giusta, ma è la parte facile; se questo Governo riuscirà nell'intento, forse sarà non solo perché è tecnicamente più bravo, ma perché è politicamente più forte di quelli che l'hanno preceduto. Su questa strada e con questo compito le facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro e le assicuriamo il nostro sostegno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Marcenaro, Sbarbati, Gustavino e Leddi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ceruti. Ne ha facoltà.