Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 633 del 27/10/2011


Informativa del Ministro della difesa sulla missione militare in Libia e conseguente discussione

LA RUSSA, ministro della difesa. All'indomani della caduta di Sirte, della morte di Gheddafi e della proclamazione della liberazione da parte del Consiglio transitorio, ricorda i principali passaggi tecnico-operativi dell'intervento in Libia, sul quale il Governo ha fornito un'informazione costante e tempestiva al Parlamento. Legittimato dalla risoluzione delle Nazioni Unite n. 1973 e inizialmente guidato da una colazione di volenterosi, l'intervento militare, voluto per proteggere la popolazione civile dagli attacchi delle forze fedeli al regime di Gheddafi, è passato rapidamente sotto il comando della NATO, come auspicato dall'Italia, che ha partecipato alla missione mettendo a disposizione basi militari, veicoli da combattimento, unità navali, istruttori militari, voli per il trasporto dei feriti in strutture ospedaliere nazionali. Il Ministro della difesa si è impegnato personalmente per escludere la possibilità di danni collaterali alla popolazione civile. Dal mese di luglio l'evoluzione del conflitto a favore delle forze ribelli ha consentito una riduzione del contributo italiano e l'intervento è proseguito a scopo precauzionale. In conseguenza delle minori attività operative, non è stato necessario rifinanziare la missione dopo il 30 settembre. Senza l'intervento della NATO la rivoluzione libica non avrebbe avuto alcuna speranza di successo; l'Italia ha svolto un ruolo determinante sul piano operativo, logistico e dell'attività di intelligence: lo hanno riconosciuto il presidente del Consiglio transitorio Jalil e il neoministro della difesa Daghely i quali hanno dato atto dell'impegno italiano ad alleviare le sofferenze dei civili e a minimizzare i danni alle infrastrutture e hanno ribadito con forza l'amicizia che lega i due popoli. Dopo la morte di Gheddafi, che non rientrava tra gli obiettivi militari della NATO, l'Alleanza ha annunciato che le attività operative cesseranno il 31 ottobre: la decisione finale sarà assunta dal Consiglio atlantico che si terrà domani. Inizia così, senza la possibilità di escludere strascichi conflittuali, la fase della pacificazione e della ricostruzione, che deve riguardare in primo luogo lo Stato. Per i tradizionali legami storici, culturali, geografici che legano i due Paesi, l'Italia è pronta a contribuire, nell'ambito di iniziative internazionali o su specifica richiesta delle autorità libiche, anche alla formazione e all'addestramento delle forze di sicurezza, al controllo delle armi chimiche, allo sminamento umanitario. Il ministro Maroni ha già preso contatti con il Ministro dell'interno libico per collaborazioni in ordine al monitoraggio ed al contenimento dei fenomeni migratori. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Ministro della difesa.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Ringrazia il ministro La Russa per aver svolto una ricostruzione dettagliata e puntuale degli eventi, soprattutto per quanto riguarda le azioni umanitarie italiane a sostegno della popolazione libica; è importante infatti stabilire un rapporto di rispetto reciproco per favorire il delicato processo di costruzione di una democrazia reale, che non può essere imposta dall'alto o dall'esterno, ma deve crescere dal basso. Il ritorno alla normalità per la Libia sarà lungo e faticoso, perché nel Paese al momento c'è una grande circolazione di armi leggere, mentre l'organizzazione tribale della società e l'assenza di una struttura statale ed istituzionale consolidata accentuano il rischio dello scatenarsi di una guerra tra bande, oltre a favorire il possibile emergere di movimenti fondamentalisti. In tale contesto assume notevole importanza l'intervento della comunità internazionale, all'interno della quale è auspicabile che l'Italia sappia svolgere un ruolo di primo piano e che, nell'ambito di tale ruolo, il Parlamento sia coinvolto insieme al Governo nel definire le linee guida dell'impegno italiano e gli strumenti giuridici più idonei per attuarlo. Oltre che ad aiutare nella ricostruzione, l'impegno della comunità internazionale dovrà essere volto a rendere più sicuri i confini libici e ad assicurare alla giustizia internazionale eventuali responsabili di crimini di guerra o contro l'umanità; da questo punto di vista, alla Corte penale internazionale spetterà un compito molto delicato nell'accertare la verità e nel fare chiarezza sugli episodi di violazione dei diritti umani. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e del senatore Perduca).

Presidenza del vice presidente NANIA

DIVINA (LNP). La definitiva caduta del regime di Gheddafi in Libia consente non solo al popolo libico di liberarsi dall'oppressione di una dittatura che durava da molto tempo, ma anche all'Italia di porre fine ad un intervento militare che, come più volte sottolineato dalla Lega Nord, risultava eccessivamente gravoso per le finanze pubbliche, soprattutto in un momento di difficoltà come quello attuale. L'Italia ha peraltro tenuto pienamente fede agli impegni assunti in sede internazionale, partecipando ad una missione militare legittimata dall'ONU e volta a proteggere i civili dai massacri, ad impedire che il disordine si propagasse al di fuori dei confini libici nell'area del Mediterraneo e, infine, a sostenere le forze rivoluzionarie, più deboli rispetto alle forze lealiste. Significativo ed importante è stato l'aspetto umanitario dell'intervento, che ha consentito di portare soccorsi e cure a chiunque fosse coinvolto negli scontri. È ora necessario provvedere ad addestrare l'esercito e le forze di polizia del nuovo Stato libico, sia per garantire la sicurezza interna, sia per assicurare il controllo delle frontiere anche in collaborazione con la polizia italiana. Sarebbe infine opportuno che il Governo individuasse delle forme di sostegno a favore delle aziende italiane che operavano in Libia prima dello scoppio delle ostilità e che negli ultimi sette mesi hanno dovuto sospendere tale attività, con gravi conseguenze economiche ed occupazionali. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PEDICA (IdV). L'atteggiamento del Governo nei confronti della Libia e del regime di Gheddafi è stato caratterizzato negli ultimi tempi da palesi contraddizioni e da sorprendenti cambi di posizione: si è passati dalla stipula di rilevanti accordi politico-economici e dall'inopportuna ostentazione del forte legame di amicizia personale instaurato con il dittatore libico, fino al punto di volerlo invitare a parlare nel Parlamento italiano, all'imbarazzo sull'atteggiamento da tenere di fronte ai primi massacri di civili, fino poi a schierarsi a fianco dei ribelli e a prendere parte con operazioni militari alla missione internazionale in Libia. L'Italia dei Valori non ha peraltro mai avallato la partecipazione italiana a tale missione, ritenendo che essa non fosse conforme a quanto prescrivono il capitolo VII della Carta delle Nazioni unite e l'articolo 11 della Costituzione italiana. La Libia è ora di fronte ad una svolta epocale, dovendo affrontare il problema della transizione verso un regime democratico, con una popolazione in gran parte giovane e in fermento per essere stata esclusa a lungo dalla scena politica ed economica e con il rischio del possibile avvento di regimi totalitari di stampo fondamentalista. Numerosi e complessi sono i nodi politici sui quali il Ministro della difesa dovrebbe rispondere di fronte al Parlamento, a cominciare dal finanziamento dell'intervento italiano in Libia e delle altre missioni internazionali, proseguendo con il tipo di collaborazione che si intende instaurare con il nuovo governo libico, al di là degli interessi economici in gioco. Il Governo dovrebbe inoltre aggiornare il Parlamento sulla situazione relativa ai migranti e chiarire se intende proseguire con la pratica dei respingimenti illegali per accontentare uno dei partiti della coalizione che lo sostiene. (Applausi dal Gruppo IdV).

DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Ora che la Libia è libera da una feroce dittatura serve un esempio di compostezza da parte dell'Italia, che per il futuro non deve solo preoccuparsi di aiutare il Paese nella ricostruzione, ma di garantirne la governabilità e la stabilità. Preoccupa infatti il richiamo alla sharia che è stato fatto da alcune componenti del fronte dei ribelli. Peraltro, non deve appassionare molto la riproposizione di sterili polemiche sui comportamenti assunti in passato nei confronti di Gheddafi, perché i rapporti con i capi di Stato stranieri, anche non democratici, sono generalmente guidati dalla tutela degli interessi nazionali. Serve dunque spirito di unità nell'affrontare i grandi problemi di ordine economico e politico che accompagneranno la fase di ricostruzione della Libia. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). La tragica conclusione della vicenda umana e politica di Gheddafi apre la strada ad un futuro di relazioni tra Italia e Libia che rischia di essere compromesso dai precedenti rapporti, ostentatamente amichevoli, tra il Presidente del Consiglio italiano ed il leader libico, dall'incertezza del Governo, condizionato dai veti della Lega, nella prima fase della rivolta, dal ritardato sostegno agli insorti ed al popolo libico. Si tratta ora di definire quale ruolo potrà avere l'Italia nella ricostruzione civile ed economica della Libia e come potranno essere difesi i rilevanti interessi italiani in gioco, non solo quelli, importantissimi, relativi alle forniture di greggio e di gas, ma anche quelli delle numerose aziende italiane operanti nel Paese. La comunità internazionale, chiamata a favorire la riconciliazione, la creazione di nuove istituzioni e di un vero sentimento di identità nazionale e l'integrità territoriale, deve fare i conti, oltre che con le tradizionali divisioni in clan, con il rischio di una deriva fondamentalista. Dopo aver creato e rafforzato una nuova cornice istituzionale, occorrerà convertire il sistema economico libico, fondato sulla ricchezza derivante dal petrolio, ad un sistema diversificato basato sull'iniziativa privata. In tale contesto, la proroga della partecipazione italiana alla missione internazionale non creerebbe problemi di ordine finanziario, perché risorse precedentemente stanziate sono ancora disponibili, ma sarebbe priva della necessaria copertura politica, perché l'autorizzazione del Parlamento è scaduta a settembre. Anche questo elemento conferma le divisioni e l'incertezza che dominano l'azione del Governo nei confronti dell'area strategicamente più importante per gli interessi nazionali. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, PD e del senatore Pardi).

TORRI (LNP). Il dibattito odierno dimostra la pervicace tendenza dell'opposizione a strumentalizzare i fatti e cercare elementi di inutile polemica politica pur di fronte a temi che meriterebbero grande approfondimento. Sulla vicenda libica, la Lega ha dato ancora una volta dimostrazione di essere un partito serio e leale, che non ha fatto mancare il proprio appoggio al Governo, ma ha ritenuto che l'intervento in Libia potesse compiersi solo sotto l'egida della NATO e con la definizione di tempistiche e soprattutto, vista la difficoltà della situazione economica, con l'indicazione di un tetto di spesa. I fatti hanno poi dimostrato come quella posizione fosse lungimirante sotto diversi punti di vista, anche perché ha consentito di realizzare un'oculata gestione delle risorse che ha determinato anche un risparmio economico. A questo punto sarà definita la copertura giuridica per la prosecuzione delle operazioni, mentre per quanto riguarda la cooperazione, come è avvenuto in altri contesti, l'Italia potrà dare il proprio contributo mettendo a disposizione le risorse umane e tecniche di cui dispone. Infine, particolare attenzione dovrà essere posta sul rischio che il Libia si affermi un regime islamista. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Bonfrisco. Congratulazioni. Commenti del senatore Pedica).

ZANDA (PD). Preso atto della mancata risposta da parte della Presidenza del Senato sulla richiesta che il Presidente del Consiglio riferisca in Aula sull'esito dell'incontro di Bruxelles, si sofferma sulla esposizione del Ministro della difesa, assai ricca di dettagli squisitamente tecnici riferiti all'impegno militare italiano in Libia. Il dibattito, però, richiede ormai un approccio diverso, politico, di cui la relazione del Ministro è carente. A fronte del prestigio internazionale che l'Italia ha guadagnato negli anni grazie al valore, all'impegno ed al sacrifico delle proprie Forze armate, la politica estera del Governo Berlusconi, costante motivo di tensioni interne, è sempre stata caratterizzata da un'impronta personalistica, individuando la propria ragion d'essere nei rapporti personali tra il Presidente del Consiglio ed i leader mondiali, vantati o millantati anche nelle Aule parlamentari. Una politica di tal fatta è però destinata a fallire, come dimostra chiaramente la situazione delle relazioni, quasi inesistenti, tra l'Italia e la dirigenza libica del dopo Gheddafi. Resta da capire, a questo punto, quale sarà il ruolo che lo Stato italiano intende avere nel futuro della Libia, sia sotto il profilo economico che sotto quello politico. Il Governo non ha ancora assunto una posizione chiara in merito. Sarebbe pertanto opportuno che il Presidente del Consiglio riferisse alle Aule parlamentari anche su questo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

CANTONI (PdL). I rapporti con la Libia e con il suo leader Gheddafi sono sempre stati complessi e comunque tesi alla costruzione di relazioni amichevoli, anche con i lontani Governi Andreotti e Craxi. E' pertanto ipocrita, ingeneroso e scorretto il continuo attacco nei confronti del presidente Berlusconi per la sua politica estera, alla luce, peraltro, del successo riportato proprio ieri a Bruxelles. È certamente necessario seguire con particolare attenzione l'evoluzione dei processi in atto in Nord Africa: la situazione, ancora fortemente confusa ed incerta sotto il profilo sia politico che militare, potrebbe lasciare spazio al dilagare del fondamentalismo e, quindi, ad una progressiva islamizzazione delle nascenti repubbliche nordafricane, ostacolando il loro percorso di democratizzazione. L'impegno militare degli Stati europei in Libia deve quindi lasciare il campo all'attività diplomatica che getti i fondamenti dei futuri rapporti politici ed economici con Tripoli. Alla luce della sua storia e delle sue relazioni economiche, legate principalmente all'approvvigionamento energetico, l'Italia deve svolgere un ruolo dominante nel processo di pacificazione e di ricostruzione della Libia, se necessario concorrendo alla costituzione di una forza multinazionale che affianchi le autorità locali nel periodo di transizione, per garantire la costituzione di istituzioni libere, democratiche e rispettose dei diritti umani. Non va dimenticato che, in assenza di un fattivo impegno dello Stato italiano, rischiano di prendere il sopravvento gli interessi geopolitici ed economici che hanno indotto Nazioni come la Francia ad avviare unilateralmente le azioni militari a sostegno dei ribelli. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Torri e Poli Bortone. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti della scuola secondaria di primo grado «Giacinto Gigante» di Napoli presenti nelle tribune. (Applausi).

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 2 novembre.

La seduta termina alle ore 12,35.