Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (941 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 637 del 17/11/2011


CERUTI (PD). Signor Presidente, signore e signori Ministri, signor Presidente del Consiglio, «l'Europa siamo noi». Grazie per inscrivere in questa prospettiva il nostro impegno e quello del Governo. Come sappiamo, i dotti del Rinascimento sostenevano che la civiltà europea poggiava su quattro colonne: oltre alle tre colonne delle tre grandi tradizioni monoteistiche (cristiana, ebraica e islamica), vi era la quarta colonna della civiltà latina e greca, riscoperta dall'Umanesimo. Era un'immagine dell'Europa di unità nella diversità e di diversità nell'unità: l'integrazione delle quattro colonne era sentita come una garanzia di solidità dell'intera costruzione.

Lo specifico dell'identità europea è questa diversità che, ancora di più della diversità delle grandi tradizioni culturali, è diversità di cultura, di lingue, di paesaggi umani e naturali, di climi, di simboli, di Nazioni e di città. La storia europea ci ha mostrato che questa diversità senza un principio di coesione e di governo comune può diventare autodistruttiva. Per questo, dopo la tragedia delle due guerre mondiali i nostri padri hanno posto le basi dell'odierna Unione europea. L'Europa ha creato l'università e l'ha fatto nello spirito dell'equilibrio tra unità e diversità, come terreno di fecondazione reciproca tra i saperi molteplici. Ma è vero anche il contrario: l'Università ha creato l'Europa, la nostra Europa, le sue classi dirigenti, la sua presa di coscienza dei diritti umani, le sue realizzazioni economiche, sociali, scientifiche e tecnologiche. E in questo spirito l'Europa ha creato la scuola come condizione essenziale dei diritti dei cittadini, della convivenza sociale.

Però, signor Presidente, signori e signore Ministri, nel presente momento storico l'Europa rischia nuovamente l'autodistruzione per il prevalere degli egoismi nazionali, dei localismi unilaterali, della chiusura culturale, della prevalenza degli interessi di gruppo, dell'eclissi del senso del bene comune. In questo momento storico l'Università e i sistemi scolastici rischiano pure l'indebolimento e il deperimento sotto il peso della frammentazione: anche di quella provocata dagli specialismi chiusi, di corte vedute, e anche dal poco investimento, per quanto riguarda il nostro caso.

Oggi, il radicamento nel senso più profondo della tradizione europea, e cioè il principio della diversità nell'unità e dell'unità nella diversità, è però, ancora una volta, la grande opportunità per costruire il nostro futuro. Rigenerare l'Europa attraverso la rigenerazione dei saperi, dell'Università della scuola, ma anche rigenerare saperi, Università e scuola attraverso la rigenerazione dell'Europa: è questo il circolo virtuoso cui dobbiamo porre mano. La salvezza dell'Italia passa, per quanto ci riguarda, attraverso la salvezza dell'Europa; e la salvezza dell'Europa passa attraverso la salvezza dell'Italia. Ed è per dare concretezza a queste parole quanto mai attuali che dobbiamo valorizzare quanto ha sempre fatto dell'Italia un microcosmo esemplare dell'Europa. Anche in questo senso, l'Europa siamo noi. Ed è la sua diversità interna, la sua apertura alle culture altre, la capacità di operare come centro di innovazione, come luogo di integrazione tra le culture d'Europa e tra l'Europa e il mondo, la sua ricchezza di saperi, ad un tempo teorici e pratici, concreti e visionari, artistici e artigianali.

Oggi è urgente che l'Italia si faccia promotrice di una politica dell'accoglienza che consideri proprio l'interculturalità come condizione acquisita. E per essere all'altezza delle presenti sfide, il compito è quello di pensare insieme ciò che la crisi attuale ci farebbe credere separati: il rigore dei bilanci e gli investimenti nelle conoscenze e nella rigenerazione dei legami sociali; la meritocrazia e la democrazia. In una società della conoscenza, la meritocrazia e la democrazia devono essere pensate insieme. Questa è l'unica risposta. Signor Presidente, il grande poeta Hőlderlin, in un momento difficile per l'Europa, ebbe modo di scrivere nei suoi versi lapidari: là dove cresce il pericolo cresce ciò che salva. Noi ci vogliamo credere. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.