Allegato B
Testo integrale dell'intervento del ministro Romani in sede di informativa sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno
SCENARIO: LA REALTÀ INDUSTRIALE NEL MEZZOGIORNO
Al fine di comprendere la reale situazione aggiornata dello stato delle industrie operanti nel Mezzogiorno, sono preziosi i dati forniti dal "Rapporto SVIMEZ 2011 sull'economia del Mezzogiorno", che sono stati divulgati ampiamente nelle ultime settimane e che sicuramente tutti conosciamo approfonditamente.
È tuttavia importante analizzare alcuni dei dati che offrono un'immagine a "chiari e scuri" dell'economia in generale e nel Meridione d'Italia in particolare.
I dati macroeconomici evidenziano alcuni segnali di ripresa del settore industriale.
Nel 2010, infatti, il PIL è aumentato - nel Mezzogiorno - dello 0,2 per cento, in decisa controtendenza rispetto al -4,5 per cento del 2009, ma distante di un punto e mezzo percentuale dalla performance del Centro-Nord (+1,7 per cento), e comunque in lieve miglioramento nel confronto di medio periodo, dato che negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010, il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa del -0,3 per cento a fronte di un +3,5 per cento nel Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree del Paese.
All'interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all'Abruzzo con il +2,3 per cento, che recupera in parte il calo del 2009 (-5,8 per cento) grazie anche alla ripresa dell'industria, favorita dalle misure di sostegno e incentivazione dopo l'evento catastrofico del terremoto del 2009 e alla buona performance dei servizi.
Grazie alla crescita del terziario, registrano segni positivi anche la Sardegna con un +1,3 per cento e la Calabria (+1 per cento). Se la Sicilia è praticamente stazionaria (+0,1 per cento), registrano segni negativi Puglia (-0,2 per cento), Molise e Campania (-0,6 per cento).
Discorso a parte merita la Basilicata, che riporta il calo maggiore dell'attività produttiva a livello nazionale (-1,3 per cento), soprattutto per effetto del calo delle costruzioni (-8,4 per cento) e dei servizi (-0,6 per cento).
Per ciò che attiene più specificatamente alla produzione industriale, nel corso del 2010 l'indice ha fatto registrare un progresso, su scala nazionale, del 6,4 per cento. Il dato positivo registrato nel 2010 è in netta controtendenza con la variazione negativa, di inusuale intensità, sperimentata nel 2009 (-18,8 per cento).
A livello territoriale, nel 2010, la crescita ha interessato entrambe le macroaree, sebbene con intensità assai maggiore il Centro-Nord (5,3 per cento) in raffronto al Mezzogiorno (2,3 per cento).
Più in generale, la crescita relativamente maggiore dell'industria del Centro-Nord è da attribuire alla più elevata propensione all'export di questa macroarea (intorno al 25 per cento), rispetto a quella del Sud (pari al 10,6 per cento); circostanza che ha permesso alle Regioni centro-settentrionali di trarre maggiore beneficio da una ripresa trainata, per l'appunto, dalla domanda estera.
Molto resta da recuperare: il calo registrato nel 2008-2009 è stato infatti compensato solo per un terzo del totale.
L'incremento, nel comparto strettamente manifatturiero, è stato nel 2010 del +4,5 per cento a livello nazionale.
In particolare si registra un +2,4 per cento nel Mezzogiorno e +4,8 per cento nel Centro-Nord.
Tuttavia tre tra le principali branche del made in Italy, particolarmente presenti nel Sud (alimentari, carta e legno), hanno proseguito un trend negativo registrando in quest'area, nel 2010, rispettivamente -1,2 per cento, -1,4 per cento e -0,7 per cento.
Positivi, su tutte le aree, gli andamenti dei metalli e del chimico-farmaceutico.
Quanto all'occupazione, nel 2010 i posti di lavoro al Sud sono diminuiti del 5,6 per cento (-5,8 per cento nel manifatturiero) contro il -3,1 per cento del Centro-Nord.
Come già nel 2009, è proseguito il ricorso alla cassa integrazione, soprattutto straordinaria.
Da segnalare che tra il 2008 e il 2010 il manifatturiero meridionale ha perso quasi 130.000 posti di lavoro, il 15 per cento del totale, che si aggiungono ai 490.000 del Centro-Nord. Lo scenario è quindi quello di una profonda de-industrializzazione.
In discesa, al Sud, sono anche gli investimenti fissi lordi (-1,1 per cento nel 2010), rispetto al +3,9 per cento del resto del Paese.
Questi dati risentono anche, probabilmente, del trend degli interventi di incentivazione all'industria meridionale, che hanno segnato un forte calo dal 2007 ad oggi.
Per quanto riguarda le dinamiche imprenditoriali, nel 2010 l'industria in senso stretto nel Sud ha fatto registrare un ampio calo nel numero di nuove iscrizioni alle camere di commercio (-14,5 per cento), mentre nelle Regioni del Centro-Nord vi è stato un modesto aumento (3 per cento). Con riferimento alle cessazioni, sempre nell'industria in senso stretto, tra le due macroaree non emergono differenze rilevanti: -6,9 per cento nel Mezzogiorno e -5,3 per cento nel Centro-Nord.
A sintesi di questi andamenti, nel 2010 il saldo delle imprese è risultato negativo per 5.509 unità nel Sud, pari al -3,2 per cento dell'intero stock al 2010, mentre nel Centro-Nord la caduta si è commisurata in 1.114 unità, con un'incidenza percentuale (-2,3 per cento) sul totale delle imprese settoriali minore di quella riscontrata in riferimento al Mezzogiorno.
L'industria meridionale presenta, quindi, nel primo anno post-crisi, elementi di debolezza relativamente maggiori per quanto attiene alla capacità di creare nuove imprese, anche nel settore del commercio.
LA CRISI D'IMPRESA
Per ciò che attiene al mio Ministero, la strategia messa in campo e le azioni esperite per fronteggiare le situazioni di crisi sono state tempestive e complesse.
Il 2010 è stato l'anno di consolidamento della metodologia di gestione delle crisi, attraverso la definizione di linee di intervento sempre più specifiche e coordinate.
L'attività di gestione, a livello territoriale, è stata garantita dalla prosecuzione del servizio a sportello, che rimane uno strumento estremamente efficace per dare risposta alle numerose istanze provenienti sia dalle parti sociali che dalle istituzioni.
Dall'analisi dei casi sono emersi fattori endogeni di crisi riconducibili, essenzialmente, a tre elementi fondamentali.
In primo luogo, alla crisi strutturale di alcuni mercati, legati all'eccesso di capacità produttiva in alcuni segmenti quali l'auto, la chimica, la navalmeccanica e gli elettrodomestici, che impongono una seria ristrutturazione e/o riconversione delle strutture produttive. In questi comparti, strategici per la nostra economia, alcune imprese non sono riuscite ad attuare politiche aziendali adeguate, mentre altre hanno preferito spostare il proprio centro di interesse verso altre aree produttive.
In secondo luogo, ai problemi di finanziamento, dovuti essenzialmente ad una bassa capitalizzazione e ad un eccesso di esposizione, sul versante del debito, da parte di molte aziende soprattutto operanti nel settore del made in Italy.
Infine, all'eccessiva frammentazione del sistema produttivo, che ha determinato, nel corso degli anni, strategie produttive legate essenzialmente a logiche di mercato su base locale, poco attente alle dinamiche ed ai cambiamenti di mercato avvenuti a livello globale. In poche parole, vi è stata una scarsa preparazione all'impatto con la globalizzazione.
I TAVOLI DI CRISI ED IL SUD
Entrando nel merito delle attività del MISE, nel settore delle crisi d'impresa si evidenzia come, da gennaio a settembre 2011, presso il Ministero sono stati attivati 94 tavoli di crisi, di cui 17 riguardano aziende in amministrazione straordinaria.
Più in generale, dal 2008 ad oggi sono stati aperti e gestiti presso il Ministero 191 tavoli di crisi.
Di questi:
52 sono stati sostanzialmente risolti, anche se il tavolo resta formalmente aperto per accompagnare la chiusura delle vertenze e le relative procedure;
30 sono in corso di monitoraggio. Si tratta di vertenze risolte che il MISE continua a monitorare, anche a distanza di tempo dall'avvenuta risoluzione;
15 sono in "stand by". Sono tavoli considerati "sospesi" perché le vertenze, per i motivi più diversi, non hanno più richiesto l'azione del Ministero. Si tratta di quelli, per esempio, che sono stati risolti autonomamente.
I tavoli di crisi riguardanti le aziende operanti nel Mezzogiorno, ovvero in Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia (vale a dire con almeno un impianto produttivo attivo nelle suddette Regioni), dal 2008 ad oggi, sono 66.
I principali settori coinvolti sono: l'automotive, la moda, l'arredamento, l'ICT, la cantieristica, gli elettrodomestici, il vetro e la ceramica industriale.
Nel 2011 sono da considerare attivi 26 tavoli riguardanti imprese del Sud corrispondenti al 39 per cento di quelli aperti dall'inizio della legislatura.
Le principali vertenze trattate hanno riguardato i casi seguenti.
Per il settore dell'automotive, Irisbus S.p.A., stabilimento di Valle Ufita (AV).
II MISE ha seguito, fin dal mese di luglio scorso, la difficile situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del Gruppo FIAT Industrial di cessare la propria attività di produzione di autobus granturismo e per trasporto urbano e di cedere il sito ad un nuovo imprenditore.
La cessazione di attività è stata attribuita agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato un forte calo, e alla forte presenza di concorrenza internazionale. Per far fronte a tale situazione, si è fatto ricorso dall'agosto 2010 alla cassa integrazione per tutti i dipendenti.
Il Ministero dello sviluppo economico, nell'agosto scorso, ha proposto una mediazione che avrebbe risolto positivamente l'insieme dei problemi occupazionali e salvato la vocazione industriale del sito.
In particolare, l'obbiettivo riguardava il mantenimento di un'attività industriale che avrebbe fatto capo alla società DR che produce autovetture e la salvaguardia, con il concorso diretto della FIAT, di tutta l'occupazione attualmente in forza allo stabilimento. La proposta dell'Amministrazione, condivisa dalla FIAT e dalle istituzioni locali, non ha trovato il consenso delle organizzazioni sindacali, in seguito alle consultazioni con i lavoratori.
Successivamente, il Ministero, in stretto raccordo con la Presidenza del Consiglio, ha continuato i colloqui con le parti e lo scorso 21 settembre ha convocato FIAT Industrial, ANFIA e i segretari generali di CGIL, CISL, UIL e UGL per ricercare una intesa capace di evitare la chiusura definitiva dello stabilimento.
Tale riunione si è conclusa con la proposta, rivolta all'Irisbus, di continuare l'attività produttiva fino ai 31 dicembre prossimo, per consentire la ricerca di eventuali ulteriori imprenditori interessati all'acquisizione del sito.
Il 26 settembre scorso tale progetto è stato respinto in assemblea dalla RSU.
In seguito a tale presa di posizione, l'Irisbus ha aperto il 30 settembre la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito.
Il MiSE è in contatto costante con tutte le parti interessate e appena se ne presenteranno le condizioni le riconvocherà per offrire la propria mediazione per una soluzione positiva della vertenza.
Un altro caso importante è quello del polo industriale di Termini Imerese.
Nel sito si trovano attualmente impianti produttivi di proprietà di FIAT Group Automobiles S.p.A. e di Plastic Components and Modules Automotive S.p.A. (Magneti Marelli); anche queste ultime società appartenenti al gruppo facente capo a FIAT S.p.A.
Il piano di riorganizzazione del Gruppo FIAT prevede, a far data dal primo gennaio 2012, la cessazione della produzione di autovetture, che comporta la necessità di riqualificare l'area summenzionata al fine di destinarla all'insediamento di nuove attività produttive e di ricollocare la totalità del personale a quella data impiegato.
Come Ministero abbiamo istituito, in data 5 febbraio 2010, una task force per la ricognizione, l'individuazione e la conseguente concertazione delle misure necessarie a promuovere la riqualificazione, l'eventuale riconversione e la reindustrializzazione del polo industriale di Termini Imerese, con la partecipazione della Regione Sicilia e con il supporto di Invitalia.
Nella riunione d'insediamento, la task force ha stabilito le linee guida per un'unitaria manovra d'intervento, che promuova, con il concorso di tutti gli enti e le istituzioni interessate, nuove iniziative produttive. Esse devono essere in grado non solo di valorizzare prioritariamente le specificità e le specializzazioni che il territorio interessato rappresenta nei settori dell'automotive, mantenendo la vocazione originale del polo industriale di Termini Imerese e favorendo il riutilizzo diretto degli impianti e degli asset in dismissione, ma anche di consentire l'innesto nel territorio di imprese operanti in altri settori, al fine di favorire il reimpiego dei lavoratori interessati dal processo di dismissione. Questo, per sortire il risultato di diversificare, in chiave anticiclica, i rischi connessi all'andamento dei rispettivi mercati di riferimento.
Ciò premesso, il 21 dicembre 2010, Invitalia, incaricata di predisporre un piano di sviluppo volto a individuare le iniziative da attuare, ha presentato al MISE la lista di proposte per la riconversione del polo industriale di Termini Imerese che presentano un grado di definizione tale da poter dar vita a concrete opportunità.
Sono state selezionate cinque iniziative imprenditoriali da realizzarsi nell'area citata, di cui una nel settore della strumentazione medica (Lima-Lto S.p.A), una nel settore delle produzioni televisive (Medstudios S.p.A), una nel settore energetico (Biogen Termini S.p.A), una nella logistica (NewCoop S.Coop.p.A.) e una relativa al settore dell'automotive (DR Motor).
In particolare, la DR Motor, della famiglia molisana Di Risio, subentrerà alla FIAT a Termini Imerese rilevando l'attività del settore automotive tramite l'attuazione di un piano industriale che prevede investimenti complessivi per 125 milioni di euro, di cui 75 milioni di euro per la ricerca, la formazione e l'industrializzazione dei quattro nuovi modelli che verranno prodotti sul sito. I restanti 50 milioni di euro saranno destinati all'ammodernamento del sito produttivo. Tali investimenti consentiranno, a regime (2015), di garantire un'occupazione pari a 1.312 addetti con un volume produttivo di circa 60.000 auto l'anno distribuite su quattro nuovi modelli.
Lo strumento utilizzato a tal fine è quello dell'accordo di programma che è stato approvato da tutte le parti interessate ed ora è pienamente operativo.
Le risorse messe a disposizione da MiSE e Regione Siciliana per l'accordo di programma ammontano a 450 milioni di euro così ripartiti: 100 milioni dal MISE per sostenere gli investimenti industriali e 350 milioni della Regione Siciliana per le infrastrutture (porto di Termini Imerese e viabilità connessa), per il sostegno alla occupazione, oltre che per le necessarie garanzie finanziarie a favore degli imprenditori.
Per ciò che attiene, invece, al settore della cantieristica è da ricordare il tavolo di confronto relativo al sito produttivo Fincantieri di Castellammare di Stabia (700 addetti).
Tale settore, come noto, sta vivendo una fase di crisi internazionale molto difficile che ha determinato un crollo degli ordinativi a livello globale e una crescita della penetrazione commerciale dei cantieri asiatici, in particolare sulle navi da trasporto merci.
In questo contesto di forte difficoltà, il Governo italiano sta seguendo con grande attenzione l'evoluzione del settore, nella piena consapevolezza del ruolo fondamentale della cantieristica nell'industria nazionale, sia sotto il profilo del valore tecnologico del prodotto, sia sotto quello della rilevanza dell'indotto, in particolare in alcune aree del Paese.
Per affrontare tempestivamente gli effetti della crisi internazionale, il Governo sta operando sia con iniziative autonome, sia in raccordo con le iniziative della Commissione europea.
A livello nazionale è stato istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, fin dal 2008, un tavolo di confronto con tutte le parti interessate che ha portato alla sottoscrizione di un importante protocollo d'intesa nel dicembre 2009.
A livello europeo il Governo italiano sta sostenendo l'azione intrapresa dal vice presidente Antonio Tajani, mirata a dare nuovo impulso alla strategia europea a sostegno della riqualificazione del settore.
In particolare, la Commissione si sta muovendo lungo tre direttrici:
- il rilancio del ruolo della BEI nei finanziamenti alla cantieristica;
- l'estensione al 2020 del programma "Leadership 2015", che prevede la possibilità di concedere aiuti al settore per attività di ricerca e sviluppo e per la costituzione di un fondo europeo di garanzia per gli investimenti pre delivery;
- la definizione di un quadro di riferimento europeo per la rottamazione dei traghetti, finalizzata alla riduzione dell'impatto ambientale delle attività marittime.
In base agli esiti del confronto che si sta sviluppando in Europa, il Governo italiano adotterà misure coerenti con gli indirizzi che saranno assunti in sede comunitaria.
In ogni caso, questo intervento, oneroso per il Paese, dovrà garantire l'occupazione e la difesa delle professionalità presenti nelle diverse aree.
Per quel che riguarda il sito di Castellammare di Stabia, come MISE abbiamo avviato con la Regione, la Provincia di Napoli, il Comune di Castellammare di Stabia e l'Autorità portuale, la preparazione di un protocollo di intesa per il rilancio produttivo e occupazionale del cantiere e dell'indotto. La firma dello stesso è prevista entro novembre prossimo.
Infine, per affrontare la questione degli ammortizzatori sociali, il Governo si è impegnato ad attivare presso il Ministero del lavoro un tavolo per la definizione delle necessarie proroghe della cassa integrazione, cantiere per cantiere, come già realizzato con il concorso della Regione Campania anche nei confronti dei lavoratori dell'indotto.
Merita grande attenzione anche il settore delle ICT (Information and communication technology).
Per quanto concerne tale settore, il MISE sta seguendo con molta attenzione le crisi relative alle società Agile ed Eutelia, ambedue in amministrazione straordinaria.
Infatti, con decreti del 14 luglio 2010, il tribunale di Roma ed il tribunale di Arezzo hanno dichiarato rispettivamente l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria di Agile e di Eutelia. Si sono così aperte due distinte procedure caratterizzate dall'elevata criticità.
La società Agile è dislocata anche in cinque Regioni del Sud: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia con oltre 350 addetti.
Il 7 marzo scorso sono stati approvati i programmi di cessione dei complessi aziendali facenti capo alle due società. A tale riguardo, le disposizioni contenute nel decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (articolo 8, comma 3 lettera c), convertito con legge n. 106 del 2011, fortemente voluto proprio dal nostro Ministero consentono di assicurare, attraverso specifici atti di indirizzo ai commissari, che i programmi e le conseguenti procedure di vendita di Agile ed Eutelia siano coordinati e finalizzati alla salvaguardia dell'unità operativa dei rispettivi complessi aziendali, al fine di garantire, tramite lo sfruttamento di possibili sinergie tra i medesimi, la vendita combinata e/o integrata delle attività ed il maggior assorbimento occupazionale.
Il 17 giugno scorso, il Ministero dello sviluppo economico ha adottato una direttiva relativa ai programmi ed alle conseguenti procedure di cessione dei complessi aziendali facenti capo alle società Agile ed Eutelia, finalizzata ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi fissati dal legislatore.
Essendo scaduto il termine per la presentazione delle offerte di acquisto dei complessi aziendali Agile ed Eutelia, si è in attesa di conoscere l'esito della gara con la valutazione delle offerte pervenute.
Da subito, tuttavia, il MISE ha attivato con tutte le Regioni interessate (e in particolare delle cinque del Sud) un percorso finalizzato alla ricerca di opportunità professionali per tutti i lavoratori (e purtroppo non saranno poche decine) che non potranno essere assorbiti dal nuovo acquirente. In questa azione è di supporto anche il Ministero del lavoro e Italia Lavoro.
Il Ministero dello sviluppo economico sta seguendo con attenzione anche la vicenda della FIREMA, società operante nel settore ferroviario che occupa circa 690 addetti tra il sito di Caserta e quello di Tito (PZ).
Il 2 agosto 2010 la società è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. Al momento è attiva ed il commissario nominato è impegnato nel mantenimento delle commesse in corso di esecuzione, che sono state rinegoziate (Trenitalia e Regioni Campania, Lombardia e Sardegna) al fine di salvaguardare l'operatività dell'azienda in vista della ricollocazione sul mercato. Infatti, lo scorso 18 marzo è stata autorizzata l'esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali, che ha la durata di un anno eventualmente prorogabile. Parallelamente ed a supporto dell'attività del commissario, il MISE ha già notificato alla Commissione europea la richiesta di garanzia pubblica sui finanziamenti bancari che possono garantire la liquidità necessaria per la continuità produttiva. Inoltre, in sinergia con il Ministero del lavoro si sta operando per garantire la continuità degli ammortizzatori sociali per i lavoratori attualmente non impegnati nelle attività produttive.
CASI RISOLTI
Vale la pena evidenziare che dei 38 tavoli attivi riguardanti le aziende operanti nel Sud sono stati risolti, negli ultimi mesi, 16 casi tra cui si segnalano le società: British American Tobacco, Itierre, Indesit, CESAME, Nexans Alcatel Lucent (centro di ricerca di bari) e BTP Tecno (anch'essa già alcatel lucent). Sono in via di risoluzione, inoltre, le crisi riguardanti la società Miroglio (220 addetti) nei siti di Ginosa e Castellaneta dove è previsto l'insediamento di nuove attività produttive.
FONDO PER IL SALVATAGGIO E LA RISTRUTTURAZIONE DELLE IMPRESE IN DIFFICOLTÀ
Nell'ambito degli strumenti a sostegno delle imprese in crisi, occorre evidenziare che con il decreto-legge n. 35 del 2005 (convertito con legge n. 80 del 2005) è stato istituito il Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà che, attivo dal 5 luglio 2010, allo stato dispone di una dotazione finanziaria di circa 80 milioni di euro.
L'aiuto consiste esclusivamente nella concessione di garanzia statale - di natura solidale (ex articolo 1944 del codice civile) - sui finanziamenti bancari richiesti dall'impresa in difficoltà.
Per quanto riguarda, in particolare, le imprese localizzate al Sud, risultano presentate e positivamente valutate domande per un importo di aiuto, pari a euro 5.500.000, relative a società, quali la ORMA S.r.l., con sede in Pisticci Scalo (Matera), con una richiesta di aiuto per un importo di euro 2.500.000 e la Mauro Demetrio, con sede in Villa San Giovanni (RC), per l'importo di euro 3.000.000.
Allo stato risulta in fase istruttoria da parte di Invitalia la domanda al salvataggio presentata dalla V.E.PR.AL. S.p.A. con sede in Campania.
PRINCIPALI INTERVENTI A SOSTEGNO DELLE IMPRESE OPERANTI NEL MEZZOGIORNO
Il nuovo regime di aiuto istituito con il decreto ministeriale del 23 luglio 2009 costituisce, allo stato attuale, il più grande supporto agli interventi industriali nel Mezzogiorno. Esso mira, infatti, ad agevolare la realizzazione di investimenti produttivi riguardanti le aree tecnologiche prioritarie dei "Progetti di Innovazione Industriale" - efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie - per il made in Italy.
La norma ha trovato attuazione nei tre decreti ministeriali del 6 agosto 2010 rivolti alle quattro Regioni dell'obiettivo Convergenza e finanziati con fondi strutturali, per un importo complessivo di 500 milioni di euro a valere sulle tre misure.
Di particolare rilievo è la misura attuata dal Governo con il contratto di sviluppo (decreto ministeriale del 24 settembre 2010).
Tale strumento è finalizzato a favorire la realizzazione di investimenti di rilevante dimensione per il rafforzamento della struttura produttiva del Paese, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno.
Lo strumento, reso operativo lo scorso 29 settembre, vede ad oggi presentate 122 istanze di accesso, per un totale di investimenti potenzialmente attivabili per circa 5.900 milioni di euro. Il 48 per cento delle proposte progettuali complessivamente presentate riguarda il settore turismo; il 22,1 per cento è relativo al settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; il 23,8 per cento al settore industriale ed il 4,9 per cento al commercio.
La dotazione finanziaria iniziale è di 400 milioni di euro da destinare prioritariamente alle aree obiettivo Convergenza del Mezzogiorno.
Particolare menzione merita il fondo di garanzia (legge n. 662 del 1996, articolo 2).
Tale Fondo rappresenta un efficace strumento messo a disposizione delle imprese per ottenere l'accesso al credito.
Esso interviene attraverso garanzia diretta e controgaranzia su operazioni finanziarie a beneficio delle PMI.
Nel 2009 sono state istituite riserve speciali (o "sezioni") per le Regioni meridionali, istituite dal Ministero dello sviluppo economico.
Si tratta della riserva speciale con risorse del POI "Energie rinnovabili e risparmio energetico 2007-2013", per 96 milioni di euro e della riserva speciale a valere sul PON "Ricerca e competitività 2007-2013" per 100 milioni di euro.
Per migliorare l'effettivo utilizzo della riserva PON, sono state recentemente assunte decisioni mirate.
In particolare, l'importo massimo garantibile è stato portato da 1,5 a 2,5 milioni di euro, il massimo consentito dalla disciplina comunitaria, e sono state modificate, semplificandole, le modalità di accesso alla sezione.
È da evidenziare, infine, che si provvederà a promuovere a livello territoriale l'utilizzo della sezione attraverso il coinvolgimento delle associazioni di categoria.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, Gentile, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Pera e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bonino, per attività di rappresentanza del Senato; Amoruso, per attività dell'Unione interparlamentare; Rutelli, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Lannutti, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 13 e 24 ottobre 2011, sono state trasmesse alla Presidenza due risoluzioni:
dalla 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, Ordinamento generale dello Stato e della Pubblica amministrazione) approvata nella seduta del 12 ottobre 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'anno europeo dei cittadini 2013 (COM (2011) 489 definitivo) (Doc. XVIII, n. 109);
dalla 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) approvata nella seduta del 20 ottobre 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/32/CE relativa al tenore di zolfo nei combustibili per uso marittimo (COM (2011) 439 definitivo) (Doc. XVIII, n. 111).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro affari esteri
Ministro ambiente
(Governo Berlusconi-IV)
Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991 (1474-B)
(presentato in data 26/10/2011 )
S.1474 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.22, S.47, S.106, S.381); C.2451 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.12, C.1298).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
DDL Costituzionale
Regione Sardegna
Modifica dell'articolo 16 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, (Statuto speciale per la Sardegna), concernente la composizione del Consiglio regionale (2991)
(presentato in data 25/10/2011 ) ;
Senatori Poretti Donatella, Perduca Marco
Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, volte a consentire incontri tra i detenuti e gli internati conduttori di cani con il loro animale (2992)
(presentato in data 26/10/2011 ) ;
Senatori Poretti Donatella, Perduca Marco
Trasferimento del giudizio di pericolosità sociale dalle misure cautelari alle misure di prevenzione (2993)
(presentato in data 26/10/2011 ) ;
Senatori Poretti Donatella, Perduca Marco
Nuove norme in materia di praticanti procuratori (2994)
(presentato in data 26/10/2011 ) .
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 25 ottobre 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 30, commi 8 e 10, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione dell'articolo 30, comma 9, lettere a), b), c) e d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di valutazione degli investimenti relativi a opere pubbliche (414).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente nonchè - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5a Commissione permanente. Le predette Commissioni esprimeranno i rispettivi pareri entro il 25 dicembre 2011. La 1a Commissione potrà formulare osservazioni alla 8a Commissione entro il 5 dicembre 2011.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 25 ottobre 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 30, commi 8 e 10, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione dell'articolo 30, comma 9, lettere e), f) e g), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di procedure di monitoraggio sullo stato di attuazione delle opere pubbliche, di verifica dell'utilizzo dei finanziamenti nei tempi previsti e costituzione del fondo opere e del fondo progetti (415).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente nonchè - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5a Commissione permanente. Le predette Commissioni esprimeranno i rispettivi pareri entro il 25 dicembre 2011. La 1a Commissione potrà formulare osservazioni alla 8a Commissione entro il 5 dicembre 2011.
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 18 ottobre 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sul conto consolidato di cassa delle amministrazioni pubbliche, comprensiva del raffronto con i risultati del precedente biennio, aggiornata al 31 marzo 2011 (Doc. XXV, n. 12).
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 21 ottobre 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 59, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, la relazione concernente l'esito delle verifiche degli effetti sul piano occupazionale degli interventi attuati a carico del Fondo a gestione bilaterale per la riorganizzazione ed il risanamento della Società Ferrovie dello Stato SpA, relativa all'anno 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. CLXXXI, n. 4).
Governo, ritiro di proposte di nomina
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 26 ottobre 2011, ha comunicato il ritiro della proposta di nomina del signor Matteo Marzotto a Presidente dell'ENIT - Agenzia nazionale del turismo (n. 127).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 19 ottobre 2011, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria della Fondazione ENPAIA - Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, per gli esercizi 2008 e 2009. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente.
Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa (Doc. XV, n. 344).
Parlamento europeo, trasmissione di documenti
Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 29 settembre 2011, ha inviato il testo di trentuno risoluzioni, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 12 al 15 settembre 2011; è stata trasmessa altresì una dichiarazione scritta che ha raccolto le firme della maggioranza dei componenti del Parlamento europeo:
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio che istituisce un'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex) (Doc. XII, n. 826). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso (Doc. XII, n. 827). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante abrogazione di alcuni atti obsoleti del Consiglio nel settore della politica agricola comune (Doc. XII, n. 828). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante abrogazione di alcuni atti obsoleti del Consiglio (Doc. XII, n. 829). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 429/73 che fissa le disposizioni speciali per l'importazione nella Comunità di determinate merci originarie della Turchia contemplate dal regolamento (CEE) n. 1059/69 e il regolamento (CE) n. 215/2000 che proroga per il 2000 le misure previste dal regolamento (CE) n. 1416/95 che stabilisce talune concessioni sotto forma di contingenti tariffari comunitari nel 1995 per determinati prodotti agricoli trasformati (Doc. XII, n. 830). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (testo codificato) (Doc. XII, n. 831). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle modalità d'accesso al servizio pubblico regolamento offerto dal sistema globale di navigazione satellitare risultante dal programma Galileo (Doc. XII, n. 832). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, in nome dell'Unione europea, dell'accordo internazionale del 2006 sui legni tropicali (Doc. XII, n. 833). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a, alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera relativa alla protezione delle denominazioni d'origine e delle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli ed alimentari, recante modifica dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul commercio di prodotti agricoli (Doc. XII, n. 834). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e il Regno di Norvegia relativo alla concessione di preferenze commerciali supplementari per i prodotti agricoli sulla base dell'articolo 19 dell'accordo sullo Spazio economico europeo (Doc. XII, n. 835). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea, la Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein recante modifica all'accordo aggiuntivo fra la Comunità europea, la Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein che estende a quest'ultimo l'accordo fra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul commercio di prodotti agricoli (Doc. XII, n. 836). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa all'approvazione, a nome dell'Unione europea, della convenzione per la conservazione e la gestione delle risorse alieutiche d'alto mare nell'Oceano Pacifico meridionale (Doc. XII, n. 837). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio sulla conclusione di un accordo tra l'Unione europea e il governo della Repubblica federativa del Brasile in materia di sicurezza dell'aviazione civile (Doc. XII, n. 838). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio riguardante la conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia relativo alla procedura di consegna tra gli Stati membri dell'Unione europea e l'Islanda e la Norvegia (Doc. XII, n. 839). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sull'attuazione della direttiva sulla mediazione negli Stati membri, impatto della stesa sulla mediazione e sua adozione da parte dei tribunali (Doc. XII, n. 840). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 378/2007 del Consiglio relativamente alle norme per l'applicazione della modulazione volontaria dei pagamenti diretti nell'ambito della politica agricola comune (Doc. XII, n. 841). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'applicazione di alcuni orientamenti sui crediti all'esportazione che beneficiano di sostegno pubblico (Doc. XII, n. 842). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 6a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla gestione attuale e futura della pesca nel Mar Nero (Doc. XII, n. 843). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'integrità e la trasparenza del mercato dell'energia (Doc. XII, n. 844). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla 27a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2009) (Doc. XII, n. 845). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sull'accesso del pubblico ai documenti (articolo 104, paragrafo 7, del Regolamento) per il 2009-2010 (Doc. XII, n. 846). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sull'andamento dei negoziati sull'agenda di Doha per lo sviluppo (Doc. XII, n. 847). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione su una migliore legiferazione, sulla sussidiarietà, la proporzionalità e la normativa intelligente (Doc. XII, n. 848). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione su un approccio globale alle emissioni antropiche diverse dal biossido di carbonio (CO2) che incidono sul clima (Doc. XII, n. 849). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla situazione in Libia (Doc. XII, n. 850). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla Siria (Doc. XII, n. 851). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla posizione dell'UE e il suo impegno in vista della riunione di alto livello delle Nazioni Unite dedicata alla prevenzione e al controllo delle malattie non trasmissibili (Doc. XII, n. 852). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla strategia politica dell'Unione europea per la Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2012 dell'UIT (WRC-12) (Doc. XII, n. 853). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla Bielorussia: l'arresto del difensore dei diritti umani Ales Bialatski (Doc. XII, n. 854). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;
una risoluzione sull'Eritrea: il caso di Dawit Isaak (Doc. XII, n. 855). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;
una dichiarazione scritta sull'epilessia (Doc. XII, n. 856). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulle attività della Commissione per le petizioni relative al 2010 (Doc. XII, n. 857). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente.
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Lannutti e Peterlini hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00426 (testo 2) dei senatori Bruno ed altri.
I senatori Saro, Tofani e Bevilacqua hanno aggiunta la propria firma alla mozione 1-00486 della senatrice Poli Bortone ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 19 al 26 ottobre 2011)
ARMATO: sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel Nord Italia (4-04134) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)
COSTA: sul credito d'imposta per gli investimenti in campagne pubblicitarie localizzate in specifiche aree territoriali (4-05589) (risp. CESARIO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze)
FLERES: sulla gestione del Comune di Paternò (Catania) (4-04406) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)
SARRO: su una deliberazione del consiglio comunale di Sparanise (Caserta) (4-03580) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)
Interrogazioni
SANNA, CABRAS, SCANU - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, previsto dall'articolo 114, comma 10, della legge n. 388 del 2000 e istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive ed il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 16 ottobre 2001, vede i suoi organi amministrativi (presidente e consiglio direttivo) commissariati dal 7 febbraio 2007;
l'esperienza ormai decennale del Parco geominerario, compreso nella rete mondiale dei geoparchi organizzata dall'UNESCO, è seriamente posta in discussione da tale situazione di precarietà amministrativa, dal mancato coinvolgimento delle autonomie locali nella gestione delle azioni, da una più generale perdita degli indirizzi e della funzione dell'organismo, immaginato in origine come uno dei più importanti motori di sviluppo locale nelle aree minerarie dismesse della Sardegna;
da circa un mese la Consulta delle Associazioni del Parco manifesta davanti alla sede della Regione Sardegna per sollecitare la fine del commissariamento ed il rilancio del geominerario. Analoga sollecitazione proviene dalla assemblea dei settanta sindaci dei Comuni del Parco,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali ragioni impongono, dopo quattro anni e otto mesi dal suo inizio, il commissariamento del Parco e impediscono la ricostituzione degli organi previsti dal decreto istitutivo;
se il Ministro in indirizzo sia pervenuto ad intesa con la Regione autonoma della Sardegna, secondo quanto previsto dalla legge, al fine di apportare al decreto istitutivo del Parco geominerario le modifiche invocate come giustificazione delle continue proroghe al commissariamento e, in caso contrario, quali motivi lo abbiano ad oggi impedito;
se, riformando gli organi del Parco, il Governo intenda valorizzare, nell'auspicabile ridimensionamento del numero complessivo degli amministratori, la rappresentanza delle autonomie locali.
(3-02463)
FIORONI, AGOSTINI, FERRANTE - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:
da notizie diffuse sulla stampa locale umbra si apprende che, nel contesto di un più complessivo riordino organizzativo, alcune stazioni dei Carabinieri nel comprensorio della Valnerina verranno chiuse mentre altre, tra cui quella presente nel Comune di Norcia, sarebbero soggette nel prossimo futuro ad un ridimensionamento;
in particolare il Comune di Norcia risulterebbe particolarmente danneggiato dal ridimensionamento della Caserma dei Carabinieri, dal momento che essa rappresenta per la cittadinanza un fondamentale punto di riferimento;
valutato inoltre che:
Norcia è un centro caratterizzato dalla particolare vivacità culturale, e promuove ed ospita con grande frequenza numerose manifestazioni storiche, culturali e artistiche che attirano visitatori da tutta Italia e dal mondo, necessitando così di una presenza delle Forze dell'ordine per la serenità e la riuscita di suddette manifestazioni;
negli ultimi anni Norcia si è vista privata della sede della Pretura, del vescovato e dello sportello Istituto nazionale della previdenza sociale e pertanto anche la privazione o il solo ridimensionamento della Caserma dei Carabinieri rappresenterebbe un danno elevato per i cittadini;
considerato infine che:
lo stato di previsione del Ministero della difesa (tab. 11) recava per il 2011 stanziamenti per la missione "Difesa e sicurezza del territorio" di 18.549 milioni di euro con una riduzione di 1.745 milioni pari circa all'8,6 per cento in meno rispetto alle previsioni assestate per il 2010 (si veda la legge 13 dicembre 2010, n. 221, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011");
è pertanto deducibile che la necessità di ridimensionare e razionalizzare la presenza dell'Arma dei carabinieri sia proprio conseguenza di una siffatta politica di tagli operata a livello centrale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano al corrente di quanto esposto in premessa relativamente alla situazione della Valnerina e, in particolare, di Norcia;
se non ritengano di dover predisporre tutte le misure di carattere normativo, ivi compreso un incremento delle risorse destinate all'Arma dei Carabinieri, necessarie a far sì che interi territori, quali quello della Valnerina, e Comuni di rilevanza storica e culturale quale Norcia non rimangano sprovvisti della fondamentale e rassicurante presenza dell'Arma dei Carabinieri.
(3-02464)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BELISARIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
risulta all'interrogante che nei giorni scorsi circa 150 migranti, provenienti dall'Egitto, sono sbarcati a Bari in cerca di rifugio, protezione ed assistenza;
71 di essi sono stati rimpatriati subito dopo la conclusione delle attività ispettive e di identificazione, senza aver potuto incontrare, così come richiesto, i responsabili del progetto Praesidium - finanziato dal medesimo Ministero dell'interno - al fine di individuare i soggetti vulnerabili, quali minori erroneamente riconosciuti maggiorenni o i richiedenti protezione internazionale;
dalle testimonianze fornite dai migranti non rimpatriati e trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Bari, la quasi totalità del gruppo appartiene alla minoranza cristiana-copta, oggetto, negli ultimi anni, di violentissime persecuzioni in territorio egiziano e non solo;
non è purtroppo la prima volta che le autorità italiane agiscono in tal modo, non permettendo alle organizzazioni operanti all'interno del progetto Praesidium - Alto Commissariato Onu per i rifugiati UNHCR, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children - l'accesso alle strutture di identificazione, rendendo impossibile a queste ultime stabilire il fondamentale contatto con i migranti sbarcati in Puglia per una corretta assistenza e protezione;
il divieto posto agli operatori delle richiamate organizzazioni è stato motivato, pretestuosamente, con esigenze legate alle indagini e alle procedure d'identificazione; tuttavia l'accesso non è stato consentito neppure al fine di verificare le suddette attività;
comportamenti analoghi da parte delle autorità italiane non si sono mai registrati, durante questo anno, nell'isola di Lampedusa nella quale sono giunti oltre 50.000 migranti;
considerato che:
la legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", ha introdotto nell'ordinamento - attraverso un'integrazione al testo unico sull'immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 - il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato;
l'articolo 10 del medesimo testo unico sull'immigrazione prevede che il respingimento non può applicarsi nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari;
in particolare l'articolo 19 dello stesso testo unico stabilisce che in nessun caso può disporsi il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione;
numerosi sono stati i casi nei quali migranti - senza conoscere se tra di loro fossero minori di 18 anni - sono stati accompagnati coattamente dalla Capitaneria di porto - Guardia Costiera e dalla Guardia di finanza in Libia ed in Tunisia, senza che sia stato compiuto alcun accertamento volto ad appurare se tra gli stranieri respinti fossero richiedenti asilo: un accertamento non derogabile anche in considerazione degli eventi tragici degli ultimi mesi;
la Corte di giustizia dell'UE, solo pochi mesi fa, ha sancito che il reato di clandestinità può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali, rilevando fra l'altro che la direttiva rimpatri (2008/115/CE) non era stata trasposta nell'ordinamento giuridico italiano entro il termine previsto, ma solo in data 23 giugno 2011;
l'art. 10 della Costituzione repubblicana sancisce solennemente che "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge";
la Costituzione vincola quindi solennemente l'ordinamento alla solidarietà internazionale. Tale impegno non può che realizzarsi attraverso l'emanazione di disposizioni in tutto coincidenti con le norme del diritto internazionale, sia scritte sia derivanti dalla consuetudine e riconosciute dalla comunità internazionale;
considerato inoltre che l'interrogante, in relazione al sopraindicato e gravissimo problema, ha già presentato: a) atti di indirizzo: n. 1-00443 (pubblicato il 28 giugno 2011, Seduta n. 574), n. 1-00250 (pubblicato il 2 marzo 2010, Seduta n. 343); n. 1-00361 (pubblicato il 12 gennaio 2011, Seduta n. 484); b) atti di controllo, per i quali non ha ottenuto risposta dal Governo: n. 2-00074 (pubblicato il 12 maggio 2009, Seduta n. 204); n. 4-01959 (pubblicato il 16 settembre 2009, Seduta n. 253); n. 4-04586 (pubblicato il 16 febbraio 2011, Seduta n. 503); n. 4-04901 (pubblicato il 30 marzo 2011, Seduta n. 530);
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali opportune ed urgenti azioni intenda porre in essere al fine di verificare nel dettaglio l'operato delle autorità competenti, evitando che in futuro analoghe situazioni si ripetano nel caso di migranti in arrivo nel Paese.
(3-02465)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LENNA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
gli uffici di Poste italiane della città di Udine e dell'intera Provincia registrano da qualche mese frequenti disservizi che si protraggono, spesso, a lungo e causano gravi danni ai moltissimi utenti che giornalmente si recano in posta per svolgere operazioni di prelievo, pagamento o inoltro corrispondenza;
dette interruzioni di servizio sarebbero provocate da un cosiddetto "buco" nel software che impedisce, tra l'altro, un ritorno alla normale operatività in tempi brevi;
considerato che:
Poste italiane ha scelto di inserirsi nel mercato globale intraprendendo una missione aziendale comprendente nuove attività quali la vendita di prodotti di risparmio, di libri, di riviste o di schede telefoniche;
Poste italiane, tuttavia, non ha, parimenti, a giudizio dell'interrogante, adeguatamente testato il software per evitare tutti i problemi sopra evidenziati;
il sistema operativo di Poste italiane, gestito direttamente a Milano, non consente alle strutture locali neanche la semplice comunicazione di informazioni all'utenza riguardo all'eventuale ripresa del servizio in caso di interruzione,
preso atto che tale stato di cose sta preoccupando le comunità di interi territori,
l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e in quali modi intendano intervenire al fine di evitare che ulteriori cosiddetti "buchi" al software di Poste italiane danneggino l'operatività degli uffici postali, particolarmente di quelli presenti a Udine e Provincia, con gravi disagi per gli utenti.
(4-06163)
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
Sebastiano Pitruzzello, industriale del "parmesan", è tra i 25 nuovi cavalieri che hanno ricevuto la croce greca bordata d'oro nel novembre 2011 attraverso la cerimonia ufficiale. Italo-australiano, emigrato negli anni Sessanta nello Stato di Victoria, è il produttore di "Parmesan cheese", "ricotta", "bocconcini", "pecorino", "mascarpone", "provolone", ma anche "mozzabella";
sono infatti questi alcuni dei prodotti di punta che hanno consentito al nuovo Cavaliere del lavoro, grazie all'azienda creata da quasi quarant'anni fa in Australia, di essere fregiato del titolo. L'industriale, emigrato negli anni Sessanta nello Stato australiano di Victoria, ha cominciato la sua attività prima in modo artigianale per poi fondare nel 1973 la Pantalica Cheese Company, con sede a Thomastown nei pressi di Melbourne, nella quale lavorano con successo come manager anche i suoi figli;
il sito dell'azienda casearia "italian style", la Pantalica Cheese Company, offre immagini di prodotti che, come sottolineano dall'agenzia di stampa il Velino, apparentemente sembrano riuscitissime imitazioni di quegli originali sottoposti in Italia a rigidi controlli su materie prime e disciplinari di produzione. Per il Velino sembrerebbe una vera e propria beffa, considerando lo stesso "suono italiano" che, facendo il verso al made in Italy più blasonato, secondo la Coldiretti, la Cia e la Confagricoltura, ormai è un business da 80 miliardi di euro l'anno. Tanto è vero che già nel 2006 uno studio della Federalimentare aveva stimato un "danno" al comparto italiano di circa 50 miliardi di euro;
i nomi dei futuri cavalieri - ogni anno se ne possono scegliere 25 - vengono segnalati per consuetudine dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e dal Ministro dello sviluppo economico. Dal 1986 è possibile includere nella lista anche industriali che operano all'estero;
il Ministero delle politiche agricole precisa che a fare il nome di Pitruzzello non è stato Galan, che si sarebbe fatto carico di un solo nome: l'imprenditrice agricola del Veneto Maria Carla Macola. Da quanto risulta al Velino neppure l'ex Ministro dell'agricoltura Luca Zaia avrebbe a che fare con questa designazione;
i cavalieri italiani che "corrono" per il titolo passano prima per le prefetture che avviano l'istruttoria per verificare che tutto sia in regola. Poi sono i due Ministeri competenti - tranne per gli italiani residenti all'estero per i quali la proposta viene dalla Farnesina - a fare la proposta alla Presidenza della Repubblica che nella scelta formale segue l'indicazione del Consiglio dell'Ordine presieduto dal Ministro dello sviluppo economico;
dalla Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro fanno sapere che non sarebbe la federazione a decidere l'idoneità dei candidati al titolo e che comunque è tradizione, sebbene non stabilito per legge, che sia nominato almeno uno "straniero" ogni anno (ed in questo caso Pitruzzello era l'unico italiano residente all'estero). È il consiglio dell'Ordine, organo collegiale il cui presidente è il Ministro dello sviluppo economico, a indicare i nomi dei pretendenti al titolo. Per gli italiani residenti all'estero il compito è invece del Ministero degli affari esteri, passando per il Ministero dello sviluppo economico, che riceve l'incartamento da trasmettere poi al consiglio dell'Ordine;
in un articolo pubblicato su "Italia a Tavola.net" si legge: «In questo caso, precisano dal ministero degli Esteri tutto è partito da Melbourne. Il consolato generale di Melbourne ha, infatti, fatto richiesta di proposta all'Ambasciata di Camberra che ha trasmesso il dossier agli Esteri»;
"Italia a Tavola" riporta quindi le ragioni relative alla candidatura date dall'Ambasciata italiana: «Il neonominato Cavaliere del lavoro Sebastiano Pitruzzello - spiegano dall'Ambasciata di Camberra - è da anni uno degli industriali di origine italiana di maggiore successo presenti nello Stato del Victoria. Trasferitosi a Melbourne all'età di 23 anni, nel 1973 ha fondato la Pantalica Cheese Company che è attualmente la maggiore azienda di formaggi e latticini dello Stato del Victoria e che impiega numerosi dipendenti italiani e utilizza macchinari prevalentemente italiani. Il Cavaliere Pitruzzello, strettamente coinvolto e molto attivo nella comunità italiana di Melbourne si è sempre distinto per l'attaccamento alla sua terra d'origine e ha costantemente partecipato con generose donazioni e sponsorizzazioni alle numerose iniziative promosse nell'ambito della suddetta comunità e in particolare a quelle promosse dai suoi conterranei siciliani. In tale contesto il Cavaliere Pitruzzello ha sponsorizzato numerose associazioni, circoli, club e fondazioni siciliane e italiane in Australia. Nel 2000 - continua la lettera dell'Ambasciata di Camberra - gli viene conferita l'onorificenza di Commendatore. Nel 2002 il ministro australiano dell'Economia inaugura, alla presenza del sindaco di Melbourne, una nuova ala dello stabilimento di produzione, che consente l'assunzione di nuovo personale, in maggioranza italiano. Nel 2002 alla presenza dello stesso Pitruzzello, dell'assessore della Regione Sicilia per i beni Culturali, del Presidente della Provincia di Siracusa, di tutti i Parlamentari nazionali e regionali della Sicilia Orientale e del Sindaco, la città natale di Sortino, in provincia di Siracusa, gli intitola una piazza ove viene inaugurato un monumento dedicato ai Sortinesi nel mondo, donato dallo stresso Pitruzzello. Nel 2006 gli viene conferita la prestigiosa onorificenza australiana Oam. Nel 2006 gli viene assegnata dalla Regione Sicilia il "Premio Siciliani nel Mondo Ambasciatori di Cultura". Nel febbraio 2010 nel mezzo di una tenuta di 63 ettari dove sono stati piantati 14.500 vitigni e 13.500 piante d'ulivo, è stato inaugurato, alla presenza del Premier dello Stato del Victoria, John Brumby, uno stabilimento di 7.000 metri quadrati per la produzione di olio e vino, completamente attrezzato con i migliori macchinati italiani. Sulla base di quanto sopra - precisano dall'ambasciata italiana di Camberra - si può senz'altro affermare che il Cavaliere Pitruzzello, con il suo successo, la sua generosità nei confronti della comunità italiana di Melbourne e i ripetuti riconoscimenti che sia Autorità australiane che italiane gli hanno conferito negli anni, ha contribuito e contribuisce in maniera significativa a tenere alto il buon nome della comunità italiana e costituisce un simbolo del successo che tale comunità qui in Australia ha saputo conquistarsi con il duro lavoro. In fine, in merito ai prodotti "Italian Sounding" dell'azienda del Cavaliere Pitruzzello - concludono - è da notare che in Australia non esistono norme ostative in materia. Inoltre i latticini prodotti dalla Pantalica Cheese hanno molto contribuito allo sviluppo del gusto degli australiani per i nostri prodotti tipici che infatti vengono qui importati con successo»;
l'Ambasciata italiana afferma quindi che, visto che non esistono le leggi ostative in Australia, non c'è niente di male nell'imitazione del made in Italy;
si legge ancora nel citato articolo: «Non è la prima volta che Pitruzzello cerca di ottenere il cavalierato del Lavoro. L'Ambasciata di Camberra aveva proposto il produttore di Mozzabella e di Parmesan cheese, fanno sapere dalla Farnesina, già nel 2005, anno in cui a Pitruzzello non era stato concessa l'idoneità a poter correre per il titolo. E poi ancora nel 2007 e nel 2009. Infine quest'anno: Da Camberra hanno inviato la proposta lo scorso 11 dicembre del 2009, precisano ancora dagli uffici Onorificenze della Farnesina. Chi la dura la vince insomma. Senza contare che Pitruzzello aveva già ottenuto il titolo di commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, "inserito nella lista il 27 dicembre del 2000»;
considerato che:
la contraffazione vale 7 miliardi, due terzi dei quali riguardano il settore agroalimentare. È uno dei dati che emerge dalla bozza di relazione predisposta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale presieduta da Giovanni Fava. Ma l'agropirateria e più in generale le attività di taroccamento dei prodotti, anche quelli con il bollino di qualità è parte di un fenomeno più ampio e preoccupante che va sotto il nome di italian sounding: se infatti l'export di prodotti agroalimentari pesa per 23 miliardi di euro, il richiamo illecito ai prodotti made in Italy (di per sé marchio di garanzia e di qualità) vale 2,6 volte e cioè un mercato pari a circa 60 miliardi. Cifre che, come dimostrano le indagini delle forze di polizia, finiscono per arricchire la criminalità organizzata che riesce ad imporre i prodotti taroccati attraverso il controllo del circuito della distribuzione;
«"La contraffazione - si legge ancora nella bozza della relazione che il Velino ha potuto visionare - è un fenomeno che deprime ogni incentivo al miglioramento della produzione, disorienta i consumatori e, in ultima istanza impedisce alla concorrenza di espletare i suoi benefici tipici: un incremento qualitativo e quantitativo della gamma dei prodotti e dei servizi offerti, tendenziale abbassamento dei prezzi, crescita economica". (...) "Giocare sull'equivoco del richiamo all'italianità del prodotto o la contraffazione in sé è un danno per l'economia e un crimine" dice il presidente Fava che però punta il dito: "In alcuni casi sono gli stessi industriali a non volere la tracciabilità dei prodotti: è made in Italy sono quello che è prodotto con materia prima italiana e non anche quello che in Italia viene solo sottoposto a trasformazione o bollinatura"»;
"Nella Ue le disposizioni in materia di lotta alla contraffazione sono assolutamente insufficienti". Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano è intervenuto sul fenomeno dell'italian sounding, ovvero l'utilizzo di nomi dal suono italiano per prodotti alimentari che nulla hanno a che vedere con le eccellenze enogastronomiche made in Italy. Si tratta di un mercato del falso che induce confusione nel consumatore attraverso, appunto, la somiglianza fra marchi e prodotti originali italiani e copie contraffatte e che costa alla produzione italiana 50 miliardi all'anno. "È necessario - ha quindi continuato Romano - un obbligo rigido di etichettatura non soltanto per i prodotti agrari, ma anche per quelli dell'industria degli alimentari lavorati";
sul sito ufficiale www.cavalieridellavoro.it si legge che: "La Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro ha come soci gli imprenditori che sono stati insigniti dell'Ordine al "Merito del Lavoro" per essersi distinti nei diversi settori dell'economia, contribuendo allo sviluppo sociale, occupazionale e tecnologico e alla crescita del prestigio del made in Italy";
gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l'élite imprenditoriale del Paese. L'Ordine al "Merito del Lavoro" premia l'insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del Paese;
sempre sul sito dei Cavalieri del lavoro viene specificato che la persona candidata a questa onorificenza "non deve aver svolto in Italia o all'estero attività economiche e commerciali lesive dell'economia nazionale",
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo a proporre Sebastiano Pitruzzello per il riconoscimento più importante che possa ricevere un imprenditore italiano per aver tenuto alto il nome dell'Italia considerato che l'industriale italo-australiano del "parmesan" si è arricchito principalmente con l'imitazione di prodotti italiani;
se il Governo non ritenga che affermare che il made in Italy "tarocco" sia servito a far conoscere il vero made in Italy agli australiani sia in assoluta contraddizione con la linea del ministro Romani che condanna il fenomeno dell'italian sounding;
come intenda, considerati i danni che l'italian sounding comporta ai lavoratori italiani, salvaguardare, tutelare e promuovere il made in Italy nel mondo.
(4-06164)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
nel corso del Forum internazionale dell'alimentazione di Cernobbio (Como), il presidente della Coldiretti Sergio Marini ha accusato la Simest di promuovere, con i soldi dei contribuenti, iniziative imprenditoriali che consentono di produrre all'estero alcuni prodotti tipici che però di italiano hanno soltanto il nome;
in particolare il quotidiano "La Repubblica" del 22 ottobre 2011 riporta un comunicato di Marini: «Lo Stato italiano promuove le vendite all'estero della bresaola uruguaiana ma anche la finocchiella, il salame toscano e il culatello prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto, il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, una società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati. (..) Il presidente Sergio Marini ha mostrato il culatello prodotto con carne statunitense a marchio "Salumeria Biellese" e la bresaola uruguaiana a marchio Parmacotto risultato dello shopping effettuato dalla task force della Coldiretti alla Salumeria Rosi a New York, 283 Amsterdam Avenue. Si tratta (...) dell'importante punto vendita del gruppo Parmacotto che lo scorso 12 ottobre ha ricevuto l'impegno di un finanziamento pubblico da parte della Simest finalizzato "al potenziamento della struttura produttiva e del processo di internazionalizzazione verso i mercati target, con particolare attenzione agli Usa, Francia e Germania, dove il Gruppo mira a consolidare la propria presenza". (...) Non è politicamente accettabile che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese ma che anzi - sottolinea Marini - fanno concorrenza sleale agli imprenditori impegnati nell'allevamento e nella produzione in Italia. In un momento di crisi si sprecano soldi per favorire la delocalizzazione e non certo l'internazionalizzazione e si alimenta - sostiene Marini - il giro di affari dell'Italian sounding che si stima superi i 60 miliardi di euro l'anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all'attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari. Gli effetti economici diretti dell'Italian sounding sulle esportazioni di prodotti agroalimentari realmente Made in Italy si traducono, inevitabilmente, in effetti indiretti sulla bilancia commerciale, in costante deficit nell'ultimo decennio. Un danno per le imprese e un danno per il Paese. Quello che è più grave è che la finanziaria di Stato rimane "reticente" anche dopo le denuncia pubblica che - ricorda Marini - abbiamo presentato alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale e al Ministero delle Politiche Agricole che ha addirittura istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda dell'incredibile acquisto di quote da parte della Simest della società rumena denominata Lactitalia. Lactitalia ha sede in Romania e produce, utilizzando latte di pecora romeno e ungherese, formaggi rivenduti con nomi italiani (tra gli altri Dolce Vita, Toscanella e Pecorino). La presenza sui mercati internazionali di prodotti di imitazione del pecorino romano è la principale ragione della grave crisi che colpisce i pastori italiani e della quale lo Stato si è reso complice. Di fronte a questa situazione la Coldiretti - ha concluso Marini - si pone due domande: Perché lo Stato investe risorse pubbliche per divenire proprietario di un'azienda che fa concorrenza agli imprenditori nazionali evocando un'italianità dei prodotti in realtà nsussistente? Quanti casi analoghi esistono e quali iniziative si intende adottare per porre fine a questa grave situazione che frena la crescita dell'agricoltura italiana e del paese»;
considerato che:
nel citato articolo si legge ancora: «Nel 2008 la Simest, società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati, acquista una quota di partecipazione del 49% in Parmacotto USA, la società che si occupa della distribuzione all'ingrosso dei prodotti Parmacotto negli Stati Uniti. Lo stesso anno apre a New York la Salumeria Rosi, negozio monomarca per la vendita di salumi italiani. "Abbiamo constatato che i clienti li percepiscono come prodotti di alta qualità - dichiara l'amministratore delegato di Simest - e ciò fa crescere l'attenzione per la tradizione alimentare italiana dei consumatori americani". I prodotti commercializzati sono quelli della tradizione regionale tricolore, dal culatello alla finocchiona. Tuttavia la metà delle carni lavorate per la produzione proviene, secondo quanto affermato dallo stesso amministratore delegato di Parmacotto, Alessandro Rosi, "da Francia, Danimarca, Spagna e Germania, per lo più". Lo stesso processo di produzione è stato trasferito in Usa: nel New Jersey. Tra i prodotti commercializzati sul mercato statunitense c'è anche un Culatello Salumeria Biellese che riporta in etichetta il paese di origine della carne (non italiana) ma il cui marchio è quanto meno fuorviante, visto che non ha niente a che fare con Biella. Nel 2009 Parmacotto Usa riacquista la totalità delle azioni, con un debito verso Simest di 3 milioni e mezzo di euro. Nel 2010 la partecipazione di Simest compare però nuovamente per il 49% delle quote in Parmacotto Usa. Il 12 ottobre 2011 Parmacotto e Simest annunciano un'intesa per il potenziamento della struttura produttiva e del processo di internazionalizzazione che prevede investimenti per 16 milioni di euro per consolidare la presenza del gruppo in Usa, Francia e Germania. In cantiere anche la realizzazione di uno stabilimento per la produzione di pre-affettati negli Stati Uniti. Alla Simest viene riservato un aumento del capitale sociale pari a 11 milioni di euro. (...) Lactitalia è una società a responsabilità limitata costituita nel 2005 in Romania per la lavorazione e la commercializzazione di prodotti lattiero caseari e posseduta al 29,5 per cento dalla Simest controllata dal Ministero dello Sviluppo economico. Il restante 70,5 per cento è controllato dalla Roinvest con sede a Sassari con amministratori, tra gli altri, Andrea Pinna ossia il vicepresidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano e Pierluigi Pinna ossia il consigliere dell'organismo di controllo dei formaggi pecorino Roma, Sardo e Fiore Sardo Dop. Lactitalia commercializza in Italia e in altri paesi europei formaggi di "tradizione italiana" col marchio "Dolce vita" (mozzarella, pecorino, mascarpone, caciotta) e di tradizione romena tra cui anche una ricotta con la denominazione "Ricotta toscanella". "Per voi - si legga nella presentazione dei prodotti sulla pagina internet dell'azienda - abbiamo intrecciato il latte rumeno alla tradizione italiana". Tali prodotti evocano in realtà una origine e una fattura italiana che non possiedono, allo scopo di far intendere al consumatore acquirente che i prodotti sono di origine e tradizione tricolore. Ciò arreca un danno al patrimonio agroalimentare nazionale, con il paradosso che l'operazione è addirittura finanziata con l'intervento dello Stato italiano, attraverso la Simest. Dopo la denuncia di Coldiretti, il Ministero delle Politiche Agricole ha istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda»;
la presenza di prodotti di imitazione sui mercati internazionali è la principale ragione del calo del 10 per cento delle esportazioni dei formaggi di pecora made in Italy, con la quale viene motivata un'insostenibile riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori italiani;
si è di fronte ad un caso eclatante in cui lo Stato italiano, impegnato a combattere il finto made in Italy, ne diventa addirittura produttore;
considerato che:
la Simest SpA, società italiana controllata dallo Stato (76 per cento del capitale), è stata istituita come società per azioni nel 1990 (legge 24 aprile 1990, n. 100) per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero;
l'art. 10, comma 4, lettera b), del disegno di legge recante Statuto delle imprese, approvato al Senato il 20 ottobre 2011 e trasmesso alla Camera dei deputati, prevede una proroga per l'esercizio della delega per il riordino degli enti prevista al comma 2 dell'articolo 12 della legge n. 99 del 2009. Tale norma delega il Governo alla ridefinizione, al riordino e alla razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell'internazionalizzazione delle imprese (ICE, SIMEST SpA, INFORMEST, FINEST SpA, Camere di commercio italiane all'estero), nonché degli strumenti di incentivazione per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese erogati dagli stessi enti, attraverso l'adozione, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il provvedimento richiamato porta a 28 mesi il termine per l'esercizio della delega;
il proposito del Governo di attuare una riforma complessiva del comparto, a supporto della capacità di internazionalizzazione dell'economia italiana, è stato perseguito anche nel corso della XIV Legislatura, nella quale tale proposito si è dovuto confrontare con il nuovo riparto delle competenze tra Stato e Regioni definito dalla riforma del titolo V della Costituzione, che ha inserito il "commercio con l'estero" tra le materie di competenza concorrente;
ribadito a più riprese in alcuni Documenti di programmazione economico-finanziaria, in particolare in quelli relativi ai periodi 2003-2006 e 2004-2007, l'intento governativo di riordinare il settore si è concretizzato nella previsione di due deleghe, contenute nelle leggi n. 229 del 2003 e n. 56 del 2005 (nessuna delle quali è peraltro stata attuata), nella trasformazione in società per azioni dell'Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero (SACE) e nella revisione della disciplina istitutiva della società SIMEST, recata dalla legge n. 100 del 1990;
una bozza di decreto legislativo di attuazione della delega contenuta all'art. 12 della legge n. 99 del 2009 era stata resa disponibile, a fine settembre, per le regioni, le quali a fine novembre, in sede di Conferenza, rilevando notevoli perplessità a riguardo, evidenziavano la necessità e l'urgenza di un confronto con il Governo prima dell'adozione formale da parte del Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo;
nel frattempo, con la manovra di luglio (decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011), si è già provveduto a sopprimere l'ICE e a trasferire le funzioni dell'istituto al Ministero dello sviluppo economico mentre le risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento delle sezioni estere sono state attribuite al Ministero degli affari esteri. In tal modo: a) non si avranno economie in quanto le funzioni attribuite all'ICE dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali sono state trasferite al Ministero dello sviluppo economico; b) Non si avrà unicità di interlocutori sui mercati esteri, permanendo una duplicità di azione tra Ministero degli affari esteri e Ministero dello sviluppo economico; c) non si realizzerà quindi l'auspicato coordinamento e riassetto organizzativo degli enti operanti per l'internazionalizzazione delle imprese che si sarebbe dovuto attuare in base alla legge n. 99 del 2009,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che la Simest promuove, con i soldi dei contribuenti, iniziative imprenditoriali che consentono di produrre all'estero alcuni prodotti tipici che di italiano hanno soltanto il nome;
quali siano i motivi per cui lo Stato italiano è diventato proprietario di un'azienda che fa concorrenza sleale ai pastori italiani;
quali iniziative intenda adottare al fine di interrompere ogni partecipazione con aziende, come la Lactitalia, le quali commercializzano prodotti che vantano un'origine ed una manifattura italiana che non possiedono recando un grave danno al patrimonio agroalimentare nazionale;
se intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di accertare se vi siano altre aziende nel mondo che realizzano prodotti agroalimentari made in Italy contraffatti o che omettono informazioni relative all'origine dei loro componenti, spingendo il consumatore all'acquisto anche con pubblicità ingannevoli contenenti messaggi informativi ambigui, e, in quel caso, se la Simest abbia concesso loro investimenti;
se non ritenga necessario ed urgente fare chiarezza su tutti gli investimenti della Simest e sui relativi controlli della stessa verso le aziende a cui vengono concessi i finanziamenti;
quando, alla luce del provvedimento in discussione alla Camera dei deputati recante Statuto delle imprese che ha allungato i tempi per l'emanazione del decreto legislativo relativo al riordino degli enti preposti alla internazionalizzazione delle imprese, il Governo intenda provvedere in tal senso;
quali iniziative intenda promuovere al fine di garantire ai consumatori la massima trasparenza nelle informazioni sui prodotti alimentari e sui loro processi produttivi per evitare ogni pratica fraudolenta o ingannevole ai danni del made in Italy, prevenendo il radicarsi nelle tavole internazionali di un falso made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili;
quali iniziative intenda assumere nelle opportune sedi di competenza al fine di estendere a tutti i prodotti l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari.
(4-06165)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa ("Il Giornale" del 7 novembre 2010) che Giancarlo Lanna, avvocato civilista, «consigliere della Fondazione Farefuturo avrebbe messo la propria competenza legale a servizio dell'Atlantis World Ltd la società di diritto inglese che opera anche in Italia e che avrebbe avuto come rappresentanti uomini di Alleanza nazionale»;
l'articolo continua sottolineando che l'Atlantis World Ltd «spunta anche nell'affare di Montecarlo, attraverso quel Walfenzao che oltre in Atlantis è anche dietro le off-shore proprietarie della casa abitata da Tulliani. La Atlantis vanta un grande successo, aver ottenuto la concessione dei Monopoli di Stato italiani per le slot machines» (...) La rivista L'espresso, nel 2004, aveva già associato il nome di Lanna alla Atlantis World, e a Francesco Corallo, azionista della multinazionale dei giochi, in particolare scriveva: "Corallo ha deciso di avvalersi della consulenza di un professionista napoletano di eccezione: l'avvocato civilista Giancarlo Lanna, fino al '98 commissario della locale federazione di An, poi per quattro anni vice-coordinatore regionale del partito e consigliere di amministrazione con delega per il Mediterraneo della Simest, la società pubblica incaricata di finanziare le imprese italiane che vanno oltre frontiera". La Simest, di cui ora Lanna è presidente, è una Spa che fa capo al ministero dello Sviluppo economico, più nello specifico all'area del Commercio con l'estero. (...) Secondo L'espresso, la società italiana della Atlantis avrebbe avuto sede proprio nello studio romano del legale, in via Cola di Rienzo. Un giro di professionisti che Repubblica, anni fa, bollò come "la lobby ludica di An"(...). Lanna è anche stato, per un breve periodo, tra i soci di Lo Schioppo, società agricola che possiede - come ha raccontato il Fatto - palazzi e terreni in Umbria, e che per soci ha Pietro e Dario Urso (...) e Paolo Urso (...). Un grande amico, e uno stimato professionista. La persona giusta per un business così delicato come quello di Atlantis»;
considerato che:
Francesco Corallo, si legge nell'articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" il 4 agosto 2010, è un incensurato ma con parentele piuttosto compromettenti, visto che è il figlio di Gaetano Corallo, condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere, proprio per affari sporchi nel settore dei giochi. Corallo senior era riuscito a sfuggire all'arresto quando i magistrati milanesi sventarono la scalata ai casino di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola. Gaetano Corallo per gli inquirenti avrebbe avuto il ruolo di ponte tra il mondo del gioco e il boss assoluto della mafia di Catania; Nitto Santapaola, boss di Catania, sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino;
a "Il Fatto Quotidiano" risulta che Gateano Corallo e il figlio Francesco sono stati indagati insieme per traffico internazionale di stupefacenti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma,
si chiede di sapere:
se a quanto risulta al Ministro in indirizzo corrisponda al vero che Giancarlo Lanna è stato il procuratore della Atlantis nella sottoscrizione della convenzione per il rilascio della concessione da parte dei Monopoli di Stato;
se, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo intenda adottare le opportune iniziative al fine di verificare ed accertare chi c'è dietro la gestione delle slot machine in Italia;
se sia a conoscenza di chi sia esattamente Francesco Corallo, visto che la sua società ha un fatturato così alto da superare quello della stessa FIAT, e soprattutto considerato che lo Stato italiano ha rinnovato fino al maggio 2011 la concessione alla Atlantis, mentre sono ancora in corso delle indagini che riguardano la famiglia Corallo;
se la concessione ad Atlantis World Rti, prorogata per ben due volte, ultimamente fino al maggio 2011, allo scadere della data sia stata ulteriormente prorogata e, nell'eventualità, quando sia avvenuta e quale tipo di pubblicità ne sia stata data;
quali iniziative normative intenda assumere al fine di introdurre l'esclusione dall'affidamento dei giochi a società residenti nei paradisi fiscali, nonché la previsione di una indagine preventiva della società che intende aggiudicarsi la gestione, considerato che in Italia i giochi sono assegnati a società guidate da soggetti sconosciuti al fisco e allo Stato;
quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di assicurare l'assoluto rispetto della normativa e la massima chiarezza in un settore, quello delle slot machine, che, oltre a costituire una delle maggiori fonti di entrate per l'erario, movimenta un ingente giro d'affari e costituirebbe, secondo numerose ipotesi investigative, una fonte di enormi profitti per le organizzazioni mafiose.
(4-06166)
FLERES - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in base alla stima fatta recentemente dalla KRLS network of business Ethics per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani, risulta che l'imponibile evaso in Italia è cresciuto nel 2011 del 13,1 per cento con punte record nel Nord dove ha raggiunto il 58,5 per cento. In termini di imposte sottratte all'erario siamo nell'ordine del 51,1 per cento pari a 180,3 miliardi di euro l'anno;
nel rapporto della KRLS network of business Ethics sono cinque le aree di evasione fiscale analizzate; l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l'evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese;
per la prima area, quella dell'economia sommersa, si riscontra che i lavoratori in nero sono circa 2,9 milioni, molti dei quali cinesi o extracomunitari e circa 850.000 sono i lavoratori dipendenti che fanno il secondo o addirittura il terzo lavoro. Si stima che l'evasione d'imposta è pari a 34,3 miliardi di euro;
la seconda è l'economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel Nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7 per cento. Si stima che il giro di affari non "contabilizzati" produca una evasione d'imposta pari a 78,2 miliardi di euro l'anno;
la terza è composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall'incrocio dei dati è emerso che il 78 per cento circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10.000 euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali. Su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, l'81 per cento non versa le imposte dovute. Si stima un'evasione fiscale attorno ai 22,4 miliardi di euro l'anno;
la quarta area è quella composta dalle big company, una su tre di queste società ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse, inoltre il 94 per cento delle big company abusano del trasfer pricing per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei Paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo così al fisco italiano circa 37,2 miliardi di euro all'anno;
l'interrogante chiede di conoscere:
se a quanto risulta al Governo corrisponda al vero che nel Paese la percentuale dell'evasione fiscale nel 2011 è cresciuta del 13,1 per cento;
se corrisponda al vero che l'evasione al Nord ha raggiunto il 58,5 per cento, mentre al Sud si limita al 19,3 per cento;
quali provvedimenti siano stati adottati al fine di ottenere il corretto pagamento delle imposte e per elevare l'entità dei controlli anche attraverso una accurata verifica tra i livelli di produzione e quelli di fatturazione delle materie prime e dei prodotti finiti, nonché il rapporto tra prodotto lavorato e rifiuti smaltiti.
(4-06167)
GASPARRI, PARAVIA, FASANO, ESPOSITO, CARDIELLO, COMPAGNA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:
il Comune di Salerno è stato oggetto nel 2003 di una verifica amministrativo-contabile, da parte dei servizi ispettivi di finanza pubblica, che rilevò varie inadempienze; le stesse furono denunciate dagli uffici alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, che ha prodotto una prima condanna nel 2010 (Sentenza n. 1037);
il Comune di Salerno, incurante dei rilievi e di tale condanna, ha proseguito il suo modo di amministrare a giudizio degli interroganti poco chiaro e per nulla trasparente, tanto che il 21 luglio 2010 cinque consiglieri comunali hanno denunciato alla Corte dei conti evidenti irregolarità riguardanti il conto consuntivo 2009 del suddetto Comune;
in particolare, nell'esposto presentato, si avanzavano dubbi di legittimità in merito all'attività di riaccertamento dei residui attivi, che presumibilmente ammontavano a oltre 520 milioni di euro, e passivi riportati nel prospetto contabile, quantificati in oltre 516 milioni;
nello stesso periodo i senatori campani Paravia, Fasano, Cardiello ed Esposito presentarono al Ministro dell'economia e delle finanze l'interrogazione parlamentare n. 4-03485 volta a denunciare una gestione fallimentare del Comune di Salerno tale da richiedere l'intervento dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica;
in data 19 ottobre 2010 il Ministero dell'economia fornì una risposta del tutto inadeguata rispetto a quanto richiesto dai senatori interroganti, relazionando sulla verifica amministrativo-contabile di cui il Comune di Salerno era stato oggetto nel lontano 2003, mentre i fatti oggetto dell'atto di sindacato ispettivo si riferivano alle attività contabili del 2009;
a fronte di tale incongruenza, in data 28 ottobre 2010 veniva pertanto presentata una seconda interrogazione n. 3-01698 a firma dei senatori Gasparri, Paravia, Fasano, Esposito, Cardiello e Compagna volta a sottolineare la gestione poco virtuosa del Comune di Salerno e a chiedere nuovamente l'invio dei funzionari dei servizi ispettivi di finanza pubblica per un rapido accertamento dei reali debiti/crediti dello stesso;
sembrerebbe che lo stesso Ministero dell'economia abbia provveduto a inviare suoi ispettori, che però non avrebbero neppure interpellato i consiglieri comunali dell'opposizione, al fine di acquisire ulteriori elementi per accertare la veridicità e congruità delle poste contabili iscritte nel conto consuntivo in esame;
nonostante la gravità di tale situazione, l'interrogazione n. 3-01698 non ha ricevuto ad oggi alcun riscontro, mentre la Corte dei conti-Sezione regionale di controllo per la Campania, nell'adunanza del 28 giugno 2011, ha adottato la deliberazione n. 381/2011, con la quale vengono contestati al Comune i rendiconti 2007, 2008, 2009 e il bilancio di previsione 2009 e 2010. L'organismo contabile, in particolare, contesta al Comune una serie di punti; alcuni formali, come la mancata presentazione del piano triennale nel 2009 o il ritardo, sistematico, con cui si presenta il rendiconto; altri sostanziali, riguardanti le modalità di calcolo delle plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili;
la Corte dei conti, inoltre, ha posto sotto accusa anche le anticipazioni di cassa, che per legge possono essere adottate solo in caso di emergenza e per limitati periodi di tempo e che invece il Comune di Salerno, anche per far fronte ai tanti impegni sui cantieri, ha utilizzato a più riprese;
la stessa Corte ha rilevato come fenomeni quali la compromissione dei principi che presiedono alla redazione di documenti contabili fondamentali, quale il rendiconto di gestione (con una non sufficiente attenzione ai principi di chiarezza, attendibilità e comprensibilità del bilancio), il costante ricorso alle anticipazioni di tesoreria ed a fondi aventi destinazione vincolata (peraltro non ricostituiti), la presenza di un fondo di cassa (alla fine degli esercizi 2008 e 2009) costantemente pari a zero, la conservazione di un consistente ammontare di residui passivi e di residui attivi di dubbia esigibilità (che inficia l'attendibilità del risultato di amministrazione), le reiterate perdite di esercizio relative alle società ed agli organismi partecipati costituiscono, nel loro complesso ed in sinergia con tutte le altre irregolarità rilevate, indici sintomatici di grave irregolarità contabile e finanziaria e, comunque, di precario ed instabile equilibrio di bilancio;
alla luce di tali rilievi, l'organismo contabile ha prescritto al Presidente del Consiglio comunale di Salerno di dare sollecita comunicazione al Consiglio delle necessarie misure correttive previste dalla norma;
secondo quanto riferito dagli interessati e riportato dalla stampa, però, la delibera della Corte dei conti non sarebbe mai stata trasmessa al Consiglio comunale, probabilmente per un difetto di notifica dell'atto,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'economia e delle finanze sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, quindi, possa riferire sull'esito di tale ispezione "riservata" e, constatata la gravità della situazione, se non ritenga necessario assumere nuove e ulteriori determinazioni in ordine alla regolarità amministrativa e contabile delle attività della pubblica amministrazione in esame;
se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza per accertare se sussistano criticità in ordine ai sistemi di notifica delle deliberazioni della Corte dei conti-Sezione regionale di controllo per la Campania e riferire se ritiene adeguate le stesse, viste le dichiarazioni del Presidente del Consiglio comunale di Salerno che ha affermato, durante l'ultima sessione, di non aver mai ricevuto tale notifica.
(4-06168)
PARAVIA, FASANO, CARDIELLO, COMPAGNA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
da notizie riportate dalla stampa (si veda, ad esempio, l'articolo pubblicato su "Il Quotidiano di Salerno" il 12 agosto 2011), l'11 agosto 2011 il presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli avrebbe incontrato a Maiori (SA) Rossella Gambino, moglie del consigliere regionale Alberico Gambino, attualmente agli arresti domiciliari;
alcune testate giornalistiche locali riportano inoltre che, secondo fonti della Procura di Salerno, il presidente Cirielli sarebbe stato notato e identificato da una pattuglia dei Carabinieri - nel corso di controlli su persone agli arresti domiciliari - proprio davanti l'abitazione del consigliere, su una moto, mentre parlava con la signora Gambino che addirittura sarebbe stata affacciata al balcone dell'abitazione;
del fatto ha dato ampio risalto il quotidiano "Il Mattino" addirittura affiggendo in tutta la Provincia di Salerno, al solo scopo di pubblicizzare l'edizione dell'11 agosto, locandine che titolavano "Cirielli sotto casa di Gambino, rapporto alla Procura", lasciando intendere ai lettori chissà quale condotta illecita da parte del presidente della Provincia;
invece a quanto risulta agli interroganti il suddetto Presidente si è limitato a salutare per strada Rossella Gambino, non essendo neppure a conoscenza del fatto che l'abitazione di quest'ultima fosse nelle vicinanze, peraltro ad oltre cinquanta metri da dove è avvenuto il casuale incontro e non è stato né fermato né identificato;
dell'episodio si sarebbe informata la Procura attraverso una relazione di servizio chiesta agli stessi Carabinieri,
si chiede di sapere:
se vi siano, e in caso affermativo quali siano, le particolari disposizioni e/o ordini di servizio impartite al personale delle Forze dell'ordine e/o di Polizia giudiziaria, allorché si trovano a relazionare su condotte non costituenti reato, e se sia considerato lecito annotare e relazionare comportamenti non giuridicamente rilevanti;
se il fatto che organi di stampa possano aver ricevuto e pubblicato notizie, peraltro false, relative a una eventuale relazione di servizio da parte degli organi di polizia come detto penalmente non rilevanti, non configuri una palese e grave violazione della privacy da parte della stampa e di chi abbia collaborato alla diffusione delle modalità operative degli appartenenti alle Forze dell'ordine, o di chi altrimenti le ha disposte;
se rientri nelle attività operative o investigative riferire per iscritto, peraltro consentendo fughe di tali notizie, comportamenti e attività di esponenti politici di istituzioni, persino nei casi in cui si tratti di parlamentari, non penalmente rilevanti, anche attesa la loro funzione costituzionale di rappresentanza popolare.
(4-06169)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
13ª Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-02463, dei senatori Sanna ed altri, sul commissariamento del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna.