LENNA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
gli uffici di Poste italiane della città di Udine e dell'intera Provincia registrano da qualche mese frequenti disservizi che si protraggono, spesso, a lungo e causano gravi danni ai moltissimi utenti che giornalmente si recano in posta per svolgere operazioni di prelievo, pagamento o inoltro corrispondenza;
dette interruzioni di servizio sarebbero provocate da un cosiddetto "buco" nel software che impedisce, tra l'altro, un ritorno alla normale operatività in tempi brevi;
considerato che:
Poste italiane ha scelto di inserirsi nel mercato globale intraprendendo una missione aziendale comprendente nuove attività quali la vendita di prodotti di risparmio, di libri, di riviste o di schede telefoniche;
Poste italiane, tuttavia, non ha, parimenti, a giudizio dell'interrogante, adeguatamente testato il software per evitare tutti i problemi sopra evidenziati;
il sistema operativo di Poste italiane, gestito direttamente a Milano, non consente alle strutture locali neanche la semplice comunicazione di informazioni all'utenza riguardo all'eventuale ripresa del servizio in caso di interruzione,
preso atto che tale stato di cose sta preoccupando le comunità di interi territori,
l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e in quali modi intendano intervenire al fine di evitare che ulteriori cosiddetti "buchi" al software di Poste italiane danneggino l'operatività degli uffici postali, particolarmente di quelli presenti a Udine e Provincia, con gravi disagi per gli utenti.
(4-06163)
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
Sebastiano Pitruzzello, industriale del "parmesan", è tra i 25 nuovi cavalieri che hanno ricevuto la croce greca bordata d'oro nel novembre 2011 attraverso la cerimonia ufficiale. Italo-australiano, emigrato negli anni Sessanta nello Stato di Victoria, è il produttore di "Parmesan cheese", "ricotta", "bocconcini", "pecorino", "mascarpone", "provolone", ma anche "mozzabella";
sono infatti questi alcuni dei prodotti di punta che hanno consentito al nuovo Cavaliere del lavoro, grazie all'azienda creata da quasi quarant'anni fa in Australia, di essere fregiato del titolo. L'industriale, emigrato negli anni Sessanta nello Stato australiano di Victoria, ha cominciato la sua attività prima in modo artigianale per poi fondare nel 1973 la Pantalica Cheese Company, con sede a Thomastown nei pressi di Melbourne, nella quale lavorano con successo come manager anche i suoi figli;
il sito dell'azienda casearia "italian style", la Pantalica Cheese Company, offre immagini di prodotti che, come sottolineano dall'agenzia di stampa il Velino, apparentemente sembrano riuscitissime imitazioni di quegli originali sottoposti in Italia a rigidi controlli su materie prime e disciplinari di produzione. Per il Velino sembrerebbe una vera e propria beffa, considerando lo stesso "suono italiano" che, facendo il verso al made in Italy più blasonato, secondo la Coldiretti, la Cia e la Confagricoltura, ormai è un business da 80 miliardi di euro l'anno. Tanto è vero che già nel 2006 uno studio della Federalimentare aveva stimato un "danno" al comparto italiano di circa 50 miliardi di euro;
i nomi dei futuri cavalieri - ogni anno se ne possono scegliere 25 - vengono segnalati per consuetudine dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e dal Ministro dello sviluppo economico. Dal 1986 è possibile includere nella lista anche industriali che operano all'estero;
il Ministero delle politiche agricole precisa che a fare il nome di Pitruzzello non è stato Galan, che si sarebbe fatto carico di un solo nome: l'imprenditrice agricola del Veneto Maria Carla Macola. Da quanto risulta al Velino neppure l'ex Ministro dell'agricoltura Luca Zaia avrebbe a che fare con questa designazione;
i cavalieri italiani che "corrono" per il titolo passano prima per le prefetture che avviano l'istruttoria per verificare che tutto sia in regola. Poi sono i due Ministeri competenti - tranne per gli italiani residenti all'estero per i quali la proposta viene dalla Farnesina - a fare la proposta alla Presidenza della Repubblica che nella scelta formale segue l'indicazione del Consiglio dell'Ordine presieduto dal Ministro dello sviluppo economico;
dalla Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro fanno sapere che non sarebbe la federazione a decidere l'idoneità dei candidati al titolo e che comunque è tradizione, sebbene non stabilito per legge, che sia nominato almeno uno "straniero" ogni anno (ed in questo caso Pitruzzello era l'unico italiano residente all'estero). È il consiglio dell'Ordine, organo collegiale il cui presidente è il Ministro dello sviluppo economico, a indicare i nomi dei pretendenti al titolo. Per gli italiani residenti all'estero il compito è invece del Ministero degli affari esteri, passando per il Ministero dello sviluppo economico, che riceve l'incartamento da trasmettere poi al consiglio dell'Ordine;
in un articolo pubblicato su "Italia a Tavola.net" si legge: «In questo caso, precisano dal ministero degli Esteri tutto è partito da Melbourne. Il consolato generale di Melbourne ha, infatti, fatto richiesta di proposta all'Ambasciata di Camberra che ha trasmesso il dossier agli Esteri»;
"Italia a Tavola" riporta quindi le ragioni relative alla candidatura date dall'Ambasciata italiana: «Il neonominato Cavaliere del lavoro Sebastiano Pitruzzello - spiegano dall'Ambasciata di Camberra - è da anni uno degli industriali di origine italiana di maggiore successo presenti nello Stato del Victoria. Trasferitosi a Melbourne all'età di 23 anni, nel 1973 ha fondato la Pantalica Cheese Company che è attualmente la maggiore azienda di formaggi e latticini dello Stato del Victoria e che impiega numerosi dipendenti italiani e utilizza macchinari prevalentemente italiani. Il Cavaliere Pitruzzello, strettamente coinvolto e molto attivo nella comunità italiana di Melbourne si è sempre distinto per l'attaccamento alla sua terra d'origine e ha costantemente partecipato con generose donazioni e sponsorizzazioni alle numerose iniziative promosse nell'ambito della suddetta comunità e in particolare a quelle promosse dai suoi conterranei siciliani. In tale contesto il Cavaliere Pitruzzello ha sponsorizzato numerose associazioni, circoli, club e fondazioni siciliane e italiane in Australia. Nel 2000 - continua la lettera dell'Ambasciata di Camberra - gli viene conferita l'onorificenza di Commendatore. Nel 2002 il ministro australiano dell'Economia inaugura, alla presenza del sindaco di Melbourne, una nuova ala dello stabilimento di produzione, che consente l'assunzione di nuovo personale, in maggioranza italiano. Nel 2002 alla presenza dello stesso Pitruzzello, dell'assessore della Regione Sicilia per i beni Culturali, del Presidente della Provincia di Siracusa, di tutti i Parlamentari nazionali e regionali della Sicilia Orientale e del Sindaco, la città natale di Sortino, in provincia di Siracusa, gli intitola una piazza ove viene inaugurato un monumento dedicato ai Sortinesi nel mondo, donato dallo stresso Pitruzzello. Nel 2006 gli viene conferita la prestigiosa onorificenza australiana Oam. Nel 2006 gli viene assegnata dalla Regione Sicilia il "Premio Siciliani nel Mondo Ambasciatori di Cultura". Nel febbraio 2010 nel mezzo di una tenuta di 63 ettari dove sono stati piantati 14.500 vitigni e 13.500 piante d'ulivo, è stato inaugurato, alla presenza del Premier dello Stato del Victoria, John Brumby, uno stabilimento di 7.000 metri quadrati per la produzione di olio e vino, completamente attrezzato con i migliori macchinati italiani. Sulla base di quanto sopra - precisano dall'ambasciata italiana di Camberra - si può senz'altro affermare che il Cavaliere Pitruzzello, con il suo successo, la sua generosità nei confronti della comunità italiana di Melbourne e i ripetuti riconoscimenti che sia Autorità australiane che italiane gli hanno conferito negli anni, ha contribuito e contribuisce in maniera significativa a tenere alto il buon nome della comunità italiana e costituisce un simbolo del successo che tale comunità qui in Australia ha saputo conquistarsi con il duro lavoro. In fine, in merito ai prodotti "Italian Sounding" dell'azienda del Cavaliere Pitruzzello - concludono - è da notare che in Australia non esistono norme ostative in materia. Inoltre i latticini prodotti dalla Pantalica Cheese hanno molto contribuito allo sviluppo del gusto degli australiani per i nostri prodotti tipici che infatti vengono qui importati con successo»;
l'Ambasciata italiana afferma quindi che, visto che non esistono le leggi ostative in Australia, non c'è niente di male nell'imitazione del made in Italy;
si legge ancora nel citato articolo: «Non è la prima volta che Pitruzzello cerca di ottenere il cavalierato del Lavoro. L'Ambasciata di Camberra aveva proposto il produttore di Mozzabella e di Parmesan cheese, fanno sapere dalla Farnesina, già nel 2005, anno in cui a Pitruzzello non era stato concessa l'idoneità a poter correre per il titolo. E poi ancora nel 2007 e nel 2009. Infine quest'anno: Da Camberra hanno inviato la proposta lo scorso 11 dicembre del 2009, precisano ancora dagli uffici Onorificenze della Farnesina. Chi la dura la vince insomma. Senza contare che Pitruzzello aveva già ottenuto il titolo di commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, "inserito nella lista il 27 dicembre del 2000»;
considerato che:
la contraffazione vale 7 miliardi, due terzi dei quali riguardano il settore agroalimentare. È uno dei dati che emerge dalla bozza di relazione predisposta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale presieduta da Giovanni Fava. Ma l'agropirateria e più in generale le attività di taroccamento dei prodotti, anche quelli con il bollino di qualità è parte di un fenomeno più ampio e preoccupante che va sotto il nome di italian sounding: se infatti l'export di prodotti agroalimentari pesa per 23 miliardi di euro, il richiamo illecito ai prodotti made in Italy (di per sé marchio di garanzia e di qualità) vale 2,6 volte e cioè un mercato pari a circa 60 miliardi. Cifre che, come dimostrano le indagini delle forze di polizia, finiscono per arricchire la criminalità organizzata che riesce ad imporre i prodotti taroccati attraverso il controllo del circuito della distribuzione;
«"La contraffazione - si legge ancora nella bozza della relazione che il Velino ha potuto visionare - è un fenomeno che deprime ogni incentivo al miglioramento della produzione, disorienta i consumatori e, in ultima istanza impedisce alla concorrenza di espletare i suoi benefici tipici: un incremento qualitativo e quantitativo della gamma dei prodotti e dei servizi offerti, tendenziale abbassamento dei prezzi, crescita economica". (...) "Giocare sull'equivoco del richiamo all'italianità del prodotto o la contraffazione in sé è un danno per l'economia e un crimine" dice il presidente Fava che però punta il dito: "In alcuni casi sono gli stessi industriali a non volere la tracciabilità dei prodotti: è made in Italy sono quello che è prodotto con materia prima italiana e non anche quello che in Italia viene solo sottoposto a trasformazione o bollinatura"»;
"Nella Ue le disposizioni in materia di lotta alla contraffazione sono assolutamente insufficienti". Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano è intervenuto sul fenomeno dell'italian sounding, ovvero l'utilizzo di nomi dal suono italiano per prodotti alimentari che nulla hanno a che vedere con le eccellenze enogastronomiche made in Italy. Si tratta di un mercato del falso che induce confusione nel consumatore attraverso, appunto, la somiglianza fra marchi e prodotti originali italiani e copie contraffatte e che costa alla produzione italiana 50 miliardi all'anno. "È necessario - ha quindi continuato Romano - un obbligo rigido di etichettatura non soltanto per i prodotti agrari, ma anche per quelli dell'industria degli alimentari lavorati";
sul sito ufficiale www.cavalieridellavoro.it si legge che: "La Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro ha come soci gli imprenditori che sono stati insigniti dell'Ordine al "Merito del Lavoro" per essersi distinti nei diversi settori dell'economia, contribuendo allo sviluppo sociale, occupazionale e tecnologico e alla crescita del prestigio del made in Italy";
gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l'élite imprenditoriale del Paese. L'Ordine al "Merito del Lavoro" premia l'insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del Paese;
sempre sul sito dei Cavalieri del lavoro viene specificato che la persona candidata a questa onorificenza "non deve aver svolto in Italia o all'estero attività economiche e commerciali lesive dell'economia nazionale",
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo a proporre Sebastiano Pitruzzello per il riconoscimento più importante che possa ricevere un imprenditore italiano per aver tenuto alto il nome dell'Italia considerato che l'industriale italo-australiano del "parmesan" si è arricchito principalmente con l'imitazione di prodotti italiani;
se il Governo non ritenga che affermare che il made in Italy "tarocco" sia servito a far conoscere il vero made in Italy agli australiani sia in assoluta contraddizione con la linea del ministro Romani che condanna il fenomeno dell'italian sounding;
come intenda, considerati i danni che l'italian sounding comporta ai lavoratori italiani, salvaguardare, tutelare e promuovere il made in Italy nel mondo.
(4-06164)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
nel corso del Forum internazionale dell'alimentazione di Cernobbio (Como), il presidente della Coldiretti Sergio Marini ha accusato la Simest di promuovere, con i soldi dei contribuenti, iniziative imprenditoriali che consentono di produrre all'estero alcuni prodotti tipici che però di italiano hanno soltanto il nome;
in particolare il quotidiano "La Repubblica" del 22 ottobre 2011 riporta un comunicato di Marini: «Lo Stato italiano promuove le vendite all'estero della bresaola uruguaiana ma anche la finocchiella, il salame toscano e il culatello prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto, il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, una società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati. (..) Il presidente Sergio Marini ha mostrato il culatello prodotto con carne statunitense a marchio "Salumeria Biellese" e la bresaola uruguaiana a marchio Parmacotto risultato dello shopping effettuato dalla task force della Coldiretti alla Salumeria Rosi a New York, 283 Amsterdam Avenue. Si tratta (...) dell'importante punto vendita del gruppo Parmacotto che lo scorso 12 ottobre ha ricevuto l'impegno di un finanziamento pubblico da parte della Simest finalizzato "al potenziamento della struttura produttiva e del processo di internazionalizzazione verso i mercati target, con particolare attenzione agli Usa, Francia e Germania, dove il Gruppo mira a consolidare la propria presenza". (...) Non è politicamente accettabile che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese ma che anzi - sottolinea Marini - fanno concorrenza sleale agli imprenditori impegnati nell'allevamento e nella produzione in Italia. In un momento di crisi si sprecano soldi per favorire la delocalizzazione e non certo l'internazionalizzazione e si alimenta - sostiene Marini - il giro di affari dell'Italian sounding che si stima superi i 60 miliardi di euro l'anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all'attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari. Gli effetti economici diretti dell'Italian sounding sulle esportazioni di prodotti agroalimentari realmente Made in Italy si traducono, inevitabilmente, in effetti indiretti sulla bilancia commerciale, in costante deficit nell'ultimo decennio. Un danno per le imprese e un danno per il Paese. Quello che è più grave è che la finanziaria di Stato rimane "reticente" anche dopo le denuncia pubblica che - ricorda Marini - abbiamo presentato alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale e al Ministero delle Politiche Agricole che ha addirittura istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda dell'incredibile acquisto di quote da parte della Simest della società rumena denominata Lactitalia. Lactitalia ha sede in Romania e produce, utilizzando latte di pecora romeno e ungherese, formaggi rivenduti con nomi italiani (tra gli altri Dolce Vita, Toscanella e Pecorino). La presenza sui mercati internazionali di prodotti di imitazione del pecorino romano è la principale ragione della grave crisi che colpisce i pastori italiani e della quale lo Stato si è reso complice. Di fronte a questa situazione la Coldiretti - ha concluso Marini - si pone due domande: Perché lo Stato investe risorse pubbliche per divenire proprietario di un'azienda che fa concorrenza agli imprenditori nazionali evocando un'italianità dei prodotti in realtà nsussistente? Quanti casi analoghi esistono e quali iniziative si intende adottare per porre fine a questa grave situazione che frena la crescita dell'agricoltura italiana e del paese»;
considerato che:
nel citato articolo si legge ancora: «Nel 2008 la Simest, società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati, acquista una quota di partecipazione del 49% in Parmacotto USA, la società che si occupa della distribuzione all'ingrosso dei prodotti Parmacotto negli Stati Uniti. Lo stesso anno apre a New York la Salumeria Rosi, negozio monomarca per la vendita di salumi italiani. "Abbiamo constatato che i clienti li percepiscono come prodotti di alta qualità - dichiara l'amministratore delegato di Simest - e ciò fa crescere l'attenzione per la tradizione alimentare italiana dei consumatori americani". I prodotti commercializzati sono quelli della tradizione regionale tricolore, dal culatello alla finocchiona. Tuttavia la metà delle carni lavorate per la produzione proviene, secondo quanto affermato dallo stesso amministratore delegato di Parmacotto, Alessandro Rosi, "da Francia, Danimarca, Spagna e Germania, per lo più". Lo stesso processo di produzione è stato trasferito in Usa: nel New Jersey. Tra i prodotti commercializzati sul mercato statunitense c'è anche un Culatello Salumeria Biellese che riporta in etichetta il paese di origine della carne (non italiana) ma il cui marchio è quanto meno fuorviante, visto che non ha niente a che fare con Biella. Nel 2009 Parmacotto Usa riacquista la totalità delle azioni, con un debito verso Simest di 3 milioni e mezzo di euro. Nel 2010 la partecipazione di Simest compare però nuovamente per il 49% delle quote in Parmacotto Usa. Il 12 ottobre 2011 Parmacotto e Simest annunciano un'intesa per il potenziamento della struttura produttiva e del processo di internazionalizzazione che prevede investimenti per 16 milioni di euro per consolidare la presenza del gruppo in Usa, Francia e Germania. In cantiere anche la realizzazione di uno stabilimento per la produzione di pre-affettati negli Stati Uniti. Alla Simest viene riservato un aumento del capitale sociale pari a 11 milioni di euro. (...) Lactitalia è una società a responsabilità limitata costituita nel 2005 in Romania per la lavorazione e la commercializzazione di prodotti lattiero caseari e posseduta al 29,5 per cento dalla Simest controllata dal Ministero dello Sviluppo economico. Il restante 70,5 per cento è controllato dalla Roinvest con sede a Sassari con amministratori, tra gli altri, Andrea Pinna ossia il vicepresidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano e Pierluigi Pinna ossia il consigliere dell'organismo di controllo dei formaggi pecorino Roma, Sardo e Fiore Sardo Dop. Lactitalia commercializza in Italia e in altri paesi europei formaggi di "tradizione italiana" col marchio "Dolce vita" (mozzarella, pecorino, mascarpone, caciotta) e di tradizione romena tra cui anche una ricotta con la denominazione "Ricotta toscanella". "Per voi - si legga nella presentazione dei prodotti sulla pagina internet dell'azienda - abbiamo intrecciato il latte rumeno alla tradizione italiana". Tali prodotti evocano in realtà una origine e una fattura italiana che non possiedono, allo scopo di far intendere al consumatore acquirente che i prodotti sono di origine e tradizione tricolore. Ciò arreca un danno al patrimonio agroalimentare nazionale, con il paradosso che l'operazione è addirittura finanziata con l'intervento dello Stato italiano, attraverso la Simest. Dopo la denuncia di Coldiretti, il Ministero delle Politiche Agricole ha istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda»;
la presenza di prodotti di imitazione sui mercati internazionali è la principale ragione del calo del 10 per cento delle esportazioni dei formaggi di pecora made in Italy, con la quale viene motivata un'insostenibile riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori italiani;
si è di fronte ad un caso eclatante in cui lo Stato italiano, impegnato a combattere il finto made in Italy, ne diventa addirittura produttore;
considerato che:
la Simest SpA, società italiana controllata dallo Stato (76 per cento del capitale), è stata istituita come società per azioni nel 1990 (legge 24 aprile 1990, n. 100) per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero;
l'art. 10, comma 4, lettera b), del disegno di legge recante Statuto delle imprese, approvato al Senato il 20 ottobre 2011 e trasmesso alla Camera dei deputati, prevede una proroga per l'esercizio della delega per il riordino degli enti prevista al comma 2 dell'articolo 12 della legge n. 99 del 2009. Tale norma delega il Governo alla ridefinizione, al riordino e alla razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell'internazionalizzazione delle imprese (ICE, SIMEST SpA, INFORMEST, FINEST SpA, Camere di commercio italiane all'estero), nonché degli strumenti di incentivazione per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese erogati dagli stessi enti, attraverso l'adozione, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il provvedimento richiamato porta a 28 mesi il termine per l'esercizio della delega;
il proposito del Governo di attuare una riforma complessiva del comparto, a supporto della capacità di internazionalizzazione dell'economia italiana, è stato perseguito anche nel corso della XIV Legislatura, nella quale tale proposito si è dovuto confrontare con il nuovo riparto delle competenze tra Stato e Regioni definito dalla riforma del titolo V della Costituzione, che ha inserito il "commercio con l'estero" tra le materie di competenza concorrente;
ribadito a più riprese in alcuni Documenti di programmazione economico-finanziaria, in particolare in quelli relativi ai periodi 2003-2006 e 2004-2007, l'intento governativo di riordinare il settore si è concretizzato nella previsione di due deleghe, contenute nelle leggi n. 229 del 2003 e n. 56 del 2005 (nessuna delle quali è peraltro stata attuata), nella trasformazione in società per azioni dell'Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero (SACE) e nella revisione della disciplina istitutiva della società SIMEST, recata dalla legge n. 100 del 1990;
una bozza di decreto legislativo di attuazione della delega contenuta all'art. 12 della legge n. 99 del 2009 era stata resa disponibile, a fine settembre, per le regioni, le quali a fine novembre, in sede di Conferenza, rilevando notevoli perplessità a riguardo, evidenziavano la necessità e l'urgenza di un confronto con il Governo prima dell'adozione formale da parte del Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo;
nel frattempo, con la manovra di luglio (decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011), si è già provveduto a sopprimere l'ICE e a trasferire le funzioni dell'istituto al Ministero dello sviluppo economico mentre le risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento delle sezioni estere sono state attribuite al Ministero degli affari esteri. In tal modo: a) non si avranno economie in quanto le funzioni attribuite all'ICE dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali sono state trasferite al Ministero dello sviluppo economico; b) Non si avrà unicità di interlocutori sui mercati esteri, permanendo una duplicità di azione tra Ministero degli affari esteri e Ministero dello sviluppo economico; c) non si realizzerà quindi l'auspicato coordinamento e riassetto organizzativo degli enti operanti per l'internazionalizzazione delle imprese che si sarebbe dovuto attuare in base alla legge n. 99 del 2009,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che la Simest promuove, con i soldi dei contribuenti, iniziative imprenditoriali che consentono di produrre all'estero alcuni prodotti tipici che di italiano hanno soltanto il nome;
quali siano i motivi per cui lo Stato italiano è diventato proprietario di un'azienda che fa concorrenza sleale ai pastori italiani;
quali iniziative intenda adottare al fine di interrompere ogni partecipazione con aziende, come la Lactitalia, le quali commercializzano prodotti che vantano un'origine ed una manifattura italiana che non possiedono recando un grave danno al patrimonio agroalimentare nazionale;
se intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di accertare se vi siano altre aziende nel mondo che realizzano prodotti agroalimentari made in Italy contraffatti o che omettono informazioni relative all'origine dei loro componenti, spingendo il consumatore all'acquisto anche con pubblicità ingannevoli contenenti messaggi informativi ambigui, e, in quel caso, se la Simest abbia concesso loro investimenti;
se non ritenga necessario ed urgente fare chiarezza su tutti gli investimenti della Simest e sui relativi controlli della stessa verso le aziende a cui vengono concessi i finanziamenti;
quando, alla luce del provvedimento in discussione alla Camera dei deputati recante Statuto delle imprese che ha allungato i tempi per l'emanazione del decreto legislativo relativo al riordino degli enti preposti alla internazionalizzazione delle imprese, il Governo intenda provvedere in tal senso;
quali iniziative intenda promuovere al fine di garantire ai consumatori la massima trasparenza nelle informazioni sui prodotti alimentari e sui loro processi produttivi per evitare ogni pratica fraudolenta o ingannevole ai danni del made in Italy, prevenendo il radicarsi nelle tavole internazionali di un falso made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili;
quali iniziative intenda assumere nelle opportune sedi di competenza al fine di estendere a tutti i prodotti l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari.
(4-06165)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa ("Il Giornale" del 7 novembre 2010) che Giancarlo Lanna, avvocato civilista, «consigliere della Fondazione Farefuturo avrebbe messo la propria competenza legale a servizio dell'Atlantis World Ltd la società di diritto inglese che opera anche in Italia e che avrebbe avuto come rappresentanti uomini di Alleanza nazionale»;
l'articolo continua sottolineando che l'Atlantis World Ltd «spunta anche nell'affare di Montecarlo, attraverso quel Walfenzao che oltre in Atlantis è anche dietro le off-shore proprietarie della casa abitata da Tulliani. La Atlantis vanta un grande successo, aver ottenuto la concessione dei Monopoli di Stato italiani per le slot machines» (...) La rivista L'espresso, nel 2004, aveva già associato il nome di Lanna alla Atlantis World, e a Francesco Corallo, azionista della multinazionale dei giochi, in particolare scriveva: "Corallo ha deciso di avvalersi della consulenza di un professionista napoletano di eccezione: l'avvocato civilista Giancarlo Lanna, fino al '98 commissario della locale federazione di An, poi per quattro anni vice-coordinatore regionale del partito e consigliere di amministrazione con delega per il Mediterraneo della Simest, la società pubblica incaricata di finanziare le imprese italiane che vanno oltre frontiera". La Simest, di cui ora Lanna è presidente, è una Spa che fa capo al ministero dello Sviluppo economico, più nello specifico all'area del Commercio con l'estero. (...) Secondo L'espresso, la società italiana della Atlantis avrebbe avuto sede proprio nello studio romano del legale, in via Cola di Rienzo. Un giro di professionisti che Repubblica, anni fa, bollò come "la lobby ludica di An"(...). Lanna è anche stato, per un breve periodo, tra i soci di Lo Schioppo, società agricola che possiede - come ha raccontato il Fatto - palazzi e terreni in Umbria, e che per soci ha Pietro e Dario Urso (...) e Paolo Urso (...). Un grande amico, e uno stimato professionista. La persona giusta per un business così delicato come quello di Atlantis»;
considerato che:
Francesco Corallo, si legge nell'articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" il 4 agosto 2010, è un incensurato ma con parentele piuttosto compromettenti, visto che è il figlio di Gaetano Corallo, condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere, proprio per affari sporchi nel settore dei giochi. Corallo senior era riuscito a sfuggire all'arresto quando i magistrati milanesi sventarono la scalata ai casino di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola. Gaetano Corallo per gli inquirenti avrebbe avuto il ruolo di ponte tra il mondo del gioco e il boss assoluto della mafia di Catania; Nitto Santapaola, boss di Catania, sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino;
a "Il Fatto Quotidiano" risulta che Gateano Corallo e il figlio Francesco sono stati indagati insieme per traffico internazionale di stupefacenti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma,
si chiede di sapere:
se a quanto risulta al Ministro in indirizzo corrisponda al vero che Giancarlo Lanna è stato il procuratore della Atlantis nella sottoscrizione della convenzione per il rilascio della concessione da parte dei Monopoli di Stato;
se, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo intenda adottare le opportune iniziative al fine di verificare ed accertare chi c'è dietro la gestione delle slot machine in Italia;
se sia a conoscenza di chi sia esattamente Francesco Corallo, visto che la sua società ha un fatturato così alto da superare quello della stessa FIAT, e soprattutto considerato che lo Stato italiano ha rinnovato fino al maggio 2011 la concessione alla Atlantis, mentre sono ancora in corso delle indagini che riguardano la famiglia Corallo;
se la concessione ad Atlantis World Rti, prorogata per ben due volte, ultimamente fino al maggio 2011, allo scadere della data sia stata ulteriormente prorogata e, nell'eventualità, quando sia avvenuta e quale tipo di pubblicità ne sia stata data;
quali iniziative normative intenda assumere al fine di introdurre l'esclusione dall'affidamento dei giochi a società residenti nei paradisi fiscali, nonché la previsione di una indagine preventiva della società che intende aggiudicarsi la gestione, considerato che in Italia i giochi sono assegnati a società guidate da soggetti sconosciuti al fisco e allo Stato;
quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di assicurare l'assoluto rispetto della normativa e la massima chiarezza in un settore, quello delle slot machine, che, oltre a costituire una delle maggiori fonti di entrate per l'erario, movimenta un ingente giro d'affari e costituirebbe, secondo numerose ipotesi investigative, una fonte di enormi profitti per le organizzazioni mafiose.
(4-06166)
FLERES - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in base alla stima fatta recentemente dalla KRLS network of business Ethics per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani, risulta che l'imponibile evaso in Italia è cresciuto nel 2011 del 13,1 per cento con punte record nel Nord dove ha raggiunto il 58,5 per cento. In termini di imposte sottratte all'erario siamo nell'ordine del 51,1 per cento pari a 180,3 miliardi di euro l'anno;
nel rapporto della KRLS network of business Ethics sono cinque le aree di evasione fiscale analizzate; l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l'evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese;
per la prima area, quella dell'economia sommersa, si riscontra che i lavoratori in nero sono circa 2,9 milioni, molti dei quali cinesi o extracomunitari e circa 850.000 sono i lavoratori dipendenti che fanno il secondo o addirittura il terzo lavoro. Si stima che l'evasione d'imposta è pari a 34,3 miliardi di euro;
la seconda è l'economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel Nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7 per cento. Si stima che il giro di affari non "contabilizzati" produca una evasione d'imposta pari a 78,2 miliardi di euro l'anno;
la terza è composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall'incrocio dei dati è emerso che il 78 per cento circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10.000 euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali. Su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, l'81 per cento non versa le imposte dovute. Si stima un'evasione fiscale attorno ai 22,4 miliardi di euro l'anno;
la quarta area è quella composta dalle big company, una su tre di queste società ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse, inoltre il 94 per cento delle big company abusano del trasfer pricing per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei Paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo così al fisco italiano circa 37,2 miliardi di euro all'anno;
l'interrogante chiede di conoscere:
se a quanto risulta al Governo corrisponda al vero che nel Paese la percentuale dell'evasione fiscale nel 2011 è cresciuta del 13,1 per cento;
se corrisponda al vero che l'evasione al Nord ha raggiunto il 58,5 per cento, mentre al Sud si limita al 19,3 per cento;
quali provvedimenti siano stati adottati al fine di ottenere il corretto pagamento delle imposte e per elevare l'entità dei controlli anche attraverso una accurata verifica tra i livelli di produzione e quelli di fatturazione delle materie prime e dei prodotti finiti, nonché il rapporto tra prodotto lavorato e rifiuti smaltiti.
(4-06167)
GASPARRI, PARAVIA, FASANO, ESPOSITO, CARDIELLO, COMPAGNA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:
il Comune di Salerno è stato oggetto nel 2003 di una verifica amministrativo-contabile, da parte dei servizi ispettivi di finanza pubblica, che rilevò varie inadempienze; le stesse furono denunciate dagli uffici alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, che ha prodotto una prima condanna nel 2010 (Sentenza n. 1037);
il Comune di Salerno, incurante dei rilievi e di tale condanna, ha proseguito il suo modo di amministrare a giudizio degli interroganti poco chiaro e per nulla trasparente, tanto che il 21 luglio 2010 cinque consiglieri comunali hanno denunciato alla Corte dei conti evidenti irregolarità riguardanti il conto consuntivo 2009 del suddetto Comune;
in particolare, nell'esposto presentato, si avanzavano dubbi di legittimità in merito all'attività di riaccertamento dei residui attivi, che presumibilmente ammontavano a oltre 520 milioni di euro, e passivi riportati nel prospetto contabile, quantificati in oltre 516 milioni;
nello stesso periodo i senatori campani Paravia, Fasano, Cardiello ed Esposito presentarono al Ministro dell'economia e delle finanze l'interrogazione parlamentare n. 4-03485 volta a denunciare una gestione fallimentare del Comune di Salerno tale da richiedere l'intervento dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica;
in data 19 ottobre 2010 il Ministero dell'economia fornì una risposta del tutto inadeguata rispetto a quanto richiesto dai senatori interroganti, relazionando sulla verifica amministrativo-contabile di cui il Comune di Salerno era stato oggetto nel lontano 2003, mentre i fatti oggetto dell'atto di sindacato ispettivo si riferivano alle attività contabili del 2009;
a fronte di tale incongruenza, in data 28 ottobre 2010 veniva pertanto presentata una seconda interrogazione n. 3-01698 a firma dei senatori Gasparri, Paravia, Fasano, Esposito, Cardiello e Compagna volta a sottolineare la gestione poco virtuosa del Comune di Salerno e a chiedere nuovamente l'invio dei funzionari dei servizi ispettivi di finanza pubblica per un rapido accertamento dei reali debiti/crediti dello stesso;
sembrerebbe che lo stesso Ministero dell'economia abbia provveduto a inviare suoi ispettori, che però non avrebbero neppure interpellato i consiglieri comunali dell'opposizione, al fine di acquisire ulteriori elementi per accertare la veridicità e congruità delle poste contabili iscritte nel conto consuntivo in esame;
nonostante la gravità di tale situazione, l'interrogazione n. 3-01698 non ha ricevuto ad oggi alcun riscontro, mentre la Corte dei conti-Sezione regionale di controllo per la Campania, nell'adunanza del 28 giugno 2011, ha adottato la deliberazione n. 381/2011, con la quale vengono contestati al Comune i rendiconti 2007, 2008, 2009 e il bilancio di previsione 2009 e 2010. L'organismo contabile, in particolare, contesta al Comune una serie di punti; alcuni formali, come la mancata presentazione del piano triennale nel 2009 o il ritardo, sistematico, con cui si presenta il rendiconto; altri sostanziali, riguardanti le modalità di calcolo delle plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili;
la Corte dei conti, inoltre, ha posto sotto accusa anche le anticipazioni di cassa, che per legge possono essere adottate solo in caso di emergenza e per limitati periodi di tempo e che invece il Comune di Salerno, anche per far fronte ai tanti impegni sui cantieri, ha utilizzato a più riprese;
la stessa Corte ha rilevato come fenomeni quali la compromissione dei principi che presiedono alla redazione di documenti contabili fondamentali, quale il rendiconto di gestione (con una non sufficiente attenzione ai principi di chiarezza, attendibilità e comprensibilità del bilancio), il costante ricorso alle anticipazioni di tesoreria ed a fondi aventi destinazione vincolata (peraltro non ricostituiti), la presenza di un fondo di cassa (alla fine degli esercizi 2008 e 2009) costantemente pari a zero, la conservazione di un consistente ammontare di residui passivi e di residui attivi di dubbia esigibilità (che inficia l'attendibilità del risultato di amministrazione), le reiterate perdite di esercizio relative alle società ed agli organismi partecipati costituiscono, nel loro complesso ed in sinergia con tutte le altre irregolarità rilevate, indici sintomatici di grave irregolarità contabile e finanziaria e, comunque, di precario ed instabile equilibrio di bilancio;
alla luce di tali rilievi, l'organismo contabile ha prescritto al Presidente del Consiglio comunale di Salerno di dare sollecita comunicazione al Consiglio delle necessarie misure correttive previste dalla norma;
secondo quanto riferito dagli interessati e riportato dalla stampa, però, la delibera della Corte dei conti non sarebbe mai stata trasmessa al Consiglio comunale, probabilmente per un difetto di notifica dell'atto,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'economia e delle finanze sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, quindi, possa riferire sull'esito di tale ispezione "riservata" e, constatata la gravità della situazione, se non ritenga necessario assumere nuove e ulteriori determinazioni in ordine alla regolarità amministrativa e contabile delle attività della pubblica amministrazione in esame;
se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza per accertare se sussistano criticità in ordine ai sistemi di notifica delle deliberazioni della Corte dei conti-Sezione regionale di controllo per la Campania e riferire se ritiene adeguate le stesse, viste le dichiarazioni del Presidente del Consiglio comunale di Salerno che ha affermato, durante l'ultima sessione, di non aver mai ricevuto tale notifica.
(4-06168)
PARAVIA, FASANO, CARDIELLO, COMPAGNA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
da notizie riportate dalla stampa (si veda, ad esempio, l'articolo pubblicato su "Il Quotidiano di Salerno" il 12 agosto 2011), l'11 agosto 2011 il presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli avrebbe incontrato a Maiori (SA) Rossella Gambino, moglie del consigliere regionale Alberico Gambino, attualmente agli arresti domiciliari;
alcune testate giornalistiche locali riportano inoltre che, secondo fonti della Procura di Salerno, il presidente Cirielli sarebbe stato notato e identificato da una pattuglia dei Carabinieri - nel corso di controlli su persone agli arresti domiciliari - proprio davanti l'abitazione del consigliere, su una moto, mentre parlava con la signora Gambino che addirittura sarebbe stata affacciata al balcone dell'abitazione;
del fatto ha dato ampio risalto il quotidiano "Il Mattino" addirittura affiggendo in tutta la Provincia di Salerno, al solo scopo di pubblicizzare l'edizione dell'11 agosto, locandine che titolavano "Cirielli sotto casa di Gambino, rapporto alla Procura", lasciando intendere ai lettori chissà quale condotta illecita da parte del presidente della Provincia;
invece a quanto risulta agli interroganti il suddetto Presidente si è limitato a salutare per strada Rossella Gambino, non essendo neppure a conoscenza del fatto che l'abitazione di quest'ultima fosse nelle vicinanze, peraltro ad oltre cinquanta metri da dove è avvenuto il casuale incontro e non è stato né fermato né identificato;
dell'episodio si sarebbe informata la Procura attraverso una relazione di servizio chiesta agli stessi Carabinieri,
si chiede di sapere:
se vi siano, e in caso affermativo quali siano, le particolari disposizioni e/o ordini di servizio impartite al personale delle Forze dell'ordine e/o di Polizia giudiziaria, allorché si trovano a relazionare su condotte non costituenti reato, e se sia considerato lecito annotare e relazionare comportamenti non giuridicamente rilevanti;
se il fatto che organi di stampa possano aver ricevuto e pubblicato notizie, peraltro false, relative a una eventuale relazione di servizio da parte degli organi di polizia come detto penalmente non rilevanti, non configuri una palese e grave violazione della privacy da parte della stampa e di chi abbia collaborato alla diffusione delle modalità operative degli appartenenti alle Forze dell'ordine, o di chi altrimenti le ha disposte;
se rientri nelle attività operative o investigative riferire per iscritto, peraltro consentendo fughe di tali notizie, comportamenti e attività di esponenti politici di istituzioni, persino nei casi in cui si tratti di parlamentari, non penalmente rilevanti, anche attesa la loro funzione costituzionale di rappresentanza popolare.
(4-06169)