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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 633 del 27/10/2011


PEDICA (IdV). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per la relazione che ha voluto oggi dedicarci.

Vorrei ricordare all'Aula che la Libia è stata praticamente l'ultima Nazione in cui i moti di rivolta sono deflagrati, scatenando l'ira e la repressione del tiranno più longevo. Prima di quel momento, tantissimi sono stati i Paesi, l'Italia su tutti, che avevano intrattenuto rapporti di ogni tipo con il Rais libico.

Ricordo ancora, colleghi, che, nello stesso anno in cui sottoscrivevamo il Trattato con la Grande Jamahiriya araba libica, il segretario di Stato Condoleeza Rice andava a Tripoli a trovare Gheddafi. Non sono mancati addirittura incontri internazionali in cui il presidente Obama e il rais libico si sono trovati a pochi centimetri di distanza l'uno dall'altro.

Questo per dire, signor Ministro, che, oltre all'incapacità del Governo di cui lei è membro, c'è stato anche chi vi ha fatto compagnia in questi anni. Certo, i distinguo sono d'obbligo, Ministro. C'era chi non ha fatto quanto avrebbe potuto e chi invece invitava il dittatore a tenere un discorso dal posto che lei occupa in questo momento. Ricordo ancora che, se non fosse stato per l'Italia dei Valori, oggi avremmo dovuto ricordare anche una tale infausta circostanza.

Signor Ministro, c'è stato anche chi ha detto di non voler chiamare Gheddafi - lo dico dal momento che lei ha indicato la responsabilità del Governo italiano - per non disturbarlo, mentre negli stessi momenti le agenzie internazionali battevano le notizie di bombardamenti sui civili libici operati da forze governative. Questa è la responsabilità di un Governo. Siete tra i corresponsabili, ma, all'interno di essi, forse siete stati addirittura i peggiori.

L'Italia dei Valori non può accettare - come non ha accettato in passato - un simile comportamento, così come non può rallegrarsi della morte del tiranno.

Quando saremo al governo del Paese - se un Paese ci sarà ancora quando gli italiani vi manderanno a casa - noi dell'Italia dei Valori pretenderemo, prima in Consiglio dei ministri e poi nei summit internazionali, che tutto quanto non è stato fatto per la Libia sia fatto nelle future occasioni. Solo allora, se anche quello non sarà servito, potremo pensare di votare dispositivi basati su testi che prevedono giustamente l'uso della forza, così come il capitolo 7 della Carta dell'ONU fa. In quel caso sì, non avremmo problemi a far diventare azione ciò che la Carta prescrive. Questo, perché la Carta, signor Ministro, prescrive di tutelare le vite dei civili, e non di bombardare dall'alto i convogli sui quali potrebbe viaggiare il capo di una delle due fazioni in lotta.

Questo è quello che è accaduto, nonostante il Parlamento italiano abbia autorizzato il Governo - leggo il testo della mozione Reguzzoni e Cicchitto del 3 maggio scorso - «ad intraprendere immediatamente una decisiva e forte azione politica sul piano internazionale finalizzata ad una soluzione, per via diplomatica, della crisi libica che ristabilisca condizioni di stabilità, pace e rispetto dei diritti umani, ponendo fine alla fase militare e ai bombardamenti;» (...) «in accordo con le organizzazioni internazionali e i Paesi alleati a fissare un termine temporale certo, da comunicare al Parlamento, entro cui concludere le azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, che comunque debbono attuarsi nel pieno rispetto dell'articolo 11 della Costituzione» (che abbiamo capito fin da oggi che è il tasto dolente). Ora, signor Ministro, lei vuol dirmi che quanto accaduto in Libia è da considerarsi l'attuazione dell'articolo 11 della nostra Costituzione? Sono certo che anche lei è sin troppo intelligente per non incappare in un errore del genere.

Venendo alle modalità con le quali l'Italia ha partecipato alla missione NATO, è superfluo dire che non ci ha convinto, e non siamo d'accordo assolutamente con le sue affermazioni, secondo le quali la cessata necessità di finanziamenti coprirebbe l'operato dei nostri militari. II suo Stato maggiore, signor Ministro, non la pensa così e, a meno che lei non voglia smentirlo in malo modo, come ha fatto con quei militari che avevano dichiarato di aver bombardato obiettivi sul suolo libico, le toccherà trovare per forza una soluzione, così come le toccherà mantenere fede al contentino promesso alla Lega in cambio dell'autorizzazione a partecipare a questa operazione.

È ai nostri militari, a quelli impegnati in questo momento nelle operazioni, che lei deve una risposta, signor Ministro. Dovrà infatti, come spero starà già facendo, ridurre considerevolmente il nostro contingente in Libano, una delle nostre missioni più sottili, oltre che celebri. Il tutto mentre, seppur si parla di riduzioni, in Afghanistan non si intravede alcun cambiamento, anzi vi sono cinque feriti in più, ai quali auguriamo una pronta guarigione (lei non ne ha fatto menzione, e può giustificarlo con il fatto che stiamo parlando di un altro argomento, ma andavano ricordati comunque, perché lei è il Ministro di quei ragazzi).

Venendo alla Libia che vorremmo, signor Ministro, non possiamo nonostante tutto dire che si sia in presenza di un'epocale svolta. Una svolta, certo, si è prodotta, e mai sarebbe stato possibile immaginarlo fino a qualche mese fa. Le cause di questi rivolgimenti sono certamente da individuare - e la invito ad ascoltare queste parole pensando all'Italia - nel crescente disagio di vasti strati delle popolazioni, soprattutto giovani, scolarizzati ma sottoccupati, per la loro costante e prolungata esclusione sociale, economica e politica: giovani che rivendicano il pieno rispetto dei diritti civili e politici, la fine di regimi autoritari e corrotti e una rapida e piena transizione verso sistemi fondati sulla libertà e la democrazia. Pensi all'Italia, signor Ministro: è proprio questo il problema odierno, la piena transizione verso regimi democratici!

La drammatica crisi in atto - ancorché ricca di risvolti certamente positivi per la piena affermazione della democrazia e della pace in un'area così strategica per il mondo, per l'Europa e per gli stessi nostri interessi nazionali - presenta le incognite proprie di ogni fase di transizione. Incognite che, nel passato, hanno già tristemente condotto all'avvento di regimi totalitari di stampo islamista, con relative manifestazioni di illiberale intolleranza religiosa e di aggressività esterna.

Ci interesserebbe sapere che tipo di collaborazione e cooperazione è possibile iniziare con la Libia. La collaborazione per l'estrazione del gas e del petrolio è importante, ma dobbiamo cambiare, dobbiamo entrare con una presenza diversa.

L'Italia dei Valori vorrebbe sapere: cosa accadrà al nostro rapporto con la Libia se al CNT di Bengasi dovesse seguire un Governo islamico e confessionale come in Iran? Che ne sarà delle nostre attività e degli accordi che abbiamo concluso?

Di sicuro, Ministro, lei ci ha aggiornato sulla situazione in Libia, ma non sulla complessiva situazione relativa ai migranti. Eppure l'operato dei nostri militari e dei nostri mezzi è congiunto: la missione rappresenta un tutt'uno, come sostenuto dallo Stato maggiore della Difesa. Immagino non lo faccia perché non potrebbe far altro che ammettere che la pratica dei respingimenti illegali non potrà che continuare per far contento, di nuovo, l'alleato di Governo leghista.

Non potrà che continuare come è accaduto pochi giorni fa a Bari, dove 71 cristiani coopti sono stati rispediti in Egitto, nonostante lì siano perseguitati. In proposito le chiedo, Ministro: ma il 12 gennaio scorso, dopo la strage di Alessandria d'Egitto, il Senato non aveva impegnato il Governo all'unanimità (leggo testualmente l'impegno, che abbiamo votato all'unanimità, della mozione del presidente Gasparri) «ad adoperarsi presso le Nazioni Unite per consentire la tutela e il rispetto di tutte le minoranze religiose; a contribuire in sede internazionale nei modi e con i mezzi opportuni ad un monitoraggio continuo e credibile delle violazioni in materia; a richiamare con la dovuta fermezza l'attenzione delle singole organizzazioni internazionali e dei singoli Governi degli Stati membri dell'Unione europea sulle persecuzioni religiose nei confronti delle minoranze cristiane»?

Lei lo sa, signor Ministro, che a quelle organizzazioni internazionali citate dal presidente Gasparri non è consentito essere presenti nei centri dove i migranti vengono accolti, prima di esser espulsi? È così che il suo Governo pensa di portare a compimento gli impegni assunti con il Parlamento e con gli attori internazionali e dell'Unione europea? È con il taglio di oltre 180 milioni di euro alla missione relativa alla cooperazione allo sviluppo, per il triennio 2012-2014, che volete aiutare il popolo libico?

Siamo passati, ancora una volta, dall'affermare che Gheddafi era «il leader del suo popolo e un faro nel mondo arabo» (non so se lo ricorda, ma queste parole le ha dette il suo collega Frattini), al «no alla no-fly zone», quindi al «sì alla no-fly zone», quindi ancora al «preferisco non disturbare Gheddafi», e a seguire al «sono molto dispiaciuto per lui», dopo al «partecipiamo, però, per carità, non spareremo mai», conseguentemente al «bombardiamo, però, per carità, non colpiremo, anzi stiamo attenti alle parole perché non va bene usare la parola bombardamento» (lei infatti oggi ha parlato di velivoli da combattimento, e addirittura dice: proviamo a utilizzare «missilamento», queste sono parole sue, signor Ministro) così tutte le coscienze possono dormire sogni tranquilli. Sino al finale tragicomico del «sic transit gloria mundi».

Questa non è la politica estera e di difesa dell'Italia dei Valori. Non lo è oggi e non lo sarà mai! Auspichiamo un nuovo futuro per il popolo libico, senza protettori unicamente interessati alle ricchezze del loro territorio, ma con controllori attenti dello sviluppo democratico di un Paese che ha già pagato con 40 anni di dittatura (noi in Italia ne stiamo subendo 20, fino ad oggi) gli errori compiuti anche dai Governi di tutto il mondo, tra i quali il Governo Berlusconi non poteva che spiccare, come ha fatto. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.