Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri e conseguente discussione (ore 13,08)
Approvazione delle mozioni di fiducia nn. 497, 498 e 499
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri».
Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim, senatore Mario Monti. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS).
MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim. Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è con grande emozione che mi rivolgo a voi, come primo atto del percorso rivolto ad ottenere la fiducia del Parlamento al Governo ieri costituito. L'emozione è accresciuta dal fatto che prendo oggi la parola per la prima volta in quest'Aula, nella quale mi avete riservato qualche giorno fa un'accoglienza che mi ha commosso. Sono onorato di entrare a far parte del Senato della Repubblica.
Desidero rivolgere un saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Napolitano, che con grande saggezza, perizia e senso dello Stato ha saputo risolvere una situazione difficile, in tempi ristrettissimi, nell'interesse del Paese e di tutti i cittadini. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV, Misto-MPA-AS e dei senatori Colombo, Astore e Del Pennino). Vorrei anche rinnovargli la mia gratitudine per la fiducia accordata alla mia persona, per il sostegno e la partecipazione che mi ha costantemente assicurato nei miei sforzi per comporre un Governo che potesse soddisfare le richieste delle forze politiche e, al contempo, dare risposte efficaci alle gravi sfide che il nostro Paese ha di fronte a sé.
Rivolgo il mio saluto ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori a vita e a tutti i senatori.
Mi auguro di poter stabilire con ciascuno di voi anche un rapporto personale come vostro collega, sia pure l'ultimo arrivato.(Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV, Misto-MPA-AS e dei senatori Colombo, Astore e Del Pennino).
Il Parlamento è il cuore pulsante di ogni politica di Governo, lo snodo decisivo per il rilancio e il riscatto della vita democratica. Al Parlamento vanno riconosciute e rafforzate, attraverso l'azione quotidiana di ciascuno di noi, dignità, credibilità e autorevolezza. Da parte mia, da parte nostra, vi sarà sempre una chiara difesa del ruolo di entrambe le Camere quali protagoniste del pubblico dibattito.
Un ringraziamento specifico e molto sentito desidero, infine, esprimere al vostro, al nostro, Presidente. Il presidente Schifani (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo) ha voluto accogliermi,fin dal primo istante di questa mia missione - come potete immaginare, non semplicissima - svoltasi, in gran parte, a Palazzo Giustiniani, con una generosità e una cordialità che non potrò dimenticare. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
Rivolgo, infine, un pensiero rispettoso e cordiale al presidente, onorevole dottor Silvio Berlusconi (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, Misto-MPA-AS e dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo), mio predecessore, del quale mi fa piacere riconoscere l'impegno nel facilitare in questi giorni la mia successione nell'incarico.
Il Governo riconosce di essere nato per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza. Vorrei usare questa espressione: Governo di impegno nazionale. Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato e la forza delle istituzioni che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell'appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo. Ed io ho inteso, fin dal primo momento, il mio servizio allo Stato non certo con la supponenza di chi, considerato tecnico, venga per dimostrare un'asserita superiorità della tecnica rispetto alla politica; al contrario, spero che il mio Governo e io potremo, nel periodo che ci è messo a disposizione, contribuire, in modo rispettoso e con umiltà, a riconciliare maggiormente - permettetemi di usare questa espressione - i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica. (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo).
Io vorrei, noi vorremmo, aiutarvi tutti a superare una fase di dibattito - che fa naturalmente parte della vita democratica - molto, molto, acceso, e consentirci di prendere insieme, senza alcuna confusione delle responsabilità, provvedimenti all'altezza della situazione difficile che il Paese attraversa, ma con la fiducia che la politica che voi rappresentate sia sempre più riconosciuta, e di nuovo riconosciuta, come il motore del progresso del Paese.
Le difficoltà del momento attuale. L'Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra. Il progetto che dobbiamo alla lungimiranza di grandi uomini politici, quali furono Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman e - sottolineo in modo particolare - Alcide De Gasperi (Applausi dai Gruppi PdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore e Del Pennino), e che per sessant'anni abbiamo perseguito, passo dopo passo, dal Trattato di Roma - non a caso di Roma - all'Atto unico, ai Trattati di Maastricht e di Lisbona, è sottoposto alla prova più grave dalla sua fondazione.
Un fallimento non sarebbe solo deleterio per noi europei. Farebbe venire meno la prospettiva di un mondo più equilibrato in cui l'Europa possa meglio trasmettere i suoi valori ed esercitare il ruolo che ad essa compete, in un mondo sempre più bisognoso di una governance multilaterale efficace.
Non illudiamoci, onorevoli senatori, che il progetto europeo possa sopravvivere se dovesse fallire l'Unione monetaria. La fine dell'euro disgregherebbe il mercato unico, le sue regole, le sue istituzioni. Ci riporterebbe là dove l'Europa era negli anni Cinquanta.
La gestione della crisi ha risentito di un difetto di governance e, in prospettiva, dovrà essere superata con azioni a livello europeo. Ma solo se riusciremo ad evitare che qualcuno, con maggiore o minore fondamento, ci consideri l'anello debole dell'Europa, potremo ricominciare a contribuire a pieno titolo all'elaborazione di queste riforme europee. Altrimenti, ci ritroveremo soci di un progetto che non avremo contribuito ad elaborare, ideato da Paesi che, pur avendo a cuore il futuro dell'Europa, hanno a cuore anche i lori interessi nazionali, tra i quali non c'è necessariamente un'Italia forte.
Il futuro dell'euro dipende anche da ciò che farà l'Italia nelle prossime settimane. Anche: non solo, ma anche. Gli investitori internazionali detengono quasi metà del nostro debito pubblico. Dobbiamo convincerli che abbiamo imboccato la strada di una riduzione graduale ma durevole del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Quel rapporto è oggi al medesimo livello al quale era vent'anni fa, ed è il terzo più elevato tra i Paesi dell'OCSE.
Per raggiungere questo obiettivo, intendiamo far leva su tre pilastri: rigore di bilancio, crescita ed equità.
Nel ventennio trascorso l'Italia ha fatto molto per riportare in equilibrio i conti pubblici, sebbene alzando l'imposizione fiscale su lavoratori dipendenti e imprese, più che riducendo in modo permanente la spesa pubblica corrente. Tuttavia, quegli sforzi sono stati frustrati dalla mancanza di crescita. L'assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti. Dobbiamo porci obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio, sulla discesa del rapporto tra debito e PIL. Ma non saremo credibili, neppure nel perseguimento e nel mantenimento di questi obiettivi, se non ricominceremo a crescere.
Ciò che occorre fare per ricominciare a crescere è noto da tempo. Gli studi dei migliori centri di ricerca italiani avevano individuato le misure necessarie molto prima che esse venissero recepite nei documenti che in questi mesi abbiamo ricevuto dalle istituzioni europee. Non c'è nessuna originalità europea nell'aver individuato ciò che l'Italia deve fare per crescere di più. È un problema del sistema italiano riuscire a decidere e poi ad attuare quanto noi italiani sapevamo bene fosse necessario per la nostra crescita.
Non vediamo i vincoli europei come imposizioni. Anzitutto, permettetemi di dire, e me lo sentirete affermare spesso, che non c'è un "loro" e un "noi". L'Europa siamo noi! (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo). E sono per lo più, quelli che poi ci vengono, in un turbinio di messaggi, di lettere e di deliberazioni dalle istituzioni europee, provvedimenti volti a rendere meno ingessata l'economia, a facilitare la nascita di nuove imprese e poi indurne la crescita, migliorare l'efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne, le due grandi risorse sprecate del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, IdV, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo).
L'obiezione che spesso si oppone a queste misure è che esse servono, certo, ma nel breve periodo fanno poco per la crescita. È un'obiezione dietro la quale spesso si maschera - riconosciamolo - chi queste misure non vuole, non tanto perché non hanno effetti sulla crescita nel breve periodo (che è vero che non hanno), ma perché si teme che queste misure ledano gli interessi di qualcuno. Ma, evidentemente, più tardi si comincia, più tardi arriveranno i benefici delle riforme. Ma, soprattutto, le scelte degli investitori che acquistano i nostri titoli pubblici sono guidate sì da convenienze finanziarie immediate, ma - mettiamocelo in testa - sono guidate anche dalle loro aspettative su come sarà l'Italia fra dieci o vent'anni, quando scadranno i titoli che acquistano oggi.
Quindi, non c'è iato tra le cose che dobbiamo o fare oggi o avviare oggi, anche se avranno effetti lontani, perché anche gli investitori, che ci premiano o ci puniscono, agiscono oggi, ma guardano anche agli effetti lontani.
Riforme che hanno effetti anche graduali sulla crescita, influendo sulle aspettative degli investitori, possono riflettersi in una riduzione immediata dei tassi di interesse, con conseguenze positive sulla crescita stessa.
I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi. Maggiore sarà l'equità, più accettabili saranno quei provvedimenti e più ampia - mi auguro - sarà la maggioranza che in Parlamento riterrà di poterli sostenere. Equità significa chiedersi quale sia l'effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne. Dobbiamo renderci conto che, se falliremo e se non troveremo la necessaria unità di intenti, la spontanea evoluzione della crisi finanziaria ci sottoporrà tutti, ma soprattutto le fasce più deboli della popolazione, a condizioni ben più dure.
La crisi che stiamo vivendo è internazionale: questo è ovvio, ma conviene ripeterlo ogni volta, anche ad evitare demonizzazioni. È internazionale...
PARAVIA (PdL). Dillo alla sinistra.
MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim. Lo sto dicendo a tutti. È internazionale, ma l'Italia ne ha risentito in maniera particolare. Secondo la Commissione europea, al termine del prossimo anno il prodotto interno lordo dell'Italia sarebbe ancora quattro punti e mezzo al di sotto del livello raggiunto prima della crisi. Per la stessa data, l'area dell'euro nel suo complesso avrebbe invece recuperato la perdita di prodotto dovuta alla crisi. Francia e Germania raggiungerebbero il traguardo di riportarsi al livello precrisi nell'anno in corso.
La relativa debolezza della nostra economia precede l'avvio della crisi. Tra il 2001 e il 2007 il prodotto italiano è cresciuto di 6,7 punti percentuali, contro i 12 della media dell'area dell'euro, i 10,8 della Francia e gli 8,3 della Germania. I risultati sono deludenti al Nord come al Sud. E non vi propongo un paragone con la Cina o con altri Paesi emergenti, ma con i nostri colleghi ed amici stretti della zona euro.
La crisi ha colpito più duramente i giovani. Ad esempio, nei 15 Paesi che componevano l'Unione europea fino al 2004, tra il 2007 e il 2010 il tasso di disoccupazione nella classe di età 15-24 anni è aumentato di cinque punti percentuali; in Italia, di 7,6 punti percentuali.
Il nostro Paese rimane caratterizzato da profonde disparità territoriali. Il lungo periodo di bassa crescita e la crisi le hanno accentuate. Esiste una questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità (Applausi dal Gruppo PD). I problemi del Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse. Esiste anche una questione settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità. (Applausi del senatore Valditara).
Il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Occorre riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali, nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità. (Applausi dei senatori Fosson, Peterlini e Garavaglia Mariapia).
In quest'ottica, per rispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali che, devo dire, ho ascoltato con molta attenzione...
CASTELLI (LNP). Ragazzi, un po' di entusiasmo, applaudite! (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim. Se dovete fare una scelta - mi permetto di rivolgermi a tutti - ascoltate, non applaudite. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto).
Non ripeterò l'importanza del valore costituzionale delle autonomie speciali, perché altrimenti arrivano di nuovo applausi: l'ho già detto e lo avete ascoltato.
In quest'ottica - come stavo dicendo - perrispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali nel corso delle consultazioni, ho deciso di assumere direttamente in questa prima fase le competenze relative agli affari regionali. Spero in questo modo di manifestare una consapevolezza condivisa circa il fatto che il lavoro comune con le autonomie territoriali debba proseguire e rafforzarsi, nonostante le difficoltà dell'agenda economica. In tale prospettiva, si dovrà operare senza indugio per un uso efficace dei fondi strutturali dell'Unione europea.
Sono consapevole che sarebbe un'ambizione eccessiva da parte mia e da parte nostra pretendere di risolvere in un arco di tempo limitato, qual è quello che ci separa dalla fine di questa legislatura, problemi che hanno origini profonde e che sono radicati in consuetudini e comportamenti consolidati. Ciò che ci prefiggiamo di fare è impostare il lavoro, mettendo a punto gli strumenti che permettano ai Governi che ci succederanno di proseguire un processo di cambiamento duraturo.
Per questo il programma che vi sottopongo oggi si compone di due parti, che hanno obiettivi e orizzonti temporali diversi. Da un lato, vi è una serie di provvedimenti per affrontare l'emergenza, assicurare la sostenibilità della finanza pubblica, restituire fiducia nelle capacità del nostro Paese di reagire e sostenere una crescita duratura ed equilibrata. Dall'altro lato, si tratta di delineare con iniziative concrete un progetto per modernizzare le strutture economiche e sociali, in modo da ampliare le opportunità per le imprese, i giovani, le donne e tutti i cittadini, in un quadro di ritrovata coesione sociale e territoriale.
In considerazione dell'urgenza con la quale abbiamo dovuto operare per la formazione di questo Governo - ed in questo senso voglio ringraziare le diverse forze politiche che, nei miei confronti, figura estranea al vostro mondo, si sono gentilmente e con sollecitudine apprestate all'ascolto e all'offerta di contributi, dei quali ho cercato di tenere conto - quello che intendo fare oggi è semplicemente presentarvi gli aspetti essenziali dell'azione che intendiamo svolgere. Se otterremo la fiducia del Parlamento, ciascun Ministro esporrà alle Commissioni parlamentari competenti le politiche attraverso le quali, nei singoli settori, queste azioni verranno avviate.
È in discussione in Parlamento una proposta di legge costituzionale per introdurre un vincolo di bilancio in pareggio per le amministrazioni pubbliche, in coerenza con gli impegni presi nell'ambito dell'Eurogruppo. L'adozione di una regola di questo tipo può contribuire a mantenere nel tempo il pareggio di bilancio programmato per il 2013, evitando che i risultati conseguiti con intense azioni di risanamento vengano erosi negli anni successivi, come è accaduto in passato. Affinché il vincolo sia efficace, dovranno essere chiarite le responsabilità dei singoli livelli di governo.
A questo proposito, e anche in considerazione della complessità della regola - ad esempio, con riguardo all'aggiustamento per il ciclo - sarà opportuno studiare l'esperienza di alcuni Paesi europei che hanno affidato ad Autorità indipendenti la valutazione del rispetto sostanziale della regola, dato che in questa materia la credibilità nei confronti di noi stessi e del mondo è un requisito essenziale. Sarà anche necessario attuare rapidamente l'armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche. Opportunamente la proposta di legge in discussione in Parlamento già prevede l'assegnazione allo Stato della potestà legislativa esclusiva in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici.
Nell'immediato, daremo piena attuazione alle manovre varate nel corso dell'estate, completandole attraverso interventi in linea con la lettera di intenti inviata alle autorità europee. Nel corso delle prossime settimane valuteremo la necessità di ulteriori correttivi.
Una parte significativa della correzione dei saldi programmata durante l'estate è attesa dall'attuazione della riforma dei sistemi fiscale ed assistenziale. Dovremo pervenire al più presto ad una definizione di tale riforma e ad una valutazione prudenziale dei suoi effetti. Dovranno inoltre essere identificati gli interventi volti a colmare l'eventuale divario rispetto a quelli indicati nella manovra di bilancio.
Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini, sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi. I soggetti che ricoprono cariche elettive, i dirigenti designati politicamente nelle società di diritto privato finanziate con risorse pubbliche, più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico e amministrativo dovranno agire con sobrietà e attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato. Si dovranno rafforzare gli interventi effettuati con le ultime manovre di finanza pubblica, con l'obiettivo di allinearci rapidamente alle best practice europee. Per quanto di mia diretta competenza, avvierò immediatamente una spending review del Fondo unico della Presidenza del Consiglio.
Ritengo inoltre necessario ridurre le sovrapposizioni tra i livelli decisionali e favorire la gestione integrata dei servizi per gli enti locali di minori dimensioni. Il riordino delle competenze delle Province può essere disposto con legge ordinaria. La prevista specifica modifica della Costituzione potrà completare il processo, consentendone la completa eliminazione, così come prevedono gli impegni presi con l'Europa. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, IdV e Misto-MPA-AS).
Per garantire la natura strutturale della riduzione delle spese dei Ministeri, decisa con la legge di stabilità, andrà definito rapidamente il programma per la riorganizzazione della spesa previsto dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda l'integrazione operativa delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell'amministrazione dello Stato, il coordinamento delle attività delle forze dell'ordine, l'accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione dell'organizzazione giudiziaria. Gli interventi saranno coordinati con la spending review in corso, che intendo rafforzare e rendere particolarmente incisiva con la precisa individuazione di tempi e responsabilità.
Negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi, che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi. Già adesso l'età di pensionamento nel caso di vecchiaia, tenendo conto delle cosiddette finestre, è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi. Ma il nostro sistema pensionistico rimane caratterizzato da ampie disparità di trattamento fra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio.
Il rispetto delle regole e delle istituzioni, e la lotta all'illegalità, riceveranno attenzione prioritaria da questo Governo. Per riacquistare fiducia nel futuro dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni che caratterizzano uno Stato di diritto. Quindi, lotta all'evasione fiscale e all'illegalità. Non solo per aumentare il gettito (il che non guasta), ma anche per abbattere le aliquote. Questo può essere fatto con efficacia prestando particolare attenzione al monitoraggio della ricchezza accumulata (ho detto monitoraggio) e non solo ai redditi prodotti.
L'evasione fiscale continua a essere un fenomeno rilevante: il valore aggiunto sommerso è quantificato nelle statistiche ufficiali in quasi un quinto del prodotto. Interventi incisivi in questo campo possono ridurre il peso dell'aggiustamento sui contribuenti che rispettano le norme. Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l'uso del contante, favorire un maggior uso della moneta elettronica, accelerare la condivisione delle informazioni tra le diverse amministrazioni, potenziare e rendere operativi gli strumenti di misurazione induttiva del reddito e migliorare la qualità degli accertamenti.
Il decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 prevede per il 2014 l'entrata in vigore dell'imposta municipale che assorbirà l'attuale ICI (escludendo tuttavia la prima casa) e l'IRPEF sui redditi fondiari da immobili non locati, comprese le relative addizionali. In questa cornice intendiamo riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare. Tra i principali Paesi europei, l'Italia è caratterizzata da un'imposizione sulla proprietà immobiliare che risulta al confronto particolarmente bassa. L'esenzione dall'ICI delle abitazioni principali costituisce, sempre nel confronto internazionale, una peculiarità - se non vogliamo chiamarla anomalia - del nostro ordinamento tributario.
Il primo elenco di cespiti immobiliari da avviare alla dismissione sarà definito nei tempi previsti dalla legge di stabilità, cioè entro il 30 aprile 2012. La lettera di intenti inviata alla Commissione europea prevede proventi di «almeno 5 miliardi all'anno nel prossimo triennio». A tale scopo verrà definito un calendario puntuale per i successivi passi del piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico.
Ma è necessario volgere tutte le politiche pubbliche, a livello sia macroeconomico sia microeconomico, a sostegno della crescita, sia pure nei limiti che sono determinati dal vincolo di bilancio.
La pressione fiscale in Italia è elevata nel confronto storico e in quello internazionale (nel testo scritto che avrete a disposizione si danno ulteriori elementi). Nel tempo, e via via che si manifesteranno gli effetti della spending review, sarà possibile programmare una graduale riduzione della pressione fiscale. Ma anche prima, a parità di gettito, la composizione del prelievo fiscale può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita. Coerentemente con il disegno della delega fiscale e della clausola di salvaguardia che l'accompagna, una riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e sull'attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e IdV).
Dal lato della spesa, un impulso all'attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture. Gli incentivi fiscali stabiliti con legge di stabilità sono un primo passo, ma è anche necessario intervenire sulla regolamentazione del project financing, in modo da ridurre il rischio associato alle procedure amministrative. Occorre inoltre operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l'Agenda digitale.
Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro, per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione.(Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, IdV e Misto-MPA-AS).
Le riforme in questo campo dovranno avere il duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e di sicurezza sociale e anche di facilitare la crescita della produttività, tenendo conto dell'eterogeneità che contraddistingue in particolare l'economia italiana. In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, come ci viene chiesto dalle autorità europee e come già le parti sociali hanno iniziato a fare. Questo va accompagnato da una disciplina coerente del sostegno alle persone senza un impiego volta a facilitare la mobilità e il reinserimento nel mercato del lavoro, superando l'attuale segmentazione. Più mobilità tra impresa e settori è condizione essenziale per assecondare la trasformazione dell'economia italiana e sospingerne la crescita. È necessario colmare il fossato che si è creato tra le garanzie e i vantaggi offerti dal ricorso ai contratti a termine e ai contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi. Tenendo conto dei vincoli di bilancio, occorre avviare una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, volta a garantire a ogni lavoratore che non sarà privo di copertura rispetto ai rischi di perdita temporanea del posto di lavoro. Abbiamo da affrontare una crisi, abbiamo da affrontare delle trasformazioni strutturali, ma è nostro dovere cercare di evitare le angosce che accompagnano questi processi. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, IdV e Misto-MPA-AS).È necessario, infine, mantenere una pressione costante nell'azione di contrasto e di prevenzione del lavoro sommerso.
Uno dei fattori che distinguono l'Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizione di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa, ma anche sociale e civile, del Paese è una questione indifferibile. È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità (Applausi dei senatori Carloni e Peterlini) e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità, o alla paternità, da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e IdV).
C'è poi un problema legato all'invecchiamento della popolazione, che si traduce in oneri crescenti per le famiglie. Andrà quindi prestata attenzione ai servizi di cura agli anziani, questione che oggi è una preoccupazione sempre più urgente nelle famiglie, in un momento in cui esse affrontano difficoltà crescenti. (Applausi dal Gruppo PD).
Infine, un'attenzione particolare andrà assicurata alle prospettive per i giovani; io direi «in fine», nel senso di fine come di tutta la nostra azione. Questa sarà una delle priorità di azione di questo Governo, nella convinzione che ciò che restringe le opportunità per i giovani si traduce poi in minori opportunità di crescita e di mobilità sociale per l'intero Paese. Dobbiamo porci l'obiettivo di eliminare tutti quei vincoli che oggi impediscono ai giovani di sfruttare le proprie potenzialità in base al merito individuale, indipendentemente dalla situazione sociale di partenza. Per questo, ritengo importante inserire nell'azione di governo misure che valorizzino le capacità individuali ed eliminino ogni forma di cooptazione. L'Italia ha bisogno di investire sui suoi talenti: deve essere lei, Italia, orgogliosa dei suoi talenti, e non trasformarsi in un'entità di cui i suoi talenti non sempre sono orgogliosi. Per questo la mobilità è la nostra migliore alleata: mobilità sociale, ma anche geografica, non solo all'interno del nostro Paese, ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale.
L'ultimo punto che desidero brevemente presentarvi - ed è una caratteristica spero distintiva del nostro Esecutivo, se consentirete al nostro, o vostro, Governo di nascere - è quello delle politiche microeconomiche per la crescita.
Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattori.
La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale. Sarà necessario mirare all'accrescimento dei livelli di istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo - identificando i fabbisogni anche mediante i test elaborati dall'INVALSI - e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti. Nell'università, varati i decreti attuativi della legge di riforma approvata lo scorso anno, è ora necessario dare rapida e rigorosa attuazione ai meccanismi d'incentivazione basati sulla valutazione previsti dalla riforma.
Gli investimenti in infrastrutture, di cui tante volte e giustamente si è parlato negli corso degli anni, sono fattori rilevanti per accrescere la produttività totale dell'economia. A questo scopo, abbiamo per la prima volta valorizzato in modo organico nella struttura del Governo le politiche di sviluppo dell'economia reale con l'attribuzione ad un unico Ministro delle competenze sullo sviluppo economico e sulle infrastrutture e i trasporti. Questo vuole indicare quasi visivamente e in termini di organigramma del Governo che pari attenzione e centralità vanno attribuite a ciò che mantiene il Paese stabile, la disciplina finanziaria, e a ciò che ad esso consente di crescere e, quindi, di restare stabile a lungo termine, cioè appunto la crescita.
Occorre anche rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita, affrontando resistenze e chiusure corporative. In tal senso, è necessario un disegno organico, volto: a ridurre gli oneri e il rischio associato alle procedure amministrative; a stimolare la concorrenza, con particolare riferimento al riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime. Intendiamo anche rafforzare gli strumenti d'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato in caso di disposizioni legislative o amministrative, statali o locali, che abbiano effetti distorsivi della concorrenza; accrescere la qualità dei servizi pubblici, nel quadro di un'azione volta a ridurre il deficit di concorrenza a livello locale; ridurre i tempi della giustizia civile in modo tale da colmare il divario con gli altri Paesi, anche attraverso la riduzione delle sedi giudiziarie; rimuovere gli ostacoli alla crescita delle dimensioni delle imprese, anche attraverso la delega fiscale.
Un innalzamento significativo del tasso di crescita è condizione essenziale non solo del riequilibrio finanziario, ma anche del progresso civile e sociale. In tal senso, una strategia di rilancio della crescita non può prescindere da un'azione determinata ed efficace di contrasto alla criminalità organizzata e a tutte le mafie, che vada a colpire gli interessi economici delle organizzazioni e le loro infiltrazioni nell'economia legale. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS).
Il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della crescita contribuiranno a rafforzare la posizione dell'Italia in Europa e, più in generale, la nostra politica estera. Vocazione europeistica, solidarietà atlantica, rapporti con i nostri partner strategici, apertura dei mercati, sicurezza nazionale e internazionale rimarranno i cardini di tale politica. Voglio qui ricordare i nostri militari impegnati in missioni all'estero, le Forze armate e i rappresentanti delle forze dell'ordine, che sono in prima linea nella difesa dei nostri valori e della democrazia. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV, Misto-MPA-AS e dai banchi del Governo). L'Italia ha bisogno di una politica estera coerente con i nostri impegni e di una ripresa di iniziativa nelle aree dove vi siano significativi interessi nazionali.
Dimenticavo di dirvi, a proposito di militari impegnati in missioni all'estero, che se non vedete ancora in questi banchi il nostro collega Ministro della difesa è perché l'altra sera l'ho svegliato alle tre di notte in Afghanistan, pensando che fosse a Bruxelles dove si trova la sua sede ordinaria di lavoro. Ho notato prima una certa esitazione e poi grande entusiasmo nell'accettazione della proposta. (Applausi dai Gruppi PdL e PD). Ecco un esempio di militare impegnato all'estero che sta facendo i salti mortali per arrivare a giurare nelle mani del Capo dello Stato nelle prossime ore. Scusate quindi la sua assenza.
La gravità della situazione attuale richiede una risposta pronta e decisa nella creazione di condizioni favorevoli alla crescita, nel perseguimento del pareggio di bilancio, con interventi strutturali e con un'equa distribuzione dei sacrifici.
Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere, è difficilissimo. E' difficilissimo, sennò ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizioni e di scontri nella politica nazionale.
Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo, avremo l'occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo. Congratulazioni.)
PRESIDENTE. Ringrazio il Presidente del Consiglio.
Colleghi, per consentire al Presidente del Consiglio di recarsi alla Camera dei deputati al fine di consegnare il testo delle sue dichiarazioni programmatiche, sospendo la seduta fino alle ore 14,15.
(La seduta, sospesa alle ore 13,54, è ripresa alle ore 14,26).
Presidenza del vice presidente CHITI
Riprendiamo i nostri lavori.
Dichiaro aperta la discussione.
Dico subito che, per regolare i nostri lavori, i tempi devono essere rispettati rigorosamente. Avvertirò i colleghi quando mancano 50 secondi al termine dei tempi assegnati, e fin da ora la Presidenza autorizza quelli che non siano stati in grado di terminare l'intervento a consegnarlo per iscritto ai fini della pubblicazione nel Resoconto.
È iscritto a parlare il senatore Giaretta. Ne ha facoltà.
GIARETTA (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, io penso che quello che abbiamo di fronte a noi sia un Governo politico, nato per una scelta consapevole della politica: per una scelta alta della politica, che ha saputo guardare agli interessi generali del Paese mettendo da parte le ragioni del passato, su cui vi sarà tempo di ritornare, e certamente vi torneranno gli elettori con il loro giudizio.
Un Governo, piuttosto, misurato sulle urgenze di un presente che richiede, tuttavia, uno sguardo lungimirante sul futuro. Composto da personalità scelte non per appartenenza partitica e tuttavia pienamente politiche, cioè a servizio della polis. Del resto, signor Presidente del Consiglio, lo ha dimostrato il programma che ci ha esposto.
Dovremo certamente dare il meglio di noi stessi per ritrovare un sentiero di crescita per l'Italia, ciò che è il nostro problema principale. Sappiamo perché cresciamo poco. Fattori molteplici, ma che possono riassumersi in un solo concetto: la produttività totale dei fattori è calata in 15 anni di due punti, mentre quella dei nostri più diretti competitori è cresciuta tra i 15 e i 20 punti. Perciò abbiamo perso più ricchezza dentro la grande crisi e facciamo più fatica a recuperarla. Non ci sono solo le conseguenze di carattere economico e di finanza pubblica. La crescita, la buona crescita, ha un valore etico in sé, perché facilita il superamento delle diseguaglianze, offre opportunità e mobilità sociale, accoglienza di idee diverse, il diffondersi, in generale, di uno spirito tollerante e aperto.
Conosciamo il dato drammatico di una esclusione sociale che rischia di espandersi nelle società occidentali, per i senza lavoro, per i giovani in particolare. Lo ripetiamo spesso: in Italia oltre due milioni di giovani non studiano, non lavorano e non cercano lavoro. Il 30 per cento del totale. Rischiamo però che queste parole che si ripetono siano inutili se non si modifica l'agenda del Paese. Il dato è ancora più grave se si pensa che nel 1985 i giovani tra i 18 e i 30 anni erano 15 milioni e ora sono 7 milioni, meno della metà. Anche per questa via, la nostra è una società che perde energia vitale.
Pertanto, signor Presidente del Consiglio, lei avrà il nostro pieno e convinto appoggio su tutti i provvedimenti che ha tratteggiato anche questa mattina, che con coraggio toglieranno zavorra alla capacità di crescita aprendo mercati ancora troppo chiusi, a cominciare da quelli dell'energia, dei trasporti ferroviari, dei servizi pubblici, delle professioni (per le quali, se non è un problema l'accesso, è certamente un problema l'esercizio della professione in un regime di vera concorrenza, con libertà di pubblicità, di forme organizzative, di politiche dei prezzi), alleggerendo quella tassa burocratica fatta di una regolazione eccessiva, procedure troppo pesanti, sopravvivenza di documentazioni cartacee, pluralità e contraddittorietà di organismi di controllo, che affaticano la vita delle imprese. Uno Stato in campo economico regolatore efficiente, guardiano competente del mercato, ma capace di ritirarsi da compiti impropri.
Anche il fisco, come ci ha ricordato, è uno strumento di crescita. La pressione fiscale ha raggiunto un record nella storia della Repubblica. Difficile ridurla in questa fase, ma certamente è possibile renderla più equa e produttiva, toccando di più le concentrazioni della ricchezza e meno il lavoro e l'impresa, con strumenti che ricavino un po' di spazio per diminuire la tassazione sul lavoro, in particolare quello femminile, e premiare l'investimento produttivo.
Crescita e rigore finanziario: due stelle polari dell'azione del Governo, ci ha giustamente detto, perché servono all'Italia, non solo perché ce lo chiede l'Europa. La cattiva spesa mangia il futuro.
Ci sono margini imponenti di risparmio se finalmente si agisce ex ante sulle modalità di formazione della spesa piuttosto che ex post con tagli indifferenziati. Il professor Giarda ci ha dimostrato in un recente studio che se la struttura dei prezzi dei beni collettivi fosse evoluta nel tempo con la stessa dinamica dei prezzi dei beni di consumo privati si potrebbero produrre oggi gli stessi beni collettivi con un risparmio per lo Stato di oltre 90 miliardi di euro.
Su questo piano potrà contare, signor Presidente, su larghe intese parlamentari già realizzate. Vi sono nella legislazione vigente norme approvate in modo bipartisan che prevedono impegnative scadenze per l'avvio di una generalizzata spending review: norme che attendono di essere attuate secondo uno stringente calendario. Nell'avvio di legislatura si era realizzato un importante incontro tra le forze parlamentari per una riforma della pubblica amministrazione, basata sulla valutazione dei risultati e il premio del merito, intesa che si è dispersa, ma che andrebbe recuperata.
Crescita e rigore finanziario - lei ci ha giustamente ricordato - non possono realizzarsi senza un terzo pilastro: l'equità sociale. Sul «Corriere della Sera», nell'agosto scorso, ci ricordò - signor Presidente del Consiglio - la tradizione dei Comuni del XIII secolo di chiamare un podestà straniero (Padova, il mio Comune, era uno di questi). Sottolineava però: «Dispiace che l'Italia possa essere vista come un Paese che preferisce lasciarsi imporre decisioni impopolari, ma in realtà positive per gli italiani che verranno, anziché prenderle per convinzione acquisita». Spesso il tema dell'impopolarità è un alibi per la mancanza di coraggio dei leader politici. In realtà, nella ormai lunga storia della Repubblica, gli italiani hanno dimostrato di accettare anche pesanti sacrifici, purché proposti in modo proporzionato alle disponibilità delle singole famiglie ed esplicitamente orientati a far crescere il benessere futuro.
Equità, signor Presidente, sia dunque una parola che orienti quotidianamente l'azione del Governo. Se sarà così, gli italiani capiranno e apprezzeranno lo sforzo che lei sta compiendo al servizio del Paese. Buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccomanno. Ne ha facoltà.
SACCOMANNO (PdL). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghe e colleghi, tratterò argomenti che nella traccia del suo discorso programmatico non abbiamo potuto intravedere, e forse devo dire ovviamente. Tuttavia, per me è importante trasferirle un messaggio che in quest'Aula è risuonato molte volte e in merito al quale anche il precedente Governo, a partire dalla fiducia del 14 dicembre dello scorso anno, ha assunto impegni positivi e chiari. Al riguardo, vi sono stati peraltro ordini del giorno, nonché una risoluzione approvata all'unanimità da parte di questo Parlamento. I ministri della giustizia Alfano e Palma, e anche il Ministro della salute dell'epoca, insieme al presidente Berlusconi, avevano assunto con noi l'impegno di guardare ad un settore del quale in quest'Aula piena - molto più di questo momento: come l'ha visto poco fa - ci siamo letteralmente vergognati.
I nostri ospedali psichiatrici giudiziari sono una vergogna di fronte alla storia e all'umanità. Sembrano fogne a cielo aperto, e mi scusi per la forma, ma nella sostanza di questo si tratta. Gli uomini sono tenuti all'interno di quei luoghi, al di là della pena, senza alcuna dignità. Sono dimenticati dallo Stato, dimenticati dal resto dell'umanità, dalla società. Sono dimenticati da noi. Si tratta di circa 1.400-1500 persone, e lei potrebbe domandare: che cosa cambiano in uno Stato? Io rispondo che cambiano il senso della dignità della persona che lo Stato deve continuare a rispettare.
Vorrei che un richiamo a questa dignità, relativamente a ciò che questo Parlamento ha già approvato, fosse in qualche modo mantenuto. Abbiamo stabilito in quest'Aula che per gli ospedali psichiatrici giudiziari si deve prevedere un percorso di chiusura, devono scomparire: gli uomini che possono tornare a essere curati, perché ammalati psichiatrici, devono poter tornare alla cura nei propri territori e nelle case.
La forza del Governo e del Parlamento, nell'imporre un senso di civiltà, mi creda, signor Presidente, rappresenta un fatto fondamentale. Non so se lei ha avuto modo di vedere il filmato vergognoso trasmesso dalle reti televisive che, come Commissione di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, abbiamo voluto fosse diffuso. Ci siamo vergognati nel vedere uomini vivere tra le feci, negli effetti letterecci più sporchi, scivolare in stanze piene di urina. Non sono luoghi dei quali l'Italia possa in qualche modo gloriarsi.
Possiamo riprenderci economicamente, ed è questo un fatto straordinario, stupendo, importante. Non possiamo però dimenticare che in quei luoghi ci si può finire per niente. Abbiamo trovato uomini rinchiusi da ventisette anni: condannati, in alcuni casi, ad una pena di due anni sono rimasti lì perché la loro famiglia si è vergognata delle stigmate di una malattia come quella psichiatrica. Si tratta, è a tutti gli effetti, di una malattia come le altre: lo Stato ha stabilito che deve essere curata, nel territorio e nelle famiglie, e io credo che questo Governo vorrà mantenere tale impegno.
Passo ad un'altra riflessione veloce (parlo per flash, perché ho solo cinque minuti). Signor Presidente del Consiglio, lei ha sentito parlare (oltretutto la Bocconi se n'è fatta interprete) della medicina difensivistica. Io mi auguro che, insieme al Ministro della salute, questo sia un settore al quale dedicarci con attenzione. La responsabilità medico-professionale garantisce il paziente e il cittadino e consente al medico di svolgere la sua professione con dignità. Se oggi alle branche chirurgiche e alle branche mediche più importanti non si avviano più i giovani nelle scuole di specializzazione (lei ha parlato dei giovani, signor Presidente del Consiglio), nonostante sia importante avere anche lo stipendio del corso di specializzazione, una motivazione c'è: si ha paura di essere condannati.
Lei parlava prima del debito pubblico e degli altri aspetti su cui siamo indietro; tenga presente, insieme al Ministro della salute e al Ministro della giustizia, che in Italia non esiste la definizione di atto medico (ciò accade solo in tre Nazioni al mondo). Un medico che lavora e che compie eventualmente un errore, anche non doloso, attenta all'integrità fisica della persona, per la legge dello Stato italiano. Sono solo tre le Nazioni al mondo - il Messico, la Polonia e l'Italia - a non avere una definizione giuridica dell'atto medico. Mi appello quindi alla sua sensibilità, signor Presidente del Consiglio, e alla sensibilità dell'attuale Ministro della salute, che conosco da tempo.
I piani di rientro sono importanti nelle economie che lei stesso, signor Presidente del Consiglio, oggi ha delineato. Ma - attenti - vi sono i livelli essenziali di assistenza, che in alcune Regioni sono il prezzo che si paga nel non rispetto, per poter poi far quadrare il conto del piano di rientro (Applausi del senatore D'Ambrosio Lettieri). I livelli essenziali di assistenza sono fondamentali per la cura della persona. Dedicarvi attenzione e rivedere la qualità di questo sistema è un fatto per noi importante. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tedesco. Ne ha facoltà.
*TEDESCO (Misto). Signor Presidente del Consiglio, sento di doverla subito ringraziare per il forte spirito di servizio che l'ha indotta ad accettare l'alta responsabilità conferitale dal Capo dello Stato e per la sobrietà ricca del suo incipit. Una responsabilità alta, dicevo, ma al tempo stesso grave, che le consegna la guida del Governo e del Paese in una delle contingenze più critiche che l'Italia, l'Europa e il mondo intero sono chiamati ad affrontare e - noi confidiamo - a superare. Mi associo anche ai ringraziamenti da lei rivolti al presidente Schifani, per averle opportunamente offerto la qualificata assistenza logistica e organizzativa del Senato nella fase cruciale della formazione del suo Governo.
Un Governo, signor Presidente del Consiglio, quello da lei formato, di alto profilo e, quindi, di sicuro affidamento per le competenze necessarie alla gestione del programma da lei illustrato in quest'Aula. Ho trovato oziosa, e in qualche passaggio di dubbio gusto, la querelle esterna sulla natura del Gabinetto da lei autorevolmente presieduto. Un Governo di persone apprezzate e competenti, sintonizzato sulle frequenze delle urgenze del Paese e sinergicamente collegato al Parlamento, dal quale dovrà trarre il sostegno, oltre che la necessaria legittimazione ad operare, costituisce sicuramente la forma più alta di impegno politico per istituzioni dotate di competenze diverse, ma proiettate al perseguimento dell'identico obiettivo di rilanciare l'Italia, di garantirle un futuro meno incerto, di rassicurare i cittadini.
Dovranno piuttosto essere le Camere a riappropriarsi di quella funzione rappresentativa, e quindi carica di responsabilità, che la Costituzione assegna loro. Guardate, colleghi, a ben vedere i due rami del Parlamento si sono trasformati, specialmente nelle ultime due legislature, in distinti pallottolieri, in cui le ripetute fiducie, attraverso l'attivazione dei pallini verdi e rossi, consentivano ai Governi di procedere o di arrestarsi, indipendentemente dall'apporto che il fisiologico confronto parlamentare avrebbe dovuto garantire sul piano dei contenuti e delle scelte da operare. Per restare al Senato, durante le ripetute approvazioni dei provvedimenti economici, il contributo intelligente e appassionato di valorosi colleghi - cito per tutti i senatori Azzollini, Morando e Baldassarri - quasi mai è riuscito ad intaccare la struttura normativa proposta dal Governo, blindata dall'apposizione della fiducia.
Il sistema bipolare, introdotto con la riforma elettorale del 1994, non ha saputo garantire la stabilità promessa - sia Berlusconi che Prodi hanno subito l'affondamento anticipato dei rispettivi Governi nel 1996 e nel 2008 - e non ha prodotto l'affermazione del progetto riformista propugnato dalla sinistra né di quello liberale sostenuto dal centrodestra. Esso ha trasformato l'alternanza al Governo in una perenne disfida rusticana tra le opposte fazioni, mai vicendevolmente legittimatesi, con l'imbarbarimento dello scontro politico, trasferitosi financo nella società, sino agli episodi incivili seguiti alle dimissioni del presidente Berlusconi, al quale va un personale ringraziamento, non di prammatica. (Applausi dal Gruppo PdL).
Peraltro, la genesi progressiva, ma costante, di una terza polarità, non potrà non produrre significative modificazioni degli scenari politico-istituzionali del Paese. In conseguenza, mentre il Governo da lei diretto, presidente Monti, impegnerà il Parlamento nell'approvazione delle riforme che sono state richiamate e per le quali ci siamo esposti sullo scenario internazionale, ogni singolo parlamentare, ogni Gruppo o partito politico, l'istituzione parlamentare nel suo complesso, dovranno porre mano contemporaneamente ad una profonda riforma di sistema, compresa la modifica della legge elettorale, in modo da restituire ai cittadini il diritto ad eleggere liberamente i propri rappresentanti.
Il tempo della legislatura, Presidente, può essere sufficiente, purché soccorrano volontà politiche determinate e non equivoche. L'alternativa dell'immobilismo, del piccolo cabotaggio, delle tattiche inconcludenti, dei miseri tornaconti particolari, condannerebbe inesorabilmente il Paese ad un'involuzione irreversibile.
Porre mano a provvedimenti utili a produrre cambiamenti stabilmente positivi appare urgente ed ineludibile, a cominciare da quelli individuati per riattivare un robusto rilancio del processo produttivo, con conseguente formazione di lavoro stabile per le giovani generazioni e di profitto per l'impresa, secondo le proposte che abbiamo ascoltato in quest'Aula.
Una struttura più sostenibile della previdenza, in grado, per un verso, di preservare le garanzie maturate e, in prospettiva, di continuare ad assicurarle alle generazioni successive alla nostra, è un dovere etico al quale lo Stato non può sottrarsi.
Una riforma fiscale equa che sottoponga tutti ad un prelievo effettivo e proporzionale alla propria condizione economica è l'elemento irrinunciabile, l'architrave di qualunque risanamento per l'oggi e di ogni benessere futuro.
I sacrifici necessari potranno così collocarsi in una prospettiva che all'attuale emergenza faccia seguire un regime definitivo, equilibrato e depurato dalle mille furbizie che lo caratterizzano oramai da troppo tempo. Un'efficace lotta all'evasione, quindi, deve sollecitare l'impegno dello Stato e la collaborazione di soggetti singoli e collettivi.
Due ulteriori questioni reclamano scelte condivise, ma tempestive, che sono state opportunamente inquadrate da lei nella logica del sistema Paese.
La coesione nazionale, tante volte richiamata dal Presidente della Repubblica - al quale va la nostra incondizionata gratitudine - consiste nel difendere l'unità del Paese in tutte le sue componenti (territoriale, sociale, economica e politica).
Il presidente Monti ritiene, a giusta ragione, che essa debba essere perseguita, superando le differenze tra le diverse aree del Paese e, quindi, la debolezza e l'arretratezza di cospicue parti del Mezzogiorno, tramite la modulazione di risorse da rendere disponibili, la lotta agli sprechi e all'illegalità, l'accelerazione della spesa.
La riforma della giustizia, a nostro avviso, va portata a compimento e completata nelle sue parti inespresse, perseguendo per un verso l'ammodernamento e il potenziamento degli organici e delle strutture, comprese quelle carcerarie, per altro verso la funzionalizzazione delle procedure, per pervenire veramente e definitivamente alla velocizzazione dei procedimenti civili, penali ed amministrativi. Solo così il servizio della giustizia potrà corrispondere alle sacrosante aspettative di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Dunque, signor Presidente, a lei, ai suoi Ministri, a ciascuno di noi sento di dover augurare buon lavoro dicendo "Hic Rhodus, hic salta"!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.
*LANNUTTI (IdV). Signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, ho ascoltato con grande attenzione il suo intervento e ho sottolineato alcuni temi, come rigore di bilancio, crescita, equità, riforme, lotta all'illegalità e all'evasione fiscale, più gettito e meno aliquote. Proprio ieri in Commissione finanze il presidente della Corte dei conti, Giampaolino, ha portato un grande contributo sulla riforma fiscale.
Egli ha sottolineato, anzitutto, l'elevata pressione fiscale, che è ormai proiettata al 43 per cento e colloca l'Italia al quarto posto nella graduatoria dei Paesi dell'Europa a 27. Si è inoltre soffermato sulla distribuzione del prelievo, che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi, dei patrimoni e delle rendite, sull'eccesso di prelievo gravante sul fattore lavoro, che trova conferma anche nei dati dell'OCSE, nonché sulla dimensione dell'evasione fiscale: fino al 18 per cento del PIL, secondo le stime del gruppo di lavoro del MEF, collocando il nostro Paese al secondo posto nella graduatoria internazionale, guidata dalla Grecia. Il 18 per cento del PIL, è un'evasione tra 230 e 270 miliardi di euro.
Vede, signor Presidente del Consiglio, ho ascoltato le sue parole sulla crisi: la crisi sistemica, iniziata - lo voglio ricordare - il 7 luglio 2007 con lo scoppio della bolla dei subprime, l'ideologia del debito, da parte anche dei Governi che hanno fatto le cicale piuttosto che le formiche e non hanno messo in ordine i conti. Noi abbiamo un debito pubblico che ha avuto una lieve riduzione: da 1.900 miliardi a poco meno di quella cifra, secondo gli ultimi dati della Banca d'Italia, e siamo sull'orlo del baratro per questo debito pubblico. Voglio ricordare la Grecia: il debito della Grecia era 130-140 miliardi di dollari: quindi, meno di un decimo di quello nostro.
Signor Presidente, lei mi consentirà di spendere due parole, innanzitutto per farle gli auguri ma anche per richiamare l'attenzione sulla ideologia del debito, sul denaro dal nulla, su 700.000 miliardi di dollari di derivati OTC scambiati su piattaforme opache e sugli algoritmi degli ingegneri strutturatori che ritenevano che con il debito si potessero risolvere le crisi e si potesse aiutare la crescita. Purtroppo non è stato così.
Lei mi consentirà di citare un grande sociologo che si chiama Zygmunt Bauman, il sociologo della società liquida. Egli affermava che l'odierna crisi finanziaria non è il risultato del fallimento delle banche; al contrario, è il frutto del tutto prevedibile del loro successo, che consiste nell'aver trasformato milioni di persone in debitori cronici.
Il pianeta bancario è a corto di terre vergini; quello che si dimentica allegramente e stoltamente è che l'uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere, dipendono dalla nostra abitudine, accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata, di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito, signor Presidente, dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa.
Concludo, signor Presidente, perché noi dobbiamo recuperare il senso dello Stato, dell'interesse generale, del bene comune. Auguro quindi a questo Governo che possa fare molta strada, però nella difesa dei diritti dei cittadini, dei consumatori e dei più deboli. (Applausi dai Gruppi IdV, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fosson. Ne ha facoltà.
FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, onorevoli colleghi senatori, prima di tutto vorrei ringraziare il Presidente del Consiglio perché nelle sue consultazioni ha voluto convocare e sentire anche noi, esponenti delle minoranze linguistiche e dei partiti autonomisti, e non è successo sempre.
Trovandoci di fronte a un'emergenza nazionale e occorrendo trovare in fretta risposte adeguate, anche con percorsi nuovi e sacrifici, non vorremmo che un Governo di estrazione tecnica non ascoltasse anche le voci delle minoranze, delle particolarità, delle autonomie che hanno al centro della loro natura e della loro essenza l'attenzione e il rispetto della persona. Mi riferisco a quelle Regioni a statuto speciale che, come ha ricordato il presidente Napolitano nella sua recente visita ad Aosta, hanno sempre lavorato e combattuto sì per un'autonomia maggiore e vera, ma anche perché questa si realizzasse nel rispetto dell'unità del nostro Paese, nel rispetto di un'autonomia, come quella valdostana, che ha trovato, sempre secondo le parole del presidente Napolitano, soluzioni amministrative nuove e adeguate per un territorio alpino specifico.
Durante questi primi tre anni di legislatura, il precedente Governo ha intrapreso un percorso di decentramento e federalismo, e per questo lo ringraziamo, soprattutto il ministro Calderoli. Noi abbiamo condiviso e condividiamo questa scelta, perché federalismo vuol dire responsabilità, attenzione alla spesa, lotta agli sprechi da parte di tutti.
In un periodo di crisi economica così preoccupante, anche la realtà valdostana vuole contribuire e partecipare alla soluzione della stessa: siamo disposti anche noi a fare dei sacrifici, ma chiedo che questo percorso sia fatto in modo equo e proporzionale, correttamente condiviso tra tutte le Regioni a statuto speciale, ora così diverse tra di loro per statuti, fiscalità e finanziamenti.
Daremo un voto favorevole a questa prima fiducia, ma saremo attenti agli atti successivi, proprio perché le esigenze di tutto il Paese, per cui vogliamo lavorare, rispettino e non colpiscano le minoranze, quelle piccole e specifiche realtà, come quella valdostana, che non hanno grandi numeri, ma valori, storia, tradizioni e una lingua particolare. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio e signori Ministri. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, come è noto la Lega ha annunciato che non darà la fiducia al vostro Governo, inizialmente per questioni di natura istituzionale. Non abbiamo ritenuto giusto che, di fronte a una maggioranza radicalmente cambiata, non si tornasse ad ascoltare il popolo sovrano, così come vorrebbe forse più la Costituzione materiale che non quella formale.
Mi consenta di dire, signor Presidente del Consiglio, che dopo la nomina della compagine ministeriale e dopo il suo discorso credo che questo nostro convincimento si sia in qualche misura rafforzato.
Non le nascondo che ci ha deluso molto che anziché un Ministero delle riforme lei abbia voluto varare un Ministero della coesione territoriale: sembra quasi una sconfessione di tre anni di lavoro svolto dal Parlamento, in maniera anche molto approfondita e quasi all'unanimità, sul federalismo fiscale.
Personalmente sono stato poi un po' deluso per alcune risposte che lei non ha dato nel suo discorso. Ricordo che il Governo Berlusconi è quasi caduto - sicuramente non solo per quello, ma la vulgata era quella - perché ormai aveva perso credibilità internazionale: se lospread aumentava e le borse scendevano era perché c'era il primo ministro Berlusconi e il suo Governo. Bene, i fatti di questi giorni hanno smentito clamorosamente tale assunto: anche in questi giorni lo spread ha continuato, tra varie vicende, ad andare verso l'alto e la Borsa - ahimè: glielo dico da piccolo risparmiatore - verso il basso.
Bene, mi sarei aspettato che nel suo discorso ci avrebbe annunciato qualche misura urgentissima su questo tema, da assumere magari con un decreto da presentare domani mattina in Parlamento, come del resto il Governo Berlusconi in qualche misura si accingeva a fare, per fermare questo trend, che evidentemente - su questo credo ci sia unanimità di pensiero - è estremamente pericoloso.
Avrei anche altre domande da porle. Lei ha detto - meritoriamente, su ciò siamo assolutamente d'accordo - che occorre una crescita. Bene, c'è una domanda che vado ponendo nel Paese a ogni livello in questi ultimi mesi, senza avere mai una risposta: come fa oggi un giovane, o il classico signor Brambilla, titolare della fabbrichetta ‑ lo dico con l'accento lombardo ‑ a competere sul mercato internazionale quando paga 25 euro per un'ora di lavoro (perché oggi il costo in Italia di un lavoratore è questo, considerate evidentemente anche le spese generali e quant'altro, che lei conosce molto meglio di me) a reggere la concorrenza verso altri Paesi, dove un'ora di lavoro, comprese le spese generali, costa 3-4 euro? A questa domanda non riesco ad avere risposta, e spero che questo Governo una risposta ce la dia.
Altra domanda: che fine farà il federalismo fiscale? Lei sa che ormai l'iter legislativo è terminato e bisogna metterlo in pratica con i decreti amministrativi: sicuramente seguiremo con grandissimo interesse tale questione.
Ma non voglio essere soltanto critico. Come la Lega ha detto più volte, seguiremo attentamente provvedimento per provvedimento, e quindi vedremo quelli sui quali poter dare una mano, per quanto ci è possibile. In merito, devo dire che sul fronte delle infrastrutture nutro alcune speranze. Senza nulla voler togliere agli altri Ministri, è chiaro che questo è un Governo forte di due persone: lei e il ministro Passera, che avete assunto su di voi la parte più importante dell'Esecutivo dal punto di vista economico. Cioè, lo sviluppo è in mano vostra. Bene, il Governo Berlusconi ha varato, con una delibera del CIPE del 2009, un piano da 30 miliardi che è tuttora in corso e che spero il Ministro voglia accelerare.
È vero, abbiamo avuto qualche intoppo per nostre responsabilità; però anche in questo momento sono stati stanziati con il decreto di luglio dei fondi significativi, circa 4 miliardi di euro: ci aspettiamo che non vengano tagliati in nome del rigore del bilancio, perché sono fondamentali per lo sviluppo del Paese. Sotto questo punto di vista, sono convinto che si potrà vedere qualcosa di buono e, se ciò accadrà, la Lega appoggerà tutte le iniziative a favore delle infrastrutture del Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ghedini. Ne ha facoltà.
GHEDINI (PD). Signor Presidente, signor Primo Ministro, signore e signori componenti del Governo, colleghi, nel momento della drammatica emergenza nazionale, con un voto di fiducia - ampio - in Parlamento, stiamo dando vita a un Governo dei più, un Governo di larga intesa, di larga maggioranza.
Credo che questo Governo debba essere il Governo per tutti nel Paese: un Paese dove l'emergenza finanziaria ha soprattutto il volto della stasi produttiva, della mancanza di lavoro e della contrazione del reddito. L'emergenza dei conti dello Stato è ormai per molti, troppi italiani, l'emergenza del bilancio familiare e l'angoscia per il futuro.
Sappiamo cos'abbiamo di fronte: la necessità di ritrovare le risorse, ingenti, necessarie a consolidare i saldi della legge di stabilità appena varata e quelle, ulteriori, indispensabili per dare stimolo alla crescita e avviare il percorso di riduzione del debito si traduce nella necessità di operare riforme strutturali in condizioni di tensione e instabilità elevate. Per farlo, dobbiamo agganciarci all'Europa, per garantirla e dare al Paese standard europei.
Questo Governo si presenta con uno standard europeo per il profilo dei suoi componenti, a partire da quello autorevole del Presidente, e per la struttura dei Dicasteri. Anche questo sarà un modo per fornire adeguate garanzie e risposte agli organismi europei che ci accompagnano e sostengono nella crisi. Quest'ultima deve essere affrontata attraverso un'azione che ponga al centro del risanamento e della ripartenza le condizioni di garanzia dell'equità all'interno di tutto il Paese, lei lo ha ricordato, signor Presidente. Perché queste condizioni di equità s'inverino nell'azione del Governo, occorrono processi di partecipazione e condivisione. Credo che nel Paese vi siano segnali positivi in questo senso, che devono essere colti. La rinnovata collaborazione tra le rappresentanze dei produttori in questi mesi di crisi profonda ha svolto anche una funzione di supplenza alle difficoltà della politica: va raccolta e valorizzata, come strumento prezioso per promuovere cambiamenti anche profondi, mantenendo la coesione, e come contributo all'innovazione.
Equità e coesione, appunto: si parta da qui per affrontare i nodi più stretti e si consideri l'assunzione della diversità come paradigma per orientare le scelte. Generi, generazioni e territori sono in condizioni strutturalmente diverse in Italia e la crisi trasforma le diversità in diseguaglianze, che minano la coesione sociale e frenano lo sviluppo: occorre tenerne conto.
L'equilibrio dei conti e la disponibilità delle risorse devono essere ricercati non solo all'interno del mondo del lavoro e della produzione, ma perseguiti attaccando la spesa improduttiva e la rendita, quale fonte di risorse da trasferire in favore della crescita.
La presenza nel Governo di tre donne di grande competenza, che saluto, alle quali sono affidate importantissime deleghe, ci fa ben sperare circa l'investimento strutturale che il Governo compie in favore della partecipazione delle donne come driver per la ripresa. Voglio leggere in questo senso e in questa dimensione anche l'attribuzione della delega alle pari opportunità alla Ministra del lavoro.
Occorre che queste scelte di riassetto produttivo avvengano mantenendo un approccio mainstreaming al lavoro. Gli effetti prodotti sulla qualità e quantità dell'occupazione devono essere il parametro di valutazione di ogni scelta. L'obiettivo è la creazione di un sistema inclusivo e dinamico, in cui le divaricazioni esistenti nell'accesso e nei diritti non siano affrontate come scambi... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatrice Ghedini, me ne scuso, ma purtroppo abbiamo tempi limitati, nei quali altrimenti rischierebbero di non rientrare tutti gli interventi dei colleghi che sono iscritti a parlare.
La Presidenza l'autorizza pertanto a consegnare il testo del suo intervento scritto, come farà con tutti gli altri suoi colleghi che non riusciranno a completare il proprio oralmente.
È iscritto a parlare il senatore Ramponi. Ne ha facoltà.
RAMPONI (PdL). Signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, innanzitutto formulo un caldo augurio di buon lavoro a voi, ma anche a noi.
Lei, signor Presidente, nel suo discorso, giustamente incentrato sulla problematica economica e finanziaria, alla fine ha però toccato il tema delle forze dell'ordine, delle Forze armate e della diplomazia italiana, alle quali ha rivolto un ringraziamento.
Lei è uomo di grande caratura internazionale, di grande esperienza e, pur considerando prioritario il discorso economico e finanziario, non può certamente dimenticare l'importanza di tre settori: sicurezza, difesa e attività diplomatica.
Il suo Governo eredita una situazione molto favorevole in questi tre settori. In questi tre anni e mezzo il Governo che l'ha preceduta, nell'ambito delle problematiche interne e della lotta alla criminalità, ha avuto successi mai registrati, e in Italia si vive in sicurezza molto più che in altri Paesi. Nel campo delle operazioni internazionali il prestigio dell'Italia è molto più alto di quanto in realtà non sia complessivamente il prestigio della nostra Nazione in ambito internazionale, e la politica estera è sempre stata condotta con grande capacità e notevoli risultati.
La prego di tenere conto di questo e di dedicare la sua attenzione anche a questi tre importantissimi settori.
Pur nell'amarezza di vedere seduti in quei banchi non più i componenti della mia maggioranza - e questo credo sia legittimo - desidero esprimere la mia tranquillità, perché i tre responsabili dei settori sicurezza interna, politica estera e difesa (quest'ultimo sta facendo, come lei dice, i salti mortali per poter arrivare in tempo a giurare nelle mani del Capo dello Stato) mi danno garanzia di tranquillità. Non mi permetto di esprimere giudizi, ma certamente si tratta di persone alle quali desidero rinnovare la mia stima.
Intendo svolgere un paio di considerazioni finali. La situazione istituzionale, con l'avvento del suo Governo, cambia enormemente. Si realizza una centralità del Parlamento che prima esso francamente non aveva: quando il Parlamento, o meglio, la maggioranza da esso espressa emanava il Governo, le decisioni andavano nelle mani del Governo e il Parlamento recitava solo - mi sia consentito dire - la parte del notaio. Oggi lei parte con un consenso iniziale, ma non sulla base di una maggioranza. Le decisioni verranno prese in termini istituzionali dal Governo e dal Parlamento; anzi, le decisioni verranno prese dal Parlamento, e il Governo, che è l'Esecutivo, eseguirà. Quindi, nel momento in cui le rinnovo gli auguri, penso sia bene che gli auguri lei li faccia anche a noi, perché le future decisioni verranno da un'assunzione di responsabilità dei componenti del Parlamento, e anche del Governo. Auguri. (Applausi dal Gruppo PdL e dal senatore Mercenaro).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente del Consiglio, nel 1994 scegliemmo lei ed Emma Bonino per rappresentare l'Italia in Europa. Ambedue l'avete rappresentata egregiamente e, oggi, nuovamente, facciamo ricorso a lei per ristabilire con l'Europa un rapporto purtroppo fortemente incrinato. E, come italiani, non possiamo sperare nient'altro che questo avvenga al più presto.
Certo, oggi è un giorno in cui stiamo vivendo sentimenti contrastanti. Da un lato si celebra il fallimento della democrazia elettorale (e saremmo degli ipocriti se non confessassimo la nostra amarezza), dall'altro si fa avanti la speranza che viene proprio dalla crisi: una crisi che, se vissuta nel suo significato etimologico, può essere intesa come momento di riflessione, di discernimento, di valutazione. Viviamola così, come un momento di riflessione responsabile e forte sugli errori commessi, ma anche sulle prospettive future. Un passaggio epocale per l'Italia, di rasserenamento degli animi, di accantonamento, sia pur temporaneo, delle conflittualità, che non significa certo l'omologazione e l'annullamento delle nostre diverse culture e provenienze politiche, ma la volontà comune di raggiungere quegli obiettivi di coesione nazionale ed equità sociale che lei ha inteso assumere come cifra stilistica del suo gravoso mandato.
Ripeterò qui, Presidente, quel che le abbiamo chiesto quando ha avuto la cortesia di ascoltarci, sia pure come piccolo Gruppo rappresentante del Grande Sud. Due sono stati gli argomenti che ribadiamo come richiesta di impegno politico-programmatico: l'attenzione al Mezzogiorno e la spinta più forte non solo verso rapporti meno ancillari nei riguardi dell'Europa, ma l'impegno verso la formazione di una coscienza collettiva di cittadinanza europea. Doveri e diritti nei riguardi dell'Europa, coprotagonismo dell'Italia nella fase ascendente, dovere del rispetto delle regole nella fase discendente; un coprotagonismo per evitare di continuare ad essere schiacciati dall'asse franco-tedesco, che potrà trovare la sua forza nel Parlamento nazionale se questo però sarà continuamente e preventivamente coinvolto nelle scelte. Questa potrebbe essere, Presidente, proprio la chiave di volta per evitare di far prevalere quella che qualcuno ha definito una fragilità politica di questo Governo e che oggi, a torto o a ragione, viene imputata ad un Governo che è composto da ottimi tecnici.
Noi di Grande Sud nel Gruppo di Coesione Nazionale siamo convinti che proprio di questi tempi, in tempi di emergenza, il Parlamento saprà assumersi appieno le sue responsabilità, che non si esauriscono solo in un voto di assenso, che noi daremo, ma si esprimono attraverso una costante attività di supporto ed accompagnamento all'attività del Governo. Insomma, non ci faccia sentire dei nominati, ma degli eletti.
Sappiamo che stiamo vivendo e dovremo vivere momenti difficili e che difficilissimo risulta poter coniugare rientro dal debito pubblico e crescita. Ma lei, Presidente, ci ha fatto delle promesse; attualmente sarebbero più che sufficienti. Equità sociale: basterebbe rispettare gli articoli dal 29 al 47 della nostra Costituzione per garantire quell'equità che è il corretto rapporto fra cittadino e Stato, è il riconoscere diritti e doveri uguali per tutti, sia che si abiti al Nord, sia che si abiti al Sud d'Italia; il dovere del cittadino di pagare le tasse in proporzione al suo reddito, ma il diritto a ricevere servizi uguali, senza discriminazione alcuna fra Nord e Sud.
A questo proposito, rivolgiamo fin d'ora un accorato appello al ministro Passera perché incominci da subito a metter mano a quella perequazione infrastrutturale che consentirà al Meridione di creare sviluppo e posti di lavoro duraturi. Blocchi Trenitalia, Ministro! Non consenta che dal dicembre prossimo siano tagliati i trasporti su ferro, essenziali per l'economia del Mezzogiorno e quindi per l'economia dell'Italia intera. Lei è titolare di un Ministero che opportunamente coniuga sviluppo ed infrastrutture, porti avanti il suo mandato secondo la mission del suo Dicastero, attraverso forme di concertazione rapida, seria, con il territorio, sapendo individuare quelle priorità che rendano credibili anche agli occhi dell'Europa le politiche di coesione. Diciamocelo chiaramente: dobbiamo riconoscere che all'interno del territorio nazionale le politiche di coesione non hanno portato i frutti dovuti; anzi, per una serie di concause dobbiamo registrarne il quasi fallimento, se è vero com'è vero che le Regioni dell'Obiettivo convergenza non ne hanno tratto certamente vantaggio, tant'è che il divario fra Nord e Sud più che diminuire è aumentato, e il 2013 è alle porte.
Gli impegni sono ancora scarsi e per questo aspetto la lettera dell'Esecutivo Berlusconi alle autorità europee non è granché tranquillizzante là dove, al punto 5, nell'indicare come impegno anche la revisione strategica dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali, viene indicata una riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari che ovviamente impedirebbe il pieno utilizzo dei fondi stessi.
Quanto poi alla disponibilità alla richiesta di un sostegno tecnico alla Commissione europea, pensiamo che questo impegno forse possa essere disatteso da questo Governo, considerate le indubbie quanto riconosciute capacità del ministro Barca, che per noi non è conoscenza dell'ultim'ora ma ottimo professionista che abbiamo potuto apprezzare nel corso degli anni e che avrà certamente in Europa la credibilità e l'autorità per portare completamente avanti le politiche di coesione territoriale anche per l'obiettivo convergenza e in Italia saprà essere strettamente complementare all'attività del ministro Passera per garantire il raggiungimento degli obiettivi di coesione territoriale, che significano sviluppo, crescita, meno povertà. A questo proposito, Presidente, confusi come siamo fra Piano del Sud, Banca del Sud, Programma Eurosud, per capire le chiediamo una cosa semplicissima, una sorta di due diligence sulla situazione reale del Mezzogiorno, un'informativa del Governo, a breve ma con documenti certi e con prospettive certe.
Noi di «Grande Sud» non siamo secessionisti o apoditticamente revanscisti. Vogliamo sentirci semplicemente italiani; italiani come gli altri che abitano in altre Regioni. Qualcuno, nel rilevare le presunte negatività del suo Governo, ha rilevato, tra l'altro, che su 12 Ministri 9 sono settentrionali. Ebbene da meridionale fiera - lo dico sempre - di essere meridionale, le dico che l'essere meridionale non è condizione necessaria e sufficiente per amare davvero il Mezzogiorno d'Italia.
A noi piace sentirci italiani, che abitano ed operano al Sud e si impegnano per fare in modo che in Europa non si parli più di un'Italia duale, ma di una sola Italia, e, nel fare gli auguri al suo Governo e alla sua bellissima squadra, facciamo gli auguri a noi stessi, perché con l'azione governativa e l'impegno responsabile e leale del Parlamento l'Italia possa superare uno dei momenti più drammatici della sua vita sociale ed economica. Buon lavoro! (Applausi dei senatori Santini, Fantetti e Compagna).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Baio. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il Presidente del Consiglio e tutti i Ministri e rivolgere, a lei e a loro, i migliori auguri. Il programma che lei ci ha presentato oggi, onorevole Presidente, segna un anelito di speranza per tutto il Paese, in modo particolare - mi permetto di aggiungere - per i giovani (lo ha ricordato anche lei) perché oggi, ascoltando le sue parole, potranno ricominciare a credere nei loro progetti di vita. Lei ha definito infatti i giovani e le donne la «vera risorsa sprecata del nostro Paese» e ha parlato dei tanti bisogni del nostro Paese e delle riforme necessarie.
Accanto ai Dicasteri fondamentali, indispensabili per uno Stato, sono significativi i nomi di alcuni dicasteri: il Ministero della cooperazione e dell'integrazione e il Ministero per la coesione territoriale. Cooperazione e coesione sono valori che ispirano l'azione politica dell'API e del Terzo Polo ed è anche per questo che ci sentiamo profondamente rappresentati dal nuovo Governo che consideriamo il nostro Governo. Mutuando il titolo di un romanzo di un'autrice francese a me molto cara, Marie Cardinal, che ha intitolato un suo libro «Le parole per dirlo» ritengo, Presidente, che lei oggi abbia trovato le parole giuste per dire a tutto il Paese, anche a noi parlamentari e senatori, ma soprattutto ai giovani che possiamo sperare, possiamo credere nel nostro Paese.
Ciò non deve essere solo un auspicio, ma un vero e proprio progetto che sia fautore di un rinnovato cambiamento. Al riguardo, mi permetto di ricordare brevemente due argomenti che lei ha sottolineato e su cui voglio porre l'attenzione ricordandone solo i titoli perché il tempo è poco: i giovani e la famiglia, definita dal Centro studi Famiglia «capitale sociale del nostro Paese» non solo perché è un valore di rilevanza costituzionale, ma anche perché noi crediamo che sia necessario stabilire un'equità generazionale. Oggi, quando si parla di una politica familiare, di una moderna politica familiare, non si può e non si deve pensare solo ad una politica di welfare; nelle sue parole ho letto questo, non so se ho interpretato correttamente il suo pensiero.
Credo che nel programma del nuovo Governo possano leggersi due priorità: un'attenzione ai giovani e alle nuove generazioni che chiedono di poter mettere su famiglia e alle famiglie già esistenti: oggi i giovani ci chiedono politiche attente e le famiglie esistenti una politica fiscale attenta a loro.
Concludo ricordando le parole di don Luigi Sturzo che diceva «Ho sentito la vita politica come un dovere e il dovere dice speranza». Un dovere, aggiungo, a cui non verremo meno e che si rivolgerà anche e soprattutto ai giovani e alla famiglia quale capitale sociale, simbolo emblematico di speranza nel futuro. Auguri, onorevole Presidente. Noi le saremo vicini sia nei momenti gloriosi del Governo, che nei momenti di difficoltà. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Astore, Giai e De Luca. Congratulazioni).
Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione ad allegare il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Musso. Ne ha facoltà.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri e colleghi, i liberali e il Partito Liberale che rappresento, così come il Gruppo dei Liberali per l'Italia alla Camera, hanno accompagnato in questi giorni con favore e sostegno il lavoro del professor Monti. Il Governo arriva nel mezzo di una crisi economica internazionale, aggravata però dalle debolezze della nostra architettura amministrativa, giurisdizionale, normativa e burocratica, da una crisi politica, con una parte incapace a realizzare il programma con cui ha vinto le elezioni e l'altra incapace a proporre alternative credibili e da una crisi della società, dilaniata oggi da nuove disuguaglianze tra chi ha un lavoro ipertutelato e chi non ce l'ha affatto, tra chi ha una pensione baby e chi non ha prospettive di pensione, tra chi va nelle migliori scuole e quel 25 per cento di giovani italiani che non studia e non lavora ed è la premessa di una generazione perduta.
Questo Governo non solo dovrà rispondere alle richieste esplicite dell'Unione europea e a quelle implicite dei mercati, ma dovrà realizzare le famose riforme strutturali per rimettere in sesto il campo di gioco dell'economia italiana, dove ci sono dei campioni che attendono da anni di poter tornare competitivi; dovrà soprattutto recuperare legittimazione alla politica e ridare fiducia, prima che ai mercati, agli italiani, e soprattutto ai giovani, sulle possibilità dell'economia e della politica di reggere con realismo il nostro presente e di presentare con coraggio un futuro di crescita sostenibile, innovativa e inclusiva.
Condivido il suo programma, senatore Monti. È un'agenda liberale; per la verità, lo era in gran parte quella della maggioranza uscente, che tuttavia non la attuò, se non in piccola parte. Perché non l'ha attuata? Siamo sicuri che le linee di resistenza erano solo interne alla maggioranza e non sono invece in tutta la politica e in tutta la società italiana? Se il nodo, per esempio, è il debito pubblico e questa montagna di interessi passivi che ogni anno volge in negativo un saldo che sarebbe altrimenti positivo, le ragioni strutturali dell'accumulazione del debito non sono state rimosse. Ci sono tuttora aziende pubbliche che non hanno motivo di esserlo e che restano tali solo per il motivo inconfessabile di continuare ad esercitare un sottopotere privato con i soldi dei cittadini, o ci sono mercati non concorrenziali dove tuttora categorie, enti territoriali, sindacati e imprese continuano nella difesa a oltranza di interessi corporativi che gabellano per diritti acquisiti.
La ricetta tecnica è giusta, ma è la parte facile; se questo Governo riuscirà nell'intento, forse sarà non solo perché è tecnicamente più bravo, ma perché è politicamente più forte di quelli che l'hanno preceduto. Su questa strada e con questo compito le facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro e le assicuriamo il nostro sostegno. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Marcenaro, Sbarbati, Gustavino e Leddi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ceruti. Ne ha facoltà.
CERUTI (PD). Signor Presidente, signore e signori Ministri, signor Presidente del Consiglio, «l'Europa siamo noi». Grazie per inscrivere in questa prospettiva il nostro impegno e quello del Governo. Come sappiamo, i dotti del Rinascimento sostenevano che la civiltà europea poggiava su quattro colonne: oltre alle tre colonne delle tre grandi tradizioni monoteistiche (cristiana, ebraica e islamica), vi era la quarta colonna della civiltà latina e greca, riscoperta dall'Umanesimo. Era un'immagine dell'Europa di unità nella diversità e di diversità nell'unità: l'integrazione delle quattro colonne era sentita come una garanzia di solidità dell'intera costruzione.
Lo specifico dell'identità europea è questa diversità che, ancora di più della diversità delle grandi tradizioni culturali, è diversità di cultura, di lingue, di paesaggi umani e naturali, di climi, di simboli, di Nazioni e di città. La storia europea ci ha mostrato che questa diversità senza un principio di coesione e di governo comune può diventare autodistruttiva. Per questo, dopo la tragedia delle due guerre mondiali i nostri padri hanno posto le basi dell'odierna Unione europea. L'Europa ha creato l'università e l'ha fatto nello spirito dell'equilibrio tra unità e diversità, come terreno di fecondazione reciproca tra i saperi molteplici. Ma è vero anche il contrario: l'Università ha creato l'Europa, la nostra Europa, le sue classi dirigenti, la sua presa di coscienza dei diritti umani, le sue realizzazioni economiche, sociali, scientifiche e tecnologiche. E in questo spirito l'Europa ha creato la scuola come condizione essenziale dei diritti dei cittadini, della convivenza sociale.
Però, signor Presidente, signori e signore Ministri, nel presente momento storico l'Europa rischia nuovamente l'autodistruzione per il prevalere degli egoismi nazionali, dei localismi unilaterali, della chiusura culturale, della prevalenza degli interessi di gruppo, dell'eclissi del senso del bene comune. In questo momento storico l'Università e i sistemi scolastici rischiano pure l'indebolimento e il deperimento sotto il peso della frammentazione: anche di quella provocata dagli specialismi chiusi, di corte vedute, e anche dal poco investimento, per quanto riguarda il nostro caso.
Oggi, il radicamento nel senso più profondo della tradizione europea, e cioè il principio della diversità nell'unità e dell'unità nella diversità, è però, ancora una volta, la grande opportunità per costruire il nostro futuro. Rigenerare l'Europa attraverso la rigenerazione dei saperi, dell'Università della scuola, ma anche rigenerare saperi, Università e scuola attraverso la rigenerazione dell'Europa: è questo il circolo virtuoso cui dobbiamo porre mano. La salvezza dell'Italia passa, per quanto ci riguarda, attraverso la salvezza dell'Europa; e la salvezza dell'Europa passa attraverso la salvezza dell'Italia. Ed è per dare concretezza a queste parole quanto mai attuali che dobbiamo valorizzare quanto ha sempre fatto dell'Italia un microcosmo esemplare dell'Europa. Anche in questo senso, l'Europa siamo noi. Ed è la sua diversità interna, la sua apertura alle culture altre, la capacità di operare come centro di innovazione, come luogo di integrazione tra le culture d'Europa e tra l'Europa e il mondo, la sua ricchezza di saperi, ad un tempo teorici e pratici, concreti e visionari, artistici e artigianali.
Oggi è urgente che l'Italia si faccia promotrice di una politica dell'accoglienza che consideri proprio l'interculturalità come condizione acquisita. E per essere all'altezza delle presenti sfide, il compito è quello di pensare insieme ciò che la crisi attuale ci farebbe credere separati: il rigore dei bilanci e gli investimenti nelle conoscenze e nella rigenerazione dei legami sociali; la meritocrazia e la democrazia. In una società della conoscenza, la meritocrazia e la democrazia devono essere pensate insieme. Questa è l'unica risposta. Signor Presidente, il grande poeta Hőlderlin, in un momento difficile per l'Europa, ebbe modo di scrivere nei suoi versi lapidari: là dove cresce il pericolo cresce ciò che salva. Noi ci vogliamo credere. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.
*COMPAGNA (PdL). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, non c'è dubbio che il passaggio da un Governo all'altro in democrazia implichi discontinuità. Tale discontinuità si fonda però perlopiù sul voto degli elettori e non è questo il nostro caso. Sicché mi parrebbe sbagliato interpretare alla luce della discontinuità o peggio della contrapposizione, la formazione e il programma di questo Governo, cui non mancherà l'onore dell'appoggio disinteressato e generoso - come altri - del nostro Gruppo parlamentare.
Sotto questo profilo ci sono stati eccessi nelle cronache di questi giorni di questo cosiddetto mito della discontinuità dal quale noi riteniamo, onorevole Presidente del Consiglio, lei debba guardarsi, perché ci sono alcune sguaiate ostentazioni di discontinuità. Penso alla volgarità dell'intervista di Carlo De Benedetti stamattina, triviale per quello che ha detto su Crozza e il segretario del PD, non meno che per quello che non ha risparmiato ai Ministri del Governo Berlusconi e al suo Presidente.
La stagione che viviamo ha certamente l'incubo del default della finanza. Ma c'è anche, onorevole Presidente del Consiglio - faccio una considerazione di forte continuità parlamentare - il default della giustizia, il default delle carceri. È stato questo un argomento sul quale il Senato - credo per la terza volta nella sua storia - si è autoconvocato. Qualcuno di noi - anch'io forse - aveva pensato che, in una stagione come questa, potesse aprirsi il momento di Marco Pannella alla Giustizia. Così non è stato. Ma la sensibilità e l'intelligenza del ministro Paola Severino mi hanno fatto rilevare questa mattina una disponibilità nei confronti della questione carceraria, raccogliendo pienamente quelle che furono le considerazioni del suo predecessore, svolte in quel bel dibattito avuto in Senato circa sei settimana fa.
Le questioni della giustizia sono molto complicate e sono, dal nostro punto di vista, anche di riforma costituzionale. Al riguardo, sui banchi del PD non vi è mai stato alcun consenso. Vivendo come una opportunità questa stagione, andiamo a vedere quell'articolo 68 della Costituzione su cui il Senato, nel 1993, aveva votato un testo dell'onorevole Maccanico con molti apporti all'interno e all'esterno dell'allora maggioranza, testo che alla Camera venne travolto dalle monetine lanciate su Bettino Craxi.
La senatrice Chiaromonte e l'umile senatore Compagna hanno riproposto il testo del senatore Maccanico da circa quattro anni. Sarebbe bello che si potesse trovare il modo per incardinarlo e discuterlo.
Quanto alla legge di stabilità, sono rimasto molto deluso - in questo caso, mi permetto di dire, collega Monti - dal fatto che, nella giornata di venerdì, al suo debutto da senatore, non abbia trovato il modo di partecipare ai nostri lavori su quella legge. Mi ha colpito invece favorevolmente, e l'ho apprezzato, che nella parte sia dell'emergenza che programmatica delle sue considerazioni di questa mattina, il perno - magari insufficiente, magari da arricchire e sviluppare - sia proprio quella legge di stabilità.
Allora, sotto tale profilo, sono questi i sentimenti e gli argomenti per i quali appoggeremo con convinzione il Governo da lei presieduto, e sono gli stessi argomenti (Richiami del Presidente) per i quali però - ho concluso Presidente - riteniamo che al presidente Berlusconi la nascita di questo Governo qualcosa debba. Se si fosse dimesso - voi avete detto che "trescava" con i tempi delle sue dimissioni - saremmo ancora all'inseguimento di quella legge di stabilità in tempi di crisi di Governo e senza poter convocare il Parlamento.
Sono queste le ragioni per le quali mi unisco a tanti colleghi nell'augurarle buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PdL e dalla senatrice Sbarbati).
PRESIDENTE. Senatore Compagna, non faccio i richiami perché è finito il tempo. Come ho detto già all'inizio, avverto i senatori che intervengono che rimangono a disposizione solo cinquanta secondi, per cui ognuno decide se concludere o meno.
COMPAGNA (PdL). Li ho rispettati.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli Ministri, voglio riprendere alcune riflessioni da lei fatte questa mattina nell'introduzione della sua relazione. Mi riferisco al tema dell'Eurozona, che sta indiscutibilmente affrontando quella che forse può considerarsi la sua prova più difficile. Questa situazione rappresenta per la nostra Europa una sfida che dovrà dimostrare che le politiche economiche, anche diverse tra di loro, possono e debbono poter trovare momenti di integrazione per poter convivere in un'Unione monetaria che rappresenta, anche dal punto di vista simbolico, una volontà politica di cooperazione in un mondo globalizzato per assicurare pace, sicurezza, stabilità e benessere.
Qualche mese fa, alla riunione della CILT, l'organizzazione internazionale composta dai più grandi investitori istituzionali di tutto il mondo (di cui, vorrei ricordare, innanzitutto a me stessa, fa parte anche la Cassa depositi e prestiti), è emersa forte l'esigenza di costituire una piattaforma di cooperazione per raggiungere obiettivi comuni di vasta portata, come la fornitura di energia, la costruzione di infrastrutture, la lotta ai cambiamenti climatici, lo sviluppo di nuove tecnologie. Più o meno nello stesso periodo lei, onorevole Presidente del Consiglio, ebbe a dire in un intervento sul «Financial Times» che occorre promuovere in Europa politiche comuni incentrate sul lungo termine, rispetto ad una visione che guardi solo ai benefici nel breve termine. In questo, mi permetto di leggere forse una tiratina d'orecchie anche alla Germania e alla Francia.
Se questo è il quadro - ed è questo - occorre necessariamente che anche il Governo italiano faccia la sua parte. Il suo Governo, onorevole Presidente del Consiglio, nasce accompagnato da forti aspettative. Noi dell'Italia dei Valori non possiamo che augurarci, a nome di tutti gli italiani, che queste aspettative non vengano deluse. Evidentemente però, quale forza politica responsabile, non intendiamo limitarci ad un augurio, ma intendiamo esercitare un ruolo chiaro di vigilanza sui provvedimenti concreti che verranno proposti dal suo Governo e, nel contempo, un ruolo quale soggetto propositivo, sottoponendo al suo Governo le tante misure concrete contenute nei nostri disegni di legge depositati in Parlamento.
In soldoni e per brevità, vigileremo affinché l'attuazione di una politica di rigore della spesa pubblica, che è di fondamentale importanza, venga accompagnata da misure che possano ricucire la fiducia, garantiscano la stabilità economica, ridiano dignità e spazio alle donne e ai giovani - che lei tanto bene ha ricordato - nel mondo del lavoro, combattano la disoccupazione e rafforzino il sistema del welfare. Tutte criticità che stanno innescando forti tensioni sociali, ancora più incontrollabili in aree a forte presenza di criminalità organizzata.
Presentando oggi il suo programma di governo, mi permetta di sottolinearle che, dal mio punto di vista, lei ha tralasciato, per un verso, e vi ha appena accennato, per l'altro, due temi che l'Italia dei Valori ritiene particolarmente importanti: l'innovazione e la ricerca (primo tema) e le politiche energetiche (secondo tema). L'innovazione e la ricerca sono ormai universalmente riconosciute come forza trainante della crescita economica, che aggiunge valore alla nostra economia, consentendoci di migliorare la qualità del lavoro e della vita. Più elevato è il livello qualitativo e il contenuto innovativo dei prodotti e dei servizi, maggiore è la capacità di raccogliere le sfide internazionali e migliorare le prospettive di crescita. Chiedo quindi che il suo Governo ponga attenzione a questo tema.
Le chiedo di concedermi ancora un minuto, signor Presidente.
PRESIDENTE. No, senatrice Bugnano, mi scusi. Sin dall'inizio, vale per tutti la regola che chi non termina può consegnare il testo del proprio intervento, altrimenti non riusciamo a rispettare i tempi.
BUGNANO (IdV). Allora, signor Presidente, allego la parte finale del mio intervento.
Concludo sulle politiche energetiche. Anche su questo tema, chiedo al suo Governo di impegnarsi fortemente, signor Presidente del Consiglio, ripartendo da un piano strategico nazionale che ormai manca da troppo tempo nel nostro sistema Italia e sul quale si potranno fare investimenti e far ripartire le nostre imprese. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Morando e Negri).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Germontani. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei oggi ha definito il suo Governo come un Governo di impegno nazionale. Io la ringrazio per questo, la ringrazio per il sostanziale rispetto verso il Parlamento (istituzione che si vede restituita una buona parte della sua dignità) e, in termini programmatici, per la consapevole attenzione verso le esigenze delle imprese e delle fasce sociali produttive, con spirito di ritrovata solidarietà.
Proprio a questo proposito e in quest'ottica, voglio sottolineare la scelta di prevedere che vi sia un Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, parola a noi del Terzo Polo e di Futuro e Libertà particolarmente cara. Questo è un segnale di come questo Governo consideri l'immigrazione una risorsa, non una minaccia. Su questo, auspichiamo che si acceleri il percorso per il riconoscimento della cittadinanza per i nati in Italia, ma ancora giuridicamente stranieri.
Le forze politiche sono oggi richiamate alla dura realtà da una crisi finanziaria difficile, nella piena consapevolezza da parte delle istituzioni politiche e della più vasta opinione pubblica che in Italia, in Europa e nel mondo stiamo tutti vivendo una crisi finanziaria ancora molto preoccupante.
Presidente Monti, lei ha parlato di due fasi del suo programma: una prima fase di emergenza e una seconda fase caratterizzata dal processo di modernizzazione per dare opportunità ad imprese, giovani e donne. A questo proposito, la voglio innanzitutto ringraziare per aver sottolineato l'importanza di prevedere una tassazione differenziata sul lavoro femminile, su cui sono stati presentati qui in Senato disegni di legge che sono già in fase avanzata.
Allora, per superare l'emergenza e per affrontare la seconda fase del programma, chiedo al Governo di rivolgere una particolare attenzione ad un tema che da tempo vede l'impegno di istituzioni, Autorità di vigilanza e associazioni: mi riferisco all'educazione e all'alfabetizzazione finanziaria, come elemento per favorire la stabilità dei mercati e la crescita economica, oltre che come utile complemento alla regolamentazione finanziaria per assicurare un'efficace tutela ai consumatori. È uno dei grandi temi con cui tutte le società si trovano oggi a confrontarsi, ma è soprattutto una delle leve strategiche su cui si deve puntare per lo sviluppo della nostra economia e della nostra società.
In occasione dell'ultimo G20 dello scorso 14 e 15 ottobre, sono stati individuati i principali sistemi di tutela del consumatore. È necessaria, innanzitutto, la stabilità finanziaria, e occuparsi di questo vuol dire generare effetti positivi sul singolo. Iniziative di educazione finanziaria possono essere importanti sui costi di giustizia, sulle forme pensionistiche, sulle spese in materia di sanità. Non mi dilungo su questo, ma consegnerò il testo del mio intervento, affinché rimanga agli atti una riflessione più completa su questo tema. In Parlamento c'è comunque un impegno a promuovere l'educazione finanziaria, e credo che sia importante che anche da parte del Governo venga affrontato prioritariamente questo tema.
Presidente Monti, mi sento di sposare totalmente la definizione che lei ha dato di questo Governo come «Governo di impegno nazionale»: questo è quello che volevamo sentire... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatrice Germontani, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo scritto, così come autorizza in questo senso tutti i colleghi che non riescano a concludere il loro intervento nei tempi assegnati.
È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà.
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, ringrazio il Capo dello Stato e ringrazio il presidente Monti per aver assunto in questo momento di emergenza un incarico tanto delicato ed importante, oltre che per aver accettato la sfida di riportare il nostro Paese allo status prestigioso che merita nel contesto europeo e internazionale. Auguro dunque al Presidente del Consiglio di riuscire nel principale obiettivo di risanare i nostri conti pubblici, restituendo nel contempo all'Italia credibilità ed affidabilità.
Esprimo questo augurio a nome delle minoranze linguistiche tedesche e ladine dell'Alto Adige-Sudtirol, ma anche della popolazione di lingua italiana della mia terra, che pure rappresento, visto che ormai da tre legislature sono stato eletto sulla lista comune di SVP e delle Autonomie, nella quale si identificano non solo le minoranze ma anche la popolazione di lingua italiana di Bolzano. La ringrazio, pertanto, presidente Monti, per il fatto di voler dare attenzione alle nostre autonomie, come lei ha detto, cercando di supportare l'obiettivo che io stesso porto avanti, e da tempo, ovvero di trasformare le tensioni del passato in una nuova visione, che faccia della pluralità culturale e linguistica sempre più una fonte di ricchezza, che dia ai giovani una prospettiva europea con conoscenze linguistiche e culturali più ampie.
Nel suo programma lei ha annunciato sacrifici. Ben tre leggi di stabilità hanno finora colpito soprattutto - giova ricordarlo - le pensioni, le famiglie, i lavoratori dipendenti, i piccoli imprenditori, le Regioni, nonché le fasce più deboli della società, giovani e donne; se non vogliamo che l'Italia cada in una recessione senza ritorno per il calo dei consumi conseguenti, su questo punto è necessaria invece un'inversione di tendenza, supportando anche la crescita delle nascite e la compatibilità - come lei ha giustamente detto - tra famiglia e lavoro. Gli aspetti su cui agire tempestivamente ritengo siano l'evasione fiscale (ancora drammaticamente presente) e i grandi patrimoni. Grandi: non parlo quindi di prima o seconda casa, come ho paura che avvenga, ma del divario che si spalanca sempre più tra ricchi e poveri in Italia.
Il terzo punto è la spesa pubblica. La sosterremo nelle sue riforme annunciate in senso federale, che devono prevedere un doveroso snellimento dell'apparato centrale al fine di non gravare due volte sulle spalle dei contribuenti, fra Stato e autonomie locali. Auspico, inoltre, una riforma della legge elettorale che ristabilisca un forte rapporto di fiducia tra cittadini ed eletti, nonché nelle istituzioni.
Presidente, le daremo la fiducia, nella certezza che lei dedicherà, come preannunciato, particolare attenzione al rispetto delle autonomie speciali. Queste, invece di essere oggetto di invidia, possono rappresentare un modello per tutti, sulla base di quanto previsto dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Le auguro un buon lavoro, signor Presidente. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, signore e signori del Governo, colleghi, questo per noi è un bel giorno. Rappresenta per noi la fine di un tormento che stava diventando intollerabile e l'inizio di una speranza: una speranza a cui vogliamo dare il massimo del contributo costruttivo. Un primo contributo lo abbiamo già dato: noi abbiamo prodotto con il nostro impegno la riscossa del civismo e anche la sua traduzione nell'unico strumento di democrazia diretta rimasto, cioè l'impegno referendario. Cogliamo un motivo di interesse, signor Presidente, nelle sue parole sul primato del Parlamento. Queste ci confortano e ci ricordano che, usando le parole di Tocqueville, abbiamo attraversato un periodo in cui vigeva la dittatura della maggioranza e la dittatura del Governo sulla maggioranza. Oggi vediamo la possibilità di liberare le istituzioni dalle incrostazioni presidenzialiste.
Sui costi della politica: bisogna certamente, come anche lei ha detto, incidere sull'intera scena della rappresentanza politica a tutti i livelli, ma bisogna anche saper andare a colpire nel modo giusto e nelle formule giuste il nodo tra politica ed affari, nesso insidioso che tende ad avvelenare tutte le relazioni sociali e a distorcere l'esercizio della democrazia. Qui si apre un compito che non è solo del Governo, ma anche del Parlamento: quello di immaginare per il futuro un'autentica vera legge sul conflitto di interessi. Costi della politica comportano anche costi della legge elettorale. Parlo di proposito dei costi della legge elettorale, perché tutti abbiamo sempre criticato la nomina dei parlamentari, ma tendiamo a dimenticare l'elemento più terribile, quello dell'ingiustizia profonda del premio di maggioranza. Col premio di maggioranza ci sono dei voti che si traducono in seggi senza voto.
La questione dell'equità. Il richiamo è all'articolo 3, sull'eguaglianza dei cittadini, e all'articolo 53, che è la sua vera autentica garanzia, cioè la progressività dell'imposizione fiscale, una cosa che in Italia negli ultimi anni si è tradotta nella regressività dell'imposizione fiscale. Molti soggetti hanno già dato, e troppo. Molti altri hanno guadagnato e si arricchiscono nella crisi. La spesa pubblica non è di per sé un elemento da annullare. La spesa pubblica deve essere di qualità, e ai Ministri docenti, che sono numerosi, voglio dire che anche io sono stato docente, fino a che non sono arrivato qui, e credo che tutti noi sappiamo che gli studenti sono avviliti da una dimensione di vita e di studio che spesso, alla gran parte di loro, nega la possibilità del futuro. Affogati nel lavoro precario ma anche nel lavoro gratuito, signore e signori del Governo. Questo esige da noi, dal Governo e dalla maggioranza un impegno per il rilancio vero della ricerca e dell'alta formazione. E questo - lo ridico ai colleghi universitari - esige davvero la riapertura dei concorsi, perché voi sapete che nell'università da tempo i concorsi non ci sono più e vengono sostenuti a titolo gratuito. Questo non può produrre un'efficacia vera nel rilancio dell'alta formazione.
Pluralismo dell'informazione: noi siamo i settantacinquesimi del mondo quanto a questo tema: è un argomento che ha avvelenato l'intera legislatura. Io colgo nell'esistenza di questo Governo il punto d'appoggio per riuscire a ripartire con un criterio nuovo, più democratico, pluralista e incisivo.
Quanto alla gestione ambientale del territorio, ho sentito poco su questo argomento. Non mi permetto di fare il sopracciò a un Governo che ha già troppe cose da fare, ma sono sicuro che trattare questo tema è nei suoi intendimenti. Ricordo di sfuggita una citazione classica, quella di Giustino Fortunato, che diceva che l'Appennino era uno sfasciume geologico. Noi oggi ne abbiamo la riprova, purtroppo ripetuta, reiterata e ultimamente sempre più drammatica. Questo problema va affrontato con un criterio progressivo, cioè prevenendo e permettendo l'interruzione di questo fenomeno. Ciò significa preoccuparsi meno della cementificazione, che deve essere arrestata, ma fondamentale è la cura dei versanti, con cui si previene l'inondazione delle piane insediate. Le città vanno sotto perché ormai la montagna, la collina, i versanti ripidi sono sostanzialmente privi di manutenzione. In certi casi basterebbe soltanto... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blazina. Ne ha facoltà.
BLAZINA (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signore e signori Ministri, onorevoli colleghe e colleghi, ho chiesto al mio Gruppo di poter brevemente intervenire per fare sentire in questa occasione la voce dei cittadini italiani di lingua slovena, che insieme a tutti gli italiani guardano con speranza e spirito costruttivo al nuovo Governo. È fin troppo ovvio che tutti siamo consapevoli dei grandi problemi che attanagliano il Paese e che lei, insieme al suo Governo, si accinge ad affrontare con serietà, impegno e competenza.
Intervengo a nome della minoranza linguistica slovena del Friuli-Venezia Giulia, Regione a statuto speciale per la presenza della stessa e di altre minoranze, in primis quella friulana, che, insieme alla tedesca e alla francese, compongono il variegato mosaico linguistico e culturale dell'Italia, arricchito anche da tutte le realtà riconosciute dalla legge n. 482 del 1999. Le due minoranze sopra citate hanno già avuto modo di esprimersi nelle consultazioni dei giorni precedenti, visto che sono rappresentate in Parlamento dai relativi partiti autonomisti. Gli sloveni invece hanno una conformazione partitica più variegata e sono qui rappresentati da un partito nazionale, che ha assunto nel nostro territorio il carattere di partito interetnico, il PD appunto; perciò sono qui a rappresentare le aspettative e le istanze della comunità slovena, esprimendole pieno appoggio e convinta collaborazione.
Vorrei ricordare che la comunità slovena è parte integrante di questo Paese: qui lavoriamo e produciamo e, insieme a tutti i cittadini soffriamo, delle difficoltà attuali. Abbiamo sempre dimostrato attaccamento e lealtà, come è stato notato anche in occasione dei festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Auspichiamo quindi la necessaria attenzione e la garanzia affinché vengano maggiormente tutelati i diritti previsti dalla Costituzione.
Vorrei citare solo sue problemi di grande emergenza, quello della scuola e quello dei finanziamenti previsti dalla legge n. 38 del 2001.
Importante è inoltre il ruolo della minoranza slovena in Italia e di quella italiana in Slovenia e Croazia per consolidare i rapporti tra il nostro e i due Paesi citati, all'insegna di quello spirito di Trieste che si è concretizzato con il concerto dell'amicizia, alla presenza dei tre Presidenti. Con questo costruiremo quell'Europa dei popoli, nella quale tutti i cittadini devono avere uguali diritti e opportunità.
Auguri, Presidente, e buon lavoro. Sreċno Predsednik in dobro delo! Augurs President e bon lavor! (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà.
FANTETTI (PdL). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, l'occasione è propizia per segnalare una piccola mancanza nella relazione che lei, professor Monti, ha svolto questa mattina qui in Senato, non citando l'esperienza che io indegnamente rappresento in questo Parlamento, insieme ad altri cinque colleghi, ovverosia quella degli italiani all'estero. Attiro la sua attenzione su questa tematica con la malcelata speranza di avere in lei anche un interlocutore che è stato un italiano all'estero e che quindi conosce la complessità di tale fenomeno sia da un punto di vista quantitativo (oltre quattro milioni di persone nel mondo iscritte all'AIRE, come immagino lo sia stato anche lei nel suo soggiorno in Belgio) sia qualitativo.
In Belgio, per esempio, risiedono oltre 400.000 italiani, che si sono succeduti in quella terra da tempi non sospetti: un'immigrazione storica che ricordiamo tutti gli anni, in particolare a Marcinelle, quella dei nostri sfortunati minatori, un'immigrazione nel recente passato e una attuale, quella per esempio della cosiddetta nuova immigrazione professionale.
Lei ha citato due termini nella sua relazione a noi molti cari: talenti e cooptazione. Noi naturalmente siamo contro le cooptazioni e, proprio per il fatto di non condividere tale criterio, siamo costretti ad andare all'estero e difficilmente riusciamo a tornare in Italia. Si tratta di una risorsa di cui l'Italia dovrebbe iniziare a dotarsi, e per questo, con spirito bipartisan, abbiamo approvato in questa Camera una legge, di cui sono stato relatore, che prevede incentivi fiscali per il rientro dei talenti, oltre che degli intelletti, e vorrei pregarla, tramite il suo collega, il ministro degli esteri ambasciatore Terzi, per una verifica in questo specifico campo in merito all'attuazione dei regolamenti, che ci constano non essere ancora perfettamente operativi.
All'estero ci sono importanti organizzazioni che vanno sotto il nome di COMITES, i cosiddetti Comitati degli italiani residenti all'estero, eletti in modo democratico in ogni circoscrizione consolare. Ebbene, abbiamo approvato in questa Camera una riforma dei COMITES e del CGIE, il Consiglio generale degli italiani all'estero, che è attualmente all'esame della Camera dei deputati: l'auspicio è che il suo Governo possa farsi esecutore di tale riforma. In questo senso, ci troveremmo nella piacevole e anomala situazione di un Governo di tecnici non eletti che favorisce il rinnovo degli organi democratici di elezione degli italiani all'estero.
Noi tutti siamo eletti, compresi i rappresentanti parlamentari: a ogni livello ci sono rappresentanti eletti democraticamente, e anche nel CGIE, attraverso questa riforma, non ci saranno più cooptati, ma solo eletti. Per questo, la prego di prestare particolare attenzione a tale settore, ringraziandola e augurandole buon lavoro. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Gentile Presidente del Consiglio, per lei e il Governo si apre oggi un cammino che forse è il più difficile mai percorso da un Governo in epoca repubblicana. Da lei e dal suo Governo il Partito Repubblicano Italiano si aspetta un progetto, quello che oggi lei ci ha presentato - che non escluda però la politica - fondato sul rigore, per garantire il futuro alle giovani generazioni, sull'equità, per spezzare la strategia dell'esclusione che in pochi anni ha conferito al 10 per cento della popolazione il 50 per cento della ricchezza, distruggendo il ceto medio e la stessa dinamica sociale, sulla modernizzazione e sulla giustizia sociale, per garantire l'inclusione del popolo recuperando i senza lavoro, i cassintegrati e i precari.
La ripresa, Presidente, è soprattutto nel sentirsi inclusi, nel fare squadra e tornare a far vincere l'Italia, inaugurando un new deal sostenibile, puntando sul cambiamento dei modelli di produzione e di consumo imposti dalla globalizzazione, e trasformando in valore economico ciò che è in perdita.
Il Governo Berlusconi, con ben tre manovre aggiuntive, ha costruito uno scudo contro l'assalto dei mercati, ma non è riuscito ad avviare la ripresa, stante la focalizzazione dei mercati stessi su una grande campagna di speculazione sul debito pubblico in Europa, mirata ad un nuovo assetto della divisione internazionale del lavoro, da avviare colpendo gli Stati più deboli e puntando soprattutto alla caduta dell'euro.
L'Europa, che ancora stenta a comprendere che oggi la competizione si fa tra continenti e che i grandi interessi economici, come la grande produzione, nonché la politica, si sono spostati dall'Atlantico al Pacifico, tanto che lo stesso presidente Obama ha aperto la sfida del Pacifico con la Cina, ha evidenziato nella gestione della crisi tutti i suoi limiti, così come l'Italia, che oggi è divenuta un sorvegliato speciale.
A lei, signor Presidente, e alla sua azione di governo, il compito di restituire un ruolo e una dignità al nostro Paese a livello internazionale, anche per rafforzare l'Europa nel raggiungere il difficile obiettivo di un Governo politico.
Il Partito Repubblicano Italiano sa che occorreranno scelte difficili, che richiedono grande coesione nazionale e grandi sacrifici nell'azione di risanamento per liberare risorse aggiuntive e diminuire la pressione fiscale complessiva a favore di imprese e lavoro, per favorire la crescita, con forti investimenti nelle infrastrutture materiali e immateriali, nell'innovazione, nella scuola, nell'università e nella ricerca, con incentivi fiscali e regole chiare, per rispondere alla Strategia di Lisbona, al rapporto de Larosière e al suo, presidente Monti.
Infine, in questo Parlamento siedono dodici senatori formati alla scuola repubblicana, in diversi Gruppi politici: qualunque sia oggi la loro collocazione, sono certa che in nome di quell'orgoglio, nella tradizione di rigore del Partito Repubblicano, insieme a noi che lo rappresentiamo, voteranno convintamente la fiducia e saranno al fianco del Governo d'impegno nazionale. (Applausi dai Gruppi e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PD e del senatore Del Pennino. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, domenica la Spagna andrà alle elezioni politiche, pur vivendo - come noi - un periodo molto difficile, con una disoccupazione pari al 21 per cento, ben superiore al doppio della media europea. Eppure, la Spagna democratica, nonostante la forte protesta degli indignados - quelli veri, non come quelli che abbiamo noi - reagisce a questa situazione di crisi economica e politica ridando la parola al popolo sovrano: il Governo Zapatero si è dimesso, con quattro mesi d'anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, ed il principale partito dell'opposizione dal luglio 2010, anziché proporre grandi ammucchiate - a differenza di quanto accaduto da noi - ha chiesto di poter votare, sostenendo che solo un ritorno alle urne avrebbe cambiato la situazione del Paese.
Nel nostro strano Paese, invece, nonostante l'articolo 1 della Costituzione - sulla quale tra l'altro il Presidente del Consiglio ed i suoi Ministri hanno giurato - dica che la sovranità appartiene solo al popolo, si evita la strada maestra delle elezioni e si crea un mostro da laboratorio.
Le pressioni sovranazionali non hanno dato vita in Spagna a Governi tecnici e l'opposizione ha avanzato la richiesta di elezioni, dicendo che Zapatero era l'ostacolo che si frapponeva alla ripresa e che solo le sue dimissioni, con il conseguente ritorno alle urne, avrebbero potuto cambiare la situazione.
Fra la via trasparente e democratica della Spagna e quella ambigua e tecnocratica della Grecia, noi abbiamo imboccato la seconda. In quel Paese, come sapete, si è costituito il Governo di Lucas Papademos, vice presidente della Banca centrale europea; ora, in Italia, anche noi abbiamo il nostro Governo con Mario Monti: entrambi, Papademos e Monti, sono esponenti della tecnocrazia di Bruxelles.
C'è in tutto questo, dietro questi due direttori, un complotto dei poteri forti? Non ne abbiamo le prove, ma i saggi ci dicono che un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, ma tre indizi iniziano ad assumere valore di prova: staremo a vedere se tra poco arriverà anche il terzo indizio di questo complotto.
Il «Financial Times», quel giornale che non è mai stato tenero con il Governo Berlusconi, scrive testualmente che i policy maker dell'Eurozona hanno deciso di sospendere il corso della democrazia, perché la ritengono una minaccia mortale per l'Unione monetaria: una sospensione delle regole della democrazia in nome dello spread.
L'economista Giulio Sapelli, che il professor Monti conosce molto bene, il 29 settembre, ai microfoni della radio della Confindustria, diceva con drammatica schiettezza che la democrazia parlamentare è il nemico dei mercati e non è idonea a governare il Paese: i mercati dunque non amano la democrazia, ma amano lei, signor Presidente del Consiglio, amano mister Monti. Noi della Lega, invece, amiamo la democrazia: noi amiamo la sovranità popolare che deve essere nelle mani del popolo.
In questi giorni la tecnocrazia ha vinto sulla democrazia. Noi siamo per il primato della politica, non per il primato della tecnoburocrazia sulla politica. Il Governo dei tecnici, dei tecnocrati è segno di una sconfitta di questa politica, resa sempre più debole e subalterna.
Nella Prima Repubblica i Governi erano determinati dai partiti, nella Seconda i Governi erano scelti dai cittadini, e oggi, in questa Terza Repubblica che si è aperta, i Governi sono scelti dagli investitori e dalle banche. E lo schieramento di centrodestra e quello di centrosinistra si presentano uniti in un connubio surreale, dopo una perenne rissa durata per tutto il periodo della Seconda Repubblica.
Colleghi senatori, vi guardo uno ad uno, tre anni e mezzo che lavoriamo fianco a fianco, e mi chiedo cosa possano avere in comune in materia di giustizia, per esempio, il senatore Longo del Popolo della Libertà con i senatori Carofiglio o Maritati del Partito Democratico o il senatore Castro con il senatore Nerozzi, in materia di lavoro. Mi chiedo come si fa a governare assieme. Quando inizieranno i problemi seri, sui temi seri, quando parleremo di riforma del sistema previdenziale, di pensioni di anzianità e di contrattazione territoriale, mi chiedo come Maurizio Castro potrà esprimere un voto uguale a quello dei senatori Nerozzi o Treu. (Commenti della senatrice Marinaro). Voi allargate le braccia, ma credo che altrettanto dovrebbero fare i cittadini che ascoltano.
E ancora una volta in questo Paese si rispolvera il falso mito del salvatore della patria, l'uomo della provvidenza nell'immaginario degli italiani con la sobrietà del suo loden verde a cui è attribuita una missione salvifica (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).
Vi attendiamo nelle Commissioni e in Aula alla prova dei fatti.
Decidere sulle pensioni, sul mercato del lavoro, sull'immigrazione, signor Presidente, quando il messaggio degli elettori nel 2008 era stato chiaro, significa decidere politicamente su ambiti importanti del nostro Paese. Vedremo come farete a tenere assieme questa stravagante maggioranza e noi evidenzieremo tutte le vostre contraddizioni e incoerenze. Faremo un'opposizione vigorosa esercitando tutti gli strumenti e i diritti dell'opposizione, rispettando il mandato affidatoci dalla maggioranza degli elettori nel 2008 e che è stato tradito da tutti tranne che da noi, da noi della Lega Nord per l'indipendenza della Padania. (Commenti del senatore Marcenaro). Il popolo riprenderà la parola presto, signor Presidente del Consiglio. Per ora noi neghiamo la fiducia al suo Governo. Il resto lo faranno gli elettori non appena sarà ripristinata la democrazia in questo strano Paese. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni. Commenti della senatrice Marinaro).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bubbico. Ne ha facoltà.
BUBBICO (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, il Governo che chiede oggi la fiducia del Senato è un messaggio di speranza e di riscossa. L'Italia reagisce al momento più nero della sua storia recente e prova a ripartire. Io non credo affatto che l'eccezionalità della formula di Governo, individuata dal presidente Napolitano e condivisa dalla stragrande maggioranza dei Gruppi parlamentari, significhi la messa tra parentesi della politica e della sua insopprimibile dialettica. Credo al contrario che essa restituisca alle forze politiche l'onere e il gusto di misurarsi in campo aperto sul terreno della salvaguardia degli interessi primari del Paese e del pronto recupero della collocazione che ad esso spetta nel contesto delle relazioni sovranazionali e dei mercati globali.
Nessuna sospensione della politica, dunque, nessun cedimento ad un supposto pensiero unico di impronta tecnocratica.
Con il suo intervento, signor Presidente del Consiglio, ella ha segnalato le più grandi criticità e la drammaticità delle stesse e ha segnalato anche le necessità inderogabili cui non possiamo sottrarci; e il suo approccio programmatico di grande rigore scaturisce dal dovere di arrestare ed invertire dinamiche involutive e dissipative, quasi fuori controllo, e ridare fiato e fiducia ad un Paese in gravissimo affanno.
L'Italia non è spacciata; essa può rapidamente rimettersi in marcia rilanciando l'impegno di tutti i soggetti e di tutte le realtà del territorio, restituendo valore alle sue risorse, reinvestendo con fiducia sul suo capitale naturale, su quello immateriale e su quello sociale, recuperando anche tante buone idee, tante buone cose che, persino nel lavoro quotidiano condotto in Aula e nelle Commissioni, eravamo riusciti a far crescere e che la militarizzazione del confronto, indotta dal frequentissimo ricorso ai voti di fiducia, ha fatto disperdere.
Ci riferiamo agli straordinari progetti necessari per rilanciare la crescita del nostro Paese attraverso robuste politiche industriali, che sappiano fare della sostenibilità ambientale e degli obiettivi di Europa 20-20 non un fattore limitante ma uno stimolo per alimentare la crescita economica, il rilancio delle produzioni industriali e della manifattura, attraverso programmi di risparmio energetico, di efficienza energetica, di riconfigurazione del sistema energetico nello scenario del mercato unico europeo.
Tutto ciò è disponibile e siamo certi che questo Governo saprà costruire le migliori condizioni perché anche le Regioni, parte fondamentale della Repubblica, siano chiamate a dare il massimo del contributo per rilanciare il Paese. Le Regioni non sono una controparte, ma rappresentano una componente fondamentale per alimentare le politiche di crescita e di sviluppo, perché questo Paese ha bisogno non solo di grandi opere per contrastare la crisi, ma di manutenzione, di attenzione, di cura del territorio, a partire dalle città e dai luoghi non abitati, per fare degli interventi di rinnovo urbano e di recupero del patrimonio edilizio un fattore di sicurezza, un fattore di innovazione, un fattore di sostenibilità ambientale. I processi di sostegno all'internazionalizzazione devono supportare le nostre imprese anche meridionali, capaci di competere su mercati lontani e spesso difficili.
Apprezziamo molto, signor Presidente del Consiglio, la sua decisione di nominare un Ministro per la coesione territoriale. Conosciamo le qualità del ministro Barca e siamo convinti che il suo impegno animerà quella fiducia in grado di rimettere in campo processi virtuosi, perché non pochi in questo Paese hanno sempre pensato che la coesione nazionale non è una zavorra, bensì un fattore di forza. Molti pensano - e noi tra questi - che l'egoismo sociale e l'egoismo territoriale non alimentano processi di crescita economica; l'aumento del divario tra il Nord e il Sud si accompagna al divario tra il Nord e il resto dell'Europa, e quindi dell'Italia dal resto dei Paesi avanzati.
Ha ragione, signor Presidente, esiste una questione meridionale ed esiste una questione settentrionale, quindi esiste una questione Paese. Servono politiche competitive, servono investimenti capaci di accrescere il rendimento delle politiche pubbliche e di animare i mercati inesistenti in molte realtà del nostro Paese.
Signor Presidente, chiedo di poter allegare agli atti la restante parte del mio intervento. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, signori del Governo, la fiducia che per la modesta parte che mi riguarda attribuirò al Governo poggia su tre semplici ma importanti, e credo oneste, motivazioni. La prima: ho da subito sostenuto, pur esperto frequentatore di competizioni elettorali e praticante di democrazia vissuta, che l'Italia avrebbe riportato nessun giovamento chiarificatore, ma anzi gravi danni dai viscerali contrasti di una campagna elettorale deleteria per le aspettative del mondo economico e fuorviante rispetto a un'opinione pubblica che, a torto o a ragione, è dominata da un forte istinto e pulsione di antipolitica. Una fase di decompressione psicologica e politica interpretata da un Governo che ne sia consapevole e abbia la volontà di operare in tale contesto è una risposta ragionevole e, in ogni caso, non vi sono alternative.
La seconda ragione. Ammesso e non concesso che si possa mai parlare di Governi tecnici (poiché quando si è immessi nell'arte altissima della politica non si è più soltanto tecnici, né professori, né banchieri, né avvocati, né meccanici, né casalinghe, né coltivatori diretti, ma persone che rispondono alla Nazione e a chi la rappresenta), occorre dare atto, purtroppo, che la politica, complessivamente intesa, non è riuscita, in questa legislatura e nella brevissima precedente almeno, a garantire le condizioni di una robusta governabilità. Usciti virtuosamente dalla semplificazione del voto popolare del 2008, gli schieramenti si sono divisi e tormentati in sé stessi depotenziando persino le cose valide, che pure sono state fatte, e alimentando nei cittadini istinti rottamatori indiscriminati. Era dunque inevitabile che chi ha riscosso voti e potere democratico dai cittadini, cioè tutti noi, non abdicasse al proprio mandato ma per qualche tempo lo interpretasse in modo diverso, lasciando il protagonismo esecutivo ad una compagine certo non sguarnita di esperienze e poteri già esercitati, ma nuova alle responsabilità politiche propriamente dette.
Terza ragione. L'operosa immanenza istituzionale di un Governo che voglia accreditarsi libero da ipoteche di partito (e, confidiamo, anche da ogni altro tipo di ipoteca) deve consentire alle forze politiche un duplice vaglio: per un verso, quello della bontà delle proprie proposte programmatiche; per altro verso, quello della propria lealtà di giudizio. Ciò, perché ciascuno oggi, Gruppi e singoli parlamentari, sarà più libero di rapportarsi con il Governo senza schemi preventivi, assecondandone i capitoli di impegno condivisi oppure, al contrario, manifestando il proprio dissenso, anche fino alla contrarietà, sulle scelte che risultassero inconciliabili con i contenuti più essenziali del proprio mandato politico e parlamentare.
È in forza di questi semplici e sinceri ragionamenti - vogliate scusare la fretta, ma il tempo ci condiziona - che, nulla dismettendo della nostra identità, né delle scelte e delle sfide nobili, alte, vere che già si indovinano a breve scadenza, noi confermiamo attiva collaborazione al Governo, senza avvertire il minimo imbarazzo per la circostanza che facciano altrettanto altri Gruppi di tutt'altro sentire politico.
Infatti, a mio parere, il servizio più credibile che si rende al proprio Paese in difficoltà è quello che si decide con la propria autonoma coscienza, non quello che si soffoca nel corto respiro della tattica, e la cittadinanza politica vincente nel futuro si afferma e si conquista con la capacità di coinvolgersi anche in situazioni inedite e decisive per la propria comunità mantenendo, questo sì, lo sguardo serenamente fisso verso un orizzonte di solidi valori permanenti. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.
*VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Vice presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, Barack Obama nel periodo più difficile della crisi finanziaria del 2009 ricordava come gli Stati Uniti non abbiano mai tagliato risorse alla ricerca. Citando Lincoln, che volle istituire l'Accademia delle Scienze, sottolineava come l'America sia diventata un paese all'avanguardia nel mondo, il più ricco e il più potente, puntando sulla ricerca scientifica.
Non credo sia un caso se la nazione che in Europa oggi più cresce (la Germania) sia anche quella che, pur avendo effettuato tagli importanti su quasi tutto, ha fatto investimenti rilevanti nella ricerca e nell'istruzione.
Il problema più grave del nostro Paese non è soltanto l'alto debito, ma la scarsa crescita, come lei ha giustamente sottolineato, ed è incrementando la crescita che si riduce il debito.
Purtroppo, tra il 2011 e il 2012, vi sarà una riduzione di quasi il cinque per cento degli stanziamenti all'FFO che si va ad aggiungere ai pesanti tagli degli anni precedenti. Alcune razionalizzazioni erano sacrosante. Ora, tuttavia, i corsi di laurea sono poco più di quelli della Spagna, mentre il numero dei professori è inferiore alla media dei Paesi OCSE.
Si deve invertire la rotta e poiché le risorse sono scarse bisogna decidere le priorità.
La riforma universitaria che abbiamo approvato è importante e va attuata con alcuni ritocchi. Bisogna partire adesso dal vero punto debole del nostro sistema, ossia la carenza di punte di eccellenza.
Prevediamo un fondo aggiuntivo per finanziare le dieci università che abbiano dipartimenti di maggiore qualità, come si è fatto in Germania e si sta pensando di realizzare in Francia.
Andiamo verso una visione realmente meritocratica finanziando, per esempio, il fondo premiale per docenti e ricercatori perché sia pagato di più chi fa ricerca e didattica di qualità. In Germania è previsto un minimo retributivo e non un massimo. Passo ad alcune cose più specifiche. Ritengo che occorra cancellare il blocco parziale del turn over per le università virtuose. Ricostituita la piramide, le percentuali previste dalla legge n. 1 del 2009 di posti per ordinari e associati appaiono troppo rigide. Adottati i decreti si devono far partire al più presto i concorsi. Sarebbe importante stabilizzare e generalizzare la detassazione degli investimenti dei privati nella ricerca. Bisogna favorire l'internazionalizzazione: siano le università a verificare i requisiti dei curricula degli studenti e rendiamo meno burocratico chiamare un docente straniero. Infine, riflettiamo su quanto ha fatto Tony Blair in tema di tassazione universitaria. Credo che da qui possano arrivare risorse interessanti.
La scuola insieme all'università e la ricerca è un asset fondamentale di questo Paese. Il nostro sistema di istruzione realizza poca promozione sociale. Per dare un'opportunità a tutti occorre puntare su qualità e merito. Dobbiamo riformare la formazione e il reclutamento dei docenti in senso meritocratico; nel contempo deve essere detta una parola chiara sul destino degli insegnanti precari. Si faccia finalmente la valutazione dei risultati di tutte le scuole. Proponiamo di differenziare gli stipendi con la carriera docenti, gli scatti devono essere sempre più legati alla preparazione e all'aggiornamento che deve essere verificato periodicamente. Bisogna consentire ai docenti che lo vogliano di fare 24 ore di insegnamento e non solo 18. Dobbiamo valorizzare la figura del docente iniziando dalla previsione di un'area contrattuale autonoma. Dobbiamo collegare scuole tecniche e professionali, che dovrebbero essere regionalizzate, con il mondo dell'impresa, a iniziare dalla composizione degli organi di governo. L'ultimo anno deve essere sempre più concentrato sulle materie di indirizzo. Parallelamente, va rivista la possibilità d'iscrizione immediata all'università per chi venga dall'istruzione professionale.
Questo Governo è politico non solo perché avrà il sostegno del Parlamento, ma perché lancia finalmente un messaggio di una politica alta, concreta e non demagogica, orientata ai risultati e non alle chiacchiere, fatta, nelle intenzioni che hanno dettato la nascita dell'Esecutivo, per il bene comune. Siete una grande occasione per l'Italia; lavoriamo insieme con passione e intelligenza per la rinascita e il rilancio della nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Comunico che i senatori Giai e Astore hanno scelto di non pronunciare il loro intervento, ma di consegnarlo ai fini della pubblicazione in allegato al Resoconto.
È iscritto a parlare il senatore Garavaglia Massimo. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, professor Monti, colleghi, dopo una breve premessa le farò quattro semplici, ma importanti domande.
Oggi la Spagna supera i 500 punti di spread e l'asta non va bene perché la domanda non copre tutta l'offerta. Questo è un pessimo segno. I cugini francesi superano i 200 punti di spread, e da lì parte il conto alla rovescia. È un film già visto: alzeranno l'IVA, come hanno fatto in parte, si taglierà la pubblica amministrazione secondo il solito copione. Vedremo quali saranno gli effetti. Intanto, la loro tripla A ovviamente se ne va, così come se ne andrà per il fondo salva Stati. Per noi non cambia nulla: rimaniamo ben sopra i 500 punti, segno che i mercati in sostanza hanno già deciso, e il Governo c'entra poco. Come ha detto giustamente lei - questo lo condividiamo - noi possiamo anche fare qualcosa, però non dipenderà certamente tutto solo da quello che possiamo fare noi.
Detto questo, procedo con la prima questione: abbiamo capito che ristabilirà una super ICI, una sorta di patrimoniale ibrida, e che toccherà le pensioni. Supponiamo che da queste misure si recuperino 25 miliardi, quelli che potrebbero bastare per arrivare al pareggio di bilancio se la situazione non peggiora ulteriormente. Dove intende prendere gli altri circa 25 miliardi che servono per la delega fiscale? Questa è una domanda importante, che richiede una risposta.
In secondo luogo, ha parlato di concorrenza, ma da lei ce lo aspettavamo: era scontato. Ci conferma che non ci saranno favori per Montezemolo e soci con la NTV? Sarebbe sicuramente un pessimo inizio e un pessimo segnale.
Vi è infine, l'importante questione della crescita. Su questo abbiamo capito poco. Il problema vero per chi sta un po' in mezzo alle imprese è rappresentato dall'accesso al credito. Tantissimi istituti bancari hanno sostanzialmente chiuso i rubinetti. C'è anche chi lo ha dichiarato pubblicamente: da qui a fine anno erogazioni zero. Ebbene, quando frequentavo l'università Bocconi - e, per inciso, lei era il mio professore di economia politica, e ricordo con piacere anche quelle lezioni - ci avevano insegnato che il sistema bancario era al servizio di famiglie e imprese. Di recente il suo collega ministro Passera ha, giustamente, dichiarato che le nuove regole dell'European Banking Authority penalizzano gli istituti italiani e spagnoli, soprattutto quelli italiani. Testualmente il ministro Passera ha detto che quelle regole sono poco coerenti e utili nei confronti delle banche e, soprattutto, dell'economia reale del nostro Paese.
La domanda - che è veramente la più importante - è la seguente: intendete, lei e il suo Governo, intervenire presso la UE per modificare queste regole demenziali che oggi considerano più rischioso erogare un mutuo ad una famiglia e assistere un'impresa piuttosto che speculare in derivati?
Ecco, se vi attivate per questo, su questo avrete sicuramente tutto il nostro appoggio. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Viespoli. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.
*BONINO (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli membri del Governo, noi radicali rimaniamo convinti che proprio la gravità della crisi politica, istituzionale, economica del Paese avrebbe dovuto spingere i partiti ad assumere direttamente impegni di governo. Così non è stato, per veti contrapposti e altre motivazioni non troppo trasparenti.
E questo non è - come si vuol far credere - un segno di forza e di discontinuità. A mio avviso, è un segno ulteriore di debolezza. E proprio per questo, rivolgo a voi tutti un appello: da esperti quali siete nelle materie di competenza che vi sono state affidate, non dovete accettare di essere considerati un Governo tecnico. Dovete rivendicare in pieno il ruolo di Governo politico della Repubblica (Applausi del senatore Astore) per ridare senso, forza e nobiltà che per troppe stagioni sono state perdute o tradite.
Ieri avete giurato la vostra fedeltà alla Costituzione e alle leggi. Tutti i Governi, tutti i Ministri lo hanno fatto. Eppure, l'illegalità dilaga in questo Paese, e troppo spesso comincia, contro la Costituzione scritta e contro lo spirito e la lettera delle leggi, proprio dal centro del potere. Qualcuno nel passato ha prestato con eccessiva leggerezza quel giuramento. Questa illegalità alla fine soffoca e uccide la democrazia.
Noi radicali abbiamo affrontato questo tema con gli strumenti della non violenza che conosciamo, e ricercando inutilmente il dialogo con Ministri, Presidenti del Consiglio, leader dei partiti, dal punto più nevralgico, più difficile, da tutti ingiustamente ritenuto il più impopolare: quello della giustizia, anzi della mala giustizia. Abbiamo invocato amnistia non solo per i detenuti, ma per la Repubblica che, con milioni di processi pendenti, con la necessità ogni anno di centinaia di migliaia di prescrizioni di classe, si trova nella condizione ormai endemica e obbligata di delinquere. La Repubblica, lei, le nostre istituzioni. E lo dico nel senso tecnico, ovviamente, e non morale del termine. È un'affermazione grave, ma quale altra definizione si potrebbe dare di una Repubblica che nega una giustizia tempestiva e giusta ai propri cittadini?
Ed è per questo che è necessario espellere, non solo noi, ma tutti coloro che si sono interessati della crisi della giustizia - a cominciare dal Presidente della Repubblica che in questo Senato ne ha dichiarato la prepotente urgenza di affrontarla - da ogni dibattito pubblico o televisivo, da ogni confronto.
Signor Presidente del Consiglio, questo patrimonio di conoscenza e di competenza lo mettiamo a sua disposizione, se lo vorrà, e del ministro Severino, una delle tre donne (ancora poche, troppo poche, ma finalmente con incarichi di grande responsabilità) all'interno del Governo.
Non parlo a lei di crisi economico-finanziaria. Conosce le battaglie radicali e sa che con grande determinazione, costanza e spesso in solitudine, abbiamo tentato nei decenni trascorsi di affrontare quei temi che oggi sono di emergenza ineludibile.
Non le parlerò di Europa - e non trovo neanche l'aggettivo per spiegare perché non lo faccio - e neppure di riforme istituzionali ed elettorali, salvo per chiedere al suo Governo di non farsi ingannare.
Veda, una cosa sono i costi, sopportabilissimi, della politica; altra cosa sono i costi insopportabili e scandalosi della partitocrazia (Applausi dai senatori Fantetti, Pardi, Sangalli, Serra e Viespoli), a cominciare da quelli dei rimborsi cosiddetti elettorali. Si aboliscano quindi i privilegi, i bonus, gli apparati costosi, nazionali, regionali e comunali. Ma per favore non si colpisca la rappresentanza democratica, la cui riduzione rafforzerebbe soltanto il potere oligarchico dei partiti.
Torno sul giuramento che ieri avete prestato per dire che noi radicali e laici, che abbiamo un alto concetto della religione e della religiosità, abbiamo grandemente apprezzato il giuramento del ministro Riccardi che ha tolto la parola «esclusivo» tra le parole «interesse» e «della Nazione» e per due ragioni: perché l'interesse della Nazione ci appare oggi, da federalisti, inestricabilmente legato agli interessi dell'Unione europea e, se è consentito, perché la fedeltà alla legge incontra, o può incontrare, un limite: quello della propria coscienza.
Ci è sembrata una risposta all'altezza delle considerazioni che ieri il professor De Rita ha fatto quando ha auspicato il superamento del soggettivismo etico, facendoci l'onore di citare il nome di Pannella accanto a quello di don Milani. Attenti, perché il passo dal superamento del soggettivismo etico allo Stato etico è breve, spesso troppo breve.
Voi, signori del Governo, siete un numero limitato ma congruo di Ministri. E io mi auguro che, quando vi troverete a scegliere tra ciò che vi imporrebbe la Costituzione scritta e ciò che vi spingerebbe a fare la Costituzione materiale nelle sue prassi più partitocratiche, tra voi 17 si trovi almeno un numero equivalente a quello di quei pochi, troppo pochi, professori universitari che nel 1931 rifiutarono di prestare giuramento al regime fascista.
Signor Presidente del Consiglio, il suo cammino non sarà facile. Il partito del tanto peggio tanto meglio delle elezioni a breve è vivo e vegeto, aspetta solo l'occasione. Ma lei sappia che, per la legalità, per il ripristino di un minimo di Stato di diritto e di democrazia nel nostro Paese, troverà noi radicali convintamente al suo fianco. (Applausi dal Gruppo PD, dei senatori Astore, Serra e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto pertanto a parlare il senatore Pinzger. Ne ha facoltà.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, la questione di fondo da evidenziare è che l'attuale situazione di congiuntura finanziaria internazionale e le ricadute della speculazione sul nostro Paese impongono una scelta. È pertanto richiesto un intervento immediato per riconquistare la fiducia delle famiglie, delle imprese, dell'Europa e dei mercati.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 16,35)
(Segue PINZGER). Spero che questo Governo di transizione, fondato su un adeguato sostegno del Parlamento e composto di ottimi tecnici, scelti in base alle competenze e non in base alle posizioni politiche, sia in grado di fare quelle riforme importanti di cui il Paese ha bisogno per affrontare la crisi economica, ma anche per superare l'attuale stallo del sistema politico del nostro Paese.
Signor Presidente del Consiglio, abbiamo seguito con molta attenzione il suo intervento e condivido che sono necessari interventi urgenti contro la disoccupazione giovanile ed a sostegno del mercato del lavoro e delle famiglie. A tal fine abbiamo altrettanto bisogno di misure a favore del settore produttivo, soprattutto delle piccole e medie imprese che sono soffocate dalla burocrazia.
Dovranno pertanto essere portate avanti allo stesso tempo misure di austerità e di crescita; un esercizio molto delicato, ma necessario. Crescita e riforme sono entrambe cruciali per riportare l'equilibrio nell'Eurozona.
Riguardo alla Provincia autonoma di Bolzano, mi auguro che si tenga fede alle procedure particolari stabilite nello Statuto di autonomia, nelle rispettive norme di attuazione e, soprattutto, nell'accordo di Milano. E ringrazio il signor Presidente del Consiglio, che ha confermato oggi di riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali.
Fin dall'inizio di questa legislatura la Südtiroler Volkspartei ha fatto una precisa scelta politica: tale scelta è stata - e si conferma - quella di essere fuori dagli schieramenti. Resta inteso che continueremo, anche in futuro, a confrontarci nel merito dei singoli provvedimenti.
A nome della Südtiroler Volkspartei, confermo pertanto la fiducia nel lavoro e nell'impegno del nuovo Governo a guida Mario Monti. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.
D'ALI' (PdL). Signor Presidente, rimetto le valutazioni politiche in ordine al nostro voto di fiducia a questo Governo a quanto hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto e a quanto ulteriormente diranno i vertici del nostro Gruppo nel corso delle dichiarazioni di voto.
Vorrei semplicemente sottolineare, signor Presidente del Consiglio, alcuni argomenti che ella oggi ha posto al centro del suo intervento: l'Europa, il rigore di bilancio, la crescita, l'equità, il coinvolgimento dei privati, le politiche microeconomiche per la crescita basata sul capitale umano, la valorizzazione delle capacità intellettuali. Sono tutti argomenti sui quali la Commissione ambiente e territorio del Senato, che ho l'onore di presiedere, in questi anni credo si sia produttivamente misurata.
Nel segno della continuità di questa collaborazione che abbiamo offerto al precedente Governo, tratteremo anche l'agenda parlamentare che abbiamo attivato: dal sostegno all'economia delle isole minori alla revisione della normativa sui parchi nazionali, all'efficienza energetica dei fabbricati, all'attivazione di un meccanismo di pubblico dibattito nelle decisioni relative alle opere pubbliche, alla difesa del suolo e del paesaggio, alla gestione complessiva del delicatissimo settore dei rifiuti. Sono tutti argomenti che trasversalmente occupano anche l'attività di altri Dicasteri.
Il ministro Clini questa mattina in un intervento ha opportunamente sottolineato come le politiche ambientali siano politiche trasversali, soprattutto per quanto riguarda i temi della crescita e dello sviluppo economico. Vorrei sottolineare che ciò è vero, in quanto le questioni ambientali non vengono intese come il solito fastidioso argomento da esaudire con alcuni accorgimenti normativi, ma vengono intese, nel loro complesso, come la necessità di attivare un grande piano di riqualificazione ambientale del Paese, che assolva ai principi della sicurezza, della qualità architettonica e dell'efficienza energetica.
In base a questi principi, si può comporre una ricostituzione del tessuto del territorio del nostro Paese, a condizione che si cominci, in base a quel principio di equità, a guardare non solamente all'equità tra le classi, ma anche e principalmente all'equità tra i territori e tra i settori di attività. Non si possono sacrificare interessi che sono nel patrimonio attuale e futuro degli italiani a un'eccessiva presenza delle pretese industriali o ad una ripartizione degli incentivi a vantaggio solamente dei produttori, delle tecnologie e non degli utilizzatori.
A questo Paese occorre un piano di reti intelligenti per poter distribuire la produzione e razionalizzare l'utilizzo dell'energia a livello delle singole comunità. A questo Paese occorre una vera tutela del suo territorio; e non solamente del territorio, ma anche e principalmente del suo mare. In questi anni la Commissione ambiente del Senato ha lottato per introdurre alcuni temperamenti all'attività assolutamente indiscriminata di perforazioni e di prospezioni in quella che è la nostra ricchezza principale. Mi fa piacere che ci sia, seduto tra i banchi del Governo, il Ministro del turismo, il quale non mancherà di sottolinearle l'importanza della qualità della vita per poter attivare politiche e dinamiche turistiche, soprattutto nei nostri mari, nelle nostre coste e nelle regioni meridionali del Paese.
Noi quindi collaboreremo fortemente con questo Governo, sempre che ci sia anche un rispetto complessivo di tutti i settori di attività, della tutela e della sicurezza del nostro territorio nazionale. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Franco Paolo. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, signori senatori, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, ho ascoltato con attenzione la relazione programmatica e prospettica che il presidente Monti ha fatto al Parlamento indicando gli interventi che il Governo intende realizzare.
Non posso ovviamente non notare la superficialità nella definizione degli strumenti che interverranno in ordine alla spesa pubblica e ai controlli di bilancio, a fronte invece dell'estrema concretezza e puntualità con cui il Presidente del Consiglio ha indicato gli strumenti da impiegare per ottenere i risultati che il Governo si è prefissato in ordine alla tenuta dei conti pubblici e al pareggio di bilancio.
In particolare, signor Presidente del Consiglio, oltre agli strumenti da lei comunque indicati in maniera chiara (ICI, prima casa, patrimoniale, interventi di carattere previdenziale), ce n'è anche un altro - che non avevo colto in questi giorni dalle indiscrezioni apparse sulla stampa, ma che ho colto invece oggi dal suo intervento - che da quanto ho compreso riguarderebbe un'imposta sui consumi, anche se non so se lei intendesse riferirsi ad ulteriori aumenti delle aliquote IVA.
In sostanza, ci ha dato indicazioni molto precise in ordine alle maggiori entrate che lei intende realizzare ai fini della riduzione del debito e del rilancio della crescita, maggiori entrate che deriveranno una volta di più dal contributo fornito dai cittadini, dalle imprese e dai lavoratori, che già hanno pagato le tasse, che hanno cioè già dato con il loro contributo, con una vita di lavoro e con il loro risparmio trasformato in un appartamento, pagato magari dopo 10-15-20 anni di mutuo. Un'imposizione su questi beni e su questi immobili a questo punto rappresenterebbe un ulteriore carico fiscale contrapposto invece - come dicevo poco fa - ai principi generici che lei ha espresso, in maniera assolutamente indefinita, in ordine al recupero dell'evasione fiscale.
In altre parole, avrei preferito che lei avesse detto di voler ridurre la spesa pubblica e di voler provvedere con le risorse derivanti da tale riduzione, da un lato, alla riduzione della pressione fiscale e, dall'altro, ad investimenti per lo sviluppo e per la crescita.
Temo quindi, signor Presidente del Consiglio, che i principi generali che lei ha espresso rimangano sulla carta, mentre gli strumenti concreti che lei ha indicato per dare attuazione a questi principi finiranno per ricadere effettivamente sulle spalle dei cittadini e dei contribuenti onesti.
Più volte lei ha fatto poi riferimento al concetto di equità (ho pochi minuti, per cui è evidente che non posso che cogliere solo alcuni aspetti ritenuti dal Gruppo della Lega Nord più importanti), un'equità nella redistribuzione e del carico fiscale. Contemporaneamente, però, signor Presidente del Consiglio, lei ha richiamato l'importanza e la valenza anche costituzionale dei privilegi che hanno alcune aree del nostro Paese, riconoscendo quello che c'è dietro il valore costituzionale delle Province autonome e delle Regioni a statuto speciale.
Come sappiamo, si tratta di aree del Paese per le quali, rispetto al resto del territorio nazionale, questioni di equità evidentemente non si pongono, perché hanno casomai dei privilegi consistenti, che lei ha confermato nella loro valenza costituzionale - sono scritti sulla Carta - e che si concretizzano poi nella possibilità di mantenere a disposizione risorse che altre Regioni non hanno.
Quindi, il termine «equità» a mio avviso, dal suo programma e dal suo Governo è malvisto. Significa più tasse per i cittadini che già le hanno pagate, nessuna rivisitazione delle condizioni invece di equilibrio in ordine ai diversi privilegi che esistono in questo Paese e nessuna riduzione della spesa pubblica. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghi senatori, l'emergenza finanziaria ed economica che ha colpito l'Italia ha radici strutturali profonde e antiche, ma è anche in misura non trascurabile una crisi di fiducia nel nostro Paese sul piano europeo e internazionale. Ricostruire le condizioni della fiducia nel nostro Paese è quindi il primario interesse nazionale, e come tale è il compito principale di tutto il Governo. Un Governo che lei, signor Presidente del Consiglio, ha giustamente definito di impegno nazionale; un Governo che sul piano parlamentare potrebbe essere definito, citando i classici, di convergenze parallele; un Governo che ha già suscitato fiducia e speranza nel nostro Paese, in Europa e nel mondo, una fiducia e una speranza che insieme, Governo e Parlamento, abbiamo il dovere di non deludere.
Ma in questo impegno complessivo del Governo un ruolo essenziale è quello che spetta alla politica estera, e dunque, insieme a lei e sotto la sua direzione, al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa, al Ministro per gli affari europei e - novità di grande rilievo - al Ministro per la cooperazione internazionale: incarichi per i quali lei ha voluto proporre al Capo dello Stato personalità di grande autorevolezza che con i loro curricula parlano di Unione europea, di ONU, di multilateralismo efficace, di amicizia con gli Stati Uniti e di solidarietà atlantica, di equivicinanza con Israele, popolo palestinese e mondo arabo, di cooperazione mediterranea e più in generale con il mondo in via di sviluppo, di italiani nel mondo e di nuovi italiani immigrati, secondo un chiaro e organico indirizzo politico.
Penso che tutto il Parlamento e, attraverso di esso, tutto il Paese possa riconoscersi nei capisaldi della nostra politica internazionale che lei ha voluto, sia pur brevemente ma con efficacia, richiamare e le cui radici profonde si possono ritrovare nelle scelte compiute da Alcide De Gasperi, come lei ha giustamente ricordato, già all'indomani della Seconda guerra mondiale, a cominciare da quella che lei ha definito la vocazione europeistica dell'Italia, una vocazione oggi messa alla prova dalla crisi dell'euro, dalla quale usciremo solo se l'Italia farà fino in fondo la sua parte con una politica economica allo stesso tempo inscindibilmente di rigore finanziario, di crescita economica e di equità sociale. E solo attraverso questa via riconquisterà il diritto a dire la sua, come è necessario che si faccia, al tavolo della costruzione del futuro dell'Unione europea.
Ma è evidente, signor Presidente, che la principale novità nella struttura del suo Governo è la nomina di un Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. Nella scorsa legislatura, in seno alla Commissione affari esteri del Senato, avevamo lavorato con spirito bipartisan ad una riforma organica della legge n. 49 del 1987 che prevedeva un rafforzamento del ruolo di coordinamento e di indirizzo politico, nell'ambito della collegialità di Governo, in capo al Ministro degli affari esteri.
Tuttavia, in questi ultimi anni, la cooperazione allo sviluppo è stata progressivamente ridimensionata nel suo fondamentale peso politico e soffocata sul piano finanziario. Tutta la Commissione affari esteri del Senato - mi preme ricordarlo, signor Presidente: maggioranza e opposizione (sia pure con toni diversi, naturalmente) - ha criticato questa scelta miope e sbagliata da parte del Governo.
La scelta di nominare un Ministro ad hoc è dunque una decisione che accogliamo con grande favore in quanto vogliamo leggerci l'impegno a rilanciare sia il finanziamento della cooperazione internazionale per il suo grande rilievo, per l'immagine e il ruolo dell'Italia nel mondo, sia il processo di riforma della legge, oggi bloccato proprio qui in Senato.
Con lo stesso favore accogliamo la decisione di associare la competenza sulla cooperazione internazionale a quella sull'integrazione dei nuovi italiani, e non solo perché la voce finanziariamente più significativa di aiuto allo sviluppo del Sud del mondo è oggi quella che proviene dalle rimesse degli immigrati nel Nord del mondo (sono i poveri del Nord che aiutano i poveri del Sud, ebbe a dire una volta l'allora ministro Pisanu in quest'Aula), ma anche perché una giusta ed equilibrata politica attiva dell'immigrazione ha un immenso rilievo di politica estera e di cooperazione, in particolare mediterranea.
Sono certo che su questi temi lavoreremo in modo proficuo, sia con il ministro Terzi che con il ministro Riccardi, in particolare nella Commissione affari esteri. A loro, insieme a lei, signor Presidente del Consiglio, e a tutti i membri del Governo rivolgo i miei più calorosi auguri di buon lavoro mentre dichiaro la fiducia al Governo da lei presieduto. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grillo. Ne ha facoltà.
GRILLO (PdL). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, ho molto apprezzato la definizione che lei ha dato di un Governo di impegno nazionale che faciliti il recupero di un clima di concordia, di confronto civile tra le forze politiche; un Governo, cioè, che aiuti a riconciliare i cittadini con la politica.
Condivido i tre obiettivi che lei si è dato: rigore, crescita ed equità. Il rigore è la precondizione per un sano sviluppo; la crescita è l'imperativo a cui dobbiamo puntare; l'equità è un dovere da praticare, in un Paese ancor oggi purtroppo caratterizzato da tanta ingiustizia sociale.
Con il Governo Berlusconi abbiamo praticato e messo in campo la politica di rigore nella tenuta dei conti pubblici fin dal 2008, cioè dallo scoppio della grande crisi; sulla crescita - ahimè! - dobbiamo riconoscere che siamo stati carenti. Tuttavia, signor Presidente del Consiglio, tutti i Governi che hanno avuto responsabilità di gestione dall'avvio dell'euro ad oggi sono stati carenti. Forse vale la pena ricordare il commento dell'allora presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer, quando, fatto l'accordo sull'euro, disse che sarebbe stato un inferno per tutti. Un giudizio, peraltro, temperato dall'allora governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, il quale disse che nel migliore dei casi sarebbe stato un purgatorio. I banchieri centrali più avveduti di allora signor Presidente del Consiglio, la pensavano così, ma la politica non ha capito questi messaggi e si è illusa che con l'avvio dell'euro avremmo in automatico risolto tutti i nostri problemi. Fazio sapeva bene e parlava in quel senso di un purgatorio, perché sosteneva che l'euro avrebbe dovuto spingerci a superare tutte le storture del nostro sistema economico.
Ma non è stato così. Non avendo capito che nell'economia dell'euro la produttività si misura dal costo per unità di prodotto, ci siamo illusi e nel tempo abbiamo - ahimè! - rinviato tutte quelle riforme di struttura che avrebbero aiutato a rendere il sistema assai più funzionale ed efficiente.
Concordo con la sua idea, signor Presidente del Consiglio, di tornare ad essere protagonisti in Europa e quindi di fare tutto il possibile per realizzare cambiamenti e riforme profonde nei settori del fisco, della previdenza e del mercato del lavoro. Un Paese come l'Italia, fondatore dell'Unione europea, non può continuare ad essere considerato l'anello debole del sistema. Dobbiamo avvertire fino in fondo il dovere di mettercela tutta per recuperare in Europa il ruolo che nel passato abbiamo sempre avuto. Se la Grecia fallisse l'euro non ne risentirebbe; se il Portogallo fallisse l'euro probabilmente non subirebbe contraccolpi drammatici; l'Italia non può fallire perché il default del nostro Paese metterebbe in crisi l'intero sistema dell'Eurozona, con conseguenze assolutamente imprevedibili anche in America.
Se questo è vero, signor Presidente del Consiglio, mi consentirà di fare due brevi osservazioni. La prima è che siamo in un paradosso. La crisi è scoppiata a seguito del deragliamento del sistema finanziario americano e anglosassone. Gli americani hanno giocato, speculato e scherzato sulle spalle altrui. In America, dopo il crollo delle agenzie federali Fannie Mae e Freddie Mac sono fallite banche d'affari, compagnie di assicurazione e banche commerciali di molta importanza. I Governi Bush e Obama sono dovuti intervenire per più di 2.000 miliardi di dollari per salvare il sistema, così come è avvenuto nel Regno Unito.
Da noi, invece, il sistema ha tenuto e si è rivelato più solido e patrimonializzato di tutti gli altri sistemi. Tremonti continuava a dire: dobbiamo mettere in carcere i banchieri. Doveva precisare quelli americani e quelli inglesi; non certo quelli italiani (Applausi del senatore Nessa). Non vorremmo oggi subire la beffa, signor Presidente del Consiglio, cioè che la volontà dei francesi e dei tedeschi, dominante all'interno dell'European Banking Authority, fissasse regole funzionali a favorire le loro banche e penalizzare le nostre.
Non c'è dubbio poi, signor Presidente del Consiglio, che lei, per la sua autorevolezza e credibilità, debba avvertire il dovere di inserirsi nel dibattito sul ruolo futuro della BCE. In merito... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Grillo, la Presidenza l'autorizza ad allegare agli atti del Resoconto il testo del suo intervento.
È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signora Presidente, signori membri del Governo, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, ho ascoltato con attenzione il suo intervento, e devo dire che ho apprezzato l'ottimismo con cui si appresta ad affrontare gli impegni di governo. Il suo ottimismo non credo però sarà sufficiente a far digerire agli italiani i provvedimenti che il suo Governo adotterà per fronteggiare la crisi economica.
Tantissimi cittadini del nostro Paese, in particolar modo al Nord, sono convinti che i problemi della nostra economia e del nostro enorme debito pubblico siano legati agli sprechi di tante cattive amministrazioni, al troppo assistenzialismo e all'inefficienza e allo sperpero di denaro nella sanità pubblica (in questo momento penso a tante aziende ospedaliere, soprattutto del Sud) e agli sprechi di tanta cattiva politica.
La soluzione a questo problema è semplice, lo si è già dimostrato, ed è quella del federalismo fiscale, attraverso il principio dei costi standard, della responsabilità degli amministratori pubblici e del semplice ed efficace principio del «vedo chi amministra bene, pago le tasse e voto chi è bravo ad amministrare».
Credo sarà parecchio difficile per il suo Governo, signor Primo Ministro, andare a spiegare ai cittadini del Nord che non c'è più il Ministro delle riforme per il federalismo.
Sarà dura anche spiegare ai nostri cittadini e alle nostre imprese, attanagliati da sempre da una delle più ferree burocrazie d'Europa, che si è pensato di togliere il Ministro per la semplificazione normativa.
Apprendiamo con notevole stupore invece che ci sarà il nuovo Ministro per la coesione territoriale. Le assicuro, signor Presidente del Consiglio, che, pur sforzandomi di capire le ragioni di questa sua scelta, mi è impossibile trovarne un'utilità. Ma che coesione territoriale ci può essere, signor Presidente del Consiglio, tra quelle Regioni, quei Comuni, quegli amministratori e quei cittadini virtuosi che lavorano, producono, pagano le tasse e quegli amministratori e cittadini che invece hanno fatto e fanno dell'assistenzialismo una filosofia di vita? La vedo dura, signor Presidente del Consiglio, far coesione tra chi al Nord è virtuoso, e magari fa la raccolta differenziata con percentuali che a volte superano l'80 per cento, e chi invece al Sud getta i rifiuti per strada e incendia i cassonetti protestando poi perché non si va in fretta a ripulire le strade.
Il Nord, signor Presidente, è stanco, glielo assicuro: è molto stanco. È stanco di pagare per gli altri, è stanco di non avere neppure i soldi per fare le opere idrauliche che servono a proteggere dalle alluvioni la Lombardia e il Piemonte (alcuni anni fa), il Veneto (lo scorso anno) e la Liguria (quest'anno).
Condivido però e apprezzo il suo dichiarato impegno nella lotta alla criminalità organizzata e alle mafie, dove le auguro di riuscire a ripetere i brillanti successi che le nostre forze dell'ordine hanno ottenuto con la sapiente guida dell'ex ministro Maroni.
Spero, signor Presidente del Consiglio, che non si pensi di risanare il debito pubblico mettendo le mani nelle tasche di quei cittadini che già hanno pagato e già pagano le tasse a uno Stato centrale che ha una delle pressioni fiscali più alte d'Europa. Noi della Lega Nord siamo vigili, e lo saremo soprattutto in futuro, quando, passata l'euforia e l'entusiasmo dei primi giorni, il suo Governo inevitabilmente inizierà a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. A quel punto, signor Presidente del Consiglio, credo sarà difficile per lei e per il suo Governo spiegare perché si reintroduce magari la tassa sulla prima casa o perché si riforma il sistema previdenziale toccando magari i diritti acquisiti di chi ha già lavorato duramente anche per quarant'anni.
Non ho purtroppo neppure sentito parlare nel suo intervento di ,agricoltura e questo mi ha stupito, e anche deluso, in primo luogo perché l'agricoltura è uno dei settori fondamentali su cui si basa l'economia del nostro Paese, e in secondo luogo perché ad un attento economista quale lei è non può sfuggire il fatto storico che l'agricoltura e l'economia agricola hanno risollevato le sorti del nostro Paese nei momenti difficili del dopoguerra. Sono convinto che anche oggi le potenzialità dei nostri agricoltori, la loro capacità di fare prodotti di qualità e la loro bravura, invidiata - e, purtroppo, copiata - in tutto il mondo possano dare un aiuto determinante all'economia del nostro Paese.
Io spero, Signor Presidente del Consiglio, che il suo non sia un Governo delle multinazionali; io spero che il suo non sia un Governo dei poteri forti; io spero che il suo non sia assolutamente il Governo delle banche in difficoltà. Sia come cittadino sia come politico speravo in un Governo democraticamente eletto dai cittadini, così com'è consuetudine, com'è usuale e come si conviene a tutte le democrazie illuminate e mature d'Europa. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Soliani. Ne ha facoltà.
SOLIANI (PD). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, il destino comune dell'Italia e dell'Europa è la ragione del suo Governo e della nostra fiducia, che rappresenta qui quella degli italiani: una ragione storica e politica. Abbiamo chiamato a raccolta le migliori energie della società e l'impegno nazionale della politica per l'impresa più grande di questa generazione: salvare l'Italia e l'Europa.
In questo momento, vorrei brevemente parlare con lei dei bambini e dei giovani, nonché di quel luogo strategico che è l'istruzione, la prima infrastruttura del Paese. Se, come dice la nostra collega Rita Levi-Montalcini, molto del futuro si gioca nel cervello dei bambini di due anni, la priorità per il suo Governo è tracciata: investa sugli asili nido, sulla scuola, sul valore degli insegnanti, ascolti gli studenti che sognano un futuro.
La scuola ha bisogno di fiducia, di uno scopo, mi lasci dire di un balsamo. Dia alla scuola, 150 anni dopo l'Unità, il grande obiettivo di formare i nuovi cittadini, compresi gli immigrati, italiani ed europei, includendo tutte le diversità, che assicurano - come le recenti ricerche dimostrano - i migliori risultati per tutti, base sicura per la coesione e lo sviluppo delle intelligenze di un Paese. Serve una scuola europea per l'Italia, secondo la Costituzione e le sfide internazionali: niente di meno.
Vi è, signor Presidente del Consiglio, l'Italia delle donne, la vera opportunità storica per uscire dalla crisi. Sono in testa ai cambiamenti e in prima fila per dare dignità all'Italia. Vorrei dirle che non è difficile governare, se si guarda alla vita, e sono certa che le grandi donne Ministro del suo Governo lo dimostreranno. Cosa può fare il suo Governo, dunque? Certo lavorerà per le pari opportunità, ma ogni Ministero sappia che deve pensare le sue politiche per le donne e con le donne, con le giovani donne: e così le penserà per l'Italia e cambierà l'Italia.
Signor Presidente del Consiglio, un ultimo pensiero: il tempo è breve, ma lei ci insegna che un tempo breve comunque basta per l'essenziale. Mi viene in mente il Qoelet: c'è un tempo per ogni cosa sotto il sole, un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per lanciare sassi e un tempo per raccoglierli. Il suo Governo nasce in un tempo straordinario, nel tempo della verità, della credibilità da riconquistare, davanti a noi stessi, prima ancora che davanti agli altri. Questo è un tempo esigente per tutti: per l'economia, per la politica, per la democrazia, per i cittadini: nulla è più a basso prezzo. Nulla può più essere concesso ai privilegi. Questo è il tempo della sapienza, dell'essenzialità, della sobrietà, della misura. È un tempo di grazia.
Il suo Governo, nella sua composizione, nella sua visione, nel suo stile, nel suo programma, è già un messaggio di salvezza per l'Italia e per l'Europa, ma anche per la rigenerazione morale del nostro Paese, per essere ciò che deve essere.
Signor presidente Monti, la ringrazio e la invito ad avere fiducia: insieme ce la faremo, superando ogni difficoltà. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Serra. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, ho molto apprezzato l'approccio e l'equilibrio delle comunicazioni di oggi. In particolare, voglio rispondere alle sue parole sul Parlamento quale «cuore pulsante di ogni politica di Governo» e sulla necessità di riconoscerne e rafforzarne credibilità e autorevolezza, garantendo a lei e ai Ministri, la cui lodevole presenza sottolineo, da parte mia e certamente del Gruppo del Popolo della Libertà la piena e leale collaborazione in Aula e nelle Commissioni.
Il suo proposito sul contenimento dei costi di funzionamento degli organi elettivi e amministrativi lo condividiamo pienamente, tanto che negli ultimi cinque anni abbiamo ridotto, tra il 16 e il 25 per cento, le voci del trattamento economico dei parlamentari, e qui al Senato abbiamo, parte nella legislatura precedente, parte in questa, sotto la guida del presidente Schifani, soppresso del tutto diverse voci che ritenevamo non legate al lavoro parlamentare, e ad agosto abbiamo approvato anche l'allineamento agli altri grandi Paesi europei.
Proprio per questo, siamo interessati a una revisione generale degli alti compensi a carico della pubblica amministrazione, poiché lo scopo non è colpire questa o quella categoria, ma fare risparmiare soldi ai cittadini, garantendo il buon funzionamento degli organi costituzionali e della pubblica amministrazione. Su questo abbiamo un particolare interesse alla verità, molto trascurata da certo scandalismo informativo e da certe pseudoinchieste che - per poter sparare grossi numeri - classificano, ad esempio, tra coloro che vivono di politica le decine di migliaia di consiglieri comunali che percepiscono 17 euro lordi per i quattro o cinque consigli comunali che nei piccoli Comuni si tengono durante l'anno.
La trasparenza sugli alti compensi nella pubblica amministrazione, in questo senso, è importantissima. Ho recentemente potuto accedere - non senza difficoltà - alle dichiarazioni reddituali e patrimoniali che determinati dirigenti pubblici sono tenuti a presentare, analogamente a Ministri e parlamentari. Ebbene, a differenza di quanto fanno questi ultimi, molti di questi pubblici dirigenti non presentano alcuna dichiarazione; altri lo fanno in modo così generico da evadere - di fatto - all'obbligo imposto. Poiché la legge assegna proprio al Presidente del Consiglio di richiamare gli inadempienti, mi permetterò di segnalarglieli.
La pregevole brevità delle sue dichiarazioni non le ha consentito di sottolineare l'importanza - per lo meno, non l'ho recepito - di ridurre gli adempimenti inutili e i controlli vessatori a carico dei cittadini e delle imprese; cosa che certamente lei ha incluso però quando ha lamentato le regole che ingessano troppo la nostra economia. Questa è certamente una delle cause principali della mancata nascita e della fuga all'estero di tante imprese, con grave danno per i giovani, per le donne e per tutti. Non si tratta solo di norme - molte le abbiamo cambiate e molte eliminate - ma a volte dell'esercizio ottuso, burocratico e costoso per la pubblica amministrazione di certi ruoli amministrativi. Su questo è molto importante lavorare perché non solo è una riforma a costo zero, ma è una riforma che riduce i costi della pubblica amministrazione e libera energie positive fra i cittadini.
Signor Presidente, avrete il nostro voto di fiducia. Non avrete una delega in bianco perché intendiamo adempiere al ruolo che la Costituzione e i cittadini ci affidano, ma avrete di meglio, la nostra leale collaborazione per il bene degli italiani. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Vizzini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Menardi. Ne ha facoltà.
MENARDI (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, Signor Presidente del Consiglio ho molto apprezzato il suo programma di governo e le dico che sono persuaso che il Parlamento deve accompagnare con fiducia il suo lavoro.
Sono convinto che un progetto programmatico che traguarda oltre il contingente e si pone obiettivi alti sia il modo migliore per raggiungere i risultati immediati che la congiuntura ci impone. In sostanza, attraverso i cambiamenti cosiddetti strutturali possiamo più facilmente modificare la quotidianità dei nostri comportamenti.
Le condizioni al contorno che hanno accompagnato e accompagnano la nascita del suo Governo sono cogenti e, in particolare, in questo mio breve intervento vorrei ricordare gli impegni che ci sono stati imposti sul tema generale delle liberalizzazioni.
Mi soffermerò in particolare sull'aspetto della liberalizzazione di beni e servizi, ma le dico subito, signor Presidente del Consiglio, che il nostro Gruppo è favorevole alla liberalizzazione delle professioni con il superamento del regime ordinistico che ha caratterizzato la nostra società fino ad oggi.
Da anni si parla di liberalizzazioni, da decenni sulla breccia, ma mai veramente e convintamente attuate, da nessun Governo. In Italia le grandi privatizzazioni, durate praticamente tutta la seconda metà degli anni Novanta e che hanno aiutato lo Stato italiano soprattutto a fare cassa, non sono mai state seguite da una vera stagione di liberalizzazioni dei settori e dei mercati.
È un fatto oggettivo che le liberalizzazioni fino ad oggi sono rimaste, come si dice, al palo. E questo, dal punto di vista di una classe politica che vive di consenso, ha una chiara giustificazione: le liberalizzazioni sotto questo profilo presentano un bilancio quasi sempre negativo. Se è vero infatti che liberalizzare un settore virtualmente non comporta costi per la finanza pubblica, è altrettanto vero che in quel modo si infliggono perdite ai soggetti che fruiscono di rendita in quel settore, soggetti generalmente potenti, e bene organizzati. Per contro, liberalizzando, difficilmente si cattura nuovo consenso politico, perché il vantaggio in generale è diffuso nella collettività e non concentrato su una precisa categoria. È per questo, signor Presidente del Consiglio, che abbiamo grande fiducia nella sua azione.
In tema di infrastrutture, l'Italia, fin dagli anni Venti, ha utilizzato il sistema concessorio per la realizzazione di esse e, prima di altri Paesi, come ho appena ricordato, ha privatizzato quelle società che in regime di concessione, ma con denaro pubblico, avevano costruito le opere. Il caso più emblematico sono le autostrade. Una vera liberalizzazione di questo settore ci sarà quando, per le concessioni, verranno fatti rispettare i termini temporali e ricollocate in regime concorrenziale, uscendo dal regime monopolistico che fino ad oggi ha caratterizzato il nostro sistema.
In termini più generali di mobilità, per raggiungere una vera liberalizzazione, è necessario permettere nel settore ferroviario l'accesso ai nuovi operatori, che è possibile soltanto superando i contratti di riferimento del settore. Tuttavia, in questo ambito, una vera liberalizzazione si avrà quando saranno scorporate veramente la proprietà della rete dalla proprietà della società di gestione del servizio.
Infine è necessario istituire una vera Autorità dei trasporti che tratti le modalità d'ingresso nel mercato per autostrade, aeroporti e ferrovie e che si occupi, pertanto, di regolare questi settori.
Come è a lei ben noto, signor Presidente del Consiglio, la realizzazione delle infrastrutture è un problema di modernizzazione del Paese, ma anche di opportunità di crescita economica. A tal fine, distinguere con chiarezza le opere cosiddette calde, in grado cioè di essere realizzate senza il contributo pubblico, da quelle possibili solo attraverso l'intervento del finanziamento dello Stato è assolutamente importante, perché la realizzazione delle prime libera risorse per la costruzione delle seconde.
Il nostro Paese ha bisogno di una iniezione di risorse e un punto di PIL per anno in più di ciò che spendiamo oggi per modernizzare in dieci anni l'Italia. È un traguardo possibile soprattutto in funzione di creare sviluppo. E ciò, siamo certi, le è ben chiaro, dal momento che ha voluto legare il Ministero dello sviluppo a quello delle infrastrutture.
In particolare, proprio perché il suo è stato un discorso programmatico, l'intervento infrastrutturale nel Mezzogiorno merita di essere contestualizzato in un quadro normativo programmatico e finanziario, appartenendo le opere che in generale devono essere realizzate in questa parte del Paese più alla categoria delle cosiddette opere fredde - perché il contesto regionale generalmente depotenzia la loro capacità di produrre reddito - che non al settore delle opere in grado di essere ammortizzate attraverso il sistema tariffario.
Per questo, una questione infrastrutturale del Nord esiste più per una ragione normativa che finanziaria. Sappiamo quanto è difficile avviare i lavori per la realizzazione dei grandi corridoi di collegamento. Basti pensare e ricordare la difficoltà di avvio dei lavori di introspezione della Maddalena sulla linea Torino-Lione.
La legge obiettivo ha avviato una nuova stagione infrastrutturale ad opera del Governo Berlusconi, che ha bisogno di essere aggiornata nella parte relativa al finanziamento... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e del senatore Bevilacqua. Congratulazioni).
Signor Presidente, chiedo di poter allegare al Resoconto il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Bondi. Ne ha facoltà.
BONDI (PdL). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, condivido la sostanza del suo discorso per il tono e per l'ispirazione generale. In effetti, tra i problemi che affliggono il nostro Paese vi è quello di un confronto politico troppo spesso aspro e di un bipolarismo che, fin qui, è stato più un bipolarismo militarizzato che un bipolarismo normale. Questo certamente ha avvelenato la vita politica del nostro Paese, riducendola molto spesso a un triste divertimento, come lei giustamente l'ha definita. Così la politica si è allontanata dalla vita concreta dei cittadini e dalla capacità di affrontare i problemi del nostro Paese.
Beninteso, il Governo di cui ho fatto parte è stato vittima di questo clima di demonizzazione, di delegittimazione, di imbarbarimento della vita politica. Io personalmente ho pagato le conseguenze di questo modo di fare politica: ho affrontato il mio compito di Ministro con buone intenzioni, con programmi di innovazione e con la volontà di costruire dei ponti nel mondo della cultura, ma sono stato ripagato con una mozione di sfiducia personale. Per questo ho dato le mie dimissioni, marcando in questo modo la mia estraneità a questo modo di fare politica.
Signor Presidente, il suo discorso di insediamento non ha compreso un elenco dettagliato, circoscritto di proposte programmatiche, ma contiene un orientamento generale e un metodo, che io ritengo giusto, per giungere alla migliore definizione di un programma di governo che possa ottenere il consenso più largo di questo Parlamento non soltanto al momento della fiducia, ma anche nel prosieguo dell'attività del suo Governo.
Credo sia una strada corretta, questa, perché governare, come lei mi insegna, è trovare delle sintesi, dei punti di equilibrio, espressi dai concreti provvedimenti, fra ragioni, esigenze e principi diversi. In secondo luogo, perché siamo chiamati tutti a misurarci, finalmente, con i contenuti di un'azione di governo e non sulla base di pregiudizi o di orientamenti di carattere ideologico.
Quella che si accinge ad intraprendere il suo Governo ritengo sia una sfida per tutti: per la sinistra, per la destra, per la politica in generale, che ha bisogno, come ci insegnava Adriano Olivetti, di competenze, perché una politica senza competenze è una politica destinata al naufragio.
Per questo, nutro la speranza che, in questo modo, con l'attività del suo Governo e con l'apporto fattivo del Parlamento, riusciremo a superare la crisi del Paese e a costruire un sistema politico più civile per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PdL, CN-Io Sud-FS e del senatore Serra).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, signori Ministri, abbiamo apprezzato - noi dell'Italia dei Valori - i suoi richiami, signor Presidente del Consiglio, alla lotta alla criminalità, alla legalità, alla necessità di intervenire in materia di giustizia, e siamo convinti che l'alto profilo professionale del ministro Paola Severino rappresenterà una grande opportunità per il Paese. Così come una grande opportunità nel settore del quale mi occupo è rappresentata dal Ministro dell'interno.
Il settore della giustizia ha sofferto in questi anni, signor Presidente, ed è stato il terreno di maggiore asprezza e conflitto. Si sono accantonati progetti che potevano affrontare e risolvere alcuni degli aspetti, perché si è dovuto dare la precedenza ad altri tipi di interventi.
Ora noi possiamo superare questa fase e trasformare il terreno del conflitto in un terreno di confronto costruttivo attraverso le proposte che giacciono nelle Commissioni (e sono tantissime) e che, senza rivedere il quadro finanziario del Paese, possono intervenire - molte a costo zero - per cambiare la giustizia, perché c'è, se si svelenisce il clima, lo spazio e l'onestà intellettuale per arrivare a delle conclusioni. Ovviamente, con il signor Ministro poi, come lei ha già annunciato, affronteremo nelle Commissioni i temi specifici. Colgo però l'occasione per dire al Ministro dell'economia che i tagli lineari hanno penalizzato i settori dell'Interno e della Giustizia.
Bisogna rivedere la legge n. 2 del 2009 che ha ridefinito le quote di attribuzione del fondo unico giustizia, ossia del fondo dove affluiva ciò che i settori Giustizia e Interno producevano in termini di sequestri e confische, riducendole al 10 per cento. Noi pensavamo che da quel fondo potessero pervenire risorse ai settori della Giustizia e dell'Interno e, invece, la legge n. 2 del 2009 ha impedito la possibilità di usufruire di questo fondo.
Vengo ora ad un'ultima cosa che ritengo importante: non esiste riforma in materia di giustizia se non si riprende il dialogo con il personale amministrativo del settore, l'unico comparto del pubblico impiego che - sono 12 anni - non ha avuto riconosciuta la progressione di carriera, l'unico comparto del pubblico impiego che è stato trascurato. È un personale in sofferenza e, per questo motivo, bisogna affrontare questo tema. Ora è stata riconosciuta la progressione economica di carriera, ma non quella giuridica: bisogna trovare la saldatura tra i due momenti, perché si tratta di personale che subisce dei tagli con i pensionamenti e che ha bisogno di essere rinfrancato. Siamo convinti e ottimisti che con questo Governo e con questo Ministro della giustizia noi potremo ottenere dei buoni risultati. Auguri a lei, al Paese e a noi. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Zanda).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldassarri. Ne ha facoltà.
*BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli membri del Governo e colleghi, rivolgo i miei auguri e il mio «in bocca al lupo» al Governo anche perché tra i membri del Governo trovo tanti amici, colleghi, economisti di valore e trovo anche altri amici provenienti da altre esperienze professionali con i quali abbiamo scambiato per lunghi anni opinioni e proposte proprio sui temi che il suo Governo dovrà affrontare. Signor Presidente del Consiglio, questo mio auguro e in bocca al lupo non è un fatto esclusivamente personale, ma anche politico. Mi proviene dal cuore, ma anche dalla mente ed è frutto di un ragionamento politico. Cercherò in questi minuti di illustrare il perché.
La prima considerazione che voglio fare è che lei oggi ha stabilito, come musica per le mie orecchie, un'importante e determinante discontinuità con le musiche che ho sentito in questa Aula negli anni recenti, a mio parere, sbagliate. Lei ha sintetizzato il suo programma di Governo dicendo una cosa assolutamente vera e incontrovertibile: la politica economica è fatta di rigore finanziario, di crescita economica e di equità sociale. La politica economica cammina su queste tre gambe oppure non è. Si è permesso anche di dire un'altra verità: una politica economica squilibrata solo sul fronte del rigore finanziario (che di per sé è un obiettivo assolutamente condivisibile), se perseguito attraverso il mero aumento della tassazione e, peggio ancora, se sui soliti tartassati, deprime la crescita, crea ingiustizia sociale e alla fine non raggiunge neanche l'obiettivo dell'equilibrio finanziario.
Signor Presidente del Consiglio, è ciò che ho tentato di fare come contributo personale da politico. L'unico cruccio semmai è, essendo politico, di non poter dare un contributo tecnico al suo Governo, ma lo posso fare in qualunque posizione e lo farò. È musica per le mie orecchie perché i miei interventi in questa Aula in questi anni erano esattamente centrati su questo punto. Non era una lezione accademica.
Quello che ha detto oggi il Presidente del Consiglio, non è un intervento in un consiglio di facoltà, ma nell'Aula del Senato, per parlare alle istituzioni e, soprattutto, alla responsabilità della politica. E mi fa piacere che la responsabilità della politica sia stata richiamata più volte nel suo intervento perché non sono scelte tecniche quelle che lei dovrà affrontare insieme ai suoi colleghi, ma scelte politiche. Allora, mi consenta di fare chiarezza.
Noi del Terzo Polo le voteremo convinti la fiducia, oggi al Senato e domani alla Camera. Ma la rassicuriamo su un altro fronte: con la fiducia per noi comincia un percorso. Se lei oggi e domani è il Governo di quasi tutti, bisogna aver chiaro che da lunedì questo Governo non potrà essere il Governo di nessuno. E allora, per fare chiarezza almeno dal nostro punto di vista, lei ha indicato delle analisi totalmente condivisibili e ha dato gli obiettivi da perseguire e ha tracciato le decisione da prendere.
Elenco allora i sei punti del programma - emersi in modo abbastanza palese dal suo intervento di questa mattina e che coincidono con le tante proposte da noi fatte in quest'Aula negli anni scorsi- sui quali il nostro Gruppo ed io personalmente ci impegniamo a sostenere il suo Governo, non solo oggi, al momento della fiducia, ma forse in momenti più difficili e complicati nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, quando in quest'Aula e alla Camera verranno presentate le decisioni concrete. Sin da oggi, infatti va detto cosa concretamente dobbiamo realizzare al più presto.
Primo: i tagli ai costi della politica. Ma non ai costi finti della politica. Quei tagli - che comprendono il numero dei parlamentari, gli stipendi dei parlamentari, il numero dei consiglieri provinciali, l'abolizione delle province - sono sacrosanti. Ma ai tagli orizzontali di questi anni vanno sostituiti tagli verticali in quella che lei ha definito la spending review. E allora sono andato un po' avanti con il programma. Abbiamo fatto la spending review che ci consente di indicarle, signor Presidente del Consiglio, onorevoli rappresentanti del Governo, cari amici - se me lo consentite - che ci sono due voci nel bilancio pubblico di tutte le amministrazioni che contengono i veri costi della politica, sospettabili di avere dentro sprechi, malversazioni, ruberie, aree grigie tra economia e politica.
Il risultato di questa nostra banale spending review si chiama «acquisti di beni e servizi e trasferimenti alle imprese», fondi perduti. Lo dico e lo ripeto da anni. Questo è il momento. E parliamo di entità di decine di miliardi di euro. Il suo predecessore come Ministro dell'economia aveva introdotto due anni fa un bellissimo comma: il comma 8 dell'articolo 5 del decreto n. 78 - se non ricordo male - in cui per la prima volta si tentava di applicare lo Zero-base-budgeting, vale a dire non tagli sui tendenziali futuri orizzontali, ma blocchi e tagli sulla spesa storica dell'anno di grazia 2009.
Quel comma, quello stesso Ministro lo ha abolito con la manovra dell'agosto scorso. Ebbene, noi diciamo valutate bene, valuti bene lei, signor Presidente del Consiglio, perché forse quel comma va ripristinato.
Il secondo punto riguarda il sistema pensionistico. L'Europa non ci chiede enormi sacrifici. Ci chiede però di essere seri. Non si può dire che l'età pensionabile è prolungata a 67 anni a partire dal 2026 perché tutti sanno che è già così. E allora l'allungamento dell'età pensionabile, inevitabile anche nell'ambito di una forchetta di scelta del cittadino, del lavoratore, con l'applicazione del contributivo pro rata immediato per tutti ha senso di equità e crea risorse - come lei ha detto - per sostenere giovani e donne che soprattutto in questi anni hanno accumulato pesanti «buchi contributivi» (come li definisco io in modo non tecnicamente corretto) ed avranno pertanto pensioni misere.
Il terzo punto è il mercato del lavoro. Al riguardo mi permetto di fare una chiosa. È necessario - come lei ha detto - riunificare il mercato del lavoro dalla spaccatura tra gli iperprotetti - noi cinquantenni e sessantenni - e coloro che stanno al freddo e al gelo, ossia i giovani ventenni e trentenni. Ho la sensazione, però, che questo andrà fatto non soltanto per i nuovi assunti. In qualche misura ci dovrà essere una coesione sociale che coinvolga tutto il mondo del lavoro.
Il quarto punto riguarda le liberalizzazioni e le privatizzazioni, a partire - ci permettiamo di precisare - dalle ex municipalizzate.
Il quinto punto riguarda il capitale umano, ricerca e università. Credo che sia giunto il momento di togliere la foglia di fico da qualunque riforma universitaria, e questo si chiama abolizione del valore legale del titolo di studio.
Il sesto ed ultimo punto... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Baldassari, anche lei può consegnare l'intervento scritto.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Si concedono minuti per discutere su stupidaggini in quest'Aula e non...
PRESIDENTE. Senatore Baldassarri, mi scusi, ma dall'inizio della seduta tutti i suoi colleghi hanno accettato di ridurre il tempo a disposizione. Anche il presidente Chiti è stato inflessibile sul prolungamento dei tempi. Quindi, l'autorizzo a consegnare l'intervento scritto.
È iscritto a parlare il senatore Vizzini. Ne ha facoltà.
VIZZINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, ho ascoltato e condivido l'analisi e i propositi espressi nell'esposizione che ha introdotto i nostri lavori. Per queste ragioni, la modesta componente socialista presente al Senato voterà la fiducia al suo Governo.
Ho apprezzato le parole che lei ha pronunziato quando ha parlato di equità coniugata con la crescita, intendendo per equità un modo di rivolgersi non più e non mai solo ai soliti noti, nei confronti dei quali sono stati perpetrati audaci colpi dal punto di vista fiscale, sapendo che si può fare una lotta all'evasione che consenta di risanare le profonde ingiustizie che sono state compiute, spingendo nuove povertà accanto alle vecchie del nostro Paese.
Gli evasori non hanno un nome, ma le mura lo hanno, non quelle delle prime case, ma delle terze, delle quarte e delle quinte, che hanno nomi diversi dai loro proprietari. I beni immobili registrati hanno un nome: probabilmente a ciò dobbiamo cominciare a guardare perché ci sia giustizia sociale in questo Paese, e quindi equità.
Lo Stato deve garantire la laicità, nel senso dell'equidistanza da tutti i suoi cittadini, di qualunque razza, religione, cultura e genere essi siano; laicità che spesso non c'è stata in questo Paese, che non riesce a fare una legge sull'omofobia, che pensa che il testamento biologico possa essere elevato a questione di dottrina di partito.
La ringrazio per aver parlato della crescita anche in quella parte del Paese che è penalizzata, e non tanto perché mancano le risorse, ma perché non è capace di spenderle, ed è il nostro Mezzogiorno. Nella mia Regione, su 11 miliardi disponibili dei piani POR, se ne è speso soltanto un miliardo, e i 10 restanti probabilmente andranno restituiti al mittente.
La ringrazio per aver anche citato la necessità di un contrasto duro e severo alla criminalità organizzata e alle mafie che opprimono larghe zone del nostro Paese, rappresentando ormai mafie degli affari che consentono di ripulire somme immettendole nell'economia legale con grande liquidità rispetto alla difficoltà che hanno le aziende.
Mi avvio rapidamente alla conclusione, sottolineando che, certamente, quando nasce un Governo tecnico, si può pensare che ci sia una crisi della politica. C'è invece una centralità del Parlamento in questo momento, perché le forze politiche dovranno discutere, impegnarsi in Parlamento e, probabilmente, riflettere su se stesse, diventare più europee, cancellare i partiti dei leader e fare i partiti delle regole, consentire un rapporto diverso tra elettore ed eletto per dare a questa nostra democrazia quel carattere europeo che deve avere anche la nostra economia. Dobbiamo diventare più europei dal punto di vista della gestione dell'economia, dobbiamo diventare più europei anche dal punto di vista dei valori e dell'assetto della politica e dei partiti in questo nostro Paese. Buon lavoro, signor Presidente. (Applausi dei senatori Perduca e Negri).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.
BODEGA (LNP). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, non voglio mettere il carro davanti ai buoi. Vedremo strada facendo quello che farete; noi, come forza d'opposizione, garantiremo l'opposizione e quindi la democrazia parlamentare. Questa sera siamo chiamati ad esprimere una valutazione sull'Esecutivo che si presenta alle Camere: evento attinente all'attività parlamentare che, senza meravigliare nessuno, ha visto molte volte l'Aula dividersi tra favorevoli ed oppositori. Lo ricordiamo a quanti si adoperano per suscitare indignazione nei confronti di coloro che, anche in questo contesto di stupefacente unanimismo, non rinunciano a libertà di espressione e capacità di giudizio.
Non ci turba, non ci smuove l'operazione mediatico-politica volta a dipingere come nemico della Nazione chi non plaude alla provvidenzialità del nuovo corso. Ebbene, noi manteniamo i piedi per terra, senza accodarci a fautori dell'opinione unica e laudatoria, pur rifuggendo dall'ostilità pregiudiziale.
Rispettiamo anche la scelta del presidente Napolitano, il quale evidentemente ritiene che il professor Mario Monti risulti degno della carica senatoriale vitalizia. Ne prendiamo atto, non senza avvertire - mi consenta - una sottile contraddizione tra la nuova investitura senatoriale e la bandiera dell'antipolitica innalzata sul Governo tecnico. Che dire allora dei discorsi sul ridimensionamento della cosiddetta casta e delle rinnovate promesse di tagli ad organici parlamentari che, come in questo caso, seguitano ad accrescersi?
Quanto al celebrato dogma della verginità politica di questo Esecutivo, proclamatosi scevro da imbarazzanti contaminazioni partitiche, immaginiamo il disagio dei tecnicissimi Ministri nel corso delle loro frequentazioni romane. Dei diciassette neo Ministri, infatti, almeno sei hanno collaborato a vario titolo con il Governo Prodi o sono comunque considerati particolarmente vicini all'ex Premier (uno di essi ne fu persino Sottosegretario). In due hanno lavorato per il Governo D'Alema e altri due per quello Amato; un altro ha lavorato per l'Esecutivo Dini (si tratta appunto di Sottosegretari, di Capi di Gabinetto di Ministeri, di consiglieri e di membri di staff ministeriali). Un altro Ministro invece figurò come possibile candidato sindaco del PD a Torino.
Non manca, d'altro canto, una qualche attenzione verso UDC e FLI, con un neo Ministro considerato molto vicino all'ex ministro Tremaglia e al partito di Fini. Questa elencazione nulla toglie alla competenza dei citati Ministri; l'intenzione, semmai, è di mostrarli assai meno estranei di quanto si dica al ruolo politico a cui aspirano. Non gabelliamo dunque per tecniche le scelte che questo Esecutivo compirà e il cui orientamento già traspare dalla composizione e dalla formulazione degli incarichi dei Ministri.
Certamente e pericolosamente politica - lo abbiamo già ripetuto - è la decisione di sopprimere il ruolo di Ministro delle riforme. La Lega Nord non avrebbe comunque sostenuto un Governo nato da un artifizio anziché dalla limpida scelta delle urne; ma la già dubbia legittimazione verrebbe manifestamente a mancare nel momento in cui questo Esecutivo dovesse porsi fuori dalla storia, tentando di portare indietro il Paese e di fermare il cammino del federalismo.
Senatore Mario Monti, ci sfuggono le ragioni che hanno portato al suo insediamento, considerato che il Paese sin qui è agevolmente scampato alle difficoltà, anche senza l'intervento - me lo consenta - di tecnici e professori che non fossero quelli all'opera nel Governo Berlusconi. È stato sinora possibile mantenere comunque livelli accettabili di benessere collettivo, senza subire le ricadute di una crisi internazionale, le cui responsabilità vanno ricercate in ambienti che potrebbero davvero definirsi tecnici, in quanto prossimi alla speculazione internazionale ed estranei alla vituperata politica.
Noi ci chiamiamo dunque fuori da questa operazione verticistica che ha come mandanti potenze europee ed extraeuropee: troppe istituzioni, laiche e non, hanno già messo il cappello sul Governo, e vedrete che presto cominceranno a tirargli la giacca.
In questo frangente - e concludo - siamo pronti a fare il necessario, ma si badi bene che non permetteremo che vengano messi a repentaglio i diritti acquisiti e il lavoro, e che a pagare siano sempre quelli. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, voglio rivolgere innanzitutto i miei migliori auguri di buon lavoro al signor Presidente del Consiglio e al suo Governo.
Svolgerò solo qualche breve considerazione politica sul legame solido e fecondo che, in questa delicatissima fase della vita del nostro Paese, dovrà caratterizzare il rapporto tra il Governo e il Parlamento.
Oggi vale la pena sottolineare quanto nella grave emergenza della crisi rimanga intatta la funzione centrale che la Costituzione attribuisce al Parlamento e come le attuali circostanze richiedano alla Camera e al Senato di riprendersi in pieno le proprie responsabilità di legislatore, da tempo colpevolmente affievolite.
Credo fortemente nella centralità del Parlamento, «cuore pulsante e motore del progresso del Paese», come lei, presidente Monti, lo ha definito aprendo poco fa il suo intervento. Penso anche che un Parlamento forte e responsabile e una chiara divisione dei poteri garantiscano il Governo e gli diano più forza di un Parlamento sonnacchioso o persino addomesticato.
Tutti noi sbaglieremmo ad immaginare che il prestigio anche internazionale del presidente Monti e l'alto profilo del suo Governo anticipino un ruolo residuale, quasi passivo del Parlamento. Sbaglieremmo anche a ritenere che l'attenzione e il rispetto con i quali Camera e Senato dovranno esaminare le misure governative anticrisi prefigurino un momentaneo esaurirsi della funzione parlamentare nel sostegno all'azione del Governo.
Tra oggi e domani le Camere attribuiranno al Governo la legittimazione democratica a governare e a dare attuazione al suo programma.
Il presidente Monti ha ricordato che la crisi che l'Occidente sta attraversando ha origini complesse, ma ha anche detto che, all'interno dell'Eurozona, la nostra crisi è particolarmente acuta, gravida di rischi e pericoli che nessuno è in grado di risolvere se non noi, noi italiani.
Una crisi non solo finanziaria, da debito, da poca equità, da squilibri, da assenza di infrastrutture, da arretratezza di gran parte dei servizi pubblici.
La nostra è prima di tutto crisi del sistema politico, delle regole e delle istituzioni pubbliche, crisi dello Stato e di senso dello Stato.
Sabino Cassese, in un suo bel volume, si è domandato: «L'Italia: una società senza Stato?». È un interrogativo impegnativo per tutti, in modo particolare per noi che sediamo in quest'Aula.
Può la democrazia di un Paese fondatore dell'Unione europea fare a meno di uno Stato efficiente? Quali sono le conseguenze dell'antica, ma oggi così gravemente dilatata, debolezza dello Stato italiano?
Presidente Monti, il più grave handicap con cui il suo Governo dovrà fare i conti è proprio la debolezza dello Stato. Negli ultimi lustri il nostro Paese è stato condotto, con comportamenti e atti politici di cui dirà la storia, lungo la strada del declino delle istituzioni pubbliche. Risanare e rinnovare le istituzioni, restituire loro autorevolezza, efficienza ed equidistanza dagli interessi di parte: questo è il terreno sul quale verrà misurata la capacità di iniziativa diretta del Parlamento.
La crisi del nostro Stato è crisi dello Stato istituzione e dello Stato ordinamento. E' crisi persino della legislazione, visto che non riusciamo più neanche a scrivere delle buone leggi, leggi che aiutino i cittadini ad osservarle e i giudici ad applicarle. Ha ragione, quindi, Cassese quando segnala che su questioni capitali l'Italia ha bisogno non di meno Stato, ma di più Stato.
In questo quadro, il Parlamento è chiamato a recuperare non solo il tempo perduto, ma ancor prima il suo ruolo e la sua funzione con un serrato programma di lavoro e pochi chiari obiettivi: cambiare la legge elettorale, restituire agli elettori il diritto di scegliere i parlamentari, apportare alcune essenziali modifiche alla struttura dei diversi livelli istituzionali dello Stato, quali fine del bicameralismo perfetto, riduzione dei livelli di governo territoriale, modifiche dei Regolamenti di Camera e Senato, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento dei poteri e delle funzioni delle autorità indipendenti, quale condizione necessaria per il regolare funzionamento del mercato e premessa per il suo sviluppo. Inoltre, come lei ha ricordato, Presidente, riforma dell'articolo 81 della Costituzione, secondo il profilo di rigore già impresso dai Padri costituenti.
Nel tempo che ci separa dalla fine della legislatura, il Parlamento italiano ha il dovere di assumersi le sue responsabilità e contribuire per la sua parte a tirar fuori l'Italia dalle secche in cui si è incagliata.
Il Senato sta per dare la fiducia al Governo Monti. Lo farà sapendo che nessuna misura governativa di risanamento economico finanziario potrà avere effetti duraturi, in assenza di una cornice istituzionale in grado di proteggere e dare ordine all'evoluzione sociale ed economica del Paese. Il voto di fiducia, quindi, avrebbe un ridotto valore se non fosse accompagnato da un nostro impegno solenne ad onorare il debito di riforme che noi senatori abbiamo verso il Paese.
Signor Presidente del Consiglio, taluni sostengono che nelle democrazie contemporanee il tramonto delle ideologie e gli effetti del mercato globale abbiano reso non più distinguibile il pensiero delle forze politiche di centrosinistra da quello del centrodestra. Io non sono di questa opinione, e le vicende italiane degli ultimi 20 anni confermano che le differenze ci sono e sono consistenti. Anche in questo Parlamento, che si appresta a darle fiducia, permangono reali distanze politiche tra chi siede in questa parte dell'emiciclo e chi nell'altra: differenze di impostazione politica e diverso giudizio sulle responsabilità del declino dell'Italia negli ultimi venti anni.
Vi sono però momenti della vita delle Nazioni in cui l'interesse generale richiede una assunzione di responsabilità quanto più vasta possibile. Sono fasi storiche che richiedono, anzi impongono, a tutte le forze politiche - e mi rivolgo anche ai senatori della Lega Nord - di assumere scelte difficili e costose per l'interesse politico di ciascuno, e di farlo senza che alcuno rinunci alla propria cultura politica, solo riconoscendo che nel dramma dell'emergenza gli interessi generali e l'Italia vengono prima di tutto.
È molto importante e fa ben sperare per il futuro che larghissima parte delle forze politiche presenti in Parlamento, con piena consapevolezza della gravità del momento, voglia sostenere questo Governo di impegno nazionale, come lei l'ha felicemente definito, presidente Monti. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.
*QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, non comprenderemmo gli eventi che ci hanno portato qui oggi se non li inquadrassimo nel drammatico contesto di una crisi internazionale che troppo spesso, invece, è stata deformata da una lettura strumentale e - mi consenta - provinciale per volgerla contro un Governo che ha fatto molto più di quanto in una situazione ordinaria sarebbe stato lecito attendersi, fino a sacrificare al bene comune l'interesse della propria parte.
Mi riferisco ad un Governo che nel pieno della tempesta mondiale, col peso di un debito pubblico pesantissimo e stratificato, come lei ha ricordato oggi, signor Presidente, ha fatto registrare un tasso di disoccupazione al di sotto della media europea, ha moltiplicato gli sforzi e i risultati nella lotta all'evasione, ha investito nella salvaguardia della pace sociale; ad un Governo che ha varato in poche settimane la più consistente manovra economica della storia repubblicana e ha gettato le basi per raggiungere nel 2013 il risultato storico del pareggio di bilancio.
Ecco, noi non ci aspettiamo che i colleghi che fino a ieri erano all'opposizione riconoscano tutto questo. Ci aspettiamo però una presa di distanza da quelle fallaci profezie, che i fatti si sono incaricati di smentire, secondo le quali le dimissioni del presidente Berlusconi sarebbero valse 100, 200, 300 punti di spread. (Applausi dal Gruppo PdL). Per rendersi conto di quanto fossero strumentali quelle affermazioni non bisogna essere professori di economia: basta aprire il televideo e leggere l'andamento dei mercati degli ultimi giorni.
Insomma, se non si valutasse la complessità di ciò che sta accadendo, non si spiegherebbe perché oggi a chiedere la fiducia a una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne sia un illustre italiano così consapevole del valore della sovranità popolare da rispondere appena tre anni fa, a chi gli chiedeva se sarebbe stato disponibile a guidare un Governo tecnico: «è sperabile che non accada mai. Spero che il sistema politico sia in grado di produrre Governi politici con una maggioranza e un'opposizione». (Applausi dal Gruppo PdL).
La crisi che stiamo vivendo, signor Presidente, è globale. Essa affonda le sue radici nel divorzio tra economia reale ed economia virtuale che, innescatosi dall'altra parte dell'Atlantico, ha lasciato in eredità bolle speculative e fallimenti di banche che nemmeno gli Stati sovrani avevano gli strumenti e le possibilità di tenere sotto controllo. Era inevitabile che il terremoto attraversasse l'oceano, ma non appena ha raggiunto il Vecchio continente ha trovato ad attenderlo una situazione che ha fatto della crisi europea qualcosa di più e di più grave di una crisi di rimbalzo: ne ha fatto l'epicentro di una crisi strutturale che sconta la debolezza di una moneta senza garanti e il mancato completamento di un percorso.
Signor Presidente, qui siamo tutti europeisti, ma proprio per questo siamo tenuti a dirci la verità. La nascita dell'Unione è stata soprattutto un metodo, il metodo di Jean Monnet: fissato di volta in volta un obiettivo condiviso, gli Stati aderenti avrebbero dovuto cedere via via una quota di sovranità, la minore possibile compatibilmente con il raggiungimento dello scopo prefissato. Questa dinamica, più volte ripetuta, avrebbe dovuto produrre un graduale e costante trasferimento di sovranità dagli Stati-Nazione all'Unione europea.
L'ultima e più importante tappa di questo percorso si è posta dopo la caduta del Muro, con l'avvento della moneta unica. È proprio sull'unificazione monetaria che il meccanismo si è inceppato. L'euro è nato, ma ben presto ha iniziato a soffrire per una compagnia troppo numerosa che celava, in realtà, uno stato di solitudine nonché la perdita di identità dell'Europa: una moneta unica priva del sostegno di una banca garante e dipendente da diciassette Governi nazionali non più disposti, nei fatti, a una lenta, graduale ma costante devoluzione di sovranità.
Non solo. L'andamento della crisi ha riverberato anche un altro carattere strutturale dell'Europa: la dualità fra Nord e Sud, che è geografica ma anche geopolitica, economica e per certi versi esistenziale.
La crisi finanziaria si è abbattuta dapprima su quelle economie più deboli dove lo Stato di diritto e il concetto stesso di regolamentazione erano più fragili (le "democrazie calde", come avrebbe detto Miglio), e dal bacino mediterraneo sta risalendo verso Nord. Non è un caso che sia stata così duramente colpita l'Italia che riflette al suo interno la stessa dualità dell'Europa. E non è un caso che questa stessa crisi stia mettendo a nudo le debolezze di quell'asse franco-tedesco che dopo aver rivendicato per decenni un ruolo di garante ora cerca troppo spesso di scaricare sugli altri i propri problemi. (Applausi dal Gruppo PdL).
È in questo contesto, signor Presidente, che il presidente Berlusconi e il PdL hanno maturato la scelta, non imposta da alcun voto dì sfiducia, di compiere un atto di responsabilità contribuendo alla nascita del suo Governo: un atto sofferto ma convinto.
Signor Presidente del Consiglio, assai più che dai programmi, a dire il vero ancora vaghi, il nostro giudizio sull'operato del Governo dipenderà da quanto esso riuscirà a fare giorno dopo giorno di fronte alla crisi. Oggi lei deve sapere che i margini della nostra disponibilità ci sono e sono ampi. D'altra parte, chi di fronte alla gravità dì questa crisi non mostrasse ampi margini si comporterebbe da ideologo e non da politico. (Applausi dal Gruppo PdL). Invece, la nostra scelta di far nascere il suo Governo, e persino quella di far sì che esso fosse composto da soli tecnici, è scelta tutta quanta politica.
Sappiamo bene di trovarci a un bivio. Da questa esperienza il giovane bipolarismo italiano potrà uscire decomposto, oppure la democrazia maggioritaria potrà risultare rinsaldata.
Molto dipenderà dal ruolo che le principali forze politiche decideranno di interpretare; dalla loro capacità di assumersi insieme la responsabilità di scelte dure ma ineluttabili in campo economico, di preservare al contempo una fisiologica dialettica parlamentare sui temi caratterizzanti le rispettive identità, e di portare a termine quelle riforme delle istituzioni e dei Regolamenti che riescano ad aggiornare e a rafforzare il nostro bipolarismo.
Anche il nuovo attivismo politico dei cattolici, di cui questo Governo è positiva espressione, deve rientrare in questo schema, respingendo le sirene nostalgiche di una riedizione della Democrazia cristiana, magari anche solo riveduta e corretta. Anche perché solo in questo solco, che oserei definire "ratzingeriano", potrà continuare a svilupparsi la collaborazione fra credenti e non credenti sul comune terreno di principi che sono parte costitutiva della nostra identità nazionale.
Concludo, signora Presidente. Siamo ben consapevoli che lungo questa strada ci sono dei rischi, e per noi il primo è quello di smarrire il rapporto con la Lega Nord. Non ci illudiamo che la differente scelta di oggi possa non avere conseguenze, ma d'altra parte non dimentichiamo il percorso che la Lega ha fatto per integrare la sua forza popolare nelle istituzioni dello Stato-Nazione e le riforme alle quali abbiamo lavorato insieme. Nell'ambito dell'azione parlamentare non intendiamo annullare tre anni e mezzo di collaborazione.
Si apre oggi una fase di incredibile vivacità politica. Paradossalmente, signor Presidente del Consiglio, è un Governo tecnico a suscitarla. E noi, proprio in nome della politica e della sua nobiltà, sosterremo il suo Governo fin quando e fin dove la responsabilità che fin qui abbiamo dimostrato continuerà a consigliarcelo. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta sino alle ore 18,30.
(La seduta, sospesa alle ore 18,01, è ripresa alle ore 18,35).
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 18,01)
Riprendiamo i nostri lavori.
Avverto che sono state presentate le mozioni di fiducia al Governo n. 497, dei senatori Gasparri, Viespoli e Quagliariello, n. 498, della senatrice Finocchiaro, e n. 499, dei senatori D'Alia, Pistorio e Rutelli, di identico contenuto, nonché n. 500, del senatore Belisario. Tali mozioni sono state stampate e distribuite.
Ha facoltà di intervenire in replica il presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim, senatore Mario Monti, al quale chiedo di indicare su quali mozioni il Governo accetta che abbia luogo la votazione per la fiducia.
MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim. Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo accetta che la votazione per la fiducia abbia luogo sulle identiche mozioni n. 497, dei senatori Gasparri, Viespoli e Quagliariello, n. 498, della senatrice Finocchiaro, e n. 499, dei senatori D'Alia, Pistorio e Rutelli.
PRESIDENTE. Signor Presidente del Consiglio, vuole replicare alle dichiarazioni rese durante il dibattito?
MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim. Signor Presidente, voglio ringraziare, a nome personale e a nome del Governo, tutti i membri di questa Assemblea per la loro presenza e per i loro interventi.
Per quanto riguarda gli specifici contenuti che sono stati portati alla nostra attenzione negli interventi, ovviamente abbiamo preso attenta nota e potranno formare oggetto di dibattito, di precisazioni, in particolare in sede di Commissioni parlamentari da parte dei Ministri.
Da un punto di vista più generale, vorrei dire che ho grandemente apprezzato il clima di collaborazione, o collaborazione di attesa, o comunque di disponibilità in questo momento della gran parte del Senato (mi è parso di capire). Questo non fa che aumentare il nostro impegno.
Vorrei cogliere questa occasione anche per precisare che ovviamente il Governo intende seguire da vicino il processo di attuazione del federalismo fiscale.
Vorrei aggiungere solo un punto specifico per quanto riguarda l'atteggiamento del Governo o di suoi membri nei confronti di iniziative, complotti dei poteri forti o delle multinazionali, o di superpotenze, negli Stati Uniti o in Europa. Permettetemi di rassicurarvi totalmente, ma proprio totalmente (Ilarità. Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS), anche perché le nostre modeste storie personali parlano in questo senso. Quando a me è capitato (ma ci sono anche altri colleghi che hanno avuto responsabilità pubbliche in momenti della loro vita) di essere Commissario europeo a Bruxelles, non sono sicuro che le grandi multinazionali mi abbiano colto come un loro devoto e disciplinato servitore. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS).
Per quanto riguarda le potenze europee, vorrei dire che di nuovo in quelle funzioni ho avuto occasione e il piacere - perché lavorare per la legge (in quel caso la legge comunitaria), lavorare per il cittadino (in quel caso il consumatore), lavorare per la concorrenza è un piacere, oltre che un dovere - dalla Commissione di fare la mia parte in antitesi ai Governi dei maggiori Paesi europei quando capitava che non rispettassero le norme.
Per connessione di argomento, signor Presidente, mi permetto di dare notizia del fatto che in questi giorni e in queste ore sto avendo contatti intensi con i Capi di Governo dei Paesi europei, proprio per cercare di dare un rapido avvio a quella politica che mi sembra auspicata da tutti i settori di questa Assemblea, nel senso di una presenza incisiva dell'Italia nelle istituzioni comunitarie, ma anche a fianco dei principali Paesi europei. Quindi, ho colto appieno il messaggio - e vi sono molto grato di avermi rassegnato un messaggio che condivido profondamente - circa il posizionamento e l'atteggiamento psicologico e politico che l'Italia ha nei confronti dell'Europa, e sto operando esattamente in questa direzione.
Infine, sfondate una porta aperta (ma siete consapevoli di sfondarla) quando osservate - come molti di voi hanno fatto - che dobbiamo essere ossequiosi al primato della politica. Vi assicuro - del resto avete sentito le mie dichiarazioni iniziali - che proprio in questo senso abbiamo iniziato ad operare e questo è l'atteggiamento rispettoso, umile nel quale ci poniamo al servizio del Paese e - ripeto - proprio al servizio delle istituzioni politiche di cui riconosciamo, ovviamente, la primazia. Grazie, signor Presidente. (Applausi dai Gruppi PdL, CN-Io Sud-FS, PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta sino alle ore 19, tenuto conto del fatto che l'inizio delle dichiarazioni di voto era previsto in diretta televisiva per quell'orario.
La seduta è pertanto sospesa, e riprenderà alle ore 19 con le dichiarazioni di voto.
(La seduta, sospesa alle ore 18,43, è ripresa alle ore 19).
Colleghi, la seduta è ripresa. Vi prego di prendere posto. Siamo in diretta televisiva.
Passiamo dunque alla votazione delle mozioni nn. 497, 498 e 499, di identico contenuto.
Pregherei tutti i colleghi che interverranno, visto che siamo in diretta televisiva e abbiamo dei tempi assegnati, di non sforare, per non costringermi a interromperli, cosa che non ho mai fatto e che cerco di evitare. L'invito è rivolto a tutti i colleghi.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, credo di riuscire nell'intento, anche perché il clima dell'Aula non dovrebbe determinare interruzioni di nessun tipo.
Signor Presidente del Consiglio, oggi l'ho ascoltata con attenzione, e devo dire che il Governo che ha presentato in Senato costituisce l'approdo finale, ma positivo, di un percorso difficile, oserei dire drammatico, per il nostro Paese, che ha conosciuto e sta conoscendo una congiuntura molto difficile dal punto di vista economico e finanziario. Essa deriva certamente dal contesto europeo, dalla fragilità della moneta unica, dall'aggressione dei mercati e dagli intenti speculativi che vi si annidano, ma trova la sua ragione d'essere in quelle debolezze strutturali della nostra economia che lei oggi ha descritto e che necessitano di interventi profondi di revisione. Questo in quanto il nostro stesso sistema di convivenza civile è messo a rischio da questa congiuntura, e quindi anche alcune delle fondamenta del nostro Stato sociale, che non possono più reggere ad una sfida così aggressiva.
Certo, signor del Presidente del Consiglio, abbiamo dovuto registrare con un certo imbarazzo alcune invasioni di campo e alcuni interventi fuori misura di qualche leader europeo, e anche taluni richiami, spesso stringenti, delle autorità internazionali, pienamente legittimi rispetto ai trattati e alle regole che dobbiamo rispettare, ma che hanno messo in imbarazzo il nostro Paese e la sua sovranità per come sono stati percepiti dai nostri concittadini. Lei oggi ha detto una cosa che ho ascoltato con attenzione e che mi ha convinto, e cioè che nella debolezza della costruzione europea, che lei conosce bene, c'è anche la tentazione, in questa fase difficile, da parte di qualche Stato di far prevalere interessi nazionali, e tra questi forse non vi è quello di un'Italia forte.
Ma queste tentazioni contengono in sé il rischio di mettere in gioco la stessa costruzione europea. Quindi, il suo richiamo ai padri fondatori, al ruolo fondamentale dell'Italia, alla necessità per il nostro Paese di riappropriarsi di questa sua funzione è nell'interesse nazionale, ma è anche nell'interesse della costruzione europea. C'è bisogno di un'Italia forte perché l'Europa sia giusta e pienamente coerente con le regole che l'hanno resa possibile. In questo senso, apprezzo molto - e per questo lo ringrazio - la scelta del presidente Berlusconi di farsi da parte e di consentire che questo Governo avesse vita. È un invito che gli rivolsi modestamente qualche mese fa, quando gli chiesi, per amore del Paese, di farsi da parte, perché non poteva essere lui l'uomo della riconciliazione nazionale. L'onorevole Berlusconi ha fatto questa scelta, e io apprezzo che il suo partito sia così impegnato nel sostegno al suo Governo. Credo che sia una pagina molto utile e che possa consentire anche in Parlamento una stagione di grande collaborazione nel segno delle riforme che il suo Esecutivo ci proporrà.
Ho apprezzato molto anche la scelta del Partito Democratico di lasciare da parte interessi comprensibili di parte e di sostenere questo Governo, perché la tentazione elettorale avrebbe potuto prevalere.
Ma non posso non rivendicare con orgoglio la giustezza dell'intuizione del Terzo Polo e del Movimento per le Autonomie, che ne è parte integrante, che sin dal primo momento ha scelto di sostenere questa iniziativa, in cui ha avuto parte rilevantissima il Capo dello Stato, con convinzione, senza incertezze, senza se e senza ma, ritenendola l'unica possibile per ridare al nostro Paese una prospettiva di sviluppo nel risanamento.
Signor Presidente, lei ha avuto molta cura in questi giorni di ascoltare tutte le forze politiche, anche le più piccole. Ciò ha anche alimentato l'ironia di qualche commentatore per questo tempo che ha impegnato, del quale io però la ringrazio perché ha avuto cura - come ha fatto oggi ponendosi in Parlamento con un approccio assolutamente rispettoso - delle responsabilità della politica. Ci sono tante piccole formazioni, tra cui alcune sono il frutto di estemporanee congiunture e di accordi tra uomini, mentre altre, come il Movimento per le Autonomie, per quanto non cospicue a livello di Parlamento nazionale, sono importanti perché rispondono ad interessi molto rilevanti.
Noi siamo un movimento molto radicato nel Mezzogiorno e in particolar modo in Sicilia e ci siamo fatti carico di governare quella Regione tentando un'operazione difficile. Un membro del Governo mi ha riconosciuto l'opera in un ambito importante quale la sanità nel segno dell'efficienza, della modernizzazione e del risanamento, in piena sintonia e forse - con qualche piccolo vizio di vanità - anticipando anche l'esigenza generale di riconsiderare gli schemi della politica italiana e di far prevalere i contenuti e le esigenze riformatrici rispetto alle logiche di schieramento. Questa ragione forte che ha ispirato quell'azione ci fa guardare con grande apprezzamento al suo Governo, alle linee ispiratrici che oggi lei ha rappresentato in questa Aula, a quelle parole di ordine, di equità e di coesione che sono davvero gli architravi di una stagione politica nuova: equità sociale, equità territoriale, coesione sociale, coesione territoriale.
Vede, signor Presidente, noi veniamo da una stagione politica in cui la divaricazione e gli interessi delle parti hanno segnato il momento più basso per il nostro Paese. Considero di grande rilievo - per esempio - il fatto che voglia assumere interamente la responsabilità di governare il rapporto con le autonomie locali - come oggi ci ha detto - gestendo direttamente anche la responsabilità degli affari regionali, perché occorre un grande rispetto per le autonomie locali in una logica di coerente interesse nazionale.
È davvero apprezzabile a nostro avviso la scelta che vi sia un Ministro della coesione territoriale, perché può essere la sede, con il Ministero dello sviluppo e delle infrastrutture, di una vera politica della crescita, la quale sappia trarre il meglio di se da ogni parte del Paese. Ogni parte ha infatti la sua vocazione, le sue aspettative e le sue speranze di crescita e di sviluppo. C'è una questione settentrionale, come c'è una questione meridionale. Noi rappresentiamo quelle istanze meridionali che vogliono contribuire al risanamento del Paese, che vogliono partecipare ad uno sforzo di modernizzazione, di efficienza, di trasparenza, di lotta agli sprechi e di lotta alla criminalità, perché questo è nell'interesse del Paese. Occorre che tutto il Paese partecipi a tale sforzo, perché, senza quella crescita che lei ha evocato, in misura significativa, ogni sforzo di risanamento, anche le scelte più dure e drastiche di finanza pubblica rischiano di essere vanificate.
In questi anni è accaduto questo, signor Presidente: è accaduto che lo squilibrio della rappresentanza nell'Esecutivo precedente ‑ ho espresso il mio apprezzamento al presidente Berlusconi e quindi non vi è livore, ma un giudizio di merito ‑ per il ruolo eccessivo di un partito quale la Lega Nord, anch'esso rispettabilissimo nella sua vocazione e nella ragione di egoismo territoriale, ha determinato scelte inique per il Paese. Ha determinato forse la fine di quell'Esecutivo e non solo impedendo la riforma delle pensioni, ma determinando anche lo sfilacciamento di quella maggioranza attorno a scelte ingiuste ed inique sulla allocazione delle risorse, che hanno determinato forti penalizzazioni per le aree più deboli di questo nostro Paese e il fatto che la parte meridionale di esso venisse esclusa dalla rappresentanza degli interessi al Governo, al di là delle presenze di Ministri più o meno meridionali.
Qualcuno mi ha detto che non c'è un Ministro siciliano in questo Governo. Non ha nessuna importanza. Non ho interesse a Ministri siciliani, ma a Ministri che sappiano fare la loro parte nell'interesse della coesione. Per alcuni di questi Ministri, che conosco, ho espresso apprezzamenti diretti e personali, e non lo faccio in modo plateale, perché non servirebbe, ma questo è un Governo nel quale ci riconosciamo con grande convinzione.
Signor Presidente, abbiamo la convinzione che lei sia partito con il piede giusto, che questo Governo è quello che serve al nostro Paese, che possa ridare prestigio alla nostra Nazione e garantire quella stagione di coesione, di piena corresponsabilità nello sforzo di risanamento, per garantire vere prospettive di sviluppo che sappiano cogliere tutte le vocazioni dei nostri territori.
Per tali ragioni mi conforta la giustezza della nostra originaria intuizione nel sostenerla sin dal primo momento, per cui le annuncio il voto pienamente convinto del Movimento per le Autonomie e dell'intero Gruppo Misto del Senato a favore del suo Governo. (Applausi dal Gruppi Misto-MPA-AS, PD, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e dai banchi del Governo).
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, signori del Governo, colleghi, il Gruppo di Coesione Nazionale‑Io Sud‑Forza del Sud esprimerà un voto di fiducia al suo Governo, signor Presidente del Consiglio, per le ragioni e per le motivazioni che già sono state espresse, con alcune sottolineature di carattere programmatico, dai colleghi Menardi e Poli Bortone. Lo faremo nella convinzione che il suo Governo, come lei ha dimostrato con il suo intervento (e credo sia utile una riflessione che sgombri il campo da alcune valutazioni che, a mio avviso, hanno poca ragion d'essere), sia un Governo politico, non un Governo tecnico. I Governi tecnici non esistono. La funzione più alta della politica è la funzione di governo: governare è la più alta possibilità che la politica ha a sua disposizione per rendere il servizio alla comunità nazionale e per cercare di affrontare, di risolvere e di sciogliere i problemi.
Altra questione è, rispetto alla funzione politica, la legittimazione al Governo. La legittimazione, nel nostro sistema e nel nostro regime, è di carattere parlamentare, che si attesta attraverso la fiducia al Governo. Ma non si può disconoscere che la dinamica del sistema politico-istituzionale in senso bipolare, con l'indicazione del premier e la maggioranza scelta direttamente dal voto e dalla sovranità popolare, pone anche una questione di raccordo tra il sistema istituzionale, la Costituzione formale e la Costituzione sostanziale, per evitare che non si affronti e non si sciolga questo nodo, che è una delle questioni che emerge anche dalla formazione del suo Governo.
Signor Presidente del Consiglio, se un aspetto positivo è già emerso attraverso il dibattito di questi giorni e di queste ore, subito dopo le dimissioni del Governo Berlusconi, è un elemento ormai inconfutabile: non ci troviamo di fronte alla crisi di un Governo, ma di fronte ad una grande crisi sistemica, che è una crisi dell'Europa e che ha un'accentuazione di carattere nazionale per alcuni deficit che storicamente il nostro Paese ha e per alcune specificità che il nostro Paese ha, come l'alto debito e la bassa crescita. Siamo tuttavia nel quadro di una crisi di sistema che riguarda l'Europa e l'Occidente nella sua interezza, e che ha bisogno di un sforzo di coesione e di responsabilità che non sta nella cifra di un Governo, ma nella capacità di costruire un consenso ampio in termini politici per compiere le scelte di sistema e di carattere strutturale di cui il Paese ha bisogno.
L'altra questione è che per sciogliere questo nodo, cioè per determinare un altro elemento fondamentale ed essenziale della politica (che è sì partecipazione, che è sì confronto, che è sì dibattito, ma è anche, per certi versi e soprattutto, capacità di decisione), si è determinata, se mi è consentito dirlo, un'accentuazione di carattere semipresidenzialista che non a caso ha portato alla composizione di un Governo che giustamente si definisce il Governo del Presidente, perché il decisore ha determinato l'opportunità, in una certa fase della vita politica, di andare verso questa accentuazione. Non è un elemento disdicevole, ma anch'esso ci indica che abbiamo un compito straordinario da affrontare: la modernizzazione del sistema istituzionale, esso stesso come fattore di crescita.
Questo è il punto, signor Presidente del Consiglio: c'è un governo dell'economia, c'è un governo delle emergenze, c'è una risposta da dare a quei problemi di ordine strutturale ai quali lei ha fatto riferimento. A mio avviso, mi permetterò solo questa accentuazione critica: poteva farlo con più forza e con più chiarezza programmatica; ma questo è un altro ragionamento e un altro discorso. C'è questo e, insieme a tale sforzo, perché si determinino tutti i fattori di mutamento e di cambiamento che restituiscano all'Italia una stagione di protagonismo, accanto al governo dell'economia c'è la necessità di scandire da parte della politica e del Parlamento il tempo delle riforme, il tempo dei grandi mutamenti istituzionali. Non c'è infatti crescita che si determina se continuiamo ad avere un deficit di qualità e di capacità istituzionale e se, nell'epoca del tempo reale, ci troviamo ad avere processi decisionali che non raggiungono l'obiettivo che in una democrazia decidente si deve determinare e caratterizzare attraverso un sistema finalmente moderno, che sia all'altezza della grande sfida epocale che abbiamo di fronte.
Il problema non è, dunque, il rispetto formale del Parlamento, se non c'è il Parlamento, se non ci sono le forze politiche, se non c'è una capacità di sprigionare energia sul terreno del cambiamento istituzionale proprio della politica e del Parlamento, e lei infatti, presidente Monti, non ha fatto riferimento a questo elemento. Il problema, piuttosto, è che il Parlamento non solo accompagni le scelte strutturali di cui c'è bisogno, ma che contemporaneamente agisca come attore fondamentale all'interno della crisi per trovare indicazioni e soluzioni.
Signor Presidente del Consiglio, mi consenta di dirle brevemente il motivo per il quale ho fatto riferimento alla chiarezza programmatica: probabilmente, nel momento più alto, quello della richiesta di fiducia, quindi quello di maggiore impegno parlamentare, forse su alcuni nodi era possibile dire di più, sciogliendoli meglio, con una maggiore puntualità dal punto di vista programmatico, nell'interesse e per l'incisività stessa dell'azione del Governo.
Alcune grandi questioni attengono a quello che ora per sintesi chiamerò un nuovo patto nazionale, da costruire attraverso un elemento di coesione, che non è in contraddizione con il processo di modernizzazione dello Stato in senso federalista. Credo che sia un errore dire che la presenza del nuovo Ministro della coesione territoriale metta in discussione il lavoro di questi anni, in particolare quello che è stato messo in campo da una forza di marcato radicamento territoriale e di forte volontà modernizzatrice istituzionale qual è la Lega Nord. Significherebbe affermare, infatti, che il federalismo era un federalismo divisivo, incapace di raccogliere e di rilanciare la sfida della modernizzazione e della responsabilità istituzionale.
Coesione territoriale significa un quadro d'insieme che tenga la questione settentrionale e quella meridionale all'interno del grande tema della modernizzazione del sistema Paese, che può tornare protagonista nello scenario europeo. Il nostro, lo ricordo, è un Paese non solo a vocazione europeista, ma a vocazione euro-mediterranea, e credo che sia proprio il Mediterraneo - al quale non ha fatto riferimento nella sua relazione, signor Presidente del Consiglio - l'altra grande sfida culturale, politica, sociale e competitiva che abbiamo di fronte: all'interno di questa valutazione si configura dunque la funzione geopolitica del Mezzogiorno, che riacquista funzione europea, oltre che nazionale.
Ciò detto, signor Presidente del Consiglio, ritengo che sulla questione del patto nazionale e del patto intergenerazionale - cioè sulla necessità di riequilibrare nei confronti delle giovani generazioni quella sottrazione di futuro e di risorse che connota un Paese con un debito pubblico come il nostro e con una spesa assistenziale e previdenziale come quella italiana - non basti dire che dobbiamo costruire un nuovo sistema di tutele.
La politica non è l'elencazione dei problemi, ma è la soluzione, è il confronto sulle soluzioni e su un moderno sistema. Dal nostro punto di vista, deve dunque continuare il grande impegno costruito a partire dal Libro bianco sul mercato del lavoro di Marco Biagi e si deve completare il disegno riformista che ha attraversato le vicende dei Governi che hanno costruito sistemi di tutela, che oggi devono determinare un moderno sistema di welfare che non può fermarsi all'enunciazione, ma deve realizzare invece quello scambio inevitabile per reperire le risorse necessarie per un nuovo welfare.
Sicché, signor Presidente - e concludo - con questo spirito, con questo animo, con questa consapevolezza daremo il nostro contributo sul terreno parlamentare, su quello del confronto e su quello delle idee, perché siamo convinti che la politica possa e debba essere questo: grande ambizione per affrontare e risolvere i problemi della comunità nazionale. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL, del senatore Peterlini e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, Ministri, ci auguriamo di voltare finalmente pagina dopo tre anni e mezzo in cui il nostro Paese è sprofondato in una crisi economica, ma non solo: soprattutto politica, etica e sociale; crisi per troppo tempo negata e quindi mai affrontata in modo adeguato. Qualcuno ha cercato di considerarla figlia di ossessioni ideologiche, traendo spunto da ristoranti pieni ed aerei affollati. (Commenti dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Colleghi, niente atteggiamenti del genere. Per cortesia, basta polemiche. Prego, senatore Belisario.
BELISARIO (IdV). Non è più tempo di guardare indietro. Ma devo sottolineare - perché è il tempo che ce lo ricorda - che negli ultimi 10 anni, oltre otto sono stati governati dall'onorevole Berlusconi, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ella, presidente Monti, ha detto che questa crisi viene da lontano e che va affrontata in modo risoluto. L'Italia dei Valori ha chiesto un forte segnale di discontinuità per dare una risposta all'Europa e ai mercati, ma, se mi consente, soprattutto per dare fiducia ai nostri concittadini, sempre più preoccupati e sempre più lontani dalle istituzioni, individuate come zone franche in cui i privilegi e gli sprechi la fanno da padrone.
Certo, in presenza di un Parlamento marcatamente indebolito, se non proprio delegittimato dai numerosissimi cambi di casacca, l'Italia dei Valori avrebbe preferito venisse (Commenti del senatore Monti Cesarino) ridata la parola ai cittadini con una nuova legge elettorale che restituisse agli elettori il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento (Commenti dal Gruppo PdL). Ma l'emergenza finanziaria, vissuta drammaticamente dagli italiani, ci ha indotto, con senso di responsabilità ed attaccamento alla nostra Italia, a venire incontro alle preoccupazioni e alle sollecitazioni del Presidente della Repubblica, che rappresenta l'unità e la compattezza nazionale e a cui va il sentito, sincero apprezzamento del nostro Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo IdV).
A questo punto l'individuazione del professor Mario Monti ci è apparsa come un chiaro segnale di cambiamento, tale è la sua caratura professionale, la sua esperienza, i suoi trascorsi alla Commissione europea. Ma per l'Italia dei Valori ancora non bastava, signor Presidente. Era necessario che il Governo nascesse senza Ministri provenienti dalla politica, ma tutti scelti per il loro prestigio curricolare. Il dato di fatto è che abbiamo un Esecutivo snello, con esperienze di peso, in grado per la competenza che hanno di interloquire positivamente con il Parlamento. Il Governo che è qui in quest'Aula avrà il voto di fiducia dell'Italia dei Valori. (Commenti dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Colleghi, non siamo in uno stadio!
BELISARIO (IdV). Contribuiamo dunque a far nascere il suo Governo, prendendocene anche un po' di merito e di responsabilità. E lo aspettiamo alla prova dei fatti negli interventi concreti. Nessuna pregiudiziale, certamente, ma valuteremo la disponibilità ad accettare le nostre proposte, in linea con buona parte dei suoi obiettivi ambiziosi e oggettivamente difficili che lei questa mattina ha enunciato: rigore di bilancio, crescita ed equità.
Se mi permette, l'equità sociale - su cui tornerò anche dopo - dovrà informare tutti i provvedimenti che il Parlamento approverà, e su questo noi saremo vigili, senza farle sconto alcuno. Occorre giustizia sociale tra le varie componenti della nostra società, guardando a chi rimane indietro, al prossimo debole e svantaggiato; diversamente, avremmo aumento degli squilibri e delle tensioni, che non favorirebbero la crescita. La tutela di chi oggi non ha lavoro - come lei ha detto - dei giovani, delle donne e dei precari ci vedrà attenti, ma potrà essere declinata in tanti modi e noi ci adopereremo perché i diritti non vengano derubricati a concessioni, specie il sacrosanto diritto al lavoro, che non può essere compresso o negato.
Incontrandola nel colloquio formale avuto con lei, le abbiamo chiesto che bisognava partire dalle leggi del buon esempio (riduzione dei privilegi e dei costi della politica) e li abbiamo ritrovati nel suo discorso d'insediamento. La lotta all'evasione fiscale... (Brusìo. Commenti del senatore Monti Cesarino).
PRESIDENTE. Senatore Belisario, abbia pazienza, la prego di continuare. Lo so che non è sua la responsabilità. Mi sto sforzando di garantirle la possibilità di parlare, come è giusto che sia.
BELISARIO (IdV). La lotta all'evasione fiscale e all'illegalità ci vedrà senz'altro in prima linea, e da tempo abbiamo chiesto la tracciabilità delle transazioni, a partire da 300 euro, e l'immediata reintroduzione del reato del falso in bilancio. Combattere l'illegalità per noi vuol dire una seria, forte, senza tregua lotta alla corruzione che, come ricorda non l'Italia dei Valori ma la Corte dei conti, costa al nostro Stato oltre 50 miliardi di euro l'anno.
Negli ultimi tre anni e mezzo, milioni di italiani hanno vissuto un vero e proprio inferno. Ella, signor Presidente del Consiglio, ci propone di superarlo, e ci convince il grande rispetto che ha dimostrato verso il Parlamento, di cui ha ribadito la centralità. Lo ha chiamato cuore pulsante del Paese, a cui va riconosciuta e accresciuta dignità, credibilità e autorevolezza. Siamo di fronte a una grande opportunità per il Paese. La dobbiamo saper giocare. Noi voteremo la fiducia perché nasca il Governo tecnico da lei guidato, che sappia affrontare tutti i problemi senza interessi di parte, perché la crisi che attanaglia l'Italia è gravissima.
Come lei, noi sentiamo forte l'esigenza di impegnarci per colmare la distanza tra istituzioni e cittadini, ma per farlo dobbiamo lasciarci alle spalle la galleria di errori ed orrori cui abbiamo assistito. Cito le sue parole: basta con il familismo. Io aggiungo con il familismo clientelare, con il localismo che separa, con il settarismo dei partiti che pongono un'ipoteca sulle istituzioni.
Nella formazione del suo Dicastero non ha avuto nessuna pressione, richiesta o sollecitazione, signor Presidente del Consiglio, dall'Italia dei Valori; nessuna pressione avrà nella scelta dei Sottosegretari, e noi la invitiamo, pregandola, di continuare ad attingere a tecnici esterni ai partiti, dentro e fuori da questo Parlamento (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini), affinché sia un Governo a tutto tondo, libero dai condizionamenti, più forte e autorevole nelle proposte.
Due punti ci hanno lasciato un po' interdetti. La scorsa primavera si è svolto un referendum sul nucleare e vorremmo che il signor Ministro dell'ambiente sappia che innanzitutto va rispettata la volontà di oltre 27 milioni di cittadini (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Peterlini e Marino Ignazio) e che si muova con molta prudenza nel rispetto della volontà popolare: altrimenti non mi sembra che egli parta con il piede giusto. Attendiamo quindi con fiducia i provvedimenti per il Mezzogiorno.
Anche la pubblica amministrazione (il cui Dipartimento lei non ha fatto più vivere) deve avere la sua attenzione, perché essa ha bisogno di essere innovata e rilanciata per abbattere la tempistica e la burocrazia. Occorre un confronto con le Commissioni: i Ministri vengano a riferire; noi siamo pronti al confronto con grande disponibilità.
Questo Governo ha un forte consenso numerico, ma non ha una maggioranza politica: questa è una debolezza, ma è anche una forza. Noi riteniamo di poterlo sostenere senza far parte di alcuna ammucchiata, ma con la determinazione dei contenuti. Certo - lei lo sa e lo ripetiamo - siamo del parere che al più presto i cittadini debbano ritornare ad esercitare democraticamente il diritto di scegliere. (Commenti del senatore Monti Cesarino) In estate abbiamo raccolto un milione e 200.000 firme a favore del referendum sulla legge elettorale, per cui dovremo andare a votare con una nuova legge.
Per adesso le auguriamo buon lavoro. Non le faremo mancare, né il nostro impegno, né le nostre sollecitazioni. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini. Congratulazioni. Commenti dal Gruppo LNP).
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio (è motivo di gioia poterla chiamare in questo modo nell'Aula del Senato), a lei e ai membri del nuovo Governo, a nome dei senatori del Gruppo Per il Terzo Polo formato dai rappresentanti di Alleanza per l'Italia e Futuro Libertà, un augurio sincero e la nostra chiara, solida e determinata volontà di sostegno. Dichiaro subito che è un sostegno pieno, non condizionato e non a termine: crediamo che il Governo debba lavorare sino alla conclusione della legislatura.
Condividiamo le sue dichiarazioni programmatiche, in cui vediamo tre compiti fondamentali: affrontare la crisi economica; affermare la nostra credibilità europea e internazionale; condurre una stagione politica di vera e propria riconciliazione nazionale.
In primo luogo, porre mano alla drammatica condizione dell'economia significa evitare che le criticità nella finanza pubblica e in quella privata si traducano in una stretta tremenda per le attività produttive, il lavoro e tutta la società italiana. Dunque, si debbono associare, come lei ha detto, l'equilibrio dei conti pubblici e la cura della coesione sociale con la ripresa della crescita economica, sapendo bene che le reali previsioni, colleghi, indicano un 2012 sotto zero.
In secondo luogo, ritrovare una completa capacità di collaborazione internazionale, di fiducia e integrazione con le istituzioni e i Paesi dell'Unione europea significa presentare politiche e riferimenti stabili e autorevoli, perché tutta l'Europa soffre, ma, come lei ha detto, l'Italia è da tempo il punto più critico e pericoloso della sofferenza europea.
In terzo luogo, stabilire una tregua dopo una troppo lunga stagione fallimentare di un bipolarismo guerriero significa interrompere la conflittualità e condividere in Parlamento le decisioni da prendere nei prossimi 16 mesi.
Non è la prima volta, signor Presidente del Senato, che un Governo raccoglie larghe maggioranza nella storia della Repubblica: è accaduto subito dopo la guerra, con la leadership straordinaria di Alcide De Gasperi; è accaduto nella terribile stagione del terrorismo, quando il Parlamento condivise, non senza tormenti, la strada proposta da Moro e Berlinguer. Si tentò poi di affrontare le difficoltà della crisi politica ed economica della prima metà degli anni Novanta con maggioranze più larghe, all'avvio della cosiddetta Seconda Repubblica.
Cos'è dunque, presidente Monti, il suo Governo, che oggi lei ha definito d'impegno nazionale? Se si è certamente formato nei suoi inizi come Governo del Presidente, con il Capo dello Stato che ha dovuto e saputo assicurare, quand'è venuta meno la maggioranza, una rapida ed efficace soluzione, con i voti di oggi e di domani, il suo diventa un Governo pienamente politico: un Governo del Parlamento e nel Parlamento, dove trae la sua legittimazione e dovrà proporre e far approvare da una maggioranza politica di unità nazionale le riforme indispensabili al Paese.
Certo, noi dei Gruppi Per il Terzo Polo (ApI-FLI), UDC e MPA avremmo preferito che fosse stata raccolta la sua preferenza di avere nel Governo anche personalità rappresentative dei partiti che la sostengono, accanto a quelle autorevolissime che ha scelto e che vi siedono: pensiamo che così si sarebbe semplificata la strada che porta a tenere a bada il settarismo politico.
Non siamo ipocriti, sappiamo anche che la non indicazione di Vice Ministri e Sottosegretari da parte delle forze politiche è più che una scelta, una prova di debolezza da parte di chi si è trovato in difficoltà nel comporre diatribe interne: ma non è più il momento delle polemiche, bensì di cambiare passo, e di farlo nel Parlamento.
Fino a ieri, signor Presidente, quest'Aula ci ha visti divisi: ci siamo contrapposti, anche duramente. Da oggi, se non cambia il nostro giudizio su ciò che è stato, cioè su una ex maggioranza che non ha realizzato le riforme che aveva promesso, siamo tutti chiamati a collaborare per il bene del Paese.
Ci abbiamo creduto dall'inizio, con la nascita del Terzo Polo; siamo pronti a farlo con voi e tendiamo la mano ai colleghi del PdL, e anche a quelli della Lega, se vorranno recuperare un'attenzione all'interesse generale. Possiamo farlo, signor Presidente, non più con lo spirito della differenza, sapendo che si trovano nel nostro Gruppo sia senatori eletti come opposizione, sia colleghi che a viso aperto hanno modificato il loro rapporto con la maggioranza, motivandolo. Se è vero che qui ci sono senatori eletti con il centrosinistra e con la maggioranza precedente, oggi lavoriamo insieme e osserviamo coloro che sono stati i sostenitori dei due candidati sindaco della Capitale, che iniziarono la contrapposizione di questi 17 anni: chi vi parla e Gianfranco Fini. Avete ascoltato il senso dell'unità e la qualità delle proposte, anche nei brevi interventi dei colleghi Baio, Valditara, Germontani e del presidente Baldassarri.
Ribadisco, colleghi del PdL, che vi tendiamo la mano e diciamo, assieme ai colleghi del Partito Democratico, che questo è il Governo che rappresenta noi tutti. Cambiamo allora, e corriamo insieme il rischio dell'unità: non assecondiamo gli istinti della faziosità. Questo non solo non dovrà essere un Governo di parte, ma dovrà essere il Governo del coraggio delle riforme strutturali.
Signor Presidente del Consiglio, ci aspettiamo che lei indichi la strada sulla quale dovrà muoversi il Paese per avere un futuro sicuro, ma anche i cambiamenti, le missioni strategiche, l'identità ed i compiti dell'Italia nel mondo difficile del XXI secolo. Lei è un liberale, nel senso dell'economia sociale di mercato. La stimiamo perché ha indicato le grandi opportunità per la crescita e l'occupazione con il mercato interno europeo e perché, nello stesso tempo, ha saputo colpire - come ha giustamente rivendicato poco fa - le pretese di monopolisti e poteri non trasparenti.
Sappiamo che non avrà vita facile. Sappiamo che avrà bisogno di politica, perché, per quanto autorevoli, non basteranno gli editoriali dei giornali a smobilizzare le piazze o a cancellare gli scioperi, e vedrà, presidente Monti, presto si toglierà la giacca delle conferenze per indossare un abito da combattimento, pur senza perdere il suo aplomb e la sua eleganza.
Presidente Monti, noi ci fidiamo di lei e del nuovo Governo e dunque vi accordiamo il nostro voto di fiducia. Vi sosterremo lealmente. Confidiamo che possa iniziare oggi una stagione politica della serietà, della responsabilità, dell'unità per il bene comune, che milioni di italiani stanno attendendo con ansia e con speranza. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e Misto-MPA-AS. Congratulazioni).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, come le abbiamo già detto lunedì nel corso delle sue consultazioni, l'Unione di Centro e gli altri partiti del Terzo Polo le daranno la fiducia senza se e senza ma.
In pochi minuti e senza tanti giri di parole le ribadiamo la nostra stima e il nostro appoggio incondizionato. Le sue dichiarazioni programmatiche e la compagine di Governo che sottopone all'approvazione del Parlamento confermano, peraltro, che la nostra fiducia è ben riposta. La sosteniamo senza condizioni perché dobbiamo fare uscire l'Italia il più rapidamente possibile dalla crisi economica e sociale nella quale drammaticamente si trova. E ci auguriamo che tutti si comportino nello stesso modo, comprendendo fino in fondo che si apre oggi una nuova fase della vita politica italiana in cui non ci possono essere né vincitori né vinti ma solo persone di buona volontà che si uniscono per consentire all'Italia di rialzare la testa in Europa e nel mondo. Il Paese non è, infatti, nella condizione di sopportare una nuova stagione di ripicche o di rivincite e chi volesse avventurarsi su questo terreno sarà certamente destinato al fallimento oltre ad essere severamente punito dagli italiani.
E' noto a tutti che il nostro partito da anni denuncia i limiti di un sistema politico ingessato perché incentrato su un bipolarismo litigioso incapace di fornire risposte efficaci ai problemi della gente. Se avessimo voluto fare un cinico calcolo politico, oggi la nostra convenienza sarebbe stata quella di andare alle elezioni anticipate prendendo qualche voto in più. Ma a noi tutto ciò non interessa perché vogliamo guardare avanti lavorando alla solidarietà tra le forze politiche per fare quelle riforme strutturali non più rinviabili di cui l'Italia ha bisogno come il pane. Preferiamo guardare avanti e non indietro.
E, proprio per queste ragioni, rinunciamo volentieri a elencarle le nostre proposte (che, tra l'altro, sono agli atti del Parlamento) e preferiamo dirle con semplicità che condividiamo il suo discorso e la invitiamo ad adottare tutti quei provvedimenti che servono a contrastare la profonda crisi in cui si trova il Paese. Anzi, le vogliamo dire qualcosa in più. Il suo discorso ci é piaciuto molto perché serio e appassionato. E serietà e passione sono le cose che oggi servono di più all'Italia.
E tanto per restare in tema di serietà e passione, ci sia consentito di ringraziare con animo sincero il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che da autentico garante della Costituzione ha svolto un ruolo complesso assicurando all'Italia, in brevissimo tempo e nel momento più difficile per la sua tenuta economica oltre che per la sua credibilità internazionale, un Governo forte ed autorevole, dotato del più ampio consenso sociale, politico e parlamentare.
La gestione della crisi che ci siamo trovati davanti egli l'ha affrontata tutta dentro l'alveo della Costituzione, nel pieno rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento, a partire da quello che riguarda la sovranità popolare. Il lavoro del presidente Napolitano dimostra come non sia necessario cambiare la Costituzione, ma applicarla con saggezza e determinazione perché la Carta, cari colleghi, è stata pensata dai Padri costituenti con particolare lungimiranza, anche e soprattutto per i tempi più bui della nostra Repubblica.
Non serve necessariamente pensare ancora una volta a grandi modifiche costituzionali. Ne bastano poche, semmai, e cioè quelle indispensabili, ad esempio, a blindare la tenuta dei conti pubblici (come lei ha ricordato nel suo intervento), a ridurre il numero dei parlamentari (magari migliorando l'efficienza del Parlamento), a sopprimere le Province.
Siamo in una fase nuova - dicevo - e prima ce ne rendiamo conto e meglio è, perché la crisi economica e finanziaria, con la sua prepotente intrusione nella vita politica degli Stati, ha fatto crollare dogmi e certezze di ogni genere e tipo. E tutto ciò l'abbiamo sentito con maggiore intensità in Europa.
È emersa in questi anni la fragilità del sistema politico ed istituzionale europeo che non riesce a sostenere con la forza necessaria l'euro. Questa condizione di debolezza ha fatto prevalere gli egoismi nazionali inducendo i principali partner europei a considerare l'Europa come una croce da portare piuttosto che una risorsa civile e morale (oltre che economica) su cui investire. È prevalsa l'idea sbagliata che si può e si deve fare tutto da soli, espandendo gli egoismi e le manie di protagonismo nazionale o magari confidando nella tenuta delle proprie economie come unica fonte di sostentamento per l'Europa. Senza considerare che la fragilità politica ed istituzionale non è l'effetto della crisi ma la causa principale.
Noi dobbiamo rapidamente invertire questa tendenza. Dal nostro punto di vista, la crisi deve essere un'occasione per costruire, come lei ha ribadito, una nuova e più importante solidarietà europea. Solo investendo sull'Europa e sulle sue grandi potenzialità ne usciremo, e lei, signor Presidente, è la persona più adatta a svolgere questo lavoro.
Dobbiamo frenare il lento declino che il nostro Paese ha avuto in questi ultimi vent'anni, altrimenti non ci riprenderemo più perché ancora oggi e ancora per poco viviamo di rendita grazie al miracolo economico di mezzo secolo fa. E non ce lo possiamo più permettere perché da tempo viviamo al di sopra delle nostre possibilità senza riuscire però ad assicurare ai nostri figli quel livello di benessere che i nostri padri sono riusciti a garantire a noi. Basti pensare all'indicatore più importante, dal nostro punto di vista, che è la disoccupazione giovanile: drammatica, signor Presidente, tanto al Nord quanto al Sud del Paese. Essa è il frutto del nostro egoismo.
Com'è possibile, infatti, che un Paese che ha vissuto anni importanti di crescita economica e sociale, che si è arricchito ergendosi a grande potenza mondiale, oggi appaia demotivato e ripiegato su se stesso? Noi rifiutiamo l'idea di vivere in un Paese che non pensa al suo futuro; un Paese nel quale il sistema previdenziale è ingessato perché tutela (e male) solo gli anziani e non i giovani e che, come ha giustamente sottolineato lei nel suo intervento, rimane caratterizzato da ampie disparità di trattamento, tra fasce d'età e categorie, con alcune aree di ingiustificati privilegi; un Paese nel quale convivono due Italie, sempre più divise tra di loro. Sono due Italie (il Nord e il Sud) che hanno problemi in parte diversi e in parte eguali, che possono affrontare e risolvere solo insieme e non in conflitto permanente tra di loro.
Quindi le siamo grati, signor Presidente, per aver individuato la coesione territoriale come priorità della sua azione di governo, al punto da istituire un apposito Ministero. E le siamo altrettanto grati per aver istituito il Ministero per la cooperazione internazionale e la integrazione, con il compito di guardare ai bisogni della società italiana come oggi essa è e non come era trent'anni fa.
Non ci piace un Paese nel quale il sistema fiscale penalizza le famiglie, il lavoro e l'impresa, nel quale vi è un'eccessiva moltiplicazione dei centri di spesa che non consente il controllo efficiente dei conti pubblici e l'uso corretto e trasparente delle risorse dei contribuenti. Non ci piace un Paese nel quale la libertà di iniziativa economica è frustrata da un sistema che, anziché regolare il mercato e l'economia in senso liberale, lo rende schiavo di piccoli e grandi monopoli pubblici e privati. Non ci piace un Paese nel quale la giustizia non garantisce tempi certi e brevi facendo scappare chi vuole investire e nel quale è difficile costruire un nuovo sistema di relazioni industriali che inneschi un circuito virtuoso di maggiori opportunità unito a migliori tutele. Un Paese così non lo vogliamo perché è destinato a non crescere e, quindi, a generare altre diseguaglianze.
Per questo condividiamo le sue dichiarazioni, perché sono intrise della voglia di aiutare l'Italia a cambiare. Il suo tentativo onesto di individuare una strada percorribile noi tutti abbiamo il dovere di sostenerlo se abbiamo a cuore il futuro del Paese, anche perché abbiamo una grande opportunità davanti.
Cari colleghi, se ci liberiamo di antichi pregiudizi e di vecchi modi di fare politica, possiamo costruire un sistema politico migliore facendo insieme quelle riforme che da soli in questi anni non siamo riusciti a fare. È da qui che possiamo ripartire per costruire una vera e propria democrazia dell'alternanza che non si regga sulla delegittimazione e sull'insulto dell'avversario, ma sul confronto onesto e leale tra opinioni e programmi diversi. È questa un'opportunità da non perdere anche per rendere centrale il ruolo del Parlamento restituendolo integralmente alla fiducia dei cittadini.
E se questo, cari colleghi, dovesse determinare un ulteriore taglio dei costi della politica - credete a me - facciamolo! È un'azione necessaria per restituire agli italiani fiducia nella politica. Dobbiamo farlo senza tentennamenti. Ora dipende soltanto da noi e dalla voglia che abbiamo di servire con disciplina ed onore il nostro Paese. La gente ci osserva a ci giudica con grande attenzione e penso che non abbiamo alternative. Sarebbe miope se qualcuno ancora oggi confidasse in un'improbabile via di fuga dalle proprie responsabilità.
Cari colleghi, dobbiamo aiutare il presidente Monti nel suo lavoro e, contemporaneamente, dobbiamo confrontarci per migliorare nella società e nelle istituzioni la politica italiana. Per questo, senatore Monti, le rinnoviamo il nostro sostegno e voteremo convintamente la fiducia al suo Governo. Sinceri auguri di buon lavoro. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, presidente Monti, Ministri, onorevoli colleghi, «L'Europa politica non ci sarà mai. Non c'è un collante che la unisce, i Parlamenti nazionali conteranno sempre meno e la finanziaria sarà un fax che parte da Bruxelles». Queste non sono parole mie, ma di Umberto Bossi (Commenti ironici dal Gruppo PD), non di oggi o di ieri, ma dell'aprile 1998. (Applausi dal Gruppo LNP). «La rigidità della moneta costringerà molte imprese a chiudere e aumenterà la disoccupazione. L'Europa sarà dei tedeschi, dei francesi e di qualche finanziere». Tredici anni fa Umberto Bossi faceva queste previsioni, attaccato da tutti: da tutta la stampa, da tutte le televisioni, da tutti i partiti, sia di centrodestra sia di centrosinistra, che sostenevano esattamente la tesi opposta. Ci dicevano: con l'entrata nell'euro la nostra economia crescerà; saremo tutti più ricchi, aumenteranno i posti di lavoro; in Europa, come Paese fondatore, comanderemo anche noi. Tranne la Lega lo dicevano tutti, proprio tutti, anche lei, presidente Monti. Oggi possiamo dire che erano solo balle. Questo erano: solo balle! (Applausi dal Gruppo LNP).
La realtà di questi giorni dimostra che Umberto Bossi aveva ragione: l'Italia in Europa non conta nulla. La Merkel e Sarkozy decidono per tutti pensando solo ed esclusivamente agli interessi dei propri Paesi. La finanza, la Banca centrale e i funzionari europei ci dettano leggi «lacrime e sangue» e se non gli va bene un Governo lo cambiano, come hanno fatto in Grecia, come faranno la settimana prossima in Spagna e come hanno fatto nel nostro Paese.
Abbiamo visto la composizione del suo Governo, presidente Monti: nessun politico. Ma se guardiamo bene, le grandi lobby economiche e tutti i partiti italiani, in qualche modo, vi sono rappresentati: si chiamano «uomini di area», «amici degli amici». Nomi sicuramente autorevoli, in alcuni casi di indubbia professionalità, ma che ci pongono diversi interrogativi. Presidente Monti, i banchieri che lei ha nominato nel suo Governo faranno gli interessi delle loro banche o dei cittadini? (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Tomassini). Queste sono le domande che si pone la nostra gente.
Si è parlato tanto del conflitto di interessi del presidente Berlusconi. Si parlerà a lungo del conflitto di interessi di questo Esecutivo, del suo Governo, presidente Monti. Questa è la realtà.
Nel suo Governo non c'è un Ministro per il federalismo, non c'è il Ministro per la semplificazione normativa e burocratica, non c'è il Ministro per le riforme. Evidentemente, non sono una vostra priorità. Allo stesso tempo, lei ha creato nuovi Ministri che, francamente, nessuno ha mai chiesto: il Ministro per la coesione territoriale, che, per come è stato presentato, di fatto, è l'antifederalismo; e il Ministro per la cooperazione e l'integrazione, dove la cooperazione sono gli aiuti che dal nostro Paese vanno al Terzo Mondo e l'integrazione vuol dire interventi a favore degli immigrati sul nostro territorio. Ma noi della Lega ci chiediamo: in questo momento di grande difficoltà economica non sarebbe meglio, invece che aiutare gli extracomunitari, adoperarsi per gli anziani e per i pensionati che non arrivano alla fine del mese? (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Ciarrapico e De Eccher). È giusto dare priorità agli extracomunitari, o non sarebbe meglio cercare di aiutare i nostri giovani disoccupati e i precari che vivono drammaticamente l'incertezza del loro futuro? (Applausi dai Gruppi LNP e dei senatori Cardiello, Ciarrapico e De Eccher).
Il suo intervento programmatico, presidente Monti, lo abbiamo ascoltato molto attentamente. Un intervento scritto molto bene per rassicurare le lobby, per non urtare i partiti che dovranno appoggiarla e anche per non tradire le reali intenzioni del Governo sui sacrifici che chiederete ai cittadini. Su questo, tanto fumo e molta omertà. Tasserete le case di proprietà, i terreni, gli immobili? Farete un prelievo sui conti correnti come è già stato fatto in passato? Avete intenzione di presentare norme sui licenziamenti facili? Con la scusa delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni svenderete le nostre aziende municipalizzate ai francesi e ai tedeschi? Arriveranno i soliti affaristi a portarci via tutto quello che ancora c'è di buono sul nostro territorio? Queste sono domande per cui vogliamo delle risposte.
E ancora, avete intenzione di far pagare al Nord il risanamento dei conti pubblici? Su questo vogliamo risposte precise. Infatti, una cosa deve essere chiara a tutti: il Nord non è più disposto a pagare per colpe non sue. (Applausi dal Gruppo LNP). Non è colpa del Nord se oggi ci troviamo in questa situazione. Gli sprechi e i dissesti finanziari per miliardi di euro delle Regioni nel comparto sanità sono tutti al Sud. Le assunzioni di un numero abnorme di dipendenti pubblici che costano miliardi alle casse dello Stato sono tutte nel Centro-Sud. I Comuni che sforano i bilanci e non sono virtuosi, in gran parte sono al Sud. Questo divario è impressionante, e lei non ha proposto una sola idea per superarlo.
Per tutto questo, noi non voteremo la fiducia a questo Governo. (Commenti del senatore Garraffa). Staremo all'opposizione. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Senatore Garaffa, la prego.
BRICOLO (LNP). La nostra, cari colleghi, sarà un'opposizione, come abbiamo sempre fatto, seria, attenta, responsabile. Ma (lo voglio dire molto chiaramente) la nostra sarà anche un'opposizione decisa a difendere gli interessi della nostra terra, del Nord e della Padania. (Applausi dal Gruppo LNP). Noi siamo pronti e abbiamo ben chiaro cosa avverrà: da domani i banchieri detteranno l'agenda del Governo e, a quel punto, chi non si adegua verrà attaccato ad alzo zero. Questo però non ci spaventa. Siamo convinti che in un Paese democratico non ci possa essere un Governo senza opposizione, e saremo noi la voce di milioni di cittadini che non condividono le vostre scelte.
Non ci piegheremo: andremo nelle piazze, organizzeremo manifestazioni e incontri pubblici, staremo a contatto con la nostra gente per spiegare cosa sta succedendo in questo Parlamento. E sbaglia di grosso chi pensa che questa nostra posizione sia finalizzata solo alla ricerca del consenso elettorale (Coro ironico di «No» dal Gruppo PD), come sta passando in questi giorni sui giornali. Lo abbiamo ampiamente dimostrato in questa legislatura. Sarebbe stato sicuramente più comodo e più conveniente in termini di voto scaricare i nostri alleati nel momento degli scandali e delle veline, ma noi non lo abbiamo fatto (Commenti dal Gruppo PD. Richiami del Presidente) anzi con loro - è giusto ricordarlo - abbiamo avuto un'alleanza seria e costruttiva e voglio ringraziare i parlamentari del PdL comunque per questi tre anni di lavoro che abbiamo fatto insieme. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
Ci siamo impegnati al massimo al Governo per rispetto di chi ci ha eletto e per attuare finalmente il federalismo fiscale. Abbiamo dimostrato, soprattutto con i nostri Ministri, di saper governare al meglio, e per questo voglio, a nome di tutti i senatori del mio Gruppo, ringraziare i ministri Bossi, Calderoli, Maroni e gli altri rappresentanti del Governo per quello che hanno fatto. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dei senatori Fosson e Peterlini).
È giusto ricordarlo: nessuno dei nostri uomini al Governo e dei nostri parlamentari è stato protagonista di scandali, inchieste, avvisi di garanzia, ma solo di tanto, tanto lavoro nell'interesse della nostra comunità.
Voglio anche ricordare la fedeltà dei nostri parlamentari al nostro movimento. Nessuno ha tradito. Sono stati invece più di 100 i deputati e i senatori che hanno cambiato schieramento in questa legislatura. Ora sono 34 i partiti rappresentati in Parlamento. Un vero scandalo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Il solito, vergognoso, trasformismo all'italiana, a cui i parlamentari della Lega non hanno partecipato.
E non venite a dirci, cari colleghi dell'ex opposizione, che voi sostenete questo Governo per senso di responsabilità, perché non ci crede nessuno. La sinistra non ha voluto il voto perché ha preferito far fare a lei, professor Monti, il lavoro sporco delle leggi impopolari...
PRESIDENTE. Senatore Bricolo, trenta secondi e deve concludere.
BRICOLO (LNP). ...nella speranza di poter vincere, fra un anno e mezzo, le elezioni.
Anche l'Italia dei Valori, signor Presidente del Consiglio, la sostiene solo per opportunismo: fino alla scorsa settimana erano nettamente contrari a entrare nel Governo (Commenti dei senatori Mascitelli e Carlino)...
PRESIDENTE. Colleghi, fate concludere il senatore Bricolo.
BRICOLO (LNP). ...e poi, dopo il ricatto del Partito Democratico, si sono venduti nella speranza di avere qualche posto di Governo nella prossima legislatura! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Proteste dei senatori Belisario, Mascitelli e Pedica). Questo hanno fatto. Sveglia, Belisario, è inutile che attacchi Berlusconi: oggi sei alleato di Berlusconi in questo Parlamento. Cambia l'intervento! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti del senatore Pedica).
PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Bricolo. È scaduto il tempo.
BRICOLO (LNP). Concludo, signor Presidente. (Commenti dal Gruppo IdV). Mi stanno interrompendo. (Richiami del Presidente).
PRESIDENTE. Basta!
BRICOLO (LNP). Presidente Monti, cari Ministri, se si vuole davvero cambiare questo Paese lo si può fare solo andando a colpire al cuore le sue inefficienze e le sue contraddizioni, abbandonando per sempre il centralismo e l'assistenzialismo. Se proporrete leggi che vadano in questa direzione, noi siamo pronti a discuterle. Le auguriamo per questo buon lavoro; ma riuscire a cambiare questo Paese con l'ammucchiata che avete messo in piedi, francamente ci sembra impossibile. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Rizzotti e Tomassini. Molte congratulazioni).
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, siamo oggi protagonisti di un evento politico e istituzionale il cui solo precedente nella storia repubblicana è il Governo Dini del 1995. Governo del Presidente, interamente composto da personalità non politiche e non parlamentari.
MONTI Cesarino (LNP). C'è anche il Governo Badoglio.
FINOCCHIARO (PD). Anche il Governo Badoglio. Quello che ha assistito alla nascita della Repubblica e della democrazia italiana (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai), con un grande gesto di responsabilità dell'allora capo del Partito Comunista, Palmiro Togliatti. Questo, tanto per ricordarcelo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).
Un evento che da oltre un anno auspicavamo, alla cui produzione abbiamo da tempo lavorato nelle sedi politiche e nelle sedi istituzionali. Ma se oggi siamo tutti impegnati per questo fine, il primo ringraziamento va al presidente Napolitano, alla sua saggezza paziente, alla sua determinazione lucida, alla sua lungimiranza. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Molinari).
Come ampiamente riportato, la composizione tecnica del Governo è stata una richiesta pressante del Partito Democratico e dei suoi Gruppi parlamentari. Lei ne ha, nel corso del nostro incontro, pienamente colto le ragioni.
Io voglio qui solo sinteticamente ribadire che la nostra richiesta era strettamente connessa all'impegno e alla convinzione con i quali sosterremo il suo Governo e lavoreremo per assicurare che questo sostegno si mantenga così ampio.
Non si poteva consentire, infatti, che pesassero le conseguenze di una vicenda politica - quella trascorsa con le dimissioni del presidente Berlusconi - segnata da forti tensioni tra le forze politiche, e non si poteva consentire che i riflessi di quelle tensioni, il loro perdurare o il loro ridestarsi, inquinassero lo sforzo autentico che tutti stiamo facendo assumendo una comune responsabilità nell'interesse dell'Italia.
Una necessità politica, dunque, ma io penso anche una chiave metodologica. E voglio soffermarmi solo un momento su questo punto.
Ora, è indubitabile che sia estranea all'esperienza politica italiana, e in particolar modo a quella, ormai quasi ventennale, del nostro bipolarismo (sia pure nelle approssimazioni diverse che abbiamo conosciuto) una chiave sperimentata per affrontare il tempo che ci attende, che è quello del suo lavoro, signor Presidente del Consiglio, per avviare a soluzione la crisi italiana e quello del nostro sostegno a quest'opera. Ed è altrettanto indubitabile che non sia facile, per partiti che sino a qualche giorno fa si sfidavano sul terreno politico e parlamentare, sostenere la medesima esperienza di Governo e collaborare per la migliore riuscita ed efficacia delle sue azioni e delle sue politiche. Ma noi tutti qui, ad eccezione dei colleghi della Lega, a questo ci siamo impegnati, per il bene dell'Italia. Così abbiamo detto e così si dovrà fare.
Come? Certamente approvando oggi la sua relazione programmatica e le sue conclusioni; decisione questa che abbiamo già assunto e che trova nella stessa composizione del Governo, nella qualità, autorevolezza, competenza e responsabilità civica di ciascuno dei Ministri nominati, un'ulteriore, forte, ragione di consenso. Per questo a lei, presidente Monti, e ai Ministri del suo Governo va il ringraziamento delle senatrici e dei senatori del mio Gruppo e quello mio personale. (Applausi dal Gruppo PD).
Ma il voto di oggi è, appunto, solo un inizio. E da qui in poi potrebbe sembrare terra ignota. Ma così non è per forze politiche intelligenti e responsabili.
Occorrerà, innanzitutto, guardare avanti - ripeto: guardare avanti - e cercare, ogni volta, con una ricerca testarda, di stringere sull'oggettività di ciascuna questione le ragioni della decisione, di esercitare - mi verrebbe da dire con le parole del mio lessico politico - il massimo di laicità riformista.
Io non solo tra coloro che esultano sentendo inneggiare alla fine delle ideologie, perché temo sempre che un funerale frettoloso rischi di seppellire insieme ideologie, talvolta funeste, ma anche ideali. E mi pare che, se un ideale in un tempo dato ha mosso il cuore e la testa di moltitudini di esseri umani, in esso non poteva che esserci un che di morale. Se riflettiamo bene, è proprio questa l'opera maieutica che fecero i nostri costituenti quando scelsero, nel vasto patrimonio di culture politiche differenti, il tessuto di valori, di impegni e di fini che è la nostra Costituzione.
Appunto. La Costituzione, che noi tutti riconosciamo, è il luogo entro i cui limiti dobbiamo inscrivere le nostre decisioni. E quindi - per esempio - non ci potrà essere riforma fiscale senza principio redistributivo e progressivo, né sviluppo del Paese fuori da un'idea di coesione nazionale. Permettetemi un inciso: presidente Bricolo, la prossima volta che vota un Governo stia attento, perché il ministro Fitto era ministro per gli affari regionali e la coesione territoriale, appunto. (Applausi dal Gruppo PDe del senatore Peterlini). Nè ci potrà essere ridisegno del meccanismo di accesso alle opportunità economiche che produca disuguaglianze, né ci potrà essere lavoro senza dignità.
Oggi, peraltro, quel quadro di riferimento costituzionale viene completato - e tante volte, devo dire, esaltato - dall'appartenenza all'Europa, dai contenuti dei Trattati e delle altre fonti comunitarie, dagli impegni che in quella sede abbiamo collaborato a costruire, che dobbiamo onorare.
«L'Europa siamo noi!», ha detto lei stamattina. È tanto più espressivo di «noi siamo europei», che è l'espressione che avevo usato solo qualche giorno fa in quest'Aula. Noi siamo l'Europa, e dall'Europa ci sono venuti forza e soccorso. Se ne soffriamo i limiti, dobbiamo rintracciare innanzitutto in noi stessi la responsabilità. E con il suo Governo - abbiamo inteso bene - riprenderemo la strada dell'integrazione e del nostro impegno, senza esitazioni e senza complessi. (Applausi dal Gruppo PD). Noi condividiamo pienamente questa scelta.
Dunque, non guardare indietro, partire dall'oggettività di ciascuna questione, muoversi nel recinto dei valori, dei fini costituzionali, onorare gli impegni europei.
Ma c'è anche altro. I commentatori politici hanno, in questi giorni, puntato l'obiettivo sui protagonisti del percorso che ci ha portato fin qui: lei, signor Presidente del Consiglio, con il suo Governo, e i partiti politici. Ora entra in campo il Parlamento.
Abbiamo molto apprezzato il suo riferimento, che non è affatto sembrato rituale. E il senatore Zanda ha svolto in quest'Aula, su questo punto, considerazioni compiute che io condivido assolutamente.
Questa è una Repubblica parlamentare, che ha subito negli ultimi anni un oltraggio che oggi tutti avvertiamo e che trova nella legge elettorale vigente le sue ragioni. Non solo perché ciascuno di noi è parlamentare per la volontà di chi ha compilato le liste elettorali e non per volontà diretta degli elettori, ma anche perché questo ha minato la centralità stessa dal Parlamento, la sua autorevolezza, il suo stesso ruolo. La politica ha sopravanzato la Costituzione; la prassi ha tramutato la forma.
Ma il senso del parlamentarismo, la consapevolezza profonda del dovere di rappresentanza, la forza del Parlamento resistono - e possiamo ritrovarli intatti - in ciascuno dei colleghi che siedono in quest'Aula. Perché è il momento, certo, ma anche perché è il nostro dovere.
Questo Parlamento le darà la fiducia, presidente Monti. Io credo che questo Parlamento debba chiederle un impegno; io glielo chiedo da parte del mio Gruppo. In questo passaggio, noi non abbiamo tra di noi, senatori di diverso schieramento, altro vincolo che quello della responsabilità nei confronti dell'Italia. Non abbiamo vincoli politici di uguale appartenenza, non abbiamo rappresentanti nel suo Governo tecnico. Noi le chiediamo di rispettare il Parlamento...
PRESIDENTE. La prego di concludere, senatrice.
FINOCCHIARO (PD). Ho finito. Ma soprattutto di considerarlo il suo primo, potente, alleato. E restaurare la forza e l'autorevolezza delle Camere è il contributo consistente che daremo alla forza delle sue decisioni e alla forza dell'Italia.
Le considerazioni che ho fatto fanno anche giustizia di molte superficialità, che hanno voluto identificare il suo Governo come un algido Esecutivo di aristoi che ha fatto fuori la politica e sospeso la democrazia. Noi francamente pensiamo il contrario. E pensiamo anche che, dopo, niente sarà più come prima: né i partiti, né le relazioni politiche, né il Parlamento, né l'Italia. Una sfida entusiasmante, di quelle che solo un grande Paese e vere classi dirigenti sanno cogliere.
Questo per nostra parte, come PD, offriamo agli italiani. Per dirlo con le sue parole: questo è il nostro impegno nazionale.
A lei, presidente Monti, e al suo Governo il consenso, la lealtà e la collaborazione del mio Gruppo. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, onorevoli senatori, voglio ringraziare in primo luogo il presidente del Consiglio uscente, l'onorevole Silvio Berlusconi (Applausi dai Gruppi PdL e LNP), per il senso di responsabilità e dello Stato dimostrato in questo frangente della vita della Repubblica. In quest'Aula del Senato, signor presidente Monti, il Governo Berlusconi ha sempre ottenuto una solida e ampia maggioranza, che non è stata mai sconfitta; e questo è motivo di particolare orgoglio per il Gruppo parlamentare del Popolo della Libertà, che ho l'onore di presiedere (Applausi dal Gruppo PdL).
Ringraziamo il Governo Berlusconi per l'azione svolta e per i risultati conseguiti su tanti fronti. E sarà necessaria, nel momento in cui ci accingiamo a sostenere con lealtà il Governo presieduto dal senatore Monti, un'operazione verità che, senza ignorare i problemi della nostra economia, metta in luce risultati importanti e positivi.
L'avanzo primario dell'Italia è il migliore dell'Unione europea e ha raggiunto il 4,4 per cento del PIL, mentre quello della Germania è pari all'1,5 per cento, e la Francia ha un disavanzo primario pari al 2,1 per cento del PIL. Il nostro rapporto deficit‑PIL è sceso al 4,6 per cento, mentre quello della Germania è salito al 4,3 per cento e quello della sorridente Francia è addirittura al 7 per cento. I dati della disoccupazione italiana sono più bassi rispetto a quelli della media europea.
C'è una crisi mondiale, che non è dunque soltanto italiana: pensiamo anche ai dolori del giovane Obama, alle prese con tante difficoltà per le finanze degli Stati Uniti.
Ci auguriamo che i dati dello spread, che ormai dettano i tempi della politica, calino vertiginosamente. Non starò qui a ripetere quanto è stato detto da molti esponenti politici, che prevedevano conseguenze miracolose all'atto delle dimissioni del presidente Berlusconi. Non è stato così, non poteva essere così. Ci auguriamo che le cose possano andar meglio, anche grazie allo sforzo corale al quale parteciperà il Popolo della Libertà.
Voglio ricordare che alla Camera dei deputati nei giorni scorsi il presidente Berlusconi ha ottenuto 308 voti - forse pochi per un'incisiva azione di governo, ma nessuno ne ha presi 309! - e che, ogni qualvolta il Governo da lui presieduto ha chiesto la fiducia in questa o nell'altra Aula del Parlamento, l'ha ottenuta. (Applausi dal Gruppo PdL).
Vediamo troppe volte il nostro Paese sul banco degli imputati e nel ruolo di giudici altri Stati che non hanno le carte in regola. Rispettiamo la Francia e la Germania, ma leggiamo analisi sugli errori della Merkel e di Sarkozy. Ieri Juncker, il presidente dell'Eurogruppo, personalità autorevolissima, ha detto che il livello del debito tedesco è preoccupante e che solo in Germania nessuno vuole rendersene conto. Le banche tedesche e francesi sono piene di titoli pubblici, ben più delle nostre banche, come ben sanno sui banchi del Governo.
La crisi finanziaria ed economica che viviamo viene da lontano e vorremmo ricordare come abbiamo fronteggiato nel 2008 la crisi proveniente dagli Stati Uniti.
Caro presidente Monti, quante speculazioni, quanta economia di carta, quanti errori del mondo della finanza! Oggi si critica la politica, che avrà pure le sue colpe, ma riteniamo che nel mondo delle banche e delle istituzioni finanziarie molti dovrebbero fare autocritica e confrontarsi con i partiti politici e con il Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL).
C'è ora una drammatica crisi dell'euro, e nessuno meglio di lei, presidente Monti, conosce quello che accade in Europa. Quale deve essere il ruolo della Banca centrale europea? Qual è il destino di una valuta che non ha alle spalle istituzioni sufficientemente solide, né una realtà bancaria che ne possa sorreggere in maniera adeguata la vita? Bisogna fare molto in Italia, ma, mi creda, molto di più in Europa. Capi di Stato e di Governo convengono sulla necessità di rivedere gli stessi Trattati dell'Unione europea.
Si fa presto a parlar male della classe politica italiana, ma noi riteniamo che chi ha retto le sorti dell'Europa forse avrebbe potuto evitare molti errori.
Presidente Monti, noi le daremo oggi il nostro consenso per il nostro senso di responsabilità nazionale, ma lo facciamo anche in riferimento agli obiettivi programmatici che il Governo Berlusconi ha illustrato il 26 ottobre all'Unione europea, con una lettera che resta per noi il programma di questo scorcio di legislatura. (Applausi dal Gruppo PdL).
Le manovre approvate quest'estate e la legge di stabilità votata nei giorni scorsi hanno realizzato già più della metà di quegli obiettivi. Si tratta di completare l'opera, e siamo qui per questo, anche forse tutelando la prima casa, che è un bene primario per milioni di italiani. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi).
Il nostro vincolo è dettato da quei programmi e da quei contenuti. E vogliamo ricordare che il Governo di centrodestra dal 2008, con l'orizzonte del 2014, ha realizzato manovre per un valore di 265 miliardi, con una forza che nessun altro Governo avrebbe avuto.
Occorrono coraggio e decisione in molti campi. Penso alla previdenza, dove molto si è fatto e molto si potrà fare, tenendo conto dei diritti delle giovani generazioni e nel rispetto della società italiana.
Penso al lavoro. L'articolo 8 della manovra che abbiamo approvato è stato importante. Abbiamo apprezzato le sue parole di oggi, presidente Monti: non vogliamo licenziamenti facili, vogliamo meno rigidità per far assumere più persone. Questo è il nostro orizzonte, queste sono le norme che abbiamo votato! (Applausi dai Gruppi PdL e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). E lo diciamo anche a certi imprenditori che affittano le pagine dei giornali in Italia, ma si affrettano a delocalizzare in Cina le loro produzioni! (Applausi dal Gruppo PdL).
Vogliamo condividere il piano di aggressione al nostro debito pubblico. Vogliamo attuare quelle misure per il Sud che anche nei giorni scorsi il Governo uscente ha voluto realizzare.
Lei, presidente Monti, è notissimo per tutelare la concorrenza - ambito nel quale molte misure sono state già varate - e noi in questo la sosterremo. Vogliamo ricordarle anche che dobbiamo rispettare il valore e la competenza delle professioni, una risorsa importante del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Thaler Ausserhofer).
Le ricordiamo che in materia di concorrenza un libero mercato deve vedere regole uguali per tutti: i mercati europei e quello italiano sono aggrediti da Paesi come la Cina dove non c'è alcuna regola e non c'è neanche la democrazia. Concorrenza sì, ma con regole uguali per un mercato davvero libero e paritario per tutti. (Applausi dal Gruppo PdL).
Riteniamo che in questa fase politica uno schieramento come il nostro, il Popolo della Libertà, non possa rinunciare alla difesa di valori fondamentali, anche di quei valori non negoziabili che soprattutto in quest'Aula abbiamo difeso con chiarezza. Il nostro partito ha i valori del Partito popolare europeo. Non è compito di questo Governo affrontare tali questioni, ma le affronterà il Parlamento, e troverà in noi coerenza assoluta, soprattutto sui temi della vita e della famiglia. (Applausi dal Gruppo PdL).
Vogliamo difendere il ruolo del Parlamento e della politica. Si dice che le forze che si accingono a sostenere il suo Governo dispongano di una sorta di interruttore per accendere o spegnere la luce che deve illuminare l'azione del suo Esecutivo. Non vogliamo avvalerci di questo potere in maniera vessatoria. Vogliamo però rivendicare il ruolo delle forze politiche che sono in quest'Aula, in rappresentanza di milioni e milioni di elettori dei più diversi orientamenti di pensiero. (Applausi dal Gruppo Pdl). È opportuna una fase di tregua e di «impegno nazionale» (condividiamo questa definizione che lei fin dalle consultazioni aveva offerto), ma non rinunciamo alla responsabilità, alla dignità, al ruolo della politica e della democrazia, che è basata sull'esercizio della sovranità popolare in nome della quale noi siamo qui e in nome della quale eserciteremo ogni giorno, ogni ora il nostro ruolo, consapevoli del mandato che gli italiani ci hanno affidato e del loro diritto di esprimersi, superata questa fase di emergenza. (Applausi dal Gruppo PdL).
Vogliamo difendere le ragioni del bipolarismo in vista dei futuri confronti elettorali. E non rinunceremo, signor Presidente del Consiglio, all'impegno per la riduzione dei costi della politica e delle caste, ma delle caste di tutti i Palazzi, anche di quelli delle accademie e delle banche, chiamate insieme a noi a dare l'esempio a tutto il Paese. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Ci sono gli errori della politica, ma anche quelli dell'economia e della finanza.
Agli amici della Lega diciamo che vogliamo proseguire insieme a voi, come abbiamo fatto fino ad ora, sul territorio l'impegno di governo in tante Regioni e in Parlamento l'impegno per la riforma della Costituzione.
Non esiste vento favorevole, signor Presidente del Consiglio, per il marinaio che non sa dove andare. Noi le auguriamo sinceramente di avere chiara la rotta da seguire. Noi sappiamo, come Popolo della Libertà, quale sia il nostro destino: servire la Nazione, ieri al Governo, oggi in Parlamento, domani forti di un rinnovato consenso. Il vento che deve gonfiare le nostre vele è il vento della democrazia.
Oggi non cambiamo percorso perché l'amor di Patria è sempre stato per noi un imperativo morale, prima ancora di giungere in questo libero e democratico Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL). Non ci sentiamo né commissariati né sconfitti. Abbiamo responsabilmente scelto di condividere l'azione del Governo che lei presenta oggi al Parlamento per uscire da un'emergenza economica e finanziaria non nata in Italia, non causata dall'Italia, sofferta dall'Italia per il nostro enorme debito pubblico.
Ed allora verificheremo giorno per giorno la coerenza del suo agire rispetto agli impegni concordati dall'Italia in Europa. La nostra è una scelta libera e responsabile, come sarà libero e responsabile il suo rispetto per il Parlamento sovrano della nostra Repubblica democratica.
Signor Presidente, le chiedo di allegare il testo integrale del mio intervento. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Marcucci e Thaler Ausserhofer. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Avverto che si è conclusa la diretta televisiva con la RAI.
Do ora la parola agli altri senatori che hanno chiesto di intervenire in dichiarazione di voto.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, i repubblicani voteranno con convinzione la fiducia al suo Governo. La voteremo, non solo perché abbiamo condiviso il suo richiamo alla necessità di rafforzare l'unità europea, evitando che il nostro Paese ne rappresenti l'anello debole, ma anche perché condividiamo le linee programmatiche che lei ha delineato: l'impegno a coniugare rigore, crescita ed equità in un momento di grande difficoltà per l'Italia e per l'Europa.
Non crediamo che l'attuale crisi sia solo frutto di responsabilità nostrane. Sappiamo che essa è il riflesso di una più ampia crisi mondiale, ma siamo coscienti del fatto che spetta a noi, e solo a noi, dare un contributo perché l'Italia esca indenne da questa difficile congiuntura. (Brusìo).
PRESIDENTE. Onorevoli senatori, è diritto sacrosanto del senatore Del Pennino poter parlare in un'Aula che lo ascolti, o che quanto meno abbia un contegno civile.
Prego, senatore Del Pennino.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato le sue scelte di personalità di alto profilo nella composizione del Governo, anche se avremmo preferito, come ho avuto modo di affermare in altra sede, che ci fosse stata una più diretta assunzione di responsabilità da parte delle maggiori forze politiche, che sono fuggite all'assunzione di questa responsabilità per non compromettersi in una politica di rigore e di severità che potrebbe comportare per loro una perdita di consensi elettorali.
Rimane comunque una larga area in cui il Parlamento deve mostrarsi all'altezza del suo compito, se vogliamo rafforzare, com'ella ha detto, il ruolo fondamentale del Legislativo nel nostro ordinamento. In particolare, va ricercato uno spirito costruttivo e unitario delle forze politiche per trovare una soluzione equilibrata al problema della riforma della legge elettorale, che correttamente lei non ha indicato fra i compiti di questo Esecutivo di emergenza che deve fronteggiare la situazione economico-finanziaria, ma che è dovere di chi è titolare della rappresentanza popolare affrontare.
E su questo punto i repubblicani non faranno mancare nelle prossime settimane il proprio contributo. Un contributo che sarà ispirato da quello spirito costruttivo e unitario cui ella ci ha richiamato e che è nella nostra storia e nella nostra tradizione, da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini.
In questa logica, signor Presidente del Consiglio, nell'esprimere il nostro voto di fiducia, le auguriamo buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori De Feo e Peterlini).
COLOMBO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLOMBO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, ho ascoltato le tante legittime ed appassionate ragioni che militano a sostegno dell'impresa che oggi il Senato affida a lei e al Governo che lei ha composto. Ma ve ne sono due che considero assolutamente decisive.
Abbiamo urgente bisogno di risalire nella considerazione, dei Governi, delle pubbliche opinioni, dei mercati, ma anche di ribadire fiducia nelle virtù e nelle qualità civili e morali degli italiani.
Dopo un grazie al Presidente della Repubblica per quanto egli ha fatto, affidiamo perciò al prestigio del Presidente del Consiglio, alla sua riconosciuta competenza, a quella dei suoi collaboratori, quella coerente, e a lungo dibattuta, tessitura di scelte che, come lei ha più volte ribadito e come si può leggere nel suo programma di governo, siano in grado di coniugare rigore ed equità sociale, di garantire la coesione nazionale, di raggiungere l'obiettivo del pareggio di bilancio, che costituisce il cuore del nostro patto per l'Europa.
Ciò rende ancora più impegnativo per noi l'omaggio che lei ha reso alla centralità del Parlamento e alle virtù della politica, richiamata ai doveri di una missione non solo alta ma, nei tempi che viviamo, soprattutto straordinaria. Perché il Governo che lei presiede non nascerebbe senza il voto del Parlamento e non nasce, come impropriamente e piuttosto banalmente è stato detto, come commissariamento della politica, ma dal rifiuto di una politica intesa come contrapposizione permanente, come guerra guerreggiata ogni giorno e personalizzata a tal punto da sottrarre autorevolezza alle istituzioni e provocare in Parlamento quell'abuso della democrazia che Tocqueville avrebbe definito la dittatura della maggioranza.
Proprio sul recupero della credibilità dell'azione di Governo, centrata sulle linee convenute con le autorità europee e sulla qualità e trasparenza con cui le istituzioni e le forze politiche e sociali sapranno far fronte agli impegni, potrà riaffermarsi la piena legittimità dell'Italia a concorrere da protagonista alle grandi scelte di politica europea. Potremo così concorrere a consolidare il funzionamento delle istituzioni comunitarie, anche al fine di allontanare la pretesa rivendicata da ristretti direttori di guidare i processi dell'economia continentale e i destini dell'Eurozona.
La nostra dignità nazionale, la forza della nostra storia, le ragioni della nostra vocazione europeista, i valori che stanno dentro la civiltà del nostro Paese sono la garanzia che non verremo meno agli impegni e che sapremo accompagnare, signor Presidente, la sua azione verso il raggiungimento degli obiettivi di risanamento e di sviluppo che stanno a fondamento della ragione politica e morale del Governo che lei presiede. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PD, IdV e PdL. Molte congratulazioni).