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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 632 del 26/10/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

632a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 26 OTTOBRE 2011

(Pomeridiana)

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Presidenza del vice presidente NANIA,

indi della vice presidente BONINO

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 634 del 2 novembre 2011
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 17,04.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 3 novembre (v. Resoconto stenografico). Avverte che domani, alle ore 10,30, si terrà una informativa del Ministro della difesa fornirà sulla missione militare in Libia.

Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno e conseguente discussione

ROMANI, ministro dello sviluppo economico. Il recente rapporto SVIMEZ evidenzia nel 2010 un aumento del PIL nelle aree meridionali dello 0,2 per cento, inferiore alle performance del Centro-Nord (+ 1,7 per cento) trainate soprattutto dalle esportazioni, ma comunque nettamente migliore rispetto al dato 2009, che vedeva una diminuzione del 4,5 per cento. L'occupazione è diminuita del 5,6 per cento al Sud e del 3,1 per cento al Centro-Nord ed anche il rapporto tra imprese nuove e imprese chiuse segna un saldo negativo per 5509 unità al Sud, contro una caduta pari a 1114 unità al Centro-Nord. A fronte di una situazione complessivamente difficile, ma caratterizzata in senso negativo al Sud, il Ministero ha posto in essere una strategia tempestiva e complessa per affrontare le crisi di impresa, causate principalmente da tre fattori endogeni: la crisi strutturale di alcuni mercati, che impone riconversioni o ristrutturazioni di imprese; i problemi di finanziamento e l'eccessiva frammentazione del sistema produttivo. Tra gli strumenti a sostegno delle imprese in crisi, particolarmente utile si sta rivelando il contratto di sviluppo, reso operativo lo scorso 29 settembre e oggetto, ad oggi, di 122 istanze di accesso, con potenziali investimenti per circa sei miliardi di euro. Nel 2011 sono da considerare attivi presso il Ministero 26 tavoli di crisi nel Mezzogiorno. Tra le principali vertenze, particolarmente complicata è quella riguardante lo stabilimento Irisbus di Valle Ufita, in provincia di Avellino: dopo la decisione della FIAT di cessare la produzione di autobus a causa del crollo delle immatricolazioni di tali mezzi in Italia e della forte concorrenza all'estero, il Ministero ha proposto il mantenimento della produzione in capo alla società DR, che produce autovetture, con la salvaguardia dell'attuale occupazione, ma i lavoratori hanno espresso parere negativo. Dopo che i lavoratori hanno rifiutato anche l'ulteriore proposta ad Irisbus di continuare la produzione almeno fino a fine anno, la FIAT il 30 settembre ha aperto la procedura di mobilità. Il Ministero è costantemente attivo per cercare ogni possibile soluzione alla crisi. Appare tuttavia singolare che i lavoratori campani non abbiano accettato il coinvolgimento di un imprenditore che invece, con l'assenso dei lavoratori siciliani, subentrerà a FIAT nella gestione degli stabilimenti di Termini Imerese, grazie ad un accordo di programma ormai pienamente operativo, con il quale Ministero e Regione Sicilia hanno stanziato complessivamente 450 milioni di euro, destinati ad investimenti industriali ed infrastrutturali, sostegno all'occupazione e garanzie finanziarie per l'imprenditore. La cantieristica mondiale sta vivendo una fortissima crisi, con una diminuzione degli ordini dell'85 per cento: la cantieristica italiana può certamente sfruttare l'alto valore tecnologico del prodotto nazionale, ma sconta ugualmente una crisi che investe pesantemente anche il vasto indotto, specie a Castellammare di Stabia. A tale riguardo, entro novembre verrà firmato un protocollo d'intesa con le istituzioni campane per il rilancio produttivo ed occupazionale del cantiere stabiese e dell'indotto. Si è inoltre in attesa del grande piano industriale annunciato da Fincantieri. Per quanto riguarda il settore delle comunicazioni, il Ministero si è impegnato affinché sia salvaguardata l'unità operativa dei complessi aziendali delle società Agile ed Eutelia, attualmente in amministrazione straordinaria, al fine di garantirne la vendita combinata o integrata ed il maggior assorbimento occupazionale. Nel settore ferroviario, la società FIREMA è in amministrazione straordinaria ed il commissario si è impegnato a mantenere le commesse in corso di esecuzione, rinegoziate per garantire l'operatività dell'azienda in vista della sua messa sul mercato: il Ministero ha avviato in sede europea la procedura per l'attribuzione della garanzia pubblica sui finanziamenti volti ad assicurare la continuità produttiva. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS). Allega il testo integrale dell'intervento ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, il vice presidente della Commissione europea Maros Sefcovic, commissario europeo con delega per i rapporti con i Parlamenti nazionali, in visita a Roma su invito della senatrice Rossana Boldi, presidente della Commissione per le Politiche dell'Unione europea. Saluta inoltre gli studenti dell'istituto comprensivo "Leonardo da Vinci" di Carrara, presenti nelle tribune. (Applausi).

Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico.

ARMATO (PD). I dati pubblicati da SVIMEZ non sono incoraggianti: la crisi economica ha colpito il Sud in misura maggiore del Nord e il sensibile calo di produzione e occupazione comporta il rischio di un processo di desertificazione industriale. Numerose le vertenze in corso in Campania: ad essere in difficoltà non sono solo le aziende della grande distribuzione ma anche quelle che operano in settori tecnologici di punta e nei prossimi mesi sono a rischio 18.000 posti di lavoro. Sebbene il Presidente della Repubblica abbia chiesto un impegno straordinario per la salvaguardia della cantieristica, ancora si ignorano i contenuti del protocollo su Fincantieri. Il Mezzogiorno ha bisogno di misure concrete non di annunci propagandistici, ma il Governo non offre risposte e si appresta a tagliare ulteriormente le risorse destinate al Fondo per le aree sottoutilizzate. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari. Congratulazioni).

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Sulla vicenda Irisbus, che ha una specificità e una valenza simbolica particolari, la Camera ha approvato, poche ore fa, una mozione che sottolinea la necessità di una politica nazionale che non offra alibi alla FIAT. Sulla base del piano del ristrutturazione lo stabilimento di Flumeri, infatti, è più competitivo, oltre che più avanzato sotto il profilo della sicurezza, degli stabilimenti dislocati in Francia o nella Repubblica Ceca. Va considerato inoltre che il parco macchine nel settore del trasporto pubblico deve essere rinnovato. Il destino dell'unico stabilimento italiano che produce autobus è una questione nazionale. E' opportuno che la FIAT ritiri le procedure di mobilità e di licenziamento, ma la vertenza non si sblocca con un accordo aziendale: occorre un intervento del Governo e della Regione per elaborare un piano per il trasporto locale da finanziare con il Fondo per le aree sottoutilizzate. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL del senatore Astore).

DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La vicenda Irisbus è la storia dell'ennesima dismissione annunciata dalla FIAT che preferisce pagare i dividendi agli azionisti piuttosto che investire nella produzione e, dopo anni di ingenti aiuti statali, abbandona il territorio nazionale e sposta la produzione in Francia e nella Repubblica Ceca. La vicenda, che segue quella di Termini Imerese e fa sorgere forte inquietudine per il destino futuro degli stabilimenti in Basilicata, è anche emblema del fallimento dei progetti di industrializzazione del Mezzogiorno avviati negli anni '70, della rinuncia della classe imprenditoriale nazionale ad investire per essere competitiva e della incapacità del Governo di mettere in campo una politica industriale. (Applausi dei senatori De Luca, Contini e Giai).

DI NARDO (IdV). Il Ministro ha fornito numeri anziché risposte in tema di trasporti e cantieristica. La Camera ha però approvato oggi, contro il parere del Governo, una mozione presentata dall'Italia dei Valori che impegna l'Esecutivo a sostenere i livelli occupazionali, a presentare un piano nazionale per il trasporto pubblico, ad aumentare le risorse da destinare al trasporto locale e, in modo particolare, ai veicoli con ridotto impatto ambientale. Il Sud ha subìto maggiormente le conseguenze della crisi e la perdita di posti di lavoro (nel Sud, pur essendo presente meno del 30 per cento degli occupati, si concentra il 60 per cento delle perdite di lavoro determinate dalla crisi) sta facendo crescere la criminalità organizzata. Il Governo deve fare di più anche per Fincantieri, il cui progetto industriale prevede un assorbimento in minima parte dell'organico: la situazione di Castellammare di Stabia è molto grave ed ha pesanti ripercussioni sui lavoratori dei cantieri e sull'indotto. La vicenda Irisbus è paradigmatica della difficoltà di gestire le crisi aziendali in mancanza di una politica industriale e di un progetto di sviluppo delle infrastrutture. Il progetto "Fabbrica Italia" annunciato dalla FIAT avrebbe dovuto portare investimenti per venti miliardi di euro, ma finora si è tradotto solo nella chiusura di stabilimenti, nella perdita di posti di lavoro e nella cassa integrazione. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori De Luca e Incostante).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). La stagnazione e l'aumento della disoccupazione nel Mezzogiorno sono l'emblema della crisi di un Paese incapace di crescere ai livelli dei partner europei. La Nota di aggiornamento ha rivelato l'impatto depressivo delle manovre di un Governo che, privo di una politica economica e industriale, consente persino alla FIAT di chiudere l'unico stabilimento in Italia nel quale si producono autobus a basso impatto ambientale e non riesce a finanziare un piano di ammodernamento del trasporto locale. La mancanza di strategia politica approfondisce il divario tra Nord e Sud e allontana la ripresa che può fare leva unicamente sullo sviluppo del Mezzogiorno. Occorrerebbe rilanciare consumi e investimenti, ma il preannunciato decreto sviluppo a costo zero rischia di ridursi ad un provvedimento di semplificazione di sapore propagandistico. La legge di stabilità prevede ulteriori tagli al Ministero per lo sviluppo economico e non destina parte dell'extragettito derivante dall'asta per le frequenze alle infrastrutture. Il Fondo di garanzia per piccole e medie imprese è tagliato, mentre l'incremento del Fondo per lo sviluppo e la coesione è insufficiente a garantire continuità ai contratti di programma. Quanto al tema dell'utilizzo più efficiente dei fondi europei per la coesione sociale, anziché destinare a interventi assistenziali al Nord le risorse non spese dalle Regioni meridionali, il Governo dovrebbe esercitare il potere sostitutivo conferitogli dalla Costituzione. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Gli sconfortanti dati forniti dalla SVIMEZ, unico soggetto in grado di operare un'analisi scientifica della situazione economica del Mezzogiorno, non sono stati mai accompagnati da una strategia del Governo volta al rilancio della politica industriale del Paese. Le conseguenze della scomparsa dei più importanti siti produttivi del Meridione e dell'ulteriore impoverimento del territorio non solo investiranno gradualmente anche i grandi siti del Nord ma determineranno un esodo demografico che farà perdere all'Italia la spinta propulsiva e propositiva delle nuove generazioni. La colpa del Governo sta anche nell'avere destinato le risorse FAS ed i fondi strutturali non ad una politica di investimenti nel Mezzogiorno ma ad interventi di tipo anticiclico dettati dall'esigenza di fare fronte alle continue emergenze. È mancata la capacità di programmazione dello Stato centrale, responsabilità che non può essere attribuita, come sempre avviene, alla cattiva gestione delle amministrazioni periferiche meridionali se si considera, peraltro, che il Ministero dello sviluppo economico è rimasto scoperto per mesi. Occorre ripartire da un coinvolgimento generale e responsabile di tutti i soggetti interessati a livello locale e centrale, perché solo una generale assunzione di responsabilità può consentire di individuare soluzioni immediate in grado di creare sostegni all'economia meridionale. Sotto questo profilo la fiscalità di vantaggio rappresenta uno strumento nuovo, capace, se accompagnato da ulteriori piccoli automatismi quali il credito d'imposta, di rilanciare il sistema produttivo e lo sviluppo industriale del Mezzogiorno e, conseguentemente, dell'intero Paese. (Applausi del senatore Gustavino).

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico commerciale «Piero Calamandrei» di Roma presenti nelle tribune. (Applausi).

DE LUCA (PD). Il Governo continua a negare all'Italia un piano industriale quanto mai necessario per salvare i più importanti siti produttivi meridionali e rilanciare lo sviluppo economico del Sud come dell'intero Paese. Le istituzioni locali ed i lavoratori dell'Irisbus hanno formalizzato la proposta (che si tradurrà in un emendamento al decreto sviluppo) di un piano triennale dei trasporti, con l'utilizzo delle risorse del FAS e dei fondi strutturali rinegoziati in sede europea, i quali ultimi dovrebbero comunque avere come destinazione privilegiata la crescita industriale del Sud. Questo piano comporterebbe l'ammodernamento del parco veicoli ed aprirebbe prospettive di ripresa produttiva per la Irisbus. Occorre infatti non lasciar sparire l'unica realtà industriale nazionale produttrice di mezzi di trasporto pubblico competitivi a livello internazionale e questa necessità è stata affermata anche nella mozione approvata oggi alla Camera dei deputati, contro la quale, significativamente, si era espresso il Governo. Non si può, infine, non tener conto degli effetti che avrebbe una scelta tanto nefasta in un territorio che presenta già 80000 disoccupati, in un contesto nel quale la criminalità organizzata è estremamente invasiva.

LUMIA (PD). Il sistema industriale del Mezzogiorno vive un momento di difficoltà senza precedenti che si inserisce in un quadro di criticità che interessa tutto il Paese. Grandi realtà produttive come FIAT e Fincantieri abbandonano il Sud per spostare le proprie attività al Nord, seguendo una strategia miope e priva di coraggio, perché non determinata da ragioni di convenienza industriale, ma di opportunismo politico, le cui responsabilità ricadono sul Governo che è ormai ostaggio della Lega Nord. D'altra parte, tale scelta non coglie le opportunità offerte dal posizionamento nel Mezzogiorno che potrebbe consentire di aggredire i nuovi mercati del Mediterraneo e di offrire punti di riferimento produttivo e di attrazione di investimenti. La FIAT ha sbagliato a dismettere lo stabilimento di Termini Imerese e la Irisbus, ma la responsabilità di questa scelta è anche del Governo, che non ha saputo offrirle una strategia industriale, né le stesse risorse che sono state offerte alle concorrenti europee dai rispettivi Governi. Ora per lo stabilimento di Termini si è concretizzato il progetto produttivo con la ditta DR, che appare molto interessante e che il Governo centrale avrebbe dovuto sostenere economicamente tanto quanto ha fatto la Giunta Lombardo per ampliare le possibilità produttive. Anche per quanto riguarda la Fincantieri di Palermo, il Governo sta facendo meno della Regione Sicilia. Il Governo ha abbandonato il settore navale, su cui l'Italia primeggiava, lasciando il campo a Paesi i cui Esecutivi hanno messo a disposizione del settore ingenti risorse. A fronte degli investimenti che la Regione Sicilia sta mettendo in campo per ammodernare i bacini e renderli più attrattivi sul piano tecnologico e logistico, l'annunciata verifica da parte del Governo del piano industriale di Fincantieri appare un intervento di poco conto. È dunque necessario un cambio di passo. (Applausi dal Gruppo PD).

SIBILIA (PdL). La vicenda relativa all'azienda Irisbus di Valle Ufita sta creando tensioni sociali nell'intera provincia di Avellino, perché si innesta su un tessuto economico già afflitto da gravi problemi occupazionali. Quel territorio non chiede assistenzialismo, ma un impegno delle istituzioni, per una vicenda d'interesse nazionale, affinché la FIAT assuma un atteggiamento responsabile, anche in considerazione delle ingenti risorse pubbliche di cui il gruppo industriale ha beneficiato in passato. Nello stabilimento irpino si producono autobus di primissimo livello tecnico ed a basso impatto ambientale ed una oculata politica del trasporto pubblico porterebbe a valorizzare tale realtà produttiva e a svecchiare il parco autobus circolante in Italia. Le Giunte regionali della Campania e della Puglia hanno già dato la loro disponibilità per una rapida intesa sull'argomento; pertanto, nel presente contesto economico, appare contraddittoria ogni azione che non porti ad una soluzione della vicenda utilizzando per la ristrutturazione del trasporto pubblico locale tutti gli strumenti finanziari disponibili, tra cui le risorse FAS e i fondi strutturali. È dunque necessario da parte del Governo un impegno forte e concreto, nonostante le difficoltà del momento. (Applausi dal Gruppo PdL).

BATTAGLIA (PdL). Contrariamente a quanto spesso si afferma in Aula, per quanto riguarda la vicenda di Termini Imerese il Governo ha fatto tutto il possibile nella vertenza con la FIAT, che ha ritenuto di abbandonare lo stabilimento non considerandolo più produttivo. È auspicabile che l'azienda che dovrebbe subentrare nell'utilizzo dello stabilimento di Termini Imerese rappresenti la soluzione migliore per il tessuto economico e occupazionale di quella realtà e che non punti esclusivamente a sfruttare le risorse finanziare messe a disposizione dalle istituzioni, come è accaduto in una precedente vicenda che ha interessato una società di navigazione. E' opportuno che il Governo vigili con metodicità sugli sviluppi della vicenda di Termini Imerese e si faccia garante dell'utilizzo e dell'erogazione dei fondi stanziati per la sopravvivenza dello stabilimento che dà lavoro a molte famiglie del luogo. È dunque auspicabile che questo progetto industriale vada a buon fine, perché esso chiama in causa non solo l'immagine del Governo e della Regione Sicilia, ma anche una vecchia tradizione industriale cui il territorio di Termini Imerese non intende rinunciare. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 27 ottobre 2011.

La seduta termina alle ore 19,06.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,04).

Si dia lettura del processo verbale.

MALAN, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 3 novembre.

Rimane confermata, per la seduta pomeridiana di oggi, l'informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno.

Nella seduta antimeridiana di domani, alle ore 10,30, il Ministro della difesa renderà un'informativa sulla missione militare in Libia.

La prossima settimana il Senato terrà seduta nel pomeriggio di mercoledì 2 novembre e nella mattina di giovedì 3. In tali sedute saranno esaminati gli argomenti già calendarizzati per la settimana corrente e non discussi: la mozione Ramponi sulla sicurezza da minaccia cibernetica; la mozione Bruno sulla riscossione dei crediti fiscali; la risoluzione della 14a Commissione permanente sui rapporti tra Commissione europea e Parlamenti nazionali; la mozione Bianconi sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani.

Comunico che 1'Assemblea non terrà seduta nella settimana dal 7 all'11 novembre, per consentire un approfondito esame dei documenti finanziari da parte della 5a Commissione. La discussione dei disegni di legge di stabilità e di bilancio avrà inizio in Assemblea a partire dalla seduta antimeridiana di martedì 15 novembre. La settimana prossima la Conferenza dei Capigruppo procederà partitamente alla definizione dei tempi di esame.

È stato inoltre prorogato al 3 novembre il termine per la presentazione dei rapporti delle Commissioni permanenti alla Commissione bilancio.

Il calendario dei lavori potrà essere integrato con un'informativa del Ministro dell'istruzione sulle problematiche concernenti l'avvio dell'anno scolastico e con un'informativa del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sul Corridoio 1 Berlino-Palermo.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 3 novembre:

Mercoledì

26

ottobre

pom.

h. 17-20

- Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno

Giovedì

27

ottobre

ant.

h. 10,30

- Informativa del Ministro della difesa sulla missione militare in Libia

Mercoledì

2

novembre

pom.

h. 17-20

- Mozione n. 405, Ramponi, sulla sicurezza da minaccia cibernetica

- Mozione n. 426, Bruno, e connesse, sulla riscossione dei crediti fiscali

- Doc. XVIII, n. 106 - Risoluzione 14a Commissione permanente su rapporti tra Commissione europea e Parlamenti nazionali

- Mozione n. 452, Bianconi, sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani

Giovedì

3

"

ant.

h. 10-13

L'Assemblea non terrà seduta nella settimana 7-11 novembre per consentire un approfondito esame dei documenti finanziari da parte della 5a Commissione. La discussione dei disegni di legge di stabilità e di bilancio avrà inizio in Assemblea a partire dalla seduta antimeridiana di martedì 15 novembre. La prossima Conferenza dei Capigruppo procederà alla definizione dei tempi di esame.

Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno e conseguente discussione (ore 17,09)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno».

Ha facoltà di parlare il ministro dello sviluppo economico, onorevole Romani.

ROMANI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, onorevoli senatori, la relazione che in questa sede intendo presentare è abbastanza completa e per certi versi complessa, con molti numeri e con alcune statistiche, a mio avviso importanti. Abbiamo preso la maggior parte di questi dati dal «Rapporto SVIMEZ 2011 sull'economia del Mezzogiorno». Non li leggerò ovviamente tutti. Mi sembra opportuno in questa sede citare quelli più importanti; con la relazione scritta che lascerò agli atti, e che chiedo di poter allegare al Resoconto, potrete eventualmente approfondire gli altri dati contenuti nella prima parte della mia relazione.

Innanzitutto, il Rapporto SVIMEZ afferma che nel 2010 il PIL è aumentato nel Mezzogiorno dello 0,2 per cento, dato che è ovviamente in controtendenza rispetto al meno 4,5 del 2009, ma che è distante di un punto e mezzo rispetto all'incremento del PIL nel Centro-Nord, pari all'1,7 per cento.

All'interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all'Abruzzo, con un +2,3 per cento che recupera in parte la forte regressione del 2009, che era stata del 5,8 per cento; ci sono però altre Regioni che registrano segni positivi, come la Sardegna, con un +1,3 per cento e la Calabria con un +1 per cento. La Sicilia è praticamente stazionaria, mentre altre Regioni registrano segni negativi, come la Puglia, con un meno 0,2 per cento e il Molise e la Campania con un meno 0,6 per cento. Tutto ciò, ripeto, a fronte di variazioni di segno positivo di altre Regioni del Mezzogiorno.

Un discorso a parte merita la Basilicata che segnala il calo maggiore della attività produttiva nazionale, con un meno 1,3 per cento. La Basilicata poi è un caso a parte, perché voi sapete che adesso, con le perforazioni sia onshore che offshore che potranno essere fatte anche in base a nuove normative che intendiamo mettere in campo, potrebbe invece ottenere un incremento veramente importante del PIL nei prossimi anni.

In generale, la crescita relativamente maggiore dell'industria del Centro-Nord è ovviamente da attribuire alla maggiore propensione all'export di questa macroarea, che è intorno al 25 per cento, contro il 10 per cento del Sud, che ha permesso alle Regioni centro-settentrionali di trarre maggiore beneficio da una ripresa che è trainata, appunto, dalla domanda estera.

Vi risparmio altri dati, segnalando solamente che tre fra le principali branche del made in Italy - alimentari, carta e legno - hanno però purtroppo proseguito un trend negativo, registrando nel Sud, nel 2010, un decremento rispettivamente dell'1,2 per cento, dell'1,4 per cento e dello 0,7 per cento.

Per quanto riguarda l'occupazione, nel 2010 i posti di lavoro al Sud sono diminuiti del 5,6 per cento, contro un meno 3,1 per cento del Centro-Nord, con riferimento allo stesso anno.

Vorrei poi rilevare altri dati, sempre emersi dal rapporto SVIMEZ. In particolare, un dato che mi sembra importante segnalare è il saldo delle aziende (la differenza fra il numero delle imprese nate e quello delle imprese morte), saldo che nel 2010 è risultato negativo nel Sud per 5.509 unità, pari quindi al meno 3,2 per cento dell'intero stock del 2010, mentre nel Centro-Nord la caduta è stata di 1.114 unità, pari al meno 2,3 per cento: si tratta quindi sempre di un saldo negativo, ma di minore entità.

Passiamo a considerare le attività che ha fatto il nostro Ministero, la strategia che abbiamo messo in campo e le azioni che abbiamo esperito per fronteggiare le situazioni di crisi, che riteniamo siano state sufficientemente tempestive e complesse.

Il 2010 è stato l'anno di consolidamento della metodologia di gestione delle crisi, attraverso la definizione di linee di intervento sempre più specifiche e coordinate.

L'attività di gestione, a livello territoriale, è stata garantita dalla prosecuzione del servizio a sportello, che rimane uno strumento estremamente efficace per dare risposta alle numerose istanze provenienti sia dalle parti sociali sia dalle istituzioni.

Dall'analisi dei casi sono emersi fattori endogeni di crisi riconducibili essenzialmente a tre elementi: in primo luogo, alla crisi strutturale di alcuni mercati; in secondo luogo, ai problemi di finanziamento; in terzo luogo, all'eccessiva frammentazione del sistema produttivo.

In questa sede, però, mi pare opportuno parlare soprattutto dei tavoli di crisi che sono 94, 17 dei quali riguardano aziende in amministrazione straordinaria. Dal 2008 sono stati aperti dal nostro Ministero qualcosa come 191 tavoli di crisi; 52 sono stati sostanzialmente risolti, anche se il tavolo rimane formalmente aperto per accompagnare la chiusura delle vertenze; il 30 per cento sono in corso come tavoli di monitoraggio; il 15 per cento sono quelli che definiamo in stand by, tavoli cioè considerati sospesi perché le vertenze, per i motivi più diversi, non hanno più bisogno del sostegno del Ministero.

I tavoli di crisi che riguardano le aziende operanti nel Mezzogiorno, ovvero in Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, dal 2008 sono stati 66. I principali settori coinvolti sono: l'automotive, la moda, l'arredamento, l'ICT, la cantieristica, gli elettrodomestici, il vetro e la ceramica industriale.

Nel 2011 sono da considerare attivi 26 tavoli che riguardano imprese del Sud, corrispondenti a circa il 39 per cento di quelli aperti dall'inizio della legislatura.

Veniamo adesso ad alcuni casi specifici, partendo da Irisbus. Il Ministero dello sviluppo economico (MISE) ha seguito, fin dal mese di luglio, la difficile situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del gruppo FIAT Industrial di cessare la propria attività di produzione di autobus granturismo e per trasporto urbano e di cedere il sito a un nuovo imprenditore.

La cessazione di attività è stata da FIAT attribuita agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato un forte calo e la forte presenza di concorrenza internazionale.

A questo riguardo, vorrei rilevare che nei tanti colloqui ed incontri svolti rispetto agli argomenti emersi, quando ho chiesto per quale motivo FIAT tiene aperta un'azienda che costruisce autobus in Francia e invece vuole chiudere in Italia, ho ricevuto una risposta articolata fondamentalmente su tre punti. Innanzitutto le gare che vengono fatte in Francia hanno un valore per autobus di qualcosa come 30.000 euro in più. Quindi, le gare, i tender che vengono fatte dalle istituzioni locali francesi puntano a una qualità di autobus maggiore. In secondo luogo, i criteri di qualità che ci sono in queste gare sono nettamente superiori ed evitano quello che è successo, ad esempio, a Roma, dove la gara del Comune ha visto vincitrice una società turca, che è prevalsa rispetto alla FIAT come qualità.

C'è poi un'altra regola, che non sempre si riesce a descrivere con esattezza, cioè che all'interno di una normativa tutto sommato tendenzialmente antieuropea, in qualche occasione le gare francesi tendono a proteggere il prodotto francese. Questo è il motivo che FIAT ci ha detto essere quello principale per cui l'azienda Irisbus, dal loro punto di vista, non può essere mantenuta, tenuto conto del fatto - vi do un ultimo elemento - che FIAT su Irisbus ha investito fino allo scorso anno, nel senso che ha creduto comunque nell'azienda e, pur avendo risultati economici negativi negli ultimi otto anni, ha continuato a investire fino al 2010. Quest'anno, dopo otto anni di risultati economici negativi, ha deciso di chiudere, anche per i motivi che vi ho appena descritto.

L'obiettivo comunque della FIAT era quello di mantenere un'attività industriale che poteva essere intestata alla società DR Motor Company (DR sta per Di Risio) che produce autovetture, al fine della salvaguardia, quindi con il concorso diretto della FIAT, di tutta l'occupazione che è attualmente in forza allo stabilimento. Questo accadeva nell'agosto scorso. La proposta dell'amministrazione, condivisa dalla FIAT e dalle istituzioni locali, non ha però trovato il consenso delle organizzazioni sindacali in seguito alle consultazioni con i lavoratori stessi.

Successivamente il Ministero, in stretto raccordo con la Presidenza del Consiglio, ha continuato i colloqui con le parti e, lo scorso 21 settembre, ha convocato FIAT Industrial, ANFIA e i segretari generali di CGIL, CISL, UIL e UGL per cercare comunque un'intesa che fosse capace di evitare la chiusura definitiva dello stabilimento.

Quella riunione si è conclusa con la proposta - forzando un po' la mano a FIAT - di continuare l'attività produttiva nella sede dell'Irisbus fino al 31 dicembre per verificare se, nel frattempo, fosse possibile trovare eventuali altri imprenditori che fossero interessati all'acquisizione del sito. Ma anche questa ultima soluzione, pur tendenzialmente condivisa sia dalle amministrazioni locali sia dalle segreterie generali dei sindacati, è stata rifiutata dai lavoratori il lunedì successivo, in un'assemblea che si è tenuta presso l'azienda stessa.

In seguito a tale presa di posizione, l'Irisbus ha aperto il 30 settembre la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito.

Ovviamente, noi rimaniamo in contatto con tutte le parti interessate, anche perché la trattativa su questo argomento è stata particolarmente singolare, perché il dottor Di Risio (ne parlerò adesso), che è protagonista nella soluzione del problema di Termini Imerese, in questo caso, soprattutto da parte dei lavoratori di Irisbus, è stato rifiutato come possibile interlocutore imprenditoriale. Quindi, ci siamo trovati anche noi in difficoltà come Ministero, perché una soluzione che veniva condivisa anche in termini industriali per la Sicilia non veniva invece condivisa in termini industriali per la Campania.

Un altro caso (l'ho appena accennato) è quello del polo industriale di Termini Imerese. Nel sito, come sapete, si trovano attualmente impianti produttivi di proprietà di FIAT Group Automobiles e di Plastic Components and Modules Automotive (Magneti Marelli, per intenderci), tutte società appartenenti al gruppo FIAT.

Il piano di riorganizzazione del gruppo FIAT, questo ormai lo sappiamo da tempo, prevede, a far data dal 1° gennaio 2012, la cessazione della produzione di autovetture, circostanza che ovviamente comporta la necessità di riqualificare l'area summenzionata al fine di destinarla possibilmente all'insediamento di nuove attività produttive, con la necessità e la possibilità quindi di ricollocare la totalità del personale a quella data impiegato.

Come Ministero abbiamo istituito, dal 5 febbraio 2010, una task force per la ricognizione, l'individuazione, e la conseguente concertazione delle misure necessarie a promuovere tale riqualificazione e lo abbiamo fatto con la partecipazione della Regione Sicilia e di Invitalia.

Nella riunione d'insediamento, la task force ha stabilito le linee guida per un'unitaria manovra d'intervento, che ha portato Invitalia, il 21 dicembre 2010, a presentare una short list di sette ipotesi di imprenditori che potessero partecipare al reinsediamento.

Di queste sette realtà imprenditoriali, cinque sono quelle rimaste in campo: una nel settore della strumentazione medica (Lima-Lto) una nel settore delle produzioni televisive (Medstudios) una nel settore energetico (Biogen Termini), una nel settore della logistica (NewCoop) e una relativa al settore dell'automotive (la DR Motor, di cui abbiamo parlato precedentemente).

In particolare, la DR Motor, che consente la continuazione dell'attività produttiva nel settore del automotive (a questo ci siamo interessati e questo ci interessava che avvenisse), subentrerà alla FIAT a Termini Imerese, rilevando l'attività del settore automotive tramite l'attuazione di un piano industriale che prevede investimenti complessivi per 125 milioni di euro, di cui 75 milioni per la ricerca, la formazione e l'industrializzazione dei quattro nuovi modelli che verranno prodotti nel sito stesso. I restanti 50 milioni saranno destinati all'ammodernamento del sito produttivo. E questi investimenti che entreranno a regime nel 2015 porteranno in quell'anno all'occupazione di 1.312 addetti che corrisponde ad un volume produttivo di circa 60.000 automobili. Se non ricordo male, gli attuali impiegati sono circa 1.560.

Lo strumento utilizzato a tal fine è ovviamente quello dell'accordo di programma che è stato approvato da tutte le parti interessate e che adesso è pienamente operativo.

Un ultimo aspetto è quello delle risorse che sono state messe a disposizione dal Ministero e dalla Regione siciliana per l'accordo di programma, che ammontano complessivamente a 450 milioni di euro, di cui 100 milioni garantiti dal nostro Ministero e 350 milioni dalla Regione Siciliana, che sono in parte per le infrastrutture (porto di Termini Imerese e viabilità connessa), in parte per il sostegno all'occupazione, nel senso di nuova formazione, e in parte ovviamente per garantire finanziariamente gli imprenditori, soprattutto il più grande, affinché possano continuare la loro attività imprenditoriale.

Siamo praticamente alla conclusione, e mi pare che anche la presentazione del piano industriale da parte del dottor Di Risio alle organizzazioni sindacali, sia nazionali che locali, abbia avuto un riscontro positivo, e ci auguriamo che vada velocemente nella direzione auspicata. Posso solamente aggiornarvi sull'ultimo incontro avvenuto ieri con FIAT, alla quale abbiamo chiesto le ultime garanzie per quanto riguarda il passaggio al dottor Di Risio del personale che oggi chiamasi FIAT: il risultato è stato nettamente positivo, e di questo parleremo con i sindacati la prossima volta.

Per quanto attiene al settore della cantieristica, parlando del Sud dobbiamo parlare del sito produttivo Fincantieri di Castellammare di Stabia. Il problema di Fincantieri è un gran problema nazionale, come ben sapete, e riguarda gli stabilimenti di Genova, Castellamare, Ancona, Palermo, Monfalcone, Riva Trigoso e Muggiano.

Voi sapete che la cantieristica internazionale soffre di una straordinaria, gravissima crisi, con ordini ridotti dell'85 per cento nel mondo. Abbiamo la fortuna di avere settori di eccellenza italiana in ingegneria, sia nella piattaforma, che soprattutto nel made in Italy, ad esempio nelle navi da crociera, che sono uniche al mondo. Quindi, abbiamo una capacità di attrazione di investitori stranieri sui nostri cantieri, nella fattispecie americani, ma purtroppo la crisi complessiva mondiale non ci consente oggi di completare tutti gli slot che possono essere agibili nella cantieristica italiana.

Abbiamo affinato anche gli strumenti finanziari. È noto che ogni grande nave da crociera del tipo Carnival vale qualcosa come 500 milioni di euro con i quali si completano slot che per diversi mesi tengono occupati gli scali. In questo caso, abbiamo assicurato a tutti gli armatori che ci siano gli strumenti finanziari garantiti tramite SACE, perché possano essere facilitati, così come fanno altri Stati, ad esempio la Francia e la Germania, gli acquisti da parte degli armatori di navi nei cantieri italiani.

Quanto a Castellammare di Stabia, in particolare, vi è da dire che tale sito ha un problema, in più che è quello dell'indotto. Ci sono nell'indotto, piccole e grandi officine meccaniche di straordinaria eccellenza, e Fincantieri mi ha sempre assicurato che qualunque possa essere la soluzione, quell'indotto sarà comunque garantito, perché garantisce un prodotto che può andare a vantaggio di tutti gli altri cantieri, al di là della logistica che può sembrare complessa. Purtuttavia, anche in quel caso, il problema di Fincantieri è sì quello dello scalo di per sé, ma è soprattutto quello dello straordinario indotto che c'è intorno, problema che coinvolge sia Castellammare di Stabia che Genova.

Su Castellammare di Stabia, in particolare, il Ministero dello sviluppo economico ha avviato con la Regione, la Provincia di Napoli, il Comune di Castellammare di Stabia e l'autorità portuale un protocollo d'intesa per il rilancio produttivo e occupazionale del cantiere stesso e dell'indotto. La firma di tale protocollo dovrebbe avvenire entro il mese di novembre.

Per quanto riguarda tutta Fincantieri, stiamo anche aspettando un grande piano industriale, che l'azionista Fintecna ha commissionato all'advisor Ronald Berger per verificare che ciò che il management di Fincantieri ci diceva in termini di prospettive industriali fosse confermato da chi terzo è, e terzo si può presentare rispetto a una prospettazione industriale nel campo della cantieristica.

Sempre per quanto riguarda il Sud, abbiamo sempre mostrato grande attenzione per il settore delle ICT. In particolare, in tale settore vi sono due aziende in crisi, Agile ed Eutelia. La società Agile è dislocata in cinque Regioni del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia), con oltre 350 addetti.

Il 14 luglio 2010 il tribunale di Roma e il tribunale di Arezzo hanno dichiarato, rispettivamente, l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria di Agile e di Eutelia. Attraverso alcune disposizioni inserite nel decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, poi convertito in legge, abbiamo fatto in modo che le due procedure venissero unificate, perché c'era il tentativo da parte di potenziali clienti di fare offerte per l'acquisto di Eutelia e non anche per Agile. Eutelia ha sì degli asset industriali molto importanti, però in Agile erano occupati moltissimi lavoratori che, senza l'aggancio e il supporto di Eutelia, rischiavano di rimanere senza lavoro.

Aver potuto inserire dunque le due procedure di vendita nell'ambito dello stesso procedimento dovrebbe garantire che - quantomeno da parte nostra - l'eventuale compratore si assuma l'onere e la responsabilità di comprare le due aziende insieme.

Un altro argomento che mi sento di richiamare, signor Presidente, riguarda la vicenda della FIREMA, una società operante nel settore ferroviario che occupa circa 690 addetti fra il sito di Caserta e quello di Tito, in provincia di Potenza.

Anche questa società dal 2 agosto 2010 è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. Al momento è attiva e il commissario nominato è impegnato nel mantenimento delle commesse in corso di esecuzione, che sono state rinegoziate con Trenitalia e Regioni Campania, Lombardia e Sardegna, al fine di salvaguardare l'operatività dell'azienda in vista della sua eventuale ricollocazione sul mercato.

Lo scorso 18 marzo è stata autorizzata l'esecuzione del programma di cessione dei complessi industriali, che ha la durata di un anno eventualmente prorogabile. Parallelamente e a supporto dell'attività del commissario, il Ministero dello sviluppo economico ha già notificato alla Commissione europea la richiesta di garanzia pubblica sui finanziamenti bancari che possono garantire la liquidità necessaria per la continuità produttiva.

Voglio infine concludere ricordando alcuni casi che in questi mesi ci hanno occupato e che sono stati risolti: da British American Tobacco a Itierre, a Indesit, a Cesame, alla Alcatel Lucent (centro di ricerca di Bari), e alla BTP Tecno (anch'essa già Alcatel Lucent). Sono in via di risoluzione, inoltre, le crisi riguardanti la società Miroglio (che occupa 220 addetti) nei siti di Ginosa e Castellaneta, dove è previsto l'insediamento di nuove attività produttive.

Se mi è consentito, vorrei fare un'ultima notazione per quanto riguarda gli strumenti. Il riferimento è, innanzitutto, al nuovissimo contratto di sviluppo, che è diventato operativo il 29 settembre e che riassume tutti i contratti di programmazione negoziale, assorbendosi così in un unico strumento tutto ciò che è stato messo in campo dal punto di vista legislativo: è su questo strumento che stiamo tra l'altro cercando di far convergere tutte le risorse che si erano disseminate in base alla diversa legislazione del passato.

Il contratto di sviluppo, che - ripeto - è diventato operativo il 29 settembre, ad oggi - quindi in pochi giorni - ha già visto presentate 122 istanze di accesso, per un totale di investimenti potenzialmente attivabili pari a circa 5,9 miliardi.

Ad oggi la dotazione finanziaria per le Regioni a obiettivo Convergenza del Mezzogiorno è di circa 400 milioni di euro, che possono però essere moltiplicati per tre o per quattro, perché mettono in moto un volano industriale di finanziamento anche da parte dei privati.

Ho cercato di riassumere i passaggi fondamentali della mia relazione che, se il Presidente me lo consentirà, ripeto, chiedo di allegare agli atti, puntando su alcuni spunti che mi sembravano più importanti, sia sotto il profilo della descrizione della realtà industriale, quantitativa e statistica del Mezzogiorno, sia in termini di risoluzione delle diverse crisi industriali che ci hanno visti occupati in questi mesi. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud-FS).

PRESIDENTE. Signor Ministro, la Presidenza l'autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento.

Saluto al Vice Presidente della Commissione europea
e ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo il vice presidente della Commissione europea Maros Sefcovic, commissario europeo con delega per i rapporti con i Parlamenti nazionali, in visita a Roma su invito della senatrice Rossana Boldi, presidente della 14a Commissione (Politiche dell'Unione europea). (Applausi).

Il vice presidente Sefcovic, accompagnato dai signori Nociar e Keckesova, membri del suo Gabinetto, nonché dal dottor Dal Monte, vice direttore della rappresentanza a Roma della Commissione europea, ha avuto oggi un interessante incontro con le Commissioni Politiche dell'Unione europea del Senato e della Camera, in cui sono stati dibattuti numerosi argomenti, tra cui, in particolare, quello delle questioni istituzionali connesse al ruolo dei Parlamenti nazionali nel quadro del Trattato di Lisbona. (Applausi).

Colgo l'occasione anche per salutare una delegazione di studenti dell'Istituto comprensivo «Leonardo da Vinci» di Carrara, che è presente in tribuna. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro

dello sviluppo economico (ore 17,32)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico.

È iscritta a parlare la senatrice Armato. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per essere presente qui oggi. Lei sa che più volte abbiamo chiesto questo dibattito in Aula; più volte anche in Commissione e nei tanti tavoli nazionali che si sono svolti sulla crisi industriale del Mezzogiorno abbiamo fatto richieste specifiche. Vorrei dire subito che a queste richieste specifiche credo che oggi non abbiamo avuto ancora risposte.

Lei ha citato, signor Ministro, i tanti dati che sulla situazione che vive il Mezzogiorno la SVIMEZ ha pubblicato recentemente, dati che chiaramente non sono incoraggianti e che sottolineano come la crisi che vive il nostro Paese e persino le manovre che sono state conseguenti a questa crisi, sia in termini di produzione che in termini di occupazione, hanno colpito più il Sud del resto del Paese e che nelle quattro regioni del Mezzogiorno i danni di questa crisi non sono soltanto contingenti ma molto probabilmente - ed è sempre l'analisi della SVIMEZ - comporteranno la desertificazione anagrafica delle nostre regioni. Tutti i migliori giovani - già adesso lo fanno - nel prossimo futuro saranno costretti ad andare via.

È una crisi importante, quella industriale (voglio naturalmente parlare soprattutto della Campania), su cui come senatori del Gruppo del Partito Democratico della Campania - la seconda firmataria è la Capogruppo - abbiamo presentato più di un mese fa una specifica mozione che partiva da diversi dati; alcuni sono stati forniti dalla SVIMEZ, altri sono stati forniti dai sindacati, che ci hanno snocciolato i numeri e i nomi delle 154 vertenze che sono ancora oggi aperte nella provincia di Caserta (lei ha citato Firema), delle 86 vertenze che sono ancora in corso oggi nella provincia di Napoli, dove preoccupano particolarmente la Fincantieri (lei l'ha citata), la Alenia, l'Ansaldo Breda, e Irisbus (vorrei dire che forse oggi la notizia buona per l'Irisbus è che in questo momento alla Camera una mozione dell'opposizione è stata approvata e il Governo e la maggioranza sono stati messi sotto su tale questione) a Salerno e a Benevento, con 43 e 13 vertenze. In particolare a Salerno sono grandi le difficoltà che vive la grande distribuzione, grandi le difficoltà che colpiscono anche il settore dell'avanzamento tecnologico (basti citare i casi di Alcatel e di Ericsson); pure il settore dell'ICT è in difficoltà.

I sindacati ci dicono che sono oltre 18.000 i posti di lavoro che sono a rischio nei prossimi mesi, che le Regioni del Mezzogiorno hanno il più elevato tasso e numero di lavoratori in cassa integrazione e che si arriva a una percentuale del 25 per cento di persone che ricorrono alla cassa integrazione.

Dopo di me il senatore De Luca parlerà in particolare di Irisbus; io vorrei dire qualcosa sulla crisi della cantieristica, perché ero con lei, signor Ministro, quel 3 giugno, al Ministero per lo sviluppo economico, quando la Fincantieri decise di ritirare quello scellerato piano industriale - lei lo ricorderà - che prevedeva la chiusura del sito di Castellammare. Lei allora chiese che l'azienda presentasse un nuovo piano industriale e che si componessero due tavoli regionali, uno per la Liguria e uno per la Campania. Quello per la Campania, come lei sa, non si è mai istituito, c'è stato due settimane fa l'annuncio della firma di un protocollo d'intesa, di cui però nessuno conosce i contenuti. Questo protocollo d'intesa non è stato firmato: lei ci dice che entro la fine di novembre verrà firmato e noi speriamo che sia così, ma vorremmo anche conoscerne i contenuti e che fosse data una risposta alle parole del Presidente della Repubblica che, incontrando più volte sia i lavoratori di Genova sia quelli di Napoli ha chiesto un impegno straordinario in questo senso.

Signor Ministro, penso che il Mezzogiorno abbia bisogno di una politica chiara, non di annunci propagandistici o di spot: si passa dall'Agenzia per il Sud alla Banca per il Sud all'Eurosud e non so cos'altro bisogna inventarsi, etichette per non dire che dietro c'è il vuoto di una impostazione industriale, il vuoto di un'impostazione di sviluppo ed un grande disinteresse per le aree del Mezzogiorno.

Abbiamo appreso questa mattina, durante l'esame del disegno di legge sulla stabilità, che verranno ulteriormente diminuiti i FAS, quei fondi che avrebbero dovuto essere utili al Mezzogiorno e che invece anche con quest'ultimo atto verranno penalizzati. Questo Mezzogiorno che è fatto di persone e di famiglie (molto spesso nell'Aula distratta forse dimentichiamo che quando parliamo di crisi industriali, di giovani che sono costretti ad andare via, parliamo di persone e delle loro famiglie, che hanno poca speranza nel futuro) merita assolutamente non solo un'attenzione diversa, ma anche concreti impegni, e che questi impegni vengano rispettati. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Viespoli. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signor Ministro, la ringrazio per l'occasione e per l'opportunità che ci dà di riflettere e di confrontarci su alcune questioni cruciali in termini di crisi e in termini di sviluppo. La ringrazio anche perché ha raccolto la richiesta che il Gruppo di Coesione Nazionale ha fatto di un dibattito che vertesse in particolare sulla vicenda della crisi di Irisbus, che è l'unica questione sulla quale intendo soffermarmi in questa circostanza. Peraltro, che questa richiesta fosse una richiesta significativa, per il fatto che la vicenda Irisbus ha una sua specificità, una sua valenza simbolica oltre che una sua conseguenza sul piano delle crisi e delle difficoltà complessive di cui lei ha parlato con dettagli specifici (e purtroppo non sono le uniche) è dimostrato dal fatto che proprio in questi momenti alla Camera si è discusso delle mozioni presentate su tale vicenda.

Ebbene, la Camera dei deputati ha approvato una delle mozioni presentate, che peraltro recupera il contenuto di un confronto svoltosi presso la sede dell'amministrazione provinciale di Avellino tra alcuni parlamentari e gli operai della Irisbus sulla prospettiva da seguire, in una vertenza che ha di specifico anche l'orientamento verso politiche e scelte di carattere nazionale, per accompagnarne le difficoltà e le criticità e per mettere la FIAT nella condizione di non avere alibi rispetto a quello che definisco come una sorta di dovere sociale che la FIAT ha, in particolare sulla vicenda Irisbus.

Mi consenta, signor Ministro: è veramente disarmante ciò che la FIAT le ha riferito sulle motivazioni per cui tiene aperto lo stabilimento in Francia e chiude lo stabilimento Irisbus a Flumeri, nella Valle dell'Ufita. È infatti la stessa FIAT, come il signor Ministro ha giustamente evidenziato e sottolineato, che ha investito in un processo di ristrutturazione, attraverso l'utilizzo per un anno della cassa integrazione per ristrutturazione, che ha determinato un investimento finalizzato ad accrescere l'automazione della linea produttiva, che ha consentito, nella prospettiva dell'utilizzo di tale investimento tecnologico, la possibilità di ridurre il numero di operai. Si parla infatti di circa 700 dipendenti, tra operai - che sono circa 500 - e impiegati amministrativi. Di questi 500 operai, prima 90 e poi altri 90 (ovvero 180: quindi, circa 200) tra il 2012 e il 2013 avrebbero la possibilità della fuoriuscita, dell'accompagnamento verso la pensione.

Pertanto, combinando tali fattori, lo stabilimento di Flumeri recupera anche competitività e capacità di stare sul mercato, tant'è che la FIAT non fa riferimento al costo di produzione in Francia rispetto a quello di Flumeri, ma all'utile derivante dalla metodologia dei bandi francesi rispetto a quelli italiani. La verità e che anche da questo punto di vista lo stabilimento di Flumeri diventa competitivo, sia nel paragone con lo stabilimento francese, sia - al netto della vicenda finanziaria - rispetto allo stabilimento FIAT in Repubblica ceca: il confronto dei costi è infatti favorevole allo stabilimento della Repubblica ceca solo per ragioni di cambio e finanziarie, e non per ragioni di carattere produttivo.

In Francia, in realtà, il costo per macchina è maggiore rispetto a quello dello stabilimento italiano: a proposito della polemica che si è aperta, sarebbe utile ricordare che in Italia uno stabilimento come quello francese di Annonay, presso Lione, lo avremmo già chiuso, perché siamo molto più avanti sul terreno della sicurezza degli impianti e del lavoro rispetto alla Francia del signor Sarkozy, che potrebbe più utilmente occuparsi di questi temi, che non fanno ridere, ma anzi pongono un problema di qualità e di sicurezza del lavoro.

Al di là di ogni sciovinismo, qualche volta è bene rivendicare il sistema, la produzione e la tradizione che storicamente il nostro Paese ha sul terreno della sicurezza e delle garanzie della protezione di carattere sociale. Quindi, non ci sono ragioni di carattere produttivo o, se ci sono, le si affronta come si è fatto a Pomigliano d'Arco, dove si è posto il tema della produttività dello stabilimento e dove si è chiesto un accordo capace di determinare alcune scelte condivise - anche difficili - da parte dei lavoratori e del sindacato.

È evidente come proprio la FIAT, rispetto alla vicenda di Flumeri - possibilmente accompagnata da alcuna scelte che mi permetterò di proporre all'attenzione del Ministro - debba utilmente riflettere sul destino di quello stabilimento e sul ruolo della FIAT stessa. Ci sono le condizioni: va detto francamente che in Francia c'erano circa 600 lavoratori interinali che sono stati nel frattempo stabilizzati dalla FIAT, mentre la stessa FIAT chiude a Flumeri.

Nel contesto delle condizioni cui facevo riferimento prima, e rispetto ad una condizione di sistema nella quale abbiamo un parco autovetture sempre più logoro e usurato di circa 29.000 unità, già oggi avremmo un'esigenza di ricambio pari a 18.000 unità. Sicché è evidente che la futura ripresa del settore debba essere determinata, per ovvie ragioni anche di sicurezza che devono accompagnare scelte inevitabili che rimettano in moto un settore come quello del trasporto pubblico locale, rispetto anche ad alcuni appuntamenti importanti e significativi che determinano commesse e quindi consentono di poter guardare ad una prospettiva di medio periodo tesa a costruire un'ipotesi di percorso che recuperi il termine di una riflessione, signor Ministro.

Si tratta, per l'appunto, di una vertenza che non si sblocca con un accordo di fabbrica, ma piuttosto con scelte di carattere nazionale che attengono al finanziamento del piano del trasporto nazionale: si tratta di costruire una modalità con cui affrontare una crisi diversa dalle altre. Pertanto l'interlocutore fondamentale, prima ancora che "la" o "le" parti sociali, deve essere la Regione (Campania, Puglia e le altre regioni meridionali) al fine di aprire una filiera di responsabilità istituzionale che cerchi di individuare anche quelle convergenze di ordine finanziario, a partire (perché no?) dall'utilizzo dei FAS in direzione del piano del trasporto pubblico locale, per consentire di recuperare quelle condizioni di contesto e di mercato rispetto alle quali la FIAT non può addurre giustificazioni o continuare ad oscillare tra la Francia e l'Italia, poiché tutti abbiamo il dovere di fare in modo che essa continui a produrre e ritiri le procedure di mobilità, iniziando anche a ritirare le procedure di licenziamento nei confronti di alcuni lavoratori. Infatti, può darsi che da questo punto di vista la FIAT possa avere una qualche ragione; ma lo stato di criticità che si è determinato in uno stabilimento in cui i lavoratori sono in sciopero ormai da settimane senza alcun sostegno al reddito, credo che suggerisca a tutti l'opportunità di recuperare un clima all'interno del quale determinare la possibilità di affrontare la vertenza in modo da traguardarla verso l'obiettivo di una ripresa produttiva di uno stabilimento che peraltro, signor Ministro (come lei sa), ha una ricaduta molto significativa e importante in termini diretti, ma soprattutto in termini di indotto.

Quindi, signor Ministro, la ringrazio per l'occasione, ma la ringrazierò a maggior ragione se attraverso questa sorta di filiera istituzionale (la responsabilità del Parlamento, il ruolo e la funzione delle Regioni, la capacità del Governo di direzionare questo processo) si possa interloquire con forza nei confronti della FIAT per cercare di affrontare una questione che diventa emblematica per tentare di aggredire le criticità del Mezzogiorno, nella consapevolezza che non c'è solo Flumeri, ma ci sono anche Modena e il Centro-Nord con le sue piccole imprese dell'indotto, a dimostrazione del fatto che si tratta di una questione che ha una valenza e un significato di carattere nazionale che è nell'interesse di tutti affrontare, tenendo conto che si tratta dell'unico stabilimento italiano che produce autobus e che in termini di qualità e di eccellenza è stato, è e deve tornare ad essere competitivo, non solo nel mercato nazionale, ma anche nel mercato globalizzato. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PDL e del senatore Astore).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.

DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, la vicenda Irisbus, che è balzata ormai da alcuni mesi alla ribalta delle cronache e tanta eco sta avendo sulla stampa, non è altro che l'ennesima puntata di una dismissione annunciata. La storia si ripete. Potremmo intitolare l'intervento: «Addio industrie del Sud. Siamo alle solite».

La dismissione operata dalla FIAT dei propri stabilimenti in Italia serve ovviamente a continuare la propria produzione in Francia, nella Repubblica ceca e in altri Paesi più concilianti rispetto alle sue politiche industriali. C'è la fuoriuscita degli imprenditori dal tessuto industriale del Paese, visto che quello dello stabilimento di Flumeri, ad Avellino, non è altro che l'ultimo capitolo di un'abdicazione della classe imprenditoriale italiana, non più in grado di essere competitiva e di conquistare i mercati. Tutto il territorio nazionale è colpito a macchia di leopardo da tale inesorabile rinuncia, e cito Imola, Pomigliano, Modena, Termini Imerese e tante altre realtà della micro, piccola, media e grande impresa italiana.

Si dismette il Mezzogiorno d'Italia, ammaliato negli anni Settanta dalle chimere dell'industrializzazione controgarantita dai, e con i, soldi degli italiani, il quale vive ora la cupa stagione invernale degli abbandoni, della cassa integrazione, dei licenziamenti e del complessivo drammatico impoverimento del tessuto sociale.

Il problema credo non riguardi solo il Sud, ma l'intera Nazione. Non è concepibile che la FIAT ogni tanto si svegli e continui a raccontare la frottola, a fare la parte del bamboccione dello Stato o dei Governi italiani che si succedono - siano essi di centro, di centrodestra o di centrosinistra - e chieda aiuti. Signor Ministro, al contrario, dovrebbe lei porre qualche interrogativo alla FIAT: se essa è così disastrata sul piano economico, come mai va all'estero e paga in contanti le acquisizioni che fa? Come mai agli azionisti viene in ogni caso garantito ogni anno un dividendo? C'è allora qualcosa che non quadra.

Quando ci si mette a competere con le industrie del Sud o con quelle del Nord, bisogna ricercare una cultura del lavoro e un ambito per fare gli investimenti nel tessuto sociale della stessa Italia. In caso contrario, non si può continuare, con piccoli cabotaggi politici e sociali, ad affermare che mancano fondi.

Vi ricordate, negli anni Sessanta e Settanta, che cosa è successo quando fu inventata la famosa sigla della SITA? Chi finanziò la SITA? C'erano gli autobus in mezzo ai piazzali della FIAT; poiché si doveva fare qualcosa, si inventarono la SITA, che inizialmente era una società dello Stato, finanziata con i soldi di tutta Italia, dello Stato italiano.

Ma ci sono anche altre questioni. Quanti ettari a quel tempo produttivi sono stati sottratti dagli stabilimenti FIAT? Abbiamo innescato un particolare discorso sulle questioni del lavoro che ormai in Italia non regge più. Quante centinaia di migliaia di ettari la FIAT ha sottratto all'agricoltura? Con quale promessa? Questo, però, è successo al Nord come al Sud. Non mi porrei tanto la questione della chiusura degli stabilimenti del Sud (forse quelli del Nord vanno meglio); mi porrei invece la questione sul piano nazionale. Chi ha finanziato la FIAT sino ad oggi? Nessun è mai stato in grado di quantificare quanti miliardi ha ricevuto la FIAT sino ad oggi. C'è chi ha ipotizzato un qualcosa come 220.000 miliardi di lire negli anni che si sono succeduti. La FIAT dovrebbe darne conto. Il signor Marchionne dovrebbe dare conto di quanto è successo in tutti questi anni; dovrebbe dare conto di Termini Imerese, di quanto sta succedendo a Irisbus e di quello che potrà succedere da un momento all'altro in Basilicata.

I finanziamenti arrivati nelle varie regioni e amministrati anche dagli enti locali, grazie a quel patto socio‑economico fatto con la grande riforma finanziaria nel 1998 promossa dal ministro Ciampi, hanno riportato in un certo senso a rimodellare determinate questioni. Cito come esempio la Basilicata: quando abbiamo cercato di dare un'impostazione diversa al piano industriale di quella Regione, ci è stato risposto che già avevamo avuto dalla FIAT. Credo non sia questo il ragionamento da fare. Occorre impostare un discorso diverso e attrezzarsi, perché quando vengono chiusi gli stabilimenti qualcuno deve emigrare. Non so dove andranno i lavoratori del Sud, se qualcuno li accoglierà al Nord o in qualche Paese estero. In ogni caso, a me sembra molto strano che un turco qualsiasi possa vincere una gara di autobus a Roma, sapendo che negli stabilimenti della Turchia ed in alcuni di altre parti d'Europa non vi sono tutele in termini di sicurezza, di condizioni lavorative e previdenziali.

Questo discorso andrebbe affrontato, e l'unico modo per farlo è chiedere cosa propone il Governo per rilanciare la politica industriale. Non si può pensare di realizzare il rilancio industriale solo attraverso la sottrazione dei fondi FAS al Sud per spenderli altrove.

Faccio un altro esempio, e chiudo. Succede qualche calamità in altre parti del Paese diverse dal Mezzogiorno e vengono stanziati subito 300 milioni di euro; succede qualche calamità nel Sud e non viene stanziato niente. Addirittura, c'è gente che dal 1980, anno in cui si verificò quel terremoto che devastò il Meridione d'Italia, aspetta ancora i finanziamenti. Anche in quell'occasione vi fu un timido tentativo di industrializzare il Meridione, ma poi come andò a finire? La maggior parte delle imprese erano del Nord, e la maggior parte di loro era già "decotta", tanto è vero che sulla vicenda fu istituita una Commissione di inchiesta, presieduta dall'onorevole Scalfaro. Non abbiamo mai saputo che fine hanno fatto quei 60.000 miliardi di lire che erano stati stanziati per dare industrie al Sud, industrie che non sono mai arrivate. (Applausi dei senatori Contini, De Luca e Giai).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.

DI NARDO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Ministro, voglio innanzitutto ringraziarla per la sua presenza dato che in occasione dell'esame della vicenda Irisbus in Aula, qualche tempo fa, mi lamentai perché ci aspettavamo delle risposte precise. Venne invece il Sottosegretario al lavoro che ci illustrò dei numeri ai quali anche lei oggi ha fatto riferimento. Ebbene, noi oggi in quest'Aula ci aspettavamo delle risposte da parte del Governo su un piano nazionale per il trasporto e un piano nazionale per la cantieristica. Sono stati invece riportati solo dei numeri, cui ho dato un'interpretazione diversa rispetto a quanto ci ha riferito il Sottosegretario in quella occasione e lei questa sera, onorevole Ministro.

Fortunatamente, come ha ricordato la collega Armato, alla Camera dei deputati è stata approvata una mozione, rispetto alla quale il Governo si era dichiarato contrario, che è stata votata all'unanimità dalla maggioranza e dall'opposizione. Si tratta della mozione presentata dall'Italia dei Valori con la quale si impegna il Governo a mantenere il livello occupazionale dello stabilimento Irisbus di Flumeri e ad assumere iniziative, anche normative, tese ad incrementare le risorse attualmente previste per il finanziamento del trasporto pubblico locale e a predisporre in tempi celeri un piano nazionale per il trasporto pubblico locale che incentivi l'utilizzo delle modalità a più basso impatto ambientale. Il Governo dovrà quindi predisporre questo piano tra qualche mese, anche perché dovrà dare risposta ad una mozione approvata - lo ricordo - alcuni minuti fa alla Camera, anche con il voto della maggioranza.

Signor Ministro, il Sud rispetto al Centro-Nord a causa della crisi economica ha subito gravi conseguenze in termini di occupazione. I numeri sono questi: il prodotto del comparto industriale del Mezzogiorno è ulteriormente diminuito, a fronte di un aumento del 3,5 per cento nel resto del Paese; tra il 2008 e il 2010 il Mezzogiorno ha registrato una caduta dell'occupazione del 4,3 per cento, a fronte di una riduzione dell'1,5 per centro registrata nel Centro-Nord; delle 533.000 unità perse in Italia, ben 281.000 riguardano il Mezzogiorno.

Nel Sud dunque, pur essendo presente meno del 30 per cento degli occupati italiani, si concentra il 60 per cento delle perdite di lavoro determinate dalla crisi. In Campania si è ormai raggiunta una situazione di eccezionale gravità, con interi settori strategici al tracollo e oltre 18.000 posti di lavoro a rischio. Solo per ciò che concerne l'industria e i servizi, a giugno 2011 solo a Napoli sono state autorizzate 1 miliardo e 720 milioni di ore di ammortizzatori sociali, pari a circa 15.000 lavoratori. Per molti di questi non ci sono più le aziende, e da quest'anno circa 1.500 lavoratori in mobilità in deroga non hanno più sostegno al reddito, compresi quelli della Fincantieri di Castellammare di Stabia. Tra due mesi altri 1.400 passeranno dalla "rianimazione" alla "sala mortuaria".

Mi dispiace dirlo, signor Ministro, ma voi venite in quest'Aula a portarci dei numeri, quando noi ci saremmo aspettati delle risposte in termini di sviluppo occupazionale in una zona che sta morendo, in una zona in cui la criminalità organizzata cresce perché non c'è occupazione e perché quotidianamente si è costretti ad assistere ad atti criminali che fanno paura e di cui il Governo si deve far carico! (Applausi dal Gruppo IdV). La Fincantieri è una società dello Stato: non possiamo chiamare la Fiat come nel caso dell'Irisbus, perché è lo Stato che deve dare una risposta! Sono ancora in corso 43 vertenze a Salerno, 13 a Benevento, 150 in provincia di Caserta, 83 ad Avellino, tra le quali anche quella relativa all'Irisbus, e 86 in provincia di Napoli, tra le quali quella della Fincantieri, che preoccupa maggiormente, con 1800 posti a rischio, tra diretti ed indotto.

Vediamo allora qual è la situazione della cantieristica navale, un settore strategico dell'economia italiana, rispetto al quale l'Italia dei Valori ha dato anche indicazioni specifiche, chiedendo di investire utilizzando i finanziamenti europei e di fare qualcosa di più. Ci sono ben 300 traghetti che circolano nel Mediterraneo senza norme di sicurezza: abbiamo chiesto che si pervenisse ad una ristrutturazione, ma non abbiamo avuto risposta. Non c'è un piano, ma si assiste solo quotidianamente ad un ulteriore incremento della disoccupazione. Il sito di Castellammare di Stabia, messo già a dura prova nei mesi scorsi, è scampato alla chiusura solo dopo la decisione da parte della Fincantieri di ritirare il piano industriale che prevedeva 2551 esuberi con la chiusura, oltre che del cantiere stabiese, anche di quello di Sestri Ponente e il ridimensionamento del cantiere di Riva Trigoso.

Insomma, la situazione in cui versa il colosso cantieristico nazionale resta grave ed è veramente preoccupante. Attualmente, infatti, si prevede per Castellammare un periodo di ripresa delle attività per i prossimi due anni, in quanto sono stati avviati i lavori relativi alle commesse per due pattugliatori che però, in base agli impegni presi dal Governo il 18 dicembre 2009, sarebbero dovuti iniziare già a partire dal gennaio 2010. Attualmente è arrivato solo il ferro nel cantiere di Castellammare e quando partirà la costruzione di questo pattugliatore, il massimo picco di occupazione solo come lavoratori diretti sarà di sole 200 unità. E gli altri 1.800 che fine faranno? Di fatto, ogni lavoratore potrà lavorare solo per 3 mesi e mezzo per ogni pattugliatore nell'arco di un anno.

Aggiungo poi la grave situazione dei lavoratori dell'indotto, altri 1200, dei quali soltanto un centinaio potrà essere utilizzato per lavori di nuova tecnologia, molatura, pitturazione, apparato motori nonché per la costruzione di due scafi dei pattugliatori che, essendo piccoli, permetteranno un assorbimento solo di una minima parte dell'organico dell'azienda e dell'indotto. Tra sei mesi a Castellammare saremo nella stesse condizioni di oggi; tra sei mesi ci ritroveremo i 2000 operai nuovamente in piazza a protestare; tra sei mesi i 2000 operai occuperanno di nuovo la statale sorrentina e bloccheranno tutto, con evidenti ripercussioni anche sul turismo della penisola sorrentina. Infatti, se 2000 persone bloccano quella strada, bloccano alberghi, turismo, aeroporti, treni e quant'altro. E noi continuiamo ad aspettare?

Prima il Ministro ci ha detto che il protocollo d'intesa con Fincantieri probabilmente si farà a novembre. Ho chiesto al Ministro di essere ascoltato, inviandogli una lettera, alla quale non è stata data risposta, per discutere di questo e di tutta la situazione che sta vivendo la Fincantieri, e non solo a Castellammare.

Quanto invece alla vicenda dell'Irisbus, già un mese fa ho avuto modo di dire che non si trattava semplicemente dell'ennesima storia di una grande fabbrica del Sud d'Italia che veniva chiusa; si tratta di una vicenda paradigmatica di una serie di problemi di livello generale, non solo di politica industriale concernente il più grande gruppo meccanico nazionale, ma della gestione da parte del Governo delle crisi aziendali e dei problemi occupazionali ed anche, come del resto la vicenda della Fincantieri, della politica della programmazione infrastrutturale e dei trasporti in Italia.

Irisbus coinvolge, se si considera anche l'indotto, altri 2000 lavoratori. È un territorio, peraltro, già afflitto da gravi problemi occupazionali. L'operazione Irisbus appare tragicamente simile alle altre operazioni già fatte dalla FIAT per liberarsi di centinaia di lavoratori, addossando le responsabilità su altri. E mentre in tutta Europa si è alla ricerca di prodotti per il trasporto pubblico a minor impatto ambientale, in Italia cosa fa la FIAT? Chiude lo stabilimento che costruisce autobus.

Concludo, signor Presidente: da quando è stata annunciato il progetto Fabbrica Italia che avrebbe dovuto portare in Italia investimenti per 20 miliardi di euro i risultati sono stati, solo nel Sud, la cassa integrazione a Pomigliano d'Arco, la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e di Melfi e oggi di Irisbus. Ho l'impressione che questi 20 miliardi di euro che erano stati chiesti siano serviti per la cassa integrazione piuttosto che per creare sviluppo occupazionale nel territorio. Abbiamo portato altri 2000 operai in strada e forse una parte di questi 20 miliardi è stata utilizzata per la cassa integrazione. E l'incontro del 21 settembre fra il Ministero, le aziende ed i sindacati si è concluso con un sostanziale nulla di fatto. E la società ha aperto il 30 settembre la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito di Valle Ufita: abbiamo cioè nel frattempo mandato questi operai nella cosiddetta rianimazione, e tra qualche mese, insieme agli altri 80.000 disoccupati della provincia di Avellino, che rappresentano quindi il 35 per cento della popolazione attiva, con la chiusura della Irisbus la situazione sarà ancora ancora più grave.

Ritengo necessario che il Governo faccia politiche di sviluppo economico, ma soprattutto di sviluppo occupazionale per il Sud. Capisco che i problemi che il Governo sta incontrando in questi giorni, perché io mi sento (e lo dico a tutti gli altri amici e senatori presenti) come un operaio precario. Da ben due anni infatti anche noi onorevoli parlamentari siamo diventati precari perché, grazie a questo Governo, non abbiamo capito ancora cosa si farà, come si andrà avanti e che cosa ci sarà di utile soprattutto per il Paese e per il Sud, mortificato dalla situazione esistente, dalla disoccupazione e soprattutto impaurito dal timore che la criminalità organizzata possa ricrescere, nonostante gli anni di battaglie che abbiamo portato avanti per distruggerla, per metterla da parte.

Saremo costretti purtroppo, se non ci sarà un intervento vero dello Stato, a trovarci di nuovo di fronte a quelle vicende che purtroppo hanno colpito il nostro Paese, ma soprattutto i giovani del Sud che hanno tanta voglia di crescere, di trovare lavoro e di farlo nella propria terra senza essere costretti ad andare altrove. (Applausi del Gruppo IdV e dei senatori De Luca e Incostante).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, signor Ministro, credo che la discussione che oggi abbiamo provocato in Aula sulla vicenda Irisbus, ma anche su tutte le altre questioni aperte di emergenze che riguardano le crisi industriali ed occupazionali nel nostro Paese, e segnatamente nel Mezzogiorno d'Italia, sia esemplificativa della crisi che attraversa il nostro Paese.

Avremo purtroppo tante, troppe occasioni ancora qui in Aula, e già nel corso dell'esame del disegno di legge di stabilità, per dire che la crisi di questo Paese nasce non solo dal suo debito pubblico, ma soprattutto dalla sua impossibilità strutturale a crescere agli stessi livelli degli altri Paesi europei. Qualche settimana fa, abbiamo esaminato, ancorché in maniera un po' rocambolesca, la Nota di aggiornamento alla Decisione di economia e finanza ed abbiamo dovuto prendere atto del minore tasso di crescita del PIL rispetto a quanto previsto nel Documento di economia e finanza ad aprile.

Questo conferma l'impatto depressivo sull'economia delle manovre di finanza pubblica che il Governo ha fatto fino ad oggi. Il decremento nella stima della crescita del PIL risulta essere superiore in termini percentuali a quello che si riscontra nei principali Paesi dell'Unione europea e a quelli dell'area dell'euro nel suo complesso. È quindi evidente che bisognerebbe correre ai ripari, sostenendo l'economia e rilanciando i consumi e gli investimenti che sono necessari ad una crescita reale del Paese, in linea con ciò che - ahinoi - ancora oggi ci ricorda l'Europa.

Tuttavia, ciò di cui dobbiamo prendere atto, signor Ministro, è che anche la discussione a livello del Governo sul cosiddetto decreto sviluppo ha portato ad un nulla di fatto. Le misure che abbiamo letto sui giornali, che sono state frutto di indiscrezioni, di anticipazioni più o meno interessate e più o meno giornalistiche, ci fanno comprendere che nella migliore delle ipotesi il decreto sviluppo sarà l'ennesimo provvedimento di semplificazione dal chiaro sapore propagandistico. Lo stesso Presidente del Consiglio qualche giorno fa ha avuto modo di confermare questa tesi, dicendo che siccome il decreto sviluppo è a costo zero, non recupera cioè risorse e non investe risorse nella crescita, è evidente che non c'è fretta per farlo. Questo non ci fa grande piacere.

Noi siamo fortemente preoccupati, signor Ministro, perché l'unica cosa certa, visto che di incerto c'è solo il decreto sviluppo, è la legge di stabilità, che noi ci apprestiamo ad esaminare nelle Commissioni di merito, nella Commissione bilancio ed in Aula dal 15 novembre prossimo, che prevede ulteriori tagli, a cominciare proprio dal Ministero dello sviluppo economico e credo che il taglio che questa volta il ministro Tremonti le ha riservato sia di circa 2,3 miliardi fra decurtazioni dirette e indirette. Anche l'extragettito dell'asta per le frequenze, che poteva essere un tesoretto da spendere nella crescita e nello sviluppo e che era in parte all'inizio destinato a finanziare proprio questo settore, soprattutto per quanto riguarda le cosiddette infrastrutture immateriali, pare essere stato dirottato in tutto o in parte ad attenuare i tagli alla sicurezza, alla difesa e all'ambiente. Quindi, anche da questo punto di vista, parlare di crescita e di Mezzogiorno ci sembra impossibile.

Permane inoltre nella legge di stabilità il taglio al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, con il rischio che venga meno anche la continuità di tale strumento, in una fase in cui stanno crescendo i segnali di sofferenza che arrivano - come lei ha indicato in maniera molto puntuale nella sua informativa - da tutte le parti del territorio e, in modo particolare, dal Mezzogiorno d'Italia. La stessa previsione d'incremento del fondo per lo sviluppo e la coesione, sempre secondo la legge di stabilità, che ammonterebbe a circa 500 milioni di euro, non credo sia sufficiente a dare continuità ad alcuni contratti di programma, né a colmare il divario, che sta sempre più crescendo, tra il Sud e il Nord del nostro Paese.

Non voglio stare qui a citare classifiche e dati, perché purtroppo abbiamo un campionario sempre più vasto e drammatico, ma vicende come quella di Irisbus, di Termini Imerese e come quelle che più in generale segnano il passo delle politiche industriali italiane della FIAT e della Fincantieri - cui rischiano di aggiungersi il caso di Alenia, e così via - testimoniano che nel nostro Paese purtroppo manca una strategia globale di politica industriale, il che, sommato alla drammatica mancanza di una strategia di politica economica, porta ai risultati di cui oggi parliamo.

La FIAT licenzia un'impresa che costruisce autobus a basso impatto ambientale; da qui a poco l'Italia sarà ripresa a livello europeo perché i suoi mezzi di trasporto pubblico sono vecchi e inquinano. Piuttosto che pagare le multe all'Europa, perché allora non promuovere un piano di rinnovo e miglioramento dell'efficienza dei mezzi collettivi di trasporto pubblico?

È chiaro che le questioni congiunturali (la crisi globale e la crisi europea, di cui nessuno ovviamente attribuisce il carico in via esclusiva al Governo) nel nostro Paese e nel Mezzogiorno hanno un impatto dal punto di vista sociale, sui redditi delle famiglie e sull'occupazione, ancor più drammatico e grave, proprio perché manca una politica nazionale che dia respiro e sviluppo alle imprese. Manca una politica delle relazioni industriali, perché da un lato introduciamo l'articolo 8 nella manovra di agosto, e dall'altro, il giorno dopo, la FIAT esce da Confindustria, quasi che ci sia una sorta di cortocircuito anche nelle relazioni tra il Governo e le grandi imprese del nostro Paese.

Il fatto che appare ancora più drammatico in questo momento è che Nord e Sud, che risultano uniti nella crisi, tendono sempre più a divergere nei tiepidi segnali di ripresa, che peraltro sono andati indebolendosi nel corso dell'anno per effetto del deterioramento, come abbiamo detto, del quadro economico e finanziario. Quindi, Irisbus è solo la punta di un iceberg, perché se consideriamo che nel 2010 il PIL è aumentato nel Mezzogiorno di un modesto 0,2 per cento e che recupera solo parte della forte caduta dell'anno precedente (meno 4,6 per cento) e rimane ancora inferiore di circa un punto e mezzo percentuale all'incremento registrato nel nostro Paese (1,7 per cento), vediamo come il divario tra Nord e Sud del Paese si amplia. Quindi, da questo punto di vista, anche l'uscita dalla crisi si allontana, perché solo con una crescita dell'economia del Mezzogiorno cresce l'economia del nostro Paese. Il Nord, infatti, il suo tasso di crescita lo ha già raggiunto, e probabilmente sarà difficile che ne raggiunga uno migliore.

Con uno striminzito +0,1 per cento di previsione per l'anno in corso, il Sud è in stagnazione e attraversa una drammatica crisi del lavoro, con meno di una persona su tre nella fascia dai quindici ai trentaquattro anni che risulta occupata. L'aspetto preoccupante è che al Nord la perdita del lavoro tende a trasformarsi quasi interamente in ricerca di nuovi posti, al Sud invece alimenta l'inattività e il lavoro irregolare, ovvero la cosiddetta disoccupazione implicita, considerando la quale il tasso di disoccupazione reale nel Mezzogiorno sale al 25 per cento. Questi sono i dati, queste sono le questioni che abbiamo davanti, e che poi sono pagate soprattutto dai giovani meridionali.

Credo che una riflessione debba essere fatta, e questa può essere la sede, come certamente un'altra sarà quella della legge di stabilità e della discussione che avremo. Certamente sarà quella la sede per una parola di chiarezza, signor Ministro, che potrà venire - se potrà venire - dal Governo. Apprendiamo di queste trattative a livello europeo che sono importanti, ma una delle questioni che sta al centro del dibattito europeo e nazionale riguarda i fondi europei, il FAS, gli investimenti nel Mezzogiorno. È questa una delle questioni su cui l'Europa richiama il nostro Paese, cioè il mancato efficiente utilizzo dei fondi dell'Unione.

Su questo tema abbiamo accumulato particolari ritardi. Certamente, alcuni di questi sono imputabili alle Regioni, e soprattutto a quelle del Mezzogiorno; però altri sono imputabili anche all'inefficienza dell'amministrazione centrale dello Stato. Quando si dice, come semplicisticamente ha fatto qualche volta - troppe - il ministro Tremonti, che questi soldi le Regioni del Sud non li spendono (poi bisogna vedere se è così o se sono i Ministeri: non voglio entrare in una discussione specifica di questo tipo, ma solo evocare un principio) si dimentica che la nostra Carta costituzionale ha previsto anche questo caso, perché l'Europa ci dà le risorse in esecuzione di un trattato e di un obbligo comunitario. Non è che noi siamo facoltizzati a spendere queste risorse: siamo obbligati, perché la coesione sociale a livello europeo si raggiunge solo se e in quanto il tasso di crescita dell'economia dei territori che hanno bisogno di maggiore sviluppo è in linea con quanto previsto in Europa. Quindi, siamo inadempienti rispetto all'Europa nel compimento di quelle politiche di coesione sociale che avrebbero visto l'allargamento al Sud dell'Europa come primo passaggio dell'integrazione europea, per poi passare all'Europa dell'Est.

Noi siamo inadempienti e il Governo non ha garantito, nel rapporto con l'Unione, la correttezza nel risolvere tale questione, perché l'articolo 120 della nostra Carta costituzionale, come sanno bene i colleghi della Lega, che sono appassionati studiosi del federalismo fiscale, prevede il cosiddetto potere sostitutivo del Governo. Se una Regione non adempie ai propri compiti, e quindi viola precisi obblighi di natura comunitaria, interviene il Governo, si sostituisce alla Regione e spende quelle risorse.

Questa è cosa diversa dalla tesi del ministro Tremonti, che è quella di dire che, poiché le Regioni non spendono, intanto il Governo prende quei soldi e, magari, li utilizza per finanziare interventi assistenziali al Nord Italia, legittimi, per carità, ma che sono tutt'altra cosa rispetto alle finalità e rispetto a ciò che, invece, serve al nostro Paese.

Se non utilizziamo questi fondi, infatti, è chiaro che le nozze con i fichi secchi non si possono fare. Noi non abbiamo risorse nuove o aggiuntive da investire nel Mezzogiorno per farlo crescere. Dobbiamo utilizzare ciò che abbiamo e dobbiamo evitare che quanto c'è venga sottratto; per farlo abbiamo solo ed esclusivamente da utilizzare, virtuosamente, anche per gli interventi che riguardano le crisi industriali nel Mezzogiorno d'Italia, le risorse comunitarie.

Oggi la discussione che noi abbiamo provocato serve certamente a comprendere meglio cosa il Governo sta facendo; ma senza una visione di ampio respiro, senza una politica industriale, senza una strategia di impiego virtuoso delle risorse nel Mezzogiorno d'Italia, i dati ci dicono che queste politiche del Governo hanno prodotto, e continuano a produrre, un divario fra il Nord e il Sud, e che questo divario aumenta la condizione di crisi dell'intero Paese perché non consente neanche alle imprese del Nord di avere uno sbocco nei mercati del Mezzogiorno d'Italia.

Questo è ciò di cui dovremmo tenere conto. Ci auguriamo che voi lo facciate con maggiore senso di responsabilità rispetto a quanto non avete fatto fino ad oggi, e ci attendiamo, nella legge di stabilità, delle risposte concrete, che fino ad oggi, ahinoi, sono mancate. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, signor Ministro, intanto, anche io vorrei iniziare il mio intervento, che sarà forse disorganico, perché analizzerò alcuni spunti anche un po' disordinati, con l'apprezzamento per la sua cortesia istituzionale. In Conferenza dei Capigruppo molte volte abbiamo lamentato il fatto che un suo collega, invitato più volte a rendere comunicazioni in quest'Aula, non è mai venuto; lei, al contrario, ha avuto la sensibilità, che io apprezzo, di venire con tempestività e di rendere edotti i senatori su uno dei dossier più delicati di questa drammatica condizione economica e sociale del nostro Paese. Ha riferito in modo puntuale e, sulle questioni che le sono state poste, in particolare sulla Irisbus, ha snocciolato i dati, ha velocemente raccontato il percorso che si è sviluppato sulla crisi di Termini Imerese. Nella nostra richiesta vi era, però, anche la volontà di conoscere la politica strategica del Governo, come il Governo voglia dispiegare una sua iniziativa nel Mezzogiorno, territorio in cui le crisi dei siti industriali sono il segno più drammatico di una difficoltà tutta particolare.

Io non voglio riproporre i contenuti degli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, ma forse devo farlo per forza, dato che è talmente evidente il motivo di fondo. Anch' io posseggo i medesimi dati, d'altronde, e li potrei ribadire. Tra l'altro, vedo che tutti attingiamo alla medesima fonte, che è rimasta l'unica ad occuparsi ancora di Mezzogiorno: si tratta della SVIMEZ. Ero anch'io alla presentazione del rapporto annuale, e c'era anche il ministro Fitto, puntuale anche lui a raccogliere dati. La SVIMEZ è rimasto l'ultimo soggetto scientifico che ancora si impegna in un'analisi dettagliata sull'economia meridionale, e in modo particolare sull'industria meridionale (oggi siamo qui a discutere di questo), a significare il decadimento dell'interesse verso il tema del Mezzogiorno, che anche l'Aula di questo pomeriggio, forse anche per la scarsa qualità degli interventi che noi stiamo proponendo, rappresenta in modo plastico. Di questo tema non importa quasi niente a nessuno.

Oggi si parla tanto di indignados, ma forse, se c'è una parte del Paese che dovrebbe indignarsi è proprio la società meridionale; e dovrebbe farlo innanzitutto con noi, in quanto classe politica incapace di rappresentare quelle popolazioni con determinazione e passione; ma certamente, signor Ministro, dovrebbe farlo con l'attuale Governo.

Un dato drammatico è quello fornito oggi dalla SVIMEZ - signor Ministro, ho visto che lei annuisce, perché conosce quelle analisi - che parla di un processo di desertificazione industriale che sarebbe in corso nel Mezzogiorno, di cui sono un segnale preoccupante le crisi della Irisbus e di Termini Imerese. Stiamo parlando dell'abbandono di siti produttivi destinatari di grandi investimenti da parte di uno dei pochi players nazionali dell'industria privata, escludendo qui il discorso di Fincantieri.

La FIAT, nell'ambito di un processo che non so se definire di globalizzazione o di delocalizzazione, sembra risalire la Penisola rilasciando i diversi siti produttivi quali Termini Imerese, Irisbus, ed è in discussione il sito di Melfi. Forse si arriverà anche a Torino, e allora si porrà un problema di politica industriale nazionale: oggi lo trattiamo ancora come un problema di crisi industriale del Mezzogiorno.

Un processo di desertificazione industriale è certamente un fatto drammatico, perché comporta la perdita, non solo di siti produttivi, ma anche di intelligenze, di know how, di esperienze, determinando un effetto altrettanto drammatico di migrazione intellettuale e giovanile, che rappresenta il vero impoverimento del Mezzogiorno.

Ancor più grave poi, caro presidente Nania, è che nell'analisi della SVIMEZ di quest'anno, dopo la desertificazione industriale - già di per sé drammatica - venga evocato lo tsunami demografico. I processi che si stanno consumando nel Mezzogiorno a causa della perdita di speranza connessa alla perdita del lavoro produrranno un'assoluta modifica della connotazione demografica del nostro Paese per i prossimi 20 anni. In particolare il Sud, che era la parte più vitale del territorio nazionale per età e per crescita demografica, diventa invece un territorio per vecchi, perché, accanto alla migrazione delle giovani generazioni, vi è la perdita di speranza che porta a non fare più figli.

È chiaro che non posso ascrivere questa situazione all'attuale Governo, perché si tratta di un processo più ampio, per quanto stiamo comunque parlando di un Esecutivo che nella sua continuità storica, se arriverà a fine legislatura - come sostiene il Presidente del Consiglio, nel quale lei, signor Ministro, dovrebbe aver fede - avrà avuto per quasi dieci anni la responsabilità di guidare il nostro Paese. E dieci anni sono un tempo adeguato per misurare il grado di responsabilità.

Non intendo comunque imputare solo a voi la crisi del Mezzogiorno, ma quello che è accaduto in questi anni, signor Ministro, è oggettivamente verificabile. C'è stata infatti un'operazione sulle risorse, che dovevano essere aggiuntive rispetto alle politiche di coesione, mentre sono state sostitutive, come lei sa bene. Sto parlando dei fondi strutturali e dei fondi FAS; questi ultimi, in particolare, non sono stati sostanzialmente utilizzati, perché la quota di competenza centrale è stata impiegata in termini anticiclici, per gestire emergenze di tutti i tipi - alcune delle quali certamente apprezzabili, come la cassa integrazione, altre del tutto fuori luogo, come ad esempio le quote latte - ma non per le politiche di coesione del Mezzogiorno. Quanto poi alla quota regionale, è ancora bloccata, perché manca la cassa: di fatto, dei famosi 57 miliardi originari risultano investiti nel Mezzogiorno, ancora sul piano cartaceo, meno di 7 miliardi.

I fondi europei registrano un ritardo straordinario per responsabilità varie, come ha sottolineato prima anche il collega D'Alia: difficoltà procedurali, problemi di cofinanziamento, programmazioni frammentate. Ci troviamo di fronte, dunque, più in generale, ad un problema che riguarda la governance del sistema dei fondi strutturali che interroga il sistema Paese.

Il Ministro dell'economia ha goduto di un grande agio e di una grande apertura di credito in questo Paese perché aveva anche queste formule magiche, qualche volta anche nella sua polemica un po' aspra.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,33)

(Segue PISTORIO). L'idea che le risorse dei fondi europei non si spendono perché al Sud sono cialtroni è un'espressione del tutto inaccettabile. Io non voglio ribaltarla e dire oggi chi è cialtrone, nel senso dell'incapacità di fare bene il proprio lavoro, ma se dovessimo giocare con le battute oggi sarebbe facilmente ribaltabile verso altri l'accusa di cialtroneria che è stata attribuita, qualche volta anche a ragione, a pezzi di classe dirigente meridionale.

Il tema dei fondi europei è più complicato, e lei lo sa, come sa perfettamente che è stata una grave responsabilità il conflitto palese, non latente, tra il suo Ministero (lei non era ancora Ministro) e quello dell'economia sulla competenza, sull'attribuzione delle risorse. E il fatto che si sia tenuto il suo Dicastero senza responsabile per lunghissimo tempo è un'altra responsabilità politica.

Per quale motivo le dico questo? Perché lei il suo lavoro lo sta facendo, signor Ministro, a partire dalla vicenda di Termini Imerese, dove lei ha fatto la sua parte; una parte scarna, essenziale, legata alla carenza di risorse (come sostiene un mio collega, che forse interverrà dopo, il Governo ha offerto e la Regione ha pagato); in ogni caso, su Termini Imerese c'è stato un esempio di collaborazione istituzionale, con una soluzione che non sarà la migliore (qualcuno dubita dell'efficacia della prospettiva industriale), ma rispetto alle condizioni date è stata la soluzione che si è ritenuta più adeguata affinché quel sito venisse mantenuto nella sua vocazione industriale a favore dell'automobile. Parliamo di un sito, Termini Imerese, che ha una sua complessità e su cui la Regione ha investito moltissimo, immaginando l'intermodalità con un interporto, immaginando quindi che dovesse essere uno snodo perfettamente integrato con l'idea della produzione di auto, perché si è ragionato di programmazione - oggi del tutto in difficoltà - sull'idea che la Sicilia potesse essere una piattaforma logistica con due poli intermodali (uno a Catania Bicocca e uno a Termini Imerese), che potesse ottenere l'Alta capacità ferroviaria, il cui nodo essenziale era anche il Ponte sullo Stretto, elemento di connessione per garantire questa potenzialità.

Ebbene, tutte queste sono scelte che la crisi mette in discussione, ma le mette in discussione soprattutto il fatto che questo Governo ha abbandonato politicamente una politica di sviluppo per il Mezzogiorno. Stiamo ancora aspettando il fantomatico piano per il Sud: sarà anch'esso oggetto del decreto sviluppo? Attendiamo ancora fiduciosi che esso possa svilupparsi?

Per queste ragioni, signor Ministro, il mio movimento politico un anno fa ha tolto la fiducia al Governo, e non perché non abbiamo partecipato alle vicende che hanno riguardato le iniziative personali del Presidente del Consiglio. Le scelte per le quali il Movimento per l'autonomia ha abbandonato questo Governo e ha scelto di essere un movimento di opposizione sono legate alle valutazioni sulla politica economica di questo Governo verso il Mezzogiorno, che era la ragione per la quale eravamo stati alleati.

Vorrei dire al Ministro che ha mostrato sensibilità e cura per la vicenda di Termini Imerese, per come ha gestito questo tavolo nella difficoltà anche delle risorse (lei sa bene che da ultimo la Regione ha varato una legge con la quale ha disposto altri 100 milioni di euro per Termini Imerese per garantire tutta questa vicenda); si è trattato di un modello di relazioni accettabili, ma non è stata la cifra stilistica e sostanziale delle relazioni tra il Governo centrale, la Regione Siciliana, e soprattutto il comparto meridionale di questo Paese, che sconta una crisi drammatica.

Visto che leggiamo tutti il rapporto della SVIMEZ, e credo che voi non abbiate delle analisi originali e delle prospettive, vogliamo riprendere il dossier della fiscalità di vantaggio? Vogliamo considerare uno strumento virtuoso, che elimina l'intermediazione burocratica, clientelare, mafiosa, che ha ucciso l'industria nel Mezzogiorno? Vogliamo utilizzare gli automatismi? Avete iniziato con un piccolo avvio del credito d'imposta: è una forma insufficiente, ma è un buon segnale di approccio. Con l'Europa, in questa fase in cui cambia tutto, si interviene sulle banche, il mercato e la concorrenza sono violati perché l'emergenza economica drammatica costringe ad affrontare il tema, vogliamo fare in modo che un comparto in difficoltà come il Mezzogiorno possa avere uno strumento d'innovazione virtuoso come la fiscalità di vantaggio, che è l'unico elemento che possa compensare i deficit e gli handicap strutturali di questo territorio?

Di questo vorlevo parlare con il Governo. Le crisi sono il segnale di una disattenzione. Riconosco la bontà del suo lavoro per la parte relativa allo stabilimento di Termini Imerese. Le chiedo di fare uno sforzo e di aprire un dossier sulla fiscalità di vantaggio come strumento davvero nuovo per far partire il Mezzogiorno ed avviarne lo sviluppo, nell'interesse dell'intero Paese. (Applausi del senatore Gustavino).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, desidero rivolgere un saluto e dare il benvenuto agli allievi e agli insegnanti dell'Istituto tecnico commerciale «Piero Calamandrei» di Roma, presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro

dello sviluppo economico (ore 18,38)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Luca. Ne ha facoltà.

DE LUCA (PD). Signora Presidente, colleghi, signor Ministro, potrei ripetere, dopo un mese, praticamente lo stesso intervento che pronunciai in quest'Aula allora, alla presenza del Sottosegretario, perché nel frattempo, come emerge anche dal suo intervento, a parte la sua cortesia, non è avvenuto nulla. Qualcosa però è successo, e vorrei dare atto, in questa sede, al senso di responsabilità, e vorrei dire anche di coscienza civile, dimostrato dai dipendenti dell'Irisbus che, insieme alla rappresentanza istituzionale, al sindaco di Flumeri, a tutti i sindaci della zona, alla Provincia, ai parlamentari, hanno sottoscritto un contributo emendativo alla prossima legge di stabilità che propone una visione più ampia rispetto alla crisi che attraversa quello stabilimento. In questo contributo emendativo, sia sul patto di stabilità, sia sul patto per la crescita (che mi auguro veda la luce), c'è tutta una strategia che va ben oltre una descrizione della vicenda secondo la quale, con molta sincerità e franchezza, si continua a scaricare la responsabilità esclusivamente sulla FIAT.

Ma c'è un Governo in questo Paese? C'è un piano industriale? C'è la possibilità di utilizzare, come hanno detto molti colleghi che sono intervenuti prima di me, questi benedetti fondi FAS, dei quali circa 20 miliardi di euro che dovevano essere utilizzati per uno sviluppo strutturale del Mezzogiorno sono stati utilizzati contro il Mezzogiorno, o comunque non a suo favore?

Credo che in questa proposta vi sia l'idea di un piano industriale triennale circa i trasporti e l'utilizzo dei fondi FAS rinegoziati insieme all'Europa, perché è inimmaginabile che, come qualcuno ha sostenuto, la responsabilità venga sempre addebitata agli amministratori, ai politici del Mezzogiorno.

Vorrei solo dire che, nei fondi strutturali 2007-2013, questo Governo, in modo particolare il ministro Tremonti, si è guardato bene dall'utilizzare il 35 per cento di cofinanziamento per tentare di dare una risposta in termini strutturali alla crisi che attanaglia il Mezzogiorno. Rispetto alla situazione di crisi in cui versa la regione Campania, il cui PIL è diminuito dello 0,6 per cento, come anche lei ha precisato, nonché rispetto ad una crisi sul piano più generale, si dovrebbe imporre al Governo di recuperare quell'impegno che, fino al 2012, in qualche modo ha posto in essere (c'era un impegno di 500 milioni di euro, nel 2011 sono stati previsti 18 milioni, che poi sono scomparsi).

Il punto è dunque quello di capire come recuperare questa condizione di coinvolgimento nei confronti dell'unico stabilimento presente in questo Paese, che si trova in Irpinia, nel Mezzogiorno, che ha la possibilità di essere competitivo nel mercato globale ed europeo per quel che riguarda gli autobus urbani, extraurbani e gran turismo. Mi chiedo perché non ci possa essere un impegno specifico rispetto a questo settore: ad esempio, essendo stato sottratto da questo Governo, ultimamente, ancora un miliardo di euro dal fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), può essere preso un impegno, come viene chiesto con l'emendamento che ho firmato. Esso è stato consegnato nelle mani del Presidente della Provincia di Avellino, che non fa parte di un partito di opposizione. Viviamo infatti una fase kafkiana: alla Camera dei deputati, qualche minuto fa, come ha detto la senatrice Armato, è stata votata una mozione all' unanimità. Mi chiedo dunque se c'è un Governo, visto che tale mozione è stata votata anche dalla maggioranza, e se c'è una risposta rispetto a questa disperazione. Credo che qui ci voglia un cambio di marcia.

Vorrei cogliere l'occasione, depositando l'emendamento di cui ho parlato, senza entrare nel merito, per sottolineare un altro aspetto di questa crisi, che spesso è sottovalutato. Occorre pensare infatti al destino, certamente non positivo, di molte aree del Mezzogiorno - come la Campania, la Calabria e la Sicilia - in cui la malavita organizzata e le mafie sono presenti in modo sempre più invasivo sul territorio. Immaginiamo per un attimo che cosa potrebbe produrre la destrutturazione di un sistema industriale, in una provincia in cui ci sono già 80.000 disoccupati, all'interno di questo contesto generale. Signora Presidente, qualche tempo fa - e l'ho ripetuto più di una volta - qualcuno ha sottolineato, avendo una responsabilità istituzionale, che in questo Paese purtroppo l'unico soggetto che ha un piano in tutti i settori, dai servizi allo sviluppo economico, è la malavita organizzata.

Ecco perché credo che questo Governo non possa scaricare tutto solo sulle spalle della FIAT e non possa dire che l'imprenditore Di Risio - che tra l'altro si è ritirato - avrebbe potuto rappresentare una prospettiva per tale realtà. Mi domando cosa sia questo innamoramento del Governo nei confronti di questo imprenditore. Non potrebbe essere proposta la stessa azione che è stata effettuata per i bilanci di alcuni Comuni italiani, che nulla avevano a che fare con i fondi FAS e con il Mezzogiorno, per dare una risposta in termini strutturali, in questa prospettiva, anche recuperando l'innovazione e la ricerca, e non pagare così un'infrazione europea per 1.700 milioni di euro? Come accade in medicina, è infatti preferibile prevenire piuttosto che curare. Credo dunque che in questo manchi il Governo.

Nel ringraziare il Ministro, capisco anche il particolare momento attuale, in cui nel contesto europeo viviamo una situazione sospesa. Il voto alla Camera dei deputati per me è veramente assurdo ed è il segno dei tempi: si tratta infatti di una mozione dell'opposizione votata dalla maggioranza, contro il Governo. Dunque il Governo, in questo Paese, chi rappresenta? Credo che noi dobbiamo dare tale risposta. Di fronte a questa crisi, che coinvolge tutto il Mezzogiorno e l'intero Paese, se riuscissimo a riorganizzare le risorse europee, destinandone l'85 per cento al Mezzogiorno e il 15 per cento per il Nord, in modo equilibrato, potremmo creare una condizione di rilancio e di ripresa, anche rispetto ad un tessuto imprenditoriale, come quello manifatturiero, che vede il nostro Paese secondo in Europa, e tra i primi a livello planetario.

Ecco perché non comprendo questa quasi indifferenza. Al sottosegretario che è venuto a riferire in questa sede - qualcuno mi ha detto che forse in quell'occasione sono stato irriverente - ho detto che, nel pronunciare il suo intervento, sembrava scendesse dalla luna: non aveva nessun collegamento con la realtà. Ebbene, credo che dobbiamo recuperare questo senso di responsabilità e il senso dello Stato.

E lo dico come Partito Democratico: noi continueremo a fare proposte attraverso mozioni sul Mezzogiorno, sulla Campania, sulle situazioni di crisi. Dobbiamo infatti recuperare la consapevolezza della centralità di questi temi, e uno strumento è questo emendamento, che costituisce un esempio di impegno civile da rispettare, essendo frutto non solo dei dipendenti, ma di tutte le istituzioni. Se poi le istituzioni, sul piano territoriale, fanno come quanto avvenuto oggi alla Camera dei deputati (votiamo tutti, ma tutto resta come prima), credo che, prima della crisi del Governo, precipiteremo sul piano generale, come Mezzogiorno e come Paese, in una deriva che, onestamente, con i tempi che viviamo non possiamo permetterci.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signora Presidente, signor Ministro, il quadro sul Mezzogiorno che ci ha fornito è preoccupante, per molti versi drammatico. Ho apprezzato il suo tentativo di dipingerlo con colori un po' più vivaci, per fare emergere un contesto meno critico. Ma la realtà si impone anche in quest'Aula del Senato: il sistema industriale del Mezzogiorno vive un momento difficile senza precedenti.

Certo, Ministro, è in difficoltà l'intero sistema industriale italiano, per cui le grandi presenze produttive, come la FIAT e Fincantieri, chiudono o riducono al Sud per mantenersi in vita al Nord: una strategia di ritirata dal Sud spesso, Ministro, un po' vigliacca e miope. Vigliacca, perché non risponde a comprensibili motivi di convenienza industriale, ma serve a mantenersi dentro ad una logica, per così dire, di opportunismo politico, le cui responsabilità cadono senz'altro sul Governo, ormai ostaggio della Lega Nord, ma che è anche dovuta alla codardia della classe politica del Sud, soprattutto di Governo, che non ha saputo definire una strategia politica che superasse la propria funzione vecchia e decrepita di intermediazione burocratica e clientelare, e non di raro affaristico-mafiosa. È una strategia di ritirata anche miope, perché il Paese, l'Italia, sul piano industriale nel Sud potrebbe trovare convenienze moderne di qualità, di ricerca, di cultura operaia e produttiva per aggredire nuovi mercati del Mediterraneo, piuttosto che lasciare alla Francia, come sta avvenendo in Libia, e soprattutto all'emergente Turchia, la possibilità di diventare punti di riferimento produttivo, di investimenti e di accompagnamento della crescita dei nuovi mercati dei Paesi del Nord-Africa.

Prendiamo l'esempio della FIAT. Ha sbagliato a lasciare Termini Imerese e adesso a dismettere anche la Irisbus. Conosco meglio Termini Imerese: la FIAT su questo stabilimento non dice la verità. Ha rinunciato ad interloquire con un Governo che non ha saputo offrirle un minimo di strategia industriale, con le risorse e convenienze che sono state offerte alle case automobilistiche tedesche, francesi, americane, e anche polacche, della Serbia e della stessa Spagna, dai propri Governi.

La FIAT ha preso atto che Berlusconi non è Obama, non è Sarkozy, non è la Merkel, e ha chiesto al Governo italiano di supportare un'altra strategia che non comportava le stesse risorse finanziarie e politiche industriali di quei Paesi, ma piuttosto la necessità di avere un supporto tutto politico e poco industriale per disarticolare le relazioni industriali con il sindacato ed accompagnare la stessa rottura della FIAT con Confindustria.

Lei sa, Ministro, che a Termini Imerese (come penso anche ad Avellino) la FIAT poteva rimanere, per convenienza, ed anche per innescare un nuovo progetto strategico e produttivo nei confronti dei nuovi mercati che, nel caso della FIAT di Termini Imerese, sono a ridosso della Sicilia.

Ho seguito la vertenza del dopo FIAT a Termini Imerese, come lei sa, passo passo. Adesso si è aperta una possibilità, Ministro, che reputo interessante, con la DR.

Ho apprezzato il suo impegno; ma dica la verità, Ministro. Il Governo ha investito poche risorse rispetto a quanto è stato fatto dalla stessa regione Sicilia: 100 milioni il Governo nazionale, 350 la Regione Sicilia. Con un investimento pari a quello del Governo lombardo si potevano realizzare, nei confronti dello stesso progetto DR e anche di altri, altri volumi occupazionali e produttivi.

Ministro, è ancora in tempo. Non le chiedo una politica industriale, che riguarda il Governo nel suo complesso, ormai al capolinea. Lei, però, faccia sentire di più e con vigore la sua voce. Batta qualche pugno in più sul tavolo e investa maggiormente nel progetto DR. Ampli le opportunità produttive con 6 modelli piuttosto che con i già interessanti 4, e con 2.000 occupati piuttosto che con i già interessanti 1.370.

Lo stesso ragionamento vale per la Fincantieri di Palermo e di Castellammare. Conosco meglio il cantiere navale di Palermo. Anche su questa realtà, la Fincantieri non dice la verità. Il Governo ha abbandonato il settore industriale navale su cui l'Italia primeggiava, lasciandolo alla concorrenza di Paesi i cui Governi si sono svenati per mantenere alti e aggressivi i livelli competitivi dei propri cantieri.

La Regione Siciliana sta investendo - come lei sa - sul cantiere navale di Palermo, per ammodernare i bacini e renderlo un po' più attrattivo sul piano tecnologico e logistico.

Ma voi, Ministro, che cosa avete fatto? Annunciate una verifica del piano industriale di Fincantieri. Mi sembra pochino. Alzi la testa. Si faccia dire che cosa fanno nel settore navale i suoi colleghi francesi e tedeschi. Faccia almeno il 50 per cento, e vedrà che risultati positivi potrebbero scaturire in tempi davvero veloci.

Buon lavoro, Ministro, anche se per pochi giorni, o forse per poche settimane. Ma cambi passo e guardi alla realtà del Mezzogiorno con un altro piglio. Vedrà che otterrà buoni risultati. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sibilia. Ne ha facoltà.

SIBILIA (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, ho ascoltato con attenzione la sua informativa, che ha confermato il pessimismo e l'allarme.

Mi occuperò della Irisbus di Valle Ufita, in provincia di Avellino, una azienda del Gruppo IVECO, unica realtà produttiva italiana che realizza autobus, che esiste in quella provincia da oltre trent'anni. Questa problematica ha creato una forte tensione sociale nell'intera provincia di Avellino, in un tessuto economico già afflitto da gravi problemi occupazionali. L'Irpinia non può permettersi il lusso di perdere circa 2.000 posti di lavoro tra lavoratori, indotto e dipendenti della fabbrica, in una realtà che conta - come è stato già detto - circa 80.0000 disoccupati.

È di questi giorni l'adozione da parte della Irisbus del Gruppo IVECO di un provvedimento disciplinare contro 9 operai che hanno avuto la sola colpa, tra virgolette, di aver lottato in maniera pacifica per il diritto al lavoro. Si tratta, in realtà, di un atto per cercare di impedire agli operai di continuare la loro battaglia: una battaglia sacrosanta per rivendicare il diritto al lavoro.

Vede, signor Ministro, non chiediamo assistenzialismo. La vertenza, pur devastante sul piano locale, non può essere racchiusa in ambiti provinciali. Il caso Irisbus pone questioni che hanno una indubbia rilevanza di carattere nazionale. Salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità esistenti rappresenta un obiettivo irrinunciabile. Occorre un impegno delle istituzioni - e quindi un suo impegno, Ministro (la ringrazio di essere oggi presente in questa sede) - le quali devono richiamare la FIAT ad un atteggiamento responsabile.

Nello stabilimento irpino si producono autobus di primissimo livello. Siamo di fronte a modelli che rappresentano il risultato di sperimentazioni e innovazioni tecnologiche, in grado di fare circolare mezzi a basso impatto ambientale, e chi amministra e governa sa bene di quale utilità essi possono essere.

Si tratta di mezzi di cui c'è assoluta urgenza per svecchiare il parco autobus circolante, la cui età media in Italia si aggira intorno ai 12 anni e produce un altissimo tasso di inquinamento. Ricordo, che l'età media in Europa si attesta invece intorno ai sette anni di vita. Ed ecco il tragico paradosso. C'è bisogna di autobus moderni, c'è una fabbrica che li produce, gli enti locali non hanno i fondi per acquistarli, l'Europa ci sanziona a causa dell'inquinamento metropolitano.

Tutto questo, onorevole Ministro, stride con la volontà di FIAT di liberarsi dello stabilimento Irisbus per trasferire la produzione in altri Paesi, come la Francia e la Repubblica ceca, dove la mano d'opera costa meno.

Eppure, il gruppo torinese - come è stato già detto, ma lo ripeto - nel corso degli anni ha beneficiato di quantità considerevoli di risorse pubbliche, godendo di una posizione privilegiata rispetto ad altri gruppi industriali. Di tutto questo, purtroppo, non si tiene conto.

I Presidenti delle Giunte regionali della Campania e della Puglia hanno già dato disponibilità per una rapida intesa sull'argomento. Le Regioni del Sud vogliono impegnarsi per salvare questo stabilimento, che - lo ripeto - ha 32 anni di vita.

Se questo è il contesto economico, sociale e politico, appare contraddittoria ogni azione che non vada nella direzione indicata utilizzando - è questo quello che proponiamo - tutti gli strumenti finanziari potenzialmente disponibili, tra cui i fondi FAS e i fondi strutturali, per il finanziamento del trasporto pubblico. A ciò si riferiva anche il senatore De Luca quando parlava dell'emendamento sottoscritto nella sede dell'amministrazione provinciale di Avellino, e consegnato agli operai (non al Presidente della Provincia, cioè al sottoscritto): tutti insieme abbiamo cercato di dare un contributo e di avanzare una proposta rispetto alla possibile (speriamo) soluzione della questione.

Siamo di fronte ad un impianto che è simbolo di un diverso Mezzogiorno, i cui operai stanno dimostrando dignità e civiltà di comportamento di cui andare fieri, anche in questa difficilissima e drammatica fase che li vede da oltre 100 giorni protagonisti di una lotta per la speranza di poter continuare a pensare al proprio futuro con fiducia.

In conclusione, onorevole Ministro, chiediamo un impegno forte, incisivo, concreto, con tutte le difficoltà che riconosciamo: abbiamo bisogno di una risposta rapida in tempi rapidi. Solo così, lavorando tutti insieme nella stessa direzione, potremo trovare soluzione ad una vertenza che non è solo dell'Irpinia, della Provincia di Avellino, della Regione Campania o del Sud, ma dell'intero Paese. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Battaglia. Ne ha facoltà.

BATTAGLIA (PdL). Signora Presidente, intervengo sulla questione dell'industrializzazione del Meridione, riservando maggiore attenzione al problema che interessa fortemente il mio territorio e la mia città. Quindi, intervengo da siciliano diffidente, con la consapevolezza che questo Governo, contrariamente a quello che in Aula si dice, abbia fatto tutto il possibile nella vertenza con la FIAT. Non solo l'attuale Governo di centrodestra: sette anni fa il primo Governo Berlusconi, ponendosi il problema della questione FIAT di Termini Imerese, seppe affrontare la vicenda risolvendo il problema immediato.

Sette anni di rilassamento, sette anni di contraddizioni, sette anni che hanno portato, alla fine del percorso, alla conclusione già programmata della chiusura e della morte della FIAT a Termini Imerese, per una scelta che la FIAT ha ritenuto di dover fare pensando che lo stabilimento FIAT di Termini Imerese non potesse essere produttivo in termini economici.

E allora ecco il motivo della mia diffidenza. La FIAT abbandona il mercato siciliano e a un certo punto si apre una trattativa. A sostituire la FIAT, che ritiene di non poter portare a casa l'utile dell'impresa, verrebbe un'altra azienda che dovrebbe fare lo stesso lavoro della FIAT, che a Termini Imerese non faceva altro che assemblare. Poi, nel momento in cui il mercato dell'auto ha una perdita generale del 50 per cento, ecco che si vede spuntare questa società, che mi auguro sia la soluzione migliore, e ritengo che lo sia, dal momento che questo è il risultato finale. Penso, ripeto, che quello del gruppo Di Risio sia un risultato che verrà fuori, sperando che non sia una soluzione analoga a quella adottata per la società di navigazione T-Link Lines a Termini Imerese, che ha visto l'utilizzazione di un fondo finanziato dalla Regione Siciliana, e che ha poi fatto registrare, nell'arco di meno di un anno, una perdita di circa 20 milioni di euro. Non vorrei che questi 450 milioni di euro che vengono posti sulla bilancia del mercato termitano e siciliano facciano la stessa fine di quelli utilizzati da quella società.

Ecco qual è il motivo della mia diffidenza. Del resto, fino a ieri intorno al tavolo della trattativa c'era un colosso come la FIAT, che ha garantito lavoro e occupazione per tanti anni. La mia preoccupazione è che questi 450 milioni di euro, che in realtà tali non sono perché una parte di questi soldi rappresenterebbe un investimento sull'infrastrutturazione del porto e della viabilità di quel territorio, possano finire. Tra l'altro, sottolineo che gran parte del territorio è infrastrutturato, per cui mi chiedo, e chiedo, quali siano le infrastrutture che bisogna realizzare su quel territorio.

Esprimo dunque la grande preoccupazione, anche con una certa diffidenza, di cosa accadrà quando fra qualche anno, quando saranno finiti questi soldi. Anche se mi auguro che ciò non accada, chiedo comunque al Governo di farsi garante dell'utilizzo e dell'erogazione di questi fondi alla società che deve materialmente realizzare, concretizzare e tutelare il posto di lavoro a circa 2.000 unità lavorative, e relative famiglie. Io mi chiedo se questo non pone un problema che desta grande preoccupazione e che giustifica grande diffidenza, anche se resta la speranza dell'azione del Governo, che ha fatto il proprio dovere per intero, sia nella trattativa con la FIAT - per far sì che quest'ultima non se ne andasse da Termini Imerese - sia in quella antipatica, struggente e sottile tra il Governo, l'advisor Invitalia e alcune società che consideravano, come affacciate alla finestra, l'ipotesi del fondo Cape, gestito da un finanziere come Cimino. Forse sarebbe stata l'occasione per lui, che aveva gestito la T-Link Lines a Termini Imerese, di prendere in mano anche la continuità del lavoro della FIAT. Purtroppo per lui lo hanno arrestato e questo obiettivo forse non l'ha potuto raggiungere.

Caro Ministro, mi auguro che questo Governo, il mio Governo, sia attento nei passaggi perché come termitano e siciliano sono diffidente. Il controllo del passaggio del denaro tra lo Stato, la Regione e la società che deve realizzare questo grande progetto, deve essere metodico. Spero in ogni caso che questo progetto si realizzi, perché su di esso ci giochiamo l'immagine del ruolo che questo Governo ha svolto, ma soprattutto di una Sicilia e di un territorio che non vuole abdicare ad una vecchia vocazione industriale, che non ho mai condiviso, ma che è un dato di fatto. Rappresenta in ogni caso un percorso su cui dobbiamo continuare, visto che non siamo in condizione di riconvertire il tutto per realizzare a Termini Imerese la sua più grande industria: il turismo. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del ministro dello sviluppo economico, onorevole Romani, che ringrazio per la disponibilità.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 27 ottobre 2011

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani giovedì 27 ottobre, alle ore 10,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,06).

Allegato B

Testo integrale dell'intervento del ministro Romani in sede di informativa sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno

SCENARIO: LA REALTÀ INDUSTRIALE NEL MEZZOGIORNO

Al fine di comprendere la reale situazione aggiornata dello stato delle industrie operanti nel Mezzogiorno, sono preziosi i dati forniti dal "Rapporto SVIMEZ 2011 sull'economia del Mezzogiorno", che sono stati divulgati ampiamente nelle ultime settimane e che sicuramente tutti conosciamo approfonditamente.

È tuttavia importante analizzare alcuni dei dati che offrono un'immagine a "chiari e scuri" dell'economia in generale e nel Meridione d'Italia in particolare.

I dati macroeconomici evidenziano alcuni segnali di ripresa del settore industriale.

Nel 2010, infatti, il PIL è aumentato - nel Mezzogiorno - dello 0,2 per cento, in decisa controtendenza rispetto al -4,5 per cento del 2009, ma distante di un punto e mezzo percentuale dalla performance del Centro-Nord (+1,7 per cento), e comunque in lieve miglioramento nel confronto di medio periodo, dato che negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010, il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa del -0,3 per cento a fronte di un +3,5 per cento nel Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree del Paese.

All'interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all'Abruzzo con il +2,3 per cento, che recupera in parte il calo del 2009 (-5,8 per cento) grazie anche alla ripresa dell'industria, favorita dalle misure di sostegno e incentivazione dopo l'evento catastrofico del terremoto del 2009 e alla buona performance dei servizi.

Grazie alla crescita del terziario, registrano segni positivi anche la Sardegna con un +1,3 per cento e la Calabria (+1 per cento). Se la Sicilia è praticamente stazionaria (+0,1 per cento), registrano segni negativi Puglia (-0,2 per cento), Molise e Campania (-0,6 per cento).

Discorso a parte merita la Basilicata, che riporta il calo maggiore dell'attività produttiva a livello nazionale (-1,3 per cento), soprattutto per effetto del calo delle costruzioni (-8,4 per cento) e dei servizi (-0,6 per cento).

Per ciò che attiene più specificatamente alla produzione industriale, nel corso del 2010 l'indice ha fatto registrare un progresso, su scala nazionale, del 6,4 per cento. Il dato positivo registrato nel 2010 è in netta controtendenza con la variazione negativa, di inusuale intensità, sperimentata nel 2009 (-18,8 per cento).

A livello territoriale, nel 2010, la crescita ha interessato entrambe le macroaree, sebbene con intensità assai maggiore il Centro-Nord (5,3 per cento) in raffronto al Mezzogiorno (2,3 per cento).

Più in generale, la crescita relativamente maggiore dell'industria del Centro-Nord è da attribuire alla più elevata propensione all'export di questa macroarea (intorno al 25 per cento), rispetto a quella del Sud (pari al 10,6 per cento); circostanza che ha permesso alle Regioni centro-settentrionali di trarre maggiore beneficio da una ripresa trainata, per l'appunto, dalla domanda estera.

Molto resta da recuperare: il calo registrato nel 2008-2009 è stato infatti compensato solo per un terzo del totale.

L'incremento, nel comparto strettamente manifatturiero, è stato nel 2010 del +4,5 per cento a livello nazionale.

In particolare si registra un +2,4 per cento nel Mezzogiorno e +4,8 per cento nel Centro-Nord.

Tuttavia tre tra le principali branche del made in Italy, particolarmente presenti nel Sud (alimentari, carta e legno), hanno proseguito un trend negativo registrando in quest'area, nel 2010, rispettivamente -1,2 per cento, -1,4 per cento e -0,7 per cento.

Positivi, su tutte le aree, gli andamenti dei metalli e del chimico-farmaceutico.

Quanto all'occupazione, nel 2010 i posti di lavoro al Sud sono diminuiti del 5,6 per cento (-5,8 per cento nel manifatturiero) contro il -3,1 per cento del Centro-Nord.

Come già nel 2009, è proseguito il ricorso alla cassa integrazione, soprattutto straordinaria.

Da segnalare che tra il 2008 e il 2010 il manifatturiero meridionale ha perso quasi 130.000 posti di lavoro, il 15 per cento del totale, che si aggiungono ai 490.000 del Centro-Nord. Lo scenario è quindi quello di una profonda de-industrializzazione.

In discesa, al Sud, sono anche gli investimenti fissi lordi (-1,1 per cento nel 2010), rispetto al +3,9 per cento del resto del Paese.

Questi dati risentono anche, probabilmente, del trend degli interventi di incentivazione all'industria meridionale, che hanno segnato un forte calo dal 2007 ad oggi.

Per quanto riguarda le dinamiche imprenditoriali, nel 2010 l'industria in senso stretto nel Sud ha fatto registrare un ampio calo nel numero di nuove iscrizioni alle camere di commercio (-14,5 per cento), mentre nelle Regioni del Centro-Nord vi è stato un modesto aumento (3 per cento). Con riferimento alle cessazioni, sempre nell'industria in senso stretto, tra le due macroaree non emergono differenze rilevanti: -6,9 per cento nel Mezzogiorno e -5,3 per cento nel Centro-Nord.

A sintesi di questi andamenti, nel 2010 il saldo delle imprese è risultato negativo per 5.509 unità nel Sud, pari al -3,2 per cento dell'intero stock al 2010, mentre nel Centro-Nord la caduta si è commisurata in 1.114 unità, con un'incidenza percentuale (-2,3 per cento) sul totale delle imprese settoriali minore di quella riscontrata in riferimento al Mezzogiorno.

L'industria meridionale presenta, quindi, nel primo anno post-crisi, elementi di debolezza relativamente maggiori per quanto attiene alla capacità di creare nuove imprese, anche nel settore del commercio.

LA CRISI D'IMPRESA

Per ciò che attiene al mio Ministero, la strategia messa in campo e le azioni esperite per fronteggiare le situazioni di crisi sono state tempestive e complesse.

Il 2010 è stato l'anno di consolidamento della metodologia di gestione delle crisi, attraverso la definizione di linee di intervento sempre più specifiche e coordinate.

L'attività di gestione, a livello territoriale, è stata garantita dalla prosecuzione del servizio a sportello, che rimane uno strumento estremamente efficace per dare risposta alle numerose istanze provenienti sia dalle parti sociali che dalle istituzioni.

Dall'analisi dei casi sono emersi fattori endogeni di crisi riconducibili, essenzialmente, a tre elementi fondamentali.

In primo luogo, alla crisi strutturale di alcuni mercati, legati all'eccesso di capacità produttiva in alcuni segmenti quali l'auto, la chimica, la navalmeccanica e gli elettrodomestici, che impongono una seria ristrutturazione e/o riconversione delle strutture produttive. In questi comparti, strategici per la nostra economia, alcune imprese non sono riuscite ad attuare politiche aziendali adeguate, mentre altre hanno preferito spostare il proprio centro di interesse verso altre aree produttive.

In secondo luogo, ai problemi di finanziamento, dovuti essenzialmente ad una bassa capitalizzazione e ad un eccesso di esposizione, sul versante del debito, da parte di molte aziende soprattutto operanti nel settore del made in Italy.

Infine, all'eccessiva frammentazione del sistema produttivo, che ha determinato, nel corso degli anni, strategie produttive legate essenzialmente a logiche di mercato su base locale, poco attente alle dinamiche ed ai cambiamenti di mercato avvenuti a livello globale. In poche parole, vi è stata una scarsa preparazione all'impatto con la globalizzazione.

I TAVOLI DI CRISI ED IL SUD

Entrando nel merito delle attività del MISE, nel settore delle crisi d'impresa si evidenzia come, da gennaio a settembre 2011, presso il Ministero sono stati attivati 94 tavoli di crisi, di cui 17 riguardano aziende in amministrazione straordinaria.

Più in generale, dal 2008 ad oggi sono stati aperti e gestiti presso il Ministero 191 tavoli di crisi.

Di questi:

52 sono stati sostanzialmente risolti, anche se il tavolo resta formalmente aperto per accompagnare la chiusura delle vertenze e le relative procedure;

30 sono in corso di monitoraggio. Si tratta di vertenze risolte che il MISE continua a monitorare, anche a distanza di tempo dall'avvenuta risoluzione;

15 sono in "stand by". Sono tavoli considerati "sospesi" perché le vertenze, per i motivi più diversi, non hanno più richiesto l'azione del Ministero. Si tratta di quelli, per esempio, che sono stati risolti autonomamente.

I tavoli di crisi riguardanti le aziende operanti nel Mezzogiorno, ovvero in Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia (vale a dire con almeno un impianto produttivo attivo nelle suddette Regioni), dal 2008 ad oggi, sono 66.

I principali settori coinvolti sono: l'automotive, la moda, l'arredamento, l'ICT, la cantieristica, gli elettrodomestici, il vetro e la ceramica industriale.

Nel 2011 sono da considerare attivi 26 tavoli riguardanti imprese del Sud corrispondenti al 39 per cento di quelli aperti dall'inizio della legislatura.

Le principali vertenze trattate hanno riguardato i casi seguenti.

Per il settore dell'automotive, Irisbus S.p.A., stabilimento di Valle Ufita (AV).

II MISE ha seguito, fin dal mese di luglio scorso, la difficile situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del Gruppo FIAT Industrial di cessare la propria attività di produzione di autobus granturismo e per trasporto urbano e di cedere il sito ad un nuovo imprenditore.

La cessazione di attività è stata attribuita agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato un forte calo, e alla forte presenza di concorrenza internazionale. Per far fronte a tale situazione, si è fatto ricorso dall'agosto 2010 alla cassa integrazione per tutti i dipendenti.

Il Ministero dello sviluppo economico, nell'agosto scorso, ha proposto una mediazione che avrebbe risolto positivamente l'insieme dei problemi occupazionali e salvato la vocazione industriale del sito.

In particolare, l'obbiettivo riguardava il mantenimento di un'attività industriale che avrebbe fatto capo alla società DR che produce autovetture e la salvaguardia, con il concorso diretto della FIAT, di tutta l'occupazione attualmente in forza allo stabilimento. La proposta dell'Amministrazione, condivisa dalla FIAT e dalle istituzioni locali, non ha trovato il consenso delle organizzazioni sindacali, in seguito alle consultazioni con i lavoratori.

Successivamente, il Ministero, in stretto raccordo con la Presidenza del Consiglio, ha continuato i colloqui con le parti e lo scorso 21 settembre ha convocato FIAT Industrial, ANFIA e i segretari generali di CGIL, CISL, UIL e UGL per ricercare una intesa capace di evitare la chiusura definitiva dello stabilimento.

Tale riunione si è conclusa con la proposta, rivolta all'Irisbus, di continuare l'attività produttiva fino ai 31 dicembre prossimo, per consentire la ricerca di eventuali ulteriori imprenditori interessati all'acquisizione del sito.

Il 26 settembre scorso tale progetto è stato respinto in assemblea dalla RSU.

In seguito a tale presa di posizione, l'Irisbus ha aperto il 30 settembre la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito.

Il MiSE è in contatto costante con tutte le parti interessate e appena se ne presenteranno le condizioni le riconvocherà per offrire la propria mediazione per una soluzione positiva della vertenza.

Un altro caso importante è quello del polo industriale di Termini Imerese.

Nel sito si trovano attualmente impianti produttivi di proprietà di FIAT Group Automobiles S.p.A. e di Plastic Components and Modules Automotive S.p.A. (Magneti Marelli); anche queste ultime società appartenenti al gruppo facente capo a FIAT S.p.A.

Il piano di riorganizzazione del Gruppo FIAT prevede, a far data dal primo gennaio 2012, la cessazione della produzione di autovetture, che comporta la necessità di riqualificare l'area summenzionata al fine di destinarla all'insediamento di nuove attività produttive e di ricollocare la totalità del personale a quella data impiegato.

Come Ministero abbiamo istituito, in data 5 febbraio 2010, una task force per la ricognizione, l'individuazione e la conseguente concertazione delle misure necessarie a promuovere la riqualificazione, l'eventuale riconversione e la reindustrializzazione del polo industriale di Termini Imerese, con la partecipazione della Regione Sicilia e con il supporto di Invitalia.

Nella riunione d'insediamento, la task force ha stabilito le linee guida per un'unitaria manovra d'intervento, che promuova, con il concorso di tutti gli enti e le istituzioni interessate, nuove iniziative produttive. Esse devono essere in grado non solo di valorizzare prioritariamente le specificità e le specializzazioni che il territorio interessato rappresenta nei settori dell'automotive, mantenendo la vocazione originale del polo industriale di Termini Imerese e favorendo il riutilizzo diretto degli impianti e degli asset in dismissione, ma anche di consentire l'innesto nel territorio di imprese operanti in altri settori, al fine di favorire il reimpiego dei lavoratori interessati dal processo di dismissione. Questo, per sortire il risultato di diversificare, in chiave anticiclica, i rischi connessi all'andamento dei rispettivi mercati di riferimento.

Ciò premesso, il 21 dicembre 2010, Invitalia, incaricata di predisporre un piano di sviluppo volto a individuare le iniziative da attuare, ha presentato al MISE la lista di proposte per la riconversione del polo industriale di Termini Imerese che presentano un grado di definizione tale da poter dar vita a concrete opportunità.

Sono state selezionate cinque iniziative imprenditoriali da realizzarsi nell'area citata, di cui una nel settore della strumentazione medica (Lima-Lto S.p.A), una nel settore delle produzioni televisive (Medstudios S.p.A), una nel settore energetico (Biogen Termini S.p.A), una nella logistica (NewCoop S.Coop.p.A.) e una relativa al settore dell'automotive (DR Motor).

In particolare, la DR Motor, della famiglia molisana Di Risio, subentrerà alla FIAT a Termini Imerese rilevando l'attività del settore automotive tramite l'attuazione di un piano industriale che prevede investimenti complessivi per 125 milioni di euro, di cui 75 milioni di euro per la ricerca, la formazione e l'industrializzazione dei quattro nuovi modelli che verranno prodotti sul sito. I restanti 50 milioni di euro saranno destinati all'ammodernamento del sito produttivo. Tali investimenti consentiranno, a regime (2015), di garantire un'occupazione pari a 1.312 addetti con un volume produttivo di circa 60.000 auto l'anno distribuite su quattro nuovi modelli.

Lo strumento utilizzato a tal fine è quello dell'accordo di programma che è stato approvato da tutte le parti interessate ed ora è pienamente operativo.

Le risorse messe a disposizione da MiSE e Regione Siciliana per l'accordo di programma ammontano a 450 milioni di euro così ripartiti: 100 milioni dal MISE per sostenere gli investimenti industriali e 350 milioni della Regione Siciliana per le infrastrutture (porto di Termini Imerese e viabilità connessa), per il sostegno alla occupazione, oltre che per le necessarie garanzie finanziarie a favore degli imprenditori.

Per ciò che attiene, invece, al settore della cantieristica è da ricordare il tavolo di confronto relativo al sito produttivo Fincantieri di Castellammare di Stabia (700 addetti).

Tale settore, come noto, sta vivendo una fase di crisi internazionale molto difficile che ha determinato un crollo degli ordinativi a livello globale e una crescita della penetrazione commerciale dei cantieri asiatici, in particolare sulle navi da trasporto merci.

In questo contesto di forte difficoltà, il Governo italiano sta seguendo con grande attenzione l'evoluzione del settore, nella piena consapevolezza del ruolo fondamentale della cantieristica nell'industria nazionale, sia sotto il profilo del valore tecnologico del prodotto, sia sotto quello della rilevanza dell'indotto, in particolare in alcune aree del Paese.

Per affrontare tempestivamente gli effetti della crisi internazionale, il Governo sta operando sia con iniziative autonome, sia in raccordo con le iniziative della Commissione europea.

A livello nazionale è stato istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, fin dal 2008, un tavolo di confronto con tutte le parti interessate che ha portato alla sottoscrizione di un importante protocollo d'intesa nel dicembre 2009.

A livello europeo il Governo italiano sta sostenendo l'azione intrapresa dal vice presidente Antonio Tajani, mirata a dare nuovo impulso alla strategia europea a sostegno della riqualificazione del settore.

In particolare, la Commissione si sta muovendo lungo tre direttrici:

- il rilancio del ruolo della BEI nei finanziamenti alla cantieristica;

- l'estensione al 2020 del programma "Leadership 2015", che prevede la possibilità di concedere aiuti al settore per attività di ricerca e sviluppo e per la costituzione di un fondo europeo di garanzia per gli investimenti pre delivery;

- la definizione di un quadro di riferimento europeo per la rottamazione dei traghetti, finalizzata alla riduzione dell'impatto ambientale delle attività marittime.

In base agli esiti del confronto che si sta sviluppando in Europa, il Governo italiano adotterà misure coerenti con gli indirizzi che saranno assunti in sede comunitaria.

In ogni caso, questo intervento, oneroso per il Paese, dovrà garantire l'occupazione e la difesa delle professionalità presenti nelle diverse aree.

Per quel che riguarda il sito di Castellammare di Stabia, come MISE abbiamo avviato con la Regione, la Provincia di Napoli, il Comune di Castellammare di Stabia e l'Autorità portuale, la preparazione di un protocollo di intesa per il rilancio produttivo e occupazionale del cantiere e dell'indotto. La firma dello stesso è prevista entro novembre prossimo.

Infine, per affrontare la questione degli ammortizzatori sociali, il Governo si è impegnato ad attivare presso il Ministero del lavoro un tavolo per la definizione delle necessarie proroghe della cassa integrazione, cantiere per cantiere, come già realizzato con il concorso della Regione Campania anche nei confronti dei lavoratori dell'indotto.

Merita grande attenzione anche il settore delle ICT (Information and communication technology).

Per quanto concerne tale settore, il MISE sta seguendo con molta attenzione le crisi relative alle società Agile ed Eutelia, ambedue in amministrazione straordinaria.

Infatti, con decreti del 14 luglio 2010, il tribunale di Roma ed il tribunale di Arezzo hanno dichiarato rispettivamente l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria di Agile e di Eutelia. Si sono così aperte due distinte procedure caratterizzate dall'elevata criticità.

La società Agile è dislocata anche in cinque Regioni del Sud: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia con oltre 350 addetti.

Il 7 marzo scorso sono stati approvati i programmi di cessione dei complessi aziendali facenti capo alle due società. A tale riguardo, le disposizioni contenute nel decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (articolo 8, comma 3 lettera c), convertito con legge n. 106 del 2011, fortemente voluto proprio dal nostro Ministero consentono di assicurare, attraverso specifici atti di indirizzo ai commissari, che i programmi e le conseguenti procedure di vendita di Agile ed Eutelia siano coordinati e finalizzati alla salvaguardia dell'unità operativa dei rispettivi complessi aziendali, al fine di garantire, tramite lo sfruttamento di possibili sinergie tra i medesimi, la vendita combinata e/o integrata delle attività ed il maggior assorbimento occupazionale.

Il 17 giugno scorso, il Ministero dello sviluppo economico ha adottato una direttiva relativa ai programmi ed alle conseguenti procedure di cessione dei complessi aziendali facenti capo alle società Agile ed Eutelia, finalizzata ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi fissati dal legislatore.

Essendo scaduto il termine per la presentazione delle offerte di acquisto dei complessi aziendali Agile ed Eutelia, si è in attesa di conoscere l'esito della gara con la valutazione delle offerte pervenute.

Da subito, tuttavia, il MISE ha attivato con tutte le Regioni interessate (e in particolare delle cinque del Sud) un percorso finalizzato alla ricerca di opportunità professionali per tutti i lavoratori (e purtroppo non saranno poche decine) che non potranno essere assorbiti dal nuovo acquirente. In questa azione è di supporto anche il Ministero del lavoro e Italia Lavoro.

Il Ministero dello sviluppo economico sta seguendo con attenzione anche la vicenda della FIREMA, società operante nel settore ferroviario che occupa circa 690 addetti tra il sito di Caserta e quello di Tito (PZ).

Il 2 agosto 2010 la società è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. Al momento è attiva ed il commissario nominato è impegnato nel mantenimento delle commesse in corso di esecuzione, che sono state rinegoziate (Trenitalia e Regioni Campania, Lombardia e Sardegna) al fine di salvaguardare l'operatività dell'azienda in vista della ricollocazione sul mercato. Infatti, lo scorso 18 marzo è stata autorizzata l'esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali, che ha la durata di un anno eventualmente prorogabile. Parallelamente ed a supporto dell'attività del commissario, il MISE ha già notificato alla Commissione europea la richiesta di garanzia pubblica sui finanziamenti bancari che possono garantire la liquidità necessaria per la continuità produttiva. Inoltre, in sinergia con il Ministero del lavoro si sta operando per garantire la continuità degli ammortizzatori sociali per i lavoratori attualmente non impegnati nelle attività produttive.

CASI RISOLTI

Vale la pena evidenziare che dei 38 tavoli attivi riguardanti le aziende operanti nel Sud sono stati risolti, negli ultimi mesi, 16 casi tra cui si segnalano le società: British American Tobacco, Itierre, Indesit, CESAME, Nexans Alcatel Lucent (centro di ricerca di bari) e BTP Tecno (anch'essa già alcatel lucent). Sono in via di risoluzione, inoltre, le crisi riguardanti la società Miroglio (220 addetti) nei siti di Ginosa e Castellaneta dove è previsto l'insediamento di nuove attività produttive.

FONDO PER IL SALVATAGGIO E LA RISTRUTTURAZIONE DELLE IMPRESE IN DIFFICOLTÀ

Nell'ambito degli strumenti a sostegno delle imprese in crisi, occorre evidenziare che con il decreto-legge n. 35 del 2005 (convertito con legge n. 80 del 2005) è stato istituito il Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà che, attivo dal 5 luglio 2010, allo stato dispone di una dotazione finanziaria di circa 80 milioni di euro.

L'aiuto consiste esclusivamente nella concessione di garanzia statale - di natura solidale (ex articolo 1944 del codice civile) - sui finanziamenti bancari richiesti dall'impresa in difficoltà.

Per quanto riguarda, in particolare, le imprese localizzate al Sud, risultano presentate e positivamente valutate domande per un importo di aiuto, pari a euro 5.500.000, relative a società, quali la ORMA S.r.l., con sede in Pisticci Scalo (Matera), con una richiesta di aiuto per un importo di euro 2.500.000 e la Mauro Demetrio, con sede in Villa San Giovanni (RC), per l'importo di euro 3.000.000.

Allo stato risulta in fase istruttoria da parte di Invitalia la domanda al salvataggio presentata dalla V.E.PR.AL. S.p.A. con sede in Campania.

PRINCIPALI INTERVENTI A SOSTEGNO DELLE IMPRESE OPERANTI NEL MEZZOGIORNO

Il nuovo regime di aiuto istituito con il decreto ministeriale del 23 luglio 2009 costituisce, allo stato attuale, il più grande supporto agli interventi industriali nel Mezzogiorno. Esso mira, infatti, ad agevolare la realizzazione di investimenti produttivi riguardanti le aree tecnologiche prioritarie dei "Progetti di Innovazione Industriale" - efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie - per il made in Italy.

La norma ha trovato attuazione nei tre decreti ministeriali del 6 agosto 2010 rivolti alle quattro Regioni dell'obiettivo Convergenza e finanziati con fondi strutturali, per un importo complessivo di 500 milioni di euro a valere sulle tre misure.

Di particolare rilievo è la misura attuata dal Governo con il contratto di sviluppo (decreto ministeriale del 24 settembre 2010).

Tale strumento è finalizzato a favorire la realizzazione di investimenti di rilevante dimensione per il rafforzamento della struttura produttiva del Paese, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno.

Lo strumento, reso operativo lo scorso 29 settembre, vede ad oggi presentate 122 istanze di accesso, per un totale di investimenti potenzialmente attivabili per circa 5.900 milioni di euro. Il 48 per cento delle proposte progettuali complessivamente presentate riguarda il settore turismo; il 22,1 per cento è relativo al settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; il 23,8 per cento al settore industriale ed il 4,9 per cento al commercio.

La dotazione finanziaria iniziale è di 400 milioni di euro da destinare prioritariamente alle aree obiettivo Convergenza del Mezzogiorno.

Particolare menzione merita il fondo di garanzia (legge n. 662 del 1996, articolo 2).

Tale Fondo rappresenta un efficace strumento messo a disposizione delle imprese per ottenere l'accesso al credito.

Esso interviene attraverso garanzia diretta e controgaranzia su operazioni finanziarie a beneficio delle PMI.

Nel 2009 sono state istituite riserve speciali (o "sezioni") per le Regioni meridionali, istituite dal Ministero dello sviluppo economico.

Si tratta della riserva speciale con risorse del POI "Energie rinnovabili e risparmio energetico 2007-2013", per 96 milioni di euro e della riserva speciale a valere sul PON "Ricerca e competitività 2007-2013" per 100 milioni di euro.

Per migliorare l'effettivo utilizzo della riserva PON, sono state recentemente assunte decisioni mirate.

In particolare, l'importo massimo garantibile è stato portato da 1,5 a 2,5 milioni di euro, il massimo consentito dalla disciplina comunitaria, e sono state modificate, semplificandole, le modalità di accesso alla sezione.

È da evidenziare, infine, che si provvederà a promuovere a livello territoriale l'utilizzo della sezione attraverso il coinvolgimento delle associazioni di categoria.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, Gentile, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Pera e Villari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bonino, per attività di rappresentanza del Senato; Amoruso, per attività dell'Unione interparlamentare; Rutelli, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Lannutti, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

In data 13 e 24 ottobre 2011, sono state trasmesse alla Presidenza due risoluzioni:

dalla 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, Ordinamento generale dello Stato e della Pubblica amministrazione) approvata nella seduta del 12 ottobre 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'anno europeo dei cittadini 2013 (COM (2011) 489 definitivo) (Doc. XVIII, n. 109);

dalla 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) approvata nella seduta del 20 ottobre 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/32/CE relativa al tenore di zolfo nei combustibili per uso marittimo (COM (2011) 439 definitivo) (Doc. XVIII, n. 111).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro affari esteri

Ministro ambiente

(Governo Berlusconi-IV)

Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991 (1474-B)

(presentato in data 26/10/2011 )

S.1474 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.22, S.47, S.106, S.381); C.2451 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati (assorbe C.12, C.1298).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

DDL Costituzionale

Regione Sardegna

Modifica dell'articolo 16 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, (Statuto speciale per la Sardegna), concernente la composizione del Consiglio regionale (2991)

(presentato in data 25/10/2011 ) ;

Senatori Poretti Donatella, Perduca Marco

Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, volte a consentire incontri tra i detenuti e gli internati conduttori di cani con il loro animale (2992)

(presentato in data 26/10/2011 ) ;

Senatori Poretti Donatella, Perduca Marco

Trasferimento del giudizio di pericolosità sociale dalle misure cautelari alle misure di prevenzione (2993)

(presentato in data 26/10/2011 ) ;

Senatori Poretti Donatella, Perduca Marco

Nuove norme in materia di praticanti procuratori (2994)

(presentato in data 26/10/2011 ) .

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 25 ottobre 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 30, commi 8 e 10, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione dell'articolo 30, comma 9, lettere a), b), c) e d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di valutazione degli investimenti relativi a opere pubbliche (414).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente nonchè - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5a Commissione permanente. Le predette Commissioni esprimeranno i rispettivi pareri entro il 25 dicembre 2011. La 1a Commissione potrà formulare osservazioni alla 8a Commissione entro il 5 dicembre 2011.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 25 ottobre 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 30, commi 8 e 10, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione dell'articolo 30, comma 9, lettere e), f) e g), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di procedure di monitoraggio sullo stato di attuazione delle opere pubbliche, di verifica dell'utilizzo dei finanziamenti nei tempi previsti e costituzione del fondo opere e del fondo progetti (415).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 8a Commissione permanente nonchè - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5a Commissione permanente. Le predette Commissioni esprimeranno i rispettivi pareri entro il 25 dicembre 2011. La 1a Commissione potrà formulare osservazioni alla 8a Commissione entro il 5 dicembre 2011.

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 18 ottobre 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la relazione sul conto consolidato di cassa delle amministrazioni pubbliche, comprensiva del raffronto con i risultati del precedente biennio, aggiornata al 31 marzo 2011 (Doc. XXV, n. 12).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 21 ottobre 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 59, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, la relazione concernente l'esito delle verifiche degli effetti sul piano occupazionale degli interventi attuati a carico del Fondo a gestione bilaterale per la riorganizzazione ed il risanamento della Società Ferrovie dello Stato SpA, relativa all'anno 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. CLXXXI, n. 4).

Governo, ritiro di proposte di nomina

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 26 ottobre 2011, ha comunicato il ritiro della proposta di nomina del signor Matteo Marzotto a Presidente dell'ENIT - Agenzia nazionale del turismo (n. 127).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 19 ottobre 2011, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria della Fondazione ENPAIA - Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, per gli esercizi 2008 e 2009. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente.

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa (Doc. XV, n. 344).

Parlamento europeo, trasmissione di documenti

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 29 settembre 2011, ha inviato il testo di trentuno risoluzioni, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 12 al 15 settembre 2011; è stata trasmessa altresì una dichiarazione scritta che ha raccolto le firme della maggioranza dei componenti del Parlamento europeo:

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio che istituisce un'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex) (Doc. XII, n. 826). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso (Doc. XII, n. 827). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante abrogazione di alcuni atti obsoleti del Consiglio nel settore della politica agricola comune (Doc. XII, n. 828). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante abrogazione di alcuni atti obsoleti del Consiglio (Doc. XII, n. 829). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 429/73 che fissa le disposizioni speciali per l'importazione nella Comunità di determinate merci originarie della Turchia contemplate dal regolamento (CEE) n. 1059/69 e il regolamento (CE) n. 215/2000 che proroga per il 2000 le misure previste dal regolamento (CE) n. 1416/95 che stabilisce talune concessioni sotto forma di contingenti tariffari comunitari nel 1995 per determinati prodotti agricoli trasformati (Doc. XII, n. 830). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (testo codificato) (Doc. XII, n. 831). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle modalità d'accesso al servizio pubblico regolamento offerto dal sistema globale di navigazione satellitare risultante dal programma Galileo (Doc. XII, n. 832). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, in nome dell'Unione europea, dell'accordo internazionale del 2006 sui legni tropicali (Doc. XII, n. 833). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a, alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera relativa alla protezione delle denominazioni d'origine e delle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli ed alimentari, recante modifica dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul commercio di prodotti agricoli (Doc. XII, n. 834). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e il Regno di Norvegia relativo alla concessione di preferenze commerciali supplementari per i prodotti agricoli sulla base dell'articolo 19 dell'accordo sullo Spazio economico europeo (Doc. XII, n. 835). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea, la Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein recante modifica all'accordo aggiuntivo fra la Comunità europea, la Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein che estende a quest'ultimo l'accordo fra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul commercio di prodotti agricoli (Doc. XII, n. 836). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa all'approvazione, a nome dell'Unione europea, della convenzione per la conservazione e la gestione delle risorse alieutiche d'alto mare nell'Oceano Pacifico meridionale (Doc. XII, n. 837). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio sulla conclusione di un accordo tra l'Unione europea e il governo della Repubblica federativa del Brasile in materia di sicurezza dell'aviazione civile (Doc. XII, n. 838). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio riguardante la conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia relativo alla procedura di consegna tra gli Stati membri dell'Unione europea e l'Islanda e la Norvegia (Doc. XII, n. 839). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sull'attuazione della direttiva sulla mediazione negli Stati membri, impatto della stesa sulla mediazione e sua adozione da parte dei tribunali (Doc. XII, n. 840). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 378/2007 del Consiglio relativamente alle norme per l'applicazione della modulazione volontaria dei pagamenti diretti nell'ambito della politica agricola comune (Doc. XII, n. 841). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'applicazione di alcuni orientamenti sui crediti all'esportazione che beneficiano di sostegno pubblico (Doc. XII, n. 842). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 6a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla gestione attuale e futura della pesca nel Mar Nero (Doc. XII, n. 843). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'integrità e la trasparenza del mercato dell'energia (Doc. XII, n. 844). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla 27a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea (2009) (Doc. XII, n. 845). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sull'accesso del pubblico ai documenti (articolo 104, paragrafo 7, del Regolamento) per il 2009-2010 (Doc. XII, n. 846). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sull'andamento dei negoziati sull'agenda di Doha per lo sviluppo (Doc. XII, n. 847). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione su una migliore legiferazione, sulla sussidiarietà, la proporzionalità e la normativa intelligente (Doc. XII, n. 848). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione su un approccio globale alle emissioni antropiche diverse dal biossido di carbonio (CO2) che incidono sul clima (Doc. XII, n. 849). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla situazione in Libia (Doc. XII, n. 850). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla Siria (Doc. XII, n. 851). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla posizione dell'UE e il suo impegno in vista della riunione di alto livello delle Nazioni Unite dedicata alla prevenzione e al controllo delle malattie non trasmissibili (Doc. XII, n. 852). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla strategia politica dell'Unione europea per la Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2012 dell'UIT (WRC-12) (Doc. XII, n. 853). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla Bielorussia: l'arresto del difensore dei diritti umani Ales Bialatski (Doc. XII, n. 854). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;

una risoluzione sull'Eritrea: il caso di Dawit Isaak (Doc. XII, n. 855). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;

una dichiarazione scritta sull'epilessia (Doc. XII, n. 856). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulle attività della Commissione per le petizioni relative al 2010 (Doc. XII, n. 857). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Lannutti e Peterlini hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00426 (testo 2) dei senatori Bruno ed altri.

I senatori Saro, Tofani e Bevilacqua hanno aggiunta la propria firma alla mozione 1-00486 della senatrice Poli Bortone ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 19 al 26 ottobre 2011)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 142

ARMATO: sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel Nord Italia (4-04134) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)

COSTA: sul credito d'imposta per gli investimenti in campagne pubblicitarie localizzate in specifiche aree territoriali (4-05589) (risp. CESARIO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze)

FLERES: sulla gestione del Comune di Paternò (Catania) (4-04406) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)

SARRO: su una deliberazione del consiglio comunale di Sparanise (Caserta) (4-03580) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)

Interrogazioni

SANNA, CABRAS, SCANU - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, previsto dall'articolo 114, comma 10, della legge n. 388 del 2000 e istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle attività produttive ed il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 16 ottobre 2001, vede i suoi organi amministrativi (presidente e consiglio direttivo) commissariati dal 7 febbraio 2007;

l'esperienza ormai decennale del Parco geominerario, compreso nella rete mondiale dei geoparchi organizzata dall'UNESCO, è seriamente posta in discussione da tale situazione di precarietà amministrativa, dal mancato coinvolgimento delle autonomie locali nella gestione delle azioni, da una più generale perdita degli indirizzi e della funzione dell'organismo, immaginato in origine come uno dei più importanti motori di sviluppo locale nelle aree minerarie dismesse della Sardegna;

da circa un mese la Consulta delle Associazioni del Parco manifesta davanti alla sede della Regione Sardegna per sollecitare la fine del commissariamento ed il rilancio del geominerario. Analoga sollecitazione proviene dalla assemblea dei settanta sindaci dei Comuni del Parco,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali ragioni impongono, dopo quattro anni e otto mesi dal suo inizio, il commissariamento del Parco e impediscono la ricostituzione degli organi previsti dal decreto istitutivo;

se il Ministro in indirizzo sia pervenuto ad intesa con la Regione autonoma della Sardegna, secondo quanto previsto dalla legge, al fine di apportare al decreto istitutivo del Parco geominerario le modifiche invocate come giustificazione delle continue proroghe al commissariamento e, in caso contrario, quali motivi lo abbiano ad oggi impedito;

se, riformando gli organi del Parco, il Governo intenda valorizzare, nell'auspicabile ridimensionamento del numero complessivo degli amministratori, la rappresentanza delle autonomie locali.

(3-02463)

FIORONI, AGOSTINI, FERRANTE - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:

da notizie diffuse sulla stampa locale umbra si apprende che, nel contesto di un più complessivo riordino organizzativo, alcune stazioni dei Carabinieri nel comprensorio della Valnerina verranno chiuse mentre altre, tra cui quella presente nel Comune di Norcia, sarebbero soggette nel prossimo futuro ad un ridimensionamento;

in particolare il Comune di Norcia risulterebbe particolarmente danneggiato dal ridimensionamento della Caserma dei Carabinieri, dal momento che essa rappresenta per la cittadinanza un fondamentale punto di riferimento;

valutato inoltre che:

Norcia è un centro caratterizzato dalla particolare vivacità culturale, e promuove ed ospita con grande frequenza numerose manifestazioni storiche, culturali e artistiche che attirano visitatori da tutta Italia e dal mondo, necessitando così di una presenza delle Forze dell'ordine per la serenità e la riuscita di suddette manifestazioni;

negli ultimi anni Norcia si è vista privata della sede della Pretura, del vescovato e dello sportello Istituto nazionale della previdenza sociale e pertanto anche la privazione o il solo ridimensionamento della Caserma dei Carabinieri rappresenterebbe un danno elevato per i cittadini;

considerato infine che:

lo stato di previsione del Ministero della difesa (tab. 11) recava per il 2011 stanziamenti per la missione "Difesa e sicurezza del territorio" di 18.549 milioni di euro con una riduzione di 1.745 milioni pari circa all'8,6 per cento in meno rispetto alle previsioni assestate per il 2010 (si veda la legge 13 dicembre 2010, n. 221, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011");

è pertanto deducibile che la necessità di ridimensionare e razionalizzare la presenza dell'Arma dei carabinieri sia proprio conseguenza di una siffatta politica di tagli operata a livello centrale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano al corrente di quanto esposto in premessa relativamente alla situazione della Valnerina e, in particolare, di Norcia;

se non ritengano di dover predisporre tutte le misure di carattere normativo, ivi compreso un incremento delle risorse destinate all'Arma dei Carabinieri, necessarie a far sì che interi territori, quali quello della Valnerina, e Comuni di rilevanza storica e culturale quale Norcia non rimangano sprovvisti della fondamentale e rassicurante presenza dell'Arma dei Carabinieri.

(3-02464)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BELISARIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

risulta all'interrogante che nei giorni scorsi circa 150 migranti, provenienti dall'Egitto, sono sbarcati a Bari in cerca di rifugio, protezione ed assistenza;

71 di essi sono stati rimpatriati subito dopo la conclusione delle attività ispettive e di identificazione, senza aver potuto incontrare, così come richiesto, i responsabili del progetto Praesidium - finanziato dal medesimo Ministero dell'interno - al fine di individuare i soggetti vulnerabili, quali minori erroneamente riconosciuti maggiorenni o i richiedenti protezione internazionale;

dalle testimonianze fornite dai migranti non rimpatriati e trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Bari, la quasi totalità del gruppo appartiene alla minoranza cristiana-copta, oggetto, negli ultimi anni, di violentissime persecuzioni in territorio egiziano e non solo;

non è purtroppo la prima volta che le autorità italiane agiscono in tal modo, non permettendo alle organizzazioni operanti all'interno del progetto Praesidium - Alto Commissariato Onu per i rifugiati UNHCR, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children - l'accesso alle strutture di identificazione, rendendo impossibile a queste ultime stabilire il fondamentale contatto con i migranti sbarcati in Puglia per una corretta assistenza e protezione;

il divieto posto agli operatori delle richiamate organizzazioni è stato motivato, pretestuosamente, con esigenze legate alle indagini e alle procedure d'identificazione; tuttavia l'accesso non è stato consentito neppure al fine di verificare le suddette attività;

comportamenti analoghi da parte delle autorità italiane non si sono mai registrati, durante questo anno, nell'isola di Lampedusa nella quale sono giunti oltre 50.000 migranti;

considerato che:

la legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", ha introdotto nell'ordinamento - attraverso un'integrazione al testo unico sull'immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 - il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato;

l'articolo 10 del medesimo testo unico sull'immigrazione prevede che il respingimento non può applicarsi nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari;

in particolare l'articolo 19 dello stesso testo unico stabilisce che in nessun caso può disporsi il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione;

numerosi sono stati i casi nei quali migranti - senza conoscere se tra di loro fossero minori di 18 anni - sono stati accompagnati coattamente dalla Capitaneria di porto - Guardia Costiera e dalla Guardia di finanza in Libia ed in Tunisia, senza che sia stato compiuto alcun accertamento volto ad appurare se tra gli stranieri respinti fossero richiedenti asilo: un accertamento non derogabile anche in considerazione degli eventi tragici degli ultimi mesi;

la Corte di giustizia dell'UE, solo pochi mesi fa, ha sancito che il reato di clandestinità può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali, rilevando fra l'altro che la direttiva rimpatri (2008/115/CE) non era stata trasposta nell'ordinamento giuridico italiano entro il termine previsto, ma solo in data 23 giugno 2011;

l'art. 10 della Costituzione repubblicana sancisce solennemente che "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge";

la Costituzione vincola quindi solennemente l'ordinamento alla solidarietà internazionale. Tale impegno non può che realizzarsi attraverso l'emanazione di disposizioni in tutto coincidenti con le norme del diritto internazionale, sia scritte sia derivanti dalla consuetudine e riconosciute dalla comunità internazionale;

considerato inoltre che l'interrogante, in relazione al sopraindicato e gravissimo problema, ha già presentato: a) atti di indirizzo: n. 1-00443 (pubblicato il 28 giugno 2011, Seduta n. 574), n. 1-00250 (pubblicato il 2 marzo 2010, Seduta n. 343); n. 1-00361 (pubblicato il 12 gennaio 2011, Seduta n. 484); b) atti di controllo, per i quali non ha ottenuto risposta dal Governo: n. 2-00074 (pubblicato il 12 maggio 2009, Seduta n. 204); n. 4-01959 (pubblicato il 16 settembre 2009, Seduta n. 253); n. 4-04586 (pubblicato il 16 febbraio 2011, Seduta n. 503); n. 4-04901 (pubblicato il 30 marzo 2011, Seduta n. 530);

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali opportune ed urgenti azioni intenda porre in essere al fine di verificare nel dettaglio l'operato delle autorità competenti, evitando che in futuro analoghe situazioni si ripetano nel caso di migranti in arrivo nel Paese.

(3-02465)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

LENNA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

gli uffici di Poste italiane della città di Udine e dell'intera Provincia registrano da qualche mese frequenti disservizi che si protraggono, spesso, a lungo e causano gravi danni ai moltissimi utenti che giornalmente si recano in posta per svolgere operazioni di prelievo, pagamento o inoltro corrispondenza;

dette interruzioni di servizio sarebbero provocate da un cosiddetto "buco" nel software che impedisce, tra l'altro, un ritorno alla normale operatività in tempi brevi;

considerato che:

Poste italiane ha scelto di inserirsi nel mercato globale intraprendendo una missione aziendale comprendente nuove attività quali la vendita di prodotti di risparmio, di libri, di riviste o di schede telefoniche;

Poste italiane, tuttavia, non ha, parimenti, a giudizio dell'interrogante, adeguatamente testato il software per evitare tutti i problemi sopra evidenziati;

il sistema operativo di Poste italiane, gestito direttamente a Milano, non consente alle strutture locali neanche la semplice comunicazione di informazioni all'utenza riguardo all'eventuale ripresa del servizio in caso di interruzione,

preso atto che tale stato di cose sta preoccupando le comunità di interi territori,

l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e in quali modi intendano intervenire al fine di evitare che ulteriori cosiddetti "buchi" al software di Poste italiane danneggino l'operatività degli uffici postali, particolarmente di quelli presenti a Udine e Provincia, con gravi disagi per gli utenti.

(4-06163)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

Sebastiano Pitruzzello, industriale del "parmesan", è tra i 25 nuovi cavalieri che hanno ricevuto la croce greca bordata d'oro nel novembre 2011 attraverso la cerimonia ufficiale. Italo-australiano, emigrato negli anni Sessanta nello Stato di Victoria, è il produttore di "Parmesan cheese", "ricotta", "bocconcini", "pecorino", "mascarpone", "provolone", ma anche "mozzabella";

sono infatti questi alcuni dei prodotti di punta che hanno consentito al nuovo Cavaliere del lavoro, grazie all'azienda creata da quasi quarant'anni fa in Australia, di essere fregiato del titolo. L'industriale, emigrato negli anni Sessanta nello Stato australiano di Victoria, ha cominciato la sua attività prima in modo artigianale per poi fondare nel 1973 la Pantalica Cheese Company, con sede a Thomastown nei pressi di Melbourne, nella quale lavorano con successo come manager anche i suoi figli;

il sito dell'azienda casearia "italian style", la Pantalica Cheese Company, offre immagini di prodotti che, come sottolineano dall'agenzia di stampa il Velino, apparentemente sembrano riuscitissime imitazioni di quegli originali sottoposti in Italia a rigidi controlli su materie prime e disciplinari di produzione. Per il Velino sembrerebbe una vera e propria beffa, considerando lo stesso "suono italiano" che, facendo il verso al made in Italy più blasonato, secondo la Coldiretti, la Cia e la Confagricoltura, ormai è un business da 80 miliardi di euro l'anno. Tanto è vero che già nel 2006 uno studio della Federalimentare aveva stimato un "danno" al comparto italiano di circa 50 miliardi di euro;

i nomi dei futuri cavalieri - ogni anno se ne possono scegliere 25 - vengono segnalati per consuetudine dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e dal Ministro dello sviluppo economico. Dal 1986 è possibile includere nella lista anche industriali che operano all'estero;

il Ministero delle politiche agricole precisa che a fare il nome di Pitruzzello non è stato Galan, che si sarebbe fatto carico di un solo nome: l'imprenditrice agricola del Veneto Maria Carla Macola. Da quanto risulta al Velino neppure l'ex Ministro dell'agricoltura Luca Zaia avrebbe a che fare con questa designazione;

i cavalieri italiani che "corrono" per il titolo passano prima per le prefetture che avviano l'istruttoria per verificare che tutto sia in regola. Poi sono i due Ministeri competenti - tranne per gli italiani residenti all'estero per i quali la proposta viene dalla Farnesina - a fare la proposta alla Presidenza della Repubblica che nella scelta formale segue l'indicazione del Consiglio dell'Ordine presieduto dal Ministro dello sviluppo economico;

dalla Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro fanno sapere che non sarebbe la federazione a decidere l'idoneità dei candidati al titolo e che comunque è tradizione, sebbene non stabilito per legge, che sia nominato almeno uno "straniero" ogni anno (ed in questo caso Pitruzzello era l'unico italiano residente all'estero). È il consiglio dell'Ordine, organo collegiale il cui presidente è il Ministro dello sviluppo economico, a indicare i nomi dei pretendenti al titolo. Per gli italiani residenti all'estero il compito è invece del Ministero degli affari esteri, passando per il Ministero dello sviluppo economico, che riceve l'incartamento da trasmettere poi al consiglio dell'Ordine;

in un articolo pubblicato su "Italia a Tavola.net" si legge: «In questo caso, precisano dal ministero degli Esteri tutto è partito da Melbourne. Il consolato generale di Melbourne ha, infatti, fatto richiesta di proposta all'Ambasciata di Camberra che ha trasmesso il dossier agli Esteri»;

"Italia a Tavola" riporta quindi le ragioni relative alla candidatura date dall'Ambasciata italiana: «Il neonominato Cavaliere del lavoro Sebastiano Pitruzzello - spiegano dall'Ambasciata di Camberra - è da anni uno degli industriali di origine italiana di maggiore successo presenti nello Stato del Victoria. Trasferitosi a Melbourne all'età di 23 anni, nel 1973 ha fondato la Pantalica Cheese Company che è attualmente la maggiore azienda di formaggi e latticini dello Stato del Victoria e che impiega numerosi dipendenti italiani e utilizza macchinari prevalentemente italiani. Il Cavaliere Pitruzzello, strettamente coinvolto e molto attivo nella comunità italiana di Melbourne si è sempre distinto per l'attaccamento alla sua terra d'origine e ha costantemente partecipato con generose donazioni e sponsorizzazioni alle numerose iniziative promosse nell'ambito della suddetta comunità e in particolare a quelle promosse dai suoi conterranei siciliani. In tale contesto il Cavaliere Pitruzzello ha sponsorizzato numerose associazioni, circoli, club e fondazioni siciliane e italiane in Australia. Nel 2000 - continua la lettera dell'Ambasciata di Camberra - gli viene conferita l'onorificenza di Commendatore. Nel 2002 il ministro australiano dell'Economia inaugura, alla presenza del sindaco di Melbourne, una nuova ala dello stabilimento di produzione, che consente l'assunzione di nuovo personale, in maggioranza italiano. Nel 2002 alla presenza dello stesso Pitruzzello, dell'assessore della Regione Sicilia per i beni Culturali, del Presidente della Provincia di Siracusa, di tutti i Parlamentari nazionali e regionali della Sicilia Orientale e del Sindaco, la città natale di Sortino, in provincia di Siracusa, gli intitola una piazza ove viene inaugurato un monumento dedicato ai Sortinesi nel mondo, donato dallo stresso Pitruzzello. Nel 2006 gli viene conferita la prestigiosa onorificenza australiana Oam. Nel 2006 gli viene assegnata dalla Regione Sicilia il "Premio Siciliani nel Mondo Ambasciatori di Cultura". Nel febbraio 2010 nel mezzo di una tenuta di 63 ettari dove sono stati piantati 14.500 vitigni e 13.500 piante d'ulivo, è stato inaugurato, alla presenza del Premier dello Stato del Victoria, John Brumby, uno stabilimento di 7.000 metri quadrati per la produzione di olio e vino, completamente attrezzato con i migliori macchinati italiani. Sulla base di quanto sopra - precisano dall'ambasciata italiana di Camberra - si può senz'altro affermare che il Cavaliere Pitruzzello, con il suo successo, la sua generosità nei confronti della comunità italiana di Melbourne e i ripetuti riconoscimenti che sia Autorità australiane che italiane gli hanno conferito negli anni, ha contribuito e contribuisce in maniera significativa a tenere alto il buon nome della comunità italiana e costituisce un simbolo del successo che tale comunità qui in Australia ha saputo conquistarsi con il duro lavoro. In fine, in merito ai prodotti "Italian Sounding" dell'azienda del Cavaliere Pitruzzello - concludono - è da notare che in Australia non esistono norme ostative in materia. Inoltre i latticini prodotti dalla Pantalica Cheese hanno molto contribuito allo sviluppo del gusto degli australiani per i nostri prodotti tipici che infatti vengono qui importati con successo»;

l'Ambasciata italiana afferma quindi che, visto che non esistono le leggi ostative in Australia, non c'è niente di male nell'imitazione del made in Italy;

si legge ancora nel citato articolo: «Non è la prima volta che Pitruzzello cerca di ottenere il cavalierato del Lavoro. L'Ambasciata di Camberra aveva proposto il produttore di Mozzabella e di Parmesan cheese, fanno sapere dalla Farnesina, già nel 2005, anno in cui a Pitruzzello non era stato concessa l'idoneità a poter correre per il titolo. E poi ancora nel 2007 e nel 2009. Infine quest'anno: Da Camberra hanno inviato la proposta lo scorso 11 dicembre del 2009, precisano ancora dagli uffici Onorificenze della Farnesina. Chi la dura la vince insomma. Senza contare che Pitruzzello aveva già ottenuto il titolo di commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, "inserito nella lista il 27 dicembre del 2000»;

considerato che:

la contraffazione vale 7 miliardi, due terzi dei quali riguardano il settore agroalimentare. È uno dei dati che emerge dalla bozza di relazione predisposta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale presieduta da Giovanni Fava. Ma l'agropirateria e più in generale le attività di taroccamento dei prodotti, anche quelli con il bollino di qualità è parte di un fenomeno più ampio e preoccupante che va sotto il nome di italian sounding: se infatti l'export di prodotti agroalimentari pesa per 23 miliardi di euro, il richiamo illecito ai prodotti made in Italy (di per sé marchio di garanzia e di qualità) vale 2,6 volte e cioè un mercato pari a circa 60 miliardi. Cifre che, come dimostrano le indagini delle forze di polizia, finiscono per arricchire la criminalità organizzata che riesce ad imporre i prodotti taroccati attraverso il controllo del circuito della distribuzione;

«"La contraffazione - si legge ancora nella bozza della relazione che il Velino ha potuto visionare - è un fenomeno che deprime ogni incentivo al miglioramento della produzione, disorienta i consumatori e, in ultima istanza impedisce alla concorrenza di espletare i suoi benefici tipici: un incremento qualitativo e quantitativo della gamma dei prodotti e dei servizi offerti, tendenziale abbassamento dei prezzi, crescita economica". (...) "Giocare sull'equivoco del richiamo all'italianità del prodotto o la contraffazione in sé è un danno per l'economia e un crimine" dice il presidente Fava che però punta il dito: "In alcuni casi sono gli stessi industriali a non volere la tracciabilità dei prodotti: è made in Italy sono quello che è prodotto con materia prima italiana e non anche quello che in Italia viene solo sottoposto a trasformazione o bollinatura"»;

"Nella Ue le disposizioni in materia di lotta alla contraffazione sono assolutamente insufficienti". Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano è intervenuto sul fenomeno dell'italian sounding, ovvero l'utilizzo di nomi dal suono italiano per prodotti alimentari che nulla hanno a che vedere con le eccellenze enogastronomiche made in Italy. Si tratta di un mercato del falso che induce confusione nel consumatore attraverso, appunto, la somiglianza fra marchi e prodotti originali italiani e copie contraffatte e che costa alla produzione italiana 50 miliardi all'anno. "È necessario - ha quindi continuato Romano - un obbligo rigido di etichettatura non soltanto per i prodotti agrari, ma anche per quelli dell'industria degli alimentari lavorati";

sul sito ufficiale www.cavalieridellavoro.it si legge che: "La Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro ha come soci gli imprenditori che sono stati insigniti dell'Ordine al "Merito del Lavoro" per essersi distinti nei diversi settori dell'economia, contribuendo allo sviluppo sociale, occupazionale e tecnologico e alla crescita del prestigio del made in Italy";

gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l'élite imprenditoriale del Paese. L'Ordine al "Merito del Lavoro" premia l'insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del Paese;

sempre sul sito dei Cavalieri del lavoro viene specificato che la persona candidata a questa onorificenza "non deve aver svolto in Italia o all'estero attività economiche e commerciali lesive dell'economia nazionale",

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo a proporre Sebastiano Pitruzzello per il riconoscimento più importante che possa ricevere un imprenditore italiano per aver tenuto alto il nome dell'Italia considerato che l'industriale italo-australiano del "parmesan" si è arricchito principalmente con l'imitazione di prodotti italiani;

se il Governo non ritenga che affermare che il made in Italy "tarocco" sia servito a far conoscere il vero made in Italy agli australiani sia in assoluta contraddizione con la linea del ministro Romani che condanna il fenomeno dell'italian sounding;

come intenda, considerati i danni che l'italian sounding comporta ai lavoratori italiani, salvaguardare, tutelare e promuovere il made in Italy nel mondo.

(4-06164)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

nel corso del Forum internazionale dell'alimentazione di Cernobbio (Como), il presidente della Coldiretti Sergio Marini ha accusato la Simest di promuovere, con i soldi dei contribuenti, iniziative imprenditoriali che consentono di produrre all'estero alcuni prodotti tipici che però di italiano hanno soltanto il nome;

in particolare il quotidiano "La Repubblica" del 22 ottobre 2011 riporta un comunicato di Marini: «Lo Stato italiano promuove le vendite all'estero della bresaola uruguaiana ma anche la finocchiella, il salame toscano e il culatello prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto, il quale ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, una società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati. (..) Il presidente Sergio Marini ha mostrato il culatello prodotto con carne statunitense a marchio "Salumeria Biellese" e la bresaola uruguaiana a marchio Parmacotto risultato dello shopping effettuato dalla task force della Coldiretti alla Salumeria Rosi a New York, 283 Amsterdam Avenue. Si tratta (...) dell'importante punto vendita del gruppo Parmacotto che lo scorso 12 ottobre ha ricevuto l'impegno di un finanziamento pubblico da parte della Simest finalizzato "al potenziamento della struttura produttiva e del processo di internazionalizzazione verso i mercati target, con particolare attenzione agli Usa, Francia e Germania, dove il Gruppo mira a consolidare la propria presenza". (...) Non è politicamente accettabile che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese ma che anzi - sottolinea Marini - fanno concorrenza sleale agli imprenditori impegnati nell'allevamento e nella produzione in Italia. In un momento di crisi si sprecano soldi per favorire la delocalizzazione e non certo l'internazionalizzazione e si alimenta - sostiene Marini - il giro di affari dell'Italian sounding che si stima superi i 60 miliardi di euro l'anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all'attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari. Gli effetti economici diretti dell'Italian sounding sulle esportazioni di prodotti agroalimentari realmente Made in Italy si traducono, inevitabilmente, in effetti indiretti sulla bilancia commerciale, in costante deficit nell'ultimo decennio. Un danno per le imprese e un danno per il Paese. Quello che è più grave è che la finanziaria di Stato rimane "reticente" anche dopo le denuncia pubblica che - ricorda Marini - abbiamo presentato alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale e al Ministero delle Politiche Agricole che ha addirittura istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda dell'incredibile acquisto di quote da parte della Simest della società rumena denominata Lactitalia. Lactitalia ha sede in Romania e produce, utilizzando latte di pecora romeno e ungherese, formaggi rivenduti con nomi italiani (tra gli altri Dolce Vita, Toscanella e Pecorino). La presenza sui mercati internazionali di prodotti di imitazione del pecorino romano è la principale ragione della grave crisi che colpisce i pastori italiani e della quale lo Stato si è reso complice. Di fronte a questa situazione la Coldiretti - ha concluso Marini - si pone due domande: Perché lo Stato investe risorse pubbliche per divenire proprietario di un'azienda che fa concorrenza agli imprenditori nazionali evocando un'italianità dei prodotti in realtà nsussistente? Quanti casi analoghi esistono e quali iniziative si intende adottare per porre fine a questa grave situazione che frena la crescita dell'agricoltura italiana e del paese»;

considerato che:

nel citato articolo si legge ancora: «Nel 2008 la Simest, società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione di privati, acquista una quota di partecipazione del 49% in Parmacotto USA, la società che si occupa della distribuzione all'ingrosso dei prodotti Parmacotto negli Stati Uniti. Lo stesso anno apre a New York la Salumeria Rosi, negozio monomarca per la vendita di salumi italiani. "Abbiamo constatato che i clienti li percepiscono come prodotti di alta qualità - dichiara l'amministratore delegato di Simest - e ciò fa crescere l'attenzione per la tradizione alimentare italiana dei consumatori americani". I prodotti commercializzati sono quelli della tradizione regionale tricolore, dal culatello alla finocchiona. Tuttavia la metà delle carni lavorate per la produzione proviene, secondo quanto affermato dallo stesso amministratore delegato di Parmacotto, Alessandro Rosi, "da Francia, Danimarca, Spagna e Germania, per lo più". Lo stesso processo di produzione è stato trasferito in Usa: nel New Jersey. Tra i prodotti commercializzati sul mercato statunitense c'è anche un Culatello Salumeria Biellese che riporta in etichetta il paese di origine della carne (non italiana) ma il cui marchio è quanto meno fuorviante, visto che non ha niente a che fare con Biella. Nel 2009 Parmacotto Usa riacquista la totalità delle azioni, con un debito verso Simest di 3 milioni e mezzo di euro. Nel 2010 la partecipazione di Simest compare però nuovamente per il 49% delle quote in Parmacotto Usa. Il 12 ottobre 2011 Parmacotto e Simest annunciano un'intesa per il potenziamento della struttura produttiva e del processo di internazionalizzazione che prevede investimenti per 16 milioni di euro per consolidare la presenza del gruppo in Usa, Francia e Germania. In cantiere anche la realizzazione di uno stabilimento per la produzione di pre-affettati negli Stati Uniti. Alla Simest viene riservato un aumento del capitale sociale pari a 11 milioni di euro. (...) Lactitalia è una società a responsabilità limitata costituita nel 2005 in Romania per la lavorazione e la commercializzazione di prodotti lattiero caseari e posseduta al 29,5 per cento dalla Simest controllata dal Ministero dello Sviluppo economico. Il restante 70,5 per cento è controllato dalla Roinvest con sede a Sassari con amministratori, tra gli altri, Andrea Pinna ossia il vicepresidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano e Pierluigi Pinna ossia il consigliere dell'organismo di controllo dei formaggi pecorino Roma, Sardo e Fiore Sardo Dop. Lactitalia commercializza in Italia e in altri paesi europei formaggi di "tradizione italiana" col marchio "Dolce vita" (mozzarella, pecorino, mascarpone, caciotta) e di tradizione romena tra cui anche una ricotta con la denominazione "Ricotta toscanella". "Per voi - si legga nella presentazione dei prodotti sulla pagina internet dell'azienda - abbiamo intrecciato il latte rumeno alla tradizione italiana". Tali prodotti evocano in realtà una origine e una fattura italiana che non possiedono, allo scopo di far intendere al consumatore acquirente che i prodotti sono di origine e tradizione tricolore. Ciò arreca un danno al patrimonio agroalimentare nazionale, con il paradosso che l'operazione è addirittura finanziata con l'intervento dello Stato italiano, attraverso la Simest. Dopo la denuncia di Coldiretti, il Ministero delle Politiche Agricole ha istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda»;

la presenza di prodotti di imitazione sui mercati internazionali è la principale ragione del calo del 10 per cento delle esportazioni dei formaggi di pecora made in Italy, con la quale viene motivata un'insostenibile riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori italiani;

si è di fronte ad un caso eclatante in cui lo Stato italiano, impegnato a combattere il finto made in Italy, ne diventa addirittura produttore;

considerato che:

la Simest SpA, società italiana controllata dallo Stato (76 per cento del capitale), è stata istituita come società per azioni nel 1990 (legge 24 aprile 1990, n. 100) per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero;

l'art. 10, comma 4, lettera b), del disegno di legge recante Statuto delle imprese, approvato al Senato il 20 ottobre 2011 e trasmesso alla Camera dei deputati, prevede una proroga per l'esercizio della delega per il riordino degli enti prevista al comma 2 dell'articolo 12 della legge n. 99 del 2009. Tale norma delega il Governo alla ridefinizione, al riordino e alla razionalizzazione degli enti operanti nel settore dell'internazionalizzazione delle imprese (ICE, SIMEST SpA, INFORMEST, FINEST SpA, Camere di commercio italiane all'estero), nonché degli strumenti di incentivazione per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese erogati dagli stessi enti, attraverso l'adozione, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il provvedimento richiamato porta a 28 mesi il termine per l'esercizio della delega;

il proposito del Governo di attuare una riforma complessiva del comparto, a supporto della capacità di internazionalizzazione dell'economia italiana, è stato perseguito anche nel corso della XIV Legislatura, nella quale tale proposito si è dovuto confrontare con il nuovo riparto delle competenze tra Stato e Regioni definito dalla riforma del titolo V della Costituzione, che ha inserito il "commercio con l'estero" tra le materie di competenza concorrente;

ribadito a più riprese in alcuni Documenti di programmazione economico-finanziaria, in particolare in quelli relativi ai periodi 2003-2006 e 2004-2007, l'intento governativo di riordinare il settore si è concretizzato nella previsione di due deleghe, contenute nelle leggi n. 229 del 2003 e n. 56 del 2005 (nessuna delle quali è peraltro stata attuata), nella trasformazione in società per azioni dell'Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero (SACE) e nella revisione della disciplina istitutiva della società SIMEST, recata dalla legge n. 100 del 1990;

una bozza di decreto legislativo di attuazione della delega contenuta all'art. 12 della legge n. 99 del 2009 era stata resa disponibile, a fine settembre, per le regioni, le quali a fine novembre, in sede di Conferenza, rilevando notevoli perplessità a riguardo, evidenziavano la necessità e l'urgenza di un confronto con il Governo prima dell'adozione formale da parte del Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo;

nel frattempo, con la manovra di luglio (decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011), si è già provveduto a sopprimere l'ICE e a trasferire le funzioni dell'istituto al Ministero dello sviluppo economico mentre le risorse finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento delle sezioni estere sono state attribuite al Ministero degli affari esteri. In tal modo: a) non si avranno economie in quanto le funzioni attribuite all'ICE dalla normativa vigente e le inerenti risorse di personale, finanziarie e strumentali sono state trasferite al Ministero dello sviluppo economico; b) Non si avrà unicità di interlocutori sui mercati esteri, permanendo una duplicità di azione tra Ministero degli affari esteri e Ministero dello sviluppo economico; c) non si realizzerà quindi l'auspicato coordinamento e riassetto organizzativo degli enti operanti per l'internazionalizzazione delle imprese che si sarebbe dovuto attuare in base alla legge n. 99 del 2009,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che la Simest promuove, con i soldi dei contribuenti, iniziative imprenditoriali che consentono di produrre all'estero alcuni prodotti tipici che di italiano hanno soltanto il nome;

quali siano i motivi per cui lo Stato italiano è diventato proprietario di un'azienda che fa concorrenza sleale ai pastori italiani;

quali iniziative intenda adottare al fine di interrompere ogni partecipazione con aziende, come la Lactitalia, le quali commercializzano prodotti che vantano un'origine ed una manifattura italiana che non possiedono recando un grave danno al patrimonio agroalimentare nazionale;

se intenda intraprendere le opportune iniziative al fine di accertare se vi siano altre aziende nel mondo che realizzano prodotti agroalimentari made in Italy contraffatti o che omettono informazioni relative all'origine dei loro componenti, spingendo il consumatore all'acquisto anche con pubblicità ingannevoli contenenti messaggi informativi ambigui, e, in quel caso, se la Simest abbia concesso loro investimenti;

se non ritenga necessario ed urgente fare chiarezza su tutti gli investimenti della Simest e sui relativi controlli della stessa verso le aziende a cui vengono concessi i finanziamenti;

quando, alla luce del provvedimento in discussione alla Camera dei deputati recante Statuto delle imprese che ha allungato i tempi per l'emanazione del decreto legislativo relativo al riordino degli enti preposti alla internazionalizzazione delle imprese, il Governo intenda provvedere in tal senso;

quali iniziative intenda promuovere al fine di garantire ai consumatori la massima trasparenza nelle informazioni sui prodotti alimentari e sui loro processi produttivi per evitare ogni pratica fraudolenta o ingannevole ai danni del made in Italy, prevenendo il radicarsi nelle tavole internazionali di un falso made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili;

quali iniziative intenda assumere nelle opportune sedi di competenza al fine di estendere a tutti i prodotti l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari.

(4-06165)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa ("Il Giornale" del 7 novembre 2010) che Giancarlo Lanna, avvocato civilista, «consigliere della Fondazione Farefuturo avrebbe messo la propria competenza legale a servizio dell'Atlantis World Ltd la società di diritto inglese che opera anche in Italia e che avrebbe avuto come rappresentanti uomini di Alleanza nazionale»;

l'articolo continua sottolineando che l'Atlantis World Ltd «spunta anche nell'affare di Montecarlo, attraverso quel Walfenzao che oltre in Atlantis è anche dietro le off-shore proprietarie della casa abitata da Tulliani. La Atlantis vanta un grande successo, aver ottenuto la concessione dei Monopoli di Stato italiani per le slot machines» (...) La rivista L'espresso, nel 2004, aveva già associato il nome di Lanna alla Atlantis World, e a Francesco Corallo, azionista della multinazionale dei giochi, in particolare scriveva: "Corallo ha deciso di avvalersi della consulenza di un professionista napoletano di eccezione: l'avvocato civilista Giancarlo Lanna, fino al '98 commissario della locale federazione di An, poi per quattro anni vice-coordinatore regionale del partito e consigliere di amministrazione con delega per il Mediterraneo della Simest, la società pubblica incaricata di finanziare le imprese italiane che vanno oltre frontiera". La Simest, di cui ora Lanna è presidente, è una Spa che fa capo al ministero dello Sviluppo economico, più nello specifico all'area del Commercio con l'estero. (...) Secondo L'espresso, la società italiana della Atlantis avrebbe avuto sede proprio nello studio romano del legale, in via Cola di Rienzo. Un giro di professionisti che Repubblica, anni fa, bollò come "la lobby ludica di An"(...). Lanna è anche stato, per un breve periodo, tra i soci di Lo Schioppo, società agricola che possiede - come ha raccontato il Fatto - palazzi e terreni in Umbria, e che per soci ha Pietro e Dario Urso (...) e Paolo Urso (...). Un grande amico, e uno stimato professionista. La persona giusta per un business così delicato come quello di Atlantis»;

considerato che:

Francesco Corallo, si legge nell'articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" il 4 agosto 2010, è un incensurato ma con parentele piuttosto compromettenti, visto che è il figlio di Gaetano Corallo, condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere, proprio per affari sporchi nel settore dei giochi. Corallo senior era riuscito a sfuggire all'arresto quando i magistrati milanesi sventarono la scalata ai casino di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola. Gaetano Corallo per gli inquirenti avrebbe avuto il ruolo di ponte tra il mondo del gioco e il boss assoluto della mafia di Catania; Nitto Santapaola, boss di Catania, sarebbe stato fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi casino;

a "Il Fatto Quotidiano" risulta che Gateano Corallo e il figlio Francesco sono stati indagati insieme per traffico internazionale di stupefacenti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma,

si chiede di sapere:

se a quanto risulta al Ministro in indirizzo corrisponda al vero che Giancarlo Lanna è stato il procuratore della Atlantis nella sottoscrizione della convenzione per il rilascio della concessione da parte dei Monopoli di Stato;

se, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo intenda adottare le opportune iniziative al fine di verificare ed accertare chi c'è dietro la gestione delle slot machine in Italia;

se sia a conoscenza di chi sia esattamente Francesco Corallo, visto che la sua società ha un fatturato così alto da superare quello della stessa FIAT, e soprattutto considerato che lo Stato italiano ha rinnovato fino al maggio 2011 la concessione alla Atlantis, mentre sono ancora in corso delle indagini che riguardano la famiglia Corallo;

se la concessione ad Atlantis World Rti, prorogata per ben due volte, ultimamente fino al maggio 2011, allo scadere della data sia stata ulteriormente prorogata e, nell'eventualità, quando sia avvenuta e quale tipo di pubblicità ne sia stata data;

quali iniziative normative intenda assumere al fine di introdurre l'esclusione dall'affidamento dei giochi a società residenti nei paradisi fiscali, nonché la previsione di una indagine preventiva della società che intende aggiudicarsi la gestione, considerato che in Italia i giochi sono assegnati a società guidate da soggetti sconosciuti al fisco e allo Stato;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di assicurare l'assoluto rispetto della normativa e la massima chiarezza in un settore, quello delle slot machine, che, oltre a costituire una delle maggiori fonti di entrate per l'erario, movimenta un ingente giro d'affari e costituirebbe, secondo numerose ipotesi investigative, una fonte di enormi profitti per le organizzazioni mafiose.

(4-06166)

FLERES - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in base alla stima fatta recentemente dalla KRLS network of business Ethics per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani, risulta che l'imponibile evaso in Italia è cresciuto nel 2011 del 13,1 per cento con punte record nel Nord dove ha raggiunto il 58,5 per cento. In termini di imposte sottratte all'erario siamo nell'ordine del 51,1 per cento pari a 180,3 miliardi di euro l'anno;

nel rapporto della KRLS network of business Ethics sono cinque le aree di evasione fiscale analizzate; l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l'evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese;

per la prima area, quella dell'economia sommersa, si riscontra che i lavoratori in nero sono circa 2,9 milioni, molti dei quali cinesi o extracomunitari e circa 850.000 sono i lavoratori dipendenti che fanno il secondo o addirittura il terzo lavoro. Si stima che l'evasione d'imposta è pari a 34,3 miliardi di euro;

la seconda è l'economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel Nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7 per cento. Si stima che il giro di affari non "contabilizzati" produca una evasione d'imposta pari a 78,2 miliardi di euro l'anno;

la terza è composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall'incrocio dei dati è emerso che il 78 per cento circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10.000 euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali. Su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, l'81 per cento non versa le imposte dovute. Si stima un'evasione fiscale attorno ai 22,4 miliardi di euro l'anno;

la quarta area è quella composta dalle big company, una su tre di queste società ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse, inoltre il 94 per cento delle big company abusano del trasfer pricing per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei Paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo così al fisco italiano circa 37,2 miliardi di euro all'anno;

l'interrogante chiede di conoscere:

se a quanto risulta al Governo corrisponda al vero che nel Paese la percentuale dell'evasione fiscale nel 2011 è cresciuta del 13,1 per cento;

se corrisponda al vero che l'evasione al Nord ha raggiunto il 58,5 per cento, mentre al Sud si limita al 19,3 per cento;

quali provvedimenti siano stati adottati al fine di ottenere il corretto pagamento delle imposte e per elevare l'entità dei controlli anche attraverso una accurata verifica tra i livelli di produzione e quelli di fatturazione delle materie prime e dei prodotti finiti, nonché il rapporto tra prodotto lavorato e rifiuti smaltiti.

(4-06167)

GASPARRI, PARAVIA, FASANO, ESPOSITO, CARDIELLO, COMPAGNA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

il Comune di Salerno è stato oggetto nel 2003 di una verifica amministrativo-contabile, da parte dei servizi ispettivi di finanza pubblica, che rilevò varie inadempienze; le stesse furono denunciate dagli uffici alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, che ha prodotto una prima condanna nel 2010 (Sentenza n. 1037);

il Comune di Salerno, incurante dei rilievi e di tale condanna, ha proseguito il suo modo di amministrare a giudizio degli interroganti poco chiaro e per nulla trasparente, tanto che il 21 luglio 2010 cinque consiglieri comunali hanno denunciato alla Corte dei conti evidenti irregolarità riguardanti il conto consuntivo 2009 del suddetto Comune;

in particolare, nell'esposto presentato, si avanzavano dubbi di legittimità in merito all'attività di riaccertamento dei residui attivi, che presumibilmente ammontavano a oltre 520 milioni di euro, e passivi riportati nel prospetto contabile, quantificati in oltre 516 milioni;

nello stesso periodo i senatori campani Paravia, Fasano, Cardiello ed Esposito presentarono al Ministro dell'economia e delle finanze l'interrogazione parlamentare n. 4-03485 volta a denunciare una gestione fallimentare del Comune di Salerno tale da richiedere l'intervento dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica;

in data 19 ottobre 2010 il Ministero dell'economia fornì una risposta del tutto inadeguata rispetto a quanto richiesto dai senatori interroganti, relazionando sulla verifica amministrativo-contabile di cui il Comune di Salerno era stato oggetto nel lontano 2003, mentre i fatti oggetto dell'atto di sindacato ispettivo si riferivano alle attività contabili del 2009;

a fronte di tale incongruenza, in data 28 ottobre 2010 veniva pertanto presentata una seconda interrogazione n. 3-01698 a firma dei senatori Gasparri, Paravia, Fasano, Esposito, Cardiello e Compagna volta a sottolineare la gestione poco virtuosa del Comune di Salerno e a chiedere nuovamente l'invio dei funzionari dei servizi ispettivi di finanza pubblica per un rapido accertamento dei reali debiti/crediti dello stesso;

sembrerebbe che lo stesso Ministero dell'economia abbia provveduto a inviare suoi ispettori, che però non avrebbero neppure interpellato i consiglieri comunali dell'opposizione, al fine di acquisire ulteriori elementi per accertare la veridicità e congruità delle poste contabili iscritte nel conto consuntivo in esame;

nonostante la gravità di tale situazione, l'interrogazione n. 3-01698 non ha ricevuto ad oggi alcun riscontro, mentre la Corte dei conti-Sezione regionale di controllo per la Campania, nell'adunanza del 28 giugno 2011, ha adottato la deliberazione n. 381/2011, con la quale vengono contestati al Comune i rendiconti 2007, 2008, 2009 e il bilancio di previsione 2009 e 2010. L'organismo contabile, in particolare, contesta al Comune una serie di punti; alcuni formali, come la mancata presentazione del piano triennale nel 2009 o il ritardo, sistematico, con cui si presenta il rendiconto; altri sostanziali, riguardanti le modalità di calcolo delle plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili;

la Corte dei conti, inoltre, ha posto sotto accusa anche le anticipazioni di cassa, che per legge possono essere adottate solo in caso di emergenza e per limitati periodi di tempo e che invece il Comune di Salerno, anche per far fronte ai tanti impegni sui cantieri, ha utilizzato a più riprese;

la stessa Corte ha rilevato come fenomeni quali la compromissione dei principi che presiedono alla redazione di documenti contabili fondamentali, quale il rendiconto di gestione (con una non sufficiente attenzione ai principi di chiarezza, attendibilità e comprensibilità del bilancio), il costante ricorso alle anticipazioni di tesoreria ed a fondi aventi destinazione vincolata (peraltro non ricostituiti), la presenza di un fondo di cassa (alla fine degli esercizi 2008 e 2009) costantemente pari a zero, la conservazione di un consistente ammontare di residui passivi e di residui attivi di dubbia esigibilità (che inficia l'attendibilità del risultato di amministrazione), le reiterate perdite di esercizio relative alle società ed agli organismi partecipati costituiscono, nel loro complesso ed in sinergia con tutte le altre irregolarità rilevate, indici sintomatici di grave irregolarità contabile e finanziaria e, comunque, di precario ed instabile equilibrio di bilancio;

alla luce di tali rilievi, l'organismo contabile ha prescritto al Presidente del Consiglio comunale di Salerno di dare sollecita comunicazione al Consiglio delle necessarie misure correttive previste dalla norma;

secondo quanto riferito dagli interessati e riportato dalla stampa, però, la delibera della Corte dei conti non sarebbe mai stata trasmessa al Consiglio comunale, probabilmente per un difetto di notifica dell'atto,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'economia e delle finanze sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, quindi, possa riferire sull'esito di tale ispezione "riservata" e, constatata la gravità della situazione, se non ritenga necessario assumere nuove e ulteriori determinazioni in ordine alla regolarità amministrativa e contabile delle attività della pubblica amministrazione in esame;

se il Ministro della giustizia non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza per accertare se sussistano criticità in ordine ai sistemi di notifica delle deliberazioni della Corte dei conti-Sezione regionale di controllo per la Campania e riferire se ritiene adeguate le stesse, viste le dichiarazioni del Presidente del Consiglio comunale di Salerno che ha affermato, durante l'ultima sessione, di non aver mai ricevuto tale notifica.

(4-06168)

PARAVIA, FASANO, CARDIELLO, COMPAGNA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:

da notizie riportate dalla stampa (si veda, ad esempio, l'articolo pubblicato su "Il Quotidiano di Salerno" il 12 agosto 2011), l'11 agosto 2011 il presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli avrebbe incontrato a Maiori (SA) Rossella Gambino, moglie del consigliere regionale Alberico Gambino, attualmente agli arresti domiciliari;

alcune testate giornalistiche locali riportano inoltre che, secondo fonti della Procura di Salerno, il presidente Cirielli sarebbe stato notato e identificato da una pattuglia dei Carabinieri - nel corso di controlli su persone agli arresti domiciliari - proprio davanti l'abitazione del consigliere, su una moto, mentre parlava con la signora Gambino che addirittura sarebbe stata affacciata al balcone dell'abitazione;

del fatto ha dato ampio risalto il quotidiano "Il Mattino" addirittura affiggendo in tutta la Provincia di Salerno, al solo scopo di pubblicizzare l'edizione dell'11 agosto, locandine che titolavano "Cirielli sotto casa di Gambino, rapporto alla Procura", lasciando intendere ai lettori chissà quale condotta illecita da parte del presidente della Provincia;

invece a quanto risulta agli interroganti il suddetto Presidente si è limitato a salutare per strada Rossella Gambino, non essendo neppure a conoscenza del fatto che l'abitazione di quest'ultima fosse nelle vicinanze, peraltro ad oltre cinquanta metri da dove è avvenuto il casuale incontro e non è stato né fermato né identificato;

dell'episodio si sarebbe informata la Procura attraverso una relazione di servizio chiesta agli stessi Carabinieri,

si chiede di sapere:

se vi siano, e in caso affermativo quali siano, le particolari disposizioni e/o ordini di servizio impartite al personale delle Forze dell'ordine e/o di Polizia giudiziaria, allorché si trovano a relazionare su condotte non costituenti reato, e se sia considerato lecito annotare e relazionare comportamenti non giuridicamente rilevanti;

se il fatto che organi di stampa possano aver ricevuto e pubblicato notizie, peraltro false, relative a una eventuale relazione di servizio da parte degli organi di polizia come detto penalmente non rilevanti, non configuri una palese e grave violazione della privacy da parte della stampa e di chi abbia collaborato alla diffusione delle modalità operative degli appartenenti alle Forze dell'ordine, o di chi altrimenti le ha disposte;

se rientri nelle attività operative o investigative riferire per iscritto, peraltro consentendo fughe di tali notizie, comportamenti e attività di esponenti politici di istituzioni, persino nei casi in cui si tratti di parlamentari, non penalmente rilevanti, anche attesa la loro funzione costituzionale di rappresentanza popolare.

(4-06169)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

13ª Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-02463, dei senatori Sanna ed altri, sul commissariamento del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna.