Testo integrale dell'intervento della senatrice Ghedini nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei Ministri, signore e signori componenti del Governo, onorevoli colleghi, siamo qui per dichiarare le ragioni che sostengono il voto di fiducia a questo nuovo Governo, che si insedia dopo tre anni e mezzo dall'avvio della legislatura, in condizioni di oggettiva emergenza economica, sociale e politica.
È questa condizione che ci porta ad assumerci una responsabilità straordinaria che, prendendo atto delle mutate condizioni di consenso nel Paese e della improcrastinabile necessità di assumere decisioni dirimenti per la solvibilità dell'Italia e per la sua affidabilità nei confronti dei propri cittadini, dei cittadini e delle istituzioni dei Paesi partner, dell'Europa in particolare.
Il Governo dei più in Parlamento deve essere il Governo per tutti nel Paese. E nel Paese l'emergenza finanziaria ha il volto della stasi produttiva, della mancanza di lavoro, della contrazione del reddito.
Ormai ogni giorno al bollettino dell'emergenza finanziaria si accompagnano i rapporti dell'emergenza sociale che collocano l'Italia, nella graduatoria europea e mondiale, in posizioni assolutamente non coerenti con le proprie potenzialità e con le proprie necessità. I dati sulla disoccupazione che non regredisce, sull'inoccupazione e la sottoccupazione, sulla riduzione delle aspettative di crescita, sul peggioramento del già gravissimo dato di esclusione delle donne e dei giovani dal lavoro hanno fuori di qui la consistenza ormai insopportabile per moltissimi di un quotidiano di perdita, di difficoltà che non muta. L'emergenza dei conti dello Stato è ormai per molti, per troppi italiani, l'emergenza del bilancio famigliare e l'angoscia per il futuro.
Sono considerazioni note, svolte centinaia di volte in questo Parlamento, che non ha fino ad ora avuto la capacità di assumerle quali priorità con la determinazione e la coerenza sufficienti a produrre le azioni necessarie al cambiamento.
Sappiamo cosa abbiamo di fronte: la necessità di ritrovare le risorse - ingenti - necessarie a consolidare i saldi della legge di stabilità appena varata e quelle, ulteriori, indispensabili per dare stimolo alta crescita e per avviare il percorso di riduzione del debito, si traduce nella necessità di operare riforme strutturali in condizione di tensione e instabilità elevate.
L'auspicio è che l'apporto di grandi competenze che questo Governo mette in campo in un confronto dialettico e serrato col Parlamento, sia favorevole allo sviluppo di un'azione rapida e di una discussione, pienamente orientata al merito dei problemi ed alla disamina di efficacia delle soluzioni. C'è la necessità urgente di uscire dalle stereotipie che rappresentano i problemi in funzione della competizione politica e del consenso, di rifuggire dall'ideologismo per dar pienamente corso alle idee.
Questo Governo si presenta con un profilo europeo per profilo dei suoi componenti, a partire da quella autorevolissima del Presidente, e struttura dei Dicasteri: sarà anche per questo in grado di fornire adeguare garanzie e risposte agli organismi europei che ci accompagnano e sostengono nella crisi.
Occorre un approccio pragmatico e netto, che rimuova incrostazioni funzionali alla politica, ma sappia con la politica dare corso ad interventi in cui rigore e modernizzazione non siano antagonisti a coesione sociale ed equità. Condivido profondamente l'affermazione del presidente Monti circa il ruolo della coesione sociale quale condizione e fattore di sviluppo economico: un'azione che ponga al centro del risanamento e della ripartenza lo sviluppo umano in una condizione di grande criticità economica è possibile ed efficace solo se avviene attraverso processi di partecipazione e condivisione, che diano garanzie sostanziali di equità.
La rinnovata collaborazione tra le rappresentanze dei produttori in questi mesi di crisi profonda ha svolto anche funzione di supplenza alla difficoltà della politica: va raccolta e valorizzata come strumento prezioso per promuovere cambiamenti anche profondi, mantenendo la coesione.
Equità e coesione: si parta da qui nell'affrontare i nodi più stretti.
E si consideri l'assunzione della diversità come paradigma per orientare le scelte: generi, generazioni, territori sono in condizioni strutturalmente diverse, la crisi trasforma le diversità in diseguaglianze che minano la coesione sociale e frenano lo sviluppo: occorre tenerne conto!
L'equilibrio dei conti e la disponibilità delle risorse devono essere ricercati non solo all'interno del mondo del lavoro e della produzione, ma perseguiti attaccando la spesa improduttiva e la rendita quali fonti di risorse da trasferire in favore della crescita.
Ripresa produttiva, lavoro, necessitano di risorse destinate all'innovazione, alla qualificazione, alla protezione attiva, all'inclusione di giovani e donne.
La presenza di tre donne di grande competenza ed autorevolezza, cui sono affidate importantissime deleghe di Governo ci fa ben sperare circa l'investimento strutturale del Governo in favore della partecipazione delle donne; voglio leggere in questa dimensione (e non in chiave assistenziale) anche l'attribuzione della delega alle pari opportunità alla Ministra del lavoro.
La premessa di tutto ciò è ridisegnare il profilo di sviluppo del Paese, operare finalmente scelte di politica industriale, definire ambiti e modalità di intervento del capitale pubblico nazionale (il poco disponibile) e comunitario, ridefinire il ruolo dell'impresa pubblica e la sua interazione col mercato del capitale e della produzione privata, sostenere l'impresa privata nei processi di riorientamento produttivo, capitalizzazione, internazionalizzazione: occorrono idee e scelte coerenti troppo a lungo rinviate nella crisi.
Occorre che queste scelte siano orientate da un approccio mainstreaming al lavoro: gli effetti prodotti sulla qualità e quantità dell'occupazione devono essere il parametro di valutazione di ogni scelta, di ogni intervento di riduzione o rimodulazione della spesa: dall'istruzione al fisco, dalle infrastrutture alla cultura, fino alle politiche specifiche di welfare e di salute.
Ciò che può essere detto circa la produzione, vale per il lavoro: formazione, qualità, riqualificazione, adattabilità, eccellenza. L'obiettivo è la creazione di un sistema inclusivo e dinamico, in cui le divaricazioni esistenti nell'accesso e nei diritti non siano affrontate con inutili scambi tra protezioni esistenti e garanzie future, che invece di sanare l'oggettiva iniquità del sistema, la renderebbero strutturale. Abbiamo formulato proposte sulla formazione, sull'accesso, sulla parificazione e riduzione dei costo del lavoro, sulla riqualificazione, su una complessiva riforma del sistema dell'accompagnamento dei processi di mobilità e rioccupazione, credendo che proprio la crisi imponesse revisioni profonde: speriamo sia giunto il momento del confronto di merito e della scelta.
Crediamo che sostenere l'autonomia delle giovani generazioni, operando rapidamente la rimozione delle barriere ancora esistenti nell'accesso alle professioni e all'autoimprenditorialità, sia azione utile non solo a recuperare un capitale generazionale indispensabile, ma anche ad aumentare il dinamismo e il tasso di competititività dell'intero sistema produttivo, generando vantaggi per le imprese e per i cittadini. Rimuovere barriere di censo e di appartenenza può produrre risultati apprezzabili sia in termini di equità che di sviluppo.
I parametri dell'equità e della diversità dovranno orientare anche le scelte in materia di previdenza.
Innanzitutto si parta da noi: nessun intervento sulla previdenza dei cittadini sia assunto prima di aver "normalizzato" il sistema previdenziale che assiste le cariche pubbliche. Il meccanismo dei cosiddetti vitalizi deve essere riportato nell'alveo dei sistemi di assicurazione generale; ciò a garanzia e non a detrimento del valore dell'opera degli eletti.
Così come deve essere posto limite ad ogni trattamento che, segnando privilegio evidente, non tenga ferma la correlazione tra impegno contributivo e trattamento previdenziale, pur nell'ambito delle imprescindibili garanzie di solidarietà che il sistema deve fornire.
Potranno poi essere prese in considerazione le due condizioni di equilibrio del sistema previdenziale: la sostenibilità interna e l'adeguatezza dei trattamenti. Quest'ultima presenta oggi particolari squilibri e fragilità, a detrimento - ancora una volta - dei giovani e delle donne. Qualsiasi scelta si compia in quest'ambito deve innanzitutto tendere a sanare tali squilibri, operando per una parità sostanziale e non formale di condizioni all'interno del sistema, per l'oggi e per la prospettiva.
L'assunzione del parametro delle diversità implica il tener conto delle diverse qualità del lavoro e della loro sostenibilità nel corso della vita lavorativa, delle diverse condizioni di lavoro anche non remunerato, per ciò che attiene le donne, della fragilità e discontinuità della condizione lavorativa dei giovani. Questo implica la necessità di prevedere percorsi che contemperino la riduzione del peso del sistema sulla finanza pubblica, con elementi di personalizzazione e di flessibilità, sia garantendo valore ad ogni apporto contributivo nell'arco della vita lavorativa, sia consentendo un esercizio responsabile di scelta rispetto al momento e alla condizione della propria uscita dal lavoro ed all'utilizzo, adeguatamente incentivato e garantito in termini di controllo, di forme sussidiarie di assicurazione previdenziale
La riforma del sistema dell'assistenza riveste altrettanta urgenza, essendo stata posta quale condizione dell'equilibrio dei saldi già dal prossimo anno. Ad essa non si potrà procedere senza aver definito prioritariamente i livelli minimi di protezione garantiti in via solidaristica a tutti coloro che abbiano una riduzione della capacità personale di produrre reddito: la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e la loro chiara allocazione in termini assicurativi e di erogazione nell'ambito delle funzioni pubbliche è preliminare a qualsiasi riforma strutturale. Prima di ciò si potrà doverosamente intervenire soltanto su abusi e sperequazioni, garantendo così appieno che le risorse spese negli interventi solidaristici siano promotrici delle condizioni di partecipazione allo sviluppo dei singoli e non sostitutive dell'assenza di sviluppo.
L'unica condizione che poniamo a questo Governo e a noi stessi è di rispondere all'interesse generale dell'Italia e, in misura maggiore all'interesse dei più che hanno meno. In questo segno buon lavoro al Governo e a noi tutti.